Buonasera, mi trovo a scrivere in questo forum perché sono in crisi. Sto valutando il mio percorso u

Buonasera, mi trovo a scrivere in questo forum perché sono in crisi. Sto valutando il mio percorso universitario e ho un blocco enorme perché mi piacciono cose COMPLETAMENTE diverse tra loro, vorrei un supporto per chiarirmi le idee. Ho una forte passione e formazione pratica nell'ambito del movimento e della danza; è la mia più grande passione. Al tempo stesso cerco una professione concreta, ma sono indecisa tra diversi percorsi, non so come scegliere o su quale strada proiettarmi, avendo interessi che spaziano: DAMS: Mi attira per l'ambito della danza. Scienze Motorie: Mi interessa per il legame con il corpo e il movimento umano. Psicologia: Mi piacerebbe come strada per diventare Psicologa dello Sport e lavorare sulla mente e sulle prestazioni atletiche. Mi appassiona la progettazione di spazi e di interni. Mi piace molto l'uso di strumenti digitali e tecnici come AutoCAD, il disegno tecnico e la gestione di progetti al computer (Interior Design, Architettura, Design e comunicazione o Scienze della Comunicazione). In passato ho già frequentato il primo anno di Ingegneria Edile-Architettura. I primi mesi il percorso mi è piaciuto molto, ma successivamente non ero pronta, ero assorbita da altro e mi sono fatta condizionare dal mio stato d'animo di quel periodo. Per questo motivo ho capito che sicuramente non rifarei Ingegneria, ma sento che l'ambito dell'Architettura continua a piacermi molto. Quello che mi fa mettere in discussione tutto è la Danza, perché penso che altrimenti avrei continuato il percorso di studi di Ingegneria edile o avrei cambiato ad Architettura solamente, ma pensando alla danza penso a tremila strade che potrei fare per accontentarmi. Il mio problema è che voglio fare qualcosa che davvero mi piace e che non mi faccia sentire frustrata o con rimpianti, ma non riesco a scegliere perché più penso e analizzo ogni corso più non so scegliere. Grazie e scusate per il disturbo.

32 risposte


Buon giorno e grazie per aver espresso in modo così chiaro la sua situazione e la sua preoccupazione. Non c'è nulla di sbagliato o di anomalo nel sentirsi attratta da ambiti che a prima vista sembrano così diversi tra loro: la ricerca sull'orientamento universitario ha documentato con chiarezza che l'indecisione accademica multipla, quella che coinvolge più di due opzioni valide contemporaneamente, è una condizione riconosciuta e piuttosto diffusa, e i dati mostrano che chi si trova indeciso tra diverse alternative tende effettivamente a sperimentare difficoltà decisionali più marcate rispetto a chi deve scegliere tra sole due strade, semplicemente per l'aumento del carico cognitivo ed emotivo che comporta valutare più possibilità reali insieme. Questo significa che la sua difficoltà attuale non riflette una sua incapacità personale di decidere, ma la genuina complessità di avere interessi molteplici e autentici, un dato empiricamente riconosciuto e non un limite caratteriale. La difficoltà nella quale si sta ponendo oggi nella scelta del suo futuro è una condizione ben nota e diffusa oltre che essere molto comprensibile. Nella realtà multi sfaccettata di oggi trovare una strada che possa chiamarsi autentica e propria è molto difficile e spesso si va, anche giustamente, in contro ad errori. È importante anche che lei distingua con chiarezza, come del resto inizia già a fare da sola, tra il giudizio sul percorso di Ingegneria Edile-Architettura in sé e il giudizio sul momento di vita specifico in cui lo ha affrontato: un'esperienza universitaria negativa vissuta durante una fase di forte instabilità emotiva personale non è, di per sé, un indicatore affidabile dell'incompatibilità tra lei e quel campo di studio, ma più probabilmente della sovrapposizione, in quel periodo specifico, tra un carico accademico impegnativo e un carico emotivo che non era gestibile contemporaneamente. Il fatto che l'ambito dell'architettura continui a piacerle nonostante quel ricordo difficile è quindi un dato significativo da tenere in seria considerazione, non da scartare automaticamente per semplice associazione con un'esperienza negativa passata. Le fonti specialistiche sull'orientamento suggeriscono anche una distinzione utile per il suo caso specifico, quella tra un blocco decisionale circoscritto e uno più generalizzato: se la difficoltà a scegliere si estendesse anche ad altre aree della sua vita quotidiana, indicherebbe una fase di difficoltà personale più ampia, mentre se resta specificamente legata a questa scelta universitaria, come sembra emergere dal suo racconto molto lucido e articolato sulle proprie passioni specifiche, è più probabile che si tratti di una difficoltà concreta di integrazione tra interessi realmente diversi tra loro, non di un disagio psicologico di natura più generale. Vorrei ora offrirle una lettura che parte da un'osservazione che lei stessa non nomina esplicitamente, ma che attraversa in modo sorprendentemente costante il suo racconto: il corpo, come tema, ricorre in tutte le strade che sta considerando, seppur in forme diverse. La danza è esperienza corporea pura, il movimento vissuto nella sua forma più immediata, espressiva e diretta; scienze motorie rappresenta lo studio scientifico di quello stesso corpo in movimento, la sua fisiologia, le sue dinamiche; la psicologia dello sport applica la dimensione mentale proprio al rendimento e all'esperienza corporea dell'atleta, unendo mente e corpo in un ambito specifico. Anche l'architettura e la progettazione di spazi, pur apparendo a prima vista lontane dal corpo in senso stretto, riguardano fenomenologicamente proprio il modo in cui i corpi umani abitano, si muovono e si orientano dentro lo spazio costruito: uno spazio ben progettato è, in fondo, uno spazio pensato per accogliere il movimento e la presenza corporea di chi lo vive quotidianamente. Quello che lei sta vivendo, quindi, potrebbe non essere la compresenza casuale di interessi eterogenei e scollegati tra loro, ma la stessa domanda esistenziale di fondo, il rapporto tra corpo, movimento e spazio, che si ripresenta sotto forme progressivamente più distanti dalla sua espressione più immediata, la danza, verso forme più mediate e tecniche, come la progettazione degli spazi che accolgono quel movimento o lo studio scientifico e psicologico di quel movimento stesso. Questo non significa automaticamente che la risposta corretta sia "scegliere ciò che riguarda più direttamente il corpo", ma che riconoscere questo filo comune potrebbe aiutarla a mettere a fuoco una domanda più precisa e più utile di quella che si sta ponendo ora: non tanto "quale corso mi piace di più", ma "quale livello di mediazione tra esperienza vissuta diretta e conoscenza tecnica mi è più congeniale", vuole restare nell'esperienza corporea diretta e viverla in prima persona, studiarla e comprenderla scientificamente da una posizione più esterna, oppure progettare gli spazi materiali che quella esperienza corporea accoglie? Vorrei soffermarmi anche su un elemento che lei stessa nomina con grande precisione e che considero il vero nodo centrale del suo blocco: il timore di scegliere qualcosa che la faccia sentire, in futuro, frustrata o piena di rimpianti. Questo timore, per quanto del tutto comprensibile e persino segno di una ricerca autentica di senso nella propria scelta, rischia paradossalmente di trasformarsi esso stesso nell'ostacolo principale: nel tentativo di trovare una scelta perfetta e completamente priva di ogni possibile rimpianto futuro, si finisce per rimanere bloccati in un presente di analisi continua che, di per sé, sta già producendo oggi la stessa frustrazione che si vorrebbe evitare di provare domani. È un tema che si sente moltissimo oggi nelle persone alle prese con questa scelta, convinti che una scelta “sbagliata” possa far “perdere tempo” e che possa essere irrimediabile. Ogni scelta esistenziale autentica comporta necessariamente la rinuncia consapevole a possibilità altrettanto valide e desiderabili: non esiste, semplicemente, una scelta capace di eliminare del tutto il rimpianto per le strade non percorse, perché questo è parte strutturale dell'esistenza stessa quando ci si trova di fronte a più possibilità reali, e continuare a cercare quella scelta impossibile, più che proteggerla dal rimpianto futuro, la sta tenendo ferma nel presente, impedendole di sperimentare concretamente nessuna delle strade che pure la attraggono profondamente. Le fonti specialistiche sull'indecisione accademica suggeriscono, a questo proposito, un approccio pratico che ritengo particolarmente coerente con il suo caso: spostare l'attenzione dal tentativo di decidere tutto in astratto, dentro la propria testa, verso piccole azioni esplorative concrete, che permettano di verificare come ci si sente realmente a contatto diretto con un determinato ambito, invece di continuare a ragionarci sopra teoricamente senza fine. Nel suo caso specifico, che riguarda peraltro ambiti fortemente corporei ed esperienziali per loro stessa natura, questo tipo di approccio esplorativo ha un valore aggiunto particolare: seguire una lezione aperta di scienze motorie, parlare direttamente con una psicologa dello sport per capire in cosa consista concretamente quella professione, frequentare un corso introduttivo di disegno tecnico o di interior design, le permetterebbe di sentire nel corpo, non soltanto di pensare astrattamente nella testa, quale di questi ambiti risuoni davvero con la sua esperienza reale, uscendo finalmente da quel circolo di analisi puramente intellettuale che lei stessa descrive con grande lucidità come paralizzante, quando dice che più pensa e analizza ogni corso, più non riesce a scegliere. Se, nonostante questi passi esplorativi concreti, il blocco decisionale dovesse persistere e continuare a generarle lo stesso livello di disagio attuale, una consulenza di orientamento psicologico specificamente dedicata a questo tipo di scelte potrebbe offrirle uno spazio strutturato e professionale per mettere ordine tra questi interessi molteplici con maggiore chiarezza, lavorando non solo sul contenuto della scelta ma anche sul processo emotivo che la accompagna, così da poter arrivare a una decisione che senta realmente sua, e non semplicemente la meno rischiosa tra le opzioni disponibili. Fare questa scelta importante potrebbe valere la pena di parlare con qualcuno di formato professionalmente che possa indirizzarla in base a quello che più ritrova più autentico e personale per una scelta così importante. Spero di averla aiutata almeno un poco, Resto a disposizione Dott. Marco Scaramuzzino

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Salve, da ciò che racconta emerge non una mancanza di interessi, ma quasi il problema opposto: ha molte possibilità che la attraggono e più cerca di trovare la scelta "perfetta", più sembra sentirsi bloccata. In questi casi può essere utile non partire subito dal nome del corso di laurea, ma chiarire prima quali aspetti desidera davvero trovare nel suo futuro, ad esempio: creatività, movimento, relazione con le persone, progettazione, stabilità professionale, possibilità di esprimersi. Non necessariamente una sola scelta dovrà contenere tutte le sue passioni. Un percorso di orientamento e supporto psicologico può aiutarla a mettere ordine tra desideri, paure e aspettative ed a costruire criteri di scelta più chiari, riducendo il continuo "rimuginio". Il fatto che si stia ponendo queste domande non significa che sia “in ritardo”, significa che sta cercando una direzione che senta realmente sua.


Salve, non credo che il suo problema sia avere “troppi interessi”: al contrario, sembra avere molte risorse e possibilità, e proprio questo rende la scelta più difficile. Quando si cerca di individuare la strada perfetta, il rischio è analizzare così tanto ogni possibilità da rimanere bloccati dalla paura di sbagliare e di avere rimpianti. Potrebbe esserle utile non chiedersi subito “quale sarà la scelta giusta per tutta la vita?”, ma “quale percorso sento più vicino a me in questo momento e sono disposta a sperimentare?”. Un percorso di orientamento psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che desidera realmente da ciò che teme di perdere, esplorando interessi, valori, competenze e aspettative senza dover trovare immediatamente una risposta definitiva. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Il suo è un periodo di scelte particolarmente importanti, spesso foriere di benessere o malessere per la vita futura. Potrebbero essere di aiuto dei test attitudinali o similari, ma anche l'esperienza sul campo può darle molte e probabilmente le migliori informazioni. La invito anche a leggere un mio breve articolo sul "Saper decidere" che trova su internet e se vuole sono disponibile per approfondire insieme le varie opzioni.


Salve, da quanto descrive potrebbe esserle utile fare qualche colloquio psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta Funzionale (o comunque ad approccio Psico-Corporeo Integrato) che possa aiutarla a comprendersi meglio per poter operare scelte congrue ed in sintonia con le sue aspirazioni più profonde e con ciò che la appaga maggiormente. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Gent.ma utente, avere molteplici interessi e passioni ed immaginare molti scenari per il proprio futuro è, certamente, significativo di intelligenza, apertura mentale, curiosità e ambizione. Lei, però, sta vivendo la parte negativa di questa ecletticità, rimuginando sul futuro e cercando di fare la scelta più giusta. Il risultato è una paralisi decisionale: non esiste infatti una scelta migliore di altre a priori. E' necessario andare oltre e constatare gli esiti di una decisione. Però posso dirle una cosa sicura: se la scelta sulla strada da percorrere è supportata da valori importanti, profondo interesse e coinvolgimento ed è una scelta autonoma, allora sarà sicuramente quella giusta! A volte, questo significa fare delle rinunce, dedicare più tempo a una cosa che all'altra, gestire lo stress del cambiamento e le conseguenze che una scelta determina rispetto alla condizione di partenza. Ma questo vuol dire crescere e maturare, acquisire saggezza attraverso gli errori, tornare indietro e riprovare, avere il coraggio di cambiare idea. Sa perfettamente che nessuno, meglio di lei, saprà cosa è realmente meglio fare nel prossimo futuro, ma non dovrebbe viverla come qualcosa di definitivo ed esclusivo. E non sarà tempo perduto, qualora avesse dei ripensamenti, ma solo un'esperienza di vita che avrà ponderato e che amplierà il suo bagaglio di competenze. Le porto il mio esempio di vita che assomiglia, per certi versi, alle strade che lei vorrebbe percorrere: mi sono laureato in psicologia (ero combattuto come lei su varie facoltà), nel frattempo coltivavo la mia passione per lo sport come allenatore. Dopo la laurea, ho preso un dottorato e un master in psicologia dello sport, e ancora continuavo a fare l'allenatore, anzi mi mantenevo agli studi con quel lavoro. Poi ho scelto di fare l'allenatore per professione e sono arrivati quasi ai massimi livelli, ho conosciuto allenatori di nazionali, atleti famosi e mi sono tolto tante soddisfazioni. Qualche anno fa sono tornato alla psicologia e alla psicologia dello sport, facendone la mia professione attuale. In mezzo, ci sono state tante scelte da fare, alcune molto complesse, sicuramente errori di valutazione, diversi fallimenti... ma ho cercato sempre di capire quale fosse il mio bisogno nel presente, mettendo in campo autonomia, la competenza acquisita e il supporto di altre persone. Ci sono professionisti formati che possono aiutarla nel suo momento difficile di decisione, creando ad hoc per lei un percorso di orientamento e di crescita personale, di individuazione dei valori e di scoperta delle potenzialità. Valuti la possibilità di farsi supportare, anche per un breve periodo, da uno psicologo, un orientatore o un coach. Se lo desidera posso darle maggiori informazioni su percorsi di questo tipo, anche online. Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


Buonasera, da ciò che scrive non mi sembra che le manchino interessi o possibilità, quanto piuttosto che proprio la presenza di molte strade significative la stia portando a cercare la scelta “perfetta”, quella che possa garantirle di non avere rimpianti. Più analizza ogni alternativa, però, più la decisione sembra diventare difficile. Potrebbe esserle utile spostare la domanda da “qual è il corso giusto?” a “quale tipo di vita e di quotidianità vorrei costruire?”. Un interesse può infatti rimanere una passione importante senza necessariamente diventare una professione, mentre nella scelta universitaria contano anche il modo in cui immaginiamo le nostre giornate, il tipo di lavoro, le relazioni e l’ambiente in cui vorremmo vivere. Un breve percorso di orientamento psicologico potrebbe aiutarla a mettere ordine tra desideri, aspettative e timore di sbagliare, senza scegliere al suo posto. Non deve necessariamente trovare la strada che racchiuda ogni sua passione, ma quella che, in questo momento della sua vita, sente maggiormente sua. Un caro saluto.

Dott.ssa Alessia Bertolotti

Dott.ssa Alessia Bertolotti

psicologo

Gravellona Lomellina

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Buonasera. Avere interessi così diversi non significa necessariamente essere confusa: potrebbe raccontare, al contrario, una parte di lei molto ricca che ancora non ha trovato il modo di mettere insieme le proprie direzioni. Dal suo racconto, però, sembra esserci un passaggio che rende la scelta particolarmente difficile: vorrebbe trovare una strada che le piaccia davvero e che, soprattutto, la protegga in futuro dalla frustrazione e dal rimpianto. È una richiesta molto impegnativa da affidare a una scelta universitaria, perché nessuna decisione può garantirci in anticipo che non desidereremo mai anche ciò a cui abbiamo rinunciato. Danza, corpo, mente, progettazione, creatività sembrano mondi lontanissimi. Eppure potrebbe essere interessante scoprire che cosa cerca lei, di sé, in ciascuno di questi mondi. Forse il filo che li collega dice più sul suo orientamento di quanto possa fare un confronto infinito tra corsi di laurea.... Una consulenza psicologica di orientamento può essere utile proprio per questo: non per dirle quale facoltà scegliere, ma per aiutarla a distinguere desideri, aspettative e paure e arrivare a una scelta che senta sufficientemente sua. Più che trovare la strada perfetta, si tratta forse di capire quale strada desidera cominciare a costruire. Un caro saluto

Dott.ssa Michelina Silvestri

Dott.ssa Michelina Silvestri

psicoterapeuta

San Nicola la Strada

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Buonasera, quello che descrive non mi sembra tanto un problema di mancanza di interessi, quanto la difficoltà a scegliere quando si hanno interessi molteplici e, soprattutto, quando si attribuisce alla scelta universitaria un significato molto grande: quello di individuare una strada che dovrà essere necessariamente quella giusta, gratificante e priva di rimpianti. Il primo elemento che mi colpisce è proprio questo: lei non sembra avere poche possibilità, ma ne vede moltissime. E più cerca di analizzarle tutte contemporaneamente, più aumenta il senso di confusione. È un meccanismo abbastanza frequente: la ricerca della scelta perfetta può trasformarsi in una difficoltà a scegliere qualsiasi cosa. Inoltre, non tutti gli interessi devono necessariamente diventare una professione. La danza può essere una passione centrale della sua vita senza che necessariamente debba coincidere con il suo lavoro. Allo stesso modo, il suo interesse per l'architettura, il design, il corpo, la psicologia o la comunicazione non deve essere necessariamente eliminato per poter scegliere una direzione. Alcuni interessi potranno diventare professione, altri potranno rimanere competenze, passioni o ambiti da coltivare parallelamente. Le suggerirei quindi di spostare per un momento la domanda da “Quale facoltà devo scegliere?” a domande più concrete: "come vorrei trascorrere le mie giornate lavorative? Con quali persone? Facendo prevalentemente attività pratiche, creative, relazionali o tecniche? Quanto desidero lavorare con il corpo, quanto con la mente e quanto con strumenti progettuali e digitali? Quali attività mi danno soddisfazione anche quando diventano impegnative?" Questo ultimo punto è particolarmente importante. Non basta chiedersi che cosa ci piace: è utile capire: che cosa siamo disposti a fare anche quando quella cosa diventa faticosa, ripetitiva o frustrante. Una professione non coincide infatti con la parte più piacevole di una disciplina. Anche la sua esperienza precedente in Ingegneria Edile-Architettura merita di essere riletta senza giudicarla come un semplice “fallimento”. Lei stessa osserva che il percorso inizialmente le piaceva e che in seguito si trovava in un periodo personale particolare. Questo non significa necessariamente che avrebbe dovuto continuare, ma rappresenta un'informazione importante: l'interesse per l'ambito della progettazione e dell'architettura sembra essere rimasto nel tempo. Vale quindi la pena distinguere ciò che non le piaceva realmente da ciò che in quel momento non era sostenibile per le condizioni personali in cui si trovava. Per quanto riguarda la danza, farei un'altra distinzione. Lei dice che è la sua più grande passione, ma sarebbe utile capire "che cosa ama esattamente della danza". È il movimento del corpo? La performance? L'espressione artistica? L'insegnamento? Il lavoro con gli altri? L'allenamento? La dimensione creativa? Oppure l'identità personale che ha costruito attraverso questa esperienza? A seconda della risposta, anche i percorsi che ha elencato assumerebbero significati molto diversi. Per esempio, Scienze Motorie, Psicologia dello Sport e DAMS non sono semplicemente tre modi diversi di “restare vicino alla danza”: conducono verso attività professionali molto differenti. La stessa cosa vale per Architettura e Design. Per questo eviterei di scegliere una facoltà sulla base della disciplina che “contiene” più interessi e cercherei invece di immaginare concretamente il lavoro che ciascun percorso potrebbe portarla a fare. Un esercizio potrebbe essere quello di scegliere tre o quattro percorsi e, per ciascuno, descrivere una sua ipotetica giornata lavorativa tra dieci anni. Non soltanto “che lavoro farei?”, ma: dove sarei, con chi lavorerei, cosa farei per diverse ore, quali strumenti utilizzerei, quale parte creativa o relazionale avrei, che tipo di responsabilità avrei e soprattutto come mi sentirei a ripetere quelle attività per anni. Cercherei inoltre di non utilizzare come criterio principale la paura del rimpianto. Qualunque scelta comporta la rinuncia temporanea ad altre possibilità. L'obiettivo non è trovare una strada che garantisca di non pensare mai “e se avessi scelto altro?”, perché una garanzia del genere non esiste. L'obiettivo è arrivare a una scelta sufficientemente buona, coerente con ciò che oggi conosce di sé, sapendo che il percorso professionale potrà modificarsi nel tempo. Infine, mi sembra importante che lei non cerchi soltanto di decidere “con la testa”. Il suo continuo analizzare potrebbe essere proprio ciò che sta alimentando il blocco. Potrebbe esserle utile fare esperienze concrete prima di scegliere: parlare con professionisti dei diversi settori, assistere a lezioni, fare piccoli progetti, frequentare workshop o osservare direttamente come si svolgono quelle professioni. Spesso un'esperienza concreta chiarisce in poche ore ciò che mesi di ragionamento astratto non riescono a chiarire. In sintesi, non credo che il suo problema sia avere “troppe passioni”. Il problema potrebbe essere la convinzione che debba trovare una sola scelta capace di rappresentare tutta lei stessa. Non è necessariamente così. La scelta universitaria non deve contenere tutto ciò che lei è. Deve essere una direzione sufficientemente coerente dalla quale poter costruire il resto. E forse la domanda più utile, in questo momento, non è “Quale strada mi farà avere meno rimpianti?”, ma: “Quale possibilità sono disposta a esplorare seriamente, accettando che nessuna scelta potrà darmi la certezza assoluta di aver scelto quella perfetta?” Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Buongiorno, quello che descrive non mi sembra affatto un problema di mancanza di interessi o di motivazione. Al contrario, sembra che il vero problema sia avere molti interessi autentici e sentire la necessità di individuare una scelta che riesca a contenerli tutti, senza lasciare fuori nessuna parte importante di sé. È comprensibile che questo possa creare un blocco, soprattutto quando la decisione viene vissuta come qualcosa che dovrebbe determinare in modo definitivo il proprio futuro. Dal suo racconto emergono almeno due grandi aree che sembrano avere per lei un valore profondo. Da una parte ci sono il corpo, la danza, il movimento e tutto ciò che riguarda la dimensione espressiva e sportiva. Dall'altra ci sono progettazione, spazi, strumenti digitali, disegno tecnico e una modalità più concreta e progettuale di lavorare. Psicologia sembra collocarsi quasi come un ponte ulteriore, perché unisce l'interesse per la persona e per la prestazione sportiva alla possibilità di costruire una professione strutturata. Credo che il rischio sia cercare di individuare il corso di laurea "perfetto", cioè quello capace di garantire contemporaneamente passione, stabilità professionale, assenza di rimpianti e coerenza con ogni suo interesse. Una scelta di questo tipo probabilmente non esiste. Ogni direzione comporta qualcosa che si guadagna e qualcosa a cui, almeno temporaneamente, si rinuncia. In una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe interessante osservare proprio il modo in cui affronta la decisione. Lei racconta che più analizza i corsi e più si sente confusa. Questo può accadere quando il ragionamento, anziché servire a scegliere, diventa un tentativo di eliminare completamente il rischio di sbagliare. Ogni volta che individua un percorso interessante, la mente produce immediatamente l'alternativa che potrebbe essere migliore. Così la ricerca di certezza finisce paradossalmente per rendere impossibile qualsiasi scelta. Potrebbe essere utile spostare la domanda da "Qual è la strada giusta?" a "Quale strada, oggi, è maggiormente coerente con la persona che sono e con la vita che desidero costruire?". È una differenza importante, perché non richiede di prevedere tutto il futuro. Chiede invece di valutare ciò che per lei conta maggiormente nel presente. Un altro aspetto importante è distinguere una passione da una professione. La danza può essere centrale nella sua vita senza necessariamente dover diventare il suo unico lavoro. Allo stesso modo, scegliere un percorso universitario non significa condannarsi ad abbandonare tutto il resto. Potrebbe costruire una professione principale e mantenere la danza come parte fondamentale della propria identità, oppure scegliere un percorso che permetta nel tempo di integrare più interessi. A volte il problema nasce dall'idea che una scelta debba sostituire tutte le altre. Anche l'esperienza precedente in Ingegneria Edile Architettura merita di essere riletta con attenzione. Lei stessa riconosce che quel periodo non è stato determinato soltanto dal corso, ma anche dal suo stato emotivo e dal momento che stava attraversando. Questo significa che sarebbe utile non interpretare quell'esperienza semplicemente come una prova del fatto che l'ambito non faccia per lei. Allo stesso tempo, il fatto che oggi dica con chiarezza di non voler riprendere Ingegneria è un'informazione importante. Potrebbe essere invece significativo che l'interesse per Architettura, progettazione e design sia rimasto vivo. Potrebbe aiutarla anche immaginare concretamente la quotidianità associata alle diverse professioni, non soltanto il fascino delle materie. Le piace l'idea di studiare Psicologia, ma si vede realmente a lavorare ogni giorno con persone, colloqui, valutazioni e percorsi di supporto? Le interessa Scienze Motorie, ma le piacerebbe il tipo di lavoro concreto che potrebbe derivarne? È attratta da Architettura e Interior Design, ma si vede a trascorrere molte ore su progetti, software, revisioni e aspetti tecnici? Il confronto con la vita lavorativa reale può essere molto più utile del confronto astratto tra i corsi. La danza, da come ne parla, sembra avere un significato emotivo particolarmente forte. Proprio per questo potrebbe essere importante capire che cosa rappresenti per lei. È soprattutto espressione, libertà, identità, movimento, relazione con il corpo, appartenenza a un ambiente oppure desiderio di lavorare professionalmente in quel mondo? Capire il significato della danza può aiutarla a comprendere se debba necessariamente diventare il centro della sua professione oppure se possa rimanere centrale nella sua vita anche attraverso altre forme. Allo stesso modo, potrebbe chiedersi che cosa significhi per lei "una professione concreta". Potrebbe voler dire stabilità economica, possibilità di trovare lavoro, avere competenze tecniche riconoscibili, costruire qualcosa di tangibile oppure sentirsi competente in un ruolo preciso. Anche questa definizione è importante, perché corsi diversi possono soddisfare bisogni molto differenti. Credo che sarebbe utile evitare di continuare a raccogliere informazioni all'infinito. A un certo punto il problema non è più conoscere meglio i corsi, ma riuscire a tollerare il fatto che ogni scelta lasci aperto un margine di dubbio. Nessuna decisione importante viene presa con una garanzia assoluta di non avere mai rimpianti. L'obiettivo realistico è scegliere sulla base delle informazioni disponibili oggi e mantenere la possibilità di correggere la direzione nel tempo, se necessario. Potrebbe anche concedersi esperienze esplorative molto concrete prima di decidere, come confrontarsi con studenti e professionisti dei diversi ambiti, assistere a lezioni, visitare corsi, osservare più da vicino la quotidianità lavorativa. Spesso una giornata trascorsa realmente dentro un ambiente chiarisce più di settimane passate a confrontare mentalmente piani di studio. Dal suo messaggio, però, mi sembra che oltre all'orientamento universitario ci sia anche un tema più profondo legato alla paura di scegliere male e di sentirsi frustrata in futuro. Se si accorge che questo bisogno di individuare la scelta perfetta la blocca anche in altri ambiti, potrebbe essere molto utile un breve percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non servirebbe a farle dire da qualcun altro quale facoltà scegliere, ma a comprendere gli schemi che alimentano l'indecisione, il rapporto che ha con l'errore e il rimpianto e quali valori desidera davvero mettere al centro delle proprie scelte. Un percorso di questo tipo potrebbe aiutarla anche a distinguere ciò che desidera realmente dalle aspettative che sente di dover soddisfare e a costruire una decisione sufficientemente buona, senza aspettare quella perfetta. Non credo quindi che il suo compito sia trovare un unico percorso capace di contenere tutta la sua persona. Forse il punto è scegliere quale parte di sé vuole trasformare nella professione principale e quali altre parti desidera continuare a coltivare parallelamente. Avere più passioni non è un difetto da eliminare. Diventa un problema soltanto quando sente di doverle soddisfare tutte contemporaneamente attraverso una sola scelta. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Salve! Sa cosa mi arriva leggendo le sue parole? Non tanto una persona che “non sa cosa scegliere”, quanto una persona che ha paura di scegliere male. Ha così tanti interessi che ogni volta che prova a prendere una direzione, nella sua testa compare subito tutto ciò a cui starebbe rinunciando. E allora continua ad analizzare, confrontare, immaginare scenari… fino a non riuscire più a sentire cosa desidera davvero. Ma forse il punto non è trovare la scelta che le garantisca di non avere mai rimpianti. Una scelta del genere non esiste. E non credo nemmeno che debba diventare una sola cosa: danzatrice oppure psicologa, creativa oppure tecnica, corpo oppure mente. Possiamo avere passioni diverse e costruire, nel tempo, un modo personale di farle convivere. Mi soffermerei soprattutto su una cosa: quando pensa a queste possibilità, provi a chiedersi non solo “cosa mi piace?”, ma “in quale di queste vite mi riconosco?”. Non quale corso è più giusto sulla carta, ma quale quotidianità sente più sua. E se sente di essere completamente bloccata, potrebbe essere utile parlarne insieme a qualcuno: a volte, quando siamo troppo dentro una scelta, abbiamo bisogno di uno spazio esterno per distinguere ciò che desideriamo davvero dalla paura di sbagliare. Non deve scegliere tutta la sua vita oggi. Deve solo capire qual è il prossimo passo che sente di voler fare. Spero di averla aiutata! Buona giornata


Buonasera, da quello che scrive non mi è del tutto chiaro se stia rivalutando un percorso universitario già intrapreso o se debba scegliere quale percorso iniziare. In ogni caso, ciò che mi colpisce è la presenza di molti interessi, anche molto diversi tra loro: se da un lato questo amplia notevolmente il ventaglio delle possibilità e può rendere la scelta più complessa, dall'altro rappresenta sicuramente una risorsa. Più che cercare di individuare in astratto quale sia il percorso “migliore”, potrebbe esserle utile provare a mettere a fuoco quali aspetti di ciascuna strada sente maggiormente propri, quali valori e obiettivi vorrebbe ritrovare nella sua futura professione e quale spazio desidera che la danza occupi nella sua vita, considerando che una passione importante non deve necessariamente coincidere con la propria professione per poter essere coltivata. Potrebbe esserle utile anche un breve percorso di supporto psicologico e orientamento, proprio per fare ordine tra questi elementi e comprendere meglio cosa renda la scelta così difficile. In particolare, mi sembra interessante approfondire la paura che emerge dalle sue parole di poter fare la scelta “sbagliata”, avere rimpianti o rinunciare a qualcosa di importante, per capire quanto questo timore stia contribuendo al blocco decisionale. Un caro saluto.

Dr. Luisa Almerico

Dr. Luisa Almerico

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Gentile Utente, La ringrazio per la fiducia e per aver condiviso in modo così dettagliato e trasparente il suo momento di crisi. Ci tengo subito a rassicurarla su un punto: non si deve scusare per il disturbo. Avere molteplici interessi e sentirsi paralizzati di fronte alla scelta non è un limite, ma l'espressione di una mente ricca, curiosa e sfaccettata (quella che in psicologia definiamo spesso una personalità multipotenziale). La sensazione di "blocco" che sta vivendo nasce proprio dal tentativo di trovare un unico percorso accademico che riesca a contenere contemporaneamente la creatività visiva, la passione per il movimento e la concretezza professionale. Quando cerchiamo la "scelta perfetta" che soddisfi ogni nostra inclinazione, il rischio è quello di cadere nell'ansia da analisi, dove più si riflette e più ci si sente frustrati. Per iniziare a fare chiarezza dentro di sé, può essere utile osservare la situazione da alcune prospettive chiave: Separare la passione profonda dalla professione unica: La danza e il movimento sono il suo filo conduttore. Tuttavia, una passione non deve per forza coincidere con l'intero corso di laurea per rimanere viva. Può essere il motore di una professione (es. Psicologia dello Sport), la materia di uno studio teorico (DAMS/Scienze Motorie) o un'attività identitaria che coltiva parallelamente a un altro lavoro. Rileggere l'esperienza passata: Il suo interesse per Architettura e Design non è scomparso, ma durante Ingegneria è stato condizionato dal contesto e dal momento emotivo che stava vivendo. Riconoscere questo punto è fondamentale: significa che la sua inclinazione per la progettazione e gli strumenti digitali è reale e solida, non un semplice capriccio. Dalla teoria all'integrazione: Esistono strade capaci di far dialogare mondi apparentemente opposti. Pensiamo alla progettazione di spazi per lo spettacolo e la danza (Interior/Lighting Design), oppure alla Psicologia dello Sport applicata ad atleti e ballerini ad alto livello, dove la mente e il corpo si fondono. Il timore del rimpianto e la paura di "accontentarsi" rischiano di immobilizzarla nel presente. La scelta universitaria non deve essere vista come una sentenza definitiva per la vita, ma come un primo tassello di un mosaico che potrà arricchire e riorientare nel tempo. Attraversare un momento di stallo decisionale e di riorientamento vocazionale può beneficiare enormemente di uno spazio di ascolto e confronto dedicato. In un percorso psicologico è possibile esplorare i suoi valori guida, gestire l'ansia della scelta e integrare le diverse anime della sua personalità in un progetto di vita concreto, autentico e appagante. Se desidera fare ordine tra queste mille strade e ritrovare la serenità necessaria per scegliere la sua direzione, sarò felice di accoglierla nel mio studio oppure online per un primo colloquio conoscitivo. Un caro saluto.


Buongiorno, da quello che racconta non sembra mancare di interessi, ma piuttosto avere difficoltà a scegliere tra molte possibilità che sente tutte importanti. Il rischio è continuare ad analizzare ogni alternativa cercando quella "perfetta", aumentando però la confusione. Un percorso di orientamento psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che realmente desidera da ciò che teme di perdere scegliendo una strada, e a costruire una scelta più consapevole senza pretendere di avere già tutte le risposte. Le consiglierei quindi di intraprendere un percorso psicologico, eventualmente orientato anche alla scelta universitaria e professionale. Cordiali saluti.


Buongiorno, non ho capito con certezza se si trova a scegliere quale percorso di studio universitario scegliere oppure se intende cambiarlo, dopo averne già iniziato uno. Credo comunque che la scelta, che di per sè comporta a rinunciare alle altre possibilità, debba partire dall'analisi di cosa le piace e da quale professione le piacerebbe svolgere in futuro, perchè queste sono motivazioni fondamentali per poter trovare soddisfazione in quello che sceglierà. Saluti,


Buongiorno, potrebbe essere utile valutare, al fine di scegliere consapevolmente, un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica che la aiuti a valutare in maniera integrata la scelta che si trova ad affrontare. Non si tratta solo di avere un cosiglio esterno, ma di trovare in lei le risposte attraverso un lavoro che coinvolga il corpo e le emozioni.

Dr. Maria Tiziana Maricchiolo

Dr. Maria Tiziana Maricchiolo

psicologo

San Giovanni la Punta

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È comprensibile sentirsi bloccati quando dentro di sé convivono passioni e possibilità così diverse. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, forse più che trovare subito “la scelta giusta”, potrebbe essere utile esplorare che significato ha per te ciascuna strada e quale idea di te stessa senti di poter costruire attraverso di essa. A volte il bisogno di essere certi prima di scegliere aumenta proprio la confusione. Potresti provare a chiederti non solo “cosa mi piace di più?”, ma “in quale direzione mi sento maggiormente me stessa e quale vita vorrei sperimentare?”. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a fare chiarezza, distinguendo desideri autentici, paure e aspettative, senza vivere la scelta come definitiva o come una rinuncia a tutte le altre possibilità.


Buongiorno, il dubbio è, a mio avviso, il cognitivo che si oppone all'emotivo. Il "dovrei" che si scontra con il "vorrei" ed il "potrei". Nel mio studio mi occupo di mentoring scolastico ed universitario, supportando nel percorso decisionale. Ciò non significa che mi sostituirò a lei, si tratta solo di "pulire il campo" da possibili contaminazioni che le impediscono una scelta autentica, trionfante e buona per lei. Se interessata, mi contatti pure.

Dott. Matteo Cattafi

Dott. Matteo Cattafi

psicologo clinico

Padova

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Buonasera, sicuramente da come parla della danza sembra che questo sia un forte motore per la sua passione. Da come ne parla sembra difficile rinunciarci, senza fare un tentativo serio di approfondimento. In ogni caso qualsiasi percorso richiede poi una dose di applicazione e anche fatica routinaria. Forse lei citava dei percorsi che si potrebbero agganciare alla sua passione (DAMs, scienze motorie, Psicologia)e potrebbe sperimentare una contemporaneità dei due percorsi. Se ha bisogno di un approfondimento sono disponibile, anche online. Saluti dario Martelli

Dott. Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

psicologo clinico

Torino

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Buongiorno, da ciò che racconta non sembra emergere una mancanza di interessi, ma quasi il contrario: ha molte passioni e diverse possibilità che sente significative, e proprio questa ricchezza sembra oggi trasformarsi in una grande difficoltà nel prendere una decisione. Mi colpisce soprattutto il timore di scegliere un percorso e poi sentirsi frustrata o avere dei rimpianti. Quando la scelta viene vissuta come qualcosa di definitivo, dalla quale dipenderà necessariamente il proprio futuro, è facile entrare in un meccanismo di analisi continua: più si confrontano le possibilità, più diventa difficile capire quale sia realmente quella che si desidera. Forse, quindi, prima ancora di chiedersi quale facoltà scegliere, potrebbe essere utile comprendere che cosa rappresentano per lei i diversi ambiti che ha individuato e quali bisogni, valori e aspettative ci sono dietro ciascuno di essi. Anche la danza, che sembra avere un significato particolare nella sua storia, meriterebbe di essere esplorata non soltanto come possibile professione, ma come parte importante di ciò che sente di essere. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a fare maggiore chiarezza, distinguendo ciò che desidera da ciò che sente di dover scegliere per paura di sbagliare o di pentirsi in futuro. L'obiettivo non sarebbe trovare la scelta perfetta, ma arrivare a una decisione che possa sentire realmente sua. Un caro saluto! Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Buongiorno, da ciò che scrive, emerge che il suo dilemma non riguardi una mancanza di interessi, ma quasi il suo opposto. Ha molte possibilità che sente autentiche e, proprio per questo, ogni scelta le sembra anche una rinuncia. Quando cerchiamo di individuare “la scelta giusta” prima ancora di aver iniziato un percorso, rischiamo di trasformare una decisione in una prova da superare: analizzare ogni possibilità, prevedere il futuro, immaginare eventuali rimpianti. Ma una scelta universitaria non può garantire oggi che quella sarà la professione che ameremo per tutta la vita. Potrebbe essere utile cambiare la domanda. Da “Quale tra queste cose mi piace di più?” a “In quale attività riesco a immaginare di impegnarmi anche quando arriveranno la fatica, le difficoltà e gli aspetti meno interessanti?”. Di fatto, una passione e un lavoro non sempre coincidono: ciò che amiamo fare può anche diventare una professione, ma può essere altrettanto importante capire quale parte di quella passione vogliamo realmente trasformare in lavoro. Nel suo racconto, inoltre, la danza sembra avere un peso particolare: non è semplicemente una delle tante opzioni, ma qualcosa che è sempre fortemente presente, anche quando prende in considerazione strade completamente diverse. Ciò non significa che debba scegliere la danza, ma forse che questa direzione merita di essere ascoltata invece di diventare l'elemento che complica la scelta. Le suggerirei quindi di concedersi un po' meno analisi e un po' più di esplorazione "sul campo". Magari può parlare con persone che svolgono realmente quelle professioni, assistere a lezioni, sperimentare attività, raccogliere informazioni sulla quotidianità del lavoro. A volte, una professione ci piace tantissimo come idea e molto meno quando la incontriamo nella realtà. E soprattutto, non consideri la scelta come una sentenza definitiva. Crescendo, cambiano le competenze, gli interessi e anche il modo in cui ci vediamo e scegliere una strada oggi non significa necessariamente rinunciare per sempre a tutte le altre. Se sente che il blocco nasce soprattutto dal bisogno di non sbagliare, anziché che dalla difficoltà a conoscere le diverse possibilità, può essere utile parlarne con uno psicologo: non tanto per farle scegliere un'università, quanto per comprendere cosa rende per lei così difficile tollerare l'incertezza di una scelta. Resto disponibile. Dottoressa Lucia Morello


Buongiorno, nel ringraziare per la condivisione, le proporrei di approfondire ciò che la appassiona e la fa sentire davvero sè stesso piuttosto che pensare e analizzare. Il livello mentale è certamente utile e necessario in molte situazioni, ma come ha ben descritto nella sua situazione la sta portando a sentirsi bloccata e non sapere che direzione prendere. Recuperi com'era quando era bambina, che giochi faceva e quali erano le attività che le facevano perdere la cognizione del tempo. Davanti a un certo corso di studi come si sente? Come si immagina di essere? Qual è la sua missione in questa vita e per che cosa sente di essere su questa Terra? Un caro saluto, Dott.ssa Giorgia Colombo


Buon pomeriggio, da ciò che racconta non sembra emergere una mancanza di interessi, quanto piuttosto la difficoltà a scegliere quando sente di avere davanti a sé molte possibilità significative. Quando tutte le alternative hanno qualcosa che ci attrae, il tentativo di analizzarle fino a trovare quella “perfetta” può paradossalmente aumentare l'indecisione e il timore di fare la scelta sbagliata. Potrebbe essere utile spostare la domanda da “Qual è il percorso giusto per me?” a “Quali aspetti di una futura professione sono davvero importanti per me e a quali sono disposta a rinunciare?”. Le suggerirei inoltre di distinguere ciò che le piace fare da ciò che immagina di voler trasformare in professione, esplorando concretamente le attività quotidiane, le prospettive lavorative e il tipo di vita associato alle diverse possibilità. Anche il precedente percorso universitario può essere riletto non come un “fallimento”, ma come un'esperienza che le ha fornito informazioni utili su di sé e sulle condizioni di cui ha bisogno per affrontare un percorso di studi. Se sente che il blocco è soprattutto legato alla paura di sbagliare, di perdere occasioni o di avere rimpianti, potrebbe essere utile affrontare proprio questi aspetti in un percorso di orientamento psicologico: non tanto per trovare la scelta giusta, quanto per arrivare a una decisione maggiormente consapevole e sostenibile per lei.


Credo che avere tante passioni non sia un limite, piuttosto una risorsa. Una cosa non esclude l'altra e fisioterapia per esempio si concentra sul corpo e non esclude la danza, numerosi fisioterapisti seguono anche corsi psicologici, corpo e mente non funzionano a compartimenti stagni. Sarebbe certamente utile un buon orientamento con un professionista psicologo psicoterapeuta in grado di fare emergere le reali esigenze.


Buonasera, intanto: non credo si tratti di un disturbo (dalle poche informazioni a disposizione). Al contempo non credo si tratti solamente di indecisione. Chi è indeciso non scrive una lista così precisa. Lei sa benissimo cosa le piace, il problema è un altro. Leggendola, mi colpisce che tutte queste strade abbiano un filo comune... E le lascio la domanda che secondo me conta davvero, più di qualsiasi confronto tra piani di studio: ..di che cosa ha paura di perdere l'accesso, se sceglie? Perché quando qualcuno analizza sempre di più e decide sempre di meno, di solito non sta cercando la strada giusta: sta cercando la strada che non gli faccia rinunciare a niente. E sappiamo che quella non esiste. Ogni scelta è anche un piccolo lutto.. Poi c'è la Danza: la vuole come professione, o vuole essere sicura che non sparisca dalla sua vita? Sono due domande diversissime, le consiglierei di porsi la seconda.. Se vuole, ne parliamo più a fondo. Ma parta da lì.


Quello che scrivi non è vera indecisione, ma un conflitto tra più passioni legittime: è diverso, ed è un buon segno, perché sai cosa ti piace e il problema è scegliere una priorità. Prova a separare due piani: cosa ti dà energia (la danza, dal tuo racconto) e cosa potrebbe darti stabilità professionale nel tempo. Non devi necessariamente scegliere "o l'una o l'altra per sempre": molti percorsi si combinano nel tempo (es. la psicologia dello sport unisce proprio movimento e mente). Se il blocco decisionale continua a paralizzarti, un supporto di orientamento psicologico può aiutarti a distinguere la paura di sbagliare dalla scelta in sé.


Se quello che cerca è l’assoluta garanzia di fare la scelta giusta per il suo futuro, diventerà’ iperanalitica e la sua mente inizierà a suggerirle tutti i possibili problemi e dubbi da neutralizzare con il ragionamento. Il risultato finale sarà la sopraffazione a causa dell’ansia ed il blocco. Cioè esattamente quello che non vuole. Questo è il circolo vizioso dell’atteggiamento mentale iperprudenziale ed ipercontrollante. Perché non valutare un consulto con uno specialista? Potrà esserle di grande giovamento per capire il suo “funzionamento” disfunzionale.


Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia! La scelta di "cosa diventare da grande" è sicuramente molto delicata e personale. Proprio per questo, la risposta puoi trovarla dentro di te! Prova a non vedere questa decisione come una "scelta definitiva", siamo sempre in tempo per cambiare strada, o magari in futuro per far coincidere strade diverse! Inizia con un ambito, provalo, sperimentalo,vedi se fa al caso tuo! Non avere paura! Io resto a disposizione, nel caso in cui tu voglia parlarne Dott.ssa Maryviol De Bernardi


Gentile utente, è comprensibile il sentirsi smarriti quando si possiedono talenti e passioni apparentemente distanti come la danza, la psicologia e la progettazione. Questo blocco nasce spesso dal timore che scegliere una strada significhi rinunciare a tutte le altre, quando invece queste inclinazioni possono integrarsi con il tempo. Per uscire da questa fase d'ansia potrebbe esserti utile spostare il focus dal "corso di laurea perfetto" all'identificazione concreta del tipo di quotidianità lavorativa che desideri costruire, lasciando spazio alle passioni anche al di fuori dei banchi universitari. Ti consiglio di richiedere un supporto psicologico, per fare chiarezza tra i tuoi desideri, superare l'indecisione e prendere una scelta consapevole e serena. Resto a disposizione, anche online. Dott.ssa Barbara Piscitelli


Buonasera, da quanto racconta non sembra mancarle né la motivazione né la curiosità; al contrario, sembra avere molti interessi autentici e competenze in ambiti diversi. Proprio questa ricchezza, però, può rendere la scelta più difficile e portare a un’eccessiva analisi delle alternative, fino alla sensazione di sentirsi bloccati. In questi casi può essere utile spostare l’attenzione dalla ricerca della scelta “perfetta” alla comprensione di ciò che per lei conta davvero: quali attività vorrebbe svolgere quotidianamente, quali aspetti desidera mantenere come passioni e quali trasformare in una professione, quali sono le sue priorità e quale stile di vita immagina per il futuro. Anche la precedente esperienza universitaria può essere considerata alla luce del periodo che stava vivendo, distinguendo ciò che non sentiva realmente adatto a sé da ciò che potrebbe essere stato influenzato dalle circostanze del momento. Un percorso di orientamento può aiutarla a mettere ordine tra interessi, capacità, aspettative e possibilità concrete, senza necessariamente rinunciare a una parte importante di sé per sceglierne un’altra. Se lo desidera, può valutare un colloquio per approfondire insieme questi aspetti e affrontare una scelta più consapevole e coerente con ciò che desidera. Un caro saluto, Dott.ssa Sonja Cecchetti


Gentile utente, da quello che racconta non mi sembra che il problema sia che lei “non sappia cosa le piace”. Al contrario: sembra avere moltissimi interessi autentici e il blocco nasce dal tentativo di trovare una scelta che le garantisca contemporaneamente passione, sicurezza, soddisfazione e assenza di rimpianti. Purtroppo una scelta universitaria non può darle tutte queste garanzie. Un primo passaggio potrebbe quindi essere smettere di chiedersi “qual è la scelta perfetta?” e iniziare a chiedersi “quale direzione sono disposta a esplorare seriamente per i prossimi anni?”. C’è poi un elemento interessante nel suo racconto: nonostante gli interessi siano molto diversi, alcuni hanno un filo conduttore. Danza, scienze motorie e psicologia dello sport hanno al centro il corpo, il movimento, la prestazione e la persona; architettura e interior design hanno invece al centro la progettazione, lo spazio, la creatività e gli strumenti tecnici. Quindi forse non ha davanti “mille personalità diverse”, ma due grandi aree che la attirano: da una parte corpo/movimento/persona, dall’altra progettazione/spazio/creatività tecnica. La domanda diventa allora: quale di queste due aree vorrei trasformare nella mia professione quotidiana e quale invece vorrei mantenere come passione o competenza complementare? Per esempio, amare profondamente la danza non significa necessariamente dover diventare una professionista della danza. Potrebbe essere una parte importantissima della sua identità senza dover sostenere economicamente tutta la sua vita. Allo stesso modo, il fatto che Psicologia dello Sport le sembri interessante non significa automaticamente che Psicologia sia la scelta giusta: dovrebbe piacerle anche il percorso necessario per arrivarci, compreso lo studio della psicologia in senso più ampio. Lo stesso vale per Architettura: non basta amare gli interni e AutoCAD; bisogna chiedersi se le piacerebbe anche affrontare gli aspetti meno creativi, tecnici e teorici del percorso e della professione. Le suggerirei soprattutto un esercizio molto concreto. Prenda i percorsi che sta considerando e, invece di valutarli sulla base del “mi piace/non mi piace”, attribuisca a ciascuno un punteggio da 1 a 10 su cinque aspetti: quanto mi interessa ciò che studierei; quanto mi piacerebbe il lavoro quotidiano dopo la laurea; quanto mi vedo capace di sostenere le difficoltà del percorso; quante possibilità professionali realistiche mi offre; quanto sarei disposta a rinunciare alle alternative per sceglierlo. Quest’ultimo punto è fondamentale: scegliere significa anche accettare di non esplorare contemporaneamente tutte le altre strade. E non cerchi di eliminare completamente il rimpianto: anche scegliendo bene, qualche volta potrebbe pensare “chissà come sarebbe stato se…”. Questo non significa aver sbagliato. Un altro errore sarebbe scegliere esclusivamente in funzione della passione più intensa. La passione può cambiare, mentre una professione richiede anche tolleranza della fatica, interesse per le attività quotidiane e compatibilità con il proprio modo di vivere. Nel suo caso, inoltre, terrei separati due interrogativi: “che cosa amo?” e “che lavoro voglio fare?”. Non sempre hanno la stessa risposta. Potrebbe amare la danza e costruire una professione nell’architettura; oppure scegliere un percorso legato al movimento e continuare a coltivare progettazione e design parallelamente. Non è necessario che ogni interesse diventi una laurea. Infine, visto che ha già sperimentato Ingegneria Edile-Architettura, non liquiderei quell’esperienza come una semplice “scelta sbagliata”: le ha dato un’informazione preziosa. Le è piaciuto l’ambito dell’architettura, ma quel percorso specifico non era adatto a lei in quel momento. Questa distinzione può aiutarla molto. Prima di iscriversi, cercherei quindi di parlare con persone che svolgono concretamente almeno 2-3 professioni che sta considerando e chiederei loro non “ti piace il tuo lavoro?”, ma “come si svolge una tua giornata normale?”, “quali sono le parti più noiose?”, “cosa fai realmente per guadagnarti da vivere?”, “cosa avresti voluto sapere prima di iniziare?”. Spesso è molto più utile di leggere decine di piani di studi. E soprattutto non trasformi questa decisione in una prova della sua capacità di conoscere se stessa. Avere interessi molteplici non è un difetto e non significa essere inconcludenti. Il suo compito non è trovare l’unica strada che avrebbe potuto renderla felice: è scegliere una strada sufficientemente coerente con lei e poi darle la possibilità di diventare realmente sua.


La situazione che descrive non è un semplice dubbio universitario: sembra un momento di forte blocco decisionale, in cui interessi diversi, desiderio di realizzazione, paura del rimpianto e bisogno di concretezza si stanno intrecciando. Avere passioni differenti non significa essere confusa “in modo sbagliato”; il problema nasce quando ogni possibilità viene analizzata fino a perdere contatto con ciò che conta davvero per lei. Potrebbe essere utile distinguere tra passione, professione, talento, sostenibilità economica e stile di vita desiderato: non tutto ciò che ama deve necessariamente diventare il suo corso di laurea principale, ma non va nemmeno escluso solo per paura. Iniziare un supporto psicologico online o in presenza può aiutarla concretamente a fare chiarezza, ridurre il rimuginio, riconoscere i criteri con cui scegliere e capire quale strada sente più coerente con la sua identità, senza restare paralizzata dal timore di sbagliare o di avere rimpianti. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli

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