Buongiorno, alla terapia farmacologica della fibromialgia e del colon irritabile, di cui soffro, so
Buongiorno, alla terapia farmacologica della fibromialgia e del colon irritabile, di cui soffro, so che dev'essere associato anche un piano alimentare ad alimentare ad hoc; vorrei sapere se tale piano, può prevedere nel tempo la reintroduzione di certi alimenti per valutarne la tollerabilità individuale, o se invece si tratta di un "protocollo" da seguire pressoché sempre, senza variazioni. Ringrazio anticipatamente per l'attenzione.
43 risposte
Buongiorno, sì: nella maggior parte dei casi il piano alimentare non dovrebbe essere un protocollo rigido da seguire per sempre. Soprattutto nel colon irritabile, spesso si lavora per fasi: prima si riducono temporaneamente alcuni alimenti potenzialmente problematici, poi si procede con una reintroduzione graduale e controllata, per capire quali alimenti sono davvero tollerati, quali danno sintomi e in quali quantità. L’obiettivo non è eliminare tutto a lungo termine, ma costruire un’alimentazione il più varia possibile, sostenibile e personalizzata sui suoi sintomi. Anche nella fibromialgia non esiste una dieta unica valida per tutti: si lavora su qualità della dieta, regolarità dei pasti, infiammazione, sintomi intestinali, energia e tollerabilità individuale. Le consiglio quindi un percorso guidato, evitando diete troppo restrittive “fai da te”, perché nel tempo potrebbero peggiorare la qualità alimentare e il rapporto con il cibo.
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Buongiorno, nella maggior parte dei casi la risposta è no. L'obiettivo di un piano nutrizionale per Fibromialgia e Sindrome dell'intestino irritabile non è eliminare definitivamente molti alimenti, ma ridurre i sintomi e, successivamente, reintrodurre gradualmente gli alimenti esclusi per valutarne la tollerabilità individuale. Le eventuali restrizioni dovrebbero quindi essere temporanee e seguite da una fase di personalizzazione, così da rendere l'alimentazione il più possibile varia, equilibrata e sostenibile nel tempo, evitando carenze nutrizionali e limitazioni non necessarie. Distinti saluti, Dr Luca Agostini
Buongiorno, nella maggior parte dei casi il piano alimentare non è definitivo. Per la fibromialgia e la sindrome dell'intestino irritabile, un'eventuale dieta di esclusione (ad esempio un approccio low-FODMAP) è generalmente temporanea. Dopo la fase iniziale di miglioramento dei sintomi, si procede alla reintroduzione graduale degli alimenti, uno alla volta, per valutarne la tollerabilità individuale. L'obiettivo è ottenere un'alimentazione il più possibile varia ed equilibrata, evitando restrizioni non necessarie. In sintesi, il percorso dovrebbe essere personalizzato e dinamico, adattandosi nel tempo in base alla risposta clinica del paziente. Si ricordi che in medicina "protocollo" e paziente non vanno d'accordo MAI!
un piano alimentare ad hoc per queste condizioni non deve mai essere un protocollo rigido da seguire per lungo tempo Al contrario, la reintroduzione graduale degli alimenti è una fase imprescindibile e terapeutica del percorso. Nelle patologie come l'IBS e la fibromialgia, l'alimentazione iniziale ha l'obiettivo di "spegnere l'incendio". Spesso si adotta temporaneamente un protocollo anti-infiammatorio a basso contenuto di FODMAP (carboidrati a corta catena fermentabili) questa prima fase di eliminazione ha una durata strettamente limitata nel tempo (solitamente dalle 4 alle 6 settimane) per due motivi fondamentali: -Salute del microbiota: Escludere a lungo termine intere classi di alimenti impoverisce la flora batterica intestinale, peggiorando i sintomi nel tempo. -Sostenibilità psicologica: La dieta deve migliorare la qualità della vita, non diventare una prigione. Successivamente, si passa alla fase di reintroduzione guidata e sistematica. Questo step serve proprio a testare la sua tollerabilità individuale nei confronti dei singoli alimenti, identificando quali cibi (e in quali precise quantità) scatenano i suoi sintomi e quali invece può consumare in totale serenità. Il traguardo finale del percorso è un'alimentazione il più possibile varia, elastica e personalizzata sulle sue reali tolleranze, che lavori in sinergia con la sua terapia farmacologica per garantirle il massimo benessere.
Buongiorno, In genere un piano alimentare studiato per condizioni come la fibromialgia e la sindrome del colon irritabile non dovrebbe essere visto come un protocollo rigido da seguire per sempre. L'obiettivo è individuare un'alimentazione sostenibile e personalizzata: quando indicato, dopo un'eventuale fase iniziale di esclusione di alcuni alimenti, è possibile procedere con una reintroduzione graduale per valutarne la tollerabilità individuale. Ogni percorso, però, va costruito sulla persona, tenendo conto della storia clinica, dei sintomi e della risposta dell'organismo. Per questo è importante essere seguiti da un professionista che possa adattare il piano nel tempo.
Gentilissima paziente, solitamente dopo un periodo in cui si eliminano totalmente gli alimenti critici, si tenta sempre di reintrodurre in maniera molto graduale e controllata tutti gli alimenti eliminati. Il successo di questa fase dipende sempre dalla tollerabilità personale. Si arriverà ad un equilibrio personalizzato in cui l'optimum è avere una dieta più varia possibile, in base a ciò che il paziente tollera. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordialmente. Dott.ssa Colciago.
Buongiorno, Sì, nella maggior parte dei casi un piano alimentare impostato per colon irritabile associato a fibromialgia non dovrebbe essere inteso come una lista rigida e immutabile di alimenti da evitare per sempre. Al contrario, gli approcci nutrizionali più usati prevedono in genere una fase iniziale di riduzione o esclusione mirata di alcuni alimenti, seguita da una reintroduzione graduale per valutare la tollerabilità individuale. Nel colon irritabile, ad esempio, la strategia low FODMAP è una dieta di eliminazione temporanea, che secondo Auxologico dura in genere circa 2-4 settimane, dopo le quali si reintroducono progressivamente gli alimenti gruppo per gruppo, monitorando i sintomi e tenendo un diario. Anche i dati riportati in una tesi dell’Università di Pisa su pazienti con IBS e fibromialgia descrivono un percorso in tre tempi: eliminazione iniziale, reintroduzione graduale e poi mantenimento personalizzato nel lungo periodo sulla base delle reali intolleranze emerse. Questo significa che l’obiettivo non è creare restrizioni inutili, ma arrivare a un’alimentazione il più possibile varia, sostenibile e compatibile con i suoi sintomi. La parte più importante è proprio la personalizzazione, perché non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo agli stessi cibi. In alcuni casi vengono tollerate piccole quantità di certi alimenti, in altri è utile limitarne solo alcuni gruppi, mentre altri possono essere reintrodotti senza problemi una volta superata la fase più sintomatica. Per questo motivo è generalmente sconsigliato seguire un protocollo restrittivo “fisso” per lunghi periodi senza rivalutazioni, anche per evitare carenze, monotonia alimentare e un rapporto troppo rigido con il cibo. Il consiglio pratico è quindi di affidarsi a un professionista che costruisca un percorso nutrizionale progressivo, con tempi, quantità e modalità di reintroduzione adattati alla sua storia clinica, ai farmaci assunti e alla sintomatologia intestinale e dolorosa. Una consulenza nutrizionale può essere molto utile proprio per impostare un piano ad hoc, ordinato e monitorato nel tempo, con l’obiettivo di capire non solo cosa evitare, ma soprattutto cosa può tornare serenamente a mangiare. Un cordiale saluto, Dott. Riccardo Pambira Biologo nutrizionista Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
Salve, personalmente in genere i piani alimentari li sviluppo in modo da variarli nel tempo, anche per ottenere una maggior aderenza del paziente ad una dieta. Tuttavia possono esserci degli alimenti che potrebbero essere esclusi in modo categorico nel momento in cui dovesse emergere un problema strettamente legato all'assunzione di quell'alimento (es. glutine per un paziente con celiachia o sensibilità al glutine, lattosio per l'intolleranza, ecc.). Nel suo caso, potrebbe essere molto probabile che quando si ridurrà lo stato infiammatorio e vi saranno miglioramenti, potrà tornare a reintrodurre molti degli alimenti che inizialmente le verranno sospesi, magari con combinazioni e quantità opportune.
Buongiorno. È una domanda legittima di come si gestiscono la fibromialgia e la sindrome del colon irritabile con l'alimentazione. Un piano alimentare mirato, pur partendo spesso da una fase iniziale più selettiva e rigorosa per spegnere l'infiammazione e dare sollievo immediato all'intestino, non è mai un protocollo statico da seguire alla lettera per sempre. Al contrario, l'obiettivo finale è proprio quello di recuperare la massima varietà possibile. una seconda fase, estremamente personalizzata, dedicata proprio alla reintroduzione graduale e calcolata dei vari alimenti. Questo passaggio è fondamentale non solo per non impoverire il microbiota intestinale, ma per testare la sua reale tollerabilità individuale in quel preciso momento della vita, poiché la sensibilità digestiva può cambiare nel tempo. Nel suo caso specifico, considerando la coesistenza delle due patologie, strutturare i giusti abbinamenti e stabilire il momento esatto in cui l'organismo è pronto a tollerare un nuovo stimolo è il lavoro più delicato, ma anche quello che permette di ritrovare la vera serenità a tavola e la libertà di mangiare senza paura.
Sì certo, però la tollerabilità va sperimentata, volta per volta, alimento per alimento, piccole quantità, un solo alimento per volta, poi si va avanti. E' un percorso impegnativo ma nel 70% dei casi, dicono le statistiche, funziona.
Buongiorno. Sia nella Sindrome dell’intestino irritabile sia nella Fibromialgia, l’approccio nutrizionale non è generalmente rigido e definitivo, ma dinamico e personalizzabile nel tempo. Generalmente si parte con un protocollo più rigido in cui si vanno ad eliminare tutti quegli alimenti che possono dare problemi, con l'obiettivo di andare a limitare i sintomi. Successivamente si ha una fase di reintroduzione, in cui con calma vengono ''testati'' i vari alimenti che possono dare criticità per capire le tolleranze individuali e andare poi a stilare un piano alimentare sostenibile a lungo termine.
Buongiorno, si, il piano nutrizionale, in generale, non è rigido e da seguire in maniera specifica a vita. Nelle patologie di cui soffre, generalmente, si parte con uno schema alimentare più rigido che nel tempo e in base alla sua risposta, viene reso sempre più elastico attraverso una reintroduzione graduale degli alimenti per testare la tollerabilità individuale e, infine, ottenere un regime personalizzato, vario ed a lungo termine!
Buongiorno, innanzitutto le chiederei chi le ha fornito la diagnosi di colon irritabile e in che modo si è arrivati a questa conclusione. Ne parlerei eventualmente con il medico di fiducia il quale la potrebbe indirizzare verso un professionista della nutrizione per un eventuale piano che sia adeguato alla sua situazione. Di Solito i protocolli di cui sta parlando sono quelli "low FODMAP" ma bisognerebbe vedere se necessari ai suoi reali obiettivi. Un coediale saluto
Buongiorno, la ringrazio per avermi contattata. Nel caso di fibromialgia e sindrome del colon irritabile, il percorso nutrizionale non deve essere visto come un protocollo rigido e definitivo, ma come un approccio personalizzato e dinamico. In una prima fase può essere utile modulare l'alimentazione riducendo temporaneamente alcuni alimenti potenzialmente coinvolti nella sintomatologia, con l'obiettivo di migliorare il quadro intestinale e generale. Successivamente, quando i sintomi risultano più controllati, si procede generalmente con una fase di reintroduzione graduale degli alimenti, valutando la tollerabilità individuale. L'obiettivo finale non è mantenere restrizioni permanenti, ma individuare un'alimentazione il più varia, sostenibile ed equilibrata possibile, rispettando la risposta specifica dell'organismo. Ogni percorso viene quindi adattato alla persona, alla sintomatologia, allo stile di vita e all'evoluzione nel tempo. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Un cordiale saluto.
Buongiorno, non esiste un protocollo universale per persone con fibromialgia e colon irritabile; per questo motivo è indispensabile essere seguiti da un professionista che possa personalizzare il piano sulla sua situazione clinica. in generale, quando si segue una dieta ad esclusione come la LOW FODMAP (tipicamente utilizzata nelle persone con intestino irritabile), allora è indispensabile pianificare in modo accurato la reintroduzione degli alimenti, valutando la tolleranza ai singoli fodmap, con lo scopo di rendere l'alimentazione il più varia e completa possibile, evitando restrizioni non necessarie. Cordiali saluti, Dott.ssa Gaia Tonietto Biologa Nutrizionista
Gentilissimo/a, per le tue necessità verrebbe svolto un piano alimentare che possa aiutare sotto l'aspetto antinfiammatorio e ricco di tutti i nutrienti con una variabilità che comprenda anche fonti di fibre, preziose per l'aspetto intestinale. Questa variabilità si testa insieme con gruppi di alimenti inizialmente già presenti nel quotidiano, e si lavora man mano per introdurre ciò che è stato eliminato, rispettando non solo la tollerabilità, ma anche svolgendo un lavoro di abitudine del proprio organismo a classi di cibi precedentemente escluse. Un caro saluto, Ilaria
Salve, Esattamente, ha detto bene: è fondamentale abbinare un percorso alimentare corretto e si articola proprio in tre fasi: - prima fase di eliminazione, che ci permette di fare un reset intestinale e quindi di recuperare i suoi sintomi, le cause ed eventualmente intervenire se fosse necessaria un'integrazione specifica - seconda fase: test, in modo specifico e controllato sotto la guida del professionista, si testano gli alimenti per categorie in modo da capire quali sono scatenanti per i suoi sintomi e quali sono tollerati - terza fase: piano alimentare personalizzato, in cui gli alimenti tollerati si inseriscono in modo graduale, così che l'intestino torni a lavorare bene Se può esserle d'aiuto sono a disposizione. Cordiali saluti, Dott.ssa Francesca Scantamburlo, specializzata in disturbi gastrointestinali
Buongiorno, la risposta è sì: nella maggior parte dei casi il piano alimentare non dovrebbe essere eccessivamente restrittivo per sempre. In presenza di sindrome dell'intestino irritabile può essere indicato, quando appropriato, un percorso come la dieta a ridotto contenuto di FODMAP, che prevede tre fasi: una fase iniziale di riduzione degli alimenti più fermentabili, una successiva fase di reintroduzione graduale per valutare la tollerabilità individuale e, infine, una personalizzazione dell'alimentazione nel lungo periodo. L'obiettivo è identificare gli alimenti realmente problematici, evitando esclusioni inutili. Per quanto riguarda la fibromialgia, invece, non esiste una dieta specifica valida per tutti. Alcune persone possono trarre beneficio da un'alimentazione equilibrata, ricca di alimenti freschi e con un adeguato apporto di nutrienti, ma anche in questo caso il percorso deve essere personalizzato. Il consiglio è di affidarsi a un nutrizionista che, in collaborazione con il medico curante o lo specialista, possa costruire un piano alimentare adatto alle sue esigenze, monitorando nel tempo i sintomi e valutando le eventuali reintroduzioni in modo sicuro e strutturato. Un cordiale saluto.
Buongiorno, grazie per la sua domanda, che mi tocca molto da vicino dato che per una decina d’anni sono stata affetta da fibromialgia, dalla quale fortunatamente sono guarita. E’ una domanda molto pertinente e tocca un punto fondamentale nella gestione della fibromialgia, specialmente quando è associata al colon irritabile (IBS). Le rispondo partendo proprio dal suo dubbio principale: no, non si tratta di un protocollo rigido da seguire per sempre senza variazioni. Al contrario, l’approccio alimentare moderno, e basato sulle evidenze, prevede delle fasi di reintroduzione degli alimenti per valutare la tollerabilità individuale e personalizzare la dieta nel tempo. Ecco come si articola il ragionamento, distinguendo tra le due condizioni: Per la fibromialgia - Ad oggi, non esiste una “dieta per la fibromialgia” universalmente valida e necessaria. Le linee guida più recenti continuano a indicare consigli di base, che sono rimasti sostanzialmente gli stessi negli ultimi anni: * Seguire un’alimentazione di tipo anti-infiammatorio (simile alla dieta mediterranea), ricca di vegetali, frutta, cereali integrali, pesce e grassi “buoni” come l’olio d’oliva. * Prestare attenzione ad eventuali carenze nutrizionali (come vitamina D, magnesio o ferro) che possono peggiorare sintomi come dolore e stanchezza. * Limitare zuccheri aggiunti, alcol e cibi ultra-processati. In alcuni casi, si possono fare delle prove temporanee di eliminazione di certi alimenti (come glutine o latticini), ma sempre con l’obiettivo di reintrodurli successivamente per capire se e come influenzano i sintomi. Lo scopo è quello di evitare ulteriori sofferenze dell'organismo che andrebbero ad aggiungersi ad un quadro già molto ombroso, e garantire la migliore efficienza biochimica e fisiologica. Io stessa nel periodo della malattia avevo fatto molti esperimenti alimentari, togli questo e aggiungi quello, latticini sì latticini no, e così via, ma non ho mai rilevato alcun beneficio. Avevo quindi scelto di limitarmi a seguire con attenzione una alimentazione il più possibile sana e completa, cercando di non eccedere in quantità, anche per contrastare l’aumento di peso dovuto alle mie condizioni di scarsissima mobilità, e all’uso di cortisonici o altri antinfiammatori quando il dolore si faceva più crudo. Ricordo che l'abbondanza di tessuto adiposo favorisce lo stato infiammatorio, peggiorando quindi la sintomatologia dolorosa. Per il colon irritabile (IBS) Qui, invece, abbiamo un percorso molto più definito e strutturato, che è la “dieta low-FODMAP”. Questa non è una dieta di eliminazione permanente, ma si svolge in tre fasi distinte: 1. Fase di eliminazione (2-6 settimane): Si riducono temporaneamente certi carboidrati fermentabili (i FODMAP) che spesso scatenano gonfiore e dolore intestinale. 2. Fase di reintroduzione (8-12 settimane): Questa è la fase cruciale. Si reintroducono gradualmente gli alimenti, gruppo per gruppo, per testare la tolleranza individuale. È qui che si capisce esattamente cosa il suo intestino tollera e cosa no. 3. Fase di personalizzazione (lungo termine): Si mantiene una dieta il più varia e libera possibile, limitando stabilmente solo gli alimenti che hanno effettivamente causato sintomi durante la fase di reintroduzione. In sintesi, per rispondere alla sua domanda è questa: Il piano alimentare non è una gabbia fissa. Prevede una fase iniziale più strutturata per “calmare” i sintomi, seguita da una fase attiva di “reintroduzione controllata” degli alimenti. L’obiettivo finale è arrivare a una dieta personalizzata, che sia il meno restrittiva possibile ma compatibile con il suo benessere, sia intestinale che generale. Spero che queste informazioni le siano utili per chiarire i suoi dubbi. Un cordiale saluto
Buongiorno la fibromialgia si trova a volte associata a fattori di infiammazione derivati dall'assunzione di alimenti allergizzanti di cui bisogna tenere conto nella preparazione del piano alimentare. Detto questo, il piano alimentare va seguito sempre con la possibilità di fare giornate libere periodicamente.
Buongiorno. Un protocollo dietetico adatto per la sindrome di intestino irritabile è la dieta a basso contenuto di alimenti fodmap. Questo approccio dietetico, se in una prima fase è più restrittivo, in una fase successiva prevede la reintroduzione di nuovi alimenti, per valutarne non solo la tollerabilità individuale, ma per garantire un microbiota intestinale sano, popolato quindi da batteri benefici. Pertanto, il professionista della nutrizione che la seguirà valuterà quali alimenti più ricchi in fodmap inserire nel tempo al fine di raggiungere una propria 'dieta' ottimale.
Buongiorno, grazie per la sua domanda. Per quanto riguarda la fibromialgia, ad oggi non esistono linee guida che raccomandino un'alimentazione specifica valida per tutti i pazienti. Mantenere un'alimentazione varia ed equilibrata, adeguata alle proprie esigenze nutrizionali, rappresenta comunque un importante supporto per lo stato di salute generale. Nel caso della sindrome del colon irritabile, invece, alcuni interventi nutrizionali possono contribuire a ridurre i sintomi. Tra questi, quando indicato e sotto la guida di un professionista, può essere proposto un periodo di riduzione di alcuni alimenti potenzialmente responsabili dei disturbi (ad esempio attraverso un approccio a basso contenuto di FODMAP). È importante sottolineare che questa non è una dieta da seguire a tempo indeterminato. Dopo la fase iniziale di riduzione, è prevista una graduale reintroduzione degli alimenti, con l'obiettivo di valutarne la tollerabilità individuale e costruire nel tempo un'alimentazione il più possibile varia, equilibrata e personalizzata, evitando restrizioni non necessarie. Ogni percorso nutrizionale dovrebbe essere adattato alla situazione clinica e ai sintomi della singola persona, in collaborazione con il medico curante e il biologo nutrizionista.
Buongiorno, nel caso di colon irritabile, anche in presenza di fibromialgia, l'alimentazione può essere un valido supporto nella gestione dei sintomi, ma non dovrebbe essere considerata come un insieme di regole fisse da seguire per tutta la vita. Alcuni percorsi nutrizionali prevedono infatti una fase iniziale di modifica dell'alimentazione seguita da una graduale reintroduzione degli alimenti, con lo scopo di capire quali cibi siano meglio tollerati a livello individuale e mantenere una dieta il più possibile varia ed equilibrata. È quindi importante che il piano alimentare venga adattato alla risposta della persona e ai suoi sintomi, evitando restrizioni prolungate quando non necessarie. Un percorso seguito con un dietista permette di trovare il giusto equilibrio tra controllo dei disturbi e qualità dell'alimentazione. Rimango a disposizione.
Buongiorno, sì: in molti casi il piano alimentare non dovrebbe essere visto come un protocollo rigido da seguire per sempre, ma come un percorso da adattare nel tempo. Soprattutto nel colon irritabile, può esserci una fase iniziale più “controllata”, utile per ridurre i sintomi, seguita poi da una reintroduzione graduale degli alimenti per capire la tolleranza individuale. L’obiettivo non è eliminare più cibi possibile, ma trovare il miglior equilibrio tra controllo dei sintomi, varietà alimentare e qualità di vita. Anche nella fibromialgia l’alimentazione può essere di supporto, ma va personalizzata: non esiste una dieta unica valida per tutti. Per questo è importante valutare sintomi, intestino, energia, sonno, attività fisica, terapia farmacologica e abitudini quotidiane. Quindi sì, se ben impostato, il percorso può prevedere nel tempo delle reintroduzioni e degli adattamenti, evitando restrizioni inutilmente prolungate. Cordiali saluti, Dott. Gabriel Russo – Dietista
Buongiorno, la questione è complessa perchè in caso di solo IBS generalmente si vanno a reintrodurre alimenti che eventualmente erano esclusi in precedenza (per valutarne la tollerabilità); con fibromialgia tendenzialmente si tende a seguire la stessa strada, al fine di evitare carenze e monotonia nell'alimentazione, ma è necessario fare più attenzione perchè gli stimoli infiammatori continui possono portare ad un aumento della sintomatologia fibromialgica (soprattutto in alcuni periodi dell'anno). Per questo motivo, anche l'integrazione è molto di aiuto per tenere basso il grado di infiammazione e nutrire al meglio il corpo. Le auguro una buona giornata. Cordiali saluti, Dott.ssa Simona Riminucci
Buongiorno, il protocollo d'elezione per il trattamento della IBS (Sindrome dell'intestino irritabile) si basa su una dieta denominata "Low FODMAP" il cui obiettivo è ridurre/eliminare tutti i carboidrati e polialcoli fermentabili che, processati dal nostro microbiota, sono causa della sintomatologia tipica del contesto (gonfiore, meteorismo, dolore addominale, stipsi/diarrea, ecc.). Ciò significa che dovrebbero essere eliminati o fortemente ridotti tutti quegli alimenti che li contengono, ragion per cui si parla di "dieta di esclusione". In quanto tale, la sua attuazione è consentita SOLO per un periodo di tempo limitato (di circa 6-8 settimane, pari a circa 1 mese e 1/2) in quella che, secondo il protocollo, rappresenta la "Fase 1" (di eliminazione) necessaria per ripristinare la corretta funzionalità intestinale. Terminato il periodo, ad essa deve far seguito una "Fase 2" (di reintroduzione) in cui progressivamente si reinseriscono i vari alimenti "FODMAP" esclusi o fortemente ridotti nella precedente fase, con lo scopo di individuare quelli responsabili della sintomatologia (detti alimenti "trigger"), così come le rispettive quantità soglia. Ciò è necessario perché il paziente deve comunque ritornare ad un'alimentazione il più possibile normale e variegata, per scongiurare possibili stati di malnutrizione a cui una dieta di esclusione (in generale) può esporlo per ragioni terapeutiche, seppur per un tempo limitato. Per massimizzare l'esito del percorso, alla dieta si può associare un'integrazione basata sull'assunzione CONTROLLATA di prodotti noti in letteratura per i loro effetti benefici sull'asse "cervello-intestino-microbiota": si parla, quindi, di estratti di piante officinali che svolgano azione antimicrobica, antispasmodica, antinfiammatoria e regolatrice dell'umore (come gli oli essenziali di camomilla, passiflora, melissa, valeriana, ecc.), oppure di probiotici, "psicobiotici" così come di "postbiotici" (come il butirrato di sodio) utilissimi per il ripristino della flora batterica intestinale (condizione di "eubiosi") e della mucosa di stomaco ed intestino. A tal fine, è necessario che lei sia attentamente seguito da un nutrizionista e da figure afferenti la sua condizione fisiopatologica (medici e, se necessario, psicologi) secondo un profilo multidisciplinare integrato. Cordialmente.
Salve, assolutamente si, anzi sarebbe proprio auspicabile reintrodurre pian piano gli alimenti anche per mantenere l'alimentazione il più sostenibile e meno stressante possibile!
Buongiorno, le diete di esclusione a vita non hanno razionale scientifico ne per la fibromialgia ne per il colon irritabile. Possono essere valutate delle diete di esclusione per un certo periodo come la dieta FODMAP, ovviamente sotto supervisione specialistica.
Buongiorno, nella maggior parte dei casi un piano nutrizionale per la fibromialgia e la sindrome dell'intestino irritabile non dovrebbe essere inteso come un insieme di eliminazioni permanenti. Quando è necessario escludere temporaneamente alcuni alimenti, l'obiettivo è generalmente quello di ridurre i sintomi nella fase iniziale e, successivamente, procedere con una reintroduzione graduale e guidata, per valutarne la tollerabilità individuale. Questo permette di evitare restrizioni inutili e di mantenere un'alimentazione il più possibile varia ed equilibrata. È importante ricordare che fibromialgia e intestino irritabile sono condizioni complesse e che la risposta agli alimenti può variare notevolmente da persona a persona. Per questo motivo è preferibile evitare protocolli standardizzati e costruire un percorso nutrizionale personalizzato, che tenga conto della storia clinica, dei sintomi e della loro evoluzione nel tempo. L'obiettivo non è eliminare il maggior numero possibile di alimenti, ma individuare una strategia alimentare efficace, sostenibile e compatibile con la qualità di vita.
Buonasera, sicuramente l'alimentazione deve essere adattata al suo problema e alla sua quotidianità, molti alimenti sono più infiammatori di altri ma devono essere scelti in base alle sue capacità digestive, di assorbimento e di eliminazione. Per trovare un beneficio alle sue problematiche sicuramente dovrà eliminare per diverso tempo determinati alimenti, sarà poi il professionista che la seguirà e le sue reazioni all'ingestione degli alimenti a farvi decidere cosa può essere introdotto e cosa assolutamente no.
Buongiorno, certamente. Nella maggior parte dei casi il percorso nutrizionale non consiste in un elenco definitivo di alimenti da eliminare, ma in una strategia personalizzata e progressiva. Quando è indicato, si può iniziare con una fase temporanea di riduzione degli alimenti che più frequentemente peggiorano i sintomi (ad esempio seguendo un protocollo come la dieta low FODMAP, se appropriato). Successivamente si procede con una reintroduzione graduale e controllata dei vari alimenti, così da valutarne la tollerabilità individuale e costruire un'alimentazione il più possibile varia, equilibrata e sostenibile nel lungo periodo. L'obiettivo, infatti, non è mantenere restrizioni inutili, ma individuare gli alimenti realmente responsabili dei sintomi, evitando esclusioni permanenti quando non sono necessarie. Naturalmente il percorso va sempre personalizzato sulla base della storia clinica, dei sintomi, delle eventuali terapie in corso e della risposta individuale. Sarò lieto di approfondire la situazione durante una visita nutrizionale, così da definire l'approccio più adatto al suo caso.
Salve, assolutamente sì! La dieta low FODMAPs specifica per il colon irritabile prevede che dopo un primo periodo di eliminazione di molti alimenti che potrebbero dare fastidio ci sia una graduale reintroduzione proprio finalizzata a trovare la tolleranza individuale (diversa per ciascun individuo). Le consiglio però di fare il tutto seguita da un professionista.
Buongiorno, nel caso di patologie come la fibromialgia, è necessario seguire un piano alimentare specifico per ridurre l'insorgenza dei sintomi e va associata ad un integrazione efficace per diminuire il consumo di farmaci spesso tossici per altri organi, per cui il concetto non è reintrodurre gli alimenti infiammatori, perchè ritornerebbe a stare molto male, ma comprendere che bisogna cambiare stile di vita alimentare, far produrre energia alle cellule, recuperare il sonno notturno, sentirsi meno stanchi, prendere l'80% in meno di farmaci per i dolori, ecc... Da anni lavoro con perone fibromialgiche e sono rinate ma deve compreso lo scopo di tale percorso. Lei cosa ne pensa?
no, non si tratta di un protocollo rigido da seguire per sempre a vita, ma di un percorso dinamico che prevede proprio la reintroduzione graduale degli alimenti... naturalmente studiato ad hoc per lei.
Buongiorno, solitamente si cerca una graduale reintroduzione alimentare saggiando la tolleranza personale per cercare di avere un'alimentazione quanto più varia ed equilibrata nel lungo termine. Magari ci saranno delle accortezze in più da avere rispetto ad altri che non hanno queste patologie ma ciò non significa avere necessariamente un'alimentazione molto restrittiva. Resto a disposizione Cordiali saluti Dr.ssa Fagioli Sofia
Un piano alimentare per fibromialgia e colon irritabile non è un protocollo rigido da seguire per sempre. Di norma si procede in due fasi: Fase di esclusione: si riducono o eliminano temporaneamente gli alimenti più irritanti per valutare la risposta clinica. Fase di reintroduzione graduale: gli alimenti vengono reinseriti uno alla volta per verificare la tollerabilità individuale, che è molto variabile da persona a persona. Nel tempo, il piano diventa personalizzato, con alimenti tollerati, alimenti da limitare e pochi da evitare stabilmente. La definizione delle fasi deve sempre essere gestita dal professionista che La segue, in relazione ai sintomi e alla terapia farmacologica.
Buongiorno, sono due cose differenti, per la fibromialgia valuterei una dieta mediterranea con qualche accortezza in più per gli aspetti antinfiammatori. Per quanto riguarda il colon irritabile invece deve partire da una low fodmap per almeno 2 settimane e poi reintegrare tutto gradualmente, è proprio questo il protocollo, che ha una durata media di circa 6-8 settimane
La dieta è sempre fraintesa: non è un medicinale da utilizzare per un breve periodo. La malattia è arrivata perchè lo stile di vita è stato sbagliato per anni/decenni. Va corretto: prima in modo molto rigido, alcuni cibi andrebbero eliminati per sempre... altri potrebbero poi essere reintrodotti ma sempre saltuariamente e poco. Inoltre vanno valutate tutte le combinazioni alimentari ( cosa troppo sottovalutata) e un piano nutraceutico apposito da modulare col prosiecuo della sua vita valutando miglioramenti o altre necessità. Il cibo oggi non fornisce quasi nulla di ciò che è necessario davvero. Le consiglio di prenotare una consulenza per valutare al meglio le sue necessità individuali e stilare un programma apposito per il suo singolo caso. Cordiali saluti DOtt.ssa Mara Besacchi
Buongiorno. Per la fibromialgia è bene seguire una dieta con alimenti che contrastano l'infiammazione, come il pesce e tutti i cibi di origine vegetale, escludendo il glutine. La dieta può essere elastica e prevedere qualche eccezione, purchè contenuta. Tutto questo per migliorare la sintomatologia.
Buongiorno. Per quanto riguarda la sindrome del colon irritabile inizialmente la dieta prevede l'eliminazione di tutti gli alimenti che causano i sintomi (es. legumi, cavolfiori, miele, e altri). Successivamente ci sarà una fase di reintroduzione degli alimenti in più giorni e con diverse dosi così da determinare per ogni alimenti reintrodotto la dose soglia tollerata e che non causa i sintomi intestinali. Saluti
Buongiorno, un approccio personalizzato non mira a seguire dei "protocolli" ma, seguendo le linee guida, a creare un piano adatto alla sintomatologia che il paziente mostra e riferisce
Buongiorno. Non esiste un protocollo alimentare unico e permanente per la fibromialgia, mentre nel colon irritabile alcune strategie, come la dieta low FODMAP, possono essere utili in determinate fasi ma non dovrebbero essere mantenute in modo restrittivo a lungo termine. In genere si procede proprio come suggerisce lei: una prima fase di riduzione degli alimenti più problematici, quando indicato, seguita da una reintroduzione graduale e controllata per capire quali alimenti, in quali quantità e combinazioni, siano realmente tollerati. L’obiettivo non è eliminare sempre più alimenti, ma arrivare nel tempo a una dieta più varia possibile, nutrizionalmente adeguata e personalizzata sui sintomi individuali, evitando restrizioni non necessarie. Nella fibromialgia, inoltre, è importante considerare anche sonno, attività fisica tollerata, stress e regolarità intestinale, perché l’alimentazione rappresenta solo una parte del quadro complessivo.
Buongiorno. Riguardo la fibromialgia ad oggi non esistono protocolli alimentari che abbiano validità scientifica nel trattamento della patologia; nel caso del colon irritabile, invece, il protocollo di riferimento è in genere il protocollo Low FODMAP, che deve essere applicato da professionisti molto competenti ed esperti poiché potrebbe indurre carenze nutrizionali anche importanti (oltre che favorire il rischio di creare fobie verso specifici alimenti); in genere il protocollo Low FODMAP prevede un periodo di eliminazione di alimenti che contengono appunto questi zuccheri, con un graduale reinserimento fino a una soglia di tolleranza che è specifica per ogni persona e che viene definita in corso d'opera. Lo scopo non è quello di guarire la patologia, quanto piuttosto quello di far sì che ci siano meno recidive possibili, tenendo conto del fatto che una componente della patogenesi del colon irritabile è anche di tipo psicologico. Sarebbe utile quindi lavorare su più livelli, a seconda anche della gravità dei sintomi che avverte. Un caro saluto PS
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.











