Buongiorno sono un ragazzo di 33 anni, è da 2 mesi che sto passando l inferno, tutto è iniziato con

32 risposte
Buongiorno sono un ragazzo di 33 anni, è da 2 mesi che sto passando l inferno, tutto è iniziato con una forte derealizzazione, che guardavo la mia stanza e sembrava che non la riconoscevo come se non era la mia stanza, anche se dentro di me sapevo che era la mia stanza, però la percezzione che mi dava la mia testa era tutt'altro, poi ho iniziato ad avere problemi h24 di concentrazione come se quello che ho attorno a me lo vedo diverso, guardo fuori e sembra come se non sono lucido, una sensazione come se il mio cervello e andato in tilt e non riesco più a vedere le cose come una volta, non provo più quel piacere che mi dava una volta nel fare le cose che mi piacciono fare, pensieri di fare del male a me oppure a chi ho vicino anche se questo non sempre infatti per adesso non lo provo più, in più mi succede come se ho paura più che paura pensieri, perchè cerco i sintomi che mi sento su intente e mi sono imbattuto in questo post di pensieri di pensare come se c'è qualcuno, ma ripeto sono pensieri no convinzioni che dentro casa ci sia qualcuno, anche se dentro di me so che non c'è nessuno dentro casa però ogni tanto la testa mi fa pensare come se c'è qualcuno, oppure mi succede ogni tanto però da quando sono piccolo, che la sera quando andavo in bagno che era buio, quando passavo dal corridoio solo quando era buio ripeto mi sembrava come se c'era qualcuno che mi voleva prendere e correvo al letto quando arrivavo nella stanza che c'era mia mamma, questa sensazione mi passava... adesso quello che vorrei chiedere tutto questo che mi sento può essere un inizio di psicosi oppure schizofrenia?
anche se non ho mai avuto allucinazioni visive o uditive...grazie
Buonasera,
per fortuna ritengo non ci siano i presupposti per una diagnosi di schizofrenia, che comunque non può essere fatta da se! Le consiglio, però, vivamente di intraprendere un percorso di aiuto per alleviare ed eliminare le sue difficoltà. Occorrerebbe conoscerne le cause e lo sviluppo, ma per questo occorre appunto un professionista serio, non si affidi ad amici o persone non qualificate.
Le auguro davvero una buona vita e se possibile un buon percorso.
Cordialmente
Franco Mario Compagno

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Dott. Massimo Franza
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Trieste
Buongiorno,
Basandomi su quello che ha scritto mi pare di capire che il problema si protrae da diverso tempo. In questo caso è necessaria una analisi accurata che porti ad una diagnosi differenziale, utile a discriminare con precisione il suo stato. Mi permetterei di consigliarla di affidarsi ad uno specialista.

Distinti saluti
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Gentile utente,
Comprendo quanto possano essere angoscianti i sintomi che sta descrivendo e quanto coraggio ci voglia per cercare aiuto.
I fenomeni che descrive (derealizzazione, modificazioni percettive, anedonia, pensieri intrusivi) sono manifestazioni che rientrano principalmente nell'ambito dei disturbi d'ansia, in particolare del disturbo di panico con sintomi dissociativi. La derealizzazione (la sensazione che l'ambiente familiare appaia strano o non reale) è un sintomo dissociativo comune nelle situazioni di forte stress o ansia.
Voglio subito rassicurarla: in base a quanto ci racconta, i suoi sintomi non appaiono di natura psicotica. Alcuni elementi importanti mi orientano in questa direzione. Nello specifico: l'assenza di allucinazioni visive o uditive, elemento significativo che differenzia la sua situazione dai disturbi dello spettro psicotico; la consapevolezza che i pensieri intrusivi non corrispondono alla realtà ("so che non c'è nessuno in casa") che indica il mantenimento dell'esame di realtà (assente nei casi psicotici). Infine, la presenza di questi sintomi da un periodo relativamente breve (2 mesi) mi suggerisce la possibilità che si tratti di una reazione acuta a eventi stressanti.
Il ricordo dell'infanzia legato alle paure nel buio e al corridoio potrebbe rappresentare un vissuto significativo da elaborare in terapia. Esperienze come questa possono riemergere in momenti di particolare vulnerabilità e potrebbero essere elaborate efficacemente attraverso l'EMDR.
Questi sintomi possono essere estremamente disturbanti, ma è importante sapere che esistono trattamenti efficaci. Le consiglio vivamente di:
Consultare quanto prima uno psichiatra per una valutazione approfondita.
Accettare, se prescritta, una terapia farmacologica che potrà aiutarla a vivere meglio in questa fase.
Iniziare parallelamente un percorso di psicoterapia, che nel suo caso potrebbe beneficiare dell'integrazione con EMDR.
Se lo desidera, potremmo valutare insieme un percorso terapeutico adatto alle sue esigenze.
Con i migliori auguri, Dott.ssa Elin Miroddi
Dott.ssa Claudia Basileo
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti Scalo
Caro, la derealizzazione, la difficoltà di concentrazione e i pensieri intrusivi sono segnali di un forte stress psicologico, ma non necessariamente indicano una psicosi o schizofrenia. La derealizzazione è un sintomo o un fenomeno isolato, che può emergere in situazioni di ansia e panico e può rendere il mondo circostante irreale, distante. Inoltre, i pensieri su presenze sconosciute e paure, soprattutto se legate a esperienze infantili, sono comuni e non necessariamente legate a una psicosi. E' importante però che lei parli di questi sintomi a un professionista, psicoterapeuta o psichiatra, che possa aiutarla a comprendere meglio la causa e a lavorare su un percorso di gestione dello stress e delle emozioni. Un caro saluto, Dott.ssa Claudia Basileo, Psicologa.
I sintomi che riporti, come derealizzazione, difficoltà di concentrazione, sensazione di estraneità dal mondo, distacco emotivo, perdita di piacere, pensieri intrusivi (anche se non agiti), e un'ansia molto forte legata all'osservazione e all'interpretazione dei tuoi stati mentali, sono molto comuni in disturbi come:
- Disturbo d’ansia depersonalizzante-derealizzante;
- Disturbo ossessivo-compulsivo (soprattutto nella forma con pensieri ossessivi e paure infondate);
- Disturbi dell’umore (depressione con elementi ansiosi);
- Stati ansiosi acuti o crisi dissociative legate a stress emotivo prolungato.
Hai parlato anche della paura che tutto questo possa essere un esordio di psicosi o schizofrenia. È comprensibile avere questa paura, ma da quanto scrivi hai un buon livello di consapevolezza: sai che i pensieri che hai sono irrazionali o non reali. Questo si chiama insight, ed è un indicatore importante che tende a mancare nei veri stati psicotici. In più, non hai allucinazioni uditive o visive: nella schizofrenia o psicosi conclamata, queste sono spesso presenti, insieme a deliri strutturati (cioè convinzioni false, sostenute con certezza). infine, i tuoi pensieri intrusivi (come l’idea che ci sia qualcuno in casa) non sono convinzioni: tu stesso dici “so che non c’è nessuno”, anche se il pensiero ti si presenta. Questo è più tipico dell’ansia o di disturbi ossessivi che della psicosi.
Tuttavia, è anche vero che non si può fare una diagnosi seria in questo modo, per questo ti incoraggio a parlare con uno psichiatra o uno psicologo clinico, perché la tua sofferenza merita di essere capita e trattata in modo personalizzato e competente. Un terapeuta può aiutarti a dare un senso a quello che provi, e, se serve, uno psichiatra può valutare un aiuto farmacologico per stabilizzare i sintomi più invalidanti.
Nel frattempo, ti invito a non continuare a cercare compulsivamente sintomi su internet e a riconoscere che quello che stai vivendo non sei “tu che impazzisci”, ma un cervello in difficoltà che sta cercando un modo per proteggersi da un forte stress.
Hai già fatto un passo importante parlando di tutto questo. Adesso il passo successivo è farti accompagnare da qualcuno che lo fa per mestiere.
Dr. Domenico Pianelli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
difficile dare una diagnosi in base a quel che racconti; se stai attraversando un periodo stressante attorno a te potrebbe aggravare una situazione esistente.
Hai subito esperienze traumatiche in passato tali per cui potrebbe innescarsi un evento dissociativo piuttosto che psicotico?
Se non vi sono allucinazioni non dovrebbe essere un esordio schizofrenico, tuttavia per sicurezza e se senti la necessità dovresti chiedere un aiuto specialistico e parlare con uno psichiatra.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con sincerità ciò che sta vivendo: già questo è un primo passo importante.

Dalla sua descrizione emergono diversi aspetti che meritano attenzione: la derealizzazione (quella sensazione di estraneità verso l’ambiente familiare), la difficoltà di concentrazione e lucidità, l’anedonia (ovvero la perdita del piacere nelle attività quotidiane), i pensieri intrusivi legati alla paura o a possibili danni a sé o agli altri, e alcuni vissuti legati all’infanzia, come la paura del buio e la percezione di presenze immaginarie.

Questi sintomi possono essere molto spaventosi, ma non indicano automaticamente l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia. È importante sapere che la derealizzazione e i pensieri intrusivi sono sintomi comuni anche in disturbi d’ansia, stress acuto o stati dissociativi, e spesso si intensificano proprio quando si ha paura di “impazzire” o si cercano continuamente spiegazioni su internet.

La presenza di consapevolezza (il fatto che lei riconosca che si tratta di pensieri e non di convinzioni radicate, e che sappia distinguere ciò che è reale da ciò che è immaginato) è un elemento clinicamente molto importante e rassicurante, perché differenzia profondamente questi vissuti da una vera e propria psicosi conclamata, dove la persona perde il contatto con la realtà.

Tuttavia, vista la complessità e l’intensità del disagio che sta vivendo da due mesi, è fortemente consigliato rivolgersi a uno specialista della salute mentale, che potrà aiutarla a fare chiarezza, a comprendere meglio i suoi sintomi e soprattutto a trovare un percorso terapeutico adeguato. Prima si interviene, migliori sono i risultati.

Con attenzione e competenza, si può ritrovare equilibrio e serenità.

DOTTORESSA SILVIA PARISI
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
comprendo il timore e la il vissuto di disorientamento e il desiderio di avere delle risposte, tuttavia non è possibile effettuare una diagnosi sulla base di questi pochi elementi. Una diagnosi è possibile strutturala attraverso un professionista che può somministrarle un test Psicodiagnostico e in seguito alla raccolta di informazioni cliniche finalizzate alla comprensione di un quadro diagnostico.
Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Amato
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Buonasera, le consiglio una seduta da un psicoterapeuta, dalla sua descrizione sembrerebbe esserci un quadro ansiogeno e bisognerebbe interpretare il messaggio del sintomo.
Il professionista può valutare anche di indirizzarla al suo medico di base per la farmacoterapia. Saluti cordiali dottoressa Versari.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso in modo così sincero e dettagliato la sua esperienza. Le sue parole raccontano un vissuto molto intenso e difficile, che sembra aver invaso ogni ambito della sua quotidianità, lasciandole addosso un senso di confusione, paura e disorientamento. Comprendere ciò che si sta vivendo, soprattutto quando riguarda la mente, può essere estremamente faticoso, e il fatto che lei stia cercando un confronto e delle risposte è già un passo importante verso una maggiore consapevolezza e, auspicabilmente, un recupero del suo benessere. Ciò che descrive, in particolare la derealizzazione e la difficoltà di concentrazione, è qualcosa che può manifestarsi con forza nei periodi di forte stress o ansia. La derealizzazione è una condizione che molte persone sperimentano, seppure con intensità e frequenze diverse. È come se la realtà attorno a noi perdesse di vividezza o di familiarità, anche se razionalmente sappiamo che nulla è cambiato. Quello che lei racconta, per esempio il riconoscere razionalmente la propria stanza ma avvertirla come estranea, è un esempio piuttosto tipico di questo fenomeno. Anche la sensazione di “non essere lucido” o di “vedere tutto in modo diverso” può far parte di questo quadro. Inoltre, è importante notare che la derealizzazione e la depersonalizzazione spesso si accompagnano a stati ansiosi, che possono diventare anche molto debilitanti. Il suo cervello, in un certo senso, sta cercando di proteggerla da emozioni troppo forti, distanziandola dalla realtà. È una sorta di meccanismo di difesa, che però, quando si protrae nel tempo, diventa esso stesso fonte di malessere. Il fatto che lei cerchi risposte su internet, e che i pensieri negativi sembrino peggiorare proprio dopo queste ricerche, è molto comprensibile. Quando siamo spaventati, è naturale cercare informazioni, ma in realtà questo spesso peggiora lo stato ansioso. La mente inizia a focalizzarsi su scenari catastrofici, come quello della psicosi o della schizofrenia, senza avere però strumenti adeguati per valutare in modo oggettivo la situazione. Questo può portare a sviluppare dei pensieri ossessivi o ruminazioni, che alimentano ulteriormente il circolo della paura. Lei specifica che non ha mai avuto allucinazioni visive o uditive, e che i pensieri che le generano paura non sono convinzioni ma appunto pensieri che “le vengono”, e che razionalmente sa non essere veri. Questa distinzione è molto importante. Nelle psicosi o nella schizofrenia, infatti, le convinzioni sono fortemente radicate, vissute come assolutamente reali e non vengono messe in dubbio. Nel suo caso, invece, sembra esserci una consapevolezza del fatto che questi pensieri non rispecchiano la realtà. Questo, in ottica cognitivo-comportamentale, è un indicatore fondamentale per distinguere una condizione ansiosa da un disturbo psicotico. Anche la paura che descrive rispetto al buio, legata a esperienze dell’infanzia, è molto comune e non indica necessariamente un disturbo grave. Molte persone conservano ricordi simili, vissuti con un'intensa attivazione emotiva che può riaffiorare in periodi di particolare fragilità. Ciò che le sta accadendo non va sottovalutato, ma allo stesso tempo va letto nel contesto giusto. I sintomi ansiosi, la derealizzazione, la fatica a provare piacere nelle attività quotidiane, i pensieri intrusivi e le paure possono rientrare in un quadro di ansia generalizzata, disturbo ossessivo-compulsivo o anche di un episodio depressivo, magari reattivo a eventi di vita stressanti. Tutte queste condizioni, per quanto destabilizzanti, sono affrontabili e trattabili con successo, soprattutto con un approccio terapeutico strutturato. La terapia cognitivo-comportamentale, in particolare, lavora con grande efficacia su questi sintomi. Aiuta a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali, a gestire i sintomi fisici dell’ansia, e a riprendere contatto con la realtà in modo più sicuro e stabile. Il lavoro terapeutico può includere tecniche di grounding, ristrutturazione cognitiva, esposizione graduale e strategie per ridurre il controllo e l’iper-monitoraggio dei sintomi corporei e mentali. Non è solo, e non è “impazzito”, anche se in certi momenti può sembrarlo. Il suo cervello sta cercando di difendersi, ma oggi ha bisogno di un aiuto specifico per ritrovare un senso di stabilità. Le suggerisco, se possibile, di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Se ha difficoltà economiche o logistiche, può rivolgersi anche al Centro di Salute Mentale del suo territorio, che spesso offre percorsi a basso costo o gratuiti. Ha già fatto un passo importante cercando supporto e raccontando la sua storia. Ora non resti da solo in questo percorso. Con il giusto aiuto, è possibile ritrovare chiarezza, serenità e piacere nel vivere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Dimitri Abate
Psicologo, Psicoterapeuta
Bologna
Gent.mo,

grazie per aver descritto con tanta precisione quello che sta vivendo. Capisco quanto questa esperienza possa essere spaventosa e disorientante.

La derealizzazione, i pensieri intrusivi e la difficoltà di concentrazione che racconta sono sintomi che spesso si riscontrano nei disturbi d’ansia e nei periodi di forte stress emotivo. È importante sottolineare che avere pensieri disturbanti non significa avere convinzioni deliranti: il fatto che lei riconosca che si tratta solo di pensieri e che mantiene il contatto con la realtà è un segno molto rassicurante.

Queste esperienze, per quanto intense e angoscianti, non indicano necessariamente un esordio psicotico o schizofrenico, ma richiedono comunque attenzione e un inquadramento clinico adeguato.

Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta o a uno psichiatra per una valutazione approfondita. Con il giusto supporto è possibile ridurre questi sintomi e ritrovare stabilità e serenità.

Non deve affrontare tutto questo da solo.

Cordiali saluti,
dott. Abate
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e coraggio quello che sta vivendo. Le sue parole descrivono un’esperienza profondamente destabilizzante, che la sta mettendo a dura prova, e comprendo quanto tutto questo possa generare paura, smarrimento e un senso di urgenza nel voler capire cosa stia accadendo alla sua mente.

Quello che descrive (sensazioni di derealizzazione, difficoltà di concentrazione, percezione alterata dell’ambiente, perdita di piacere, pensieri intrusivi e paure vissute a livello più immaginativo che convinto) rientra, nella mia esperienza clinica, in un quadro che spesso si accompagna a condizioni di forte stress psichico, ansia generalizzata o forme depressive caratterizzate da sintomi dissociativi. In particolare, la derealizzazione e la depersonalizzazione (cioè sentirsi distaccati dalla realtà esterna o da sé stessi) non sono rare in momenti di forte sovraccarico emotivo, soprattutto quando si ha la sensazione di “perdere il controllo” della propria mente o quando si entra in uno stato di vigilanza eccessiva verso il proprio funzionamento mentale.

Il timore che lei sta vivendo, ovvero quello che si tratti dell’esordio di una psicosi o schizofrenia, è un pensiero frequente in chi sperimenta vissuti dissociativi o alterazioni percettive transitorie. Ma da quanto mi racconta (in assenza di reali allucinazioni, deliri strutturati o perdita del contatto con la realtà) non vi sono segnali chiari che facciano pensare in modo fondato a una condizione psicotica vera e propria. La sua consapevolezza critica (“so che è la mia stanza”, “so che in casa non c’è nessuno”, “sono pensieri, non convinzioni”) è un elemento molto importante e rassicurante, che va preservato e valorizzato.

A volte, ciò che sembra “l’inizio di una follia” è in realtà l’effetto cumulativo di ansie, paure e vissuti emotivi non elaborati che trovano vie proprie per emergere. Il fatto che lei stia portando tutto questo alla luce e stia cercando risposte con lucidità e preoccupazione è un segno della sua forza e della sua salute mentale, non della sua fragilità.

Naturalmente, solo un confronto diretto in ambito clinico può offrire una valutazione più precisa e, se necessario, indicare un percorso mirato. Nella mia pratica, un approccio integrato evidence-based ci permette di affrontare efficacemente questi sintomi con tecniche che aiutano a ristabilire il senso di realtà, contenere l’ansia e favorire un nuovo equilibrio psicologico.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Valentina Costanza
Psicologo, Psicologo clinico
Aversa
Salve! So che tutto ciò che stai provando può spaventare parecchio, ma ti consiglio vivamente di lasciar stare la ricerca dei sintomi su internet e rivolgerti al tuo medico curante che saprà indirizzarti al professionista più adatto a te! Saluti, dott.ssa Valentina Costanza
Dott.ssa Liliana Sergio
Psicologo
Andria
Buongiorno, può spiegarmi specificamente come vedeva le cose una volta? E per "una volta" a quando si riferisce nello specifico?
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Ciao.
Intanto ti voglio ringraziare per aver avuto il coraggio di scrivere ciò che stai vivendo. Raccontare quello che ti succede, soprattutto quando è così spaventante e confuso, è già un primo passo fondamentale.

Quello che descrivi: derealizzazione, difficoltà di concentrazione, sensazione di estraneità, pensieri intrusivi, paure legate alla percezione è sicuramente molto destabilizzante.

Serve però un aiuto professionale per approfondire e iniziare a stare meglio. Ti consiglio:

Una visita da uno psichiatra, per valutare se ci siano stati fattori scatenanti, escludere altre cause e (se necessario e valutato dal professionista) iniziare un supporto farmacologico.

Un percorso psicologico, con uno psicologo che sappia trattare ansia, derealizzazione e pensieri intrusivi.

Saluti.
Dott. Daniele Morandin
Psicologo, Psicologo clinico
Monfalcone
Buonasera,
Mi spiace molto per la situazione che sta passando e le sono vicino.
In riferimento alla sua domanda, non si può fare diagnosi di psicosi o schizofrenia basandosi solo sulla base di un testo scritto.

La mia indicazione è di evitare l’autodiagnosi e di richiedere una valutazione e un supporto specialistico.
Sono disponibile qualora dovessero servire ulteriori chiarimenti.

Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
quello che sta vivendo è senza dubbio molto faticoso e comprensibilmente spaventante. Le sensazioni di derealizzazione, la difficoltà di concentrazione, la perdita di interesse per ciò che prima le dava piacere e i pensieri che descrive meritano attenzione e ascolto. Tuttavia, non è possibile stabilire una diagnosi tramite messaggi.
In questi casi, potrebbe essere importante rivolgersi a un professionista — uno psicoterapeuta o uno psichiatra — che possa aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e sostenerla in questo momento così delicato. Non è necessario affrontare tutto da solo.
Resto a disposizione, dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, consiglio una visita neurologica e poi una visita psichiatrica e psicoterapeutica grazie
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
i sintomi che descrive – derealizzazione, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi e stati d’ansia – possono essere molto spaventosi ma non indicano necessariamente l’esordio di una psicosi o di una schizofrenia, soprattutto in assenza di allucinazioni o convinzioni deliranti. È importante evitare l’autodiagnosi online, che può aumentare il livello di ansia. Un percorso di supporto psicologico sarebbe indicato per aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a ritrovare benessere e lucidità.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera, le consiglio un consulto psichiatrico. Cordiali saluti.
Buon pomeriggio,

i sintomi che descrivi sono sicuramente intensi. Sensazioni di derealizzazione, difficoltà di concentrazione e quei pensieri intrusivi che riporti meritano un'attenzione particolare. Esistono diverse interpretazioni cliniche per questo tipo di vissuti, alcune delle quali possono essere affrontate e comprese meglio attraverso un percorso mirato.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme questi aspetti e capire cosa potrebbe esserci alla base di queste esperienze. Un confronto professionale potrebbe aiutarti a fare chiarezza e a individuare un percorso che riporti maggiore serenità e stabilità.

Per fissare un appuntamento, puoi contattarmi direttamente. Resto a disposizione.

Janett Aruta
Psicologa - ricevo su MioDottore e in studio a Palermo
Dott.ssa Alice Speroni
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Como
Gentilissimo,
data la situazione stressante e carica di paura, mi rivolgerei ad un collega psichiatra, per poter tenere sotto controllo questi sintomi che sta riportando. Rimango a disposizione per un consulto
Gentile utente,

La ringrazio per aver condiviso con noi la sua preoccupazione e il suo malessere. Comprendo quanto possa essere angosciante l'esperienza che sta vivendo, con queste alterazioni nella percezione della realtà, le difficoltà di concentrazione e i pensieri intrusivi.

È importante sottolineare che i sintomi che descrive, come la derealizzazione, le difficoltà di concentrazione e i pensieri che lei definisce "come se ci fosse qualcuno", possono essere associati a diverse condizioni psicologiche, tra cui disturbi d'ansia e stati di forte stress. La derealizzazione, in particolare, è spesso descritta come una sensazione di distacco o irrealtà rispetto all'ambiente circostante, pur mantenendo la consapevolezza che ciò che si percepisce non corrisponde alla realtà.

La sua tendenza a cercare informazioni online sui sintomi che prova è una reazione comprensibile di fronte al malessere, ma spesso può aumentare l'ansia e portare a interpretazioni catastrofiche.

Per quanto riguarda la sua preoccupazione di un possibile esordio psicotico o di schizofrenia, è fondamentale considerare che, come lei stesso ha notato, al momento non riporta allucinazioni visive o uditive, che sono sintomi più tipicamente associati a tali condizioni. I pensieri intrusivi che descrive, pur essendo fonte di angoscia, sembrano essere riconosciuti come tali e non vissuti come convinzioni reali ("ripeto sono pensieri no convinzioni").

L'esperienza che riporta fin dall'infanzia, legata al passaggio nel corridoio buio, potrebbe essere indicativa di una sua sensibilità all'ansia e a pensieri di minaccia, che in questo periodo di maggiore vulnerabilità emotiva sembrano essersi riacutizzati in forme diverse.

Tuttavia, è impossibile fornire una diagnosi accurata attraverso un consulto anche online. È fondamentale che lei si rivolga al più presto a un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra, per una valutazione approfondita della sua situazione. Un colloquio clinico dettagliato, un'attenta analisi dei suoi sintomi e della sua storia personale permetteranno di comprendere meglio la natura del suo malessere e di individuare il percorso di supporto più adeguato.

Non esiti a cercare un consulto professionale per poter affrontare questo momento difficile e ricevere l'aiuto di cui ha bisogno.

Cordialmente,

Dott. Sandro Mangano, Psicologo
Dott.ssa Chiara Biasi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, leggendo la sua domanda comprendo disorientamento e anche paura rispetto a quello che le sta succedendo, sentimenti legittimi. Quello che lei può fare per avere una risposta a tutte queste domande è rivolgersi a uno specialista psichiatra che può analizzare il suo caso e se dovesse esserci bisogno anche fornire un supporto farmacologico. Una volta compreso cosa le sta succedendo potrà anche decidere di affiancare un percorso con uno psicologo.
Buonasera. Comprendo che questo periodo sia molto difficile e spaventoso per lei. I sintomi che descrive - la derealizzazione, i cambiamenti nella percezione, la perdita di piacere nelle attività che prima le davano soddisfazione, i pensieri intrusivi - sono certamente fonte di grande angoscia.
È importante che sappia che quello che sta sperimentando non è insolito e che esistono spiegazioni e percorsi di aiuto. I sintomi che descrive possono essere collegati a diversi quadri clinici, non necessariamente alla psicosi o alla schizofrenia come teme. La derealizzazione e i disturbi percettivi possono manifestarsi in contesti di ansia intensa, depressione, disturbi dissociativi o periodi di stress elevato.
Il fatto che lei mantenga la consapevolezza critica - ovvero sa che la stanza è la sua stanza, sa che non c'è nessuno in casa - è un elemento molto importante che suggerisce che il suo esame di realtà rimane sostanzialmente integro.
Per quanto riguarda le sensazioni di paura nel buio che ricorda dall'infanzia, queste potrebbero essere collegate a normali paure evolutive che ora, in un momento di vulnerabilità, potrebbero riemergere amplificate.
Quello che le consiglio vivamente è di non rimanere solo con questi pensieri e queste sensazioni. È fondamentale che si rivolga a un professionista della salute mentale per una valutazione accurata. Solo attraverso un colloquio approfondito e, se necessario, una valutazione specialistica, sarà possibile comprendere meglio quello che sta vivendo e impostare un percorso di cura adeguato.
Nel frattempo, eviti di cercare informazioni sui sintomi su internet, poiché questo potrebbe aumentare la sua ansia. Si concentri invece su piccole routine quotidiane che possano darle un senso di stabilità.
È disposto a fissare un appuntamento per iniziare insieme questo percorso di comprensione?
Dott. Leonardo Marcomeni
Psicologo, Psicologo clinico
Viterbo
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Si sente chiaramente quanta fatica e paura ci siano dietro le tue parole. Quello che descrivi – la derealizzazione, la difficoltà di concentrazione, i pensieri intrusivi – può sembrare spaventoso e farti temere “il peggio”. Ma il fatto che tu distingua bene tra ciò che senti e ciò che è reale (“so che la stanza è la mia stanza”, “so che non c’è nessuno in casa”) è un segnale molto importante: significa che mantieni un contatto saldo con la realtà.

Molti autori hanno descritto esperienze simili come una sorta di “distacco” che la mente mette in atto nei momenti di grande stress. Freud parlava di meccanismi di difesa, modi inconsci che la psiche trova per proteggerci dal dolore. Più vicino a noi, Gabor Maté sottolinea come sintomi e sensazioni apparentemente “strane” siano spesso risposte del corpo e della mente a situazioni di tensione e sofferenza, non segni di una “follia” che avanza.

Capisco bene la paura che possa trattarsi di una psicosi, ma non tutto quello che ci fa paura appartiene a quella categoria. A volte la mente, quando è molto affaticata, perde un po’ la sua “chiarezza”, e ci fa sentire come se fossimo lontani da noi stessi o da ciò che ci circonda. Non significa che sei “rotto”, ma che hai bisogno di prenderti cura di te e magari di essere accompagnato in questo.

Parlarne con un professionista dal vivo – psicologo o psichiatra – può aiutarti a dare un senso a queste esperienze e, soprattutto, a ridurre la solitudine che stai provando. Come scriveva Winnicott, “è nello spazio tra me e l’altro che ritroviamo la nostra continuità di esistere”: non affrontare tutto questo da solo può farti già respirare un po’ di più.

Il fatto che tu abbia avuto il coraggio di scrivere qui è già un primo passo importante. Non sei in balia di ciò che senti: ci sono strade per ritrovare la tua stabilità e la tua serenità.
Dr Marcomeni
Dott. Giorgio Pensa
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che descrivi (derealizzazione, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi) è molto angosciante, ma non significa automaticamente psicosi o schizofrenia.

Spesso l’ansia intensa e lo stato di allarme continuo possono generare queste percezioni di ‘non riconoscere più le cose’.

È importante parlarne con uno specialista per inquadrare bene la situazione e trovare un trattamento adeguato: non è solo un segno di malattia grave, ma un’esperienza che -per quanto sembri assurdo- merita considerazione, ascolto e cura
Dott.ssa Giuseppina Moronese
Psicologo, Psicologo clinico, Tecnico sanitario
Santa Maria Capua Vetere
Buongiorno,
e grazie per aver condiviso un pezzetto della tua storia con noi. Non è facile aprirsi e raccontare le proprie paure, ma se l’hai fatto è perché senti di essere arrivato al limite.

Mi rendo conto di quanto questi pensieri siano diventati limitanti per te, tanto da portarti a temere un disturbo importante come la schizofrenia. Mi sento di dirti che c’è un dato positivo nel tuo racconto: il fatto che questi pensieri non siano diventati convinzioni. Questo mi fa capire che riesci ancora a mantenere un contatto con la realtà.

Tuttavia, la paura che avverto tra le righe del tuo racconto, purtroppo, ti limita molto, e provi un senso di estraneità da ciò che ti circonda — probabilmente nei momenti in cui tutto diventa troppo per te.

Ti auguro il meglio, e soprattutto di intraprendere un percorso psicologico che possa supportarti.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Giuseppina Moronese
Dott.ssa Francesca Spano
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Roma
Ciao,
leggere le tue parole mi fa sentire quanto stai attraversando un tempo difficile, dove la realtà sembra essersi fatta straniera e tu ti ritrovi a cercare un appiglio per ritornare a sentirti “a casa” dentro di te. Quello che descrivi parla più di una profonda paura e di un sistema che, per difendersi, ha “spostato il fuoco” della percezione: come se la mente avesse messo un filtro tra te e il mondo per proteggerti da qualcosa di troppo intenso.
Non è detto che questo significhi una psicosi: a volte è la risposta del nostro organismo a un sovraccarico, un modo, seppur doloroso, di dire “fermati, qualcosa dentro di me ha bisogno di essere visto”.
Ciò che può aiutarti è non cercare subito una diagnosi, ma darti tempo di ascoltare con qualcuno, un professionista,come vivi questa distanza da te stesso, cosa cerca di comunicarti. Da lì può cominciare il cammino per ritrovare il contatto e il senso che ora ti sembrano sfuggire. Grazie per la condivisioe!
Dott.ssa Gabriella Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Ravenna
Buongiorno, ritengo sia opportuno rivolgersi, senza troppo aspettare, a uno specialista affinché, sulla base dei sintomi da lei riportati, attraverso colloqui, esame clinico ed eventuali test, possa essere effettuata una valutazione psicodiagnostica.
Buongiorno, ti rispondo con grande rispetto e attenzione, perché da ciò che scrivi emerge una sofferenza autentica e profonda, ma anche una forte capacità di osservarti e di mantenere contatto con la realtà. Questo è un elemento molto importante da tenere a mente mentre leggi queste parole.
Le esperienze che descrivi (la derealizzazione, la sensazione che il mondo appaia “strano” o distante pur sapendo razionalmente che è reale, la difficoltà di concentrazione, la perdita di piacere nelle cose che prima ti nutrivano, la paura generata dai pensieri e la continua ricerca di spiegazioni) sono vissuti molto comuni negli stati di forte ansia, stress prolungato o crisi interiori intense. Non indicano automaticamente né una psicosi né una schizofrenia. Anzi, il fatto che tu dica più volte “so che non è così”, “so che è solo un pensiero”, “so che non c’è nessuno” mostra che il tuo Io è presente, vigile, capace di distinguere tra ciò che senti e ciò che è reale.
Da una prospettiva junghiana, potremmo leggere ciò che stai attraversando come una crisi dell’equilibrio tra l’Io e il Sé. Quando la psiche è sovraccaricata, l’energia può ritirarsi dalla realtà esterna e il mondo perde il suo colore, la sua familiarità, il suo senso. La derealizzazione, in questo senso, non è un segno di “rottura”, ma spesso una modalità di difesa: la psiche prende distanza per proteggersi da emozioni o tensioni che in quel momento sono percepite come troppo grandi.
Anche i pensieri legati alla paura che “ci sia qualcuno”, soprattutto al buio, sono molto comprensibili e hanno un significato simbolico profondo. Nel linguaggio junghiano potremmo dire che si affaccia l’Ombra: non qualcosa di pericoloso o folle, ma parti di te che chiedono attenzione e integrazione. È significativo che queste sensazioni si attenuino quando c’è una presenza rassicurante: questo ci dice quanto il contenimento emotivo e la sicurezza relazionale siano per te regolatori potenti.
Rispetto alla tua domanda più grande e spaventosa: ciò che descrivi non ha le caratteristiche tipiche di un esordio psicotico. Non parli di allucinazioni uditive o visive, non hai convinzioni deliranti fisse, mantieni un buon esame di realtà e sei critico verso i tuoi pensieri. La paura di “impazzire” è molto frequente proprio negli stati ansioso-dissociativi, e spesso viene alimentata dalla ricerca compulsiva di sintomi su internet, che finisce per aumentare l’angoscia invece di chiarirla.
Quello che stai vivendo non va letto come una condanna, ma come un segnale: qualcosa dentro di te chiede ascolto, tempo e cura. Jung direbbe che molte crisi non sono malattie da eliminare, ma passaggi delicati di trasformazione, momenti in cui la psiche chiede un nuovo equilibrio. Il passo più importante è non restare solo in questo attraversamento: un percorso con un professionista può aiutarti a dare senso a ciò che stai vivendo e a ritrovare gradualmente stabilità e fiducia.
Non sei “rotto” e non sei solo. Stai attraversando un momento difficile, ma il fatto che tu riesca a raccontarlo, a rifletterci e a cercare aiuto è già una risorsa preziosa.
Salve, senz'altro potrebbe aiutarla consultare uno psichiatra per migliorare con dei farmaci la situazione sintomatologica attuale. Al contempo dovrebbe cominciare un percorso psicologico, preferibilmente con due professionisti, psichiatra e psicologo, che possano tra loro cooperare, per aiutarla nel modo migliore a risolvere la sua problematica. In bocca al lupo.

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