Buongiorno a tutti, sono la mamma di un ragazzo di 23 anni, da circa un anno e mezzo sono sorti in l
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Buongiorno a tutti, sono la mamma di un ragazzo di 23 anni, da circa un anno e mezzo sono sorti in lui problemi molto gravi di autolesionismo a causa di una storia d amore finita male. Sarebbe troppo lungo spiegare tutto l accaduto. Diciamo che dopo vari ricoveri e vari tentativi farmacologici sembrava che tutto procedesse bene, a parere dei medici, nonostante le mie disperate richieste di inserirlo in una clinica per un percorso, oggi mi ritrovo al punto di partenza. Ricoverato in TSO per la seconda volta, dove a mio parere viene ovviamente bombardato di medicinali senza ottenere vi assicuro nessun risultato. Sono disperata ed esasperata perché nessun medico ospedaliero ci ascolta, perché lui é maggiorenne, nessuno che ci aiuta a intraprendere un percorso in qualche struttura, perché sinceramente a oggi ancora devo capire quale sia il vero disturbo di mio figlio. Essendo una famiglia distrutta perché a nostro parere lo stanno ammazzando con i farmaci, chiedo gentilmente con il cuore spezzato, perché vedere un figlio ridotto in queste condizioni credetemi é devastante, se qualcuno ci può aiutare a intraprendere una strada per un percorso, per una diagnosi veritiera, per una qualsiasi cosa che ci possa aiutare a farlo vivere, no come stanno facendo ora che lo stanno portando alla morte con i farmaci. Premetto che lui si é stancato e quindi non é neanche collaborante. A oggi é di nuovo in OSPEDALE in contenimento. Che fare? Grazie a chi mi darà una risposta.
Salve,
Se suo figlio al momento non è collaborante cerchi sostegno almeno lei, con qualcuno che possa aiutarla a capire come gestire questa situazione.
Una buona serata
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Buongiorno. Cara signora, mi permetta di dirle che i medici ospedalieri non sono diversi dai medici del Mio Dottore o altri specialisti privati, credo che il problema consista nel fatto che le vs richieste non sono quelle del soggetto interessato ed anche se in questo momento le difficoltà di quest'ultimo gli impediscono forse di esercitare giudizi critici validi, bisogna tener conto anche di certe regole. Dubito che le terapie somministrate stiano facendo male a suo figlio e forse interpellare i medici, in quanto familiari, con fiducia vi permetterà di ricevere spiegazioni esaurienti. Alcuni disturbi sono difficili da curare, ma in qualsiasi altra struttura necessiterebbe il consenso del ragazzo, cosa che mi sembra di capire difficile attualmente. Può provare a far intervenire il medico di base di suo figlio, prima avvisando i colleghi di questa vs. volontà. Egli potrebbe mediare per voi spiegazioni e suggerimenti. Un augurio e saluto.
Gentile utente, mi dispiace per la sua situazione comprensibilmente molto difficile. Il disturbo borderline è un disturbo mentale grave e pertanto necessita di trattamento farmacologico continuo. C'è da dire però che il trattamento farmacologico da solo non basta ma sarebbe opportuno una terapia familiare. Nelle famiglie devastate dai problemi psichiatrici di uno o più individuo è necessario portare in terapia tutta la famiglia. Può ad esempio farsi consigliare dagli specialisti che lo seguono per la parte farmacologica. Tuttavia il disturbo borderline di personalità migliora con il tempo, con l'età che avanza e la sopraggiunta maturità del soggetto rispetto al suo funzionamento biopsicosociale.
Signora, comprendo profondamente la sua disperazione: vedere un figlio soffrire e sentirsi impotenti è tra le prove più dure. Purtroppo in fase acuta (come durante un TSO) il trattamento farmacologico è inevitabile per la sicurezza sua e degli altri. Tuttavia ha ragione: i farmaci da soli non bastano. Sarebbe importante affiancare al ricovero un percorso riabilitativo in una struttura residenziale o semiresidenziale (comunità terapeutica, centro diurno psichiatrico, percorsi psicoeducativi per i familiari). Il consiglio concreto è chiedere all’équipe del CPS/CSM (Centro di Salute Mentale) di zona una valutazione multidisciplinare con progetto terapeutico-riabilitativo personalizzato. Esistono percorsi anche per i giovani adulti, nonostante la maggiore età. Non si scoraggi: insista nel chiedere un incontro con il responsabile del servizio territoriale, portando tutta la documentazione clinica. Non è un cammino facile, ma non è sola.
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