Buongiorno dottori. Vi scrivo per chiedervi un aiuto per capire cosa mi sta succedendo. A ottobre d

21 risposte
Buongiorno dottori. Vi scrivo per chiedervi un aiuto per capire cosa mi sta succedendo.
A ottobre dopo un lunghissimo periodo di stress accumulato ho avuto due settimane di iperattivita nervosa in cui pulivo anche i muri per scaricare lo stress e successivamente due settimane di calo d'umore. Vedendomi star male senza un motivo vado in panico e decido di scrivere a una psicologa raccontandole tutto per filo e per segno tramite un colloquio. Lei mi dà la diagnosi di depressione reattiva e mi manda da uno psichiatra, faccio la visita dallo psichiatra ma mi dice che non ho bisogno ne di farmaci nè della sua figura perché il mio malessere ha motivo di nascere e quindi mi ha consigliato a sua volta un percorso psicologico.
Da ottobre a oggi la fase più intensa della depressione in cui faticavo ad alzarmi dal letto e non avevo appetito sembra passata. Nonostante questo però, mi alzo ogni mattina e tutti i giorni con un malessere mentale a cui non so dare un nome. Non so esattamente se sia ansia, tristezza o preoccupazione, sento solamente che c'è qualcosa che non va e di conseguenza divento triste per questo.
Siccome odio aver qualcosa senza saperlo identificare , la mia mente gli attribuisce il nome più catastrofico che possa esserci: la pazzia. Questo mi fa avere l'impressione che io possa controllarlo in un certo senso cercando su google rassicurazioni, pero quando vedo che i miei sintomi non appartengono a quel nome tragico, mi tranquillizzo e sto meglio.. ma allo stesso tempo siccome la causa del mio stato d'animo non è la pazzia, dopo le rassicurazioni ricado nel vuoto. Perché tutt oggi mi sento ancora così? La mia è una depressione reattiva o un ansia che si è innescata su di essa? Da cosa nasce questo stato d'animo e come posso fare per uscire da questo circolo di negatività? Avrei bisogno di chiarezza.. Vi ringrazio anticipatamente se mi risponderete, saluti.
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente, che cosa si dice quanto sente l'ansia? Quali sono i pensieri che accompagnano l'ansia? Questi pensieri sono reali o immaginari? Lei ascolta il suo corpo, le sue emozioni, le sue sensazioni? Dal suo post, ho avuto l'impressione che Lei ha dato molto potere alla sua mente. Le ricordo che Noi siamo ciò che sentiamo NON ciò che pensiamo. Non dia troppa importanza a ciò che legge, piuttosto, cerchi di ascoltare il suo cuore. Grazie.

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Dott.ssa Chiara Tumminello
Psicologo, Psicoterapeuta
San Martino Buon Albergo
Buongiorno gentile utente, la ringrazio della sua condivisione. E' difficile dare una risposta alle sue domande (sapere se si tratti di depressione reattiva o da cosa nasca questo suo stato d'animo) senza avere una conoscenza approfondita della sua storia e dei suoi vissuti. Quello che le posso dire è che può succedere di avvertire un malessere psicologico e non conoscerne la causa poiché non si è pienamente consapevoli delle proprie emozioni e dei propri pensieri che agiscono a livello non pienamente cosciente, influenzando il proprio presente. E' necessario in questi casi un percorso terapeutico che consenta di capire quali sono le dinamiche che lei ha vissuto nel passato con i suoi genitori o con le figure per le importanti, per comprendere che tipo di sofferenza lei si sta portando dentro. Spesso non si è consapevoli del fatto che certi eventi vissuti in passato possano aver generato in sé delle modalità disfunzionali nel rapportarsi a sé e agli altri o nell'affrontare la vita. Le consiglio di rivolgersi al /alla collega che la segue per approfondire le tematiche della sua vita che l'hanno portata alla sofferenza attuale. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.
Dott.ssa Serenella Garibaldo
Psicoterapeuta, Medico legale
Salerno
Buongiorno, dalle sue parole si percepisce quanto stia cercando di comprendere ciò che le sta accadendo e quanto questo stato interiore le generi preoccupazione. Quando attraversiamo periodi di malessere emotivo o oscillazioni dell'umore, è naturale cercare un nome o una spiegazione che possa rassicurarci. Tuttavia, spesso la vera rassicurazione non nasce tanto dall'etichetta diagnostica, quanto dalla possibilità di essere ascoltati e aiutati a comprendere ciò che sta vivendo.
Per questo motivo potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso psicoterapeutico, uno spazio in cui poter condividere queste sensazioni, le paure e i pensieri che la accompagnano. Nel tempo, questo lavoro permette non solo di capire meglio il proprio stato d'animo, ma anche di imparare a tollerare e trasformarlo. Non è necessario affrontare tutto questo da soli: il percorso di cura è proprio uno spazio in cui il dolore può essere pensato insieme a qualcuno.
un caro saluto
Dott.ssa Violetta Gatti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno,
Si può comprendere la confusione di una persona che cerca un nome ed un rimedio al suo malessere e ne trova troppi: ansia, depressione, reattività, pazzia…
Il problema delle diagnosi in psicologia e psichiatria è che, se il paziente o la paziente non le riempie di significato, rimangono delle definizioni sterili. Questo non accade in medicina, dove per guarire un raffreddore non importa che lei comprenda come se le è preso :)
La prima cosa da fare, in questi casi di diagnosi incerte o discordanti, è trovare una o un professionista di cui ci si fida.
Per esempio, si domandi se si troverebbe meglio con un uomo o con una donna, con qualcuno vicino a lei per età o qualcuno più adulto, in un consultorio pubblico o in uno studio privato etc…
Insomma, trovi qualcuno con cui si sente a suo agio, in modo da poter esplorare insieme quello che sta accadendo nel suo mondo interiore e trovare delle definizioni che si adattano bene al suo sentire e aprono strade terapeutiche.
Un saluto
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
da come lo descrivi sembra che dopo un periodo di stress prolungato tu abbia avuto una fase di forte attivazione (iperattività “nervosa”, bisogno di fare e pulire per scaricare) seguita da un calo dell’umore. Fin qui il quadro è compatibile con una risposta legata al sovraccarico emotivo: quando si regge a lungo, a un certo punto il sistema “molla” e compaiono spossatezza, tristezza, perdita di energia e appetito. Il fatto che la fase più intensa sia passata è un buon segnale.
Quello che ti sta rimanendo adesso, però, è un malessere più sottile ma costante, soprattutto al mattino, che fai fatica a nominare. E qui entra un meccanismo abbastanza comune: quando non riesci a identificare bene la sensazione, la mente cerca un’etichetta che dia controllo e senso… e sceglie la più spaventosa (“sto impazzendo”). A quel punto parte la ricerca di rassicurazioni, che funziona solo per un po’: ti calmi perché non trovi “prove” della catastrofe, ma subito dopo resta la sensazione di fondo e quindi ricominci da capo. In altre parole, non è tanto che “la pazzia” sia la causa, ma che la ricerca su Google diventi un modo per regolare l’ansia, mantenendo però acceso il circolo.
Per questo ha senso la tua domanda: è ancora depressione reattiva o è ansia? Spesso, dopo un episodio depressivo legato allo stress, può restare una quota di ansia e ipervigilanza sul proprio stato interno (“mi devo sentire bene, devo capire cosa ho”), con una sensibilità aumentata ai segnali emotivi. In più, al mattino diverse persone sperimentano un picco di malessere: non significa automaticamente “depressione grave”, ma può essere un momento in cui il corpo è più attivato e la mente più vulnerabile a pensieri catastrofici.
Da cosa nasce questo stato d’animo? Dal tuo racconto sembrano intrecciarsi almeno tre livelli: il residuo di stanchezza/abbassamento dell’umore dopo mesi di stress; una paura molto forte di perdere il controllo (“impazzire”) che ti spinge a monitorarti; e un bisogno di certezza che ti porta a cercare spiegazioni immediate. Tutto questo è comprensibile, ma tende a autoalimentarsi.
Come uscirne? Più che cercare la definizione perfetta (“è X o Y”), spesso è utile lavorare sulla comprensione del problema e sul processo che lo mantiene: l’attenzione costante al malessere, l’etichetta catastrofica, la rassicurazione via internet e la ricaduta. Un percorso psicologico è indicato proprio perché aiuta a dare un nome più preciso a ciò che provi, a tollerare le sensazioni senza trasformarle subito in diagnosi, e a sciogliere il bisogno di controllo che ti tiene bloccato. Se senti che il malessere è quotidiano e ti condiziona, non è una questione di “forza di volontà”: è il momento giusto per avere continuità in un percorso, invece di restare da sola dentro questo circuito.
In sintesi: quello che descrivi somiglia più a un’ansia che si è agganciata al post-stress/post-calo dell’umore (con molta paura di “impazzire”) che a un segnale di perdita di contatto con la realtà. E il fatto che le rassicurazioni ti calmino temporaneamente è un indizio ulteriore che il problema è il circolo dell’ansia, non la catastrofe che temi.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno, capisco bene la tua richiesta di “dare un nome” a quello che senti. Quando al mattino ti svegli con un malessere indefinito, è normale che la mente cerchi una spiegazione e, se sei già in allerta, tenda a scegliere l’etichetta più spaventosa. Non è pazzia: è un modo dell’ansia di provare a controllare l’incertezza.
Quello che descrivi sembra proprio un circolo: sensazione vaga di disagio, interpretazione catastrofica, ricerca su Google per rassicurarti, breve sollievo, poi ritorno del vuoto e nuova ricerca. È un meccanismo molto comune quando dopo un periodo di forte stress il sistema nervoso resta “sensibilizzato”: la fase acuta può essere passata, ma rimane una vulnerabilità che ti fa percepire e amplificare segnali interni.
Che sia “depressione reattiva” o “ansia” non si risolve da una singola etichetta. Spesso le due cose si intrecciano: lo stress può portare a un calo dell’umore, e poi la paura di stare male e di “non capirsi” alimenta l’ansia. Il fatto che tu migliori con le rassicurazioni è un indizio forte che l’ansia sta mantenendo il problema più di quanto immagini.
Per uscire dal circolo, i passi utili di solito sono questi:
Ridurre gradualmente la ricerca di rassicurazioni online. Non serve smettere di colpo, ma darti regole chiare, ad esempio niente Google al mattino, oppure rimando di 30 minuti quando viene l’impulso.
Dare un nome meno tossico alla sensazione: “attivazione”, “allerta”, “malessere mattutino”. Non è una diagnosi, è un’etichetta neutra che non ti spaventa.
Lavorare sulla routine del mattino come “ri-regolazione”: colazione seduta, luce naturale, movimento leggero, doccia, piccole attività. Il corpo spesso arriva prima della mente.
Fare un percorso psicologico continuativo. Non tanto per trovare l’etichetta giusta, ma per capire cosa ti ha portato a quel sovraccarico e come gestire i pensieri catastrofici e il bisogno di controllo.
Se in qualsiasi momento dovessero comparire sintomi più intensi, come insonnia marcata, pensieri di farti del male, o un peggioramento netto del funzionamento quotidiano, è corretto rivalutare anche con il medico o lo psichiatra. Ma per come lo racconti, sei dentro una dinamica molto “trattabile”, anche se sfiancante.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro con ansia, ruminazione e malessere post stress, e puoi valutare un colloquio.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che descrive sembra che negli ultimi mesi abbia attraversato un periodo emotivamente molto intenso, iniziato dopo una fase di forte stress. È comprensibile che, dopo aver vissuto momenti di iperattivazione e successivamente di calo dell’umore, possa rimanere una sensazione di malessere difficile da definire con precisione. Molte persone, quando percepiscono uno stato interno poco chiaro, cercano di comprenderlo e di dargli un nome; tuttavia la ricerca continua di spiegazioni o rassicurazioni (ad esempio su internet) può talvolta mantenere o amplificare il senso di inquietudine invece di risolverlo.

È importante ricordare che gli stati emotivi non sempre hanno contorni netti: possono essere una combinazione di stanchezza, tensione, preoccupazioni o vissuti ancora in elaborazione dopo un periodo difficile. Per questo motivo, più che cercare una definizione precisa o la “diagnosi giusta”, spesso è utile avere uno spazio di confronto in cui esplorare con calma ciò che sta accadendo, comprendere meglio i propri vissuti e individuare modalità più efficaci per gestire questi momenti.

Il fatto che la fase più intensa del malessere sia già diminuita è un segnale incoraggiante. Un percorso psicologico può aiutarla proprio a dare senso a queste sensazioni, ridurre il circolo delle preoccupazioni e ritrovare progressivamente maggiore equilibrio e serenità.

Se sente il bisogno di maggiore chiarezza, parlarne in modo approfondito con un professionista potrebbe offrirle quello spazio di ascolto e comprensione che sta cercando.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge un quadro che molte persone sperimentano dopo un periodo prolungato di stress: quando si attraversa una fase di forte sovraccarico emotivo e mentale, l’organismo può reagire prima con uno stato di iperattivazione (come quello che descrive, con bisogno di fare, muoversi, pulire, scaricare tensione) e successivamente con una fase di calo dell’umore e stanchezza psicofisica. Questo è compatibile con ciò che le è stato indicato come depressione reattiva, cioè una forma di malessere legata a fattori di vita e a stress accumulato.

Il fatto che la fase più intensa sia gradualmente migliorata è un segnale positivo. Tuttavia è abbastanza frequente che, dopo una fase depressiva o di forte stress, rimanga una sensazione di malessere più sfumata e difficile da definire, come quella che descrive al mattino. Non sempre le emozioni sono facilmente etichettabili: ansia, inquietudine, tristezza e preoccupazione possono mescolarsi e creare una sensazione generale di “qualcosa che non va”.

Un elemento importante che emerge dal suo racconto è il meccanismo di ricerca di rassicurazione. Quando compare il malessere, la mente cerca una spiegazione e tende ad attribuire l’ipotesi più catastrofica (“sto impazzendo”). Questo pensiero genera ulteriore ansia, che la porta a cercare informazioni su internet per tranquillizzarsi. La rassicurazione funziona nel breve termine, ma non risolve il problema di fondo e quindi il malessere tende a ripresentarsi. Questo ciclo è molto comune nei disturbi d’ansia.

Proprio per questo motivo è possibile che, dopo la fase depressiva iniziale, si sia sviluppata anche una componente ansiosa, alimentata dal bisogno di controllare e comprendere perfettamente ciò che sente. In realtà, più si cerca di controllare ogni sensazione interna, più si rischia di amplificarla.

Per uscire da questo circolo può essere utile lavorare su alcuni aspetti:

imparare a riconoscere e accettare le emozioni senza doverle definire immediatamente con precisione;

ridurre la ricerca compulsiva di rassicurazioni (ad esempio su internet);

comprendere meglio le fonti di stress e le dinamiche personali che hanno portato al sovraccarico iniziale;

acquisire strumenti per gestire ansia, pensieri catastrofici e rimuginio.

Un percorso psicologico può aiutarla proprio in questo: non solo a chiarire cosa sta accadendo, ma anche a interrompere i meccanismi mentali che mantengono il malessere e a ritrovare gradualmente un maggiore equilibrio emotivo.

Per questo motivo il consiglio è di approfondire la situazione con uno psicologo o psicoterapeuta, che possa valutare in modo più accurato la sua esperienza e accompagnarla in un percorso mirato.

Un caro saluto.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno, sono il dott. Michele Iannelli medico specialista in psicologia clinica, psicoterapeuta EMDR e omeopata; ho letto con molta attenzione la descrizione dei suoi stati d'animo e dei suoi bisogni. Sono convinto che sia, da parte mia, opportuno consigliarle una psicoterapia, relativamente breve ma molto risolutiva, come l'EMDR. Per ulteriori approfondimenti mi puo contattare tramite telefono o messaggi. Un caro saluto.
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, paura, solitudine. Posso solo provare ad immaginare come si sente e capisco il bisogno di avere delle risposte, ma non ci sono solo i sintomi che così bene descrive. C’è la sua storia, il rapporto con sé stessa e con gli altri, il senso che per lei hanno il dolore, l’attesa, l’incertezza. Mi sono chiesto se attualmente sia seguita e se non si sia sentita un po’ rimbalzata (abbandonata) dalla psicologa e dallo psichiatra. Cosa è successo? Leggerla mi ha ricordato Maurice Blanchot: "La réponse est le malheur de la question" (La risposta è il male della questione). La risposta chiude e non lascia spazio al dubbio, alla creatività, alla crescita, alle trasformazioni. Tutti movimenti preziosi, ma anche faticosi, dolorosi, spaventosi. La risposta, come un antinfiammatorio, attenua il dolore, ma non cura, non crea connessioni, non produce cambiamento. Sembra che le risposte dei colleghi (di Google, forse dei genitori, degli amici, del partner e queste stesse mie poche righe) abbiano alimentato ulteriori domande, dubbi, preoccupazioni, in un vortice che fagocita il pensiero, la coppia terapeutica e l’inizio di un percorso personale. Sarà necessario tanto lavoro e tanto tempo affinché si creino le condizioni per riuscire a tollerare l'incertezza, il mistero, il dubbio, senza sentirsi costretti a correre dietro ai fatti, alla ragione, alle risposte. Farà male e ci vorrà tanto tempo. Merita una vita piena e serena, ma ha bisogno di aiuto. In bocca al lupo per tutto
Dott.ssa Brunella Ieva
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Cesano Maderno
Comprendo benissimo il malessere con cui sta convivendo ogni giorno e non deve essere semplice. Sicuramente iniziare ad affidarsi ad uno/a psicoterapeuta potrebbe aiutarla a comprendere come uscire dal suo circolo vizioso che ha ben identificato (l'umore deflesso mi provoca ansia, che peggiora il tono dell'umore che aumenta l'ansia). Sarebbe interessante approfondire quel periodo di stress che le ha scatenato l'iperattività e poi l'esaurimento. A volte smettere di dare un nome a tutto ma capire realmente senza etichettare può essere una strategia vincente. Se però ha bisogno di sapere precisamente cosa accade capire come controllarlo, allora sposterei il focus dal tono dell'umore al bisogno di controllo. Con pochi elementi è difficile dare risposte chiare, ma approfondire il discorso con un professionista l'aiuterebbe. Se vuole sono disponibile anche onine
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno La ringrazio del messaggio. Credo che il Suo disturbo sia dettato da una forte Depressione e da uno stato d'ansia persistente che NON si configura affatto come pazzia .Si può parlare di un disturbo dell' umore piuttosto marcato che richiede farmaci adeguati da un lato e di una altrettanto adeguata psicoterapia di tipo dinamico. Spero che Lei possa alleviare la propria sofferenza al più presto. Cordiali saluti dott.ssa Gabriella Elmo
Dott.ssa Anna Marone
Psicologo, Psicoterapeuta
Foggia
Buon pomeriggio, credo che per fare una buona diagnosi, sia necessario fare alcuni colloqui per andare a fondo nella sua storia di vita e cercare di fare chiarezza su quali siano stati gli stimoli che hanno innescato il suo disagio emotivo, che non può essere diagnosticato con precisione finche' non si sia creata la giusta alleanza terapeutica, tale da aprirsi nel profondo di se stessi.
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera cara/o (non si capisce) utente. È interessante che in questo caso lo psichiatria sia stato più competente e ragionevole della psicologa che le avrebbe dato la "diagnosi" senza nanche una visita e solo in base a quello che lei le aveva escrito. È veramente assurdo, e infatti purtroppo il danno è stato fatto, e da allora ha installato questa tentata soluzione (noi strategici la chiamiamo così) di capire cosa le succeda e la paura della "follia", tra l'altro innescatale dal fatto che codesta psicologa, aggravando la cosa, l'abbia ritenuta così grave da mandarla ipso facto da uno psichiatra! Io non ho parole. Tuttavia, rassicurarla che non sia "pazza" so che non l'aiuterà molto. Se mi scriverà potremo parlarne in modo più preciso. La aspetto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
da quello che descrive sembra che il suo organismo abbia attraversato un periodo di forte stress e che, dopo la fase più intensa, sia rimasta una sensazione di malessere difficile da definire con precisione. Quando non riusciamo a dare un nome a ciò che proviamo, è abbastanza comune che la mente cerchi spiegazioni e a volte arrivi a temere le ipotesi più preoccupanti.
Il fatto che lei cerchi rassicurazioni e che queste la tranquillizzino temporaneamente è un meccanismo piuttosto frequente quando si entra in uno stato di forte attenzione verso i propri stati interni. Tuttavia, proprio questa continua ricerca di spiegazioni può mantenere attivo il circolo di preoccupazione.
È comunque positivo che la fase più intensa del malessere sia già passata e che lo psichiatra abbia escluso la necessità di una terapia farmacologica. In situazioni come questa un percorso psicologico può essere molto utile per comprendere meglio ciò che sta accadendo e per imparare a gestire questi stati emotivi in modo più sereno.
Con il giusto spazio di lavoro e con il tempo è possibile ritrovare maggiore chiarezza e stabilità emotiva.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Mi dispiace molto per il momento difficile che sta attraversando, descrivi una situazione comune quando siamo sfiniti.
Non è certamente follia ma desiderio di comprendere. Se si prova un disagio profondo e non si sa di cosa si tratta, è possibile andare in crisi.
Le ricerche online sono un modo di riprendere il controllo, ma di solito non sono molto efficaci. Farsi aiutare in queste situazioni mi sembra una ottima prospettiva.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Roberta Portelli
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Botticino sera
Buongiorno, quelle di cui parla potrebbero essere manifestazioni acute di un esaurimento da stress. Sarebbe necessario approfondire con accuratezza le sue condizioni attuali e il periodo che le ha precedute. E' opportuno che lei si rivolga a un/una psicologo/a psicoterapeuta esperto in stress e burn-out per un inquadramento diagnostico. Dott.ssa Portelli
Buongiorno. Comprendo perfettamente il suo smarrimento: quando non riusciamo a dare un nome a ciò che proviamo, la mente ipotizza lo scenario peggiore — la "pazzia" — per tentare di controllare l'ignoto. Tuttavia, ciò che descrive non è follia, ma un sistema nervoso rimasto in "allerta" dopo un forte sovraccarico stressogeno.
Il malessere che avverte è probabilmente un’ansia residua innestata sulla depressione reattiva. Cercare rassicurazioni online è una trappola: placa il dubbio per un istante, ma alimenta il circolo vizioso dell'iper-controllo, lasciandola poi svuotata. Per uscire da questa negatività, è fondamentale smettere di cercare una diagnosi catastrofica e imparare a tollerare l'incertezza del momento senza combatterla.
In un percorso cognitivo-comportamentale lavoreremmo proprio per disinnescare questi meccanismi di controllo e monitoraggio costante, permettendo al suo umore di stabilizzarsi naturalmente. Inizi a considerare questo stato non come un pericolo, ma come un segnale di stanchezza emotiva che richiede ascolto, non allarme.

Resto a sua disposizione per approfondire queste dinamiche in un colloquio conoscitivo.
Dott.ssa Chiara Del Barna
Psicoterapeuta, Psicologo
Arezzo
Buongiorno,

grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta attraversando. Dal suo messaggio si percepisce quanto questo stato di malessere la stia facendo sentire confuso e preoccupato.

Quando si vive un periodo prolungato di stress o una fase depressiva può capitare che, anche quando la fase più intensa sembra passata, rimanga una sensazione di disagio più sfumata e difficile da identificare. Spesso proprio il tentativo di trovare a tutti i costi una spiegazione immediata può finire per alimentare ulteriormente il circolo di preoccupazione che descrive.

Comprendo il suo bisogno di chiarezza, ma attraverso un messaggio purtroppo non è possibile fare valutazioni accurate o distinguere con precisione tra le diverse componenti del suo vissuto che invece va riconosciuto con uno spazio dedicato. Un percorso psicologico può però essere molto utile proprio per esplorare insieme queste sensazioni, comprenderne l’origine e trovare modalità più efficaci per gestirle.

Se lo desidera possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo, in cui potrà raccontare con calma ciò che sta vivendo e valutare insieme quale tipo di percorso possa esserle più utile.

Resto a disposizione.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
La chiarezza che cerca è comprensibile e il fatto che riesca a descrivere con tanta precisione i propri meccanismi mentali è già qualcosa di significativo.
Rispondo alle sue domande con onestà: stabilire in questo contesto se si tratti di depressione reattiva, ansia o una combinazione delle due non è possibile, né sarebbe corretto farlo. Sono distinzioni che richiedono una valutazione approfondita e continuativa. Quello che può dire con certezza è che la fase acuta sembra essere passata e che ora resta un malessere di fondo più diffuso e difficile da nominare.
C'è però qualcosa che ha descritto molto bene e su cui vale la pena soffermarsi: il circolo in cui un malessere non identificato genera ansia, l'ansia genera la ricerca di rassicurazioni su Google, la rassicurazione dà sollievo momentaneo, ma siccome la causa non è quella temuta, il vuoto rimane. È un meccanismo molto riconoscibile, ed è proprio questo, più che l'etichetta diagnostica, su cui ha senso lavorare.
Ha già consultato una psicologa e uno psichiatra, e questo è un buon punto di partenza. Il passo successivo è intraprendere un percorso psicoterapeutico continuativo, che le permetta non solo di capire da dove viene questo malessere, ma di sviluppare strumenti per gestirlo senza dover cercare ogni volta una risposta esterna.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
intraprenda un percorso di psicoterapia affidandosi ad uno psicoterapeuta, vedrà che con il tempo troverà le risposte che cerca e ritroverá il suo benessere.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara

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