Salve dottori da un po di tempo sono entrato a conoscenza di varie tecniche spirituali come la demol
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Salve dottori da un po di tempo sono entrato a conoscenza di varie tecniche spirituali come la demolizione del ego la meditazione lo spegnimento del desiderio ecc ecc io sono stato sempre un ragazzo sereno e in pace con me stesso adesso seguendo qualche maestro ho iniziato dubitare su molte cose se la mia serenità è autentica se il mio amore per mia moglie e miei figli sia autentico , io alcune cose le sto mettendo in pratica per me stesso ma non seguo tutto alla lettera perché non ne sento la necessità anche perché mi sento bene con me stesso e con gli altri ma questi maestri counseling sembrano tanto così superiori che mi sento in colpa di non seguire tutto e nemmeno di non divulgare il sapere per aiutare agli altri sopratutto mia moglie e miei amici cosa dovrei fare? Dovrei seguire tutto e divulgare il sapere? Anche la stessa psicologia che ho sempre apprezzato e mi aiutato molto sembra difronte a questi grani maestri di non avere senso
Quello che descrivi accade più spesso di quanto si pensi. Avvicinarsi a pratiche spirituali può aprire spazi interessanti di introspezione, ma può anche generare dubbi inattesi, soprattutto quando i discorsi dei “maestri” vengono vissuti come verità assolute che mettono in discussione ciò che già funziona nella tua vita.
Dalle tue parole emerge una cosa importante: prima di avvicinarti a queste tecniche ti sentivi sereno, in equilibrio con te stesso, con tua moglie e i tuoi figli. Questo è un dato prezioso. Il dubbio non nasce da un malessere preesistente, ma dall’incontro con contenuti molto carichi di significato, che possono far sembrare “insufficiente” ciò che è semplicemente naturale e autentico.
È comprensibile sentirsi in colpa quando un maestro afferma di possedere una verità “più elevata” o quando suggerisce che solo chi segue certe pratiche è davvero consapevole. A volte questo produce l’idea che la propria serenità non sia abbastanza profonda, o che l’amore per la propria famiglia debba essere continuamente messo alla prova per dimostrarne la purezza.
I dubbi che stai vivendo sembrerebbero parlare più dell’impatto che questi discorsi hanno sulla tua sensibilità che di un reale problema nella tua vita affettiva. È come se una parte di te si sentisse chiamata a dover “dimostrare” qualcosa, mentre un’altra parte continua a riconoscere che la tua vita, così com’è, ha già un equilibrio e un senso.
Riguardo all’idea di divulgare o di “seguire tutto”, può essere utile fermarsi un momento: la crescita personale non è mai un obbligo, né una gara di autenticità. E non dipende dalla quantità di tecniche apprese, ma dalla capacità di sentire se ciò che stai facendo è in armonia con chi sei davvero.
Non c’è nulla di strano nel dare valore alla psicologia e, allo stesso tempo, essere incuriosito da percorsi spirituali. Possono convivere. La difficoltà nasce quando un insegnamento esterno inizia a mettere in ombra quello che tu sai già di te stesso.
Se senti che questi dubbi stanno diventando invadenti o mettono in discussione aspetti importanti della tua vita quotidiana, confrontarti con uno psicologo potrebbe offrirti un luogo stabile e non giudicante in cui rimettere ordine, distinguere ciò che ti nutre da ciò che ti confonde e ritrovare un punto fermo da cui ripartire.
Non si tratta di scegliere tra psicologia e spiritualità, ma di riconnetterti alla tua esperienza autentica, quella che esisteva già prima dei dubbi e che sembra ancora presente, anche se un po’ oscurata.
Dalle tue parole emerge una cosa importante: prima di avvicinarti a queste tecniche ti sentivi sereno, in equilibrio con te stesso, con tua moglie e i tuoi figli. Questo è un dato prezioso. Il dubbio non nasce da un malessere preesistente, ma dall’incontro con contenuti molto carichi di significato, che possono far sembrare “insufficiente” ciò che è semplicemente naturale e autentico.
È comprensibile sentirsi in colpa quando un maestro afferma di possedere una verità “più elevata” o quando suggerisce che solo chi segue certe pratiche è davvero consapevole. A volte questo produce l’idea che la propria serenità non sia abbastanza profonda, o che l’amore per la propria famiglia debba essere continuamente messo alla prova per dimostrarne la purezza.
I dubbi che stai vivendo sembrerebbero parlare più dell’impatto che questi discorsi hanno sulla tua sensibilità che di un reale problema nella tua vita affettiva. È come se una parte di te si sentisse chiamata a dover “dimostrare” qualcosa, mentre un’altra parte continua a riconoscere che la tua vita, così com’è, ha già un equilibrio e un senso.
Riguardo all’idea di divulgare o di “seguire tutto”, può essere utile fermarsi un momento: la crescita personale non è mai un obbligo, né una gara di autenticità. E non dipende dalla quantità di tecniche apprese, ma dalla capacità di sentire se ciò che stai facendo è in armonia con chi sei davvero.
Non c’è nulla di strano nel dare valore alla psicologia e, allo stesso tempo, essere incuriosito da percorsi spirituali. Possono convivere. La difficoltà nasce quando un insegnamento esterno inizia a mettere in ombra quello che tu sai già di te stesso.
Se senti che questi dubbi stanno diventando invadenti o mettono in discussione aspetti importanti della tua vita quotidiana, confrontarti con uno psicologo potrebbe offrirti un luogo stabile e non giudicante in cui rimettere ordine, distinguere ciò che ti nutre da ciò che ti confonde e ritrovare un punto fermo da cui ripartire.
Non si tratta di scegliere tra psicologia e spiritualità, ma di riconnetterti alla tua esperienza autentica, quella che esisteva già prima dei dubbi e che sembra ancora presente, anche se un po’ oscurata.
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Buongiorno,
penso che il rivolgersi ad un professionista debba portare beneficio e non dubbi o addirittura sensi di colpa. Penso anche che l'obiettivo di un professionista della salute mentale debba essere quello di dare sostegno alle competenze emotive del proprio paziente, senza imporre nessun tipo di indicazione (che sarebbe ovviamente troppo personale e soggettiva). Spero che questo possa essere uno spunto.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Laurent Alessia
penso che il rivolgersi ad un professionista debba portare beneficio e non dubbi o addirittura sensi di colpa. Penso anche che l'obiettivo di un professionista della salute mentale debba essere quello di dare sostegno alle competenze emotive del proprio paziente, senza imporre nessun tipo di indicazione (che sarebbe ovviamente troppo personale e soggettiva). Spero che questo possa essere uno spunto.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Laurent Alessia
Buonasera, se seguendo i maestri la sua serenità ha cominciato a vacillare può darsi che la strada che sta percorrendo non sia del tutto adatta alla sua persona. Da ciò che ha scritto, questa situazione la sta mettendo molto a disagio ed è comprensibile. Se Lei stesso ha iniziato a dubitare lecitamente di ciò che sta apprendendo con i maestri consueling, io le consiglio di rivolgersi ad un professionista più adatto alle Sue esigenze in modo tale da poter ritrovare l'equilibrio e quindi la serenità per Lei e la sua vita privata.
Spero di averla in qualche modo aiutata e che lei possa ritrovare il suo benessere.
Spero di averla in qualche modo aiutata e che lei possa ritrovare il suo benessere.
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto piuttosto frequente quando ci si avvicina a percorsi spirituali o a figure carismatiche che propongono “verità” assolute. Tecniche come meditazione, lavoro sull’ego o sul desiderio non sono di per sé negative, ma possono diventare problematiche quando iniziano a minare aspetti fondamentali e sani della propria vita, come la serenità, gli affetti, la spontaneità e il senso di sé.
Da ciò che racconta, colpisce un punto importante: lei prima si sentiva sereno, in pace, capace di amare, e ora questa serenità viene messa in dubbio dall’esterno. Quando un percorso, anziché aumentare consapevolezza e libertà, genera colpa, confusione, senso di inferiorità o l’idea di “non essere abbastanza”, è legittimo fermarsi e interrogarsi. La crescita personale non dovrebbe mai passare attraverso l’annullamento di sé, dei propri legami o del proprio sentire autentico.
Non esiste alcun obbligo psicologico o umano a “seguire tutto” o a “divulgare il sapere”. Il desiderio di aiutare gli altri è sano solo se nasce da una scelta libera, non dal senso di colpa o dalla paura di essere inadeguati. Inoltre, nessun maestro dovrebbe porsi come superiore, né svalutare altre forme di conoscenza, come la psicologia, che lavora proprio per integrare mente, emozioni, relazioni e benessere.
Il fatto che lei senta che alcune pratiche le fanno bene e altre no è un segnale di contatto con se stesso, non di fallimento. La psicologia non è in competizione con la spiritualità: quando ben integrate, possono dialogare; quando una annulla l’altra, è spesso un campanello d’allarme.
Il mio consiglio è di dare valore alla sua esperienza interna, senza forzarsi a seguire modelli che non sente autentici, e di approfondire questi dubbi con uno specialista, che possa aiutarla a fare chiarezza senza giudizio, distinguendo ciò che nutre davvero il suo benessere da ciò che invece lo mette in crisi.
Un confronto professionale può essere molto utile per ritrovare equilibrio e fiducia nel proprio sentire.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un vissuto piuttosto frequente quando ci si avvicina a percorsi spirituali o a figure carismatiche che propongono “verità” assolute. Tecniche come meditazione, lavoro sull’ego o sul desiderio non sono di per sé negative, ma possono diventare problematiche quando iniziano a minare aspetti fondamentali e sani della propria vita, come la serenità, gli affetti, la spontaneità e il senso di sé.
Da ciò che racconta, colpisce un punto importante: lei prima si sentiva sereno, in pace, capace di amare, e ora questa serenità viene messa in dubbio dall’esterno. Quando un percorso, anziché aumentare consapevolezza e libertà, genera colpa, confusione, senso di inferiorità o l’idea di “non essere abbastanza”, è legittimo fermarsi e interrogarsi. La crescita personale non dovrebbe mai passare attraverso l’annullamento di sé, dei propri legami o del proprio sentire autentico.
Non esiste alcun obbligo psicologico o umano a “seguire tutto” o a “divulgare il sapere”. Il desiderio di aiutare gli altri è sano solo se nasce da una scelta libera, non dal senso di colpa o dalla paura di essere inadeguati. Inoltre, nessun maestro dovrebbe porsi come superiore, né svalutare altre forme di conoscenza, come la psicologia, che lavora proprio per integrare mente, emozioni, relazioni e benessere.
Il fatto che lei senta che alcune pratiche le fanno bene e altre no è un segnale di contatto con se stesso, non di fallimento. La psicologia non è in competizione con la spiritualità: quando ben integrate, possono dialogare; quando una annulla l’altra, è spesso un campanello d’allarme.
Il mio consiglio è di dare valore alla sua esperienza interna, senza forzarsi a seguire modelli che non sente autentici, e di approfondire questi dubbi con uno specialista, che possa aiutarla a fare chiarezza senza giudizio, distinguendo ciò che nutre davvero il suo benessere da ciò che invece lo mette in crisi.
Un confronto professionale può essere molto utile per ritrovare equilibrio e fiducia nel proprio sentire.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, credo che nelle sue parole si celi già la risposta. Lei afferma di essere in uno stato di serenità e sta bene con sé stesso, questo è ciò che più conta. Mi permetta inoltre di sottolineare che la figura di counselor ha un percorso studi riduttivo. Le consiglio sempre di rivolgersi a professionisti nel settore psicologi e psicoterapeuti. Spero di esserle stata d'aiuto. Un caro saluto
Salve, purtroppo o per fortuna, nessuno detiene la verità in tasca, pertanto suggerisco di diffidare da "grandi maestri" che sembrano aver capito tutto.
La curiosità di avere un approccio alla vita maggiormente funzionale e che apporti benessere e serenità per se stessi e le nostre relazioni è una cosa sana; il senso di colpa più o meno indotto se non si "divulga il sapere" no, quindi qualcosa non sta andando bene.
Tenga presente che il counseling è un approccio che deriva da quello psicologico, pertanto non può in nessun caso avere lo spessore, la profondità e l'efficacia di un qualunque percorso psicologico fatto con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che, fra le altre cose, si sono formati per più del doppio degli anni di un counselor medio.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
La curiosità di avere un approccio alla vita maggiormente funzionale e che apporti benessere e serenità per se stessi e le nostre relazioni è una cosa sana; il senso di colpa più o meno indotto se non si "divulga il sapere" no, quindi qualcosa non sta andando bene.
Tenga presente che il counseling è un approccio che deriva da quello psicologico, pertanto non può in nessun caso avere lo spessore, la profondità e l'efficacia di un qualunque percorso psicologico fatto con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che, fra le altre cose, si sono formati per più del doppio degli anni di un counselor medio.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Di fronte a chi si erge a grande maestro di vita, facendo sentire chi non segue alla lettera il proprio insegnamento inferiore, dovremmo tutti noi esercitare il sano esercizio dello scetticismo.
Gentile utente,
comprendo il suo interesse verso questo tipo di tecniche, tuttavia sento di dirle con sincerità che, allo stato attuale, non esistono evidenze cliniche solide che ne dimostrino un’efficacia significativa. Proprio per questo è importante muoversi con cautela, soprattutto quando si parla di benessere psicologico e di situazioni di sofferenza.
Ritengo fondamentale affidarsi a professionisti della salute mentale che abbiano una formazione adeguata e qualifiche ufficialmente riconosciute, così da poter intraprendere un percorso basato su metodi validati e realmente orientati al suo benessere.
Se desidera un confronto o una consulenza per orientarsi meglio, può contattarmi liberamente.
Un caro saluto.
comprendo il suo interesse verso questo tipo di tecniche, tuttavia sento di dirle con sincerità che, allo stato attuale, non esistono evidenze cliniche solide che ne dimostrino un’efficacia significativa. Proprio per questo è importante muoversi con cautela, soprattutto quando si parla di benessere psicologico e di situazioni di sofferenza.
Ritengo fondamentale affidarsi a professionisti della salute mentale che abbiano una formazione adeguata e qualifiche ufficialmente riconosciute, così da poter intraprendere un percorso basato su metodi validati e realmente orientati al suo benessere.
Se desidera un confronto o una consulenza per orientarsi meglio, può contattarmi liberamente.
Un caro saluto.
Buongiorno,
è comprensibile che alcuni insegnamenti spirituali possano far nascere dubbi e confusione. Non esiste però un unico percorso “giusto”: può tenere ciò che le è utile e lasciare ciò che le genera senso di colpa o disagio.
Se si sente sereno nei suoi affetti e nella sua vita, questo è già un segnale importante. Anche la psicologia può restare un valido riferimento per integrare e dare senso a queste esperienze, senza doverle contrapporre.
è comprensibile che alcuni insegnamenti spirituali possano far nascere dubbi e confusione. Non esiste però un unico percorso “giusto”: può tenere ciò che le è utile e lasciare ciò che le genera senso di colpa o disagio.
Se si sente sereno nei suoi affetti e nella sua vita, questo è già un segnale importante. Anche la psicologia può restare un valido riferimento per integrare e dare senso a queste esperienze, senza doverle contrapporre.
Salve,
quello che descrive è qualcosa che incontro spesso quando una persona entra in contatto con percorsi spirituali o “di crescita” molto strutturati.
Da ciò che scrive emerge un punto centrale: prima di questi insegnamenti lei si sentiva sereno, in pace con sé stesso e nelle sue relazioni. Questo non è un dato secondario, ma un indicatore importante di equilibrio psicologico.
Alcuni approcci spirituali, soprattutto quando vengono proposti in modo rigido o idealizzato, possono generare più dubbi che benessere: portano a mettere in discussione emozioni sane (come l’amore, la serenità, il desiderio) e a introdurre un senso di colpa o di “inadeguatezza” se non li si segue alla lettera o se non si sente il bisogno di “convertire” gli altri.
È importante chiarire alcuni punti:
Il benessere non nasce dal sentirsi in colpa o inferiori a qualcuno che viene percepito come “maestro”.
Non esiste un obbligo a seguire tutto, né a divulgare nulla. Se un sapere è davvero utile, dovrebbe integrarsi nella vita, non metterla in crisi.
Il fatto che lei selezioni ciò che sente adatto a sé e lasci il resto indica autonomia e buon contatto con sé stesso, non chiusura o mancanza di consapevolezza.
La psicologia, a differenza di alcuni percorsi spirituali, non chiede di spegnere parti di sé (come l’ego, il desiderio o l’attaccamento), ma di comprenderle, regolarle e integrarle. L’amore per la propria moglie e i propri figli non ha bisogno di essere “demolito” per essere autentico.
Una buona bussola può essere questa:
ciò che aumenta presenza, libertà e serenità è nutriente; ciò che aumenta confusione, senso di colpa e svalutazione di sé va maneggiato con cautela.
Se sente che questi insegnamenti stanno incrinando una stabilità che aveva costruito, può essere utile confrontarsi con un professionista (psicologo o psicoterapeuta) per rimettere al centro la sua esperienza diretta, senza dover rinnegare nulla né aderire a dogmi.
Il lavoro su di sé non dovrebbe allontanarla da chi ama, ma aiutarla a stare meglio con sé stesso e con gli altri, così come è.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
quello che descrive è qualcosa che incontro spesso quando una persona entra in contatto con percorsi spirituali o “di crescita” molto strutturati.
Da ciò che scrive emerge un punto centrale: prima di questi insegnamenti lei si sentiva sereno, in pace con sé stesso e nelle sue relazioni. Questo non è un dato secondario, ma un indicatore importante di equilibrio psicologico.
Alcuni approcci spirituali, soprattutto quando vengono proposti in modo rigido o idealizzato, possono generare più dubbi che benessere: portano a mettere in discussione emozioni sane (come l’amore, la serenità, il desiderio) e a introdurre un senso di colpa o di “inadeguatezza” se non li si segue alla lettera o se non si sente il bisogno di “convertire” gli altri.
È importante chiarire alcuni punti:
Il benessere non nasce dal sentirsi in colpa o inferiori a qualcuno che viene percepito come “maestro”.
Non esiste un obbligo a seguire tutto, né a divulgare nulla. Se un sapere è davvero utile, dovrebbe integrarsi nella vita, non metterla in crisi.
Il fatto che lei selezioni ciò che sente adatto a sé e lasci il resto indica autonomia e buon contatto con sé stesso, non chiusura o mancanza di consapevolezza.
La psicologia, a differenza di alcuni percorsi spirituali, non chiede di spegnere parti di sé (come l’ego, il desiderio o l’attaccamento), ma di comprenderle, regolarle e integrarle. L’amore per la propria moglie e i propri figli non ha bisogno di essere “demolito” per essere autentico.
Una buona bussola può essere questa:
ciò che aumenta presenza, libertà e serenità è nutriente; ciò che aumenta confusione, senso di colpa e svalutazione di sé va maneggiato con cautela.
Se sente che questi insegnamenti stanno incrinando una stabilità che aveva costruito, può essere utile confrontarsi con un professionista (psicologo o psicoterapeuta) per rimettere al centro la sua esperienza diretta, senza dover rinnegare nulla né aderire a dogmi.
Il lavoro su di sé non dovrebbe allontanarla da chi ama, ma aiutarla a stare meglio con sé stesso e con gli altri, così come è.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dal punto di vista psicologico, quando un percorso che promette “consapevolezza” genera dubbio, colpa e perdita di fiducia in ciò che prima era fonte di benessere, è importante fermarsi e ascoltarsi. La serenità che nasce spontaneamente, le relazioni vissute con affetto e continuità, non sono meno autentiche perché non passano da un ideale spirituale assoluto. Nessun maestro dovrebbe indurti a sentirti inadeguato o moralmente obbligato a credere o a convertire gli altri. La crescita personale non richiede di annullare il sé, ma di integrarlo, e se un approccio ti allontana da te stesso e dai tuoi affetti, è legittimo prenderne le distanze e tornare a ciò che ti fa sentire stabile, presente e vivo.
Caro utente, dalle tue parole emerge chiaramente come tu ti senta sopraffatto da varie emozioni e un po' confuso da queste.
Comincio con il dirti che spesso può capitare di subire il fascino di persone che riteniamo superiori ma che questo fascino spesso può confondere facendoci credere che loro abbiano tutto e noi niente mentre non è così. Ognuno costruisce la propria interezza in modi diversi.
Dici di stare bene con te stesso ma di cominciare a dubitare di tutto.
Ogni pratica che scegli di applicare nella tua vita è utile fino al punto in cui ti aiuta a trovare equilibrio e non a perdere quello che avevi.
Se hai sempre sentito di stare bene con te stesso, con tua moglie e con i tuoi figli perché queste pratiche dovrebbero farti dubitare di questo?
Perché ritieni che la vita di questi maestri sia più piena della tua quando tu hai costruito molte cosa tra le quali una famiglia?
E' importante nella vita lavorare su ciò che ci rende infelici senza però rischiare di mandare in frantumi quello che abbiamo costruito.
E' come un quadro: se c'è un punto che non ci piace correggiamo quello ma evitiamo che il pennello intacchi altre zone che ci piacciono così come sono.
Resto a disposizione se e quando ne avrai bisogno e ti porgo un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Comincio con il dirti che spesso può capitare di subire il fascino di persone che riteniamo superiori ma che questo fascino spesso può confondere facendoci credere che loro abbiano tutto e noi niente mentre non è così. Ognuno costruisce la propria interezza in modi diversi.
Dici di stare bene con te stesso ma di cominciare a dubitare di tutto.
Ogni pratica che scegli di applicare nella tua vita è utile fino al punto in cui ti aiuta a trovare equilibrio e non a perdere quello che avevi.
Se hai sempre sentito di stare bene con te stesso, con tua moglie e con i tuoi figli perché queste pratiche dovrebbero farti dubitare di questo?
Perché ritieni che la vita di questi maestri sia più piena della tua quando tu hai costruito molte cosa tra le quali una famiglia?
E' importante nella vita lavorare su ciò che ci rende infelici senza però rischiare di mandare in frantumi quello che abbiamo costruito.
E' come un quadro: se c'è un punto che non ci piace correggiamo quello ma evitiamo che il pennello intacchi altre zone che ci piacciono così come sono.
Resto a disposizione se e quando ne avrai bisogno e ti porgo un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Gentilissimo,
dalle sue parole emerge un conflitto interiore comprensibile e umano. Il fatto che lei si descriva come una persona che, per lungo tempo, si è sentita serena e in pace con se stessa è un elemento importante e positivo, così come il fatto che oggi senta di non dover seguire tutto alla lettera per stare bene. Anche il ripetersi del suo “mi sento bene con me stesso” sembra indicare che dentro di lei esiste già una base solida a cui poter fare riferimento.
Avvicinarsi a nuovi percorsi, spirituali o di crescita personale, non è sbagliato e spesso nasce da una naturale curiosità o da una fase di ricerca, anche quando non c’è un vero e proprio malessere. Talvolta non si cerca perché “manca qualcosa”, ma perché si sente il bisogno di dare un significato nuovo o più profondo a ciò che già si ha.
Allo stesso tempo, il senso di colpa che descrive rispetto al non seguire tutto o al non sentire l’urgenza di “divulgare” ciò che ha appreso è un segnale che merita ascolto e delicatezza. I percorsi che aiutano davvero dovrebbero lasciare spazio alla libertà personale, non far sentire in difetto o inadeguati.
Forse, prima di chiedersi cosa “dovrebbe” fare, potrebbe essere utile fermarsi un momento e chiedersi cosa sente di cercare davvero in questa fase della sua vita e cosa, per lei, ha senso e valore, al di là di qualsiasi insegnamento o figura di riferimento esterna.
Confrontarsi con una persona esterna e neutra può offrire uno spazio sicuro per dare ordine a questi pensieri, integrare le nuove esperienze e ritrovare una direzione che sia coerente con ciò che sente autentico per sé, per la sua famiglia e per le relazioni che ama. Un caro saluto.
dalle sue parole emerge un conflitto interiore comprensibile e umano. Il fatto che lei si descriva come una persona che, per lungo tempo, si è sentita serena e in pace con se stessa è un elemento importante e positivo, così come il fatto che oggi senta di non dover seguire tutto alla lettera per stare bene. Anche il ripetersi del suo “mi sento bene con me stesso” sembra indicare che dentro di lei esiste già una base solida a cui poter fare riferimento.
Avvicinarsi a nuovi percorsi, spirituali o di crescita personale, non è sbagliato e spesso nasce da una naturale curiosità o da una fase di ricerca, anche quando non c’è un vero e proprio malessere. Talvolta non si cerca perché “manca qualcosa”, ma perché si sente il bisogno di dare un significato nuovo o più profondo a ciò che già si ha.
Allo stesso tempo, il senso di colpa che descrive rispetto al non seguire tutto o al non sentire l’urgenza di “divulgare” ciò che ha appreso è un segnale che merita ascolto e delicatezza. I percorsi che aiutano davvero dovrebbero lasciare spazio alla libertà personale, non far sentire in difetto o inadeguati.
Forse, prima di chiedersi cosa “dovrebbe” fare, potrebbe essere utile fermarsi un momento e chiedersi cosa sente di cercare davvero in questa fase della sua vita e cosa, per lei, ha senso e valore, al di là di qualsiasi insegnamento o figura di riferimento esterna.
Confrontarsi con una persona esterna e neutra può offrire uno spazio sicuro per dare ordine a questi pensieri, integrare le nuove esperienze e ritrovare una direzione che sia coerente con ciò che sente autentico per sé, per la sua famiglia e per le relazioni che ama. Un caro saluto.
Caro utente,
quello che porti è un vissuto molto delicato e, soprattutto, comprensibile. Si avverte chiaramente come qualcosa che prima era semplice, fluido, abitabile dentro di te, oggi si sia complicato proprio nel momento in cui hai iniziato a interrogarti su “come dovresti essere” per essere davvero autentico, evoluto, giusto.
Colpisce un passaggio: tu dici che sei sempre stato una persona serena, in pace con te stesso, con tua moglie, con i tuoi figli. Questo è un dato importante, perché parla di un equilibrio vissuto, incarnato, non teorico. Eppure, dopo l’incontro con questi “maestri”, quella serenità viene messa in dubbio, quasi delegittimata. È come se fosse comparsa un’istanza esterna che giudica dall’alto ciò che prima semplicemente era.
In una lettura più profonda, potremmo chiederci se il punto non sia tanto la spiritualità in sé, quanto l’effetto che queste figure hanno prodotto dentro di te: una sorta di ideale a cui conformarsi, un modello di “Io superiore” che sembra sapere meglio di te chi dovresti essere, cosa dovresti desiderare, cosa dovresti spegnere. Quando questo accade, spesso non nasce libertà, ma colpa. E la colpa, in genere, non è un buon terreno per una crescita autentica.
Ti senti in colpa perché non segui tutto, perché non “divulghi”, perché non converti chi ami. Questo è un segnale prezioso: forse una parte di te avverte che qualcosa sta diventando più prescrittivo che trasformativo. La vera domanda potrebbe non essere “devo seguire tutto?” ma “che effetto ha su di me seguire queste indicazioni?”. Ti rendono più vivo, più presente, più capace di stare nell’amore concreto che già hai, oppure ti allontanano da esso, facendoti dubitare dei tuoi sentimenti più profondi?
Quando inizi a chiederti se l’amore per tua moglie e i tuoi figli sia “autentico”, forse non è l’amore a essere in crisi, ma la fiducia nella tua esperienza emotiva. È come se ti fosse stato insinuato che ciò che nasce spontaneamente non sia abbastanza “puro”, abbastanza “elevato”. E questo può essere molto destabilizzante.
Anche il fatto che la psicologia, che ti ha aiutato, ora ti sembri perdere valore di fronte a questi maestri, merita attenzione. Forse non perché la psicologia “valga meno”, ma perché ti trovi in un momento in cui stai cercando risposte totali, definitive, che promettono una sorta di superamento del conflitto umano. Ma l’essere umano non cresce eliminando il desiderio, l’ego o la complessità: cresce imparando a conoscerli, a integrarli, a dare loro un senso nella propria storia.
Potrebbe essere utile chiederti se queste pratiche stanno nutrendo la tua vita o se, invece, stanno introducendo un ideale che ti allontana da ciò che sei e da chi ami. Non tutto ciò che si presenta come “più alto” è necessariamente più vero per te. A volte la vera maturità sta nel riconoscere ciò che risuona e ciò che no, senza sentirsi in colpa.
Forse il punto non è scegliere tra spiritualità e psicologia, né seguire o rifiutare in blocco. Forse il lavoro è tornare ad ascoltare te stesso: cosa senti, cosa ti fa bene, cosa ti rende più presente nella tua vita reale. La tua serenità di prima potrebbe non essere un’illusione da smascherare, ma una risorsa da comprendere meglio.
Con stima e attenzione,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
quello che porti è un vissuto molto delicato e, soprattutto, comprensibile. Si avverte chiaramente come qualcosa che prima era semplice, fluido, abitabile dentro di te, oggi si sia complicato proprio nel momento in cui hai iniziato a interrogarti su “come dovresti essere” per essere davvero autentico, evoluto, giusto.
Colpisce un passaggio: tu dici che sei sempre stato una persona serena, in pace con te stesso, con tua moglie, con i tuoi figli. Questo è un dato importante, perché parla di un equilibrio vissuto, incarnato, non teorico. Eppure, dopo l’incontro con questi “maestri”, quella serenità viene messa in dubbio, quasi delegittimata. È come se fosse comparsa un’istanza esterna che giudica dall’alto ciò che prima semplicemente era.
In una lettura più profonda, potremmo chiederci se il punto non sia tanto la spiritualità in sé, quanto l’effetto che queste figure hanno prodotto dentro di te: una sorta di ideale a cui conformarsi, un modello di “Io superiore” che sembra sapere meglio di te chi dovresti essere, cosa dovresti desiderare, cosa dovresti spegnere. Quando questo accade, spesso non nasce libertà, ma colpa. E la colpa, in genere, non è un buon terreno per una crescita autentica.
Ti senti in colpa perché non segui tutto, perché non “divulghi”, perché non converti chi ami. Questo è un segnale prezioso: forse una parte di te avverte che qualcosa sta diventando più prescrittivo che trasformativo. La vera domanda potrebbe non essere “devo seguire tutto?” ma “che effetto ha su di me seguire queste indicazioni?”. Ti rendono più vivo, più presente, più capace di stare nell’amore concreto che già hai, oppure ti allontanano da esso, facendoti dubitare dei tuoi sentimenti più profondi?
Quando inizi a chiederti se l’amore per tua moglie e i tuoi figli sia “autentico”, forse non è l’amore a essere in crisi, ma la fiducia nella tua esperienza emotiva. È come se ti fosse stato insinuato che ciò che nasce spontaneamente non sia abbastanza “puro”, abbastanza “elevato”. E questo può essere molto destabilizzante.
Anche il fatto che la psicologia, che ti ha aiutato, ora ti sembri perdere valore di fronte a questi maestri, merita attenzione. Forse non perché la psicologia “valga meno”, ma perché ti trovi in un momento in cui stai cercando risposte totali, definitive, che promettono una sorta di superamento del conflitto umano. Ma l’essere umano non cresce eliminando il desiderio, l’ego o la complessità: cresce imparando a conoscerli, a integrarli, a dare loro un senso nella propria storia.
Potrebbe essere utile chiederti se queste pratiche stanno nutrendo la tua vita o se, invece, stanno introducendo un ideale che ti allontana da ciò che sei e da chi ami. Non tutto ciò che si presenta come “più alto” è necessariamente più vero per te. A volte la vera maturità sta nel riconoscere ciò che risuona e ciò che no, senza sentirsi in colpa.
Forse il punto non è scegliere tra spiritualità e psicologia, né seguire o rifiutare in blocco. Forse il lavoro è tornare ad ascoltare te stesso: cosa senti, cosa ti fa bene, cosa ti rende più presente nella tua vita reale. La tua serenità di prima potrebbe non essere un’illusione da smascherare, ma una risorsa da comprendere meglio.
Con stima e attenzione,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Gentile utente,
entrare in contatto con percorsi spirituali molto strutturati o con figure che si presentano come “maestri” può generare confusione e senso di colpa, soprattutto quando si propongono modelli rigidi su come si dovrebbe essere, sentire o vivere.
Lei dice una cosa molto importante: prima di questo incontro era una persona serena, in pace con sé, con amore per sua moglie e i suoi figli e ancora oggi sente di stare bene. Questo non è un dettaglio secondario, ma un criterio fondamentale. Qualsiasi percorso (spirituale, psicologico o di crescita personale) dovrebbe aiutare a stare meglio, non a dubitare continuamente della propria autenticità o a sentirsi in difetto.
Quando una proposta di “consapevolezza” porta a mettere in discussione sentimenti profondi e vitali come l’amore, la relazione, la gioia, o introduce l’idea che chi non segue tutto alla lettera sia “meno evoluto”, è legittimo fermarsi e interrogarsi. La spiritualità non dovrebbe creare gerarchie morali né obblighi di divulgazione: non è suo compito “salvare” o illuminare gli altri, né tantomeno sua moglie o i suoi amici.
Il senso di colpa che descrive non è un segno di crescita, ma spesso l’effetto di un messaggio implicito: “se stai bene così, non è abbastanza”. Questo è un messaggio che può diventare dannoso, perché scollega la persona dalla propria esperienza diretta.
La psicologia, da cui ha tratto beneficio, non è in contraddizione con una sana dimensione spirituale. Al contrario, offre strumenti per restare ancorati alla realtà, alle relazioni, al corpo, alla responsabilità personale, senza delegare il proprio senso critico a figure idealizzate.
Il mio suggerimento è semplice e apparentemente banale:
si fidi di ciò che sente come autentico per sé. Se alcune pratiche le fanno bene, può tenerle. Se altre la mettono in crisi o la fanno sentire in colpa, può lasciarle andare senza sentirsi “meno”. La crescita non passa dall’obbedienza ma dall’integrazione.
Se sente che questi dubbi stanno intaccando la sua serenità o le relazioni, un confronto con uno psicologo può aiutarla a rimettere ordine e a distinguere ciò che arricchisce da ciò che confonde.
Un caro saluto
Gabriele
entrare in contatto con percorsi spirituali molto strutturati o con figure che si presentano come “maestri” può generare confusione e senso di colpa, soprattutto quando si propongono modelli rigidi su come si dovrebbe essere, sentire o vivere.
Lei dice una cosa molto importante: prima di questo incontro era una persona serena, in pace con sé, con amore per sua moglie e i suoi figli e ancora oggi sente di stare bene. Questo non è un dettaglio secondario, ma un criterio fondamentale. Qualsiasi percorso (spirituale, psicologico o di crescita personale) dovrebbe aiutare a stare meglio, non a dubitare continuamente della propria autenticità o a sentirsi in difetto.
Quando una proposta di “consapevolezza” porta a mettere in discussione sentimenti profondi e vitali come l’amore, la relazione, la gioia, o introduce l’idea che chi non segue tutto alla lettera sia “meno evoluto”, è legittimo fermarsi e interrogarsi. La spiritualità non dovrebbe creare gerarchie morali né obblighi di divulgazione: non è suo compito “salvare” o illuminare gli altri, né tantomeno sua moglie o i suoi amici.
Il senso di colpa che descrive non è un segno di crescita, ma spesso l’effetto di un messaggio implicito: “se stai bene così, non è abbastanza”. Questo è un messaggio che può diventare dannoso, perché scollega la persona dalla propria esperienza diretta.
La psicologia, da cui ha tratto beneficio, non è in contraddizione con una sana dimensione spirituale. Al contrario, offre strumenti per restare ancorati alla realtà, alle relazioni, al corpo, alla responsabilità personale, senza delegare il proprio senso critico a figure idealizzate.
Il mio suggerimento è semplice e apparentemente banale:
si fidi di ciò che sente come autentico per sé. Se alcune pratiche le fanno bene, può tenerle. Se altre la mettono in crisi o la fanno sentire in colpa, può lasciarle andare senza sentirsi “meno”. La crescita non passa dall’obbedienza ma dall’integrazione.
Se sente che questi dubbi stanno intaccando la sua serenità o le relazioni, un confronto con uno psicologo può aiutarla a rimettere ordine e a distinguere ciò che arricchisce da ciò che confonde.
Un caro saluto
Gabriele
Gentilissimo,
a volte l’incontro con certi percorsi spirituali può smuovere più domande che risposte. È come se, dopo un periodo di serenità naturale, qualcuno arrivasse a dirle che quella serenità va “messa alla prova”, che l’amore va “verificato”, che lei dovrebbe aspirare a qualcosa di più elevato. È comprensibile che questo generi dubbi, soprattutto quando chi parla si presenta come profondamente consapevole o “superiore”.
Quello che descrive, però, somiglia più a un processo di idealizzazione che a una reale mancanza dentro di lei. Lei ha già un equilibrio, un modo di stare bene con se stesso e con le persone che ama. Le pratiche che la fanno stare meglio possono essere accolte con libertà; quelle che la fanno sentire in colpa o inadeguato possono essere lasciate andare senza che questo significhi rinunciare alla crescita personale.
Non esiste alcun dovere di seguire tutto, né tantomeno di divulgare qualcosa agli altri. La spinta autentica nasce da dentro, non da un senso di obbligo. E la psicologia che l’ha aiutata in passato non perde valore solo perché qualcuno parla con toni assoluti o spirituali. Sono linguaggi diversi, e lei ha il diritto di scegliere quello che la fa sentire più centrato, più presente nella sua vita reale.
In fondo, la domanda più importante non è cosa vogliono i maestri, ma cosa la fa tornare a sé, alla sua serenità e ai suoi affetti. Un saluto cordiale, dott.ssa M. Borrelli
a volte l’incontro con certi percorsi spirituali può smuovere più domande che risposte. È come se, dopo un periodo di serenità naturale, qualcuno arrivasse a dirle che quella serenità va “messa alla prova”, che l’amore va “verificato”, che lei dovrebbe aspirare a qualcosa di più elevato. È comprensibile che questo generi dubbi, soprattutto quando chi parla si presenta come profondamente consapevole o “superiore”.
Quello che descrive, però, somiglia più a un processo di idealizzazione che a una reale mancanza dentro di lei. Lei ha già un equilibrio, un modo di stare bene con se stesso e con le persone che ama. Le pratiche che la fanno stare meglio possono essere accolte con libertà; quelle che la fanno sentire in colpa o inadeguato possono essere lasciate andare senza che questo significhi rinunciare alla crescita personale.
Non esiste alcun dovere di seguire tutto, né tantomeno di divulgare qualcosa agli altri. La spinta autentica nasce da dentro, non da un senso di obbligo. E la psicologia che l’ha aiutata in passato non perde valore solo perché qualcuno parla con toni assoluti o spirituali. Sono linguaggi diversi, e lei ha il diritto di scegliere quello che la fa sentire più centrato, più presente nella sua vita reale.
In fondo, la domanda più importante non è cosa vogliono i maestri, ma cosa la fa tornare a sé, alla sua serenità e ai suoi affetti. Un saluto cordiale, dott.ssa M. Borrelli
Si percepisce che dentro di lei c'è un desiderio interno verso un percorso profondo e questo è molto bello, si percepisce che c'è in lei anche un sincero desiderio ed attenzione verso l'altro. L'aspetto psichico e spirituale non vanno in contraddizione, camminano insieme. Lei si troverà costantemente a confronto con situazioni che le danno letture di realtà diverse e questo comprendo che giustamente la manda in confusione. La sfera spirituale e psichica non sono scisse. Quello che le consiglio, trovi uno psicologo preparato, uno psicologo specializzato che sia in grado d'accogliere queste Sue Due Anime (quella che la porta a desiderare una realizzazione spirituale e quella che la spinge verso una completezza psichica). Attraverso qualche colloquio farà chiarezza dentro di lei, il primo passo per lei è capire che questi due ambiti non sono scissi. Ognuno di noi nelle profondità di se stesso sa riconoscere cosa lo avvicina al Suo Vero Sè. E' bello che lei vuole aiutare ma prima deve aiutare se stesso, devo riuscire a trovare qualcuno che l'aiuti a fare in modo che queste sue due parti si ritrovino, ritrovino unità. Ognuno ha un proprio personale percorso, fare confronti non serve, non si possono indossare abiti di altri, lei deve trovare la sua strada e per farlo ha bisogno di uno psicologo aperto che sappia aiutarla a mettere in relazione questi suoi aspetti
salve, si tolga e si allontana da queste cose, si rivolga ad uno psicoterapeuta se ha bisogno grazie
Dovrebbe fare una scelta, non si può ascoltare tutti e nessuno.
Da quello che scrivi non emerge tanto un “problema spirituale”, ma una frattura introdotta dall’esterno in un equilibrio che prima funzionava. Quando un percorso, spirituale o psicologico che sia, inizia a farti dubitare della genuinità dei tuoi affetti, della tua serenità e del tuo sentire spontaneo, è legittimo fermarsi e interrogarsi.
La crescita personale non nasce dal senso di colpa né dalla svalutazione di ciò che già c’è, ma dall’integrazione: se ti senti in pace con te stesso, con tua moglie e con i tuoi figli, quella è una realtà concreta, non un’illusione da smontare.
Molti “maestri” parlano da una posizione implicita di superiorità, che può generare dipendenza, idealizzazione e la sensazione di non essere mai abbastanza. Questo non è risveglio, ma pressione normativa: “dovresti essere diverso, più evoluto, meno attaccato”. Il punto però non è spegnere l’ego o il desiderio, ma capire se ciò che fai aumenta la tua libertà e serenità interiore o le riduce. Se inizi a sentirti in colpa per non seguire tutto o per non “salvare” gli altri, sei già uscito da una pratica di consapevolezza ed entrato in una dinamica di dovere.
Non devi divulgare nulla, né seguire tutto. Nessun percorso autentico ti chiede di rinnegare ciò che ti fa stare bene o di mettere in discussione l’amore vissuto. La psicologia, quando è ben fatta, non compete con la spiritualità: aiuta a distinguere ciò che nasce da un desiderio genuino da ciò che nasce da suggestione, paura o idealizzazione.
Ora ti chiedo: ciò che stai seguendo ti rende più vivo, presente e responsabile della tua vita… o più confuso, colpevole e dipendente dal giudizio altrui?
Se vuoi puoi contattarmi per un colloquio conoscitivo e cercheremo insieme di capirci di più.
Un caro saluto
Dott.ssa Bacchi
La crescita personale non nasce dal senso di colpa né dalla svalutazione di ciò che già c’è, ma dall’integrazione: se ti senti in pace con te stesso, con tua moglie e con i tuoi figli, quella è una realtà concreta, non un’illusione da smontare.
Molti “maestri” parlano da una posizione implicita di superiorità, che può generare dipendenza, idealizzazione e la sensazione di non essere mai abbastanza. Questo non è risveglio, ma pressione normativa: “dovresti essere diverso, più evoluto, meno attaccato”. Il punto però non è spegnere l’ego o il desiderio, ma capire se ciò che fai aumenta la tua libertà e serenità interiore o le riduce. Se inizi a sentirti in colpa per non seguire tutto o per non “salvare” gli altri, sei già uscito da una pratica di consapevolezza ed entrato in una dinamica di dovere.
Non devi divulgare nulla, né seguire tutto. Nessun percorso autentico ti chiede di rinnegare ciò che ti fa stare bene o di mettere in discussione l’amore vissuto. La psicologia, quando è ben fatta, non compete con la spiritualità: aiuta a distinguere ciò che nasce da un desiderio genuino da ciò che nasce da suggestione, paura o idealizzazione.
Ora ti chiedo: ciò che stai seguendo ti rende più vivo, presente e responsabile della tua vita… o più confuso, colpevole e dipendente dal giudizio altrui?
Se vuoi puoi contattarmi per un colloquio conoscitivo e cercheremo insieme di capirci di più.
Un caro saluto
Dott.ssa Bacchi
Come ha detto lei: "sembrano".
Di fronte a quello che racconti, la prima cosa importante da dire è che non c’è nulla di “sbagliato” in te. Anzi: il fatto che tu ti stia fermando a riflettere, invece di aderire automaticamente a tutto ciò che ti viene proposto, è un segnale di buon funzionamento, non di chiusura.
Molte pratiche spirituali, di meditazione o di crescita personale – comprese quelle proposte da coach e maestri – possono avere un valore, soprattutto se aiutano le persone a rallentare, a osservarsi e a vivere con più consapevolezza. Il problema non è la spiritualità in sé, né chi la propone. Il problema nasce quando un percorso che dovrebbe aumentare libertà e serenità inizia a produrre colpa, dubbio e svalutazione di sé.
Tu descrivi una cosa molto chiara:
eri una persona serena, in pace con te stesso, con un amore sentito e concreto per tua moglie e i tuoi figli. Dopo l’esposizione a questi insegnamenti, hai iniziato a dubitare di tutto: della tua serenità, dei tuoi sentimenti, persino del valore di ciò che per anni ti ha aiutato, come la psicologia. Questo non è un effetto secondario inevitabile della crescita: è un campanello da ascoltare con attenzione.
Un punto centrale è questo: nessun percorso autentico dovrebbe farti sentire inferiore, inadeguato o in colpa perché “non fai abbastanza”. Né spirituale, né psicologico. Quando un insegnamento suggerisce – anche implicitamente – che:
se stai bene “non è abbastanza profondo”
se ami qualcuno “forse è solo ego”
se non segui tutto “sei inconsapevole”
allora non sta ampliando la tua esperienza, ma introducendo un criterio rigido e gerarchico, dove qualcuno “sa” e tu “sei indietro”.
Riguardo alla divulgazione del sapere: non sei responsabile dell’evoluzione degli altri. Né di tua moglie, né dei tuoi amici. Aiutare non significa convincere, convertire o “aprire gli occhi” a qualcuno. Se una cosa è davvero utile, lo si sente nel modo in cui migliora la vita, non nel senso di dovere che genera.
È anche molto importante quello che dici sulla psicologia. Psicologia e spiritualità non sono in competizione, e non dovrebbero annullarsi a vicenda. La psicologia non ha l’obiettivo di “spegnere l’ego” o il desiderio, ma di aiutare le persone a vivere in modo più integrato, consapevole e umano, dentro relazioni reali, limiti reali e affetti reali. Se un insegnamento ti porta a dubitare della realtà concreta della tua vita affettiva, vale la pena fermarsi.
Il mio invito, molto semplice, è questo:
prenditi tempo
sospendi l’idea che tu debba “fare di più” o “seguire tutto”
ascolta un dato fondamentale: tu stai bene così come sei adesso
La serenità non va demolita per essere autentica.
L’amore non va messo in discussione per essere “evoluto”.
E la crescita non passa dalla colpa.
Se senti confusione, parlarne con uno psicologo può aiutarti non per “smentire” la spiritualità, ma per ritrovare un tuo centro, distinguendo ciò che ti nutre davvero da ciò che ti fa sentire più piccolo. Questo non è un passo indietro: è un atto di rispetto verso te stesso.
Molte pratiche spirituali, di meditazione o di crescita personale – comprese quelle proposte da coach e maestri – possono avere un valore, soprattutto se aiutano le persone a rallentare, a osservarsi e a vivere con più consapevolezza. Il problema non è la spiritualità in sé, né chi la propone. Il problema nasce quando un percorso che dovrebbe aumentare libertà e serenità inizia a produrre colpa, dubbio e svalutazione di sé.
Tu descrivi una cosa molto chiara:
eri una persona serena, in pace con te stesso, con un amore sentito e concreto per tua moglie e i tuoi figli. Dopo l’esposizione a questi insegnamenti, hai iniziato a dubitare di tutto: della tua serenità, dei tuoi sentimenti, persino del valore di ciò che per anni ti ha aiutato, come la psicologia. Questo non è un effetto secondario inevitabile della crescita: è un campanello da ascoltare con attenzione.
Un punto centrale è questo: nessun percorso autentico dovrebbe farti sentire inferiore, inadeguato o in colpa perché “non fai abbastanza”. Né spirituale, né psicologico. Quando un insegnamento suggerisce – anche implicitamente – che:
se stai bene “non è abbastanza profondo”
se ami qualcuno “forse è solo ego”
se non segui tutto “sei inconsapevole”
allora non sta ampliando la tua esperienza, ma introducendo un criterio rigido e gerarchico, dove qualcuno “sa” e tu “sei indietro”.
Riguardo alla divulgazione del sapere: non sei responsabile dell’evoluzione degli altri. Né di tua moglie, né dei tuoi amici. Aiutare non significa convincere, convertire o “aprire gli occhi” a qualcuno. Se una cosa è davvero utile, lo si sente nel modo in cui migliora la vita, non nel senso di dovere che genera.
È anche molto importante quello che dici sulla psicologia. Psicologia e spiritualità non sono in competizione, e non dovrebbero annullarsi a vicenda. La psicologia non ha l’obiettivo di “spegnere l’ego” o il desiderio, ma di aiutare le persone a vivere in modo più integrato, consapevole e umano, dentro relazioni reali, limiti reali e affetti reali. Se un insegnamento ti porta a dubitare della realtà concreta della tua vita affettiva, vale la pena fermarsi.
Il mio invito, molto semplice, è questo:
prenditi tempo
sospendi l’idea che tu debba “fare di più” o “seguire tutto”
ascolta un dato fondamentale: tu stai bene così come sei adesso
La serenità non va demolita per essere autentica.
L’amore non va messo in discussione per essere “evoluto”.
E la crescita non passa dalla colpa.
Se senti confusione, parlarne con uno psicologo può aiutarti non per “smentire” la spiritualità, ma per ritrovare un tuo centro, distinguendo ciò che ti nutre davvero da ciò che ti fa sentire più piccolo. Questo non è un passo indietro: è un atto di rispetto verso te stesso.
Gentile, ci provo rispondere cercando di fare una confronto tra la psicologia e l'apertura spirituale , oppure meglio dire la ricerca dell'apertura spirituale attraverso varie tecniche compreso quelli che hai nominato tu...
Dunque
Molte delle tecniche descritte sono strumenti per esplorare i livelli profondi della coscienza e non dovrebbero essere utilizzate come sostituti del lavoro psicologico con professionisti qualificati.
Il senso di colpa o di inadeguatezza che nasce dal non seguire alla lettera gli insegnamenti di un “maestro” è una trappola psicologica piuttosto comune, legata all’ego spirituale e alla pressione interna del “fare tutto nel modo giusto”, invece di favorire una sana integrazione dell’esperienza nella vita reale.
Provo a fare un confronto critico e orientativo tra approcci spirituali e psicologia contemporanea, formulato per aiutare a mantenere l’equilibrio interiore, senza svalutare nessuno dei due ambiti e senza perdersi tra essi.
In anzi tutto hanno obiettivi diversi, non una competizione.
Approcci spirituali:
l’obiettivo principale è la trascendenza: andare oltre l’ego, la storia personale, gli attaccamenti e le identificazioni.
La domanda centrale è: «Chi sono io al di là della personalità?»
Invece la Psicologia moderna ha come l’obiettivo principale è l’integrazione : costruire un Sé stabile, una buona regolazione emotiva, confini sani e un adattamento funzionale alla vita reale.
La domanda chiave è:
«Come posso vivere in modo più coerente e stabile in questo mondo?»
Il problema nasce quando si tenta la trascendenza senza integrazione.
Un altra questione : L’ego: nemico o strumento?
Nelle dottrine spirituali
L’ego viene spesso descritto come un’illusione, la fonte della sofferenza, qualcosa da “dissolvere” o “superare”.
In psicologia
L’ego (il Sé) è una struttura necessaria della psiche, responsabile di:
identità, senso di realtà, capacità di scelta e stabilità emotiva.
Un Sé fragile o traumatizzato non va smantellato, ma rafforzato.
Concetto chiave:
Non si può dissolvere ciò che non è ancora sufficientemente strutturato.
Qual'è Il rischio del bypass spirituale ?
Il bypass spirituale indica l’uso della spiritualità per evitare il dolore emotivo, i conflitti interiori e le responsabilità personali.
Esempi:
«Non soffro, è solo l’ego»
«La sofferenza è un’illusione»
«La rabbia è una vibrazione bassa»
In questo modo le emozioni vengono represse, non elaborate, con il rischio di:
* ansia
* depressione
* senso di colpa
* distacco emotivo
L’autorità del “maestro” vs autonomia interiore
Nei sistemi spirituali È spesso presente una figura carismatica portatrice di verità. In psicologia è Ii principio centrale è il locus di controllo interno:
la persona è protagonista e responsabile della propria vita.
La mia conclusione è questa :
Se un insegnamento:
1. genera colpa cronica
2.svaluta l’esperienza soggettiva
3 richiede adesione rigida
E' un segnale di rischio psicologico.
Per quello che riguarda il desiderio : spegnerlo o comprenderlo?
Nelle dottrine spirituali Il desiderio è visto come causa della sofferenza e va estinto.
In psicologia
I desideri sono messaggi della psiche:
bisogni
limiti
parti non espresse
E quindi sopprimere il desiderio può portare all'apatia, perdita di vitalità, aggressività latente
Approccio secondo mio parere giusto e maturo:
non eliminare il desiderio, ma diventare consapevoli e scegliere come relazionarsi ad esso.
E per finire - Meditazione: cura o amplificatore?
La meditazione non è neutra.
con una psiche stabile → approfondisce la consapevolezza
in presenza di traumi → può amplificare ansia, dissociazione, vuoto
Per questo la psicologia utilizza forme adattate e sicure: mindfulness , pratiche corporee, tecniche di radicamento
Integrazione possibile
Sequenza sana:
1. Stabilità e sicurezza interiore (psicologia)
2. Consapevolezza emotiva e confini
3. Integrazione dell’esperienza
4. Solo dopo → pratiche spirituali profonde
La psicologia sono le radici.
La spiritualità è la chioma.
Senza radici l’albero non cresce.
questa è la mia visione , una visione di una psicologa che usa personalmente varie pratiche orientati all'apertura spirituale . In fatti ,sono pure una parapsicologo .
Secondo me Il vero criterio guida è questo:
Se una pratica ti rende più vivo, aumenta l’amore, non la colpa, migliora il contatto con la realtà, favorisce relazioni più sane
allora è una pratica utile.
Se invece: mina la fiducia in te, svaluta le emozioni, ti fa dubitare dell’amore per i tuoi cari, ti fa sentire “non abbastanza”
è il momento di fermarsi e riconsiderare!!!!!!
Conclusione
Psicologia e spiritualità non sono in conflitto, ma operano su livelli diversi.
La psicologia aiuta a diventare sé stessi.
La spiritualità ad andare oltre sé stessi.
Ma si può andare oltre solo partendo da una base solida.
Dunque
Molte delle tecniche descritte sono strumenti per esplorare i livelli profondi della coscienza e non dovrebbero essere utilizzate come sostituti del lavoro psicologico con professionisti qualificati.
Il senso di colpa o di inadeguatezza che nasce dal non seguire alla lettera gli insegnamenti di un “maestro” è una trappola psicologica piuttosto comune, legata all’ego spirituale e alla pressione interna del “fare tutto nel modo giusto”, invece di favorire una sana integrazione dell’esperienza nella vita reale.
Provo a fare un confronto critico e orientativo tra approcci spirituali e psicologia contemporanea, formulato per aiutare a mantenere l’equilibrio interiore, senza svalutare nessuno dei due ambiti e senza perdersi tra essi.
In anzi tutto hanno obiettivi diversi, non una competizione.
Approcci spirituali:
l’obiettivo principale è la trascendenza: andare oltre l’ego, la storia personale, gli attaccamenti e le identificazioni.
La domanda centrale è: «Chi sono io al di là della personalità?»
Invece la Psicologia moderna ha come l’obiettivo principale è l’integrazione : costruire un Sé stabile, una buona regolazione emotiva, confini sani e un adattamento funzionale alla vita reale.
La domanda chiave è:
«Come posso vivere in modo più coerente e stabile in questo mondo?»
Il problema nasce quando si tenta la trascendenza senza integrazione.
Un altra questione : L’ego: nemico o strumento?
Nelle dottrine spirituali
L’ego viene spesso descritto come un’illusione, la fonte della sofferenza, qualcosa da “dissolvere” o “superare”.
In psicologia
L’ego (il Sé) è una struttura necessaria della psiche, responsabile di:
identità, senso di realtà, capacità di scelta e stabilità emotiva.
Un Sé fragile o traumatizzato non va smantellato, ma rafforzato.
Concetto chiave:
Non si può dissolvere ciò che non è ancora sufficientemente strutturato.
Qual'è Il rischio del bypass spirituale ?
Il bypass spirituale indica l’uso della spiritualità per evitare il dolore emotivo, i conflitti interiori e le responsabilità personali.
Esempi:
«Non soffro, è solo l’ego»
«La sofferenza è un’illusione»
«La rabbia è una vibrazione bassa»
In questo modo le emozioni vengono represse, non elaborate, con il rischio di:
* ansia
* depressione
* senso di colpa
* distacco emotivo
L’autorità del “maestro” vs autonomia interiore
Nei sistemi spirituali È spesso presente una figura carismatica portatrice di verità. In psicologia è Ii principio centrale è il locus di controllo interno:
la persona è protagonista e responsabile della propria vita.
La mia conclusione è questa :
Se un insegnamento:
1. genera colpa cronica
2.svaluta l’esperienza soggettiva
3 richiede adesione rigida
E' un segnale di rischio psicologico.
Per quello che riguarda il desiderio : spegnerlo o comprenderlo?
Nelle dottrine spirituali Il desiderio è visto come causa della sofferenza e va estinto.
In psicologia
I desideri sono messaggi della psiche:
bisogni
limiti
parti non espresse
E quindi sopprimere il desiderio può portare all'apatia, perdita di vitalità, aggressività latente
Approccio secondo mio parere giusto e maturo:
non eliminare il desiderio, ma diventare consapevoli e scegliere come relazionarsi ad esso.
E per finire - Meditazione: cura o amplificatore?
La meditazione non è neutra.
con una psiche stabile → approfondisce la consapevolezza
in presenza di traumi → può amplificare ansia, dissociazione, vuoto
Per questo la psicologia utilizza forme adattate e sicure: mindfulness , pratiche corporee, tecniche di radicamento
Integrazione possibile
Sequenza sana:
1. Stabilità e sicurezza interiore (psicologia)
2. Consapevolezza emotiva e confini
3. Integrazione dell’esperienza
4. Solo dopo → pratiche spirituali profonde
La psicologia sono le radici.
La spiritualità è la chioma.
Senza radici l’albero non cresce.
questa è la mia visione , una visione di una psicologa che usa personalmente varie pratiche orientati all'apertura spirituale . In fatti ,sono pure una parapsicologo .
Secondo me Il vero criterio guida è questo:
Se una pratica ti rende più vivo, aumenta l’amore, non la colpa, migliora il contatto con la realtà, favorisce relazioni più sane
allora è una pratica utile.
Se invece: mina la fiducia in te, svaluta le emozioni, ti fa dubitare dell’amore per i tuoi cari, ti fa sentire “non abbastanza”
è il momento di fermarsi e riconsiderare!!!!!!
Conclusione
Psicologia e spiritualità non sono in conflitto, ma operano su livelli diversi.
La psicologia aiuta a diventare sé stessi.
La spiritualità ad andare oltre sé stessi.
Ma si può andare oltre solo partendo da una base solida.
Buongiorno,
le tematiche che porta sono importanti e significative, per questo motivo credo che varrebbe la pena di affrontarle con uno specialista con cui dedicare un tempo congruo ad esse, data la loro importanza.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
le tematiche che porta sono importanti e significative, per questo motivo credo che varrebbe la pena di affrontarle con uno specialista con cui dedicare un tempo congruo ad esse, data la loro importanza.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
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