Buon pomeriggio, sono una mamma di due bambine la più grande a tre anni e mezzo e la più piccola set

25 risposte
Buon pomeriggio, sono una mamma di due bambine la più grande a tre anni e mezzo e la più piccola sette mesi, veniamo da una situazione un po’ complessa dopo un anno e un mese dove vedo Mamma e il Papà ogni due settimane solo il weekend perché per motivi lavorativi si è trasferito all’estero, adesso in maniera definitiva ci siamo trasferiti da lui alla Grande è molto contenta di essersi avvicinato a lui, perché in questo anno lo ha cercato tanto giustamente, ma con Mio Marito abbiamo notato che nonostante durante l’arco della giornata gli facciamo fare molte attività tra parco ciò che a casa non giocare con la sorellina oppure portare fuori il cane ci rendiamo conto che non è mai contento nel senso che ha sempre atteggiamenti molto irrequieti, cosa che prima non aveva. Molto spesso urla cerco principalmente io di cercare di capire quale sia il problema di chiedergli come si sente come sta se le piace stare qui o se le manca qualcuno o qualcosa, ma la sua risposta è sempre quella che lei è contenta di essere qui con il papà e che vuole il papà sicuramente incide molto il fatto che a cui non conosce nessuno a parte quattro bambini, ma che andando a scuola li vede molto raramente quando incontra qualche bimbo al parco si vergogna e non vuole parlargli dovuto alla lingua e quindi è molto trattenuta. Durante la notte, nonostante avesse iniziato a dormire nella sua stanza, è molto contenta di dormirci da una settimana a questa parte ha iniziato a dormire nel lettone e quando do il latte alla piccola. Lei interviene sempre dicendo che vuole le coccole e inizia a lagnarsi . In certi momenti mi dispiace perché immagino anche per lei sia un grande cambiamento però allo stesso tempo non gli manca nulla perché è super coccolata e sempre fuori a giocare e fare 1000 attività, quindi non capisco come sia possibile che lei faccia ancora capricci e che si attacchi anche alla minima sciocchezza. Cosa posso fare? Avete qualche consiglio?
Dott.ssa Paola Grasso
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
la situazione che descrive appare comprensibilmente faticosa e densa di cambiamenti significativi per una bambina così piccola: il ricongiungimento con il padre, il trasferimento, la nuova lingua, l’arrivo recente della sorellina. Questi comportamenti potrebbero essere letti non tanto come “capricci”, ma come modalità attraverso cui sua figlia esprime e regola un carico emotivo complesso, cercando vicinanza, rassicurazione e nuovi equilibri nelle relazioni di riferimento.
È possibile che la sua ambivalenza (contenta e al contempo irrequieta) rifletta il bisogno di integrare esperienze molto diverse e recenti, oltre alla fatica di trovare un posto nel nuovo contesto familiare e sociale. Anche le richieste notturne o durante le cure alla sorellina possono essere viste come tentativi di mantenere uno spazio relazionale privilegiato con voi.
Potrebbe essere utile pensare a uno spazio di riflessione per voi come genitori, o a un percorso di psicoterapia familiare, che aiuti a dare senso condiviso a ciò che sta accadendo e a sostenere vostra figlia nel sentire che le sue figure di riferimento sono coinvolte e sintonizzate sul suo vissuto, soprattutto in una fase evolutiva così delicata. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento ed auguro una buona giornata- dott.ssa Paola Grasso

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Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Buon pomeriggio,
quello che descrive è molto comprensibile alla luce dei grandi cambiamenti che sua figlia ha vissuto: distanza dal papà per un lungo periodo, trasferimento in un nuovo paese, nuova lingua, nuovi ritmi e, allo stesso tempo, l’arrivo di una sorellina piccola.

Anche se lei dice di essere contenta, i comportamenti che osservate (irrequietezza, capricci, bisogno di coccole, regressione nel sonno) possono essere modi per esprimere fatica e bisogno di sicurezza, più che segnali di “non felicità”.

A questa età i bambini non riescono sempre a dire come stanno, ma lo comunicano attraverso il comportamento. Il fatto che cerchi il lettone o più contatto, soprattutto quando si occupa della sorellina, può indicare un bisogno di rassicurazione e di sentirsi “ancora al centro”.

Non è tanto una questione di fare più attività: anzi, in momenti così può essere più utile rallentare e creare spazi di presenza emotiva, ad esempio:

dedicare ogni giorno un piccolo momento solo per lei, senza distrazioni
accogliere le sue emozioni senza cercare subito di correggerle
mantenere routine prevedibili, che danno sicurezza

È un periodo di adattamento importante e questi segnali, per quanto faticosi, sono abbastanza fisiologici. Con il tempo e con una base emotiva stabile, tenderanno a ridursi.

Se dovessero intensificarsi o preoccuparla molto, può essere utile un confronto con un professionista dell’età evolutiva.

Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buongiorno. Capisco la tua fatica: ci sono stati tanti cambiamenti tutti insieme per una bimba così piccola.
I suoi comportamenti (capricci, irrequietezza, richiesta di coccole, tornare nel lettone) sono spesso un modo per chiedere sicurezza, anche se dice di essere contenta. Non sempre riesce a esprimere quello che sente a parole.
Potrebbe aiutare: dedicarle piccoli momenti solo per voi due,
darle parole sulle emozioni cioè aiutarla tu a capire cosa può provare, visto che da sola non riesce ancora a dirlo, ad esempio: “forse ti senti un po’ confusa o hai bisogno di più coccole” e mantenere routine stabili.
Se la situazione continua a pesarti, confrontarti con una psicologa può essere un buon supporto per voi.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buon pomeriggio, si sente chiaramente quanto lei sia attenta e presente come mamma, e anche quanto stia cercando di capire davvero sua figlia senza limitarsi a etichettare i suoi comportamenti. Questo è già un punto molto importante.

Quello che descrive, però, ha molto senso se lo si guarda dal punto di vista della bambina. Sua figlia non sta reagendo tanto alle attività che fa durante la giornata, ma al cambiamento profondo che ha vissuto. In poco tempo è passata da una situazione in cui il papà era presente solo a intermittenza, a un trasferimento in un ambiente nuovo, con una lingua diversa, poche relazioni e anche la presenza di una sorellina molto piccola che inevitabilmente richiede molte attenzioni.

Anche se lei dice di essere contenta di stare con il papà, e sicuramente lo è, questo non esclude che dentro di sé stia vivendo anche fatica, disorientamento e bisogno di rassicurazione. A quell’età è difficile tenere insieme emozioni diverse e soprattutto spiegarle. Spesso escono attraverso l’irrequietezza, i capricci, il bisogno di stare nel lettone, o il voler richiamare l’attenzione proprio nei momenti in cui lei si occupa della sorellina.

Le faccio una domanda che può aiutarla a guardare la situazione da un’altra prospettiva: secondo lei, sua figlia in questo momento si sente più “stimolata” o più “sicura”?

Perché a volte, quando un bambino è molto attivato, portato a fare tante cose, stare fuori, impegnarsi, può sembrare che stia bene… ma in realtà potrebbe avere bisogno soprattutto di rallentare e sentirsi contenuto, rassicurato, “ritrovare casa” dentro la relazione con voi.

Un altro punto importante riguarda il fatto che lei stessa dice che la bambina è “sempre coccolata” e che “non le manca nulla”. Questo è vero dal punto di vista pratico, ma i bambini non funzionano solo così. A volte non cercano più cose, ma cercano un certo tipo di presenza: esclusiva, calma, prevedibile. Non tanto “tante attenzioni”, ma attenzioni in cui si sentono davvero al centro, anche solo per pochi minuti.

Mi viene da chiederle: ci sono momenti in cui riesce a stare con lei da sola, senza la sorellina, anche per poco tempo, in modo tranquillo e senza fare nulla di particolare?

E ancora: quando lei si lamenta o fa capricci, cosa sente dentro di sé in quel momento? Più fatica, frustrazione, senso di non capire… o riesce a vedere anche un bisogno dietro quel comportamento?

Il fatto che cerchi il lettone e le coccole proprio mentre lei si occupa della piccola non è casuale. Non è tanto un “capriccio”, quanto un modo per dire: “ci sono anche io, ho bisogno di te”.

Tutto questo non significa che stiate sbagliando, ma che vostra figlia sta ancora cercando un equilibrio dentro un cambiamento molto grande. E spesso, in questi casi, più che aggiungere attività o stimoli, può aiutare togliere un po’ di complessità e aumentare i momenti di connessione semplice, prevedibile, ripetuta.

Se vuole, possiamo approfondire insieme come creare piccoli spazi quotidiani che la aiutino a sentirsi più sicura e meno in “allerta”, perché è proprio da lì che poi anche i comportamenti iniziano a cambiare.
Dott.ssa Glenda Frassi
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno, quello che descrive è molto comune nei bambini piccoli, soprattutto dopo grandi cambiamenti. Per vostra figlia non si tratta solo di essersi riavvicinata al padre, dal quale c'è stato un distacco improvviso e prolungato in cui la routine è cambiata, ma si tratta anche di trovarsi in un posto nuovo, con nuove persone, un'altra lingua, abitudini diverse, e per lei tutti questi cambiamenti, per quanto possa esserne felice, hanno bisogno di tempo per trovare il giusto equilibrio. I bambini piccoli non hanno ancora sviluppato la capacità di dire "mi sento confusa", " mi sento triste" oppure "ho paura di perdere papà", quindi esprimono i loro disagi con gli strumenti che hanno: irritabilità, urla, bisogno di contatto, capricci, regressioni (ritorno nel lettone), gelosia verso la sorellina. Sta cercando da voi rassicurazioni e contenimento emotivo. In questo momento farle fare tante attività e riempirle la giornata non le danno quella sicurezza emotiva di cui ha bisogno. Sarebbe più opportuno avere delle routine giornaliere, avere dei momenti di qualità ed esclusivi mamma - figlia e papà - figlia in cui si possono fare giochi, leggere libri adeguati all'età e darle il tempo di metabolizzare i cambiamenti. Quest'ultimo punto non richiede giorni ma piuttosto mesi. La domanda che possiamo porci è "cosa possiamo fare per farla sentire al sicuro in questa fase di cambiamenti così grandi per lei?". Un caro saluto
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buon pomeriggio,la situazione che descrive è molto comprensibile e, per quanto faticosa, rientra spesso nelle reazioni dei bambini a cambiamenti importanti.
Sua figlia, in poco tempo, ha vissuto diversi passaggi significativi: la distanza dal papà per lungo periodo, il ricongiungimento, un trasferimento in un ambiente nuovo (lingua, abitudini, relazioni), e la presenza di una sorellina ancora molto piccola che richiede molte attenzioni. Anche se razionalmente dice di essere contenta, e probabilmente lo è davvero, a livello emotivo può sentirsi disorientata, insicura o “divisa”.
Nei bambini di questa età, queste emozioni non sempre vengono espresse con parole, ma attraverso comportamenti: irrequietezza, capricci, richiesta aumentata di contatto (come il voler dormire nel lettone o cercare coccole durante l’allattamento), difficoltà nelle interazioni sociali. Non è tanto un segnale che “non le manca nulla”, ma che sta cercando un nuovo equilibrio.
Alcuni spunti che possono aiutarvi: quando si agita o si lamenta, più che cercare subito il motivo (“cosa c’è che non va?”), può essere utile rispecchiare l’emozione:
“Forse oggi è una giornata difficile”, “Mi sembri un po’ nervosa/triste”. Questo la aiuta a sentirsi compresa anche senza dover spiegare.
Anche brevi momenti solo per lei, senza la sorellina, possono ridurre molto il bisogno di richiamare attenzione nei momenti “competitivi” (come durante il latte alla piccola).
Poi in una fase di cambiamento, sapere cosa succede (orari, rituali della sera, momenti fissi con mamma e papà) aiuta a sentirsi più sicura.
Il fatto che voglia tornare nel lettone o cerchi più coccole non è un passo indietro “preoccupante”, ma un modo per rassicurarsi. Con il tempo, se si sentirà più stabile, tenderà spontaneamente a riacquisire autonomia.
La difficoltà con i coetanei, soprattutto per la lingua, è del tutto normale. Meglio non forzarla, ma favorire incontri ripetuti con pochi bambini, così da costruire familiarità. A volte tante attività non compensano il bisogno emotivo. Più che “fare tanto”, in questa fase è più importante “stare insieme” in modo tranquillo.
Quindi, non si tratta di capricci “immotivati”, ma di segnali di adattamento a un cambiamento grande. Sta cercando sicurezza, e il fatto che la cerchi proprio in voi è un buon segno.
Se nel tempo doveste notare un aumento marcato delle difficoltà o una sofferenza più intensa, potrebbe essere utile un confronto diretto con un professionista, ma per ora quello che descrive appare coerente con la fase che sta vivendo.
Resto a disposizione se desidera approfondire. Un caro saluto.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, sarebbe importante capire insieme a voi quando quei comportamenti possiamo definirli capricci oppure quando portano fuori un bisogno o una necessità di altro tipo. I bambini hanno meno possibilità nel raccontarsi e nell'esprimersi con il linguaggio, quindi possiamo notare maggiormente cambiamenti di umore o comportamentali, notare quali sono i momenti della giornata più difficili da gestire o i "trigger" ossia eventi o gesti che danno inizio alla crisi (rabbia, pianto ecc).Valutate l'inizio di un percorso psicologico come sostegno alla genitorialità per approfondire i vostri vissuti come figure di accudimento. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Ornella Prete
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Signora sua figlia pur essendo la più grande rispetto all' altra è piccola, quello che affronta è tutto nuovo e ha necessità dei suoi tempi. Provi ad aiutarla a nominare le emozioni che prova quando è arrabbiata oppure è in attesa di qualcosa, così che potrà comunicare anche tramite le emozioni che avrà conosciuto e non solo con i comportamenti.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Cara mamma straniera in cerca di un consiglio psicologico, intanto grazie per aver chiesto aiuto a questo portale. Chiedere aiuto è la prima risorsa che abbiamo.

Quello che descrive è molto comprensibile: sua figlia sta attraversando tanti cambiamenti importanti tutti insieme: il ricongiungimento con il papà, un nuovo paese, una nuova lingua, nuovi ritmi e, allo stesso tempo, la presenza di una sorellina molto piccola. Anche se le dice di essere contenta, è possibile che dentro di sé stia vivendo emozioni molto complesse che, alla sua età, non riesce ancora a esprimere a parole.
I comportamenti che osservate (irrequietezza, urla, bisogno di tornare nel lettone, richiesta di coccole mentre si occupa della sorellina) possono essere il suo modo di chiedere protezione, sicurezza e vicinanza. Credo che non si tratti tanto “capricci” ma di segnali di adattamento a questa fase nuova e intensa.

In questi casi può essere utile:
1) dedicarle ogni giorno un piccolo momento esclusivo con uno dei genitori, anche solo 10-15 minuti, in cui si sente vista e al centro;
2) darle prevedibilità, con routine semplici e ripetute (soprattutto la sera, come un racconto da leggergli mentre sta nel suo lettino, poi se viene la notte, accoglierla ma... leggere punto 4);
3) accogliere le sue emozioni senza cercare subito di spiegarle o correggerle (“vedo che sei arrabbiata/triste, sono qui con te, hai voglia di dirmi cosa ti succede?”);
4) non preoccuparsi troppo se chiede di dormire vicino a voi in questo periodo: può essere un bisogno temporaneo di rassicurazione (eventualmente potete spiegargli che anche voi avete bisogno di riposare bene e che stando tutti insieme non sempre riuscite a fare per questo vorreste che andasse a dormire nella sua stanzetta);
5) aiutarla gradualmente nell’incontro con altri bambini, senza forzarla, rispettando anche la difficoltà legata alla lingua.

Mi sembra che voi siate già molto attenti e presenti. A volte, anche quando “non manca nulla” dal punto di vista pratico, i bambini hanno bisogno di tempo per integrare emotivamente ciò che stanno vivendo.

Se vuole, può prenotare un primo colloquio per approfondire insieme qualche momento specifico della giornata e capire meglio come accompagnarla.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno. A tre anni e mezzo i bambini non riescono a spiegarci con le parole quello che pensano e che provano, come facciamo noi adulti. Ci provano, ma non hanno tutte le risorse di linguaggio e di pensiero. Ma sicuramente la loro vita psichica è molto ricca e attiva: per provare in modo efficace ad avvicinare questa loro vita psichica bisogna usare metodi adatti a loro. E' possibile che una bambina di tre anni e mezzo abbia piacere di disegnare, magari forme ai nostri occhi ben poco chiare, ma su cui la bambina poi ci può provare a dire qualcosa di più. Sicuramente il gioco può essere uno strumento per dialogare in modo indiretto con una bambina di quella età e conoscere il suo pensiero e il suo vissuto: giocare insieme utilizzando strumenti come bambole, stimolando la bambina a far interagire le bambole, che assumono ruoli, il ruolo dei genitori, il ruolo dei figli, è un metodo che fa scoprire cose altrimenti fin troppo nascoste. Spesso in questo modo è possibile che emerga per esempio la rabbia e che emerga in modo più chiaro di quanto non si veda in altri modi e in altre circostanze.
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buon pomeriggio,
da quello che descrive, sua figlia sta attraversando un cambiamento molto grande in poco tempo: il riavvicinamento al papà, il trasferimento, un ambiente nuovo con una lingua diversa e la presenza di una sorellina piccola. Anche se a parole dice di essere contenta, è comprensibile che dentro di sé convivano emozioni diverse, che a questa età si esprimono più nei comportamenti che nelle parole.
L’irrequietezza, le urla, il bisogno di stare nel lettone o di avere coccole mentre lei si occupa della piccola non indicano tanto “capricci”, quanto un bisogno di rassicurazione e di ritrovare un equilibrio. Anche la fatica nel rapporto con gli altri bambini è coerente con il sentirsi ancora poco sicura nel nuovo contesto.
Più che aumentare le attività, può essere utile offrirle stabilità emotiva: piccoli momenti dedicati solo a lei, routine prevedibili e un’accoglienza tranquilla dei suoi bisogni di vicinanza, senza viverli come una regressione. Con il tempo, sentendosi più sicura, è probabile che questi comportamenti si attenuino.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio. Comprendo perfettamente il Suo senso di smarrimento e quella punta di frustrazione che emerge quando, nonostante ogni sforzo per rendere felice un figlio, ci si scontra con un’irrequietezza che sembra inesauribile. Il Suo racconto descrive con molta chiarezza un quadro che, pur essendo faticoso, è profondamente coerente con il mondo emotivo di una bambina di tre anni e mezzo che ha vissuto cambiamenti radicali.

Nella prospettiva della psicologia del profondo, l'identità di un bambino si costruisce sulla stabilità delle relazioni e sulla continuità degli affetti. La Sua bambina ha vissuto un anno di "mancanza" del padre, una figura che ha cercato intensamente, e ora si trova immersa in una realtà completamente nuova: una nuova casa, una lingua diversa che la fa sentire "muta" al parco, e la presenza di una sorellina di sette mesi che richiede attenzioni proprio mentre lei vorrebbe recuperare il tempo perduto con il papà.

Ecco alcuni punti per inquadrare ciò che sta accadendo e come muoversi:

Il paradosso della "troppa" felicità
È normale che la bambina dica di essere contenta: lo è davvero per la vicinanza del papà. Tuttavia, il cambiamento che ha vissuto è un vero e proprio "trasloco emotivo". Anche se le attività sono tante (parco, giochi, uscite), queste riempiono il tempo ma non sempre calmano l'ansia interna. L'irrequietezza e le urla sono spesso il modo in cui i bambini piccoli scaricano la tensione di dover essere "all'altezza" di una nuova vita.

La regressione come richiesta di rassicurazione
Il ritorno nel lettone e le lamentele mentre Lei allatta la piccola non sono "capricci" nel senso comune del termine, ma segnali di una regressione protettiva. In un mondo che è cambiato (nuova nazione, lingua ignota), la bambina cerca di tornare a una fase in cui si sentiva più sicura: quella di "piccola" che riceve le coccole esclusive. La sorellina, in questo momento, è vista come una rivale che occupa il posto che lei vorrebbe per riprendersi dal grande stress del trasferimento.

Consigli pratici per la quotidianità
Validare la fatica, non solo la gioia: Invece di chiederle solo se è contenta, provi a dirle: "È faticoso quando i bimbi al parco parlano una lingua diversa, vero? A volte viene voglia di urlare perché non ci capiscono". Dare un nome alla frustrazione della lingua la aiuterà a sentirsi compresa.

Il "Tempo Esclusivo": Dedicatele, a turno con Suo marito, almeno 15-20 minuti al giorno di gioco esclusivo, senza la sorellina e senza telefoni. Deve sentire che il legame con voi è rimasto intatto nonostante il trasloco e la nuova arrivata.

Contenere le urla con il corpo: Quando urla, invece di cercare subito una spiegazione logica (che a tre anni è difficile dare), provi ad abbassarsi alla sua altezza e a offrirle un abbraccio contenitivo. Spesso l'irrequietezza fisica ha bisogno di un confine fisico per placarsi.

Routine "ancora": In un mare di novità, create delle routine piccolissime che siano identiche a quelle che avevate in Italia. Un particolare libro della buonanotte o un modo specifico di fare colazione può farla sentire "a casa" anche se le mura sono diverse.

È un momento di passaggio: la bambina non è diventata difficile, sta solo cercando di integrare tutti i pezzi della sua nuova vita. Si conceda anche Lei la possibilità di sentire la fatica di questo cambiamento, perché la Sua serenità è la base su cui la Sua piccola potrà pian piano ritrovare la calma.

In questa nuova routine all'estero, c'è un momento della giornata in cui sente che la Sua bambina riesce a rilassarsi davvero o la tensione sembra costante dal risveglio alla nanna?
Dottssa Giovanna Costanzo
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buon pomeriggio, da quello che racconta emerge una situazione molto ricca di cambiamenti, e allo stesso tempo molto comprensibile nella sua complessità. Sua figlia si è trovata a vivere in poco tempo una serie di passaggi importanti, il ricongiungimento con il papà dopo un periodo di distanza, il trasferimento in un nuovo contesto, una lingua diversa, nuove abitudini e contemporaneamente la presenza di una sorellina piccola che naturalmente richiede molte attenzioni. Anche se da un punto di vista adulto può sembrare che “non le manchi nulla”, dal suo punto di vista interno è come se stesse cercando di riorganizzare tutto il suo mondo. Il fatto che dica di essere contenta di stare con il papà è un segnale positivo, ma non esclude che possa provare anche altre emozioni nello stesso momento. I bambini piccoli non sempre riescono a riconoscere e comunicare la complessità di ciò che sentono. Possono dire “sto bene” e allo stesso tempo esprimere disagio attraverso comportamenti come irrequietezza, richieste continue, bisogno di contatto o difficoltà nel sonno. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, è utile osservare proprio questi comportamenti come una forma di comunicazione. Le urla, il lagnarsi, il bisogno di stare nel lettone o di ricevere coccole mentre si accudisce la sorellina possono essere tentativi di ottenere rassicurazione in un momento in cui sente il bisogno di conferme. Non è tanto una questione di capricci in senso negativo, quanto piuttosto di regolazione emotiva ancora in costruzione. Un aspetto molto rilevante è anche il tema della novità sociale. Essere in un ambiente dove non conosce la lingua e avere difficoltà a interagire con altri bambini può aumentare il senso di insicurezza. Anche se durante la giornata fa molte attività, questo non sempre equivale a sentirsi davvero a proprio agio o integrata. A volte, più si cerca di “riempire” le giornate, più si rischia di non lasciare spazio a una rielaborazione emotiva di ciò che sta accadendo. Il fatto che cerchi il contatto fisico, soprattutto in momenti in cui l’attenzione è rivolta alla sorellina, può essere letto come un bisogno di riassicurazione sul proprio posto nella relazione. Non è insolito che, con l’arrivo di un fratellino o una sorellina, anche bambini che avevano già raggiunto alcune autonomie tornino a chiedere più vicinanza. Può essere utile, più che cercare di capire se “dovrebbe” essere contenta o meno, accogliere il fatto che dentro di lei possano convivere emozioni diverse. In alcuni momenti può sentirsi felice, in altri spaesata, in altri ancora bisognosa di maggiore vicinanza. Dare spazio a queste sfumature, anche semplicemente riconoscendole a parole, può aiutarla a sentirsi compresa. Allo stesso tempo, piccoli momenti dedicati esclusivamente a lei, anche brevi ma prevedibili, possono rinforzare il senso di sicurezza. Non tanto in termini di quantità di attività, ma di qualità della presenza e della relazione. Il cambiamento che sta vivendo richiede tempo per essere interiorizzato. I comportamenti che osserva non sono necessariamente segnali che qualcosa non va, ma piuttosto che qualcosa si sta riorganizzando dentro di lei. In queste fasi può essere molto utile avere uno spazio di confronto anche per lei come genitore, per leggere meglio questi segnali e trovare modalità che la facciano sentire più efficace e serena nella gestione quotidiana. Un percorso di supporto, anche breve, può aiutare a comprendere più a fondo i bisogni della bambina e a rispondere in modo più mirato, senza sentirsi in dubbio rispetto a ciò che si sta facendo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Cynthia Villari
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Contesse
Buonasera
Cambiare contesto può essere molto destabilizzante per adulti e bambini. I bambini hanno però uno strumento in più per capire se il posto in cui stanno è sicuro: guardare le espressioni facciali e i comportamenti delle figure di riferimento per sentirsi rassicurati. è possibile che percepisca in voi sensi di colpa, ansia o preoccupazione e li interpreti in modo del tutto egocentrico, come è giusto che sia per la sua età.
Potreste provare a fare meno.
Potreste provare a creare più routine a casa o intorno a casa, delle routine di famiglia, senza cercare per forza altri bambini con cui giocare in questo momento.
Voi siete tutto ciò di cui ha bisogno adesso.
Infine quando fa i capricci, non assecondate il contenuto di ciò che dice, piuttosto cercate di capire perchè li fa, che funzione hanno, cosa è successo prima, cosa si aspetta da voi.
Col tempo e la coerenza genitoriale questo momento sarà solo un lontano ricordo.
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, i cambiamenti possono essere sconvolgenti e mettere molto in difficoltà i bambini. Sembra che sua figlia stia vivendo questo periodo con emozioni molto forti e contrastanti che possono farla regredire in atteggiamenti capricciosi, anche l'arrivo della sorella può essere vista come una rottura dell'equilibrio interno al vostro rapporto e può causare ansia a sua figlia. Consiglio di passare del tempo con lei singolarmente, cercare di farle capire che ci siete e che le volete bene; consiglio attività lente come il fare un gioco insieme o anche solo coccolarla, sua figlia ha perso dei punti di riferimento importanti e ha bisogno di ricostruirli insieme a voi genitori, con pazienza e costanza.
Dott.ssa Jessica Distefano
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
Buon pomeriggio,
leggendo la sua storia provo a comprendere la grandezza del momento che state vivendo in quanto famiglia.
Accade spesso, per adulti e bambini, che i cambiamenti (anche se positivi) richiedano l'attivazione di comportamenti/emozioni diverse proprio perché la situazione in cui ci si ritrova è diversa.
La vostra attenzione come genitori potrebbe essere già una risorsa per il cambiamento che state affrontando, ognuno a suo modo ed insieme come famiglia.
Anche il tempo (personale e condiviso) potrebbe essere un buon alleato, in modo tale che tutti voi troviate il modo migliore per riadattarvi alla vostra nuova vita.
Vi auguro il meglio.
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Buon pomeriggio,
da quello che racconta emerge quanto lei sia attenta e sensibile ai vissuti della sua bambina: il fatto che si interroghi, che provi a capire come si sente e che le offra tante occasioni di gioco e presenza è già un punto di forza molto importante.
Allo stesso tempo, la situazione che state vivendo è complessa: per una bambina così piccola, il cambiamento di casa, il ricongiungimento con il papà dopo una lunga distanza, una nuova lingua e la presenza di una sorellina richiedono un grande lavoro di adattamento. Anche se dice di essere contenta, è possibile che fatichi ancora a integrare tutte queste novità.
I comportamenti che descrive possono essere letti come segnali di un bisogno di rassicurazione e di vicinanza, soprattutto verso di lei.
Più che aumentare le attività, può essere utile valorizzare proprio ciò che già fa: la sua capacità di stare in ascolto, affiancandola con momenti più tranquilli, prevedibili, in cui la bambina possa sentirsi contenuta e sicura.
Se sente che la fatica persiste, può essere utile anche un confronto con un professionista dell’età evolutiva: non perché ci sia qualcosa che non va, ma per sostenere questo passaggio e rafforzare ulteriormente le risorse che come genitore sta già mettendo in campo.
Resto a disposizione

Saluti
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buon pomeriggio,
sua figlia non sta facendo capricci nel senso in cui li intendiamo di solito. Sta cercando di adattarsi a un cambiamento molto grande.
In poco tempo sono successe più cose insieme: un anno con il papà presente solo a tratti, poi il trasferimento definitivo, una casa nuova, una lingua nuova, pochi riferimenti sociali, una sorellina piccola che richiede molte attenzioni.
Per un adulto è tanto. Per una bambina di tre anni e mezzo è enorme.
Quello che lei vede come irrequietezza, urla, richieste continue, ritorno nel lettone, può essere letto come una sicurezza emotiva ancora instabile. Sua figlia prova a tenere insieme tutto, ma non ci riesce ancora e quindi “trabocca”. C’è una richiesta di riassicurazione.
Il meccanismo è simile anche negli adulti, solo in forma più complessa: un pensiero compare, gli si presta attenzione, si prova a controllarlo o a eliminarlo, e il pensiero torna più forte. Esiste una parte di noi che non controlliamo del tutto, fatta di paure, insicurezze, bisogni. Questo processo diventa un problema quando, a furia di ruminarci sopra, ci identifichiamo completamente con i pensieri, e i pensieri prendono il posto della realtà.
Quando si parla di ansia nei bambini, spesso si guarda solo al bambino. In realtà, molto spesso, anche i genitori sono in sofferenza.
I genitori oggi vivono incertezza sulle scelte, paura di sbagliare, senso di responsabilità molto alto, bisogno di fare sempre “la cosa giusta”. Anche senza volerlo, questo stato passa al bambino: non attraverso le parole, ma attraverso il tono emotivo, le preoccupazioni, il modo di stare nelle relazioni.
Questo genera uno stato interno di tensione. Il bambino lo percepisce. L’ansia non la elabora: la sente.
Quando un genitore è molto concentrato su: “sto facendo bene?”, “sto sbagliando qualcosa?”, “cosa succederà?”, entra lui stesso nel circuito dei pensieri. E questo, inevitabilmente, crea un clima di fondo.
Aiutare un bambino con l’ansia non significa solo lavorare su di lui. Significa anche aiutare il genitore a ritrovare una propria centratura, ridurre il bisogno di controllo, tollerare l’incertezza.
I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti. Hanno bisogno di genitori sufficientemente tranquilli.
E questo è spesso il vero lavoro.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo e Psicoterapeuta
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Da ciò che racconta, sembra che la sua bambina stia vivendo un cambiamento molto importante e che la sua irrequietezza possa avere a che fare proprio con questo: anche quando un passaggio è desiderato e positivo, come riavvicinarsi al papà, può comunque portare con sé fatica, bisogno di rassicurazione e una maggiore sensibilità. Il fatto che cerchi più contatto, più coccole e che faccia più capricci non significa necessariamente che stia male o che le manchi qualcosa di concreto, ma può essere il suo modo di esprimere un bisogno di sicurezza in una fase nuova, con ritmi, lingua e riferimenti diversi da prima. Più che aumentare ancora le attività, potrebbe esserle utile puntare su continuità, routine prevedibili, momenti esclusivi con lei e accoglienza delle sue emozioni senza leggerle come semplice “scontentezza”. Se questa situazione dovesse pesarle o destabilizzarla, può valutare un supporto psicologico, anche genitoriale, con me o con il professionista che ritiene più adatto a lei.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Claudia Pica
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera, grazie mille per la sua condivisione. Io forse mi soffermerei su come lei stessa sta vivendo emotivamente questo cambiamento. Forse sua figlia sta manifestando più esplicitamente delle emozioni che vivete anche voi, ma che è più "facile" notare su di lei.
Sono disponibile per un eventuale consulto
Dott.ssa Claudia Pica
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, non mi è chiaro da quanto tempo vi siate trasferiti. A volte è solo necessario aspettare che passi un po' più di tempo. Anche l'arrivo della sorellina è un passaggio delicato che si somma agli altri cambiamenti. Le suggerisco di aspettare e se la situazione persiste, sentire il parere di uno psicoterapeuta che si occupa di infanzia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Buongiorno cara,
mi sento solo di dirle di stare vicino alla bambina in modo semplice e senza allarmismi: normalissima è la reazione, avendo lei cambiato tutto. Se da un lato è felicissima di stare finalmente col suo papà, dall'altro lato è schiacciata dalla novità. E' vero, lei dice che non le manca niente, ma si è rotto quell'equilibrio a cui era legata e in cui viveva. Dovete avere pazienza, fatela esprimere il più possibile tutti i suoi sentimenti e datele il tempo di ambientarsi. E' una bambina di tre anni e mezzo, e avrà bisogno del vostro aiuto per adattarsi. Buon Cammino
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

per una valutazione più approfondita della situazione potreste prendere in considerazione un consulto familiare. Cerchi uno psicoterapeuta familiare vicino alla sua zona e prenda un appuntamento, avreste tutte le risposte in merito.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, capisco la situazione. Sua figlia sta attraversando un momento complicato, tra il trasferimento e l'arrivo della sorellina. E' importante trovare il modo che queste nuove situazioni vengano vissute con serenità ma anche con fermezza da parte vostra nel comunicare con lei. Ho paura che porle delle domande sul suo stato d'animo e su cosa possa mancarle non sia efficace, a quell'età è difficile verbalizzare i propri bisogni, e i genitori devo essere percepiti come sicure e stabili, ponendo alla bambina delle domande rischia di comunicare instabilità. Provi a coinvolgerla in qualche attività che riguarda ad esempio l'accudimento della sorellina, con le dovute attenzioni, chiaramente non affidando compiti ma facendoli INSIEME. In un momento del genere la bambina probabilmente si sente spaesata, ha bisogno di rassicurazioni e vicinanza da parte vostra. Un caro saluto.
Dott.ssa Marianna Erriu
Psicologo, Psicologo clinico
Senorbì
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
I comportamenti che descrive sono comprensibili alla luce dei cambiamenti importanti che vostra figlia ha vissuto: il ricongiungimento con il papà, il trasferimento, una nuova lingua e l’arrivo della sorellina. A questa età è frequente che i bambini esprimano il disagio attraverso irritabilità, regressioni (come cercare il lettone) e maggiore bisogno di attenzioni.
Il fatto che dica di essere contenta non esclude che stia comunque faticando ad adattarsi.
Può essere utile offrirle tempo, rassicurazione e momenti esclusivi con voi, senza interpretare questi comportamenti come “capricci”, ma come un bisogno di sicurezza. Anche mantenere routine prevedibili può aiutarla molto.
Se le difficoltà persistono, un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva può essere di supporto.
Un caro saluto.

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