Buongiorno, alla terapia farmacologica della fibromialgia e del colon irritabile, di cui soffro, so

Buongiorno, alla terapia farmacologica della fibromialgia e del colon irritabile, di cui soffro, so che dev'essere associato anche un piano alimentare ad alimentare ad hoc; vorrei sapere se tale piano, può prevedere nel tempo la reintroduzione di certi alimenti per valutarne la tollerabilità individuale, o se invece si tratta di un "protocollo" da seguire pressoché sempre, senza variazioni. Ringrazio anticipatamente per l'attenzione.

17 risposte


Buongiorno, sì: nella maggior parte dei casi il piano alimentare non dovrebbe essere un protocollo rigido da seguire per sempre. Soprattutto nel colon irritabile, spesso si lavora per fasi: prima si riducono temporaneamente alcuni alimenti potenzialmente problematici, poi si procede con una reintroduzione graduale e controllata, per capire quali alimenti sono davvero tollerati, quali danno sintomi e in quali quantità. L’obiettivo non è eliminare tutto a lungo termine, ma costruire un’alimentazione il più varia possibile, sostenibile e personalizzata sui suoi sintomi. Anche nella fibromialgia non esiste una dieta unica valida per tutti: si lavora su qualità della dieta, regolarità dei pasti, infiammazione, sintomi intestinali, energia e tollerabilità individuale. Le consiglio quindi un percorso guidato, evitando diete troppo restrittive “fai da te”, perché nel tempo potrebbero peggiorare la qualità alimentare e il rapporto con il cibo.

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Buongiorno, nella maggior parte dei casi la risposta è no. L'obiettivo di un piano nutrizionale per Fibromialgia e Sindrome dell'intestino irritabile non è eliminare definitivamente molti alimenti, ma ridurre i sintomi e, successivamente, reintrodurre gradualmente gli alimenti esclusi per valutarne la tollerabilità individuale. Le eventuali restrizioni dovrebbero quindi essere temporanee e seguite da una fase di personalizzazione, così da rendere l'alimentazione il più possibile varia, equilibrata e sostenibile nel tempo, evitando carenze nutrizionali e limitazioni non necessarie. Distinti saluti, Dr Luca Agostini

Dott. Luca Agostini

Dott. Luca Agostini

nutrizionista

Terrassa Padovana

Prenota visita

Buongiorno, nella maggior parte dei casi il piano alimentare non è definitivo. Per la fibromialgia e la sindrome dell'intestino irritabile, un'eventuale dieta di esclusione (ad esempio un approccio low-FODMAP) è generalmente temporanea. Dopo la fase iniziale di miglioramento dei sintomi, si procede alla reintroduzione graduale degli alimenti, uno alla volta, per valutarne la tollerabilità individuale. L'obiettivo è ottenere un'alimentazione il più possibile varia ed equilibrata, evitando restrizioni non necessarie. In sintesi, il percorso dovrebbe essere personalizzato e dinamico, adattandosi nel tempo in base alla risposta clinica del paziente. Si ricordi che in medicina "protocollo" e paziente non vanno d'accordo MAI!


un piano alimentare ad hoc per queste condizioni non deve mai essere un protocollo rigido da seguire per lungo tempo Al contrario, la reintroduzione graduale degli alimenti è una fase imprescindibile e terapeutica del percorso. Nelle patologie come l'IBS e la fibromialgia, l'alimentazione iniziale ha l'obiettivo di "spegnere l'incendio". Spesso si adotta temporaneamente un protocollo anti-infiammatorio a basso contenuto di FODMAP (carboidrati a corta catena fermentabili) questa prima fase di eliminazione ha una durata strettamente limitata nel tempo (solitamente dalle 4 alle 6 settimane) per due motivi fondamentali: -Salute del microbiota: Escludere a lungo termine intere classi di alimenti impoverisce la flora batterica intestinale, peggiorando i sintomi nel tempo. -Sostenibilità psicologica: La dieta deve migliorare la qualità della vita, non diventare una prigione. Successivamente, si passa alla fase di reintroduzione guidata e sistematica. Questo step serve proprio a testare la sua tollerabilità individuale nei confronti dei singoli alimenti, identificando quali cibi (e in quali precise quantità) scatenano i suoi sintomi e quali invece può consumare in totale serenità. Il traguardo finale del percorso è un'alimentazione il più possibile varia, elastica e personalizzata sulle sue reali tolleranze, che lavori in sinergia con la sua terapia farmacologica per garantirle il massimo benessere.


Buongiorno, In genere un piano alimentare studiato per condizioni come la fibromialgia e la sindrome del colon irritabile non dovrebbe essere visto come un protocollo rigido da seguire per sempre. L'obiettivo è individuare un'alimentazione sostenibile e personalizzata: quando indicato, dopo un'eventuale fase iniziale di esclusione di alcuni alimenti, è possibile procedere con una reintroduzione graduale per valutarne la tollerabilità individuale. Ogni percorso, però, va costruito sulla persona, tenendo conto della storia clinica, dei sintomi e della risposta dell'organismo. Per questo è importante essere seguiti da un professionista che possa adattare il piano nel tempo.


Gentilissima paziente, solitamente dopo un periodo in cui si eliminano totalmente gli alimenti critici, si tenta sempre di reintrodurre in maniera molto graduale e controllata tutti gli alimenti eliminati. Il successo di questa fase dipende sempre dalla tollerabilità personale. Si arriverà ad un equilibrio personalizzato in cui l'optimum è avere una dieta più varia possibile, in base a ciò che il paziente tollera. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordialmente. Dott.ssa Colciago.


Buongiorno, Sì, nella maggior parte dei casi un piano alimentare impostato per colon irritabile associato a fibromialgia non dovrebbe essere inteso come una lista rigida e immutabile di alimenti da evitare per sempre. Al contrario, gli approcci nutrizionali più usati prevedono in genere una fase iniziale di riduzione o esclusione mirata di alcuni alimenti, seguita da una reintroduzione graduale per valutare la tollerabilità individuale. Nel colon irritabile, ad esempio, la strategia low FODMAP è una dieta di eliminazione temporanea, che secondo Auxologico dura in genere circa 2-4 settimane, dopo le quali si reintroducono progressivamente gli alimenti gruppo per gruppo, monitorando i sintomi e tenendo un diario. Anche i dati riportati in una tesi dell’Università di Pisa su pazienti con IBS e fibromialgia descrivono un percorso in tre tempi: eliminazione iniziale, reintroduzione graduale e poi mantenimento personalizzato nel lungo periodo sulla base delle reali intolleranze emerse. Questo significa che l’obiettivo non è creare restrizioni inutili, ma arrivare a un’alimentazione il più possibile varia, sostenibile e compatibile con i suoi sintomi. La parte più importante è proprio la personalizzazione, perché non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo agli stessi cibi. In alcuni casi vengono tollerate piccole quantità di certi alimenti, in altri è utile limitarne solo alcuni gruppi, mentre altri possono essere reintrodotti senza problemi una volta superata la fase più sintomatica. Per questo motivo è generalmente sconsigliato seguire un protocollo restrittivo “fisso” per lunghi periodi senza rivalutazioni, anche per evitare carenze, monotonia alimentare e un rapporto troppo rigido con il cibo. Il consiglio pratico è quindi di affidarsi a un professionista che costruisca un percorso nutrizionale progressivo, con tempi, quantità e modalità di reintroduzione adattati alla sua storia clinica, ai farmaci assunti e alla sintomatologia intestinale e dolorosa. Una consulenza nutrizionale può essere molto utile proprio per impostare un piano ad hoc, ordinato e monitorato nel tempo, con l’obiettivo di capire non solo cosa evitare, ma soprattutto cosa può tornare serenamente a mangiare. Un cordiale saluto, Dott. Riccardo Pambira Biologo nutrizionista Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate


Salve, personalmente in genere i piani alimentari li sviluppo in modo da variarli nel tempo, anche per ottenere una maggior aderenza del paziente ad una dieta. Tuttavia possono esserci degli alimenti che potrebbero essere esclusi in modo categorico nel momento in cui dovesse emergere un problema strettamente legato all'assunzione di quell'alimento (es. glutine per un paziente con celiachia o sensibilità al glutine, lattosio per l'intolleranza, ecc.). Nel suo caso, potrebbe essere molto probabile che quando si ridurrà lo stato infiammatorio e vi saranno miglioramenti, potrà tornare a reintrodurre molti degli alimenti che inizialmente le verranno sospesi, magari con combinazioni e quantità opportune.


Buongiorno. È una domanda legittima di come si gestiscono la fibromialgia e la sindrome del colon irritabile con l'alimentazione. Un piano alimentare mirato, pur partendo spesso da una fase iniziale più selettiva e rigorosa per spegnere l'infiammazione e dare sollievo immediato all'intestino, non è mai un protocollo statico da seguire alla lettera per sempre. Al contrario, l'obiettivo finale è proprio quello di recuperare la massima varietà possibile. una seconda fase, estremamente personalizzata, dedicata proprio alla reintroduzione graduale e calcolata dei vari alimenti. Questo passaggio è fondamentale non solo per non impoverire il microbiota intestinale, ma per testare la sua reale tollerabilità individuale in quel preciso momento della vita, poiché la sensibilità digestiva può cambiare nel tempo. Nel suo caso specifico, considerando la coesistenza delle due patologie, strutturare i giusti abbinamenti e stabilire il momento esatto in cui l'organismo è pronto a tollerare un nuovo stimolo è il lavoro più delicato, ma anche quello che permette di ritrovare la vera serenità a tavola e la libertà di mangiare senza paura.

Dott.ssa Ilaria Coppolecchia

Dott.ssa Ilaria Coppolecchia

biologo nutrizionista

Vico del Gargano

Prenota visita

Sì certo, però la tollerabilità va sperimentata, volta per volta, alimento per alimento, piccole quantità, un solo alimento per volta, poi si va avanti. E' un percorso impegnativo ma nel 70% dei casi, dicono le statistiche, funziona.


Buongiorno. Sia nella Sindrome dell’intestino irritabile sia nella Fibromialgia, l’approccio nutrizionale non è generalmente rigido e definitivo, ma dinamico e personalizzabile nel tempo. Generalmente si parte con un protocollo più rigido in cui si vanno ad eliminare tutti quegli alimenti che possono dare problemi, con l'obiettivo di andare a limitare i sintomi. Successivamente si ha una fase di reintroduzione, in cui con calma vengono ''testati'' i vari alimenti che possono dare criticità per capire le tolleranze individuali e andare poi a stilare un piano alimentare sostenibile a lungo termine.


Buongiorno, si, il piano nutrizionale, in generale, non è rigido e da seguire in maniera specifica a vita. Nelle patologie di cui soffre, generalmente, si parte con uno schema alimentare più rigido che nel tempo e in base alla sua risposta, viene reso sempre più elastico attraverso una reintroduzione graduale degli alimenti per testare la tollerabilità individuale e, infine, ottenere un regime personalizzato, vario ed a lungo termine!

Dott.ssa Federica Casella

Dott.ssa Federica Casella

nutrizionista

Sesto Fiorentino

Prenota visita

Buongiorno, innanzitutto le chiederei chi le ha fornito la diagnosi di colon irritabile e in che modo si è arrivati a questa conclusione. Ne parlerei eventualmente con il medico di fiducia il quale la potrebbe indirizzare verso un professionista della nutrizione per un eventuale piano che sia adeguato alla sua situazione. Di Solito i protocolli di cui sta parlando sono quelli "low FODMAP" ma bisognerebbe vedere se necessari ai suoi reali obiettivi. Un coediale saluto


Buongiorno, la ringrazio per avermi contattata. Nel caso di fibromialgia e sindrome del colon irritabile, il percorso nutrizionale non deve essere visto come un protocollo rigido e definitivo, ma come un approccio personalizzato e dinamico. In una prima fase può essere utile modulare l'alimentazione riducendo temporaneamente alcuni alimenti potenzialmente coinvolti nella sintomatologia, con l'obiettivo di migliorare il quadro intestinale e generale. Successivamente, quando i sintomi risultano più controllati, si procede generalmente con una fase di reintroduzione graduale degli alimenti, valutando la tollerabilità individuale. L'obiettivo finale non è mantenere restrizioni permanenti, ma individuare un'alimentazione il più varia, sostenibile ed equilibrata possibile, rispettando la risposta specifica dell'organismo. Ogni percorso viene quindi adattato alla persona, alla sintomatologia, allo stile di vita e all'evoluzione nel tempo. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Un cordiale saluto.


Buongiorno, non esiste un protocollo universale per persone con fibromialgia e colon irritabile; per questo motivo è indispensabile essere seguiti da un professionista che possa personalizzare il piano sulla sua situazione clinica. in generale, quando si segue una dieta ad esclusione come la LOW FODMAP (tipicamente utilizzata nelle persone con intestino irritabile), allora è indispensabile pianificare in modo accurato la reintroduzione degli alimenti, valutando la tolleranza ai singoli fodmap, con lo scopo di rendere l'alimentazione il più varia e completa possibile, evitando restrizioni non necessarie. Cordiali saluti, Dott.ssa Gaia Tonietto Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Gaia Tonietto

Dott.ssa Gaia Tonietto

nutrizionista

Castello di Godego

Prenota visita

Gentilissimo/a, per le tue necessità verrebbe svolto un piano alimentare che possa aiutare sotto l'aspetto antinfiammatorio e ricco di tutti i nutrienti con una variabilità che comprenda anche fonti di fibre, preziose per l'aspetto intestinale. Questa variabilità si testa insieme con gruppi di alimenti inizialmente già presenti nel quotidiano, e si lavora man mano per introdurre ciò che è stato eliminato, rispettando non solo la tollerabilità, ma anche svolgendo un lavoro di abitudine del proprio organismo a classi di cibi precedentemente escluse. Un caro saluto, Ilaria


Salve, Esattamente, ha detto bene: è fondamentale abbinare un percorso alimentare corretto e si articola proprio in tre fasi: - prima fase di eliminazione, che ci permette di fare un reset intestinale e quindi di recuperare i suoi sintomi, le cause ed eventualmente intervenire se fosse necessaria un'integrazione specifica - seconda fase: test, in modo specifico e controllato sotto la guida del professionista, si testano gli alimenti per categorie in modo da capire quali sono scatenanti per i suoi sintomi e quali sono tollerati - terza fase: piano alimentare personalizzato, in cui gli alimenti tollerati si inseriscono in modo graduale, così che l'intestino torni a lavorare bene Se può esserle d'aiuto sono a disposizione. Cordiali saluti, Dott.ssa Francesca Scantamburlo, specializzata in disturbi gastrointestinali

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.