Domande del paziente (77)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissim*,
    grazie per il messaggio. Dalle sue parole emerge una situazione familiare complessa, in cui disponibilità, aspettative e bisogni diversi hanno iniziato a intrecciarsi fino a generare tensione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima,
    grazie per il messaggio. Da ciò che sceglie di condividere, emerge una giovane donna che che sta probabilmente cercando di dare un nome a un disagio molto preciso, ovvero il sentirsi in... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima,
    grazie per aver scelto di condividere quanto sopra. Credo che il dolore che sta vivendo nasca dal fatto che ha mostrato una parte vulnerabile a questa persona, la quale, invece di accoglierla,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima, grazie per il messaggio e la condivisione.
    I sintomi che descrive potrebbero essere compatibili con un forte sovraccarico emotivo da ricondursi a tutti gli eventi a cui ha fatto accenno.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissimo,
    Da ciò che descrive emerge la presenza di un agito frequente, utilizzato soprattutto come modalità per gestire noia, stress, rabbia e tensione interna. In questi casi non è tanto la sessualità... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissimo, da ciò che emerge, traspare la sensazione di essere stato catapultato in una realtà che lascia un vuoto difficile da contenere. Il bisogno di capire, di recuperare ciò che per Lei aveva un... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Buongiorno,
    spesso i sogni non vanno letti in modo letterale, ma come una scena simbolica che mette in forma qualcosa che Lei sta vivendo dentro di sé.
    La stanza, le finestre, le tende… sono immagini che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima, grazie per il messaggio.
    Quello che mi sembra si possa evincere da quanto scrive, è che quello che sta vivendo non è solo la fine di una storia, ma la fine di un modo di stare in relazione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Buongiorno,
    da ciò che condivide emerge con chiarezza quanto questo legame la tocchi ancora profondamente, anche se razionalmente riconosce aspetti che non le fanno bene. È come se una parte di lei sapesse... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Buongiorno,
    grazie per il messaggio.
    Capisco ciò che descrive. Quando l’ansia si è radicata a lungo nel corpo, può accadere che le somatizzazioni continuino a manifestarsi anche mentre la mente sta meglio.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissim*, grazie per il messaggio.
    Quando il corpo continua a raccontare il trauma attraverso sintomi così destabilizzanti, spesso la sensazione è di essere bloccati in un ciclo che non si riesce... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima, grazie per la condivisione.
    Scelgo, sperando possa esserle utile, di focalizzarmi su come sta lei e, nello specifico, come sta in questa danza. Come se, da una parte ci fosse incertezza (plausibilmente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissimo, grazie per il messaggio.
    Da quanto mi arriva, sembra che questa interruzione abbia toccato un punto molto sensibile della sua vita emotiva; è infatti la prima volta che sperimenta un legame... Altro


    Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima,
    Capisco quanto possa essere doloroso trovarsi ogni giorno in un ambiente condiviso con una persona che ha rappresentato molto per lei e che ora la evita in modo così evidente. Il comportamento del suo ex, per quanto ferisca, sembra parlare più delle sue difficoltà nel gestire la situazione che di un giudizio su di lei.
    In questi casi può essere utile pensare a piccoli passi molto semplici, senza forzare nulla: un saluto neutro, un tono professionale, uno sguardo sereno quando capita di incrociarsi. Non per riaprire un rapporto, ma per restituire a lei un senso di padronanza della situazione. Se lui non risponde, non significa che lei stia sbagliando: significa solo che lui non è pronto o non sa come farlo.
    Si dia il permesso di proteggersi emotivamente e di non interpretare la sua freddezza come un valore su di lei. Lei sta già facendo la cosa più difficile: restare rispettosa, sensibile e professionale nonostante il dolore. Resto a disposizione per ogni ulteriore eventuale richiesta. Cordialmente, Dott.ssa Michelle Borrelli


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima Signora, grazie per quanto ha scelto di condividere.
    Credo che quello che sta vivendo sia profondamente umano. Un infortunio che limita l’autonomia può scuotere l’identità; non si tratta di un segno di debolezza, bensì della la reazione di una persona che ha sempre avuto un ruolo attivo e ora si trova improvvisamente dipendente dagli altri e deve in qualche modo rinegoziare il proprio ruolo.
    La sensazione di depersonalizzazione e inutilità è frequente in situazioni traumatiche come la sua: il corpo cambia, i ritmi cambiano, e la mente fatica a riconoscersi. Ma questo non significa che il suo valore sia diminuito. Significa che sta attraversando un passaggio difficile, che richiede tempo, sostegno e molta gentilezza verso se stessa.
    Le emozioni che prova sono “normali” nel senso che molte persone, in condizioni simili, le sperimentano. E possono essere elaborate, comprese e trasformate, passo dopo passo. Per questo motivo, il mio consiglio è di farsi supportare da un professionista che possa accompagnarla nella rielaborazione e nella definizione di una nuova dimensione che possa rendere la sua vita ricca, piena e significativa. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli


    Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima,
    da quanto percepisco, mi pare che si trovi in un momento in cui le emozioni appaiono sovrastanti, mentre il senso di responsabilità verso gli altri è molto radicato. È come se fosse tirata in due direzioni differenti, senza trovare uno spazio per ascoltare davvero sé stessa e forse senza averne effettivamente il tempo.
    Il fatto che, nel lavoro in seduta, entrambi i “cerchi” risultassero distanti è un segnale importante in quanto in questo momento nessuno dei due potrebbe rappresentare un posto sicuro per lei. Prima di capire in quale sentiero incamminarsi, quindi, mi permetterei di suggerire di provare a ritrovare il suo centro.
    Per questo, un periodo di pausa e distacco potrebbe essere utile: non come rinuncia, ma come modo per permettere ai suoi bisogni di emergere senza pressioni esterne né richieste di sorta. In questa fase delicata, una domanda che potrebbe accompagnarla potrebbe essere: “Se togliessi il senso di colpa, cosa rimarrebbe davvero?”
    Non deve darsi una risposta subito. Deve solo concedersi uno spazio in cui ascoltare sé stessa prima degli altri. Resto a disposizione e le porgo i miei migliori saluti. Dott.ssa Michelle Borrelli


    Buongiorno,
    devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.

    Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.

    Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.

    Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.

    Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
    Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.

    Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.

    Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.

    Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Buongiorno,
    capisco bene la sensazione di smarrimento che descrive: quando ci si avvicina alla psicoterapia si entra in un territorio ricco di linguaggi, scuole e tradizioni che dall’esterno possono sembrare quasi contraddittori. In realtà, più che “crederci”, ogni professionista utilizza un modello per orientare il proprio modo di comprendere le persone e accompagnarle nel cambiamento.
    Nella pratica clinica, però, ciò che fa davvero la differenza non è l’etichetta teorica, ma la qualità della relazione terapeutica, la chiarezza degli obiettivi e la capacità del terapeuta di lavorare in modo trasparente e collaborativo con entrambi i partner. Per una terapia di coppia, questo significa soprattutto sentirsi in un luogo sicuro, equidistante, dove nessuno dei due si sente giudicato o favorito.
    La scelta non dovrebbe essere casuale, ma neppure un percorso a ostacoli. Un primo colloquio conoscitivo serve proprio a valutare se si sente compreso, se il metodo è spiegato con chiarezza e se percepisce un clima di lavoro equo. L’età o l’orientamento sono informazioni secondarie: ciò che conta è la competenza, l’esperienza con le coppie e la capacità di costruire un’alleanza con entrambi. Resto a disposizione per ogni ulteriore eventuale chiarimento e le porgo i miei saluti migliori. Dott.ssa Michelle Borrelli


    Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
    Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
    Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
    Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentile Signora,
    comprendo il turbamento che descrive: quando un comportamento ricorrente del partner tocca un proprio limite personale, soprattutto legato all’alcol, è naturale chiedersi se si stia esagerando o se la richiesta dell’altro sia equilibrata. Credo che sia necessario considerare che esistono confini individuali che meritano ascolto e rispetto.
    Il punto non è tanto l’uscita mensile in sé, quanto l’effetto che ha su di Lei: sentirsi a disagio nel vedere il partner ubriaco è un vissuto legittimo, così come è legittimo per lui desiderare momenti di svago, anche se mi chiederei se non fosse utile approfondire le motivazioni che lo spingono ad avere questi agiti. La questione diventa allora come trovare un accordo che non la faccia sentire svalutata e che allo stesso tempo non trasformi il tema in un braccio di ferro.
    Un confronto chiaro, in un momento tranquillo, può aiutarVi a distinguere il bisogno di libertà dal bisogno di sicurezza, e a definire insieme un limite che tuteli entrambi. Potreste magari considerare di rivolgervi ad una terapia di coppia atta ad agevolare tali processi. Resto a disposizione e porgo i miei migliori saluti. Dott.ssa Michelle Borrelli


    Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui quasi 33
    Il problema è che tra
    Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
    Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentile Signora,
    comprendo quanto questa situazione La stia provando. Da ciò che racconta, sembra che negli ultimi mesi il peso delle responsabilità del Suo compagno abbia ridotto molto gli spazi di coppia, lasciando Lei con una sensazione crescente di solitudine e di mancanza di attenzione. È comprensibile che questo possa aver avuto un impatto anche sul Suo equilibrio emotivo.
    Non si tratta solo di “periodi intensi”: per Lei questi mesi hanno significato attese, rinunce e un senso di distanza che fa male. E quando anche i momenti insieme vengono interrotti da telefonate o stanchezza, è naturale che nascano confusione e tristezza.
    Forse potrebbe essere utile, quando se la sente, condividere con lui non tanto una richiesta di “fare di più”, quanto il modo in cui questa situazione La fa sentire, senza accusarlo ma permettendogli di capire davvero il Suo vissuto. A volte questo apre uno spazio diverso di ascolto. Altre volte, invece, aiuta semplicemente a chiarire a sé stessi quali sono i propri bisogni e quanto ci si sente visti all’interno della relazione.
    Se dovesse accorgersi che questo malessere continua o che ha bisogno di uno spazio protetto per orientarsi, un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirLe un luogo dove rimettere ordine, capire cosa desidera e ritrovare un po’ di respiro. Resto a Sua disposizione. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli


    Buongiorno, sono una studentessa universitaria di 20 anni e vorrei chiedervi se un mio sospetto è fondato. Sto cercando di capire se ciò che sperimento possa rientrare in un profilo di neurodivergenza (come l'ADHD) o se sia riconducibile a una disregolazione emotiva e ansiosa. Ho provato a fare una lista di ciò che provo/che ho passato:

    —Talvolta soffro di insonnia causata da pensieri stupidi che non riesco a fermare. Riesco ad addormentarmi solo se sono veramente esausta.
    —In merito ai pensieri che non riesco a fermare, mi sento come se avessi una sottospecie di disco rotto nel cervello che non smette mai di suonare.
    —Mi capita molte volte di sentirmi 'fuori luogo' e di ripensare a ciò che dico/faccio. Se commetto un errore ci rimurgino sopra per ore.
    —Ho sempre avuto difficoltà a seguire le lezioni sia scolastiche che universitarie. Dopo un po' il mio cervello si disconnette, e perdo il filo. A tal proposito, mi capita di dimenticare le cose sul momento e di interrompere una conversazione prima che mi scordo qualcosa.
    —Sotto forte stress tendo a dissociarmi.
    —A causa di molti di questi punti mi è capitato di avere episodi depressivi.

    Vorrei solo sapere se sia opportuno intraprendere un percorso diagnostico specifico o meno. Vi ringrazio per la disponibilità.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Michelle Borrelli

    Gentilissima,
    il bisogno di dare un nome a ciò che sta vivendo è assolutamente comprensibile. I segnali che descrive — difficoltà di concentrazione, ruminazione, insonnia, sensazione di “mente sempre accesa”, episodi depressivi, dissociazione sotto stress — possono appartenere a quadri diversi, e non è possibile distinguerli in modo affidabile solo da un elenco di sintomi.
    È importante sottolineare che una diagnosi di ADHD in età adulta richiede sempre una valutazione strutturata, che comprende test psicodiagnostici specifici, colloqui clinici e un’osservazione accurata della storia personale. Allo stesso modo, anche la disregolazione emotiva o l’ansia possono spiegare parte delle difficoltà che riporta, e spesso le due cose possono sovrapporsi.
    Il fatto che Lei si stia ponendo queste domande è già un segnale di attenzione verso sé stessa. Se sente che questi vissuti stanno interferendo con lo studio, il sonno o il benessere emotivo, un percorso di valutazione psicologica potrebbe aiutarLa a fare chiarezza, senza dare nulla per scontato e senza incasellare prematuramente ciò che prova.
    A prescindere dall'etichetta diagnostica però, un approfondimento clinico resta un passo utile per comprendere meglio il Suo funzionamento e orientarsi con maggiore serenità. Resto a disposizione, cordialmente, dott.ssa Michelle Borrelli


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