Salve dottori,sono una ragazza di 25 anni e soffro da sempre (da quando ne avevo 15) di ansia e atta
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Salve dottori,sono una ragazza di 25 anni e soffro da sempre (da quando ne avevo 15) di ansia e attacchi di panico. L'ansia mi ha sempre portato tanti sintomi(stomaco testa debolezza...). Due anni e mezzo fa ho perso mio nonno,persona per me importante...ho iniziato a stringere i denti la notte e avere una serie di problemi a catena. Collo sempre contratto,cefalea,scosse alla testa,mandibola bloccata,occhi sempre stanchi,formicolio alla nuca...minsono spaventata pensando avessi una malattia(sono ipocondriaca) e ho fatto gli esami ad aprile 2025...tutto bene...soffro solo di pressione bassa. Ho dovuto mettere il byte e ho fatto un percorso psicologico. Stavo finalmente bene,sono andata a convivere,vivevo con più spensieratezza fino a quando capita che a novembre i miei genitori si separano e i primi mesi non ci pensavo anche se soffrivo ma ora da metà gennaio sono tornati attacchi di panico e nonostante metto il byte (non tutti i giorni,salto ogni tanto) sono tornati il mal di testa lievi ma costanti,stanchezza agli occhi però per fortuna non soffro di collo spalle contratte appunto perché metto il byte ma non sempre. Sono tornata dalla psicologa ma non riesco a riprendere né palestra né alimentazione insomma neanche a prendermi cura di me stessa. Vado da mia zia e da mia nonna avanti e dietro e lei pensa sia uno stress e che debba lasciare uno dei due lavori perché ho casa,un compagno e un cane. Questo periodo è brutto perché ho dinuovo occhi e testa pesanti stanchi non so se è dovuto da uno stress accumulato. Mi sento in una bolla dissociata dal mondo io con i miei problemi. Mi sento strana confusa e giorni in cui sto normale però sto quasi sempre male da metà gennaio che mi sto stressando con due lavori ecc....o dovrei fare qualche tac? Ho paura di avere qualche cosa brutta o dipende da un accumulo? Lo stress provoca stanchezza o mal di testa ogni giorno quasi? Grazie in anticipo,saluti.
Gentile utente, il racconto del suo vissuto lascerebbe emergere dinamiche di natura fobica. Attraverso la mia formazione cognitivo-interpersonale è possibile consocere e lavorare con questa tematica in modo profondo ed efficace. Qualora volesse approfondire questo argomento non esiti a contattari in qualunque momento.
Un saluto, auguri per tutto.
Dott. Marco Feola
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Gentile Utente,
da ciò che racconta emerge un quadro coerente con una storia di ansia e attacchi di panico che, nei momenti di vita più carichi emotivamente, tendono a riattivarsi attraverso sintomi fisici. Lutto, cambiamenti importanti (convivenza), separazione dei genitori, doppio lavoro e carichi familiari sono tutti eventi stressanti che possono superare le risorse di adattamento della persona, anche quando in precedenza si stava meglio.
I sintomi che descrive (cefalea, senso di testa e occhi pesanti, stanchezza, tensioni muscolari, formicolii, sensazione di “bolla” o di distacco dal mondo) sono molto frequenti nei disturbi d’ansia e negli stati di stress prolungato. La sensazione di “essere dissociata” può comparire nei momenti di forte attivazione ansiosa come forma di protezione del sistema nervoso. Il bruxismo e le tensioni mandibolari/craniche sono spesso correlati allo stress; il bite aiuta sul piano meccanico, ma non agisce sulla causa emotiva.
Avendo già effettuato accertamenti recenti con esiti nella norma, e in assenza di segnali neurologici specifici nuovi o ingravescenti, non è indicato ripetere esami strumentali (come TAC) solo per rassicurarsi: questo rischia di alimentare il circolo dell’ansia ipocondriaca. Lo stress può assolutamente provocare stanchezza cronica e mal di testa quasi quotidiani, soprattutto se associato a scarsa cura di sé (sonno, alimentazione, attività fisica) e a carichi di vita eccessivi.
Il fatto che faccia fatica a riprendere palestra e autocura è un segnale importante di sovraccarico emotivo: in questi momenti è utile rivedere le priorità, modulare i ritmi (anche lavorativi) e proseguire con continuità il percorso psicologico, lavorando su ansia, lutto non pienamente elaborato, dinamiche familiari e ipocondria. In alcuni casi può essere utile una valutazione integrata con il medico curante o uno specialista per escludere contributi organici e valutare eventuali supporti.
In sintesi, il quadro è compatibile con un accumulo di stress e ansia più che con una patologia organica, ma è consigliabile approfondire con uno specialista per un inquadramento personalizzato e un piano di cura mirato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che racconta emerge un quadro coerente con una storia di ansia e attacchi di panico che, nei momenti di vita più carichi emotivamente, tendono a riattivarsi attraverso sintomi fisici. Lutto, cambiamenti importanti (convivenza), separazione dei genitori, doppio lavoro e carichi familiari sono tutti eventi stressanti che possono superare le risorse di adattamento della persona, anche quando in precedenza si stava meglio.
I sintomi che descrive (cefalea, senso di testa e occhi pesanti, stanchezza, tensioni muscolari, formicolii, sensazione di “bolla” o di distacco dal mondo) sono molto frequenti nei disturbi d’ansia e negli stati di stress prolungato. La sensazione di “essere dissociata” può comparire nei momenti di forte attivazione ansiosa come forma di protezione del sistema nervoso. Il bruxismo e le tensioni mandibolari/craniche sono spesso correlati allo stress; il bite aiuta sul piano meccanico, ma non agisce sulla causa emotiva.
Avendo già effettuato accertamenti recenti con esiti nella norma, e in assenza di segnali neurologici specifici nuovi o ingravescenti, non è indicato ripetere esami strumentali (come TAC) solo per rassicurarsi: questo rischia di alimentare il circolo dell’ansia ipocondriaca. Lo stress può assolutamente provocare stanchezza cronica e mal di testa quasi quotidiani, soprattutto se associato a scarsa cura di sé (sonno, alimentazione, attività fisica) e a carichi di vita eccessivi.
Il fatto che faccia fatica a riprendere palestra e autocura è un segnale importante di sovraccarico emotivo: in questi momenti è utile rivedere le priorità, modulare i ritmi (anche lavorativi) e proseguire con continuità il percorso psicologico, lavorando su ansia, lutto non pienamente elaborato, dinamiche familiari e ipocondria. In alcuni casi può essere utile una valutazione integrata con il medico curante o uno specialista per escludere contributi organici e valutare eventuali supporti.
In sintesi, il quadro è compatibile con un accumulo di stress e ansia più che con una patologia organica, ma è consigliabile approfondire con uno specialista per un inquadramento personalizzato e un piano di cura mirato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentilissima, grazie per il messaggio e la condivisione.
I sintomi che descrive potrebbero essere compatibili con un forte sovraccarico emotivo da ricondursi a tutti gli eventi a cui ha fatto accenno.
Starei sul fatto che gli esami diagnostici siano rassicuranti ed il fatto che i sintomi oscillino e peggiorino nei periodi più difficili va nella stessa direzione. E' come se in questo momento si stesse facendo carico di più pesi e il sistema ne pagasse le conseguenze da un punto di visto emotivo e di somatizzazione.
Credo che tornare in terapia sia stata una scelta positiva in quanto riappropriarsi dei suoi spazi e rientrare in contatto con i suoi reali bisogni e desideri sono certa le sarà di grande utilità. Le auguro il meglio. Un saluto cordiale. Dott.ssa Michelle Borrelli
I sintomi che descrive potrebbero essere compatibili con un forte sovraccarico emotivo da ricondursi a tutti gli eventi a cui ha fatto accenno.
Starei sul fatto che gli esami diagnostici siano rassicuranti ed il fatto che i sintomi oscillino e peggiorino nei periodi più difficili va nella stessa direzione. E' come se in questo momento si stesse facendo carico di più pesi e il sistema ne pagasse le conseguenze da un punto di visto emotivo e di somatizzazione.
Credo che tornare in terapia sia stata una scelta positiva in quanto riappropriarsi dei suoi spazi e rientrare in contatto con i suoi reali bisogni e desideri sono certa le sarà di grande utilità. Le auguro il meglio. Un saluto cordiale. Dott.ssa Michelle Borrelli
Salve, grazie per aver condiviso con tanta precisione la sua esperienza. Dalla descrizione dei sintomi e della storia personale, sembra che la causa principale sia legata a stress, ansia e vissuti emotivi complessi, piuttosto che a patologie organiche, confermate dagli esami recenti. Lo stress e l’ansia possono provocare mal di testa quasi quotidiani, stanchezza, tensione muscolare, occhi affaticati e sensazioni di distacco o dissociazione. È normale sentirsi confusi o “bloccati” quando si affrontano più cambiamenti emotivi e responsabilità contemporaneamente. Un percorso mirato di supporto psicologico può aiutare a gestire questi sintomi e a ritrovare equilibrio.
Se vuole, può contattarmi e ci vediamo online, così da ricevere un sostegno continuativo e personalizzato direttamente da casa, senza spostamenti.
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Buon pomeriggio,
da quello che racconti si vede un filo conduttore molto chiaro: ogni volta che vivi un evento emotivamente forte (la perdita di tuo nonno, ora la separazione dei tuoi genitori), il tuo corpo reagisce con l’ansia e con sintomi fisici. Non è un caso, né un segnale che ci sia “qualcosa di brutto” nascosto.
Mal di testa lieve ma costante, occhi stanchi, senso di confusione o di essere in una bolla, stanchezza… sono tutti sintomi molto comuni quando si è sotto stress prolungato, soprattutto in chi soffre di ansia e attacchi di panico. Il fatto che gli esami fatti nel 2025 siano risultati normali è rassicurante, e in assenza di sintomi neurologici importanti non c’è un’indicazione automatica a fare una TAC solo per questo tipo di disturbi.
In questo momento stai sostenendo tanto: due lavori, la convivenza, la gestione della famiglia dopo la separazione, gli spostamenti tra parenti. È comprensibile che il tuo sistema nervoso sia affaticato. A volte il corpo esprime quello che emotivamente cerchiamo di tenere sotto controllo.
Ritengo che tu abbia fatto bene a tornare dalla psicologa. Più che cercare altre indagini, probabilmente ora è importante ridurre un po’ il carico e tornare gradualmente a prenderti cura di te, senza pretendere troppo e senza spaventarti per ogni sintomo.
Ti auguro una buona giornata.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Francesca Proietti
da quello che racconti si vede un filo conduttore molto chiaro: ogni volta che vivi un evento emotivamente forte (la perdita di tuo nonno, ora la separazione dei tuoi genitori), il tuo corpo reagisce con l’ansia e con sintomi fisici. Non è un caso, né un segnale che ci sia “qualcosa di brutto” nascosto.
Mal di testa lieve ma costante, occhi stanchi, senso di confusione o di essere in una bolla, stanchezza… sono tutti sintomi molto comuni quando si è sotto stress prolungato, soprattutto in chi soffre di ansia e attacchi di panico. Il fatto che gli esami fatti nel 2025 siano risultati normali è rassicurante, e in assenza di sintomi neurologici importanti non c’è un’indicazione automatica a fare una TAC solo per questo tipo di disturbi.
In questo momento stai sostenendo tanto: due lavori, la convivenza, la gestione della famiglia dopo la separazione, gli spostamenti tra parenti. È comprensibile che il tuo sistema nervoso sia affaticato. A volte il corpo esprime quello che emotivamente cerchiamo di tenere sotto controllo.
Ritengo che tu abbia fatto bene a tornare dalla psicologa. Più che cercare altre indagini, probabilmente ora è importante ridurre un po’ il carico e tornare gradualmente a prenderti cura di te, senza pretendere troppo e senza spaventarti per ogni sintomo.
Ti auguro una buona giornata.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Francesca Proietti
Buongiorno,
da quello che racconta emerge un quadro di grande accumulo, più che di un singolo problema isolato. La sua storia parla di un’ansia presente da molti anni, che nel tempo ha trovato soprattutto nel corpo il modo di esprimersi, e di una serie di eventi emotivamente rilevanti che si sono succeduti senza vere pause di recupero: il lutto per suo nonno, i sintomi fisici, la paura per la salute, il cambiamento della convivenza, e più recentemente la separazione dei suoi genitori, insieme a carichi pratici molto intensi.
Quando l’ansia e lo stress si protraggono nel tempo, il sistema nervoso può restare in uno stato di allerta costante. In questa condizione il corpo produce sintomi molto concreti e persistenti: cefalea quotidiana o quasi, senso di testa e occhi pesanti, stanchezza profonda, confusione, difficoltà di concentrazione, sensazione di estraneità o di essere “in una bolla”. Sono segnali frequenti quando le risorse di adattamento sono sotto pressione da troppo tempo.
Il fatto che gli esami recenti siano risultati nella norma e che in passato, riducendo lo stress e con un supporto psicologico, i sintomi si siano attenuati, lascia pensare ad un funzionamento psicosomatico piuttosto che ad una patologia organica non indagata. In questi casi, la ricerca continua di ulteriori controlli può comprensibilmente nascere dalla paura, ma spesso finisce per alimentare il circolo ansioso invece di calmarlo.
È comprensibile chiedersi se servano altri esami, ma alla luce di quanto descrive può essere utile anche fermarsi a osservare quanto sta chiedendo questo momento della sua vita: due lavori, la gestione della casa, del legame di coppia, del cane, il sostegno ai familiari, e poco spazio rimasto per lei.
Lo stress può provocare stanchezza e mal di testa ricorrenti, soprattutto quando è cronico e non trova spazi di scarico. La sensazione di confusione o di lieve dissociazione che descrive è anch’essa frequente nei periodi di sovraccarico emotivo.
Il fatto che sia tornata dalla psicologa è un passo importante. Forse questo momento chiede proprio uno spazio in cui rimettere ordine, capire cosa è diventato troppo, cosa può essere alleggerito, e come tornare gradualmente a prendersi cura di sé senza sentirsi in dovere di “reggere tutto”. Un percorso psicologico può aiutarla a leggere i sintomi come segnali e a lavorare sul modo in cui lo stress si accumula e si scarica nel corpo.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
da quello che racconta emerge un quadro di grande accumulo, più che di un singolo problema isolato. La sua storia parla di un’ansia presente da molti anni, che nel tempo ha trovato soprattutto nel corpo il modo di esprimersi, e di una serie di eventi emotivamente rilevanti che si sono succeduti senza vere pause di recupero: il lutto per suo nonno, i sintomi fisici, la paura per la salute, il cambiamento della convivenza, e più recentemente la separazione dei suoi genitori, insieme a carichi pratici molto intensi.
Quando l’ansia e lo stress si protraggono nel tempo, il sistema nervoso può restare in uno stato di allerta costante. In questa condizione il corpo produce sintomi molto concreti e persistenti: cefalea quotidiana o quasi, senso di testa e occhi pesanti, stanchezza profonda, confusione, difficoltà di concentrazione, sensazione di estraneità o di essere “in una bolla”. Sono segnali frequenti quando le risorse di adattamento sono sotto pressione da troppo tempo.
Il fatto che gli esami recenti siano risultati nella norma e che in passato, riducendo lo stress e con un supporto psicologico, i sintomi si siano attenuati, lascia pensare ad un funzionamento psicosomatico piuttosto che ad una patologia organica non indagata. In questi casi, la ricerca continua di ulteriori controlli può comprensibilmente nascere dalla paura, ma spesso finisce per alimentare il circolo ansioso invece di calmarlo.
È comprensibile chiedersi se servano altri esami, ma alla luce di quanto descrive può essere utile anche fermarsi a osservare quanto sta chiedendo questo momento della sua vita: due lavori, la gestione della casa, del legame di coppia, del cane, il sostegno ai familiari, e poco spazio rimasto per lei.
Lo stress può provocare stanchezza e mal di testa ricorrenti, soprattutto quando è cronico e non trova spazi di scarico. La sensazione di confusione o di lieve dissociazione che descrive è anch’essa frequente nei periodi di sovraccarico emotivo.
Il fatto che sia tornata dalla psicologa è un passo importante. Forse questo momento chiede proprio uno spazio in cui rimettere ordine, capire cosa è diventato troppo, cosa può essere alleggerito, e come tornare gradualmente a prendersi cura di sé senza sentirsi in dovere di “reggere tutto”. Un percorso psicologico può aiutarla a leggere i sintomi come segnali e a lavorare sul modo in cui lo stress si accumula e si scarica nel corpo.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Capisco perfettamente quello stato di confusione e pesantezza di cui parli; quella sensazione di essere in una "bolla" è molto comune quando il carico emotivo diventa troppo alto per essere elaborato tutto insieme.
Personalmente, mi balza subito all'occhio come il tuo corpo sia incredibilmente "onesto" nel riflettere i cambiamenti del mondo intorno a te. Non è un caso che i sintomi fisici si siano riacutizzati proprio ora. La separazione dei genitori, a qualunque età avvenga, è un terremoto che va a toccare le fondamenta della propria identità. Anche se sei adulta, convivi e hai la tua vita, rimani pur sempre una figlia che vede cambiare la configurazione del suo sistema d'origine. A gennaio, quando dici che i sintomi sono tornati, probabilmente è terminata la fase di "shock" iniziale in cui si stringono i denti e il tuo sistema nervoso ha iniziato a manifestare tutta la fatica accumulata.
Il fatto che tu ti preoccupi di avere "qualcosa di brutto" e senta il bisogno di fare una TAC è una risposta molto umana: quando il dolore emotivo (la separazione dei genitori, il lutto del nonno, il sovraccarico di due lavori) è troppo complesso da decifrare, la mente preferisce "spostarlo" sul corpo. È più facile gestire la paura di una malattia fisica che affrontare il senso di frammentazione che deriva da una famiglia che si divide o da una vita quotidiana che non ti lascia spazio per respirare.
Lo stress cronico di cui parli non è solo "stanchezza", è un vero e proprio stato di allerta costante. Il mal di testa quotidiano, la vista stanca e quel senso di dissociazione sono i segnali che il tuo corpo sta usando per dirti che il "serbatoio" è vuoto. Hai casa, compagno, cane, due lavori e ti muovi tra zia e nonna: sembra che tu stia cercando di essere ovunque per tutti, forse per compensare il vuoto lasciato dalla separazione dei tuoi o per mantenere un controllo che senti sfuggire altrove.
Piuttosto che un altro esame diagnostico, che probabilmente ti darebbe solo un sollievo momentaneo prima che l'ansia trovi un altro dubbio, potrebbe essere utile chiederti: a chi o a cosa non riesco a dire di no in questo momento? Cosa succederebbe se smettessi di correre avanti e indietro per un po'?
La tua psicologa ti può aiutare proprio in questo: non solo a gestire l'attacco di panico, ma a capire quale "peso" familiare ti sei caricata sulle spalle senza accorgertene. Prendersi cura di sé, riprendere la palestra o l'alimentazione, non sono compiti da aggiungere alla lista delle cose da fare, ma sono il risultato di quando iniziamo a mettere dei confini tra noi e i problemi degli altri.
Personalmente, mi balza subito all'occhio come il tuo corpo sia incredibilmente "onesto" nel riflettere i cambiamenti del mondo intorno a te. Non è un caso che i sintomi fisici si siano riacutizzati proprio ora. La separazione dei genitori, a qualunque età avvenga, è un terremoto che va a toccare le fondamenta della propria identità. Anche se sei adulta, convivi e hai la tua vita, rimani pur sempre una figlia che vede cambiare la configurazione del suo sistema d'origine. A gennaio, quando dici che i sintomi sono tornati, probabilmente è terminata la fase di "shock" iniziale in cui si stringono i denti e il tuo sistema nervoso ha iniziato a manifestare tutta la fatica accumulata.
Il fatto che tu ti preoccupi di avere "qualcosa di brutto" e senta il bisogno di fare una TAC è una risposta molto umana: quando il dolore emotivo (la separazione dei genitori, il lutto del nonno, il sovraccarico di due lavori) è troppo complesso da decifrare, la mente preferisce "spostarlo" sul corpo. È più facile gestire la paura di una malattia fisica che affrontare il senso di frammentazione che deriva da una famiglia che si divide o da una vita quotidiana che non ti lascia spazio per respirare.
Lo stress cronico di cui parli non è solo "stanchezza", è un vero e proprio stato di allerta costante. Il mal di testa quotidiano, la vista stanca e quel senso di dissociazione sono i segnali che il tuo corpo sta usando per dirti che il "serbatoio" è vuoto. Hai casa, compagno, cane, due lavori e ti muovi tra zia e nonna: sembra che tu stia cercando di essere ovunque per tutti, forse per compensare il vuoto lasciato dalla separazione dei tuoi o per mantenere un controllo che senti sfuggire altrove.
Piuttosto che un altro esame diagnostico, che probabilmente ti darebbe solo un sollievo momentaneo prima che l'ansia trovi un altro dubbio, potrebbe essere utile chiederti: a chi o a cosa non riesco a dire di no in questo momento? Cosa succederebbe se smettessi di correre avanti e indietro per un po'?
La tua psicologa ti può aiutare proprio in questo: non solo a gestire l'attacco di panico, ma a capire quale "peso" familiare ti sei caricata sulle spalle senza accorgertene. Prendersi cura di sé, riprendere la palestra o l'alimentazione, non sono compiti da aggiungere alla lista delle cose da fare, ma sono il risultato di quando iniziamo a mettere dei confini tra noi e i problemi degli altri.
Certamente lo stress è causa di molti malesseri, come il mal di testa, disturbi intestinali, stanchezza. No penso che ilsuo problema richieda una tac. dovrebbe piuttosto trovare delle sretegie per gestire ansia e stress
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Posso immaginare la stanchezza di aver vissuto per così tanti anni in una condizione di ansia e stress.
Come spesso succede l'ansia trova il modo di esprimersi attraverso il corpo, come per esempio la sintomatologia che racconta, e sembra che questo si acuisca ogni volta che vive un'esperienza emotivamente intensa.
Non si tratta solo di stress, ma di un sistema che si riattiva quando percepisce perdita, instabilità o cambiamento. I sintomi che racconta sono molto comuni negli stati ansiosi protratti e nell’iperattivazione. Il fatto che gli esami siano risultati nella norma è un dato importante e questo la aiuta ad escludere preoccupazioni organiche.
Le consiglierei di consolidare il lavoro psicologico e ridurre il sovraccarico (due lavori, spostamenti continui, responsabilità) in modo da potersi concentrare su sé stessa e sul trovare la serenità che merita.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Posso immaginare la stanchezza di aver vissuto per così tanti anni in una condizione di ansia e stress.
Come spesso succede l'ansia trova il modo di esprimersi attraverso il corpo, come per esempio la sintomatologia che racconta, e sembra che questo si acuisca ogni volta che vive un'esperienza emotivamente intensa.
Non si tratta solo di stress, ma di un sistema che si riattiva quando percepisce perdita, instabilità o cambiamento. I sintomi che racconta sono molto comuni negli stati ansiosi protratti e nell’iperattivazione. Il fatto che gli esami siano risultati nella norma è un dato importante e questo la aiuta ad escludere preoccupazioni organiche.
Le consiglierei di consolidare il lavoro psicologico e ridurre il sovraccarico (due lavori, spostamenti continui, responsabilità) in modo da potersi concentrare su sé stessa e sul trovare la serenità che merita.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Buongiorno, immagino la sua preoccupazione. A 25 anni, con una storia di ansia e attacchi di panico, è possibile che periodi di forte stress riattivino sintomi fisici come mal di testa tensivo, stanchezza agli occhi, sensazione di testa pesante e derealizzazione. Eventi emotivi rilevanti, come un lutto o la separazione dei genitori, possono rappresentare un carico psicologico importante, come il portare avanti due lavori, la convivenza e nuove responsabilità quotidiane.
Il bruxismo notturno, la mandibola contratta e la cefalea sono frequentemente collegati a uno stato ansioso cronico. Il fatto che gli esami eseguiti siano risultati nella norma è un elemento rassicurante. In molti casi, lo stress accumulato può provocare mal di testa quasi quotidiano, affaticamento mentale e sensazione di distacco dalla realtà, senza che vi sia una patologia neurologica grave.
Una TAC, in assenza di segnali neurologici specifici (come mancanza di forza, disturbi visivi persistenti, vomito improvviso o una cefalea improvvisa e molto diversa dal solito), generalmente non rappresenta il primo passo diagnostico. Può essere più utile proseguire il percorso psicologico e confrontarsi con il medico curante per valutare l’impatto del carico lavorativo e dello stress sulla sua salute.
Sì, lo stress può causare stanchezza e mal di testa quasi ogni giorno quando l’organismo rimane in uno stato di allerta prolungato. Un supporto professionale continuo può aiutarla a interrompere questo circolo vizioso e a recuperare equilibrio e benessere. Cordialmente, AM
Il bruxismo notturno, la mandibola contratta e la cefalea sono frequentemente collegati a uno stato ansioso cronico. Il fatto che gli esami eseguiti siano risultati nella norma è un elemento rassicurante. In molti casi, lo stress accumulato può provocare mal di testa quasi quotidiano, affaticamento mentale e sensazione di distacco dalla realtà, senza che vi sia una patologia neurologica grave.
Una TAC, in assenza di segnali neurologici specifici (come mancanza di forza, disturbi visivi persistenti, vomito improvviso o una cefalea improvvisa e molto diversa dal solito), generalmente non rappresenta il primo passo diagnostico. Può essere più utile proseguire il percorso psicologico e confrontarsi con il medico curante per valutare l’impatto del carico lavorativo e dello stress sulla sua salute.
Sì, lo stress può causare stanchezza e mal di testa quasi ogni giorno quando l’organismo rimane in uno stato di allerta prolungato. Un supporto professionale continuo può aiutarla a interrompere questo circolo vizioso e a recuperare equilibrio e benessere. Cordialmente, AM
Buonasera,
quello che descrive ha una coerenza molto chiara: il suo corpo sembra riattivarsi nei momenti di perdita, cambiamento e sovraccarico emotivo. È accaduto dopo la morte di suo nonno, ora dopo la separazione dei suoi genitori e un periodo particolarmente intenso tra lavoro, casa e responsabilità.
Quando lo stress si accumula, il sistema nervoso può entrare in uno stato di allarme prolungato. In questa condizione, sintomi come tensione mandibolare, mal di testa, stanchezza agli occhi e la sensazione di confusione o “bolla” sono risposte naturali del corpo che cerca di gestire un carico emotivo importante. Continuare il percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa riattiva l’ansia in questo momento e a lavorare non solo sui sintomi, ma anche su ciò che di profondo li sostiene, passo dopo passo.
Lo stress può certamente provocare cefalea, affaticamento e stanchezza persistente, soprattutto quando non ci si concede pause reali. Può essere utile chiedersi di cosa avrebbe bisogno ora per sentirsi più sostenuta e meno sotto pressione.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
quello che descrive ha una coerenza molto chiara: il suo corpo sembra riattivarsi nei momenti di perdita, cambiamento e sovraccarico emotivo. È accaduto dopo la morte di suo nonno, ora dopo la separazione dei suoi genitori e un periodo particolarmente intenso tra lavoro, casa e responsabilità.
Quando lo stress si accumula, il sistema nervoso può entrare in uno stato di allarme prolungato. In questa condizione, sintomi come tensione mandibolare, mal di testa, stanchezza agli occhi e la sensazione di confusione o “bolla” sono risposte naturali del corpo che cerca di gestire un carico emotivo importante. Continuare il percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa riattiva l’ansia in questo momento e a lavorare non solo sui sintomi, ma anche su ciò che di profondo li sostiene, passo dopo passo.
Lo stress può certamente provocare cefalea, affaticamento e stanchezza persistente, soprattutto quando non ci si concede pause reali. Può essere utile chiedersi di cosa avrebbe bisogno ora per sentirsi più sostenuta e meno sotto pressione.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Gentilissima, trovo che lei abbia avuto una consapevolezza importante per avere cercato un aiuto psicologico e per essersi presa cura di sé anche in questo modo. Sono fiduciosa del fatto che proseguendo con il suo percorso terapeutico e facendo i controlli che i medici riterranno opportuni lei riuscirà a sentirsi più a suo agio nel dialogo con il suo corpo.
Quello che descrivi ha senso nel contesto di ansia e stress accumulato. La perdita del nonno, i cambiamenti familiari e il sovraccarico di impegni possono far riaffiorare ansia, panico e sintomi fisici come mal di testa, occhi stanchi e stanchezza. Il senso di confusione e di distacco che provi è comprensibile e riflette come il corpo e la mente reagiscono a periodi emotivamente intensi. Resto a disposizione
Buongiorno, grazie per aver raccontato con tanta chiarezza quello che sta vivendo. Dalle sue parole si percepisce quanto impegno abbia già messo nel cercare di stare meglio e quanto sia faticoso ritrovarsi davanti a sintomi che sembravano ormai superati. Quando l’ansia accompagna una persona per molti anni, soprattutto iniziando in adolescenza, spesso crea una particolare sensibilità del corpo allo stress emotivo. Non significa essere fragili, ma avere un sistema di allarme interno molto attento, che tende ad attivarsi rapidamente nei momenti di cambiamento o di perdita. Negli ultimi anni lei ha attraversato diversi eventi importanti e impegnativi sul piano emotivo. La perdita di suo nonno, la convivenza, la separazione dei suoi genitori, due lavori contemporaneamente, una casa da gestire, una relazione, gli affetti familiari a cui continua a essere presente. Anche quando la mente cerca di andare avanti e di essere forte, il corpo spesso registra tutto ciò che accade e prima o poi presenta il conto sotto forma di tensioni, stanchezza, mal di testa, disturbi del sonno o sensazioni di confusione. È molto frequente che l’ansia non si manifesti solo come agitazione mentale ma soprattutto attraverso sintomi fisici molto concreti e spaventosi. La sensazione di essere in una bolla o distaccata dal mondo è qualcosa che molte persone descrivono nei periodi di forte sovraccarico emotivo. Non è segno che stia perdendo il controllo o che ci sia necessariamente qualcosa di grave a livello neurologico. Spesso è una modalità con cui il cervello cerca di proteggersi quando è troppo stimolato o stanco. Più ci si spaventa di questa sensazione, più tende a mantenersi, perché l’attenzione resta continuamente focalizzata su ogni minimo segnale corporeo. Capisco bene la paura di avere qualcosa di serio. Quando si soffre di ipocondria o di forte preoccupazione per la salute, ogni sintomo viene interpretato come possibile prova di una malattia nascosta. Tuttavia lei stessa racconta di aver effettuato accertamenti relativamente recenti con esiti rassicuranti. In questi casi la mente tende a chiedere nuovi controlli non tanto perché siano realmente necessari, ma perché cerca sollievo dall’ansia. Il problema è che quel sollievo dura poco e dopo qualche tempo il dubbio ritorna. Lo stress può assolutamente provocare stanchezza quotidiana, cefalea anche persistente, senso di pressione alla testa, occhi affaticati e difficoltà di concentrazione. Quando si dorme male, si stringono i denti o si vive in uno stato di tensione costante, i muscoli del viso e della mandibola lavorano senza pausa e questo può contribuire molto al mal di testa e alla sensazione di pesantezza che descrive. Anche il fatto di non riuscire in questo momento a riprendere palestra, alimentazione o cura personale non è pigrizia o mancanza di volontà, ma spesso è il segnale che le energie mentali sono già molto impegnate nel gestire troppe richieste contemporaneamente. Un passaggio importante può essere iniziare a guardare questo periodo non come un fallimento o una ricaduta definitiva, ma come un segnale che qualcosa dentro di lei ha bisogno di rallentare e riorganizzarsi. A volte la domanda non è cosa abbia il corpo che non va, ma quanto spazio abbia lei per recuperare davvero. Due lavori, responsabilità familiari, cambiamenti emotivi importanti e il desiderio di essere presente per tutti possono lasciare poco spazio al recupero personale. Può essere utile provare a osservare con gentilezza i momenti in cui i sintomi aumentano, chiedendosi cosa sta succedendo nella giornata o nella settimana, quali pensieri la stanno accompagnando e quanto riposo reale riesce a concedersi. Piccoli gesti di cura quotidiana, anche molto semplici, spesso aiutano più di quanto si immagini perché comunicano al cervello che non è più in emergenza continua. Il fatto che sia tornata a chiedere aiuto e abbia ripreso un percorso psicologico è già una scelta importante. I periodi difficili non cancellano i progressi fatti, ma a volte chiedono nuovi aggiustamenti e nuovi equilibri. Non è sola dentro questa esperienza e ciò che sta vivendo, per quanto faticoso, è comprensibile alla luce di tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Cara utente,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta precisione ciò che stai vivendo. Si sente quanto tu sia stanca e spaventata, e quanto desideri capire cosa stia succedendo.
Dalla tua storia emerge un elemento importante: ogni riacutizzazione dei sintomi sembra collegarsi a eventi emotivamente significativi. Prima la perdita di tuo nonno, ora la separazione dei tuoi genitori, insieme al carico di responsabilità (due lavori, casa, relazione, famiglia da sostenere).
È fondamentale sottolineare un aspetto: il corpo parla quando il dolore non riesce a trovare parole sufficienti.
Ansia, tensione mandibolare, cefalea, senso di stanchezza agli occhi, sensazione di “bolla” o dissociazione possono essere modalità attraverso cui il sistema nervoso esprime un sovraccarico emotivo.
Hai già fatto accertamenti medici e questo è un dato importante. Quando gli esami risultano nella norma e i sintomi aumentano nei periodi di stress o cambiamento, è spesso il segnale di un accumulo emotivo più che di una patologia organica. Lo stress prolungato può certamente provocare mal di testa frequenti, stanchezza persistente, senso di confusione e riattivazione degli attacchi di panico.
In una lettura transpersonale, il tuo organismo sembra reagire a transizioni profonde: lutto, separazione genitoriale, passaggio alla convivenza, aumento delle responsabilità. Ogni passaggio evolutivo comporta una riorganizzazione interiore. Se le emozioni (tristezza, rabbia, paura, senso di perdita) non trovano spazio di espressione, possono somatizzarsi.
La sensazione di essere “in una bolla” è spesso una risposta del sistema nervoso allo stress intenso: una forma di protezione, non un segnale di “qualcosa di brutto”.
Più che chiederti se fare ulteriori esami, potrebbe essere utile chiederti:
Sto dando spazio al mio dolore per la separazione dei miei genitori?
Mi sto concedendo di sentirmi fragile?
Quanto sto caricando su di me in questo momento della mia vita?
Il fatto che tu sia tornata in terapia è un passo importante. In questa fase, più che aggiungere controlli o richieste di prestazione (palestra, alimentazione perfetta, efficienza), potrebbe essere necessario rallentare e ridurre il sovraccarico.
Non sei “strana” né sola nei tuoi vissuti. Il tuo corpo non ti sta tradendo: sta cercando di segnalarti un limite. Ascoltarlo, con il supporto terapeutico, può trasformare questo momento difficile in un passaggio di maggiore consapevolezza e integrazione.
ti ringrazio per aver condiviso con tanta precisione ciò che stai vivendo. Si sente quanto tu sia stanca e spaventata, e quanto desideri capire cosa stia succedendo.
Dalla tua storia emerge un elemento importante: ogni riacutizzazione dei sintomi sembra collegarsi a eventi emotivamente significativi. Prima la perdita di tuo nonno, ora la separazione dei tuoi genitori, insieme al carico di responsabilità (due lavori, casa, relazione, famiglia da sostenere).
È fondamentale sottolineare un aspetto: il corpo parla quando il dolore non riesce a trovare parole sufficienti.
Ansia, tensione mandibolare, cefalea, senso di stanchezza agli occhi, sensazione di “bolla” o dissociazione possono essere modalità attraverso cui il sistema nervoso esprime un sovraccarico emotivo.
Hai già fatto accertamenti medici e questo è un dato importante. Quando gli esami risultano nella norma e i sintomi aumentano nei periodi di stress o cambiamento, è spesso il segnale di un accumulo emotivo più che di una patologia organica. Lo stress prolungato può certamente provocare mal di testa frequenti, stanchezza persistente, senso di confusione e riattivazione degli attacchi di panico.
In una lettura transpersonale, il tuo organismo sembra reagire a transizioni profonde: lutto, separazione genitoriale, passaggio alla convivenza, aumento delle responsabilità. Ogni passaggio evolutivo comporta una riorganizzazione interiore. Se le emozioni (tristezza, rabbia, paura, senso di perdita) non trovano spazio di espressione, possono somatizzarsi.
La sensazione di essere “in una bolla” è spesso una risposta del sistema nervoso allo stress intenso: una forma di protezione, non un segnale di “qualcosa di brutto”.
Più che chiederti se fare ulteriori esami, potrebbe essere utile chiederti:
Sto dando spazio al mio dolore per la separazione dei miei genitori?
Mi sto concedendo di sentirmi fragile?
Quanto sto caricando su di me in questo momento della mia vita?
Il fatto che tu sia tornata in terapia è un passo importante. In questa fase, più che aggiungere controlli o richieste di prestazione (palestra, alimentazione perfetta, efficienza), potrebbe essere necessario rallentare e ridurre il sovraccarico.
Non sei “strana” né sola nei tuoi vissuti. Il tuo corpo non ti sta tradendo: sta cercando di segnalarti un limite. Ascoltarlo, con il supporto terapeutico, può trasformare questo momento difficile in un passaggio di maggiore consapevolezza e integrazione.
Buongiorno, le consiglio di rivolgersi allo specialista che già la segue e che quindi la conosce. Cordiali saluti.
Buongiorno,
dalle sue parole emerge chiaramente quanto questo periodo sia stato intenso e complesso per lei. La somma di ansia di lunga durata, cambiamenti importanti nella vita familiare e stress lavorativo può generare sintomi fisici costanti, come mal di testa, stanchezza, tensione muscolare e sensazioni di confusione o “distacco” da sé e dal mondo. Questi segnali sono spesso il corpo che ci comunica il peso emotivo accumulato, e non indicano necessariamente una malattia grave, soprattutto considerando che gli esami recenti sono risultati nella norma.
È comprensibile sentirsi “in una bolla” o avere difficoltà a riprendere le routine di cura personale, alimentazione e attività fisica: l’ansia e lo stress possono consumare molta energia e rendere difficile prendersi cura di sé come vorremmo. In questi momenti, può essere utile lavorare su due aspetti principali:
- Gestione dello stress e dell’ansia: strumenti di consapevolezza e rilassamento, come la Mindfulness, possono aiutare a riconoscere i sintomi senza esserne sopraffatti, e a ridurre progressivamente la tensione fisica e mentale.
- Progetto di equilibrio personale: definire piccole strategie quotidiane che integrino lavoro, relazioni e cura di sé aiuta a ritrovare un senso di controllo e sicurezza nella propria vita. Anche riprendere gradualmente attività come palestra o hobby può avere effetti positivi sulla stanchezza e sull’umore.
Se la sensazione di malessere fisico o mentale dovesse persistere o intensificarsi, è importante consultare un medico per escludere eventuali condizioni mediche, ma spesso l’accumulo di stress e ansia è la causa principale dei sintomi che descrive.
Un percorso psicologico mirato può offrirle uno spazio protetto per esplorare questi vissuti, imparare strategie efficaci per gestire l’ansia e ritrovare equilibrio nella quotidianità. Se lo desidera, resto disponibile anche per colloqui online, per un confronto sicuro e dedicato sul suo momento attuale.
Un caro saluto,
Dott.ssa Michela Massettini – Psicologa
dalle sue parole emerge chiaramente quanto questo periodo sia stato intenso e complesso per lei. La somma di ansia di lunga durata, cambiamenti importanti nella vita familiare e stress lavorativo può generare sintomi fisici costanti, come mal di testa, stanchezza, tensione muscolare e sensazioni di confusione o “distacco” da sé e dal mondo. Questi segnali sono spesso il corpo che ci comunica il peso emotivo accumulato, e non indicano necessariamente una malattia grave, soprattutto considerando che gli esami recenti sono risultati nella norma.
È comprensibile sentirsi “in una bolla” o avere difficoltà a riprendere le routine di cura personale, alimentazione e attività fisica: l’ansia e lo stress possono consumare molta energia e rendere difficile prendersi cura di sé come vorremmo. In questi momenti, può essere utile lavorare su due aspetti principali:
- Gestione dello stress e dell’ansia: strumenti di consapevolezza e rilassamento, come la Mindfulness, possono aiutare a riconoscere i sintomi senza esserne sopraffatti, e a ridurre progressivamente la tensione fisica e mentale.
- Progetto di equilibrio personale: definire piccole strategie quotidiane che integrino lavoro, relazioni e cura di sé aiuta a ritrovare un senso di controllo e sicurezza nella propria vita. Anche riprendere gradualmente attività come palestra o hobby può avere effetti positivi sulla stanchezza e sull’umore.
Se la sensazione di malessere fisico o mentale dovesse persistere o intensificarsi, è importante consultare un medico per escludere eventuali condizioni mediche, ma spesso l’accumulo di stress e ansia è la causa principale dei sintomi che descrive.
Un percorso psicologico mirato può offrirle uno spazio protetto per esplorare questi vissuti, imparare strategie efficaci per gestire l’ansia e ritrovare equilibrio nella quotidianità. Se lo desidera, resto disponibile anche per colloqui online, per un confronto sicuro e dedicato sul suo momento attuale.
Un caro saluto,
Dott.ssa Michela Massettini – Psicologa
Salve!
E' come se in questo momento il tuo corpo ti sta "urlando" quello che la tua mente cerca di tenere sotto controllo.
Da quello che scrivi sembra emergere un quadro molto chiaro di un sistema nervoso che è andato in sovraccarico a causa di una serie di eventi stressanti che si sono accumulati.
Ti chiedi se dipenda da un accumulo di stress o se servano altri esami.
Hai fatto degli esami ad aprile 2025 che sono risultati negativi. Il fatto che i sintomi siano tornati in corrispondenza della crisi tra i tuoi genitori e del sovraccarico lavorativo conferma che il tuo corpo sta reagendo a questi eventi.
Attualmente ti senti incapace di prenderti cura di te perchè molto probabilmente tutte le tue energie sono assorbite dal tentativo di "sopravvivere" all'ansia .
Il mio consiglio professionale è che hai bisogno di dare un nome e uno spazio alle tue emozioni. Due lavori, una casa, un cane e una situazione familiare complessa sono un carico enorme per chiunque.
Considerando la complessità della tua situazione il consiglio migliore è continuare a orientarti verso una figura professionale che può darti il giusto grado di supporto come può essere una psicologo/a.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Anna Apicelli
E' come se in questo momento il tuo corpo ti sta "urlando" quello che la tua mente cerca di tenere sotto controllo.
Da quello che scrivi sembra emergere un quadro molto chiaro di un sistema nervoso che è andato in sovraccarico a causa di una serie di eventi stressanti che si sono accumulati.
Ti chiedi se dipenda da un accumulo di stress o se servano altri esami.
Hai fatto degli esami ad aprile 2025 che sono risultati negativi. Il fatto che i sintomi siano tornati in corrispondenza della crisi tra i tuoi genitori e del sovraccarico lavorativo conferma che il tuo corpo sta reagendo a questi eventi.
Attualmente ti senti incapace di prenderti cura di te perchè molto probabilmente tutte le tue energie sono assorbite dal tentativo di "sopravvivere" all'ansia .
Il mio consiglio professionale è che hai bisogno di dare un nome e uno spazio alle tue emozioni. Due lavori, una casa, un cane e una situazione familiare complessa sono un carico enorme per chiunque.
Considerando la complessità della tua situazione il consiglio migliore è continuare a orientarti verso una figura professionale che può darti il giusto grado di supporto come può essere una psicologo/a.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Anna Apicelli
Gentile ragazza,
comprendo perfettamente lo stato di smarrimento e quella sensazione di essere "in una bolla" che descrive. Quando il corpo inizia a parlare attraverso sintomi così insistenti (cefalea, stanchezza oculare, tensioni alla mandibola), è naturale che la mente, per difendersi, cerchi una spiegazione medica rassicurante come una TAC.
Tuttavia, dalla sua storia emerge un dato molto importante: lei ha già affrontato esami medici (aprile 2025) con esito negativo e ha già sperimentato come un percorso psicologico e l’uso del bite l’abbiano aiutata a stare meglio. Questo ci dice che il suo corpo ha una "memoria" molto precisa: tende a somatizzare lo stress accumulato proprio nelle zone della testa e della bocca, come se stesse letteralmente "stringendo i denti" per reggere il peso di tutto ciò che accade.
La separazione dei genitori, unita alla gestione di due lavori e alla nuova convivenza, rappresenta un carico emotivo enorme. Spesso, quando cerchiamo di essere forti per aiutare gli altri (come sta facendo con sua nonna e sua zia), il nostro corpo "urla" per ricordarci che anche noi abbiamo bisogno di cura. Quella sensazione di essere "dissociata" è spesso un meccanismo di protezione che la mente attiva quando lo stress diventa eccessivo.
Cosa fare in questi casi?
Sì, lo stress cronico può assolutamente causare stanchezza e mal di testa quotidiani. Più che nuovi esami clinici, potrebbe esserle utile lavorare su come lei elabora questi cambiamenti relazionali. Nel mio approccio (Metacognitivo Interpersonale), aiutiamo le persone a riconoscere questi segnali fisici non come minacce, ma come messaggi che ci dicono quando stiamo superando il nostro limite di sopportazione.
Riprendere a prendersi cura di sé (palestra, alimentazione) è difficile quando si è in "modalità sopravvivenza", ma è il primo passo per uscire dalla bolla. Se sente il bisogno di uno spazio dove poter posare questi pesi e capire come gestire l'ansia senza che diventi dolore fisico, io ricevo a Reggio Calabria e sono disponibile anche per colloqui online.
Non è sola in questa "bolla", e con il supporto giusto può tornare a sentirsi presente a se stessa.
Un caro saluto,
comprendo perfettamente lo stato di smarrimento e quella sensazione di essere "in una bolla" che descrive. Quando il corpo inizia a parlare attraverso sintomi così insistenti (cefalea, stanchezza oculare, tensioni alla mandibola), è naturale che la mente, per difendersi, cerchi una spiegazione medica rassicurante come una TAC.
Tuttavia, dalla sua storia emerge un dato molto importante: lei ha già affrontato esami medici (aprile 2025) con esito negativo e ha già sperimentato come un percorso psicologico e l’uso del bite l’abbiano aiutata a stare meglio. Questo ci dice che il suo corpo ha una "memoria" molto precisa: tende a somatizzare lo stress accumulato proprio nelle zone della testa e della bocca, come se stesse letteralmente "stringendo i denti" per reggere il peso di tutto ciò che accade.
La separazione dei genitori, unita alla gestione di due lavori e alla nuova convivenza, rappresenta un carico emotivo enorme. Spesso, quando cerchiamo di essere forti per aiutare gli altri (come sta facendo con sua nonna e sua zia), il nostro corpo "urla" per ricordarci che anche noi abbiamo bisogno di cura. Quella sensazione di essere "dissociata" è spesso un meccanismo di protezione che la mente attiva quando lo stress diventa eccessivo.
Cosa fare in questi casi?
Sì, lo stress cronico può assolutamente causare stanchezza e mal di testa quotidiani. Più che nuovi esami clinici, potrebbe esserle utile lavorare su come lei elabora questi cambiamenti relazionali. Nel mio approccio (Metacognitivo Interpersonale), aiutiamo le persone a riconoscere questi segnali fisici non come minacce, ma come messaggi che ci dicono quando stiamo superando il nostro limite di sopportazione.
Riprendere a prendersi cura di sé (palestra, alimentazione) è difficile quando si è in "modalità sopravvivenza", ma è il primo passo per uscire dalla bolla. Se sente il bisogno di uno spazio dove poter posare questi pesi e capire come gestire l'ansia senza che diventi dolore fisico, io ricevo a Reggio Calabria e sono disponibile anche per colloqui online.
Non è sola in questa "bolla", e con il supporto giusto può tornare a sentirsi presente a se stessa.
Un caro saluto,
Buongiorno,
dalla situazione che descrive sembra proprio che i sintomi che sta sperimentando possano essere associabili all'intenso livello di stress che vive da diverso tempo. Penso possa essere importante condividere con la collega che la segue queste sue riflessioni e anche chiederle rispetto ad eventuali approfondimenti sanitari. La psicologa conosce molto meglio la sua situazione e potrà darle preziose indicazioni.
Dalle informazioni da lei condivise e descritte mi sentirei di ipotizzare una somatizzazione del suo malessere, che si esprime attraverso il suo organismo nelle modalità che ben conosce e che osservava anche in passato in periodi particolarmente difficili.
Le auguro il meglio e le mando un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Colombo
dalla situazione che descrive sembra proprio che i sintomi che sta sperimentando possano essere associabili all'intenso livello di stress che vive da diverso tempo. Penso possa essere importante condividere con la collega che la segue queste sue riflessioni e anche chiederle rispetto ad eventuali approfondimenti sanitari. La psicologa conosce molto meglio la sua situazione e potrà darle preziose indicazioni.
Dalle informazioni da lei condivise e descritte mi sentirei di ipotizzare una somatizzazione del suo malessere, che si esprime attraverso il suo organismo nelle modalità che ben conosce e che osservava anche in passato in periodi particolarmente difficili.
Le auguro il meglio e le mando un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Colombo
Gentile utente, da quello che racconta sembra che il suo sistema ansioso si sia riattivato in un periodo di forte carico emotivo. Lei ha attraversato negli ultimi anni diversi eventi importanti: un lutto significativo, un cambiamento di vita con la convivenza e ora la separazione dei suoi genitori. Anche quando pensiamo di aver “retto bene” una situazione, il corpo può reagire a distanza di tempo.
L’ansia, soprattutto quando è presente da tanti anni, tende a esprimersi molto attraverso il corpo. Tensione muscolare, cefalea, mandibola contratta, stanchezza agli occhi, senso di testa pesante o di “bolla” sono sintomi molto frequenti negli stati di stress prolungato. Quando poi c’è una componente ipocondriaca, l’attenzione verso ogni segnale corporeo aumenta e questo, involontariamente, mantiene il circolo dell’ansia.
Il fatto che gli accertamenti fatti siano risultati nella norma è un elemento rassicurante. In assenza di segnali clinici specifici, ripetere esami come una TAC spesso non riduce l’ansia in modo stabile, perché il dubbio tende a ripresentarsi sotto altre forme. Più che un problema organico, da ciò che descrive sembra un accumulo di stress che sta trovando nel corpo la sua via di espressione.
Il ritorno dei sintomi non significa che lei sia “tornata indietro”. L’ansia può riacutizzarsi nei momenti di cambiamento o quando aumentano le responsabilità, come nel suo caso con due lavori, la gestione della casa e le dinamiche familiari. Riprendere un lavoro psicologico può aiutarla a comprendere cosa sta riattivando il sistema ansioso e a interrompere quel meccanismo che la porta a spaventarsi dei sintomi.
Si conceda tempo e non si colpevolizzi per la fatica che sta facendo. Il suo corpo sta probabilmente segnalando un sovraccarico, non una malattia grave.
Un caro saluto. Dott.ssa Sara Magliocca
L’ansia, soprattutto quando è presente da tanti anni, tende a esprimersi molto attraverso il corpo. Tensione muscolare, cefalea, mandibola contratta, stanchezza agli occhi, senso di testa pesante o di “bolla” sono sintomi molto frequenti negli stati di stress prolungato. Quando poi c’è una componente ipocondriaca, l’attenzione verso ogni segnale corporeo aumenta e questo, involontariamente, mantiene il circolo dell’ansia.
Il fatto che gli accertamenti fatti siano risultati nella norma è un elemento rassicurante. In assenza di segnali clinici specifici, ripetere esami come una TAC spesso non riduce l’ansia in modo stabile, perché il dubbio tende a ripresentarsi sotto altre forme. Più che un problema organico, da ciò che descrive sembra un accumulo di stress che sta trovando nel corpo la sua via di espressione.
Il ritorno dei sintomi non significa che lei sia “tornata indietro”. L’ansia può riacutizzarsi nei momenti di cambiamento o quando aumentano le responsabilità, come nel suo caso con due lavori, la gestione della casa e le dinamiche familiari. Riprendere un lavoro psicologico può aiutarla a comprendere cosa sta riattivando il sistema ansioso e a interrompere quel meccanismo che la porta a spaventarsi dei sintomi.
Si conceda tempo e non si colpevolizzi per la fatica che sta facendo. Il suo corpo sta probabilmente segnalando un sovraccarico, non una malattia grave.
Un caro saluto. Dott.ssa Sara Magliocca
I sintomi che descrivi—mal di testa, occhi stanchi, confusione—sono coerenti con stress e ansia accumulati, specialmente con tanti impegni e tensioni emotive. Gli esami recenti nella norma sono rassicuranti: difficilmente serve una TAC se non compaiono sintomi nuovi o preoccupanti.
Continuare il supporto psicologico, ritagliarti piccoli momenti per te stessa e, se possibile, alleggerire il carico di lavoro può aiutare a sentirti meglio. Quello che provi è reale, ma molto probabilmente legato allo stress, non a una malattia grave.
Continuare il supporto psicologico, ritagliarti piccoli momenti per te stessa e, se possibile, alleggerire il carico di lavoro può aiutare a sentirti meglio. Quello che provi è reale, ma molto probabilmente legato allo stress, non a una malattia grave.
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione.
Quello che descrivi è molto coerente con un quadro di ansia cronica con riacutizzazioni legate a eventi stressanti ed emotivamente significativi, e non con qualcosa che faccia pensare, sulla base di ciò che racconti, a una malattia neurologica grave. Lo stress e l’ansia possono provocare: mal di testa persistente (cefalea tensiva); stanchezza mentale e sensazione di testa “pesante”; occhi stanchi o affaticati; senso di confusione o “distacco” (sensazione di derealizzazione); debolezza o spossatezza; tensioni muscolari e bruxismo (stringere i denti).
Questo accade perché il sistema nervoso resta in uno stato di iperattivazione costante, come se fosse sempre “in allerta”. I tuoi sintomi, poi, hanno una chiara correlazione con eventi emotivi. Il tuo sistema nervoso è sensibile allo stress, non malato.
La sensazione di essere “in una bolla”, inoltre, è un sintomo molto comune nell’ansia
Quella sensazione di sentirti strana, distaccata, confusa, come se non fossi completamente presente, si chiama derealizzazione ed è un sintomo benigno legato all’ansia. Non è pericoloso. Non è segno di malattia neurologica. È una reazione del cervello allo stress elevato. Molte persone con ansia lo sperimentano.
Hai già fatto controlli medici e sono risultati normali. Il punto centrale ora è il sovraccarico, non una malattia. Attualmente stai gestendo due lavori, la convivenza, la separazione dei tuoi genitori, il carico emotivo familiare, la tua storia personale di ansia.
È molto! Troppo per chiunque.
Il tuo sistema nervoso è probabilmente in una condizione di sovraccarico prolungato.
Le azioni più utili che puoi intraprendere sono: continuare il percorso con la psicologa; ridurre il sovraccarico, se possibile; riprendere gradualmente attività regolatrici come camminate, routine regolare, sonno regolare, momenti per te; usare il byte con regolarità, non a giorni alterni.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Quello che descrivi è molto coerente con un quadro di ansia cronica con riacutizzazioni legate a eventi stressanti ed emotivamente significativi, e non con qualcosa che faccia pensare, sulla base di ciò che racconti, a una malattia neurologica grave. Lo stress e l’ansia possono provocare: mal di testa persistente (cefalea tensiva); stanchezza mentale e sensazione di testa “pesante”; occhi stanchi o affaticati; senso di confusione o “distacco” (sensazione di derealizzazione); debolezza o spossatezza; tensioni muscolari e bruxismo (stringere i denti).
Questo accade perché il sistema nervoso resta in uno stato di iperattivazione costante, come se fosse sempre “in allerta”. I tuoi sintomi, poi, hanno una chiara correlazione con eventi emotivi. Il tuo sistema nervoso è sensibile allo stress, non malato.
La sensazione di essere “in una bolla”, inoltre, è un sintomo molto comune nell’ansia
Quella sensazione di sentirti strana, distaccata, confusa, come se non fossi completamente presente, si chiama derealizzazione ed è un sintomo benigno legato all’ansia. Non è pericoloso. Non è segno di malattia neurologica. È una reazione del cervello allo stress elevato. Molte persone con ansia lo sperimentano.
Hai già fatto controlli medici e sono risultati normali. Il punto centrale ora è il sovraccarico, non una malattia. Attualmente stai gestendo due lavori, la convivenza, la separazione dei tuoi genitori, il carico emotivo familiare, la tua storia personale di ansia.
È molto! Troppo per chiunque.
Il tuo sistema nervoso è probabilmente in una condizione di sovraccarico prolungato.
Le azioni più utili che puoi intraprendere sono: continuare il percorso con la psicologa; ridurre il sovraccarico, se possibile; riprendere gradualmente attività regolatrici come camminate, routine regolare, sonno regolare, momenti per te; usare il byte con regolarità, non a giorni alterni.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
per rispondere alle sue domande si, lo stress può provocare stanchezza e\0 mal di testa frequentemente; ciò nonostante se, i sintomi che descrive, non riescono a non farle pensare a qualche causa fisica, può tranquillamente fare qualche controllo così da tranquillizzarsi in tal senso.
Per il resto, non pensando al resto, lei cosa percepisce? è davvero troppo carica sotto ogni punto di vista? ricordi che fermarsi a prendere fiato ogni tanto è necessario
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
per rispondere alle sue domande si, lo stress può provocare stanchezza e\0 mal di testa frequentemente; ciò nonostante se, i sintomi che descrive, non riescono a non farle pensare a qualche causa fisica, può tranquillamente fare qualche controllo così da tranquillizzarsi in tal senso.
Per il resto, non pensando al resto, lei cosa percepisce? è davvero troppo carica sotto ogni punto di vista? ricordi che fermarsi a prendere fiato ogni tanto è necessario
Salve,
da ciò che racconta emerge un andamento molto coerente: nei momenti di forte stress emotivo (lutto, separazione dei suoi genitori, due lavori) l’ansia si riattiva e il corpo manifesta sintomi. Sì, lo stress prolungato può causare mal di testa quasi quotidiano, stanchezza agli occhi, senso di “bolla” e derealizzazione.
Gli esami negativi sono un elemento rassicurante. La paura di dover fare una TAC sembra legata più alla riattivazione dell’ipocondria che a segnali nuovi e specifici. Può comunque confrontarsi con il medico per serenità, ma il quadro è compatibile con un sovraccarico.
Forse ora la priorità non è cercare una malattia, ma alleggerire il carico e stabilizzare l’ansia, anche valutando con la sua psicologa se serve un supporto aggiuntivo.
Se desidera, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo. Non è sola.
da ciò che racconta emerge un andamento molto coerente: nei momenti di forte stress emotivo (lutto, separazione dei suoi genitori, due lavori) l’ansia si riattiva e il corpo manifesta sintomi. Sì, lo stress prolungato può causare mal di testa quasi quotidiano, stanchezza agli occhi, senso di “bolla” e derealizzazione.
Gli esami negativi sono un elemento rassicurante. La paura di dover fare una TAC sembra legata più alla riattivazione dell’ipocondria che a segnali nuovi e specifici. Può comunque confrontarsi con il medico per serenità, ma il quadro è compatibile con un sovraccarico.
Forse ora la priorità non è cercare una malattia, ma alleggerire il carico e stabilizzare l’ansia, anche valutando con la sua psicologa se serve un supporto aggiuntivo.
Se desidera, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo. Non è sola.
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