Ho dei dubbi sul mio psicologo. Vado da lui da un anno e, sebbene in ogni terapia ci siano alti e ba

43 risposte
Ho dei dubbi sul mio psicologo. Vado da lui da un anno e, sebbene in ogni terapia ci siano alti e bassi, sento che non mi sta aiutando più come una volta. Lo vedo meno interessato ai miei problemi e mi dà meno consigli. Cosa dovrei fare e, soprattutto, cosa posso dirgli? Grazie.
Salve, quella come la sua è una condizione che può capitare durante un percorso terapeutico, l'importante è che lei si senta libero di potersi esprimere riportando le sue sensazione e descrivendo ciò che realmente sente, facendo anche domande se necessario. Tutto questo fa parte della terapia, le sue emozioni e i suoi pensieri sono importanti. Le consiglio di usare la prima persona per riuscire a esprimere al meglio come si sente senza spostare l'attenzione su altro. Potrebbe iniziare dicendo "Io sento meno interesse da parte sua" oppure "per me è importante sentire più attenzione da parte sua durante le sedute", in questo modo diventa un'opportunità di confronto. Non è un errore affrontare questi suoi dubbi anzi, spesso possono aprire nuove tematiche da approfondire e rafforzare la relazione terapeutica.
Un saluto,
Dott.ssa Doriana Leprotti

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Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

intanto è utile precisare che questi momenti durante un percorso psicologico possono arrivare, non è raro. Può essere un'occasione importante per il suo percorso, le consiglierei di parlarne col suo psicologo, se se la sente e con la modalità che le è più affine.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Giulia Lo Muto
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno, provi ad esternare queste sue impressioni proprio così come le ha scritte, ne uscirà sicuramente qualcosa di utile dalla seduta. Un saluto
Capisco bene i suoi dubbi, dopo un anno di percorso è naturale chiedersi se si stia ancora ricevendo il supporto di cui si ha bisogno. Può succedere che in alcuni momenti la terapia sembri meno incisiva, ma questo non significa necessariamente che non stia funzionando. Detto questo, la cosa più importante è la trasparenza con il suo psicologo. Può dirgli esattamente quello che ha scritto, che sente meno attenzione, che percepisce un calo di interesse, che avrebbe bisogno di più indicazioni. Esprimere questi dubbi non è una mancanza di rispetto, al contrario è parte integrante della terapia. Spesso da queste conversazioni nasce un chiarimento utile e, talvolta, una ridefinizione degli obiettivi.
Se dopo aver affrontato apertamente la questione continuerà a sentirsi insoddisfatto, potrà valutare la possibilità di cambiare psicologo. Questo significa prendersi cura di sé scegliendo la relazione professionale che sente più adatta al suo percorso. Un caro saluto
Buongiorno,
è normale che nella terapia ci siano momenti di alti e bassi, ma è anche importante che si senta supportato nel suo percorso. Se ha la sensazione che il rapporto con il suo terapeuta sia cambiato, parlare apertamente di queste sensazioni potrebbe essere un passo fondamentale.
Le consiglio di esprimere sinceramente come si sente, ad esempio dicendo che ha notato una certa distanza o che sente di non ricevere lo stesso tipo di supporto che aveva percepito all'inizio. Essere trasparente sulle sue perplessità permette al terapeuta di comprendere meglio il suo vissuto e, insieme, potrete esplorare come migliorare la situazione.
La comunicazione diretta può aprire la strada per trovare una soluzione condivisa, che le permetta di sentirsi nuovamente accolto e supportato nel suo percorso terapeutico.
Spero che queste riflessioni le siano utili per fare il prossimo passo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Frosini.
Buongiorno gentile utente, grazie per la sua condivisione. Posso suggerirle di affrontare direttamente l'argomento con il suo psicologo, nel corso della terapia si possono verificare degli alti e bassi e cali dell'efficacia del trattamento che dovrebbero andare in contro a una risoluzione e una ripresa, nella migliore delle ipotesi. Se anche dopo questo passaggio non dovesse verificarsi quella ripresa del rapporto terapeutico di cui lei ha bisogno può decidere liberamente di interrompere le sedute ed eventualmente ricercare un altro professionista.
Non esiti tuttavia ad affrontare il tema con il suo psicologo, metta a fuoco quali emozioni prova in relazione a questo momento di crisi del legame terapeutico e anche qual è la situazione di vita attuale che la mette in difficoltà e che necessita di maggiore attenzione da parte del suo psicologo, per aiutarlo a comprenderla meglio.
Resto a sua disposizione,
Dott.ssa Palumbo
Dott. Gianmarco Mannucci
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno,

Purtroppo può accadere di imbattersi in professionisti che, con il tempo, diventano meno attenti o coinvolti nei confronti dei pazienti.
Allo stesso tempo, però, può trattarsi anche di una percezione soggettiva: all’inizio di un percorso terapeutico si tende a portare alla luce molte cose che abbiamo dentro, e questo comporta spesso cambiamenti visibili già dai primi passi. Una volta affrontato e sciolto il “groviglio” iniziale, il lavoro si concentra maggiormente sulla persona e sulla sua storia nel complesso. In questa fase i progressi possono apparire meno rapidi, ma restano comunque significativi nel tempo. È un po’ come accade in palestra: all’inizio i miglioramenti sono subito evidenti, mentre col passare del tempo i progressi diventano più lenti ma profondi e duraturi.

Detto ciò, ogni spazio terapeutico dovrebbe sempre rappresentare un luogo sicuro. Proprio per questo, sia che si tratti di un calo di attenzione da parte del terapeuta sia che si tratti di una percezione personale, il passo più utile è parlarne apertamente con il proprio terapeuta. Può farlo anche in modo semplice, ad esempio all’inizio di una seduta, con parole simili a queste:
"La ringrazio per il percorso che stiamo facendo ormai da un anno. Ci sono stati alti e bassi, ma con lei mi sono sentito/a sostenuto/a e in un contesto sicuro. In questo momento, però, ho la sensazione che i progressi siano rallentati, quasi come se ci fosse un po’ di stallo, e non so bene come interpretarlo. Lei cosa ne pensa?"

Questo è il consiglio che mi viene da darle. Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che debba aprire un dialogo autentico e sincero con il suo psicologo: se sente che non lo sta più aiutando e non lo sente più interessato deve poterglielo dire, proprio così come l'ha scritto qui. Credo che la fiducia e l'efficacia della relazione terapeutica dipendano proprio dalla possibilità di poter comunicare apertamente tutto, anche delle critiche, anche rabbia e disillusione. Insieme capirete cosa vogliono dire le emozioni che prova, se sono proiettive (ad esempio sento di essere noioso per il mio psicologo perchè in realtà sento di essere noioso io in generale per tutti) oppure se effettivamente la relazione ha smesso di funzionare, ed in questo caso si apriranno diverse possibilità: capirete se la relazione può cambiare direzione oppure se è il caso di interromperla e di trovare un nuovo terapeuta più adatto alle esigenze che ha adesso, che possono non essere uguali a quelle di un anno fa. Tutto questo però a partire da un dialogo sincero e aperto. Se avesse domande o volesse approfondire meglio mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott. Niccolò Orsi Bandini
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente, grazie della condivisione.
Il mio personale consiglio sarebbe affrontare queste sue perplessità in terapia.
Il percorso con lo psicologo è anche una relazione che si evolve nel tempo, e molto spesso è proprio nei nostri dubbi e/o percezioni che si possono trovare importanti chiavi di svolta.
Capisco possa essere difficile portare quello di cui ha parlato al suo psicologo, ci si può vergognare per svariati motivi, o avere paura di una "punizione", di offenderlo, o qualsiasi altro motivo.
Ma esattamente per queste paure la esorto a parlarne col suo terapeuta ed esplorare insieme cosa ci possa essere sotto.
Le auguro una buona giornata, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.
Dott.ssa Giulia Prinzis
Psicologo, Psicologo clinico
Olbia
Buongiorno, provi a portare i suoi dubbi e le sue preoccupazioni nello spazio di terapia, anche questo potrebbe essere utile per poterci lavorare insieme. Buona giornata
Dott.ssa Sveva Nonni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile Utente, avere dubbi sul proprio percorso terapeutico o sul terapeuta stesso non solo è normale, ma può essere anche un momento prezioso di riflessione e crescita all'interno del lavoro terapeutico. Il fatto che tu abbia notato un cambiamento è sicuramente un segnale che merita attenzione. La relazione terapeutica è parte centrale del processo di cambiamento. Quando qualcosa sembra incrinarsi, parlarne apertamente può diventare un passaggio terapeutico in sé. Credo sia importante per te parlarne direttamente con il tuo psicologo. So che può essere difficile, ma è proprio nella relazione con il terapeuta che si può lavorare su come comunichi, su come gestisci il confronto e su come ti prendi cura dei tuoi bisogni.
TI inviterei inoltre a riflettere insieme a lui su dove siete nel percorso. Dopo un anno, può essere utile fare un punto: quali erano i tuoi obiettivi iniziali? Quali passi avanti hai fatto? Ci sono nuove difficoltà o bisogni che non sono ancora emersi in terapia?
A volte, ciò che sembra una "stasi" o un "distacco" può indicare che il lavoro ha bisogno di evolversi, o che qualcosa nel contratto terapeutico (metodo, obiettivi, ritmo) va aggiornato.
Questo distacco che percepisci potrebbe anche essere una fonte di lavoro con lo psicologo stesso, anche rispetto ad elementi "tuoi" che magari porti nella relzione terapeutica.
TI auguri il meglio, cari saluti
Dott.ssa Francesca Coretti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
Le consiglierei di affrontare direttamente questa questione con il suo psicologo. Parlare apertamente di come sta vivendo la relazione terapeutica rappresenta spesso un elemento prezioso del lavoro e permette di riallineare il percorso sui suoi bisogni attuali. Il dialogo trasparente è fondamentale per il buon andamento della terapia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Francesca Coretti
Dr. Maurizio C. Di Pasquale
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Carmagnola
Buongiorno, la fiducia è alla base di ogni relazione e quella terapeutica non fa difetto. In casi come questi è auspicabile che ne parli con lui anche con la stesse parole che ha utilizzato per formulare qui la domanda. La fiducia che richiamavo prima fa riferimento anche alla libertà percepita di non avere remore in casi come questi nell'affrontare l'argomento.
Saluti
Dott.ssa Susanna Minaldi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Cantù
Gentile Utente,
capisco i suoi dubbi: dopo un anno di percorso è naturale interrogarsi sull’andamento della terapia e su come ci si sente con il proprio psicologo. Gli alti e bassi fanno parte del processo, ma è importante che lei possa sentirsi ascoltato e sostenuto. La cosa più utile, in questi casi, è proprio portare le sue perplessità in seduta: condividere apertamente come percepisce oggi il lavoro insieme può diventare un’occasione preziosa per chiarire aspettative, bisogni e obiettivi, e valutare insieme eventuali aggiustamenti. Parlare di questo con il suo terapeuta non è un errore, anzi: è parte integrante del percorso terapeutico.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Susanna Minaldi
Dott. Edoardo Petrucci
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, il rapporto con il suo terapeuta per quanto sia un rapporto chiaramente e senza dubbio professionale, rimane comunque un rapporto, dove chiaramente si possono vivere delle fasi in cui terapeuta e paziente attraversano delle incomprensioni, conflitti o rotture del legame. Le posso dire che comunicare quello che sta sentendo e provando nei suoi confronti potrebbe aiutare certamente il vostro rapporto. Le consiglio di parlarne direttamente con lui e spiegarle cosa sta provando nei suoi confronti.
Dott.ssa Laura Remaschi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bagno a Ripoli
Buongiorno le consiglio di parlare di questi aspetti col suo terapeuta. Attraverso l'analisi del rapporto con lui può trovare delle chiavi di lettura utili per capire meglio se stesso, il suo modo di vivere e porsi nelle relazioni interpersonali.
Dott. Elena Iori
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Reggio Emilia
Buongiorno, nelle psicoterapie in cui il rapporto con lo psicologo ha un determinato ritmo e una frequenza significativa come mi pare di comprendere nella sua attuale esperienza, si può di certo incorrere in periodi in cui "non accade nulla" o si percepisce un cambiamento nelle sedute. Ottimo sarebbe parlarne apertamente con il suo terapeuta. Questi sono momenti importanti nella terapia che ci permettono di portare maggiore consapevolezza sul processo in atto e, se ben gestiti, approfondire sempre di più la fiducia e l'intimità della relazione terapeutica. Non si lasci sfuggire questa possibilià. Un caro saluto. Dott.ssa Elena Iori
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno, quello che riferisce, ovvero sentire che la terapia non sta funzionando, puó essere comune e il fatto che lo stia sentendo e notando è un aspetto molto prezioso da portare al suo psicologo e di cui parlarne insieme per capire cosa sta succedendo e come procedere. È importante per noi professionisti sapere e poterci connettere al vissuto e all’esperienza dei nostri pazienti anche quando si sente che qualcosa non funziona ed è sempre molto importante quando siete voi a farcelo notare. Una buona giornata
Dott.ssa Donatella Valsi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Capisco i suoi dubbi, e sono domande molto importanti da portare in terapia. La relazione con il proprio psicologo è una parte centrale del percorso: non è solo lo “strumento” attraverso cui lavorare su di sé, ma diventa spesso essa stessa un terreno di crescita.

Sentire che qualcosa è cambiato, che percepisce il suo psicologo meno coinvolto può essere frustrante — ma rappresenta anche un’occasione preziosa. Portare queste sensazioni in seduta, parlarne apertamente con lui, le permetterà di comprendere meglio come vive le relazioni, quali aspettative ha rispetto al sostegno dell’altro e quali bisogni stanno emergendo per lei in questo momento.
Parlarne con il proprio terapeuta potrebbe aprire lo spazio per un confronto autentico;È proprio da questo dialogo che spesso nascono passaggi importanti, perché ciò che accade tra lei e il suo terapeuta può riflettere dinamiche che vive anche in altre relazioni.
Cordialmente,
Dott.ssa Donatella Valsi
Dott.ssa Ilaria Francomano
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Salve,
io personalmente partirei proprio dal condividergli i dubbi e i pensieri che sta avendo. So che è difficile poter condividere qualcosa di questa portata, ma magari potrebbe essere un punto di svolta con il collega e un nuovo inizio.
Se non dovesse avere gli esiti sperati, può sempre valutare la possibilità di rivolgersi altrove :)
Buongiorno. Gentile utente mi domando se lei abbia bisogno di un life coach o di uno psicologo. Il life coach è una figura professionale che dà consigli mentre lo psicologo consigli non ne dà per il semplice motivo che risulterebbe inappropriato, poco professionale e scorretto dal momento che spetta a lei in quanto paziente prendere decisioni sulla sua vita. Lo psicologo può darle un supporto psicologico, aiutarla a capire eventuali pensieri o comportamenti disfunzionali al suo benessere e fornirle gli strumenti per aiutarla a migliorarsi ma NON può dare consigli. Se lo psicologo è anche psicoterapeuta le proporrà di fare psicoterapie seguendo il suo orientamento che potrebbe essere cognitivo-comportamentale, psicoanalitico, sistemico-relazionale, ecc e dovrà verificare se il suo orientamento è adatto a lei o meno. Secondo me, dovrebbe parlare in modo chiaro con il suo psicologo e fargli presente il suo disagio e raccontargli le sue aspettative. Se nota che ci sono comunque problemi di comprensione da parte del terapeuta valuterete insieme il da farsi e se sarà il caso si rivolgerà ad un altro psicologo dal momento che non è obbligata a restare con chi secondo lei non assolve alle sue aspettative e non si sente più aiutata e di conseguenza insoddisfatta. Spero di esserle stata utile. Cordiali saluti.
Dott.ssa Lucrezia Marletta
Psicologo, Psicologo clinico
San Pietro Clarenza
Salve, può dirgli esattamente così come ha scritto qui. Questi possono essere dei momenti molto terapeutici durante il percorso. In bocca al lupo
Buon pomeriggio,
se per lei è possibile provi a parlare con il suo psicologo di queste sensazioni, potrebbe essere utile proprio indagare il significato della vostra relazione e capire insieme cosa sta succedendo in questo momento del vostro percorso e poi se lo ritiene utile operare la scelta di rimanere o di interrompere il vostro percorso insieme.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, anche la terapia è una relazione tra persone, e come accade tra per sone possono emergere delle difficoltà la soluzione migliore è quella di condividere ciò che sente, parta proprio dalle sensazioni di blocco che percepisce. Ponga in terapia la questione. Non credo ci sia qualcosa nello specifico da dire, se non partire proprio di ciò che sta vivendo. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco bene la sua incertezza e il disagio che può provare nel trovarsi a mettere in dubbio la relazione con il proprio psicologo. Il percorso terapeutico, soprattutto quando dura da tempo, è fatto di fasi diverse: ci sono momenti in cui si percepisce un forte sostegno e altri in cui la sensazione è che l’aiuto ricevuto non sia più lo stesso. Non è raro che emerga l’impressione di minore attenzione o di un calo nella qualità del dialogo, e questo può portare a chiedersi se proseguire o meno. La cosa più utile che può fare, ed è anche la più difficile, è portare proprio questo vissuto all’interno della terapia. Condividere apertamente i suoi dubbi, spiegando come si sente durante le sedute e cosa percepisce come cambiato, non significa accusare o criticare, ma mettere sul tavolo un aspetto che fa parte a pieno titolo del lavoro terapeutico. Spesso questi momenti diventano un’occasione preziosa per rafforzare la relazione e comprendere meglio le proprie aspettative e i propri bisogni. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, il rapporto tra terapeuta e paziente è uno strumento di lavoro a tutti gli effetti: parlarne permette di osservare i propri pensieri, le proprie emozioni e le modalità con cui ci si rapporta agli altri. Portare in terapia la sua sensazione di non sentirsi più ascoltata o sostenuta come prima, potrebbe offrirle non solo un chiarimento sul percorso, ma anche nuove consapevolezze su come affronta i momenti di incertezza nelle relazioni importanti. Se poi, dopo averne parlato apertamente, dovesse ancora percepire che non si sente più seguita in maniera soddisfacente, potrebbe valutare l’idea di consultare un altro professionista. Questo non sarebbe un fallimento, ma una scelta di cura verso se stessa, perché ogni percorso terapeutico deve rimanere uno spazio in cui sentirsi accolti e accompagnati. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente,
i dubbi che porta sono comprensibili e soprattutto comuni.
Capita che dopo un primo periodo in cui spesso si avverte un miglioramento più immediato, può capitare che la terapia entri in una fase diversa, più focalizzata sull’esplorazione di vissuti e dinamiche profonde. A volte però questo cambiamento, può essere vissuto come una perdita di interesse da parte del terapeuta, soprattutto se non viene condiviso apertamente.
A questo proposito le consiglierei di portare questi vissuti in seduta. Dire al suo psicologo che lo percepisce meno coinvolto e che sente il bisogno di maggiore sostegno non significa mancare di rispetto, ma aprire uno spazio prezioso per chiarire come sta vivendo la relazione terapeutica.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Angela Ritella
Psicologo, Psicologo clinico
Turi
Come Lei stesso ha detto, ogni terapia può avere alti e bassi, in termini anche di come ci sentiamo con l'altro.
Parlare direttamente con il Suo psicologo di come si sente e dei cambiamenti che ha notato è sicuramente la cosa migliore, perché Le darebbe la possibilità di approfondire il tema e comprendere meglio che cosa stia accadendo.
Salve,

quel che posso dirle, basandomi su quanto riporta, è che può capitare che ad un certo punto le sedute arrivino a quello che sembra un punto morto; non sempre è così. Sicuramente quel che può fare Lei, qualora non l'abbia già fatto, è aprirsi maggiormente e parlare magari anche di questa percezione che ha; non abbia paura di rovinare qualcosa, o di offendere il suo psicologo, a volte proprio una considerazione come questa può dare una svolta! Dopo un anno, inoltre, il vostro rapporto sarà sicuramente robusto a sufficienza da affrontare anche questo piccolo impasse.

Chiaramente, queste considerazioni che le ho espresso sono basate su una descrizione di poche righe; è sottointeso che qualora ne sentisse il bisogno può sempre cambiare psicologo. Citando un grande attore "pazzo non è chi butta tutto all'aria e ricomincia, ma chi lascia tutto in ordine restando immobile nella sua infelicità".

Le auguro il meglio, e soprattutto le auguro di trovare una quadra con lo specialista che attualmente la segue.

Cordialmente,
Dott. A. Trojse
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Capita spesso, dopo un certo periodo di terapia, di percepire un cambiamento nel percorso o nel rapporto con il proprio psicologo. È importante ricordare che la terapia non è sempre lineare: ci sono momenti in cui si sente maggiore beneficio e altri in cui può sembrare di fare più fatica o di non ricevere lo stesso sostegno.

Quello che puoi fare, prima di tutto, è portare apertamente questo tuo dubbio in seduta. Parlare con sincerità al tuo psicologo di come ti senti – dicendogli che percepisci meno interesse e meno supporto – può diventare un punto centrale della terapia stessa. A volte il confronto diretto permette di chiarire incomprensioni, ridefinire gli obiettivi e ritrovare una nuova direzione.

Se dopo averne parlato non ti senti comunque accolto o sostenuto, potresti valutare la possibilità di un secondo parere con un altro professionista, per capire se un nuovo approccio possa esserti più utile.

In ogni caso, per approfondire e valutare meglio la tua situazione, è consigliato rivolgersi a uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Valeria Franco
Psicologo clinico, Psicologo
Barletta
Buonasera. Potrebbe essere utile portare questo argomento in terapia e parlarne apertamente con il suo terapeuta. Anche noi siamo esseri umani e non perfetti, ed è bene che lei ne parli se sente questo.
Se ha fatica a condividere questo aspetto, è un altro tema che potrebbe comunque portare in terapia.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
L'unico consiglio che posso dare è che lei gliene parli, al suo psicologo, con parole autentiche rispetto al suo sentire. Sicuramente questo sarà utile alla sua terapia. Buona serata. Dario Martelli
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, dica al suo psicologo esattamente quello che ha scritto in questo post. Cordiali saluti.
Dott.ssa Elena Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Tarquinia
Buongiorno,
Comunicare al proprio psicologo di non vedere risultati è una parte importante del percorso terapeutico. Provi a parlarne con il suo terapeuta, descrivendo come si sente in riferimento a ciò.
Non è un'accusa ma soltanto una riflessione da fare insieme.
Per qualsiasi cosa, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Buongiorno. Capisco i suoi dubbi, ed è molto importante che lei li stia riconoscendo e portando alla luce. Nella relazione terapeutica può succedere che, dopo un po’ di tempo, emergano nuove esigenze oppure che il percorso non sembri più efficace come all’inizio. Non significa necessariamente che la terapia non stia funzionando: a volte è un segnale che qualcosa deve essere rinegoziato o reso più esplicito tra te e il tuo psicologo.
Le suggerirei di condividere apertamente queste sensazioni con lui.
Parlarne direttamente le permetterà di chiarire eventuali fraintendimenti e di capire se è un momento di stallo naturale nel percorso o se può essere utile pensare a un cambiamento.
Dott.ssa Giulia Cristoni
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Capannori
un percorso di terapia è un viaggio dentro se stessi.. è importante condividere le sensazioni con il proprio psicologo ed essere sinceri! Inoltre resta importante la possibilità di considerare di cambiare terapeuta per potersi sentire accolti e ascoltati..
Caro utente,
è importante potersi esprimere liberamente con il proprio psicologo anche nel momento in cui insorgano problemi nella relazione terapeutica, poichè nel momento in cui non si riesce più a stare bene/a proprio agio con l'altra persona di conseguenza risulta difficile anche il lavoro terapeutico e quindi raggiungere l'obiettivo di benessere. Quindi, faccia presente la cosa e le dica esattamente quello che ha scritto qui su Mio Dottore: una comunicazione chiara e trasparente è sempre la chiave.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Ciao, capisco bene quanto possa essere difficile aprirsi a queste sensazioni, soprattutto quando si tratta di un rapporto così intimo e delicato come quello con il proprio psicologo. È normale che in un percorso di terapia ci siano momenti di alti e bassi, ma quando cominci a sentire che la presenza che ti è stata di sostegno sta diventando meno attenta, meno coinvolta, è naturale che questo generi dubbi e anche un po’ di frustrazione. La cosa più importante da ricordare è che la terapia è uno spazio condiviso, una relazione che vive del dialogo sincero. Se senti che qualcosa si sta incrinando, la cosa più preziosa che puoi fare è portare queste sensazioni dentro la stanza della terapia, senza paura di sembrare “ingrato” o “troppo esigente”. Il terapeuta è lì anche per ascoltare quello che non funziona, per accogliere le tue perplessità, e per aiutarti a capire insieme a lui cosa sta succedendo.
Puoi provare a dirgli esattamente quello che hai scritto qui: che senti che il suo interesse sembra cambiato, che ti dà meno consigli e che ti preoccupa non ricevere più lo stesso sostegno. Raccontare queste sensazioni non è un attacco, ma un invito a riaprire il dialogo. Spesso proprio da questo confronto nascono nuove strade, magari nuove modalità di lavoro, o la consapevolezza che il percorso sta evolvendo, o — in alcuni casi — anche la decisione che è il momento di cambiare terapeuta.
Se invece senti che, nonostante i tuoi tentativi, il terapeuta rimane distante o poco coinvolto, sappi che è un tuo diritto cercare un altro professionista con cui sentirti più ascoltato e supportato. La relazione terapeutica è uno degli elementi più importanti per la buona riuscita della terapia, e se il legame si indebolisce, spesso è segno che serve una nuova prospettiva.
In ogni caso, la tua sensibilità e il tuo coraggio di mettere a fuoco questo problema sono già un passo avanti importante. Non sei solo in questo, e non devi sentirti in colpa per aver bisogno di più attenzione. La terapia è uno spazio dove puoi chiedere, dire, anche mettere in discussione. E questo, alla fine, è il modo migliore per prenderti cura di te.

Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, la sua riflessione indica una tensione tra il desiderio di un supporto autentico e la percezione che il rapporto con il suo terapeuta abbia subito un cambiamento, portandola a interrogarsi sul senso di questa relazione. È naturale che, nel corso di un percorso, si instaurino momenti di sconforto o di disorientamento, e che tali segnali possano far pensare a una perdita di attenzione o di coinvolgimento. Nel mio approccio, si sostiene che un rapporto terapeutico autentico si fonda sulla possibilità di ascoltare le proprie emozioni e i propri dubbi senza giudizio, e di confrontarsi con l'altro in modo sincero, anche quando ci sono momenti di difficoltà.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Dott.ssa Miriam Casini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Rocca di Papa
Gentile utente, La ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. È normale, nel percorso terapeutico, attraversare momenti in cui la relazione con il proprio psicologo sembra meno efficace o che gli strumenti utilizzati non producono gli stessi benefici di prima. Un passo importante può essere parlarne apertamente con il suo psicologo, esprimendo come si sente e cosa percepisce cambiato nel percorso. Questo confronto può aiutare a chiarire la situazione, ricalibrare gli obiettivi o valutare nuovi approcci. In alcuni casi, può anche emergere la necessità di un cambiamento di terapeuta, ma parlarne prima le permette di farlo in modo consapevole e costruttivo. Un caro saluto, Dott.ssa Miriam Casini.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, è del tutto legittimo avere dubbi durante un percorso terapeutico, specialmente dopo un anno, quando possono emergere nuove consapevolezze ma anche momenti di stallo. Le sue sensazioni vanno ascoltate con attenzione. Se percepisce una distanza o una diminuzione dell'efficacia del lavoro, è importante parlarne apertamente con il suo psicologo psicoterapeuta. Un confronto sincero può riattivare la relazione terapeutica, chiarire eventuali fraintendimenti o, in alcuni casi, confermare la necessità di un cambiamento. Nella psicoterapia umanistica, questo tipo di dialogo è considerato parte integrante del percorso, mentre con l'EMDR o altre tecniche più focalizzate, può capitare che il terapeuta sembri meno direttivo, ma ciò non significa disinteresse. Può dirgli, ad esempio, che ha notato una differenza nel modo in cui vivete le sedute, che sente meno coinvolgimento e che si chiede se anche per lui sia cambiato qualcosa. Non è un'accusa, ma un modo per riportare autenticità nel rapporto. Affidarsi a uno psicologo psicoterapeuta diverso non è un fallimento, ma una scelta consapevole, se dopo il confronto non sente miglioramenti. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Fabiana La Giglia
Psicologo, Psicologo clinico
Nicosia
Buonasera, la soluzione che al suo quesito è già contenutaall’interno di esso. Quello che può fare è affrontare apertamente il problema nel corso delle vostre sedute, dicendogli esattamente quello che ha riportato su questo format.
Buongiorno, la ringrazio per la domanda.
Sicuramente è necessario e indispensabile per lei e la relazione con il suo terapeuta potergli parlare. Questo perché se lei ha una determinata sensazione è necessario che l'ascolti, la accolga e abbiamo poi modo di comunicarla altrimenti rischia che non dire possa interferire con la relazione terapeutica.
Grazie
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, è molto importante che lei si stia ponendo questa domanda: quando in terapia emergono dubbi, sensazioni di distanza o la percezione di non sentirsi più aiutati come prima, non significa necessariamente che il percorso non stia funzionando, ma è un segnale che merita di essere portato dentro la relazione terapeutica. Dopo un anno di lavoro può accadere che la terapia cambi fase: talvolta il professionista riduce i “consigli” perché l’obiettivo diventa favorire maggiore autonomia e riflessione personale; altre volte, invece, può effettivamente crearsi una distanza o una perdita di sintonia. L’unico modo per chiarirlo è parlarne apertamente. Può dirgli qualcosa di semplice e diretto, ad esempio: “Ultimamente ho la sensazione che la terapia mi stia aiutando meno rispetto a prima e che lei sia meno coinvolto; vorrei capire se è una mia percezione o se è cambiato qualcosa nel nostro lavoro”. Non è un’accusa, ma una condivisione di vissuti. La qualità dell’alleanza terapeutica è uno dei fattori più importanti per l’efficacia della terapia, e un professionista serio accoglie questo tipo di confronto come parte del percorso, non come una critica personale. Dalla sua risposta potrà capire molto: se si apre uno spazio di dialogo costruttivo, potrebbe essere un passaggio evolutivo utile; se invece dovesse sentirsi non ascoltata o invalidata, può legittimamente valutare un cambiamento. Interrompere o modificare un percorso non è un fallimento, ma una scelta orientata al proprio benessere. Dott.ssa Chiara Avelli

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