Buonasera , volevo un consiglio, premetto che sono una persona molto ansiosa,ho avuto problemi in fa
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Buonasera , volevo un consiglio, premetto che sono una persona molto ansiosa,ho avuto problemi in famiglia,da molto tempo provo una rabbia interiore che mi provoca anche tachicardia, durante la giornata picchi di rabbia che mi portano a non sopportare niente e nessuno mi sento inutile,al lavoro ho subito per anni delle ingiustizie secondo voi cosai consigliate di fare. Grazie mille per l aiuto
Buonasera,
da quello che scrive emerge una sofferenza profonda che va avanti da molto tempo e che oggi si manifesta sia sul piano emotivo sia su quello fisico. La rabbia che descrive non sembra “improvvisa”, ma accumulata negli anni: problemi familiari, ingiustizie lavorative, frustrazioni non elaborate. Quando tutto questo resta dentro, il corpo spesso inizia a parlare al posto nostro, e tachicardia, tensione costante e scoppi di rabbia ne sono segnali molto chiari.
Sentirsi inutili e intolleranti verso tutto e tutti è spesso il risultato di un esaurimento emotivo, non di un difetto personale. È come se il suo sistema fosse sempre in allerta, senza più spazi di recupero. In queste condizioni, continuare a “resistere” o a minimizzare rischia solo di peggiorare il malessere.
Il primo passo utile non è trovare una soluzione immediata, ma dare dignità a quello che sta provando. La rabbia, in questo caso, sembra dire che ci sono stati dei confini violati e dei bisogni ignorati troppo a lungo. Lavorarci da soli, però, è molto difficile: un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere l’origine di questa rabbia, a ridurre l’attivazione fisica (come la tachicardia) e a trovare modalità più efficaci per gestire ciò che oggi la travolge.
Nel frattempo, se i sintomi fisici sono intensi o frequenti, è importante anche confrontarsi con il medico per escludere o monitorare gli aspetti organici: prendersi cura di sé significa guardare al problema in modo completo.
Non c’è nulla di sbagliato in lei. Quello che descrive è la risposta di una persona che ha sopportato molto più di quanto fosse sostenibile. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo vero atto di tutela verso se stessi.
Un abbraccio.
da quello che scrive emerge una sofferenza profonda che va avanti da molto tempo e che oggi si manifesta sia sul piano emotivo sia su quello fisico. La rabbia che descrive non sembra “improvvisa”, ma accumulata negli anni: problemi familiari, ingiustizie lavorative, frustrazioni non elaborate. Quando tutto questo resta dentro, il corpo spesso inizia a parlare al posto nostro, e tachicardia, tensione costante e scoppi di rabbia ne sono segnali molto chiari.
Sentirsi inutili e intolleranti verso tutto e tutti è spesso il risultato di un esaurimento emotivo, non di un difetto personale. È come se il suo sistema fosse sempre in allerta, senza più spazi di recupero. In queste condizioni, continuare a “resistere” o a minimizzare rischia solo di peggiorare il malessere.
Il primo passo utile non è trovare una soluzione immediata, ma dare dignità a quello che sta provando. La rabbia, in questo caso, sembra dire che ci sono stati dei confini violati e dei bisogni ignorati troppo a lungo. Lavorarci da soli, però, è molto difficile: un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere l’origine di questa rabbia, a ridurre l’attivazione fisica (come la tachicardia) e a trovare modalità più efficaci per gestire ciò che oggi la travolge.
Nel frattempo, se i sintomi fisici sono intensi o frequenti, è importante anche confrontarsi con il medico per escludere o monitorare gli aspetti organici: prendersi cura di sé significa guardare al problema in modo completo.
Non c’è nulla di sbagliato in lei. Quello che descrive è la risposta di una persona che ha sopportato molto più di quanto fosse sostenibile. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo vero atto di tutela verso se stessi.
Un abbraccio.
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Gentile utente le consiglio di parlarne con il suo medico per escludere patologie organiche; le consiglio, inoltre, di intraprendere un percorso di supporto psicologico per vedere la parte emotiva di tutto ciò che ha descritto.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
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Dott. Luca Rochdi
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo: da quello che descrive emerge una sofferenza intensa e protratta nel tempo, che comprensibilmente sta incidendo sia sul piano emotivo sia su quello fisico. L’ansia, la rabbia trattenuta, il senso di inutilità e i sintomi corporei come la tachicardia sono spesso segnali di un carico emotivo che non ha trovato spazio o ascolto adeguato.
Le difficoltà familiari e le ingiustizie subite sul lavoro possono lasciare dentro una forte frustrazione e un senso di impotenza; quando queste emozioni restano a lungo non elaborate, possono trasformarsi in scoppi di rabbia, stanchezza emotiva e malessere quotidiano. È importante sottolineare che ciò che sta provando non è un “limite personale”, ma una reazione comprensibile a esperienze difficili.
Il consiglio principale è di non affrontare tutto da solo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine della rabbia e dell’ansia, imparare a riconoscere e gestire i segnali fisici ed emotivi prima che diventino ingestibili, lavorare sul senso di svalutazione e sulle ferite legate alle esperienze familiari e lavorative, ritrovare un maggiore equilibrio e una sensazione di controllo sulla propria vita.
Se ha piacere, sono qui, può contattarmi in privato e valutiamo insieme la strategia migliore.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo: da quello che descrive emerge una sofferenza intensa e protratta nel tempo, che comprensibilmente sta incidendo sia sul piano emotivo sia su quello fisico. L’ansia, la rabbia trattenuta, il senso di inutilità e i sintomi corporei come la tachicardia sono spesso segnali di un carico emotivo che non ha trovato spazio o ascolto adeguato.
Le difficoltà familiari e le ingiustizie subite sul lavoro possono lasciare dentro una forte frustrazione e un senso di impotenza; quando queste emozioni restano a lungo non elaborate, possono trasformarsi in scoppi di rabbia, stanchezza emotiva e malessere quotidiano. È importante sottolineare che ciò che sta provando non è un “limite personale”, ma una reazione comprensibile a esperienze difficili.
Il consiglio principale è di non affrontare tutto da solo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine della rabbia e dell’ansia, imparare a riconoscere e gestire i segnali fisici ed emotivi prima che diventino ingestibili, lavorare sul senso di svalutazione e sulle ferite legate alle esperienze familiari e lavorative, ritrovare un maggiore equilibrio e una sensazione di controllo sulla propria vita.
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Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Buona sera, sicuramente si dovrebbero cercare, con l'aiuto di un professionista, quali sono i fattori che causano la rabbia. Il mio consiglio, naturalmente , è quello di rivolgerti ad uno/a psicologo/a. Grazie per la tua domanda.
Buonasera, vista la sintomatologia intensa le consiglierei un primo colloquio per valutare di intraprendere un percorso di sostegno psicologico.
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con me quello che sta vivendo. Quello che descrive - la rabbia interiore, la tachicardia, i picchi emotivi, la sensazione di inutilità - sono segnali importanti che il suo corpo e la sua psiche le stanno inviando, e fa bene ad ascoltarli.
La rabbia che sente non è qualcosa di cui vergognarsi: spesso è una risposta comprensibile a situazioni di ingiustizia protratte nel tempo, come quelle che ha vissuto sul lavoro, e a difficoltà familiari. Il fatto che si manifesti anche con sintomi fisici (tachicardia) ci dice che questa emozione ha bisogno di essere accolta e compresa in modo più profondo.
Le consiglio caldamente di cercare un supporto professionale. Potrebbe essere utile:
Un colloquio con uno psicoterapeuta che possa aiutarla a dare senso a questa rabbia, a comprenderne le radici e a trovare modi più funzionali per gestirla. Approcci come la terapia sistemico-relazionale o l'EMDR possono essere particolarmente efficaci quando ci sono esperienze difficili accumulate nel tempo.
Una valutazione medica, se non l'ha già fatta, per escludere aspetti organici legati alla tachicardia e valutare se possa essere utile un supporto farmacologico temporaneo per l'ansia, sempre in affiancamento a un percorso psicologico.
Nel frattempo, provi a essere gentile con se stesso: sentirsi così dopo anni di difficoltà è una reazione umana, non un segno di debolezza. Il primo passo - quello che ha fatto scrivendomi - è già un atto di cura verso di sé.
Se desidera approfondire o ha bisogno di altro, mi scriva pure.
Un caro saluto, dott.ssa Elin Miroddi
la ringrazio per aver condiviso con me quello che sta vivendo. Quello che descrive - la rabbia interiore, la tachicardia, i picchi emotivi, la sensazione di inutilità - sono segnali importanti che il suo corpo e la sua psiche le stanno inviando, e fa bene ad ascoltarli.
La rabbia che sente non è qualcosa di cui vergognarsi: spesso è una risposta comprensibile a situazioni di ingiustizia protratte nel tempo, come quelle che ha vissuto sul lavoro, e a difficoltà familiari. Il fatto che si manifesti anche con sintomi fisici (tachicardia) ci dice che questa emozione ha bisogno di essere accolta e compresa in modo più profondo.
Le consiglio caldamente di cercare un supporto professionale. Potrebbe essere utile:
Un colloquio con uno psicoterapeuta che possa aiutarla a dare senso a questa rabbia, a comprenderne le radici e a trovare modi più funzionali per gestirla. Approcci come la terapia sistemico-relazionale o l'EMDR possono essere particolarmente efficaci quando ci sono esperienze difficili accumulate nel tempo.
Una valutazione medica, se non l'ha già fatta, per escludere aspetti organici legati alla tachicardia e valutare se possa essere utile un supporto farmacologico temporaneo per l'ansia, sempre in affiancamento a un percorso psicologico.
Nel frattempo, provi a essere gentile con se stesso: sentirsi così dopo anni di difficoltà è una reazione umana, non un segno di debolezza. Il primo passo - quello che ha fatto scrivendomi - è già un atto di cura verso di sé.
Se desidera approfondire o ha bisogno di altro, mi scriva pure.
Un caro saluto, dott.ssa Elin Miroddi
Gentile Signora,
da ciò che scrive emerge una sofferenza che va avanti da tempo e che oggi si manifesta sia sul piano emotivo (rabbia intensa, senso di inutilità) sia su quello fisico (tachicardia). Non si tratta di “nervosismo”, ma di una tensione interna cronica che probabilmente si è accumulata nel corso degli anni, anche a causa delle difficoltà familiari e delle ingiustizie vissute sul lavoro.
La rabbia che descrive non è qualcosa di sbagliato in sé: spesso è un’emozione di difesa, che nasce quando ci si è sentiti a lungo non ascoltati, svalutati o costretti a sopportare più di quanto fosse sostenibile. Quando però non trova uno spazio per essere riconosciuta ed espressa in modo sicuro, può trasformarsi in sintomi fisici, ansia e scoppi improvvisi.
Il primo consiglio è non affrontare tutto da sola. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a:
- dare un senso a questa rabbia, invece di combatterla
- distinguere ciò che dipende dal passato da ciò che può essere cambiato oggi
- imparare modalità più efficaci per gestire l’attivazione fisica (tachicardia, tensione)
- ricostruire una percezione di valore personale, oggi molto compromessa
Se la tachicardia è frequente o intensa, è utile anche un controllo medico, per escludere cause organiche e lavorare con maggiore serenità sull’aspetto emotivo.
Nel frattempo, può provare a osservare quando questi picchi di rabbia aumentano (situazioni, pensieri, persone): non per giudicarsi, ma per iniziare a capire cosa li attiva. La rabbia, se ascoltata, spesso indica bisogni rimasti a lungo ignorati.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un primo passo per smettere di vivere in costante allarme. Con il giusto supporto, è possibile ritrovare maggiore equilibrio e sollievo.
Resto a disposizione se desidera un confronto più approfondito.
Un caro saluto!
Dott. ssa Cinzia Pirrotta
da ciò che scrive emerge una sofferenza che va avanti da tempo e che oggi si manifesta sia sul piano emotivo (rabbia intensa, senso di inutilità) sia su quello fisico (tachicardia). Non si tratta di “nervosismo”, ma di una tensione interna cronica che probabilmente si è accumulata nel corso degli anni, anche a causa delle difficoltà familiari e delle ingiustizie vissute sul lavoro.
La rabbia che descrive non è qualcosa di sbagliato in sé: spesso è un’emozione di difesa, che nasce quando ci si è sentiti a lungo non ascoltati, svalutati o costretti a sopportare più di quanto fosse sostenibile. Quando però non trova uno spazio per essere riconosciuta ed espressa in modo sicuro, può trasformarsi in sintomi fisici, ansia e scoppi improvvisi.
Il primo consiglio è non affrontare tutto da sola. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a:
- dare un senso a questa rabbia, invece di combatterla
- distinguere ciò che dipende dal passato da ciò che può essere cambiato oggi
- imparare modalità più efficaci per gestire l’attivazione fisica (tachicardia, tensione)
- ricostruire una percezione di valore personale, oggi molto compromessa
Se la tachicardia è frequente o intensa, è utile anche un controllo medico, per escludere cause organiche e lavorare con maggiore serenità sull’aspetto emotivo.
Nel frattempo, può provare a osservare quando questi picchi di rabbia aumentano (situazioni, pensieri, persone): non per giudicarsi, ma per iniziare a capire cosa li attiva. La rabbia, se ascoltata, spesso indica bisogni rimasti a lungo ignorati.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un primo passo per smettere di vivere in costante allarme. Con il giusto supporto, è possibile ritrovare maggiore equilibrio e sollievo.
Resto a disposizione se desidera un confronto più approfondito.
Un caro saluto!
Dott. ssa Cinzia Pirrotta
Buonasera sono la dottoressa Tropea Federica, grazie per aver condiviso la sua esperienza. I sintomi che descrive (ansia, rabbia intensa, tachicardia, senso di inutilità) sono segnali di una sofferenza legata a situazioni difficili vissute nel tempo.
Le consiglierei di non restare sola con tutto questo: un percorso psicologico può aiutarla a comprendere e gestire meglio la rabbia e l’ansia, riducendo anche i sintomi fisici. Se la tachicardia è frequente, è utile parlarne anche con il medico.
Chiedere aiuto è già un primo passo importante.
Resto a disposizione, buona serata.
Le consiglierei di non restare sola con tutto questo: un percorso psicologico può aiutarla a comprendere e gestire meglio la rabbia e l’ansia, riducendo anche i sintomi fisici. Se la tachicardia è frequente, è utile parlarne anche con il medico.
Chiedere aiuto è già un primo passo importante.
Resto a disposizione, buona serata.
Buonasera, le consiglierei un colloquio psicologico in modo da poterla aiutare per la gestione di questi stati interiori.
Buonasera, mi dispiace molto per quello che descrive. La situazione sembra emotivamente molto pesante e merita ascolto e attenzione. Per questo le consiglierei di rivolgersi ad un professionista, che possa aiutarla a comprendere l’origine della rabbia e a trovare strumenti utili per gestirla.
Buonasera, per gestire tutta questa rabbia che prova e la fa stare male le consiglio di intraprendere un percorso psicologico per poterla aiutare a stare meglio
Buonasera,
le emozioni che descrive – rabbia intensa, ansia, senso di sopraffazione e sintomi fisici – sono segnali di un carico emotivo che sembra essersi accumulato nel tempo.
Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio sicuro per comprendere l’origine di questi vissuti e trovare modalità più funzionali per gestirli. Anche percorsi basati sulla Mindfulness, in parallelo, potrebbero aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie reazioni emotive e corporee, favorendo una relazione meno reattiva e più compassionevole verso se stessi. Non si tratta di “eliminare” la rabbia o l’ansia, ma di imparare ad entrare in contatto, riconoscere le proprie emozioni e gestirle in modo più sostenibile per il proprio benessere. Un confronto con un professionista potrebbe aiutarla a orientarsi. Un caro saluto.
le emozioni che descrive – rabbia intensa, ansia, senso di sopraffazione e sintomi fisici – sono segnali di un carico emotivo che sembra essersi accumulato nel tempo.
Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio sicuro per comprendere l’origine di questi vissuti e trovare modalità più funzionali per gestirli. Anche percorsi basati sulla Mindfulness, in parallelo, potrebbero aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie reazioni emotive e corporee, favorendo una relazione meno reattiva e più compassionevole verso se stessi. Non si tratta di “eliminare” la rabbia o l’ansia, ma di imparare ad entrare in contatto, riconoscere le proprie emozioni e gestirle in modo più sostenibile per il proprio benessere. Un confronto con un professionista potrebbe aiutarla a orientarsi. Un caro saluto.
Gentile utente,
Il quadro che descrive suggerirebbe che il suo sistema nervoso si trova in uno stato di iper-attivazione cronica, in cui la rabbia accumulata agisce come una pressione interna costante che può creare delle somatizzazioni . i segnali che descrive, irritabilità, senso di inutilità verso se e gli altri, possono essere segnali di un esaurimento delle sue risorse emotive; per questo motivo, il consiglio è quello di intraprendere un percorso di psicoterapia, per elaborare i traumi relazionali e imparare a gestire i picchi emotivi.
Resto a disposizione,
cordiali saluti
Dott.ssa Varone
Il quadro che descrive suggerirebbe che il suo sistema nervoso si trova in uno stato di iper-attivazione cronica, in cui la rabbia accumulata agisce come una pressione interna costante che può creare delle somatizzazioni . i segnali che descrive, irritabilità, senso di inutilità verso se e gli altri, possono essere segnali di un esaurimento delle sue risorse emotive; per questo motivo, il consiglio è quello di intraprendere un percorso di psicoterapia, per elaborare i traumi relazionali e imparare a gestire i picchi emotivi.
Resto a disposizione,
cordiali saluti
Dott.ssa Varone
Buonasera,
Il primo passo consigliabile è una valutazione psicodiagnostica, che permetta di comprendere meglio l’origine della rabbia, dell’ansia e dei sintomi corporei associati. Una valutazione accurata consente poi di orientare in modo adeguato verso un eventuale percorso terapeutico, costruito sulle sue specifiche esigenze.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Il primo passo consigliabile è una valutazione psicodiagnostica, che permetta di comprendere meglio l’origine della rabbia, dell’ansia e dei sintomi corporei associati. Una valutazione accurata consente poi di orientare in modo adeguato verso un eventuale percorso terapeutico, costruito sulle sue specifiche esigenze.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Salve , inizio col dirle che mi spiace molto per l’ansia,la rabbia ed il senso di smarrimento che sta avvertendo.
Possono essere sintomi molto fastidiosi ed invalidanti.
Le suggerirei di rivolgersi ad una figura professionale di psicologo/terapeuta per arrivare a comprendere l’origine del suo malessere e lavorare insieme al fine di tornare a star bene.
Buone cose,
Dott.Marziani
Possono essere sintomi molto fastidiosi ed invalidanti.
Le suggerirei di rivolgersi ad una figura professionale di psicologo/terapeuta per arrivare a comprendere l’origine del suo malessere e lavorare insieme al fine di tornare a star bene.
Buone cose,
Dott.Marziani
Gentile utente,
ciò che descrive sembrano segnali naturali e comprensibili di una persona che si è sentita a lungo sotto pressione. La rabbia è un’emozione che ci accompagna da sempre e che, nel tempo, ha avuto una funzione importante nel proteggerci e nel segnalarci che qualcosa per noi è rilevante. Potrebbe essere utile, per comprenderla meglio, sapere quando essa compare, quali pensieri la accompagnano, in quali contesti è più presente e in quali, invece, lo è meno. Se per lei ha senso, potrebbe concedersi la possibilità di prendersi cura di sè e di ciò che sta vivendo con il supporto adeguato e all’interno di uno spazio dedicato.
Un caro saluto!
ciò che descrive sembrano segnali naturali e comprensibili di una persona che si è sentita a lungo sotto pressione. La rabbia è un’emozione che ci accompagna da sempre e che, nel tempo, ha avuto una funzione importante nel proteggerci e nel segnalarci che qualcosa per noi è rilevante. Potrebbe essere utile, per comprenderla meglio, sapere quando essa compare, quali pensieri la accompagnano, in quali contesti è più presente e in quali, invece, lo è meno. Se per lei ha senso, potrebbe concedersi la possibilità di prendersi cura di sè e di ciò che sta vivendo con il supporto adeguato e all’interno di uno spazio dedicato.
Un caro saluto!
Gentile utente,
l’ansia costante, i picchi di rabbia, la tachicardia e il senso di “inutilità” che descrive sembrano essere il risultato di un carico emotivo che si è accumulato nel tempo.
Quando emozioni intense restano a lungo “trattenute”, spesso trovano modo di esprimersi attraverso il corpo o tramite reazioni che diventano difficili da controllare.
Un percorso psicologico potrebbe essere utile per comprendere come si è strutturato questo funzionamento e per intervenire sui nuclei emotivi e relazionali che continuano a riattivare la sintomatologia, favorendo un maggiore senso di controllo e benessere.
Resto a disposizione e le auguro di trovare presto lo spazio giusto per prendersi cura di sé in questo momento delicato.
Un caro saluto.
Dott. Michele Milazzo
l’ansia costante, i picchi di rabbia, la tachicardia e il senso di “inutilità” che descrive sembrano essere il risultato di un carico emotivo che si è accumulato nel tempo.
Quando emozioni intense restano a lungo “trattenute”, spesso trovano modo di esprimersi attraverso il corpo o tramite reazioni che diventano difficili da controllare.
Un percorso psicologico potrebbe essere utile per comprendere come si è strutturato questo funzionamento e per intervenire sui nuclei emotivi e relazionali che continuano a riattivare la sintomatologia, favorendo un maggiore senso di controllo e benessere.
Resto a disposizione e le auguro di trovare presto lo spazio giusto per prendersi cura di sé in questo momento delicato.
Un caro saluto.
Dott. Michele Milazzo
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con sincerità quello che stai vivendo. Quello che descrivi non è semplice da portare avanti da solo, e già il fatto di riconoscere questa rabbia, la tachicardia e la sensazione di non farcela più è un passo importante.
Da quello che scrivi emerge una sofferenza accumulata nel tempo, legata sia alla tua storia familiare sia alle ingiustizie che hai vissuto sul lavoro. Quando ci si trova per anni in situazioni che mettono a dura prova il senso di valore personale, è normale sviluppare un misto di rabbia, stanchezza e ansia. Non è un difetto tuo, è una reazione a carichi emotivi rimasti senza spazio.
Quello che potresti fare ora è iniziare un percorso che ti aiuti a dare un nome a tutto questo, a distinguere la rabbia “antica” da quella che nasce nelle giornate più difficili. Un primo passo utile può essere osservare quando compaiono i picchi: se avvengono in momenti specifici, con determinate persone o quando ti senti sotto pressione. Anche piccole annotazioni quotidiane aiutano a capire cosa accade dentro di te.
Un altro strumento semplice è lavorare sul respiro nei momenti di tachicardia. Due o tre respiri un po’ più lunghi rallentano la risposta del corpo e permettono alla mente di riprendere un minimo di controllo.
Detto questo, per affrontare davvero ciò che descrivi serve uno spazio stabile, in cui poter elaborare la tua storia, riconoscere le ferite e alleggerire quel senso di "inutilità" che senti.
Buon percorso
Barbara
grazie per aver condiviso con sincerità quello che stai vivendo. Quello che descrivi non è semplice da portare avanti da solo, e già il fatto di riconoscere questa rabbia, la tachicardia e la sensazione di non farcela più è un passo importante.
Da quello che scrivi emerge una sofferenza accumulata nel tempo, legata sia alla tua storia familiare sia alle ingiustizie che hai vissuto sul lavoro. Quando ci si trova per anni in situazioni che mettono a dura prova il senso di valore personale, è normale sviluppare un misto di rabbia, stanchezza e ansia. Non è un difetto tuo, è una reazione a carichi emotivi rimasti senza spazio.
Quello che potresti fare ora è iniziare un percorso che ti aiuti a dare un nome a tutto questo, a distinguere la rabbia “antica” da quella che nasce nelle giornate più difficili. Un primo passo utile può essere osservare quando compaiono i picchi: se avvengono in momenti specifici, con determinate persone o quando ti senti sotto pressione. Anche piccole annotazioni quotidiane aiutano a capire cosa accade dentro di te.
Un altro strumento semplice è lavorare sul respiro nei momenti di tachicardia. Due o tre respiri un po’ più lunghi rallentano la risposta del corpo e permettono alla mente di riprendere un minimo di controllo.
Detto questo, per affrontare davvero ciò che descrivi serve uno spazio stabile, in cui poter elaborare la tua storia, riconoscere le ferite e alleggerire quel senso di "inutilità" che senti.
Buon percorso
Barbara
Salve gentile utente, comprendo perfettamente il suo stato d'animo in cui è palese che sta attraversando un periodo di profonda tristezza e sofferenza.
La sua rabbia da ciò che ha descritto non mi sembra sia legata ad un singolo evento avvenuto di recente ma bensì ad una periodo molto durevole.
Qualora non abbia già agito, le consiglio calorosamente di parlarne con il suo medico di fiducia o quanto meno recarsi da una/o psicologo per un primo colloquio psicologico e in seguito se sarà opportuno potrebbe iniziare un percorso psicoterapeutico.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Rosamaria Lombardo - Psicologa Clinica
La sua rabbia da ciò che ha descritto non mi sembra sia legata ad un singolo evento avvenuto di recente ma bensì ad una periodo molto durevole.
Qualora non abbia già agito, le consiglio calorosamente di parlarne con il suo medico di fiducia o quanto meno recarsi da una/o psicologo per un primo colloquio psicologico e in seguito se sarà opportuno potrebbe iniziare un percorso psicoterapeutico.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Rosamaria Lombardo - Psicologa Clinica
Buonasera, la ringrazio per aver scritto e per aver descritto con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza che va avanti da tempo e che sembra essere stata accumulata giorno dopo giorno, senza trovare uno spazio reale in cui potersi sciogliere. Quando una persona è molto ansiosa, ha vissuto problemi familiari importanti e per anni ha dovuto sopportare ingiustizie sul lavoro, è comprensibile che dentro si formi una rabbia profonda, spesso silenziosa, che prima o poi chiede di essere ascoltata. La rabbia che descrive non nasce dal nulla e non è un difetto del suo carattere. Spesso è il segnale di bisogni rimasti troppo a lungo ignorati, di confini non rispettati, di fatiche sopportate senza sentirsi visti o tutelati. Quando questa rabbia non trova uno spazio per essere riconosciuta e compresa, può trasformarsi in tensione costante, tachicardia, irritabilità improvvisa e in quella sensazione dolorosa di non sopportare più niente e nessuno. In questi momenti è facile che la mente inizi a rivolgere tutta questa energia contro di sé, facendola sentire inutile o sbagliata, quando in realtà sta solo reagendo a un carico emotivo eccessivo. È importante sapere che questi picchi di rabbia non significano che lei stia perdendo il controllo o che sia una cattiva persona. Al contrario, spesso arrivano proprio quando una persona ha resistito troppo a lungo, cercando di andare avanti nonostante tutto. Il corpo e la mente, a un certo punto, trovano il loro modo per dire che così non si può più continuare. Un primo passo può essere provare a cambiare lo sguardo su ciò che prova. Invece di giudicare la rabbia o cercare di scacciarla, può essere utile chiedersi cosa sta cercando di comunicare. Molte volte dietro la rabbia ci sono stanchezza, delusione, senso di ingiustizia, bisogno di essere riconosciuti o protetti. Dare un nome a queste emozioni, anche solo dentro di sé, può già ridurne l’intensità. Un altro aspetto centrale riguarda il rapporto con se stesso. Quando per molto tempo ci si sente trattati ingiustamente o non ascoltati, può nascere una voce interiore molto dura, che continua a criticare e a svalutare. Imparare gradualmente a non identificarsi con questa voce, e a trattarsi con un minimo di comprensione in più, non è facile ma è fondamentale per uscire da questo circolo di rabbia e ansia. Infine, è importante non rimanere soli con tutto questo. Il fatto che lei chieda un consiglio è già un segnale di forza e di desiderio di stare meglio. Trovare uno spazio in cui poter parlare liberamente di ciò che ha vissuto, delle ingiustizie subite e delle emozioni che si porta dentro, può aiutarla a rimettere ordine e a ritrovare un senso di valore personale che ora sembra offuscato dalla sofferenza. Quello che prova ha una sua logica e una sua storia. Non è inutile, non è sbagliato e non è destinato a rimanere così per sempre. Con il giusto supporto e con un lavoro su di sé, è possibile ridare spazio a una vita più equilibrata e meno dominata dalla rabbia e dall’ansia. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
il consiglio è di inizare un percorso di sostegno psicologico,innanzitutto bisogna trovare il modo per esprimere la rabbia che ha dentro e poi credo che sia importante che lei impari ed esprimente ciò che prova, senza paura, per evitare di continuare ad accumulare.
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
il consiglio è di inizare un percorso di sostegno psicologico,innanzitutto bisogna trovare il modo per esprimere la rabbia che ha dentro e poi credo che sia importante che lei impari ed esprimente ciò che prova, senza paura, per evitare di continuare ad accumulare.
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
Gentile utente, grazie per la sua condivisione. Sarebbe importante comprendere cosa si racchiude in questa emozione forte che lei definisce come rabbia. I periodi particolarmente pesanti e faticosi spesso allentano le nostre difese, così emergono vissuti sepolti che chissà potrebbero essere lì da un pezzo. Potrebbe essere prezioso parlarne con un professionista per srotolare un po' la matassa queste emozioni e del periodo di vita che sta attraversando.
Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Buongiorno,
Il mio consiglio è quello di iniziare un percorso con un collega per esplorare le sensazioni fisiche ed emotive che ha descritto.
Dott. Marco Cenci
Il mio consiglio è quello di iniziare un percorso con un collega per esplorare le sensazioni fisiche ed emotive che ha descritto.
Dott. Marco Cenci
Caro utente,
ciò che potrebbe essere utile è forse un supporto che per tanto tempo, da quello che scrive, non sembra esserci stato. Un percorso psicologico, quindi un posto proprio, un tempo per sè, dove poter sfogare e crescere, potrebbe essere quell'aiuto che serve per passare le difficoltà di oggi ma anche quelle future in un'ottica più a lungo termine. Provi dunque a pensare a questa possibilità e nel caso, scelga la persona che più la faccia sentire a suo agio.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
ciò che potrebbe essere utile è forse un supporto che per tanto tempo, da quello che scrive, non sembra esserci stato. Un percorso psicologico, quindi un posto proprio, un tempo per sè, dove poter sfogare e crescere, potrebbe essere quell'aiuto che serve per passare le difficoltà di oggi ma anche quelle future in un'ottica più a lungo termine. Provi dunque a pensare a questa possibilità e nel caso, scelga la persona che più la faccia sentire a suo agio.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
La rabbia è un sentimento pervasivo e logorante, ma può anche essere la porta d'accesso alla interiorità di ognuno di noi.
A lei la scelta!
A lei la scelta!
Buonasera,
da ciò che descrive emerge un carico emotivo molto intenso, fatto di ansia, rabbia trattenuta e vissuti di ingiustizia che sembrano accompagnarla da tempo. Quando emozioni come la rabbia restano a lungo non espresse o non elaborate, possono manifestarsi anche a livello fisico, come nel caso della tachicardia o dei picchi di tensione che riferisce.
È importante sottolineare che non c’è nulla di “sbagliato” in lei: le reazioni che descrive sono spesso il segnale di un disagio profondo che merita ascolto e cura. Affrontare da soli queste sensazioni può diventare molto faticoso.
Il primo passo consigliabile è rivolgersi a un professionista della salute mentale, che possa aiutarla a comprendere l’origine di questa rabbia e dell’ansia, a trovare modalità più funzionali per gestirle e a ricostruire un senso di valore personale, anche alla luce delle esperienze lavorative difficili che ha vissuto.
Qualora i sintomi fisici fossero frequenti o intensi, può essere utile anche un confronto con il medico di base per escludere o monitorare aspetti medici e valutare un eventuale supporto integrato.
Chiedere aiuto è un atto di responsabilità verso se stessi e può rappresentare l’inizio di un percorso di maggiore benessere
da ciò che descrive emerge un carico emotivo molto intenso, fatto di ansia, rabbia trattenuta e vissuti di ingiustizia che sembrano accompagnarla da tempo. Quando emozioni come la rabbia restano a lungo non espresse o non elaborate, possono manifestarsi anche a livello fisico, come nel caso della tachicardia o dei picchi di tensione che riferisce.
È importante sottolineare che non c’è nulla di “sbagliato” in lei: le reazioni che descrive sono spesso il segnale di un disagio profondo che merita ascolto e cura. Affrontare da soli queste sensazioni può diventare molto faticoso.
Il primo passo consigliabile è rivolgersi a un professionista della salute mentale, che possa aiutarla a comprendere l’origine di questa rabbia e dell’ansia, a trovare modalità più funzionali per gestirle e a ricostruire un senso di valore personale, anche alla luce delle esperienze lavorative difficili che ha vissuto.
Qualora i sintomi fisici fossero frequenti o intensi, può essere utile anche un confronto con il medico di base per escludere o monitorare aspetti medici e valutare un eventuale supporto integrato.
Chiedere aiuto è un atto di responsabilità verso se stessi e può rappresentare l’inizio di un percorso di maggiore benessere
Buonasera,
da ciò che descrive emergono vissuti di ansia intensa, rabbia trattenuta e un senso di svalutazione personale che sembrano accompagnarla da molto tempo. Quando emozioni come la rabbia non trovano uno spazio adeguato di espressione, possono trasformarsi in sintomi fisici (come la tachicardia) e in una sensazione di continua tensione e intolleranza verso ciò che ci circonda.
Le difficoltà familiari e le ingiustizie subite sul lavoro possono aver contribuito ad accumulare frustrazione, impotenza e stress, andando a rinforzare questi stati emotivi. È importante sapere che ciò che prova non è “sbagliato” né segno di inutilità, ma una reazione comprensibile a esperienze dolorose e prolungate nel tempo.
Un primo passo utile può essere quello di prendersi sul serio e riconoscere il bisogno di aiuto. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere l’origine della rabbia e dell’ansia, imparare a gestire i sintomi fisici, ritrovare un senso di valore personale e costruire modalità più funzionali per affrontare le difficoltà quotidiane.
Buonasera,
da ciò che descrive emergono vissuti di ansia intensa, rabbia trattenuta e un senso di svalutazione personale che sembrano accompagnarla da molto tempo. Quando emozioni come la rabbia non trovano uno spazio adeguato di espressione, possono trasformarsi in sintomi fisici (come la tachicardia) e in una sensazione di continua tensione e intolleranza verso ciò che ci circonda.
Le difficoltà familiari e le ingiustizie subite sul lavoro possono aver contribuito ad accumulare frustrazione, impotenza e stress, andando a rinforzare questi stati emotivi. È importante sapere che ciò che prova non è “sbagliato” né segno di inutilità, ma una reazione comprensibile a esperienze dolorose e prolungate nel tempo.
Un primo passo utile può essere quello di prendersi sul serio e riconoscere il bisogno di aiuto. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere l’origine della rabbia e dell’ansia, imparare a gestire i sintomi fisici, ritrovare un senso di valore personale e costruire modalità più funzionali per affrontare le difficoltà quotidiane.
Proprio per la complessità di ciò che sta vivendo, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa offrirle uno spazio di ascolto e un supporto adeguato e personalizzato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive emergono vissuti di ansia intensa, rabbia trattenuta e un senso di svalutazione personale che sembrano accompagnarla da molto tempo. Quando emozioni come la rabbia non trovano uno spazio adeguato di espressione, possono trasformarsi in sintomi fisici (come la tachicardia) e in una sensazione di continua tensione e intolleranza verso ciò che ci circonda.
Le difficoltà familiari e le ingiustizie subite sul lavoro possono aver contribuito ad accumulare frustrazione, impotenza e stress, andando a rinforzare questi stati emotivi. È importante sapere che ciò che prova non è “sbagliato” né segno di inutilità, ma una reazione comprensibile a esperienze dolorose e prolungate nel tempo.
Un primo passo utile può essere quello di prendersi sul serio e riconoscere il bisogno di aiuto. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere l’origine della rabbia e dell’ansia, imparare a gestire i sintomi fisici, ritrovare un senso di valore personale e costruire modalità più funzionali per affrontare le difficoltà quotidiane.
Buonasera,
da ciò che descrive emergono vissuti di ansia intensa, rabbia trattenuta e un senso di svalutazione personale che sembrano accompagnarla da molto tempo. Quando emozioni come la rabbia non trovano uno spazio adeguato di espressione, possono trasformarsi in sintomi fisici (come la tachicardia) e in una sensazione di continua tensione e intolleranza verso ciò che ci circonda.
Le difficoltà familiari e le ingiustizie subite sul lavoro possono aver contribuito ad accumulare frustrazione, impotenza e stress, andando a rinforzare questi stati emotivi. È importante sapere che ciò che prova non è “sbagliato” né segno di inutilità, ma una reazione comprensibile a esperienze dolorose e prolungate nel tempo.
Un primo passo utile può essere quello di prendersi sul serio e riconoscere il bisogno di aiuto. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere l’origine della rabbia e dell’ansia, imparare a gestire i sintomi fisici, ritrovare un senso di valore personale e costruire modalità più funzionali per affrontare le difficoltà quotidiane.
Proprio per la complessità di ciò che sta vivendo, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa offrirle uno spazio di ascolto e un supporto adeguato e personalizzato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, da ciò che descrive emerge un quadro di forte sofferenza emotiva che si è costruita nel tempo. La rabbia che sente non è “immotivata” né segno di cattivo carattere: è, molto probabilmente, una rabbia trattenuta a lungo, nata da ferite familiari, da vissuti di ingiustizia e da un senso profondo di non riconoscimento, soprattutto sul lavoro. Quando queste emozioni non trovano spazio per essere espresse e comprese, finiscono per accumularsi nel corpo e nella mente, trasformandosi in tachicardia, tensione costante, scatti di irritabilità e in quel doloroso sentimento di inutilità che lei descrive.
L’ansia e la rabbia, in questo senso, sembrano andare insieme: l’ansia tiene tutto sotto controllo, la rabbia cerca di uscire. Il risultato è una continua lotta interna che la sfinisce. È importante che lei sappia che il corpo non sta “tradendola”: sta segnalando che qualcosa è stato sopportato troppo a lungo, senza possibilità di difesa o di parola.
Il primo passo non è cercare di calmarsi a tutti i costi, ma riconoscere il diritto che lei ha di essere arrabbiata per ciò che ha vissuto. Ingiustizie lavorative reiterate e difficoltà familiari lasciano segni profondi sull’autostima e sulla percezione di valore personale. Quando per anni si ingoiano frustrazioni, il sistema nervoso rimane in allerta continua, e ogni piccola cosa diventa intollerabile.
Ciò che può aiutarla, concretamente, è iniziare a dare un contenitore a questa rabbia. Questo può avvenire parlando con un professionista che la aiuti a trasformare l’aggressività rivolta contro se stessa in una forza più sana e protettiva, ma anche attraverso piccoli gesti quotidiani: imparare a fermarsi quando sente salire la tensione, dare un nome all’emozione (“sono arrabbiata”, “mi sento umiliata”), scrivere ciò che non ha mai potuto dire, e soprattutto smettere di giudicarsi per come si sente.
Se in questo momento non le è possibile intraprendere un percorso terapeutico strutturato, può comunque iniziare a lavorare su due aspetti fondamentali: il corpo e i confini. Il corpo ha bisogno di scaricare l’attivazione (camminate, respirazione lenta e profonda, attività fisica dolce ma costante), mentre i confini riguardano il diritto di non sopportare più tutto, di dire dei “no”, anche interiori, a ciò che la svuota.
Lei non è inutile: è una persona stanca, ferita e sotto pressione da troppo tempo. La rabbia che sente, se ascoltata e compresa, può diventare una risorsa per rimettere al centro i suoi bisogni e la sua dignità. Rimango a disposizione, un saluto.
L’ansia e la rabbia, in questo senso, sembrano andare insieme: l’ansia tiene tutto sotto controllo, la rabbia cerca di uscire. Il risultato è una continua lotta interna che la sfinisce. È importante che lei sappia che il corpo non sta “tradendola”: sta segnalando che qualcosa è stato sopportato troppo a lungo, senza possibilità di difesa o di parola.
Il primo passo non è cercare di calmarsi a tutti i costi, ma riconoscere il diritto che lei ha di essere arrabbiata per ciò che ha vissuto. Ingiustizie lavorative reiterate e difficoltà familiari lasciano segni profondi sull’autostima e sulla percezione di valore personale. Quando per anni si ingoiano frustrazioni, il sistema nervoso rimane in allerta continua, e ogni piccola cosa diventa intollerabile.
Ciò che può aiutarla, concretamente, è iniziare a dare un contenitore a questa rabbia. Questo può avvenire parlando con un professionista che la aiuti a trasformare l’aggressività rivolta contro se stessa in una forza più sana e protettiva, ma anche attraverso piccoli gesti quotidiani: imparare a fermarsi quando sente salire la tensione, dare un nome all’emozione (“sono arrabbiata”, “mi sento umiliata”), scrivere ciò che non ha mai potuto dire, e soprattutto smettere di giudicarsi per come si sente.
Se in questo momento non le è possibile intraprendere un percorso terapeutico strutturato, può comunque iniziare a lavorare su due aspetti fondamentali: il corpo e i confini. Il corpo ha bisogno di scaricare l’attivazione (camminate, respirazione lenta e profonda, attività fisica dolce ma costante), mentre i confini riguardano il diritto di non sopportare più tutto, di dire dei “no”, anche interiori, a ciò che la svuota.
Lei non è inutile: è una persona stanca, ferita e sotto pressione da troppo tempo. La rabbia che sente, se ascoltata e compresa, può diventare una risorsa per rimettere al centro i suoi bisogni e la sua dignità. Rimango a disposizione, un saluto.
Buongiorno. Il vissuto da lei descritto merita una certa attenzione; iniziare un percorso psicologico potrebbe essere molto utile, per dare un senso a questa rabbia, capire da dove nasce e trovare modi più funzionali per gestirla, senza che ricada sul corpo o sulle relazioni. La terapia permette di comprendere cosa sta attraversando dentro le esperienze familiari e lavorative, riconoscere e regolare l’ansia e i picchi di rabbia, e lavorare sulla sua autenticità.
Sperando essere stata esaustiva, resto a disposizione.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Sperando essere stata esaustiva, resto a disposizione.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Buonasera, grazie per aver chiesto aiuto in questo spazio. Sapendo poco posso solo provare a dare qualche spunto: la rabbia è un emozione che va sfogata perché non sia distruttiva quindi quando la senti arrivare fare una passeggiata, andare in palestra o anche solo andare in bagno e fare qualche movimento così da scaricarla.
Per l ansia invece è diverso e ognuno ha tecniche diverse per rilassare e respirare.
Poi eventualmente si può approfondire in incontri specifici dedicati, sarebbe importante uno spazio per te dove parlare e sentire il parere di un professionista. Se hai bisogno io posso essere disponibile anche online.
Buon percorso,
Dott.ssa Casumaro Giada
Per l ansia invece è diverso e ognuno ha tecniche diverse per rilassare e respirare.
Poi eventualmente si può approfondire in incontri specifici dedicati, sarebbe importante uno spazio per te dove parlare e sentire il parere di un professionista. Se hai bisogno io posso essere disponibile anche online.
Buon percorso,
Dott.ssa Casumaro Giada
Buonasera, l'ansia di solito si attiva davanti ad una minaccia percepita. La rabbia, invece, nasce da qualcosa di percepito come ingiusto. Rispetto alle ingiustizie sul lavoro, potrebbe essere utile un training assertivo. Mi contatti pure qualora decidesse di iniziare un percorso di psicoterapia: la CBT funziona molto bene per queste problematiche. Dott.ssa Volpe Mariateresa
Da ciò che racconta emergono vissuti di ansia e di rabbia che sembrano presenti da molto tempo e che oggi si manifestano anche a livello fisico, come nel caso della tachicardia. Quando si accumulano tensioni emotive legate a eventi familiari difficili o a situazioni di ingiustizia, è comprensibile che il sistema emotivo e corporeo reagiscano con intensità.
La rabbia che descrive, così come il senso di inutilità, spesso non nasce “dal nulla”, ma rappresenta una risposta a bisogni rimasti a lungo inascoltati o a confini che nel tempo sono stati superati. Comprendere il significato di queste emozioni e il modo in cui si sono strutturate può aiutare a ridurne l’impatto nella vita quotidiana e a ritrovare un maggiore senso di equilibrio.
In situazioni come questa, molte persone trovano utile confrontarsi con un professionista, perché uno spazio di ascolto e di riflessione guidata permette di dare ordine ai vissuti, riconoscere le proprie risorse e sviluppare modalità più efficaci per gestire l’ansia e la rabbia, prevenendo che si somatizzino ulteriormente.
Prendersi cura del proprio benessere emotivo è un passo importante e legittimo, soprattutto quando il carico interno diventa difficile da sostenere da soli.
Un caro saluto
Alma Magnani - Psicologa
La rabbia che descrive, così come il senso di inutilità, spesso non nasce “dal nulla”, ma rappresenta una risposta a bisogni rimasti a lungo inascoltati o a confini che nel tempo sono stati superati. Comprendere il significato di queste emozioni e il modo in cui si sono strutturate può aiutare a ridurne l’impatto nella vita quotidiana e a ritrovare un maggiore senso di equilibrio.
In situazioni come questa, molte persone trovano utile confrontarsi con un professionista, perché uno spazio di ascolto e di riflessione guidata permette di dare ordine ai vissuti, riconoscere le proprie risorse e sviluppare modalità più efficaci per gestire l’ansia e la rabbia, prevenendo che si somatizzino ulteriormente.
Prendersi cura del proprio benessere emotivo è un passo importante e legittimo, soprattutto quando il carico interno diventa difficile da sostenere da soli.
Un caro saluto
Alma Magnani - Psicologa
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