Buonasera ho interrotto i rapporti con mia sorella e non credo che sarà possibile riallacciarli perc

24 risposte
Buonasera ho interrotto i rapporti con mia sorella e non credo che sarà possibile riallacciarli perché non mi fido più di lei. Volevo un aiuto per capire perchè lei si è comportata così e se io ho sbagliato a chiudere tutti i rapporti.
Lei è la sorella maggiore ed è sempre stata amorevole e protettiva con me. Abbiamo passato grosse disgrazie insieme, lei ha perso la sua secondogenita per un incidente, abbiamo perso nostra madre dopo anni di lotta contro una brutta malattia poi lei ha perso il suo compagno sempre per un brutto male. Abbiamo affrontato tutti insieme aiutandoci e sostenendoci. Poi arriva un nuovo compagno nella sua vita e da subito dimostra di voler imporre il suo pensiero denigrando ed offendendo tutti gli altri. Per un anno abbiamo cercato di non dargli troppo peso per non litigare, nonostante abbia fatto piangere mio figlio di 12 anni e non perdesse occasione per chiamarlo cog... davanti a tutti, ad esempio mio figlio sognava di giocare a calcio come portiere e lui gli ripeteva che era un cog... e che non poteva fare neanche il portiere di un albergo. Dopo un anno dove la situazione è sempre più difficile da sostenere scoppia la lite, io reagisco perché lui prova a picchiare il mio cane e lo spingo via e lo tengo bloccato lontano dal mio cane, arriva mio marito che lo allontana da me, ma scoppia il parapiglia. Tutto questo a casa di mio padre che interviene per placare gli animi. Io mio marito ed i miei figli ce ne andiamo. Il giorno dopo il compagno chiama mio marito e lo minaccia di andare sul posto di lavoro a spaccargli la testa. Per 2 giorni il compagno lascia la macchina davanti al lavoro di mio marito con un cartello con scritto OCCHIO. Io chiamo mia sorella chiedendogli perché non interviene, lei da subito la colpa a noi, si vergogna di noi dice, mi offende come mai era successo, nelle sue parole sento le parole di lui, mi sembra che gli abbia riempito la testa di menzogne e da lì non ci sentiamo più. Per far placare la furia del compagno decido di non farmi sentire, cercando di proteggere così la mia famiglia. Passano due mesi ci sentiamo per messaggio lei sempre convinta che ho sbagliato io, gli scrivo le mie ragioni, lei niente difende solo lui. La sera il suo compagno scrive un messaggio a mio marito e ci offende tutti, me mio marito e mia figlia. Decido che è meglio non scrivere ne sentire più mia sorella per fare in modo che il suo compagno non abbia nessun motivo per offendare la mia famiglia e minare la nostra tranquillità.
Gentile utente,
la situazione che descrive è estremamente complessa e dolorosa, e vorrei innanzitutto riconoscere la quantità di perdite, traumi e legami profondi che attraversano la vostra storia familiare. Nulla di ciò che racconta è “banale”: state parlando di lutti ripetuti, di alleanze costruite nella sofferenza, di ruoli familiari che per anni hanno funzionato come veri e propri pilastri di sopravvivenza emotiva.
Provo a risponderle con uno sguardo sistemico-relazionale, che non cerca colpevoli ma prova a comprendere le dinamiche in gioco.
1. Cosa può essere successo a sua sorella
Sua sorella ha attraversato perdite devastanti: una figlia, una madre, un compagno. In questi casi spesso si sviluppa una ferita profonda di abbandono e un bisogno inconscio di aggrapparsi a una nuova relazione come ancora di salvezza.
Quando questo accade, soprattutto se il nuovo partner è dominante o aggressivo, può instaurarsi una dinamica che in psicologia chiamiamo alleanza difensiva:
• la persona fragile tende a proteggere il partner a ogni costo
• minimizza o nega i suoi comportamenti
• riorganizza la realtà per non perdere quella relazione
Non perché “non ami più” i familiari, ma perché perdere anche quel legame sarebbe psicologicamente intollerabile.
Questo può spiegare perché lei senta che “parla con le sue parole”: spesso non è manipolazione consapevole, ma identificazione. Difendere lui diventa, inconsciamente, difendere la propria possibilità di stare in piedi.
2. Il punto centrale: la violenza e i confini
Detto questo — ed è fondamentale essere molto chiare — nulla giustifica:
• umiliare un bambino
• minacciare un adulto
• intimidire sul posto di lavoro
• tentare violenza su un animale
Dal punto di vista clinico e relazionale, qui non siamo più in un conflitto familiare, ma in una situazione di comportamenti persecutori e aggressivi.
In un sistema familiare sano, quando compare una figura così destabilizzante, il sistema cerca di proteggere i membri più vulnerabili (bambini, animali, clima emotivo). Lei lo ha fatto.
3. Ha sbagliato a chiudere i rapporti?
Dal punto di vista psicologico, no.
Lei non ha chiuso per punizione, vendetta o orgoglio.
Lei ha chiuso per:
• proteggere i suoi figli
• proteggere suo marito
• proteggere la sicurezza emotiva e fisica della sua famiglia
Questo si chiama confine sano, non rottura patologica.
In sistemica diciamo che:
quando un legame diventa veicolo di pericolo, la distanza può essere una forma di cura.
Il fatto che la rottura le faccia male non significa che sia sbagliata. Significa che il legame era importante.
4. Il dolore più grande: perdere una sorella “che c’era”
Il lutto che sta vivendo ora non è solo la perdita del rapporto attuale, ma la perdita della sorella di prima: quella amorevole, protettiva, alleata nelle disgrazie.
Questo è un lutto relazionale, spesso più difficile di altri perché la persona è viva, ma non più accessibile.
È normale chiedersi:
• “Ho fatto abbastanza?”
• “Se avessi resistito di più?”
• “E se un giorno mi pentissi?”
Queste domande parlano del suo attaccamento, non di un errore.
5. Uno sguardo per il futuro
Dal punto di vista clinico, la scelta che ha fatto non deve essere per forza definitiva, ma oggi è necessaria.
Un eventuale riavvicinamento sarebbe possibile solo se:
• il partner smettesse ogni comportamento aggressivo
• sua sorella recuperasse una posizione autonoma
• fossero rispettati confini chiari e non negoziabili
Fino ad allora, la distanza è una misura di protezione, non una condanna.
6. Un ultimo pensiero per lei
Lei ha mostrato:
• capacità di protezione
• lucidità sotto pressione
• responsabilità genitoriale
• rispetto per sé stessa
Non ha distrutto una famiglia.
Ha impedito che la violenza entrasse nella sua.
Se vorrà, lavorare su questo dolore in uno spazio terapeutico potrebbe aiutarla a:
• elaborare il lutto per la sorella “perduta”
• sciogliere il senso di colpa
• rafforzare la legittimità dei suoi confini
Resto a disposizione se desidera approfondire uno di questi aspetti.
La sua sofferenza merita ascolto, non giudizio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale, Psicologa Clinica

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
quello che descrive è un vissuto molto comune e comprensibile: da un lato c’è l’affetto, l’investimento emotivo e la percezione che lui tenga a lei, dall’altro una ferita alla fiducia che, anche se “piccola” nel fatto concreto, lascia uno strascico di pensieri, dubbi e insicurezza.
Il punto centrale non è tanto il singolo “ciao” scritto a un’altra ragazza, quanto ciò che questo episodio ha attivato in lei: la paura di non sentirsi abbastanza, il timore che possano esserci altre tentazioni, l’ansia di dover controllare o di doversi adattare per evitare che lui guardi altrove. Quando in una relazione inizia a mancare la tranquillità emotiva, è importante fermarsi a riflettere.
È positivo che lui si sia scusato e che lei riconosca i suoi gesti e il suo affetto; allo stesso tempo è altrettanto legittimo che lei non riesca semplicemente a “metterci una pietra sopra”. La fiducia non si impone con la volontà, ma si ricostruisce nel tempo attraverso coerenza, dialogo e sicurezza emotiva. Se il pensiero ritorna spesso, significa che qualcosa dentro di lei ha ancora bisogno di essere ascoltato.
È importante chiarire con lui, in modo sincero e non accusatorio, quali sono i suoi bisogni: sentirsi rispettata, non sentirsi in competizione con altre donne, non vivere la sessualità come un dovere o una prestazione per paura di perderlo. Una relazione sana non dovrebbe mai far sentire “costretti” a fare o mandare qualcosa per trattenere l’altro.
Alla domanda “è giusto rimanere con lui?”, la risposta non è universale: dipende da quanto questa relazione, così com’è oggi, le permette di stare bene. Se, nonostante il dialogo, la serenità non torna e il dubbio resta costante, può essere utile chiedersi se si sta restando per amore o per paura di perdere il legame. Anche l’idea di “rimanere amici” va valutata con realismo, perché spesso richiede prima una vera elaborazione emotiva della relazione.
Vista la complessità dei vissuti che porta, credo sia consigliabile approfondire questi aspetti con uno specialista, per aiutarla a fare chiarezza su ciò che desidera davvero e su cosa la fa sentire sicura e rispettata in una relazione.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Sofia Arreghini
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, mi dispiace per la situazione che sta vivendo.
Non dev'essere stato facile doversi schermare per anni dalle continue offese e violenze del compagno di sua sorella e vedersi costretta a prendere le distanze da una figura così significativa e di riferimento nella sua vita, la quale le sembra essersi trasformata in una persona che lei non riconosce più.
Difficile stabilire le ragioni esatte che hanno portato sua sorella a comportarsi così: potrebbe temere possibili ritorsioni del partner qualora prendesse le vostre difese; potrebbe essere manipolata da quest'ultimo; potrebbe avere paura di rimanere nuovamente sola e senza compagno, a seguito di un già doloroso lutto...
Possiamo solo ipotizzare.
Quello che mi sento di dire è che non è stato sbagliato da parte Sua mettere un confine, compiere un atto protettivo nei confronti della sua famiglia, agire nel modo che avrebbe permesso di evitare ulteriori escalation. E' stata una scelta coraggiosa, cerchi di non colpevolizzarsi per questo.
Forse, in futuro, le circostanze cambieranno e quella porta potrà essere riaperta.

Le auguro il meglio e resto a disposizione,
Dott.ssa Sofia Arreghini



Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Con le informazioni che porta, è comprensibile che sua sorella, dopo perdite traumatiche ripetute, possa essersi legata a una relazione disfunzionale, arrivando a giustificare o minimizzare comportamenti aggressivi del partner. Questo però non rende accettabili né le offese né le minacce, soprattutto verso i suoi figli e suo marito.

Da un punto di vista psicologico, proteggere la propria famiglia e i propri confini non è un errore, anche quando la scelta comporta una rottura affettiva. Il dolore per la perdita del legame con sua sorella può coesistere con la consapevolezza che, in questo momento, il rapporto è dannoso. Se lo desidera, un consulto psicologico può aiutarla a mettere ordine emotivo, capire cosa dipende da lei e cosa no. Solo se e quando lo sentirà.
Dott.ssa Emerilys Marthai Delgado Garcia
Psicologo, Professional counselor, Sessuologo
Salerno
Gentile utente,
la situazione che descrive è estremamente dolorosa e complessa, e coinvolge dinamiche familiari, lutti importanti e l’ingresso di una figura esterna che sembra aver modificato profondamente gli equilibri preesistenti. È comprensibile che oggi lei si senta ferito, confuso e allo stesso tempo protettivo verso la sua famiglia.
Quando una persona attraversa molte perdite significative, come sua sorella, può diventare particolarmente vulnerabile a relazioni che offrono un senso di protezione o appartenenza, anche quando dall’esterno appaiono disfunzionali. In alcuni casi, partner con atteggiamenti svalutanti o aggressivi possono influenzare la percezione e il comportamento della persona che hanno accanto, fino a isolarla dagli affetti precedenti. Questo non giustifica ciò che è accaduto, ma può aiutare a comprendere perché sua sorella oggi reagisca in modo così distante e difensivo.
Allo stesso tempo, la sua scelta di prendere distanza per proteggere suo marito, i suoi figli e se stesso è una reazione comprensibile e legittima di fronte a minacce, aggressioni verbali e comportamenti intimidatori. In contesti di conflitto così intensi, non è possibile “tenere insieme” i rapporti a qualunque costo, soprattutto quando la sicurezza emotiva e fisica è messa in discussione.
Rispetto alla domanda “ho sbagliato?”, più che parlare di giusto o sbagliato, è utile considerare che lei ha agito per tutelare la serenità della sua famiglia. Questo è un bisogno primario e non un fallimento.
Se in futuro dovessero crearsi le condizioni per un dialogo più sicuro e rispettoso, sarà possibile valutare un riavvicinamento graduale. Ma oggi è importante che lei riconosca il proprio limite e il proprio diritto a proteggersi.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare il dolore per questa frattura familiare, a comprendere meglio le dinamiche relazionali in gioco e a ritrovare un senso di equilibrio interno, indipendentemente dalle scelte di sua sorella.
Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire.
Un caro saluto,
Dott.ssa Emerilys Marthai Delgado Garcia
Dott.ssa Denise Moretti
Psicologo, Psicologo clinico
Palazzolo sull'Oglio
Buongiorno, quella che racconta è una storia che contiene sicuramente grandi fragilità. Chiaramente la vita adulta ci porta ad affrontare pian piano la nostra storia di vita e talvolta si rischia di non sostenerne il peso. Può essere che sua sorella si trovi proprio li, dove ha trovato una persona capace di andare incontro a tutte le sue sofferenze e si permetta di "essere protetta". Ora, venendo a lei, ciò che prova è normale e probabilmente la sua decisione è presa per proteggere la sua famiglia, cosa molto lecita e saggia. Se la situazione dovesse continuare il consiglio è di parlarne con le autorità, soprattutto qualora fosse in pericolo anche sua sorella e quest'ultima non se ne renda conto. Le nostre fragilità non hanno colpa, purtroppo però a volte vengono curate dalle persone sbagliate.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, da ciò che racconta emerge una situazione molto dolorosa e complessa, segnata da lutti importanti, legami profondi e da un cambiamento improvviso e destabilizzante negli equilibri familiari. È comprensibile che lei si senta confusa, ferita e in cerca di un senso.

Sua sorella ha vissuto una serie di traumi molto importanti: la perdita di una figlia, della madre e del compagno. Dopo eventi di questo tipo, alcune persone sviluppano una forte paura dell’abbandono e un bisogno quasi vitale di “aggrapparsi” all’unico legame rimasto. Il nuovo compagno, per quanto distruttivo e aggressivo, può essere diventato per lei un punto di riferimento emotivo da cui sente di dipendere.

In questi casi accade spesso che:
- la persona neghi o minimizzi i comportamenti violenti del partner;
- assorba il suo linguaggio e il suo punto di vista, anche contro la propria famiglia;
- sposti la colpa sugli altri perché ammettere la verità significherebbe riconoscere di essere in una relazione tossica.

Questo non giustifica ciò che ha fatto, ma può aiutare a comprenderlo: sua sorella potrebbe non essere libera emotivamente di vedere le cose con lucidità, e potrebbe essere sotto una forte influenza psicologica.

Sul suo comportamento ci sono alcuni punti molto chiari nel suo racconto:
- suo figlio è stato umiliato ripetutamente;
- c’è stata aggressività verso un animale;
- ci sono state minacce esplicite verso suo marito e comportamenti intimidatori sul luogo di lavoro;
- sua sorella non solo non ha preso le distanze, ma ha legittimato e difeso tutto questo.

In una situazione simile, interrompere i contatti non è una punizione né una vendetta: è un atto di tutela. Lei ha fatto una scelta di responsabilità verso i suoi figli, suo marito e anche verso se stessa. Continuare a esporsi avrebbe significato normalizzare violenza, insulti e paura.

È naturale soffrire per la perdita del rapporto con sua sorella, soprattutto considerando il legame che avevate e tutto ciò che avete condiviso. Ma il dolore non significa che la scelta sia sbagliata. A volte l’unica cosa sana che si può fare è mettere un confine, anche quando fa male.

In conclusione, lei può tenere insieme due verità: amare sua sorella e dispiacersi profondamente per ciò che è diventato il vostro rapporto; riconoscere che, allo stato attuale, avvicinarsi significherebbe esporre la sua famiglia a ulteriori danni.

Se un giorno sua sorella dovesse prendere distanza da quel compagno e mostrarsi capace di assumersi delle responsabilità, allora si potrà forse riaprire uno spazio. Ma finché questo non accade, la sua scelta è stata lucida, protettiva e legittima.

Se sente che il peso emotivo è molto forte, potrebbe essere utile anche un supporto psicologico per lei: non perché abbia sbagliato, ma perché ha attraversato (e sta attraversando) una situazione estremamente dura.

Resto a disposizione se desidera approfondire o chiarire altri aspetti.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa e psicologa familiare sistemico-relazionale.
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno,
dalle sue parole emerge un dolore profondo, legato non solo al conflitto, ma alla perdita di un legame che per lei è stato per anni una fonte di sostegno e protezione. Quando una relazione così significativa cambia in modo improvviso, è naturale sentirsi confuse e chiedersi se si sia fatto qualcosa di sbagliato.

Lei ha attraversato eventi molto traumatici insieme a sua sorella, e questo rende ancora più difficile accettare una distanza che non è stata scelta con leggerezza, ma che sembra essere nata dal bisogno di tutelare sé stessa e la propria famiglia. Il senso di sfiducia e smarrimento che descrive è comprensibile, soprattutto quando ci si sente non ascoltati o non difesi.

Forse oggi non è tanto importante stabilire chi abbia ragione o torto, quanto riconoscere quanto questa situazione l’abbia ferita e quanto fosse importante per lei quel legame. Prendersi uno spazio può essere, in certi momenti, un modo per proteggersi e ritrovare equilibrio, anche se fa male.

Se lo desidera, resto disponibile ad accompagnarla nell’esplorare con calma ciò che prova e ciò di cui sente bisogno in questo momento.

Un caro saluto.
Dott.ssa Barcella
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buonasera, quello che racconti è una storia molto dolorosa e carica di perdite, legami profondi e rotture traumatiche. È comprensibile che tu ti senta confusa, ferita e anche in colpa: quando si interrompe un rapporto fraterno, soprattutto dopo una vita di sostegno reciproco, il dolore è simile a un lutto. Provo a rispondere ai tuoi dubbi con chiarezza.
Perché tua sorella si è comportata così? Quando una persona arriva da una serie di lutti devastanti come quelli che descrivi, può sviluppare una dipendenza emotiva molto forte dal nuovo partner, soprattutto se questo arriva in un momento di estrema fragilità. In questi casi, per paura di perdere anche quell’ultimo appiglio, alcune persone finiscono per negare, minimizzare o giustificare comportamenti gravemente disfunzionali, anche a costo di sacrificare legami storici. Non è amore lucido, è spesso una forma di sopravvivenza psicologica. Il fatto che tu “sentissi parlare lui attraverso lei” è un segnale tipico di una relazione in cui l’identità dell’altro viene progressivamente colonizzata. Hai sbagliato a chiudere i rapporti? No. E su questo è importante essere molto netti. Tu non hai chiuso per orgoglio, per rancore o per punizione. Hai messo un confine per proteggere tuo figlio, tuo marito e te stessa da:
- umiliazioni ripetute verso un minore
- tentativi di violenza verso un animale
- minacce esplicite sul luogo di lavoro
- messaggi offensivi e intimidatori

Questo non è un “conflitto familiare”: è una situazione di pericolo reale. In questi casi, interrompere i contatti non è una fuga, ma un atto di responsabilità.
È naturale che una parte di te continui a chiedersi se “avresti potuto fare di più”, perché tua sorella era una persona diversa e il legame era autentico. Ma oggi non stai rifiutando lei: stai rifiutando un sistema relazionale che è diventato tossico e aggressivo.
Può esserci una riapertura in futuro? Solo a una condizione: che lei riconosca la gravità di ciò che è accaduto e che tu possa sentirti al sicuro. Finché lei difende e giustifica chi minaccia e umilia la tua famiglia, il prezzo della relazione sarebbe troppo alto.
Il dolore che provi non significa che la tua scelta sia sbagliata. Significa che stai pagando il costo emotivo di aver fatto la cosa giusta. E purtroppo, a volte, proteggere i propri figli e la propria serenità implica perdere – almeno per ora – qualcuno che si ama.
Se senti che questo peso è troppo grande da portare da sola, un supporto psicologico potrebbe aiutarti a elaborare il lutto di una sorella che è ancora viva, ma non più accessibile. È uno dei dolori più difficili, e non va affrontato in solitudine.
Dott.ssa Claudia Carabellò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno gentile utente e grazie per la Sua condivisione, ricca di sofferenza, amarezza e delusione. Credo che in questa situazione non ci sia da valutare se Lei ha fatto la cosa giusta o sbagliata, poichè penso abbia fatto solo ciò che era in grado di poter pensare e mettere in campo con le risorse che aveva a disposizione, dovendo difendere sè e la tutela della sua sicurezza familiare. Definirei e rimanderei anche meglio il fatto che, forse, Lei non ha voluto (e probabilmente non vorrà) rompere completamente i rapporti con sua sorella, ma si è adeguatamente allontanata da quella parte che, attualmente soggiogata e oscurata dalla violenta, svalutante e cieca prepotenza del compagno, le impedisce di supportarvi, ascoltarvi ed esserci l'una per l'altra come in passato. Mi sembra che Lei possa pensare invece di esserci, se Sua sorella manifesterà di avere bisogno di voi, in virtù del vostro rapporto cementificato e che ben riconosce, ma non ora, a costo del mal-trattamento della Sua disponibilità e affetto familiare.
Cordialmente
Dott. Mariano Rossetto
Psicologo
Fossalta di Piave
Buonasera,
da quello che racconta emerge una situazione di grave sofferenza relazionale e di mancata protezione, soprattutto verso i suoi figli. In questo contesto la sua reazione sembra aver avuto una funzione di tutela.
È comprensibile il bisogno di capire “perché” sua sorella si sia comportata così. Dopo lutti traumatici e ripetuti, alcune persone sviluppano una forte dipendenza affettiva dal nuovo legame, anche a costo di negare l’evidenza e schierarsi contro i familiari. Questo non giustifica, ma può aiutare a iniziare a comprendere.
Rispetto alla sua domanda principale, quando una relazione diventa fonte di paura, umiliazione o minaccia, il confine è una scelta protettiva.
Il dolore per la perdita del legame con sua sorella è reale e legittimo. Ma la responsabilità di un eventuale riavvicinamento non può essere solo sua, né può avvenire a scapito della sicurezza e della serenità della sua famiglia.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera.
Il dolore è anche esperienza emotiva e lei ci sta parlando di questo.
Quando accadono situazioni come quelle di cui racconta, che diventano lacerazioni in rapporti ormai consolidati da tanto tempo, emerge dolore, shock, e anche un senso di lutto per avere perso, così percepiamo, quella che abbiamo sempre percepito e vissuto fin nelle viscere come la nostra famiglia.
E' importante che lei ne voglia parlare e che si metta in gioco interpellando psicologi.
Se vuole, ne possiamo parlare in un colloquio, anche online.
Dott.ssa Valentina Battisti
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, non poteva fare altrimenti, i confini in questa situazione (se come descritta) sono fondamentali. Quando c'è una persona così disturbata bisogna allontanarsi. Non riprenderei il discorso con sua sorella sulla litigata in questione nel caso si faccia sentire. è manipolata. Aspetterei, se avverrà in seguito, che sua sorella si avvicini e vi chieda aiuto, nel caso datele una mano. Ma fino ad allora dovete mantenere le distanze per tutelare soprattutto suo figlio, queste scene davanti a loro sono dei traumi relazionali che si portano dentro, ma anche per voi. Mi dispiace per questa situazione, le auguro che riesca a ristabilirla, ma se rimane cosi deve essere tranquilla di fare la cosa giusta per lei e la sua famiglia. Un cordiale saluto
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
E' una storia terribilmente triste e dolorosa, ma se tutto è avvenuto e continua ad avvenire come lei racconta, sì, non c'è altro da fare che interrompere ogni rapporto fin quando (se mai succederà) sua sorella non ritorni in sé. Per quanto mi riguarda, dato quanto accaduto vi siete fatti troppi scrupoli nel non denunciare simili comportamenti.
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Quello che racconta è una storia di legami profondi messi alla prova da eventi dolorosissimi e da una rottura che non nasce da leggerezza, ma da una necessità di protezione. Lei non ha chiuso per rabbia o orgoglio, ma perché il confine tra tollerare e subire era stato superato, soprattutto quando sono stati coinvolti i suoi figli, suo marito e la vostra sicurezza.
È comprensibile che sua sorella, dopo tante perdite, si sia aggrappata a questa relazione anche a costo di negare l’evidenza e di assumere come proprie le parole e le logiche del partner. Questo però non rende giusto ciò che è accaduto, né cancella il fatto che lei abbia fatto ciò che un genitore e una moglie fa quando percepisce una minaccia: mettere distanza.
In questi casi non si tratta di stabilire chi ha torto o ragione, ma di riconoscere che il tentativo di tenere tutto insieme avrebbe avuto un prezzo troppo alto. A volte allontanarsi non è chiudere il cuore, ma creare una pausa di sicurezza. Se un giorno ci saranno le condizioni per un riavvicinamento, potrà avvenire solo su basi nuove. Fino ad allora, la scelta di proteggere la propria famiglia non è un errore, è un atto di responsabilità.
Buona sera. Qui ci sarebbero tutti i presupposti per una terapia familiare da fare con lei e sua sorella e poi valutare se coinvolgere anche il papà. Mah... mi pare che ci sia il tema della violenza che vi tiene tutti sotto scacco: minacce che creano paura e ansia veicolate in modo violento (la macchina con su scritto "occhio") e la rissa scoppiata a casa... Questo potrebbe complicare molto la situazione. Chissà se sua sorella è complice o vittima? Il fatto che sua sorella per il momento difenda a spada tratta lui mi fa dubitare e interrogare rispetto alla dinamica che c'è tra di loro... E' una situazione molto complessa e disfunzionale dovrebbe valutarla in terapia.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, da quanto descrive, intimidazioni, ecc... potrebbero esserci segnali di allarme per comportamenti di violenza anche denunciabili, pertanto:
- in primis sono da tutelare i "fragili" minori (figli e bambini).
- poi dovete tutelare voi stessi; è inaccettabile l'auto parcheggiata davanti al lavoro con messaggi intimidatori (sarebbe da fare segnalazione alle forze dell'ordine e prendere eventuali provvedimenti restrittivi... i violenti non si fermano mai da soli, vanno fermati facendogli capire che hanno da perdere più che guadagnare a comportarsi così..).
- inoltre, dalla sua descrizione mi pare di capire che la prima "vittima inconsapevole" sia sua sorella (non chiuderei i rapporti con lei se possibile, proprio per esserci quando ci sarà bisogno e aprirà gli occhi; sicuramente dopo tutto ciò che ha passato era fragile e si è appoggiata alla persona sbagliata... il rischio è che lui diventi più violento anche con lei, la violenza psicologica è sempre violenza e non sappiamo se o quanto lei la subisca. Certo è che dalla sua descrizione non ci sono buoni presupposti.).
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Capisco quanto sia difficile e doloroso tutto quello che stai vivendo. La situazione con tua sorella e il suo compagno ti sta sicuramente pesando molto, ed è normale sentirsi confusi e in difficoltà. Le tue emozioni sono legittime.
A volte, il miglior modo per affrontare questi momenti così pesanti è parlare e trovare uno spazio dove poter sfogare tutto.
Se ti va, possiamo incontrarci per lavorare insieme su questo e cercare di alleggerire un po' il peso che stai portando.
Quando ti sentirai pronta, fammi sapere e troveremo un momento per parlarne. Sono qui per aiutarti.
Un abbraccio, Dott.ssa Alessandra Corti
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
quella che racconta sembra una situazione molto difficile in cui stare e certamente nessuno può prendersi il diritto di dire se abbia fatto "giusto" o "sbagliato". Ste cercando di proteggere se stessa e la sua famiglia.
La parte difficile è farlo tenendo conto dell'affetto che prova per sua sorella e l'eventuale senso di colpa che potrebbe conseguirne. Se è questo il caso non esiti a cercare un supporto.
Cordiali saluti,

dott.ssa Marianna Mansueto
Da quello che racconta emerge che lei ha cercato a lungo di tutelare i legami e solo quando si è sentita minacciata ha messo un limite per proteggere sé stessa e la sua famiglia. In situazioni così dolorose non sempre è possibile capire subito le motivazioni dell’altro, ma prendersi distanza non significa sbagliare: a volte è l’unico modo per preservare la propria sicurezza emotiva. Il lavoro che può fare ora non è trovare colpe, ma ascoltare ciò che questa scelta le sta chiedendo e prendersi cura di sé.
Dott.ssa Aurora Scutti
Psicologo clinico, Psicologo
San Benedetto del Tronto
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una storia così complessa e dolorosa. Da ciò che racconta emerge con chiarezza quanto il legame con sua sorella sia stato per lei una risorsa importante nel corso della vita, soprattutto nell’attraversare insieme lutti e perdite molto significative. Proprio per questo, la rottura attuale appare ancora più sofferta e carica di domande.
Dal punto di vista relazionale, è importante considerare come eventi traumatici ripetuti possano rendere i legami familiari particolarmente vulnerabili a cambiamenti improvvisi. L’ingresso di una nuova figura significativa nella vita di sua sorella sembra aver modificato profondamente gli equilibri preesistenti, generando dinamiche di alleanza e di esclusione che possono portare, anche inconsapevolmente, a una presa di distanza dai legami precedenti.
Rispetto al suo comportamento, non emerge un “errore” nel senso di una colpa, quanto piuttosto un tentativo di protezione. Quando vengono meno il rispetto, la sicurezza emotiva e fisica — soprattutto nei confronti dei figli — stabilire dei confini può rappresentare una risposta necessaria per tutelare sé stessi e la propria famiglia. La chiusura dei rapporti, in questo senso, sembra essere stata una scelta difensiva, non punitiva e forse inevitabile seppur sofferta.
Comprendo anche il suo bisogno di capire “perché” sua sorella si sia comportata in questo modo. Talvolta, in relazioni segnate da forti perdite, può attivarsi una dipendenza emotiva dal nuovo partner o una difficoltà a tollerare punti di vista diversi, vissuti come minacciosi per un equilibrio già fragile. Questo non giustifica comportamenti offensivi o violenti, ma può aiutare a dar loro un significato all’interno della storia relazionale.
Il lavoro che può fare ora non è tanto stabilire chi abbia ragione o torto, quanto accompagnarsi a dare senso a ciò che è accaduto, riconoscendo i propri limiti e il proprio diritto alla sicurezza e alla serenità. In un percorso di supporto psicologico, potrebbe trovare uno spazio protetto per elaborare il lutto del rapporto con sua sorella, chiarire le emozioni ambivalenti e valutare, nel tempo, se e a quali condizioni un contatto possa eventualmente essere ripensato.

Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire questi aspetti in uno spazio dedicato.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Aurora Scutti
Gentilissima, buongiorno.
La ringrazio per queste sue esternazioni così dettagliate e intime. Innanzitutto, mi dispiace molto per la situazione narrata. Lo stato relazionale con sua sorella, da lei descritto, sembra essere molto delicato ma anche importante per lei.
Attraverso le tecniche attive, potrà esplorare più dettagliatamente gli episodi che lei reputa cruciali di questo rapporto, per comprendere meglio le ragioni di sua sorella e le possibilità di mutare il legame con lei, accettando ed esplorando il fatto che in una relazione, non c’è mai una persona totalmente responsabile del rapporto. Sarà mia premura permetterle di osservare adeguatamente questo ed eventualmente che emergano altri suoi obiettivi: come proteggere lei o la sua famiglia dai comportamenti del compagno di sua sorella, i quali mi sembrano, in base ai suoi racconti, con una importante carica violenta. Se così fosse, potrebbero mettere in pericolo lei e la sua famiglia.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, mi dispiace molto per lei e il suo rapporto con sua sorella che è andato sempre peggio probabilmente a causa di questo compagno che ha modi aggressivi. Premetto che non conosco la situazione ma spero che quest'uomo non sia violento o mini alla saluta di sua sorella. Purtroppo alcuni uomini cercano di prevaricare e anche a parole risultano violenti. Se è una di queste tipologie allontanare le persone vicine a sua sorella è un modo per avere maggiore controllo. Sua sorella forse si sta trovando in difficoltà e sicuramente non lo fa volontariamente di allontanarsi da lei. Essendo una vicenda comunque non chiara se ha necessità mi può contattare e vedere come meglio muoversi o trovare un altro professionista.
Spero possa migliorare e trovare risposte.
Buona giornata
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Annalisa Paradiso
Psicologo, Psicologo clinico
Santa Caterina Villarmosa
Posso solo immaginare come ci senta ad affrontare una situazione così delicata. Da quello che leggo sembra che lei sia davvero molto legata a sua sorella e alla sua famiglia ed inoltre è possibile che vigano dinamiche particolari nella relazione di sua sorella e questo nuovo compagno che l'hanno spinta a prendere le distanze e a creare una protezione per se stessa e la sua famiglia. Per cui il voler, legittimamente, "conferme esterne" sul fatto di aver fatto la "cosa giusta" o la "cosa sbagliata" si può, sicuramente, affrontare "in punta di piedi" proprio perché si tratta di argomenti alquanto delicati; possiamo però riflettere piuttosto su come ci si senta dopo aver scelto la propria tranquillità e quella dei propri cari: doloroso, sicuramente, visto che contempla anche la rinuncia del rapporto con sua sorella ma anche spinta da un motivo di urgenza e protezione...
La violenza non è mai giustificata, si potrebbe chiaramente denunciare alle autorità competenti vista la gravità dei comportamenti.
Rimango a sua disposizione
Spero di esserle stata utile.
Dott.ssa Annalisa Paradiso

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