Buongiorno,ho bisogno di urgentemente ricevere un consiglio o incoraggiamento. Sono una nuova addet
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risposte
Buongiorno,ho bisogno di urgentemente ricevere un consiglio o incoraggiamento.
Sono una nuova addetta alle vendite di un negozio di abbigliamento e durante il mio turno in cassa ho commesso un grave errore.
Durante l’ultima ora di lavoro,la responsabile del negozio mi ha chiamata chiedendomi se sapevo fare i resi in cassa e io ho prontamente risposto di sì,ma la responsabilità mi ha detto di NO.
La ragione è stata che ho perso 400 euro in cassa,perché non ho selezionato bene le opzioni di pagamento per i resi,ho cliccato io la dicitura per i resi nello schermo invece di seguire quella già indicata.
Purtroppo i soldi ai clienti che sono venuti a fare i resi non riceveranno indietro il loro denaro e questi purtroppo potranno accorgersene dopo un mese.
La responsabile mi ha poi detto che per questa volta lo fa passare l’errore che secondo lei è stato di distrazione in quanto ho fatto “formazione”,ma se ricapita di nuovo mi verrà inviata una lettera a casa.
Io mi sento di non poter continuare più il lavoro e mi sento male a pensare di aver fatto un errrore importante. Piango continuamente,ma non riesco a vedere una via d’uscita.Il lavoro da contratti determinato rinnovati ogni mese e dopo questo errore credo che cambieranno idea e non mi rinnovano più il contratto.
Mi sento stupida e ho paura di andare a lavoro perché questa cosa la sapranno tutti e anche gli altri manager del negozio che mi guarderanno male da ora in poi.
Segnalo anche che la formazione ricevuta da un’altra collega non è stata fatta su tutti i possibili pagamenti,resi o altre operazioni in cassa. La formazione si è svolta costantemente e ogni volta che facevo cassa c’era sempre qualcosa di nuovo che non sapevo e non so ancora adesso fare.
Ormai lavoro da quasi un mese,ma chiedere ogni volta come si fa una cosa sopratutto quando c’è molta gente a volte sembra di disturbare o dare fastidio ai colleghi perché non so fare ancora niente bene. A volte sembra che mi trattino male apposta perché sono nuova. Il primo giorno poi quando ho fatto il corso di sicurezza con altre nuove ragazze i colleghi non sono stati molto accoglienti e ci sono certe situazioni che mi fanno pensare che non sono all’altezza per fare questo lavoro,ma resisto e sopravvivo come faccio sempre.
Ma ora andare a lavoro è più difficile per l’errore.
Cosa mi consigliate di fare?
Sono una nuova addetta alle vendite di un negozio di abbigliamento e durante il mio turno in cassa ho commesso un grave errore.
Durante l’ultima ora di lavoro,la responsabile del negozio mi ha chiamata chiedendomi se sapevo fare i resi in cassa e io ho prontamente risposto di sì,ma la responsabilità mi ha detto di NO.
La ragione è stata che ho perso 400 euro in cassa,perché non ho selezionato bene le opzioni di pagamento per i resi,ho cliccato io la dicitura per i resi nello schermo invece di seguire quella già indicata.
Purtroppo i soldi ai clienti che sono venuti a fare i resi non riceveranno indietro il loro denaro e questi purtroppo potranno accorgersene dopo un mese.
La responsabile mi ha poi detto che per questa volta lo fa passare l’errore che secondo lei è stato di distrazione in quanto ho fatto “formazione”,ma se ricapita di nuovo mi verrà inviata una lettera a casa.
Io mi sento di non poter continuare più il lavoro e mi sento male a pensare di aver fatto un errrore importante. Piango continuamente,ma non riesco a vedere una via d’uscita.Il lavoro da contratti determinato rinnovati ogni mese e dopo questo errore credo che cambieranno idea e non mi rinnovano più il contratto.
Mi sento stupida e ho paura di andare a lavoro perché questa cosa la sapranno tutti e anche gli altri manager del negozio che mi guarderanno male da ora in poi.
Segnalo anche che la formazione ricevuta da un’altra collega non è stata fatta su tutti i possibili pagamenti,resi o altre operazioni in cassa. La formazione si è svolta costantemente e ogni volta che facevo cassa c’era sempre qualcosa di nuovo che non sapevo e non so ancora adesso fare.
Ormai lavoro da quasi un mese,ma chiedere ogni volta come si fa una cosa sopratutto quando c’è molta gente a volte sembra di disturbare o dare fastidio ai colleghi perché non so fare ancora niente bene. A volte sembra che mi trattino male apposta perché sono nuova. Il primo giorno poi quando ho fatto il corso di sicurezza con altre nuove ragazze i colleghi non sono stati molto accoglienti e ci sono certe situazioni che mi fanno pensare che non sono all’altezza per fare questo lavoro,ma resisto e sopravvivo come faccio sempre.
Ma ora andare a lavoro è più difficile per l’errore.
Cosa mi consigliate di fare?
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Capisco la fatica e la difficoltà ad ambientarsi in un nuovo lavoro, ed il senso di colpa per aver commesso un errore. Credo che ci siano due aspetti importanti su cui lavorare: il primo riguarda la possibilità di legittimarsi ad essere appena arrivata, un mese di lavoro è davvero poco tempo ed è normale non sapere ancora tante cose, in quanto nuova arrivata ha bisogno di poter chiedere liberamente, senza sentirsi un peso o un disturbo; il secondo aspetto riguarda il suo rapporto con gli errori: capisco il senso di colpa che si prova quando si sbaglia, ma non sbaglia solo chi ha poca esperienza, sbagliano anche le persone più esperte: chi non sbaglia mai è chi non fa niente. Credo che, per quanto sia normale dispiacersi, non debba vergognarsi nè temere il giudizio degli altri: è un essere umano, e come tutti gli esseri umani, può capitare che sbagli anche lei. Credo che lavorare su questi due aspetti possa aiutarla a vivere la propria posizione lavorativa ed il proprio ambiente di lavoro in modo diverso, più sereno e leggero. Se volesse approfondire questi due temi, per poterli elaborare e comprendere a fondo, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
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Buongiorno,
quello che descrive è molto più comune di quanto sembri quando ansia e vulnerabilità emotiva aumentano. I pensieri intrusivi – anche quelli che mettono in dubbio l’identità, l’orientamento o il senso delle cose – non parlano di ciò che è “vero”, ma del livello di attivazione emotiva con cui sta facendo i conti.
Quando l’ansia cresce, la mente può aggrapparsi a domande che fanno paura e che diventano ripetitive. È un modo per cercare controllo in un momento in cui ci si sente spaventati o distaccati dalle emozioni.
Anche quella sensazione di “non provare nulla” è spesso legata a stress, stanchezza e sovraccarico: è un meccanismo di protezione, non una mancanza di affetto o di identità.
Continui a parlarne con la sua psicoterapeuta: non è un fallimento, ma parte del percorso. Col tempo, quando l’ansia si riduce, questi pensieri perdono forza e tornano a sembrarle solo ciò che sono: domande nate dalla paura, non dalla realtà.
Un caro saluto.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
quello che descrive è molto più comune di quanto sembri quando ansia e vulnerabilità emotiva aumentano. I pensieri intrusivi – anche quelli che mettono in dubbio l’identità, l’orientamento o il senso delle cose – non parlano di ciò che è “vero”, ma del livello di attivazione emotiva con cui sta facendo i conti.
Quando l’ansia cresce, la mente può aggrapparsi a domande che fanno paura e che diventano ripetitive. È un modo per cercare controllo in un momento in cui ci si sente spaventati o distaccati dalle emozioni.
Anche quella sensazione di “non provare nulla” è spesso legata a stress, stanchezza e sovraccarico: è un meccanismo di protezione, non una mancanza di affetto o di identità.
Continui a parlarne con la sua psicoterapeuta: non è un fallimento, ma parte del percorso. Col tempo, quando l’ansia si riduce, questi pensieri perdono forza e tornano a sembrarle solo ciò che sono: domande nate dalla paura, non dalla realtà.
Un caro saluto.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Capisco bene quanto stia soffrendo in questo momento. È normale sentirsi travolti dopo un errore, soprattutto quando si è all’inizio di un lavoro e ci si sente sotto osservazione. Prima di tutto, è importante ricordare che un errore non definisce chi Lei è né le Sue capacità. Tutti, soprattutto quando iniziano un nuovo lavoro, commettono sbagli: il fatto che la responsabile abbia deciso di considerare l’errore come “distrazione” significa che riconosce la Sua buona volontà e il fatto che stava imparando.
È comprensibile avere paura del giudizio dei colleghi, ma spesso la nostra mente ingigantisce la realtà: non è detto che la pensino male come teme. Chiedere aiuto o chiarimenti non dà fastidio, è normale e previsto quando si è alle prime armi, soprattutto in un contesto dove la formazione non era completa.
Adesso il modo migliore per gestire la situazione è concentrarsi sull’apprendimento: prendere appunti, chiedere conferma delle procedure corrette e fare attenzione a seguire passo passo le operazioni. Questo aiuta a prevenire nuovi errori e a ritrovare sicurezza in cassa.
Anche le emozioni che sta provando – ansia, paura, pianto – sono comprensibili: il corpo reagisce allo stress e alla pressione. Prendersi piccoli momenti di respiro profondo e accettare che sia normale sentirsi così può aiutare a calmarsi.
Infine, è importante ricordare che non è sola e che chiedere supporto, sia ai colleghi che a persone di fiducia, è un segno di cura di sé, non di debolezza. Questo periodo difficile passerà e con pazienza, attenzione e pratica, riuscirà a sentirsi più sicura nel lavoro. Rimango a disposizione, un caro saluto!
È comprensibile avere paura del giudizio dei colleghi, ma spesso la nostra mente ingigantisce la realtà: non è detto che la pensino male come teme. Chiedere aiuto o chiarimenti non dà fastidio, è normale e previsto quando si è alle prime armi, soprattutto in un contesto dove la formazione non era completa.
Adesso il modo migliore per gestire la situazione è concentrarsi sull’apprendimento: prendere appunti, chiedere conferma delle procedure corrette e fare attenzione a seguire passo passo le operazioni. Questo aiuta a prevenire nuovi errori e a ritrovare sicurezza in cassa.
Anche le emozioni che sta provando – ansia, paura, pianto – sono comprensibili: il corpo reagisce allo stress e alla pressione. Prendersi piccoli momenti di respiro profondo e accettare che sia normale sentirsi così può aiutare a calmarsi.
Infine, è importante ricordare che non è sola e che chiedere supporto, sia ai colleghi che a persone di fiducia, è un segno di cura di sé, non di debolezza. Questo periodo difficile passerà e con pazienza, attenzione e pratica, riuscirà a sentirsi più sicura nel lavoro. Rimango a disposizione, un caro saluto!
Gentile utente, intanto le sono vicina per questo difficile momento: quando si è in un nuovo ambiente e si tiene al proprio lavoro e al proprio valore anche un singolo errore può sembrare enorme. Ma quello che le è successo non definisce il suo valore, né la sua capacità di lavorare. Gli errori capitano a tutti, soprattutto quando la formazione è incompleta: Lei stessa racconta che non le erano state mostrate tutte le procedure o che si era trovata a dover gestire situazioni nuove da sola. Questo non è un problema che riguarda la sua persona: appare più un problema organizzativo. Forse lei ha semplicemente fatto del suo meglio con le informazioni che aveva a disposizione. Il fatto che la responsabile stessa abbia riconosciuto che si sia trattato di un errore di distrazione e che rientra nel percorso di formazione dimostra che gli errori dei nuovi arrivati come lei sono previsti e contemplati. Ognuno di noi penso abbia fatto almeno un piccolo errore. Il timore di essere giudicata è una paura comprensibile, ma non significa che accadrà davvero: molte delle sensazioni che prova come vergogna, paura e senso di inadeguatezza derivano da come si sente ma non necessariamente da come gli altri la vedono o la vedranno. Non lasci che questo episodio cancelli tutto il suo impegno. Chiedere aiuto non la rende più debole ma è segno di forza. Imparare nuove mansioni richiede tempo e pazienza, nessuno sa fare tutto subito. Se tuttavia questa cosa continua a destarle preoccupazione o a causarle malessere in generale il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista che sappia aiutarla e guidarla a comprendere tutte le variabili in un contesto e con un tempo adeguato.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Carissima, va tutto bene. Tutti commettono errori e lei non è più speciale degli altri. I responsabili vedono errori simili e - mi creda - di ben peggiori e gravi ad ogni nuova assunzione. Le credo che durante la formazione non le è stato spiegato bene quel tipo di pagamento, e che ha dovuto affrontare una situazione a cui non è preparata. È NORMALISSIMO. Come è normalissimo sbagliare all'inizio - perché crede che la sua responsabile le abbia detto che per stavolta "chiuderà un occhio"? Perché è normale che succeda, ma vuole farla impegnare, vuole farla stare molto attenta, a non abbassare mai la guardia. Questo capita in tutti i lavori. Vuole rinunciare al posto ottenuto perche non riesce ad assumersi la responsabilità dei suoi errori? Faccia pure. Evidentemente non teme di finire nell'indigenza. Capisco che prova vergogna, ma crescere significa prendersi la responsabilità dei propri errori, dare il massimo e quando si fallisce, si ha la forza caratteriale di tenere lo sguardo alto e difendersi. Questa è forza di carattere, non parlare sopra agli altri e cercare di avere ragione, col risultato di essere allontanata da tutti. A mio avviso, c'è la possibilità che lei provi molta vergogna perché finora non aveva mai dovuto assumersi la responsabilità dei propri errori e danni, e questo le ha dato la falsa credenza di saper fare più o meno bene tutto quello in cui si cimentava, di essere in qualche modo speciale - certo che è speciale, come tutti lo siamo a modo nostro - ma questo sbaglio le fa capire che sì, anche lei sbaglia e sì, la attende una prova di umiltà e maturità. Confidi in sé stessa e torni al lavoro a testa alta, sorridente ma attenta. Se sarà positiva e starà attenta ad ogni passo, sopratutto adesso che ha appena iniziato, vedrà che tutto le andrà bene. I miei più cordiali e stia bene.
Buongiorno e grazie per aver condiviso l'episodio accaduto. È comprensibile che, essendo nuova e trovandosi a gestire procedure non ancora completamente chiare, questo episodio l’abbia profondamente scossa. Quando si desidera fare bene e si è sotto pressione, un errore può assumere proporzioni enormi e far sentire inadeguati ma ciò non significa che lei lo sia.
Da ciò che scrive, emerge che la formazione ricevuta non è stata pienamente strutturata e che spesso si è trovata a dover imparare “sul momento”, senza che le venissero spiegate tutte le possibilità e le modalità lavorative. In un contesto così, è naturale sentirsi spaesati... Un errore non dipende mai solo dalla persona ma anche dall’organizzazione, dal ritmo del negozio e dal supporto che si riceve. Il fatto stesso che la sua responsabile abbia deciso di far passare l’accaduto dimostra che la comprende e questo appare già un segnale che la situazione, pur spiacevole, è stata inquadrata all’interno del processo di apprendimento.
Le emozioni che sta provando sono reazioni allo stress e alla paura di essere giudicata, specie quando si è ancora nuove e non ci si sente del tutto parte del gruppo. È un vissuto molto comune e non parla della sua competenza ma della fatica di dover dimostrare qualcosa in un ambiente che forse non si è ancora mostrato del tutto accogliente. Non c’è nulla di sbagliato nel chiedere chiarimenti più volte e non significa disturbare ma fa parte del suo diritto ad essere formata in modo adeguato.
Capisco anche la paura che questo episodio possa influire sul rinnovo del contratto ma è importante ricordare che un singolo errore, soprattutto in una fase iniziale e in condizioni di apprendimento poco chiare, difficilmente determina da solo il giudizio complessivo su una persona. Spesso la nostra mente, quando siamo in ansia, immagina scenari peggiori di quelli reali.
Le suggerisco di darsi il tempo di elaborare ciò che è accaduto, di tornare al lavoro un passo alla volta e di non pretendere da sé stessa una perfezione che nessuno, soprattutto all’inizio, può avere. Lei sta dimostrando responsabilità, sensibilità e desiderio di migliorare e questo ha un valore enorme. Se dovesse accorgersi che l’ansia resta difficilmente gestibile o che questo pensiero non si attenua, potrebbe essere utile un breve supporto psicologico; intanto si conceda la possibilità di imparare e di crescere, senza farsi definire da un singolo episodio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Santoni – Psicologa
Da ciò che scrive, emerge che la formazione ricevuta non è stata pienamente strutturata e che spesso si è trovata a dover imparare “sul momento”, senza che le venissero spiegate tutte le possibilità e le modalità lavorative. In un contesto così, è naturale sentirsi spaesati... Un errore non dipende mai solo dalla persona ma anche dall’organizzazione, dal ritmo del negozio e dal supporto che si riceve. Il fatto stesso che la sua responsabile abbia deciso di far passare l’accaduto dimostra che la comprende e questo appare già un segnale che la situazione, pur spiacevole, è stata inquadrata all’interno del processo di apprendimento.
Le emozioni che sta provando sono reazioni allo stress e alla paura di essere giudicata, specie quando si è ancora nuove e non ci si sente del tutto parte del gruppo. È un vissuto molto comune e non parla della sua competenza ma della fatica di dover dimostrare qualcosa in un ambiente che forse non si è ancora mostrato del tutto accogliente. Non c’è nulla di sbagliato nel chiedere chiarimenti più volte e non significa disturbare ma fa parte del suo diritto ad essere formata in modo adeguato.
Capisco anche la paura che questo episodio possa influire sul rinnovo del contratto ma è importante ricordare che un singolo errore, soprattutto in una fase iniziale e in condizioni di apprendimento poco chiare, difficilmente determina da solo il giudizio complessivo su una persona. Spesso la nostra mente, quando siamo in ansia, immagina scenari peggiori di quelli reali.
Le suggerisco di darsi il tempo di elaborare ciò che è accaduto, di tornare al lavoro un passo alla volta e di non pretendere da sé stessa una perfezione che nessuno, soprattutto all’inizio, può avere. Lei sta dimostrando responsabilità, sensibilità e desiderio di migliorare e questo ha un valore enorme. Se dovesse accorgersi che l’ansia resta difficilmente gestibile o che questo pensiero non si attenua, potrebbe essere utile un breve supporto psicologico; intanto si conceda la possibilità di imparare e di crescere, senza farsi definire da un singolo episodio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Santoni – Psicologa
Buongiorno gentile Utente, comprendo molto bene il suo stato d’animo e quanto questa esperienza l’abbia scossa. Quando si è nuovi in un ambiente lavorativo, con procedure complesse e ritmi veloci, è facile sentirsi sotto pressione e interpretare ogni errore come una prova di inadeguatezza personale. In realtà ciò che è accaduto non parla di un suo valore come persona o come professionista, ma di una situazione in cui formazione, carico emotivo e inesperienza si sono sovrapposti, rendendo più probabile un errore tecnico. Questo succede, e succede a tutti, soprattutto all’inizio.
La sua reazione emotiva così intensa non è un segnale che lei “non va bene”, ma di quanto lei tenga a fare bene il suo lavoro e abbia un forte senso di responsabilità. Tuttavia, quando il senso di colpa si trasforma in paura paralizzante o in pensieri catastrofici, si rischia di perdere lucidità e di attribuire all’accaduto un significato molto più grande di quello reale. La responsabile le ha detto chiaramente che per questa volta l’errore sarà compreso e che non ci saranno conseguenze immediate. Questo indica che, agli occhi di chi la coordina, l’errore è stato visto come qualcosa che può capitare durante l’apprendimento, non come una mancanza di serietà da parte sua.
Mi sembra inoltre importante che lei riconosca come la formazione ricevuta sia stata frammentaria e non sempre adeguata. Non è realistico aspettarsi che una persona nuova, dopo poche settimane, sappia gestire ogni possibile procedura senza incertezze. Chiedere aiuto non è un difetto, e se in certi momenti percepisce fastidio da parte dei colleghi ciò dice più dell’organizzazione e del clima lavorativo che non della sua competenza. Un team efficiente dovrebbe incoraggiare il confronto, non far sentire “di peso” chi sta imparando.
Il consiglio più utile, in questo momento, è quello di cercare di separare l’emozione dalla realtà concreta dei fatti. Provi ad andare al lavoro un passo alla volta, con gentilezza verso di sé, riconoscendo che lei sta facendo del suo meglio e che nessuno può pretendere perfezione immediata. Potrebbe anche essere utile parlare direttamente con la responsabile in un momento tranquillo, spiegando che desidera migliorare e chiedendo una formazione più chiara e strutturata, così da sentirsi realmente preparata e più sicura. Questo non la renderà “debole”, ma professionale.
Non c’è nulla di sbagliato in lei. C’è una persona sensibile, che vuole imparare e che sta affrontando una situazione nuova e impegnativa. Si conceda il diritto di essere all’inizio, di sbagliare e di crescere. Le emozioni passeranno e questo episodio, con il tempo, assumerà proporzioni molto più realistiche.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
La sua reazione emotiva così intensa non è un segnale che lei “non va bene”, ma di quanto lei tenga a fare bene il suo lavoro e abbia un forte senso di responsabilità. Tuttavia, quando il senso di colpa si trasforma in paura paralizzante o in pensieri catastrofici, si rischia di perdere lucidità e di attribuire all’accaduto un significato molto più grande di quello reale. La responsabile le ha detto chiaramente che per questa volta l’errore sarà compreso e che non ci saranno conseguenze immediate. Questo indica che, agli occhi di chi la coordina, l’errore è stato visto come qualcosa che può capitare durante l’apprendimento, non come una mancanza di serietà da parte sua.
Mi sembra inoltre importante che lei riconosca come la formazione ricevuta sia stata frammentaria e non sempre adeguata. Non è realistico aspettarsi che una persona nuova, dopo poche settimane, sappia gestire ogni possibile procedura senza incertezze. Chiedere aiuto non è un difetto, e se in certi momenti percepisce fastidio da parte dei colleghi ciò dice più dell’organizzazione e del clima lavorativo che non della sua competenza. Un team efficiente dovrebbe incoraggiare il confronto, non far sentire “di peso” chi sta imparando.
Il consiglio più utile, in questo momento, è quello di cercare di separare l’emozione dalla realtà concreta dei fatti. Provi ad andare al lavoro un passo alla volta, con gentilezza verso di sé, riconoscendo che lei sta facendo del suo meglio e che nessuno può pretendere perfezione immediata. Potrebbe anche essere utile parlare direttamente con la responsabile in un momento tranquillo, spiegando che desidera migliorare e chiedendo una formazione più chiara e strutturata, così da sentirsi realmente preparata e più sicura. Questo non la renderà “debole”, ma professionale.
Non c’è nulla di sbagliato in lei. C’è una persona sensibile, che vuole imparare e che sta affrontando una situazione nuova e impegnativa. Si conceda il diritto di essere all’inizio, di sbagliare e di crescere. Le emozioni passeranno e questo episodio, con il tempo, assumerà proporzioni molto più realistiche.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Salve,
tra le righe leggo che il fattore ansia è davvero a livelli molto alti. A volte, basta una chiacchierata con una psicologa che le mostra una via differente.
Senza timore.
Buon cammino
tra le righe leggo che il fattore ansia è davvero a livelli molto alti. A volte, basta una chiacchierata con una psicologa che le mostra una via differente.
Senza timore.
Buon cammino
Capisco il momento di forte disagio che sta vivendo. Un errore sul lavoro, soprattutto quando si è all’inizio e le procedure non sono ancora familiari, può generare molta ansia. È importante però distinguere tra ciò che è realmente accaduto e ciò che teme possa succedere.
L’errore che descrive non riguarda la sua capacità personale, ma una situazione di stress, formazione in via di sviluppo e pressione nel voler fare bene. In queste condizioni è normale sbagliare. La responsabile lo ha riconosciuto e le ha dato la possibilità di proseguire, segno che l’accaduto rientra nelle dinamiche degli accadimenti comprensibili nel percorso di apprendimento.
Quando si è nuove è naturale dover chiedere spesso chiarimenti, e non è un segno di incompetenza: è parte del processo. Le paure che sta avvertendo (essere giudicata, non essere all’altezza, non essere rinnovata) nascono più dal carico emotivo del momento che da segnali concreti.
In questo contesto può aiutare:
- chiedere con calma di rivedere le procedure, così da sentirti più sicura;
- evitare di anticipare scenari negativi che non si sono verificati;
- ricordarti che un singolo errore non definisce il tuo valore professionale.
La reazione emotiva intensa è comprensibile, ma con il tempo e un po’ di chiarezza operativa tende a ridursi.
L’errore che descrive non riguarda la sua capacità personale, ma una situazione di stress, formazione in via di sviluppo e pressione nel voler fare bene. In queste condizioni è normale sbagliare. La responsabile lo ha riconosciuto e le ha dato la possibilità di proseguire, segno che l’accaduto rientra nelle dinamiche degli accadimenti comprensibili nel percorso di apprendimento.
Quando si è nuove è naturale dover chiedere spesso chiarimenti, e non è un segno di incompetenza: è parte del processo. Le paure che sta avvertendo (essere giudicata, non essere all’altezza, non essere rinnovata) nascono più dal carico emotivo del momento che da segnali concreti.
In questo contesto può aiutare:
- chiedere con calma di rivedere le procedure, così da sentirti più sicura;
- evitare di anticipare scenari negativi che non si sono verificati;
- ricordarti che un singolo errore non definisce il tuo valore professionale.
La reazione emotiva intensa è comprensibile, ma con il tempo e un po’ di chiarezza operativa tende a ridursi.
Capisco quanto tu stia soffrendo in questo momento, e prima di tutto vorrei dirti una cosa con chiarezza e gentilezza: quello che ti è accaduto è un errore, non un fallimento personale.
Stai vivendo paura, vergogna e senso di inadeguatezza — sono reazioni umane, soprattutto quando si è nuove, sotto pressione, con una formazione incompleta e in un ambiente che non aiuta a sentirsi sicure.
Ti rispondo punto per punto, così da darti un po’ di luce e concretezza.
L’errore è reale, ma NON definisce il tuo valore
Molte persone, nei primi mesi di lavoro in cassa, commettono errori con i resi, i pagamenti o le procedure.
Non perché sono “stupide”, ma perché:
la formazione non è completa,
si impara sotto stress,
ogni negozio ha sistemi diversi,
nessuno può sapere tutto in 30 giorni,
Tu hai commesso un errore tecnico, non intenzionale, derivato da un processo poco chiaro. Questo è molto diverso dal “non essere all’altezza”.
La responsabile ti ha detto che “per questa volta passa”
Questo è importante.
Se l’errore fosse davvero considerato gravissimo, avrebbero preso misure immediate.
Il fatto che abbiano capito che è stato un problema di formazione significa che loro stessi riconoscono che non ti hanno accompagnata abbastanza.
Inoltre, la minaccia della “lettera a casa” è un modo sgraziato di dire “stai attenta”, ma non significa che vogliono liberarsi di te.
I colleghi che ti fanno sentire di troppo non parlano di te, ma dell’ambiente lavorativo
Molti negozi vivono di ritmi veloci e comunicazioni affrettate.
Le persone nervose non sono necessariamente contro di te: spesso sono stanche, stressate o non sanno come formare bene.
Il fatto che tu ti senta “di disturbo” non significa che tu lo sia.
Significa che non stanno svolgendo bene il loro ruolo di formatori.
Chiedere aiuto NON è un difetto
Al contrario: è professionalità.
Chi non chiede e sbaglia senza dire nulla mette davvero a rischio il negozio.
Tu chiedi, vuoi imparare, vuoi fare bene. Questo ti rende affidabile, non il contrario.
La tua paura è comprensibile, ma non corrisponde ai fatti
In questo momento ti sembra:
che tutti ti giudicheranno,
che tutti parleranno di te,
che non ti rinnoveranno il contratto,
che entrerai al lavoro e sarai “quella dell’errore”,
Questa è la voce dell’ansia.
Nella realtà:
i responsabili vedono errori ogni settimana,
i colleghi dimenticano presto perché sono concentrati sul loro,
i rinnovamenti non vengono decisi su un singolo episodio,
dopo qualche giorno nessuno ci farà più caso,
Cosa fare concretamente?
Vai al lavoro. Non sparire.
Questo è fondamentale.
La fuga rafforza ancora di più la paura.
Appena torni sarà faticoso per i primi 10 minuti, poi l’ansia scenderà.
Mostrati disponibile a imparare
Puoi dire una frase semplice, gentile e professionale:
“Vorrei rivedere bene la procedura dei resi, così sono sicura di fare tutto correttamente.”
Dimostra maturità.
Chiedi una formazione più chiara
È un tuo diritto, non un capriccio.
Separiamo l’errore dal tuo valore
Hai retto un mese in un ambiente difficile, con procedure complicate e colleghi poco accoglienti.
Questo si chiama resilienza, non incapacità.
Quello che ti sta succedendo ha un nome: sovraccarico emotivo
Quando sei nuova, vuoi fare bene, e l’ambiente non è rassicurante, un singolo errore sembra enorme.
Un incoraggiamento, da cuore a cuore
Tu non sei il tuo errore.
Tu sei una persona che:
si impegna,
ha sensibilità,
vuole fare bene,
si sente responsabile,
soffre quando pensa di aver ferito qualcuno,
non si tira indietro,
Queste qualità non possono essere cancellate da un click sbagliato su uno schermo.
Per chiudere: non prendere decisioni mentre sei spaventata
Non lasciare il lavoro ora, non prendere decisioni affrettate.
Aspetta di calmarti, di tornare in negozio, di vedere che — nella realtà — succede molto meno di quello che l’ansia ti sta raccontando.
Come ti senti adesso dopo aver letto queste parole?
Io sono qui per continuare a parlartene, se vuoi.
Dott. De Luca Salvatore
Stai vivendo paura, vergogna e senso di inadeguatezza — sono reazioni umane, soprattutto quando si è nuove, sotto pressione, con una formazione incompleta e in un ambiente che non aiuta a sentirsi sicure.
Ti rispondo punto per punto, così da darti un po’ di luce e concretezza.
L’errore è reale, ma NON definisce il tuo valore
Molte persone, nei primi mesi di lavoro in cassa, commettono errori con i resi, i pagamenti o le procedure.
Non perché sono “stupide”, ma perché:
la formazione non è completa,
si impara sotto stress,
ogni negozio ha sistemi diversi,
nessuno può sapere tutto in 30 giorni,
Tu hai commesso un errore tecnico, non intenzionale, derivato da un processo poco chiaro. Questo è molto diverso dal “non essere all’altezza”.
La responsabile ti ha detto che “per questa volta passa”
Questo è importante.
Se l’errore fosse davvero considerato gravissimo, avrebbero preso misure immediate.
Il fatto che abbiano capito che è stato un problema di formazione significa che loro stessi riconoscono che non ti hanno accompagnata abbastanza.
Inoltre, la minaccia della “lettera a casa” è un modo sgraziato di dire “stai attenta”, ma non significa che vogliono liberarsi di te.
I colleghi che ti fanno sentire di troppo non parlano di te, ma dell’ambiente lavorativo
Molti negozi vivono di ritmi veloci e comunicazioni affrettate.
Le persone nervose non sono necessariamente contro di te: spesso sono stanche, stressate o non sanno come formare bene.
Il fatto che tu ti senta “di disturbo” non significa che tu lo sia.
Significa che non stanno svolgendo bene il loro ruolo di formatori.
Chiedere aiuto NON è un difetto
Al contrario: è professionalità.
Chi non chiede e sbaglia senza dire nulla mette davvero a rischio il negozio.
Tu chiedi, vuoi imparare, vuoi fare bene. Questo ti rende affidabile, non il contrario.
La tua paura è comprensibile, ma non corrisponde ai fatti
In questo momento ti sembra:
che tutti ti giudicheranno,
che tutti parleranno di te,
che non ti rinnoveranno il contratto,
che entrerai al lavoro e sarai “quella dell’errore”,
Questa è la voce dell’ansia.
Nella realtà:
i responsabili vedono errori ogni settimana,
i colleghi dimenticano presto perché sono concentrati sul loro,
i rinnovamenti non vengono decisi su un singolo episodio,
dopo qualche giorno nessuno ci farà più caso,
Cosa fare concretamente?
Vai al lavoro. Non sparire.
Questo è fondamentale.
La fuga rafforza ancora di più la paura.
Appena torni sarà faticoso per i primi 10 minuti, poi l’ansia scenderà.
Mostrati disponibile a imparare
Puoi dire una frase semplice, gentile e professionale:
“Vorrei rivedere bene la procedura dei resi, così sono sicura di fare tutto correttamente.”
Dimostra maturità.
Chiedi una formazione più chiara
È un tuo diritto, non un capriccio.
Separiamo l’errore dal tuo valore
Hai retto un mese in un ambiente difficile, con procedure complicate e colleghi poco accoglienti.
Questo si chiama resilienza, non incapacità.
Quello che ti sta succedendo ha un nome: sovraccarico emotivo
Quando sei nuova, vuoi fare bene, e l’ambiente non è rassicurante, un singolo errore sembra enorme.
Un incoraggiamento, da cuore a cuore
Tu non sei il tuo errore.
Tu sei una persona che:
si impegna,
ha sensibilità,
vuole fare bene,
si sente responsabile,
soffre quando pensa di aver ferito qualcuno,
non si tira indietro,
Queste qualità non possono essere cancellate da un click sbagliato su uno schermo.
Per chiudere: non prendere decisioni mentre sei spaventata
Non lasciare il lavoro ora, non prendere decisioni affrettate.
Aspetta di calmarti, di tornare in negozio, di vedere che — nella realtà — succede molto meno di quello che l’ansia ti sta raccontando.
Come ti senti adesso dopo aver letto queste parole?
Io sono qui per continuare a parlartene, se vuoi.
Dott. De Luca Salvatore
Buongiorno,
capisco profondamente il suo stato d’ansia e di preoccupazione. Quando si è nuovi in un ambiente di lavoro, soprattutto in contesti frenetici come la vendita al dettaglio, commettere errori è purtroppo possibile, ma questo non significa essere incapaci o “non all’altezza”.
Quello che descrive – formazione incompleta, mansioni spiegate a metà, ritmi elevati, sensazione di non poter fare domande – è una situazione che mette chiunque in difficoltà. La responsabilità di un corretto affiancamento non ricade solo su di lei, ma anche sull’azienda che deve garantire una formazione adeguata per evitare proprio questi incidenti.
Il suo errore, seppur spiacevole, è avvenuto in un contesto di apprendimento, ed è significativo che la responsabile stessa lo abbia riconosciuto come tale. Questo non la definisce come persona né come lavoratrice. La reazione emotiva intensa che sta provando – pianto, paura di essere giudicata, timore di perdere il lavoro – è comprensibile, ma potrebbe essere amplificata da uno stato di stress che merita attenzione.
Un elemento importante è che si sente sola, sotto pressione e giudicata. Questo porta facilmente a pensieri catastrofici (“non mi rinnoveranno”, “mi guarderanno male”, “non sono capace”), che però non rispecchiano necessariamente la realtà, ma il suo livello di ansia in questo momento.
Provi a considerare alcuni punti:
tutti gli errori, soprattutto all’inizio, sono occasioni di apprendimento, non prove del proprio valore;
chiedere aiuto non significa dare fastidio, ma mostrare responsabilità: è l’azienda che deve garantire che lei sia adeguatamente formata;
essere nuovi in un gruppo può portare a fraintendimenti, ma non è detto che i colleghi la stiano giudicando come pensa.
Se sente che la paura e il senso di inadeguatezza stanno diventando troppo pesanti, può essere molto utile approfondire questo vissuto in uno spazio sicuro, per comprendere meglio da dove arriva questa forte autocritica e lavorare sulle emozioni che oggi la stanno bloccando.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
capisco profondamente il suo stato d’ansia e di preoccupazione. Quando si è nuovi in un ambiente di lavoro, soprattutto in contesti frenetici come la vendita al dettaglio, commettere errori è purtroppo possibile, ma questo non significa essere incapaci o “non all’altezza”.
Quello che descrive – formazione incompleta, mansioni spiegate a metà, ritmi elevati, sensazione di non poter fare domande – è una situazione che mette chiunque in difficoltà. La responsabilità di un corretto affiancamento non ricade solo su di lei, ma anche sull’azienda che deve garantire una formazione adeguata per evitare proprio questi incidenti.
Il suo errore, seppur spiacevole, è avvenuto in un contesto di apprendimento, ed è significativo che la responsabile stessa lo abbia riconosciuto come tale. Questo non la definisce come persona né come lavoratrice. La reazione emotiva intensa che sta provando – pianto, paura di essere giudicata, timore di perdere il lavoro – è comprensibile, ma potrebbe essere amplificata da uno stato di stress che merita attenzione.
Un elemento importante è che si sente sola, sotto pressione e giudicata. Questo porta facilmente a pensieri catastrofici (“non mi rinnoveranno”, “mi guarderanno male”, “non sono capace”), che però non rispecchiano necessariamente la realtà, ma il suo livello di ansia in questo momento.
Provi a considerare alcuni punti:
tutti gli errori, soprattutto all’inizio, sono occasioni di apprendimento, non prove del proprio valore;
chiedere aiuto non significa dare fastidio, ma mostrare responsabilità: è l’azienda che deve garantire che lei sia adeguatamente formata;
essere nuovi in un gruppo può portare a fraintendimenti, ma non è detto che i colleghi la stiano giudicando come pensa.
Se sente che la paura e il senso di inadeguatezza stanno diventando troppo pesanti, può essere molto utile approfondire questo vissuto in uno spazio sicuro, per comprendere meglio da dove arriva questa forte autocritica e lavorare sulle emozioni che oggi la stanno bloccando.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buon pomeriggio, un mese è molto poco, credo che sbagliare sia possibile, che anzi aiuti a migliorarsi se preso costruttivamente e che sia anche importante saper chiedere aiuto se qualcosa ancora non si sa fare, senza paura, senza timore di disturbare o delle reazioni degli altri. Farsi tutte queste domande e dubbi è indice del suo essere responsabile. E' una dinamica di gruppo comune, e inconsapevole, quella di mettere alla prova la "resistenza" dei nuovi arrivati. Io mi darei un po' di tempo, questo è utile anche per la propria autostima, se poi non le rinnoveranno il contratto, troverà sicuramente un altro lavoro. Cerchi di stare tranquilla, tutti sbagliamo. Un saluto, Ilaria Innocenti
Grazie per la condivisione. È comprensibile che, dopo un errore simile in un nuovo contesto lavorativo, tu ti senta sopraffatta, delusa da te stessa e spaventata per le possibili conseguenze. Ma quello che racconti non parla solo di un errore: parla anche del tuo senso di responsabilità, della tua sensibilità e del bisogno di essere supportata nel modo giusto per crescere.
Molti dei sentimenti che descrivi (la paura di non essere all’altezza, il timore del giudizio, il bisogno di fare tutto bene subito) sono comuni a chi si trova in un ambiente nuovo e poco accogliente, soprattutto se la formazione ricevuta è stata incompleta. Sentirsi in colpa è umano e non vuol dire che tu abbia fallito: hai commesso un errore in un contesto in cui non sei stata messa nelle condizioni migliori per imparare. Quello che puoi fare ora è prenderti un momento per respirare, rimettere a fuoco la tua esperienza e provare a distinguere ciò che è tuo da ciò che non lo è. Non sei “sbagliata”, né debole. Al contrario, il fatto che tu stia cercando aiuto dimostra che hai già iniziato a occuparti di te in modo maturo. Se senti che il peso emotivo è troppo da gestire da sola, potrebbe essere utile parlarne con un professionista, anche solo per rimettere un po’ di ordine dentro questa tempesta. A volte, uno sguardo esterno può aiutarci a rimettere a fuoco la nostra forza, anche quando ci sembra di averla persa. Coraggio. Questo momento non definisce chi sei.
Molti dei sentimenti che descrivi (la paura di non essere all’altezza, il timore del giudizio, il bisogno di fare tutto bene subito) sono comuni a chi si trova in un ambiente nuovo e poco accogliente, soprattutto se la formazione ricevuta è stata incompleta. Sentirsi in colpa è umano e non vuol dire che tu abbia fallito: hai commesso un errore in un contesto in cui non sei stata messa nelle condizioni migliori per imparare. Quello che puoi fare ora è prenderti un momento per respirare, rimettere a fuoco la tua esperienza e provare a distinguere ciò che è tuo da ciò che non lo è. Non sei “sbagliata”, né debole. Al contrario, il fatto che tu stia cercando aiuto dimostra che hai già iniziato a occuparti di te in modo maturo. Se senti che il peso emotivo è troppo da gestire da sola, potrebbe essere utile parlarne con un professionista, anche solo per rimettere un po’ di ordine dentro questa tempesta. A volte, uno sguardo esterno può aiutarci a rimettere a fuoco la nostra forza, anche quando ci sembra di averla persa. Coraggio. Questo momento non definisce chi sei.
Buongiorno,
capisco quanto questo errore l’abbia destabilizzata, soprattutto in un nuovo lavoro. E' complicato dare consigli senza conoscere meglio cosa le puo' essere più utile, ma proviamo a non partire sulla difensiva, può esserle utile chiedersi:
Cosa è accaduto e cosa sto temendo?
L’errore è stato tecnico e la formazione incompleta:
Di quali informazioni o passaggi avrei bisogno per sentirmi più sicura?
Cosa potrei chiedere con chiarezza domani per lavorare meglio?
A volte la paura del giudizio blocca più dell’errore stesso.
Cosa succederebbe se, per un giorno, mi comportassi come se quel giudizio non ci fosse?
E se prendessi sul serio ciò che mi è stato detto — “per questa volta passa” — come cambierebbe il mio modo di presentarmi al lavoro?
Infine:
Qual è la minima azione concreta che posso fare oggi per non farmi guidare dalla paura?
E se partissi dall’idea che posso imparare come chiunque altro, cosa diventerebbe possibile?
Sono domande che aiutano a riprendere controllo e a non lasciare che l’errore definisca tutto.
Spero che queste domande possano esserle utili.
Un caro saluto
Melania Monaco
capisco quanto questo errore l’abbia destabilizzata, soprattutto in un nuovo lavoro. E' complicato dare consigli senza conoscere meglio cosa le puo' essere più utile, ma proviamo a non partire sulla difensiva, può esserle utile chiedersi:
Cosa è accaduto e cosa sto temendo?
L’errore è stato tecnico e la formazione incompleta:
Di quali informazioni o passaggi avrei bisogno per sentirmi più sicura?
Cosa potrei chiedere con chiarezza domani per lavorare meglio?
A volte la paura del giudizio blocca più dell’errore stesso.
Cosa succederebbe se, per un giorno, mi comportassi come se quel giudizio non ci fosse?
E se prendessi sul serio ciò che mi è stato detto — “per questa volta passa” — come cambierebbe il mio modo di presentarmi al lavoro?
Infine:
Qual è la minima azione concreta che posso fare oggi per non farmi guidare dalla paura?
E se partissi dall’idea che posso imparare come chiunque altro, cosa diventerebbe possibile?
Sono domande che aiutano a riprendere controllo e a non lasciare che l’errore definisca tutto.
Spero che queste domande possano esserle utili.
Un caro saluto
Melania Monaco
Buonasera, sembra che non sia solo l’episodio in sé a farla stare male, ma tutto ciò che tocca dentro di lei: la paura di non essere all’altezza, il timore dello sguardo degli altri, la sensazione di dover “sopravvivere” più che lavorare. In situazioni come questa è importante distinguere i fatti dalle emozioni: la sua mente sta trasformando l'errore a lavoro in una prova del suo valore personale. Ed è questo che la fa soffrire di più. Prima di prendere decisioni drastiche, provi a restare un momento con queste emozioni: cosa dicono davvero di lei e del clima in cui sta lavorando? Un passo possibile potrebbe essere parlare con qualcuno nel negozio in modo calmo e sincero, chiedendo una formazione più chiara, come legittima esigenza. Le consiglio inoltre di intraprendere un percorso di psicoterapia ad orientamento psicodinamico per sostenere il suo senso di identità; quello che sta vivendo merita comprensione, non giudizio. Un saluto!
Buongiorno,
comprendo quanto questo momento sia difficile per Lei e quanto possa farla sentire sopraffatta. Gli errori sono una parte normale del processo di apprendimento, ma la frustrazione e l'ansia che ne derivano sono assolutamente comprensibili.
Le consiglio di considerare un percorso di sostegno psicologico per affrontare al meglio questo momento e per aiutarla a gestire le emozioni legate al lavoro. Parlare con un professionista può offrirLe uno spazio sicuro per riflettere, ricevere supporto e sviluppare strategie per il benessere emotivo.
Non è mai facile, ma con il giusto supporto può superare questa difficoltà.
comprendo quanto questo momento sia difficile per Lei e quanto possa farla sentire sopraffatta. Gli errori sono una parte normale del processo di apprendimento, ma la frustrazione e l'ansia che ne derivano sono assolutamente comprensibili.
Le consiglio di considerare un percorso di sostegno psicologico per affrontare al meglio questo momento e per aiutarla a gestire le emozioni legate al lavoro. Parlare con un professionista può offrirLe uno spazio sicuro per riflettere, ricevere supporto e sviluppare strategie per il benessere emotivo.
Non è mai facile, ma con il giusto supporto può superare questa difficoltà.
Gentile utente,
quello che sta vivendo è doloroso ma comprensibile. Un errore sul lavoro, soprattutto quando si è nuovi, può sembrare enorme, quasi irreparabile, e può attivare una forte ondata di vergogna, senso di inadeguatezza e paura del giudizio. Ma è importante focalizzare che il suo non è stato un errore “perché non è capace”, bensì un errore che nasce da una formazione incompleta e da un contesto in cui le responsabilità le sono state affidate senza che avesse tutte le informazioni necessarie.
Lei lo dice chiaramente: ogni volta che faceva cassa scopriva procedure nuove, non spiegate; nessuno l’ha formata su tutte le opzioni di pagamento o di reso; e i colleghi, invece di accogliere una persona nuova, hanno creato un clima rigido, quasi ostile. In queste condizioni, chiunque — anche un dipendente esperto — correrebbe il rischio di sbagliare.
La reazione emotiva che prova oggi non parla della sua competenza, ma della sua sensibilità e della pressione che sente addosso: sta vivendo l’errore come se definisse il suo valore personale. Non è così. L’errore non dice chi è: dice solo che è stata lasciata sola in una procedura che richiedeva più guida.
Il fatto che la responsabile abbia detto “per questa volta lo faccio passare” non significa che sia in pericolo o che il suo contratto sia compromesso. Spesso i responsabili usano parole forti per sottolineare l’importanza delle procedure, ma non significa che un singolo episodio determinerà il futuro lavorativo. Anzi, il fatto che non le abbiano fatto alcuna contestazione formale e che le abbiano riconosciuto la “distrazione” indica che per loro è un errore gestibile.
Anche la sua paura di essere giudicata dai colleghi è comprensibile, ma spesso è molto più forte nella mente di chi ha sbagliato che nella realtà. I team dei negozi sono abituati a vedere errori di cassa, soprattutto da parte dei nuovi assunti. La maggior parte delle persone comprende perfettamente la curva di apprendimento iniziale.
Il punto più importante, però, è questo: non affronti tutto da sola. Ha il diritto di chiedere nuovamente formazione, di chiedere di essere affiancata, di chiedere spiegazioni. Non è un disturbo: è parte del suo contratto, ed è dovere dell’azienda garantirle il supporto necessario per lavorare bene.
La cosa peggiore che può fare adesso è isolarsi o pensare di non essere all’altezza. Lei sta imparando, e imparare significa inevitabilmente sbagliare qualcosa. Molto spesso la curva di apprendimento è un processo che beneficia più dell’errore riconosciuto che della correttezza nella applicazione implicata.
Il panico che prova oggi passerà, e quello che oggi sembra un disastro, tra qualche settimana sarà solo un ricordo spiacevole, non un marchio sul suo valore.
Il consiglio più utile è questo: torni al lavoro con onestà e umiltà, ma senza colpevolizzarsi. Dica alla responsabile che vuole essere sicura di aver compreso tutte le procedure e che sarebbe utile un ripasso guidato. È un atteggiamento adulto, professionale, e spesso migliora molto la percezione che gli altri hanno di noi.
Lei non è incapace: è semplicemente nuova, e in un ambiente che non ha saputo accoglierla davvero. Questo non definisce la sua vita professionale, né il suo valore come persona. E non merita di portare sulle spalle un senso di colpa così grande per qualcosa che può succedere a chiunque nelle sue condizioni.
quello che sta vivendo è doloroso ma comprensibile. Un errore sul lavoro, soprattutto quando si è nuovi, può sembrare enorme, quasi irreparabile, e può attivare una forte ondata di vergogna, senso di inadeguatezza e paura del giudizio. Ma è importante focalizzare che il suo non è stato un errore “perché non è capace”, bensì un errore che nasce da una formazione incompleta e da un contesto in cui le responsabilità le sono state affidate senza che avesse tutte le informazioni necessarie.
Lei lo dice chiaramente: ogni volta che faceva cassa scopriva procedure nuove, non spiegate; nessuno l’ha formata su tutte le opzioni di pagamento o di reso; e i colleghi, invece di accogliere una persona nuova, hanno creato un clima rigido, quasi ostile. In queste condizioni, chiunque — anche un dipendente esperto — correrebbe il rischio di sbagliare.
La reazione emotiva che prova oggi non parla della sua competenza, ma della sua sensibilità e della pressione che sente addosso: sta vivendo l’errore come se definisse il suo valore personale. Non è così. L’errore non dice chi è: dice solo che è stata lasciata sola in una procedura che richiedeva più guida.
Il fatto che la responsabile abbia detto “per questa volta lo faccio passare” non significa che sia in pericolo o che il suo contratto sia compromesso. Spesso i responsabili usano parole forti per sottolineare l’importanza delle procedure, ma non significa che un singolo episodio determinerà il futuro lavorativo. Anzi, il fatto che non le abbiano fatto alcuna contestazione formale e che le abbiano riconosciuto la “distrazione” indica che per loro è un errore gestibile.
Anche la sua paura di essere giudicata dai colleghi è comprensibile, ma spesso è molto più forte nella mente di chi ha sbagliato che nella realtà. I team dei negozi sono abituati a vedere errori di cassa, soprattutto da parte dei nuovi assunti. La maggior parte delle persone comprende perfettamente la curva di apprendimento iniziale.
Il punto più importante, però, è questo: non affronti tutto da sola. Ha il diritto di chiedere nuovamente formazione, di chiedere di essere affiancata, di chiedere spiegazioni. Non è un disturbo: è parte del suo contratto, ed è dovere dell’azienda garantirle il supporto necessario per lavorare bene.
La cosa peggiore che può fare adesso è isolarsi o pensare di non essere all’altezza. Lei sta imparando, e imparare significa inevitabilmente sbagliare qualcosa. Molto spesso la curva di apprendimento è un processo che beneficia più dell’errore riconosciuto che della correttezza nella applicazione implicata.
Il panico che prova oggi passerà, e quello che oggi sembra un disastro, tra qualche settimana sarà solo un ricordo spiacevole, non un marchio sul suo valore.
Il consiglio più utile è questo: torni al lavoro con onestà e umiltà, ma senza colpevolizzarsi. Dica alla responsabile che vuole essere sicura di aver compreso tutte le procedure e che sarebbe utile un ripasso guidato. È un atteggiamento adulto, professionale, e spesso migliora molto la percezione che gli altri hanno di noi.
Lei non è incapace: è semplicemente nuova, e in un ambiente che non ha saputo accoglierla davvero. Questo non definisce la sua vita professionale, né il suo valore come persona. E non merita di portare sulle spalle un senso di colpa così grande per qualcosa che può succedere a chiunque nelle sue condizioni.
Cara Anonima, leggere ciò che scrive mi fa pensare alla presenza di una parte di lei tendente al perfezionismo, e di conseguenza auto-giudicante e auto-svalutante. Una parte ipervigilante nei confronti della performance e dell'errore, dal quale poi difficilmente si sradica. Da questa parole, l'errore sembra essere per il suo "centro di controllo" un fattore in grado di determinare e alterare il suo valore personale. Non un gesto inesatto accettabile e umano, non fonte di apprendimento a seguito di vergogna o preoccupazione (umane e comprensibili reazioni), non una sola sbavatura relegata all'ambito lavorativo. Le risuona quanto dico?
Tutti questi pensieri (la paura di non essere rinnovata, di non essere adeguata/abbastanza, il timore che i colleghi vedano ciò che lei vede di sé stessa e la disprezzino, che non ci sia via di uscita, ...) emergono proprio da questa parte di sé che per proteggerla ha imparato - e qui entra in gioco chiaramente la sua storia - che l'errore la mettesse in pericolo, che il mostrarsi imperfetta e vulnerabile fosse inaccettabile o che la privasse di approvazione/affetto.
Il consiglio è quello di intraprendere un percorso per entrare in dialogo autentico con questa sua parte, e con la sua storia anche in questi termini. Nel frattempo, invece, riconoscersi il poter essere umana e fallibile, che è ok e giusto così, e che il suo Valore personale non è dettato solo dalla sua efficienza (lavorativa e non).
E, soprattutto, ascolti anche la parte Adulta di lei poiché saprà sicuramente dirle che può permettersi di procedere con la sua vita e con il suo lavoro a testa alta, con le capacità arricchite proprio grazie all'errore avvenuto.
Un abbraccio
Tutti questi pensieri (la paura di non essere rinnovata, di non essere adeguata/abbastanza, il timore che i colleghi vedano ciò che lei vede di sé stessa e la disprezzino, che non ci sia via di uscita, ...) emergono proprio da questa parte di sé che per proteggerla ha imparato - e qui entra in gioco chiaramente la sua storia - che l'errore la mettesse in pericolo, che il mostrarsi imperfetta e vulnerabile fosse inaccettabile o che la privasse di approvazione/affetto.
Il consiglio è quello di intraprendere un percorso per entrare in dialogo autentico con questa sua parte, e con la sua storia anche in questi termini. Nel frattempo, invece, riconoscersi il poter essere umana e fallibile, che è ok e giusto così, e che il suo Valore personale non è dettato solo dalla sua efficienza (lavorativa e non).
E, soprattutto, ascolti anche la parte Adulta di lei poiché saprà sicuramente dirle che può permettersi di procedere con la sua vita e con il suo lavoro a testa alta, con le capacità arricchite proprio grazie all'errore avvenuto.
Un abbraccio
Ci sono momenti in cui un singolo errore sembra crollare addosso come una prova definitiva del proprio valore, ma quando una reazione è così intensa è importante interrogare ciò che questo episodio sta toccando dentro di Lei, oltre il fatto in sé. L’errore alla cassa non definisce la sua competenza, né la sua dignità, ma dalla paura che descrive emerge qualcosa di più profondo: l’idea che basti un passo falso per essere “smascherata”, rifiutata, messa da parte. È come se si aspettasse da sé una perfezione impossibile, e appena qualcosa non va secondo le regole, la colpa diventa totale, come se tutto dipendesse unicamente da Lei. Ma qui vale la pena mettere in discussione un presupposto: come può sentirsi responsabile di procedure che nessuno le ha veramente insegnato? La formazione parziale, il clima poco accogliente, la pressione del momento… tutto questo indica che non è “Lei a non essere all’altezza”, ma che si trova in un contesto che non sostiene davvero chi è nuovo. Eppure Lei dà per scontato che siano gli altri ad avere ragione e che il giudizio debba cadere su di sé. Anche la vergogna immaginata — “penseranno che sono incapace, mi guarderanno male” — è una costruzione interna che racconta più delle sue antiche paure che della realtà. La responsabile stessa ha detto che l’errore viene passato, e questo suggerisce che ciò che la tormenta non è tanto la gravità dell’accaduto, ma il timore di non avere un posto sicuro. Quando ci si sente così esposti, spesso si crea un corto circuito: più si teme di sbagliare, più ci si blocca, e ogni incertezza diventa la prova che qualcosa in Lei “non va”. Nel percorso che propongo invito spesso a guardare proprio questi punti dove l’errore smette di essere un fatto concreto e diventa un marchio sulla propria identità. È un modo che permette di separare ciò che è accaduto da ciò che Lei pensa di sé, e di recuperare un rapporto più libero con il limite, che esiste per tutti, e non è una colpa.
Se lo desidera, può contattarmi: troverà uno spazio di ascolto profondo e rispettoso, dove dare voce a questa paura senza essere giudicata e dove ritrovare un modo più stabile di stare nei luoghi in cui la vita La porta.
Le auguro coraggio per il prossimo passo.
Un caro saluto, dottoressa Laura Lanocita.
Se lo desidera, può contattarmi: troverà uno spazio di ascolto profondo e rispettoso, dove dare voce a questa paura senza essere giudicata e dove ritrovare un modo più stabile di stare nei luoghi in cui la vita La porta.
Le auguro coraggio per il prossimo passo.
Un caro saluto, dottoressa Laura Lanocita.
Salve, dalle sue parole emerge quanto questo episodio l’abbia scossa profondamente.
Il dispiacere, il pianto, la paura di aver compromesso il suo lavoro: tutto ciò racconta di quanto lei tenga davvero a ciò che sta facendo e della responsabilità con cui vive il suo ruolo.
È importante innanzitutto che lei senta che il fatto accaduto non definisce il suo valore come persona né la sua capacità di lavorare. Un errore in fase di apprendimento è un evento che può capitare quando la formazione è parziale e quando si è esposti a procedure nuove, complesse, da svolgere spesso in velocità.
È comprensibile che oggi provi paura e vergogna e che senta il timore del giudizio. Tuttavia, quello che può aiutarla ora è forse spostare lo sguardo da un giudizio su di sé, alla comprensione dei meccanismi che possono condizionare le sua scelte, comprendendo come potere analizzare le situazioni e prendere le decisioni più utili per affrontarle.
Resto a disposizione se vuole parlarne ancora o capire insieme come affrontare concretamente il rientro al lavoro.
Un cordiale saluto. Dott. Daniele Rossetti
Il dispiacere, il pianto, la paura di aver compromesso il suo lavoro: tutto ciò racconta di quanto lei tenga davvero a ciò che sta facendo e della responsabilità con cui vive il suo ruolo.
È importante innanzitutto che lei senta che il fatto accaduto non definisce il suo valore come persona né la sua capacità di lavorare. Un errore in fase di apprendimento è un evento che può capitare quando la formazione è parziale e quando si è esposti a procedure nuove, complesse, da svolgere spesso in velocità.
È comprensibile che oggi provi paura e vergogna e che senta il timore del giudizio. Tuttavia, quello che può aiutarla ora è forse spostare lo sguardo da un giudizio su di sé, alla comprensione dei meccanismi che possono condizionare le sua scelte, comprendendo come potere analizzare le situazioni e prendere le decisioni più utili per affrontarle.
Resto a disposizione se vuole parlarne ancora o capire insieme come affrontare concretamente il rientro al lavoro.
Un cordiale saluto. Dott. Daniele Rossetti
Capisco profondamente quanto tu possa sentirti sopraffatta in questo momento: quando commettiamo un errore sul lavoro, soprattutto da nuove, è facilissimo amplificare la paura e pensare che definisca il nostro valore. Ma permettimi di dirti una cosa con chiarezza e gentilezza: quello che è accaduto non parla della tua intelligenza o delle tue capacità, parla solo di una formazione incompleta e di una situazione stressante gestita da sola.
Un errore tecnico, in un contesto dove non ti è stata data una preparazione adeguata, non è una colpa personale. È un evento spiacevole, sì, ma anche molto comune nei primi mesi di lavoro. E il fatto che la responsabile abbia deciso di farlo passare significa che lei stessa lo ha riconosciuto come un errore comprensibile.
Il tuo pianto, la paura, il senso di inadeguatezza… sono risposte umane allo stress, non la prova che “non sei all’altezza”. In realtà, il modo in cui stai cercando di capire, riflettere e migliorare dice molto di più della tua professionalità.
Il mio consiglio? Vai un passo alla volta. Parla con qualcuno di cui ti fidi al lavoro e chiedi di poter rivedere con calma le procedure: non è debolezza, è responsabilità. E concediti la possibilità di imparare, perché nessuno nasce sapendo tutto.
Non lasciare che un singolo episodio diventi una sentenza sul tuo futuro: non lo è.
Respira. Non sei sola in quello che senti, e non sei sbagliata. È solo un momento difficile, e passerà.
Un errore tecnico, in un contesto dove non ti è stata data una preparazione adeguata, non è una colpa personale. È un evento spiacevole, sì, ma anche molto comune nei primi mesi di lavoro. E il fatto che la responsabile abbia deciso di farlo passare significa che lei stessa lo ha riconosciuto come un errore comprensibile.
Il tuo pianto, la paura, il senso di inadeguatezza… sono risposte umane allo stress, non la prova che “non sei all’altezza”. In realtà, il modo in cui stai cercando di capire, riflettere e migliorare dice molto di più della tua professionalità.
Il mio consiglio? Vai un passo alla volta. Parla con qualcuno di cui ti fidi al lavoro e chiedi di poter rivedere con calma le procedure: non è debolezza, è responsabilità. E concediti la possibilità di imparare, perché nessuno nasce sapendo tutto.
Non lasciare che un singolo episodio diventi una sentenza sul tuo futuro: non lo è.
Respira. Non sei sola in quello che senti, e non sei sbagliata. È solo un momento difficile, e passerà.
Gentilissima, comprendo che questo fatto la stia mettendo a disagio. Ecco perché le consiglio dei colloqui di approfondimento personale, così da fare chiarezza dentro di lei e ritrovare la giusta serenità, così da riprendere con spirito il suo lavoro.
Saluti
Dott. Maurizio Di Benedetto
Saluti
Dott. Maurizio Di Benedetto
Buonasera, capisco quanto questo episodio l’abbia scossa: quando si è nuovi e ancora insicuri nelle procedure, anche un errore dovuto a formazione incompleta può sembrare enorme e far perdere fiducia in sé stessi. La reazione emotiva che descrive – il pianto, il timore del giudizio, la paura di non essere all’altezza – parla più dell’ansia e della pressione che sta vivendo che del suo reale valore come lavoratrice.
Un singolo errore, soprattutto in fase di apprendimento, non definisce chi lei è né le sue capacità. È importante ricordare che il compito della formazione è proprio quello di accompagnare, e non è raro sentirsi spaesati quando le informazioni arrivano in modo frammentario o poco chiaro. Chiedere spiegazioni non significa disturbare: è un diritto e una parte fondamentale del processo.
Prima di prendere decisioni drastiche, provi a concedersi un po’ di respiro. Può portare questo vissuto alla sua responsabile con calma, esprimendo il desiderio di imparare meglio le procedure: spesso la disponibilità a comprendere i propri passi falsi è vista come un punto di forza, non di debolezza.
Le ricordo che ciò che sta provando ora è un’emozione passeggera, non una verità su di lei. E con il tempo, gli errori iniziali diventano parte dell’esperienza, non della sua identità.
Un singolo errore, soprattutto in fase di apprendimento, non definisce chi lei è né le sue capacità. È importante ricordare che il compito della formazione è proprio quello di accompagnare, e non è raro sentirsi spaesati quando le informazioni arrivano in modo frammentario o poco chiaro. Chiedere spiegazioni non significa disturbare: è un diritto e una parte fondamentale del processo.
Prima di prendere decisioni drastiche, provi a concedersi un po’ di respiro. Può portare questo vissuto alla sua responsabile con calma, esprimendo il desiderio di imparare meglio le procedure: spesso la disponibilità a comprendere i propri passi falsi è vista come un punto di forza, non di debolezza.
Le ricordo che ciò che sta provando ora è un’emozione passeggera, non una verità su di lei. E con il tempo, gli errori iniziali diventano parte dell’esperienza, non della sua identità.
Gentile...Lei ha proprio bisogno di sostegno e incoraggiamento alla sua autostima. Errare è umano, anche i migliori medici e terapeuti hanno commesso gravi sbagli. Mi sembra chiaro che la sua formazione non è stata ottimale, e per di più se ha paura di chiedere la situazione diviene fortemente ansiogena. Se non ha vicino almeno una collega che sia un minimo pronta ad aiutarla, allora prenderei seriamente in considerazione l'idea di cambiare lavoro. In ogni caso le sarebbe molto utile un supporto psicologico breve e pratico, imparando dei semplici esercizi per calmare l'ansia ( respirazione o tensione e rilassamento muscolare) . Questi vanno imparati quando siamo calmi e rilassati, o l'effetto può essere negativo. Un cordiale saluto. dr. Tacchini
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole si percepisce quanto questo episodio l’abbia colpita emotivamente e quanto stia provando vergogna, paura e senso di colpa per l’errore che è successo. Quando si è all’inizio di un lavoro nuovo, soprattutto in un contesto in cui si ha ancora molto da imparare, può capitare che un errore venga vissuto come qualcosa di enorme, quasi come se definisse il proprio valore o la propria capacità di fare quel lavoro. In realtà ciò che sta provando è una reazione molto comprensibile. Quando accade qualcosa di simile la mente spesso tende ad andare molto avanti con i pensieri. Si immaginano le conseguenze peggiori, si pensa che tutti giudicheranno negativamente, che il lavoro sia ormai compromesso o che gli altri ci vedano come incapaci. Dal punto di vista psicologico questo è un meccanismo molto comune quando si vive una situazione di forte stress o quando si sente di aver deluso qualcuno. La mente cerca di anticipare il pericolo e finisce per costruire scenari molto duri verso sé stessi. Se si osserva con attenzione ciò che è accaduto, emerge però anche un altro elemento importante. La responsabile ha riconosciuto che si è trattato di un errore legato alla distrazione e al fatto che la formazione è ancora in corso. Le ha detto che per questa volta lo farà passare. Questo significa che l’episodio è stato visto anche nel contesto in cui è avvenuto, cioè quello di una persona che sta ancora imparando. All’inizio di qualsiasi lavoro esiste sempre una fase di apprendimento che può essere confusa e faticosa. È molto frequente sentirsi insicuri, avere la sensazione di disturbare quando si chiede qualcosa o pensare di non essere abbastanza veloci o preparati. Molte persone in questa fase sviluppano pensieri molto severi verso sé stesse, come quelli che lei descrive quando si definisce stupida o non all’altezza. In realtà questi pensieri non sono fatti oggettivi, ma interpretazioni molto dure che la mente produce quando si sente sotto pressione. Dal punto di vista cognitivo comportamentale è proprio questo il punto su cui spesso si lavora. Non solo sull’evento in sé, ma sul modo in cui la mente lo interpreta. Un errore può diventare nella nostra mente la prova che non siamo capaci oppure può essere visto come un passaggio di apprendimento dentro un lavoro che stiamo ancora imparando. Il modo in cui lo interpretiamo cambia molto l’impatto emotivo che quell’episodio ha su di noi. Anche la paura che tutti la giudicheranno o la guarderanno male è un pensiero molto comune quando si prova vergogna. Tuttavia spesso le persone intorno a noi sono molto meno concentrate sui nostri errori di quanto immaginiamo. Nei contesti di lavoro, soprattutto quando qualcuno è nuovo, gli errori fanno parte del processo di apprendimento più di quanto si pensi. Nel suo racconto emerge anche la fatica di sentirsi poco accolta o poco sostenuta dai colleghi. Quando si entra in un ambiente in cui non ci si sente completamente supportati è facile sentirsi ancora più insicuri e vulnerabili. Questo non significa che lei non sia capace di fare quel lavoro, ma che si trova in una fase in cui sta ancora costruendo sicurezza e familiarità con le procedure. Il fatto che nonostante tutte queste difficoltà lei abbia continuato a presentarsi al lavoro, a imparare cose nuove e a resistere anche quando si sente sotto pressione racconta qualcosa di importante sulla sua capacità di tenere duro nelle situazioni difficili. In questo momento l’errore sembra occupare tutto lo spazio mentale, ma non definisce la sua intera esperienza lavorativa né il suo valore personale. A volte situazioni come questa diventano anche un’occasione per comprendere meglio il proprio modo di reagire agli errori, alle critiche e alla paura del giudizio. Alcune persone sviluppano nel tempo una forte tendenza a giudicarsi con severità e a vivere ogni errore come una conferma di non essere abbastanza. Comprendere da dove nasce questo modo di pensare e imparare a trattarsi con maggiore equilibrio può fare una grande differenza nel modo in cui si affrontano le sfide lavorative e personali. Per questo motivo può essere molto utile avere uno spazio in cui esplorare questi meccanismi con calma e senza giudizio. Un percorso psicologico orientato in senso cognitivo comportamentale spesso aiuta proprio a capire come nascono questi pensieri molto critici verso sé stessi e come imparare gradualmente a gestire la paura di sbagliare o di essere giudicati. Quando si comprendono meglio questi schemi, diventa più facile affrontare le situazioni difficili senza sentirsi schiacciati dal senso di colpa o dalla paura. Il fatto che lei stia cercando un confronto e che voglia capire come affrontare questa situazione mostra già una grande attenzione verso il proprio benessere e il desiderio di trovare un modo più sostenibile per stare nelle difficoltà. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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