Buongiorno, Mi capita a volte che con chi ha posizioni politiche molto diverse dalle mie o su degli

19 risposte
Buongiorno,
Mi capita a volte che con chi ha posizioni politiche molto diverse dalle mie o su degli argomenti per me "chiave", di dover fare finta di nulla reprimendo la rabbia repressa cercando di cambiare discorso, oppure di arrabbiarmi parecchio. Lo sento come che questo vada ad attaccare i miei valori morali, di giustizia, di "stare al mondo": insomma la mia visione di vita a 360°. Mi stavo chiedendo il significato di questa rabbia e come poter imparare a disinnescarla in qualche modo. Grazie
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Se si arrabbia il problema è suo, dovrebbe approfondire perché questo la rende vulnerabile e non in grado di affrontare argomenti e situazioni che non si conformano a ciò che pensa lei.

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Dott. Romano Pagnan
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Torino
Buongiorno, può capitare che su temi sentiti come molto importanti si attivino emozioni intense, rabbia compresa. Non c’è nulla di strano in questo.

Quando queste reazioni diventano faticose o difficili da comprendere, può essere utile parlarne con un professionista, sarebbe inutile proporle soluzioni generiche senza conoscerla.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, quando qualcosa "smuove" vissuti emotivi così intensi e ci tocca come descrive, frequentemente ha a che fare con tematiche di protezione e/o proiezione, pertanto, sarebbe costruttivo e auspicabile affrontarle in un percorso Psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a fare chiarezza in tal senso sulle cause, sui suoi funzionamenti e sulle possibili gestioni alternative di sé.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
La ringrazio per aver condiviso una riflessione così importante e personale. Da ciò che descrive emerge una situazione che può essere molto faticosa da vivere: trovarsi di fronte a idee o posizioni che percepisce come profondamente lontane dai propri valori può suscitare una rabbia intensa, soprattutto quando quei valori rappresentano per lei qualcosa di identitario, un modo di interpretare il mondo e di orientare le proprie scelte.

La rabbia, in questi casi, spesso non è soltanto una reazione all'opinione dell'altro, ma può segnalare la percezione che qualcosa di significativo e prezioso per sé venga messo in discussione o minacciato. Quando temi come la giustizia, l'etica, il rispetto o altri principi fondamentali vengono toccati, può diventare difficile vivere il confronto come un semplice scambio di idee, perché ciò che è in gioco viene sentito come molto più profondo.

Dalle sue parole sembra inoltre emergere una certa difficoltà a tollerare la presenza contemporanea di visioni diverse dalla propria, come se il disaccordo rischiasse di assumere immediatamente un significato molto forte sul piano personale e valoriale. Questo può essere il segnale di una certa rigidità nel modo di rapportarsi alle differenze, aspetto che non va inteso come un difetto, ma come una modalità che spesso si sviluppa quando alcuni valori assumono un'importanza centrale nella costruzione della propria identità.

Può essere utile chiedersi, ad esempio, cosa rappresenti esattamente per lei il fatto che l'altro abbia una posizione diversa: viene vissuto come una semplice differenza? Come una minaccia? Come una forma di ingiustizia? Come una mancanza di rispetto? Comprendere meglio il significato attribuito a queste situazioni può aiutare a comprendere anche l'intensità della rabbia che ne deriva.

Credo che questo tema potrebbe essere molto interessante da approfondire in un percorso terapeutico, esplorando sia il ruolo che i suoi valori ricoprono nella sua vita, sia il modo in cui vive il confronto con la diversità di pensiero. L'obiettivo non sarebbe rinunciare ai propri principi, ma sviluppare una maggiore flessibilità nel rapporto con ciò che non condivide, così da poter scegliere come reagire senza sentirsi costretto tra il reprimere la rabbia e l'esprimerla in modo esplosivo.

Il fatto che si stia interrogando sul significato di questa emozione e su come poterla comprendere meglio rappresenta già un passo importante verso una maggiore consapevolezza di sé.
Dott.ssa Giulia Veneziani
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Piacenza
Gentilissimo/a,
mi colpisce che lei parli di rabbia in relazione a temi che percepisce come “chiave”. Pertanto, le chiederei: cosa rende quei temi così centrali per lei? Perché sente di non poter restare neutrale proprio su questi aspetti?
Quando l’altro esprime una posizione opposta alla sua, che esperienza fa internamente? Si sente attaccato/a? Svalutato/a? Invisibile? Tradito/a in qualcosa di importante?
Dal suo messaggio traspare la sensazione che vengano attaccati i suoi valori morali, il suo senso di giustizia e il suo modo di stare al mondo. La domanda allora diventa: quando qualcuno mette in discussione un’idea, per lei sta mettendo in discussione solo un’opinione o anche lei come persona?
Quanto riesce a tollerare che qualcuno che considera “nel torto” continui a pensare diversamente da lei? Cosa succede dentro di lei se l’altro non cambia posizione?
Mi domanderei anche: la rabbia che sente è solo rabbia? Oppure sotto c’è altro, come un senso di impotenza, paura, dolore, frustrazione o delusione?
E ancora: cosa teme possa accadere se non reagisce?
Infine, una domanda forse più scomoda: quanto spazio concede all’idea che l’altro possa avere una prospettiva diversa dalla sua, senza che questo rappresenti una minaccia per la sua identità?

Credo che il punto non sia tanto eliminare la rabbia, quanto comprendere cosa essa stia proteggendo. Spesso la rabbia è una difesa: la domanda clinicamente interessante è sempre “da cosa?”.
Si tratta di aspetti profondi, che spesso trovano uno spazio di esplorazione e comprensione proprio all’interno di un percorso terapeutico, dove è possibile dare significato a ciò che emerge e osservare più da vicino i vissuti sottostanti.

La saluto cordialmente, rimanendo a disposizione per qualsiasi dubbio.
Dott.ssa Maryviol De Bernardi
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Buonasera,
Quando ci sentiamo contrariati dagli atteggiamenti e le opinioni altrui, è assolutamente normale sperimentare rabbia. Questo avviene perchè sentiamo attaccati i nostri valori e le nostre credenze. La cosa importante però è accettare che nel mondo esistano persone diverse da noi, con vite ed esperienze diverse, che hanno quindi sviluppato pensieri ed opinioni differenti. I suoi valori restano suoi, sicuramente giusti per lei, ma ciò non vuol dire che gli altri sbaglino a prescindere...semplicemente pensano diversamente! Accettare questa cosa potrebbe aiutarla a gestire la sua rabbia.
Resto comunque a sua disposizione per eventuali approfondimenti,
Dott.ssa Maryviol De Bernardi
Dott.ssa Marcella Compagno
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve. Desidero condividerle, innanzitutto, il mio apprezzamento per aver scelto di apportare un cambiamento nella sua sfera interpersonale. Ora, lei racconta di sperimentare rabbia rispetto a chi manifesta posizioni politiche differenti e di optare per la repressione oppure per arrabbiarsi, e chiede il significato di questa rabbia e cosa fare per disinnescarla. La rabbia che lei descrive è indicativa, a mio parere, di una bassa tolleranza a prospettive differenti, e una resistenza a comprendere e a considerare punti di vista differenti. Immagino possa essere impegnativo mantenere un’apertura quando le diverse opinioni si manifestano in ambito politico, tuttavia è possibile imparare a regolarci in tutto questo e sviluppare, così, una maggiore empatia. In questi casi, è funzionale spostare il focus attentivo dall’avere ragione all’ampliare le prospettive, e puntare alla comprensione di ciò che l’altro ci sta trasmettendo, non sull’accordo tra voi. Per fare ciò, può aiutarsi permettendosi di stare di fronte all’altro senza essere interessata/o all’idea che l’altro abbia di lei e delle sue idee, e senza volerlo convincere delle sue. Tutti abbiamo il diritto di avere le nostre idee e di manifestarle, e le idee degli altri differenti dalle sue non hanno alcun potere di definirla, di dirle chi è lei. Lei si definisce da solo/a attraverso ciò che dice e che fa. Se si esercita a tollerare la diversità delle opinioni altrui, potrà scoprire che punti di vista differenti possono insegnarci modi diversi e magari più funzionali; possiamo, in tal modo, apprendere dalle esperienze di diversità che facciamo.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, quello che descrive è molto più profondo di una “semplice” rabbia nelle discussioni: sta toccando il tema dell’identità. Quando certe posizioni politiche o valoriali entrano in contrasto con le sue, non è solo un’opinione diversa che sente, ma qualcosa che viene vissuto come un attacco diretto a ciò che per lei è giusto, importante, quasi “non negoziabile”. È per questo che la reazione emotiva è così intensa.

La rabbia, in questi casi, ha una funzione molto precisa: è un segnale di difesa. Sta proteggendo dei valori centrali, probabilmente legati a un senso forte di giustizia, coerenza e modo di stare al mondo. Il problema però nasce quando questa difesa diventa automatica e totalizzante: o si reprime (e allora resta dentro, accumulandosi), oppure esplode (e allora rischia di compromettere relazioni o lasciarle addosso un senso di disagio dopo).

Le faccio una domanda che può aiutarla a riflettere: quando si trova davanti a queste persone, cosa teme davvero che succeda se non reagisce o se lascia correre? È la paura di “tradire” i suoi valori? Di non essere coerente? Oppure di sentirsi in qualche modo sopraffatto o invalidato? Perché spesso la rabbia non nasce tanto da ciò che l’altro dice, ma da quello che quel contenuto smuove dentro di noi.

Un altro passaggio importante è distinguere tra “i miei valori” e “la necessità che gli altri li condividano”. Quando queste due cose si fondono, ogni divergenza diventa uno scontro. Imparare a separarle non significa rinunciare a ciò in cui crede, ma renderlo più solido e meno reattivo.

Le anticipo anche questo: disinnescare questa rabbia non vuol dire diventare indifferente o passivo, ma riuscire a scegliere come rispondere, invece di reagire automaticamente. È un lavoro che si fa andando a comprendere a fondo cosa rappresentano per lei quei temi, che tipo di vissuti attivano e come regolare l’intensità emotiva nel momento in cui si accende.

Mi capita molto spesso di lavorare con persone che vivono esattamente questa dinamica, anche in modo molto acceso, e si riesce a trasformarla in qualcosa di più gestibile e consapevole senza perdere la propria identità, anzi rafforzandola.

Se sente che questa rabbia sta diventando pesante da gestire o che le crea fatica nelle relazioni, possiamo approfondire insieme in un percorso online: lavoreremmo proprio su questi meccanismi, aiutandola a capire cosa succede dentro di lei in quei momenti e dandole strumenti concreti per non sentirsi più “in balia” della reazione emotiva. In questi casi, un lavoro mirato fa davvero la differenza.
Dott.ssa Sara Luongo
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, la ringrazio per la domanda che trovo molto interessante.
Quello che descrive sembra andare oltre il semplice disaccordo di opinioni. Quando una posizione politica o un certo modo di vedere il mondo suscita una rabbia così intensa, spesso non è solo l'idea in sé a essere in gioco, ma qualcosa che quella idea rappresenta per noi a un livello più profondo.
I nostri valori morali, il senso di giustizia, le convinzioni su come si dovrebbe vivere non sono soltanto pensieri razionali: sono anche il risultato della nostra storia affettiva, delle identificazioni costruite nel corso della vita, delle esperienze che ci hanno formato. Per questo, quando qualcuno mette in discussione certi valori, possiamo sentirlo inconsciamente come una messa in discussione di una parte di noi stessi.
La rabbia, in questa prospettiva, può essere letta come una reazione alla percezione di una minaccia: non necessariamente una minaccia reale, ma una minaccia soggettiva alla propria identità, al proprio senso di coerenza interna o alla propria appartenenza a determinati ideali. Il lavoro, in questo caso, potrebbe consistere non nel reprimere la rabbia né nel darle libero sfogo, ma nel trasformarla in oggetto di riflessione. Quando riusciamo a chiederci "Perché proprio questa idea mi tocca così profondamente?", la rabbia tende a perdere parte della sua forza immediata e diventa una via di accesso alla conoscenza di sé. Sarebbe utile capire cosa accade dentro di lei in quei momenti. Ad esempio: che cosa sente che verrebbe negato o tradito se accettasse che l'altro la pensa diversamente? Quale aspetto di lei sembra essere chiamato in causa? La rabbia compare soprattutto quando percepisce certe posizioni come ingiuste, oppure quando si sente impotente di fronte a esse?
Disinnescare la rabbia, quindi, non significa convincersi che tutte le opinioni siano equivalenti o rinunciare ai propri valori. Significa riuscire a distinguere tra il valore in cui si crede e il fatto che un'altra persona non lo condivida. Quando questa distinzione diventa più solida, il dissenso può essere vissuto meno come un attacco personale e più come un incontro, talvolta difficile, con l'alterità.
Dott.ssa Valentina Brancato
Psicologo, Psicologo clinico
Savoca
Salve. Provare rabbia quando vengono toccati temi in contrasto con i proprio valori è una reazione legittima e fisiologica. Sarebbe utile un percorso psicologico mirato per comprenderne il significato e apprendere strategie utili alla sua regolazione. Uno spazio sicuro sarà il contesto adatto per esplorarla, scardinarla e elaborarla.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti
Dott.ssa Daniela Pantaleo
Psicologo, Psicologo clinico
Ostuni
Al suo posto non mi adirei. Ciascuno ha diritto alle proprie convinzioni e non ho la presunzione di ritenere le mie più rispettabili o migliori dellle altrui
Tenga conto inoltre che i sono persone che non intendono affatto mutare parere neanche quando hanno occasione di un confronto critico
Non può portare su di sé il peso degli altri
Accolga la differenza di pensiero e sia contento di avere posizioni o concezioni morali che la fanno sentire in pace con se stesso
Ciascuno ha il proprio percorso di vita e i propri tempi
Abbia rispetto di sé e se proprio ritiene di possedere la verità attenda che anche altri arrivino ai suoi livelli se è proprio usato che desidera
Spero di essere stata utile in qualche modo altrimenti sarò comunque lieta di aver parlato con lei
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la sua domanda è molto interessante perché va oltre la semplice gestione della rabbia e cerca di comprenderne il significato. Questo è un passaggio importante, perché le emozioni, anche quelle più spiacevoli, raramente sono casuali. Nella maggior parte dei casi rappresentano un segnale che ci comunica qualcosa di rilevante rispetto ai nostri bisogni, ai nostri valori o al modo in cui interpretiamo una determinata situazione. Da quello che racconta emerge chiaramente che il confronto con persone che hanno posizioni molto lontane dalle sue non viene vissuto come una semplice differenza di opinioni. Sembra piuttosto che, in quei momenti, venga percepito come se fossero messi in discussione aspetti molto profondi della sua identità, della sua idea di giustizia e del suo modo di stare al mondo. Quando accade questo è comprensibile che la reazione emotiva sia intensa, perché la mente tende a interpretare quel confronto come qualcosa che riguarda direttamente sé stessi e non soltanto le idee in discussione. Dal punto di vista cognitivo comportamentale è utile osservare che spesso non è tanto ciò che dice l'altra persona a determinare la rabbia, quanto il significato che, anche in modo automatico, attribuiamo a quelle parole. Se, ad esempio, un'opinione viene vissuta come un attacco ai propri valori fondamentali oppure come qualcosa di intollerabile o profondamente ingiusto, l'intensità della rabbia aumenta inevitabilmente. Questo non significa che le sue convinzioni siano sbagliate o che debba rinunciarvi. Significa, piuttosto, che tra ciò che ascolta e ciò che prova esiste un modo personale di interpretare quella situazione, ed è proprio questo passaggio che può essere esplorato. Mi colpisce anche il fatto che descriva due modalità opposte di reagire. Da una parte cerca di reprimere tutto cambiando discorso, dall'altra sente di arrabbiarsi molto. Entrambe sembrano strategie comprensibili, ma probabilmente nessuna delle due le permette davvero di sentirsi sereno. Reprimere completamente ciò che si prova rischia di lasciare la tensione dentro di sé, mentre lasciarsi trascinare dalla rabbia può farle vivere il confronto come ancora più faticoso. Disinnescare questa reazione non significa diventare indifferenti o rinunciare ai propri valori. Al contrario, significa riuscire a mantenerli saldi senza che ogni confronto venga vissuto come una minaccia personale. È possibile avere convinzioni profonde e difenderle con fermezza senza che questo comporti necessariamente un elevato coinvolgimento emotivo. Spesso la vera forza consiste proprio nel riuscire a distinguere il valore delle proprie idee dalla necessità di convincere l'altro o di ottenere che condivida il proprio punto di vista. Credo che la curiosità che dimostra nel chiedersi quale sia il significato della sua rabbia rappresenti già un ottimo punto di partenza. Più che cercare di eliminare questa emozione, potrebbe essere utile comprenderne le radici. In alcuni casi, infatti, una reazione così intensa può essere collegata a schemi di funzionamento consolidati nel tempo, che portano a vivere alcune situazioni come particolarmente minacciose o intollerabili rispetto ai propri principi. Se dovesse accorgersi che questa modalità le crea sofferenza o rende difficili i rapporti con gli altri, potrebbe essere utile approfondire questi aspetti all'interno di un percorso psicologico. Un percorso ad orientamento cognitivo comportamentale può aiutare proprio a comprendere come si costruiscono queste reazioni, quali pensieri le alimentano e come mantenere saldi i propri valori senza sentirsi costantemente sopraffatti dalla rabbia. Non si tratta di cambiare ciò in cui crede, ma di trovare un modo più libero e meno doloroso di stare nelle differenze che inevitabilmente fanno parte delle relazioni umane. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Federica De Masi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Portici
Gentile utente,

la rabbia, in questi casi, può essere il segnale che sente messi in discussione valori per lei profondamente importanti. Quando un tema tocca la nostra identità e il nostro modo di vedere il mondo, è naturale che susciti emozioni intense.

Più che cercare di eliminare questa rabbia, potrebbe essere utile imparare a riconoscerla e a chiedersi cosa stia cercando di proteggere. Questo può aiutare a scegliere, di volta in volta, se vale la pena confrontarsi, cambiare argomento o accettare che alcune differenze possano rimanere tali senza compromettere il rispetto reciproco.

Un caro saluto.
Caro utente,
per comprendere il significato profondo di ciò che prova sarebbe utile approfondire per capire le varie sfumature, poichè questo probabilmente è una dinamica che parla di un suo funzionamento psicologico e quindi di una sua modalità di pensiero e comportamento. Una volta fatto questo, sarà possibile riconoscere ciò che succede e cambiare la dinamica in base alla situazione del momento qualora risultasse scomoda/non funzionale per lei.
Se fosse particolarmente fastidiosa come situazione allora le consiglio di fare anche solo qualche colloquio di supporto per approfondire.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Chiara Buttazzo
Psicologo clinico, Psicologo
Lecce
Quella che descrive è un'esperienza che molte persone vivono, soprattutto quando vengono toccati temi strettamente legati ai propri valori, all'identità e al modo di interpretare il mondo. In questi casi la rabbia può rappresentare un segnale che qualcosa di importante per noi viene percepito come minacciato o messo in discussione. Questo non significa che la rabbia sia "sbagliata", ma può essere utile comprenderne meglio l'origine e il messaggio che porta con sé, anziché limitarci a reprimerla o lasciarci travolgere. Imparare a riconoscere cosa attiva questa reazione, distinguere il dissenso personale dal sentirsi attaccati come persone e sviluppare strategie di regolazione emotiva può aiutare a vivere questi confronti con maggiore serenità. Se questa difficoltà le crea un disagio significativo, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per esplorare questi aspetti in modo più approfondito.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, la rabbia che descrive sembra emergere soprattutto quando percepisce che alcuni valori per lei fondamentali vengano messi in discussione. In questi casi non si tratta soltanto di “opinioni diverse”, ma di qualcosa che tocca aspetti profondi della sua identità, del suo modo di intendere la giustizia, le relazioni e il senso dello stare al mondo. Per questo il confronto può essere vissuto quasi come un attacco personale o una minaccia ai propri riferimenti interiori.

Il fatto che a volte scelga di reprimere la rabbia e altre volte senta di esplodere può indicare una difficoltà nel trovare una posizione intermedia tra il trattenersi completamente e il reagire in modo molto intenso. Spesso, quando un tema ha un forte valore emotivo, il corpo e la mente entrano rapidamente in uno stato di attivazione che rende più difficile mantenere uno spazio di ascolto reciproco.

Disinnescare questa rabbia non significa rinunciare ai propri valori, ma imparare a distinguere tra ciò che l’altro pensa e il proprio valore personale o morale. Può essere utile anche chiedersi perché alcune opinioni riescano a toccarla così profondamente rispetto ad altre, e quali emozioni ci siano sotto la rabbia: a volte impotenza, paura, senso di ingiustizia o bisogno di riconoscimento.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Anna Maria Annarummo
Psicologo, Psicologo clinico
Cetara
Buongiorno, mi ha colpito il fatto che senta il bisogno di "far finta di nulla". Mi chiedo cosa la porti a pensare che questa sia la strada da percorrere. Cosa la spinge a ritenere che esprimere ciò che prova o pensa possa non essere possibile o opportuno?
In generale, le risulta difficile esprimere la sua opinione? Ci sono state situazioni in cui lo ha fatto e si aspettava una reazione diversa da parte dell'interlocutore? Oppure ha avuto la sensazione di non essere stato ascoltato o compreso?
Sono molte le domande che possono nascere da ciò che ha scritto e che potrebbero aiutarci a comprendere meglio l'origine di questa rabbia. La rabbia, di per sé, non è un'emozione negativa: spesso rappresenta un segnale importante che ci indica un bisogno, un limite superato o qualcosa che merita attenzione. Comprenderne le radici può aiutarla a canalizzarla nel modo più funzionale e coerente possibile.
Resto a disposizione.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno a lei. Sono lieto di poter rispondere alla sua domanda che parla di valori personali e volontà di trovare modi comuni di stare al mondo. Temi centrali nel mio lavoro.
Quello che descrive è qualcosa che molte persone sperimentano quando si trovano di fronte a posizioni molto distanti dalle proprie, soprattutto su temi valoriali e identitari. La rabbia non mai un errore anche se può esserlo ciò che ci si fa. Come le altre emozioni, la rabbia spesso è un segnale che qualcosa che per noi è importante, nel suo caso giustizia, rispetto, visione del mondo, coerenza e comprendo che possa sentirsi “toccato” o messo in discussione. In realtà è lei lo percepisce come un attacco ed è lei che si lascia ferire. I miei interventi, in questi casi, non hanno l'obiettivo di “disinnescare la rabbia” ma di utilizzare quell'energia diversamente, capendo cosa sta succedendo in quel passaggio in cui un confronto di idee diventa un attacco personale.
In questi casi, spesso, il detonatore è collegato alla logica del “chi ha ragione”, che è molto diffusa nei contesti sociali e politici contemporanei che non aiuta a costruire comprensione reciproca ma solo una lotta per il potere.

La psicologia ci insegna a "ragionare" su più livellili: da un lato, non solo su ciò che penso, ma ciò che sento mentre incontro l’altro e ciò di cui ho bisogno in quel momento per non perdere me stesso nella relazione. Dall'altro aprendoci all'empatia e ascoltando cosa pensa, sente e abbisogna l'altro, non per assecondarlo ma per cercare dei punti di incontro sul sentire e sull'abbisognare, che sono molto più comuni di ciò che si pensa e di ciò in cui si crede.

È un passaggio meno immediato, perché non è solo cognitivo: riguarda il corpo, l’emozione e la capacità di restare in contatto anche quando c’è disaccordo, per questo il nostro lavoro non può essere demandato a un manuale, a un'intelligenza artificiale o a delle risposte online.

Quando non si riesce a superare questi ostacoli da soli e la motivazione continua a essere molto forte chiedere aiuto offre una valida alternativa. Concedersi uno spazio di confronto guidato può aiutare a esplorare proprio questo punto: come restare centrati nei propri valori senza trasformare automaticamente il disaccordo in conflitto interno.

Se sente che questa dinamica si ripete spesso e le crea fatica, può essere utile lavorarci in un percorso più approfondito. Mi rendo disponibile per un primo appuntamento in cui avrà anche modo di capire se e come proseguire il suo percorso. Spero di averla aiutata.
Non sarebbe meglio porsi la seguente domanda: quanto mi conviene scontrarmi su questioni valoriali o di principio? Parafrasando Paul Watzlawick, ognuno di noi dal proprio punto di vista, ha ragione! Riguardo la gestione della rabbia, ne possiamo parlare, mi contatti. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)

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