ho perso 40 kg con il by pass gastrico fatto il 14 ottobre 2025 . però ovviamente ci tengo a sottol

21 risposte
ho perso 40 kg con il by pass gastrico fatto il 14 ottobre 2025 .
però ovviamente ci tengo a sottolineare che a livello gastrico la fame è contenuta perchè la capienza di cibo nello stomaco è decisamente minore rispetto a prima .
sono molto felice di aver perso peso ok.. ma comunque la fame emotiva è ancora viva e le emozioni sono ancora intense talmente tanto che delle volte mangio un pochettino in più , non come prima ma ci sono ovviamente quei momenti .
allora io oggi scrivo qui 1 perchè penso che tutto si può risolvere nella vita . Questi disturbi purtroppo sono dei disturbi dell animo più che della mente .. dell animo perchè dal mio punto di vista chi mangia tanto , chi si abbuffa nasconde dentro di sè un mondo molto caotico , pieno di incomprensioni , a volte a mio parere anche strano perchè non viene capito da nessuno .
pensate che io che per anni ho combattuto contro il mostro dell obesità , io che per tanto tempo mi sono odiata allo specchio e disprezzata ... mi sento certe volte ancora quella di prima .
ho una famiglia molto malsana che nonostante ciò mi vuole bene ok ma è letteralmente malsana e disfunzionale .
mia mamma non accetta il mio cambiamento fisico , a primo impatto penso che sia gelosa .
ATTENZIONE , NON DICO CHE È GELOSA PERCHÈ È CATTIVA .. CI MANCHEREBBE , È MIA MADRE , ma secondo me dato che è stata per molto tempo abituata a vedermi in un certo modo con una coperta di grasso metaforicamente parlando che nascondeva la mia vera personalità , ora mi vede diversa , solare , energica , positiva etc... e quindi lei riflettendoci bene non è che non mi accetta ma ancora non deve abituarsi a questa nuova immagine di me cambiata , diversa ma non del tutto perchè nonostante il mio dimagrimento io sono sempre silvana .. silvana che ha delle passioni , silvana che ha degli interessi , degli obiettivi di vita importanti che vuole raggiungere .
Il rapporto tra me e mia madre non è mai stato dei migliori , tra me e lei è stato presente sempre un grande conflitto . Ricordo ancora che quando ero molto piccola lei mi diceva di non mangiare troppo , di stare attenta alla linea , parlava sempre del fisico magro e asciutto perchè anche lei è stata sempre fissata con la linea ... sempre .
mio padre è diversi da mamma , è più positivo , prende la vita più con il sorriso ma secondo me si lascia influenzare parecchio dalla negatività di mamma ...
mamma purtroppo non cambierà mai , questo lo devo accettare .
però quello che voglio dire è che non posso cambiare io chi non vuole cambiare , ognuno deve assumersi la propria responsabilità al cambiamento ma prima ancora deve avere consapevolezza di avere un Problema e mia mamma non ha questa consapevolezza e a me non frega perchè io voglio godermi la mia rinascita e pensare a me stessa , alla mia vita e ai miei obiettivi
via le persone negative ....
Dott.ssa Roberta Marzioni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Falconara Marittima
Buongiorno, le consiglierei di affiancare un percorso psicoterapeutico a questa sua trasformazione profonda per accogliere tutti i cambiamenti positivi che questa operazione ha portato e indagare in maniera approfondita i meccanismi che l'avevano portata a prendere così tanto peso per poterli gestire e non ricadervi più. Saluti

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Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara Silvana,
mi sembra che lei abbia compiuto una buona analisi dal punto di vista psicologico e emotivo sia su sè stessa sia sulla sua famiglia. Riesce a riconoscere luci e ombre. Il bypass ha cambiato il corpo ma non l'immagine interna che ha di lei, nè le insicurezze che quei kg in più volevano difendere. Mi domando se nel percorso, prima e dopo l'intervento, sia stata seguita da uno/a psicoterapeuta per lavorare sulle tematiche legate alla famiglia disfunzionale, all'immagine corporea ancora instabile e alla fame emotiva. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Dott.ssa Claudia Cenni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pietra Ligure
Buongiorno, da ciò che descrive mi sembra un passaggio molto significativo del suo percorso, e non necessariamente un segnale negativo. Dopo molti anni di terapia può accadere che la persona senta il bisogno di verificare quanto ha interiorizzato, sperimentando maggiore autonomia e spontaneità nella propria quotidianità.

Le suggerirei di portare apertamente questi vissuti in seduta: la sensazione di avere la vita scandita dagli appuntamenti, il sovraccarico mentale e anche la resistenza che sente oggi verso il confronto terapeutico. Sono temi importanti e meritano spazio.

Una pausa, una diversa frequenza degli incontri o una rimodulazione del percorso possono essere ipotesi del tutto legittime, se condivise con la terapeuta. Talvolta non si tratta di interrompere, ma di trasformare il percorso in base ai bisogni attuali della persona.

Il desiderio di vivere con maggiore naturalezza potrebbe essere anche il segnale di una crescita avvenuta nel tempo.

Buongiorno, nelle sue parole emerge una consapevolezza molto profonda e una notevole forza personale. Il dimagrimento dopo un bypass gastrico rappresenta un cambiamento importante sul piano fisico, ma spesso il mondo emotivo segue tempi diversi: il corpo cambia più rapidamente, mentre l’immagine di sé e le ferite interiori richiedono un’elaborazione più graduale.

È molto significativo ciò che dice sulla fame emotiva. Spesso il rapporto con il cibo non riguarda solo la nutrizione, ma diventa un modo per gestire dolore, vuoto, tensione o bisogni affettivi. Averlo riconosciuto è già un passo prezioso.

Anche il rapporto con sua madre sembra toccare nodi profondi legati al riconoscimento e all’identità personale. Quando una persona cambia, talvolta anche gli equilibri familiari vengono messi in discussione, e questo può generare resistenze o difficoltà.

Mi colpisce soprattutto il desiderio di rinascita che esprime. Forse oggi la sfida più importante non è soltanto perdere peso, ma costruire una relazione nuova con se stessa, più libera dal giudizio e più fondata sul proprio valore personale.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a consolidare il cambiamento esterno accompagnando anche quello interiore.
Resto a disposizione
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo profondamente il senso di liberazione che accompagna questa Sua rinascita, ma anche la fatica di dover gestire un’emozione che non si può operare chirurgicamente: la fame dell'anima. Il bypass gastrico ha modificato il Suo corpo, riducendo la capienza dello stomaco, ma quel "mondo caotico" e quelle incomprensioni che Lei descrive con tanta lucidità restano presenti, cercando ancora nel cibo un modo per essere contenuti o messi a tacere. È una sfida coraggiosa quella di voler abitare la propria nuova immagine mentre si fa i conti con una "coperta di grasso" che non serve più a nascondere la Sua vera personalità, solare ed energica.

Il conflitto con Sua madre rivela una dinamica relazionale complessa, dove il Suo cambiamento fisico sembra aver rotto un equilibrio precario. Spesso, nelle famiglie disfunzionali, la persona che soffre di obesità assume inconsciamente il ruolo di chi deve restare "indietro" o "nascosto"; quando Lei decide di fiorire e di uscire da quel guscio, è naturale che chi le sta intorno provi un senso di smarrimento o, come Lei intuisce, una sorta di gelosia che è più legata alla paura del nuovo che alla cattiveria. Sua madre, da sempre fissata con una linea ideale, si trova ora a confrontarsi con una Silvana che non è più solo una proiezione delle sue paure o dei suoi moniti, ma una donna con obiettivi propri e una vitalità che non può più essere controllata attraverso il cibo.

In un percorso di psicoterapia ad orientamento psicodinamico, questo momento di "rinascita" può essere il terreno ideale per consolidare la Sua identità come processo relazionale autonomo. L'obiettivo non è cambiare chi non vuole cambiare — come Lei ha giustamente compreso riguardo a Sua madre — ma rafforzare la Sua capacità di distinguere i Suoi bisogni da quelli di una famiglia che fatica a vederLa per chi è veramente. Elaborare le matrici simboliche che legavano il cibo al senso di protezione Le permetterà di non aver più bisogno di quelle "mangiate in più" per gestire l'intensità delle emozioni, imparando ad accogliere la Sua sensibilità senza doverla più nascondere.

La Sua determinazione a godersi questa vita nuova è il motore più potente che possiede; la invito a considerare un supporto clinico per far sì che questa trasformazione esterna diventi una stabilità interna incrollabile.

In questo cammino di riscoperta, qual è l'obiettivo o la passione che oggi sente di poter finalmente perseguire con tutta la Sua nuova energia, senza più il peso dei vecchi giudizi familiari?
Un saluto
Dottssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile Signora,
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza e il suo percorso, che descrive come molto significativo e impegnativo sia sul piano fisico che emotivo.
Il cambiamento che sta vivendo dopo l’intervento è importante e, come spesso accade in questi percorsi, può coinvolgere diversi aspetti della vita personale, emotiva e relazionale.
È positivo che Lei stia riconoscendo anche la presenza delle emozioni e dei vissuti legati al rapporto con il cibo e con le relazioni familiari.
Per questi aspetti più complessi e delicati, può essere utile continuare ad avere uno spazio di confronto adeguato , così da poter dare il giusto tempo e significato a ciò che sta emergendo.
Un cordiale saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Ionela Zaratti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Grottaferrata
Salve, quello che descrive è un passaggio importante e complesso: il cambiamento fisico è rapido, mentre quello emotivo e relazionale richiede più tempo. È comprensibile che la fame emotiva sia ancora presente: spesso ha radici profonde, legate alla storia personale e affettiva, e non rappresenta un “passo indietro”, ma parte del processo.
Anche il rapporto con sua madre merita attenzione: nei cambiamenti significativi, l’intero sistema familiare è chiamato a riorganizzarsi. Alcune reazioni possono riflettere una difficoltà ad adattarsi alla Sua nuova immagine, più che una mancanza di affetto.
Può essere utile comprendere come proteggere il suo benessere, costruendo confini chiari e relazioni più sostenibili.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato alla fame emotiva, lavorando anche sulle dinamiche relazionali che risultano ancora faticose.

Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ionela Zaratti
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, dal suo racconto emerge il suo percorso penso non così facile per raggiungere ciò che lei è adesso e quindi penso che sia necessario che lei rimanga centrata su ciò che la fa stare meglio. In effetti sua madre ha la responsabilità eventualmente di prendersi cura di sè. Se ha bisogno di un supporto posso essere disponibile anche online. saluti Dario Martelli
Dott.ssa Chiara Tenconi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Rho
Buongiorno Silvana, dal suo racconto emerge un passaggio molto importante: ha intrapreso un cambiamento concreto e significativo, e questo merita di essere riconosciuto. Perdere 40 kg, affrontare un intervento e iniziare a prendersi cura di sé in modo diverso è un risultato importante, che parla di determinazione e risorse.

Allo stesso tempo, ciò che descrive è altrettanto vero: il tema dell’alimentazione non è solo fisico.
Fin dalle prime fasi della vita – già in epoca intrauterina e nei primi legami di accudimento – il nutrimento è profondamente legato alla relazione. Mangiare non è solo introdurre cibo, ma è anche essere nutriti, visti, riconosciuti.

Le relazioni costruiscono nel tempo quelle che possiamo immaginare come delle “lenti”: attraverso di esse interpretiamo noi stessi, il nostro valore e il mondo. Se il legame è stato ambivalente, critico o conflittuale, è possibile che anche il rapporto con il cibo si carichi di significati emotivi complessi.

È molto interessante anche la riflessione che fa su sua madre. Spesso, per poter mantenere un legame importante, la mente tende a mettere in primo piano gli aspetti più accettabili dell’altro, attenuando il disagio o il “fastidio” che alcune dinamiche possono generare. Questo avviene per proteggersi da costi emotivi percepiti come troppo alti, come:

1) il rischio di allontanamento
2) i silenzi vissuti come punitivi
3) il senso di colpa

Per questo il comportamento alimentare è così complesso: coinvolge corpo, emozioni, storia relazionale e funzionamento psicologico.

Il fatto che oggi lei riesca a dire: “voglio godermi la mia rinascita e pensare a me stessa” è un passaggio fondamentale. Non significa escludere gli altri, ma iniziare a dare spazio ai propri bisogni e al proprio benessere.

Per sostenere questo percorso, può essere utile lavorare su piccoli strumenti quotidiani:

1) Rinforzare le scelte sane, senza cercare la perfezione: ogni scelta consapevole è un passo nella direzione giusta
2) Distinguere fame fisica e fame emotiva, imparando a fermarsi un attimo prima di mangiare e chiedersi “di cosa ho davvero bisogno in questo momento?”
3) Introdurre movimento regolare, soprattutto in questa stagione: camminate all’aperto, anche brevi, aiutano non solo il corpo ma anche a “schiarire” i pensieri e ridurre la tensione emotiva
4) Mantenere il focus su obiettivi piccoli e raggiungibili, giorno per giorno, senza sovraccaricarsi.

Sta facendo un lavoro importante, che non riguarda solo il peso ma la costruzione di un nuovo modo di stare con sé stessa. È un percorso che richiede tempo, ma la direzione che ha intrapreso è significativa.

Un caro saluto.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
è molto toccante leggere quello che condividi. Si sente tutta la fatica che hai attraversato, ma anche una grande forza e lucidità. Hai fatto un cambiamento importante, non solo sul piano fisico ma anche su quello personale: è naturale che una parte di te sia felice e un’altra ancora in cammino.

La fame emotiva che descrivi non è un “fallimento”, ma un linguaggio: parla di bisogni profondi, di emozioni intense, di parti di te che per tanto tempo hanno trovato nel cibo un modo per esprimersi o proteggersi. Il fatto che oggi tu riesca a riconoscerla è già un passaggio fondamentale di consapevolezza.

Anche il sentirti “ancora quella di prima” è comprensibile: i cambiamenti esterni sono spesso più veloci di quelli interni. L’identità ha bisogno di tempo per riorganizzarsi, per integrare questa nuova immagine di te senza perdere il senso di continuità con chi sei sempre stata.

Rispetto al rapporto con tua madre, cogli un punto molto importante: non possiamo cambiare l’altro, ma possiamo lavorare su come stare nella relazione e su quanto permettere che questa influenzi il nostro benessere. Il fatto che tu stia iniziando a mettere dei confini e a scegliere di prenderti cura di te è un segnale di crescita significativo.

Potrebbe esserti utile uno spazio terapeutico in cui dare voce a quel “mondo caotico” che descrivi, esplorare il significato della fame emotiva e costruire modalità più gentili e consapevoli per stare con le tue emozioni.

Quello che stai vivendo non è contro di te: è parte di un processo di trasformazione.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Claudia Carabellò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno cara Silvana, e grazie per la Sua preziosa condivisione.
Credo che nelle sue parole ci sia tutta l'autenticità del suo vissuto e del senso del suo percorso, che ancora oscilla, ancora altalena, ma è da apprezzare in tutta la sua complessità e difficoltà. Le sue considerazioni sono molto puntuali e perspicaci, se pensa che in greco la parole Psiche significa proprio Anima!
Le sue parole descrivono chiaramente il senso del sintomo che l'ha accompagnata sinora: una "fame d'amore", un'abbuffata "caotica", emotivamente ingestibile e "spostata" sul piano (ben più controllabile) del cibo. Il suo nominarsi, come degna portatrice dei suoi personali obiettivi, interessi e passioni, mi sembra l'inequivocabile e commovente segnale di un già iniziato, e ormai in corso, processo di separazione e individuazione, che la porterà, tra le altre cose, a distinguersi, in maniera autonoma e responsabile, dai feedback esterni, forse finora vissuti come schiaccianti, minacciosi, persecutori e ingestibili. Buona vita adulta
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

il tema che lei qui porta è molto importante ed è collegato alla possibilità di svincolarsi dal nido familiare. Valuti la possibilità di snocciolarlo all'interno di un percorso di psicoterapia.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno, la sua testimonianza è molto intensa e merita di essere accolta con rispetto e attenzione. Ha affrontato un percorso importante e impegnativo, come quello del bypass gastrico, ottenendo un risultato significativo. Tuttavia, come lei stessa coglie con grande lucidità, il cambiamento fisico non coincide automaticamente con un cambiamento emotivo profondo.
La “fame emotiva” di cui parla è un’esperienza molto comune: il corpo può essere contenuto, ma il mondo interno – fatto di emozioni, vissuti e bisogni – continua a cercare uno spazio di espressione. Il cibo, in questi casi, diventa uno strumento per regolare stati emotivi intensi, più che una risposta alla fame fisiologica.
È molto significativo che lei riconosca questo aspetto e che lo colleghi alla sua storia personale e familiare. Crescere in un contesto in cui il corpo, l’alimentazione e l’immagine sono stati temi centrali può lasciare tracce profonde nella costruzione dell’autostima e del rapporto con sé stessi. Il fatto che, nonostante il cambiamento, a volte si senta ancora “come prima” è comprensibile: l’immagine di sé interna ha tempi diversi rispetto a quella esterna.
Anche il rapporto con sua madre sembra avere un ruolo importante. La sua riflessione è molto matura: comprendere che l’altro può avere difficoltà ad adattarsi al cambiamento, senza per questo doverlo “aggiustare”, è un passaggio fondamentale. Allo stesso tempo, è altrettanto importante che lei possa costruire uno spazio personale in cui sentirsi riconosciuta, legittimata e libera di essere nella sua nuova fase di vita.
Il desiderio che esprime, "godermi la mia rinascita e pensare a me stessa” è un obiettivo prezioso. Per sostenerlo, potrebbe esserle utile intraprendere (se non lo ha già fatto) un percorso psicologico che la aiuti a lavorare sulla regolazione delle emozioni senza ricorrere al cibo,integrare la nuova immagine corporea con quella interna, rafforzare l’autostima e il senso di identità, ridefinire i confini relazionali, soprattutto in ambito familiare.
Non si tratta di “eliminare” la fame emotiva, ma di imparare a comprenderla e a darle voce in modi più funzionali e rispettosi dei suoi bisogni profondi.
Ha già fatto un grande passo: quello della consapevolezza. Da qui può costruire un cambiamento ancora più autentico e duraturo.
Un caro saluto.
Dott.ssa Stefania Andaloro
Psicoterapeuta, Psicologo
Milazzo
Buongiorno, da quello che emerge dalle sue parole, penso che avrebbe bisogno di un sostegno psicologico in questo momento. Emergono un paio di elementi clinicamente rilevanti sul quale poter lavorare. Resto a sua completa disposizione per un incontro online. Buona giornata
Dott.ssa Marina Balbo
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buongiorno, grazie per la sua condivisione.

Il vissuto che descrive è molto frequente dopo un intervento bariatrico: mentre la fame fisica si riduce, quella emotiva può rimanere attiva. Il fatto di sentirsi “ancora quella di prima” indica che il cambiamento corporeo non sempre coincide immediatamente con un cambiamento dell’immagine di sé.

Le dinamiche familiari che riporta, in particolare il rapporto con sua madre, possono aver contribuito nel tempo alla costruzione di alcuni vissuti legati al cibo e all’autostima, che oggi tendono a riattivarsi nei momenti emotivamente più intensi.

Un percorso psicologico può essere molto utile per lavorare su questi aspetti, aiutandola a consolidare la sua “nuova identità” e a gestire la fame emotiva in modo più consapevole. Approcci come l’EMDR permettono di rielaborare le esperienze passate legate al rapporto con il cibo e con le figure di riferimento.

Il desiderio di concentrarsi su se stessa e sul proprio percorso è un segnale importante di cambiamento.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, come descrive molto bene, l'obesità che l'ha accompagnata per molto tempo aveva origine da uno stato di sofferenza caratterizzato da emozioni negative su di sé. Il by pass però non cambia le sue dinamiche familiari né le modalità comportamentali che utilizza per gestire il senso di vergogna, frustrazione e sofferenza. Le consiglio una Psicoterapia per comprendere le sue sofferenze e trovare modi alternativi per gestire le sue emozioni.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno credo che debba dare a se stessa e a Sua madre il tempo di maturare questo enorme cambiamento fisico intervenuto dopo l'operazione. E' importante che Lei si senta soddisfatta di ciò che ha fatto per sé e che si senta soprattutto bene con se tessa. e' naturale che Sua mamma senta di non avere più il controllo su di Lei e sulla Sua salute. Ciò potrebbe mettere sua mamma in difficoltà, ma credo che sia proprio questo il punto: è Lei la padrona del proprio corpo e della Sua salute fisica e ciò fa sentire la mamma in crisi e disorientata, come se stesse di fronte ad una sconosciuta. Credo sia utile affrontare queste emozioni insieme e parlarne il più possibile, affinchè il vostro rapporto maturi e si evolva in positivo. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Caterina Loiacono
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Quello che racconta è molto intenso e si percepisce quanta strada abbia già fatto, non solo a livello fisico ma anche di consapevolezza. Quando dice che "la fame emotiva è ancora viva" e che a volte si sente ancora "quella di prima" sta toccando un punto molto importante, il cambiamento del corpo può essere più rapido rispetto a quello interno. È comprensibile che, nonostante il bypass gastrico, alcune modalità legate al cibo restino attive, soprattutto quando sono collegate a emozioni profonde e a una storia personale complessa, come quella che descrive con la sua famiglia. Iniziare un percorso di psicoterapia in modo da lavorare sulla fame emotiva e su questi vissuti relazionali potrebbe aiutarla a rendere questo cambiamento ancora più stabile e profondo.
Le auguro di poter stare meglio.

Cordiali saluti
Psicologa e Psicoterapeuta Caterina Loiacono
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, è vero che non può cambiare gli altri ma può cambiare il modo in cui i loro comportamenti, atteggiamenti, sguardi e frasi impattano su di lei. Il rapporto con il cibo ne gioverebbe. Le suggerisco un percorso di psicoterapia che vada alle cause del disagio dell'anima.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa GIULIANA ARENA
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve Silvana. Leggo le sue parole e mi emoziono. Penso a quanto sia stato difficile per lei in questi anni lottare con la sua obesità. Come dice lei, la fame che attualmente sente, è fame dell'anima. Penso che potrebbe essere di grande supporto per lei trovare uno spazio per poter parlare di questa "fame" che fa pensare ad un profondo vuoto da riempire.
E' verissimo: non possiamo cambiare gli altri. Possiamo cambiare solo noi stessi, lavorandoci in uno spazio protetto dove poter parlare del nostro dolore.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con coraggio la sua storia.
I traguardi che ha raggiunto sono straordinari soprattutto per la consapevolezza che dimostra. Come lei ha intuito, il bypass gastrico non può "operare" sulle memorie emotive.
La fame che sente è una voce che per anni ha cercato protezione e che ora, sentendosi scoperta, alza il volume per farsi sentire. È naturale che la sua mente non viaggi alla stessa velocità del suo nuovo corpo; c'è un'immagine interiore che richiede tempo per essere aggiornata.
Il conflitto con sua madre è un punto centrale. Spesso, nelle dinamiche familiari disfunzionali, il cambiamento di un membro rompe un equilibrio.
Se lei non è più la figlia con un problema, sua madre perde il suo ruolo storico e deve fare i conti con le proprie insicurezze e ossessioni per la linea. La sua decisione di non voler cambiare chi non vuole essere cambiato è il passo più importante verso la guarigione. Continui a proteggere questa sua "rinascita".
I momenti in cui mangia un po' di più non sono fallimenti, ma segnali nei quali la sua parte emotiva le sta chiedendo ascolto. Provi a chiedersi cosa sta cercando di dirmi questa fame che lo stomaco non sente.
Non permetta al passato di dettare il suo futuro.
Dott. Davide Ciccarelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Salve Silvana,

nelle sue parole si sente qualcosa di molto importante: non sta raccontando solo una perdita di peso, ma una trasformazione identitaria profonda. Ed è comprensibile che questo cambiamento porti con sé emozioni intense, entusiasmi, paure, rabbia, vecchi dolori e anche una certa confusione.

Mi colpisce molto quando dice:
“certe volte mi sento ancora quella di prima”.

Perché spesso il corpo cambia più velocemente dell’immagine interna che abbiamo di noi stessi. Lei ha perso 40 kg, ma la parte di sé che per anni si è sentita giudicata, invisibile, in lotta con il proprio corpo o rifugiata nel cibo non sparisce automaticamente con l’intervento. E questo non significa che il percorso non stia funzionando. Significa che il cibo, per molto tempo, probabilmente non è stato solo nutrimento.

Mi sembra che lei abbia colto molto bene un aspetto centrale:
“chi si abbuffa nasconde dentro di sé un mondo molto caotico”.

Forse non vale per tutti nello stesso modo, ma sicuramente molte persone usano il cibo anche per regolare emozioni difficili, vuoti, solitudine, tensioni familiari o parti di sé che non si sentono viste davvero. E il bypass può limitare la fame fisica, ma non cancella automaticamente la fame emotiva.

Anzi, a volte proprio dopo un grande dimagrimento emergono ancora più chiaramente emozioni che prima venivano anestetizzate o contenute attraverso il cibo.

Mi colpisce anche il modo in cui parla di sua madre. Si sente che prova rabbia e dolore, ma allo stesso tempo cerca di comprenderla senza demonizzarla. E forse la sua intuizione ha un fondo di verità: quando in una famiglia una persona cambia profondamente, soprattutto se acquista più energia, sicurezza o autonomia, gli equilibri si muovono. Chi era abituato a vederla in un certo ruolo può sentirsi destabilizzato, anche inconsapevolmente.

Lei usa una frase molto bella:
“io sono sempre Silvana”.

Sembra quasi il tentativo di tenere insieme due parti:
la donna che era e quella che sta diventando.

E forse la vera sfida adesso non è solo “non riprendere peso”, ma costruire un rapporto diverso con se stessa. Un rapporto in cui il valore personale non dipenda più solo dal corpo, dal controllo del cibo o dall’approvazione familiare.

Mi sembra importante anche il passaggio finale:
“non posso cambiare chi non vuole cambiare”.

Dentro questa frase si sente qualcosa di più maturo rispetto al passato: il tentativo di smettere di vivere continuamente dentro il conflitto con sua madre per iniziare a investire di più sulla propria vita, sui propri obiettivi e sulla propria identità.

Forse però attenzione a non trasformare tutto in una divisione troppo netta tra “persone positive” e “persone negative”. Perché a volte il rischio, dopo anni di sofferenza, è sentire il bisogno di allontanare completamente tutto ciò che riattiva ferite antiche. Ma le ferite emotive più profonde spesso non si risolvono solo tagliando fuori le persone: hanno bisogno anche di essere comprese, elaborate e trasformate dentro di sé.

In ogni caso, dalle sue parole emerge una cosa molto viva: per la prima volta sembra esserci una parte di lei che non sta parlando solo di sopravvivere, ma di rinascere. E questa è una differenza enorme.

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