Salve, è da un po’ di tempo che mi sono accorto di venire con un aspetto diverso nelle foto risposto
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Salve, è da un po’ di tempo che mi sono accorto di venire con un aspetto diverso nelle foto risposto a come mi vedo nella realtà nello specchio, ad esempio ho sempre avuto il naso leggermente storto( ma leggermente) nelle foto invece questa caratteristica viene evidenziata ancora di più.
Però ad esempio nella foto della carta di identità mi vedo con un aspetto più similare a quello specchiato
Questa cosa mi fa pensare che rispetto a come mi vedo io allo specchio gli altri non mi vedono nella realtà ,
Perciò il mio dubbio sono le foto che mi distolgono il viso al punto da rendermi in riconoscibile( in negativo) oppure mi devo fidare di come mi vedo alla specchio.
Però ad esempio nella foto della carta di identità mi vedo con un aspetto più similare a quello specchiato
Questa cosa mi fa pensare che rispetto a come mi vedo io allo specchio gli altri non mi vedono nella realtà ,
Perciò il mio dubbio sono le foto che mi distolgono il viso al punto da rendermi in riconoscibile( in negativo) oppure mi devo fidare di come mi vedo alla specchio.
Salve, relativamente alle foto c'è da mettere in conto la prospettiva e la modalità con cui queste vengono scattate. Al di là di questo aspetto, qual è davvero la sua domanda? Cosa pensa, più in generale, di sè e del suo aspetto estetico?
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la ringrazio per aver condiviso con sincerità un vissuto così personale e comune a molte persone. Il fatto che lei si sia accorto di una discrepanza tra l'immagine che vede allo specchio e quella che le restituiscono le fotografie, è un’esperienza che può generare confusione, disagio e anche un senso di incertezza rispetto alla propria identità visiva.
Ciò che percepiamo di noi stessi – incluso il nostro aspetto – è il risultato di un insieme di significati che abbiamo costruito nel tempo, attraverso la nostra esperienza e le relazioni significative. Lo specchio non riflette solo una forma, ma una relazione con noi stessi: quando ci guardiamo, lo facciamo con un certo grado di familiarità, in un contesto controllato e spesso anche con una certa intenzionalità emotiva. Questa immagine è quindi influenzata dalla nostra memoria, dai nostri stati d’animo e dai significati che attribuiamo a ciò che vediamo.
Le fotografie, al contrario, rappresentano un'immagine "esterna", fissa, non mediata dalla relazione che abbiamo con noi stessi. Inoltre, elementi tecnici come l’angolazione della fotocamera, la luce, la qualità dell’obiettivo e persino la distanza possono alterare la rappresentazione dei tratti del volto, enfatizzando alcune caratteristiche e attenuandone altre. Ogni essere umano sviluppa, sin dall'infanzia, un sistema motivazionale legato alla ricerca di accettazione e riconoscimento da parte degli altri. Il volto è uno degli elementi chiave attraverso cui ci rappresentiamo nel mondo sociale e ottenere coerenza tra il nostro “sentirci” e il nostro “apparire” può avere una forte valenza affettiva. Quando questa coerenza viene messa in discussione – ad esempio da una foto che sembra "alterare" la nostra identità – possono attivarsi emozioni come la vergogna, il disagio o la preoccupazione di non essere visti per ciò che sentiamo di essere. Tali emozioni sono del tutto legittime e spesso segnalano un bisogno importante di contatto, autenticità e coerenza identitaria.
Non esiste una “verità oggettiva” su come sia il suo volto. Esistono invece diverse prospettive percettive e diversi contesti emotivi attraverso cui questo volto viene esperito. Il suo desiderio di sapere se “deve fidarsi dello specchio” o della fotografia può forse essere riformulato nella domanda: in che modo posso integrare queste diverse immagini di me stesso senza sentirmi destabilizzato?
Ciò che percepiamo di noi stessi – incluso il nostro aspetto – è il risultato di un insieme di significati che abbiamo costruito nel tempo, attraverso la nostra esperienza e le relazioni significative. Lo specchio non riflette solo una forma, ma una relazione con noi stessi: quando ci guardiamo, lo facciamo con un certo grado di familiarità, in un contesto controllato e spesso anche con una certa intenzionalità emotiva. Questa immagine è quindi influenzata dalla nostra memoria, dai nostri stati d’animo e dai significati che attribuiamo a ciò che vediamo.
Le fotografie, al contrario, rappresentano un'immagine "esterna", fissa, non mediata dalla relazione che abbiamo con noi stessi. Inoltre, elementi tecnici come l’angolazione della fotocamera, la luce, la qualità dell’obiettivo e persino la distanza possono alterare la rappresentazione dei tratti del volto, enfatizzando alcune caratteristiche e attenuandone altre. Ogni essere umano sviluppa, sin dall'infanzia, un sistema motivazionale legato alla ricerca di accettazione e riconoscimento da parte degli altri. Il volto è uno degli elementi chiave attraverso cui ci rappresentiamo nel mondo sociale e ottenere coerenza tra il nostro “sentirci” e il nostro “apparire” può avere una forte valenza affettiva. Quando questa coerenza viene messa in discussione – ad esempio da una foto che sembra "alterare" la nostra identità – possono attivarsi emozioni come la vergogna, il disagio o la preoccupazione di non essere visti per ciò che sentiamo di essere. Tali emozioni sono del tutto legittime e spesso segnalano un bisogno importante di contatto, autenticità e coerenza identitaria.
Non esiste una “verità oggettiva” su come sia il suo volto. Esistono invece diverse prospettive percettive e diversi contesti emotivi attraverso cui questo volto viene esperito. Il suo desiderio di sapere se “deve fidarsi dello specchio” o della fotografia può forse essere riformulato nella domanda: in che modo posso integrare queste diverse immagini di me stesso senza sentirmi destabilizzato?
Gentile utente,
grazie per aver condiviso il suo vissuto con tanta sincerità. Quello che descrive è un’esperienza molto comune, soprattutto oggi, in un’epoca in cui le immagini — e in particolare le fotografie — occupano un ruolo centrale nella percezione di sé e nel confronto con gli altri.
La differenza tra il modo in cui ci vediamo allo specchio e come appariamo in foto può essere dovuta a diversi fattori:
Inversione dell’immagine: lo specchio ci mostra una versione "invertita" del nostro volto, che è quella a cui siamo abituati da sempre. Le fotografie, invece, ci restituiscono come ci vedono gli altri. Per questo, alcune caratteristiche del viso — come una lieve asimmetria — possono apparirci più accentuate o “strane”, semplicemente perché non siamo abituati a vederci da quella prospettiva.
Lente fotografica e distorsioni: le fotocamere, soprattutto quelle degli smartphone, possono alterare proporzioni e lineamenti a seconda dell’obiettivo usato, della distanza, della luce e dell’angolazione. Anche un piccolo scatto ravvicinato può modificare la percezione del naso, del mento o della fronte.
Aspetti emotivi e cognitivi: la nostra autopercezione è influenzata dal modo in cui ci sentiamo e da eventuali insicurezze legate all'immagine corporea. Il confronto tra immagine specchiata e fotografica può talvolta attivare pensieri critici o dubbi sulla nostra identità visiva, portandoci a mettere in discussione quale sia la "vera" immagine di noi stessi.
È importante ricordare che nessuna immagine restituisce una verità assoluta. Lo specchio, la fotografia e persino lo sguardo degli altri sono solo modi diversi — e inevitabilmente parziali — di cogliere ciò che siamo.
Tuttavia, quando questa discrepanza genera disagio, dubbi persistenti o una visione negativa di sé, sarebbe utile e consigliato approfondire il tema con l’aiuto di uno specialista, per comprendere meglio da dove nasce questo vissuto e imparare a guardarsi con più gentilezza e realismo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso il suo vissuto con tanta sincerità. Quello che descrive è un’esperienza molto comune, soprattutto oggi, in un’epoca in cui le immagini — e in particolare le fotografie — occupano un ruolo centrale nella percezione di sé e nel confronto con gli altri.
La differenza tra il modo in cui ci vediamo allo specchio e come appariamo in foto può essere dovuta a diversi fattori:
Inversione dell’immagine: lo specchio ci mostra una versione "invertita" del nostro volto, che è quella a cui siamo abituati da sempre. Le fotografie, invece, ci restituiscono come ci vedono gli altri. Per questo, alcune caratteristiche del viso — come una lieve asimmetria — possono apparirci più accentuate o “strane”, semplicemente perché non siamo abituati a vederci da quella prospettiva.
Lente fotografica e distorsioni: le fotocamere, soprattutto quelle degli smartphone, possono alterare proporzioni e lineamenti a seconda dell’obiettivo usato, della distanza, della luce e dell’angolazione. Anche un piccolo scatto ravvicinato può modificare la percezione del naso, del mento o della fronte.
Aspetti emotivi e cognitivi: la nostra autopercezione è influenzata dal modo in cui ci sentiamo e da eventuali insicurezze legate all'immagine corporea. Il confronto tra immagine specchiata e fotografica può talvolta attivare pensieri critici o dubbi sulla nostra identità visiva, portandoci a mettere in discussione quale sia la "vera" immagine di noi stessi.
È importante ricordare che nessuna immagine restituisce una verità assoluta. Lo specchio, la fotografia e persino lo sguardo degli altri sono solo modi diversi — e inevitabilmente parziali — di cogliere ciò che siamo.
Tuttavia, quando questa discrepanza genera disagio, dubbi persistenti o una visione negativa di sé, sarebbe utile e consigliato approfondire il tema con l’aiuto di uno specialista, per comprendere meglio da dove nasce questo vissuto e imparare a guardarsi con più gentilezza e realismo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, prima di tutto comprendo quanto possa essere difficile per lei non riconoscersi allo stesso modo nelle foto e allo specchio. Per comprendere la natura di tale discrepanza le consiglierei di iniziare un percorso psicologico che possa aiutarla a conoscersi e capire la causa di ciò che descrive. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Quello che descrivi è un fenomeno molto comune e del tutto normale. La differenza che noti tra il tuo volto allo specchio e quello che vedi nelle foto ha a che fare con diversi fattori, sia percettivi che psicologici.
Lo specchio ti mostra un’immagine speculare, cioè invertita da destra a sinistra, mentre le foto (soprattutto quelle scattate con la fotocamera frontale del cellulare) ti mostrano come ti vedono gli altri. Questo può creare un senso di “estraneità”, perché siamo abituati a vedere ogni giorno il nostro volto in versione specchiata e il cervello tende a considerare quella la “versione giusta”.
Le fotografie possono distorcere i lineamenti, soprattutto se scattate da vicino, con certi obiettivi o angolazioni. Il naso, ad esempio, tende spesso ad apparire più grande o più storto per effetto della prospettiva. Inoltre, la luce, la postura e la qualità dell’immagine influenzano molto la resa finale.
Infine, c’è anche un aspetto psicologico importante: quando ci guardiamo allo specchio, lo facciamo spesso con un certo controllo e con un atteggiamento più “morbido” verso noi stessi. Nelle foto, invece, ci vediamo in modo più rigido e statico, e a volte possiamo essere più critici, anche perché le immagini restano “fissate” e ci soffermiamo su dettagli che, dal vivo, passano inosservati.
In sintesi, né lo specchio né le foto rappresentano la “verità assoluta”, ma due versioni diverse di un’immagine. Quello che vedono gli altri è anche influenzato da come ti muovi, esprimi, sorridi e interagisci — tutte cose che non emergono completamente da una foto statica.
Se però questa differenza che noti ti crea disagio o ti fa sentire a disagio con la tua immagine, parlarne con un professionista può aiutarti a sviluppare uno sguardo più gentile e realistico su di te.
Un caro saluto,
e grazie per aver portato un tema che tocca molte persone più di quanto si pensi
Lo specchio ti mostra un’immagine speculare, cioè invertita da destra a sinistra, mentre le foto (soprattutto quelle scattate con la fotocamera frontale del cellulare) ti mostrano come ti vedono gli altri. Questo può creare un senso di “estraneità”, perché siamo abituati a vedere ogni giorno il nostro volto in versione specchiata e il cervello tende a considerare quella la “versione giusta”.
Le fotografie possono distorcere i lineamenti, soprattutto se scattate da vicino, con certi obiettivi o angolazioni. Il naso, ad esempio, tende spesso ad apparire più grande o più storto per effetto della prospettiva. Inoltre, la luce, la postura e la qualità dell’immagine influenzano molto la resa finale.
Infine, c’è anche un aspetto psicologico importante: quando ci guardiamo allo specchio, lo facciamo spesso con un certo controllo e con un atteggiamento più “morbido” verso noi stessi. Nelle foto, invece, ci vediamo in modo più rigido e statico, e a volte possiamo essere più critici, anche perché le immagini restano “fissate” e ci soffermiamo su dettagli che, dal vivo, passano inosservati.
In sintesi, né lo specchio né le foto rappresentano la “verità assoluta”, ma due versioni diverse di un’immagine. Quello che vedono gli altri è anche influenzato da come ti muovi, esprimi, sorridi e interagisci — tutte cose che non emergono completamente da una foto statica.
Se però questa differenza che noti ti crea disagio o ti fa sentire a disagio con la tua immagine, parlarne con un professionista può aiutarti a sviluppare uno sguardo più gentile e realistico su di te.
Un caro saluto,
e grazie per aver portato un tema che tocca molte persone più di quanto si pensi
Buongiorno,
Quando ci guardiamo allo specchio, vediamo un'immagine riflessa di noi stessi. Siamo abituati a questa immagine, è quella che vediamo ogni giorno. Le foto, invece, mostrano come gli altri ci vedono, cioè un'immagine non rovesciata. Questa inversione, anche se sottile, può rendere più evidenti alcune asimmetrie (come il naso leggermente storto), semplicemente perché non iamo abituati a vederle in quel modo.
Anche l'illuminazione gioca un ruolo cruciale. Gli specchi, spesso, sono in un ambiente con un'illuminazione più diffusa che rende le caratteristiche meno marcate.
Quando ci guardiamo allo specchio, tendiamo ad assumere un'espressione neutra o rilassata. Nelle foto si tende a mettersi in posa o si viene colti in un momento non esattamente naturale, il che può alterare l'aspetto.
Infine siamo molto più critici verso le nostre foto, ci analizziamo nei minimi dettagli e tendiamo a notare difetti che gli altri, vedendoci di persona, non percepiscono affatto.
Io credo solo che siano punti di vista diversi di vedere la stessa persona.
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
Quando ci guardiamo allo specchio, vediamo un'immagine riflessa di noi stessi. Siamo abituati a questa immagine, è quella che vediamo ogni giorno. Le foto, invece, mostrano come gli altri ci vedono, cioè un'immagine non rovesciata. Questa inversione, anche se sottile, può rendere più evidenti alcune asimmetrie (come il naso leggermente storto), semplicemente perché non iamo abituati a vederle in quel modo.
Anche l'illuminazione gioca un ruolo cruciale. Gli specchi, spesso, sono in un ambiente con un'illuminazione più diffusa che rende le caratteristiche meno marcate.
Quando ci guardiamo allo specchio, tendiamo ad assumere un'espressione neutra o rilassata. Nelle foto si tende a mettersi in posa o si viene colti in un momento non esattamente naturale, il che può alterare l'aspetto.
Infine siamo molto più critici verso le nostre foto, ci analizziamo nei minimi dettagli e tendiamo a notare difetti che gli altri, vedendoci di persona, non percepiscono affatto.
Io credo solo che siano punti di vista diversi di vedere la stessa persona.
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
Salve,
Fatta questa premessa, non capisco bene quale sia la sua domanda quindi. Di cosa ha bisogno?
Un caro saluto,
Dr. Giorgio De Giorgi
Fatta questa premessa, non capisco bene quale sia la sua domanda quindi. Di cosa ha bisogno?
Un caro saluto,
Dr. Giorgio De Giorgi
Buonasera gentile utente. Si potrebbe dire che non esista un'immagine unica e permanente di Sè. Ognuno di noi, preso singolarmente, possiede una fotografia mnemonica di Sè, impressa nella memoria, utile a darci un senso di coerenza e stabilità, all'interno di un processo, la vita, in continuo divenire. Una moltitudine di prospettive, tipologie di specchi, riflessi, giochi di luci e di forme, possono restituirci, in maniera diversa l'una dall'altra, delle immagini di noi stessi, talvolta inattese e sorprendenti (in positivo quanto in negativo). Ogni sguardo, unico e irripetibile, filtrerà e ci restituirà un'immagine di noi stessi che sarà sempre differente a seconda del punto di vista dell'osservatore. E l'immagine che lei ha di sè stesso, nonostante lo sforzo di renderla coerente e permanente, sarà altrettanto soggetta a tale, continuo, cambio di prospettiva. Un saluto
Caro utente,
la domanda che pone non è affatto banale, anzi: tocca in modo molto profondo il modo in cui ciascuno di noi costruisce e percepisce la propria immagine, non solo nello specchio o nelle foto, ma nello sguardo degli altri e soprattutto nel proprio.
Il fatto che lei noti differenze tra la sua immagine riflessa e quella fotografata apre una riflessione interessante: quale versione di noi è “più vera”? E ancora: quanto la nostra immagine è legata non solo alla vista, ma anche alla storia, ai giudizi, alle emozioni e alle relazioni che ci hanno accompagnato nel tempo?
Rimango a disposizione nel caso in cui volesse iniziare un percorso in cui esplorare non solo come si vede, ma anche come si sente, quali parti di sé fatica ad accogliere, e come queste percezioni si intrecciano con la sua storia relazionale.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
la domanda che pone non è affatto banale, anzi: tocca in modo molto profondo il modo in cui ciascuno di noi costruisce e percepisce la propria immagine, non solo nello specchio o nelle foto, ma nello sguardo degli altri e soprattutto nel proprio.
Il fatto che lei noti differenze tra la sua immagine riflessa e quella fotografata apre una riflessione interessante: quale versione di noi è “più vera”? E ancora: quanto la nostra immagine è legata non solo alla vista, ma anche alla storia, ai giudizi, alle emozioni e alle relazioni che ci hanno accompagnato nel tempo?
Rimango a disposizione nel caso in cui volesse iniziare un percorso in cui esplorare non solo come si vede, ma anche come si sente, quali parti di sé fatica ad accogliere, e come queste percezioni si intrecciano con la sua storia relazionale.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
Salve,
quello che sta descrivendo è un vissuto molto comune, e riguarda la percezione dell’immagine di sé, un aspetto delicato e complesso del nostro modo di viverci e di rapportarci agli altri.
È del tutto normale notare differenze tra come ci vediamo allo specchio e come appariamo in foto. Ci sono diversi motivi per cui questo accade:
1.Lo specchio ci mostra una versione "invertita" del nostro volto, a cui siamo molto abituati. Quella che vediamo in foto, invece, è la versione reale che vedono gli altri (non specchiata), e può sembrarci “strana” o diversa semplicemente perché non la conosciamo altrettanto bene.
2. Le foto possono distorcere l’immagine: dipendono da luce, angolazione, qualità della fotocamera, lente (alcune lenti, come quelle dei cellulari frontali, possono deformare leggermente i tratti). Questo può enfatizzare piccole caratteristiche, come la leggera asimmetria del naso che ha menzionato.
3.Il nostro cervello tende a filtrare e “normalizzare” l’immagine riflessa, rendendola più familiare e accettabile. In foto, invece, vediamo un'immagine più “oggettiva”, ma che può essere più difficile da accogliere emotivamente.
La sua domanda tocca anche un tema più profondo: la fiducia nella propria immagine, ovvero il bisogno di sentirsi riconosciuti e in sintonia con ciò che gli altri vedono di noi. Quando c’è uno scarto percepito, come nel suo caso, può nascere insicurezza o disagio.
Il punto importante è questo: né lo specchio né le foto sono “la verità assoluta”, ma due versioni diverse della stessa realtà. Entrambe sono influenzate dalla percezione, dall’abitudine e dal contesto. Il suo volto, come quello di chiunque, è naturalmente asimmetrico, ed è proprio questa imperfezione che rende ogni volto unico e umano.
Se nota che questa differenza tra immagine riflessa e fotografica le crea disagio persistente, ansia o pensieri negativi sulla sua immagine, potrebbe essere utile parlarne in un percorso psicologico. A volte, questi vissuti possono collegarsi a una percezione di sé più profonda o a esperienze passate che condizionano il modo in cui ci si guarda e ci si giudica.
In ogni caso, è importante ricordare che l’immagine che abbiamo di noi è sempre un insieme di percezione, emozioni e abitudini, e può essere trasformata e compresa meglio con il giusto supporto.
Resto a disposizione se volesse approfondire.
Un caro saluto,
Dott. Michele Basigli
Psicologo
quello che sta descrivendo è un vissuto molto comune, e riguarda la percezione dell’immagine di sé, un aspetto delicato e complesso del nostro modo di viverci e di rapportarci agli altri.
È del tutto normale notare differenze tra come ci vediamo allo specchio e come appariamo in foto. Ci sono diversi motivi per cui questo accade:
1.Lo specchio ci mostra una versione "invertita" del nostro volto, a cui siamo molto abituati. Quella che vediamo in foto, invece, è la versione reale che vedono gli altri (non specchiata), e può sembrarci “strana” o diversa semplicemente perché non la conosciamo altrettanto bene.
2. Le foto possono distorcere l’immagine: dipendono da luce, angolazione, qualità della fotocamera, lente (alcune lenti, come quelle dei cellulari frontali, possono deformare leggermente i tratti). Questo può enfatizzare piccole caratteristiche, come la leggera asimmetria del naso che ha menzionato.
3.Il nostro cervello tende a filtrare e “normalizzare” l’immagine riflessa, rendendola più familiare e accettabile. In foto, invece, vediamo un'immagine più “oggettiva”, ma che può essere più difficile da accogliere emotivamente.
La sua domanda tocca anche un tema più profondo: la fiducia nella propria immagine, ovvero il bisogno di sentirsi riconosciuti e in sintonia con ciò che gli altri vedono di noi. Quando c’è uno scarto percepito, come nel suo caso, può nascere insicurezza o disagio.
Il punto importante è questo: né lo specchio né le foto sono “la verità assoluta”, ma due versioni diverse della stessa realtà. Entrambe sono influenzate dalla percezione, dall’abitudine e dal contesto. Il suo volto, come quello di chiunque, è naturalmente asimmetrico, ed è proprio questa imperfezione che rende ogni volto unico e umano.
Se nota che questa differenza tra immagine riflessa e fotografica le crea disagio persistente, ansia o pensieri negativi sulla sua immagine, potrebbe essere utile parlarne in un percorso psicologico. A volte, questi vissuti possono collegarsi a una percezione di sé più profonda o a esperienze passate che condizionano il modo in cui ci si guarda e ci si giudica.
In ogni caso, è importante ricordare che l’immagine che abbiamo di noi è sempre un insieme di percezione, emozioni e abitudini, e può essere trasformata e compresa meglio con il giusto supporto.
Resto a disposizione se volesse approfondire.
Un caro saluto,
Dott. Michele Basigli
Psicologo
La sua riflessione è molto più comune di quanto si possa pensare, e la ringrazio per averla condivisa. L’esperienza che descrive, ovvero il percepirsi diversi nelle foto rispetto allo specchio, è un fenomeno che coinvolge molte persone e ha a che fare con il modo in cui il nostro cervello elabora l’immagine corporea e il volto. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, possiamo comprendere questo vissuto osservando come la percezione che abbiamo di noi stessi non sia un dato oggettivo, ma piuttosto il risultato di una costruzione mentale che si basa su abitudini percettive, aspettative e pensieri ricorrenti. Quando lei si guarda allo specchio, osserva un’immagine riflessa alla quale è abituato da sempre. Il cervello si è adattato a quella visione, tanto che diventa familiare, rassicurante, “corretta”. Le fotografie, invece, offrono un’immagine non riflessa, ma diretta, ed è quella che gli altri vedono. Tuttavia, anche questa immagine può essere distorta da molti fattori: l’obiettivo della fotocamera, l’angolazione, la luce, la distanza, la qualità dell’immagine. Non solo: la nostra attenzione selettiva ci porta spesso a soffermarci sui dettagli che meno ci piacciono o che riteniamo “difettosi”, come nel suo caso il naso. Questo meccanismo cognitivo, che si chiama bias attentivo, ci fa concentrare su una singola caratteristica e ce la fa apparire ingigantita, amplificata, fino a convincerci che sia la prima cosa che gli altri notano. Ma ciò che è ancora più interessante, e importante da sottolineare, è che questa discrepanza tra immagine speculare e fotografica può alimentare dubbi, insicurezze e una sfiducia nella propria percezione, che in alcuni casi può sfociare in un’ossessione per la propria immagine, un fenomeno che in psicologia si definisce dismorfismo corporeo. Non sto dicendo che questo sia necessariamente il suo caso, ma è importante notare quanto la mente possa essere influenzata da confronti visivi ripetuti e dal giudizio che noi stessi applichiamo alla nostra immagine. La sua domanda centrale, se può fidarsi di come si vede allo specchio, è molto significativa. La risposta non sta nel decidere quale immagine sia “più vera”, ma piuttosto nel comprendere che ogni immagine, compresa quella mentale che abbiamo di noi stessi, è solo una delle tante prospettive possibili. E che il valore di una persona, la sua attrattiva, la sua autenticità, non può mai essere riassunta da una fotografia o da un riflesso. Il lavoro terapeutico, in questi casi, aiuta a ricalibrare l’attenzione, a intervenire sui pensieri distorti, a sviluppare una percezione più equilibrata e compassionevole di sé. È assolutamente legittimo che questa discrepanza tra le diverse immagini di sé generi disagio. Ma è altrettanto importante ricordare che la percezione che gli altri hanno di noi è mediata da tantissimi fattori: la nostra espressione, il modo in cui ci muoviamo, il tono della voce, la nostra presenza, e soprattutto il modo in cui stiamo con noi stessi. Più impariamo a ridurre la distanza tra ciò che siamo e ciò che crediamo di dover apparire, più diventiamo liberi da queste trappole mentali. Se questa sensazione di incertezza verso la propria immagine dovesse persistere o intensificarsi, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, per dare uno spazio più ampio a questo vissuto e affrontarlo con strumenti adeguati. Ma anche solo aver posto questa domanda è già un segno importante di consapevolezza e di volontà di comprendersi meglio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
la sua osservazione è molto interessante e tocca un’esperienza condivisa da molte persone: il sentirsi diversi nelle fotografie rispetto alla propria immagine riflessa. Capita spesso di percepire una discrepanza tra come ci vediamo allo specchio e come appariamo nelle immagini scattate dagli altri, e questo può generare confusione o disagio, soprattutto quando ci si riconosce meno o si avverte che alcune caratteristiche – come nel suo caso il profilo del naso – risultano più marcate o alterate.
Non esiste un’unica versione oggettiva del sé. La nostra immagine – quella che vediamo, sentiamo e raccontiamo – è il risultato di molteplici costruzioni: culturali, relazionali, emotive. Quando lei si guarda allo specchio, osserva una versione di sé che le è familiare, una rappresentazione che ha costruito nel tempo attraverso l’abitudine e la quotidianità. Lo specchio riflette un’immagine in movimento, con la quale ha instaurato un rapporto continuo. Le fotografie, invece, sono statiche, scattate da angolazioni non controllate, con luci e prospettive che possono enfatizzare aspetti diversi e spesso meno familiari.
È comprensibile, quindi, che si senta più “sé stesso” nello specchio e che si chieda quale immagine sia quella vera. Ma forse la domanda non dovrebbe essere “quale immagine è giusta?”, bensì: che significato ha per me il fatto che alcune immagini mi sembrano meno riconoscibili o meno accettabili? In che modo queste immagini “altre” entrano in relazione con la mia identità, con l’idea che ho di me e con il mio bisogno di essere riconosciuto?
Sarebbe utile pensare che tutte queste immagini sono diverse narrazioni del sé, nessuna più “vera” dell’altra, ma ognuna portatrice di un significato. La fotografia non è un inganno, ma uno sguardo diverso, spesso più esterno, che può attivare riflessioni su come ci sentiamo visti dagli altri o su quanto ci identifichiamo con una certa immagine di noi.
Le propongo una domanda su cui riflettere: cosa cambierebbe per lei se riuscisse a dare valore a entrambe le immagini – quella riflessa e quella fotografata – come rappresentazioni differenti, ma ugualmente legittime, di sé?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare in profondità questi vissuti, non per stabilire quale immagine sia corretta, ma per comprendere meglio che rapporto ha con la sua immagine, con lo sguardo altrui e con l’autenticità di sé stesso.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un caro saluto.
BG
la sua osservazione è molto interessante e tocca un’esperienza condivisa da molte persone: il sentirsi diversi nelle fotografie rispetto alla propria immagine riflessa. Capita spesso di percepire una discrepanza tra come ci vediamo allo specchio e come appariamo nelle immagini scattate dagli altri, e questo può generare confusione o disagio, soprattutto quando ci si riconosce meno o si avverte che alcune caratteristiche – come nel suo caso il profilo del naso – risultano più marcate o alterate.
Non esiste un’unica versione oggettiva del sé. La nostra immagine – quella che vediamo, sentiamo e raccontiamo – è il risultato di molteplici costruzioni: culturali, relazionali, emotive. Quando lei si guarda allo specchio, osserva una versione di sé che le è familiare, una rappresentazione che ha costruito nel tempo attraverso l’abitudine e la quotidianità. Lo specchio riflette un’immagine in movimento, con la quale ha instaurato un rapporto continuo. Le fotografie, invece, sono statiche, scattate da angolazioni non controllate, con luci e prospettive che possono enfatizzare aspetti diversi e spesso meno familiari.
È comprensibile, quindi, che si senta più “sé stesso” nello specchio e che si chieda quale immagine sia quella vera. Ma forse la domanda non dovrebbe essere “quale immagine è giusta?”, bensì: che significato ha per me il fatto che alcune immagini mi sembrano meno riconoscibili o meno accettabili? In che modo queste immagini “altre” entrano in relazione con la mia identità, con l’idea che ho di me e con il mio bisogno di essere riconosciuto?
Sarebbe utile pensare che tutte queste immagini sono diverse narrazioni del sé, nessuna più “vera” dell’altra, ma ognuna portatrice di un significato. La fotografia non è un inganno, ma uno sguardo diverso, spesso più esterno, che può attivare riflessioni su come ci sentiamo visti dagli altri o su quanto ci identifichiamo con una certa immagine di noi.
Le propongo una domanda su cui riflettere: cosa cambierebbe per lei se riuscisse a dare valore a entrambe le immagini – quella riflessa e quella fotografata – come rappresentazioni differenti, ma ugualmente legittime, di sé?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare in profondità questi vissuti, non per stabilire quale immagine sia corretta, ma per comprendere meglio che rapporto ha con la sua immagine, con lo sguardo altrui e con l’autenticità di sé stesso.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un caro saluto.
BG
Ciao! Quello che stai vivendo è molto comune e ha basi psicologiche.
Quando ti guardi allo specchio, vedi il tuo volto invertito orizzontalmente, cioè al contrario rispetto a come ti vedono gli altri. Siccome ti sei abituato per tutta la vita a quel riflesso, è quello che ti sembra più “giusto” o naturale. Questo si chiama "familiarità percettiva": tendiamo a preferire ciò che conosciamo di più.
Né lo specchio né le foto ti mostrano esattamente come ti vedono gli altri.
Gli altri ti vedono in movimento, con espressioni, voce, presenza fisica e comunicazione non verbale. Nessuna foto o specchio può restituire questa complessità.
Molte persone si riconoscono poco nelle proprie foto, e a volte questa sensazione può diventare fonte di disagio. Ma non c'è un “vero” volto unico, solo percezioni diverse.
Un saluto.
Quando ti guardi allo specchio, vedi il tuo volto invertito orizzontalmente, cioè al contrario rispetto a come ti vedono gli altri. Siccome ti sei abituato per tutta la vita a quel riflesso, è quello che ti sembra più “giusto” o naturale. Questo si chiama "familiarità percettiva": tendiamo a preferire ciò che conosciamo di più.
Né lo specchio né le foto ti mostrano esattamente come ti vedono gli altri.
Gli altri ti vedono in movimento, con espressioni, voce, presenza fisica e comunicazione non verbale. Nessuna foto o specchio può restituire questa complessità.
Molte persone si riconoscono poco nelle proprie foto, e a volte questa sensazione può diventare fonte di disagio. Ma non c'è un “vero” volto unico, solo percezioni diverse.
Un saluto.
Gentile utente di mio dottore,
il tema qui riportato è molto importante e meriterebbe uno spazio di riflessione più ampio che solo un percorso psicologico potrebbe fornirle. Si apra alla possibilità di parlarne con un professionista; con il tempo potrebbe aiutarla a trovare le risposte che cerca e a vivere la propria immagine corporea con più serenità.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
il tema qui riportato è molto importante e meriterebbe uno spazio di riflessione più ampio che solo un percorso psicologico potrebbe fornirle. Si apra alla possibilità di parlarne con un professionista; con il tempo potrebbe aiutarla a trovare le risposte che cerca e a vivere la propria immagine corporea con più serenità.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Caro utente grazie della domanda. Quella di cui parli è un'esperienza abbastanza comune: sarebbe interessante approfondire, capendo da quando hai notato questa discrepanza. Sicuramente infatti, è tutta la vita che ti vedi in foto, ma oggi qualcosa fa sì che tu ti veda diverso. Sarebbe quindi utile fare una geografia di questa sensazione, quando hai iniziato ad averla, in che circostanza e soprattutto in che momento di vita. Qualora avessi voglia di approfondire, puoi provare a fissare un primo colloquio online. Cordialmente, Dott.ssa Torregrossa
Gentile Utente,
foto e realtà sono cose differenti che possono dare rappresentazioni differenti.
Se la questione sente toccare la Sua sensibilità può valutare un confronto professionale, diversamente, mi permetto in buona fede, di suggerire di diffidare da pensieri "ossessionanti" in quanto il rischio è che poi qualcosa (non per attendibilità, ma per frequenza) possa apparire più vera. Per cui può valutare di lasciar correre la questione e valutare se questa scorre.
Un saluto
foto e realtà sono cose differenti che possono dare rappresentazioni differenti.
Se la questione sente toccare la Sua sensibilità può valutare un confronto professionale, diversamente, mi permetto in buona fede, di suggerire di diffidare da pensieri "ossessionanti" in quanto il rischio è che poi qualcosa (non per attendibilità, ma per frequenza) possa apparire più vera. Per cui può valutare di lasciar correre la questione e valutare se questa scorre.
Un saluto
Gentile utente, capisco quanto possa essere frustrante notarsi diversi tra lo specchio e le foto. Queste sensazioni possono farci dubitare di come ci vediamo davvero e di come ci vedono gli altri.
Parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a capire meglio da dove nasce questa percezione e a ritrovare un rapporto più sereno con la propria immagine.
Resto a disposizione per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a capire meglio da dove nasce questa percezione e a ritrovare un rapporto più sereno con la propria immagine.
Resto a disposizione per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Ciao,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità questo tuo dubbio. In realtà, è una sensazione molto comune: capita spesso di notarsi diversi nelle foto rispetto allo specchio, e questo può generare insicurezza o confusione.
Quando ti guardi allo specchio, vedi un’immagine speculare, e quindi familiare. È quella a cui sei abituato e che, con il tempo, diventa la “tua” immagine. Le foto, invece, ti mostrano come appari agli altri: non invertito, spesso con angolazioni o luci diverse. Per questo anche piccoli dettagli — come una lieve asimmetria del viso — possono apparire più accentuati o “strani”.
Inoltre, le fotocamere, soprattutto quelle dei cellulari, possono distorcere i lineamenti, soprattutto se scattano da vicino o in condizioni non ottimali. Anche questo contribuisce a farti percepire le foto come meno “fedeli” rispetto allo specchio.
La domanda che ti fai — mi devo fidare dello specchio o delle foto? — è molto interessante, e forse la risposta più utile non sta nello scegliere una delle due immagini come “quella vera”, ma nel provare a chiederti che effetto ti fa vederti in un certo modo, e che cosa ti racconta quella sensazione di disagio o confusione.
In Gestalt diciamo che la percezione non è mai solo visiva, ma è anche emozionale, relazionale, radicata nella storia personale. Quindi potresti provare a osservare non tanto com’è il tuo volto in una foto o allo specchio, ma come ti senti tu quando ti guardi: ti riconosci? Ti accogli? Ti giudichi?
Le immagini, che siano fotografiche o riflesse, non sono la verità su di te, ma sono uno specchio di come ti senti verso te stesso in quel momento. Ed è lì che si può lavorare: non tanto per “sistemare” l’immagine, ma per costruire un rapporto più gentile, curioso e accogliente con la tua identità, con quello che vedi e con quello che provi nel vederti.
Se questa sensazione ti accompagna spesso o ti fa stare male, parlarne in uno spazio terapeutico può aiutarti a portare luce su queste emozioni e a ritrovare un modo più sereno e autentico di stare nella tua immagine.
Un caro saluto,
Veronica De Iuliis – Psicologa
grazie per aver condiviso con tanta sincerità questo tuo dubbio. In realtà, è una sensazione molto comune: capita spesso di notarsi diversi nelle foto rispetto allo specchio, e questo può generare insicurezza o confusione.
Quando ti guardi allo specchio, vedi un’immagine speculare, e quindi familiare. È quella a cui sei abituato e che, con il tempo, diventa la “tua” immagine. Le foto, invece, ti mostrano come appari agli altri: non invertito, spesso con angolazioni o luci diverse. Per questo anche piccoli dettagli — come una lieve asimmetria del viso — possono apparire più accentuati o “strani”.
Inoltre, le fotocamere, soprattutto quelle dei cellulari, possono distorcere i lineamenti, soprattutto se scattano da vicino o in condizioni non ottimali. Anche questo contribuisce a farti percepire le foto come meno “fedeli” rispetto allo specchio.
La domanda che ti fai — mi devo fidare dello specchio o delle foto? — è molto interessante, e forse la risposta più utile non sta nello scegliere una delle due immagini come “quella vera”, ma nel provare a chiederti che effetto ti fa vederti in un certo modo, e che cosa ti racconta quella sensazione di disagio o confusione.
In Gestalt diciamo che la percezione non è mai solo visiva, ma è anche emozionale, relazionale, radicata nella storia personale. Quindi potresti provare a osservare non tanto com’è il tuo volto in una foto o allo specchio, ma come ti senti tu quando ti guardi: ti riconosci? Ti accogli? Ti giudichi?
Le immagini, che siano fotografiche o riflesse, non sono la verità su di te, ma sono uno specchio di come ti senti verso te stesso in quel momento. Ed è lì che si può lavorare: non tanto per “sistemare” l’immagine, ma per costruire un rapporto più gentile, curioso e accogliente con la tua identità, con quello che vedi e con quello che provi nel vederti.
Se questa sensazione ti accompagna spesso o ti fa stare male, parlarne in uno spazio terapeutico può aiutarti a portare luce su queste emozioni e a ritrovare un modo più sereno e autentico di stare nella tua immagine.
Un caro saluto,
Veronica De Iuliis – Psicologa
Buongiorno, essendo la foto un fermoimmagine potrebbe non restituire l'immagine di sè che ha in mente proprio per le caratteristiche della fotografia. Sta comparando immagini diversi di cui solo la foto è statiche e riflette le caratteristiche del momento in cui è scattata come luci, ombre, ma anche l'espressione che aveva in quel momento
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto comune a molte persone: la percezione della propria immagine può variare molto tra specchio e fotografie, anche per via dell’angolazione, della luce o delle distorsioni della fotocamera. Tuttavia, quando questi pensieri generano disagio o insicurezza, può essere utile intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio la relazione con la propria immagine e rafforzare l’autostima.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
quello che descrive è un vissuto comune a molte persone: la percezione della propria immagine può variare molto tra specchio e fotografie, anche per via dell’angolazione, della luce o delle distorsioni della fotocamera. Tuttavia, quando questi pensieri generano disagio o insicurezza, può essere utile intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio la relazione con la propria immagine e rafforzare l’autostima.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Salve, la ringrazio per aver condiviso questo suo pensiero. È comprensibile porsi domande quando si notano differenze tra la propria immagine allo specchio e quella nelle fotografie.
Se sente il bisogno di approfondire queste sensazioni in un contesto di ascolto, può farlo in uno spazio dedicato, dove potersi esprimere con libertà e senza giudizio. Resto a disposizione, in presenza o online, se lo desidera. Un cordiale saluto, Dott. Matteo De Nicoló Psicologo Psicoterapeuta
Se sente il bisogno di approfondire queste sensazioni in un contesto di ascolto, può farlo in uno spazio dedicato, dove potersi esprimere con libertà e senza giudizio. Resto a disposizione, in presenza o online, se lo desidera. Un cordiale saluto, Dott. Matteo De Nicoló Psicologo Psicoterapeuta
Sarebbe da comprendere il rapporto che ha con il suo corpo e il suo aspetto e se questa sua paura "di non essere come gli altri la potrebbero volere" abbia delle radici più profonde
Buongiorno gentile Utente, quella che descrive è una sensazione molto comune, che in realtà riguarda un meccanismo percettivo naturale ma spesso poco conosciuto. Quando ci guardiamo allo specchio, vediamo un'immagine riflessa, quindi "invertita" rispetto alla realtà: i tratti che notiamo ogni giorno (compresi piccoli difetti o asimmetrie) sono abitualmente osservati in quella forma riflessa, e il nostro cervello finisce per accettare quell'immagine come "corretta" e familiare. Quando poi ci vediamo in una fotografia, che restituisce l'immagine così come ci vedono gli altri (non specchiata), percepiamo delle discrepanze che, pur se minime, ci appaiono marcate proprio perché sono fuori dall’abituale rappresentazione che abbiamo interiorizzato di noi stessi.
Inoltre, va considerato che le fotocamere, soprattutto quelle dei telefoni, tendono a distorcere leggermente le proporzioni del volto a seconda della distanza, della lente usata e dell’illuminazione. Ad esempio, i lineamenti centrali come il naso possono risultare più marcati o sproporzionati in certe angolazioni. Non a caso spesso ci vediamo più "naturali" nelle foto tipo quelle dei documenti, scattate con angolazione frontale e illuminazione neutra, che in selfie o foto casuali.
Il disagio che descrive (questo dubbio su quale sia la “vera” immagine) è comprensibile, ma può anche aprire a riflessioni più profonde sul rapporto che ciascuno ha con la propria immagine corporea e identità visiva. Non c'è una sola immagine "vera": il nostro aspetto viene percepito in modi diversi da persone diverse e in contesti diversi. La versione che vediamo allo specchio non è più reale di quella che restituisce una fotografia: è solo più abituale, e quindi più rassicurante.
Quando si comincia a dubitare di quale immagine sia più "giusta", è utile domandarsi: sto osservando il mio volto o sto giudicando me stesso attraverso esso? A volte queste incertezze non nascono da un reale cambiamento del nostro aspetto, ma da una fragilità più ampia nel sentirsi riconosciuti o accettati così come si è.
Se questa discrepanza tra immagine fotografica e immagine riflessa le provoca disagio, confusione o pensieri ripetitivi, potrebbe essere utile parlarne in un contesto psicologico di ascolto, per approfondire come percepisce sé stesso e da dove nasce questo bisogno di conferma esterna.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Inoltre, va considerato che le fotocamere, soprattutto quelle dei telefoni, tendono a distorcere leggermente le proporzioni del volto a seconda della distanza, della lente usata e dell’illuminazione. Ad esempio, i lineamenti centrali come il naso possono risultare più marcati o sproporzionati in certe angolazioni. Non a caso spesso ci vediamo più "naturali" nelle foto tipo quelle dei documenti, scattate con angolazione frontale e illuminazione neutra, che in selfie o foto casuali.
Il disagio che descrive (questo dubbio su quale sia la “vera” immagine) è comprensibile, ma può anche aprire a riflessioni più profonde sul rapporto che ciascuno ha con la propria immagine corporea e identità visiva. Non c'è una sola immagine "vera": il nostro aspetto viene percepito in modi diversi da persone diverse e in contesti diversi. La versione che vediamo allo specchio non è più reale di quella che restituisce una fotografia: è solo più abituale, e quindi più rassicurante.
Quando si comincia a dubitare di quale immagine sia più "giusta", è utile domandarsi: sto osservando il mio volto o sto giudicando me stesso attraverso esso? A volte queste incertezze non nascono da un reale cambiamento del nostro aspetto, ma da una fragilità più ampia nel sentirsi riconosciuti o accettati così come si è.
Se questa discrepanza tra immagine fotografica e immagine riflessa le provoca disagio, confusione o pensieri ripetitivi, potrebbe essere utile parlarne in un contesto psicologico di ascolto, per approfondire come percepisce sé stesso e da dove nasce questo bisogno di conferma esterna.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Buongiorno, grazie per aver condiviso questo suo dubbio così personale e significativo. La percezione di sé è un tema molto complesso e spesso la nostra immagine riflessa, sia nello specchio sia nelle fotografie, può apparire diversa o addirittura distorta rispetto a come ci sentiamo dentro. Quello che lei descrive – il senso di dissonanza tra l’immagine che vede nello specchio e quella che appare nelle foto – può generare una domanda molto profonda: “Chi sono io davvero?” e “Posso fidarmi di quello che vedo?” o "come mi vedono gli altri". Questi interrogativi sono normali e fanno parte di un processo di esplorazione e conoscenza di sé che molte persone attraversano. Le immagini riflettono aspetti diversi: lo specchio ci restituisce una versione speculare di noi stessi, mentre la fotografia ci mostra un’immagine più oggettiva, ma entrambi possono essere influenzati da luci, angolazioni e percezioni personali. Più che affidarsi esclusivamente a una o all’altra immagine, può essere utile iniziare a chiedersi cosa significa per lei “essere” e come vorrebbe sentirsi rispetto alla propria immagine. Se queste domande generano disagio o confusione, un percorso psicoterapeutico può aiutarla a esplorare la sua identità, migliorare la relazione con sé stesso e trovare maggiore serenità nell’immagine che ha di sé.
Resto a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un cordiale saluto,
Dott. Domenico Mattiello
Psicologo – Psicoterapeuta
Resto a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un cordiale saluto,
Dott. Domenico Mattiello
Psicologo – Psicoterapeuta
Buonasera, capisco quanto possa essere disorientante notare una differenza tra come si vede allo specchio e come appare nelle foto. Quello che descrive è un fenomeno che può avere diverse spiegazioni, e cercherò di aiutarla a comprenderlo meglio.
In primo luogo, è importante sapere che la percezione di sé stessa può variare a seconda del contesto. Quando ci guardiamo allo specchio, abbiamo un’immagine diretta e continua di noi stessi, che il nostro cervello ha imparato a riconoscere e a “normalizzare” nel tempo. Le foto, invece, catturano un’immagine bidimensionale e spesso da angolazioni diverse, influenzate da fattori come l’illuminazione, l’obiettivo della fotocamera o persino il modo in cui tieniamo la testa. Questo può accentuare dettagli, come il naso leggermente storto che menzionato, facendolo apparire più evidente rispetto a come lo percepisce quotidianamente.
Riguardo al suo dubbio se siano le foto a distorcere la sua immagine o se lei debba fidarsi di come si vede allo specchio, non c’è una risposta univoca. Entrambi i punti di vista possono essere veri in parte. Le foto possono distorcere, ma allo stesso tempo lo specchio offre una visione che i suoi schemi cognitivi hanno adattato nel tempo. Quello che conta davvero è come si senti con se stessa: se questa differenza le crea disagio o insicurezza, potrebbe essere utile parlarne con qualcuno, magari un professionista come uno psicologo, per esplorare meglio queste sensazioni.
Per approfondire il discorso in merito ed esplorare le possibili soluzioni puo' contattarmi tranquillamente e sono disponibile per qualsiasi domanda o curiosità.
Un cordiale saluto,
Dott.Filippo Castelluzzo
In primo luogo, è importante sapere che la percezione di sé stessa può variare a seconda del contesto. Quando ci guardiamo allo specchio, abbiamo un’immagine diretta e continua di noi stessi, che il nostro cervello ha imparato a riconoscere e a “normalizzare” nel tempo. Le foto, invece, catturano un’immagine bidimensionale e spesso da angolazioni diverse, influenzate da fattori come l’illuminazione, l’obiettivo della fotocamera o persino il modo in cui tieniamo la testa. Questo può accentuare dettagli, come il naso leggermente storto che menzionato, facendolo apparire più evidente rispetto a come lo percepisce quotidianamente.
Riguardo al suo dubbio se siano le foto a distorcere la sua immagine o se lei debba fidarsi di come si vede allo specchio, non c’è una risposta univoca. Entrambi i punti di vista possono essere veri in parte. Le foto possono distorcere, ma allo stesso tempo lo specchio offre una visione che i suoi schemi cognitivi hanno adattato nel tempo. Quello che conta davvero è come si senti con se stessa: se questa differenza le crea disagio o insicurezza, potrebbe essere utile parlarne con qualcuno, magari un professionista come uno psicologo, per esplorare meglio queste sensazioni.
Per approfondire il discorso in merito ed esplorare le possibili soluzioni puo' contattarmi tranquillamente e sono disponibile per qualsiasi domanda o curiosità.
Un cordiale saluto,
Dott.Filippo Castelluzzo
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