Sono Sara, ho 27 anni e scrivo per un problema relazionare con il mio attuale compagno di 30 anni. S

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Sono Sara, ho 27 anni e scrivo per un problema relazionare con il mio attuale compagno di 30 anni. Stiamo insieme da 8 anni, però per circa tre mesi ci siamo lasciati: ho preso io la decisone perché il mio fidanzato non voleva venire a convivere con me e perché avevo perso ogni tipo di interesse verso di lui (avevo chiesto una pausa ma lui non voleva). La cosa è durata poco perché ci siamo ritrovati ed abbiamo entrambi affrontato un percorso di psicoterapia per cui abbiamo poi deciso di rimetterci assieme 5 mesi fa. Ad oggi sappiamo di voler stare insieme, ma viviamo entrambi con una forte ansia ed una forte paura che uno dei due lasci l’altro e questo ci rende impossibile passare il tempo che trascorriamo assieme con serenità. Vorrei sapere come affrontare la situazione e se ci sono delle cose che possiamo fare perché riusciamo a tornare felici e spensierati come una volta, senza quest’ombra di paura che ci segue sempre. Grazie!
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile Sara,
la ringrazio per aver condiviso una storia così articolata e significativa: ciò che descrive è una condizione frequente nelle coppie che hanno attraversato una rottura e una successiva ricomposizione, soprattutto quando il legame è di lunga durata come il vostro.
Provo a restituirle una lettura clinica, in un’ottica sistemico-relazionale, e alcune indicazioni operative.
Cosa sta accadendo alla vostra coppia
Dopo una separazione, anche se seguita da una riconciliazione desiderata da entrambi, la coppia non torna mai “come prima”: torna diversa.
Quello che state vivendo non è tanto un problema di amore o di volontà, quanto una crisi di sicurezza del legame.
Dal punto di vista sistemico, possiamo osservare che:
• la separazione ha introdotto una frattura nella fiducia implicita (“noi ci siamo, punto”);
• la decisione di rimettervi insieme ha riattivato il desiderio di stare insieme, ma non ha ancora riparato il senso di stabilità;
• la paura dell’abbandono che oggi sentite entrambi funziona come un collante ansioso: vi tiene uniti, ma vi impedisce di stare bene.
In altre parole, la relazione è entrata in una fase in cui il legame è iper-monitorato: ogni gesto, silenzio o emozione viene letto come possibile segnale di una nuova rottura.
Il rischio principale
Il rischio, se questa dinamica non viene affrontata, è che:
• l’ansia diventi il tema centrale della relazione;
• il tempo insieme perda spontaneità e piacere;
• si crei una forma di dipendenza emotiva reciproca, in cui si resta insieme più per paura di perdere che per reale libertà di scelta.
Questo, nel tempo, può logorare il legame anche quando l’amore è presente.
Come potete lavorarci concretamente
1. Dare un nome condiviso alla paura
È fondamentale che la paura non venga vissuta come “mia” o “tua”, ma come un’esperienza della coppia.
Non “ho paura che tu mi lasci”, ma:
“Dopo quello che abbiamo vissuto, la nostra coppia è diventata più fragile e sta cercando nuove basi.”
Questo sposta il problema dalle persone alla relazione, riducendo colpa e controllo.
2. Uscire dalla ricerca di rassicurazioni continue
Le rassicurazioni (“mi ami?”, “sei sicuro di voler stare con me?”) calmano nell’immediato ma mantengono l’ansia nel lungo periodo.
È più utile lavorare su:
• coerenza dei comportamenti,
• progettualità graduale,
• confini chiari (individuali e di coppia).
La sicurezza non nasce dalle parole ripetute, ma dalla prevedibilità emotiva.
3. Accettare che la serenità non è immediata
Dopo una rottura, è fisiologico attraversare una fase di iper-vigilanza relazionale.
Il problema non è provare paura, ma organizzare la relazione intorno alla paura.
La spensieratezza non si “decide”: emerge quando la coppia sperimenta, nel tempo, che può stare insieme senza perdersi e senza annullarsi.
4. Valutare un percorso di terapia di coppia
Avendo già entrambi fatto un lavoro individuale, un percorso di terapia di coppia sistemico-relazionale potrebbe essere particolarmente indicato per:
• rielaborare il significato della separazione;
• ridefinire le aspettative reciproche (convivenza, tempi, progettualità);
• costruire una nuova narrazione della vostra coppia, non basata sull’“andata e ritorno”, ma su una scelta consapevole e attuale.
Un messaggio importante per voi
La vostra difficoltà non indica che la relazione sia sbagliata, ma che è in una fase di trasformazione profonda.
La domanda oggi non è “come tornare come prima”, ma:
“Che tipo di coppia vogliamo essere adesso, dopo quello che abbiamo attraversato?”
È da questa risposta, costruita insieme, che può rinascere una serenità più matura e solida.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale

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Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, dalle righe che scrive mi viene da dire che se questa sensazione di paura dell'abbandono o comunque forte insicurezza reciproca perdura, l'unica possibilità è che voi intraprendiate un percorso psicoterapeutico individuale, ciascuno per conto suo. Se ritiene io posso essere disponibile anche online. Buona Giornata e buon inizio anno! Dario Martelli
Dott. Rocco Ressa
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Palagiano
Lei racconta di una relazione significativa che dura da anni ed è caratterizzata da un legame di attaccamento profondo, che ha attraversato una rottura vissuta come evento emotivamente destabilizzante per entrambi.
Essersi separati non è solo una crisi di coppia, ma una rottura del senso di sicurezza emotiva: da questo punto di vista il problema non è tanto se vi amate, ma quanto oggi vi sentite emotivamente al sicuro l’una con l’altro.
È evidente, da ciò che scrive, che nella vostra coppia si è attivato un ciclo negativo del tutto frequente dopo una minaccia al legame e che si manifesta con la paura di perdere l’altro, iper-attenzione ai segnali di distanza; l’ansia e il controllo, l’ipervigilanza emotiva e la difficoltà a rilassarsi nella relazione.
La situazione che descrive indica chiaramente che il vostro legame è ancora importante per entrambi, ma che la ferita di attaccamento non è stata ancora riparata completamente e che oggi vi trovate in una relazione che entrambi volete mantenere, ma che non sentite ancora come sicura. Ecco perché, ancorché desideriate di stare insieme, non riuscite a godere della vicinanza e vivete il vostro tempo condiviso con precarietà e insicurezza.
Ciò che vi invito a fare è innanzitutto riconoscere il vostro ciclo negativo come il vero problema e non il partner. In secondo luogo, dovreste condividere le emozioni primarie, non solo l’ansia; creare momenti di contatto emotivo correttivo in cui uno esprime il bisogno e l’altro risponde in modo rassicurante e, infine, riparare la ferita della separazione dando così senso a ciò che è accaduto. Imparate a chiedervi invece che: “e se mi lasci?”, domande del tipo: “quando penso a quello che abbiamo passato, ho paura di perderti e ho bisogno di sentire che ci sei”. In questo modo favorirete la connessone. Imparate a nominare il ciclo negativo, ad esempio, potete insieme riconoscere che: “quando abbiamo paura, diventiamo tutti e due più tesi e questo ci allontana”. Imparate a rendere palese il desiderio di esserci, verbalizzate la vostra scelta reciproca e ricordate che la sicurezza si costruisce con risposte ripetute e coerenti. Dott. Rocco Ressa
Ciao Sara, quello che descrivi è un momento tanto difficile e per questo avete fatto bene a intraprendere una psicoterapia di coppia che vi ha portato a scegliere di stare di nuovo insieme. forse però questo percorso deve ancora continuare per lavorare sulla paura di essere lasciati. Potreste anche considerare di fare ciascuno il proprio percorso di terapia personale per elaborare ciò che vi fa avere queste paure e poi portare in seguito in coppia il risultato dei percorsi singoli.
Dott.ssa Giorgia Signorini
Psicologo, Psicologo clinico
Riccione
Cara Sara, dalle righe scritte leggo che entrambi volete stare insieme, questo è quello che c'è nel momento presente. Parlate di queste paure e recuperate insieme cosa per voi significhi essere spensierati e felici, mettendo l'attenzione su ciò di cui avete bisogno: ripartite da lì! Nel caso non fosse per voi sufficiente potreste riprendere la psicoterapia insieme, facendo un altro pezzo di strada insieme!
Gent.ma Sara,
grazie per aver condiviso le sue problematiche della sfera sentimentale. Vivere un rapporto senza la giusta serenità e senza la capacità di affrontare con resilienza le normali difficoltà che si possono incontrare, non è di beneficio per entrambi.
La terapia di coppia è senza dubbio una delle soluzioni possibili per comprendere meglio le dinamiche della vostra relazione. Ha già avuto buone risposte in passato e potreste valutare un nuovo affiancamento comune.
Potreste anche beneficiare di percorsi individuali separati, ovviamente con professionisti diversi. Valutate questa possibilità perché intervenendo concretamente sul benessere psicologico personale avrete l'opportunità di migliorare la gestione delle emozioni (compresa l'ansia), la comunicazione, la personale autostima.
Lei ha parlato di paura di perdervi, di ansia che non possiate trovare felicità insieme. E' come se entrambi dipendiate affettivamente l'uno dall'altro, non in modo libero e autonomo come invece converrebbe.
Relazione, infatti, significa azione reciproca, impegno costante di entrambi i partner per rendere la vita comune più soddisfacente possibile. E' un compromesso che esalta le qualità di entrambi e non appesantisce le mancanze. Il benessere individuale è la chiave per essere trasparenti nel comunicare le emozioni e rendervi orgogliosi l'uno dell'altra, preservando la vostra autonomia di pensiero, le vostre scelte, i vostri interessi, le passioni. Con il desiderio e la soddisfazione di poter condividere questo benessere con il partner.
Sia che optiate per una terapia di coppia, sia che valutiate percorsi separati, il supporto di un professionista vi potrà essere di grande aiuto e vantaggio.
Vi auguro il meglio e resto a disposizione, anche online.
Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Sara Oppido
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Cara Sara,
immagino quanto questa situazione faccia soffrire sia lei che il suo compagno, ma non esiste una risposta preconfezionata alla sua domanda relativa a "che cosa possiamo fare per stare meglio", ma risposte personalizzate e uniche come unico è ciascuno di noi. Il mio consiglio è quello di intraprendere un percorso di coppia e/o individuale per entrambi, al fine di capire le ragioni sottese a ciò che ha descritto. Da quello che ha scritto l'origine sembra precedente all'attuale periodo, e risale al momento in cui lei ha deciso di lasciarlo per le ragioni che ha esposto; proprio per tale ragione è necessario approfondire per meglio comprendere cosa "si è mosso" dentro di lei, dentro il suo compagno, e dentro al sistema coppia.
Vi auguro un grande in bocca al lupo!

Cordialmente,
Dott.ssa Sara Oppido
Buon pomeriggio,
grazie per la sua domanda; di fronte a situazioni di difficoltà come queste, è utile un percorso di supporto psicologico incentrato su questi vissuti di tipo ansioso per approfondire questa dinamica, comprendere se si tratta di una situazione specifica alla vita di coppia o se si verifica anche in altri contesti.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott.ssa Arianna De Vivo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Ciao Sara, a volte i problemi relazionali che si hanno in una relazione possono non dipendere direttamente da essa, ma da vissuti familiari, individuali o amicali. Se avete deciso di ritornare insieme e se questa è la volontà di entrambi provate a dialogare circa le motivazioni che spingono il tuo compagno a rifiutare la convivenza (qualora questo problema fosse ancora in essere) e sulla tua perdita di interesse per il tuo compagno, se la paura del distacco da parte di uno di voi due è persistente come riporti e non vi consente di potervi vivere in tranquillità potreste valutare l'idea di intraprendere dei percorsi individuali per comprendere meglio le motivazioni, anche emotive, alla base della paura di questo distacco/perdita.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao Sara, grazie per aver condiviso la tua esperienza in modo così aperto. Quello che descrivi è una situazione comune dopo una pausa o una crisi relazionale: anche quando c’è la volontà di stare insieme, possono persistere ansia e paura dell’abbandono, che rendono difficile vivere la relazione con serenità.

È importante comprendere che questi sentimenti non significano necessariamente che la vostra relazione sia destinata a finire, ma indicano che ci sono emozioni e schemi di pensiero che meritano attenzione. Alcune strategie utili possono includere:

Comunicazione aperta e sincera: parlare delle paure senza giudizio può aiutare a ridurre l’ansia reciproca e a sentirsi più vicini.

Gestione dell’ansia individuale: tecniche di respirazione, mindfulness o piccoli esercizi di rilassamento possono aiutare a restare presenti nel momento, senza farsi travolgere dal timore della separazione.

Riconnettersi con la relazione positiva: dedicare tempo a esperienze piacevoli insieme, ricordare i motivi per cui vi siete scelti e creare nuovi ricordi positivi può rinforzare il legame.

Supporto psicoterapeutico mirato: anche se avete già seguito un percorso di psicoterapia individuale, in alcuni casi può essere utile un percorso di coppia per lavorare direttamente su ansia, paure e modalità di comunicazione.

In sintesi, è normale che la paura rimanga dopo un periodo di crisi, ma con strumenti adeguati e supporto mirato è possibile ritrovare serenità e spensieratezza nella coppia. Per affrontare la situazione in modo strutturato e sicuro, è consigliabile approfondire con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Cara Sara,
la ringrazio per aver raccontato la Sua storia con tanta chiarezza e delicatezza. Quello che descrive è una situazione emotivamente molto comprensibile e, mi permetta di dirlo, anche piuttosto frequente nelle coppie che hanno attraversato una rottura significativa e poi una riunione.

Dopo otto anni insieme, la separazione — anche se durata “solo” tre mesi — ha rappresentato una frattura profonda nel senso di sicurezza del legame. Prima di quel momento, probabilmente, la relazione era vissuta come qualcosa di dato per scontato, solido, continuo. La decisione di lasciarvi, il dolore che ne è seguito e la paura di perdervi hanno introdotto una nuova consapevolezza: il rapporto può finire. Questa consapevolezza, per quanto adulta e realistica, può diventare emotivamente destabilizzante se non viene elaborata fino in fondo.

È importante che Lei sappia che l’ansia che provate oggi non è un segnale che “non state bene insieme”, ma piuttosto il segno di un attaccamento che si è riattivato dopo una ferita. In un certo senso, vi siete ritrovati, ma una parte di voi è rimasta in allerta, come se stesse costantemente controllando che il dolore già vissuto non si ripresenti. Questo stato di ipervigilanza emotiva rende difficile godere del presente, perché la mente è sempre proiettata su un possibile abbandono futuro.

Il percorso di psicoterapia che avete intrapreso è un elemento molto prezioso: indica che entrambi avete scelto di prendervi responsabilità della relazione e di voi stessi. Tuttavia, dopo una riunione, spesso serve un tempo ulteriore per “ricostruire” la fiducia, non solo nell’altro ma anche nella stabilità del legame. La fiducia, in questi casi, non torna automaticamente con l’amore o con la decisione di stare insieme; va nutrita attraverso esperienze ripetute di presenza, coerenza e comunicazione emotiva autentica.

Può essere utile, quando siete insieme, dare spazio anche a questa paura, senza cercare di scacciarla o di rassicurarvi in modo compulsivo. Parlare dell’ansia come di qualcosa che riguarda entrambi — e non come di una colpa o di una minaccia — può aiutarvi a non farla diventare un “terzo incomodo” silenzioso nella relazione. Allo stesso tempo, è importante che ciascuno continui a coltivare una propria autonomia emotiva: quando tutta la serenità dipende dal fatto che l’altro “resti”, l’ansia inevitabilmente aumenta.

Lei chiede se sia possibile tornare felici e spensierati “come una volta”. Forse la chiave non è tanto tornare indietro, quanto costruire una felicità nuova, più consapevole e meno ingenua, ma non per questo meno profonda. La spensieratezza dell’inizio spesso lascia spazio, nelle relazioni adulte, a una serenità diversa, che nasce dal sapere che ci si sceglie non per bisogno o paura, ma per volontà.

Se sente che questa paura continua a occupare troppo spazio, potrebbe essere utile valutare anche qualche momento di lavoro terapeutico di coppia, proprio per aiutarvi a trasformare l’ansia da minaccia a occasione di crescita condivisa.

Resto con l’idea che il fatto che Lei si ponga queste domande, con questo livello di riflessione, sia già un segnale importante di cura e di desiderio autentico di benessere, per sé e per la relazione. Rimango a disposizione, un saluto!
Dott. Daniele Morandin
Psicologo, Psicologo clinico
Monfalcone
Buongiorno Sara,
se ho capito bene tu e il tuo attuale compagno state insieme da anni e c'è stata un'interruzione nel vostro rapporto durata 3 mesi, apparentemente dovuta a un conflitto in cui avevate esigenze diverse. Poi, 5 mesi fa, siete tornati assieme.
La difficoltà che state riscontrando è non riuscire a godere dei momenti assieme, proprio perchè avete entrambi una grande paura di potervi lasciare e che tutto possa finire.
Poter perdere una persona con cui hai condiviso così tanto spaventa, certo. La tua è paura del tutto legittima, naturale, umana.
Cosa vi ha insegnato quel periodo difficile che avete attraversato?

Spero di esserti stato d'aiuto, per quanto possibile con una risposta a una domanda pubblica.
Se dovesse servire, ti invito a riflettere sulla possibilità di confrontarti con una o uno psicologa/o.
Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Inevitabilmente una separazione lascia delle cicatrici che risultano difficili da ignorare.
Una parte di entrambi resta in allerta, come se il legame fosse diventato fragile e costantemente a rischio.
Questa ansia non è un segnale che “non funziona”, ma l’espressione di una ferita ancora sensibile: il timore di perdere l’altro dopo aver sperimentato che la rottura è possibile.
È naturale desiderare tornare "spensierati come una volta" ma magari la vostra relazione in questo momento si è evoluta in qualcosa di nuovo, di diverso e possibilmente anche di più profondo rispetto a prima.
Forse potete prendere in considerazione la possibilità di continuare, anche eventualmente insieme, uno spazio di riflessione terapeutica che possa aiutarvi a trasformare questa paura in un’occasione di maggiore intimità, piuttosto che in un ostacolo alla relazione.
Vi auguro tutto il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Marianna Gessato
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Ciao Sara, quello che descrivi è molto comprensibile. Dopo una separazione, anche se ci si sceglie di nuovo, è normale che resti una paura di perdersi: avete toccato con mano che può succedere, e ora l’ansia prova a “proteggervi”, finendo però per rovinare il presente.

Questa paura non significa che la relazione non sia solida o che non vi amiate. Va riconosciuta e condivisa con delicatezza, senza lasciarle prendere tutto lo spazio. Provate a riportarvi spesso al qui e ora: come stiamo adesso insieme? Più del “e se finisse?”.
Continuare il percorso di psicoterapia è davvero importante: state facendo un lavoro profondo e coraggioso. La serenità forse non tornerà identica a prima, ma può diventare più matura e autentica.
Abbiate pazienza con voi stessi: siete in una fase di ricostruzione, non di fallimento.
Dr. Domenico Samele
Psicologo, Psicologo clinico
Albino
Buongiorno Sara,
il percorso di psicoterapia a cui fa riferimento era individuale o di coppia?
Penso che possa aiutarvi una consulenza psicologica di coppia, in cui possiate approfondire le vostre ansie e paure e cercare insieme quella serenità.

Vi auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
Dott. Enrico Seren Gai
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buongiorno Sara,
da ciò che racconta si percepisce quanto questo legame sia importante per entrambi e quanta fatica stiate vivendo nel tentativo di proteggerlo. Dopo una separazione, anche se breve, qualcosa cambia inevitabilmente, non perché l’amore sia venuto meno, ma perché entra in gioco la paura di perdere di nuovo ciò che si è rischiato di perdere. L’ansia che descrive è spesso il segno di un legame che vuole continuare, ma che è ancora in allerta.

Avete fatto una cosa molto significativa, fermarvi, chiedere aiuto, rimettervi in discussione entrambi. Questo dice molto della qualità della vostra relazione e della volontà di costruire qualcosa di più consapevole. Allo stesso tempo però la serenità non torna automaticamente solo perché si è deciso di stare insieme, va lentamente ricostruita.

La paura che uno dei due possa lasciare l’altro tende a far vivere ogni momento come una prova da superare anziché come uno spazio da abitare. In questo clima è comprensibile che la leggerezza sembri lontana. Il punto non è cercare di tornare come prima, ma accettare che ora siete in una fase diversa, in cui serve creare nuove basi di sicurezza, più adulte e realistiche.

Può essere utile provare a parlare apertamente non solo dell’amore che vi lega, ma anche delle paure che entrambi portate, senza cercare rassicurazioni continue e senza controllarvi a vicenda. La sicurezza, col tempo, nasce più dai piccoli gesti coerenti che dalle promesse. Anche imparare a tollerare un po’ di incertezza fa parte del processo, nessuna relazione è totalmente al riparo dal rischio, ma questo non significa che sia fragile.

Se sentite che l’ansia sta prendendo troppo spazio, valutare un supporto psicologico, individuale o di coppia, può aiutarvi a trasformare questa fase delicata in un momento di crescita invece che in una fonte continua di tensione. A volte non serve fare di più come coppia, ma imparare a stare insieme in modo nuovo, con più fiducia e meno paura.

Il fatto che oggi vi poniate queste domande è già un segnale importante, indica desiderio di cura, non di rinuncia. E da qui, passo dopo passo, è possibile ritrovare una serenità diversa, forse meno spensierata, ma più solida e autentica.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buongiorno Sara,

la ringrazio per aver scritto e per aver raccontato con tanta chiarezza una fase delicata della vostra relazione. Otto anni insieme, una separazione, un riavvicinamento e un lavoro personale importante sono eventi emotivamente intensi: è comprensibile che oggi emergano ansia e paura, anche se la scelta di stare insieme è condivisa e sentita.

Da ciò che descrive, sembra che la vostra relazione stia attraversando una fase in cui il desiderio di stare insieme convive con il timore di perdere ciò che è stato riconquistato. Dopo una rottura, anche quando il legame riparte, spesso viene meno quella sensazione di sicurezza “implicita” che c’era prima: la paura che uno dei due possa andarsene diventa un sottofondo costante e rende difficile vivere il presente con leggerezza.

Questa ansia non è necessariamente un segnale che la relazione non funzioni, ma può essere letta come una reazione alla ferita vissuta e alla consapevolezza che il legame non è scontato. Il rischio, però, è che la relazione finisca per essere vissuta più come qualcosa da “proteggere” che come uno spazio in cui stare bene, e questo nel tempo può diventare molto faticoso.

Alcuni aspetti su cui può essere utile lavorare sono:

ricostruire un senso di sicurezza, che non si basi solo sulla rassicurazione reciproca, ma anche sulla fiducia nella capacità di affrontare eventuali difficoltà future;

distinguere il legame affettivo dalla paura dell’abbandono, che spesso porta a ipercontrollo emotivo e a una costante lettura dei segnali dell’altro;

dare spazio alla relazione così com’è oggi, senza confrontarla continuamente con “com’era prima”, perché quella fase appartiene a un contesto diverso.

Può essere molto utile continuare o avviare un lavoro di tipo relazionale o di coppia, anche per un periodo limitato, per dare un contenitore a queste paure e trasformarle in un’occasione di maggiore consapevolezza e solidità, invece che in un ostacolo alla serenità.

Il fatto che entrambi abbiate già investito in un percorso personale e che ci sia il desiderio di stare insieme è una risorsa importante. Ritrovare spensieratezza non significa tornare indietro, ma costruire una nuova forma di equilibrio, più matura e realistica.

Se lo desidera, possiamo approfondire meglio la situazione con maggiore calma e valutare insieme quali passi possano aiutarvi a vivere il rapporto con meno ansia e più presenza.

Un caro saluto,
Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Elena Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Tarquinia
Buonasera Sara,
quello che descrivi è molto comprensibile: dopo una rottura, anche se breve, la fiducia emotiva non torna automaticamente, anche se l’amore e la volontà di stare insieme ci sono. La paura che sentite non significa che la relazione sia sbagliata, ma che è ancora in fase di guarigione.
Dopo esservi lasciati avete imparato che le relazioni possono finire, e per questo motivo è normale avere maggior paura di perdere l’altro e non riuscire a godervi totalmente il presente.
Tuttavia, ciò di cui avete bisogno non sono continue rassicurazioni del tipo “sei sicuro che vuoi stare con me?” ma sicurezze interne.
Le piccole cose, come tempo, ascolto e rispetto valgono più di mille promesse.
Ad oggi, dopo ciò che avete passato, potete costruire una felicità meno idealizzata e più adulta, accompagnata da una serenità più solida.
Continuare alcune sedute di lavoro terapeutico può essere molto utile alla vostra relazione.
Per qualsiasi cosa, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Ciao Sara, grazie per aver condiviso una parte così delicata della tua storia.
Dalle tue parole emerge il desiderio di stare insieme, ma anche una paura che oggi sembra occupare molto spazio nella relazione. Quando si vive una rottura, anche se seguita da un riavvicinamento, è normale che resti un’ansia di fondo che va ascoltata e compresa.
Può essere utile lavorare su questi vissuti per ritrovare maggiore sicurezza e serenità nella coppia.

Se vuoi, puoi prenotare un colloquio conoscitivo gratuito con me per capire insieme come affrontare questo momento. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
La convivenza è un passaggio importante per una coppia, è una transizione che comporta una ridefinizione di ruoli e funzioni. Potrebbe essere utile affrontare insieme le vostre paure e condividerle con uno scambio funzionale all'interno di un setting di terapia di coppia.
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Avete fatto bene a fare un percorso di coppia ma adesso sembra che ci sia bisogno di un percorso singolo: le consiglio di iniziare un percorso di psicoterapia individuale dove potersi avvicinare maggiormente a se stessa e provare a comprendere meglio cosa c'è che fa vivere questi vissuti.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dott.ssa Carmen Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno Sara,
la ringrazio per aver descritto con tanta chiarezza una situazione che, da ciò che racconta, è emotivamente molto impegnativa per entrambi.
Quello che state vivendo è una condizione abbastanza frequente nelle coppie che hanno attraversato una separazione e poi una riunione: anche quando il desiderio di stare insieme è presente, l’esperienza della rottura lascia una traccia emotiva che può tradursi in insicurezza, ipervigilanza e paura dell’abbandono. In questo senso, l’ansia che descrive non è il segnale che la relazione “non funziona”, ma piuttosto l’effetto di una ferita relazionale ancora sensibile.
Il periodo di separazione, seppur breve, ha probabilmente incrinato alcune certezze di base: la sensazione di essere scelti, la continuità del legame, la fiducia che l’altro “resti”. Quando queste certezze vengono meno, è facile che la relazione venga vissuta con il timore costante di perdere ciò che si è appena recuperato. Questo spiega perché oggi facciate fatica a godervi i momenti insieme: l’attenzione è spostata più sulla paura che sulla relazione stessa.
È molto significativo che abbiate entrambi intrapreso un percorso di psicoterapia, questo indica una buona capacità di mettervi in discussione e di prendervi cura del legame. Tuttavia, può essere utile distinguere due livelli:
-il lavoro individuale, che aiuta ciascuno a comprendere le proprie paure, aspettative e bisogni;
-il lavoro sulla coppia, che riguarda la costruzione di una nuova sicurezza relazionale.

A volte, dopo una rottura, non si “torna come prima”, ma si ha bisogno di costruire un nuovo equilibrio, diverso da quello precedente. Il tentativo di ritrovare la spensieratezza di un tempo può paradossalmente aumentare l’ansia, perché ignora il fatto che entrambi siete cambiati e avete vissuto qualcosa di significativo.

Alcuni aspetti su cui può essere utile riflettere insieme sono:
-come comunicate oggi le vostre paure, senza trasformarle in controllo o rassicurazioni continue;
-quali progetti condivisi vi aiutano a guardare avanti, invece che restare concentrati sulla possibilità della fine;
-come distinguere l’ansia individuale dal reale stato della relazione.

Se sentite che questa paura è diventata il tema dominante del rapporto, potrebbe essere utile valutare anche uno spazio di confronto di coppia, che vi aiuti a dare un significato comune a ciò che è accaduto e a rafforzare la fiducia reciproca.

Il fatto che entrambi desideriate stare insieme è una base importante, ma la serenità non nasce dall’assenza di paura, bensì dalla possibilità di stare nella relazione senza che la paura la governi. Questo è un processo, e non qualcosa che si risolve rapidamente o da soli.

La ringrazio per la fiducia e le auguro di poter trovare, insieme al suo compagno, una modalità più sicura e tranquilla di vivere il legame.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.

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