Non riesco ad attrarre persone né vita sessuale sana da 4 anni Buonasera, sto vivendo una fase in
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Non riesco ad attrarre persone né vita sessuale sana da 4 anni
Buonasera, sto vivendo una fase intensa di insoddisfazione intima. Spero di poter ricevere consigli, letture o spunti da cui partire per riprendere in mano la fiducia in me stesso.
Sono ormai un uomo di 34 anni, con un lavoro precario, ma studio e mi impegno a migliorare per una qualità di vita maggiore.
Non ho una relazione intima da 4 anni (sono eterosessuale) e sento come se fossi al di sotto degli standard estetici minimi per attrarre una donna, anche un'amica. Sono una persona cordiale, sorridente, presente e tendo fortemente all'ascolto (che mi rendo conto di preferire al parlare di me).
Noto che ogni volta che mi vedo allo specchio non mi piaccio, mi vedo brutto, basso, calvo e decisamente non attraente.
Mangio sano e faccio attività fisica da 2 anni, sto sviluppando un corpo esteticamente apprezzabile, ma non credo possa cambiare realmente qualcosa.
Per me è un problema relativamente nuovo: prima dell'ultima relazione, terminata bruscamente da lei per entrare in una nuova con un ragazzo più alto, più giovane, dai lineamenti molto belli e socialmente/professionalmente più inserito, assertivo e stabile, non avevo questa difficoltà. Semplicemente cercavo qualcuno di molto affine con cui costruire. Ora però desidero aprirmi con fiducia alla sessualità, conoscere le persone con leggerezza, vivere gli attimi, imparare a ricevere e lasciar andare senza aspettative... ma sembra un'impresa impossibile.
Quello che soffro maggiormente è la sensazione di non poter scegliere, mista a un forte desiderio di sentirmi accarezzato, baciato, voluto, cercato. Mi manca molto il contatto. Mi sento spesso sbagliato, solo, insufficiente, come se non avessi nulla da offrire. Spesso mi accorgo che le uniche persone che mi cercano sono quelle che hanno bisogno di un rifugio emotivo, piuttosto che il desiderio esplicito della mia compagnia.
Non ho interesse a sentirmi un adone o qualcuno che attrae con la sola presenza, ma vorrei educare la mia mente e la mia percezione a riconoscere che posso essere attraente, posso essere degno di amore e posso appassionare una compagna, che sia per una sera o per la vita.
Grazie mille a chiunque troverà il tempo per leggermi o rispondermi.
Cordialmente
Buonasera, sto vivendo una fase intensa di insoddisfazione intima. Spero di poter ricevere consigli, letture o spunti da cui partire per riprendere in mano la fiducia in me stesso.
Sono ormai un uomo di 34 anni, con un lavoro precario, ma studio e mi impegno a migliorare per una qualità di vita maggiore.
Non ho una relazione intima da 4 anni (sono eterosessuale) e sento come se fossi al di sotto degli standard estetici minimi per attrarre una donna, anche un'amica. Sono una persona cordiale, sorridente, presente e tendo fortemente all'ascolto (che mi rendo conto di preferire al parlare di me).
Noto che ogni volta che mi vedo allo specchio non mi piaccio, mi vedo brutto, basso, calvo e decisamente non attraente.
Mangio sano e faccio attività fisica da 2 anni, sto sviluppando un corpo esteticamente apprezzabile, ma non credo possa cambiare realmente qualcosa.
Per me è un problema relativamente nuovo: prima dell'ultima relazione, terminata bruscamente da lei per entrare in una nuova con un ragazzo più alto, più giovane, dai lineamenti molto belli e socialmente/professionalmente più inserito, assertivo e stabile, non avevo questa difficoltà. Semplicemente cercavo qualcuno di molto affine con cui costruire. Ora però desidero aprirmi con fiducia alla sessualità, conoscere le persone con leggerezza, vivere gli attimi, imparare a ricevere e lasciar andare senza aspettative... ma sembra un'impresa impossibile.
Quello che soffro maggiormente è la sensazione di non poter scegliere, mista a un forte desiderio di sentirmi accarezzato, baciato, voluto, cercato. Mi manca molto il contatto. Mi sento spesso sbagliato, solo, insufficiente, come se non avessi nulla da offrire. Spesso mi accorgo che le uniche persone che mi cercano sono quelle che hanno bisogno di un rifugio emotivo, piuttosto che il desiderio esplicito della mia compagnia.
Non ho interesse a sentirmi un adone o qualcuno che attrae con la sola presenza, ma vorrei educare la mia mente e la mia percezione a riconoscere che posso essere attraente, posso essere degno di amore e posso appassionare una compagna, che sia per una sera o per la vita.
Grazie mille a chiunque troverà il tempo per leggermi o rispondermi.
Cordialmente
Buonasera,
la ringrazio per come si è raccontato, nelle sue parole c’è una sofferenza molto autentica ma anche una grande lucidità, e questo è un punto di forza importante
Quello che sta vivendo non riguarda solo l’assenza di una relazione o di una vita sessuale, riguarda il modo in cui oggi guarda se stesso, sembra che dopo la rottura si sia attivata dentro di lei una voce molto severa che la confronta continuamente con altri uomini e la mette sempre un gradino sotto, come se un episodio doloroso fosse diventato una misura definitiva del suo valore.
Quando una relazione finisce e l’altro sceglie qualcuno che incarna proprio ciò che temiamo di non essere, è facile interiorizzare l’idea di non essere abbastanza, e piano piano questa idea si trasforma in una lente attraverso cui leggiamo ogni esperienza, ogni sguardo, ogni mancato interesse diventa una conferma, e il dolore si autoalimenta.
Mi colpisce molto il suo bisogno di contatto, di essere accarezzato, cercato, voluto, è un bisogno sano e umano, non è debolezza, è vitalità, e il fatto che lo senta così chiaramente significa che dentro di lei c’è ancora apertura, desiderio di relazione, non chiusura.
Allo stesso tempo lei racconta di essere molto presente per gli altri, di ascoltare, di fare da rifugio emotivo, sono qualità preziose ma se restano l’unico modo in cui si presenta rischiano di mettere in ombra la sua parte desiderante, quella che non solo accoglie ma vuole, sceglie, si espone, e l’attrazione spesso nasce quando una persona si mostra viva, non solo affidabile.
C’è un passaggio delicato ma fondamentale che può iniziare a fare, distinguere tra un rifiuto e il suo valore, una persona può non sceglierla senza che questo significhi che lei non sia desiderabile, finché le due cose restano unite ogni esperienza diventa una prova contro di sé.
Lei non è sbagliato, sta attraversando una fase in cui la sua autostima è stata ferita e ha bisogno di essere ricostruita con più gentilezza e meno confronto, non si tratta di convincersi di essere perfetto ma di tornare a sentirsi sufficientemente degno, anche con le sue caratteristiche fisiche e le sue fragilità.
La soluzione non è trasformarsi in qualcun altro ma spostare gradualmente la posizione interna da “non posso scegliere” a “posso espormi e tollerare il rischio”, è un lavoro che richiede tempo ma è possibile, e il fatto che lei si stia interrogando in questo modo è già un segnale che il cambiamento è in corso.
Dentro di lei non vedo un uomo privo di valore, vedo un uomo che si è identificato con una ferita, e le ferite si possono elaborare, integrare, non devono definire l’intera identità, e quando questo accade il modo in cui ci si presenta al mondo cambia, spesso in modo molto più potente di qualsiasi parametro estetico.
Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
la ringrazio per come si è raccontato, nelle sue parole c’è una sofferenza molto autentica ma anche una grande lucidità, e questo è un punto di forza importante
Quello che sta vivendo non riguarda solo l’assenza di una relazione o di una vita sessuale, riguarda il modo in cui oggi guarda se stesso, sembra che dopo la rottura si sia attivata dentro di lei una voce molto severa che la confronta continuamente con altri uomini e la mette sempre un gradino sotto, come se un episodio doloroso fosse diventato una misura definitiva del suo valore.
Quando una relazione finisce e l’altro sceglie qualcuno che incarna proprio ciò che temiamo di non essere, è facile interiorizzare l’idea di non essere abbastanza, e piano piano questa idea si trasforma in una lente attraverso cui leggiamo ogni esperienza, ogni sguardo, ogni mancato interesse diventa una conferma, e il dolore si autoalimenta.
Mi colpisce molto il suo bisogno di contatto, di essere accarezzato, cercato, voluto, è un bisogno sano e umano, non è debolezza, è vitalità, e il fatto che lo senta così chiaramente significa che dentro di lei c’è ancora apertura, desiderio di relazione, non chiusura.
Allo stesso tempo lei racconta di essere molto presente per gli altri, di ascoltare, di fare da rifugio emotivo, sono qualità preziose ma se restano l’unico modo in cui si presenta rischiano di mettere in ombra la sua parte desiderante, quella che non solo accoglie ma vuole, sceglie, si espone, e l’attrazione spesso nasce quando una persona si mostra viva, non solo affidabile.
C’è un passaggio delicato ma fondamentale che può iniziare a fare, distinguere tra un rifiuto e il suo valore, una persona può non sceglierla senza che questo significhi che lei non sia desiderabile, finché le due cose restano unite ogni esperienza diventa una prova contro di sé.
Lei non è sbagliato, sta attraversando una fase in cui la sua autostima è stata ferita e ha bisogno di essere ricostruita con più gentilezza e meno confronto, non si tratta di convincersi di essere perfetto ma di tornare a sentirsi sufficientemente degno, anche con le sue caratteristiche fisiche e le sue fragilità.
La soluzione non è trasformarsi in qualcun altro ma spostare gradualmente la posizione interna da “non posso scegliere” a “posso espormi e tollerare il rischio”, è un lavoro che richiede tempo ma è possibile, e il fatto che lei si stia interrogando in questo modo è già un segnale che il cambiamento è in corso.
Dentro di lei non vedo un uomo privo di valore, vedo un uomo che si è identificato con una ferita, e le ferite si possono elaborare, integrare, non devono definire l’intera identità, e quando questo accade il modo in cui ci si presenta al mondo cambia, spesso in modo molto più potente di qualsiasi parametro estetico.
Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
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Buonasera,
ti ringrazio per come ti sei raccontato. Leggendo le tue parole si sente molto il desiderio di contatto, di essere scelto, voluto, cercato… ed è un desiderio profondamente umano. Non c’è nulla di sbagliato in questo.
Mi colpisce che questa difficoltà sia iniziata dopo la fine dell’ultima relazione. È possibile che quella rottura abbia inciso più sul tuo senso di valore che non solo sull’autostima estetica? Quando oggi ti guardi allo specchio e ti definisci “brutto” o “non attraente”, mi chiedo: quella voce è davvero tua, o è una ferita che ha iniziato a parlare al posto tuo?
Dici anche una cosa importante: sei molto presente, ascolti, accogli. Sono qualità preziose. Ma mi domando — quanto spazio dai al tuo desiderio? Quanto ti permetti di esporti come uomo che sceglie, che vuole, che rischia anche un rifiuto? A volte, senza accorgercene, diventiamo il rifugio emotivo degli altri e mettiamo in secondo piano la nostra parte più desiderante e assertiva.
Mi sembra che il punto più doloroso sia la sensazione di “non poter scegliere”. Come se il potere fosse sempre dall’altra parte. Possiamo lavorare proprio su questo: ricostruire dentro di te la percezione di avere valore e possibilità, indipendentemente dal confronto con altri uomini.
Non credo che il tema sia diventare più bello o più performante. Forse il lavoro è tornare a sentirti degno di desiderio così come sei, e capire cosa ti blocca oggi nel mostrarti con leggerezza e fiducia.
ti ringrazio per come ti sei raccontato. Leggendo le tue parole si sente molto il desiderio di contatto, di essere scelto, voluto, cercato… ed è un desiderio profondamente umano. Non c’è nulla di sbagliato in questo.
Mi colpisce che questa difficoltà sia iniziata dopo la fine dell’ultima relazione. È possibile che quella rottura abbia inciso più sul tuo senso di valore che non solo sull’autostima estetica? Quando oggi ti guardi allo specchio e ti definisci “brutto” o “non attraente”, mi chiedo: quella voce è davvero tua, o è una ferita che ha iniziato a parlare al posto tuo?
Dici anche una cosa importante: sei molto presente, ascolti, accogli. Sono qualità preziose. Ma mi domando — quanto spazio dai al tuo desiderio? Quanto ti permetti di esporti come uomo che sceglie, che vuole, che rischia anche un rifiuto? A volte, senza accorgercene, diventiamo il rifugio emotivo degli altri e mettiamo in secondo piano la nostra parte più desiderante e assertiva.
Mi sembra che il punto più doloroso sia la sensazione di “non poter scegliere”. Come se il potere fosse sempre dall’altra parte. Possiamo lavorare proprio su questo: ricostruire dentro di te la percezione di avere valore e possibilità, indipendentemente dal confronto con altri uomini.
Non credo che il tema sia diventare più bello o più performante. Forse il lavoro è tornare a sentirti degno di desiderio così come sei, e capire cosa ti blocca oggi nel mostrarti con leggerezza e fiducia.
Quello che descrive appare profondamente umano e comprensibile: il bisogno di contatto, di desiderio reciproco e di riconoscimento corporeo e affettivo è un bisogno essenziale, non superficiale. Dopo una rottura vissuta come confronto sfavorevole sul piano estetico e sociale, può accadere che l’immagine di sé si incrini e che lo sguardo verso il proprio corpo e il proprio valore diventi molto più severo e svalutante. Dal suo racconto emerge un impegno reale nella cura di sé e del proprio corpo, che è certamente positivo. Tuttavia, quando la percezione di non essere desiderabile si radica a livello profondo, il lavoro sul solo aspetto fisico difficilmente riesce a modificare davvero il senso di sé. La sensazione di essere “brutto”, “insufficiente” o “non scelto” tende infatti a nascere più da un vissuto interno che da caratteristiche oggettive. Colpisce molto la frase in cui dice di sentirsi cercato soprattutto come rifugio emotivo, più che come oggetto di desiderio. Questa esperienza, quando si ripete, può consolidare l’idea di essere qualcuno che accoglie ma non viene scelto, che dà ma non attrae. È una ferita narcisistica silenziosa, che riguarda l’autostima relazionale e sessuale più che l’aspetto corporeo in sé. Per questo, oltre alla cura del corpo, potrebbe essere molto utile un lavoro mirato sull’autostima e sulla percezione di desiderabilità. Non nel senso di “convincersi” di piacere, ma di comprendere come si è costruito nel tempo lo sguardo che oggi lei posa su di sé: da quali confronti, esperienze o messaggi deriva l’idea di essere poco attraente e poco sceglibile. Quando questo sguardo interno cambia, cambia spesso anche il modo in cui ci si espone, ci si muove nello spazio relazionale e si viene percepiti. Il desiderio di poter vivere la sessualità con leggerezza e apertura che esprime è un segnale molto sano: indica che la dimensione del desiderio è viva, non spenta. Ciò che sembra ostacolarla non è l’assenza di qualità personali, ma un senso di inadeguatezza interiorizzato dopo una ferita relazionale significativa. Un percorso psicologico centrato su autostima, immagine corporea e vissuto di desiderabilità potrebbe aiutarla a ricostruire un senso di valore che non dipenda dal confronto con altri uomini né da standard estetici ideali, ma dalla possibilità di sentirsi legittimamente desiderabile e scegliibile nella propria unicità. Il fatto che lei desideri “educare la mente a riconoscere di poter essere attraente e degno di amore” è già, in sé, un ottimo punto di partenza. In bocca al lupo.
buonasera
quello che descrive non è semplicemente un periodo senza relazioni. È una frattura nel modo in cui guarda sé stesso. Mi colpisce che prima dell’ultima storia non avesse questa percezione di sé, mentre dopo quella rottura – e soprattutto dopo il confronto con l’uomo che la sua ex compagna ha scelto – qualcosa dentro di lei si sia incrinato.
Non è la calvizie, non è l’altezza, non è il lavoro precario il punto centrale. È il significato che ha attribuito a quell’evento: “sono stato sostituito da qualcuno migliore”. Quando una relazione finisce così, spesso non perdiamo solo la persona, perdiamo l’immagine di noi come desiderabili. E da quel momento lo specchio non riflette più un volto, ma un verdetto.
Lei racconta di vedersi brutto, basso, non attraente. Ma questi pensieri non sono nati nello specchio: sono nati in un confronto. È come se la sua mente avesse costruito una classifica e lei si fosse collocato all’ultimo posto. Da allora ogni tentativo di avvicinarsi a qualcuno passa attraverso questa lente: “sono sotto gli standard”.
C’è poi un aspetto molto importante: dice che tende all’ascolto e preferisce non parlare di sé. Le chiedo di considerare una cosa delicata. Essere accoglienti e presenti è una qualità enorme, ma se diventa il modo principale per essere scelti, rischia di trasformarla nel “rifugio emotivo” che lei stesso descrive. In altre parole: può essere molto rassicurante, ma poco visibile nel desiderio. Il desiderio ha bisogno di presenza, non solo di disponibilità.
Quando afferma che ciò che soffre maggiormente è la sensazione di non poter scegliere, tocca il cuore del problema. Non si tratta solo di voler essere voluto. Si tratta di voler sentire di avere potere nella propria vita affettiva. Dopo quella rottura, probabilmente si è sentito scartato, sostituito, passivo. Oggi il dolore non è solo l’assenza di contatto, ma la sensazione di non avere margine di scelta.
Il desiderio di essere accarezzato, baciato, cercato è profondamente umano. Non c’è nulla di fragile in questo. Il rischio, però, è che più ha bisogno di sentirsi confermato, più si avvicini alle relazioni con un sottile stato di tensione interna: “piacerò o no?”. E quella tensione, spesso invisibile, viene percepita.
Lei non ha bisogno di diventare un “adone”. Ha bisogno di ricostruire un’immagine interna di sé che non dipenda dal confronto. L’attrattività non è solo una questione estetica: è energia vitale, è sicurezza incarnata, è la sensazione di abitare il proprio corpo senza chiedere scusa. Questo non nasce in palestra, nasce nella relazione con sé stessi.
Forse il lavoro più importante per lei ora non è “come attrarre di più”, ma “come tornare a guardarmi senza disprezzo”. Quando riuscirà a ridurre quella voce critica che le dice di essere insufficiente, inizierà spontaneamente a muoversi nel mondo in modo diverso. Non perché sarà cambiato il suo aspetto, ma perché sarà cambiata la postura interna.
Se sente che questo tema occupa così tanto spazio nella sua vita da quattro anni, potrebbe essere molto utile un percorso psicoterapeutico. Non per insegnarle tecniche di seduzione, ma per lavorare su quella ferita narcisistica che si è aperta dopo la rottura. Quando quella ferita si rimargina, il desiderio torna a circolare in modo più naturale.
Lei non è sbagliato. Sta attraversando una fase in cui il suo valore si è agganciato a un confronto perdente. Il lavoro è sciogliere quell’aggancio. E da lì, gradualmente, tornerà anche la leggerezza che desidera.
quello che descrive non è semplicemente un periodo senza relazioni. È una frattura nel modo in cui guarda sé stesso. Mi colpisce che prima dell’ultima storia non avesse questa percezione di sé, mentre dopo quella rottura – e soprattutto dopo il confronto con l’uomo che la sua ex compagna ha scelto – qualcosa dentro di lei si sia incrinato.
Non è la calvizie, non è l’altezza, non è il lavoro precario il punto centrale. È il significato che ha attribuito a quell’evento: “sono stato sostituito da qualcuno migliore”. Quando una relazione finisce così, spesso non perdiamo solo la persona, perdiamo l’immagine di noi come desiderabili. E da quel momento lo specchio non riflette più un volto, ma un verdetto.
Lei racconta di vedersi brutto, basso, non attraente. Ma questi pensieri non sono nati nello specchio: sono nati in un confronto. È come se la sua mente avesse costruito una classifica e lei si fosse collocato all’ultimo posto. Da allora ogni tentativo di avvicinarsi a qualcuno passa attraverso questa lente: “sono sotto gli standard”.
C’è poi un aspetto molto importante: dice che tende all’ascolto e preferisce non parlare di sé. Le chiedo di considerare una cosa delicata. Essere accoglienti e presenti è una qualità enorme, ma se diventa il modo principale per essere scelti, rischia di trasformarla nel “rifugio emotivo” che lei stesso descrive. In altre parole: può essere molto rassicurante, ma poco visibile nel desiderio. Il desiderio ha bisogno di presenza, non solo di disponibilità.
Quando afferma che ciò che soffre maggiormente è la sensazione di non poter scegliere, tocca il cuore del problema. Non si tratta solo di voler essere voluto. Si tratta di voler sentire di avere potere nella propria vita affettiva. Dopo quella rottura, probabilmente si è sentito scartato, sostituito, passivo. Oggi il dolore non è solo l’assenza di contatto, ma la sensazione di non avere margine di scelta.
Il desiderio di essere accarezzato, baciato, cercato è profondamente umano. Non c’è nulla di fragile in questo. Il rischio, però, è che più ha bisogno di sentirsi confermato, più si avvicini alle relazioni con un sottile stato di tensione interna: “piacerò o no?”. E quella tensione, spesso invisibile, viene percepita.
Lei non ha bisogno di diventare un “adone”. Ha bisogno di ricostruire un’immagine interna di sé che non dipenda dal confronto. L’attrattività non è solo una questione estetica: è energia vitale, è sicurezza incarnata, è la sensazione di abitare il proprio corpo senza chiedere scusa. Questo non nasce in palestra, nasce nella relazione con sé stessi.
Forse il lavoro più importante per lei ora non è “come attrarre di più”, ma “come tornare a guardarmi senza disprezzo”. Quando riuscirà a ridurre quella voce critica che le dice di essere insufficiente, inizierà spontaneamente a muoversi nel mondo in modo diverso. Non perché sarà cambiato il suo aspetto, ma perché sarà cambiata la postura interna.
Se sente che questo tema occupa così tanto spazio nella sua vita da quattro anni, potrebbe essere molto utile un percorso psicoterapeutico. Non per insegnarle tecniche di seduzione, ma per lavorare su quella ferita narcisistica che si è aperta dopo la rottura. Quando quella ferita si rimargina, il desiderio torna a circolare in modo più naturale.
Lei non è sbagliato. Sta attraversando una fase in cui il suo valore si è agganciato a un confronto perdente. Il lavoro è sciogliere quell’aggancio. E da lì, gradualmente, tornerà anche la leggerezza che desidera.
Buonasera,
quello che descrive non parla di mancanza di attrattiva, ma di una fiducia in sé che si è incrinata. Dopo quella relazione sembra essersi attivato un confronto costante che l’ha portata a misurarsi con standard molto rigidi, fino a convincersi di essere “meno”.
Quando dentro di noi si radica l’idea di non essere abbastanza o degni di amore, inevitabilmente questo filtra nel modo in cui ci muoviamo nelle relazioni. Non è tanto una questione estetica, quanto di percezione del proprio valore.
Il desiderio di sentirsi scelto, cercato, voluto è profondamente umano. Forse il primo passo è lavorare sul riconoscersi lei stesso come uomo desiderabile, al di là del paragone con altri. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare quella ferita e a rafforzare un’autostima più stabile, da cui poi anche la dimensione relazionale può ripartire con maggiore autenticità.
Un saluto
quello che descrive non parla di mancanza di attrattiva, ma di una fiducia in sé che si è incrinata. Dopo quella relazione sembra essersi attivato un confronto costante che l’ha portata a misurarsi con standard molto rigidi, fino a convincersi di essere “meno”.
Quando dentro di noi si radica l’idea di non essere abbastanza o degni di amore, inevitabilmente questo filtra nel modo in cui ci muoviamo nelle relazioni. Non è tanto una questione estetica, quanto di percezione del proprio valore.
Il desiderio di sentirsi scelto, cercato, voluto è profondamente umano. Forse il primo passo è lavorare sul riconoscersi lei stesso come uomo desiderabile, al di là del paragone con altri. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare quella ferita e a rafforzare un’autostima più stabile, da cui poi anche la dimensione relazionale può ripartire con maggiore autenticità.
Un saluto
Buonasera, le cose che scrive mi sembrano dei buoni punti di partenza per discuterne iniziando una psicoterapia.
Buonasera,
grazie per la fiducia e con cui si è raccontato. Dalle sue parole si percepisce forte il suo desiderio di sentirsi scelto, voluto e cercato. Il bisogno di contatto, di reciprocità e di riconoscimento è un bisogno umano fondamentale, e non c’è nulla di sbagliato in questo.
Dalla sua storia colpisce il fatto che abbia investito su di sé: si prende cura del suo corpo, lavora, studia, cerca di migliorare la qualità della sua vita. Eppure, quando si guarda allo specchio, continua a vedersi attraverso uno sguardo molto critico. Il suo senso di inadeguatezza sembra difficile da scalfire. A volte non è il corpo in sé a far sentire “non adeguati”, ma la ferita di un abbandono, di un confronto, di un’esperienza passata che ha toccato la fiducia del proprio valore.
È importante anche ciò che racconta rispetto a come le persone la cercano: si sente un “rifugio emotivo” più che un uomo desiderato. Forse è molto capace di accogliere l’altro, ma fa più fatica a portare nella relazione il suo desiderio, la sua parte più autentica e vulnerabile.
Il percorso che desidera intraprendere, quello di riconoscersi attraente e degno d’amore, è prima di tutto interiore. Non si tratta di convincersi di essere “un adone”, ma di cambiare prospettiva: da ciò che pensa di non avere a ciò che è.
Non è sbagliato. È un uomo che desidera connessione, intimità e scambio reciproco. E il fatto che voglia aprirsi con fiducia, imparare a vivere la sessualità con leggerezza e senza rigide aspettative, è già un movimento vitale.
Probabilmente il primo passo non è “riuscire ad attrarre”, ma tornare a sentirsi degno di essere visto. Gradualmente, partendo da questo punto, anche l’incontro con l’altro potrà trasformarsi da una prova da superare a un’esperienza da condividere.
Un cordiale saluto e in bocca al lupo.
grazie per la fiducia e con cui si è raccontato. Dalle sue parole si percepisce forte il suo desiderio di sentirsi scelto, voluto e cercato. Il bisogno di contatto, di reciprocità e di riconoscimento è un bisogno umano fondamentale, e non c’è nulla di sbagliato in questo.
Dalla sua storia colpisce il fatto che abbia investito su di sé: si prende cura del suo corpo, lavora, studia, cerca di migliorare la qualità della sua vita. Eppure, quando si guarda allo specchio, continua a vedersi attraverso uno sguardo molto critico. Il suo senso di inadeguatezza sembra difficile da scalfire. A volte non è il corpo in sé a far sentire “non adeguati”, ma la ferita di un abbandono, di un confronto, di un’esperienza passata che ha toccato la fiducia del proprio valore.
È importante anche ciò che racconta rispetto a come le persone la cercano: si sente un “rifugio emotivo” più che un uomo desiderato. Forse è molto capace di accogliere l’altro, ma fa più fatica a portare nella relazione il suo desiderio, la sua parte più autentica e vulnerabile.
Il percorso che desidera intraprendere, quello di riconoscersi attraente e degno d’amore, è prima di tutto interiore. Non si tratta di convincersi di essere “un adone”, ma di cambiare prospettiva: da ciò che pensa di non avere a ciò che è.
Non è sbagliato. È un uomo che desidera connessione, intimità e scambio reciproco. E il fatto che voglia aprirsi con fiducia, imparare a vivere la sessualità con leggerezza e senza rigide aspettative, è già un movimento vitale.
Probabilmente il primo passo non è “riuscire ad attrarre”, ma tornare a sentirsi degno di essere visto. Gradualmente, partendo da questo punto, anche l’incontro con l’altro potrà trasformarsi da una prova da superare a un’esperienza da condividere.
Un cordiale saluto e in bocca al lupo.
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