Domande del paziente (44)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
grazie per aver condiviso la sua situazione che, da quanto emerge dal suo racconto, sta influenzando in modo non trascurabile la sua vita quotidiana, sia a livello relazionale che concreto....
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
e grazie per aver condiviso un aspetto così personale della sua vita. Mi spiace molto per la situazione che sta vivendo poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con noi i suoi dubbi rispetto ad una sfera così privata e delicata della propria vita.
Come lei stesso ha scritto, nell’adolescenza emergono nuovi e forti moti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
grazie per aver condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo periodo.
Dalla descrizione che ci ha dato sembra che la sua ansia/angoscia non sia tanto legata a un fattore o a una...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
mi spiace per l’interruzione della sua relazione, cosa mai indolore soprattutto quando lascia sul campo dubbi, incomprensioni e domande significative come nel suo caso.
Una relazione non...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
grazie per aver condiviso questa situazione per lei fonte di comprensibile disagio.
Forse tornare a come eravate prima, resettare il vostro rapporto a prima della temporanea separazione è...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con noi i vostri dubbi e la vostra preoccupazione.
Il tema di come porsi in un equilibrio delicato tra esserci e non essere, anche solo vissuti, invadenti è spesso...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
al termine di una relazione è naturale provare sentimenti contrastanti e una sensazione di smarrimento e disorientamento. Può capitare inoltre che man mano che il legame di coppia si indebolisce,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
grazie per avere condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo momento.
Ogni cambiamento di vita ci pone davanti a delle difficoltà, ci impone non solo di riorganizzarci a livello...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con noi il disagio e le difficoltà che sta vivendo in questo periodo.
Dal suo racconto emerge una significativa sofferenza legata soprattutto al non sentirsi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per aver condiviso la situazione che sta vivendo in questo periodo.
Dal suo racconto emerge come l’essere presa tra il desiderio di fidarsi da un lato e il timore di venire ferita...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quella che descrive è una situazione abbastanza comune tra chi ha iniziato un percorso psicologico. Dopo alcuni mesi di terapia può capitare di sentirsi bloccati, confusi o senza voglia...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che sta vivendo è abbastanza diffusa e non indica necessariamente un cambiamento del suo orientamento sessuale.
Masturbarsi anche più volte al giorno non è di per sé dannoso,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per aver condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo periodo.
Dal suo racconto emerge come questo stato di annebbiamento la stia mettendo in difficoltà e stia compromettendo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo in questo periodo.
Dal suo racconto si comprende quanto questi pensieri siano fastidiosi e spaventanti, soprattutto perché arrivano in modo...
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salve dottori, sono in una situazione in cui non capisco e non so cosa fare nel concreto..sono una ragazza di 25 anni, mi sono lasciata con il mio fidanzato (lui più grande di 20 anni), per vari motivi, tra cui non riuscivamo a comunicare, perché lui non voleva le discussioni, vuole stare tranquillo nella relazione, quando io invece voglio avere il confronto, discutere ecc, dall'altra parte avevo riniziato a sentirmi con un amico con cui mi ero frequentata a distanza qualche anno prima, siamo sempre rimasti in buoni rapporti, ci sono semrpe stata per lui e lui mi ha sempre ascoltato e capito ecco..ci siamo rivisti in amicizia un pò di giorni fa, diciamo che ho avuto un senso di colpa nei confronti dell'ex perché comunque ci vedevamo ancora e qualcosa ancora c'è tra me e lui, però vedendo questo amico diciamo che c'è stato qualche bacio, mi sento in colpa perché il mio ex mi ha detto che se fosse successo qualcosa l'avrei perso per sempre ecc..il punto è che sto seguendo un percorso con un professionista, solo che non lo so, non trovo le risposte, mi ha fatto fare un esercizio diciamo di rappresentare la relazione con il mio ex, e comunque si è capito che non mi sento in una relazione e neanche con il mio amico, diciamo che questo mi ha un pò lasciato cosi cosi..non me lo aspettavo ecco, in più mi dice sempre di vedere me, e ciò che provo e sento io, perché parlo sempre delle due parti e dell'esterno, mai di me e di come sto io..però è difficile e quello che vorrei sono cose concrete e non so come fare, vorrei più consigli, ad esempio anche come rapportarmi con il mio ex se lui vuole ancora stare con me, ma io non lo so..se magari voglio ancora vedere questo amico e anche se succede qualcosa..cioè non so come comportarmi e cosa sento non lo so..come posso avere consigli o qualcosa di concreto in modo da capire di più?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
dal suo racconto emerge come la situazione che stia vivendo la faccia sentire confusa su cosa fare; al tempo stesso traspare un forte senso di responsabilità verso gli altri, come se il rischio di ferire qualcuno avesse la precedenza su quello che sente. Dinamiche di questo tipo possono inserirsi in situazioni come quella che sta attraversando lei in cui il rapporto di coppia attuale si sta raffreddando e al tempo stesso si è riattivato un legame che ci fa sentire capiti e accolti.
Forse il “punto” non è tanto decidere cosa fare, ma iniziare a riconoscere cosa si prova davvero, ciò che ci fa stare meglio e che viene più naturale e spontaneo. Il fatto che tu non ti senta pienamente in nessuna delle due relazioni può essere un segnale da ascoltare, più che da risolvere subito. Il senso di colpa sembra dire che si sta andando contro qualcosa, ma non è detto che quel qualcosa sia davvero nostro.
Rispetto ai suggerimenti e alle indicazioni del suo terapeuta, probabilmente quello che il collega sta cercando di fare è di “riportarla su di sé”, di aiutarla a costruire una base alla cui luce compiere le sue scelte e che sia radicata nei suoi vissuti, nelle sue aspettative e desideri. In questo senso, quello che le suggerirei anche io è di mettersi in ascolto di quello che sente naturale piuttosto che su ciò che sente giusto fare.
Cordialmente,
dr. Stefano Previtali
Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
è del tutto naturale che tu ti senta in un vicolo cieco emotivo: da un lato c'è l'entusiasmo di aver trovato una persona con cui risuoni profondamente, che condivide le tue passioni e sulla quale hai iniziato ad investire anche a livello affettivo; dall'altro c'è il tuo senso di responsabilità che ti impone di riflettere. Questa tua esitazione non è un limite, ma il segno di una maturità che ti porta a non considerare l'altro come un oggetto per soddisfare i propri bisogni, ma come una persona inserita in una fase di vita molto delicata come quella adolescenziale. La regione di questo tuo dubbio – che spazi e margini lasciare affinché il vostro rapporto non resti solo un’amicizia, per quanto profonda possa essere – sta probabilmente nella consapevolezza che, i 20 anni e i 17 anni rappresentano due fasi di vita dove il significato di certe esperienze e il modo con cui vengono vissute sono decisamente diversi.
La tua preoccupazione per la differenza d'età riflette un profondo rispetto per il momento di crescita in cui si trova la tua amica. Anche se legalmente il confine è chiaro, la maturità psicologica è un percorso più sfumato: a 17 anni si sta ancora frequentando la scuola superiore, si è ancora adolescenti, ci si sta affacciando per la prima volta a diversi mondi, si sta costruendo la propria identità, a 21 si è dei giovani adulti, con già una certa parte di “vita vissuta”. Ciò può creare una dinamica di potere involontaria, o comunque un’asimmetria nel rapporto (per esempio, a livello di aspettative). Non c'è assolutamente nulla di sbagliato nel voler costruire un'amicizia solida; anzi, l'amicizia è il terreno più sicuro per conoscersi senza le pressioni che una "relazione seria" o l'intimità fisica portano con sé, specialmente quando senti che il tuo istinto ti suggerisce cautela.
Per vivere questa situazione con integrità ma soprattutto con serenità, potresti innanzitutto darti il permesso di vivere questa conoscenza con calma, senza l'urgenza di etichettarla o di bruciare le tappe, lasciando che il rapporto si sviluppi in modo spontaneo. Coltivare un legame basato sulle passioni comuni ti permetterebbe di osservare come lei affronta la vita e di capire se la sua "affettuosità" è accompagnata da una consapevolezza reale di ciò che comporta un impegno serio.
Cordialmente,
dr. Stefano Previtali
Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo profondamente il senso di impotenza e la sofferenza che prova nel vedere il clima familiare congelato in un silenzio così definitivo. La fase dei diciannove anni rappresenta un momento critico: è il momento in cui l'adolescenza cede il passo all'età adulta e il bisogno di affermazione del proprio valore può manifestarsi con reazioni di rabbia esplosiva di fronte a ciò che viene percepito come un'ingiustizia. In questo contesto, la rigidità caratteriale di suo marito agisce come un muro invalicabile; la sua tendenza ad arroccarsi sulle proprie posizioni e a rispondere con attacchi personali suggerisce una difficoltà nel gestire il conflitto su un piano di parità emotiva.
Per tentare di sciogliere questo stallo, potrebbe essere utile agire separatamente sui due fronti, evitando di forzare un incontro immediato che rischierebbe solo nuovi rilanci. Con suo figlio, provi a validare e riconoscere la sua ferita, il suo vissuto di essere vittima di un’ingiustizia senza però giustificare la violenza della reazione, aiutandolo a trasformare la rabbia in assertività. Parallelamente, con suo marito, potrebbe essere efficace far leva non tanto sulla "colpa", quanto sulla sua responsabilità educativa: fargli capire che un passo verso il figlio non è un segno di debolezza o una sconfitta, ma l'unico modo per non perdere definitivamente il legame con lui. Spesso, in caratteri così rigidi, la chiusura è una difesa.
Cordialmente,
dr. Stefano Previtali
Buongiorno è da circa un anno che sto andando dallo psicologo per un cambiamento che volevo attuare nella mia vita, fino a dicembre andava tutto bene e mi sembrava di aver fatto progressi, ma da febbraio dopo ogni seduta non mi sento meglio.... anzi mi sento più confusa e persa e in agitazione,
in particolare nelle ultime sedute mi sono sentita attaccata perché non stavo facendo nulla di pratica per cambiare (però stavo vivendo un periodo di stanchezza emotiva e fisica veramente difficile) e sentirmi dire che se non mi fossi decisa a fare qualcosa non avrei concluso niente, sarei stata infelice etc mi sono sentita veramente male; ho sentito che c'erano su di me aspettative che avevo deluso, deadline non rispettate etc ma io in quel periodo mi sentivo proprio immobile e non nello stato mentale per cambiare.
Quando le ho esposto il mio stato d'animo riguardo le sue pressioni mi ha detto che l'aveva fatto per istigarmi, per smuovermi un po' ma io mi son sentita attaccata, non sicura e forzata a fare cose che nel momento non riuscivo, inoltre poi parlando di altre cose che avevo scoperto su di me in questo periodo etc mi ha chiesto se le parole che dicevo erano mie o di altri e questo mi ha fatto sentire umiliata e messa in dubbio (durante il percorso ci sono state anche alcune occasioni in cui non percepito di esser compresa appieno)
inoltre sento di non riuscire più a dire certe cose perché percepisco la sua agitazione
per il resto non ci sono stati atteggiamenti sbagliati nei miei confronti, mi appare comunque come una persona disponibile e aperta all'ascolto
ma dopo queste sedute io continuo a ripensare alle sue parole e sento che metto in dubbio in me stessa, e mi agito
l'idea di proseguire mi mette agitazione perché temo di sentirmi di nuovo male e giudicata, mi sento osservata e sotto esame
e invece il pensiero di cambiare terapeuta mi fa sentire meglio
spero di essermi spiegata,
cosa dovrei fare?
Vi ringrazio
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
il vissuto di smarrimento che descrive è del tutto comprensibile: la terapia infatti dovrebbe essere uno spazio sicuro in cui aprirsi e raccontarsi, quindi non dovrebbe essere vissuto in termini valutativi. Quello che descrive sembra un corto circuito nell'alleanza terapeutica, dove la tecnica della "provocazione" è stata usata senza rispettare i suoi tempi, trasformandosi in una pressione che ha percepito come giudizio. Quando si sente di dover performare per compiacere il terapeuta o si teme la sua agitazione o di avere disatteso le sue aspettative, il processo smette di essere curativo, trasformativo, e diventa una fonte di ansia che mina la propria autostima.
Tuttavia, questo stallo può trasformarsi in un’opportunità di crescita decidendo di affrontare il nodo apertamente, provando a portare in seduta proprio quella sensazione di sollievo che prova al pensiero di chiudere il percorso. Descrivere la sua paura del giudizio e il peso delle aspettative è comunque materiale terapeutico – anche significativo direi; un confronto aperto permetterà di capire se la relazione può essere riparata, partendo da nuove modalità ascolto e rispetto dei suoi tempi. Se il terapeuta accoglierà questa riconfigurazione dell’alleanza terapeutica, potreste ritrovare una complicità nuova, altrimenti avrà avuto la conferma che cambiare figura è la scelta più opportuna.
Cordialmente,
dr. Stefano Previtali
Salve, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l'ultimo anno di giurisprudenza (V). Fin dal primo anno ho rimandato l'esame più importante (ossia, diritto privato) dicendo sempre a me stesso che alla prima sessione disponibile lo avrei dato. Il problema è che ad oggi non l'ho ancora dato (magari perché la mole di lavoro è troppo pesante e mi passava la voglia di studiare, ansia di presentarmi all'esame e andare male o, peggio, essere bocciato) e non solo sono molto in ritardo con gli altri esami perché diritto privato è un esame propedeutico, ma sicuramente andrò anche 1 o 2 anni fuoricorso e questo mi crea un forte disagio ed ansia che non riesco più a gestire, perché i miei genitori non sanno nulla di questa situazione. Vedendo i miei colleghi che si laureranno in corso, mi sento sempre diverso e spento ma, purtroppo, mi sono accorto troppo tardi che questa facoltà non faceva per me e avrei tanto voluto farne un'altra. Tuttavia, ormai sono all'ultimo anno e cambiare non avrebbe senso perché avrei sprecato solo tempo e fatto buttare soldi ai miei genitori che non so come la prenderebbero. Chiedo urgentemente un consiglio perché non so con chi parlarne e ho stra paura per il mio futuro in quanto non vorrei rimanere indietro rispetto ai miei amici e deludere i miei genitori che, ripeto, non so come la prenderebbero. Grazie in anticipo a chi potrà aiutarmi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive sembra il peso di una situazione che, anno dopo anno, è diventata sempre più difficile da affrontare da solo. Spesso, quando un esame assume un valore molto importante o simbolico, può trasformarsi in qualcosa che spaventa al punto da essere evitato, non per mancanza di capacità, ma perché legato alla paura di fallire, deludere, senso di inadeguatezza o sentirsi “non abbastanza”. È possibile che, nel tempo, il rimandare abbia creato un circolo in cui ansia, senso di colpa e blocco si alimentano a vicenda, facendola sentire fermo mentre gli altri vanno avanti. Anche il dubbio di aver scelto un percorso poco adatto a lei può aver tolto motivazione e reso lo studio più pesante emotivamente.
La prima cosa importante è non affrontare tutto questo isolandosi: parlarne con qualcuno di fiducia o con un professionista potrebbe aiutarla a ridimensionare la paura e a fare chiarezza, esplorando i suoi vissuti di fallimento e inadeguatezza, anche in relazione ai suoi genitori e ai suoi colleghi di corso. Potrebbe esserle utile smettere di vedere diritto privato come “l’esame impossibile” e iniziare a dividerlo in obiettivi molto piccoli e concreti, con tempi realistici. Allo stesso tempo, forse è arrivato il momento di pensare a come comunicare gradualmente la situazione ai suoi genitori: spesso la paura della loro reazione è peggiore della realtà.
Cordialmente,
dott. Stefano Previtali
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…