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Esperienze

Sono Davide Ciccarelli, psicologo e psicoterapeuta a Torino, ad orientamento psicoanalitico relazionale.

Mi occupo di psicoterapia individuale per giovani adulti e adulti che attraversano momenti di difficoltà emotiva o relazionale, come ansia, insicurezza, bassa autostima, dipendenza affettiva, oppure periodi della vita segnati da confusione, insoddisfazione, senso di vuoto o dalla sensazione di essere bloccati.

Nel mio lavoro cerco di aiutare le persone a comprendere ciò che stanno vivendo, a conoscere più a fondo se stesse e a riconoscere quelle difficoltà o dinamiche che tendono a ripetersi nel tempo, diventando fonte di sofferenza.

Credo che i sintomi non siano semplicemente qualcosa da eliminare, ma segnali che parlano della storia della persona. Per questo, in terapia partiamo da ciò che accade nel presente e proviamo a comprenderlo alla luce delle esperienze che hanno avuto un ruolo importante nella vita di ciascuno. Nel dialogo possono emergere legami tra ciò che si vive oggi e il modo in cui ciascuno ha imparato a vedere se stesso e a stare nelle relazioni.

Il percorso terapeutico si sviluppa attraverso il dialogo e la relazione. Cerco di offrire uno spazio in cui sia possibile parlare liberamente e affrontare anche aspetti di sé che possono essere difficili da riconoscere o condividere. Il lavoro prende forma insieme, tenendo conto della storia e dei tempi di ciascuno.

Ricevo nel mio studio di Torino e svolgo anche colloqui online. Il primo incontro è un'occasione per conoscersi, comprendere ciò che ha portato alla richiesta di aiuto e valutare insieme come proseguire.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoanalisi

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia della salute
  • Psicoterapia
  • Psicoterapia psicoanalitica

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Davide Ciccarelli
Studio di Psicoterapia - Torino Centro

Via della Consolata 4, Torino 10122

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Davide Ciccarelli

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24 recensioni

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  • Attenzione durante la visita
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  • Ottimo studio
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  • L

    LR

    Ho concluso con il Dott. Ciccarelli un percorso di psicoterapia individuale, durante il quale mi sono sentito accolto e ascoltato con grande attenzione e sensibilità. Il suo approccio psicoanalitico-relazionale mi ha permesso di comprendere e integrare più profondamente alcuni aspetti di me stesso.

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    V.I.

    Ho fatto un percorso di diversi mesi con il dottore, mi sono sentita subito accolta e credo di aver raggiunto delle consapevolezze importanti.

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  • R

    RF

    Sono stato da subito a mio agio. Lo trovo attento e preparato

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  • F

    F. S.

    Il dottor Ciccarelli si è rivelato essere uno psicoterapeuta attento, capace di ascoltare e di aiutare nell’elaborazione delle proprie sofferenze. Mi ha aiutato in un momento dí sconforto, sostenendomi in un processo di progressiva consapevolezza. Lo consiglio su Torino centro, studio accogliente!

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  • S

    Sara

    Professionista disponibile, attento e sensibile. Mi ha permesso con tempo e pazienza di esplorare prospettive sulla mia vita che non avevo considerato. Consigliato

     • Studio di Psicoterapia - Torino Centro •  • 

  • L

    Luigi Carillo

    Ho avuto un’esperienza estremamente positiva con il mio psicologo fin dal primo incontro, sentendomi subito accolto e ascoltato senza giudizio, cosa che mi ha permesso di aprirmi con naturalezza anche su aspetti difficili. È riuscito a creare un ambiente sicuro e confortevole, favorendo un percorso in cui ho visto miglioramenti concreti nel modo di affrontare le difficoltà quotidiane e gestire le emozioni. Le sue osservazioni sono sempre state profonde e utili, aiutandomi a vedere le situazioni da nuove prospettive. Ho apprezzato molto la sua professionalità e la capacità di adattare il percorso alle mie esigenze. Consiglio questo percorso a chiunque cerchi un supporto empatico e competente.

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  • T

    Tess

    Mi sto trovando benissimo!
    Il doc ha superato di gran lunga le mie aspettative!

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  • D

    D.L.

    Ho avuto un’esperienza estremamente positiva con il mio psicologo. Fin dal primo incontro mi sono sentita accolta e ascoltata senza giudizio, cosa che non è affatto scontata. La sua capacità di mettere a proprio agio e di creare uno spazio sicuro mi ha permesso di aprirmi con naturalezza, anche su aspetti personali che inizialmente trovavo difficili da condividere.

    Durante il percorso ho notato miglioramenti concreti nel modo in cui affronto le difficoltà quotidiane e gestisco le emozioni. Le sue osservazioni sono sempre state puntuali, profonde e mai banali, aiutandomi a vedere le situazioni da prospettive nuove.

    Apprezzo molto anche la sua professionalità e la capacità di adattare il percorso alle mie esigenze, senza mai risultare rigido o distante. È stato un supporto fondamentale in un momento importante della mia vita.

    Consiglio sinceramente questo percorso a chiunque senta il bisogno di lavorare su se stesso/a con l’aiuto di un professionista competente ed empatico.

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    C P

    Il dottor Ciccarelli è serio e attento, con una grande empatia. Disponibile e cordiale, consigliatissimo.

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    M.V.

    Professionalità, empatia, umanità.
    Il dott. Ciccarelli mi fa sentire a casa, è attento, cordiale ma soprattutto umano.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 102 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, soffro di ansia, mi interrogo sul senso della vita, occupare le giornate vuote e ho lett

Buongiorno, soffro di ansia, mi interrogo sul senso della vita, occupare le giornate vuote e ho letto che la mindfulness può essere molto utile. Il problema è che non riesco a seguirla come viene proposta online, cioè con un tempo fisso ogni giorno: la trovo troppo rigida e temo di abbandonarla dopo poco. Vorrei quindi chiedere se la mindfulness si può praticare in qualsiasi momento della giornata, magari in modo informale durante le azioni quotidiane, oppure se serve per forza una sessione dedicata, e se una pratica meno strutturata può comunque essere efficace per l'ansia. Mi interesserebbe anche capire come posso portarla avanti in autonomia, magari come strumento che mi accompagni in un percorso personale di individuazione, oltre che come supporto da affiancare a una psicoterapia. Se avete consigli di libri o risorse adatte a chi preferisce un approccio flessibile, li accolgo volentieri. Grazie mille in anticipo per i vostri consigli. Grazie, Daniele.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Davide Ciccarelli

Buongiorno,

la mindfulness può essere praticata anche in maniera informale, senza necessariamente dedicare ogni giorno un tempo prestabilito alla meditazione. Può significare, ad esempio, prestare attenzione alle sensazioni corporee mentre cammina, al respiro durante una pausa oppure a ciò che sta facendo in un determinato momento, cercando di riportare gentilmente l’attenzione al presente quando si accorge che la mente si è allontanata.

Esiste però una differenza tra la pratica informale e quella strutturata. Quest’ultima permette generalmente di allenare l’attenzione con maggiore continuità ed è quella maggiormente studiata nei protocolli di mindfulness per la riduzione dello stress e dell’ansia. Questo non significa che una pratica più flessibile sia inutile, ma che non possiamo dare per scontato che produca gli stessi risultati di un percorso strutturato.

Mi soffermerei però su un aspetto della sua domanda: racconta di soffrire d’ansia, di interrogarsi sul senso della vita e di cercare modi per occupare le giornate vuote. Mi domando quale funzione vorrebbe attribuire alla mindfulness. Se desidera imparare a stare maggiormente in contatto con la propria esperienza, può rappresentare una risorsa interessante. Se invece dovesse diventare un modo per cercare di eliminare i pensieri spiacevoli, riempire ogni momento vuoto o raggiungere una condizione di tranquillità costante, rischierebbe di trasformarsi in un’ulteriore attività attraverso la quale controllare ciò che prova.

La mindfulness, infatti, non consiste tanto nello svuotare la mente o nello smettere di pensare, quanto nell’imparare a osservare pensieri, emozioni e sensazioni senza dover necessariamente intervenire su ciascuno di essi. Anche accorgersi di essere ansiosi, senza cercare immediatamente di modificare quello stato, può essere parte della pratica.

Rispetto alla rigidità che teme, non credo sia necessario imporsi fin dall’inizio un programma impegnativo. Potrebbe cominciare con brevi momenti di attenzione durante attività quotidiane che già svolge, senza trasformarli in un obbligo. Se successivamente desiderasse approfondire, potrebbe sperimentare anche qualche pratica guidata di pochi minuti, osservando quale modalità riesce a integrare più naturalmente nella sua vita.

Per iniziare, potrebbe leggere “Dovunque tu vada, ci sei già” di Jon Kabat-Zinn, che presenta la mindfulness anche come atteggiamento da coltivare nella quotidianità, oppure “Mindfulness. Una guida pratica al risveglio” di Joseph Goldstein, se desidera approfondirne maggiormente i fondamenti. Le suggerirei comunque di considerare i libri come strumenti di esplorazione, non come programmi da eseguire perfettamente.

Trovo interessante, infine, che colleghi questa pratica a un percorso personale di individuazione. La mindfulness può aiutarla a osservare con maggiore consapevolezza ciò che accade dentro di sé, ma non sostituisce necessariamente un lavoro di comprensione della propria storia, dei bisogni affettivi, dei conflitti e del significato che assumono alcuni vissuti. In questo senso può affiancare utilmente una psicoterapia.

Forse la questione più importante non è quanto rigidamente debba praticarla per ottenere risultati, ma quale rapporto desideri costruire con i suoi pensieri e con i momenti di vuoto. A volte il bisogno di riempire continuamente il tempo nasce proprio dalla difficoltà di sostare in ciò che emerge quando non siamo impegnati in qualcosa.

La mindfulness potrebbe allora diventare non tanto un altro modo per occupare le giornate, quanto un’occasione per scoprire come le vive, che cosa accade quando rallenta e quali esperienze interiori tendono a richiedere immediatamente una soluzione.


Buongiorno a tutti/e, Vi scrivo poiché vorrei togliermi un po’ di dubbi dalla testa, io e la mia rag

Buongiorno a tutti/e,
Vi scrivo poiché vorrei togliermi un po’ di dubbi dalla testa, io e la mia ragazza abbiamo una relazione da 5 anni (da quando lei ne aveva 16 e io 19), ora siamo cresciuti e credo che anche i nostri caratteri sono un tantino cambiati.
Abbiamo avuto sempre parecchie discussioni perché ognuno di noi ha un carattere davvero difficile, a tal punto da farci lasciare nel 2024(al 3’ anno di relazione).
Passano 4 mesi e lei si riavvicina a me decidendo di riprovarci insieme.
Le dinamiche non sono quasi mai cambiate , anche magari a volte per colpa mia , arrivando adesso ad una forte crisi dove lei mi ha detto che in questo momento non sa più cosa prova e dicendo di non accettare la situazione e di aver sofferto tanto nel corso della relazione.
Concludo dicendo che in questo momento non ci parliamo da qualche giorno e mi ha detto che in questo momento vorrebbe stare meglio sia mentalmente che fisicamente .
Quello che mi chiedo , nonostante ho capito i miei errori e lei ha capito i suoi , si potrà mai arrivare ad un punto di incontro ?
Grazie in anticipo

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Davide Ciccarelli

Buongiorno,

mi sembra significativo che lei riconosca come, nonostante la separazione e il successivo riavvicinamento, le dinamiche che vi avevano portato a interrompere la relazione siano rimaste sostanzialmente le stesse. Questo è probabilmente uno degli aspetti più importanti da cui partire per comprendere la crisi attuale.

Vi siete conosciuti molto giovani e avete attraversato insieme anni nei quali entrambi siete inevitabilmente cambiati. Può accadere che una relazione nata durante l'adolescenza continui a rappresentare un legame affettivo importante, ma che le modalità attraverso le quali i partner cercano vicinanza, affrontano i conflitti e comunicano i propri bisogni non siano più sufficienti a farli stare bene insieme.

Mi soffermerei soprattutto su ciò che racconta della sua ragazza: dice di non sapere più cosa prova, di aver sofferto molto e di desiderare, in questo momento, stare meglio mentalmente e fisicamente. Credo sia importante prendere sul serio queste parole, senza interpretarle necessariamente come la fine dei suoi sentimenti, ma nemmeno come una semplice fase di confusione destinata a risolversi. Potrebbe esserci ancora un coinvolgimento affettivo, accompagnato però da una stanchezza profonda rispetto al modo in cui avete vissuto la relazione.

Lei scrive che entrambi avete compreso i vostri errori. È certamente un passaggio importante, ma comprendere razionalmente ciò che non ha funzionato non significa automaticamente riuscire a comportarsi diversamente quando si ripresentano le stesse situazioni emotive. Sarebbe utile capire, ad esempio, come iniziano le vostre discussioni, che cosa ciascuno sente quando l'altro reagisce in un certo modo e perché, nonostante i tentativi di riavvicinamento, finite per ritrovarvi nelle medesime difficoltà.

A volte, nelle coppie, si costruiscono circoli nei quali ciascuno reagisce al comportamento dell'altro cercando di proteggersi da qualcosa che lo fa soffrire, ma finisce involontariamente per alimentare proprio ciò che teme. In questi casi non è sufficiente stabilire chi abbia sbagliato di più: occorre comprendere come entrambi contribuiscano, anche in modi differenti, a mantenere una dinamica che fa soffrire la relazione.

Rispetto alla sua domanda, credo che un punto d'incontro sia possibile, ma non dipende soltanto dalla sua volontà di recuperare il rapporto. Occorre che entrambi desideriate ancora costruire qualcosa insieme e siate disponibili a modificare concretamente le modalità che vi hanno portato a questa crisi.

In questo momento, però, la sua ragazza sembra chiedere soprattutto uno spazio per ritrovare un proprio equilibrio. Cercherei di rispettare questa esigenza, evitando di trasformare la distanza in un'occasione per convincerla a tornare o per ottenere rapidamente una risposta sui suoi sentimenti. Comprendo quanto l'incertezza possa essere difficile da sostenere, ma insistere per recuperare subito la vicinanza potrebbe farle vivere un'ulteriore pressione proprio mentre sta cercando di comprendere ciò di cui ha bisogno.

Se entrambi, successivamente, sentirete il desiderio di riprovarci, potrebbe essere utile anche un percorso di coppia, non semplicemente per evitare una nuova separazione, ma per capire se sia possibile costruire una relazione diversa da quella che avete conosciuto finora.

Forse la domanda più importante non è soltanto se riuscirete a tornare insieme, ma se potrete imparare a stare insieme in un modo che non riproduca continuamente la stessa sofferenza. Perché volersi bene e desiderare di non perdere una persona sono aspetti importanti, ma da soli non garantiscono che una relazione riesca a diventare un luogo nel quale entrambi possano sentirsi compresi, rispettati e sufficientemente sereni.


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