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Esperienze

Salve, sono il dott. Pompilio Greco, psicologo clinico ed offro consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia nella gestione delle criticità e delle sofferenze quotidiane che spesso prendono il sopravvento nella nostra vita.

Ciò che mi caratterizza è l'attenzione e l'impegno con cui mi prendo cura della persona che si rivolge a me, chiedendomi aiuto.

Sapendo che ogni persona ha il proprio vissuto, le sue difficoltà, si affaccia alla porta dello psicologo con speranza, coraggio e fragilità.

Ecco, il mio impegno è proprio tutelare e preservare quella fragilità, creando le condizioni per quella persona di far si di riconoscere il proprio vissuto, di riscoprirsi, di guidarla in un cambiamento positivo della propria vita, che possa viverla con uno sguardo migliore. 

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Approccio terapeutico

Psicologia breve e strategica

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
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Dott. Pompilio Greco

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5 recensioni

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  • A

    È un professionista molto bravo: preparato, attento, mai giudicante. Quello che fa la differenza è il lato umano. Ti mette subito a tuo agio e senti che tiene davvero a te. Lo consiglio a chi cerca competenza unita a vera empatia.
    GRAZIE!!

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    Dott. Pompilio Greco

    Grazie signora Angela e Gregorio, è stata una bella esperienza conoscervi.


  • A

    Fantastico è molto professionale,una persona d'oro oltre al lavoro

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    Dott. Pompilio Greco

    Grazie Andrea, anche tu sei fantastico.


  • L

    Mi sono trovato veramente bene con il dott. Pompilio Greco, finalmente mi sento libero. Grazie dott. POMPILIO, continuerò le mie sedute perché voglio continuare a stare bene. Grazie

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    Dott. Pompilio Greco

    Grazie di cuore Luigi


  • L

    Grazie dottor Pompilio, veramente un buon psicologo.

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    Dott. Pompilio Greco

    Grazie di cuore.


  • A

    Con il dott. Pompilio Greco, ho risolto il mio problema, adesso mi sento meglio e continuo tranquillamente e regolarmente le sue sedute, adesso mensilmente, perché voglio continuare a stare bene. Grazie

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    Dott. Pompilio Greco

    Grazie di cuore.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 25 domande da parte di pazienti di MioDottore

Ciao, sono un ragazzo sulla 20ina d'anni (non do l'età precisa per privacy)

Ultimamente rispetto a poco tempo fa, sto mettendo molto impegno per trovare una fidanzata. Sto bene anche da solo e proprio domani addirittura uscirò da solo, ma è da quando ho 12 anni che ne voglio una, non ho mai avuto né rapporti occasionali né niente.

Il problema principale è che sui social è praticamente impossibile trovare qualcuna, mentre dal vivo devo investire davvero tanto tempo, e quando esco e non riesco ad approcciare nessuna rientro sempre a casa deluso perché sapevo che avrei potuto fare meglio.

Ho già fatto psicoterapia in passato e adesso se esco di casa ho molte aspettative e mi aspetto da me stesso che io riesca ad approcciare una o più donne (perché spesso sono in gruppo o in coppia) in quanto in passato ci sono riuscito anche se poche volte.

La maggior parte delle volte approccio in palestra però là sono quasi tutte fidanzate.

Solitamente se non approccio è o perché aspetto troppo o perché non sono nel Mood o perché esco con il mio amico che è un ragazzo autistico e per quanto sia la persona più rispettosa al mondo, stare appresso sia a lui che al fatto che devo approcciare ragazze mi mette in difficoltà, per questo preferisco uscire anche qualche volta da solo, ovvero per non dipendere dagli altri

Sono un ragazzo col disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento (ho 126 di qi) e il mio cervello pensa a una velocità allucinante, tant'è che la famosa tecnica dei tre secondi non funziona.

So che per trovare una fidanzata l'ideale sarebbe frequentare luoghi con persone con i tuoi stessi interessi ma per questioni di tempo e denaro non posso, anche perché non essendo in una città ben collegata come ad esempio Milano e non avendo ancora la patente, ogni mio tentativo di uscire fuori ad approcciare richiede tempo, denaro e fatiche.

Tanti consigliano anche di fare tramite amici in comune ma essendo che ho lasciato il mio vecchio gruppo di amici e voglio stare attento a rifarmene uno nuovo come si deve, al momento non voglio dipendere da loro.

Al momento per aumentare le probabilità della mia riuscita degli approcci dal vivo faccio pure giornalmente esercizi in cui mi alleno a parlare a casa. Il problema è quasi sempre lo stesso però. Ovvero che penso troppo prima di approcciare e inoltre se vedo delle ragazze che camminano, oppure che le vedo subito e non faccio in tempo a capire se approcciarle o no oppure le vedo parlare tra di loro, mi blocco a pensare se è il caso o no perché ho paura di disturbare o essere molesto.

Poi se mi sale l'ansia allora diventa tutto ancora più difficile. In tutto questo io avendo tante cose da fare, posso dedicare a queste attività massimo 5 ore a settimana, massimissimo 7. E se non ho la fortuna di essere accompagnato due ore partono solo di viaggi, inoltre quando esco ovviamente non penso solo a questo ma anche a andare a mangiare e semplicemente stare all'aperto. Spero di aver detto tutto, scusate il papiro, grazie in anticipo della risposta

Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta chiarezza. Si vede che stai mettendo molto impegno e riflessione in questa parte della tua vita.

Una cosa che emerge dal tuo racconto è che l’“approcciare” rischia di diventare un obiettivo da raggiungere ogni volta che esci. Quando succede questo, è facile creare molta pressione su di sé: se l’approccio non avviene, la serata può essere vissuta come un fallimento. In realtà le relazioni raramente nascono da singoli tentativi mirati, ma da una serie di incontri e interazioni che nel tempo aumentano le probabilità di conoscere qualcuno.

Il fatto che tu pensi molto prima di agire è comprensibile, soprattutto con uno stile cognitivo molto analitico. Però più si cerca il momento perfetto, più aumenta il rischio di bloccarsi. Spesso è più utile accettare che non esista la situazione “giusta al 100%” e che un approccio educato e breve non è molesto se si rispettano i segnali dell’altra persona.

Forse potrebbe aiutarti spostare un po’ il focus: non valutare una serata solo in base al numero di approcci, ma anche al fatto di essere uscito, aver fatto qualcosa che ti piace o esserti sentito un po’ più a tuo agio socialmente. Ridurre la pressione dell’obiettivo, paradossalmente, spesso facilita proprio quelle interazioni che si stanno cercando.

Se in passato la psicoterapia ti è stata utile, potrebbe essere uno spazio valido anche per lavorare su aspettative, ansia e modalità di azione nelle situazioni sociali. Il desiderio di una relazione è assolutamente legittimo, ma non deve trasformarsi in una prova continua da superare. Contattaci.

Dott. Pompilio Greco

Salve gentili Dottori, scrivo questo consulto perchè a 37 anni suonati ho difficoltà nell'accettare fisicamente la mia persona. Sono da sempre molto magro ed esile di struttura 174 cm per 59kg cerco di tenermi allenato facendo felessioni (150 al giorno) e altro che mi tengono almeno con qualche muscoletto. Di ingrassare quasi non se ne parla, pur io mangiando un pò di tutto (ma punto importante ho lostomaco sensibile). Ultimamente il mio pensiero si è spostato sulle dimensioni del pene 17cm x 13 di circonferenza, è l'intenzione di aumentarne le dimensioni, poi abbandonata non essendoci tecniche ancora valide e all'avanguardia. Probabilmente ho finito per concentrarmi su questo aspetto avendo fallito (palestra, dieta ipercalorica ecc...) nel risultato di mettere muscoli, anche perchè appena stacco ritorno come prima.

La ringrazio per aver scritto con tanta chiarezza di qualcosa che immagino le pesi da tempo. Da ciò che racconta mi colpisce come il disagio non sembri riguardare soltanto una parte specifica del corpo, ma più in generale il rapporto con la sua immagine fisica e con il modo in cui sente di abitare il suo corpo.

Mi sembra che la magrezza, la difficoltà a mettere massa e, più recentemente, il pensiero sulle dimensioni del pene siano diventati nel tempo punti molto sensibili su cui si concentra la sua attenzione. A volte può accadere che, quando un aspetto corporeo viene vissuto come frustrante o non modificabile come si vorrebbe, il disagio si sposti su un altro dettaglio, ma mantenendo la stessa sensazione di fondo: quella di non sentirsi abbastanza o di non essere pienamente a proprio agio con se stessi.

Le dimensioni che riporta, peraltro, rientrano nei range anatomici ampiamente nella norma; tuttavia immagino che il punto non sia tanto un dato numerico in sé, quanto il significato che questo assume per lei sul piano personale, emotivo e relazionale."

"Le chiederei: da quando avverte più intensamente questa fatica nel guardare il suo corpo? È qualcosa che sente soprattutto quando si osserva da solo, oppure pesa di più nel confronto con gli altri o nelle relazioni intime? E quanto tempo della giornata le capita di pensare a questi aspetti?

Credo potrebbe essere utile approfondire insieme non solo cosa vede del suo corpo, ma soprattutto cosa sente quando lo guarda, quali pensieri si attivano e che effetto hanno sul suo umore, sulla fiducia in sé e sulla vita relazionale.

Dott. Pompilio Greco
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