Buongiorno, sono affetto da Favismo, ereditato da mia madre. Mai assunto fave in vita mia, ma in pa
Buongiorno, sono affetto da Favismo, ereditato da mia madre. Mai assunto fave in vita mia, ma in passato piselli e altri legumi sì, e non ricodo di aver sofferto di qualche patologia in particolare in seguito alla loro assunzione... Nel dubbio da diverso tempo li ho tolti dalla mia alimentazione. Mi chiedevo se in ogni caso mi conviene non assumere più tutti questi alimenti, e in particolar modo anche i fagiolini e le taccole. Posso semplicemente reintegrarli e vedere come reagisco, oppure esistono degli esami specifici per capire se si possono assumere o meno? Grazie!
40 risposte
Buongiorno, essendo lei affetta da favismo ha un deficit della G6PD dovrebbero mangiare regolarmente alimenti ricchi di antiossidanti così da ridurre gli effetti dello stress ossidativo sui globuli rossi. Per cui un'alimentazione ricca di verdure, cereali, e agrumi. È importante inoltre mangiare cibi ricchi di vitamine (verdure a foglia verde) o in alternative assumere degli integratori vitaminici che assicurino la giusta quantità giornaliera di vitamine. Anche i grassi rappresentano una componente essenziale nella dieta quotidiana perchè le persone con favismo hanno problemi nell’assorbimento dei grassi. Si raccomanda quindi di assumere le giuste quantità di grassi giornalieri, ottima fonte gli omega 3 e 6. Una per una persona con deficit della G6PD sono molti i cibi da evitare se non si vuole rischiare di andare incontro ad una crisi emolitica. Tra questi: Legumi – Sebbene non tutti i legumi creino problemi alle persone con favismo, è meglio non mangiarli; prodotti di soia, fagioli, fagioli neri , soia , arachidi. Ricordo che la soia è anche un additivo per cui guardiamo l'etichetta. Mentolo – Può essere presente in diversi prodotti come caramelle, dentifricio. Acido ascorbico – Molti integratoti vitaminici possono contenere questa sostanza. E’ importante fare attenzione prima di assumere questi prodotti. Solfiti – Sono utilizzati per migliorare la conservazione di cibi e bevande. Acqua tonica – È consigliabile evitare questa bevanda per la presenza del chinino. Dal mio parere escluderei anche Taccole e fagiolini però si può verificare l’effettiva tollerabilità a queste leguminose, come fagiolini, piselli, fagioli e taccole, sui cui effetti le opinioni del mondo scientifico sono contrastanti perchè ci sono persone che le escludono a prescindere e altri che valutano la tolleranza. Avendo come "effetto collaterale" crisi emolitiche molti li evitano a prescindere in modo tale da evitare il caso. Nel caso in cui lei voglia reintegrarli si assicuri prima di tutto di aver escluso per molto tempo dalla sua alimentazione tutto quello che le ho scritto precedentemente, in modo tale da non creare effetti potenziati; successivamente le consiglio di introdurlo uno per volta ogni tanto tempo, in dosi basse perchè fagiolini, taccole, piselli, sono considerati fattori scatenanti di crisi emolitiche. Le dico dosi basse e facendo passare tempo perchè non tutti i soggetti affetti da deficit di G6PD presentano episodi conclamati di favismo dopo ingestione di fave. Non tutti i soggetti affetti da deficit di G6PDH manifestano episodi emolitici conclamati e la concomitanza di altri fattori, quali ad esempio il livello di attività enzimatica, le caratteristiche metaboliche individuali, lo stato di salute generale o la quantità di fave ingerite, possono avere un ruolo rilevante nel determinare la gravità della sintomatologia. II deficit di G6PDH è infatti una causa necessaria ma non sufficiente delle crisi faviche, se si considera inoltre che uno stesso individuo può mostrare una sensibilità alle fave anche molto variabile in epoche diverse della sua vita.Inoltre i bambini con deficit di G6PDH sembrano essere maggiormente soggetti a crisi faviche rispetto agli adulti affetti; oltretutto anche i trattamenti termici influenzano la reazione e la crisi emolitica, le pongo un esempio e fave fresche sono più dannose rispetto a quelle trattate (ad esempio rispetto alle fave sottoposte a cottura). Infine, il grado di maturazione delle fave potrebbe correlarsi all’entità della crisi emolitica, considerato il fatto che i glucosidi sono più concentrati nelle fave meno mature. Mi auguro di aver risposto alle domande, per qualsiasi altra info sono a disposizione; Buona giornata Dott.ssa Valeria Papa Biologa Nutrizionista
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Non esistono esami specifici per testare gli alimenti da lei richiesti. Peraltro non esistono problemi nutrizionali legati alla loro eliminazione precauzionale, oltre che naturalmente a quella obbligatoria delle fave. Inoltre la carenza di GG6PDH che è alla base del favismo può essere severa, intermedia o moderata, con tutta una serie di diversi livelli di tolleranza tra un paziente e l'altro rispetto agli alimenti incriminati. Piuttosto attenzione ai farmaci antiinfiammatori e ad alcuni antibiotici, potenzialmente in grado di scatenare la crisi emolitica nei portatori di carenza enzimatica. Sembra che il paracetamolo sia l'antinfiammatorio/antipiretico in questi casi più sicuro.
Buonasera, il deficit di G6PD o favismo è una condizione determinata dalla carenza dell’enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD). Chi è affetto da questa anomalia genetica determinate sostanze sono in grado di causare, in misura più o meno intensa, stress ossidativo: si tratta di un processo chimico che può danneggiare, se non viene contrastato da appositi meccanismi naturali. Le informazioni necessarie per la produzione dell’enzima G6PD sono contenute in un gene che si trova sul cromosoma X. Il difetto si trasmette come carattere legato al cromosoma X, dato che il gene interessato si trova sul cromosoma X. Il quadro clinico è più grave nei maschi: essi possiedono un unico cromosoma X e se il gene è alterato presentano unicamente la copia alterata del gene. Nelle femmine, che possiedono 2 cromosomi X, il difetto del gene alterato è parzialmente mascherato dalla copia corretta del gene presente sul secondo cromosoma X ed il quadro clinico è generalmente più lieve. Esistono più di 200 varianti del deficit, pertanto le reazioni possono essere differenti a seconda delle condizioni della persona affetta da favismo, soprattutto se più fattori concomitano come stress e agenti ossidativi. Con assoluta certezza le fave ma anche i piselli sono cause dirette ossidative, così come molti farmaci (farmaci contenenti solfiti, i chemioterapici, l’aspirina, i farmaci antimalarici e alcuni farmaci anti-infiammatori non steroidei). In maniera più semplificativa le varianti di G6PD vengono distinte in 5 classi a seconda del livello di attività enzimatica e delle manifestazioni cliniche: I° livello rappresenta una deficienza grave, presenta emolisi cronica (forma più grave ma anche più rara) II° e III° livello una deficienza lieve che manifestano l’emolisi solo in seguito ad esposizione a fattori scatenanti e riguardano: anemia emolitica cronica, insufficienza renale acuta, emolisi ad intermittenza che riguarda la manifestazione di emolisi solo in caso di contatto con sostante ossidanti, fave, piselli, farmaci. IV° e V° non comportano effetti clinici particolarmente pericolosi. I soggetti portatori del difetto possono essere identificati sia mediante analisi biochimiche, che permettono di valutare l’attività dell'enzima G6PD, sia con analisi diretta del gene interessato. Non esiste attualmente una terapia in grado di restituire funzionalità all'enzima G6PD nelle persone affette; pertanto i portatori del difetto devono evitare accuratamente tutte le sostanze che possono causare crisi emolitiche. Gli studi sulle fave, i piselli e legumi simili sono ancora troppo pochi, non si conoscono fino in fondo tutti gli aspetti e le sostanze che contengono al loro interno, ne la loro influenza sull’organismo e l’incidenza sul deficit G6PD, ricercatori americani stanno lavorando per riuscire a trovare una motivazione concreta di questa patologia ma per ora, come già detto, la miglior cura resta la prevenzione. Dott.ssa Stefania Melchiorri Tecnico di laboratorio biomedico specialist in genetica Biologa nutrizionista
Mi permetto di aggiungere a quanto detto dai miei colleghi precedentemente, di assumere regolarmente alimenti ricchi in ac. Folico e vit. B12. Quant'è capito non ha mai effettuato per ora neanche un semplice emocromo per capire se c'è di fatto una lieve lisi eritrocitaria. Sarebbe utile capirlo così da regolarsi anche con l'uso di eventuali integratori. Comunque come già detto...per adesso escludere i legumi in generale e poi pian piano reintegrarli uno per volta.
Purtroppo l'unica cura è proprio la prevenzione....escludere tassativamente fave legumi,piiselli arachidi.ed evitare gli antipirerici: Paracetamolo,ibruprofene,nimesulide
Buongiorno purtroppo con la carenza dell'enzima g6pd si puo' solo capire se e' severa, media o bassa, aggiungerei come i colleghi che la strada da prendere sia quella della prevenzione, valutando insieme al professionista l'alimentazione migliore da seguire.
Come già detto precedentemente da altri colleghi, il livello di favismo può essere di entità lieve, moderata o grave. In alcuni casi addirittura non si manifestano effetti clinici pericolosi. Non essendoci terapia, l'unica cura è effettivamente la prevenzione. Quindi è importante astenersi dal consumo di fave e piselli (che contengono nei semi sostanze pro-ossidanti come vicina e convicina), ma escluderei anche fagiolini, taccole e legumi in generale a scopo cautelativo. Particolare attenzione all'ingestione o inalazione di alcune sostanze o farmaci come: la naftalina, analgesici, antipiretici, antimalarici (o comunque sostanze contenenti chinino come ad esempio l'acqua tonica), alcuni chemioterapici, salicilati, blu di metilene, FANS e alcuni antibiotici. Per altri chiarimenti non esiti a contattarmi. Dott.ssa Mascia Venturino Biologa Nutrizionista
Buonasera, vi sono molte varianti del carenza di G6PDH (favismo) e ciascuno reagisce in modo differente. Assolutamente da evitare le fave, in alcuni casi anche i piselli e prestare attenzione agli altri legumi. Per quanto riguarda i farmaci di usa comune evitare i FANS (come l’aspirina, sul bugiardino di di questa classe di farmaci trova proprio la dicitura FANS) ma nessun problema con le dosi terapeutiche di tachipirina ed altri farmaci. Mediante l’esame del sangue si può valutare il grado di favismo. La rimando comunque al sito dell’Associazione Italiana Favismo dove troverà molte informazioni utili. Cordiali saluti
Buongiorno, l favismo è una patologia genetica ereditaria che ha alla sua base un deficit dell’enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi). Il deficit di questo enzima G6PD provoca un’emolisi acuta (distruzione dei globuli rossi) con ittero. La crisi si scatena quando il soggetto affetto da favismo assume soprattutto fave, piselli e Verbena Hybrida. Si dovrebbero evitare anche tutti gli altri legumi, soia compresa; a rischio anche estratti vegetali di dubbia provenienza, i mirtilli e il vino rosso. Per quanto riguarda i farmaci da evitare si rivolga al suo medico curante. Le consiglio, comunque, un consulto da un nutrizionista per poter stilare un piano alimentare personalizzato, sano ed equilibrato, evitando gli alimenti sopraelencati. Cordiali Saluti
Salve,la crisi emolitica si scatena,in misura diversa a seconda della gravità espressa, in seguito ad assunzione di fave ,a volte piselli ,per inalazione di sostanza come naftalina ,tinture per capelli,sostanze per tatuaggi o farmaci dopo 12/48 ore.Andrebbe valutato il grado del suo deficit per consigliarle cosa evitare anche come farmaci.GRAZIE
Buonasera gentile utente, nei fabici è consigliabile evitare tutti gli altri legumi, soia compresa; a rischio anche estratti vegetali di dubbia provenienza, i mirtilli e il vino rosso. Per quanto riguarda i farmaci da evitare si rivolga al suo medico curante. Cordiali Saluti
Buongiorno, concordo con quanto spiegato dai colleghi. Bisognerebbe capire l'entità del favismo e in base a quella stilare una dieta con esclusione o semplicemente riduzione della frequenza di alcuni alimenti. Ad ogni modo il consiglio è quello di evitare legumi come fave, piselli e anche soia, estratti vegetali di dubbia provenienza, vino rosso e mirtilli. Una visita nutrizionistica le permetterà di valutare il suo stato e redarre un piano che sia in linea con i suoi bisogni. Per qualsiasi approfondimento, resto a sua disposizione. Dott.ssa Sofia Ruzzetta
Buongiorno purtroppo con la carenza dell'enzima g6pd si puo' solo capire se e' severa, media o bassa, aggiungerei come i colleghi che la strada da prendere sia quella della prevenzione, valutando insieme al professionista l'alimentazione migliore da seguire.
Gentile Utente, il favismo è una malattia ereditaria con carattere recessivo, localizzato sul cromosoma X; è data dalla carenza dell'enzima Glucosio 6 Fosfato Deidrogenasi; gli alimenti che scatenano la patologia sono: fave, piselli, lupini e arachidi, mentre nelle forme gravi, tutti gli altri legumi, mirtilli e vino rosso. Le consiglio di effettuare un esame per capire l'entità della patologia, ma in linea generale, eviterei gli alimenti indicati. Si ricordi inoltre di porre estrema attenzione anche ad alcuni farmaci: salicilici, sulfamidici, chinidina, menadione, anestetici e alcuni farmaci per il glaucoma. Effettui una visita da un Professionista che Le saprà dare consigli adeguati. A disposizione.
Buongiorno, i legumi nella dieta non sono essenziali, quindi non deve per forza tentare di inserirli in dieta. Nel caso ci volesse comunque provare le consiglio di valutare l'attività enzimatica con gli esami specifici ed una visita specialistica con l'ematologo ed il nutrizionista che eventualmente le darà indicazioni sulle modalità di introduzione di fagiolini e taccole, fornendole contestualmente anche un piano alimentare bilanciato e sicuro per la sua patologia. A disposizione Dott.ssa Rossella Ratto Biologa nutrizionista
Buongiorno caro paziente, oltre alle fave, che sono ovviamente da eliminare dalla sua dieta, per gli altri alimenti che ha nominato non ci sono vere e proprie controindicazioni! Ciò che si consiglia di fare è di non assumerli in quantità eccessive o molto spesso. Possono essere quindi tranquillamente inseriti in una dieta equilibrata, avendo l'accortezza di testare la loro "tolleranza" e, successivamente, inserendoli in maniera ragionata! Per quanto riguarda i test, l'unico valido esistente è il test per la diagnosi del favismo vero e proprio, che suppongo lei abbia già fatto! Rimango a disposizioni per ulteriori domande e le auguro una buona giornata
Gentile paziente, sicuramente le fave sono da escludere perchè contengono elevate quantità di favina, che è la sostanza che può scatenare una reazione emolitica. Gli altri legumi possono o non possono essere tollerati in base al soggetto. Se vuole provare a introdurli (le consiglio di evitare inizialmente i piselli) inizi ad assumerne in piccole quantità ed aumentarli gradualmente (max 80g a settimana). Saluti Dott.ssa Domiziana
Buongiorno, il favismo è un difetto enzimatico, dovuto alla carenza dell'enzima G6PD, la principale manifestazione clinica è una crisi emolitica solitamente scatenata dall'ingestione di fave o di farmaci, o durante un'infezione. L'ingestione di fave è la più comune causa di crisi emolitica . Pertanto tra gli alimenti assolutamente da evitare ci sono le fave, attenzione anche ai preparati di ortaggi misti (come i minestroni) che possono contenere fave. Per i restanti legumi non tutte le persone con favismo reagiscono allo stesso modo, e spesso la reazione può essere più o meno severa in base alla sensibilità individuale. Un approccio che potrebbe considerare è l'inserire gradualmente e in piccole quantità gli altri legumi tra i quali piselli, fagiolini e taccole e osservare attentamente eventuali sintomi. Per quanto riguarda esami specifici può prendere in considerazione un prelievo ematico per dosare il livello di enzima, non esistono test specifici per ogni singolo legume. In ogni caso le suggerisco di parlarne con il suo medico. Spero di essere stata di aiuto, Dott.ssa Racca I
Buongiorno! Il favismo è una condizione genetica causata dalla carenza di un enzima chiamato G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), che può portare a una grave reazione emolitica (distruzione dei globuli rossi) in seguito all'assunzione di determinate sostanze, in particolare fave. Tuttavia, questa condizione può anche essere scatenata da altri alimenti o fattori, tra cui legumi (come piselli, taccole e fagiolini), alcuni farmaci o infezioni. Alimenti da evitare Sebbene tu non abbia mai mangiato fave, è importante sapere che anche altre leguminose, come piselli, taccole, fagiolini, lenticchie e altri legumi (soprattutto se crudi o poco cotti), possono contenere composti che potrebbero scatenare una reazione, anche se la gravità della reazione dipende dal grado di carenza dell'enzima G6PD. Quindi, anche se in passato non hai avuto problemi dopo aver mangiato piselli o legumi, il favismo è una condizione che può manifestarsi in modo imprevedibile, e l'intensità della reazione può variare nel tempo. Per questo motivo, è consigliabile evitare tutti i legumi, inclusi i fagiolini e le taccole, almeno fino a quando non avrai chiarito completamente il tuo stato di salute. Esami per monitorare la condizione Esistono degli esami specifici che possono aiutarti a comprendere meglio la tua condizione e a stabilire se è sicuro per te consumare determinati alimenti. Alcuni di questi includono: 1. Test genetico per la G6PD: Questo test è il metodo principale per diagnosticare la carenza di G6PD, che è alla base del favismo. Se il test risulta positivo, ti verrà confermato che sei portatore o affetto da favismo e dovrai evitare determinati alimenti e farmaci che potrebbero scatenare una reazione. 2. Esame del sangue per la G6PD: Un esame del sangue che misura i livelli di attività dell'enzima G6PD nel sangue. Se i livelli sono bassi, questo confermerà che hai una carenza e che devi fare attenzione all'alimentazione e ad altri fattori scatenanti. Integrazione e gestione Se sei affetto da favismo e hai evitato i legumi finora, potrebbe essere una buona idea consultare un medico o un ematologo per un monitoraggio regolare della tua salute, in modo da essere sicuro che i tuoi livelli di G6PD siano sotto controllo. Non è consigliato reintegrare i legumi nella dieta senza prima aver effettuato i test o consultato un medico. L’idea di "provare" a reintegrarli per vedere come reagisci potrebbe essere rischiosa, poiché anche una piccola quantità di cibo contenente trigger potrebbe provocare una reazione pericolosa. In sintesi: • Evita i legumi, inclusi i fagiolini e le taccole, fino a che non avrai confermato con il medico che non ci sono rischi per te. • Effettua esami genetici o un esame del sangue per la G6PD per capire meglio la tua condizione e fare scelte alimentari più sicure. • Consulta il tuo medico prima di reintegrare qualsiasi legume nella tua dieta, per evitare rischi. Ti consiglio di seguire queste indicazioni in modo prudente per evitare possibili complicazioni.
Buongiorno, il favismo è legato a una carenza dell'enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), che può causare emolisi in seguito all'esposizione a sostanze ossidanti, come le fave. Tuttavia, non tutti i legumi provocano la stessa reazione. Alimenti come fagiolini, taccole e altri legumi (piselli, lenticchie, ceci) generalmente non sono problematici, ma la sensibilità può variare da persona a persona. Per maggiore sicurezza, può valutare di: 1. Consultare uno specialista per un esame ematologico approfondito e discutere eventuali test di tolleranza. 2. Reintrodurre gradualmente i legumi, preferibilmente sotto supervisione medica, monitorando attentamente eventuali sintomi. Questo approccio consente di ampliare la varietà alimentare senza rischi inutili. Cordialmente, Paolo Capoccia Biologo Nutrizionista
Buongiorno, il favismo è legato a un deficit dell'enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), che può causare emolisi in seguito all'esposizione a specifiche sostanze, come quelle presenti nelle fave. Per questo motivo, è importante continuare a evitare le fave e i loro derivati. Per quanto riguarda gli altri legumi, come piselli, fagiolini e taccole, la sensibilità può variare da persona a persona. Di norma non rappresentano un rischio, ma è consigliabile reintrodurli gradualmente con cautela e possibilmente sotto supervisione medica. Non esistono test specifici per verificare la tolleranza ai singoli legumi, ma un consulto con un ematologo o un allergologo potrebbe essere utile per valutare i rischi connessi al deficit di G6PD. Nel frattempo, sono a disposizione per aiutarla a strutturare un piano alimentare sicuro e adatto alle sue esigenze. Cordiali saluti, Dott. Giuseppe Cuomo Biologo Nutrizionista
Se ha il Favismo, è fondamentale evitare legumi come piselli e fagioli, che possono scatenare reazioni gravi. Fagiolini e taccole potrebbero essere meno problematici, ma è sempre meglio consultare un medico o un nutrizionista per una valutazione e, eventualmente, un test di tolleranza. Distinti saluti, Dr. Luca Agostini
Buongiorno, I fattori che scatenano la distruzione dei globuli rossi (crisi emolitica) nei soggetti affetti da favismo, sono la vicina e la convicina, due sostanze presenti esclusivamente nelle fave e nei cibi che contengono fave. I soggetti fabici, infatti, non hanno alcun problema ad assumere piselli, ceci, fagioli, lenticchie, taccole o fagiolini in quanto questi alimenti non contengono queste due molecole o le contengono in tracce trascurabili. Se vuole quindi può reintrodurre questi alimenti gradualmente nella sua dieta, eliminando solo le fave e i cibi che le contengono.e Spero di aver risposto in modo esaustivo alla sua domanda, in caso contrario non esiti a contattarmi. Le auguro una buona giornata Dott.ssa Sara Brancaleone
Chi è affetto da favismo deve rivolgersi ad un esperto di nutrizione per approfondire la gravità del proprio deficit e comprendere lo stato del proprio disturbo. La carenza di GG6PDH che è alla base del favismo, può essere severa, intermedia o moderata, con tutta una serie di diversi livelli di tolleranza tra un paziente e l'altro rispetto agli alimenti incriminati. Con assoluta certezza, grazie agli studi a riguardo, l’unico alimento da evitare sono le fave (e derivati) ma anche i piselli insieme a molti farmaci. In assenza di una diagnosi chiara e certa, ma soprattutto di una dieta verificata, è preferibile anche evitare: legumi in generale, mirtilli, vino rosso e verbena hybrida. Uno strumento molto utile, da condividere con il nutrizionista, sarà tenere un diario alimentare per andare a capire cosa è necessario escludere dall’alimentazione oltre fave e piselli. Cordialmente Dott.ssa Francesca Sironi
Buongiorno, innanzitutto il favismo è legato al deficit di glucosio 6 fosfato deidrogenasi. Tale patologia è effettivamente ereditaria e legata al cromosoma X. Il primo esame al quale si dovrebbe sottoporre è quello per la glucosio 6 fosfato deidrogenasi che è un test che serve a misurare l’attività di questo enzima e a identificarne un eventuale deficit che può comportare una serie di conseguenze cliniche. Ad un esito positivo delle analisi, dovrebbe fare seguito un esame quantitativo ovvero un dosaggio della glucosio 6 fosfato deidrogenasi per misurare l’esatta quantità di questo enzima. (Non sono esami neppure particolarmente costosi o comunque facilmente prescrivibili in un caso come il suo). In base al risultato ottenuto si può capire in che modo la mutazione del gene glucosio 6 fosfato deidrogenasi impatti sulla produzione di questo enzima: l'OMS riconosce 5 classi a "gravità decrescente" e nelle ultime due classi la produzione dell'enzima è nella norma, questo significa che il soggetto può consumare tranquillamente gli alimenti da lei citati. In buona sostanza le consiglio di sottoporsi a questo test per capire l'entità della sua patologia e capire se questa davvero le impone di evitare tutti questi cibi oltre che alcuni farmaci che agiscono su tale enzima (i FANS per citarne alcuni) ma anche il vino rosso e i mirtilli. Senza avere questa risposta continuerei ad evitare l'assunzione. Spero di esserle stata utile.
Buongiorno, per quanto riguarda gli altri legumi, la tolleranza varia da persona a persona: alcuni possono mangiare piselli, lenticchie, ceci e fagioli senza problemi, mentre altri potrebbero avere reazioni. È importante distinguere tra legumi secchi (come fave, ceci, piselli secchi, lenticchie, ecc.) e ortaggi freschi (come fagiolini e taccole). Questi ultimi hanno un contenuto molto basso di sostanze ossidanti e non sono documentati casi di crisi emolitica legati al loro consumo, quindi in genere sono considerati sicuri. Cordialmente
Buongiorno, per la sua situazione le fave sono l’alimento principale da evitare, mentre piselli, fagiolini e taccole di solito non sono a rischio. Se in passato li tollerava, può provare a reintrodurli gradualmente e monitorare eventuali sintomi. Esistono test per valutare il livello di carenza dell'enzima G6PD, ma non indicano con certezza la reazione a tutti i legumi. Se vuole essere sicuro consulti un medico o allergologo prima di reintrodurli.
Buongiorno, esistono esami specifici per diagnosticare il favismo. Serve effettuare un prelievo di sangue ed effettuare la misurazione dell'enzima della Glucosio-6-fosfato-deidrogenasi
Buongiorno, i fagiolini e le taccole non sono legumi ma verdure, può mangiarli tranquillamente. Per quanto riguarda i legumi, reintegrarli potrebbe essere utile, in quanto il corpo andrà a produrre degli enzimi digestivi in grado di digerire gli alimenti indicati. Il favismo è la carenza di un'enzima specifico, il glucosio 6 fosfato deidrogenasi, che non va ad inficiare con la digestione di altri legumi. Bisogna evitare prodotti alimentari contenenti favina (principalmente fave e piselli). Provi ad inserirli gradualmente per capire la reazione, se non ha disturbi, li inserisca tranquillamente nella sua dieta quotidiana. Dott.ssa Cusumano
Buongiorno, Il favismo è causato da un deficit dell’enzima G6PD, e l’esposizione a certe sostanze ossidanti (come le fave) può scatenare crisi emolitiche. Tuttavia, la sensibilità varia da persona a persona, e non tutti i legumi sono necessariamente problematici. Fagiolini e taccole, pur essendo legumi, di solito non contengono le stesse sostanze ossidanti delle fave e sono meglio tollerati. Tuttavia, la reintroduzione dovrebbe essere fatta con cautela. Esistono test genetici e biochimici per valutare il grado di carenza dell’enzima G6PD, ma non predicono con certezza la reazione a specifici alimenti. Se vuoi provare a reintrodurre questi legumi, fallo in piccole quantità e monitora eventuali sintomi (stanchezza, urine scure, ittero).
Le confermo che, dal punto di vista alimentare, solo le fave (e le piante delle fave) rappresentano un rischio concreto di crisi emolitica nei soggetti con favismo, poiché contengono in concentrazioni elevate due sostanze potenzialmente tossiche per chi ha questo deficit: vicina e convicina. Queste sostanze non sono presenti negli altri legumi, come piselli, ceci, fagioli, lenticchie, fagiolini, taccole o soia. Si suggerisce tuttavia una nota di attenzione sui piselli, che potrebbero contenere minime quantità di sostanze pro-ossidanti, anche se il rischio è considerato molto basso. Altri fattori scatenanti che possono provocare emolisi in chi è affetto da favismo includono: l’assunzione di alcuni farmaci ad azione ossidante l’esposizione a sostanze chimiche pro-ossidanti infezioni di entità medio-grave È fondamentale, quindi, informare sempre i professionisti sanitari del proprio deficit di G6PD e avere con sé l’elenco aggiornato dei farmaci da evitare. In sintesi: può reinserire con tranquillità nella sua alimentazione gli altri legumi, senza necessità di eseguire test specifici. Tuttavia, in via prudenziale, è consigliabile procedere con attenzione e sotto la guida di un professionista, monitorando la tolleranza individuale. Non esistono infatti test per stabilire “quali legumi siano sicuri” nei soggetti con favismo: il reinserimento si basa sull’osservazione clinica diretta e sull’esperienza personale. Se in passato ha già assunto legumi diversi dalle fave senza sintomi, è molto probabile che li tolleri senza problemi. Un reinserimento graduale e consapevole è comunque la via più sicura. Resto a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento. Un caro saluto, Ilaria
Buongiorno, se in passato assumeva gli altri legumi e non le hanno mai causato problematiche, può tranquillamente continuare ad assumerli. Questo perché le sostanze considerate le cause scatenanti dell'emolisi nel favismo, ovvero la vicina e convicina sono presenti esclusivamente nelle fave (e in tracce trascurabili in altri legumi). Spesso per premura viene consigliato di eliminare anche i piselli. Le consiglio ad ogni modo di fare una visita da un genetista poiché solo conoscendo la storia famigliare della malattia genetica si può consigliare accuratamente cosa fare. Si ricorda che questa risposta è un’indicazione sommaria basata sulle informazioni fornite e non sostituisce in alcun modo una visita o una consulenza specialistica
Gent., non ci sono motivi per escludere altri legumi oltre alle fave in chi è affetto da favismo. Discorso diverso può essere fatto per eventuali contaminazioni. Per una dieta bilanciata e senza esclusioni si faccia seguire da un nutrizionista. Un caro saluto, Dott.ssa Govoni
Salve, per il favismo è giusto evitare fave e piselli, per gli altri legumi è possibile consumarli con moderazione ma è consigliabile valutarne prima la tolleranza individuale tramite un medico.
Buonasera, in generale per chi soffre di Favismo bisogna evitare completamente le fave e i piselli,contenenti un alto tasso di ossidanti quali (vicina e convicina) e fare molta attenzione anche agli altri legumi, come fagioli e lenticchie, che potrebbero contenere tracce delle sostanze che ho elencato prima ma in minore quantità;che scatenano la problematica emolitica(rottura globuli rossi). le taccole invece sono tollerate Nota importante prestare massimo attenzione anche a vino rosso e derivati , e prodotti a base di soia , leggere sempre le etichette Buona serata
l'unico alimento da NON assumere se hai favismo sono appunto le fave in goni loro forma, sia secche che fresche. gli altri legumi non hanno controindicazioni, quindi puoi assumere ceci, fagioli, piselli e lenticchie. attenzione invece ai farmaci che cntengono le sostanze chimiche che scatenano emolisi! cordialità, dott.ssa Brignoli
Buongiorno, in chi è affetto da favismo, il consumo di fave (sia fresche che secche, crude o cotte) può provocare crisi emolitiche anche gravi: per questo motivo vanno sempre evitate. Per quanto riguarda gli altri legumi (piselli, fagioli, lenticchie, ceci, soia, taccole, fagiolini), la letteratura scientifica indica che in generale non sono vietati nei soggetti con favismo; tuttavia, in rari casi sono stati riportati episodi di emolisi, talvolta dovuti a contaminazioni con fave o a particolare sensibilità individuale. Per prudenza si consiglia quindi di parlarne con il medico curante e di introdurli eventualmente con cautela. Gli esami utili in questi casi sono il dosaggio dell’attività enzimatica G6PD, che conferma il deficit; in caso di sospetta crisi emolitica, emocromo, bilirubina, LDH e reticolociti. Un caro saluto
Nel favismo, l’unico alimento da evitare con assoluta certezza sono le fave, che possono scatenare una crisi emolitica acuta. Gli altri legumi come piselli, fagiolini, taccole, edamame non sono vietati in modo assoluto, ma sconsigliati in via precauzionale. Se in passato hai assunto piselli e altri legumi senza sintomi, è probabile che tu abbia una forma meno severa. Potresti provare a reintrodurli con cautela e in modo graduale. Non tutti i casi di favismo sono uguali.
Buongiorno, capisco bene la sua domanda e la prudenza: il favismo è legato a una carenza dell’enzima G6PD, che può causare reazioni emolitiche in seguito all’assunzione di fave e, più raramente, di altri legumi o sostanze ossidanti. La suscettibilità varia da persona a persona e dipende dal tipo di deficit. In linea generale, fave, fagiolini e taccole appartengono alla stessa famiglia dei legumi, ma non tutti scatenano automaticamente reazioni nei soggetti con favismo. Tuttavia, non è consigliabile provare a reintegrarli “per vedere come reagisce”, perché una crisi emolitica può essere seria e talvolta rapida. Per sapere se può introdurre certi legumi in sicurezza, esistono test diagnostici specifici per valutare la gravità della carenza di G6PD. Il medico o un ematologo può suggerire gli esami più appropriati e, in alcuni casi, indicare quali legumi possono essere assunti senza rischio. Il consiglio più sicuro è quindi non sperimentare da solo, ma rivolgersi a uno specialista per avere indicazioni personalizzate. Una volta chiarito il profilo di rischio, si può anche valutare un piano alimentare bilanciato che includa i legumi sicuri, evitando carenze nutrizionali. Resto a disposizione per supportarla nell’organizzazione di una dieta sicura e nutriente. Un caro saluto Dott.ssa Monica Giovacchini
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


























