Buongiorno.Scrivo perché preoccupata per la mia nipotina di 8 anni.È una bimba molto attiva, e da

25 risposte
Buongiorno.
Scrivo perché preoccupata per la mia nipotina di 8 anni.
È una bimba molto attiva, e da sempre minuta.
Da qualche tempo, però, non riesce più a mangiare; a volte mangia qualche cucchiaiata, poi comincia a masticare a lungo facendo fatica a deglutire e mangiando quindi molto poco e lentamente.
Se qualcuno le fa pressione, si blocca completamente.
Questo comporta che a scuola, nei due giorni di rientro pomeridiano, praticamente non mangia; già faticava prima, perché il cibo non le era molto gradito, però ora salta il pasto, probabilmente perché si sente pressata dal tempo a disposizione.
Durante il giorno poi cerca sempre qualcosa da mangiare, grissini, formaggio tenero, gelato, yogurt ... ma sono ripieghi che non costituiscono una alimentazione completa.
Quando sente la bocca "troppo piena" non riesce a mandare giù il boccone, e chiede di sputarlo.
Lei dice di aver fame, ma di aver paura che il cibo la soffochi.
È una bambina che parla molto poco delle sue emozioni, ma una sera ha espresso anche la paura di morire durante la notte. Infine, durante una trasmissione TV si è vista un'ambulanza e ha chiesto di spegnere perché le faceva paura.
Con me ha inoltre confidato che non sopporta quando le chiedono se a scuola ha mangiato, cosa e quanto ha mangiato... Insomma, non vuole sentirsi "attenzionata" sull'argomento.
Specifico che le visite e gli esami medici non hanno riscontrato problemi fisici.
La preoccupazione è grande perché sta calando di peso velocemente, in un fisico che comunque era già leggermente sottopeso rispetto alla sua età.
Non riusciamo a capire cosa possa aver scatenato queste paure, sembra quasi abbia subito un trauma, ma non sappiamo a causa di che evento.
Come potremmo fare per aiutarla a superare questo momento, oltre a cercare di preparare quello che le piace, a distrarla in modo "allegro" mentre sta mangiando, a non farle pesare la nostra ansia (parlo anche per i genitori) nel momento dei pasti? Grazie mille.
Buongiorno, comprendo profondamente l'angoscia che state vivendo, perché vedere una bambina così piccola lottare con un atto naturale come il mangiare fa sentire impotenti, ma è fondamentale partire dal presupposto che, non conoscendo direttamente la vostra nipotina, le mie riflessioni si basano esclusivamente su ciò che descrivete e non sostituiscono un consulto clinico. Sembrerebbe che la piccola stia canalizzando un’ansia profonda proprio nel momento della deglutizione, trasformando il boccone in un simbolo di perdita di controllo e paura, come suggerito dai suoi riferimenti al soffocamento e alla morte. Per aiutarla, potreste provare a togliere completamente il "riflettore" dal cibo, evitando di chiederle cosa o quanto abbia mangiato a scuola, poiché ogni domanda in merito potrebbe essere percepita come una pressione insostenibile che alimenta il blocco. Sarebbe utile lasciarle il permesso esplicito di sputare il cibo se sente la bocca troppo piena, poiché sapere di avere una "via d'uscita" sicura potrebbe paradossalmente abbassare il livello di allerta muscolare e psichica. Potreste anche considerare i cibi semiliquidi o cremosi non come ripieghi, ma come strumenti transitori per garantirle nutrimento senza lo stress della masticazione prolungata, che in questa fase parrebbe terrorizzarla. Dato che la bambina ha manifestato timori legati alle ambulanze e alla notte, il problema potrebbe non essere affatto il cibo, ma un senso di insicurezza più generale che meriterebbe di essere esplorato con delicatezza, magari attraverso il gioco o il disegno. Considerata la rapida perdita di peso, oltre al monitoraggio pediatrico, potrebbe essere molto prezioso consultare uno psicoterapeuta dell'età evolutiva che, con una valutazione diretta, aiuterebbe la famiglia a decodificare questi segnali e a restituire alla piccola la serenità necessaria per tornare a nutrire il proprio corpo senza paura.
Quando la paura toglie le parole e si blocca nel corpo, come sembrerebbe accadere alla tua nipotina, l'arte, il gioco simbolico e il racconto diventano canali d'elezione per far emergere e rielaborare le emozioni senza la pressione del linguaggio diretto. Considerando che la piccola parrebbe faticare a verbalizzare i suoi vissuti e mostri timori legati alla morte e alla perdita di controllo, potreste proporle attività che lavorano, metaforicamente, sui temi del "dentro e fuori", del "buttar fuori l'ansia" e del ritrovare un "confine sicuro". Ricordate, però, che l'obiettivo delle attività non è ottenere delle risposte da lei, ma offrirle uno spazio sicuro dove la tensione può fluire via attraverso il corpo e la creatività. Lasciate che sia lei a guidare il gioco e non forzatela mai se un'attività non le piace.
è importate, starle vicino senza darle la sensazione di "soffocamento".

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La bambina vi ha detto che non vuole sentirsi "attenzionata". Più gli adulti controllano, chiedono e pesano, più il suo livello di ansia sale.
Provate, per un periodo, a non parlare di quanto o cosa mangia. Parlate d'altro, mantenete l'atmosfera leggera senza che il cibo sia il protagonista.
Se la sua paura è il soffocamento, i cibi solidi sono percepiti come una minaccia quindi potrebbe essere utile (provvisoriamente) utilizzare cibi liquidi/ cremosi o bocconi molto piccoli per contrastare la perdita di peso.
A volte basta un episodio banale per innescare un meccanismo di difesa così forte e dato il calo di peso rapido, è essenziale non aspettare oltre e rivolgersi a uno psicologo.

Dott. ssa Anna Apicelli
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta attenzione e cura ciò che sta vivendo la tua nipotina. Si sente quanto ci tieni a lei, ed è comprensibile che la preoccupazione sia grande.

Da quello che descrivi, la difficoltà nel mangiare sembra accompagnarsi a una forte componente di paura (in particolare legata al soffocamento) e a segnali di ansia più diffusa. In alcuni bambini può accadere che, anche senza un evento chiaramente identificabile, si sviluppi una sensibilità intensa verso le sensazioni corporee (come il deglutire) che può portare a blocchi come quelli che osservi. Il fatto che la pressione aumenti la difficoltà è un elemento importante: quando si sente osservata o sollecitata, probabilmente la sua ansia cresce e il corpo “si blocca”.

Quello che state già facendo — cercare di non farle pesare il momento del pasto, offrirle cibi che sente più accessibili, mantenere un clima il più possibile sereno — va nella direzione giusta. Può essere utile anche:

evitare domande dirette o ripetute su quanto mangia, per non farla sentire sotto esame;

validare le sue paure senza sminuirle (“capisco che possa spaventarti”) aiutandola pian piano a sentirsi al sicuro;

mantenere routine prevedibili e tranquille durante i pasti, senza forzature.

Allo stesso tempo, considerando il calo di peso e l’intensità delle paure, può essere importante un supporto psicologico per l’età evolutiva. Uno spazio dedicato le permetterebbe di esprimere, anche attraverso il gioco, ciò che fatica a dire a parole, e di lavorare gradualmente su queste paure in modo delicato e rispettoso dei suoi tempi. Spesso, in questi casi, è utile coinvolgere anche i genitori per aiutarli a gestire al meglio i momenti quotidiani.

Intervenire precocemente può fare una grande differenza e aiutare la bambina a ritrovare serenità sia rispetto al cibo che alle sue emozioni.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Francesca Farina
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
la sua preoccupazione è assolutamente comprensibile, soprattutto vedendo una bambina così piccola che fatica a nutrirsi e perde peso. Allo stesso tempo, il fatto che intorno a lei ci sia una famiglia attenta, che si mobilita con sensibilità e desidera capire come aiutarla con delicatezza, è già una risorsa molto importante per la bambina.
La compromissione del peso corporeo può spaventare, ed è comprensibile che aumenti l’ansia di tutti. Proprio per questo, è importante considerare che la situazione richiede un’attenzione clinica: rivolgersi a un professionista della salute infantile (come uno psicologo dell’età evolutiva o un’équipe specializzata) può essere un passo molto utile.
Purtroppo, senza una valutazione diretta e un’anamnesi accurata, non è possibile dare indicazioni certe o individuare con precisione le cause. Tuttavia, un professionista potrà aiutare a comprendere meglio l’origine di queste paure e impostare un intervento mirato, soprattutto rispetto ai comportamenti fobici legati al timore di soffocare.
Nel frattempo, state già facendo cose molto importanti: non forzarla, evitare pressioni, cercare un clima sereno durante i pasti.
La cosa più importante è che la bambina non si senta sotto osservazione o giudicata, ma accompagnata e compresa.
Non siete soli in questa situazione: con il giusto supporto, questi momenti possono essere affrontati e superati.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive merita sicuramente attenzione, ma è importante sapere che situazioni come questa nei bambini non sono così rare e, nella maggior parte dei casi, sono affrontabili con il giusto supporto.

Da ciò che racconta emergono alcuni elementi significativi:

la paura di soffocare mentre mangia

la difficoltà nella deglutizione non legata a cause organiche

l’aumento dell’ansia (paura di morire, reazione all’ambulanza)

il rifiuto di sentirsi osservata o pressata sul tema del cibo

il calo di peso

Questo quadro fa pensare a una componente ansiosa importante, che può essersi agganciata al momento del pasto. A volte basta un episodio (anche piccolo e magari non evidente agli adulti, come un boccone andato “di traverso”) per innescare una paura del soffocamento, che poi si mantiene nel tempo attraverso un circolo vizioso:
paura → tensione → difficoltà a deglutire → conferma della paura.

Il fatto che durante la giornata cerchi comunque di mangiare cibi “facili” (morbidi, poco impegnativi da masticare) è coerente con questa ipotesi: la fame c’è, ma viene limitata dalla paura.

Inoltre, le paure espresse (morire nel sonno, ambulanza) suggeriscono che l’ansia possa essersi estesa ad altri ambiti, non solo al cibo.

Cosa può aiutare concretamente

State già mettendo in atto alcune strategie utili. Aggiungo qualche indicazione mirata:

Ridurre al minimo la pressione: evitare domande continue su quanto e cosa mangia. Anche se nasce dalla preoccupazione, per lei può aumentare il blocco.

Normalizzare senza forzare: frasi come “capisco che ti spaventa, succede a tanti bambini” aiutano più di “non devi avere paura”.

Piccoli passi graduali: proporre cibi sicuri per lei e introdurre lentamente variazioni, senza obiettivi rigidi.

Contesto tranquillo: tempi distesi, senza fretta (il problema a scuola infatti peggiora proprio per la pressione del tempo).

Darle controllo: ad esempio scegliere tra due opzioni cosa mangiare, o decidere la quantità iniziale.

Accogliere le emozioni: anche se parla poco, è importante creare momenti in cui possa esprimersi senza sentirsi interrogata.

Un punto importante

Il calo di peso e la restrizione alimentare, anche se guidati dall’ansia, non vanno sottovalutati. In alcuni casi si parla di difficoltà alimentari legate all’ansia (come forme selettive o evitanti), che nei bambini possono comparire proprio così.

Come muoversi ora

Considerando l’intensità dei sintomi e la perdita di peso, è importante non aspettare troppo. Un intervento precoce aiuta a evitare che il problema si stabilizzi.

Sarebbe utile rivolgersi a uno specialista dell’età evolutiva (psicologo o psicoterapeuta) che possa:

comprendere meglio l’origine della paura

aiutare la bambina a gestire l’ansia

supportare i genitori con strategie mirate

Un approccio cognitivo-comportamentale, ad esempio, è particolarmente efficace in queste situazioni.

Resto dell’idea che abbiate già una buona sensibilità nel modo in cui state cercando di aiutarla; ora è importante fare un passo in più con un supporto professionale.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da quello che descrive emergono alcuni aspetti importanti che meritano attenzione ma che, allo stesso tempo, sono condizioni che si riscontrano in diversi bambini.
La selettività alimentare, insieme alla difficoltà nella deglutizione e alla paura di soffocare o di morire, può avere una componente emotiva significativa. In alcuni casi i bambini sviluppano una vera e propria paura legata al momento del pasto, che li porta a evitare il cibo o a viverlo con forte ansia, soprattutto quando si sentono osservati o sotto pressione.
Il fatto che: dica di avere fame ma non riesca a mangiare, mastichi a lungo senza deglutire, si blocchi quando viene sollecitata, esprima paure più ampie (come quella di morire o di ciò che vede in TV), fa pensare che ci sia un vissuto ansioso che va accolto e compreso, più che forzato.
Avete già fatto bene a escludere cause organiche. A questo punto sarebbe davvero molto utile rivolgersi a uno specialista dell’infanzia (ad esempio uno psicologo o neuropsichiatra infantile), che possa aiutare la bambina a esprimere e rielaborare queste paure in uno spazio protetto e adatto alla sua età.
Nel frattempo, alcune attenzioni utili possono essere: evitare pressioni dirette sul mangiare (anche se comprensibilmente difficili da trattenere), non focalizzare continuamente l’attenzione su quanto o cosa mangia, mantenere un clima il più possibile sereno durante i pasti, validare le sue paure (“capisco che ti spaventa”) senza minimizzarle, proporre cibi morbidi e rassicuranti, senza forzature.
L’obiettivo non è “farla mangiare a tutti i costi”, ma aiutarla a sentirsi di nuovo al sicuro, perché quando l’ansia si riduce, anche il comportamento alimentare tende a migliorare.
Vista la perdita di peso e la rapidità con cui si è modificato il comportamento, è importante intervenire in tempi brevi, ma con delicatezza e senza allarmismi.
Dott.ssa Glenda Frassi
Psicologo, Psicologo clinico
Peschiera Borromeo
Buongiorno, quello che descrive si potrebbe in effetti collocare in un quadro di trauma che la sua nipotina esprime attraverso queste paure che riporta. Sottolineo che stiamo parlando di una primissima ipotesi fatta in base a quello che scrive ma servono maggiori approfondimenti specifici. Sicuramente a livello famigliare insistere, continuare a chiedere, trasmettere la comprensibile preoccupazione non è la strada ideale. Serve l'intervento di uno psicologo in modo che possa in prima battuta fare una diagnosi più precisa e ricercare l'eventuale evento traumatico e successivamente impostare una terapia corretta. Se la può rassicurare sono casi piuttosto frequenti che nella maggior parte trovano un esito positivo ma sicuramente bisogna intervenire nel breve periodo. Cordialmente
Dott.ssa Serena Danti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
provo a risponderle nel tentativo di aiutarla a prendere un direzione che possa essere utile a lei e alla sua famiglia.
Il controllo sul cibo sembrerebbe uno strumento per attivare una comunicazione indiretta nel tentativo di mascherare uno stato di ansia e di paura. Se "ingoia" si sente in pericolo, se "perde il controllo" si sente soffocare e ha paura di morire. Se la pressione esterna aumenta, la paura diventa ancora più grande.
La cosa importante è spostare la vostra attenzione dal cibo, non usare frasi come :"Su, mangia" o anche :"Oggi ho preparato una cosa buonissima proprio per te". Evitare anche di fare domande su quanto ha mangiato o cosa. Il momento del pasto deve ritornare un luogo sicuro, non fonte di minaccia e di paura. L'attenzione andrebbe spostata su di lei e la modalità gioco potrebbe essere di aiuto ma, ignorando il cibo.
Provare così a comprendere il fatto che a lei possa fare paura e normalizzare il comportamento. Capisco benissimo che quello che le sto dicendo sia molto difficile da realizzare soprattutto quando si vede la propria figlia o nipote in un disagio così significativo. Consiglierei una terapia da uno psicologo infantile per la bambina e un supporto alla genitorialità per i genitori, così da essere seguiti in questa situazione delicata passo per passo.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti o consigli.
Un caro saluto,
Dott.ssa Serena Danti
Dott. Luca Daini
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno,
grazie per aver descritto la situazione con tanta cura e per tutto l'impegno che lei e la famiglia state mettendo nell'aiutare la bambina, si percepisce chiaramente quanto amore ci sia intorno a lei.
La prima cosa che le consiglio è di richiedere una consulenza psicologica professionale con una certa urgenza: non è possibile garantire una valutazione adeguata per via scritta, senza conoscere la storia nei suoi dettagli, e il fatto che la bambina stia calando di peso partendo già da una condizione di leggero sottopeso rende importante non rimandare.
Dalla descrizione traspare chiaramente la paura di rimanere soffocata. È possibile che "da qualche tempo" la bambina abbia ricevuto qualche informazione, racconto o aneddoto, anche tra compagni di scuola, che abbia scatenato questa paura. A volte bastano episodi apparentemente banali a innescare questo tipo di reazione in bambini con una certa sensibilità.
Nell'attesa della consulenza, alcune cose che potete provare:
Proporle bocconi molto piccoli, il più grande che lei senta di poter inghiottire senza paura, e aumentare gradualmente le dimensioni nel tempo, rinforzando ogni piccolo progresso in modo discreto e senza enfasi eccessiva. La bambina ha espresso il disagio di sentirsi "attenzionata" sul tema del mangiare, quindi anche le reazioni positive troppo marcate rischiano di mantenere il pasto sotto i riflettori.
Offrire cibi liquidi o semiliquidi se la paura è legata al bolo consistente.
Riguardo alla scuola: i giorni di rientro pomeridiano sembrano particolarmente difficili per via del tempo limitato. Potrebbe valere la pena parlare con gli insegnanti per ridurre la pressione in quel contesto, senza però fare del pasto un momento di attenzione speciale.
Per la paura dell'ambulanza, che rientra nello stesso tema del "stare male", un'idea è esporla gradualmente, partendo da giocattoli a tema, standole accanto e aiutandola a mantenersi tranquilla, per passare poi magari a cartoni animati in cui questi elementi vengono mostrati in modo rassicurante.
Ripeto però che è importante la consultazione professionale.
Buona giornata.
Dott.ssa Marianna Galli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno.
Quello che descrive merita attenzione seria e tempestiva. I segnali che racconta — la difficoltà a deglutire, la paura di soffocare, la paura di morire, il calo di peso — disegnano il quadro di una bambina che sta vivendo un'angoscia profonda, probabilmente legata a qualcosa che non riesce ancora ad esprimere con le parole.
La cosa più importante in questo momento è portarla da uno psicologo infantile quanto prima, senza aspettare di capire "cosa è successo". A volte i bambini elaborano paure e traumi proprio attraverso il corpo e il cibo, e un professionista esperto saprà creare lo spazio giusto per avvicinarsi a lei con delicatezza.
Sarebbe prezioso anche pensare a un percorso di terapia familiare, perché — come lei stessa intuisce — l'ansia degli adulti intorno a lei si percepisce, e può amplificare il problema. Non per colpa di nessuno, ma perché è naturale preoccuparsi. Lavorare insieme come famiglia aiuta a creare un clima più sereno attorno ai pasti e alla sua quotidianità.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver espresso la sua preoccupazione.
Da quello che racconta sembra che la bimba stia vivendo un periodo d'ansia che pare manifestarsi soprattutto nel momento dei pasti ma che suggerisce, viste le altre preoccupazioni, qualcosa di più ampio.
Il fatto che vi stiate impegnando per cercare di aiutarla nel modo giusto è una risorsa. È utile mantenere un clima il più possibile sereno e non centrato sul cibo, senza forzature. Tuttavia, visto il calo di peso e la pervasività del sintomo, è importante un supporto psicologico con uno specialista dell'età evolutiva.
Vi auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Modica
Buongiorno,
quello che descrive ha caratteristiche abbastanza chiare: la bambina ha fame ma evita di deglutire per paura di soffocare. Questo orienta più verso una paura/ansia legata all’atto del mangiare (non un rifiuto del cibo in sé).
Alcuni punti pratici:
Togliere pressione: niente domande su quanto/come ha mangiato, né sollecitazioni. La pressione aumenta il blocco.
Ridurre il focus sul pasto: meglio piccoli pasti frequenti, con cibi morbidi e facili da gestire, senza aspettative rigide.
Validare senza rinforzare la paura: “Capisco che ti spaventa deglutire, succede a volte quando il corpo si spaventa” (senza forzarla a mangiare).
Evitare strategie distraenti troppo invasive: il punto è farle recuperare fiducia nel corpo, non “farla mangiare a tutti i costi”.
I segnali che riporta (paura di soffocare, paura di morire, evitamento) fanno pensare a uno stato ansioso che merita attenzione clinica.
Dato il calo di peso, è importante muoversi in modo mirato:
→ valutazione con neuropsichiatra infantile o psicologo dell’età evolutiva (meglio se con esperienza su ansia e alimentazione).
Non è necessario individuare per forza un trauma preciso: a questa età può bastare anche un episodio minimo percepito come pericoloso.
L’obiettivo non è “farla mangiare”, ma farle recuperare senso di sicurezza nel corpo e nella deglutizione. Da lì, l’alimentazione tende a riassestarsi. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Beatrice Scutieri
Psicologo, Psicologo clinico
Bollate
Non sembra un problema “di cibo” in sé, quanto piuttosto una paura legata al corpo e al controllo (soffocare, morire, non riuscire a deglutire) che si sta spostando sul momento del pasto. Il fatto che chieda di sputare, che tema la notte o immagini legate all’ambulanza, indica uno stato d’ansia più ampio che lei non riesce ancora a esprimere a parole.
La pressione, anche se fatta con buone intenzioni, rischia di amplificare il blocco: il rifiuto del cibo diventa l’unico modo che ha per gestire quella paura.
Quello che potete fare nell’immediato:
togliere il più possibile l’attenzione dal “quanto mangia”
mantenere i pasti tranquilli, senza forzature né trattative
validare la sua paura (“capisco che ti spaventa”) senza contraddirla
osservare se ci sono stati cambiamenti o eventi recenti
Vista la perdita di peso e i contenuti ansiosi, è importante non aspettare troppo: un breve percorso con uno psicologo dell’età evolutiva può aiutarla a dare un senso a questa paura prima che si strutturi.
Mi contatti
Non insistere. Più si insiste, più il blocco può aumentare, quindi è utile mantenere un clima sereno e senza pressioni, come state già cercando di fare. Ma il consiglio più adatto è quello di rivolgersi quanto prima ad uno/a psicoterapeuta dell’età evolutiva, per aiutarla a comprendere e gestire queste paure in modo adeguato.
Dott. Riccardo Fiorilli
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
la sua domanda segnala davvero una grande sensibilità nei confronti di sua nipote.
Le sue preoccupazioni sono comprensibili, e anche se non é necessario allarmarsi perché comportamenti di questo tipo non sono così rari nel corso dell’infanzia, una situazione del genere merita davvero l’intervento di uno psicoterapeuta infantile.
Intervenite un periodo di sviluppo così delicato può portare molti benefici alla sua crescita.
Un saluto,
RF
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, urgente portarla da una neuropschiatra infantile
grazie
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, si percepisce molto chiaramente quanto questa situazione vi stia preoccupando e quanto stiate cercando, con grande attenzione e affetto, di capire come aiutare questa bambina. Quello che descrive è un cambiamento significativo rispetto al suo modo abituale di mangiare e, soprattutto, colpisce il fatto che sia accompagnato da una paura molto precisa, cioè quella di soffocare, insieme ad altri segnali di allarme legati alla paura e alla sicurezza, come il timore di morire o la reazione alle immagini dell’ambulanza. Dal punto di vista psicologico, quando nei bambini compare una difficoltà come questa, spesso non si tratta tanto di un problema legato al cibo in sé, ma del modo in cui la mente sta reagendo a una sensazione di pericolo. È come se il cervello avesse iniziato ad associare il momento del mangiare a un rischio, e da quel momento in poi attivasse una sorta di allerta ogni volta che si trova davanti al cibo. La difficoltà a deglutire, il masticare a lungo, il bisogno di sputare il boccone non sono comportamenti volontari, ma tentativi di protezione che il corpo mette in atto quando percepisce qualcosa come potenzialmente pericoloso. Un aspetto molto importante che emerge è il ruolo della pressione. Il fatto che si blocchi quando qualcuno insiste o che non tolleri le domande sul cibo indica che, probabilmente, tutta l’attenzione su questo tema sta aumentando la sua tensione interna. Quando un bambino si sente osservato o sotto esame su qualcosa che già gli crea difficoltà, il livello di ansia tende a salire e, di conseguenza, il comportamento si irrigidisce ancora di più. In questo senso, il vostro tentativo di non farle pesare l’ansia è già una direzione molto utile. È altrettanto significativo che durante la giornata cerchi comunque di mangiare, anche se scegliendo cibi più semplici o che le danno meno sensazione di “pienezza”. Questo fa pensare che la fame sia presente, ma che sia proprio il momento della deglutizione, o la percezione del boccone, a spaventarla. In questi casi la mente può iniziare a monitorare continuamente il corpo, aumentando la sensazione di difficoltà e creando un circolo in cui più si controlla, più si fa fatica. Il fatto che questa paura sembri comparsa all’improvviso può far pensare a un episodio scatenante, ma non sempre è identificabile in modo chiaro. A volte basta anche un piccolo evento, magari vissuto con particolare intensità, oppure un pensiero che si è attivato e ha preso forza nel tempo. Non è raro che nei bambini queste paure si colleghino ad altri timori più generali, come quello di stare male o di non essere al sicuro. In una prospettiva cognitivo comportamentale, ciò che può aiutare è intervenire su questo circolo tra pensieri, emozioni e comportamenti, con molta gradualità. È importante che il momento del pasto torni a essere il più possibile neutro o sereno, senza diventare un terreno di lotta o di controllo. Allo stesso tempo, la paura non va forzata o smentita in modo diretto, ma accompagnata, aiutandola a fare piccole esperienze in cui possa sentire di avere il controllo e di riuscire, passo dopo passo, a gestire ciò che teme. Considerando l’età della bambina e la presenza di segnali che vanno oltre il solo cibo, come le paure legate alla morte o alle immagini mediche, potrebbe essere molto utile pensare a un supporto psicologico specifico per l’età evolutiva. Un percorso di questo tipo può aiutarla a esprimere ciò che fatica a dire a parole, a dare un senso alle sue paure e a ridurre gradualmente l’ansia associata al mangiare, coinvolgendo anche i genitori nel modo più adeguato di gestire queste situazioni a casa. Spesso, quando si interviene in modo precoce e mirato, questi quadri possono migliorare in maniera significativa, proprio perché si va a lavorare sui meccanismi che li mantengono nel tempo. Offrirle uno spazio protetto in cui sentirsi compresa e aiutata può fare una grande differenza, sia per lei che per tutta la famiglia. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Nicole Pisciali
Psicologo, Psicologo clinico
Teolo
Buongiorno,
quello che descrive merita attenzione, ma anche un approccio molto delicato. La difficoltà che la bambina sta mostrando nel mangiare, associata alla paura di soffocare, al rallentamento nella deglutizione e all’evitamento del cibo sotto pressione, fa pensare più a una componente ansiosa/fobica che a un problema legato al cibo in sé (anche in considerazione degli accertamenti medici negativi).
Alcuni elementi che riporta sono particolarmente significativi, come la paura esplicita di soffocare, il bisogno di sputare il boccone quando sente la bocca “troppo piena” e
l’aumento del blocco quando si sente osservata o pressata.

In questi casi può trattarsi di una paura specifica legata alla deglutizione, che nei bambini può comparire anche senza un trauma evidente o riconoscibile. A volte basta un episodio anche minimo (un boccone andato “di traverso”, una sensazione corporea intensa, qualcosa visto o sentito) per attivare un’associazione di pericolo.
È molto importante ciò che state già facendo, in particolare evitare pressioni durante i pasti, non focalizzare continuamente l’attenzione sul cibo, cercare un clima sereno.

Considerando il calo di peso e la pervasività del problema (anche a scuola), è indicato un supporto psicologico in età evolutiva. Un professionista potrà lavorare:
sulla gestione della paura (anche a livello corporeo)
sull’esposizione graduale al cibo in sicurezza
sul coinvolgimento dei genitori per modulare le modalità durante i pasti

Il fatto che la bambina abbia trovato con lei uno spazio per esprimere alcune paure è un elemento molto positivo: significa che la relazione di fiducia è presente e può essere una risorsa importante.
Intervenire ora è fondamentale per evitare che la difficoltà si strutturi ulteriormente. Con un approccio adeguato, queste situazioni nei bambini hanno generalmente una buona possibilità di miglioramento.
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, i bambini esprimono il loro malessere non a parole ma tramite sintomi somatici o comportamentali. La difficoltà di vostra figlia a mangiare, stante che non sembrano esserci problemi medici, sembra sia di natura psicologica. Credo sia quindi fondamentale indagare che cosa la faccia stare così male con l'aiuto di uno psicologo o psicoterapeuta dell'età evolutiva
Dott.ssa Alessandra Brignoli
Psicologo clinico, Psicologo
Dalmine
Buongiorno, sicuramente questa condivisione è molto importante e la ringrazio per essersi aperto/a in un momento così fragile.
per la nipotina sicuramente sono molte le variabili in questione, partendo dal cibo della mensa che sappiamo tutti non essere dei migliori, alle fatiche e alle paure della sua nipotina. Il fatto di aiutarla nella preparazione di cibi altamente graditi è una soluzione che va bene nell'immediato, ma poi bisogna fare un lavoro più specifico, sia per la gestione delle sue emozioni e paura, ma anche un pezzettino di parent training per dare a voi delle strategie per aiutare lei.. se avete bisogno, resto a disposizione per ulteriori chiarimenti!!
buona giornata,
dott.ssa Brignoli Alessandra
I comportamenti che descrive sembrano più legati a un vissuto di ansia che a un problema fisico, soprattutto considerando che gli accertamenti medici sono risultati nella norma. In alcuni bambini può accadere che una paura (anche nata da un episodio apparentemente piccolo o non evidente) si leghi al momento del pasto e si trasformi in un vero e proprio blocco.
Il fatto che la bambina esprima paura di soffocare, di morire durante la notte o che reagisca con timore a immagini come l’ambulanza, suggerisce che stia vivendo uno stato di forte preoccupazione interna, che però fatica a esprimere a parole. State già mettendo in atto strategie molto utili: evitare pressioni, non caricare il momento del pasto di ansia e cercare di mantenere un clima sereno sono aspetti fondamentali. Forzarla o insistere, anche con buone intenzioni, rischia infatti di aumentare il blocco.

Accanto a questo, potrebbe essere importante:

Accogliere le sue paure senza minimizzarle, ad esempio dicendo: “Capisco che per te sia difficile e che possa fare paura”, senza cercare subito di convincerla che non c’è pericolo.
Separare il tema del cibo dal controllo, evitando domande frequenti su quanto ha mangiato, soprattutto se lei le vive come invasive.
Favorire l’espressione emotiva, magari attraverso il gioco, il disegno o momenti tranquilli, senza forzarla a parlare direttamente delle sue paure.
Mantenere una routine prevedibile e tranquilla nei pasti, con tempi adeguati e senza fretta, per ridurre la pressione che sente, ad esempio a scuola.

Considerando il calo di peso e l’intensità delle paure, sarebbe però molto utile un Intervenire precocemente in questi casi è importante e spesso permette un recupero più rapido.

Non è raro che difficoltà legate al cibo nei bambini abbiano una componente emotiva o ansiosa: con il giusto supporto, nella maggior parte dei casi, la situazione può migliorare significativamente.

Resto a disposizione, un caro saluto.
Gentile Signora/e, mi dispiace tantissimo per questa bambina perchè sta vivendo un disagio di cui spero si arrivi a conoscere la natura. Consiglierei di focalizzare l'attenzione su altro ora, poichè sembra che il rifiuto del cibo sia la manifestazione di questo disagio. Può essere utile individuare una persona specifica che stabilisca una relazione di fiducia con la bambina, costante e scevra da giudizio ma che ascolti e chiacchieri di tutto con leggerezza, per poi arrivare, se non lo facesse lei stessa, a chiarire cosa stia vivendo o cosa abbia vissuto. Si tratta di un lavoro non facile, senza manifestazioni di ansia e preoccupazione per la questione, puntando sulla costruzione di sicurezza e fiducia per poi arrivare a capire delicatamente cosa sia effettivamente successo. Consiglierei di controllare sempre il suo corpo, senza ovviamente farsi accorgere, per capire eventuali segni che non sono mai stati presenti prima. A volte può anche essere che i bambini assorbano un clima familiare di tensione , da capire o addirittura che abbiano solo associato un vissuto ad uno stimolo che era presente in quel momento. Tutto può essere, ma se dal punto vista clinico non c'è nulla e il rifiuto del cibo è forte con conseguente calo di peso, allora c'è da indagare con un buon lavoro di tipo psicologico. Si faccia aiutare. Le auguro con tutto il cuore di arrivare a risolvere tutto.
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buonasera, prima di tutto le dico che serve un aiuto professionale specifico per bambini (psicologo dell’età evolutiva).
Non perché sia “grave” in senso drammatico, ma perché:
-sta perdendo peso
-la paura è già strutturata
-da soli si rischia di rinforzare il problema senza volerlo
Un lavoro con un professionista può aiutarla a:
-dare un nome alla paura
-separare il cibo dall’angoscia
-ritrovare fiducia nel corpo
In sintesi:
non è un capriccio né solo “mangia poco”, ma una paura reale per lei.
Va accolta con calma, senza pressione, e accompagnata con un supporto adeguato.
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno da quello che scrive sembra che la bambina abbia molta paura di soffocare e questo la ostacola nel mangiare tranquillamente o nella ricerca di cibi di una certa consistenza perché sono più “facili” per lei da ingerire. Potrebbe esserci una paura legata al soffocamento che non per forza può avere un’origine traumatica, ma dettata an ci è da qualcosa che ha visto in altri o magari in tv. Le consiglierei quindi di provare a contattare uno psicologo della zona così da iniziare a trattare questa eventuale fobia. Immagino che abbia perso peso non mangiando sufficienti calorie al giorno per questo potreste anche poi rivolgervi ad un nutrizionista però prima è importante che si inizi a trattare la fobia. Un saluto
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, si sente tutta la sua preoccupazione ed è comprensibile, soprattutto vedendo un cambiamento così marcato in una bambina così piccola.

Da ciò che descrive, sembra che sua nipote stia vivendo una forma di paura legata al momento della deglutizione (il timore di soffocare) che può facilmente estendersi ad altri ambiti, come il tema della malattia o della morte. In questi casi non è raro che non ci sia un “evento traumatico” evidente: a volte basta un’esperienza anche piccola o un pensiero che, per caratteristiche personali, prende molto spazio.

Il fatto che eviti il cibo quando si sente osservata o pressata è molto significativo: la pressione, anche se fatta con le migliori intenzioni, tende ad aumentare l’ansia e quindi il blocco. Può essere utile allora alleggerire il più possibile il momento del pasto, spostando l’attenzione dalla quantità mangiata al clima relazionale, evitando domande dirette su “quanto” o “cosa” ha mangiato.

Allo stesso tempo, il suo comportamento (cercare cibi morbidi, mangiare poco ma spesso) è un tentativo di adattamento alla paura, non un capriccio: riconoscerlo può aiutare gli adulti a sintonizzarsi meglio con lei.

Un altro aspetto importante è offrirle uno spazio indiretto per esprimere le sue paure, senza forzarla a parlarne apertamente: attraverso il gioco, i disegni o i racconti, i bambini spesso riescono a comunicare ciò che non riescono a dire in modo esplicito.

Considerata la perdita di peso e l’intensità delle paure (anche legate alla morte), potrebbe essere molto utile un supporto psicologico evolutivo, che aiuti sia la bambina sia i genitori a comprendere e gestire questo momento in modo più mirato.

State già facendo molto nel cercare di non trasmetterle ansia e nel rispettare i suoi tempi: continuare in questa direzione, affiancati da un professionista, può davvero fare la differenza.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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