Buongiorno, a mia figlia di 20 anni sono stati diagnosticati il disturbo di personalità e BES a seg

25 risposte
Buongiorno,
a mia figlia di 20 anni sono stati diagnosticati il disturbo di personalità e BES a seguito di un ricovero in ospedale.
E' in cura farmacologica presso uno stimato psichiatra privatamente, segue sedute di psicoterapia privata settimanalmente ed anche presso il CPS di competenza.
A livello di autolesionismo è da mesi che è tranquilla, ma vedo peggioramenti sotto il profilo comportamentale: dipendente dal cellulare, apatica, impulsiva, relazioni instabili e allontanamento da noi genitori.
Essendo maggiorenne non posso comunicare con chi la segue a livello terapeutico, e non so come comportarmi, soprattutto come relazionarmi a lei: se sono dura si chiude ulteriormente, se sono accondiscendente mi tiene in pugno.
Sto male, temo anche per la mia salute, se crollo è finita! Come posso aiutarla? Chi mi può aiutare? Grazie
Dr. Francesco Polito
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Roma
Buongiorno,
quello che sta vivendo è molto pesante, e dal suo messaggio emerge chiaramente quanto stia cercando di aiutare sua figlia senza però sapere più quale posizione assumere. È comprensibile sentirsi esausta, confusa e continuamente in bilico tra il timore di essere troppo rigida e quello di diventare troppo accomodante. Questo tipo di oscillazione è molto frequente nei familiari di persone con importanti difficoltà emotive e relazionali.

C’è però un aspetto importante: sua figlia, pur con molte fatiche, è già inserita in un percorso di cura articolato, e il fatto che l’autolesionismo si sia stabilizzato da mesi è un segnale significativo che qualcosa si sta muovendo. I cambiamenti nei disturbi di personalità raramente sono lineari: spesso alcuni sintomi migliorano mentre altri diventano più evidenti o assumono forme diverse, soprattutto nelle relazioni familiari e nella gestione dell’autonomia.

In questo momento, probabilmente, oltre a chiedersi “come aiutare mia figlia”, sarebbe importante iniziare a chiedersi anche “come posso proteggere e sostenere me stessa dentro questa situazione?”. Perché il rischio, quando si vive per anni in uno stato di allerta emotiva continua, è che tutta la vita ruoti intorno alla gestione delle crisi dell’altro, fino a sentirsi svuotati o consumati psicologicamente.

Per questo credo che potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso individuale per sé. Non perché il problema “sia suo”, ma perché avrebbe uno spazio in cui imparare a gestire meglio ansia, senso di colpa e paura;comprendere i meccanismi relazionali che si creano con sua figlia;mettere confini più sani senza sentirsi crudele;distinguere ciò che può controllare da ciò che non dipende da lei e infine di smettere gradualmente di vivere in funzione esclusiva degli stati emotivi di sua figlia.

Paradossalmente, spesso il modo migliore per aiutare un figlio con grandi difficoltà emotive non è cercare di controllare le sue emozioni, ma imparare a regolare le proprie. Un genitore più stabile, coerente e meno travolto emotivamente diventa anche una presenza più utile e contenitiva.

Può cercare uno psicoterapeuta che lavori con familiari di persone con disturbi di personalità oppure con problematiche di disregolazione emotiva. Anche un percorso online può funzionare molto bene, eventualmente anche con il sottoscritto. Non deve affrontare tutto questo da sola.

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Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, naturalmente è difficile darle una ricetta chiara, un modo di comportarsi sicuro. Indubbiamente cercare di riamnere in contatto con lei è indispensabile e provare a sfruttare i pochi momenti di apertura che lei può dare e in quei casi ascoltarla, ascoltare molto e dare sempre una presenza a disposizione. Detto questo capisco sia una fatica tremenda, quindi forse potrebbe essere consigliabile che anche lei si faccia aiutare con un percorso di sostegno e consulenza psicologica. Se ritiene posso essere disponibile, anche online. Buona Giornata. Dario Martelli
Dott.ssa Jasmine Scioscia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Salve signora
perché non pensa di fare un Parent training che l'aiuterebbe a lavorare su di sé per poi avere maggiori competenze e lucidità emotiva per affrontare il rapporto e la fiducia con sua figlia?
Io mi occupo di supporto di questo tipo e faccio delle consulenze specifiche per lavorare nel rapporto genitori-figli. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti se vuole.
Cordialmente
Dr Jasmine Scioscia
Dott.ssa Fabrizia Semeraro
Psicologo, Psicoterapeuta
Bologna
Buon pomeriggio, forse in questo momento avrebbe bisogno di uno spazio di sostegno e supporto anche Lei per poter portare la sua sofferenza, le sue difficoltà e le sue domande. E' importante che si prenda cura di sè per poter essere di aiuto a sua figlia.
Buongiorno, la grande preoccupazione per sua figlia è comprensibile, così come posso comprendere il modo in cui si sente lei. Lavoro con persone con disturbo borderline da molto tempo e capisco la frustrazione, la tristezza e l'impotenza dei genitori che si ritrovano a non sapere come comportarsi col proprio figlio. Credo fermamente che le possa giovare avere un supporto psicologico personale in cui affrontare il modo in cui si sente, ma anche capire quale possa essere la strada migliore per interagire con sua figlia. Se lo ritiene opportuno, mi può contattare in piattaforma.
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
Capisco molto la sua fatica. Da quello che racconta, sua figlia è seguita e questo è importante. Il fatto che da mesi non ci siano più gesti autolesivi è già un segnale positivo, anche se oggi vede altre difficoltà che la preoccupano.
In queste situazioni i genitori spesso si sentono “bloccati”: se insistono troppo il figlio si chiude, se cedono si sentono sopraffatti. Non esiste una risposta perfetta.
Di solito aiuta mantenere una presenza stabile: esserci, ascoltare, mettere alcuni limiti chiari, ma senza entrare continuamente nello scontro.
Più che trovare le parole “giuste”, può essere utile farle sentire che il legame resta, anche nei momenti difficili.
È importante però che anche lei abbia uno spazio in cui poter contenere e condividere le sue preoccupazioni, la paura e il senso di fatica che sta vivendo. Portare tutto da sola, nel tempo, rischia di diventare troppo pesante. Avere un supporto per sé attraverso un colloquio psicologico, uno spazio per familiari o un confronto con professionisti non significa togliere attenzione a sua figlia, ma prendersi cura anche delle proprie risorse emotive.
Proteggere la sua salute e il suo equilibrio è una parte fondamentale dell’aiuto che può dare a sua figlia.

Resto a disposizione
Saluti
Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile Signora, posso immaginare la sua inquietudine.Vedo che sua figlia è molto seguita, e questo può dare almeno qualche sicurezza, ma certo non risolve tutto.Lei si chiede come comportarsi, e propone due estremi: "se sono dura...se sono accondiscendente".Direi che la linea giusta sia un equilibrio tra i due estremi, puntando soprattutto alla possibilità di ragionare con sua figlia; ma senza dubbio è un equilibrio facile a dirsi, e molto meno a realizzarsi. Comunque bisogna insistere con grande pazienza , accettando anche di sbagliare, e di correggere il nostro comportamento utilizzando l'eventuale errore. Lei dice giustamente che essendo sua figlia maggiorenne, lei non può intervenire sul piano terapeutico con chi l'ha in cura. D'altra parte sua figlia vive ancora con i genitori, e quindi questa relazione è molto importante in una prospettiva di guarigione. Non conosco l'orientamento del terapeuta di sua figlia, ma mi sembra che sia lecito chiedergli, da parte sua, come minimo una consulenza o eventualmente anche qualche incontro di terapia del vostro gruppo familiare.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
capisco la sua fatica e il senso di impotenza che sta vivendo. Quando un figlio soffre in modo così intenso, anche i genitori finiscono spesso per sentirsi continuamente in allerta e con la paura di sbagliare ogni scelta.
Da quello che descrive, sua figlia è già inserita in un percorso di cura importante, e questo è un elemento prezioso. I comportamenti che osserva possono essere molto dolorosi da vedere, ma non significano necessariamente che il percorso stia fallendo: nei disturbi della personalità i miglioramenti sono spesso graduali e non lineari. Il fatto che l’autolesionismo si sia ridotto è già un dato importante.
Comprendo anche il suo sentirsi “bloccata” nel rapporto: se prova a essere più ferma teme che sua figlia si chiuda ulteriormente, se è troppo accomodante sente di perdere il controllo della situazione. In questi casi, però, l’obiettivo non è essere “duri” o “accondiscendenti”, ma cercare di mantenere una posizione stabile, affettuosa e con confini chiari.
Anche se sua figlia è maggiorenne e i terapeuti non possono condividere informazioni cliniche senza il suo consenso, lei può comunque chiedere per sé un supporto psicologico o familiare. Molti CPS offrono spazi dedicati ai genitori, utili per comprendere meglio come relazionarsi e per non affrontare tutto questo da soli.
La sua salute emotiva è importante tanto quanto quella di sua figlia: prendersi cura anche di sé non significa abbandonarla, ma cercare di esserle vicino in modo più stabile e sostenibile nel tempo.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Francesca Manzella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Trieste
Salve,
da ciò che scrive emerge una profonda sofferenza e preoccupazione sia per le condizioni di sua figlia che per lei stessa. E' molto importante che Lei oltre a prendersi cura di sua figlia si stia ascoltando e interrogando su come può prendersi cura di sè e come migliorare il rapporto difficile che si è creato.
Da quello che lei esprime si nota una frustrazione e un sentimento di impotenza che non le dà la possibilità di osservare in modo oggettivo i fatti, per poter meglio comprendere come muoversi. Il peso che Lei porta sulle spalle è davvero grande: "se crollo è finita", mi chiedo per chi è finita, per Lei? per sua Figlia? e come può una sola persona portare così tanto dolore.
Il mio consiglio è di rivolgersi ad un professionista che possa supportarla e aiutarla nel trovare le risorse che lei possiede, così che riuscendo a vederle possa trovare la strada migliore per affrontare questa situazione.
Le auguro di trovare la lucidità e il supporto che chiede.

Dottoressa Francesca Manzella - Psicologa, Psicoterapeuta
Dott.ssa Ilaria Misici
Psicoterapeuta, Psicologo
Monte Porzio Catone
Buongiorno. Dalla sua richiesta emerge che si è dedicata molto a sua figlia negli anni, senza dubbio aiutandola e supportandola nella sua sofferenza. Non bisogna tuttavia sottostimare lo stress che provano i caregiver di fronte a situazioni come la sua; le consiglierei di chiedere a sua volta l'aiuto di un professionista, non solo per comprendere meglio le migliori modalità per affrontare la relazione con sua figlia, ma anche affinché possa lei stessa essere supportata.
Dr. Matteo Marconi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cesena
Buongiorno, immagino che la situazione non sia per niente semplice. Il disturbo borderline è un disturbo curabile ma richiede anche tempo, pazienza e un ambiente quanto più possibile contenitivo per guarire. Noto dal messaggio tanta ansia e preoccupazione che, se non regolata, potrebbe appesantire la situazione per entrambe. Avete pensato a un percorso parallelo per voi genitori per gestire la preoccupazione e le dinamiche relazionali con vostra figlia? Spesso questo tipo di lavoro può aiutare molto vostra figlia anche se non riguarda direttamente lei.
Vi auguro di trovare quanto prima un po' di serenità.
Un caro saluto

Dott. Matteo Marconi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Salve,

vista la situazione potrebbe richiedere anche lei aiuto al fine di poter esser sostenuta difronte a tutto questo. Resto disponibile ad accoglierla e seguirla in questa fase di grande sofferenza e spaesamento, ricevo anche on-line.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, dalle sue parole traspare molta preoccupazione e angoscia. L'impressione è che si senta responsabile ma anche impotente nei confronti di sua figlia ed è comprensibile. Tuttavia dalle informazioni che ha condiviso sua figlia è seguita da tutti i professionisti di cui può aver bisogno e l'impressione è che ci sia stato un miglioramento. Se prova molta angoscia le consiglio di considerare lei stessa un percorso di sostegno che potrebbe aiutarla a sentirsi meno impotente e meno in apprensione per la situazione. Cordialmente, dott.ssa Bonomi
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. Parallelamente al percorso che fa vostra figlia, è importante che anche voi genitori possiate seguire una psicoterapia per avere uno spazio a voi dedicato in cui affrontare le preoccupazioni e trovare strategie di gestione efficaci nel rapporto con lei. in genere i ragazzi beneficiano molto del fatto che anche i genitori si mettano in gioco per aiutarli.

Dott.ssa Alessandra Marra
Dott.ssa Ana Carolina Cisneros
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Gentile Signora, si comprende che la situazione è di preoccupazione e sofferenza per Lei. Dal momento che sua figlia fa già un suo percorso e che è maggiorenne, forse sarebbe il caso che anche Lei possa avere un suo spazio di supporto genitoriale, per attraversare questa situazione sicuramente complicata, che può darle strumenti di maggior comprensione del rapporto con sua figlia e magari, potervi aiutare ad un processo di maggior separatezza l'una dall'altra. In questo modo, potreste avere spazi propri di maggiore benessere, che al contempo, sarebbero di aiuto a migliorare il vostro rapporto.
Saluti cordiali
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, chieda a sua figlia l'autorizzazione a sentire i professionisti che la seguono spiegandole che non sa come esserle di aiuto. Dire cosa fare non sapendo la situazione nei dettagli, mi sembra inopportuno.
Cordiali saluti
Dottoressa Valeria Randisi
Dott.ssa Carolina Conti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, comprendo profondamente il suo senso di impotenza e il carico emotivo che sta sostenendo in questo momento così delicato. Quando si affrontano disturbi della personalità in famiglia, la sensazione di oscillare costantemente tra l'essere troppo rigidi o troppo accondiscendenti è un'esperienza comune e molto dolorosa per un genitore. Anche se sua figlia è maggiorenne e giustamente tutelata dal segreto professionale, è importante non restare soli a gestire questa complessa situazione. Il mio consiglio è di intraprendere un percorso di supporto psicologico specifico per voi genitori. Può rivolgersi sia a professionisti privati sia al CPS stesso, richiedendo uno spazio di ascolto dedicato ai familiari, fondamentale per supportare indirettamente il percorso di cura della ragazza. Infatti, prendersi cura di sé è, a tutti gli effetti, il modo migliore per aiutare concretamente sua figlia. Un percorso di psicoterapia, o di supporto alla genitorialità, può fornire gli strumenti necessari per trasformare gradualmente le dinamiche comunicative e relazionali a casa, creando via via un ambiente più stabile volto a favorire e potenziare l'efficacia delle terapie di sua figlia, nonché il benessere dei genitori.
Un caro saluto
Dott.ssa Samantha Boninsegni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Firenze
Gentile signora,
si percepiscono tutta la preoccupazione, la fatica e il senso di impotenza che può vivere un genitore quando un figlio attraversa una sofferenza così complessa. Spesso, in queste situazioni, ci si trova oscillare tra il bisogno di proteggere e il timore di sbagliare ogni modalità relazionale, sentendosi inevitabilmente in colpa o inefficaci.
Il fatto che sua figlia sia già seguita da più figure terapeutiche è sicuramente un elemento importante, così come il miglioramento sul piano dell’autolesionismo. Tuttavia, i cambiamenti che descrive possono continuare a generare molta sofferenza all’interno delle relazioni familiari.
Credo sia fondamentale non dimenticare anche il suo stato emotivo: sostenere a lungo una situazione del genere può essere estremamente usurante. A volte, accanto al percorso del figlio, può essere molto utile che anche i genitori abbiano uno spazio di supporto e ascolto per comprendere meglio le dinamiche relazionali, trovare modalità comunicative più sostenibili e non sentirsi soli nel gestire tutto questo.
Chiedere aiuto, anche per sé stessa, non significa venir meno a sua figlia, ma cercare un equilibrio più sano per entrambe.
Dott.ssa Roberta Potenza
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buongiorno, sono una psicoterapeuta cognitivo comportamentale, quello che lei dice rispetto alla comportamento di sua figlia è frequente all'interno del disturbo borderline di personalità, inoltre sua figlia è in uscita dalla fase adolescenziale dove i comportamenti di chiusura e di ostilità verso l'autorità genitoriali sono tipici della fase evolutiva. In primis, è importante che lei sappia che in tutti i casi sta facendo del suo meglio per sua figlia, le è vicino e le sta fornendo tutte le cure di cui ha bisogno, e solo per questo è un buon genitore. Ha bisogno però anche lei di strumenti efficaci per entrare in relazione con sua figlia e conoscere il suo disturbo di personalità ed è vero che sua figlia è maggiorenne ma se vive ancora in casa con lei e la madre, il nucleo familiare è parte integrante della terapia. Io le consiglio di seguire, insieme alla madre di sua figlia, un percorso di terapia cognitivo comportamentale con un professionista che è disposto a collaborare e comunicare con il terapeuta che segue sua figlia in modo tale da creare un equipe che fornisca a voi famiglia gli strumenti e la conoscenza che serve e muovervi tutti verso l'obiettivo comune di aiutare sua figlia. Spero di essere stata utile.
Dott.ssa Chiara Creati
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
da quello che racconta si percepisce che cerca di sostenere sua figlia con impegno e fatica. Avere una figlia che soffre, soprattutto in presenza di dinamiche così intense e instabili, può generare un senso continuo di allarme, impotenza e paura di sbagliare.
È importante riconoscere che sua figlia è già inserita in un percorso di cura articolato e questo è un elemento prezioso.
Allo stesso tempo, credo sia importante suggerirle che forse in questo momento non avrebbe bisogno di essere sostenuta soltanto sua figlia, ma anche lei. Quando un genitore vive per lungo tempo in uno stato di forte tensione con la sensazione di dover continuamente contenere crisi, impulsività o allontanamenti, rischia di sentirsi solo.
Un percorso di sostegno psicologico per lei potrebbe essere utile anche per trovare modalità relazionali più efficaci e meno logoranti nel rapporto con sua figlia. trovare uno spazio potrebbe permetterle di comprendere meglio queste dinamiche cercando di essere accanto a sua figli senza sentirsi sopraffatta. un saluto
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buongiorno signora,

quello che descrive è un peso reale, e il fatto che sia ancora lì a chiedersi come fare è già una forma profonda di amore.

Sul come relazionarsi a lei.
Il suo dilemma - "se sono dura si chiude, se cedo mi tiene in pugno" - è uno dei più comuni e dolorosi per i genitori di ragazzi con BPD. Esiste una terza via, che non è né durezza né cedimento.
Immagini questa scena: sua figlia arriva a casa, sbatte la porta, dice "non ce la faccio più, lascio tutto." L'istinto naturale è rispondere: "Capisco che sei stanca, ma devi andare avanti." Per lei è sostegno. Per sua figlia è: hai sentito la mia emozione un secondo, poi hai già deciso cosa devo fare. E si chiude.
Validare davvero significa fermarsi. Restare lì. Dire solo: "Sei a pezzi." "Ha senso che tu senta così." "Sono qui." "Non devi spiegarti."
Nel disturbo borderline la disregolazione emotiva è intensa e rapida. In quei momenti sua figlia non riesce ancora ad ascoltare nulla, consigli, ragionamenti, soluzioni. Quello che percepisce è una cosa sola: c'è qualcuno con me, o sono sola? La presenza silenziosa e calma di una madre vale più di qualsiasi parola giusta. Il comportamento si affronta dopo, quando la tempesta si è abbassata.

Lei conta. Non è accessoria.
Il suo equilibrio non è egoismo: è una delle risorse terapeutiche più concrete che esistono. Ha qualcuno che si occupa di lei in questo momento?
Sul fronte professionale.
Sua figlia è maggiorenne, ma lei può chiedere ai terapeuti, non informazioni su di lei, ma indicazioni su come comportarsi lei come genitore. Con il consenso della figlia, molti professionisti sono disponibili.

Una risorsa concreta.
Il programma Family Connections™ (NEA-BPD) è gratuito, 12 incontri, pensato esattamente per i familiari di persone con BPD. In Italia un polo attivo è a Brescia (IRCCS Fatebenefratelli), ma può trovare gruppi e informazioni aggiornate su borderline-italia.it.

Si prenda cura di sé. Ne ha tutto il diritto.
Dott.ssa Elin Miroddi


Dott.ssa Chiara Pradella
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Milano
Gentile signora, le sue parole trasmettono un dolore profondo e una stanchezza che è del tutto comprensibile. È una situazione di estrema complessità: il disturbo di personalità è una condizione che mette a dura prova non solo chi ne soffre, ma l'intero sistema familiare che si trova sottoposto a livelli elevati di stress psicologico e che mette in una posizione difficile, "in bilico" tra la necessità di essere fermi e quella di essere accoglienti.
Proprio perchè si sta facendo carico di un peso così grande il suo primo atto di cura, verso se stessa e verso sua figlia, deve essere quello di proteggere la sua salute. "Se crollo è finita" è una consapevolezza cruda ma vera: lei non potrà essere il punto di riferimento solido di cui sua figlia ha bisogno se per prima esaurisce le proprie energie.
Il fatto che lei noti dei miglioramenti, come la stabilità sul fronte dell'autolesionismo, è un segno positivo anche se il percorso verso la stabilità è tortuoso e le fasi di apatia o conflitto sono spesso parte del processo di riassestamento emotivo dopo la fase acuta.
Comprendo quanto possa essere frustrante non poter interagire con i terapeuti a causa della maggiore età di sua figlia. Tuttavia, questo non le impedisce di agire sul suo modo di relazionarsi. Per affrontare le difficoltà quotidiane, le suggerisco di cambiare prospettiva nelle dinamiche relazionali:il suo ruolo di mamma è unico e diverso da quello degli specialisti.
Quando dice che "se sono dura si chiude, se sono accondiscendente mi tiene in pugno", sta descrivendo un circolo vizioso relazionale tipico del DBP, provi a non reagire d'impulso. Non è necessario essere "dura" o "accondiscendente", provi a essere accogliente ma ferma. Validi le emozioni di sua figlia ad (es."Vedo che stai soffrendo molto e capisco che questa situazione ti faccia sentire impotente") non significa approvare i suoi comportamenti disfunzionali, ma riconoscere l'emozione che c'è dietro, ed è un modo per farle sentire che lei è dalla sua parte, in modo non giudicante, ma senza cedere terreno. È fondamentale che anche lei inizi un percorso di supporto psicologico individuale. Non serve solo per "sfogarsi", ma per imparare strategie concrete di gestione della relazione con sua figlia, recuperando lucidità e forza. Si conceda il permesso di avere dei limiti: essere un genitore "sostegno" non significa essere un genitore "perfetto" o che accetta tutto. La sua salute mentale è una priorità.
Altro consiglio che mi sento di darle è di non restare sola! Il senso di isolamento è uno dei pesi più gravi per le famiglie. Le consiglio di cercare associazioni di familiari in Italia che si occupano di disturbi di personalità. Confrontarsi con chi vive le stesse sfide le permetterà di non vivere più le reazioni di sua figlia come un attacco personale, aiutandola a mantenere la necessaria distanza emotiva.
Lei sta facendo il possibile, ed è già un grande successo che sua figlia sia seguita da specialisti competenti. Si ricordi che in questa fase, la sua presenza, nonostante la distanza che sua figlia mette, è un contenitore che rimane fondamentale. Non si arrenda e si prenda cura di sé con la stessa dedizione con cui cerca di aiutare sua figlia.
Un caro saluto

Dott. Filippo Gazzaniga
Psicoterapeuta, Psicologo
Sesto Fiorentino
Buongiorno,

da quello che racconta, sua figlia sta già affrontando un percorso di cura importante e strutturato, e questo è un elemento significativo da tenere presente. Allo stesso tempo, comprendo quanto possa essere doloroso per un genitore vedere alcuni aspetti migliorare, come l'autolesionismo, mentre altri sembrano diventare più difficili da gestire.
È importante ricordare che sua figlia è adulta e che una parte di ciò che osserva (allontanamento dai genitori, ricerca di autonomia, relazioni intense e instabili) può essere influenzata sia dalle sue difficoltà psicologiche sia dal normale processo di separazione dalla famiglia. Questo non significa che debba accettare tutto passivamente, ma che probabilmente il suo ruolo oggi è diverso rispetto a quando era più giovane.

Una delle sfide più complesse è trovare un equilibrio tra due estremi: essere troppo rigidi oppure troppo accomodanti. Spesso nessuna delle due posizioni aiuta davvero. L'obiettivo è riuscire a trasmettere a sua figlia che comprende la sua sofferenza senza per questo rinunciare ai confini e al proprio ruolo di genitore.

Leggo molta paura di crollare, e credo sia importante ascoltarla. Quando in famiglia c'è una sofferenza importante, è facile che tutta l'attenzione finisca sulla persona che sta male, ma il benessere dei genitori non è un dettaglio.

Se possibile, potrebbe verificare se il servizio che segue sua figlia offre incontri di psicoeducazione o sostegno ai familiari. Anche se i terapeuti non possono condividere informazioni cliniche senza il consenso di sua figlia, spesso possono fornire indicazioni generali ai genitori su come gestire la relazione e le situazioni critiche o contatti di alcune realtà di supporto ai familiari. Per esempio, mi viene in mente il programma Family Connections promosso da NEA-BPD, un percorso rivolto ai familiari di persone con difficoltà nella regolazione emotiva.

Un caro saluto.
Dott.ssa Emanuela Trichilo
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
comprendo la sua preoccupazione. Da quanto descrive, sua figlia è già seguita da più professionisti e questo è certamente un aspetto importante.
Spesso, però, quando un figlio soffre, anche i genitori finiscono per sentirsi confusi, impotenti e molto affaticati. La domanda che pone ("come relazionarmi a lei?") è centrale e non ha una risposta valida per tutti: dipende dalle dinamiche relazionali, dalla storia familiare e dalle specifiche difficoltà di sua figlia.
Per questo motivo ritengo che, oltre al percorso di cura di sua figlia, potrebbe essere utile che anche lei trovi uno spazio di supporto e confronto dedicato, per comprendere come aiutarla senza trascurare il proprio benessere. Quando un familiare è in difficoltà, prendersi cura di sé non è secondario, ma parte dell'aiuto che può offrire.
Un caro saluto.
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Grazie per la sua domanda.
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it⁠.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta

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