Buongiorno, lavoro in uno studio di commercialisti da un anno, mai fatto prima questo lavoro infatt

25 risposte
Buongiorno,
lavoro in uno studio di commercialisti da un anno, mai fatto prima questo lavoro infatti sono in contratto di apprendistato.
Ho due colleghe completamente diverse tra loro, con una ho più confidenza e con cui riesco a lavorare sempre molto bene,
con l'altra che sembra sempre dar per scontato che io impari alla velocità della luce le cose, ha sempre parole poco carine nei miei confronti soprattutto dicendomi: Dopo un anno che fai ancora queste domande è grave.
Partiamo dal presupposto che è un lavoro difficile e non voglio che sia una scusa, ma non è per tutti, io vengo da tutt'altro settore e sto imparando un lavoro nuovo da zero, spesso non mi sento apprezzata sul lavoro poichè con questa collega non c'è un buon rapporto come con l'altra.
I due dottori si scontrano continuamente, uno dei due spesso ha atteggiamenti e modi di fare inappropriati nei confronti di questa collega oltre al fatto che vuole darle aumenti senza il consenso dell'altro dottore.
Noi due colleghe rimaste ci sentiamo costantemente inapprezzate ma soprattutto denigrate da questi atteggiamenti.
Sinceramente non so cosa devo fare.
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara signora,
da quanto scrive emerge il suo disagio per essere continuamente svalutata dalla collega e è normale sentirsi così in un contesto in cui vi sono continuamente conflitti tra colleghi e datori di lavoro. Come si sente fisicamente? Sente che questa situazione sta intaccando la sua serenità? Il non sapere cosa fare sottintende che sta valutando di lasciare il posto di lavoro? Credo sia importante che lei si ascolti e decida sulla base di questo come procedere. Le auguro di risolvere presto la sua situazione. Cordiali saluti.

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Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile Utente, la ringrazio per la sua condivisione.
Da quello che racconta sembra che si trovi in un contesto lavorativo piuttosto complesso, non solo per la natura del lavoro che sta imparando, ma anche per le dinamiche relazionali presenti nello studio. Quando si è in apprendistato, soprattutto provenendo da un settore diverso, è del tutto normale avere bisogno di tempo per acquisire competenze e fare domande (l’apprendimento passa proprio attraverso il confronto e il chiarimento dei dubbi).

Le parole che riporta da parte della sua collega possono comprensibilmente farla sentire svalutata o poco riconosciuta nel suo impegno. In un percorso di formazione, il clima di lavoro e il modo in cui vengono trasmesse le competenze hanno un ruolo molto importante nel sostenere la crescita professionale e la fiducia nelle proprie capacità.

Allo stesso tempo, sembra che nello studio siano presenti anche tensioni tra i titolari e dinamiche che possono contribuire a creare un ambiente poco sereno. Quando il clima organizzativo è instabile o conflittuale, spesso chi lavora all’interno può sentirsi più insicuro, meno valorizzato o più esposto a giudizi.

Potrebbe quindi essere utile provare a fermarsi un momento a riflettere su alcuni aspetti: come si sente lei in questo contesto nel medio-lungo periodo? riesce comunque a vedere questo anno come una fase di apprendimento utile per la sua crescita professionale, oppure il peso emotivo dell’ambiente rischia di superare i benefici dell’esperienza che sta facendo?

In alcune situazioni può essere utile provare a esprimere in modo assertivo le proprie difficoltà o il bisogno di chiarimenti sul lavoro; in altre, può diventare importante valutare se quell’ambiente sia davvero adatto al proprio percorso.

Confrontarsi con un professionista potrebbe aiutarla a mettere meglio a fuoco ciò che sta vivendo, le risorse che sta sviluppando e le possibili scelte per tutelare sia il suo benessere sia la sua crescita lavorativa.
Resto disponibile per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Dott.ssa Martina Eterno
Psicologo, Psicologo clinico
Alcamo
Buongiorno, da ciò che descrive sembra trovarsi in un contesto lavorativo poco sereno, dove oltre alla difficoltà di apprendere un lavoro nuovo si aggiungono tensioni relazionali e una comunicazione poco supportiva. È comprensibile che questo possa farla sentire insicura o non valorizzata. In fase di apprendistato è normale avere bisogno di tempo e di fare domande: l’apprendimento richiede gradualità. Potrebbe essere utile, se possibile, chiarire con la collega o con i responsabili quali sono le aspettative rispetto al suo ruolo e al suo percorso di apprendimento, così da avere indicazioni più chiare e ridurre i malintesi. Se il disagio dovesse persistere, confrontarsi con un professionista può aiutarla a comprendere meglio come gestire la situazione e tutelare il suo benessere.
Salve, immagino sia una situazione particolarmente faticosa in primis per lei, ma anche per la sua collega che condivide con lei la medesima situazione lavorativa. Purtroppo non è possibile trovare una soluzione che possa risolvere i conflitti all'interno del suo luogo di lavoro, ma è importante che lei consideri quanto questa situazione sia frustante e tollerabile per lei. Se sente che ciò che sta accadendo nel suo luogo di lavoro possa minare la sua identità lavorativa e la sua motivazione a tal punto da non trovare nessuna soddisfazione e gratificazione dalla sua professionalità è importante considerare possibile alternative. Capisco dal suo breve racconto che questa è una delle prime sue esperienze lavorative in una professione per cui si sarà impegnata nello studio e nella preparazione, è essenziale che lei si formi in un luogo in cui sente ci siano degli elementi di apprezzamento professionale nei suoi confronti, sta creando in questo momento degli importanti tasselli professionali per la sua carriera. D'altro canto, in ogni contesto professionale, troverà colleghi e colleghe con cui possono esserci dei conflitti, sarebbe interessante approfondire con un professionista cosa significa per lei (e quanto è essenziale!) essere apprezzato e riconosciuto nel contesto di vita lavorativo. Le auguro di poter trovare un buon equilibrio!
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione che sembra davvero faticosa da vivere ogni giorno. Da quello che racconti emergono diversi elementi che possono mettere sotto pressione chiunque: stai imparando un lavoro nuovo e complesso, lo stai facendo in un ambiente con tensioni tra i titolari e con una collega che spesso usa parole svalutanti nei tuoi confronti. È comprensibile che tu possa sentirti poco apprezzata o in difficoltà.
È importante ricordare una cosa: imparare un lavoro da zero richiede tempo, soprattutto in un contesto tecnico come uno studio di commercialisti. Fare domande non è un segno di incapacità, ma spesso è proprio il modo attraverso cui si costruisce la competenza. L’ambiente lavorativo sembra piuttosto teso e poco chiaro nelle dinamiche, per questo potrebbe esserti molto utile avere uno spazio esterno in cui parlare di ciò che stai vivendo, come un percorso di supporto psicologico. Uno spazio dove poter comprendere i tuoi bisogni, individuare delle strategie per gestire alcune situazioni complesse.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
La ringrazio per aver condiviso questa situazione così complessa e, per molti versi, emblematica di come le tensioni ai piani alti possano ricadere su chi sta imparando. Emerge chiaramente che lo studio non è solo un luogo di numeri, ma un sistema di vasi comunicanti: il conflitto costante tra i due titolari crea una sorta di "campo magnetico" instabile che finisce per influenzare il comportamento di tutti voi.
Quando i capi si scontrano e non riescono a trovare un accordo nemmeno sulla gestione del personale, viene meno la funzione di guida e protezione del gruppo. In questo vuoto di autorevolezza, è frequente che tra colleghi si inneschino dinamiche di tensione. La sua collega, che la critica aspramente per le domande che pone, probabilmente sta scaricando su di lei la pressione e l'insicurezza che respira nell'ambiente: è come se, sentendosi svalutata dai titolari, cercasse di riaffermare un potere o una superiorità gerarchica verso l'anello che percepisce come più "fragile", ovvero chi è in apprendistato. Le sue parole poco carine non definiscono la sua competenza, ma parlano della sua rigidità e della fatica che fa nel gestire un ruolo che forse sente minacciato.
È importante che lei non interiorizzi l'idea di essere "lenta" o "inadeguata". Un apprendistato, specialmente in un settore tecnico come quello commerciale e per chi proviene da altri ambiti, richiede tempo, pazienza e, soprattutto, un ambiente che permetta l'errore come strumento di crescita. Il fatto che lei e l'altra collega vi sentiate denigrate è un segnale prezioso: vi dice che il problema non è la vostra performance, ma un clima organizzativo che ha smesso di nutrire le persone per concentrarsi solo sui conflitti interni.
In questa fase, potrebbe esserle utile provare a tracciare un confine emotivo tra la sua identità professionale in costruzione e le dinamiche disfunzionali che osserva. Provi a chiedersi se questa sua sensazione di non essere apprezzata sia un dato oggettivo o se sia il riflesso dell'incapacità dei suoi responsabili di "vedere" davvero il valore dei propri collaboratori. Spesso, cambiare la prospettiva da "cosa sto sbagliando io" a "in quale dinamica sono finita" aiuta a recuperare l'energia necessaria per decidere come muoversi.
Tuttavia, qualora sentisse che questo clima di svalutazione sta diventando troppo pesante da sostenere da sola e iniziasse a intaccare seriamente la sua autostima o il suo equilibrio quotidiano, potrebbe essere prezioso fermarsi un istante. Se la situazione dovesse diventare insostenibile, la invito a considerare un consulto psicologico: un professionista potrebbe aiutarla a "mappare" meglio queste relazioni e a trovare strategie per proteggersi emotivamente, permettendole di capire se questo sistema lavorativo può ancora offrirle qualcosa o se sta chiedendo un prezzo troppo alto al suo benessere.
Dott.ssa Sara Luongo
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente,
quello che descrive è un ambiente di lavoro oggettivamente difficile, caratterizzato da più fonti di stress che si sommano: una collega poco empatica nei suoi confronti, due figure di riferimento in conflitto tra loro e una clima generale di tensione che inevitabilmente ricade su chi, come lei, sta ancora costruendo la propria competenza professionale.
Porre delle domande dopo un anno in un settore completamente nuovo è assolutamente legittimo soprattutto se, come ha detto, si trova ad imparare cose attinenti alla contabilità da zero. Questo richiede sicuramente del tempo. Le parole della sua collega non riflettono una sua reale mancanza, ma piuttosto una difficoltà di quest'ultima nel comprendere cosa significhi davvero ricominciare da capo in un campo completamente diverso dal proprio.
Alla luce di questo, ci sono alcune riflessioni che potrebbero esserle utili. Riguardo alla collega con cui ha maggiori difficoltà, provi a non interiorizzare le sue critiche come verità assolute, imparando a distinguere l'eventuale feedback costruttivo dal tono irrispettoso con cui viene espresso. Se si sente a suo agio, potrebbe anche dirle con calma come certi commenti la facciano sentire: spesso le persone non si rendono conto dell'impatto delle proprie parole. Riguardo ai due dottori, comprendo quanto sia logorante vivere all'interno di un clima conflittuale che finisce per ricadere anche su di lei, ma provi a tenere a mente che il loro scontro non è una sua responsabilità e, per quanto possibile, cerchi di non farsene carico.
Infine, le porrei alcune importanti domande: si sente in crescita, nonostante tutti gli aspetti negativi che riporta? Sta imparando, anche lentamente? Sente che questo ambiente potrebbe farla crescere da un punto di vista lavorativo e/o personale? Se la risposta è sì, potrebbe valere la pena darsi del tempo. Se invece sente che l'ambiente sta intaccando la sua autostima in modo profondo e duraturo, allora vale la pena chiedersi quanto questo contesto stia pesando sulla sua vita e se voglia continuare a farne parte.
Non è una decisione che deve prendere oggi, ma ascoltarsi è già un buon punto di partenza.
Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile Utente, grazie per questa sua condivisione.
Immagino la frustrazione di lavorare in un ambiente nuovo, svolgendo un lavoro complesso, senza sentirsi sostenuta dalle persone con cui, inoltre, ci si trova inevitabilmente a dover collaborare. Prima di tutto ci tengo a sottolineare che è assolutamente normale che ancora non si senta del tutto confidente nel lavoro che fa: come sottolinea anche giustamente lei, il suo è un lavoro complesso che richiede anche una certa dimestichezza procedurale e un grande allenamento a livello mnestico, funzioni che si affinano col tempo, soprattutto considerando che lei sta imparando tutto ciò da zero. In un contesto così, prima di arrivare a delle risposte concrete su cosa fare, sarebbe importante esplorare le motivazione che l'hanno spinta a cercare un nuovo lavoro in questo settore, quali aspetti la tengano legata a questo contesto e quali, invece, la portano a pensare che sarebbe meglio prenderne le distanze. Il processo decisionale è indubbiamente complesso e passa attraverso anche un'analisi delle emozioni e degli stati d'animo associati a ciò che sta sperimentando dentro e fuori dal lavoro. Si prenda del tempo per ascoltare bene come si sente, eventualmente anche considerando l'idea di parlare con un professionista come uno psicoterapeuta.
Un caro saluto,

Dott. Alessandro Rigutti
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
dalle sue parole si sente chiaramente quanto questa situazione la stia facendo soffrire e quanto stia mettendo in dubbio se stessa. Imparare un lavoro nuovo, per di più complesso come quello in uno studio di commercialisti, richiede tempo. Un anno di apprendistato non è affatto un tempo lungo per sentirsi completamente sicuri, soprattutto se si arriva da un settore diverso. Fare domande e avere bisogno di chiarimenti non è un segno di incapacità, ma il modo naturale con cui si costruisce competenza.

Il punto che emerge, però, non riguarda solo il lavoro in sé, ma il clima che respira ogni giorno. Quando una persona che dovrebbe insegnare utilizza frasi svalutanti o fa sentire qualcuno “in ritardo”, è facile che dentro inizi a crescere la sensazione di non essere abbastanza. Se poi attorno ci sono anche tensioni tra i titolari e dinamiche poco chiare, chi è in apprendistato rischia di trovarsi nel mezzo e di assorbire un peso che in realtà non gli appartiene.

Quello che mi colpisce è che lei sta cercando di imparare, di impegnarsi e di capire cosa fare per migliorare. Questo dice molto della sua responsabilità e della sua serietà. Non è una persona che “non vuole imparare”, è una persona che sta provando a crescere in un ambiente che probabilmente non sempre facilita questo processo.

In situazioni così è importante fermarsi un attimo e distinguere due cose: ciò che davvero riguarda la sua crescita professionale e ciò che invece appartiene alle dinamiche degli altri. Quando queste due dimensioni si confondono, l’autostima ne risente molto.

Se sente che questa situazione la sta logorando o facendole perdere fiducia in se stessa, possiamo anche parlarne con calma in uno spazio online riservato. A volte basta mettere ordine nei pensieri e nelle dinamiche per ritrovare lucidità e capire con più sicurezza quale direzione prendere. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Buongiorno, la situazione che descrive sembra comprensibilmente faticosa. Quando ci si trova a imparare un lavoro nuovo, soprattutto in un contesto complesso come quello di uno studio professionale, è normale attraversare una fase di apprendimento più lunga e avere bisogno di fare domande. Il fatto che lei sia in apprendistato indica proprio che il suo ruolo è quello di acquisire progressivamente competenze, quindi il bisogno di chiarimenti non è di per sé un segnale di incapacità, ma parte del processo di formazione.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, in contesti lavorativi come questo spesso si attiva un circolo tra ambiente esterno e vissuto interno. Commenti svalutanti o poco supportivi possono facilmente far nascere pensieri come “non sono capace” o “sto sbagliando troppo”, che a loro volta aumentano insicurezza, tensione e senso di inadeguatezza. Questo però non sempre riflette la realtà delle proprie competenze, ma è spesso il risultato del clima relazionale in cui ci si trova a lavorare.
Un elemento importante della situazione che descrive è proprio il contesto: da una parte una collega con cui riesce a collaborare bene, dall’altra una dinamica più critica e poco incoraggiante, e sullo sfondo anche tensioni tra i titolari dello studio. Quando l’ambiente è conflittuale o poco chiaro nei ruoli e nelle aspettative, è più facile che chi è in una posizione di apprendimento si senta esposto o svalutato.
In questi casi può essere utile provare a distinguere tre livelli: ciò che riguarda il suo processo di apprendimento, ciò che riguarda lo stile comunicativo della collega e ciò che dipende dal clima generale dello studio. Non tutto ciò che accade in un contesto lavorativo è sotto il nostro controllo, ma può essere utile concentrarsi sugli aspetti su cui si può intervenire, ad esempio chiarendo dubbi in modo diretto, annotando le procedure per sentirsi più sicura nel tempo e, quando possibile, comunicando in modo assertivo come certi commenti possano risultare poco utili nel processo di apprendimento.
Un altro aspetto centrale è non utilizzare le reazioni di una singola persona come unico parametro per valutare il proprio valore professionale. Il fatto che con l’altra collega lei riesca a lavorare bene suggerisce che le sue capacità di adattamento e collaborazione ci sono.
Se il clima di lavoro dovesse continuare a farla sentire costantemente svalutata o in difficoltà, potrebbe anche essere utile prendersi uno spazio di riflessione per capire quali condizioni lavorative sono per lei sostenibili nel lungo periodo. A volte interrogarsi sui propri bisogni professionali e sul tipo di ambiente in cui si riesce a crescere meglio può aiutare a orientare le scelte future.
Se lo desidera, rimango a disposizione per approfondire meglio come gestire queste dinamiche relazionali e i pensieri di autosvalutazione che possono emergere in situazioni lavorative come questa.
Buongiorno, imparare un lavoro completamente nuovo richiede tempo, soprattutto in un settore complesso come quello contabile. L’apprendistato, proprio per definizione, dovrebbe prevedere una fase di apprendimento in cui è normale fare domande e avere bisogno di chiarimenti.

Da quello che descrive sembra che, oltre alla difficoltà di imparare un lavoro nuovo, ci sia anche un clima lavorativo piuttosto teso tra colleghi e superiori. In contesti di questo tipo è facile iniziare a sentirsi poco apprezzati o inadeguati, anche quando si sta semplicemente attraversando una fase di apprendimento.

Può essere utile distinguere tra il suo percorso di crescita professionale, che richiede tempo, e le dinamiche relazionali dello studio. Se il disagio dovesse continuare, confrontarsi con un professionista può aiutare a capire come tutelare meglio il proprio benessere.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che racconta sembra che stia vivendo una situazione lavorativa piuttosto faticosa, in cui alla complessità di un lavoro nuovo si aggiungono dinamiche relazionali non semplici. Quando si entra in un ambito professionale completamente diverso dal proprio è normale aver bisogno di tempo per apprendere e fare domande: l’apprendistato, per sua natura, dovrebbe essere proprio uno spazio di formazione e crescita.

Le parole svalutanti o i continui confronti possono minare il senso di sicurezza e far nascere dubbi su di sé, anche quando in realtà si sta semplicemente attraversando un normale processo di apprendimento. Allo stesso tempo, un clima di tensione tra colleghi o tra i responsabili dello studio può rendere l’ambiente di lavoro ancora più pesante da vivere.

Potrebbe essere utile provare a fermarsi un momento per ascoltare come si sente davvero in questa situazione e valutare quali margini di dialogo esistono: ad esempio chiarire con la collega o con i responsabili quali sono le aspettative rispetto al suo ruolo e ai tempi di apprendimento. A volte portare in modo rispettoso il proprio punto di vista può aiutare a ridefinire alcune dinamiche.

Se però il senso di svalutazione o il disagio dovessero persistere, parlarne in uno spazio di supporto psicologico può aiutare a comprendere meglio come tutelarsi, rafforzare la propria sicurezza e valutare con maggiore serenità le possibili scelte da fare.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

da ciò che racconta emerge una situazione lavorativa piuttosto complessa, in cui si intrecciano diversi fattori: l’apprendimento di una professione nuova, dinamiche relazionali difficili con una collega e un clima generale di tensione tra i titolari dello studio. Tutti questi elementi possono contribuire a farle vivere sentimenti di insicurezza, frustrazione e demotivazione.

Partiamo da un punto importante: essere in apprendistato significa proprio essere nella fase di apprendimento. È normale avere bisogno di tempo, fare domande e consolidare gradualmente le competenze. Ogni persona ha tempi diversi di acquisizione delle abilità, soprattutto quando si proviene da un settore completamente diverso. Il fatto che lei chieda chiarimenti non è necessariamente un segno di incapacità, ma spesso indica responsabilità e desiderio di svolgere il lavoro nel modo corretto.

Il problema che descrive sembra riguardare soprattutto le modalità comunicative della collega. Frasi come quelle che riporta possono essere percepite come svalutanti e, nel tempo, possono minare l’autostima professionale. In questi casi può essere utile provare, quando possibile, a:

chiedere spiegazioni in modo chiaro e diretto su ciò che ci si aspetta da lei;

chiedere eventualmente esempi pratici o indicazioni più strutturate;

esprimere, con tono calmo e professionale, che alcuni commenti la mettono in difficoltà e che per imparare ha bisogno di indicazioni costruttive.

Un altro aspetto rilevante è il clima organizzativo dello studio, che lei descrive come conflittuale tra i titolari. Quando la leadership è divisa o in tensione, spesso i collaboratori si trovano in una posizione scomoda, con la sensazione di non essere riconosciuti o valorizzati. Questo può aumentare il senso di precarietà e di stress.

Potrebbe essere utile anche fermarsi a riflettere su alcuni punti:

se, al di là delle difficoltà relazionali, questo lavoro le interessa davvero e desidera investirci nel lungo periodo;

se sente di ricevere una formazione adeguata per il ruolo che ricopre;

quali condizioni lavorative le permetterebbero di sentirsi più serena e valorizzata.

A volte confrontarsi direttamente con uno dei titolari (se esiste uno spazio per farlo) può aiutare a chiarire le aspettative, il percorso di apprendimento e le eventuali difficoltà incontrate.

Se però la situazione continua a generarle stress, senso di inadeguatezza o malessere costante, può essere molto utile parlarne con un professionista. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio le dinamiche che sta vivendo, rafforzare la sicurezza nelle proprie capacità e valutare con maggiore chiarezza le possibili scelte lavorative.

Per questo motivo, se sente che questa situazione la sta mettendo in difficoltà, le consiglierei di approfondire il tema con uno specialista, che possa aiutarla ad analizzare il contesto e individuare le strategie più adatte per lei.

Un caro saluto.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Sandra Cappello
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Buongiorno, intanto non prenda sul personale ciò che la collega le dice, eventualmente chiarisca come si sente alla collega quando dice certe cose, definisca i suoi confini professionali, non entri nelle dinamiche dei titolari, faccia il suo, sia professionale e si faccia rispettare .
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno, mi dispiace: da come lo racconti sembra un ambiente teso, dove tu sei in mezzo, stai imparando e invece di ricevere guida ti arriva giudizio. È normale che ti senta demoralizzata.
Tu sei in apprendistato e vieni da un altro settore: fare domande non è “grave”, è parte del lavoro. Il problema qui non è la tua lentezza, ma il modo in cui ti viene rimandata addosso ansia e frustrazione.
Per proteggerti senza entrare nello scontro, puoi provare tre mosse semplici.
La prima è rendere le domande “ordinate”. Tieniti un quaderno o un file con le procedure, e quando chiedi, fallo così: “Ho capito fino a qui, mi manca questo passaggio. Mi confermi?” Mostra che ci stai lavorando e riduce lo spazio per la critica gratuita.
La seconda è rispondere alle frasi svalutanti con calma e confine, senza giustificarti troppo: “Capisco, sto imparando e per lavorare bene ho bisogno di chiarire. Se preferisci, mi dici quando è un momento adatto per chiedere?” È educato ma mette il limite.
La terza è chiedere un confronto con uno dei due dottori, in modo molto concreto e non accusatorio. Non “lei mi tratta male”, ma: “Sto facendo apprendistato, vorrei obiettivi chiari e un riferimento per le domande. Possiamo definire chi mi segue e quali priorità devo imparare nei prossimi mesi?” Se c’è conflitto tra i titolari, tu hai ancora più bisogno di una struttura, altrimenti paghi tu la loro tensione.
Se dopo questo non cambia nulla, e ti ritrovi ogni giorno denigrata, è legittimo pensare a tutelarti: cercare un ambiente più formativo, o almeno parlare con un consulente del lavoro o un sindacato per capire i tuoi diritti in apprendistato. Non perché “devi scappare”, ma perché non è sano crescere professionalmente dentro un clima che ti schiaccia.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su assertività, confini e gestione dello stress lavorativo, e puoi valutare un colloquio.
Buongiorno,
da quello che racconti emerge una situazione lavorativa che può risultare emotivamente faticosa, soprattutto perché stai imparando un mestiere nuovo e ti trovi in un ambiente dove le dinamiche relazionali sembrano piuttosto tese.
Parto da un punto importante: essere in apprendistato significa proprio essere nella fase di apprendimento. È normale fare domande, avere dubbi e avere tempi diversi di acquisizione delle competenze, soprattutto se provieni da un settore completamente diverso. In un contesto formativo, le domande non sono un limite ma uno strumento di crescita professionale.
La difficoltà che stai vivendo sembra quindi non essere solo legata al lavoro in sé, ma anche al clima relazionale all’interno dello studio. Da quello che descrivi emergono diversi elementi: una collega con cui riesci a collaborare bene, un’altra più critica e poco paziente, e una situazione tra i titolari che sembra creare tensioni e disorganizzazione. Quando in un ambiente di lavoro ci sono conflitti tra figure di riferimento, spesso l’effetto ricade anche sui collaboratori, che possono sentirsi poco valorizzati o messi sotto pressione.
Le parole della collega, che ti dice che “dopo un anno è grave fare ancora certe domande”, possono essere percepite come svalutanti, soprattutto se espresse con un tono poco costruttivo. Tuttavia è importante ricordare che il modo in cui una persona comunica spesso parla più del suo stile relazionale che del tuo valore professionale.
In situazioni come questa può essere utile fare alcune riflessioni:
capire se stai effettivamente acquisendo competenze e se, nel complesso, senti di crescere professionalmente; cercare di mantenere un atteggiamento professionale, continuando a fare domande quando ne hai bisogno, senza interiorizzare le critiche non costruttive; osservare se esistono spazi di confronto con i titolari o con la collega con cui hai più sintonia, che possano aiutarti a orientarti meglio nel lavoro.
Un’altra cosa importante è non mettere in dubbio il tuo valore solo perché una persona utilizza modalità comunicative dure o poco empatiche. Imparare un lavoro nuovo richiede tempo, e ogni persona ha il proprio ritmo di apprendimento.
Se nel tempo dovessi continuare a percepire un clima di svalutazione costante, può essere utile anche chiederti se questo ambiente ti permette davvero di crescere serenamente oppure se, una volta acquisita un po’ più di esperienza, potrebbe essere più sano valutare contesti professionali diversi.
Nel frattempo, prova a tenere presente che stai costruendo competenze nuove, e questo richiede pazienza, pratica e anche la possibilità di sbagliare e fare domande. È parte naturale di qualunque percorso di formazione.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
da quello che racconti non è solo “fatica di apprendimento”, sei in un contesto lavorativo teso, con conflitti tra i titolari e dinamiche relazionali poco contenute, e questo può rendere molto più difficile imparare e sentirsi competente. In apprendistato è normale fare domande anche dopo un anno, soprattutto se arrivi da un altro settore e se le procedure non sono sempre spiegate in modo strutturato. Sentirsi dire “è grave” non è un feedback formativo: è un commento svalutante che aumenta ansia e insicurezza e, paradossalmente, può farti sbagliare di più.
Sembra che ci siano due aspetti centrali: da un lato la collega “dura” che non ti sostiene nell’apprendimento e ti fa sentire inadeguata; dall’altro un clima di studio in cui i dottori si scontrano e una collega viene trattata in modo inappropriato, con ricadute su tutto il team. In questi ambienti è facile che le persone con meno potere decisionale (apprendisti, impiegate) finiscano a contenere tensioni che non sono loro e a sentirsi costantemente giudicate.
Non posso dirti “cosa devi fare” in senso assoluto, ma può aiutare mettere a fuoco cosa ti serve per lavorare bene: chiarezza su compiti e priorità, un modo condiviso di passare le consegne, la possibilità di fare domande senza essere umiliata, e confini rispetto alle dinamiche tra colleghi e titolari che non dovrebbero ricadere su di voi. Se queste basi mancano, il rischio è che tu interiorizzi come “incapacità” qualcosa che invece è anche frutto del contesto.
Se senti che la situazione ti sta consumando, può essere utile cercare un confronto professionale interno: chiarire aspettative, tempi di apprendimento e modalità di affiancamento. E parallelamente proteggere la tua autostima: non confondere il tono svalutante di qualcuno con una verità su di te. Un anno, in un lavoro nuovo e complesso, non è affatto “troppo” per essere ancora in fase di apprendimento; lo diventa solo se intorno non c’è una cultura di formazione.
Infine, il tema dei comportamenti inappropriati e delle denigrazioni non è un dettaglio: se è qualcosa di frequente, crea un clima non sano e può incidere molto sul benessere. Se inizi a sentire che vai al lavoro con ansia, che ti blocchi o che ti stai spegnendo, è un segnale da prendere sul serio anche per orientarti su cosa sia sostenibile per te nel medio periodo.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua situazione con tanta chiarezza. Dalle sue parole emerge un senso di fatica e di frustrazione che appare molto comprensibile. Entrare in un ambiente di lavoro nuovo, soprattutto quando si proviene da un settore completamente diverso, richiede tempo, energia e una grande capacità di adattamento. Trovarsi contemporaneamente a dover imparare competenze nuove e a gestire un clima relazionale non sempre sereno può rendere tutto molto più pesante. Il fatto che lei sia in apprendistato indica proprio che il percorso di apprendimento è parte integrante del suo ruolo. Imparare un lavoro complesso come quello all’interno di uno studio di commercialisti non è qualcosa che avviene in modo immediato, e il bisogno di fare domande o di chiedere chiarimenti rientra pienamente nel processo di formazione. Quando invece ci si sente giudicati o svalutati per questo, è naturale che nascano dubbi su se stessi e sul proprio valore professionale. Allo stesso tempo sembra che nel suo ambiente di lavoro siano presenti dinamiche relazionali piuttosto tese anche tra i titolari dello studio. Quando chi guida un contesto lavorativo ha conflitti frequenti o atteggiamenti poco chiari, questo clima tende inevitabilmente a ripercuotersi sulle persone che lavorano all’interno dell’organizzazione. In questi casi non è raro che i collaboratori si sentano poco riconosciuti, poco valorizzati o esposti a tensioni che non dipendono direttamente da loro. Dal punto di vista psicologico è importante distinguere due livelli che spesso si intrecciano. Da una parte c’è la realtà oggettiva delle dinamiche lavorative, che nel suo racconto sembrano effettivamente caratterizzate da alcune difficoltà relazionali. Dall’altra parte c’è il modo in cui queste esperienze vengono vissute interiormente, cioè i pensieri e le emozioni che si attivano quando si percepisce di non essere apprezzati o quando si ricevono commenti svalutanti. In una prospettiva cognitivo comportamentale si osserva spesso che alcune situazioni lavorative possono attivare pensieri molto critici verso se stessi. Quando qualcuno ci dice che dopo un anno non dovremmo più fare certe domande, può nascere dentro di noi l’idea di non essere abbastanza capaci, di essere più lenti degli altri o di non essere all’altezza del ruolo. Questi pensieri, quando si ripetono nel tempo, possono incidere sulla fiducia nelle proprie capacità e rendere il lavoro ancora più faticoso. Allo stesso tempo è importante ricordare che il processo di apprendimento non è uguale per tutti e che cambiare settore richiede inevitabilmente un periodo di adattamento più lungo. Il fatto che con l’altra collega lei riesca a lavorare bene e con più serenità suggerisce che il problema non riguarda necessariamente la sua capacità di apprendere, ma anche il tipo di relazione che si crea con le persone con cui si lavora. Quando ci si trova in ambienti in cui il riconoscimento e la comunicazione non sono sempre chiari, molte persone iniziano a interrogarsi su cosa sia giusto fare. Alcuni si chiedono se sia meglio resistere e continuare a imparare, altri iniziano a pensare se quel contesto sia davvero adatto a loro nel lungo periodo. Non esiste una risposta unica valida per tutti, ma spesso ciò che può aiutare è fermarsi a comprendere con maggiore lucidità come queste dinamiche influenzano il proprio modo di sentirsi e di comportarsi. Proprio per questo motivo, in alcune situazioni può essere molto utile avere uno spazio di riflessione personale in cui poter osservare con più calma il proprio modo di reagire alle difficoltà lavorative, i pensieri che emergono quando ci si sente svalutati e le strategie che si utilizzano per affrontare i conflitti o le tensioni. Un percorso psicologico orientato in senso cognitivo comportamentale può aiutare a mettere a fuoco questi aspetti e a comprendere meglio gli schemi che si attivano nelle relazioni professionali. Spesso lavorare su questi elementi permette di sviluppare una maggiore sicurezza nelle proprie capacità, di gestire con più serenità le critiche e di trovare modalità più efficaci per affrontare ambienti lavorativi complessi. A volte questo percorso porta anche a chiarire meglio quali contesti professionali siano davvero in linea con i propri bisogni e con il proprio modo di lavorare. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande e che stia cercando di capire come muoversi dimostra già una grande attenzione verso il proprio benessere e la propria crescita. In molti casi proprio da queste riflessioni può nascere un percorso di maggiore consapevolezza che aiuta non solo ad affrontare la situazione attuale, ma anche a costruire con più fiducia il proprio futuro professionale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Gabriele Caputi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buonasera, è comprensibile che si senta scoraggiata. Imparare da zero un lavoro tecnico in un solo anno è una sfida notevole e il suo contratto di apprendistato serve proprio a tutelare questo tempo di crescita.
Purtroppo, il malessere che prova sembra derivare più da un ambiente tossico che dalle sue capacità. Tra una collega impaziente che ha dimenticato cosa significhi iniziare e dei titolari in costante conflitto, è naturale sentirsi svalutati. Non permetta però che la mancanza di tatto altrui definisca il suo valore.
In questi casi, fare squadra con la collega con cui si trova bene è fondamentale per proteggersi. Se però questa situazione continuasse a logorarla, potrebbe essere utile valutare se questo studio sia davvero il posto giusto per la sua serenità a lungo termine.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno,

il suo racconto mette in luce una dinamica purtroppo molto frequente negli studi professionali: quando i vertici (i due dottori) sono in conflitto tra loro, l'intero "sistema" ne risente, creando un clima di instabilità, favoritismi e svalutazione.

Ecco alcuni spunti di riflessione per aiutarla a proteggere la sua professionalità e la sua serenità:

Il tempo dell'apprendimento: Un contratto di apprendistato serve proprio a imparare. Il settore dei commercialisti è tecnicamente complesso e in continua evoluzione; un anno è un tempo relativo, non assoluto. La frase della sua collega ("dopo un anno è grave") è un giudizio soggettivo che parla più della sua impazienza e del suo stress che delle sue reali capacità. Non permetta a un commento altrui di definire il suo valore.

La triangolazione del conflitto: I contrasti tra i due titolari e i favoritismi verso una sola collega creano una "frattura" nello studio. In queste situazioni, chi non si sente "scelto" o "apprezzato" vive un senso di ingiustizia profonda. Questo non è un suo fallimento, ma un limite gestionale dei suoi datori di lavoro, che non sanno creare un clima di equità e riconoscimento.

La "corazza" emotiva: In bioenergetica diciamo che quando l'ambiente esterno è ostile, tendiamo a contrarci e a vivere in uno stato di allerta costante. Questo consuma moltissima energia vitale, rendendo ancora più difficile concentrarsi sulle mansioni tecniche.

Cosa le suggerisco di fare?

Sposti il focus: Inizi a valutare la sua crescita basandosi su dati oggettivi (cosa sapeva fare un anno fa e cosa sa fare oggi) e non sul feedback di una collega che vive una dinamica ambigua con i titolari.

Mantenga i confini: Sia gentile ma ferma. Di fronte a commenti svalutanti, può rispondere con calma: "È proprio perché voglio essere precisa che faccio questa domanda. Preferisco un dubbio in più oggi che un errore domani". Questo sposta la conversazione sulla qualità del lavoro, togliendo potere al giudizio personale.

Osservi con distacco: Cominci a guardare ciò che accade tra i titolari come un "film" che non la riguarda personalmente. Il loro conflitto appartiene a loro, non a lei.

Se questo clima dovesse continuare a logorarla, consideri che le competenze che sta acquisendo sono sue e "portatili": potrà spenderle in futuro in un ambiente dove la competenza incontra il rispetto umano. Non smetta di credere nella sua capacità di fiorire, anche in un terreno difficile.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Dott. Federico Bartoli
Psicologo clinico, Psicologo
Prato
Buongiorno, penso di aver capito il contesto che ha descritto e, di conseguenza, anche la pesantezza e la difficoltà che lei può avere nello stare in un ambiente con queste caratteristiche. Nel suo resoconto manca però il suo modo di rispondere a questi stimoli. Cosa fa lei quando la sua collega le rivolge queste parole "poco carine"? Come ha affrontato situazioni simili in passato, se ci sono state? Queste sono informazioni importanti per poter dare una risposta adeguata al suo bisogno.

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno carissimo/a,
da quello che racconta sembra che stia vivendo una situazione lavorativa molto stressante, soprattutto perché sta imparando un lavoro nuovo e allo stesso tempo si trova in un ambiente con tensioni tra colleghi e superiori. È comprensibile che questo possa farla sentire poco valorizzata e in difficoltà.
A volte, in questi casi, può essere utile avere uno spazio di confronto neutrale per capire meglio come gestire le dinamiche lavorative, proteggere il proprio benessere e trovare strategie pratiche per affrontare queste situazioni.
Se desidera, possiamo fissare un colloquio per parlarne con calma e capire insieme come muoversi.
Può trovare il mio profilo su Mio Dottore
Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria Redivo
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera, da ciò che racconta sembra che lei si trovi in un contesto lavorativo piuttosto complesso, non solo per la difficoltà tecnica del lavoro che sta imparando, ma anche per le dinamiche relazionali presenti nello studio. Quando si è in apprendistato, per definizione si è in una fase di apprendimento: fare domande, avere bisogno di chiarimenti e procedere gradualmente fa parte del processo. Sentirsi rimproverati o svalutati per questo può facilmente generare senso di inadeguatezza e demotivazione.
Allo stesso tempo, dal suo racconto emerge come nello studio ci siano tensioni più ampie che non riguardano solo lei: i contrasti tra i due titolari, le diverse alleanze tra colleghi e il clima di scontro che sembra attraversare l’ambiente. In contesti piccoli come uno studio professionale, queste dinamiche spesso si riflettono molto sul clima quotidiano e rischiano di far sentire le persone coinvolte in qualcosa che in realtà non dipende da loro.
È interessante notare che con una collega lei riesce a lavorare bene e a sentirsi più a suo agio. Questo suggerisce che la difficoltà non riguarda tanto le sue capacità o il suo modo di lavorare, ma piuttosto il tipo di relazione che si crea con alcune persone. A volte alcune figure sul lavoro assumono un ruolo più critico o esigente, che può essere vissuto come svalutante soprattutto quando non è accompagnato da riconoscimento o spiegazioni.
Potrebbe essere utile provare a spostare l’attenzione da un giudizio su di sé (“forse non sono abbastanza brava”) a una lettura più ampia del sistema relazionale in cui si trova. In altre parole, chiedersi: che ruolo occupo io in queste dinamiche? Cosa mi aiuta a lavorare meglio, come succede con l’altra collega? E cosa invece mi fa sentire bloccata o sotto pressione?
Se la situazione continua a farla sentire poco valorizzata, potrebbe essere importante trovare uno spazio di confronto, ad esempio con uno dei titolari o con qualcuno di fiducia, per chiarire aspettative e modalità di apprendimento. A volte anche solo rendere esplicito che si ha bisogno di tempi e spiegazioni per imparare può cambiare la qualità della relazione lavorativa.
Tenga inoltre presente che darsi il tempo di acquisire sicurezza è parte del processo, non un segno di incapacità.
Se sente che questa situazione sta incidendo molto sul suo benessere o sulla fiducia in sé stessa, potrebbe essere utile parlarne anche con un professionista, per avere uno spazio neutrale in cui rileggere ciò che sta vivendo e capire come muoversi con maggiore serenità.
Buongiorno, la sua frustrazione è più che legittima in quanto sembra ritrovarsi in una posizione difficile in quanto apprendista in un posto dove nessuno ha la serenità per insegnare. La sensazione di non essere apprezzata è la diretta conseguenza del fatto che i suoi datori di lavoro sono troppo impegnati a farsi la guerra per accorgersi della sua crescita o per arginare l'arroganza dell'altra collega. Non è un suo fallimento professionale, è il fallimento della loro gestione. A questo punto, la cosa più utile che può fare è prendere tutto il sapere tecnico che riesce a imparare, appoggiarsi alla collega con cui va d'accordo e guardare alle cattiverie dell'altra come a un rumore di fondo che parla della sua persona e non di lei. Se il clima tra i dottori non migliora, ricordi che può sempre cambiare, so che non è facile, ma se non si sente apprezzata, potrebbe trovare un lavoro dove le sue qualità verranno elogiate e non squalificate.
Dott.ssa Chiara Aprile
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una situazione lavorativa piuttosto complessa, in cui si intrecciano diversi livelli: l’apprendimento di un nuovo ruolo, le dinamiche tra colleghi e un clima organizzativo che sembra caratterizzato da tensioni e conflitti tra i responsabili. È comprensibile che in un contesto così si possa sperimentare frustrazione, senso di inadeguatezza o mancanza di riconoscimento.

Quando si inizia un lavoro nuovo, soprattutto in un settore molto tecnico come quello contabile, il processo di apprendimento può richiedere tempo. Ognuno ha tempi diversi per integrare competenze e sicurezza nel ruolo, e questo non è necessariamente indice di incapacità, ma parte naturale di un percorso di crescita professionale. Le parole svalutanti di una collega, come quelle che riporta, possono però influenzare il senso di fiducia in sé e rendere il lavoro emotivamente più faticoso.

Allo stesso tempo, sembra che l’ambiente nel suo complesso sia attraversato da tensioni tra i titolari e da dinamiche relazionali poco chiare. Nei contesti lavorativi, il clima organizzativo spesso si riflette sulle relazioni tra i collaboratori: quando c’è conflitto “in alto”, chi lavora nello studio può sentirsi meno valorizzato, confuso sui ruoli o esposto a tensioni che non dipendono direttamente da sé.
Da una prospettiva psicologica può essere utile provare a distinguere due piani: quello esterno, cioè le dinamiche dell’ambiente di lavoro che non sono sotto il suo controllo; quello interno, cioè il modo in cui queste situazioni risuonano dentro di lei e influenzano il suo senso di valore e di competenza.

A volte queste esperienze, per quanto difficili, diventano anche occasioni per sviluppare maggiore consapevolezza di sé: capire quali condizioni lavorative ci fanno sentire rispettati, quali modalità relazionali ci feriscono e quali confini è importante imparare a mettere.
Potrebbe essere utile chiedersi, ad esempio:
- se ha la possibilità di confrontarsi in modo costruttivo con questa collega quando si sente svalutata;
- se nello studio esistono spazi di chiarimento sui compiti e sulle aspettative;
- come si sente lei rispetto a questo lavoro: se lo percepisce come un percorso che desidera continuare oppure se la fatica emotiva sta diventando troppo elevata.

Quando il clima lavorativo mette in discussione il proprio valore, parlare con uno psicologo può aiutare a rimettere a fuoco le proprie risorse, rafforzare l’autostima professionale e valutare con maggiore lucidità quali passi compiere.

Si ricordi che sentirsi in difficoltà in un contesto complesso non significa “non essere adatti”, ma spesso indica semplicemente che il sistema in cui ci troviamo non è sufficientemente supportivo. Prendersi cura del proprio benessere psicologico è sempre un primo passo importante.

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