salve dottori ho 23 anni ed un anno e mezzo fa ho perso mio papà. premetto che in passato ho già pa
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salve dottori ho 23 anni ed un anno e mezzo fa ho perso mio papà.
premetto che in passato ho già passato un periodo durato 2 anni di ansia e da un anno e mezzo a questa parte è tutto tornato ma 10 volte più forte, elenco i miei sintomi per far capire, tralasciando il fatto che soffro di cervicale cronica e mi impedisce di fare attività e che con l’ansia si tirano la coda a vicenda, mi prendono dolori intercostali,mi sento come se mi distaccassi dal mio corpo, fatica a respirare come se mi si bloccasse la bocca dello stomaco, mi sento stordito, strano, malesse generale, e tutto questo appena metto piede fuori da casa tutto questo si aplifica peggiorando sopratutto il collo che mi accentua quella sensazione di stordimento, io non so più come uscire da questo schifo un ragazzo di 23 anni chiuso dentro casa a non fare nulla non riesco a riprendere la mia vita in mano, ho paura di tutto, ho il terrore dell’infarto dopo aver vissuto l’accaduto di papà.
ho fatto tutte le visite necessarie e ve le elenco:
rmn encefalo, rmn cervicale (inversione lordosi, protrusione c4-c5 senza effetti compressivi), analisi, 2 visite cardiologiche e tutto è ok, prendo mezza pasticca di lobivon per regolare battiti e pressione perché dopo che mi è successo questo i primi mesi avevo sempre i battiti a cannone con la pressione alle stelle ora si è regolato tutto.
la domanda che vi faccio è, ma è possibile che l’ansia ti faccia stare così tanto male? fisicamente senza vita, cioè praticamente è bruttissimo da dire ma le persone con malattie serie a me capita di vederle perché sono nel settore della sanità e vivono meglio di persone con l’ansia io questo mi chiedo, a volte penso sia anche una mancanza di rispetto verso le persone malate che combattono contro qualcosa che effettivamente cè.
non so più cosa fare ho provato farmaci che ho smesso come cymbalta e lyrica.
vorrei trovare la pace e ritrovare la serenità di un tempo e fare la vita di un ragazzo normale e godermi la vita almeno un minimo, provo sempre a cercare un briciolo di speranza ma che con il tempo sta svanendo sempre di più.
vi ringrazio in anticipo
premetto che in passato ho già passato un periodo durato 2 anni di ansia e da un anno e mezzo a questa parte è tutto tornato ma 10 volte più forte, elenco i miei sintomi per far capire, tralasciando il fatto che soffro di cervicale cronica e mi impedisce di fare attività e che con l’ansia si tirano la coda a vicenda, mi prendono dolori intercostali,mi sento come se mi distaccassi dal mio corpo, fatica a respirare come se mi si bloccasse la bocca dello stomaco, mi sento stordito, strano, malesse generale, e tutto questo appena metto piede fuori da casa tutto questo si aplifica peggiorando sopratutto il collo che mi accentua quella sensazione di stordimento, io non so più come uscire da questo schifo un ragazzo di 23 anni chiuso dentro casa a non fare nulla non riesco a riprendere la mia vita in mano, ho paura di tutto, ho il terrore dell’infarto dopo aver vissuto l’accaduto di papà.
ho fatto tutte le visite necessarie e ve le elenco:
rmn encefalo, rmn cervicale (inversione lordosi, protrusione c4-c5 senza effetti compressivi), analisi, 2 visite cardiologiche e tutto è ok, prendo mezza pasticca di lobivon per regolare battiti e pressione perché dopo che mi è successo questo i primi mesi avevo sempre i battiti a cannone con la pressione alle stelle ora si è regolato tutto.
la domanda che vi faccio è, ma è possibile che l’ansia ti faccia stare così tanto male? fisicamente senza vita, cioè praticamente è bruttissimo da dire ma le persone con malattie serie a me capita di vederle perché sono nel settore della sanità e vivono meglio di persone con l’ansia io questo mi chiedo, a volte penso sia anche una mancanza di rispetto verso le persone malate che combattono contro qualcosa che effettivamente cè.
non so più cosa fare ho provato farmaci che ho smesso come cymbalta e lyrica.
vorrei trovare la pace e ritrovare la serenità di un tempo e fare la vita di un ragazzo normale e godermi la vita almeno un minimo, provo sempre a cercare un briciolo di speranza ma che con il tempo sta svanendo sempre di più.
vi ringrazio in anticipo
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo.
Posso solo immaginare quanto possa essere difficile portare il peso dell’ansia e della paura, soprattutto dopo la perdita di suo padre.
Quello che sente non è "esagerato": l’ansia può davvero far star male sia fisicamente sia mentalmente, e la sua sofferenza è reale.
Voglio che sappia che non è solo e che ciò che prova è umano.
La voglia di tornare a vivere, di ritrovare serenità e di sentirsi di nuovo libero di godersi la vita è un segnale prezioso: dentro di lei ci sono ancora forza e possibilità di cambiamento, anche se ora possono sembrarle lontane.
Anche piccoli momenti in cui ci si prende cura di sé o ci si concede di osservare con attenzione ciò che accade dentro possono aiutare a sentirsi un po’ più leggeri e a vivere con maggiore chiarezza le proprie emozioni. Rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Gloria Simoni, Psicologa
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo.
Posso solo immaginare quanto possa essere difficile portare il peso dell’ansia e della paura, soprattutto dopo la perdita di suo padre.
Quello che sente non è "esagerato": l’ansia può davvero far star male sia fisicamente sia mentalmente, e la sua sofferenza è reale.
Voglio che sappia che non è solo e che ciò che prova è umano.
La voglia di tornare a vivere, di ritrovare serenità e di sentirsi di nuovo libero di godersi la vita è un segnale prezioso: dentro di lei ci sono ancora forza e possibilità di cambiamento, anche se ora possono sembrarle lontane.
Anche piccoli momenti in cui ci si prende cura di sé o ci si concede di osservare con attenzione ciò che accade dentro possono aiutare a sentirsi un po’ più leggeri e a vivere con maggiore chiarezza le proprie emozioni. Rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Gloria Simoni, Psicologa
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Buongiorno, prima di tutto mi dispiace per il lutto che ha subito e per i sintomi che descrive. L'ansia può essere molto invalidante, le suggerirei di iniziare un percorso psicologico che possa aiutarla a comprendere e gestire al meglio la sintomatologia che descrive. Se ne avesse necessità sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Buongiorno come prima cosa mi sento di dirle che è fondamentale che sappia che i suoi sintomi, sia fisici che emotivi, sono reali e assolutamente legittimi. La sintomatologia fisica che descrive (stordimento, dispnea, derealizzazione) è una comune e potente manifestazione di un disturbo d'ansia grave, esacerbato probabilmente dalla perdita paterna e dal periodo che sta vivendo. Il corpo reagisce in modo concreto allo stress emotivo cronico.
Non esiste una gerarchia della sofferenza. Il timore di non essere all'altezza di chi affronta malattie organiche è comprensibile, ma va superato: i disturbi psicologici hanno un impatto invalidante e meritano la stessa serietà e cura.
Avendo escluso cause organiche dirette attraverso i controlli medici, è essenziale riconoscere la profonda correlazione mente-corpo. I sintomi fisici potrebbero essere l'espressione di un dolore emotivo e di una paura che non hanno ancora trovato uno spazio per essere elaborati. La terapia farmacologica è utile ma spesso va associata ad un percorso psicologico così da poter lavorare sia sui sintomi che sulle loro cause profonde.
La invito caldamente a considerare un percorso di terapia cosi da poter dare forma e voce al lutto ed a tutte le emozioni che la stanno bloccando, così da provare ad interrompere o attenuare il circolo vizioso tra ansia e tensione fisica. I sintomi corporei spesso possono essere un segnale che la nostra psiche ci manda per farci attenzionare un aspetto che forse sta venendo ignorato. Anche se adesso le potrà sembrare tutto difficile e comprensibilmente si sente senza speranza con il tempo e con il giusto lavoro potrà riprendere la sua vita. Le auguro una buona giornata e un grande in bocca a lupo.
Dott. Pagano Alex.
Non esiste una gerarchia della sofferenza. Il timore di non essere all'altezza di chi affronta malattie organiche è comprensibile, ma va superato: i disturbi psicologici hanno un impatto invalidante e meritano la stessa serietà e cura.
Avendo escluso cause organiche dirette attraverso i controlli medici, è essenziale riconoscere la profonda correlazione mente-corpo. I sintomi fisici potrebbero essere l'espressione di un dolore emotivo e di una paura che non hanno ancora trovato uno spazio per essere elaborati. La terapia farmacologica è utile ma spesso va associata ad un percorso psicologico così da poter lavorare sia sui sintomi che sulle loro cause profonde.
La invito caldamente a considerare un percorso di terapia cosi da poter dare forma e voce al lutto ed a tutte le emozioni che la stanno bloccando, così da provare ad interrompere o attenuare il circolo vizioso tra ansia e tensione fisica. I sintomi corporei spesso possono essere un segnale che la nostra psiche ci manda per farci attenzionare un aspetto che forse sta venendo ignorato. Anche se adesso le potrà sembrare tutto difficile e comprensibilmente si sente senza speranza con il tempo e con il giusto lavoro potrà riprendere la sua vita. Le auguro una buona giornata e un grande in bocca a lupo.
Dott. Pagano Alex.
Buongiorno, vorrei proporle una riflessione sugli effetti dell'ansia sul corpo. L'ansia agisce sul corpo quando emozioni o impulsi non riconosciuti dalla nostra parte cosciente (il rimosso) cercano comunque una via d'espressione. Ciò che non riesce ad essere pensato o simbolizzato viene allora vissuto fisicamente: il corpo raccoglie la tensione psichica e la traduce in segnali come nausea, oppressione al petto, agitazione, tremori o difficoltà a respirare. Questi sintomi non sono solo reazioni biologiche, ma rappresentano anche un linguaggio corporeo attraverso cui il conflitto inconscio tenta di farsi ascoltare. In questo senso, il corpo diventa una sorta di "spazio di emergenza" in cui si manifesta ciò che la mente non riesce ancora ad elaborare.
Vanno benissimo tutti i controlli medici che lei ha fatto o che vorrà ancora fare, ma potrebbe pensare di iniziare un percorso psicoterapeutico nel quale provare ad interrogare la questione anche da un altro punto di vista.
Un saluto
Vanno benissimo tutti i controlli medici che lei ha fatto o che vorrà ancora fare, ma potrebbe pensare di iniziare un percorso psicoterapeutico nel quale provare ad interrogare la questione anche da un altro punto di vista.
Un saluto
Sì, l’ansia può far stare molto male. Non perché “si immagina” qualcosa, ma perché il corpo risponde a un trauma che non ha ancora trovato il suo posto. Dopo la perdita di suo padre, il corpo sembra essersi fatto carico di ciò che non riesce a essere detto: la paura, il vuoto, l’improvviso crollo delle certezze.
I sintomi che descrive — il fiato corto, il distacco, lo stordimento, il dolore — non parlano di una malattia organica, ma di un corpo coinvolto nell’angoscia. È proprio questo che li rende così intensi.
Il punto non è convincersi che “non è niente”, ma dare spazio alla storia da cui tutto questo nasce.
In un percorso terapeutico si lavora esattamente su questo: permettere che ciò che è rimasto senza parola trovi un modo di essere ascoltato, così che non debba più passare solo attraverso il corpo.
Non c’è mancanza di rispetto verso chi ha altre sofferenze: la sua è reale, e merita attenzione. Buon pomeriggio
I sintomi che descrive — il fiato corto, il distacco, lo stordimento, il dolore — non parlano di una malattia organica, ma di un corpo coinvolto nell’angoscia. È proprio questo che li rende così intensi.
Il punto non è convincersi che “non è niente”, ma dare spazio alla storia da cui tutto questo nasce.
In un percorso terapeutico si lavora esattamente su questo: permettere che ciò che è rimasto senza parola trovi un modo di essere ascoltato, così che non debba più passare solo attraverso il corpo.
Non c’è mancanza di rispetto verso chi ha altre sofferenze: la sua è reale, e merita attenzione. Buon pomeriggio
Buongiorno, dal tuo racconto emerge una sofferenza davvero intensa, e prima di tutto vorrei dirti che è comprensibile sentirti così dopo la perdita di tuo papà. Un lutto così profondo, può lasciare un segno forte e riattivare ansie e paure che il corpo poi esprime in modo molto concreto.
I sintomi che descrivi — la sensazione di distacco, il respiro che si blocca, lo stordimento, i dolori, la paura dell’infarto — sono reali. Non sono “nella tua testa”, non te li stai inventando e non sono un’esagerazione. Il corpo, quando è travolto da un dolore emotivo così grande, trova dei modi per segnalare che non ce la fa più a reggere da solo. È come se ti stesse dicendo: “Fermati un momento, prenditi cura di me e di quello che sto sentendo”.
E non devi sentirti in colpa se stai così male. Non stai mancando di rispetto a nessuno. Il tuo dolore non è “meno legittimo” perché qualcun altro soffre in modo diverso. La tua sofferenza esiste, pesa, ti sta cambiando la vita — e merita ascolto, attenzione e cura, esattamente come qualsiasi altra forma di sofferenza.
È importante anche che tu abbia fatto tutte le visite necessarie: questo ti dice che il tuo cuore e il tuo corpo, dal punto di vista medico, stanno reggendo. Quello che rimane è la parte emotiva, che spesso può essere la più pesante da portare da soli.
Per tutto questo, credo che un percorso psicologico potrebbe esserti di grande aiuto. Non perché “sei sbagliato” o perché “non ce la fai”, ma perché nessuno dovrebbe affrontare da solo un dolore così grande. Un/una terapeuta potrebbe aiutarti a dare spazio e voce alle tue paure, al trauma della perdita, al terrore che ti si è attaccato addosso dopo la morte di tuo papà. Potresti lavorare su ciò che senti, su quello che temi, e piano piano ritrovare un modo più stabile e sicuro per stare nel tuo corpo e nella tua vita.
Non è un percorso immediato, ma può darti sollievo, strumenti e soprattutto la possibilità di tornare a vivere — davvero — come un ragazzo della tua età merita.
La speranza che senti affievolirsi non è persa: forse è solo molto stanca, come te. E chiedere aiuto può essere il primo passo per farla tornare a respirare.
I sintomi che descrivi — la sensazione di distacco, il respiro che si blocca, lo stordimento, i dolori, la paura dell’infarto — sono reali. Non sono “nella tua testa”, non te li stai inventando e non sono un’esagerazione. Il corpo, quando è travolto da un dolore emotivo così grande, trova dei modi per segnalare che non ce la fa più a reggere da solo. È come se ti stesse dicendo: “Fermati un momento, prenditi cura di me e di quello che sto sentendo”.
E non devi sentirti in colpa se stai così male. Non stai mancando di rispetto a nessuno. Il tuo dolore non è “meno legittimo” perché qualcun altro soffre in modo diverso. La tua sofferenza esiste, pesa, ti sta cambiando la vita — e merita ascolto, attenzione e cura, esattamente come qualsiasi altra forma di sofferenza.
È importante anche che tu abbia fatto tutte le visite necessarie: questo ti dice che il tuo cuore e il tuo corpo, dal punto di vista medico, stanno reggendo. Quello che rimane è la parte emotiva, che spesso può essere la più pesante da portare da soli.
Per tutto questo, credo che un percorso psicologico potrebbe esserti di grande aiuto. Non perché “sei sbagliato” o perché “non ce la fai”, ma perché nessuno dovrebbe affrontare da solo un dolore così grande. Un/una terapeuta potrebbe aiutarti a dare spazio e voce alle tue paure, al trauma della perdita, al terrore che ti si è attaccato addosso dopo la morte di tuo papà. Potresti lavorare su ciò che senti, su quello che temi, e piano piano ritrovare un modo più stabile e sicuro per stare nel tuo corpo e nella tua vita.
Non è un percorso immediato, ma può darti sollievo, strumenti e soprattutto la possibilità di tornare a vivere — davvero — come un ragazzo della tua età merita.
La speranza che senti affievolirsi non è persa: forse è solo molto stanca, come te. E chiedere aiuto può essere il primo passo per farla tornare a respirare.
Salve. Le faccio un esempio a proposito dell'ansia. Pensi ad una macchina che ha problemi motoristici, cosa farebbe?
Andrebbe dal meccanico e in qualche ora o massimo qualche giorno la macchina viene aggiustata.
Bene questa potrebbe essere paragonabile ad un problema FISICO.
Ora pensi se la stessa macchina avesse un problema elettrico ad una centralina.
Cosa farebbe?
Andrebbe da un elettrauto ma si sa che quando una centralina è rovinata è difficile che quella stessa macchina torni ad essere la stessa.
Ecco questo è ciò che accade nella nostra mente su per giù anche se non siamo macchine, si sà.
Però se la nostra mente soffre anche il nostro corpo soffre e ancora di più se non riusciamo a dare una spiegazione fisica.
Dovrebbe capire da cosa nasce questo segnale corporeo, ovvero il suo malessere.
Andrebbe dal meccanico e in qualche ora o massimo qualche giorno la macchina viene aggiustata.
Bene questa potrebbe essere paragonabile ad un problema FISICO.
Ora pensi se la stessa macchina avesse un problema elettrico ad una centralina.
Cosa farebbe?
Andrebbe da un elettrauto ma si sa che quando una centralina è rovinata è difficile che quella stessa macchina torni ad essere la stessa.
Ecco questo è ciò che accade nella nostra mente su per giù anche se non siamo macchine, si sà.
Però se la nostra mente soffre anche il nostro corpo soffre e ancora di più se non riusciamo a dare una spiegazione fisica.
Dovrebbe capire da cosa nasce questo segnale corporeo, ovvero il suo malessere.
Salve, potendo escludere che i suoi sintomi abbiano causa organica, considerando gli approfondimenti medici a cui si è sottoposto, sono manifestazioni d'ansia che vanno interrogati. Lei colloca l'esordio dei suoi sintomi ansiosi ad un anno e mezzo fa, che coincide con la perdita di suo padre. La perdita di una persona cara richiede un tempo di elaborazione del lutto, per cui sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia per dare voce e spazio alla sua sofferenza, che va ascoltata (non si tratta di "mancanza di rispetto nei confronti delle persone malate"). Cordialmente.
Gentile utente,
l’esperienza che descrive è purtroppo molto comune nei quadri d’ansia legati a un lutto traumatico. La perdita di una figura di riferimento può generare un senso profondo di vulnerabilità fisica e psicologica: il corpo rimane in allerta e interpreta ogni sensazione come un possibile segnale di pericolo.
I sintomi che riporta — stordimento, derealizzazione, difficoltà respiratoria, tensioni intercostali e cervicali, aumento dei battiti — sono tipici delle condizioni ansiose di lunga durata. Il fatto che le visite mediche risultino tutte negative conferma che il problema non è organico, ma legato alla risposta fisiologica dello stress.
Quando l’ansia diventa così intensa può effettivamente togliere energia, lucidità e qualità di vita, fino a far sentire “senza vita”, come dice Lei. Non è una mancanza di rispetto verso chi soffre di altre malattie: è un modo in cui il suo sistema nervoso sta reagendo alla paura e al dolore del lutto, che ha lasciato una traccia molto profonda.
In questi casi è importante affrontare simultaneamente due aspetti: il lavoro psicoterapeutico sul trauma e sulla paura dell’infarto, e un supporto farmacologico adeguato che stabilizzi i sintomi fisici e aiuti il corpo a uscire dallo stato di allerta costante. Con un trattamento integrato, la qualità della vita può migliorare in modo significativo.
Dott.ssa Sara Petroni
l’esperienza che descrive è purtroppo molto comune nei quadri d’ansia legati a un lutto traumatico. La perdita di una figura di riferimento può generare un senso profondo di vulnerabilità fisica e psicologica: il corpo rimane in allerta e interpreta ogni sensazione come un possibile segnale di pericolo.
I sintomi che riporta — stordimento, derealizzazione, difficoltà respiratoria, tensioni intercostali e cervicali, aumento dei battiti — sono tipici delle condizioni ansiose di lunga durata. Il fatto che le visite mediche risultino tutte negative conferma che il problema non è organico, ma legato alla risposta fisiologica dello stress.
Quando l’ansia diventa così intensa può effettivamente togliere energia, lucidità e qualità di vita, fino a far sentire “senza vita”, come dice Lei. Non è una mancanza di rispetto verso chi soffre di altre malattie: è un modo in cui il suo sistema nervoso sta reagendo alla paura e al dolore del lutto, che ha lasciato una traccia molto profonda.
In questi casi è importante affrontare simultaneamente due aspetti: il lavoro psicoterapeutico sul trauma e sulla paura dell’infarto, e un supporto farmacologico adeguato che stabilizzi i sintomi fisici e aiuti il corpo a uscire dallo stato di allerta costante. Con un trattamento integrato, la qualità della vita può migliorare in modo significativo.
Dott.ssa Sara Petroni
Gentile,
Mi dispiace molto per ciò che sta vivendo e per il dolore legato alla perdita di suo padre. Un trauma così profondo può lasciare un segno che, soprattutto alla sua età, si intreccia facilmente con la paura, con l’ansia e con la sensazione di non avere più controllo sul proprio corpo. Quello che descrive ha una coerenza psicologica molto chiara: l’evento traumatico ha toccato il punto più vulnerabile, la paura di morire e di vedere accadere a sé ciò che ha visto accadere a suo padre. Da lì il corpo è diventato un luogo da monitorare, da controllare, da temere. Ogni sensazione viene letta come un possibile segnale di pericolo e questo alimenta un circuito che rende l’ansia sempre più forte e sempre più fisica
I sintomi che riporta, compreso lo stordimento, la fatica a respirare, la sensazione di distacco, i dolori intercostali e la tensione cervicale, sono manifestazioni molto comuni in chi vive un’ansia intensa e prolungata. L’ansia non si limita alla mente, coinvolge in modo diretto il corpo, irrigidisce muscoli, altera il respiro, modifica la percezione interna e amplifica ogni stimolo. Il fatto che tutto peggiori appena mette piede fuori casa non parla di una reale malattia fisica, ma del fatto che in quel momento il suo sistema nervoso interpreta il mondo esterno come un luogo minaccioso e immediatamente si attiva come se dovesse difendersi. Per questo sente di “non avere vita”, non perché ci sia qualcosa di realmente pericoloso, ma perché l’ansia sta occupando tutto lo spazio.
Lei ha già fatto accertamenti molto approfonditi e questo è un dato importante: il suo corpo è sano, ma è esausto da mesi di iperattivazione. Questo conferma che ciò che sente non è immaginario e non è “mancanza di rispetto” verso chi ha una malattia vera; è sofferenza reale, solo di natura diversa. Le persone che vede lavorando nella sanità affrontano battaglie durissime, ma questo non rende la sua meno legittima. L’ansia, quando diventa così intensa, può togliere energie, lucidità, libertà e speranza quanto una malattia organica: non è debolezza, è il segno di quanto sia stato provato da un dolore enorme che non ha ancora trovato un posto dentro di lei.
La sensazione di non riuscire a riprendere la vita in mano non è un fallimento personale. È l’effetto di un sistema che è rimasto troppo a lungo in allerta senza essere aiutato a calmarsi. Può ritrovare serenità, ma non da solo e non forzandosi a “essere normale”. Serve un percorso graduale che la aiuti a rimettere insieme corpo e mente, a ridurre la paura del sintomo, a ricostruire un senso di sicurezza interna e a integrare la perdita di suo padre senza sentirla come una minaccia continua per la sua vita.
L’ansia può davvero far stare così male, ma non è una condanna. È una risposta a un dolore che non è stato ancora elaborato. Il fatto che desideri la pace, che cerchi risposte, che voglia tornare a vivere è già un punto di partenza molto forte.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Mi dispiace molto per ciò che sta vivendo e per il dolore legato alla perdita di suo padre. Un trauma così profondo può lasciare un segno che, soprattutto alla sua età, si intreccia facilmente con la paura, con l’ansia e con la sensazione di non avere più controllo sul proprio corpo. Quello che descrive ha una coerenza psicologica molto chiara: l’evento traumatico ha toccato il punto più vulnerabile, la paura di morire e di vedere accadere a sé ciò che ha visto accadere a suo padre. Da lì il corpo è diventato un luogo da monitorare, da controllare, da temere. Ogni sensazione viene letta come un possibile segnale di pericolo e questo alimenta un circuito che rende l’ansia sempre più forte e sempre più fisica
I sintomi che riporta, compreso lo stordimento, la fatica a respirare, la sensazione di distacco, i dolori intercostali e la tensione cervicale, sono manifestazioni molto comuni in chi vive un’ansia intensa e prolungata. L’ansia non si limita alla mente, coinvolge in modo diretto il corpo, irrigidisce muscoli, altera il respiro, modifica la percezione interna e amplifica ogni stimolo. Il fatto che tutto peggiori appena mette piede fuori casa non parla di una reale malattia fisica, ma del fatto che in quel momento il suo sistema nervoso interpreta il mondo esterno come un luogo minaccioso e immediatamente si attiva come se dovesse difendersi. Per questo sente di “non avere vita”, non perché ci sia qualcosa di realmente pericoloso, ma perché l’ansia sta occupando tutto lo spazio.
Lei ha già fatto accertamenti molto approfonditi e questo è un dato importante: il suo corpo è sano, ma è esausto da mesi di iperattivazione. Questo conferma che ciò che sente non è immaginario e non è “mancanza di rispetto” verso chi ha una malattia vera; è sofferenza reale, solo di natura diversa. Le persone che vede lavorando nella sanità affrontano battaglie durissime, ma questo non rende la sua meno legittima. L’ansia, quando diventa così intensa, può togliere energie, lucidità, libertà e speranza quanto una malattia organica: non è debolezza, è il segno di quanto sia stato provato da un dolore enorme che non ha ancora trovato un posto dentro di lei.
La sensazione di non riuscire a riprendere la vita in mano non è un fallimento personale. È l’effetto di un sistema che è rimasto troppo a lungo in allerta senza essere aiutato a calmarsi. Può ritrovare serenità, ma non da solo e non forzandosi a “essere normale”. Serve un percorso graduale che la aiuti a rimettere insieme corpo e mente, a ridurre la paura del sintomo, a ricostruire un senso di sicurezza interna e a integrare la perdita di suo padre senza sentirla come una minaccia continua per la sua vita.
L’ansia può davvero far stare così male, ma non è una condanna. È una risposta a un dolore che non è stato ancora elaborato. Il fatto che desideri la pace, che cerchi risposte, che voglia tornare a vivere è già un punto di partenza molto forte.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Il suo disturbo è certamente il segno di un problema di somatizzazione del suo dolore; è possibile attraverso una presa in carico con tecniche psico coporee riuscire a dare il giusto spazio alla unità mente- corpo. Potrebbe inoltre iniziare un percorso con la mindfulness nello specifico il protocollo MBSR Gestione dello stress e apprendere come integrare le pratiche psico coporee e riuscire a gestire ansia e somatizzazioni.
Si informi se nella sua zona sono attivi dei corsi o in alternativa è possibile seguire il protocollo online.
Si informi se nella sua zona sono attivi dei corsi o in alternativa è possibile seguire il protocollo online.
Gentile paziente,
il dolore che sta vivendo è reale e comprensibile. La perdita di suo padre, in un’età così giovane, può scatenare una risposta ansiosa molto intensa e profonda, soprattutto se in passato aveva già vissuto episodi di ansia. Non c’è nulla di “esagerato” in ciò che prova: è la conseguenza di un trauma emotivo importante che ha destabilizzato corpo e mente.
I sintomi che descrive stordimento, difficoltà respiratoria, tensione al collo, dolori intercostali, sensazione di distacco dal corpo, paura di uscire di casa sono tipici dell’ansia severa e degli attacchi di panico. L’ansia può generare sintomi fisici molto più invalidanti di quanto si immagini, proprio perché mantiene il corpo in uno stato costante di allerta. Non è una mancanza di rispetto verso chi ha una malattia organica: è un disturbo a tutti gli effetti, con un impatto enorme sulla qualità di vita.
Il fatto che abbia svolto tutti gli accertamenti (cardiologici, neurologici, analisi, risonanze) e che siano risultati nella norma è un dato importante: indica che il suo cuore e il suo corpo stanno bene. Il problema non è il cuore che si ammala, ma la paura del cuore che amplifica ogni sensazione.
Il trauma della morte di suo padre ha lasciato una ferita profonda che il suo sistema nervoso non è ancora riuscito a elaborare. La paura dell’infarto è una proiezione naturale di ciò che ha vissuto: il timore che ciò che è successo a lui possa succedere a lei. Quando l’ansia si combina con la cervicale cronica, tutto si intensifica, e l’uscita di casa diventa un’esperienza troppo carica di allarme.
La cosa più importante ora è non affrontare tutto da solo.
La buona notizia è che questi disturbi migliorano, e molto, quando si lavora nel modo corretto.L’ansia può far stare malissimo, ma non è pericolosa. È curabile. Il fatto che lei cerchi risposte, che voglia stare meglio e che abbia fatto tutti i controlli è già un segnale di grande forza, anche se ora non lo percepisce.
Non è destinato a vivere così. Con un percorso mirato può tornare a uscire, a muoversi, a respirare meglio e a non sentire più il corpo come un nemico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale.
Se desidera approfondire e ricevere un supporto personalizzato, può prenotare una visita.
il dolore che sta vivendo è reale e comprensibile. La perdita di suo padre, in un’età così giovane, può scatenare una risposta ansiosa molto intensa e profonda, soprattutto se in passato aveva già vissuto episodi di ansia. Non c’è nulla di “esagerato” in ciò che prova: è la conseguenza di un trauma emotivo importante che ha destabilizzato corpo e mente.
I sintomi che descrive stordimento, difficoltà respiratoria, tensione al collo, dolori intercostali, sensazione di distacco dal corpo, paura di uscire di casa sono tipici dell’ansia severa e degli attacchi di panico. L’ansia può generare sintomi fisici molto più invalidanti di quanto si immagini, proprio perché mantiene il corpo in uno stato costante di allerta. Non è una mancanza di rispetto verso chi ha una malattia organica: è un disturbo a tutti gli effetti, con un impatto enorme sulla qualità di vita.
Il fatto che abbia svolto tutti gli accertamenti (cardiologici, neurologici, analisi, risonanze) e che siano risultati nella norma è un dato importante: indica che il suo cuore e il suo corpo stanno bene. Il problema non è il cuore che si ammala, ma la paura del cuore che amplifica ogni sensazione.
Il trauma della morte di suo padre ha lasciato una ferita profonda che il suo sistema nervoso non è ancora riuscito a elaborare. La paura dell’infarto è una proiezione naturale di ciò che ha vissuto: il timore che ciò che è successo a lui possa succedere a lei. Quando l’ansia si combina con la cervicale cronica, tutto si intensifica, e l’uscita di casa diventa un’esperienza troppo carica di allarme.
La cosa più importante ora è non affrontare tutto da solo.
La buona notizia è che questi disturbi migliorano, e molto, quando si lavora nel modo corretto.L’ansia può far stare malissimo, ma non è pericolosa. È curabile. Il fatto che lei cerchi risposte, che voglia stare meglio e che abbia fatto tutti i controlli è già un segnale di grande forza, anche se ora non lo percepisce.
Non è destinato a vivere così. Con un percorso mirato può tornare a uscire, a muoversi, a respirare meglio e a non sentire più il corpo come un nemico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale.
Se desidera approfondire e ricevere un supporto personalizzato, può prenotare una visita.
Salve, ciò che ha vissuto è un evento che può scuotere profondamente e i sintomi che descrive sono segnali di un sistema che sta facendo molta fatica.
L’ansia può produrre sintomi fisici molto intensi e il fatto che tutte le visite siano risultate nella norma è un’informazione importante.
Da quello che racconta un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla molto quindi se desidera possiamo capire insieme come impostarne uno.
L’ansia può produrre sintomi fisici molto intensi e il fatto che tutte le visite siano risultate nella norma è un’informazione importante.
Da quello che racconta un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla molto quindi se desidera possiamo capire insieme come impostarne uno.
Mi dispiace molto per ciò che stai vivendo: la perdita di un genitore è un evento profondamente traumatico, e i sintomi che descrivi – derealizzazione, stordimento, difficoltà a respirare, dolori intercostali, paura di uscire – sono purtroppo molto compatibili con un’ansia intensa e non sono rari dopo un lutto così destabilizzante. L’ansia può davvero far stare male “fisicamente”, anche in modo grave, perché coinvolge il sistema nervoso, la respirazione, la tensione muscolare (che nel tuo caso si somma alla cervicale) e la percezione del corpo.
Il fatto che tu abbia fatto tutte le visite e siano risultate nella norma è un dato importante: conferma che il tuo corpo sta reagendo a un forte stress, non a una malattia cardiaca o neurologica. Questo non significa che “non sia reale”: i sintomi dell’ansia sono reali e debilitanti, e non c’è nessuna mancanza di rispetto nel soffrire per qualcosa che non si vede.
Quello che può aiutarti ora è un percorso psicoterapeutico continuativo, senza interrompere o cambiare farmaci da solo, e un confronto con lo specialista per trovare una terapia farmacologica che tu possa tollerare meglio. Anche piccoli passi quotidiani – uscire per pochi minuti, riprendere gradualmente attività leggere, strutturare la giornata – possono pian piano ridurre la sensazione di chiusura e paura.
Non è una condanna: molte persone, anche giovani come te, escono da momenti simili e tornano a vivere con serenità. Il tuo dolore è comprensibile, e merita cura e tempo, non giudizio. Donati la possibilità di essere aiutato: la speranza che senti affievolirsi può tornare, e non devi affrontare tutto questo da solo.
Il fatto che tu abbia fatto tutte le visite e siano risultate nella norma è un dato importante: conferma che il tuo corpo sta reagendo a un forte stress, non a una malattia cardiaca o neurologica. Questo non significa che “non sia reale”: i sintomi dell’ansia sono reali e debilitanti, e non c’è nessuna mancanza di rispetto nel soffrire per qualcosa che non si vede.
Quello che può aiutarti ora è un percorso psicoterapeutico continuativo, senza interrompere o cambiare farmaci da solo, e un confronto con lo specialista per trovare una terapia farmacologica che tu possa tollerare meglio. Anche piccoli passi quotidiani – uscire per pochi minuti, riprendere gradualmente attività leggere, strutturare la giornata – possono pian piano ridurre la sensazione di chiusura e paura.
Non è una condanna: molte persone, anche giovani come te, escono da momenti simili e tornano a vivere con serenità. Il tuo dolore è comprensibile, e merita cura e tempo, non giudizio. Donati la possibilità di essere aiutato: la speranza che senti affievolirsi può tornare, e non devi affrontare tutto questo da solo.
Buonasera, rispondo subito alla tua domanda: sì, l’ansia può far stare molto male, fino a condizionare profondamente la vita quotidiana. Questo non significa che il tuo star male sia una mancanza di rispetto verso chi ha una malattia fisica: ogni forma di sofferenza merita ascolto e cura. Il dolore psicologico, soprattutto dopo un lutto importante, può essere altrettanto impegnativo da affrontare.
Hai fatto molte visite e ti sei accertato che il tuo corpo sta bene; hai provato anche terapie farmacologiche, e hai fatto bene a percorrere tutte queste strade.
Forse ora potrebbe essere utile un percorso di psicoterapia, in particolare orientato all’elaborazione del lutto e alla gestione dell’ansia. Ti invito a non affrontare tutto da solo e a concederti la possibilità di ricevere un aiuto anche sul piano psicologico. La tua sofferenza ha un senso e può essere trasformata: con i tempi giusti, si può tornare a vivere. Ti auguro una buona riflessione e una buona serata.
Hai fatto molte visite e ti sei accertato che il tuo corpo sta bene; hai provato anche terapie farmacologiche, e hai fatto bene a percorrere tutte queste strade.
Forse ora potrebbe essere utile un percorso di psicoterapia, in particolare orientato all’elaborazione del lutto e alla gestione dell’ansia. Ti invito a non affrontare tutto da solo e a concederti la possibilità di ricevere un aiuto anche sul piano psicologico. La tua sofferenza ha un senso e può essere trasformata: con i tempi giusti, si può tornare a vivere. Ti auguro una buona riflessione e una buona serata.
Quello che lei racconta lascia intuire quanto la perdita di suo padre abbia lasciato un segno che il corpo sembra continuare a portare, come se ogni sintomo fosse un modo per far emergere qualcosa che ancora non trova un posto dentro di lei. Anche se gli esami sono rassicuranti, ciò che prova è reale e intenso, e forse proprio questa intensità dice che non si tratta solo di paura ma di un vissuto che coinvolge profondamente la sua esperienza di questi ultimi anni. Quando parla del terrore dell’infarto sembra affiorare anche il timore che qualcosa di improvviso possa ripetersi, e mi domando cosa succede in lei quando prova a immaginare di tornare alla vita fuori da casa, come se quel fuori diventasse un luogo troppo esposto. Lei si rimprovera molto, quasi negando la legittimità del suo dolore, ma quello che sente ha un valore e merita ascolto. Forse potrebbe chiedersi quale significato abbia oggi quella serenità che dice di aver perso e cosa teme di incontrare quando prova a riavvicinarsi alla vita. Se dovesse accorgersi che farlo da solo è troppo faticoso potrebbe valutare l’idea di un percorso psicologico che le permetta di dare spazio a ciò che ora la fa sentire così bloccato, con gradualità e senza pressioni.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con così tanta sincerità. La perdita di una figura così importante come un padre, soprattutto in giovane età, può lasciare ferite profonde che spesso non si manifestano solo sul piano emotivo, ma anche attraverso sintomi fisici molto intensi. Mi dispiace sinceramente per ciò che sta vivendo.
È importante che sappia che ciò che descrive non è raro: il lutto, quando si intreccia con una storia di ansia già esistente, può amplificare in modo significativo ogni sensazione corporea, rendendo estremamente difficili attività che prima sembravano semplici o automatiche. Le sensazioni di distacco dal corpo, la difficoltà respiratoria, lo stordimento, la paura di uscire di casa e il timore di avere un infarto, anche dopo aver escluso cause mediche, sono manifestazioni che molte persone vivono in seguito a un trauma emotivo importante.
La sua sofferenza è reale, non è minimamente “una mancanza di rispetto” verso chi affronta altre malattie. L’ansia, soprattutto quando legata a una perdita improvvisa o dolorosa, può essere devastante e togliere qualità alla vita almeno quanto condizioni fisiche più visibili. Non c’è nulla di sbagliato nel riconoscere che sta attraversando qualcosa di molto difficile.
Mi occupo di supporto al lutto, e posso dirle che un percorso psicologico può aiutarla a elaborare ciò che è accaduto, comprendere i significati profondi delle sue paure e iniziare gradualmente a riprendere contatto con la vita fuori casa. L’obiettivo non è “cancellare” l’ansia o il dolore, ma ritrovare un equilibrio che oggi sembra perduto e dare nuovo spazio alle sue risorse, che ci sono anche se in questo momento le appaiono lontane.
Ha già fatto un passo importante chiedendo aiuto: significa che una parte di lei vuole davvero tornare a vivere con serenità. Se lo desidera, sarò lieto di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
È importante che sappia che ciò che descrive non è raro: il lutto, quando si intreccia con una storia di ansia già esistente, può amplificare in modo significativo ogni sensazione corporea, rendendo estremamente difficili attività che prima sembravano semplici o automatiche. Le sensazioni di distacco dal corpo, la difficoltà respiratoria, lo stordimento, la paura di uscire di casa e il timore di avere un infarto, anche dopo aver escluso cause mediche, sono manifestazioni che molte persone vivono in seguito a un trauma emotivo importante.
La sua sofferenza è reale, non è minimamente “una mancanza di rispetto” verso chi affronta altre malattie. L’ansia, soprattutto quando legata a una perdita improvvisa o dolorosa, può essere devastante e togliere qualità alla vita almeno quanto condizioni fisiche più visibili. Non c’è nulla di sbagliato nel riconoscere che sta attraversando qualcosa di molto difficile.
Mi occupo di supporto al lutto, e posso dirle che un percorso psicologico può aiutarla a elaborare ciò che è accaduto, comprendere i significati profondi delle sue paure e iniziare gradualmente a riprendere contatto con la vita fuori casa. L’obiettivo non è “cancellare” l’ansia o il dolore, ma ritrovare un equilibrio che oggi sembra perduto e dare nuovo spazio alle sue risorse, che ci sono anche se in questo momento le appaiono lontane.
Ha già fatto un passo importante chiedendo aiuto: significa che una parte di lei vuole davvero tornare a vivere con serenità. Se lo desidera, sarò lieto di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Caro utente,
l'ansia è una problematica invalidante tanto quanto qualsiasi problema fisico. E' vero che l'ansia parte dal nostro cervello, ma mente e corpo sono collegati e quindi comunicano tra di loro. L'ansia è una di quelle cose della testa che spesso si ripercuote sul corpo, portando quindi con sè vari malesseri fisici. Dunque, fatta questa premessa, è da trattare in modo professionale attraverso un percorso psicologico e farmacologico. Dico ciò, perchè da quello che descrive il sintomo è molto presente e invalidante quindi serve il farmaco per poter abbassare inizialmente il malessere e iniziare un lavoro su di sè a livello psicologico. Quest'ultimo un lavoro che porta a conoscere questa ansia, capire da dove nasce, perchè è lì e quindi cosa è possibile gestirla e anche ridurla.
Per quanto riguarda i farmaci che ha preso, non è detto che siano quelli giusti per lei: il farmaco corretto è una certa molecola al minimo dosaggio possibile e di ciò se ne occupano gli psichiatri. La invito quindi a contattare uno psicoterapeuta che poi la metterà in contatto con uno psichiatra in modo che si lavori in equipe per un trattamento centrato su di lei a 360 gradi.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
l'ansia è una problematica invalidante tanto quanto qualsiasi problema fisico. E' vero che l'ansia parte dal nostro cervello, ma mente e corpo sono collegati e quindi comunicano tra di loro. L'ansia è una di quelle cose della testa che spesso si ripercuote sul corpo, portando quindi con sè vari malesseri fisici. Dunque, fatta questa premessa, è da trattare in modo professionale attraverso un percorso psicologico e farmacologico. Dico ciò, perchè da quello che descrive il sintomo è molto presente e invalidante quindi serve il farmaco per poter abbassare inizialmente il malessere e iniziare un lavoro su di sè a livello psicologico. Quest'ultimo un lavoro che porta a conoscere questa ansia, capire da dove nasce, perchè è lì e quindi cosa è possibile gestirla e anche ridurla.
Per quanto riguarda i farmaci che ha preso, non è detto che siano quelli giusti per lei: il farmaco corretto è una certa molecola al minimo dosaggio possibile e di ciò se ne occupano gli psichiatri. La invito quindi a contattare uno psicoterapeuta che poi la metterà in contatto con uno psichiatra in modo che si lavori in equipe per un trattamento centrato su di lei a 360 gradi.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Ciao,
mi dispiace per tuo papà, un grande dolore, lo capisco.
Tu sei un ragazzo normale, ma ora sei in difficoltà perchè non capisci cosa stia accadendo e perchè.
C'è un motivo per cui anche in passato hai avuto ansia, comprendendo quello, la speranza ritorna.
In una valida terapia avrai modo di capire e mandare via questi sintomi, che di corporeo non hanno molto, pur influendo su di esso.
mi dispiace per tuo papà, un grande dolore, lo capisco.
Tu sei un ragazzo normale, ma ora sei in difficoltà perchè non capisci cosa stia accadendo e perchè.
C'è un motivo per cui anche in passato hai avuto ansia, comprendendo quello, la speranza ritorna.
In una valida terapia avrai modo di capire e mandare via questi sintomi, che di corporeo non hanno molto, pur influendo su di esso.
Gentilissimo,
la sua volontà di ritrovare la pace e la serenità è del tutto leggittimo, non squalifichi la sua condizione paragonandola ad una malattia fisica, non è funzionale alla risoluzione del suo problema, che la affligge da un anno e mezzo, come lei stesso racconta. La paura di morire a seguito della morte di suo padre ha un signifcato che andrebbe indagato con l'aiuto di uno specialista. Per dare risposta alla sua domanda, sul fatto che l'ansia possa paralizziare, la risposta è si. Le posso consigliare di farsi aiutare in questo momento di difficoltà.
Saluti
La dott.ssa Annalisa Pazzola
la sua volontà di ritrovare la pace e la serenità è del tutto leggittimo, non squalifichi la sua condizione paragonandola ad una malattia fisica, non è funzionale alla risoluzione del suo problema, che la affligge da un anno e mezzo, come lei stesso racconta. La paura di morire a seguito della morte di suo padre ha un signifcato che andrebbe indagato con l'aiuto di uno specialista. Per dare risposta alla sua domanda, sul fatto che l'ansia possa paralizziare, la risposta è si. Le posso consigliare di farsi aiutare in questo momento di difficoltà.
Saluti
La dott.ssa Annalisa Pazzola
Caro utente, da quello che descrivi emerge quanto tu stia portando sulle spalle un carico enorme: un lutto traumatico, un passato di ansia già complesso e, da allora, un insieme di sintomi fisici ed emotivi che hanno progressivamente ridotto il tuo spazio di vita. È comprensibile che oggi tu ti senta “bloccato”: non è mancanza di volontà, ma l’effetto di un sistema nervoso che, dopo un evento così doloroso, è rimasto in uno stato di allerta continua.
Per rispondere alla tua domanda: sì, l’ansia può generare sintomi intensi come quelli che vivi, soprattutto quando è alimentata da un trauma e dalla paura che l’evento si ripeta. Le sensazioni di stordimento, depersonalizzazione, difficoltà respiratorie, dolori intercostali, costrizione allo stomaco sono manifestazioni note dell’attivazione ansiosa e spesso si amplificano quando si esce da un “luogo sicuro”, come la propria casa. Non significa che non siano reali: significa che il corpo sta reagendo a qualcosa che percepisce come pericoloso, anche se gli esami che hai fatto escludono rischi fisici.
Il lutto di tuo papà, vissuto in modo improvviso e traumatico, può aver lasciato una memoria corporea dell’allarme, che oggi si riattiva soprattutto in situazioni che richiedono movimento, autonomia o esposizione al mondo esterno. È un meccanismo molto frequente dopo traumi di perdita.
Non sei “sbagliato” né “irrispettoso” verso chi è malato: stai vivendo una forma di sofferenza che ha basi psicologiche precise e che merita la stessa attenzione di un problema fisico. Il fatto che tu cerchi risposte, che descriva ciò che provi in modo così chiaro, è già un segnale di speranza: significa che una parte di te sta ancora cercando di uscire da questo ciclo.
Un percorso psicologico strutturato, articolato su più livelli, potrà aiutarti a stare meglio: non in un colpo solo, ma attraverso un lavoro graduale che integri supporto psicologico continuativo, strategie per gestire l’iperattivazione fisica e una ripresa lenta della vita fuori casa. E non devi farlo da solo: questo è il momento in cui chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessia Abbagnano
Psicologa
Per rispondere alla tua domanda: sì, l’ansia può generare sintomi intensi come quelli che vivi, soprattutto quando è alimentata da un trauma e dalla paura che l’evento si ripeta. Le sensazioni di stordimento, depersonalizzazione, difficoltà respiratorie, dolori intercostali, costrizione allo stomaco sono manifestazioni note dell’attivazione ansiosa e spesso si amplificano quando si esce da un “luogo sicuro”, come la propria casa. Non significa che non siano reali: significa che il corpo sta reagendo a qualcosa che percepisce come pericoloso, anche se gli esami che hai fatto escludono rischi fisici.
Il lutto di tuo papà, vissuto in modo improvviso e traumatico, può aver lasciato una memoria corporea dell’allarme, che oggi si riattiva soprattutto in situazioni che richiedono movimento, autonomia o esposizione al mondo esterno. È un meccanismo molto frequente dopo traumi di perdita.
Non sei “sbagliato” né “irrispettoso” verso chi è malato: stai vivendo una forma di sofferenza che ha basi psicologiche precise e che merita la stessa attenzione di un problema fisico. Il fatto che tu cerchi risposte, che descriva ciò che provi in modo così chiaro, è già un segnale di speranza: significa che una parte di te sta ancora cercando di uscire da questo ciclo.
Un percorso psicologico strutturato, articolato su più livelli, potrà aiutarti a stare meglio: non in un colpo solo, ma attraverso un lavoro graduale che integri supporto psicologico continuativo, strategie per gestire l’iperattivazione fisica e una ripresa lenta della vita fuori casa. E non devi farlo da solo: questo è il momento in cui chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessia Abbagnano
Psicologa
Salve,
innanzitutto vorrei dirle che il suo dolore merita rispetto. Lei ha attraversato un evento profondamente traumatico: la perdita di un padre, soprattutto in giovane età è un terremoto interiore che può far vacillare tutte le sicurezze. Non c’è nulla di “esagerato” in quello che sta vivendo; anzi, il suo corpo e la sua psiche stanno cercando, ciascuno a modo proprio, di darle un messaggio.
Quando parla dei sintomi, mi sta descrivendo un organismo che è rimasto in uno stato di allarme costante, come se il trauma fosse ancora lì, vivo. In ottica junghiana, potremmo dire che una parte profonda di lei non ha ancora potuto attraversare il lutto, elaborare la ferita, darle un posto dentro di sé. E allora l’angoscia trova altre vie per manifestarsi: il corpo diventa il linguaggio dell’inconscio.
Lei chiede: «È possibile che l’ansia faccia stare così tanto male?»
La risposta è sì, purtroppo è possibile. L’ansia non è solo “in testa”: è un’esperienza totalizzante, che coinvolge sistema nervoso, respiro, muscoli, percezioni. Può svuotare le giornate, togliere energia, rendere difficile anche il gesto più semplice. Non è un capriccio della volontà, non è una mancanza di coraggio. È un dolore reale.
E il fatto che lei lavori nel settore sanitario e veda persone affette da malattie gravi la porta a giudicarsi con grande durezza: come se il suo soffrire non fosse legittimo. Ma il dolore non si misura, non si confronta. Non esistono “classifiche”: esiste ciò che ciascuno vive dentro di sé. Rispetto per gli altri non significa negare se stessi.
Mi colpisce anche il modo in cui descrive la paura dell’infarto. Perdere un genitore in quel modo può lasciare un’ombra profonda: l’idea che il corpo possa tradire all’improvviso, che la vita possa finire senza preavviso. È comprensibile che il suo sistema nervoso sia rimasto in stato di vigilanza assoluta. Ma qui lei mi dice qualcosa di importante: tutte le visite sono risultate nella norma. Questo significa che ciò che sta vivendo è più legato alla ferita emotiva che non a un problema fisico.
Lei parla di speranza che si affievolisce. Io credo che dentro di lei una parte invece stia ancora cercando, chiedendo aiuto, desiderando pace. È quella parte che ha scritto questo messaggio. Ed è una parte preziosa, vitale.
Forse ora non le serve “combattere”, ma essere accompagnato: qualcuno che la aiuti a dare un senso a ciò che ha vissuto, a lasciare emergere il dolore in modo più autentico e meno violento, a ritrovare un centro interiore che oggi sembra smarrito.
La psicoterapia può essere un luogo protetto dove il corpo non deve più urlare ciò che il cuore non riesce a dire: spesso proprio dai momenti più bui può nascere un movimento di trasformazione, una nuova relazione con se stesso e con la vita.
innanzitutto vorrei dirle che il suo dolore merita rispetto. Lei ha attraversato un evento profondamente traumatico: la perdita di un padre, soprattutto in giovane età è un terremoto interiore che può far vacillare tutte le sicurezze. Non c’è nulla di “esagerato” in quello che sta vivendo; anzi, il suo corpo e la sua psiche stanno cercando, ciascuno a modo proprio, di darle un messaggio.
Quando parla dei sintomi, mi sta descrivendo un organismo che è rimasto in uno stato di allarme costante, come se il trauma fosse ancora lì, vivo. In ottica junghiana, potremmo dire che una parte profonda di lei non ha ancora potuto attraversare il lutto, elaborare la ferita, darle un posto dentro di sé. E allora l’angoscia trova altre vie per manifestarsi: il corpo diventa il linguaggio dell’inconscio.
Lei chiede: «È possibile che l’ansia faccia stare così tanto male?»
La risposta è sì, purtroppo è possibile. L’ansia non è solo “in testa”: è un’esperienza totalizzante, che coinvolge sistema nervoso, respiro, muscoli, percezioni. Può svuotare le giornate, togliere energia, rendere difficile anche il gesto più semplice. Non è un capriccio della volontà, non è una mancanza di coraggio. È un dolore reale.
E il fatto che lei lavori nel settore sanitario e veda persone affette da malattie gravi la porta a giudicarsi con grande durezza: come se il suo soffrire non fosse legittimo. Ma il dolore non si misura, non si confronta. Non esistono “classifiche”: esiste ciò che ciascuno vive dentro di sé. Rispetto per gli altri non significa negare se stessi.
Mi colpisce anche il modo in cui descrive la paura dell’infarto. Perdere un genitore in quel modo può lasciare un’ombra profonda: l’idea che il corpo possa tradire all’improvviso, che la vita possa finire senza preavviso. È comprensibile che il suo sistema nervoso sia rimasto in stato di vigilanza assoluta. Ma qui lei mi dice qualcosa di importante: tutte le visite sono risultate nella norma. Questo significa che ciò che sta vivendo è più legato alla ferita emotiva che non a un problema fisico.
Lei parla di speranza che si affievolisce. Io credo che dentro di lei una parte invece stia ancora cercando, chiedendo aiuto, desiderando pace. È quella parte che ha scritto questo messaggio. Ed è una parte preziosa, vitale.
Forse ora non le serve “combattere”, ma essere accompagnato: qualcuno che la aiuti a dare un senso a ciò che ha vissuto, a lasciare emergere il dolore in modo più autentico e meno violento, a ritrovare un centro interiore che oggi sembra smarrito.
La psicoterapia può essere un luogo protetto dove il corpo non deve più urlare ciò che il cuore non riesce a dire: spesso proprio dai momenti più bui può nascere un movimento di trasformazione, una nuova relazione con se stesso e con la vita.
Gentile utente, comprendo e mi spiace tanto per le sue frustrazioni, le sono vicino. Per quanto possano esistere problemi più o meno gravi da un punto di vista medico e non, il modo in cui uno le vive è piuttosto unico e singolare. Quindi la invito innanzitutto a non colpevolizzarsi per la sua condizione che merita attenzione e cura al pari di altre situazioni. Premetto che l'ansia in sé ha una finalità adattiva, nel senso che ci consente di anticipare e prepararci per un eventuale pericolo. Probabilmente, estremizzando, senza di questa ci saremmo estinti da diverso tempo. Chiaramente, quando questa è portata all'estremo, ci porta a vivere in un costante stato d'allarme, anche per aspetti che riguardano la nostra integrità fisica. Paradossalmente, questo stato di allerta amplifica ulteriormente alcune banali sensazioni corporee che poi noi interpretiamo in modo catastrofico. Le consiglio di rivedere il suo obiettivo e di non pretendere di poter cancellare l'ansia, senza la quale dall' estremo opposto, non potremmo vivere. Piuttosto, di tollerarla e semmai di attenuarla. Per qualsiasi cosa si senta libero di contattarmi per un incontro, un caro saluto
buonasera,
la ringrazio per aver condiviso il suo stato d'animo, comprendo che non dev'essere stato semplice.
Per rispondere alla sua domanda "è possibile che l'ansia ti faccia stare così tanto male?" la risposta è si, non immagina quanto, così come ogni malessere psicologico che somatizza sul corpo.
Senza dimenticare che ha perso un punto di riferimento di recente e in un'età già complicata di per sè.
Leggo che ha svolto diversi accertamenti e che ha a che fare con la sanità, perchè non prendere in considerazione un percorso psicologico?
Inoltre, il dolore emotivo, non è meno importante di quello fisico, solo perchè "non si vede" non significa che non ci sia.
la ringrazio per aver condiviso il suo stato d'animo, comprendo che non dev'essere stato semplice.
Per rispondere alla sua domanda "è possibile che l'ansia ti faccia stare così tanto male?" la risposta è si, non immagina quanto, così come ogni malessere psicologico che somatizza sul corpo.
Senza dimenticare che ha perso un punto di riferimento di recente e in un'età già complicata di per sè.
Leggo che ha svolto diversi accertamenti e che ha a che fare con la sanità, perchè non prendere in considerazione un percorso psicologico?
Inoltre, il dolore emotivo, non è meno importante di quello fisico, solo perchè "non si vede" non significa che non ci sia.
Salve, la ringrazio davvero per aver trovato il coraggio di condividere tutto questo. Dal suo racconto emerge con molta chiarezza quanto stia vivendo un periodo profondamente doloroso e complesso, nel quale la perdita di suo papà ha lasciato un segno forte che continua a riverberarsi sia sul piano emotivo sia su quello fisico. Non è difficile immaginare quanto tutto questo possa averla provata e quanto possa essere faticoso sentirsi così giovane e allo stesso tempo così bloccato, quasi come se il mondo fuori fosse diventato un luogo minaccioso. Quello che descrive, compresa la sensazione di distacco dal proprio corpo, il respiro corto, il malessere generale e la paura costante che qualcosa di grave possa accadere, è qualcosa che molte persone sperimentano quando vivono un trauma emotivo importante e un periodo prolungato di ansia. Non significa affatto che il suo dolore sia esagerato o una mancanza di rispetto verso chi affronta malattie fisiche. Semplicemente si tratta di sofferenze diverse, ciascuna con la propria dignità. Il suo corpo sta reagendo a un carico emotivo enorme, e non va sminuito. Quando racconta che tutto peggiora appena mette piede fuori casa, emerge un altro aspetto molto comune in momenti come questo. Quando l’ansia si intreccia alla paura di rivivere un evento doloroso o di perdere di nuovo il controllo, la mente comincia ad associare determinati luoghi o situazioni al pericolo. E così, senza volerlo, la casa diventa l’unico posto in cui si sente protetto, mentre tutto ciò che è fuori appare minaccioso. Non è un segno di debolezza, ma un meccanismo di protezione fin troppo potente. Lei scrive di sentirsi come un ragazzo di ventitré anni senza vita, chiuso in casa mentre gli altri vanno avanti. È comprensibile che questo la faccia soffrire e che, a volte, la speranza sembri consumarsi. Però dalle sue parole emerge anche qualcosa di molto importante: la voglia di ritrovare un minimo di serenità, il desiderio di tornare a vivere. Quella parte esiste ancora, e il fatto che si stia rivolgendo per chiedere aiuto è già un segnale prezioso. È assolutamente possibile che l’ansia faccia stare così male, sì. Il corpo e la mente sono profondamente collegati e, quando l’ansia è intensa e sostenuta nel tempo, può dare sintomi fisici molto forti, tanto da sembrare una malattia organica. E il fatto che tutte le sue visite abbiano avuto esito rassicurante può aiutarla a ricordare che il suo cuore e il suo corpo non stanno cedendo, ma stanno reagendo a una ferita emotiva ancora aperta. Non c’è nulla di irreparabile in quello che sta vivendo. Con il giusto supporto psicologico, con un percorso che la accompagni nel rielaborare la perdita, nel comprendere i meccanismi della sua ansia e nel recuperare gradualmente spazi di vita, queste sensazioni possono ridursi con il tempo fino a diventare molto più gestibili. Non deve farcela da solo e non c’è vergogna nel chiedere un sostegno in questo momento. Significa prendersi sul serio, e significa proteggere se stesso. La speranza che sente affievolirsi non è sparita. È semplicemente nascosta dalla stanchezza e dalla paura. Con un cammino guidato e rispettoso dei suoi tempi può tornare a sentirla più forte. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Caro utente,
insieme a tutti i sintomi che descrivi, quello che colpisce più di ogni altra cosa è il modo in cui sembra che tu stia cercando disperatamente di dare un senso a qualcosa che non ha forma, che non riesci a nominare del tutto. Da un lato senti dolori fisici fortissimi, dall’altro sai che “sulla carta” sta tutto bene; da una parte hai la memoria di tuo padre che muore davanti ai tuoi occhi, dall’altra hai 23 anni e una vita che sembra essersi fermata lì, in quel momento. E quando queste due realtà si scontrano, è difficile non sentirsi come dici tu: senza vita.
È importante partire da questo: non è affatto strano che il tuo corpo stia urlando in questo modo dopo una perdita così traumatica, e non è un’esagerazione dire che un lutto improvviso può “segnare” il corpo più di quanto l’ansia faccia di solito. Ci sono dolori che non trovano parole, e allora passano attraverso la muscolatura, il respiro, la pressione, la percezione di sé. La sensazione di “distacco dal corpo” che racconti, quella sorta di stordimento o irrealtà, spesso nasce proprio quando un trauma rimane troppo grande per essere integrato.
Il fatto che fuori casa tutto peggiori potrebbe non parlare dell’esterno in sé, ma del fatto che fuori casa non hai più protezioni. In casa puoi almeno contenere l’onda; fuori, l’onda ti travolge. È una modalità che molte persone sperimentano dopo un trauma improvviso, ed è qualcosa che meriterebbe spazio e sguardo, non giudizio.
Tu chiedi se è possibile che l’ansia faccia stare così male.
La risposta è: sì, può farlo. E non perché tu esageri, ma perché l’ansia, quando si intreccia con un lutto traumatico, può diventare qualcosa di molto più complesso: una forma di allarme costante, una parte della mente che resta convinta che “l’orribile” possa ripetersi in ogni momento, soprattutto fuori dalle mura di casa. Non è una debolezza, è una reazione profonda a un evento che ha incrinato il tuo senso di sicurezza.
C’è un punto che merita molta delicatezza: quando dici che quasi ti senti “irrispettoso” verso chi è davvero malato. Questa frase rivela quanto tu stia cercando di svalutare la tua sofferenza, quasi come se la tua non fosse abbastanza “legittima” per essere ascoltata. Ma ciò che vivi non è immaginario. Il dolore psichico, quando si incarna nel corpo, può essere devastante quanto una malattia fisica. Non è una competizione: è il tuo corpo che sta cercando di farti vedere qualcosa che non sei riuscito ancora a portare alla mente.
Il fatto che gli esami siano puliti non significa che “non hai niente”: significa che ciò che hai non è qualcosa che si vede con una risonanza. È qualcosa che vive nel modo in cui il tuo corpo ha memorizzato la paura di quel giorno.
Se ti stai chiedendo se c’è una via d’uscita, posso dirti che esistono percorsi che aiutano a ricucire questo tipo di frattura interna. Non è immediato, non è un farmaco a risolverlo, ma un lavoro psicoterapeutico che tenga insieme lutto, trauma e corpo può aiutarti a ridare forma a ciò che ora appare come un insieme di sintomi scollegati.
Qui non si tratta di “tornare come prima”, ma di accompagnare il tuo corpo a uscire dallo stato di allarme in cui è rimasto intrappolato.
E se senti che non hai più speranza, forse è proprio il momento in cui sarebbe utile non portare tutto da solo.
Se un giorno deciderai di farlo, una terapia potrebbe aiutarti a dare un nome a ciò che ora sembra solo uno schifo indistinto.
La tua sofferenza è reale.
E merita uno spazio in cui non essere minimizzata, né confrontata con quella degli altri.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
insieme a tutti i sintomi che descrivi, quello che colpisce più di ogni altra cosa è il modo in cui sembra che tu stia cercando disperatamente di dare un senso a qualcosa che non ha forma, che non riesci a nominare del tutto. Da un lato senti dolori fisici fortissimi, dall’altro sai che “sulla carta” sta tutto bene; da una parte hai la memoria di tuo padre che muore davanti ai tuoi occhi, dall’altra hai 23 anni e una vita che sembra essersi fermata lì, in quel momento. E quando queste due realtà si scontrano, è difficile non sentirsi come dici tu: senza vita.
È importante partire da questo: non è affatto strano che il tuo corpo stia urlando in questo modo dopo una perdita così traumatica, e non è un’esagerazione dire che un lutto improvviso può “segnare” il corpo più di quanto l’ansia faccia di solito. Ci sono dolori che non trovano parole, e allora passano attraverso la muscolatura, il respiro, la pressione, la percezione di sé. La sensazione di “distacco dal corpo” che racconti, quella sorta di stordimento o irrealtà, spesso nasce proprio quando un trauma rimane troppo grande per essere integrato.
Il fatto che fuori casa tutto peggiori potrebbe non parlare dell’esterno in sé, ma del fatto che fuori casa non hai più protezioni. In casa puoi almeno contenere l’onda; fuori, l’onda ti travolge. È una modalità che molte persone sperimentano dopo un trauma improvviso, ed è qualcosa che meriterebbe spazio e sguardo, non giudizio.
Tu chiedi se è possibile che l’ansia faccia stare così male.
La risposta è: sì, può farlo. E non perché tu esageri, ma perché l’ansia, quando si intreccia con un lutto traumatico, può diventare qualcosa di molto più complesso: una forma di allarme costante, una parte della mente che resta convinta che “l’orribile” possa ripetersi in ogni momento, soprattutto fuori dalle mura di casa. Non è una debolezza, è una reazione profonda a un evento che ha incrinato il tuo senso di sicurezza.
C’è un punto che merita molta delicatezza: quando dici che quasi ti senti “irrispettoso” verso chi è davvero malato. Questa frase rivela quanto tu stia cercando di svalutare la tua sofferenza, quasi come se la tua non fosse abbastanza “legittima” per essere ascoltata. Ma ciò che vivi non è immaginario. Il dolore psichico, quando si incarna nel corpo, può essere devastante quanto una malattia fisica. Non è una competizione: è il tuo corpo che sta cercando di farti vedere qualcosa che non sei riuscito ancora a portare alla mente.
Il fatto che gli esami siano puliti non significa che “non hai niente”: significa che ciò che hai non è qualcosa che si vede con una risonanza. È qualcosa che vive nel modo in cui il tuo corpo ha memorizzato la paura di quel giorno.
Se ti stai chiedendo se c’è una via d’uscita, posso dirti che esistono percorsi che aiutano a ricucire questo tipo di frattura interna. Non è immediato, non è un farmaco a risolverlo, ma un lavoro psicoterapeutico che tenga insieme lutto, trauma e corpo può aiutarti a ridare forma a ciò che ora appare come un insieme di sintomi scollegati.
Qui non si tratta di “tornare come prima”, ma di accompagnare il tuo corpo a uscire dallo stato di allarme in cui è rimasto intrappolato.
E se senti che non hai più speranza, forse è proprio il momento in cui sarebbe utile non portare tutto da solo.
Se un giorno deciderai di farlo, una terapia potrebbe aiutarti a dare un nome a ciò che ora sembra solo uno schifo indistinto.
La tua sofferenza è reale.
E merita uno spazio in cui non essere minimizzata, né confrontata con quella degli altri.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buongiorno,
innanzitutto mi dispiace molto per la perdita di suo papà. Un lutto così significativo, soprattutto in giovane età, può rappresentare un evento profondamente traumatico e riattivare forme di ansia già presenti in passato.
I sintomi che descrive — la sensazione di distacco dal corpo, il respiro corto, i dolori intercostali, lo stordimento, la paura costante di stare male quando esce di casa — rientrano molto spesso nei quadri d’ansia acuta, del panico e dell’ipervigilanza corporea che possono svilupparsi dopo un trauma o una forte paura legata alla salute.
Il fatto che le visite mediche siano risultate nella norma conferma che il suo corpo sta reagendo all’ansia, non a una malattia organica.
Va detto con chiarezza: sì, l’ansia può far stare davvero così male, sia fisicamente sia mentalmente.
Quando il sistema nervoso entra in uno stato di allerta costante, può provocare sintomi intensi e invalidanti, fino a far sentire la persona “senza vita”, confusa, o incapace di affrontare l’esterno. Non è una mancanza di rispetto verso chi affronta malattie fisiche: la sofferenza psicologica è reale, profonda e merita la stessa dignità.
Inoltre, la paura dell’infarto dopo ciò che ha vissuto con suo padre è comprensibile: il cervello collega l’evento traumatico a segnali corporei simili e scatta immediatamente l’allarme.
Il fatto che lei senta di aver “perso la sua vita” e allo stesso tempo desideri fortemente ritrovare un po’ di serenità dimostra che c’è una parte di lei che vuole ricominciare e che può farlo, con il giusto percorso.
In questi casi un lavoro psicoterapeutico mirato può davvero fare la differenza. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, la mindfulness o l’EMDR aiutano molto a:
ridurre la paura dei sintomi fisici
sciogliere il trauma legato alla perdita
interrompere il circolo ansia–sensazioni corporee–evitamento
ricostruire passo dopo passo la fiducia nel proprio corpo e nella propria vita
Non deve affrontare tutto da solo: con un percorso adeguato è assolutamente possibile tornare a vivere una vita piena, uscire senza paura e recuperare serenità.
Le consiglio di approfondire questo momento così difficile con uno specialista, che possa accompagnarla con un percorso personalizzato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
innanzitutto mi dispiace molto per la perdita di suo papà. Un lutto così significativo, soprattutto in giovane età, può rappresentare un evento profondamente traumatico e riattivare forme di ansia già presenti in passato.
I sintomi che descrive — la sensazione di distacco dal corpo, il respiro corto, i dolori intercostali, lo stordimento, la paura costante di stare male quando esce di casa — rientrano molto spesso nei quadri d’ansia acuta, del panico e dell’ipervigilanza corporea che possono svilupparsi dopo un trauma o una forte paura legata alla salute.
Il fatto che le visite mediche siano risultate nella norma conferma che il suo corpo sta reagendo all’ansia, non a una malattia organica.
Va detto con chiarezza: sì, l’ansia può far stare davvero così male, sia fisicamente sia mentalmente.
Quando il sistema nervoso entra in uno stato di allerta costante, può provocare sintomi intensi e invalidanti, fino a far sentire la persona “senza vita”, confusa, o incapace di affrontare l’esterno. Non è una mancanza di rispetto verso chi affronta malattie fisiche: la sofferenza psicologica è reale, profonda e merita la stessa dignità.
Inoltre, la paura dell’infarto dopo ciò che ha vissuto con suo padre è comprensibile: il cervello collega l’evento traumatico a segnali corporei simili e scatta immediatamente l’allarme.
Il fatto che lei senta di aver “perso la sua vita” e allo stesso tempo desideri fortemente ritrovare un po’ di serenità dimostra che c’è una parte di lei che vuole ricominciare e che può farlo, con il giusto percorso.
In questi casi un lavoro psicoterapeutico mirato può davvero fare la differenza. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, la mindfulness o l’EMDR aiutano molto a:
ridurre la paura dei sintomi fisici
sciogliere il trauma legato alla perdita
interrompere il circolo ansia–sensazioni corporee–evitamento
ricostruire passo dopo passo la fiducia nel proprio corpo e nella propria vita
Non deve affrontare tutto da solo: con un percorso adeguato è assolutamente possibile tornare a vivere una vita piena, uscire senza paura e recuperare serenità.
Le consiglio di approfondire questo momento così difficile con uno specialista, che possa accompagnarla con un percorso personalizzato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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