Buonasera, mi trovo a scrivere in questo forum perché sono in crisi. Sto valutando il mio percorso u
Buonasera, mi trovo a scrivere in questo forum perché sono in crisi. Sto valutando il mio percorso universitario e ho un blocco enorme perché mi piacciono cose COMPLETAMENTE diverse tra loro, vorrei un supporto per chiarirmi le idee. Ho una forte passione e formazione pratica nell'ambito del movimento e della danza; è la mia più grande passione. Al tempo stesso cerco una professione concreta, ma sono indecisa tra diversi percorsi, non so come scegliere o su quale strada proiettarmi, avendo interessi che spaziano: DAMS: Mi attira per l'ambito della danza. Scienze Motorie: Mi interessa per il legame con il corpo e il movimento umano. Psicologia: Mi piacerebbe come strada per diventare Psicologa dello Sport e lavorare sulla mente e sulle prestazioni atletiche. Mi appassiona la progettazione di spazi e di interni. Mi piace molto l'uso di strumenti digitali e tecnici come AutoCAD, il disegno tecnico e la gestione di progetti al computer (Interior Design, Architettura, Design e comunicazione o Scienze della Comunicazione). In passato ho già frequentato il primo anno di Ingegneria Edile-Architettura. I primi mesi il percorso mi è piaciuto molto, ma successivamente non ero pronta, ero assorbita da altro e mi sono fatta condizionare dal mio stato d'animo di quel periodo. Per questo motivo ho capito che sicuramente non rifarei Ingegneria, ma sento che l'ambito dell'Architettura continua a piacermi molto. Quello che mi fa mettere in discussione tutto è la Danza, perché penso che altrimenti avrei continuato il percorso di studi di Ingegneria edile o avrei cambiato ad Architettura solamente, ma pensando alla danza penso a tremila strade che potrei fare per accontentarmi. Il mio problema è che voglio fare qualcosa che davvero mi piace e che non mi faccia sentire frustrata o con rimpianti, ma non riesco a scegliere perché più penso e analizzo ogni corso più non so scegliere. Grazie e scusate per il disturbo.
2 risposte
Buon giorno e grazie per aver espresso in modo così chiaro la sua situazione e la sua preoccupazione. Non c'è nulla di sbagliato o di anomalo nel sentirsi attratta da ambiti che a prima vista sembrano così diversi tra loro: la ricerca sull'orientamento universitario ha documentato con chiarezza che l'indecisione accademica multipla, quella che coinvolge più di due opzioni valide contemporaneamente, è una condizione riconosciuta e piuttosto diffusa, e i dati mostrano che chi si trova indeciso tra diverse alternative tende effettivamente a sperimentare difficoltà decisionali più marcate rispetto a chi deve scegliere tra sole due strade, semplicemente per l'aumento del carico cognitivo ed emotivo che comporta valutare più possibilità reali insieme. Questo significa che la sua difficoltà attuale non riflette una sua incapacità personale di decidere, ma la genuina complessità di avere interessi molteplici e autentici, un dato empiricamente riconosciuto e non un limite caratteriale. La difficoltà nella quale si sta ponendo oggi nella scelta del suo futuro è una condizione ben nota e diffusa oltre che essere molto comprensibile. Nella realtà multi sfaccettata di oggi trovare una strada che possa chiamarsi autentica e propria è molto difficile e spesso si va, anche giustamente, in contro ad errori. È importante anche che lei distingua con chiarezza, come del resto inizia già a fare da sola, tra il giudizio sul percorso di Ingegneria Edile-Architettura in sé e il giudizio sul momento di vita specifico in cui lo ha affrontato: un'esperienza universitaria negativa vissuta durante una fase di forte instabilità emotiva personale non è, di per sé, un indicatore affidabile dell'incompatibilità tra lei e quel campo di studio, ma più probabilmente della sovrapposizione, in quel periodo specifico, tra un carico accademico impegnativo e un carico emotivo che non era gestibile contemporaneamente. Il fatto che l'ambito dell'architettura continui a piacerle nonostante quel ricordo difficile è quindi un dato significativo da tenere in seria considerazione, non da scartare automaticamente per semplice associazione con un'esperienza negativa passata. Le fonti specialistiche sull'orientamento suggeriscono anche una distinzione utile per il suo caso specifico, quella tra un blocco decisionale circoscritto e uno più generalizzato: se la difficoltà a scegliere si estendesse anche ad altre aree della sua vita quotidiana, indicherebbe una fase di difficoltà personale più ampia, mentre se resta specificamente legata a questa scelta universitaria, come sembra emergere dal suo racconto molto lucido e articolato sulle proprie passioni specifiche, è più probabile che si tratti di una difficoltà concreta di integrazione tra interessi realmente diversi tra loro, non di un disagio psicologico di natura più generale. Vorrei ora offrirle una lettura che parte da un'osservazione che lei stessa non nomina esplicitamente, ma che attraversa in modo sorprendentemente costante il suo racconto: il corpo, come tema, ricorre in tutte le strade che sta considerando, seppur in forme diverse. La danza è esperienza corporea pura, il movimento vissuto nella sua forma più immediata, espressiva e diretta; scienze motorie rappresenta lo studio scientifico di quello stesso corpo in movimento, la sua fisiologia, le sue dinamiche; la psicologia dello sport applica la dimensione mentale proprio al rendimento e all'esperienza corporea dell'atleta, unendo mente e corpo in un ambito specifico. Anche l'architettura e la progettazione di spazi, pur apparendo a prima vista lontane dal corpo in senso stretto, riguardano fenomenologicamente proprio il modo in cui i corpi umani abitano, si muovono e si orientano dentro lo spazio costruito: uno spazio ben progettato è, in fondo, uno spazio pensato per accogliere il movimento e la presenza corporea di chi lo vive quotidianamente. Quello che lei sta vivendo, quindi, potrebbe non essere la compresenza casuale di interessi eterogenei e scollegati tra loro, ma la stessa domanda esistenziale di fondo, il rapporto tra corpo, movimento e spazio, che si ripresenta sotto forme progressivamente più distanti dalla sua espressione più immediata, la danza, verso forme più mediate e tecniche, come la progettazione degli spazi che accolgono quel movimento o lo studio scientifico e psicologico di quel movimento stesso. Questo non significa automaticamente che la risposta corretta sia "scegliere ciò che riguarda più direttamente il corpo", ma che riconoscere questo filo comune potrebbe aiutarla a mettere a fuoco una domanda più precisa e più utile di quella che si sta ponendo ora: non tanto "quale corso mi piace di più", ma "quale livello di mediazione tra esperienza vissuta diretta e conoscenza tecnica mi è più congeniale", vuole restare nell'esperienza corporea diretta e viverla in prima persona, studiarla e comprenderla scientificamente da una posizione più esterna, oppure progettare gli spazi materiali che quella esperienza corporea accoglie? Vorrei soffermarmi anche su un elemento che lei stessa nomina con grande precisione e che considero il vero nodo centrale del suo blocco: il timore di scegliere qualcosa che la faccia sentire, in futuro, frustrata o piena di rimpianti. Questo timore, per quanto del tutto comprensibile e persino segno di una ricerca autentica di senso nella propria scelta, rischia paradossalmente di trasformarsi esso stesso nell'ostacolo principale: nel tentativo di trovare una scelta perfetta e completamente priva di ogni possibile rimpianto futuro, si finisce per rimanere bloccati in un presente di analisi continua che, di per sé, sta già producendo oggi la stessa frustrazione che si vorrebbe evitare di provare domani. È un tema che si sente moltissimo oggi nelle persone alle prese con questa scelta, convinti che una scelta “sbagliata” possa far “perdere tempo” e che possa essere irrimediabile. Ogni scelta esistenziale autentica comporta necessariamente la rinuncia consapevole a possibilità altrettanto valide e desiderabili: non esiste, semplicemente, una scelta capace di eliminare del tutto il rimpianto per le strade non percorse, perché questo è parte strutturale dell'esistenza stessa quando ci si trova di fronte a più possibilità reali, e continuare a cercare quella scelta impossibile, più che proteggerla dal rimpianto futuro, la sta tenendo ferma nel presente, impedendole di sperimentare concretamente nessuna delle strade che pure la attraggono profondamente. Le fonti specialistiche sull'indecisione accademica suggeriscono, a questo proposito, un approccio pratico che ritengo particolarmente coerente con il suo caso: spostare l'attenzione dal tentativo di decidere tutto in astratto, dentro la propria testa, verso piccole azioni esplorative concrete, che permettano di verificare come ci si sente realmente a contatto diretto con un determinato ambito, invece di continuare a ragionarci sopra teoricamente senza fine. Nel suo caso specifico, che riguarda peraltro ambiti fortemente corporei ed esperienziali per loro stessa natura, questo tipo di approccio esplorativo ha un valore aggiunto particolare: seguire una lezione aperta di scienze motorie, parlare direttamente con una psicologa dello sport per capire in cosa consista concretamente quella professione, frequentare un corso introduttivo di disegno tecnico o di interior design, le permetterebbe di sentire nel corpo, non soltanto di pensare astrattamente nella testa, quale di questi ambiti risuoni davvero con la sua esperienza reale, uscendo finalmente da quel circolo di analisi puramente intellettuale che lei stessa descrive con grande lucidità come paralizzante, quando dice che più pensa e analizza ogni corso, più non riesce a scegliere. Se, nonostante questi passi esplorativi concreti, il blocco decisionale dovesse persistere e continuare a generarle lo stesso livello di disagio attuale, una consulenza di orientamento psicologico specificamente dedicata a questo tipo di scelte potrebbe offrirle uno spazio strutturato e professionale per mettere ordine tra questi interessi molteplici con maggiore chiarezza, lavorando non solo sul contenuto della scelta ma anche sul processo emotivo che la accompagna, così da poter arrivare a una decisione che senta realmente sua, e non semplicemente la meno rischiosa tra le opzioni disponibili. Fare questa scelta importante potrebbe valere la pena di parlare con qualcuno di formato professionalmente che possa indirizzarla in base a quello che più ritrova più autentico e personale per una scelta così importante. Spero di averla aiutata almeno un poco, Resto a disposizione Dott. Marco Scaramuzzino
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Salve, da ciò che racconta emerge non una mancanza di interessi, ma quasi il problema opposto: ha molte possibilità che la attraggono e più cerca di trovare la scelta "perfetta", più sembra sentirsi bloccata. In questi casi può essere utile non partire subito dal nome del corso di laurea, ma chiarire prima quali aspetti desidera davvero trovare nel suo futuro, ad esempio: creatività, movimento, relazione con le persone, progettazione, stabilità professionale, possibilità di esprimersi. Non necessariamente una sola scelta dovrà contenere tutte le sue passioni. Un percorso di orientamento e supporto psicologico può aiutarla a mettere ordine tra desideri, paure e aspettative ed a costruire criteri di scelta più chiari, riducendo il continuo "rimuginio". Il fatto che si stia ponendo queste domande non significa che sia “in ritardo”, significa che sta cercando una direzione che senta realmente sua.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.

