Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di a

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Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio? visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento. A volte sembra che blocco la deglutizione e sento il cibo che va quasi giù verso il fondo della gola e lì mi sale l amsia e la tachicardia e bevo immediatamente sperando do riuscire a ingoiare mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso (come se mamdassi il cibo nella oarte sbagliatq) . Ho rischiato la polmonite ab ingesti? sento fastodiot vago al petto, non è che qualcosa sarà passato do là? come me ne accorgo della polmonite? morirò?
Dott.ssa Paola Schizzarotto
Psicologo, Psicologo clinico
Limena
Gentile, mi dispiace davvero per questo suo stato d'animo così confuso e terrorizzato.
Molto spesso ciò che non riusciamo a deglutire, detta anche disfagia ansiosa, è causata da una forte ansia (molto probabilmente data dalla sua ipocondria) e dallo stress che causano una contrazione involontaria dei muscoli della faringe causando la sensazione di nodo alla gola. A volte il corpo arriva molto prima della nostra mente. L'ansia è quindi l'aspetto su cui Lei dovrebbe lavorare di più, escludendo naturalmente possibili cause fisiologiche. Le consiglio vivamente di iniziare un percorso psicologico che la possa aiutare a gestire questi attacchi che le causano forte stress che si riversa inesorabilmente anche sul suo fisico.

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Buonasera, da qui non sarebbe serio dirle se debba fare o meno altri esami: questo va deciso con il medico che la segue. Ha già fatto una visita otorinolaringoiatrica; se compaiono peggioramento marcato, calo di peso, tosse ripetuta durante i pasti, febbre, difficoltà respiratoria o impossibilità a nutrirsi, è importante ricontattare rapidamente il medico.

Detto questo, nel suo racconto emerge un meccanismo molto preciso: lei non sta più semplicemente deglutendo, sta sorvegliando la deglutizione.

Il cibo arriva alla gola e scatta l’ordine: controlla, blocca, proteggi. A quel punto la gola si stringe, il gesto naturale diventa forzato e ogni sensazione strana sembra confermare il pericolo. Così il tentativo di evitare il soffocamento finisce per rendere la deglutizione ancora più tesa.

La malattia di sua moglie, dentro una situazione familiare già dolorosa, può aver alzato moltissimo il livello di allarme. Quando la paura non trova un posto in cui essere detta, spesso si attacca al corpo. Nel suo caso sembra essersi attaccata alla gola.

Dopo aver chiarito con il medico che può alimentarsi in sicurezza, provi un piccolo esperimento, non eroico. Scelga un momento tranquillo e un alimento per lei “sicuro”. Prima di deglutire, non cerchi di convincersi che non succederà nulla. Si limiti a riconoscere l’impulso a stringere: “ecco il controllore”. Poi faccia un solo gesto diverso: non aggiunga subito la manovra di blocco. Un piccolo boccone, un piccolo sorso, poi si fermi. Non per dimostrare che è guarito, ma per insegnare al corpo che non deve essere comandato in ogni secondo.

Il punto non è obbligarsi a mangiare come se nulla fosse. Il punto è smettere, un millimetro alla volta, di trasformare ogni boccone in una prova di sopravvivenza.

Le consiglio un percorso psicologico mirato, perché qui non c’è solo la gola: c’è il rapporto con il controllo, con la paura, con la malattia, con la solitudine e con il corpo. Può iniziare anche online, se per lei è più sostenibile.

Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che, nella condizione in cui è, fatti tutti gli accertamenti per verificare che non ci siano cause organiche connesse con la sua difficoltà nella deglutizione, sia fondamentale attivare un percorso di psicoterapia che possa aiutarla ad affrontare le cause psicologiche, ovvero l'ipocondria. Mi sembra di capire che questo disturbo non la lascia vivere, mangiare è una delle attività fondamentali della vita, e mi sembra di capire che questa attività sia connessa a tutta una serie di ansie e paure. è fondamentale vedere questo problema, comprenderlo, approfondirlo alla luce della sua storia, passata e attuale, e risolverlo. I nostri sintomi sono sempre un messaggio che il nostro corpo o la nostra mente ci manda per farci capire quando dobbiamo prenderci cura di qualcosa dentro di noi, e l'ipocondria senza dubbio è un sintomo che le sta chiedendo attenzione. Cominci un percorso di psicoterapia che la aiuti a comprenderla, non solo a tamponarla. Se avesse domande o dubbi, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, è chiara, da ciò che descrive, una condizione di forte sofferenza emotiva che sembra essersi intensificata in concomitanza con un periodo estremamente stressante e destabilizzante della sua vita. La malattia di sua moglie, la tensione relazionale accumulata negli anni, la responsabilità familiare e la presenza di una lunga storia di ansia ipocondriaca e anginofobia possono creare un livello di allerta costante tale da influenzare profondamente anche funzioni corporee automatiche come la deglutizione.

Leggendo il suo racconto colpisce molto il circolo che sembra essersi instaurato: maggiore è la paura di soffocare o di “mandare qualcosa nel buco sbagliato”, maggiore diventa il controllo volontario sulla deglutizione; più cerca di controllarla, più il gesto perde naturalezza e fluidità, aumentando ulteriormente la percezione di pericolo. Questo è un meccanismo molto frequente nei disturbi d’ansia legati al corpo e alle funzioni fisiologiche automatiche. La deglutizione, normalmente automatica, quando viene monitorata in modo ossessivo può diventare improvvisamente faticosa, innaturale e piena di sensazioni strane o allarmanti.

Il fatto che lei abbia già effettuato una visita otorinolaringoiatrica con fibroscopia e che non siano emerse problematiche neurologiche o ostruttive importanti è un elemento rassicurante. Anche il reflusso gastroesofageo può contribuire a dare sensazioni di bruciore, fastidio retrofaringeo, nodo alla gola, irritazione e percezioni anomale durante la deglutizione, soprattutto nei periodi di forte stress e iperattivazione ansiosa.

Rispetto alla sua paura specifica della polmonite ab ingestis o del morire soffocato bevendo acqua o ingerendo piccoli pezzi di cibo, è importante distinguere tra la sensazione soggettiva di pericolo e ciò che realisticamente accade dal punto di vista medico. Piccoli episodi di “andare di traverso”, tosse durante la deglutizione o microaspirazioni occasionali possono capitare a molte persone senza provocare automaticamente una polmonite. La polmonite ab ingestis è una condizione che generalmente si osserva in quadri clinici differenti, spesso associati a gravi deficit neurologici, importanti disturbi della deglutizione, ridotto stato di coscienza o patologie debilitanti. Non sembra questo il quadro che emerge dal suo racconto.

Inoltre, quando qualcosa entra realmente nelle vie respiratorie, il corpo possiede riflessi di protezione molto efficaci, come la tosse immediata e intensa. Il fatto che lei descriva soprattutto un’iperattenzione alle sensazioni della gola, il tentativo di “bloccare” volontariamente la deglutizione, il controllo muscolare e l’immediata comparsa di tachicardia e panico fa pensare molto più ad un meccanismo ansioso-fobico che ad una grave compromissione organica della funzione deglutitoria.

Anche il fastidio al petto che riferisce potrebbe essere compatibile con tensione muscolare, reflusso, stato d’ansia protratto o ipervigilanza corporea. Quando si entra in una spirale ipocondriaca, ogni minima sensazione viene monitorata e interpretata in chiave catastrofica, e questo aumenta ulteriormente la paura.

Questo però non significa che la sua sofferenza sia “immaginaria”. Al contrario, quello che sta vivendo appare molto reale e invalidante. La vergogna nel mangiare in pubblico, i rituali di controllo, la paura costante, l’evitamento e il livello di allarme che descrive suggeriscono che sarebbe importante affrontare la situazione non solo dal punto di vista medico, ma soprattutto psicologico e psicoterapeutico.

Più che continuare a rincorrere rassicurazioni sanitarie o esami sempre nuovi, che rischiano di alimentare temporaneamente il ciclo dell’ansia senza risolverlo, potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso focalizzato proprio sull’ansia di malattia, sulle fobie corporee e sulla gestione dell’ipercontrollo. Approcci integrati e basati sulle evidenze lavorano molto bene su questi meccanismi, aiutando gradualmente la persona a recuperare fiducia nel proprio corpo e nelle proprie funzioni automatiche.

Naturalmente, se dovessero comparire sintomi medici importanti e persistenti come febbre elevata, tosse produttiva significativa, difficoltà respiratoria marcata o peggioramenti evidenti, allora sarebbe opportuno confrontarsi nuovamente con il medico curante. Ma nel suo racconto, il nucleo centrale sembra essere soprattutto l’escalation ansiosa e fobica in un momento di forte vulnerabilità emotiva.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Carissimo,
grazie per aver scritto, e condiviso la sua storia.
Ho letto con attenzione quello che mi ha condiviso, e voglio dirle subito una cosa: il coraggio di mettere in parole tutto questo il corpo, la paura, il matrimonio, la malattia di sua moglie non è scontato. È già qualcosa.
Quello che descrive la difficoltà nella deglutizione, il senso di perdita di controllo sul proprio corpo, la vergogna in pubblico, il pensiero che qualcosa di terribile stia per accadere è un quadro che conosco bene nel mio lavoro. L'anginofobia, specie nella sua forma evitante, può aggravarsi in modo significativo quando viviamo sotto stress prolungato e intenso. E lei in questo momento sta reggendo un peso enorme: la malattia di sua moglie, un matrimonio difficile, e un corpo che sente come nemico.
Le rispondo alla domanda più urgente: no, quello che descrive non indica una polmonite ab ingestis in corso, né un pericolo immediato. Il fastidio alla gola, la sensazione che il cibo "vada nel posto sbagliato", il rantolo protettivo sono risposte muscolari iperallenate, non segnali di danno organico. La fibroscopia recente, non trovando patologie strutturali, è un dato importante. Il reflusso gastroesofageo può amplificare queste sensazioni.

Detto questo, capisco perfettamente che spiegarle questo per iscritto cambia poco nel momento in cui è solo in cucina e sente l'ansia salire. La mente ipocondriaca sa già le risposte "giuste" e continua a chiedere lo stesso.

È esattamente qui che può essere utile un lavoro di sostegno strutturato: non per convincerla che sta bene, ma per aiutarla a modificare il rapporto con quelle sensazioni e con i pensieri che le seguono.
Se è disponibile ed interessato le posso proporre un colloquio in cui poter mettere a fuoco e strutturare un lavoro da poter fare insieme. Sono la Dott..ssa Ilaria Redivo il mio profilo può trovarlo su Mio Dottore. Grazie mille un caro saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge un quadro molto compatibile con un’importante componente ansiosa e fobica legata alla deglutizione (anginofobia/fagofobia), che sembra essersi intensificata in seguito al forte stress emotivo legato alla malattia di sua moglie e alla situazione familiare che sta vivendo. In questi casi l’ansia può alterare profondamente la percezione del normale atto di deglutire, portando la persona a controllare continuamente i movimenti della gola, irrigidire la muscolatura e interpretare sensazioni corporee normali come segnali di pericolo.

Il fatto che la fibroscopia ORL sia risultata sostanzialmente nella norma, con solo reflusso gastroesofageo, è già un elemento rassicurante. Il reflusso stesso può causare fastidio alla gola, sensazione di corpo estraneo, bruciore retronasale, tosse o percezione di “cibo che va nel posto sbagliato”, aumentando ulteriormente l’attenzione e la paura.

Quando si entra in uno stato di ipercontrollo ansioso durante la deglutizione, può succedere di:

contrarre i muscoli della gola,
interrompere volontariamente il riflesso della deglutizione,
fare movimenti o versi “di protezione”,
avvertire la sensazione che il cibo non scenda bene,
avere tachicardia, fame d’aria o panico.

Questi fenomeni, per quanto molto spaventosi, non significano automaticamente che il cibo sia andato nei polmoni. Una vera aspirazione importante generalmente provoca tosse intensa, soffocamento marcato, difficoltà respiratoria evidente e sintomi respiratori persistenti. Una polmonite ab ingestis non compare semplicemente per una sensazione soggettiva di “aver mandato qualcosa di traverso”, ma tende a manifestarsi con febbre, tosse produttiva, peggioramento respiratorio, dolore toracico e malessere generale nei giorni successivi.

Dal suo racconto non emergono segnali tipici di un’emergenza respiratoria imminente. L’idea del “morirò?” sembra molto collegata al circolo dell’ipocondria e dell’ansia: più controlla la deglutizione, più la irrigidisce; più la irrigidisce, più avverte sensazioni anomale; e questo aumenta ulteriormente la paura.

Evitare completamente gli accertamenti per paura può però alimentare il problema. Se i sintomi dovessero peggiorare o se comparissero reali difficoltà oggettive di deglutizione, perdita di peso importante, tosse frequente durante i pasti o episodi respiratori evidenti, potrebbe essere utile confrontarsi anche con un gastroenterologo o un foniatra per escludere definitivamente problematiche organiche. Tuttavia, considerando la storia che racconta, appare molto importante soprattutto affrontare la componente ansiosa e fobica attraverso un percorso psicologico o psicoterapeutico, possibilmente cognitivo-comportamentale, che aiuta molto in questi disturbi.

Le consiglio quindi di non affrontare tutto questo da solo e di approfondire con uno specialista, sia per il versante medico sia soprattutto per quello psicologico, perché questa sofferenza sta incidendo significativamente sulla sua qualità di vita.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentiissimo/a,
da quanto descrive emerge un quadro di intensa ansia focalizzata sulla deglutizione, che si inserisce in una storia di lunga data caratterizzata da anginofobia e preoccupazioni ipocondriache. Il recente peggioramento della sintomatologia appare temporalmente connesso a un periodo di particolare vulnerabilità personale e familiare, segnato dalla diagnosi di carcinoma mammario di Sua moglie e da una situazione coniugale da tempo percepita come fonte di sofferenza e privazione affettiva.

La valutazione otorinolaringoiatrica con fibroscopia, che ha escluso alterazioni strutturali significative evidenziando esclusivamente segni di reflusso gastroesofageo, costituisce un elemento rassicurante. In condizioni di elevato stress emotivo, infatti, è frequente che l’attenzione costante alle sensazioni corporee e la tensione muscolare involontaria della gola possano generare la percezione di difficoltà nella deglutizione, anche in assenza di un reale impedimento organico. Il fatto stesso di tentare di controllare volontariamente un atto fisiologico automatico come la deglutizione può accentuare ulteriormente il senso di blocco e di allarme.

Per quanto riguarda il timore di aver sviluppato una polmonite ab ingestis, gli episodi descritti non sono di per sé indicativi di tale complicanza. In genere, una polmonite da aspirazione si manifesta con sintomi quali febbre, tosse persistente, difficoltà respiratoria e progressivo peggioramento delle condizioni generali. In assenza di questi segni, il fastidio alla gola e il lieve discomfort toracico risultano più verosimilmente riconducibili alla tensione muscolare, all’iperattivazione ansiosa e all’eventuale reflusso gastroesofageo.

In una prospettiva sistemico-relazionale, il sintomo può essere letto come un segnale che esprime, attraverso il corpo, un importante sovraccarico emotivo. La malattia di Sua moglie, la responsabilità nei confronti di Sua figlia e la percezione di un rapporto coniugale da tempo insoddisfacente possono aver riattivato vissuti profondi di impotenza, solitudine e timore della perdita. In questo senso, la difficoltà a “mandare giù” il cibo può assumere anche un significato simbolico, collegato alla fatica di elaborare e tollerare quanto sta vivendo.

Alla luce di quanto riferito, oltre al monitoraggio medico già effettuato, potrebbe risultare particolarmente utile un percorso psicologico che consenta di comprendere il significato di questi sintomi nel contesto della sua storia personale e familiare e di sviluppare modalità più efficaci per affrontare l’ansia. L’obiettivo non sarebbe soltanto la riduzione della paura di soffocare, ma anche una maggiore comprensione del modo in cui il Suo equilibrio emotivo e relazionale si esprime attraverso il corpo.
cordiali saluti
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, premesso che non so darle una risposta per gli aspetti prettamente fisici, le chiedo se in questo periodo particolare per lei, a cui accenna subito, ossia il carcinoma che riguarda sua moglie, non potrebbe trovare giovamento nel parlare dei suoi sintomi con un professionista. Dei suoi sintomi e del disagio che è collegato ad essi. Penso che non sia facile sostenere tutte queste preoccupazioni da solo e parlare con chi può maggiormente comprendere le sue difficoltà potrebbe darle un pò di sollievo. un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, mi dispiace tanto per la situazione che ha descritto e per la patologia oncologica di sua moglie. Le consiglio di chiedere al suo medico per i sintomi che ha descritto e di intraprendere un percorso di supporto psicologico per la parte emotiva.
Sono psico-oncologo e sia nel pubblico che privato mi occupo di supporto psicologico a pazienti e familiari-caregiver.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
salve ho letto le sue parole, le consiglio di pensare ad un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale, che rappresenta l'approccio più efficace per affrontare l'ansia legata alla deglutizione. Inoltre il trattamento include l'obiettivo di fornire sia sostegno per la situazione potenzialmente traumatica che si trova ad affrontare con sua moglie sia la possibilità di esplorare convinzioni e schemi di pensiero disfunzionali, modificando le strategie di fronteggiamento. Valuti tale opportunità per lei. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Quello che descrive è un quadro clinico molto riconoscibile di anginofobia, una fobia specifica della deglutizione, che si inserisce in un contesto di ansia di salute e di importanti stressors di vita, come la malattia di sua moglie.

In ottica TCC, il meccanismo che alimenta il problema è un circolo vizioso: l'attenzione si focalizza sulla gola, aumenta la percezione delle sensazioni corporee, insorge l'ansia, si attivano comportamenti protettivi come masticare a lungo o bere subito, e questi, pur dando sollievo momentaneo, confermano al cervello che il pericolo era reale e rinforzano la paura.

Le sensazioni che descrive, come la pseudo-acidità o la percezione di blocco, sono tipicamente legate a questa ipervigilanza corporea e alla tensione muscolare della gola, non a un'aspirazione reale. Il rischio di polmonite ab ingestis in assenza di disfagia organica e senza segni chiari come febbre o tosse persistente è molto basso.

Le consiglio di rivolgersi a uno psicologo specializzato in TCC per un percorso mirato.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, quello che sta vivendo è estremamente intenso e, mi permetta di dirglielo con molta chiarezza, anche estremamente coerente con la situazione che sta attraversando.

Lei si trova contemporaneamente dentro più livelli di stress profondi: una paura radicata da anni legata alla deglutizione, un matrimonio che da tempo non le offre contenimento affettivo, e adesso la malattia di sua moglie, che inevitabilmente riattiva il tema della perdita, del controllo e della fragilità del corpo. In un sistema così sotto pressione, il suo sintomo non solo è comprensibile, ma tende quasi inevitabilmente ad amplificarsi.

Quella sensazione che descrive, il timore che il cibo vada “nel buco sbagliato”, il bisogno di controllare ogni atto della deglutizione, il bloccare volontariamente i muscoli della gola, sono tutti meccanismi di ipercontrollo. Il punto è che la deglutizione è un atto automatico: più lei prova a controllarlo in modo volontario, più il sistema si irrigidisce e perde fluidità, creando esattamente le sensazioni che la spaventano.

È un circolo che si autoalimenta: percepisce un minimo fastidio, aumenta l’attenzione, irrigidisce la gola, la deglutizione diventa meno naturale, questo genera una sensazione anomala, e l’ansia sale fino alla tachicardia. In quel momento il corpo entra in allarme, e tutto viene interpretato come pericoloso.

Vengo al punto che la sta spaventando di più: no, da quello che descrive non sta rischiando di morire soffocato mentre beve o mangia in queste condizioni, né una polmonite ab ingestis nel modo in cui la teme. Piccolissime quantità di liquido possono occasionalmente “andare di traverso” a chiunque, ma il nostro organismo ha riflessi di protezione molto efficaci (tosse, chiusura della glottide). Una polmonite ab ingestis è un evento diverso, legato a condizioni neurologiche o a importanti deficit della deglutizione, non a un meccanismo ansioso come il suo.

Il fatto che lei sia stato visitato e che sia emerso solo un po’ di reflusso va esattamente in questa direzione: non c’è un problema strutturale che giustifichi quello che sente. Ma questo non significa che quello che prova non sia reale, anzi: è reale nella percezione, solo che l’origine è funzionale e legata all’ansia, non a un danno fisico.

Il punto delicato è che lei, nel tentativo di proteggersi, sta facendo esattamente le cose che mantengono il problema: controllare, evitare, mangiare solo in certe condizioni, vergognarsi, irrigidire volontariamente la gola. Tutto questo, nel tempo, restringe sempre di più la sua libertà e aumenta la paura.

E c’è un passaggio molto importante in quello che racconta: quando è solo, i sintomi aumentano. Questo ci dice quanto il suo sistema sia sensibile alla percezione di sicurezza. Non è il cibo il problema, è lo stato interno in cui si trova mentre mangia.

Lei sta cercando risposte mediche per qualcosa che il suo corpo sta esprimendo in un altro linguaggio. Ed è anche comprensibile, perché la paura è concreta e spinge a cercare rassicurazioni oggettive. Ma più rincorre esami (che tra l’altro teme), più rischia di restare intrappolato in questo meccanismo senza risolverlo davvero.

La domanda più utile, in questo momento, non è “farò altri esami?” ma “come posso uscire da questo stato in cui il mio corpo è costantemente in allerta?”. Perché è lì che si gioca tutto.

Il fatto che lei stia arrivando a evitare di mangiare serenamente e che provi vergogna in pubblico sono segnali che la situazione merita attenzione vera, non perché sia pericolosa dal punto di vista organico, ma perché sta impattando in modo importante sulla sua qualità di vita.

E queste sono proprio le situazioni in cui affrontare la cosa da solo diventa molto difficile, non per mancanza di volontà, ma perché è il meccanismo stesso che la intrappola.

C’è un modo per lavorare su questo tipo di ansia, per riportare la deglutizione a qualcosa di automatico e per ridurre quella sensazione costante di pericolo che sente nel corpo. Non è immediato, ma è assolutamente possibile, e soprattutto non passa da esami invasivi ma da un lavoro mirato su questi meccanismi che lei sta descrivendo molto bene, anche se con fatica.

Non sta impazzendo e non sta per morire. Sta vivendo un sistema in sovraccarico che ha trovato nella deglutizione il suo punto di espressione. E proprio perché è un meccanismo, può essere compreso e modificato, ma difficilmente si spegne da solo continuando a combatterlo nello stesso modo.
Salve, immagino come in questo periodo di maggiore stress e preoccupazione la sua fobia generi più angoscia. Quello che descrive sembra avere un importante impatto sul suo benessere quotidiano, potrebbe essere utile comprendere più a fondo ciò che sta vivendo. Sembra che alcuni sintomi che descrive siano connessi ad uno stato di ansia, individuarne i fattori scatenanti potrebbe anche aiutarla a distinguere la sua problematica con altre condizioni mediche.
Dott. Sandro Mangano
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Gentile utente,

comprendo profondamente il carico emotivo e fisico che sta attraversando. La sua situazione descrive un incrocio complesso tra un disturbo d’ansia cronico e un evento di vita fortemente stressante, come la malattia di sua moglie, che funge da "detonatore" per le sue paure più profonde.

Ecco un’analisi strutturata per aiutarla a fare chiarezza tra i sintomi fisici e la componente psicologica.

L’Anginofobia e il "Riflesso di Blocco"
L’anginofobia (o fagofobia) non è un problema organico della gola, ma un’iper-attivazione del sistema nervoso. Quando l'ansia è elevata, i muscoli costrittori della faringe si tendono eccessivamente.

Il "verso" e il blocco: Quello che lei descrive — il serrare la gola, il rantolo e la sensazione che il cibo vada nel "buco sbagliato" — è un riflesso di difesa paradosso. Lei tenta di controllare volontariamente un atto che è automatico (la deglutizione). Questo crea un conflitto neuromuscolare: la gola si chiude proprio mentre dovrebbe aprirsi, generando quella sensazione di soffocamento.

La sensazione al naso: La contrazione scoordinata dei muscoli può spingere una piccola parte di saliva o di cibo verso il rincofaringe (la parte alta della gola), dando quella sensazione di acidità o fastidio che arriva "dietro il naso".

Rischi reali: Polmonite ab ingestio e soffocamento
Dal punto di vista medico-scientifico, è fondamentale rassicurarla su alcuni punti:

Polmonite ab ingestio: Questa condizione si verifica generalmente in soggetti con gravi patologie neurologiche o in stato di incoscienza, dove i riflessi di protezione delle vie aeree sono assenti. Nel suo caso, i suoi riflessi sono fin troppo attivi (iper-reattivi). Se un liquido o un solido "andasse di traverso" realmente, il suo corpo reagirebbe con una tosse violenta, immediata ed espulsiva.

Si può morire? La fibroscopia ha già confermato che l'anatomia della sua gola è integra. Il fastidio al petto e la "pseudo acidità" sono riconducibili al reflusso gastroesofageo (spesso esacerbato dall'ansia) e alla tensione muscolare intercostale dovuta alla tachicardia e allo stato di allerta costante.

Come accorgersi della polmonite: Una polmonite ab ingestio si manifesta con febbre alta, tosse persistente e grave difficoltà respiratoria nel giro di poche ore/giorni. Il vago fastidio al petto che avverte dopo l'ansia è compatibile con lo stress somatizzato.

La lettura psicologica
Lei si trova in una fase di "sovraccarico":

Il simbolismo del "nutrimento": In un matrimonio privo di affetto e ora segnato dalla malattia, l'atto di mangiare (che è un atto di vita e piacere) diventa il terreno di scontro delle sue paure di morte.

L'isolamento: Il fatto che i sintomi peggiorino quando è solo suggerisce che l'anginofobia sia diventata il contenitore di tutte le sue insicurezze attuali.

Consigli pratici e passi successivi
Non servono esami invasivi: Se l'otorino con la fibroscopia ha dato esito negativo per ostruzioni, una gastroscopia non aggiungerebbe informazioni rilevanti sulla sua capacità di deglutire, che è funzionale e non anatomica.

Terapia d'elezione: L'approccio più efficace per l'anginofobia è la Terapia Breve Strategica o la Cognitivo-Comportamentale, talvolta supportata da tecniche di Neurofeedback per regolarizzare l'iper-attivazione del sistema nervoso centrale e abbassare la soglia della paura.

Gestione del pasto: Eviti di "masticare all'infinito", poiché questo riduce il cibo in una consistenza che paradossalmente è più difficile da gestire per i riflessi automatici rispetto a un boccone ben formato.

In conclusione, lei non sta rischiando di morire per un boccone di banana, ma sta soffrendo molto per un dolore emotivo che ha trovato nella gola il suo canale di espressione. Si prenda cura della sua ansia con lo stesso rigore con cui monitora i suoi pasti: è quella la vera "ostruzione" da sciogliere.

Un cordiale saluto,

Dott. Sandro Mangano
Psicologo e Direttore Clinico del centro NeuFitLabGentile utente,

comprendo profondamente il carico emotivo e fisico che sta attraversando. La sua situazione descrive un incrocio complesso tra un disturbo d’ansia cronico e un evento di vita fortemente stressante, come la malattia di sua moglie, che funge da "detonatore" per le sue paure più profonde.

Ecco un’analisi strutturata per aiutarla a fare chiarezza tra i sintomi fisici e la componente psicologica.

L’Anginofobia e il "Riflesso di Blocco"
L’anginofobia (o fagofobia) non è un problema organico della gola, ma un’iper-attivazione del sistema nervoso. Quando l'ansia è elevata, i muscoli costrittori della faringe si tendono eccessivamente.

Il "verso" e il blocco: Quello che lei descrive — il serrare la gola, il rantolo e la sensazione che il cibo vada nel "buco sbagliato" — è un riflesso di difesa paradosso. Lei tenta di controllare volontariamente un atto che è automatico (la deglutizione). Questo crea un conflitto neuromuscolare: la gola si chiude proprio mentre dovrebbe aprirsi, generando quella sensazione di soffocamento.

La sensazione al naso: La contrazione scoordinata dei muscoli può spingere una piccola parte di saliva o di cibo verso il rincofaringe (la parte alta della gola), dando quella sensazione di acidità o fastidio che arriva "dietro il naso".

Rischi reali: Polmonite ab ingestio e soffocamento
Dal punto di vista medico-scientifico, è fondamentale rassicurarla su alcuni punti:

Polmonite ab ingestio: Questa condizione si verifica generalmente in soggetti con gravi patologie neurologiche o in stato di incoscienza, dove i riflessi di protezione delle vie aeree sono assenti. Nel suo caso, i suoi riflessi sono fin troppo attivi (iper-reattivi). Se un liquido o un solido "andasse di traverso" realmente, il suo corpo reagirebbe con una tosse violenta, immediata ed espulsiva.

Si può morire? La fibroscopia ha già confermato che l'anatomia della sua gola è integra. Il fastidio al petto e la "pseudo acidità" sono riconducibili al reflusso gastroesofageo (spesso esacerbato dall'ansia) e alla tensione muscolare intercostale dovuta alla tachicardia e allo stato di allerta costante.

Come accorgersi della polmonite: Una polmonite ab ingestio si manifesta con febbre alta, tosse persistente e grave difficoltà respiratoria nel giro di poche ore/giorni. Il vago fastidio al petto che avverte dopo l'ansia è compatibile con lo stress somatizzato.

La lettura psicologica
Lei si trova in una fase di "sovraccarico":

Il simbolismo del "nutrimento": In un matrimonio privo di affetto e ora segnato dalla malattia, l'atto di mangiare (che è un atto di vita e piacere) diventa il terreno di scontro delle sue paure di morte.

L'isolamento: Il fatto che i sintomi peggiorino quando è solo suggerisce che l'anginofobia sia diventata il contenitore di tutte le sue insicurezze attuali.

Consigli pratici e passi successivi
Non servono esami invasivi: Se l'otorino con la fibroscopia ha dato esito negativo per ostruzioni, una gastroscopia non aggiungerebbe informazioni rilevanti sulla sua capacità di deglutire, che è funzionale e non anatomica.

Terapia d'elezione: L'approccio più efficace per l'anginofobia è la Terapia Breve Strategica o la Cognitivo-Comportamentale, talvolta supportata da tecniche di Neurofeedback per regolarizzare l'iper-attivazione del sistema nervoso centrale e abbassare la soglia della paura.

Gestione del pasto: Eviti di "masticare all'infinito", poiché questo riduce il cibo in una consistenza che paradossalmente è più difficile da gestire per i riflessi automatici rispetto a un boccone ben formato.

In conclusione, lei non sta rischiando di morire per un boccone di banana, ma sta soffrendo molto per un dolore emotivo che ha trovato nella gola il suo canale di espressione. Si prenda cura della sua ansia con lo stesso rigore con cui monitora i suoi pasti: è quella la vera "ostruzione" da sciogliere.

Un cordiale saluto,

Dott. Sandro Mangano
Psicologo e Direttore Clinico del centro NeuFitLab
Capisco profondamente il senso di assedio che sta vivendo. Mi arriva forte il suo grido d'aiuto: quando il corpo "si chiude", non sta solo cercando di gestire il cibo, sta cercando di proteggerla da un mondo che, in questo momento, sembra diventato indigeribile.
I sintomi non sono solo nemici, ma messaggeri. La sua gola che si stringe è come un guardiano molto severo che sta cercando di dire: "C’è troppo dolore da mandare giù". La malattia di sua moglie, le difficoltà nel matrimonio che durano da anni, il peso della responsabilità di una figlia piccola... sono tutti "bocconi" esistenziali che la sua mente sta faticando a processare.
Quella sensazione che il cibo vada "nel buco sbagliato" o quel fastidio verso il naso sono spesso legati alla tensione muscolare estrema della zona oro-faringea. Quando siamo in iper-ansia, i muscoli della deglutizione perdono la loro naturale e diventano rigidi.
Forse, in modo inconscio, la sua gola chiusa è l'unico modo che ha trovato per fermarsi e dire: "Non riesco a mandare giù tutto questo da solo".
Attraverso tecniche di rilassamento profondo e/o ipnosi, possiamo lavorare non per "combattere" l'ansia, ma per distendere quei muscoli che oggi sono contratti come uno scudo. Possiamo aiutare la sua parte inconscia a ritrovare quella naturalezza che aveva da bambino, quando mangiava senza pensare a come faceva.
Provi a non combattere il "verso" che fa o la faccia che "simula il soffocamento". Più cerca di controllarli, più aumentano. Provi a dirsi: "In questo momento la mia gola mi sta proteggendo come meglio può". Inizi a fare piccoli respiri di pancia prima di sedersi a tavola, cercando di ammorbidire non la gola, ma le spalle.
Se sente che è arrivato il momento di allentare questa morsa e di trovare uno spazio dove "posare" tutti questi pesi che sta deglutendo a fatica, io sono qui per accompagnarla in questo percorso di distensione.
Un caro saluto
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve,
da ciò che descrive emerge una forte componente ansiosa e di controllo legata alla deglutizione, che in questo periodo sembra essersi intensificata anche a causa della situazione molto pesante che sta vivendo con la malattia di sua moglie e con una condizione di stress emotivo prolungato. Il fatto che la visita otorinolaringoiatrica con fibroscopia non abbia evidenziato problemi neurologici o ostruttivi importanti è un elemento rassicurante.

Quando l’ansia aumenta, i muscoli della gola possono irrigidirsi e la deglutizione diventare percepita come “innaturale” o difficoltosa, alimentando ulteriormente la paura di soffocare o che il cibo “vada di traverso”. La sensazione che descrive non significa automaticamente che stia sviluppando una polmonite ab ingestis. In genere una vera polmonite si manifesta con sintomi evidenti come febbre, tosse persistente, difficoltà respiratoria marcata e peggioramento progressivo delle condizioni fisiche.

Più cerca di controllare volontariamente la deglutizione, più il meccanismo rischia di diventare faticoso e spaventante. Per questo, oltre agli approfondimenti medici già fatti, potrebbe esserle molto utile un supporto psicologico mirato sulle paure legate al corpo, all’ansia e alla gestione di questo momento di vita così delicato. Non perché “sia tutto nella sua testa”, ma perché mente e corpo in condizioni di allarme continuo finiscono davvero per influenzarsi reciprocamente.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
quanto descrive appare fortemente intrecciato con il suo stato ansioso e con l’anginofobia che riferisce da molti anni, aggravata dal periodo di forte stress emotivo che sta vivendo per la malattia di sua moglie. L’attenzione costante alla deglutizione, il controllo dei movimenti della gola e la paura che il cibo “vada nel posto sbagliato” possono amplificare le sensazioni corporee e alimentare ulteriormente l’ansia.
Il fatto di aver già eseguito una valutazione otorinolaringoiatrica è un elemento importante. I timori legati al rischio immediato di morte o di polmonite sembrano assumere caratteristiche molto legate alla preoccupazione ipocondriaca e al monitoraggio continuo dei sintomi corporei.
Può essere indicato avviare o proseguire un percorso psicologico, per lavorare sull’ansia di salute, sulle paure legate alla deglutizione e sull’impatto emotivo che questo momento della sua vita sta avendo sul suo equilibrio psicologico.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, innanzitutto, per chi ha disfagie o altre forme di difficoltà meccaniche relative alla deglutizione, spesso non risulta funzionale né suggeribile berci dietro acqua o altri liquidi per mandare giù il boccone; detto questo, molta della sintomatologia descritta potrebbe tranquillamente essere ascrivibile a livelli elevati di ansia fino quasi a un principio di attacco di panico, pertanto, sarebbe importante affrontare la situazione anche grazie ad un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta (meglio se di approccio Funzionale o comunque Psico-corporeo integrato) che possa aiutarla a comprendere e gestire in modo più efficace e funzionale questa problematica.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Stella Gelli
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Milano
Buonasera, grazie per il messaggio.
Prima di tutto, una rassicurazione importante: la fibroscopia otorinolaringoiatrica fatta di recente ha escluso problemi strutturali alla deglutizione. Quello che descrive, la sensazione di blocco, il fastidio alla gola, il timore che il cibo vada "nel posto sbagliato", sono sintomi molto comuni nell'anginofobia e nell'ansia intensa, e non indicano un problema meccanico reale.
Detto questo, c'è qualcosa nella sua storia che va molto oltre la paura di soffocare. Un matrimonio in crisi, una figlia piccola, la malattia grave della moglie arrivata di colpo. È un carico enorme, e il corpo spesso lo porta dove già c'è una vulnerabilità. L'anginofobia che si aggrava in questo momento non è una coincidenza: è il segnale che qualcosa dentro sta chiedendo attenzione.
La gastroscopia, se il medico non la ritiene urgente, può aspettare. Quello che invece potrebbe fare davvero la differenza è un percorso psicologico dedicato, che lavori insieme sulla fobia specifica e sul contesto di vita in cui si è aggravata. Le due cose non sono separabili.
Se sente che potrebbe esserle utile uno spazio in cui iniziare a farlo, sono disponibile per un primo colloquio.
Un caro saluto, Dott.ssa Stella Gelli
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, da ciò che descrive emerge una situazione di forte sofferenza, ma anche un aspetto molto importante: lei ha una notevole consapevolezza di quello che sta accadendo e riesce a osservare con precisione il legame tra lo stress emotivo che sta vivendo e l’intensificarsi delle difficoltà nel mangiare e nel deglutire. Questo è un elemento prezioso, perché comprendere il funzionamento del problema rappresenta già un primo passo concreto verso il cambiamento. Sta affrontando contemporaneamente diversi eventi molto impegnativi: la malattia di sua moglie, la crisi del rapporto di coppia, la responsabilità verso sua figlia e una vulnerabilità ansiosa che la accompagna da molti anni. In situazioni come questa, il corpo e la mente possono entrare in uno stato di allerta costante. Quando siamo molto spaventati, l’attenzione si concentra in modo eccessivo su sensazioni corporee che normalmente passerebbero inosservate. La deglutizione, che di solito avviene automaticamente, può diventare oggetto di monitoraggio continuo e questo, paradossalmente, la rende più difficoltosa e innaturale. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, il problema tende a mantenersi attraverso un circolo che spesso funziona così: compare una sensazione insolita in gola, nasce il pensiero “potrei soffocare”, aumenta l’ansia, i muscoli si irrigidiscono, la deglutizione diventa più difficile e questa esperienza viene interpretata come conferma del pericolo. A quel punto il timore cresce ulteriormente e il meccanismo si rinforza. Non significa che il rischio sia realmente elevato, ma che la paura prende il controllo e altera il normale funzionamento. Il fatto che gli accertamenti già effettuati non abbiano evidenziato problematiche significative e che lei stesso noti un peggioramento soprattutto quando è solo o molto in ansia, suggerisce con forza quanto la componente emotiva possa incidere su ciò che sta vivendo. Questo non vuol dire che i sintomi siano “immaginari”. Al contrario, le sensazioni sono reali e possono essere molto intense, ma sono fortemente influenzate dallo stato di allerta e dalla paura. Quando l’ansia raggiunge livelli elevati, è frequente temere conseguenze catastrofiche come il soffocamento, la polmonite o addirittura la morte. Tuttavia, più ci si concentra sul controllo del gesto di deglutire e più il processo naturale perde fluidità. È un po’ come cercare di controllare volontariamente ogni singolo movimento del respiro o del battito cardiaco: l’attenzione eccessiva può far percepire il funzionamento come anomalo e allarmante. Un aspetto che merita particolare attenzione è il peso emotivo che sta sostenendo in questo periodo. Talvolta, quando la mente è sovraccarica di preoccupazioni e paure, il sintomo fisico diventa il punto su cui si concentra tutta l’angoscia. In questo senso, il problema della deglutizione può rappresentare non solo una paura specifica, ma anche il modo in cui il suo sistema emotivo sta reagendo a una situazione estremamente difficile. La domanda più utile forse non è tanto “morirò?” quanto “cosa sta accadendo dentro di me perché questa paura sia diventata così intensa?”. Spostare l’attenzione da una continua ricerca di rassicurazioni mediche alla comprensione dei meccanismi che mantengono il problema può essere un passaggio decisivo. Un percorso psicologico, in particolare di orientamento cognitivo comportamentale, può essere molto utile proprio perché permette di individuare i pensieri automatici che alimentano la paura, comprendere gli schemi di funzionamento che si attivano nei momenti di stress e ridurre gradualmente i comportamenti di controllo e di evitamento che mantengono il disturbo. Questo tipo di lavoro non promette soluzioni immediate, ma offre strumenti concreti e mirati per interrompere il circolo tra paura, tensione fisica e sintomi. Il fatto che lei stia chiedendo aiuto e stia cercando di capire cosa le sta succedendo è già un segnale importante. Quando l’ansia diventa così invasiva da condizionare un gesto fondamentale come mangiare, non è utile affrontarla da soli affidandosi soltanto al tentativo di controllare il corpo. È spesso molto più efficace essere accompagnati in un percorso che aiuti a comprendere e modificare gradualmente questo meccanismo. Non è semplice convivere con la sensazione costante di pericolo, soprattutto mentre si affrontano preoccupazioni familiari tanto significative. Ma ciò che descrive, per quanto molto faticoso, è un’esperienza che può essere compresa e affrontata con un lavoro psicologico adeguato. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
le consiglio un percorso di psicoterapia grazie
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Buonasera,
dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, che sembra essersi amplificata ulteriormente dopo la malattia di sua moglie, evento comprensibilmente molto impattante sul piano emotivo.

La paura del soffocamento e l’attenzione costante alla deglutizione possono portare il corpo a irrigidirsi e a “controllare” un atto che normalmente è automatico. Più si entra in allerta, più si percepiscono sensazioni anomale, tensione alla gola, difficoltà a deglutire e paura di perdere il controllo, creando un circolo molto faticoso.

Il fatto che abbia già effettuato una visita ORL con fibroscopia è importante. Tuttavia, online non è possibile fare valutazioni mediche o escludere condizioni fisiche specifiche. Per i dubbi clinici è fondamentale continuare a confrontarsi con i medici che la seguono.

Quello che però appare molto evidente è il livello di ansia e di ipervigilanza con cui sta vivendo ogni atto del mangiare e del bere. Quando la paura occupa così tanto spazio, il rischio è che la vita quotidiana si restringa sempre di più. Per questo credo che, accanto agli accertamenti medici già fatti, potrebbe esserle molto utile un supporto psicologico mirato sull’ansia, sulle paure legate alla salute e sul momento molto delicato che sta attraversando come uomo, marito e padre.

Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buonasera, da quello che descrive emerge una sofferenza molto intensa e che probabilmente sta diventando sempre più difficile da sostenere, soprattutto perché si inserisce in un momento di vita estremamente stressante e doloroso: la malattia di sua moglie, una relazione già da tempo vissuta come distante affettivamente, il senso di solitudine e un’ansia che sembra aver trovato proprio nella deglutizione il punto su cui concentrarsi in modo ossessivo.

Quello che racconta è molto coerente con un quadro ansioso-fobico centrato sull’atto del deglutire (anginofobia/fagofobia), aggravato dall’ipercontrollo corporeo e dalla continua attenzione ai segnali della gola e della respirazione. Quando una persona entra in uno stato di forte allarme, la deglutizione — che normalmente è automatica — diventa improvvisamente “osservata”, controllata volontariamente, irrigidita. E più si cerca di controllarla, più diventa innaturale e difficoltosa. Il fatto che lei riferisca di serrare la gola, trattenere il cibo, emettere versi di protezione o monitorare continuamente “il buco giusto” è molto tipico dei meccanismi ansiosi di ipervigilanza e difesa.

Inoltre ansia elevata, tensione muscolare e reflusso gastroesofageo possono amplificare moltissimo le sensazioni alla gola: bruciore, nodo, fastidio retrofaringeo, sensazione che qualcosa “vada storto”, percezione alterata del passaggio del cibo o dei liquidi. Questo però non significa automaticamente che lei stia realmente andando incontro a soffocamento o polmoniti ab ingestis. Il fatto stesso che riesca comunque a mangiare e bere, pur con enorme fatica e rituali protettivi, suggerisce che il problema principale sia il circuito ansia-controllo-paura, più che un grave deficit organico della deglutizione. Ovviamente è corretto continuare a confrontarsi con i medici curanti per escludere cause organiche quando indicato, ma mi sembra importante notare che una valutazione ORL con fibroscopia l’ha già eseguita.

E soprattutto: sì, questo tipo di problema si può trattare molto bene con una psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), soprattutto se il lavoro integra sia la componente cognitiva sia quella comportamentale. Sul piano cognitivo si lavora sulle interpretazioni catastrofiche (“potrei morire soffocato”, “non riuscirò più a deglutire”, “se sento quel fastidio significa che il cibo è andato nei polmoni”), sull’attenzione ossessiva al corpo e sull’ansia anticipatoria. Sul piano comportamentale invece si interviene sui rituali di controllo e protezione, sull’evitamento, sulla paura di mangiare da solo o in pubblico, e gradualmente si aiuta la persona a riappropriarsi di un’esperienza di deglutizione più spontanea e meno sorvegliata.

Il punto importante è che più lei lotta contro la deglutizione e tenta di controllarla volontariamente, più il sistema resta “inceppato”. È comprensibile che il suo organismo, già provato da anni di ansia e ora ulteriormente sovraccaricato dalla situazione familiare, abbia intensificato questi meccanismi di allarme. Ma proprio perché si tratta di un circolo psicofisiologico molto noto, esistono strumenti terapeutici specifici e spesso efficaci per interromperlo.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Martina Baiocchi
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile signore, l'angoscia e la paura che sta vivendo in questo momento sono comprensibili. La situazione che descrive è molto difficile su più livelli: la malattia di sua moglie, il matrimonio in crisi e l'aggravarsi importante dei suoi sintomi legati all'anginofobia.
Per quanto riguarda le questioni più strettamente mediche e i timori sul rischio di polmonite o altri problemi fisici, le consiglio di confrontarsi con il suo medico di base, che potrà rassicurarla e valutare se siano necessari ulteriori accertamenti.
Detto questo, quello che emerge chiaramente da ciò che ha condiviso è che la malattia di sua moglie ha accentuato enormemente i suoi sintomi. Questo ci dice qualcosa di importante: c'è un legame profondo tra ciò che sta accadendo nella sua vita emotiva e relazionale in questo momento e la manifestazione fisica dei suoi sintomi. Quando viviamo situazioni di grande stress, paura o angoscia che non riusciamo a elaborare o a esprimere a parole, il corpo spesso diventa il luogo dove queste emozioni si manifestano.
Le consiglio caldamente, se non l'ha già fatto, di rivolgersi ad un professionista della salute mentale. Uno spazio terapeutico le permetterebbe di condividere la difficoltà enorme che sta affrontando, l'ansia e le paure e di provare a dare un senso e un significato ai suoi sintomi, sia quelli di oggi che quelli del passato. Spesso lavorare sui vissuti emotivi può portare anche a un miglioramento importante dei sintomi fisici.
Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno in questo momento così difficile.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Baiocchi
Gentile paziente,

grazie per la sua fiducia e per aver condiviso con noi una situazione così delicata e personale. Capisco quanto stia vivendo un momento di grande stress, e voglio rassicurarla con alcune considerazioni importanti.

Riguardo al timore del "buco sbagliato"
Il nostro organismo è dotato di meccanismi di protezione straordinariamente efficaci. Quando un alimento o un liquido tende ad andare verso le vie aeree, il riflesso della tosse si attiva automaticamente e in modo potente per espellerlo immediatamente. Se questo riflesso non si manifesta in modo evidente, possiamo stare ragionevolmente tranquilli che la deglutizione è avvenuta correttamente. Le sensazioni fastidiose che descrive a livello della retrogola e del collegamento con il naso sono molto probabilmente legate al reflusso gastroesofageo già evidenziato dalla fibroscopia, che può effettivamente creare esattamente quel tipo di percezione. Non vi sono elementi che suggeriscano un episodio di polmonite ab ingestis.

Riguardo all'acidità e ai fastidi al petto
l reflusso gastroesofageo è fortemente influenzato dallo stato emotivo: lo stress e l'ansia, soprattutto se presenti nel momento del pasto, possono amplificarne considerevolmente i sintomi. Quello che descrive, la tensione muscolare alla gola, la tachicardia, la sensazione di blocco, sono risposte fisiche reali, ma strettamente legate all'ansia, non a un problema strutturale della deglutizione. A questo proposito, le suggerirei di descrivere questi sintomi al suo medico di base, che potrà valutare una terapia mirata per ridurre l'infiammazione gastrica, senza necessità di ulteriori esami invasivi per il momento.

Un percorso di supporto che potrebbe aiutarla concretamente
Vista la complessità di quanto sta vivendo, l'anginofobia, un momento familiare molto difficile, e i sintomi che si stanno intensificando, vorrei proporle due percorsi complementari:
Un incontro con un logopedista: un professionista specializzato potrà valutare e rinforzare la coordinazione della deglutizione, darle strumenti concreti per gestire il momento del pasto e ridurre quella tensione muscolare che lei stesso descrive. Spesso è sufficiente prendere consapevolezza del meccanismo per allentare molta dell'ansia legata ad esso.

Un percorso con uno psicologo: non perché i suoi sintomi siano "immaginari", sono reali e la stanno facendo soffrire, ma perché sta affrontando contemporaneamente la malattia di sua moglie, una situazione familiare molto impegnativa, la responsabilità di una figlia piccola e una fobia che si è intensificata in risposta a tutto questo. Un supporto psicologico mirato può fare una differenza significativa sulla qualità della sua vita quotidiana, inclusa quella a tavola.

Sono a sua disposizione per approfondire qualsiasi aspetto o per guidarla nei passi successivi. Non è solo in questo percorso.

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