Salve sono un ragazzo di 30 anni. Vi scrivo perché non mi trovo mai bene con nessuno, a parte che
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risposte
Salve sono un ragazzo di 30 anni.
Vi scrivo perché non mi trovo mai bene con nessuno,
a parte che con la mia famiglia o con chi sono stato in contatto dentro casa mia.
Mi sembra sempre di essere fuori luogo come se fossi un personaggio di "film di guerra" catapultato in un "film d'amore" o uno "sportivo agonistico" in un centro dove si parla fratellanza e che la vita non è una gara.....
Se è una cosa di pochi minuti come andare al supermercato mi è indifferente,ma se sono costretto come al lavoro tutt'altro....non provo niente verso queste persone né simpatia né odio,ma il fatto che li debba frequentare e stare in contatto con loro mi fa sentire sporco sia dentro che fuori....provocandomi un malanno perché nel morale mi sento in colpa verso chi si comporta bene....
Però mi irrita che debba stare con persone che non sono famigliari e che non lo saranno mai.
Specialmente quello che mi DISGUSTA davvero senza "sensi di colpe" è il pensiero di "accettare" la famiglia di una potenziale partner,sia mai "accettassi anche lei".
Mi ritengo come un lenzuolo nuovo che non vuole sporcarsi con chi non è degno del mio RISPETTO. Cosa consigliate?
Vi scrivo perché non mi trovo mai bene con nessuno,
a parte che con la mia famiglia o con chi sono stato in contatto dentro casa mia.
Mi sembra sempre di essere fuori luogo come se fossi un personaggio di "film di guerra" catapultato in un "film d'amore" o uno "sportivo agonistico" in un centro dove si parla fratellanza e che la vita non è una gara.....
Se è una cosa di pochi minuti come andare al supermercato mi è indifferente,ma se sono costretto come al lavoro tutt'altro....non provo niente verso queste persone né simpatia né odio,ma il fatto che li debba frequentare e stare in contatto con loro mi fa sentire sporco sia dentro che fuori....provocandomi un malanno perché nel morale mi sento in colpa verso chi si comporta bene....
Però mi irrita che debba stare con persone che non sono famigliari e che non lo saranno mai.
Specialmente quello che mi DISGUSTA davvero senza "sensi di colpe" è il pensiero di "accettare" la famiglia di una potenziale partner,sia mai "accettassi anche lei".
Mi ritengo come un lenzuolo nuovo che non vuole sporcarsi con chi non è degno del mio RISPETTO. Cosa consigliate?
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta possa aiutarla ad identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto.
Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale traumatico connesso alla genesi della sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta possa aiutarla ad identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto.
Ritengo altresì utile un approccio EMDR al fine di favorire la rielaborazione del materiale traumatico connesso alla genesi della sofferenza in atto.
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Salve, vorrei chiederle se lei in questo modo vive sereno o se sente che vorrebbe cambiare la situazione che descrive. Mi faccia sapere
Buongiorno, quello che lei descrive è un disturbo che le genera delle limitazioni importanti e che inibisce alcune sue parti. Le consiglio di intraprendere una psicoterapia che l'aiuti a modificare questa visione dell'altro come degno o indegno e che la renda libero da questi blocchi. Immaginio che anche relazionarsi con uno psicoterapeuta inizialmente la potrà far sentire "fuori luogo" o "disgustato", ma con la sua determinazione e la sua intelligenza, dopo il primo impatto, saprà riconoscere un professionista serio al quale affidarsi.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti
Cordiali saluti
Dott.ssa Lorena Menoncello
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Cordiali saluti
Dott.ssa Lorena Menoncello
Salve, lei ha ragione, meglio non sporcarsi con chi non è alla sua altezza.
Ma in un lenzuolo troppo pulito, troppo bianco, il primo segno di sporco, la prima macchia, si noterà subito, e rovinerà tutto. Per evitare questo disastro, il segreto è evitare di lavare troppo il lenzuolo, lasciare che si sporchi un pó ogni giorno, quando arriverà la grande macchia, la grande contaminazione da sporco, non si noterà.
Un caro saluto
Ma in un lenzuolo troppo pulito, troppo bianco, il primo segno di sporco, la prima macchia, si noterà subito, e rovinerà tutto. Per evitare questo disastro, il segreto è evitare di lavare troppo il lenzuolo, lasciare che si sporchi un pó ogni giorno, quando arriverà la grande macchia, la grande contaminazione da sporco, non si noterà.
Un caro saluto
Buonasera Gentile Utente, purtroppo non posso darle alcun consiglio: situazioni complesse richiedono il giusto tempo e spazio per poter essere esplorate. La domanda che lei ci pone necessita di essere analizzata sotto diversi aspetti per poter essere meglio compresa. Il mio unico consiglio non può che essere quello di intraprendere un percorso psicologico, così da "sviscerare" questi argomenti in due (paziente e terapeuta) per vedere quali significati sottostanno a questi suoi vissuti. Cordialmente, dott. Simeoni
Gentile utente, ci sono diversi sintomi chiari ed evidenti che indicano un condizione da non sottovalutare. Racconta di un suo personale disagio e mi chiedo chi sta vicino a lei che esperienza vive? Lei esperisce tramite le emozioni di DISGUSTO e PAURA il rischio di contaminazione dei suoi spazi, nello stesso tempo dice di non provare nulla nei confronti degli altri. Perchè disgusto e paura cosa sono? Le emozioni, ad esempio la paura molto spesso è accompagnata dall'ansia. Questo per dire che il suo monitoraggio emotivo sembra non essere consapevole. Inoltre, il suo valore personale sembra sia notevole rispetto ai suoi simili che comunque, anche se non meritevoli, si trasformano da "giganti" potenti che possono provare pensieri negativi, ansia , paura, disagio etc. Ora, queste "sagome" umane che si muovono intorno a lei vedono e percepiscono tutto ciò che lei vede e percepisce?
Lei è davvero giovane e se tiene tanto a se stesso, protegge la sua persona dall'altro, si faccia aiutare a capire chi è l'"altro" nel suo inconscio che la tiene sotto scacco in questo stato. Resto disponibile
Saluti Dott.ssa Silvana Zito
Lei è davvero giovane e se tiene tanto a se stesso, protegge la sua persona dall'altro, si faccia aiutare a capire chi è l'"altro" nel suo inconscio che la tiene sotto scacco in questo stato. Resto disponibile
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Buonasera, sarebbe in primo luogo importante capire come si sente lei a vivere in questo modo. Vorrebbe riuscire a relazionarsi e a vedere gli altri in modo diverso?
Potrebbe lavorare con uno psicologo per cercare di comprendere il motivo dietro a questa sua indisposizione verso gli altri. Potrebbe, inoltre, lavorare sull'accettazione degli altri: cosa le fa paura davvero rispetto agli altri?
Resto a disposizione per qualunque chiarimento un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Potrebbe lavorare con uno psicologo per cercare di comprendere il motivo dietro a questa sua indisposizione verso gli altri. Potrebbe, inoltre, lavorare sull'accettazione degli altri: cosa le fa paura davvero rispetto agli altri?
Resto a disposizione per qualunque chiarimento un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Buongiorno gent.le utente,
per approfondire questa sua situazione e queste sue esperienze e vissuti personali nei confronti degli "altri" sarebbe utile un percorso di Psicoterapia, che la aiuti pian piano a comprendere cosa le succede e perchè "l'altro" sia per lei potenziale fonte di "sporco".
Rimango a sua disposizione
GR
per approfondire questa sua situazione e queste sue esperienze e vissuti personali nei confronti degli "altri" sarebbe utile un percorso di Psicoterapia, che la aiuti pian piano a comprendere cosa le succede e perchè "l'altro" sia per lei potenziale fonte di "sporco".
Rimango a sua disposizione
GR
Caro utente, mi spiace per la situazione e comprendo la difficoltà provata.
Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia per riattraversare la sua storia personale- familiare e cercare di comprendere “cosa” abbia causato un rapporto definibile “ambivalente” verso l’altro.
Saluti
Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia per riattraversare la sua storia personale- familiare e cercare di comprendere “cosa” abbia causato un rapporto definibile “ambivalente” verso l’altro.
Saluti
Buongiorno,
queste difficoltà nell' incontro con l altro e con gli estranei fa pensare ad una difficoltà rispetto al potersi vedere fuori casa. La famiglia rappresenta un contesto protetto nel quale trova una specie di comfort zone. Andrebbe indagato questa difficoltà anche perché mi pare di capire che limiti il suo raggio di azione e la sua stessa serenità. Una psicoterapia potrebbe aiutarla nello scegliere quei nodi che le rendono la vita all esterno difficile.
Si affidi ad uno specialista, potrà aiutarla con tempo a vivere meglio la sua vita.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
queste difficoltà nell' incontro con l altro e con gli estranei fa pensare ad una difficoltà rispetto al potersi vedere fuori casa. La famiglia rappresenta un contesto protetto nel quale trova una specie di comfort zone. Andrebbe indagato questa difficoltà anche perché mi pare di capire che limiti il suo raggio di azione e la sua stessa serenità. Una psicoterapia potrebbe aiutarla nello scegliere quei nodi che le rendono la vita all esterno difficile.
Si affidi ad uno specialista, potrà aiutarla con tempo a vivere meglio la sua vita.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, quella che descrive e`una situazione molto importante.
Le consiglio di iniziare un percorso di psicoterapia per dare un senso alla sensazione di disgusto che prova, sarebbe buono un percorso EMDR per capire da dove inizia quello che descrive ed elaborarlo.
si prenda cura di se, e`molto importante.
Un caro saluto
Le consiglio di iniziare un percorso di psicoterapia per dare un senso alla sensazione di disgusto che prova, sarebbe buono un percorso EMDR per capire da dove inizia quello che descrive ed elaborarlo.
si prenda cura di se, e`molto importante.
Un caro saluto
Gentile Utente, leggendo ciò che scrive emergono motivazioni che potrebbero apparire in contrasto t tra loro. Da una parte vive un sentimento di non appartenenza rispetto le persone che la circondano, e sembra suggerire che desidererebbe trovare il suo posto nei contesti al di fuori della famiglia. Dall’altro prova disgusto verso le persone, lo sente giusto e al posto giusto, e quasi si “ribella” all’idea di una conoscenza, una compagna o addirittura l’eventuale famiglia di lei. In senso assoluto non c’è un giusto o sbagliato in ciò che prova, è il suo vissuto, e nella misura in cui alzandosi la mattina è felice, allora sta bene. Qualora tuttavia così non fosse, potrebbe ritagliarsi uno spazio terapeutico nel quale portare questa soluzione e cercare una prospettiva alternativa ai soli due poli opposti che sembra concedersi: rimanere fedele a me stesso oppure piegarmi. Un caro augurio di buona fortuna
Buon pomeriggio. Il mio suggerimento è di esplorare ed approfondire ulteriormente ciò che ha condiviso con in questo spazio all'interno di uno o più colloqui con uno/a psicoterapeuta, al fine di valutare insieme l'eventuale inizio di uno specifico percorso psicologico orientato su obiettivi che possano essere importanti e significativi per se stesso, per le proprie relazioni e per il proprio benessere. Un saluto, Dott. Felice Schettini
Salve dagli elementi emersi si nota un quadro abbastanza complesso. Dal momento che si necessita di ulteriori informazioni, le consiglio di consultare da vicino uno specialista.
Buonasera, non è chiaro se questo aspetto lo sente come vera limitazione o no. In ogni caso le faccio notare che in tal modo si preclude di potere godere dell'affetto e di tante altre cose che gli altri possono darle. Inoltre, nel tempo, dovrà per forza di cose esserci un distacco dai familiari che farebbe fatica a gestire. Le relazioni a volte non tolgono ma danno, anche se si tratta di estranei.
Le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per aprirsi e godere del mondo che la circonda.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per aprirsi e godere del mondo che la circonda.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve, uscire dalla sua zona di confort (i suoi familiari e la sua casa) le provoca un gran disagio e senso di disgusto. Descrive una situazione molto difficile per lei, ma, allo stesso tempo, non è chiaro se preferisce rimanere nella sua confort zone o capire come mai fuori non si sente più se stesso. Nel caso suggerisco un percorso di psicoterapia individuale.
Un saluto
Un saluto
Mi sembra che tu stia attraversando una fase in cui sperimenti una notevole difficoltà nell'interagire con persone al di fuori del tuo nucleo familiare e nel creare connessioni significative con gli altri. Questo tipo di esperienza può essere molto frustrante e alienante. Ecco alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarti a esplorare questi sentimenti e migliorare le tue interazioni sociali:
Riflessione personale: Inizia riflettendo su cosa potrebbe causare questa sensazione di estraneità o distacco dalle altre persone. Forse ci sono esperienze passate o credenze radicate che influenzano la tua percezione degli altri.
Parla con uno psicologo: Consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta potrebbe essere molto utile per esplorare più a fondo questi sentimenti e trovare strategie per affrontarli in modo costruttivo. Uno psicologo può aiutarti a identificare le origini dei tuoi pensieri e delle tue emozioni e lavorare su di esse.
Lavora sulla consapevolezza sociale: La consapevolezza sociale è la capacità di percepire, comprendere e gestire le emozioni degli altri. Puoi sviluppare questa abilità attraverso la pratica dell'empatia e dell'ascolto attivo. Cerca di metterti nei panni degli altri per capire meglio il loro punto di vista e le loro emozioni.
Esplora nuovi interessi e attività: Partecipare a nuove attività o hobby potrebbe darti l'opportunità di incontrare persone con interessi simili. Questo potrebbe aiutarti a connetterti con gli altri su basi condivise.
Accetta le differenze: È importante accettare che tutti sono diversi e hanno esperienze di vita uniche. Non tutti devono essere "degni del tuo rispetto" secondo i tuoi criteri personali. L'accettazione delle differenze può favorire relazioni più armoniose.
Espandi gradualmente il tuo cerchio sociale: Inizia a frequentare eventi sociali o attività che ti interessano e sforzati di incontrare nuove persone. Non è necessario instaurare rapporti profondi da subito; puoi iniziare con piccoli passi per abituarti gradualmente all'interazione sociale al di fuori della tua famiglia.
Meditazione e mindfulness: La pratica della meditazione e della mindfulness può aiutarti a gestire lo stress e l'ansia legati alle interazioni sociali. Può anche favorire una maggiore consapevolezza di te stesso e degli altri.
Auto-compassione: Impara a trattarti con gentilezza e compassione, anche quando senti di non essere all'altezza o quando provi frustrazione nelle relazioni sociali. L'auto-compassione può aiutarti a gestire i sentimenti di colpa o inadeguatezza.
Ricorda che il cambiamento richiede tempo e sforzo, quindi cerca di essere paziente con te stesso mentre lavori su questi aspetti della tua vita.
Riflessione personale: Inizia riflettendo su cosa potrebbe causare questa sensazione di estraneità o distacco dalle altre persone. Forse ci sono esperienze passate o credenze radicate che influenzano la tua percezione degli altri.
Parla con uno psicologo: Consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta potrebbe essere molto utile per esplorare più a fondo questi sentimenti e trovare strategie per affrontarli in modo costruttivo. Uno psicologo può aiutarti a identificare le origini dei tuoi pensieri e delle tue emozioni e lavorare su di esse.
Lavora sulla consapevolezza sociale: La consapevolezza sociale è la capacità di percepire, comprendere e gestire le emozioni degli altri. Puoi sviluppare questa abilità attraverso la pratica dell'empatia e dell'ascolto attivo. Cerca di metterti nei panni degli altri per capire meglio il loro punto di vista e le loro emozioni.
Esplora nuovi interessi e attività: Partecipare a nuove attività o hobby potrebbe darti l'opportunità di incontrare persone con interessi simili. Questo potrebbe aiutarti a connetterti con gli altri su basi condivise.
Accetta le differenze: È importante accettare che tutti sono diversi e hanno esperienze di vita uniche. Non tutti devono essere "degni del tuo rispetto" secondo i tuoi criteri personali. L'accettazione delle differenze può favorire relazioni più armoniose.
Espandi gradualmente il tuo cerchio sociale: Inizia a frequentare eventi sociali o attività che ti interessano e sforzati di incontrare nuove persone. Non è necessario instaurare rapporti profondi da subito; puoi iniziare con piccoli passi per abituarti gradualmente all'interazione sociale al di fuori della tua famiglia.
Meditazione e mindfulness: La pratica della meditazione e della mindfulness può aiutarti a gestire lo stress e l'ansia legati alle interazioni sociali. Può anche favorire una maggiore consapevolezza di te stesso e degli altri.
Auto-compassione: Impara a trattarti con gentilezza e compassione, anche quando senti di non essere all'altezza o quando provi frustrazione nelle relazioni sociali. L'auto-compassione può aiutarti a gestire i sentimenti di colpa o inadeguatezza.
Ricorda che il cambiamento richiede tempo e sforzo, quindi cerca di essere paziente con te stesso mentre lavori su questi aspetti della tua vita.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con noi il suo vissuto. Se ho ben capito lo stare in contatto con persone che non appartengono al proprio nucleo familiare la fa sentire sporco/fuori luogo e le genera senso di colpa e irritazione. Inoltre, è presente l'emozione di disgusto nel momento in cui pensa a determinate situazioni future (e.g. accettare la famiglia di una potenziale partner). Per rispondere alla sua domanda le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista, per approfondire dettagliatamente la sua situazione attuale. Potrebbe esserle utile, ad esempio, comprendere se la sua sensazione di sentirsi fuori luogo è sempre stata presente e qual è il significato che ha per lei la sua ultima frase "Mi ritengo come un lenzuolo nuovo..". Inoltre, sarebbe utile approfondire come affronta le situazioni in cui è "costretto" ad avere un interazione sociale e come si sente, cosa pensa in queste occasioni. Resto a disposizione, anche per una consulenza online.
Un caro saluto! Dott.ssa Eleonora Lazzarino
Un caro saluto! Dott.ssa Eleonora Lazzarino
Gentile utente, immagino il disagio che si possa provare restando vincolati ad un unico tipo di relazione, quella familiare, senza la possibilità di sperimentarne altre. Immagino anche la difficoltà che possono provare le persone di cui si fida, poiché non deludere mai è un compito davvero difficile. Se crede che la sua condizione relazionale non la soddisfa quanto dovrebbe ed è disposto a mettere in discussione questo "personaggio da film di guerra", la invito a consultarsi con un professionista con cui poter instaurare un tipo di relazione inedita: la relazione terapeutica, che le permetterà di sperimentarsi in nuovi scenari, con la flessibilità garantita solo dall'autenticità e non dai personaggi.
Cordiali Saluti, Dott.ssa Simona Spiezia.
Cordiali Saluti, Dott.ssa Simona Spiezia.
Salve,
Da ciò che descrive, sembra che stia vivendo una profonda difficoltà nel relazionarsi con persone al di fuori del contesto familiare o di quelli più strettamente familiari. Le sensazioni di disagio, "sporcizia" e rifiuto verso le relazioni con estranei, si uniscono al senso di colpa per queste emozioni, potrebbero indicare la presenza di dinamiche interiori complesse che influenzano il modo in cui percepiscono
Il fatto che si sente fuori luogo e che descriva gli altri come non degni del suo rispetto potrebbe essere legato a esperienze passate, credenze radicate o strategie di difesa che ha sviluppato per proteggersi. Questi vissuti possono creare un circolo vizioso, dove il rifiuto e il disgusto verso gli altri rafforzano il suo isolamento e il suo senso di estraneità.
Sarebbe importante esplorare con attenzione e senza giudizio questi sentimenti ei significati profondi che hanno per lei. Questo tipo di esplorazione può aiutarla a comprendere le sue difficoltà e, se lo desidera, a costruire relazioni più serene e appaganti con chi la circonda.
Per approfondire la sua situazione, il mio consiglio è di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta. Un professionista potrà aiutarla a dare voce e senso a queste emozioni e accompagnarla verso un maggiore benessere personale e relazionale.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da ciò che descrive, sembra che stia vivendo una profonda difficoltà nel relazionarsi con persone al di fuori del contesto familiare o di quelli più strettamente familiari. Le sensazioni di disagio, "sporcizia" e rifiuto verso le relazioni con estranei, si uniscono al senso di colpa per queste emozioni, potrebbero indicare la presenza di dinamiche interiori complesse che influenzano il modo in cui percepiscono
Il fatto che si sente fuori luogo e che descriva gli altri come non degni del suo rispetto potrebbe essere legato a esperienze passate, credenze radicate o strategie di difesa che ha sviluppato per proteggersi. Questi vissuti possono creare un circolo vizioso, dove il rifiuto e il disgusto verso gli altri rafforzano il suo isolamento e il suo senso di estraneità.
Sarebbe importante esplorare con attenzione e senza giudizio questi sentimenti ei significati profondi che hanno per lei. Questo tipo di esplorazione può aiutarla a comprendere le sue difficoltà e, se lo desidera, a costruire relazioni più serene e appaganti con chi la circonda.
Per approfondire la sua situazione, il mio consiglio è di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta. Un professionista potrà aiutarla a dare voce e senso a queste emozioni e accompagnarla verso un maggiore benessere personale e relazionale.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, spesso la sofferenza è invisibile agli occhi degli altri ma le assicuro che, se ne parla con un professionista, verrà accolto d ascoltato. La sofferenza psicologica è importante tanto quanto quella fisica ed è per questo che la invito a prendere appuntamento per intraprendere un percorso di psicoterapia per la risoluzione delle sue problematiche riportate. La attendiamo a braccia aperte. Un caro saluto e Le auguro buon tutto!
Buongiorno, le consiglio un consulto psicologico, non tramite messaggio. Cordiali saluti.
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità il suo vissuto. Comprendo che parlare di questi sentimenti non sia affatto semplice e apprezzo molto il suo coraggio nel farlo. Da quello che racconta, emerge un profondo bisogno di protezione e di coerenza rispetto ai suoi valori. È evidente quanto per lei il concetto di famiglia, di fiducia e di rispetto sia centrale e quanto si senta a disagio in contesti che, per quanto inevitabili come il lavoro o le relazioni sociali più ampie, non le trasmettono quella sicurezza e quel senso di appartenenza di cui ha bisogno. La sua metafora dei "film" che non corrispondono al suo essere mi sembra molto potente: racconta bene la sensazione di sentirsi fuori posto, come se il suo modo di stare al mondo fosse in netto contrasto con quello degli altri. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, sarebbe utile esplorare più a fondo i pensieri automatici che emergono in queste situazioni. Ad esempio, potrebbe esserci un'interpretazione molto rigida rispetto al concetto di purezza e di contaminazione, che le fa vivere il contatto con "gli altri" come qualcosa che la sporca o la danneggia. Questo tipo di pensieri può poi generare emozioni molto intense di disgusto, rifiuto e colpa, che a lungo andare diventano molto faticose da gestire. Un primo passo potrebbe essere imparare a riconoscere e mettere in discussione questi pensieri, senza giudicarli, ma osservandoli con curiosità e apertura. Ad esempio, si potrebbe provare a chiedersi se davvero il valore della sua persona si altera solo perché entra in contatto con persone diverse da quelle che considera "familiari" o "degne". O se, invece, il suo valore personale rimane intatto, indipendentemente dall'ambiente esterno. Allo stesso tempo, un altro aspetto importante sarebbe lavorare sulle emozioni di colpa che sente verso chi si comporta bene. La colpa, come emozione, può avere una funzione adattiva quando ci spinge a riparare un torto reale, ma quando nasce da standard troppo rigidi su cosa è giusto o sbagliato, può diventare una fonte di sofferenza inutile. Imparare a distinguere tra una colpa sana e una colpa disfunzionale sarebbe molto utile per alleggerire il suo carico emotivo. Infine, per quanto riguarda il disgusto verso l'idea di "accettare" la famiglia di una potenziale partner, è importante ricordarsi che ogni relazione è un cammino costruito nel rispetto reciproco e che nessuno dovrebbe mai sentirsi obbligato ad accettare qualcosa che lo fa stare male. Tuttavia, anche in questo caso, può essere utile lavorare sulla flessibilità cognitiva, ossia sulla capacità di non vivere le relazioni in modo tutto o nulla, ma di riuscire a trovare delle zone di equilibrio che le permettano di proteggersi senza però rinunciare completamente all'apertura verso nuove esperienze. Capisco che affrontare tutto questo da soli possa essere impegnativo. Un percorso psicoterapeutico potrebbe davvero offrirle uno spazio sicuro in cui esplorare queste tematiche con calma e rispetto per i suoi tempi e per la sua sensibilità. L'obiettivo non sarebbe mai quello di cambiarla, ma di aiutarla a vivere con maggiore serenità e libertà il rapporto con sé stesso e con il mondo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno ragazzo di 30 anni. Ti rispondo con rispetto e senza addolcire troppo, perché dal tuo messaggio emerge una sofferenza reale, ma anche un conflitto interno molto potente.
Prima di tutto: quello che provi ha un senso, ma non è neutro, mi spiego meglio.
Tu descrivi una sensazione molto precisa: estraneità radicale verso chi non è “del tuo cerchio”, disgusto, non semplice fastidio, colpa verso chi si comporta bene, ma rifiuto profondo del contatto, un’idea di purezza / contaminazione (“lenzuolo nuovo”, “sporco”, “degno / indegno”).
Questa non è semplice introversione e nemmeno basta o serve dirsi “sono fatto così”.
Il mio parere è che sia una modalità di difesa molto strutturata, che probabilmente ti ha protetto in passato, ma che oggi ti sta isolando e irrigidendo.
Il problema vero non sono “gli altri”, il problema è che stai pagando tu il prezzo di questa chiusura. Qui c’è un punto chiave (e delicato)
Quando scrivi che: “mi disgusta accettare la famiglia di una potenziale partner”,
non stai parlando davvero di loro ,stai parlando di perdita di controllo, di invasione, di confini che ti sembrano minacciati.
Accettare qualcuno, per te, sembra equivalere a sporcarti, perdere integrità, snaturarti,
dover diventare qualcosa che non senti tuo. Questo non è orgoglio, è paura profonda di non essere in grado di difenderti, di mantenere la tua integrità nel contatto con l'altro, di non saper modulare la distanza, il coinvolgimento con l'altro ed essere invaso o annullato.
Finché resta così, le possibilità sembrano essere solo due: restare chiuso nel tuo spazio “puro” o vivere ogni relazione come una contaminazione. La psicologia può aiutarti a scovare il tuo punto cieco. Ognuno di noi lì ha ed è proprio il confronto con la differenza dell'altro, in questo caso uno psicologo, che può aiutarti a fare esperienza di contatti non invasivi, perché protetti dalla professionalità del setting, preparato apposta per ampliare la tua purezza, mantenendola integra con la fiducia in sé stessi e non mettendola da parte, temendo di poterla sporcare.
Per questo penso che nessuna delle due strategie (restare chiuso nel tuo spazio “puro” o vivere ogni relazione come una contaminazione), sul lungo periodo, possa farti stare bene.
Il punto non è “diventare più socievole” e snaturarsi, qui è importante essere chiari.
La terapia non serve a renderti più accomodante, farti “accettare tutti”, convincerti che “la vita è fratellanza”. La terapia serve a qualcosa di molto più complesso: capire perché il contatto con l’altro ti fa sentire sporco, sentire da dove nasce questa divisione netta tra “noi” e “loro”, imparare a stare in relazione senza sentirti violato.
Perché oggi non sembri libero e potresti esserlo. Nel quadro che dipingi ti senti costretto a tollerare, a sopportare, a resistere, e questo, a 30 anni, ed è una gabbia che ha fatto il suo tempo.
Da solo non sembri riuscire a trovare la chiave per liberarti da questa gabbia dorata e forse potrebbe essere il caso di investire economicamente in un percorso di aiuto.
Forse potresti dire: “sì, ma io vado avanti lo stesso”.
Certo.
Ma con quali conseguenze?
- Lavoro vissuto come contaminazione
- Relazioni impossibili
- Coppia vissuta come minaccia
- Mondo esterno percepito come ostile o indegno
Il percorso psicologico che ti propongo non è una spesa per “cambiare personalità”, è un investimento per smettere di vivere costantemente in difesa. Non per diventare “buono” ma per diventare più libero.
Senza ulteriori giri di parole, questa sofferenza sembra parlare molto di te e pochissimo degli altri e finché continuerai a leggere il problema come “il mondo è sbagliato”, resterai bloccato perché, anche qualora lo fosse, è il mondo in cui vivi e a cui stai dando il permesso di limitarti.
La terapia non ti chiederà di rinnegarti, anzi, ti aiuterà a scoprire parti di te che stai rinnegando, aiutandoti a capire da cosa ti stai proteggendo, a sciogliere il disgusto senza perdere dignità e a scegliere quando e chi far entrare, senza vivere il contatto come una macchia.
Se senti che questa rigidità ti sta chiudendo più porte di quante te ne stia proteggendo, allora usare una parte delle tue risorse per lavorarci è un atto di intelligenza, non di debolezza.
Non perché c’è qualcosa di “sbagliato” in te, ma perché meriti una vita che non sia solo resistenza al mondo. Controlla nel mio calendario e fissa un primo appuntamento, sono disposto ad aiutarti.
Prima di tutto: quello che provi ha un senso, ma non è neutro, mi spiego meglio.
Tu descrivi una sensazione molto precisa: estraneità radicale verso chi non è “del tuo cerchio”, disgusto, non semplice fastidio, colpa verso chi si comporta bene, ma rifiuto profondo del contatto, un’idea di purezza / contaminazione (“lenzuolo nuovo”, “sporco”, “degno / indegno”).
Questa non è semplice introversione e nemmeno basta o serve dirsi “sono fatto così”.
Il mio parere è che sia una modalità di difesa molto strutturata, che probabilmente ti ha protetto in passato, ma che oggi ti sta isolando e irrigidendo.
Il problema vero non sono “gli altri”, il problema è che stai pagando tu il prezzo di questa chiusura. Qui c’è un punto chiave (e delicato)
Quando scrivi che: “mi disgusta accettare la famiglia di una potenziale partner”,
non stai parlando davvero di loro ,stai parlando di perdita di controllo, di invasione, di confini che ti sembrano minacciati.
Accettare qualcuno, per te, sembra equivalere a sporcarti, perdere integrità, snaturarti,
dover diventare qualcosa che non senti tuo. Questo non è orgoglio, è paura profonda di non essere in grado di difenderti, di mantenere la tua integrità nel contatto con l'altro, di non saper modulare la distanza, il coinvolgimento con l'altro ed essere invaso o annullato.
Finché resta così, le possibilità sembrano essere solo due: restare chiuso nel tuo spazio “puro” o vivere ogni relazione come una contaminazione. La psicologia può aiutarti a scovare il tuo punto cieco. Ognuno di noi lì ha ed è proprio il confronto con la differenza dell'altro, in questo caso uno psicologo, che può aiutarti a fare esperienza di contatti non invasivi, perché protetti dalla professionalità del setting, preparato apposta per ampliare la tua purezza, mantenendola integra con la fiducia in sé stessi e non mettendola da parte, temendo di poterla sporcare.
Per questo penso che nessuna delle due strategie (restare chiuso nel tuo spazio “puro” o vivere ogni relazione come una contaminazione), sul lungo periodo, possa farti stare bene.
Il punto non è “diventare più socievole” e snaturarsi, qui è importante essere chiari.
La terapia non serve a renderti più accomodante, farti “accettare tutti”, convincerti che “la vita è fratellanza”. La terapia serve a qualcosa di molto più complesso: capire perché il contatto con l’altro ti fa sentire sporco, sentire da dove nasce questa divisione netta tra “noi” e “loro”, imparare a stare in relazione senza sentirti violato.
Perché oggi non sembri libero e potresti esserlo. Nel quadro che dipingi ti senti costretto a tollerare, a sopportare, a resistere, e questo, a 30 anni, ed è una gabbia che ha fatto il suo tempo.
Da solo non sembri riuscire a trovare la chiave per liberarti da questa gabbia dorata e forse potrebbe essere il caso di investire economicamente in un percorso di aiuto.
Forse potresti dire: “sì, ma io vado avanti lo stesso”.
Certo.
Ma con quali conseguenze?
- Lavoro vissuto come contaminazione
- Relazioni impossibili
- Coppia vissuta come minaccia
- Mondo esterno percepito come ostile o indegno
Il percorso psicologico che ti propongo non è una spesa per “cambiare personalità”, è un investimento per smettere di vivere costantemente in difesa. Non per diventare “buono” ma per diventare più libero.
Senza ulteriori giri di parole, questa sofferenza sembra parlare molto di te e pochissimo degli altri e finché continuerai a leggere il problema come “il mondo è sbagliato”, resterai bloccato perché, anche qualora lo fosse, è il mondo in cui vivi e a cui stai dando il permesso di limitarti.
La terapia non ti chiederà di rinnegarti, anzi, ti aiuterà a scoprire parti di te che stai rinnegando, aiutandoti a capire da cosa ti stai proteggendo, a sciogliere il disgusto senza perdere dignità e a scegliere quando e chi far entrare, senza vivere il contatto come una macchia.
Se senti che questa rigidità ti sta chiudendo più porte di quante te ne stia proteggendo, allora usare una parte delle tue risorse per lavorarci è un atto di intelligenza, non di debolezza.
Non perché c’è qualcosa di “sbagliato” in te, ma perché meriti una vita che non sia solo resistenza al mondo. Controlla nel mio calendario e fissa un primo appuntamento, sono disposto ad aiutarti.
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