Ciao Sono stata tre anni con un ragazzo di 38 anni io 33 e ora penso sia finita. ho espresso una mia
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Ciao Sono stata tre anni con un ragazzo di 38 anni io 33 e ora penso sia finita. ho espresso una mia emozione ad un suo gesto. Dopo avermi cancellata da fb ( premetto nn siamo mai stati amici per tre anni, poi per un fatto mi ha aggiunta e subito cancellata , avvisandomi che l avrebbe fatto. Inizialmente ho risposto ok nn mi interessa, poi effettivamente quando lo ha fatto ci sono rimasta male ) sono diventata fredda allora gli ho detto che mi aveva ferita delusa e alla fine mi sono allontanata perché lui faceva finta di nulla, per lui a prescindere era tutto come prima perché era una cavolata, alla fine a causa della mia freddezza dava colpe a me mi diceva che avevo una gelosia infondata mi dovevo risolvere i miei problemi e che non riusciva a stare nella relazione se continuavo ad avere questo modo. Così mi sono allontanata totalmente lui non mi ha cercato a sua volta sono passati 28 gg. Nel mentre è stato il suo compleanno gli ho fatto gli auguri , molto freddi, ha risposto solo grazie allora a quel punto sono andata a riprendermi le mie cose , lui me le ha fate trovare pronte , piangeva a singhiozzi mi continuava a dare colpe di tutto ho provato a spiegarmi ma nn ci sono riuscita alla fine sono andata via. Oggi è un mese che nn lo sento. Non posso andargli incontro sempre io. Penso sia finita più evitante di così. Stavamo benissimo mi piange il cuore. Non so cosa fare
Gentile paziente,da quello che racconti non emerge una tua “colpa”, ma una dinamica relazionale che spesso si crea quando un’emozione viene espressa e dall’altra parte non viene accolta. Tu non hai fatto una richiesta eccessiva né un’accusa. Hai semplicemente detto che un gesto ti aveva ferita. Questo, nelle relazioni affettive, è un tentativo di contatto, non un problema.
La risposta che hai ricevuto però è stata di minimizzazione e ribaltamento. Il messaggio implicito è stato che la tua emozione non era legittima e che il disagio fosse solo tuo. Quando accade questo, è normale che subentri freddezza e distanza. Non come strategia, ma come forma di protezione. Se una persona fa finta di nulla e pretende che tutto torni come prima, sta chiedendo all’altro di mettere da parte ciò che sente per mantenere l’equilibrio.
Il fatto che tu ti sia allontanata e che lui non abbia fatto alcun passo per cercarti parla di una modalità evitante di gestione del conflitto. Il pianto quando sei andata a riprendere le tue cose può indicare sofferenza, ma non equivale automaticamente a una reale assunzione di responsabilità. Il dolore può convivere con l’incapacità di mettersi in discussione.
È comprensibile che tu senta un grande dispiacere, soprattutto perché dici che stavate bene. Ma una relazione non si misura solo nei momenti sereni, bensì nella possibilità di attraversare le difficoltà senza squalificare l’altro. Se ogni volta che emerge un tuo vissuto questo viene definito un problema tuo, nel tempo il legame diventa sbilanciato.
Hai ragione quando dici che non puoi essere sempre tu ad andare incontro, spiegare, aggiustare. Dopo un mese di silenzio, la sua assenza di iniziativa è già una risposta. Non dice nulla sul tuo valore, ma molto su come lui gestisce l’intimità e il conflitto nelle dinamiche di coppia.
Ora forse non c’è qualcosa da fare verso di lui, ma qualcosa da tenere fermo dentro di te. La tua sensibilità non è il problema. Se una relazione si interrompe quando viene nominata una ferita, probabilmente quella relazione non aveva lo spazio necessario per contenerla. Anche se fa male, proteggere ciò che senti è il primo passo per non perderti dentro un legame che chiede di essere mantenuto a senso unico.
Un caro saluto
Dott.ssaA.Mustatea
La risposta che hai ricevuto però è stata di minimizzazione e ribaltamento. Il messaggio implicito è stato che la tua emozione non era legittima e che il disagio fosse solo tuo. Quando accade questo, è normale che subentri freddezza e distanza. Non come strategia, ma come forma di protezione. Se una persona fa finta di nulla e pretende che tutto torni come prima, sta chiedendo all’altro di mettere da parte ciò che sente per mantenere l’equilibrio.
Il fatto che tu ti sia allontanata e che lui non abbia fatto alcun passo per cercarti parla di una modalità evitante di gestione del conflitto. Il pianto quando sei andata a riprendere le tue cose può indicare sofferenza, ma non equivale automaticamente a una reale assunzione di responsabilità. Il dolore può convivere con l’incapacità di mettersi in discussione.
È comprensibile che tu senta un grande dispiacere, soprattutto perché dici che stavate bene. Ma una relazione non si misura solo nei momenti sereni, bensì nella possibilità di attraversare le difficoltà senza squalificare l’altro. Se ogni volta che emerge un tuo vissuto questo viene definito un problema tuo, nel tempo il legame diventa sbilanciato.
Hai ragione quando dici che non puoi essere sempre tu ad andare incontro, spiegare, aggiustare. Dopo un mese di silenzio, la sua assenza di iniziativa è già una risposta. Non dice nulla sul tuo valore, ma molto su come lui gestisce l’intimità e il conflitto nelle dinamiche di coppia.
Ora forse non c’è qualcosa da fare verso di lui, ma qualcosa da tenere fermo dentro di te. La tua sensibilità non è il problema. Se una relazione si interrompe quando viene nominata una ferita, probabilmente quella relazione non aveva lo spazio necessario per contenerla. Anche se fa male, proteggere ciò che senti è il primo passo per non perderti dentro un legame che chiede di essere mantenuto a senso unico.
Un caro saluto
Dott.ssaA.Mustatea
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Ciao, sono la psicologa Marika e ti ringrazio per aver condiviso una storia così delicata e dolorosa. Da quello che racconti emerge quanto tu abbia provato a portare un’emozione autentica dentro la relazione e quanto, invece, ti sia sentita sminuita, non vista e poi colpevolizzata per averla espressa. Questo, nel tempo, logora profondamente.
Il gesto dei social, al di là del fatto in sé, sembra aver toccato qualcosa di più profondo: il bisogno di sentirti riconosciuta, scelta, rassicurata. Quando hai provato a dirlo, ti sei trovata davanti a una chiusura, a una minimizzazione del tuo sentire e a un ribaltamento delle responsabilità su di te. In queste dinamiche è comprensibile che tu ti sia raffreddata e poi allontanata: a volte è l’unico modo che abbiamo per proteggerci anche se ci fa soffrire tanto.
Il suo pianto, unito però al continuare a darti colpe senza ascoltare davvero il tuo punto di vista, può creare molta confusione emotiva. Il silenzio che è seguito, da entrambe le parti, oggi ti lascia nel vuoto e nel dubbio, mentre il cuore fa fatica ad accettare una fine che razionalmente intuisci.
Non posso dirti cosa “fare” in senso assoluto, ma posso dirti che una relazione può andare avanti solo se c’è spazio per le emozioni di entrambi, non solo per quelle che non disturbano. Se senti che questa esperienza ti ha lasciata ferita, svalutata o in colpa per ciò che provi, forse questo è un momento importante per fermarti e ascoltare te stessa.
Se lo desideri, e ne senti la necessità potremmo partire dal capire insieme cosa ti ha fatto stare così male, che tipo di legame si è creato, e cosa oggi ti serve davvero – indipendentemente da lui. A volte iniziare un percorso è un modo gentile per prendersi cura del proprio cuore, senza forzare risposte immediate.
Se senti che può esserti utile, sono pronta ad accoglierti.
Dott.ssa Marika
Il gesto dei social, al di là del fatto in sé, sembra aver toccato qualcosa di più profondo: il bisogno di sentirti riconosciuta, scelta, rassicurata. Quando hai provato a dirlo, ti sei trovata davanti a una chiusura, a una minimizzazione del tuo sentire e a un ribaltamento delle responsabilità su di te. In queste dinamiche è comprensibile che tu ti sia raffreddata e poi allontanata: a volte è l’unico modo che abbiamo per proteggerci anche se ci fa soffrire tanto.
Il suo pianto, unito però al continuare a darti colpe senza ascoltare davvero il tuo punto di vista, può creare molta confusione emotiva. Il silenzio che è seguito, da entrambe le parti, oggi ti lascia nel vuoto e nel dubbio, mentre il cuore fa fatica ad accettare una fine che razionalmente intuisci.
Non posso dirti cosa “fare” in senso assoluto, ma posso dirti che una relazione può andare avanti solo se c’è spazio per le emozioni di entrambi, non solo per quelle che non disturbano. Se senti che questa esperienza ti ha lasciata ferita, svalutata o in colpa per ciò che provi, forse questo è un momento importante per fermarti e ascoltare te stessa.
Se lo desideri, e ne senti la necessità potremmo partire dal capire insieme cosa ti ha fatto stare così male, che tipo di legame si è creato, e cosa oggi ti serve davvero – indipendentemente da lui. A volte iniziare un percorso è un modo gentile per prendersi cura del proprio cuore, senza forzare risposte immediate.
Se senti che può esserti utile, sono pronta ad accoglierti.
Dott.ssa Marika
Gentile utente, al di là dell’episodio specifico, emerge una dinamica in cui il suo vissuto emotivo non ha trovato riconoscimento ed è stato restituito come un problema individuale. L’assenza di un movimento riparativo e il silenzio successivo sono dati già significativi, indipendentemente dal legame affettivo e dal dolore che ora prova. Proprio perché si tratta di una relazione importante e di una sofferenza che “piange il cuore”, può essere utile non affrontare questo passaggio da sola. Un percorso con un professionista può aiutarla a elaborare la rottura, comprendere più a fondo le dinamiche relazionali in cui si è trovata coinvolta e rafforzare i suoi confini emotivi, evitando di riproporre schemi che la espongono a frustrazione e svalutazione. Un caro saluto
In situazioni come questa è comprensibile sentirsi feriti e confusi. Hai espresso un’emozione legittima, ma non ti sei sentita accolta né riconosciuta. Quando in una relazione il dialogo si interrompe e uno dei due evita il confronto, il peso ricade sempre sull’altro. Fermarti ora non è abbandonare, ma tutelarti. Darti tempo per ascoltare il tuo dolore può aiutarti a capire di cosa hai davvero bisogno.
Cara,
ti rispondo con lo sguardo di una psicologa ad orientamento sistemico–relazionale, tenendo insieme empatia, lettura delle dinamiche e rispetto profondo per il tuo dolore.
Prima di tutto: quello che provi è comprensibile. Non è “una cavolata”. Quando in una relazione significativa un gesto tocca un punto sensibile, non è il gesto in sé che ferisce, ma il significato relazionale che assume. E i significati, nelle coppie, vanno ascoltati, non minimizzati.
Da ciò che racconti emerge una dinamica molto chiara:
tu esprimi un’emozione (“ci sono rimasta male”),
lui nega o svaluta quell’emozione (“è una cavolata”, “è un tuo problema”),
tu ti raffreddi e ti ritiri per proteggerti,
lui legge il tuo ritiro come colpa tua e si sottrae ulteriormente.
Questo è un classico ciclo relazionale disfunzionale: non ci sono un colpevole e una vittima, ma due modalità che si incastrano e si alimentano a vicenda. Tu cerchi riconoscimento emotivo, lui sembra difendersi dall’intimità emotiva attraverso l’evitamento e la razionalizzazione.
Il punto clinicamente rilevante non è Facebook.
È che quando hai mostrato vulnerabilità, non ti sei sentita vista né accolta.
Il suo pianto al momento della restituzione degli oggetti è molto significativo: il dolore c’era, ma non si è tradotto in una responsabilità relazionale, bensì ancora una volta in attribuzione di colpa. Questo ci dice che probabilmente anche lui è dentro un conflitto interno che fatica a mentalizzare e a condividere.
Tu dici una frase chiave, molto sana:
“Non posso andargli incontro sempre io.”
Ed è vero. L’incontro è tale solo se è reciproco. In una relazione matura non è richiesto annullarsi, ma potersi portare con le proprie emozioni senza essere squalificati.
Dal punto di vista sistemico, oggi tu hai già fatto qualcosa di molto importante:
hai interrotto un ciclo che ti faceva sentire sbagliata per ciò che provavi.
Il dolore che senti non significa che stai sbagliando scelta.
Significa che stai lasciando andare qualcosa che è stato importante, anche se non sufficientemente nutriente.
Cosa fare ora?
• Non forzare un riavvicinamento unilaterale: rinforzerebbe la dinamica dell’evitamento.
• Concediti di stare nel lutto della relazione senza colpevolizzarti.
• Chiediti, con onestà e gentilezza: in questa relazione potevo essere me stessa emotivamente?
• Se lui dovesse riapparire, l’unica possibilità evolutiva sarebbe una conversazione diversa, non sulla “cavolata”, ma su come vi siete sentiti entrambi e su cosa vi serve in una relazione.
Se questo spazio non è possibile, non è mancanza d’amore: è incompatibilità emotiva.
Il tuo cuore piange perché hai investito, sperato, amato.
Ma il tuo confine oggi sta parlando di dignità relazionale.
E questo, clinicamente e umanamente, è un segnale di crescita.
Se vuoi, possiamo lavorare insieme su:
• come elaborare questo distacco
• come riconoscere e uscire dai cicli evitante–inseguitore
• come rafforzare una sicurezza affettiva che non ti chieda di rincorrere per essere vista
Sei nel dolore, sì.
Ma non sei nel torto.
E soprattutto: non sei sbagliata per ciò che senti.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
ti rispondo con lo sguardo di una psicologa ad orientamento sistemico–relazionale, tenendo insieme empatia, lettura delle dinamiche e rispetto profondo per il tuo dolore.
Prima di tutto: quello che provi è comprensibile. Non è “una cavolata”. Quando in una relazione significativa un gesto tocca un punto sensibile, non è il gesto in sé che ferisce, ma il significato relazionale che assume. E i significati, nelle coppie, vanno ascoltati, non minimizzati.
Da ciò che racconti emerge una dinamica molto chiara:
tu esprimi un’emozione (“ci sono rimasta male”),
lui nega o svaluta quell’emozione (“è una cavolata”, “è un tuo problema”),
tu ti raffreddi e ti ritiri per proteggerti,
lui legge il tuo ritiro come colpa tua e si sottrae ulteriormente.
Questo è un classico ciclo relazionale disfunzionale: non ci sono un colpevole e una vittima, ma due modalità che si incastrano e si alimentano a vicenda. Tu cerchi riconoscimento emotivo, lui sembra difendersi dall’intimità emotiva attraverso l’evitamento e la razionalizzazione.
Il punto clinicamente rilevante non è Facebook.
È che quando hai mostrato vulnerabilità, non ti sei sentita vista né accolta.
Il suo pianto al momento della restituzione degli oggetti è molto significativo: il dolore c’era, ma non si è tradotto in una responsabilità relazionale, bensì ancora una volta in attribuzione di colpa. Questo ci dice che probabilmente anche lui è dentro un conflitto interno che fatica a mentalizzare e a condividere.
Tu dici una frase chiave, molto sana:
“Non posso andargli incontro sempre io.”
Ed è vero. L’incontro è tale solo se è reciproco. In una relazione matura non è richiesto annullarsi, ma potersi portare con le proprie emozioni senza essere squalificati.
Dal punto di vista sistemico, oggi tu hai già fatto qualcosa di molto importante:
hai interrotto un ciclo che ti faceva sentire sbagliata per ciò che provavi.
Il dolore che senti non significa che stai sbagliando scelta.
Significa che stai lasciando andare qualcosa che è stato importante, anche se non sufficientemente nutriente.
Cosa fare ora?
• Non forzare un riavvicinamento unilaterale: rinforzerebbe la dinamica dell’evitamento.
• Concediti di stare nel lutto della relazione senza colpevolizzarti.
• Chiediti, con onestà e gentilezza: in questa relazione potevo essere me stessa emotivamente?
• Se lui dovesse riapparire, l’unica possibilità evolutiva sarebbe una conversazione diversa, non sulla “cavolata”, ma su come vi siete sentiti entrambi e su cosa vi serve in una relazione.
Se questo spazio non è possibile, non è mancanza d’amore: è incompatibilità emotiva.
Il tuo cuore piange perché hai investito, sperato, amato.
Ma il tuo confine oggi sta parlando di dignità relazionale.
E questo, clinicamente e umanamente, è un segnale di crescita.
Se vuoi, possiamo lavorare insieme su:
• come elaborare questo distacco
• come riconoscere e uscire dai cicli evitante–inseguitore
• come rafforzare una sicurezza affettiva che non ti chieda di rincorrere per essere vista
Sei nel dolore, sì.
Ma non sei nel torto.
E soprattutto: non sei sbagliata per ciò che senti.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno
Potrebbe avere senso parlare con un professionista sul significato che ha collegato a quel gesto che le ha portato molte delusione
Potrebbe avere senso parlare con un professionista sul significato che ha collegato a quel gesto che le ha portato molte delusione
Gentilissima,
grazie per aver scelto di condividere quanto sopra. Credo che il dolore che sta vivendo nasca dal fatto che ha mostrato una parte vulnerabile a questa persona, la quale, invece di accoglierla, l’ha minimizzata, ribaltando su di lei la responsabilità e ritraendosi emotivamente; ciò che suppongo possa fare male, non è tanto il gesto sui social quanto la sensazione di non essere stata vista nei suoi bisogni e il suo allontanarsi non è stato un capriccio, bensì un movimento sano di protezione quando ha percepito che era sempre lei a cercare riparazione mentre lui evitava il confronto: quello su cui potrebbe stare al momento -con l'aiuto di un professionista- potrebbe essere il riconoscere che sta attraversando un lutto affettivo e di chiedersi se le manca davvero lui o l’idea di una relazione in cui sperava di essere accolta. Con i miei migliori saluti. Dott.ssa M.Borrelli
grazie per aver scelto di condividere quanto sopra. Credo che il dolore che sta vivendo nasca dal fatto che ha mostrato una parte vulnerabile a questa persona, la quale, invece di accoglierla, l’ha minimizzata, ribaltando su di lei la responsabilità e ritraendosi emotivamente; ciò che suppongo possa fare male, non è tanto il gesto sui social quanto la sensazione di non essere stata vista nei suoi bisogni e il suo allontanarsi non è stato un capriccio, bensì un movimento sano di protezione quando ha percepito che era sempre lei a cercare riparazione mentre lui evitava il confronto: quello su cui potrebbe stare al momento -con l'aiuto di un professionista- potrebbe essere il riconoscere che sta attraversando un lutto affettivo e di chiedersi se le manca davvero lui o l’idea di una relazione in cui sperava di essere accolta. Con i miei migliori saluti. Dott.ssa M.Borrelli
Gent.ma utente,
grazie per la sua dolorosa condivisione. La separazione è un momento critico che deve essere affrontato ed elaborato con pazienza, accettazione, gestione di emozioni e pensieri intrusivi sul passato. Ricordi e immagini positive del vostro trascorso insieme si mescolano con una constatazione del presente in cui non sembrano esserci le condizioni per ricreare quella fiducia e quello impegno reciproco che sono elementi essenziali per una relazione forte e resiliente alle difficoltà.
Questa è la fase della sofferenza ed è importante saperla affrontare con i giusti strumenti e la giusta consapevolezza. Alcune di queste risorse sono dentro di lei, fanno parte del suo carattere e della sua esperienza di vita. Altre strategie molto utili potrebbe trovarle nel supporto psicologico. Valuti concretamente questa possibilità: l'aiuto di uno psicologo può garantirle quello spazio di ascolto e quella condivisione di pensieri e sentimenti necessari per non osservare il suo dilemma d'amore da un'unica prospettiva.
Resto a sua disposizione anche online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
grazie per la sua dolorosa condivisione. La separazione è un momento critico che deve essere affrontato ed elaborato con pazienza, accettazione, gestione di emozioni e pensieri intrusivi sul passato. Ricordi e immagini positive del vostro trascorso insieme si mescolano con una constatazione del presente in cui non sembrano esserci le condizioni per ricreare quella fiducia e quello impegno reciproco che sono elementi essenziali per una relazione forte e resiliente alle difficoltà.
Questa è la fase della sofferenza ed è importante saperla affrontare con i giusti strumenti e la giusta consapevolezza. Alcune di queste risorse sono dentro di lei, fanno parte del suo carattere e della sua esperienza di vita. Altre strategie molto utili potrebbe trovarle nel supporto psicologico. Valuti concretamente questa possibilità: l'aiuto di uno psicologo può garantirle quello spazio di ascolto e quella condivisione di pensieri e sentimenti necessari per non osservare il suo dilemma d'amore da un'unica prospettiva.
Resto a sua disposizione anche online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una dinamica relazionale che riscontro spesso durante il m io lavoro: quando una persona esprime un’emozione di ferita o di delusione e l’altra la minimizza, declinando la propria responsabilità (“sei esagerata”, “hai problemi tuoi”, “è una cavolata”), il dolore tende ad aumentare.
Lei non ha sbagliato nel comunicare ciò che ha provato. Il problema non è l’episodio in sé, ma il fatto che il suo vissuto emotivo non venga riconosciuto. Quando questo accade ripetutamente, si crea distanza, freddezza e, alla fine, la rottura è quasi inevitabile.
Il comportamento che descrive nel suo ex partner ha caratteristiche precise: di fronte al conflitto tende a negarlo, colpevolizza l’altro e si ritira, invece di affrontarlo. E questo atteggiamento spesso genera molti dubbi e un forte dolore affettivo nel partner.
Più che chiedersi se “andargli incontro” ancora, forse può essere maggiormente efficace interrogarsi su che tipo di relazione lei desidera: una in cui le emozioni vengono accolte e ascoltate oppure una relazione in cui si sente svalutata.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche e a elaborare questa separazione, per ritrovare chiarezza e serenità emotiva.
Resto disponibile.
Dottoressa Lucia Morello
da quello che racconta emerge una dinamica relazionale che riscontro spesso durante il m io lavoro: quando una persona esprime un’emozione di ferita o di delusione e l’altra la minimizza, declinando la propria responsabilità (“sei esagerata”, “hai problemi tuoi”, “è una cavolata”), il dolore tende ad aumentare.
Lei non ha sbagliato nel comunicare ciò che ha provato. Il problema non è l’episodio in sé, ma il fatto che il suo vissuto emotivo non venga riconosciuto. Quando questo accade ripetutamente, si crea distanza, freddezza e, alla fine, la rottura è quasi inevitabile.
Il comportamento che descrive nel suo ex partner ha caratteristiche precise: di fronte al conflitto tende a negarlo, colpevolizza l’altro e si ritira, invece di affrontarlo. E questo atteggiamento spesso genera molti dubbi e un forte dolore affettivo nel partner.
Più che chiedersi se “andargli incontro” ancora, forse può essere maggiormente efficace interrogarsi su che tipo di relazione lei desidera: una in cui le emozioni vengono accolte e ascoltate oppure una relazione in cui si sente svalutata.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche e a elaborare questa separazione, per ritrovare chiarezza e serenità emotiva.
Resto disponibile.
Dottoressa Lucia Morello
Buongiorno, mi sembra di capire che ciò che ha incrinato la relazione non è l’episodio in sé, ma il modo in cui è stata gestita l’emozione che ne è seguita. Tu hai espresso una ferita, lui l’ha minimizzata e trasformata in un problema tuo, interrompendo il riconoscimento reciproco. Da lì si è creata una dinamica in cui tu ti sei ritirata per proteggerti e lui ha evitato il confronto emotivo, attribuendoti la responsabilità della distanza. Il suo silenzio non è neutro: è una scelta relazionale che mantiene l’asimmetria. Le lacrime indicano sofferenza, ma non necessariamente capacità di riparazione. Il dolore che senti è comprensibile perché non ti sei sentita vista né accolta. Andargli incontro ancora significherebbe confermare una dinamica in cui solo tu ti esponi. Una relazione può continuare solo se entrambi si assumono la responsabilità emotiva del legame.
Da ciò che racconti emerge un dolore profondo, non tanto per l’episodio in sé, quanto per il modo in cui il tuo vissuto emotivo non sia stato riconosciuto. Ciò che pesa non è il gesto in sé, ma il fatto che il tuo disagio non abbia trovato ascolto. Quando un partner invalida sistematicamente le emozioni dell’altro e rimanda tutto come un problema personale, si crea una frattura importante. Il suo pianto al momento della separazione non va necessariamente letto come una disponibilità al cambiamento, ma come l’espressione del suo dolore, che però non si è tradotto in una reale assunzione di responsabilità. Il tuo allontanamento, così come la scelta di non andargli incontro ancora una volta, sembra indicare un bisogno di confini e di reciprocità. Una relazione può andare avanti solo se entrambi si assumono la responsabilità di quel legame, del "noi". In questo momento, più che chiederti cosa fare per “recuperarlo”, potrebbe essere utile fermarti a capire cosa ti ha fatto stare così male e se questo modello relazionale è quello che desideri per te.
Buongiorno, comprendo profondamente il senso di smarrimento e il dolore che sta attraversando. Quando una relazione di tre anni si interrompe con dinamiche di questo tipo , in cui un gesto comunicativo viene minimizzato e la sua espressione emotiva viene etichettata come un 'problema da risolvere', è naturale sentirsi profondamente feriti e soli. Il dolore che prova oggi è la testimonianza del valore che lei ha dato a questo legame, ma è importante anche riflettere su quanto possa essere logorante e che significato ha per lei farsi carico costante della tenuta di una relazione. In questa fase di distacco, il silenzio, per quanto doloroso, può diventare uno spazio di tutela, di pensiero e di lavoro su se' stessa. Buon viaggio interiore!
Buonasera, quello che emerge è un corto circuito comunicativo profondo, tu hai espresso un bisogno di ascolto e lui ha reagito sentendosi probabilmente sotto pressione o criticato, innescando una dinamica di difesa reciproca che ha portato al muro di silenzio attuale. Il suo pianto durante la riconsegna delle tue cose suggerisce un carico emotivo molto forte, segno che il legame è tutt'altro che indifferente per lui, ma indica anche una difficoltà nel tradurre quel dolore in un dialogo costruttivo. Invece di chiederci cosa "abbia" lui, potremmo riflettere su come mai la vostra comunicazione si blocchi proprio quando entra in gioco la vulnerabilità: è un incastro in cui tu cerchi comprensione e lui, forse sentendosi inadeguato di fronte al tuo malessere, alza un muro. In una relazione di tre anni è normale che esistano queste zone d'ombra, ma il punto ora è capire se questa distanza di un mese ti stia aiutando a vedere con più chiarezza i tuoi bisogni o se ti stia solo logorando, nell'attesa di un cambiamento che non può dipendere solo da te. Dopo la chiusura di una relazione può essere necessario comprendere a pieno le dinamiche che hanno portato alla rottura, magari anche attraverso un percorso con un professionista.
Dott. Borraccino Giacomo Simone
Dott. Borraccino Giacomo Simone
Gentile utente,
al termine di una relazione è naturale provare sentimenti contrastanti e una sensazione di smarrimento e disorientamento. Può capitare inoltre che man mano che il legame di coppia si indebolisce, un partner, quando non entrambi, accusi l’altro, attribuendo unicamente all’altro la responsabilità del raffreddamento del legame, giustificando se stesso in quanto parte lesa. Dall’altro lato, l’altro partner può sperimentare sentimenti di colpa, colpevolizzarsi per ciò che avrebbe potuto fare per salvare la relazione e non ha fatto. Ciò che ne risulta è una dinamica che porta ancora più rabbia e dolore in entrambi i partner.
Intraprendere un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla ad affrontare al meglio la situazione, ad elaborarla e a dare un significato alle emozioni ai vissuti che questa relazione, e la sua fine, hanno lasciato.
Resto a disposizione attraverso una consulenza on line.
Cordialmente,
Dr. Stefano Previtali
al termine di una relazione è naturale provare sentimenti contrastanti e una sensazione di smarrimento e disorientamento. Può capitare inoltre che man mano che il legame di coppia si indebolisce, un partner, quando non entrambi, accusi l’altro, attribuendo unicamente all’altro la responsabilità del raffreddamento del legame, giustificando se stesso in quanto parte lesa. Dall’altro lato, l’altro partner può sperimentare sentimenti di colpa, colpevolizzarsi per ciò che avrebbe potuto fare per salvare la relazione e non ha fatto. Ciò che ne risulta è una dinamica che porta ancora più rabbia e dolore in entrambi i partner.
Intraprendere un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla ad affrontare al meglio la situazione, ad elaborarla e a dare un significato alle emozioni ai vissuti che questa relazione, e la sua fine, hanno lasciato.
Resto a disposizione attraverso una consulenza on line.
Cordialmente,
Dr. Stefano Previtali
Buonasera, dalle sue parole emerge un dolore profondo, fatto di confusione, senso di perdita e di tanti “non detti” rimasti sospesi. Quando si prova a esprimere un’emozione autentica e ci si sente minimizzati o accusati di esagerare, la ferita diventa ancora più difficile da reggere. È comprensibile che lei si sia chiusa e poi allontanata, spesso è una forma di protezione quando non ci si sente ascoltati.
Il suo racconto parla di una dinamica in cui il suo sentire è stato svalutato e trasformato in una colpa, lasciando lei sola a portare il peso della relazione. Il fatto che lui non abbia cercato un contatto, pur nel dolore mostrato al momento del distacco, può rendere tutto ancora più destabilizzante e alimentare il dubbio di aver sbagliato.
Il cuore che piange dice quanto quella relazione fosse importante per lei. Allo stesso tempo, il suo bisogno di non dover essere sempre quella che rincorre è legittimo... Una relazione, per esistere, ha bisogno di due movimenti reciproci. In questo momento è naturale sentirsi smarrita e non sapere che direzione prendere. Si conceda il diritto di sentire questa tristezza senza forzarsi a decidere subito cosa fare, anche il silenzio a volte parla di ciò che non è stato possibile costruire insieme! Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Rocchetti
Il suo racconto parla di una dinamica in cui il suo sentire è stato svalutato e trasformato in una colpa, lasciando lei sola a portare il peso della relazione. Il fatto che lui non abbia cercato un contatto, pur nel dolore mostrato al momento del distacco, può rendere tutto ancora più destabilizzante e alimentare il dubbio di aver sbagliato.
Il cuore che piange dice quanto quella relazione fosse importante per lei. Allo stesso tempo, il suo bisogno di non dover essere sempre quella che rincorre è legittimo... Una relazione, per esistere, ha bisogno di due movimenti reciproci. In questo momento è naturale sentirsi smarrita e non sapere che direzione prendere. Si conceda il diritto di sentire questa tristezza senza forzarsi a decidere subito cosa fare, anche il silenzio a volte parla di ciò che non è stato possibile costruire insieme! Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Rocchetti
Tre anni di vita con una persona sono tanti! Avrete condiviso tanti momenti insieme,nel bene e nel male avete condiviso una parte della vostra vita insieme. Se da una parte tu hai provato a spiegare e lui non ci ha provato e per la seconda volta sei stata tu a contattarlo vol dire che a lui sta bene così.
In una relazione i momenti di incomprensioni sono parecchi e l'importante è riuscire a superarli,chiarendo e parlando. Stavate benissimo,però ad una tua "espressione di emozione" si è chiuso. Sarà successo altre volte magari? è una sua modalità?
Magari lui ha più bisogno rispetto te di capire se la tua presenza per lui è fondamentale o no. Dagli un po' di tempo.
In una relazione i momenti di incomprensioni sono parecchi e l'importante è riuscire a superarli,chiarendo e parlando. Stavate benissimo,però ad una tua "espressione di emozione" si è chiuso. Sarà successo altre volte magari? è una sua modalità?
Magari lui ha più bisogno rispetto te di capire se la tua presenza per lui è fondamentale o no. Dagli un po' di tempo.
Buonasera, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Capisco profondamente il senso di smarrimento e il dolore che sta provando. Quando una relazione di tre anni si interrompe bruscamente su quello che appare come un "piccolo gesto", il trauma non deriva dal gesto in sé, ma dal significato profondo che esso assume all'interno della dinamica di coppia.
Il comportamento del suo partner presenta tratti tipici di uno stile di attaccamento evitante. L'atto di aggiungere e poi cancellare qualcuno dai social è una manovra di controllo della distanza emotiva. Quando lei ha espresso il suo dolore, lui ha risposto definendola "gelosa" o dicendo che "aveva dei problemi da risolvere". In psicologia, questo è un tentativo di invalidare la percezione della realtà dell'altro per non doversi assumere la responsabilità delle proprie azioni.
Il fatto che lui piangesse a singhiozzi mentre le consegnava le sue cose, pur continuando a colpevolizzarla, indica un forte conflitto interno. Il pianto mostra una sofferenza reale, ma l'incapacità di scusarsi o di accogliere il suo bisogno emotivo suggerisce una profonda paura dell'intimità o una difficoltà a gestire il senso di colpa, che viene quindi proiettato su di lei.
Il silenzio di questo mese, nonostante i suoi auguri, descrive un muro difensivo. In una relazione sana, il conflitto porta alla riparazione; qui, invece, sembra portare all'abbandono punitivo. Lei giustamente dice: "Non posso andargli incontro sempre io". Questa è una presa di coscienza fondamentale: in una coppia adulta, la responsabilità della riconciliazione deve essere condivisa. Se lei è l'unica a riparare, i suoi bisogni verranno sistematicamente sacrificati.
È importante che lei smetta di chiedersi se la sua reazione sia stata "esagerata". Se un gesto l'ha ferita, quel sentimento è reale. Un partner empatico avrebbe accolto il suo disagio invece di usarlo come motivo per allontanarsi. Le lacrime di lui indicano che il distacco fa male anche a lui, ma il dolore senza un cambiamento concreto è solo un ciclo destinato a ripetersi. Questo tempo di silenzio, per quanto doloroso, le serve per proteggere la sua integrità. Non si è allontanata per mancanza d'amore, ma per una necessaria autodifesa emotiva.
Le andrebbe di approfondire se in passato ci sono stati altri episodi in cui si è sentita "non vista" o colpevolizzata da lui?
Capisco profondamente il senso di smarrimento e il dolore che sta provando. Quando una relazione di tre anni si interrompe bruscamente su quello che appare come un "piccolo gesto", il trauma non deriva dal gesto in sé, ma dal significato profondo che esso assume all'interno della dinamica di coppia.
Il comportamento del suo partner presenta tratti tipici di uno stile di attaccamento evitante. L'atto di aggiungere e poi cancellare qualcuno dai social è una manovra di controllo della distanza emotiva. Quando lei ha espresso il suo dolore, lui ha risposto definendola "gelosa" o dicendo che "aveva dei problemi da risolvere". In psicologia, questo è un tentativo di invalidare la percezione della realtà dell'altro per non doversi assumere la responsabilità delle proprie azioni.
Il fatto che lui piangesse a singhiozzi mentre le consegnava le sue cose, pur continuando a colpevolizzarla, indica un forte conflitto interno. Il pianto mostra una sofferenza reale, ma l'incapacità di scusarsi o di accogliere il suo bisogno emotivo suggerisce una profonda paura dell'intimità o una difficoltà a gestire il senso di colpa, che viene quindi proiettato su di lei.
Il silenzio di questo mese, nonostante i suoi auguri, descrive un muro difensivo. In una relazione sana, il conflitto porta alla riparazione; qui, invece, sembra portare all'abbandono punitivo. Lei giustamente dice: "Non posso andargli incontro sempre io". Questa è una presa di coscienza fondamentale: in una coppia adulta, la responsabilità della riconciliazione deve essere condivisa. Se lei è l'unica a riparare, i suoi bisogni verranno sistematicamente sacrificati.
È importante che lei smetta di chiedersi se la sua reazione sia stata "esagerata". Se un gesto l'ha ferita, quel sentimento è reale. Un partner empatico avrebbe accolto il suo disagio invece di usarlo come motivo per allontanarsi. Le lacrime di lui indicano che il distacco fa male anche a lui, ma il dolore senza un cambiamento concreto è solo un ciclo destinato a ripetersi. Questo tempo di silenzio, per quanto doloroso, le serve per proteggere la sua integrità. Non si è allontanata per mancanza d'amore, ma per una necessaria autodifesa emotiva.
Le andrebbe di approfondire se in passato ci sono stati altri episodi in cui si è sentita "non vista" o colpevolizzata da lui?
Ciao cara,
da queste poche righe che descrivono l’ultima parte della vostra storia, posso cogliere che da entrambe le parti c’è stato, ed è ancora presente, un sentimento importante. Difficilmente si inizia una relazione senza un’idea, più o meno consapevole, di come l’Amore dovrebbe essere. Spesso, però, la sofferenza nasce quando, col tempo, la realtà si allontana troppo da quell’ideale.
Eppure l’Amore autentico non coincide con l’assenza di difficoltà, ma con la possibilità di crescere attraverso di esse. Per questo è importante concedere alla relazione un tempo autentico, un tempo fatto di ascolto, di dialogo, di CONFRONTO sui bisogni e sulle emozioni, senza giudizio né condanna.
In questo percorso, una coppia sana mira a costruire una complicità profonda e intima, sempre più sincera, e a creare uno spazio in cui entrambi possano sentirsi liberi di essere autentici.
Per farlo, ciascuno è chiamato a contrastare la paura con il coraggio, accettando i limiti dell’altro, accogliendo ciò che l’altro può dare in quel momento e valutando, con onestà, se l’amore cresce e matura o se non è più sufficiente per proseguire insieme.
Tuttavia, distinguere l’Amore da ciò che viene scambiato per amore non è sempre semplice. In questo senso, il confronto con persone di fiducia o un percorso con un professionista può aiutare a fare chiarezza e a rimettere al centro se stessi con maggiore consapevolezza.
Spero che, anche con poche parole, queste riflessioni possano esserti di qualche aiuto.
Emanuele Piccoli
da queste poche righe che descrivono l’ultima parte della vostra storia, posso cogliere che da entrambe le parti c’è stato, ed è ancora presente, un sentimento importante. Difficilmente si inizia una relazione senza un’idea, più o meno consapevole, di come l’Amore dovrebbe essere. Spesso, però, la sofferenza nasce quando, col tempo, la realtà si allontana troppo da quell’ideale.
Eppure l’Amore autentico non coincide con l’assenza di difficoltà, ma con la possibilità di crescere attraverso di esse. Per questo è importante concedere alla relazione un tempo autentico, un tempo fatto di ascolto, di dialogo, di CONFRONTO sui bisogni e sulle emozioni, senza giudizio né condanna.
In questo percorso, una coppia sana mira a costruire una complicità profonda e intima, sempre più sincera, e a creare uno spazio in cui entrambi possano sentirsi liberi di essere autentici.
Per farlo, ciascuno è chiamato a contrastare la paura con il coraggio, accettando i limiti dell’altro, accogliendo ciò che l’altro può dare in quel momento e valutando, con onestà, se l’amore cresce e matura o se non è più sufficiente per proseguire insieme.
Tuttavia, distinguere l’Amore da ciò che viene scambiato per amore non è sempre semplice. In questo senso, il confronto con persone di fiducia o un percorso con un professionista può aiutare a fare chiarezza e a rimettere al centro se stessi con maggiore consapevolezza.
Spero che, anche con poche parole, queste riflessioni possano esserti di qualche aiuto.
Emanuele Piccoli
Se il problema è l'altro, l'altra persona, l'ex, la sua domanda in questa piattaforma di psicologi esattamente qual è?
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così carica di emozioni e significato. Dalle sue parole si percepisce quanto questa relazione sia stata importante per lei e quanto la distanza che si è creata stia generando dolore, confusione e un forte senso di perdita. Quando un legame affettivo termina o entra in una fase di sospensione, è naturale che emergano tristezza, nostalgia e il bisogno di capire cosa sia successo e se ci sia qualcosa che si sarebbe potuto fare diversamente. Da quello che racconta sembra che tutto sia partito da un episodio che, sul piano concreto, poteva apparire piccolo, ma che per lei ha avuto un impatto emotivo significativo. Questo è un aspetto molto importante, perché nelle relazioni spesso non sono i gesti in sé a fare la differenza, ma il significato che assumono per chi li vive. Il fatto che lei inizialmente abbia provato a minimizzare la cosa e poi si sia resa conto di esserci rimasta male mostra una reazione molto umana, che può capitare quando si cerca di proteggere la relazione mettendo momentaneamente da parte ciò che si prova davvero. Quando un’emozione viene espressa e la risposta che si riceve è una svalutazione o una minimizzazione, può nascere un senso di solitudine emotiva. È come se una parte di lei avesse cercato di farsi vedere e comprendere e non si fosse sentita accolta. Questo spesso porta a irrigidirsi, a diventare più distanti o freddi, non come punizione verso l’altro ma come tentativo di difendere il proprio dolore. Il fatto che lui abbia interpretato questa reazione come gelosia o come un problema personale suo potrebbe aver aumentato ulteriormente la sensazione di non essere compresa. Nelle dinamiche di coppia può capitare che una persona abbia più bisogno di confronto emotivo mentre l’altra tenda a evitare il conflitto o a ridimensionare ciò che accade. Quando queste modalità si incontrano, spesso si crea un circolo difficile, in cui una parte chiede riconoscimento e l’altra si allontana, e questo può portare entrambi a sentirsi accusati o incompresi. Il momento in cui è andata a riprendere le sue cose sembra essere stato molto intenso e carico di emozioni per entrambi. Il pianto di lui può indicare sofferenza, ma il fatto che allo stesso tempo le abbia attribuito molte responsabilità potrebbe averla fatta sentire ancora più confusa e ferita. In queste situazioni è frequente che restino molte domande aperte e il desiderio di trovare un senso a ciò che è accaduto. Il pensiero che non possa essere sempre lei a fare un passo verso l’altro è un segnale importante. Le relazioni tendono a funzionare meglio quando entrambe le persone si sentono responsabili del legame e disponibili a incontrarsi a metà strada. Il silenzio di questo mese può generare speranze, dubbi e scenari mentali su ciò che potrebbe accadere, ed è comprensibile che il cuore faccia fatica ad accettare l’idea che la storia possa essere finita, soprattutto se la percezione era quella di stare bene insieme. In momenti come questi può essere utile provare a spostare l’attenzione non solo su ciò che l’altro potrebbe fare o non fare, ma anche su ciò di cui lei ha bisogno per sentirsi rispettata e serena dentro una relazione. A volte il dolore della perdita si intreccia con la difficoltà di accettare che alcune modalità relazionali possano non essere compatibili con il proprio modo di vivere l’affetto. Dare valore alle proprie emozioni e ai propri bisogni non significa essere esagerati o sbagliati, ma riconoscere ciò che fa stare bene o male nel rapporto con l’altro. Il fatto che lei stia soffrendo e che senta il cuore spezzato racconta quanto questo legame fosse significativo. Allo stesso tempo, attraversare questo dolore può diventare anche un momento in cui comprendere meglio se stessa, il modo in cui vive l’intimità e ciò che desidera costruire in futuro. Quando una relazione si interrompe o si trasforma, spesso lascia spazio a riflessioni importanti su come si vorrebbe essere amate e su quale tipo di comunicazione si sente più vicina al proprio modo di essere. Se questa situazione continua a generare molta sofferenza o pensieri ricorrenti, confrontarsi con un professionista può offrire uno spazio protetto in cui dare un senso alle emozioni che sta vivendo e aiutarla a orientarsi con maggiore chiarezza rispetto ai prossimi passi, qualunque essi siano. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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