Buongiorno, sono una donna di 44 anni. Quando avevo 11 anni ho subito un abuso sessuale da parte del
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risposte
Buongiorno, sono una donna di 44 anni. Quando avevo 11 anni ho subito un abuso sessuale da parte del padre della mia migliore amica, non l ho mai denunciato. Da allora soffro di ansia e attacchi di panico, e ho anche difficolta a stare nei luoghi affollati. Sono in cura da una psichiatra, ma sto pensando di andare da uno psicologo perché non riesco a risolvere i miei problemi, nonostante io assuma la terapia. Vorrei andare dallo psicologo del centro mentale in cui sono in cura, ma la psichiatra non vuole che devo fare? Attendo una risposta, grazie.
Gentile utente,
la ringraziamo per aver condiviso una storia così delicata.
Alla luce del trauma infantile riferito e dei sintomi che descrive (ansia, attacchi di panico, difficoltà nei luoghi affollati), un percorso psicoterapeutico risulta spesso indicato, in integrazione alla terapia farmacologica già in atto. In molti casi, l’approccio combinato rappresenta una risorsa importante nel trattamento di questo tipo di sofferenza.
Per quanto riguarda la posizione della sua psichiatra, è importante che lei chieda direttamente e in modo esplicito quali siano le motivazioni per cui non ritiene opportuno che venga seguita da uno psicoterapeuta del Centro di Salute Mentale. Le valutazioni possono dipendere da diversi fattori, ma piò essere importante che tali motivazioni le vengano spiegate chiaramente.
la ringraziamo per aver condiviso una storia così delicata.
Alla luce del trauma infantile riferito e dei sintomi che descrive (ansia, attacchi di panico, difficoltà nei luoghi affollati), un percorso psicoterapeutico risulta spesso indicato, in integrazione alla terapia farmacologica già in atto. In molti casi, l’approccio combinato rappresenta una risorsa importante nel trattamento di questo tipo di sofferenza.
Per quanto riguarda la posizione della sua psichiatra, è importante che lei chieda direttamente e in modo esplicito quali siano le motivazioni per cui non ritiene opportuno che venga seguita da uno psicoterapeuta del Centro di Salute Mentale. Le valutazioni possono dipendere da diversi fattori, ma piò essere importante che tali motivazioni le vengano spiegate chiaramente.
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Capisco bene quanto possa essere difficile affrontare una storia così dolorosa e vivere ansia e attacchi di panico a lungo. È normale sentire il bisogno di un percorso psicologico anche mentre si assume una terapia farmacologica, perché spesso i traumi e le emozioni legate a esperienze passate richiedono uno spazio dedicato per essere elaborati.
In generale, è possibile integrare psicoterapia e cura psichiatrica: spesso il confronto tra professionisti aiuta a rendere il percorso più sicuro ed efficace. Può essere utile parlarne con la sua psichiatra per valutare insieme come procedere, così da sentirsi sostenuta e affrontare la situazione con maggiore chiarezza.
Resto a disposizione se desidera chiarire dubbi o confrontarsi su come muoversi in sicurezza.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
In generale, è possibile integrare psicoterapia e cura psichiatrica: spesso il confronto tra professionisti aiuta a rendere il percorso più sicuro ed efficace. Può essere utile parlarne con la sua psichiatra per valutare insieme come procedere, così da sentirsi sostenuta e affrontare la situazione con maggiore chiarezza.
Resto a disposizione se desidera chiarire dubbi o confrontarsi su come muoversi in sicurezza.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno, mi dispiace molto per ciò che ha vissuto. Subire un abuso sessuale in un’età così precoce è un’esperienza profondamente traumatica. Il fatto che non sia mai stato denunciato non toglie nulla alla gravità di quanto accaduto né al suo impatto nel tempo.
I sintomi che descrive — ansia, attacchi di panico, difficoltà nei luoghi affollati — sono reazioni pienamente comprensibili in risposta a un trauma relazionale precoce. Possono rappresentare il modo in cui il corpo e la mente continuano a restare in allerta rispetto a una minaccia passata, vissuta ancora come presente. In questo senso, parlano di ferite profonde che hanno bisogno di essere accolte e, con gradualità, elaborate.
La terapia farmacologica può aiutare a contenere i sintomi, ma spesso non è sufficiente da sola a lavorare sul significato e sulle conseguenze emotive di un abuso. Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro per dare parola a quanto accaduto e per integrare, nel tempo, quell’esperienza nella propria storia di vita.
Per quanto riguarda la possibilità di intraprendere un percorso psicologico presso il servizio da cui è seguita, può essere utile parlarne con la sua psichiatra, chiedendo chiarimenti sulle sue motivazioni. A volte le indicazioni dei professionisti rispondono a valutazioni specifiche che meritano di essere comprese meglio. Allo stesso tempo, se sente che i suoi tempi sono maturi, è importante ricordare che esistono diverse possibilità per iniziare un percorso psicologico.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
I sintomi che descrive — ansia, attacchi di panico, difficoltà nei luoghi affollati — sono reazioni pienamente comprensibili in risposta a un trauma relazionale precoce. Possono rappresentare il modo in cui il corpo e la mente continuano a restare in allerta rispetto a una minaccia passata, vissuta ancora come presente. In questo senso, parlano di ferite profonde che hanno bisogno di essere accolte e, con gradualità, elaborate.
La terapia farmacologica può aiutare a contenere i sintomi, ma spesso non è sufficiente da sola a lavorare sul significato e sulle conseguenze emotive di un abuso. Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro per dare parola a quanto accaduto e per integrare, nel tempo, quell’esperienza nella propria storia di vita.
Per quanto riguarda la possibilità di intraprendere un percorso psicologico presso il servizio da cui è seguita, può essere utile parlarne con la sua psichiatra, chiedendo chiarimenti sulle sue motivazioni. A volte le indicazioni dei professionisti rispondono a valutazioni specifiche che meritano di essere comprese meglio. Allo stesso tempo, se sente che i suoi tempi sono maturi, è importante ricordare che esistono diverse possibilità per iniziare un percorso psicologico.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Salve, innanzitutto mi permetta di esprimerle, anche se solo digitalmente, il mio dispiacere per la sua esperienza. Sono una psicologa ed una psicoterapeuta i.f. ed in quanto tale le consiglio di capire meglio il perchè del dissenso dello psichiatra che la segue, anche perchè se lei sente di intraprendere un percorso psicologico è lecito ed è giusto che dia spazio al suo sentire e al suo bisogno di intraprendere tale percorso. In alcuni casi i due percorsi che procedono parallelamente possono portare ad un punto di svolta importante. Nel percorso psicologico avrebbe il supporto e lo spazio emotivo necessario per accogliere i ricordi traumatici e per l'elaborare l'accaduto, nel mentre potrebbe comunque essere supportata farmacologicamente. L'ansia e gli attacchi di panico con il giusto approccio potrebbero diminuire o, addirittura, scomparire. In generale tutto ciò le potrebbe permettere di vivere una vita più libera, in cui potrebbe provare anche meno paura. Le faccio i miei migliori auguri per tutto!
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una storia così delicata e dolorosa. L’abuso sessuale subito in età infantile è un evento traumatico che può avere conseguenze a lungo termine, come ansia, attacchi di panico, evitamento dei luoghi affollati e una sofferenza emotiva profonda, anche a distanza di molti anni. Nulla di ciò che descrive è “strano” o segno di debolezza: sono reazioni comprensibili a un trauma non elaborato.
La terapia farmacologica può essere molto utile nel ridurre alcuni sintomi, ma spesso non è sufficiente da sola per lavorare sulle cause profonde del disagio. In questi casi, un percorso psicologico specifico sul trauma (ad esempio con approcci cognitivo-comportamentali, EMDR o altri interventi mirati) può fare una grande differenza.
Per quanto riguarda il rapporto con la psichiatra, è importante sapere che lei ha diritto a chiedere un supporto psicologico e a esprimere i suoi bisogni. Se il centro di salute mentale non consente o non favorisce l’integrazione tra psichiatria e psicoterapia, può valutare serenamente anche la possibilità di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta esterno, mantenendo comunque il contatto con la psichiatra per la parte farmacologica, se necessario.
Il mio consiglio è di non rinunciare alla richiesta di aiuto psicologico: la sua sofferenza merita ascolto e un intervento adeguato. Approfondire la sua storia e i suoi sintomi con uno specialista esperto in trauma è un passo importante verso un maggiore benessere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per aver condiviso una storia così delicata e dolorosa. L’abuso sessuale subito in età infantile è un evento traumatico che può avere conseguenze a lungo termine, come ansia, attacchi di panico, evitamento dei luoghi affollati e una sofferenza emotiva profonda, anche a distanza di molti anni. Nulla di ciò che descrive è “strano” o segno di debolezza: sono reazioni comprensibili a un trauma non elaborato.
La terapia farmacologica può essere molto utile nel ridurre alcuni sintomi, ma spesso non è sufficiente da sola per lavorare sulle cause profonde del disagio. In questi casi, un percorso psicologico specifico sul trauma (ad esempio con approcci cognitivo-comportamentali, EMDR o altri interventi mirati) può fare una grande differenza.
Per quanto riguarda il rapporto con la psichiatra, è importante sapere che lei ha diritto a chiedere un supporto psicologico e a esprimere i suoi bisogni. Se il centro di salute mentale non consente o non favorisce l’integrazione tra psichiatria e psicoterapia, può valutare serenamente anche la possibilità di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta esterno, mantenendo comunque il contatto con la psichiatra per la parte farmacologica, se necessario.
Il mio consiglio è di non rinunciare alla richiesta di aiuto psicologico: la sua sofferenza merita ascolto e un intervento adeguato. Approfondire la sua storia e i suoi sintomi con uno specialista esperto in trauma è un passo importante verso un maggiore benessere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno accolgo la tua condivisione e il tuo desiderio di lenire il dolore con il quale in situazioni così traumatiche si impara a convivere. Va rispettata la posizione della psichiatra che ti ha in carico, che ti conosce e avrà dei motivi per cui ritiene non importante integrare la terapia farmacologica con un percorso psicologico. Può essere importante chiedere alla psichiatra un momento di confronto in cui fare il punto della situazione e nell'occasione chiederle di ascoltare i motivi per cui desideri oltre ad un supporto farmacologico un supporto relazionale e terapeutico e di metterti al corrente della sua motivazione. E' ammirevole la tua richiesta di riconoscimento nel presente del dolore e delle manifestazioni di ansia e attacchi di panico, sono sintomi che parlano di te, porte che stai aprendo verso il mondo, spiragli e tentativi di comunicazione che non vanno ignorati, è importante che tu stia cercando un contatto relazionale, un testimone esperto per esplorare questa ferita e un supporto su cui poter contare per elaborare il trauma e ottenere un miglioramento nella tua vita, se vuoi io sono disponibile ad ascoltarti e ad aiutarti, ricevo anche on line. Dott.ssa Stefania Parlato
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e dolorosa della sua storia. Quello che ha vissuto a 11 anni è un trauma profondo e il fatto che non sia mai stato denunciato né verbalizzato ha molto probabilmente costretto la sua psiche, allora e negli anni successivi, a “tenere tutto dentro” per poter andare avanti.
L’ansia, gli attacchi di panico e la difficoltà a stare nei luoghi affollati possono essere compresi come reazioni psicosomatiche al trauma: il sistema mente–corpo reagisce sempre nel tentativo di ritrovare un equilibrio. Anche quando questo equilibrio è solo compensativo o pagliativo, serve a proteggerla, a evitare un crollo più profondo, a impedire che il peso del trauma diventi insostenibile per la psiche. In altre parole, i sintomi non sono un “difetto”, ma una strategia di sopravvivenza che nel tempo però smette di essere utile e inizia a far soffrire.
La terapia farmacologica può essere un aiuto importante per contenere i sintomi, ma da sola spesso non è sufficiente quando alla base c’è un trauma non elaborato. In questi casi, l’unica vera possibilità di cambiamento duraturo è l’elaborazione del trauma, in un contesto sicuro, graduale e rispettoso dei suoi tempi.
Nel mio lavoro utilizzo tecniche mirate e relativamente rapide, specifiche per il trauma, che aiutano il sistema nervoso a rielaborare l’evento, riducendo l’ansia, la paura e le reazioni corporee automatiche. L’obiettivo non è rivivere il dolore, ma liberare la persona dal peso emotivo che il trauma continua a esercitare nel presente.
Per quanto riguarda il rapporto con la psichiatra, è importante sapere che il supporto psicologico e quello psichiatrico non sono in contraddizione, anzi: spesso funzionano meglio se integrati. Lei ha il diritto di chiedere un percorso psicologico; se sente che i suoi bisogni non vengono accolti, può provare a parlarne apertamente oppure valutare anche un altro professionista, senza sentirsi in colpa o “sbagliata”.
Nel suo caso, la terapia psicologica non è un optional, ma un passaggio fondamentale per prendersi cura di sé in modo completo. Il fatto che oggi senta il bisogno di questo aiuto è già un segnale di grande consapevolezza e forza.
Resto a disposizione e le auguro di poter trovare uno spazio terapeutico in cui sentirsi finalmente vista, ascoltata e accompagnata nel suo percorso di guarigione.
Dott.ssa Doudina Ioulia
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e dolorosa della sua storia. Quello che ha vissuto a 11 anni è un trauma profondo e il fatto che non sia mai stato denunciato né verbalizzato ha molto probabilmente costretto la sua psiche, allora e negli anni successivi, a “tenere tutto dentro” per poter andare avanti.
L’ansia, gli attacchi di panico e la difficoltà a stare nei luoghi affollati possono essere compresi come reazioni psicosomatiche al trauma: il sistema mente–corpo reagisce sempre nel tentativo di ritrovare un equilibrio. Anche quando questo equilibrio è solo compensativo o pagliativo, serve a proteggerla, a evitare un crollo più profondo, a impedire che il peso del trauma diventi insostenibile per la psiche. In altre parole, i sintomi non sono un “difetto”, ma una strategia di sopravvivenza che nel tempo però smette di essere utile e inizia a far soffrire.
La terapia farmacologica può essere un aiuto importante per contenere i sintomi, ma da sola spesso non è sufficiente quando alla base c’è un trauma non elaborato. In questi casi, l’unica vera possibilità di cambiamento duraturo è l’elaborazione del trauma, in un contesto sicuro, graduale e rispettoso dei suoi tempi.
Nel mio lavoro utilizzo tecniche mirate e relativamente rapide, specifiche per il trauma, che aiutano il sistema nervoso a rielaborare l’evento, riducendo l’ansia, la paura e le reazioni corporee automatiche. L’obiettivo non è rivivere il dolore, ma liberare la persona dal peso emotivo che il trauma continua a esercitare nel presente.
Per quanto riguarda il rapporto con la psichiatra, è importante sapere che il supporto psicologico e quello psichiatrico non sono in contraddizione, anzi: spesso funzionano meglio se integrati. Lei ha il diritto di chiedere un percorso psicologico; se sente che i suoi bisogni non vengono accolti, può provare a parlarne apertamente oppure valutare anche un altro professionista, senza sentirsi in colpa o “sbagliata”.
Nel suo caso, la terapia psicologica non è un optional, ma un passaggio fondamentale per prendersi cura di sé in modo completo. Il fatto che oggi senta il bisogno di questo aiuto è già un segnale di grande consapevolezza e forza.
Resto a disposizione e le auguro di poter trovare uno spazio terapeutico in cui sentirsi finalmente vista, ascoltata e accompagnata nel suo percorso di guarigione.
Dott.ssa Doudina Ioulia
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così dolorosa della Sua storia. L’abuso che ha subito da bambina è un trauma profondo e il fatto che oggi si manifesti attraverso ansia, attacchi di panico e difficoltà nei luoghi affollati è una conseguenza purtroppo frequente, non un Suo limite o una mancanza di impegno.
È importante sapere che la terapia farmacologica può aiutare a contenere i sintomi, ma spesso non è sufficiente a elaborare il trauma alla radice. Il desiderio di affiancare un percorso psicologico è quindi molto sensato e appropriato, soprattutto quando si sente che “qualcosa” resta irrisolto.
Rispetto alla posizione della psichiatra, Lei ha comunque il diritto di chiedere un supporto psicologico. Può provare a esprimere con calma e chiarezza che sente il bisogno di uno spazio di parola e di elaborazione, distinto ma complementare alla cura farmacologica. Se anche all’interno del centro questo non fosse possibile, sappia che può rivolgersi a uno psicologo esterno, senza che questo invalidi o ostacoli la terapia in corso.
La cosa più importante è che Lei si senta ascoltata, rispettata e accompagnata nei Suoi tempi. Cercare un aiuto più completo non è un tradimento della cura attuale, ma un atto di attenzione verso se stessa.
la ringrazio per aver condiviso una parte così dolorosa della Sua storia. L’abuso che ha subito da bambina è un trauma profondo e il fatto che oggi si manifesti attraverso ansia, attacchi di panico e difficoltà nei luoghi affollati è una conseguenza purtroppo frequente, non un Suo limite o una mancanza di impegno.
È importante sapere che la terapia farmacologica può aiutare a contenere i sintomi, ma spesso non è sufficiente a elaborare il trauma alla radice. Il desiderio di affiancare un percorso psicologico è quindi molto sensato e appropriato, soprattutto quando si sente che “qualcosa” resta irrisolto.
Rispetto alla posizione della psichiatra, Lei ha comunque il diritto di chiedere un supporto psicologico. Può provare a esprimere con calma e chiarezza che sente il bisogno di uno spazio di parola e di elaborazione, distinto ma complementare alla cura farmacologica. Se anche all’interno del centro questo non fosse possibile, sappia che può rivolgersi a uno psicologo esterno, senza che questo invalidi o ostacoli la terapia in corso.
La cosa più importante è che Lei si senta ascoltata, rispettata e accompagnata nei Suoi tempi. Cercare un aiuto più completo non è un tradimento della cura attuale, ma un atto di attenzione verso se stessa.
Buongiorno Signora,
mi dispiace molto per quanto ha vissuto e comprendo benissimo che dopo così tanti anni abbia necessità di elaborarlo approfonditamente.
Reputo, a mio avviso, corretto che lei si rivolga ad uno psicologo. Questo non significa abbandonare necessariamente la terapia farmacologica che sta seguendo con lo psichiatra a generalmente i due percorsi devono correre in parallelo. Il farmaco le allevia il sintomo ma, in questo caso, come spesso accade, c'è una motivazione sottostante molto forte che va risolta. E' esattamente come avere un sintomo fisico a causa di una patologia. Il farmaco risolve il sintomo fisico ma se non risolve la patologia sottostante, una volta sospesi i farmaci, il problema tornerà.
Le consiglio dunque di rivolgersi a uno psicologo e di affiancare eventualmente i due percorsi.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
mi dispiace molto per quanto ha vissuto e comprendo benissimo che dopo così tanti anni abbia necessità di elaborarlo approfonditamente.
Reputo, a mio avviso, corretto che lei si rivolga ad uno psicologo. Questo non significa abbandonare necessariamente la terapia farmacologica che sta seguendo con lo psichiatra a generalmente i due percorsi devono correre in parallelo. Il farmaco le allevia il sintomo ma, in questo caso, come spesso accade, c'è una motivazione sottostante molto forte che va risolta. E' esattamente come avere un sintomo fisico a causa di una patologia. Il farmaco risolve il sintomo fisico ma se non risolve la patologia sottostante, una volta sospesi i farmaci, il problema tornerà.
Le consiglio dunque di rivolgersi a uno psicologo e di affiancare eventualmente i due percorsi.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Gentile utente,
il suo potrebbe essere un caso di sindrome da stress post-traumatico non risolta. L'approccio psicologico è probabilmente il migliore in questo caso, soprattutto se basato sulla ristrutturazione cognitiva, sulla gestione dell'ansia e sull'auto-compassione.
Lei è nel pieno diritto di intraprendere il percorso che ritiene più utile, al di là di quello che le consiglia la sua psichiatra.
Si riservi l'opportunità di un colloquio conoscitivo con uno psicologo per valutare l'integrazione di questo tipo di intervento con la terapia farmaceutica. Nessun tipo di farmaco può cancellare quello che è accaduto e i sentimenti che ne sono derivati. Il trauma va necessariamente elaborato nei contenuti cognitivi ed emotivi e non devo solo essere attenuati i sintomi reattivi.
Se desidera altro supporto, sono a disposizione anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
il suo potrebbe essere un caso di sindrome da stress post-traumatico non risolta. L'approccio psicologico è probabilmente il migliore in questo caso, soprattutto se basato sulla ristrutturazione cognitiva, sulla gestione dell'ansia e sull'auto-compassione.
Lei è nel pieno diritto di intraprendere il percorso che ritiene più utile, al di là di quello che le consiglia la sua psichiatra.
Si riservi l'opportunità di un colloquio conoscitivo con uno psicologo per valutare l'integrazione di questo tipo di intervento con la terapia farmaceutica. Nessun tipo di farmaco può cancellare quello che è accaduto e i sentimenti che ne sono derivati. Il trauma va necessariamente elaborato nei contenuti cognitivi ed emotivi e non devo solo essere attenuati i sintomi reattivi.
Se desidera altro supporto, sono a disposizione anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno, mi spiace profondamente per quello che ha vissuto e per le difficoltà che sta riscontrando attualmente. Mi sto chiedendo come mai la psichiatra, di cui parla, non vuole che lei veda uno psicologo, tra l'altro del centro di salute mentale presso cui sta già svolgendo un percorso. Glielo ha chiesto?
Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin
Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin
Salve, la Psicoterapia è sicuramente una buona idea poiché la parte di supporto farmacologico è utile per stabilizzare e gestire la sintomatologia del suo disagio ma le cause e le sue modalità di affrontarlo vengono comprese e nel caso modificate in psicoterapia.
Sarebbe importante comprendere come mai il suo psichiatra non condivide questa idea supportata oramai da gran parte del mondo medico e scientifico; suggerirei di approfondire con lui il discorso e nel caso chiedere altro parere.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Sarebbe importante comprendere come mai il suo psichiatra non condivide questa idea supportata oramai da gran parte del mondo medico e scientifico; suggerirei di approfondire con lui il discorso e nel caso chiedere altro parere.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Quello che racconta è pienamente coerente con le conseguenze di un trauma relazionale precoce. Un abuso sessuale a 11 anni, soprattutto se perpetrato da una figura adulta “fidata” e mai denunciato, può lasciare tracce profonde e durature sul sistema emotivo e corporeo. Ansia, attacchi di panico e difficoltà nei luoghi affollati sono spesso espressioni di uno stato di iperallerta che il corpo ha imparato come forma di protezione.
A volte, la terapia farmacologica può essere molto utile nel contenere i sintomi, ma non lavora sull’elaborazione del trauma. Quando una persona, come nel suo caso, sente che “non riesce a risolvere” nonostante i farmaci, spesso significa che il trauma non è mai stato realmente affrontato sul piano psicologico. Questo non è un limite suo, né della terapia farmacologica: è semplicemente il limite fisiologico di quel tipo di intervento.
Il suo desiderio di andare da uno psicologo è appropriato e la sua richiesta è adeguata, matura e indicata. Non è raro che, dopo anni di sofferenza, emerga il bisogno di uno spazio in cui poter dare un senso a ciò che è accaduto e collegare il passato ai sintomi attuali in modo da lavorare sulle emozioni di paura, vergogna, colpa o impotenza che spesso restano silenziose.
Il fatto che Lei non abbia denunciato l’abuso non significa che non possa essere elaborato in terapia. Il lavoro psicologico non ha come obiettivo il giudizio, la denuncia o la colpa, ma il recupero di sicurezza, dignità e continuità nella tua vita.
Per quanto riguarda il suo psichiatra, è importante chiarire un punto professionale:
uno psichiatra non “autorizza” o “vieta” una psicoterapia, salvo situazioni cliniche molto specifiche (per esempio una fase acuta che richiede prima stabilizzazione). Se questo fosse il caso, dovrebbe spiegartelo chiaramente.
Come psicologo le direi di portare il tema in modo diretto ma rispettoso.
Se il rifiuto rimane e non è ben motivato, ha il diritto di cercare uno psicologo anche al di fuori del centro, senza interrompere la cura psichiatrica.
Spero di esserle stata d'aiuto,
Dottoressa Forcignano
A volte, la terapia farmacologica può essere molto utile nel contenere i sintomi, ma non lavora sull’elaborazione del trauma. Quando una persona, come nel suo caso, sente che “non riesce a risolvere” nonostante i farmaci, spesso significa che il trauma non è mai stato realmente affrontato sul piano psicologico. Questo non è un limite suo, né della terapia farmacologica: è semplicemente il limite fisiologico di quel tipo di intervento.
Il suo desiderio di andare da uno psicologo è appropriato e la sua richiesta è adeguata, matura e indicata. Non è raro che, dopo anni di sofferenza, emerga il bisogno di uno spazio in cui poter dare un senso a ciò che è accaduto e collegare il passato ai sintomi attuali in modo da lavorare sulle emozioni di paura, vergogna, colpa o impotenza che spesso restano silenziose.
Il fatto che Lei non abbia denunciato l’abuso non significa che non possa essere elaborato in terapia. Il lavoro psicologico non ha come obiettivo il giudizio, la denuncia o la colpa, ma il recupero di sicurezza, dignità e continuità nella tua vita.
Per quanto riguarda il suo psichiatra, è importante chiarire un punto professionale:
uno psichiatra non “autorizza” o “vieta” una psicoterapia, salvo situazioni cliniche molto specifiche (per esempio una fase acuta che richiede prima stabilizzazione). Se questo fosse il caso, dovrebbe spiegartelo chiaramente.
Come psicologo le direi di portare il tema in modo diretto ma rispettoso.
Se il rifiuto rimane e non è ben motivato, ha il diritto di cercare uno psicologo anche al di fuori del centro, senza interrompere la cura psichiatrica.
Spero di esserle stata d'aiuto,
Dottoressa Forcignano
Buon pomeriggio. La sua idea di provare con un percorso di psicoterapia, da affiancare alla terapia farmacologica, risulta coerente con le linee guida per il trattamento dei Disturbi d'Ansia e del Disturbo di Panico. Pertanto, se la sua psichiatra continua ad opporsi, le suggerisco di andare avanti per la sua strada, magari sentendo anche il parere di altri professionisti.
La Sua domanda tocca un punto molto serio e va accolta con grande cautela. Lei racconta un evento che ha inciso profondamente nella Sua storia, un’esperienza avvenuta in un’età in cui il corpo e la parola non avevano ancora gli strumenti per difendersi o per dare un senso a ciò che stava accadendo.
Lei dà quasi per scontato che il tempo trascorso e la terapia farmacologica avrebbero dovuto risolvere il problema, ma questo è un presupposto che merita di essere messo in discussione. I sintomi che descrive, l’ansia, gli attacchi di panico, la difficoltà nei luoghi affollati, non sono semplicemente “residui” di un trauma passato, ma segnali di qualcosa che è rimasto senza una possibilità di essere elaborato sul piano della parola. Il corpo continua a reagire perché ciò che è accaduto non ha mai trovato uno spazio in cui essere simbolicamente collocato, non necessariamente raccontato nei dettagli, ma riconosciuto come parte della Sua storia, senza essere ridotto a una diagnosi o solo sedato. Il farmaco può essere un sostegno importante, ma non lavora sul senso soggettivo dell’esperienza, né sul modo in cui quell’evento continua a organizzare il Suo rapporto con il mondo e con gli altri.
Rispetto alla posizione della psichiatra, è importante chiarire che il Suo desiderio di parlare con qualcuno non è un atto di sfiducia nei confronti della cura in corso, ma il segnale che qualcosa chiede un altro tipo di spazio.
Nessun professionista dovrebbe sostituirsi alla Sua possibilità di interrogarsi su ciò di cui ha bisogno. Lei non è obbligata a rinunciare a un percorso di parola solo perché qualcuno lo sconsiglia, soprattutto se sente che la sola terapia farmacologica non è sufficiente. Nel mio orientamento di lavoro si dà molta importanza al rispetto dei tempi del soggetto e alla costruzione di un luogo sicuro in cui ciò che è rimasto senza nome possa, poco a poco, trovare una forma dicibile, senza forzature e senza giudizio. È un lavoro che non cancella il passato, ma permette che non continui a governare il presente attraverso il corpo e l’angoscia.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo e sostenuto, in cui poter riflettere insieme su come orientarsi tra le diverse cure e su ciò che oggi La fa soffrire.
La saluto cordialmente e resto a disposizione.
Dottoressa Laura Lanocita
Lei dà quasi per scontato che il tempo trascorso e la terapia farmacologica avrebbero dovuto risolvere il problema, ma questo è un presupposto che merita di essere messo in discussione. I sintomi che descrive, l’ansia, gli attacchi di panico, la difficoltà nei luoghi affollati, non sono semplicemente “residui” di un trauma passato, ma segnali di qualcosa che è rimasto senza una possibilità di essere elaborato sul piano della parola. Il corpo continua a reagire perché ciò che è accaduto non ha mai trovato uno spazio in cui essere simbolicamente collocato, non necessariamente raccontato nei dettagli, ma riconosciuto come parte della Sua storia, senza essere ridotto a una diagnosi o solo sedato. Il farmaco può essere un sostegno importante, ma non lavora sul senso soggettivo dell’esperienza, né sul modo in cui quell’evento continua a organizzare il Suo rapporto con il mondo e con gli altri.
Rispetto alla posizione della psichiatra, è importante chiarire che il Suo desiderio di parlare con qualcuno non è un atto di sfiducia nei confronti della cura in corso, ma il segnale che qualcosa chiede un altro tipo di spazio.
Nessun professionista dovrebbe sostituirsi alla Sua possibilità di interrogarsi su ciò di cui ha bisogno. Lei non è obbligata a rinunciare a un percorso di parola solo perché qualcuno lo sconsiglia, soprattutto se sente che la sola terapia farmacologica non è sufficiente. Nel mio orientamento di lavoro si dà molta importanza al rispetto dei tempi del soggetto e alla costruzione di un luogo sicuro in cui ciò che è rimasto senza nome possa, poco a poco, trovare una forma dicibile, senza forzature e senza giudizio. È un lavoro che non cancella il passato, ma permette che non continui a governare il presente attraverso il corpo e l’angoscia.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo e sostenuto, in cui poter riflettere insieme su come orientarsi tra le diverse cure e su ciò che oggi La fa soffrire.
La saluto cordialmente e resto a disposizione.
Dottoressa Laura Lanocita
Gentilissima Signora,
la ringrazio per la condivisione, che immagino non sia stata semplice. Il fatto che stia già seguendo una terapia farmacologica è un passo significativo, ma è altrettanto comprensibile che senta il bisogno di un supporto psicologico per affrontare aspetti emotivi e relazionali che i soli farmaci non possono risolvere. La sua richiesta di iniziare un percorso psicoterapeutico è legittima e merita attenzione. Non conosco le motivazioni per le quali la psichiatra si opponga ma credo sia un suo diritto intraprendere questo percorso, che anzi, le consiglio vivissimamente. Resto a sua disposizione e le porgo i miei migliori saluti. Dott.ssa M.Borrelli
la ringrazio per la condivisione, che immagino non sia stata semplice. Il fatto che stia già seguendo una terapia farmacologica è un passo significativo, ma è altrettanto comprensibile che senta il bisogno di un supporto psicologico per affrontare aspetti emotivi e relazionali che i soli farmaci non possono risolvere. La sua richiesta di iniziare un percorso psicoterapeutico è legittima e merita attenzione. Non conosco le motivazioni per le quali la psichiatra si opponga ma credo sia un suo diritto intraprendere questo percorso, che anzi, le consiglio vivissimamente. Resto a sua disposizione e le porgo i miei migliori saluti. Dott.ssa M.Borrelli
Buonasera cara,
grazie per aver condiviso con coraggio quello che ha vissuto, e mi dispiace per quello che ha passato e sta passando È comprensibile che, nonostante la terapia farmacologica, alcune difficoltà emotive e di ansia persistano. Rivolgersi a uno psicologo che con approccio cognitivo comportamentale può offrirle uno spazio sicuro per elaborare l’esperienza passata, comprendere meglio le sue emozioni e trovare strumenti pratici per affrontare l’ansia e le situazioni difficili, entrando nel vivo di quelli che possono essere gli schemi mentali che si sono venuti a creare e che continuano a regolare nella sua vita
Se desidera, possiamo fissare un colloquio per valutare insieme come supportarla in questo percorso. Un caro saluto Io sono la Dott.ssa Ilaria Redivo e mi può trovare su Mio dottore
grazie per aver condiviso con coraggio quello che ha vissuto, e mi dispiace per quello che ha passato e sta passando È comprensibile che, nonostante la terapia farmacologica, alcune difficoltà emotive e di ansia persistano. Rivolgersi a uno psicologo che con approccio cognitivo comportamentale può offrirle uno spazio sicuro per elaborare l’esperienza passata, comprendere meglio le sue emozioni e trovare strumenti pratici per affrontare l’ansia e le situazioni difficili, entrando nel vivo di quelli che possono essere gli schemi mentali che si sono venuti a creare e che continuano a regolare nella sua vita
Se desidera, possiamo fissare un colloquio per valutare insieme come supportarla in questo percorso. Un caro saluto Io sono la Dott.ssa Ilaria Redivo e mi può trovare su Mio dottore
Buonasera e grazie per aver condiviso questo terribile episodio della sua vita.
Non mi è chiaro se il suo desiderio sia quello di sospendere la terapia farmacologica - a causa dei pochi benefici riscontrati - per iniziare un percorso di supporto psicologico, o affiancare entrambi i trattamenti.
Il mio consiglio professionale è di seguire entrambi i percorsi; come dico sempre ai miei pazienti, quando un'infiltrazione d'acqua genera della muffa, non possiamo limitarci a coprirla con della vernice (il farmaco), per non vederla. Occorrerà lavorare più in profondità.
In casi come questi (di cui, oltretutto, mi occupo quotidianamente) è consigliabile agire in prima battuta con i farmaci, per tenere a bada stati d'ansia acuti, ma affiancare necessariamente un percorso psicologico che miri al superamento del doloroso trauma che ha subìto.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordialmente,
Dott.ssa Sofia Mezzasalma
Non mi è chiaro se il suo desiderio sia quello di sospendere la terapia farmacologica - a causa dei pochi benefici riscontrati - per iniziare un percorso di supporto psicologico, o affiancare entrambi i trattamenti.
Il mio consiglio professionale è di seguire entrambi i percorsi; come dico sempre ai miei pazienti, quando un'infiltrazione d'acqua genera della muffa, non possiamo limitarci a coprirla con della vernice (il farmaco), per non vederla. Occorrerà lavorare più in profondità.
In casi come questi (di cui, oltretutto, mi occupo quotidianamente) è consigliabile agire in prima battuta con i farmaci, per tenere a bada stati d'ansia acuti, ma affiancare necessariamente un percorso psicologico che miri al superamento del doloroso trauma che ha subìto.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordialmente,
Dott.ssa Sofia Mezzasalma
Buongiorno,
la ringrazio per la fiducia e per aver condiviso una storia così dolorosa. L’abuso subito in età evolutiva è un evento traumatico profondo, che può lasciare tracce durature sul piano emotivo, corporeo e relazionale. Ansia, attacchi di panico e difficoltà nei luoghi affollati sono manifestazioni frequenti nei quadri post-traumatici e non indicano una “mancata guarigione” personale, ma la necessità di un lavoro terapeutico mirato sul trauma, oltre al trattamento farmacologico.
È molto importante il passaggio che sta facendo: riconoscere che la sola terapia farmacologica, pur aiutandola nella gestione dei sintomi, non sta incidendo sulle radici del disagio. In questi casi, la psicoterapia non è un’alternativa alla cura psichiatrica, ma un’integrazione fondamentale.
Rispetto al rifiuto della psichiatra
La psichiatra non può vietarle di intraprendere un percorso psicologico. Può esprimere un parere clinico, ma la scelta terapeutica finale spetta a lei. Detto questo, è comprensibile che lei desideri restare all’interno dello stesso centro: la continuità e l’integrazione tra professionisti sono spesso un valore.
Le suggerisco alcuni passi possibili:
1. Chiedere un chiarimento esplicito e sereno
Può dire, ad esempio:
“Sento il bisogno di affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico, perché avverto che alcuni nodi legati alla mia storia non sono stati elaborati. Vorrei capire le sue motivazioni cliniche rispetto alla sua contrarietà.”
Questo permette di spostare il confronto su un piano professionale e non di opposizione.
2. Ribadire il suo bisogno, non la sua opposizione
Dal punto di vista clinico, il suo desiderio è assolutamente legittimo, soprattutto in presenza di un trauma non elaborato. A volte le resistenze non sono legate al “non serve”, ma a questioni organizzative o di setting del servizio.
3. Valutare uno psicologo esterno, se necessario
Qualora la posizione della psichiatra restasse rigida, può comunque intraprendere una psicoterapia privatamente o in un altro servizio pubblico. L’importante è che lei trovi uno spazio sicuro, stabile e competente. La collaborazione tra professionisti può avvenire anche se non appartengono allo stesso centro (con il suo consenso).
Dal punto di vista sistemico-relazionale
Un trauma come quello che ha vissuto non colpisce solo l’individuo, ma interferisce con il modo di stare nelle relazioni, con il corpo, con il senso di sicurezza e di fiducia. La psicoterapia può aiutarla a:
• dare un significato nuovo a ciò che è accaduto, senza riviverlo in modo schiacciante;
• ridurre il senso di colpa e di vergogna, spesso interiorizzati nelle vittime;
• comprendere come il trauma continui ad agire nel presente, anche nelle relazioni attuali;
• recuperare una percezione di controllo e di continuità del Sé.
Voglio dirle una cosa con chiarezza: non è “in ritardo”, non è “irrisolvibile” e non è sbagliata. Il fatto che oggi, a 44 anni, senta il bisogno di prendersi cura di sé in modo più profondo è un segnale di grande forza e consapevolezza.
Resto a sua disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per la fiducia e per aver condiviso una storia così dolorosa. L’abuso subito in età evolutiva è un evento traumatico profondo, che può lasciare tracce durature sul piano emotivo, corporeo e relazionale. Ansia, attacchi di panico e difficoltà nei luoghi affollati sono manifestazioni frequenti nei quadri post-traumatici e non indicano una “mancata guarigione” personale, ma la necessità di un lavoro terapeutico mirato sul trauma, oltre al trattamento farmacologico.
È molto importante il passaggio che sta facendo: riconoscere che la sola terapia farmacologica, pur aiutandola nella gestione dei sintomi, non sta incidendo sulle radici del disagio. In questi casi, la psicoterapia non è un’alternativa alla cura psichiatrica, ma un’integrazione fondamentale.
Rispetto al rifiuto della psichiatra
La psichiatra non può vietarle di intraprendere un percorso psicologico. Può esprimere un parere clinico, ma la scelta terapeutica finale spetta a lei. Detto questo, è comprensibile che lei desideri restare all’interno dello stesso centro: la continuità e l’integrazione tra professionisti sono spesso un valore.
Le suggerisco alcuni passi possibili:
1. Chiedere un chiarimento esplicito e sereno
Può dire, ad esempio:
“Sento il bisogno di affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico, perché avverto che alcuni nodi legati alla mia storia non sono stati elaborati. Vorrei capire le sue motivazioni cliniche rispetto alla sua contrarietà.”
Questo permette di spostare il confronto su un piano professionale e non di opposizione.
2. Ribadire il suo bisogno, non la sua opposizione
Dal punto di vista clinico, il suo desiderio è assolutamente legittimo, soprattutto in presenza di un trauma non elaborato. A volte le resistenze non sono legate al “non serve”, ma a questioni organizzative o di setting del servizio.
3. Valutare uno psicologo esterno, se necessario
Qualora la posizione della psichiatra restasse rigida, può comunque intraprendere una psicoterapia privatamente o in un altro servizio pubblico. L’importante è che lei trovi uno spazio sicuro, stabile e competente. La collaborazione tra professionisti può avvenire anche se non appartengono allo stesso centro (con il suo consenso).
Dal punto di vista sistemico-relazionale
Un trauma come quello che ha vissuto non colpisce solo l’individuo, ma interferisce con il modo di stare nelle relazioni, con il corpo, con il senso di sicurezza e di fiducia. La psicoterapia può aiutarla a:
• dare un significato nuovo a ciò che è accaduto, senza riviverlo in modo schiacciante;
• ridurre il senso di colpa e di vergogna, spesso interiorizzati nelle vittime;
• comprendere come il trauma continui ad agire nel presente, anche nelle relazioni attuali;
• recuperare una percezione di controllo e di continuità del Sé.
Voglio dirle una cosa con chiarezza: non è “in ritardo”, non è “irrisolvibile” e non è sbagliata. Il fatto che oggi, a 44 anni, senta il bisogno di prendersi cura di sé in modo più profondo è un segnale di grande forza e consapevolezza.
Resto a sua disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno gentilissima,
innanzitutto grazie per aver condiviso queste informazioni con noi.
Non è chiaro quale sia il motivo per cui la sua psichiatra non ritenga opportuno il percorso psicologico, e potrebbe essere utile chiederle direttamente il suo punto di vista. In generale, tuttavia, la pratica clinica moderna (io inclusa) sostiene molto il lavoro in rete tra professionisti, soprattutto tra psichiatra e psicologo/psicoterapeuta, con l’obiettivo comune di tutelare e promuovere il benessere del paziente.
Sulla base di quanto riferito, e pur con informazioni limitate sulla sua situazione di vita e sulla persona al di là dei sintomi, le consiglierei caldamente di valutare un percorso psicologico anche in parallelo alla terapia farmacologica. Questo può avvenire con una psicologa all’interno del centro mentale dove è già in cura o, se necessario, con una professionista esterna. L’importante è poter affrontare in sicurezza e con continuità gli aspetti emotivi legati all’abuso subito e le conseguenze psicologiche che ne derivano.
Un percorso psicologico non contrasta con la terapia farmacologica, ma la integra, permettendo di affrontare le emozioni, i vissuti traumatici e le difficoltà quotidiane in modo più completo e sostenibile.
innanzitutto grazie per aver condiviso queste informazioni con noi.
Non è chiaro quale sia il motivo per cui la sua psichiatra non ritenga opportuno il percorso psicologico, e potrebbe essere utile chiederle direttamente il suo punto di vista. In generale, tuttavia, la pratica clinica moderna (io inclusa) sostiene molto il lavoro in rete tra professionisti, soprattutto tra psichiatra e psicologo/psicoterapeuta, con l’obiettivo comune di tutelare e promuovere il benessere del paziente.
Sulla base di quanto riferito, e pur con informazioni limitate sulla sua situazione di vita e sulla persona al di là dei sintomi, le consiglierei caldamente di valutare un percorso psicologico anche in parallelo alla terapia farmacologica. Questo può avvenire con una psicologa all’interno del centro mentale dove è già in cura o, se necessario, con una professionista esterna. L’importante è poter affrontare in sicurezza e con continuità gli aspetti emotivi legati all’abuso subito e le conseguenze psicologiche che ne derivano.
Un percorso psicologico non contrasta con la terapia farmacologica, ma la integra, permettendo di affrontare le emozioni, i vissuti traumatici e le difficoltà quotidiane in modo più completo e sostenibile.
Salve,
quello che descrive è una situazione delicata e comprensibilmente pesante: l’esperienza di abuso subìta in età infantile può avere conseguenze profonde sulla vita emotiva, sulla gestione dell’ansia e sulle paure legate a spazi affollati. Il fatto che sia in cura con una psichiatra è importante, ma la terapia farmacologica spesso non basta da sola a risolvere il disagio legato a traumi così radicati.
È assolutamente appropriato voler affiancare un percorso psicologico: uno psicologo può aiutarla a elaborare i vissuti traumatici, a gestire ansia e attacchi di panico, e a sviluppare strategie di coping quotidiane, integrando la cura farmacologica. Se la psichiatra del centro non approva, potrebbe essere utile parlarne apertamente con lei, spiegando che la sua intenzione è di avere un supporto psicologico complementare alla terapia farmacologica, non sostitutivo.
In alternativa, può valutare un percorso psicologico privato o in un altro servizio, così da iniziare un lavoro di elaborazione del trauma e gestione dell’ansia, compatibilmente con le indicazioni della psichiatra. Nel mio ruolo, potrei offrirle un percorso mirato di supporto psicologico centrato sull’ansia, gli attacchi di panico e l’elaborazione di esperienze traumatiche, lavorando su tecniche cognitive, somatiche e mindfulness per aiutarla a ritrovare maggiore equilibrio emotivo.
Saluti, resto a disposizione.
quello che descrive è una situazione delicata e comprensibilmente pesante: l’esperienza di abuso subìta in età infantile può avere conseguenze profonde sulla vita emotiva, sulla gestione dell’ansia e sulle paure legate a spazi affollati. Il fatto che sia in cura con una psichiatra è importante, ma la terapia farmacologica spesso non basta da sola a risolvere il disagio legato a traumi così radicati.
È assolutamente appropriato voler affiancare un percorso psicologico: uno psicologo può aiutarla a elaborare i vissuti traumatici, a gestire ansia e attacchi di panico, e a sviluppare strategie di coping quotidiane, integrando la cura farmacologica. Se la psichiatra del centro non approva, potrebbe essere utile parlarne apertamente con lei, spiegando che la sua intenzione è di avere un supporto psicologico complementare alla terapia farmacologica, non sostitutivo.
In alternativa, può valutare un percorso psicologico privato o in un altro servizio, così da iniziare un lavoro di elaborazione del trauma e gestione dell’ansia, compatibilmente con le indicazioni della psichiatra. Nel mio ruolo, potrei offrirle un percorso mirato di supporto psicologico centrato sull’ansia, gli attacchi di panico e l’elaborazione di esperienze traumatiche, lavorando su tecniche cognitive, somatiche e mindfulness per aiutarla a ritrovare maggiore equilibrio emotivo.
Saluti, resto a disposizione.
Buongiorno,
sarebbero da indagare le motivazioni per le quali il suo psichiatra parrebbe contrario al suo accesso ad un percorso psicologico: ne avete parlato? Ha proposto alternative (es. psicoterapia)?
In ogni caso, provi a consultare altre figure professionali in ambito sanitario della sua zona così da poter capire, a fronte del suo quadro clinico, cosa ne pensano e quale strada le consigliano di intraprendere. Inoltre, le ricordo che lei è libera di rivolgersi al professionista che preferisce, se la persona che la accoglie lavora con professionalità, allora sarà capace di consigliarle di cambiare percorso qualora quello scelto non risultasse adeguato alle sue necessità.
In linea di massima, in caso di traumi non elaborati ed ancora attivi o, più in generale, a fronte di una sofferenza psichica, il percorso psichiatrico accompagnato ad un supporto psicologico o alla psicoterapia è una combo consigliata.
Cordiali saluti,
dott.ssa Togni
sarebbero da indagare le motivazioni per le quali il suo psichiatra parrebbe contrario al suo accesso ad un percorso psicologico: ne avete parlato? Ha proposto alternative (es. psicoterapia)?
In ogni caso, provi a consultare altre figure professionali in ambito sanitario della sua zona così da poter capire, a fronte del suo quadro clinico, cosa ne pensano e quale strada le consigliano di intraprendere. Inoltre, le ricordo che lei è libera di rivolgersi al professionista che preferisce, se la persona che la accoglie lavora con professionalità, allora sarà capace di consigliarle di cambiare percorso qualora quello scelto non risultasse adeguato alle sue necessità.
In linea di massima, in caso di traumi non elaborati ed ancora attivi o, più in generale, a fronte di una sofferenza psichica, il percorso psichiatrico accompagnato ad un supporto psicologico o alla psicoterapia è una combo consigliata.
Cordiali saluti,
dott.ssa Togni
Salve, puó rivolgersi ad un/una collega esterno al centro in qualsiasi momento.
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