Salve dottori, vi vorrei esporre una situazione e avere un vostro confronto in quanto mi sembra cert
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Salve dottori, vi vorrei esporre una situazione e avere un vostro confronto in quanto mi sembra certe volte di essere nel torto forse o comunque forse esagerare..sono una ragazza di 25 anni, stavo(fino a poco tempo fa) con una persona di 22 anni più grande di me, il problema però è che io decido in parte di finire la relazione (dopo due anni) perché ci sono state ripetute volte dove vedevo vari mi piace o il segui a ragazze che si mettono in mostra ecco, ma oltre questo anche a un messaggio inviato da lui, un ciao niente di che si, a una sconosciuta che si metteva in mostra appunto, giustificando per "distrazione".. abbiamo parlato solo da poco di nuovo di questo, perché a lui non piace il discutere, e mi ha detto che i social non sono la vita vera, che è come se nella realtà passasse una ragazza/o bellina ecc e si possa appunto dire che è carina, paragonando al mi piace ecco, però nelle foto sui social la maggior parte dei mi piace sono a foto in cui si intravede abbastanza eh, e che comunque se i social ci danno il tasto di interagire lo si fa..Io in tutto ciò vorrei dire, sono esagerata? È giusto che una persona possa essere libero di mettere mi piace a certe cose che all'altra parte invece possa far male, quando si sa che certe cose si possono evitare? Non so come prenderla, in un certo senso io non vedo nulla di male nel guardare e poi andare avanti, ma senza il bisogno di lasciare il mi piace..Sono davvero esagerata e sbaglio forse?..
Capisco il tuo dubbio, non stai esagerando. In una relazione non conta solo cosa è “permesso”, ma anche come certe azioni fanno sentire l’altra persona. Se un comportamento è ripetuto e sai che ferisce, il punto diventa il rispetto, non i social in sé. I tuoi limiti sono legittimi quanto la sua libertà: quando non coincidono, è giusto prenderne atto senza colpevolizzarti.
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Capisco il dubbio: quando si parla di gelosia e social è facile sentirsi “esagerati” o, al contrario, sminuire ciò che fa male. In realtà qui non c’è un giusto o sbagliato universale, ma un tema di confini e di sensibilità diverse.
Per alcune persone il “mi piace” è un gesto automatico, quasi neutro; per altre è una forma di interazione che assume un significato relazionale, soprattutto se ripetuta verso profili molto esibiti o accompagnata da contatti diretti. Il punto quindi non è stabilire se lui avesse il diritto di farlo o se lei avesse il diritto di soffrirne: entrambi sono vissuti legittimi. Il problema nasce quando ciò che per uno è irrilevante, per l’altro diventa una ferita, e non si riesce a trovare una posizione comune. Lei stessa nota una differenza importante: guardare e andare oltre non le crea disagio, mentre lasciare una traccia attiva sì. Questo indica un suo bisogno di rispetto e sicurezza nella relazione, non necessariamente un’esagerazione. Allo stesso tempo lui sembra viverla come una limitazione della propria libertà, minimizzando l’impatto emotivo su di lei. Qui non si tratta di convincere l’altro, ma di capire se c’è disponibilità reciproca ad accogliere il vissuto dell’altro e a modulare i comportamenti.
Spesso le relazioni non finiscono per il gesto in sé, ma perché ci si sente non considerati nel proprio sentire. Più che chiedersi se ha torto, può chiedersi: mi sono sentita ascoltata e rassicurata? lui ha provato a comprendere cosa significava per me? Se la risposta resta no nel tempo, la sofferenza tende a ripresentarsi anche su altri temi. Non è quindi una questione di essere troppo gelosa o troppo permissivi, ma di compatibilità emotiva e di accordi condivisi. Se il bisogno di sicurezza e quello di libertà restano inconciliabili, la fatica che prova è comprensibile. Un confronto guidato potrebbe aiutarla a capire che tipo di relazione desidera e quali limiti per lei sono davvero negoziabili.
Per alcune persone il “mi piace” è un gesto automatico, quasi neutro; per altre è una forma di interazione che assume un significato relazionale, soprattutto se ripetuta verso profili molto esibiti o accompagnata da contatti diretti. Il punto quindi non è stabilire se lui avesse il diritto di farlo o se lei avesse il diritto di soffrirne: entrambi sono vissuti legittimi. Il problema nasce quando ciò che per uno è irrilevante, per l’altro diventa una ferita, e non si riesce a trovare una posizione comune. Lei stessa nota una differenza importante: guardare e andare oltre non le crea disagio, mentre lasciare una traccia attiva sì. Questo indica un suo bisogno di rispetto e sicurezza nella relazione, non necessariamente un’esagerazione. Allo stesso tempo lui sembra viverla come una limitazione della propria libertà, minimizzando l’impatto emotivo su di lei. Qui non si tratta di convincere l’altro, ma di capire se c’è disponibilità reciproca ad accogliere il vissuto dell’altro e a modulare i comportamenti.
Spesso le relazioni non finiscono per il gesto in sé, ma perché ci si sente non considerati nel proprio sentire. Più che chiedersi se ha torto, può chiedersi: mi sono sentita ascoltata e rassicurata? lui ha provato a comprendere cosa significava per me? Se la risposta resta no nel tempo, la sofferenza tende a ripresentarsi anche su altri temi. Non è quindi una questione di essere troppo gelosa o troppo permissivi, ma di compatibilità emotiva e di accordi condivisi. Se il bisogno di sicurezza e quello di libertà restano inconciliabili, la fatica che prova è comprensibile. Un confronto guidato potrebbe aiutarla a capire che tipo di relazione desidera e quali limiti per lei sono davvero negoziabili.
La ringrazio per la condivisione. Il punto centrale non è stabilire se lui avesse “diritto” o meno a mettere like o scrivere messaggi, ma il fatto che per lei quel comportamento non fosse accettabile e andasse a toccare un suo bisogno di sicurezza e rispetto nella relazione.
In una coppia non conta cosa in teoria sia giusto o sbagliato, ma cosa fa stare bene o male le persone coinvolte. Lei aveva espresso un limite chiaro, e quel limite non è stato accolto. Questo basta a rendere il problema reale, non un’esagerazione.
È anche corretto chiedersi se sotto la gelosia ci sia una sua vulnerabilità personale. Ma attenzione: capire le proprie fragilità non significa annullare i propri bisogni.
In sintesi: non è il “mi piace” in sé il problema, ma il fatto che lei non si sentisse considerata e rispettata. Restare focalizzati su ciò che ci fa stare bene o no è molto più importante che cercare di stabilire chi abbia ragione.
In una coppia non conta cosa in teoria sia giusto o sbagliato, ma cosa fa stare bene o male le persone coinvolte. Lei aveva espresso un limite chiaro, e quel limite non è stato accolto. Questo basta a rendere il problema reale, non un’esagerazione.
È anche corretto chiedersi se sotto la gelosia ci sia una sua vulnerabilità personale. Ma attenzione: capire le proprie fragilità non significa annullare i propri bisogni.
In sintesi: non è il “mi piace” in sé il problema, ma il fatto che lei non si sentisse considerata e rispettata. Restare focalizzati su ciò che ci fa stare bene o no è molto più importante che cercare di stabilire chi abbia ragione.
Buonasera gentile utente,
mi spiace per la situazione che sta attraversando e comprendo le ragioni della ricerca di un confronto. Ritengo non ci sia nulla di sbagliato in quello che dice e, in linea teorica, nemmeno in quello che le dice il suo compagno. Il problema è che siete in una relazione, questo implica necessariamente che il comportamento di uno ha un effetto sull'altro e, non solo in termini di contenuto esplicito (effettivamente si può apprezzare la bellezza altrui o scambiare quattro chiacchere con qualcuno che sia via social o nella realtà), ma anche in termini impliciti, emotivi e di relazione. Qui l'atteggiamento del suo fidanzato, il contenuto, che per lui sembra avere un senso, per lei ha invece un effetto a livello emotivo profondamente disturbante e sofferente. E questo perchè la comunicazione è fatta di questi due diversi livelli per ciascuno di voi ed è necessario poterci comunicare sopra. Dunque, per risponderle, forse sì, ognuno è libero e responsabile di comportarsi come ritiene opportuno, ma anche di sentire l'effetto che ciò produce. E' meta-comunicando che potrete regolare i vostri scambi, dando loro una cornice di senso più ampia e condivisa.
Cordialmente
mi spiace per la situazione che sta attraversando e comprendo le ragioni della ricerca di un confronto. Ritengo non ci sia nulla di sbagliato in quello che dice e, in linea teorica, nemmeno in quello che le dice il suo compagno. Il problema è che siete in una relazione, questo implica necessariamente che il comportamento di uno ha un effetto sull'altro e, non solo in termini di contenuto esplicito (effettivamente si può apprezzare la bellezza altrui o scambiare quattro chiacchere con qualcuno che sia via social o nella realtà), ma anche in termini impliciti, emotivi e di relazione. Qui l'atteggiamento del suo fidanzato, il contenuto, che per lui sembra avere un senso, per lei ha invece un effetto a livello emotivo profondamente disturbante e sofferente. E questo perchè la comunicazione è fatta di questi due diversi livelli per ciascuno di voi ed è necessario poterci comunicare sopra. Dunque, per risponderle, forse sì, ognuno è libero e responsabile di comportarsi come ritiene opportuno, ma anche di sentire l'effetto che ciò produce. E' meta-comunicando che potrete regolare i vostri scambi, dando loro una cornice di senso più ampia e condivisa.
Cordialmente
Ae desidera un confronto più approfondito, può rivolgersi a me per parlarne con maggiore calma e chiarezza. Un dialogo guidato da una figura esterna può aiutare a comprendere meglio i bisogni reciproci, senza colpevolizzazioni, e a capire se esistono margini per ritrovarsi oppure se le sensibilità sono semplicemente diverse. Intanto mi permetti di dire che il punto centrale non è il “mi piace” in sé, ma come quel comportamento ti fa sentire e il fatto che tu lo abbia comunicato chiaramente. In una relazione sana la libertà personale convive con il rispetto dei confini emotivi dell’altro.
I social non sono “la vita reale”, è vero, ma le emozioni che generano sono reali. Se per te quei gesti attivano insicurezza o dolore, è legittimo chiederne una riduzione, soprattutto quando non sono indispensabili. Il paragone con “guardare una persona per strada” penso non sia del tutto corretto: il like è un’azione intenzionale e visibile, non solo uno sguardo.
La vera incompatibilità qui sembra essere nella diversa sensibilità e nel modo di affrontare il confronto: tu cerchi dialogo e rassicurazione, lui tende a minimizzare ed evitare il tema.
I social non sono “la vita reale”, è vero, ma le emozioni che generano sono reali. Se per te quei gesti attivano insicurezza o dolore, è legittimo chiederne una riduzione, soprattutto quando non sono indispensabili. Il paragone con “guardare una persona per strada” penso non sia del tutto corretto: il like è un’azione intenzionale e visibile, non solo uno sguardo.
La vera incompatibilità qui sembra essere nella diversa sensibilità e nel modo di affrontare il confronto: tu cerchi dialogo e rassicurazione, lui tende a minimizzare ed evitare il tema.
SAlve e ate e grazie per questa condivisione. Lungi dal dare una "sentenza" sulla vostra dinamica, il mio compito da psicologa è aiutarti a esplorare i tuoi pensieri con neutralità.
Proviamo a guardare la questione da un punto di vista puramente psicologico e relazionale, senza stabilire chi abbia ragione, ma analizzando i diversi modi di vivere la coppia.
Il concetto di "Confine" nella coppia
In ogni relazione, la sfida principale non è stabilire una verità assoluta (cosa sia giusto o sbagliato fare sui social), ma trovare un accordo comune.
Esistono persone che considerano l'interazione virtuale del tutto innocua e priva di significato emotivo.
Esistono persone per cui l'interazione virtuale è un'estensione della vita reale e, come tale, soggetta alle stesse regole di rispetto e fedeltà.
Entrambe le visioni hanno una loro logica. Il conflitto nasce quando queste due visioni non si incontrano e non si trova un compromesso che faccia sentire entrambi al sicuro.
Perché ti senti "esagerata"?
Spesso ci si sente in colpa per le proprie reazioni quando il partner ha una visione molto diversa dalla nostra. Se lui vive il social come un gioco o una distrazione, la tua sofferenza gli appare incomprensibile, e questo può portarti a dubitare della tua percezione ("Forse sono io che vedo il problema dove non c'è?").
Tuttavia, in psicologia, le emozioni non sono mai "giuste" o "sbagliate": sono segnali. Quello che provi ti sta dicendo che un tuo bisogno di esclusività o di attenzione è stato toccato.
È possibile che tra voi ci sia una differenza nel modo di intendere la "presenza" online:
Per lui: Il gesto tecnico (il like) è separato dall'intenzione. Potrebbe vederlo come un automatismo dell'uso dello smartphone.
Per te: Il gesto ha un valore simbolico. È un'attenzione rivolta verso l'esterno che preferiresti venisse preservata all'interno del legame.
Invece di chiederti se "sbagli", potrebbe essere utile chiederti: "Posso stare bene in una relazione dove il mio concetto di rispetto è diverso da quello del mio partner?". Non è una questione di colpa, ma di compatibilità di valori.
Nessuno dei due è necessariamente "cattivo" o "pazzo", ma potreste avere linguaggi dell'amore e del rispetto differenti. Quando i linguaggi non coincidono, è normale che si creino questi attriti.
Se ti va, potremmo riflettere su come ti senti quando provi a spiegargli il tuo punto di vista: senti che c'è spazio per un compromesso o senti che le vostre posizioni sono troppo distanti? Sono in ascolto se vorrai.
con cura
dott.ssa Giusi Vcino
Proviamo a guardare la questione da un punto di vista puramente psicologico e relazionale, senza stabilire chi abbia ragione, ma analizzando i diversi modi di vivere la coppia.
Il concetto di "Confine" nella coppia
In ogni relazione, la sfida principale non è stabilire una verità assoluta (cosa sia giusto o sbagliato fare sui social), ma trovare un accordo comune.
Esistono persone che considerano l'interazione virtuale del tutto innocua e priva di significato emotivo.
Esistono persone per cui l'interazione virtuale è un'estensione della vita reale e, come tale, soggetta alle stesse regole di rispetto e fedeltà.
Entrambe le visioni hanno una loro logica. Il conflitto nasce quando queste due visioni non si incontrano e non si trova un compromesso che faccia sentire entrambi al sicuro.
Perché ti senti "esagerata"?
Spesso ci si sente in colpa per le proprie reazioni quando il partner ha una visione molto diversa dalla nostra. Se lui vive il social come un gioco o una distrazione, la tua sofferenza gli appare incomprensibile, e questo può portarti a dubitare della tua percezione ("Forse sono io che vedo il problema dove non c'è?").
Tuttavia, in psicologia, le emozioni non sono mai "giuste" o "sbagliate": sono segnali. Quello che provi ti sta dicendo che un tuo bisogno di esclusività o di attenzione è stato toccato.
È possibile che tra voi ci sia una differenza nel modo di intendere la "presenza" online:
Per lui: Il gesto tecnico (il like) è separato dall'intenzione. Potrebbe vederlo come un automatismo dell'uso dello smartphone.
Per te: Il gesto ha un valore simbolico. È un'attenzione rivolta verso l'esterno che preferiresti venisse preservata all'interno del legame.
Invece di chiederti se "sbagli", potrebbe essere utile chiederti: "Posso stare bene in una relazione dove il mio concetto di rispetto è diverso da quello del mio partner?". Non è una questione di colpa, ma di compatibilità di valori.
Nessuno dei due è necessariamente "cattivo" o "pazzo", ma potreste avere linguaggi dell'amore e del rispetto differenti. Quando i linguaggi non coincidono, è normale che si creino questi attriti.
Se ti va, potremmo riflettere su come ti senti quando provi a spiegargli il tuo punto di vista: senti che c'è spazio per un compromesso o senti che le vostre posizioni sono troppo distanti? Sono in ascolto se vorrai.
con cura
dott.ssa Giusi Vcino
Buonasera, il dubbio che porta è molto frequente nelle relazioni e non indica di per sé che lei stia “esagerando”. In una coppia, infatti, non esistono regole universali valide per tutti.. ciò che conta è come determinati comportamenti vengono vissuti dalle persone coinvolte.
Da quanto descrive, per lei alcune interazioni sui social (come i like) assumono un significato che va oltre il semplice “guardare”, mentre per il suo partner sembrano avere un valore diverso. Quando questi significati non coincidono e non trovano uno spazio di confronto reciproco, è comprensibile che nascano insicurezze e confusione.
Più che chiedersi se sia giusto o sbagliato, potrebbe essere utile interrogarsi su come lei si sente in quella relazione e su quanto i suoi bisogni di rispetto, sicurezza e ascolto trovino spazio. Un percorso psicologico può aiutarla a chiarire questi vissuti e a comprendere meglio cosa desidera e cosa è per lei accettabile in una relazione.
Resto a disposizione.
Da quanto descrive, per lei alcune interazioni sui social (come i like) assumono un significato che va oltre il semplice “guardare”, mentre per il suo partner sembrano avere un valore diverso. Quando questi significati non coincidono e non trovano uno spazio di confronto reciproco, è comprensibile che nascano insicurezze e confusione.
Più che chiedersi se sia giusto o sbagliato, potrebbe essere utile interrogarsi su come lei si sente in quella relazione e su quanto i suoi bisogni di rispetto, sicurezza e ascolto trovino spazio. Un percorso psicologico può aiutarla a chiarire questi vissuti e a comprendere meglio cosa desidera e cosa è per lei accettabile in una relazione.
Resto a disposizione.
Buonasera, da ciò che racconta non emerge tanto una questione di “torto o ragione”, quanto una differenza nel modo in cui ciascuno di voi attribuisce significato ai gesti, ai confini e alla relazione stessa. I comportamenti non vanno letti in modo isolato, ma all’interno del contesto relazionale e del messaggio che producono nell’altro.
Per lei il “mi piace”, il seguire o l’inviare un messaggio, anche se apparentemente banale, non è un gesto neutro: assume il valore di un segnale, di una forma di attenzione che esce dal perimetro della coppia e che sembra come provocarle dolore, insicurezza o svalutazione. Questo vissuto, in quanto tale, sarebbe reale e legittimo, indipendentemente dalle intenzioni dell’altro. Il suo ex partner, invece, sembra collocare questi comportamenti in un registro diverso, più leggero, minimizzandone l’impatto emotivo e paragonandoli a uno sguardo fugace nella vita quotidiana. Qui non siamo di fronte a chi ha ragione e chi sbaglia, ma a due mappe della realtà relazionale che non coincidono.
Quando in una coppia uno dei due dice “per me questo fa male” e l’altro risponde “stai esagerando”, spesso si crea una dinamica di invalidazione emotiva: non tanto perché uno voglia ferire l’altro, ma perché non riesce (o non vuole) riconoscere il peso simbolico che certi gesti hanno per il partner. Il punto centrale, allora, non è la libertà astratta di mettere o non mettere un like, ma la disponibilità a tener conto della sensibilità dell’altro e a negoziare confini condivisi. Una relazione non si regge solo su ciò che è “concesso” o “normale”, ma su ciò che entrambi sentono come rispettoso e sicuro.
Il fatto che lei abbia cercato il confronto e che dall’altra parte ci sia stata una difficoltà a discutere indica un’ulteriore asimmetria: quando il dialogo sui temi delicati viene evitato, il disagio tende ad accumularsi e a diventare sempre più pesante, fino a portare a scelte drastiche come la fine della relazione. In questo senso, la sua decisione può essere letta non come un’esagerazione, ma come un tentativo di proteggere se stessa da una dinamica che la faceva stare male e nella quale non si sentiva ascoltata.
Forse la domanda più utile da porsi non è se lei sia esagerata, ma se quella relazione fosse uno spazio in cui i suoi bisogni emotivi potevano trovare riconoscimento. Quando questo non accade, il disagio non è un capriccio, ma un segnale importante che merita attenzione.
Per lei il “mi piace”, il seguire o l’inviare un messaggio, anche se apparentemente banale, non è un gesto neutro: assume il valore di un segnale, di una forma di attenzione che esce dal perimetro della coppia e che sembra come provocarle dolore, insicurezza o svalutazione. Questo vissuto, in quanto tale, sarebbe reale e legittimo, indipendentemente dalle intenzioni dell’altro. Il suo ex partner, invece, sembra collocare questi comportamenti in un registro diverso, più leggero, minimizzandone l’impatto emotivo e paragonandoli a uno sguardo fugace nella vita quotidiana. Qui non siamo di fronte a chi ha ragione e chi sbaglia, ma a due mappe della realtà relazionale che non coincidono.
Quando in una coppia uno dei due dice “per me questo fa male” e l’altro risponde “stai esagerando”, spesso si crea una dinamica di invalidazione emotiva: non tanto perché uno voglia ferire l’altro, ma perché non riesce (o non vuole) riconoscere il peso simbolico che certi gesti hanno per il partner. Il punto centrale, allora, non è la libertà astratta di mettere o non mettere un like, ma la disponibilità a tener conto della sensibilità dell’altro e a negoziare confini condivisi. Una relazione non si regge solo su ciò che è “concesso” o “normale”, ma su ciò che entrambi sentono come rispettoso e sicuro.
Il fatto che lei abbia cercato il confronto e che dall’altra parte ci sia stata una difficoltà a discutere indica un’ulteriore asimmetria: quando il dialogo sui temi delicati viene evitato, il disagio tende ad accumularsi e a diventare sempre più pesante, fino a portare a scelte drastiche come la fine della relazione. In questo senso, la sua decisione può essere letta non come un’esagerazione, ma come un tentativo di proteggere se stessa da una dinamica che la faceva stare male e nella quale non si sentiva ascoltata.
Forse la domanda più utile da porsi non è se lei sia esagerata, ma se quella relazione fosse uno spazio in cui i suoi bisogni emotivi potevano trovare riconoscimento. Quando questo non accade, il disagio non è un capriccio, ma un segnale importante che merita attenzione.
Il senso di disorientamento e il dolore sono comprensibili in questo momento, specialmente quando ci si ritrova a dubitare della validità delle proprie emozioni di fronte al comportamento di chi si ha accanto. In una relazione, non è utile ragionare in termini di chi ha ragione o chi ha torto, né ha senso etichettare un sentimento come esagerato: ciò che conta davvero è l’impatto emotivo che un’azione produce sull'altro. Ogni persona ha la propria sensibilità e il diritto di vederla rispettata; se un gesto, anche se compiuto nel mondo digitale, genera sofferenza, quel malessere è reale e non dovrebbe essere sminuito o spiegato come una semplice distrazione. La questione dei social media non riguarda la tecnologia, ma il valore che si dà al senso di sicurezza e di protezione del partner. Quando un comportamento ferisce, il centro del discorso non dovrebbe essere la difesa della propria libertà di mettere un "mi piace", ma la cura verso la serenità della persona amata. È importante notare che esiste una differenza profonda tra il notare la bellezza di qualcuno per strada e l'atto intenzionale di interagire online con un messaggio o un segno di approvazione. Il fatto che il partner preferisca evitare il confronto per non discutere mette in luce una difficoltà nel riconoscere e convalidare i tuoi bisogni, portandoti a sentirti sola nel gestire il tuo disagio. In un rapporto sano, il rispetto si manifesta proprio nella volontà di ascoltare ciò che fa stare male l'altro, cercando un punto di incontro che non faccia sentire nessuno dei due sbagliato o ignorato. La decisione di chiudere il rapporto sembra nascere proprio da questa necessità: trovare uno spazio in cui i tuoi sentimenti siano trattati come qualcosa di prezioso e meritevole di attenzione, e non come qualcosa da correggere o giustificare.
resto a disposizione,
saluti.
resto a disposizione,
saluti.
Buonasera, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Innanzitutto, vorrei dirti che è perfettamente comprensibile il senso di smarrimento che provi. Quando ci sentiamo feriti da un comportamento del partner e riceviamo in cambio una risposta che minimizza i nostri sentimenti, è naturale finire per dubitare della propria percezione della realtà.
In una relazione, il punto non è quasi mai se un’azione, come un "mi piace", sia oggettivamente giusta o sbagliata in senso assoluto, ma quale significato essa assume all'interno della coppia. Lui la vive come un'interazione estetica, superficiale e priva di conseguenze, sostenendo che "non è la vita vera". Per te, invece, è una mancanza di riguardo, un’energia diretta verso l’esterno che scavalca il patto di rispetto reciproco.
Non sei esagerata. Sei una persona che ha espresso un bisogno di protezione della propria sensibilità. Il fatto che lui sappia che questo ti faccia soffrire e scelga comunque di farlo, giustificandosi con la libertà di usare un tasto social, indica una chiara difficoltà a sintonizzarsi empaticamente con te. Inoltre, hai menzionato che a lui "non piace discutere": in psicologia, l'evitamento del conflitto è spesso un ostacolo alla crescita. Se una persona chiude il dialogo etichettando l'altro come esagerato, sta attuando una forma di invalidazione emotiva.
C'è poi una differenza sostanziale tra il guardare e l'interagire. Inviare un messaggio, anche un semplice "ciao", a una sconosciuta va oltre il semplice paragone con una ragazza carina che passa per strada. È un tentativo di contatto. Il punto fondamentale su cui riflettere non è il gesto in sé, ma la scelta di continuare a compierlo sapendo che ferisce la persona che si ha accanto. Una relazione dovrebbe essere un luogo sicuro che rinforza la tua identità, non un contesto che ti fa sentire costantemente inadeguata o in errore per ciò che provi.
Ti senti pronta a valutare se questa persona sia davvero capace di darti la sicurezza emotiva di cui hai bisogno, al di là delle sue giustificazioni?
Innanzitutto, vorrei dirti che è perfettamente comprensibile il senso di smarrimento che provi. Quando ci sentiamo feriti da un comportamento del partner e riceviamo in cambio una risposta che minimizza i nostri sentimenti, è naturale finire per dubitare della propria percezione della realtà.
In una relazione, il punto non è quasi mai se un’azione, come un "mi piace", sia oggettivamente giusta o sbagliata in senso assoluto, ma quale significato essa assume all'interno della coppia. Lui la vive come un'interazione estetica, superficiale e priva di conseguenze, sostenendo che "non è la vita vera". Per te, invece, è una mancanza di riguardo, un’energia diretta verso l’esterno che scavalca il patto di rispetto reciproco.
Non sei esagerata. Sei una persona che ha espresso un bisogno di protezione della propria sensibilità. Il fatto che lui sappia che questo ti faccia soffrire e scelga comunque di farlo, giustificandosi con la libertà di usare un tasto social, indica una chiara difficoltà a sintonizzarsi empaticamente con te. Inoltre, hai menzionato che a lui "non piace discutere": in psicologia, l'evitamento del conflitto è spesso un ostacolo alla crescita. Se una persona chiude il dialogo etichettando l'altro come esagerato, sta attuando una forma di invalidazione emotiva.
C'è poi una differenza sostanziale tra il guardare e l'interagire. Inviare un messaggio, anche un semplice "ciao", a una sconosciuta va oltre il semplice paragone con una ragazza carina che passa per strada. È un tentativo di contatto. Il punto fondamentale su cui riflettere non è il gesto in sé, ma la scelta di continuare a compierlo sapendo che ferisce la persona che si ha accanto. Una relazione dovrebbe essere un luogo sicuro che rinforza la tua identità, non un contesto che ti fa sentire costantemente inadeguata o in errore per ciò che provi.
Ti senti pronta a valutare se questa persona sia davvero capace di darti la sicurezza emotiva di cui hai bisogno, al di là delle sue giustificazioni?
Salve, dalle sue parole emerge quanto questa situazione le abbia creato dubbi, disagio e anche una certa confusione rispetto a ciò che sia giusto provare o aspettarsi all’interno di una relazione. Quando in un rapporto affettivo si incontrano comportamenti che fanno stare male, è molto comune iniziare a chiedersi se si stia esagerando o se invece si stia cercando di proteggere qualcosa di importante per sé. Il fatto che si ponga queste domande mostra una forte attenzione verso i suoi vissuti e verso il valore che attribuisce alla relazione. Nelle coppie può capitare spesso che ci siano visioni diverse su cosa sia accettabile o meno rispetto ai social. Per alcune persone mettere un mi piace o seguire determinati profili viene percepito come un gesto leggero, quasi automatico, mentre per altre può assumere un significato più profondo perché viene vissuto come una forma di attenzione rivolta all’esterno della relazione. Nessuna di queste percezioni è di per sé giusta o sbagliata in senso assoluto, ma diventa importante capire che effetto hanno sul benessere emotivo di ciascun partner e su quanto queste differenze riescano a essere affrontate insieme. Quando una situazione si ripete nel tempo e genera sofferenza, spesso non è tanto il singolo gesto a pesare, quanto il significato che assume. Può far nascere il timore di non sentirsi abbastanza considerati, di non essere pienamente scelti oppure di non vedere riconosciuta la propria sensibilità. Il suo racconto lascia intuire che non sia tanto il fatto che il partner possa trovare attraenti altre persone a farla stare male, quanto la sensazione che certi comportamenti possano essere evitati e che non vengano tenuti in considerazione i suoi sentimenti. È comprensibile anche la difficoltà che può nascere quando l’altra persona tende a evitare il confronto. Nelle relazioni, il modo in cui si affrontano le divergenze è spesso più importante del contenuto stesso del disaccordo. Sentirsi ascoltati e presi sul serio nei propri vissuti aiuta a costruire fiducia e sicurezza reciproca. Quando questo spazio di confronto manca, è facile che i dubbi si amplifichino e che si inizi a mettere in discussione la legittimità delle proprie emozioni. Chiedersi se si sta esagerando è una domanda che spesso nasce quando si teme di poter chiedere troppo o di rischiare di perdere l’altra persona. Tuttavia, le emozioni che prova rappresentano un segnale prezioso perché indicano quali sono i suoi bisogni affettivi e i suoi valori all’interno di una relazione. Più che stabilire se una reazione sia esagerata, può essere utile interrogarsi su che tipo di rapporto desidera costruire, su quanto sia importante per lei sentirsi rassicurata e su quanto percepisca che questi bisogni possano essere compresi e rispettati dall’altra persona. Allo stesso tempo può essere utile tenere presente che in una relazione soddisfacente spesso si cerca un equilibrio tra libertà individuale e rispetto reciproco. Questo equilibrio non è uguale per tutte le coppie e si costruisce attraverso il dialogo, la disponibilità ad ascoltare e la capacità di trovare punti di incontro che non facciano sentire nessuno dei due svalutato o limitato. La scelta di interrompere la relazione può essere stata molto difficile e probabilmente accompagnata da sentimenti contrastanti. Riflettere su ciò che l’ha portata a questa decisione può aiutarla a comprendere meglio quali aspetti per lei sono irrinunciabili in un legame affettivo e quali invece potrebbero essere oggetto di mediazione. Questa consapevolezza rappresenta spesso una base importante per vivere relazioni future in modo più sereno e coerente con i propri bisogni. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
Dalle sue parole emerge soprattutto confusione e fatica nel capire se ciò che prova sia “legittimo” oppure no, soprattutto quando alcuni comportamenti che per lei sono dolorosi vengono minimizzati o letti in modo molto diverso dall’altra persona.
Al di là dello stabilire chi abbia ragione, è importante riconoscere che per lei certi atteggiamenti hanno avuto un impatto emotivo e hanno toccato aspetti sensibili della relazione, come il rispetto e il sentirsi considerate.
Quando questi vissuti non trovano spazio o ascolto, è comprensibile che nasca sofferenza e che ci si metta in discussione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Dati
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
Dalle sue parole emerge soprattutto confusione e fatica nel capire se ciò che prova sia “legittimo” oppure no, soprattutto quando alcuni comportamenti che per lei sono dolorosi vengono minimizzati o letti in modo molto diverso dall’altra persona.
Al di là dello stabilire chi abbia ragione, è importante riconoscere che per lei certi atteggiamenti hanno avuto un impatto emotivo e hanno toccato aspetti sensibili della relazione, come il rispetto e il sentirsi considerate.
Quando questi vissuti non trovano spazio o ascolto, è comprensibile che nasca sofferenza e che ci si metta in discussione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Dati
Cara, grazie per aver condiviso una parte così delicata e dolorosa della tua esperienza. Si percepisce chiaramente quanto tu abbia riflettuto, messo in discussione te stessa e cercato di capire se il tuo sentire fosse “legittimo” o meno. Questo, di per sé, parla di una grande capacità di ascolto e responsabilità emotiva.
Vorrei dirti subito una cosa importante: non sei esagerata. Le emozioni che provi non sono sbagliate, e soprattutto non nascono dal nulla. In una relazione affettiva, ciò che conta non è solo cosa viene fatto, ma che significato assume per chi lo vive.
Dal punto di vista relazionale, il tema che porti non riguarda semplicemente i “mi piace” sui social, ma i confini, il rispetto e il senso di sicurezza nella coppia. I social non sono la vita reale, è vero, ma sono comunque uno spazio relazionale: lì si comunica, si manda un messaggio implicito, si costruiscono significati. Un “like” o un messaggio, anche se minimizzato come “distrazione”, può essere vissuto dall’altra persona come una micro-rottura della fiducia o come una ferita al legame.
Tu stessa lo dici molto chiaramente:
non vedi nulla di male nel guardare e poi andare avanti, ma senza il bisogno di lasciare il mi piace.
Questo è un confine sano, coerente con i tuoi valori e con il modo in cui vivi l’intimità. Non stai chiedendo di controllare o limitare la libertà dell’altro, ma di essere considerata emotivamente. In una relazione, la libertà individuale non è mai disgiunta dalla responsabilità verso il legame.
Il confronto con lui sembra aver mostrato una difficoltà importante: la sua tendenza a svalutare il tuo vissuto, riducendo il problema a qualcosa di “banale” o “normale”, senza interrogarsi sull’impatto che questo aveva su di te. Quando una persona dice “per me non è nulla”, ma l’altra soffre, la questione non è stabilire chi abbia ragione, bensì chiedersi:
“Posso prendermi cura di ciò che ferisce la persona che amo, anche se per me è poco rilevante?”
Dal tuo racconto emerge anche un altro elemento significativo: la differenza di età e di fase di vita può aver inciso sul modo di concepire la relazione, i limiti e l’impegno emotivo. Non come colpa di qualcuno, ma come asimmetria di bisogni e sensibilità.
In sintesi, non stai sbagliando a porti queste domande. La scelta di allontanarti sembra nascere non da gelosia immotivata, ma dal sentire che i tuoi bisogni emotivi non trovavano ascolto né riconoscimento. E questo, nel lungo periodo, logora profondamente una relazione.
Ti inviterei ora a spostare lo sguardo da “sono io esagerata?” a una domanda forse più utile e generativa:
“Di che tipo di relazione ho bisogno per sentirmi rispettata, tranquilla e al sicuro emotivamente?”
Se vorrai, possiamo anche esplorare insieme cosa questa esperienza ti ha insegnato su di te, sui tuoi confini e su ciò che desideri davvero in una relazione futura. Sei molto più centrata di quanto forse tu stessa creda.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Vorrei dirti subito una cosa importante: non sei esagerata. Le emozioni che provi non sono sbagliate, e soprattutto non nascono dal nulla. In una relazione affettiva, ciò che conta non è solo cosa viene fatto, ma che significato assume per chi lo vive.
Dal punto di vista relazionale, il tema che porti non riguarda semplicemente i “mi piace” sui social, ma i confini, il rispetto e il senso di sicurezza nella coppia. I social non sono la vita reale, è vero, ma sono comunque uno spazio relazionale: lì si comunica, si manda un messaggio implicito, si costruiscono significati. Un “like” o un messaggio, anche se minimizzato come “distrazione”, può essere vissuto dall’altra persona come una micro-rottura della fiducia o come una ferita al legame.
Tu stessa lo dici molto chiaramente:
non vedi nulla di male nel guardare e poi andare avanti, ma senza il bisogno di lasciare il mi piace.
Questo è un confine sano, coerente con i tuoi valori e con il modo in cui vivi l’intimità. Non stai chiedendo di controllare o limitare la libertà dell’altro, ma di essere considerata emotivamente. In una relazione, la libertà individuale non è mai disgiunta dalla responsabilità verso il legame.
Il confronto con lui sembra aver mostrato una difficoltà importante: la sua tendenza a svalutare il tuo vissuto, riducendo il problema a qualcosa di “banale” o “normale”, senza interrogarsi sull’impatto che questo aveva su di te. Quando una persona dice “per me non è nulla”, ma l’altra soffre, la questione non è stabilire chi abbia ragione, bensì chiedersi:
“Posso prendermi cura di ciò che ferisce la persona che amo, anche se per me è poco rilevante?”
Dal tuo racconto emerge anche un altro elemento significativo: la differenza di età e di fase di vita può aver inciso sul modo di concepire la relazione, i limiti e l’impegno emotivo. Non come colpa di qualcuno, ma come asimmetria di bisogni e sensibilità.
In sintesi, non stai sbagliando a porti queste domande. La scelta di allontanarti sembra nascere non da gelosia immotivata, ma dal sentire che i tuoi bisogni emotivi non trovavano ascolto né riconoscimento. E questo, nel lungo periodo, logora profondamente una relazione.
Ti inviterei ora a spostare lo sguardo da “sono io esagerata?” a una domanda forse più utile e generativa:
“Di che tipo di relazione ho bisogno per sentirmi rispettata, tranquilla e al sicuro emotivamente?”
Se vorrai, possiamo anche esplorare insieme cosa questa esperienza ti ha insegnato su di te, sui tuoi confini e su ciò che desideri davvero in una relazione futura. Sei molto più centrata di quanto forse tu stessa creda.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno, grazie per aver portato un pezzo così intimo della sua storia. Dalle sue parole si capisce la sua sofferenza nel tollerare questo genere di comportamenti da questo ragazzo e ha fatto bene a parlarne. Purtroppo non c'è una risposta univoca alla sua domanda, non c'è nulla di assolutamente sbagliato o assolutamente giusto perchè dipende dalle persone all'interno della relazione, da ciò che sentono, da ciò che condividono e dalle "regole" che si stabiliscono su ciò che è tollerato e cosa no. Sembra che su questo non abbiate la stessa idee e potreste provare a trovare un compromesso. Resto a disposizione.
Gentile Utente, grazie per questa sua condivisione. Partendo dalla sua domanda principale, non credo che lei sia esagerata nel porre questi limiti al suo compagno se questa cosa la fa star male. Il punto centrale, però, mi sembra il dialogo: ho la sensazione che su questo lei si sia sentita poco ascoltata e sostenuta, un po' come se si fosse trovata di fronte alla scelta di farsi andare bene questo lato del suo compagno o prendere lei delle decisioni. Se fosse così, immagino che si sia trovata in una situazione molto scomoda e frustrante. La vita, in particolar modo quella di coppia, è una questione di ascolto reciproco e compromessi e forse sarebbe stato importante poter sentire, dall'altra parte, maggior ascolto e comprensione del suo pensiero. Il tema che pone, poi, sui social e sui like, inteso in un senso generale, apre aspetti ancora più generali: ci confrontiamo ad oggi con innnumerevoli immagini e contenuti che possono infastidire l'altro nella coppia, immaginarsi che questa realtà non esista sarebbe in parte illusorio. Ancora di più, però, credo che il punto centrale sia poterne parlare e dialogare in un modo aperto e costruttivo, che dia all'altro la possibilità di sentirsi ascoltato per capire poi, insieme, quali siano i passi più funzionali da compiere.
Considerando la situazione, in cui comunque sta affrontando una separazione e si sta confrontando con tematiche delicate, le consiglierei di prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad uno spazio sicuro e privato, come un percorso di psicoterapia, in cui potrà prendersi cura dei suoi vissuti e lavorare su quello che sta affrontando in questo momento.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Rigutti
Considerando la situazione, in cui comunque sta affrontando una separazione e si sta confrontando con tematiche delicate, le consiglierei di prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad uno spazio sicuro e privato, come un percorso di psicoterapia, in cui potrà prendersi cura dei suoi vissuti e lavorare su quello che sta affrontando in questo momento.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Rigutti
Gentile utente, la questione che porta non riguarda l’essere esagerata o meno, ma il modo in cui i suoi bisogni emotivi vengono accolti all’interno della relazione. Quando un vissuto di disagio viene ripetutamente minimizzato, è comprensibile che emergano confusione e dubbi su di sé. Proprio per questo, può essere utile confrontarsi con un professionista. Un percorso con un esperto le consentirebbe di chiarire meglio i suoi confini relazionali, comprendere cosa per lei è negoziabile e cosa no, e rafforzare la fiducia nel proprio sentire, senza doversi continuamente chiedere se “sbaglia”. Questo spazio di riflessione può aiutarla a orientarsi con maggiore consapevolezza nelle scelte affettive presenti e future. Un caro saluto
Non stai esagerando. Il tuo disagio è un segnale, non un errore.
Il punto non sono i social, ma il fatto che un tuo limite venga minimizzato.
È legittimo che lui sia libero, ma è altrettanto legittimo che tu scelga di non restare in una relazione che ti fa stare male.
Qui non c’è colpa: c’è una differenza di bisogni e di confini.
Il punto non sono i social, ma il fatto che un tuo limite venga minimizzato.
È legittimo che lui sia libero, ma è altrettanto legittimo che tu scelga di non restare in una relazione che ti fa stare male.
Qui non c’è colpa: c’è una differenza di bisogni e di confini.
Gentilissima,
grazie per il messaggio. Da ciò che sceglie di condividere, emerge una giovane donna che che sta probabilmente cercando di dare un nome a un disagio molto preciso, ovvero il sentirsi in qualche modo messa in discussione e poi identificata come una persona troppo sensibile quando prova a condividere un vissuto. Il punto non credo sia il “mi piace” in sé, ma il fatto che quei gesti, ripetuti, hanno forse minato una sensazione di sicurezza e invece di trovare ascolto ha trovato una sorta di razionalizzazione. È comprensibile che questo la ferisca: in una relazione non chiediamo all’altro di non vedere il mondo, ma di avere cura dell’effetto che le sue azioni hanno su di noi. Il suo sentire non è un errore, è un segnale: le sta dicendo che potrebbe avere il desiderio di avere accanto qualcuno capace di considerare le sue sensazioni come qualcosa di legittimo, non come un ostacolo. Il mio consiglio è di approfondire questi aspetti innanzitutto per sé, cercando di capire cosa l'ha attivata e quali sono i bisogni che porta in una relazione. Un saluto cordiale, resto a disposizione. Dott.ssa Michelle Borrelli
grazie per il messaggio. Da ciò che sceglie di condividere, emerge una giovane donna che che sta probabilmente cercando di dare un nome a un disagio molto preciso, ovvero il sentirsi in qualche modo messa in discussione e poi identificata come una persona troppo sensibile quando prova a condividere un vissuto. Il punto non credo sia il “mi piace” in sé, ma il fatto che quei gesti, ripetuti, hanno forse minato una sensazione di sicurezza e invece di trovare ascolto ha trovato una sorta di razionalizzazione. È comprensibile che questo la ferisca: in una relazione non chiediamo all’altro di non vedere il mondo, ma di avere cura dell’effetto che le sue azioni hanno su di noi. Il suo sentire non è un errore, è un segnale: le sta dicendo che potrebbe avere il desiderio di avere accanto qualcuno capace di considerare le sue sensazioni come qualcosa di legittimo, non come un ostacolo. Il mio consiglio è di approfondire questi aspetti innanzitutto per sé, cercando di capire cosa l'ha attivata e quali sono i bisogni che porta in una relazione. Un saluto cordiale, resto a disposizione. Dott.ssa Michelle Borrelli
Buongiorno, la domanda non è se tu sia esagerata, ma che significato prende questo comportamento dentro la vostra relazione. Il “mi piace” o il messaggio non sono solo gesti neutri: diventano comunicazioni relazionali quando l’altro li vive come dolorosi. Tu stai dicendo “quando fai così io mi sento insicura e poco considerata”, lui risponde “per me non significa nulla ed è un tuo problema”. Qui non c’è un torto oggettivo, ma un’incongruenza tra bisogni e significati. Il punto critico non è la libertà individuale, ma l’assenza di una negoziazione: in una coppia adulta la libertà si intreccia con la responsabilità emotiva verso l’altro. Se una cosa per me è irrilevante ma so che ferisce il partner, la relazione mi chiede di tenerne conto. Il suo evitare il confronto e minimizzare il tuo vissuto interrompe il dialogo e ti lascia sola con il dubbio di “esagerare”. In realtà stai cercando legittimamente rassicurazione e rispetto, non controllo. La domanda finale da porti non è se sbagli tu, ma se questa relazione riesce davvero a includere anche i tuoi bisogni emotivi.
Salve, grazie per aver condiviso una parte della sua esperienza, come tutte le relazioni è presente un processo, che non è determinabile da una sola fotografia della relazione, ma comprende molta più complessità. Sicuramente ciò che lei ritiene "giusto" è valido per lei, così come le sue emozioni e i suoi vissuti ed è la parte di cui ci si può occupare, chiedendosi magari come ci si colloca in base alla circostanza che sta vivendo. Resto disponibile per eventuali richieste. Le auguro un in bocca al lupo!
Buongiorno,
non stai “esagerando” in senso assoluto: stai descrivendo un punto molto concreto in cui, per te, il gesto non è neutro. Il tema infatti non è il fatto che lui possa trovare attraente qualcuno (cosa umana), ma che cosa significa per te l’interazione pubblica (mi piace, segui, messaggi) e che posto ha nella coppia. Per alcune persone è davvero un gesto leggero e senza conseguenze; per altre è vissuto come una mancanza di rispetto, come un modo di tenere aperta una porta, o come un segnale di scarsa considerazione. Nessuna delle due letture è “sbagliata” a priori: è una questione di confini e sensibilità, e soprattutto di accordi di coppia.
Nel tuo racconto non parli solo di un “mi piace” occasionale, ma di una ripetizione nel tempo e, in più, di un messaggio (“ciao”) a una sconosciuta. Anche se lui lo minimizza, è comprensibile che per te questo faccia scattare insicurezza e rabbia: non tanto per gelosia “ingiustificata”, quanto perché ti sembra che lui non tenga conto del tuo vissuto e che, quando provi a parlarne, tenda a chiudere la conversazione (“non mi piace discutere”, “i social non sono la vita vera”). Il punto non è stabilire chi ha ragione, ma notare che il tuo disagio non viene davvero accolto.
La sua analogia (“è come vedere una ragazza carina per strada”) può avere un senso, ma non coincide del tutto con il “mettere un segnale” visibile e ripetuto sui social, che è un comportamento attivo e comunicativo. Interagire è una scelta. E se una scelta ferisce la partner, diventa un tema relazionale, non un dettaglio.
Quindi la domanda utile non è “sono esagerata?”, ma: che tipo di relazione desidero e quali confini mi fanno stare bene? Se per te è importante che il partner eviti certe interazioni online, non è un capriccio: è un bisogno di sicurezza e rispetto. Dall’altra parte, lui può avere un’idea diversa. Quando queste idee non si incontrano, non è automaticamente colpa di qualcuno: può voler dire che c’è una differenza di valori, oppure che manca disponibilità a fare spazio all’altro.
In sintesi, non è tanto “chi ha ragione sui social”, ma se nella coppia c’è la possibilità di ascoltarsi e trovare un accordo che tuteli entrambi. Se un tema che per te è doloroso viene sistematicamente minimizzato o liquidato, è comprensibile che tu abbia sentito di non riuscire a stare bene dentro quella relazione.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
non stai “esagerando” in senso assoluto: stai descrivendo un punto molto concreto in cui, per te, il gesto non è neutro. Il tema infatti non è il fatto che lui possa trovare attraente qualcuno (cosa umana), ma che cosa significa per te l’interazione pubblica (mi piace, segui, messaggi) e che posto ha nella coppia. Per alcune persone è davvero un gesto leggero e senza conseguenze; per altre è vissuto come una mancanza di rispetto, come un modo di tenere aperta una porta, o come un segnale di scarsa considerazione. Nessuna delle due letture è “sbagliata” a priori: è una questione di confini e sensibilità, e soprattutto di accordi di coppia.
Nel tuo racconto non parli solo di un “mi piace” occasionale, ma di una ripetizione nel tempo e, in più, di un messaggio (“ciao”) a una sconosciuta. Anche se lui lo minimizza, è comprensibile che per te questo faccia scattare insicurezza e rabbia: non tanto per gelosia “ingiustificata”, quanto perché ti sembra che lui non tenga conto del tuo vissuto e che, quando provi a parlarne, tenda a chiudere la conversazione (“non mi piace discutere”, “i social non sono la vita vera”). Il punto non è stabilire chi ha ragione, ma notare che il tuo disagio non viene davvero accolto.
La sua analogia (“è come vedere una ragazza carina per strada”) può avere un senso, ma non coincide del tutto con il “mettere un segnale” visibile e ripetuto sui social, che è un comportamento attivo e comunicativo. Interagire è una scelta. E se una scelta ferisce la partner, diventa un tema relazionale, non un dettaglio.
Quindi la domanda utile non è “sono esagerata?”, ma: che tipo di relazione desidero e quali confini mi fanno stare bene? Se per te è importante che il partner eviti certe interazioni online, non è un capriccio: è un bisogno di sicurezza e rispetto. Dall’altra parte, lui può avere un’idea diversa. Quando queste idee non si incontrano, non è automaticamente colpa di qualcuno: può voler dire che c’è una differenza di valori, oppure che manca disponibilità a fare spazio all’altro.
In sintesi, non è tanto “chi ha ragione sui social”, ma se nella coppia c’è la possibilità di ascoltarsi e trovare un accordo che tuteli entrambi. Se un tema che per te è doloroso viene sistematicamente minimizzato o liquidato, è comprensibile che tu abbia sentito di non riuscire a stare bene dentro quella relazione.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Grazie innanzitutto per questa condivisione, che tocca un tema molto sentito e che riguarda appunto l'utilizzo dei social. La prima cosa che tengo a sottolineare è che le emozioni che proviamo sono sempre legittime e, per questo motivo, non possiamo considerarle sbagliate. Le proviamo e basta. Mi sembra di capire che nel momento in cui il suo compagno interagisce con altre donne e lei gli comunica il suo disagio, lui non prenda seriamente in considerazione i suoi sentimenti; tende a minimizzare, facendole capire che non è nulla di importante e che si tratta di uno scambio superficiale. Il che è molto probabile che sia vero. Ma non è questo il tema. Il tema è che il suo comportamento la ferisce profondamente. Credo che lei per prima dovrebbe avere cura di questo dolore e accoglierlo; solo dopo potrà chiedere a lui di rispettarlo.
Le auguro il meglio.
Le auguro il meglio.
Buongiorno, il significato di un gesto può essere diverso a seconda di come ognuno lo legge, specialmente in un campo virtuale dove le regole sono particolari. Nel suo caso ha espresso chiaramente il suo disagio di fronte a dei "mi piace" senza ricevere ascolto e attenzione da parte del partner: non credo esageri a sentirsi ferita da questa mancanza di riguardo
Non credo ci sia qualcosa di giusto o sbagliato in assoluto.. esiste qualcosa di giusto o sbagliato per lei. Dovrebbe comprendere se per lei va bene accettare situazioni di questo genere o se invece sente che potrebbe influenzare la relazione in modo negativo
Salve,
la situazione che descrivi è molto comune nelle relazioni attuali, soprattutto con l’uso dei social. Non si tratta necessariamente di essere “esagerata” o di avere torto, ma di capire i propri limiti emotivi e le proprie esigenze di fiducia e rispetto reciproco.
Il fatto che i “mi piace” o i messaggi verso altre persone ti creino disagio indica che, per te, questi gesti hanno un significato emotivo importante: non è solo una questione di attenzione virtuale, ma di come questo impatta sul senso di sicurezza e fiducia nella relazione. Allo stesso tempo, il tuo ex partner può vedere queste azioni come innocue, quindi esiste una differenza di percezione tra i due.
In questi casi, la chiave è la comunicazione: è importante poter esprimere come ci si sente senza sentirsi giudicati e trovare un accordo su cosa è rispettoso per entrambi. Tuttavia, se le emozioni legate a questi comportamenti diventano ricorrenti e difficili da gestire, può essere utile affrontarle con un professionista per comprendere meglio i propri confini, i propri valori e imparare strategie per gestire gelosia o disagio nei confronti dei social.
In sintesi, non sei esagerata a sentirti così, ma è consigliabile approfondire con uno specialista per capire come gestire al meglio queste dinamiche.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrivi è molto comune nelle relazioni attuali, soprattutto con l’uso dei social. Non si tratta necessariamente di essere “esagerata” o di avere torto, ma di capire i propri limiti emotivi e le proprie esigenze di fiducia e rispetto reciproco.
Il fatto che i “mi piace” o i messaggi verso altre persone ti creino disagio indica che, per te, questi gesti hanno un significato emotivo importante: non è solo una questione di attenzione virtuale, ma di come questo impatta sul senso di sicurezza e fiducia nella relazione. Allo stesso tempo, il tuo ex partner può vedere queste azioni come innocue, quindi esiste una differenza di percezione tra i due.
In questi casi, la chiave è la comunicazione: è importante poter esprimere come ci si sente senza sentirsi giudicati e trovare un accordo su cosa è rispettoso per entrambi. Tuttavia, se le emozioni legate a questi comportamenti diventano ricorrenti e difficili da gestire, può essere utile affrontarle con un professionista per comprendere meglio i propri confini, i propri valori e imparare strategie per gestire gelosia o disagio nei confronti dei social.
In sintesi, non sei esagerata a sentirti così, ma è consigliabile approfondire con uno specialista per capire come gestire al meglio queste dinamiche.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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