Salve, sono la mamma di un bimbo di due anni e 4 mesi, che da qualche giorno, appena è in compagnia
24
risposte
Salve, sono la mamma di un bimbo di due anni e 4 mesi, che da qualche giorno, appena è in compagnia di altri bambini più piccoli o anche della sua età, reagisce con dei conati di vomito. Li cerca, vuole giocarci ma appena si avvicina ha quella reazione.
Non lo ha mai fatto. È un bambino molto vivace, super socievole con grandi e piccini.
Un mesetto fa o poco più guardando un neonato ha avuto questa reazione, ultimamente rivendendolo ha fatto uguale e adesso lo fa anche con gli altri.
Sempre da un mesetto quando piange molto forte, vomita.
Stessa cosa, se vede dell’acqua uscire da alcuni giochi (lui fa il bagno con alcuni giochini) si fa venire i conati di vomito.
Io ho pensato che collegasse “il liquido” al latte che prima beveva controvoglia e si disgustava.
Adesso però con il latte va meglio. Purtroppo lui è allergico alle plv e quindi il suo latte non è molto buono ne appetibile.
Può essere una cosa passeggera? Del tipo che collega adesso tutti i bambini a quel neonato.
Mi dispiace tanto questa sua reazione e non so come aiutarlo.
Non lo ha mai fatto. È un bambino molto vivace, super socievole con grandi e piccini.
Un mesetto fa o poco più guardando un neonato ha avuto questa reazione, ultimamente rivendendolo ha fatto uguale e adesso lo fa anche con gli altri.
Sempre da un mesetto quando piange molto forte, vomita.
Stessa cosa, se vede dell’acqua uscire da alcuni giochi (lui fa il bagno con alcuni giochini) si fa venire i conati di vomito.
Io ho pensato che collegasse “il liquido” al latte che prima beveva controvoglia e si disgustava.
Adesso però con il latte va meglio. Purtroppo lui è allergico alle plv e quindi il suo latte non è molto buono ne appetibile.
Può essere una cosa passeggera? Del tipo che collega adesso tutti i bambini a quel neonato.
Mi dispiace tanto questa sua reazione e non so come aiutarlo.
Gentile mamma,
capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché descrive un bambino che fino a poco tempo fa era sereno e socievole. Da quello che racconta, la reazione di suo figlio non sembra un rifiuto degli altri bambini, ma una risposta corporea che si attiva in alcune situazioni specifiche.
A questa età (2 anni e poco più) il corpo è spesso il principale canale di espressione delle emozioni. I conati di vomito possono comparire in risposta a stimoli che il bambino vive come intensi o difficili da integrare, anche se non riesce ancora a “pensarli” o spiegarli. Pianto forte, eccitazione, novità, immagini o sensazioni legate ai liquidi possono facilmente attivare questa risposta.
Il fatto che l’episodio sia iniziato con la visione di un neonato e poi si sia esteso ad altri bambini o a situazioni simili fa pensare a una associazione temporanea, non a qualcosa di strutturato. A questa età le associazioni possono essere rapide e poco selettive, ma spesso sono anche reversibili.
Alcuni accorgimenti pratici possono aiutarlo:
evitare di richiamare troppo l’attenzione sulla reazione (niente allarmi, sguardi preoccupati o commenti);
restare calmi, rassicurarlo con la presenza e la voce, senza forzarlo a stare vicino agli altri bambini;
lasciargli il tempo di avvicinarsi quando se la sente, seguendo i suoi segnali;
mantenere le routine il più possibile stabili.
Se il comportamento si riduce spontaneamente nelle prossime settimane, è molto probabile che si tratti di una fase passeggera. Se invece dovesse intensificarsi, comparire in molti altri contesti o accompagnarsi a cambiamenti marcati nel comportamento, può essere utile confrontarsi prima con il pediatra e, se necessario, con uno specialista dell’età evolutiva.
Per ora, da ciò che descrive, non emergono segnali di allarme. Il suo bambino sembra avere buone competenze relazionali; sta probabilmente attraversando una fase in cui il corpo “parla” un po’ più forte.
Un caro saluto.
capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché descrive un bambino che fino a poco tempo fa era sereno e socievole. Da quello che racconta, la reazione di suo figlio non sembra un rifiuto degli altri bambini, ma una risposta corporea che si attiva in alcune situazioni specifiche.
A questa età (2 anni e poco più) il corpo è spesso il principale canale di espressione delle emozioni. I conati di vomito possono comparire in risposta a stimoli che il bambino vive come intensi o difficili da integrare, anche se non riesce ancora a “pensarli” o spiegarli. Pianto forte, eccitazione, novità, immagini o sensazioni legate ai liquidi possono facilmente attivare questa risposta.
Il fatto che l’episodio sia iniziato con la visione di un neonato e poi si sia esteso ad altri bambini o a situazioni simili fa pensare a una associazione temporanea, non a qualcosa di strutturato. A questa età le associazioni possono essere rapide e poco selettive, ma spesso sono anche reversibili.
Alcuni accorgimenti pratici possono aiutarlo:
evitare di richiamare troppo l’attenzione sulla reazione (niente allarmi, sguardi preoccupati o commenti);
restare calmi, rassicurarlo con la presenza e la voce, senza forzarlo a stare vicino agli altri bambini;
lasciargli il tempo di avvicinarsi quando se la sente, seguendo i suoi segnali;
mantenere le routine il più possibile stabili.
Se il comportamento si riduce spontaneamente nelle prossime settimane, è molto probabile che si tratti di una fase passeggera. Se invece dovesse intensificarsi, comparire in molti altri contesti o accompagnarsi a cambiamenti marcati nel comportamento, può essere utile confrontarsi prima con il pediatra e, se necessario, con uno specialista dell’età evolutiva.
Per ora, da ciò che descrive, non emergono segnali di allarme. Il suo bambino sembra avere buone competenze relazionali; sta probabilmente attraversando una fase in cui il corpo “parla” un po’ più forte.
Un caro saluto.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Salve pazientd anonima
sembrerebbe che l'associazione che lei racconta tra il latte ,la sensazione di disgusto e i conati di vomito possano rientrare nel quadro clinico del rifiuto
I bambini comunicano le emozioni attraverso il corpo
Le consiglio di farsi aiutare da un bravo pediatra per escludere problemi fisici e da una psicoterapeuta infantile per meglio inquadrare il disturbo e avere suggerimenti validi per risolverlo ( se persiste esistono tecniche innovative per superare il problema ) ma è necessario un inquadramento corretto in bocca ai lupo
Dott.ssaLorenzini Maria Santa psicoterapeuta
sembrerebbe che l'associazione che lei racconta tra il latte ,la sensazione di disgusto e i conati di vomito possano rientrare nel quadro clinico del rifiuto
I bambini comunicano le emozioni attraverso il corpo
Le consiglio di farsi aiutare da un bravo pediatra per escludere problemi fisici e da una psicoterapeuta infantile per meglio inquadrare il disturbo e avere suggerimenti validi per risolverlo ( se persiste esistono tecniche innovative per superare il problema ) ma è necessario un inquadramento corretto in bocca ai lupo
Dott.ssaLorenzini Maria Santa psicoterapeuta
Gentile mamma,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di preoccupazione, ma merita una lettura attenta, integrata e non allarmistica, soprattutto considerando l’età del bambino.
Alcuni punti chiave per inquadrare il fenomeno
A 2 anni e 4 mesi il sistema emotivo, corporeo e simbolico del bambino è ancora in piena organizzazione. A questa età:
• le emozioni passano prevalentemente dal corpo (non potendo ancora essere mentalizzate o verbalizzate),
• il confine tra esperienza sensoriale, affettiva e relazionale è molto permeabile,
• le reazioni corporee (come i conati o il vomito) possono diventare canali di espressione di un sovraccarico emotivo o sensoriale, non necessariamente legato a una patologia organica.
Vomito, conati e associazioni simboliche
Da quanto emerge, il comportamento di suo figlio non appare casuale, ma coerente:
• compare in situazioni ad alta attivazione emotiva (pianto intenso, incontro con altri bambini),
• si associa a stimoli liquidi (latte, acqua che esce dai giochi),
• è iniziato in concomitanza con l’esperienza del neonato e con un periodo delicato legato all’alimentazione.
In ottica sistemico-relazionale possiamo ipotizzare che il bambino stia costruendo, in modo ancora molto corporeo, un’associazione tra alcune esperienze:
• il neonato (corpo piccolo, suoni, fluidi, latte),
• il latte “non gradito” (vissuto di costrizione o disgusto),
• l’intensità emotiva del pianto o dell’eccitazione.
Il corpo diventa quindi il luogo dove queste esperienze si incontrano e si scaricano.
Il tema dell’altro bambino (e della separazione)
Un aspetto importante riguarda il fatto che:
• lui cerca i bambini, desidera il contatto,
• ma quando la vicinanza diventa reale, il corpo “interviene”.
Questo può indicare una ambivalenza evolutiva normale: il desiderio di relazione e, allo stesso tempo, una difficoltà a regolare l’attivazione emotiva che ne deriva.
Non è raro che alcuni bambini, in questa fase, esprimano attraverso il corpo una sorta di “troppo pieno” relazionale o sensoriale.
È una fase passeggera?
Sì, può assolutamente esserlo, soprattutto se:
• non sono presenti segnali di regressione globale,
• il bambino mantiene curiosità, gioco, vitalità e competenze relazionali,
• le reazioni non si estendono a tutti i contesti in modo rigido e crescente.
Molto spesso questi fenomeni si riducono spontaneamente quando il bambino riesce a riorganizzare le sue associazioni interne e quando l’ambiente risponde in modo contenitivo.
Cosa può fare concretamente
1. Non enfatizzare la reazione
Evitare commenti, allarmi o tentativi di “correzione”. Il messaggio implicito deve essere: “Il tuo corpo è al sicuro”.
2. Nominare senza spiegare troppo
Frasi semplici come:
“A volte il corpo si agita quando ci sono tante emozioni”
aiutano a dare un primo contenitore simbolico.
3. Esporre gradualmente e senza forzature
Brevi momenti con altri bambini, rispettando i suoi tempi, senza anticipare o trattenere.
4. Monitorare, non controllare
Se il vomito diventasse frequente, persistente o associato a perdita di peso o ritiro relazionale, allora sarebbe opportuno un confronto con il pediatra (per escludere cause organiche) e, se necessario, una valutazione psicologica.
In sintesi
Quella che osserva non sembra una reazione “strana” o patologica, ma un modo corporeo e transitorio con cui suo figlio sta cercando di organizzare esperienze nuove, intense e ancora difficili da integrare.
Il corpo, in questa fase della vita, parla prima della mente.
Il fatto che lei colga le connessioni, si interroghi e cerchi di comprenderlo è già di per sé un potente fattore protettivo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di preoccupazione, ma merita una lettura attenta, integrata e non allarmistica, soprattutto considerando l’età del bambino.
Alcuni punti chiave per inquadrare il fenomeno
A 2 anni e 4 mesi il sistema emotivo, corporeo e simbolico del bambino è ancora in piena organizzazione. A questa età:
• le emozioni passano prevalentemente dal corpo (non potendo ancora essere mentalizzate o verbalizzate),
• il confine tra esperienza sensoriale, affettiva e relazionale è molto permeabile,
• le reazioni corporee (come i conati o il vomito) possono diventare canali di espressione di un sovraccarico emotivo o sensoriale, non necessariamente legato a una patologia organica.
Vomito, conati e associazioni simboliche
Da quanto emerge, il comportamento di suo figlio non appare casuale, ma coerente:
• compare in situazioni ad alta attivazione emotiva (pianto intenso, incontro con altri bambini),
• si associa a stimoli liquidi (latte, acqua che esce dai giochi),
• è iniziato in concomitanza con l’esperienza del neonato e con un periodo delicato legato all’alimentazione.
In ottica sistemico-relazionale possiamo ipotizzare che il bambino stia costruendo, in modo ancora molto corporeo, un’associazione tra alcune esperienze:
• il neonato (corpo piccolo, suoni, fluidi, latte),
• il latte “non gradito” (vissuto di costrizione o disgusto),
• l’intensità emotiva del pianto o dell’eccitazione.
Il corpo diventa quindi il luogo dove queste esperienze si incontrano e si scaricano.
Il tema dell’altro bambino (e della separazione)
Un aspetto importante riguarda il fatto che:
• lui cerca i bambini, desidera il contatto,
• ma quando la vicinanza diventa reale, il corpo “interviene”.
Questo può indicare una ambivalenza evolutiva normale: il desiderio di relazione e, allo stesso tempo, una difficoltà a regolare l’attivazione emotiva che ne deriva.
Non è raro che alcuni bambini, in questa fase, esprimano attraverso il corpo una sorta di “troppo pieno” relazionale o sensoriale.
È una fase passeggera?
Sì, può assolutamente esserlo, soprattutto se:
• non sono presenti segnali di regressione globale,
• il bambino mantiene curiosità, gioco, vitalità e competenze relazionali,
• le reazioni non si estendono a tutti i contesti in modo rigido e crescente.
Molto spesso questi fenomeni si riducono spontaneamente quando il bambino riesce a riorganizzare le sue associazioni interne e quando l’ambiente risponde in modo contenitivo.
Cosa può fare concretamente
1. Non enfatizzare la reazione
Evitare commenti, allarmi o tentativi di “correzione”. Il messaggio implicito deve essere: “Il tuo corpo è al sicuro”.
2. Nominare senza spiegare troppo
Frasi semplici come:
“A volte il corpo si agita quando ci sono tante emozioni”
aiutano a dare un primo contenitore simbolico.
3. Esporre gradualmente e senza forzature
Brevi momenti con altri bambini, rispettando i suoi tempi, senza anticipare o trattenere.
4. Monitorare, non controllare
Se il vomito diventasse frequente, persistente o associato a perdita di peso o ritiro relazionale, allora sarebbe opportuno un confronto con il pediatra (per escludere cause organiche) e, se necessario, una valutazione psicologica.
In sintesi
Quella che osserva non sembra una reazione “strana” o patologica, ma un modo corporeo e transitorio con cui suo figlio sta cercando di organizzare esperienze nuove, intense e ancora difficili da integrare.
Il corpo, in questa fase della vita, parla prima della mente.
Il fatto che lei colga le connessioni, si interroghi e cerchi di comprenderlo è già di per sé un potente fattore protettivo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Salve,
il bimbo è molto piccolo quindi ancora non è in grado di spiegare e di spiegarsi, razionalmente, ciò che prova, la conseguenza più naturale è proprio il dimostrare e percepire sul corpo le sensazioni che diversamente non sarebbero percepibili. Le consiglio comunque di non preoccuparsi, monitorare e, solo se dovesse perdurare nel tempo (intendo mesi), rivolgersi ad un professionista.
Resto a disposizione e porgo cari saluti e un sentito augurio per il nuovo anno.
il bimbo è molto piccolo quindi ancora non è in grado di spiegare e di spiegarsi, razionalmente, ciò che prova, la conseguenza più naturale è proprio il dimostrare e percepire sul corpo le sensazioni che diversamente non sarebbero percepibili. Le consiglio comunque di non preoccuparsi, monitorare e, solo se dovesse perdurare nel tempo (intendo mesi), rivolgersi ad un professionista.
Resto a disposizione e porgo cari saluti e un sentito augurio per il nuovo anno.
Gentile mamma,
da ciò che descrive sembra che suo figlio stia attraversando una fase in cui alcune sensazioni (visive ed emotive) vengono associate a una risposta fisica molto intensa, come il conato o il vomito. A questa età i bambini non hanno ancora strumenti cognitivi per “capire” e spiegare ciò che provano, e il corpo diventa il principale canale di espressione.
I conati possono comparire in relazione a:
forti emozioni (eccitazione, agitazione, pianto intenso);
ipersensibilità sensoriale (vista di liquidi, movimenti, contatto ravvicinato);
associazioni apprese: un’esperienza iniziale sgradevole (come il neonato, il latte non gradito, il vomito durante il pianto) può aver creato un collegamento che ora si estende ad altre situazioni simili, anche se non pericolose.
Il fatto che lui cerchi i bambini e voglia giocare è un segnale molto positivo: indica che non c’è un rifiuto relazionale, ma piuttosto una reazione automatica del corpo, non volontaria. Anche il vomito durante pianti molto forti è abbastanza frequente nei bambini piccoli, perché il riflesso del vomito è ancora immaturo e facilmente attivabile.
È possibile che si tratti di una fase passeggera, soprattutto se affrontata con calma, evitando di rinforzare l’ansia (ad esempio anticipando troppo la reazione o mostrando forte preoccupazione davanti a lui). Può essere utile:
restare tranquilli quando accade, senza sgridarlo né enfatizzare;
verbalizzare in modo semplice (“il tuo corpo si è spaventato”, “adesso passa”);
permettergli di avvicinarsi ai bambini e alle situazioni gradualmente, senza forzature.
Detto questo, visto che le reazioni si stanno estendendo a più contesti e coinvolgono il corpo in modo marcato, è consigliabile approfondire con uno specialista dell’età evolutiva, per valutare meglio l’aspetto emotivo, sensoriale e le eventuali associazioni che si sono create, e per darle indicazioni mirate su come aiutarlo concretamente.
Un confronto professionale può fare molta chiarezza e rassicurarla.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive sembra che suo figlio stia attraversando una fase in cui alcune sensazioni (visive ed emotive) vengono associate a una risposta fisica molto intensa, come il conato o il vomito. A questa età i bambini non hanno ancora strumenti cognitivi per “capire” e spiegare ciò che provano, e il corpo diventa il principale canale di espressione.
I conati possono comparire in relazione a:
forti emozioni (eccitazione, agitazione, pianto intenso);
ipersensibilità sensoriale (vista di liquidi, movimenti, contatto ravvicinato);
associazioni apprese: un’esperienza iniziale sgradevole (come il neonato, il latte non gradito, il vomito durante il pianto) può aver creato un collegamento che ora si estende ad altre situazioni simili, anche se non pericolose.
Il fatto che lui cerchi i bambini e voglia giocare è un segnale molto positivo: indica che non c’è un rifiuto relazionale, ma piuttosto una reazione automatica del corpo, non volontaria. Anche il vomito durante pianti molto forti è abbastanza frequente nei bambini piccoli, perché il riflesso del vomito è ancora immaturo e facilmente attivabile.
È possibile che si tratti di una fase passeggera, soprattutto se affrontata con calma, evitando di rinforzare l’ansia (ad esempio anticipando troppo la reazione o mostrando forte preoccupazione davanti a lui). Può essere utile:
restare tranquilli quando accade, senza sgridarlo né enfatizzare;
verbalizzare in modo semplice (“il tuo corpo si è spaventato”, “adesso passa”);
permettergli di avvicinarsi ai bambini e alle situazioni gradualmente, senza forzature.
Detto questo, visto che le reazioni si stanno estendendo a più contesti e coinvolgono il corpo in modo marcato, è consigliabile approfondire con uno specialista dell’età evolutiva, per valutare meglio l’aspetto emotivo, sensoriale e le eventuali associazioni che si sono create, e per darle indicazioni mirate su come aiutarlo concretamente.
Un confronto professionale può fare molta chiarezza e rassicurarla.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, parli dell'accaduto con il pediatra per escludere qualsiasi connessione organica, semmai ci fosse. Penserei però ad un aspetto psicologico per il quale occorrerebbe il parere di uno psicoterapeuta che si occupi di bambini così piccoli. Se queste manifestazioni si protrarranno per almeno sei mesi, le suggerisco di provvedere in tal senso.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile mamma,
capisco la sua preoccupazione. Da quanto descrive, la reazione del suo bambino sembra legata a una forte sensibilità emotiva e sensoriale, tipica di questa età. A 2 anni il riflesso del vomito è ancora molto reattivo e può attivarsi per pianto intenso, eccitazione, disgusto o per associazioni recenti (liquidi, neonato, latte).
Il fatto che cerchi gli altri bambini e sia socievole è rassicurante e fa pensare a una fase transitoria, più che a un problema relazionale. È utile restare calme, non enfatizzare l’episodio e accompagnarlo con parole semplici e rassicuranti, evitando forzature.
Se il comportamento dovesse persistere, intensificarsi o comparire in molti altri contesti, è indicato parlarne con il pediatra e con uno psicologo.
capisco la sua preoccupazione. Da quanto descrive, la reazione del suo bambino sembra legata a una forte sensibilità emotiva e sensoriale, tipica di questa età. A 2 anni il riflesso del vomito è ancora molto reattivo e può attivarsi per pianto intenso, eccitazione, disgusto o per associazioni recenti (liquidi, neonato, latte).
Il fatto che cerchi gli altri bambini e sia socievole è rassicurante e fa pensare a una fase transitoria, più che a un problema relazionale. È utile restare calme, non enfatizzare l’episodio e accompagnarlo con parole semplici e rassicuranti, evitando forzature.
Se il comportamento dovesse persistere, intensificarsi o comparire in molti altri contesti, è indicato parlarne con il pediatra e con uno psicologo.
Gentile signora, come psicologa posso dirle che , la sintomatologia che descrive merita sicuramente un'attenta valutazione , innanzitutto pediatrica, per escludere o approfondire eventuali cause organiche.
Allo stesso tempo, nei bambini piccoli può accadere che il corpo diventi il principale canele espressivo di un disagio emotivo, soprattutto quando i sintomi compaiono in modo ripetuto e in situazioni specifiche, come quelle in cui si relaziona con altri bimbi come da lei descritto.
Il vomito, in questi casi , potrebbe rappresentare una risposta di tipo ansioso o di sovraccarico emotivo, più che un problema legato all'alimentazione.
Per questo, qualora gli accertamenti medici non evidenziassero cause organiche significative , potrebbe essere utile affiancare anche una valutazione psicologica dell'età evolutiva , che aiuti a comprendere meglio il vissuto emotivo del bambino e il contesto relazionale in cui il sintomo si manifesta.
Resto a disposizione.
Allo stesso tempo, nei bambini piccoli può accadere che il corpo diventi il principale canele espressivo di un disagio emotivo, soprattutto quando i sintomi compaiono in modo ripetuto e in situazioni specifiche, come quelle in cui si relaziona con altri bimbi come da lei descritto.
Il vomito, in questi casi , potrebbe rappresentare una risposta di tipo ansioso o di sovraccarico emotivo, più che un problema legato all'alimentazione.
Per questo, qualora gli accertamenti medici non evidenziassero cause organiche significative , potrebbe essere utile affiancare anche una valutazione psicologica dell'età evolutiva , che aiuti a comprendere meglio il vissuto emotivo del bambino e il contesto relazionale in cui il sintomo si manifesta.
Resto a disposizione.
Gentile Signora, comprendo la sua preoccupazione. Tenga presente, senza pretesa di esaustività, che nei bambini piccoli i conati possono essere una risposta condizionata ad uno stimolo precedentemente incontrato. A volte un’esperienza sgradevole (come il latte a cui lei fa accenno) può creare un collegamento temporaneo, che poi si generalizza ad altri stimoli.
Il fatto che suo figlio resti curioso nell'approccio con l'altro mi sembra possa essere letto come un segnale positivo. Monitorerei con il tempo ed eventualmente se non dovesse rientrare, il consiglio ultimo è sempre quello di rivolgersi ad uno specialista.
Nel frattempo, provi se possibile a non forzarne le interazioni e a rassicurarlo come sta già facendo.
Resto a disposizione per ogni ulteriore eventuale necessità. Un saluto cordiale, Dott.ssa M.Borrelli
Il fatto che suo figlio resti curioso nell'approccio con l'altro mi sembra possa essere letto come un segnale positivo. Monitorerei con il tempo ed eventualmente se non dovesse rientrare, il consiglio ultimo è sempre quello di rivolgersi ad uno specialista.
Nel frattempo, provi se possibile a non forzarne le interazioni e a rassicurarlo come sta già facendo.
Resto a disposizione per ogni ulteriore eventuale necessità. Un saluto cordiale, Dott.ssa M.Borrelli
Ciao, grazie per aver condiviso questa situazione così delicata. Capisco bene quanto possa spaventarti vedere tuo figlio reagire così, soprattutto perché è un cambiamento improvviso e inaspettato. Quello che descrivi sembra una reazione di disgusto o nausea legata a stimoli specifici: altri bambini, acqua dai giochi, pianti forti. Nei bambini piccoli, intorno ai due anni, è normale che nascano associazioni tra esperienze sensoriali e emozioni forti, soprattutto se qualcosa li ha turbati o li ha messi a disagio (come il latte che non gradiva). Il fatto che ora vada meglio con il latte è un segnale positivo: sta superando alcune associazioni negative.
Molti bambini reagiscono fisicamente alle emozioni intense: il vomito può comparire come risposta al disgusto, alla tensione o all’ansia, anche se normalmente sono vivaci e socievoli. Spesso queste fasi sono transitorie, soprattutto se il bambino continua a mostrare curiosità e interesse verso gli altri.
Alcuni suggerimenti che possono aiutare:
Non forzarlo a stare vicino agli altri bambini: lascia che osservi da lontano e si avvicini gradualmente, così si sentirà sicuro.
Rinforza calma e sicurezza con parole dolci e gesti rassicuranti, riducendo stimoli troppo intensi.
Normalizza le reazioni: puoi spiegargli che a volte il corpo fa strani rumori, ma non è pericoloso. Osserva i pattern: se i conati aumentano o compaiono altri sintomi, parlane col pediatra. Con tempo, pazienza e piccoli passi, la maggior parte dei bambini supera queste fasi senza problemi.
Molti bambini reagiscono fisicamente alle emozioni intense: il vomito può comparire come risposta al disgusto, alla tensione o all’ansia, anche se normalmente sono vivaci e socievoli. Spesso queste fasi sono transitorie, soprattutto se il bambino continua a mostrare curiosità e interesse verso gli altri.
Alcuni suggerimenti che possono aiutare:
Non forzarlo a stare vicino agli altri bambini: lascia che osservi da lontano e si avvicini gradualmente, così si sentirà sicuro.
Rinforza calma e sicurezza con parole dolci e gesti rassicuranti, riducendo stimoli troppo intensi.
Normalizza le reazioni: puoi spiegargli che a volte il corpo fa strani rumori, ma non è pericoloso. Osserva i pattern: se i conati aumentano o compaiono altri sintomi, parlane col pediatra. Con tempo, pazienza e piccoli passi, la maggior parte dei bambini supera queste fasi senza problemi.
Salve, sembra che con il sintomo del vomito il suo bambino stia dicendo qualcosa che può avere a che fare con il crescere, con un conflitto di crescita: il neonato e il latte rappresentano una fase precedente a quella che sta vivendo attualmente, in cui gli "viene richiesto", per lo stadio dello sviluppo che sta attraversando, di iniziare le prime forme di socialità (seppur basate ancora sull'imitazione, quindi ancora non si tratta di vere relazioni). E' attratto e intimorito allo stesso tempo dai coetanei, come lo si è verso ciò che ancora non si conosce, ma mostra rifiuto verso ciò che gli ricorda la condizione di neonato. Non so se ha visto Piper della Pixar, potrebbe essere uno spunto anche per la posizione genitoriale da tenere: non angosciarsi, ma assumere una posizione di porto sicuro che incoraggia il bambino verso il futuro. Stia un po' in osservazione. In caso, può richiedere una consulenza a una o a uno psicoterapeuta infantile per approfondire meglio la situazione. Un saluto, Ilaria Innocenti
Buonasera cara Signora,
grazie per aver condiviso con tanta attenzione e sensibilità quello che sta osservando nel suo bambino. Capisco bene la sua preoccupazione: vedere una reazione fisica così intensa in un bimbo così piccolo può essere davvero destabilizzante, soprattutto quando compare all’improvviso e in situazioni sociali che prima erano vissute con piacere.
Da quello che descrive, il suo bambino appare curioso, socievole e desideroso di contatto, e questo è un dato molto importante e positivo. Il fatto che cerchi gli altri bambini, ma poi abbia una reazione di conati o vomito, ci fa pensare non tanto a un rifiuto relazionale, quanto a una reazione corporea automatica, probabilmente legata a un’associazione recente che per lui è stata emotivamente o sensorialmente intensa.
A questa età, infatti, i bambini non distinguono ancora bene tra emozioni, sensazioni corporee e immagini mentali. Il corpo spesso “parla” prima delle parole. Un’esperienza di disgusto, fatica o stress (come l’assunzione forzata di un latte poco gradito, il pianto intenso, o l’osservazione di un neonato che può aver attivato emozioni nuove e difficili da elaborare) può essere stata associata al concetto di “liquido”, al pianto, o persino ai bambini piccoli, senza che lui ne sia consapevole.
Anche il fatto che il vomito compaia:
quando piange molto forte , in situazioni emotivamente cariche ci suggerisce che il suo sistema di regolazione emotiva, ancora immaturo (ed è normale a 2 anni), stia usando il corpo per scaricare una tensione che non riesce ancora a gestire diversamente.
Nella maggior parte dei casi, queste reazioni sono transitorie e non indicano nulla di “strutturato” o patologico, soprattutto in un bambino che fino a poco tempo fa era sereno e molto socievole.
Quello che può fare nell’immediato è evitare di sottolineare troppo la reazione (niente allarmismi, niente rimproveri) e mantenere un atteggiamento calmo e contenitivo (“va tutto bene, sei al sicuro”) e aiutarlo a dare un senso a quello che prova con parole semplici (“forse ti sei sentito strano”, “il tuo pancino si è agitato”).
Detto questo, vista la ricorrenza delle reazioni e il suo giustificato bisogno di capire come aiutarlo al meglio, se lo desidera, sarò felice di accoglierla nel mio studio in cui poter guardare insieme alla storia del suo bambino, ai cambiamenti recenti e trovare strategie concrete e rassicuranti per accompagnarlo in questa fase. Mi può trovare su Mio dottore sono La dott.ssa Ilaria Redivo. Grazie un caro saluto
Resto a disposizione con piacere
grazie per aver condiviso con tanta attenzione e sensibilità quello che sta osservando nel suo bambino. Capisco bene la sua preoccupazione: vedere una reazione fisica così intensa in un bimbo così piccolo può essere davvero destabilizzante, soprattutto quando compare all’improvviso e in situazioni sociali che prima erano vissute con piacere.
Da quello che descrive, il suo bambino appare curioso, socievole e desideroso di contatto, e questo è un dato molto importante e positivo. Il fatto che cerchi gli altri bambini, ma poi abbia una reazione di conati o vomito, ci fa pensare non tanto a un rifiuto relazionale, quanto a una reazione corporea automatica, probabilmente legata a un’associazione recente che per lui è stata emotivamente o sensorialmente intensa.
A questa età, infatti, i bambini non distinguono ancora bene tra emozioni, sensazioni corporee e immagini mentali. Il corpo spesso “parla” prima delle parole. Un’esperienza di disgusto, fatica o stress (come l’assunzione forzata di un latte poco gradito, il pianto intenso, o l’osservazione di un neonato che può aver attivato emozioni nuove e difficili da elaborare) può essere stata associata al concetto di “liquido”, al pianto, o persino ai bambini piccoli, senza che lui ne sia consapevole.
Anche il fatto che il vomito compaia:
quando piange molto forte , in situazioni emotivamente cariche ci suggerisce che il suo sistema di regolazione emotiva, ancora immaturo (ed è normale a 2 anni), stia usando il corpo per scaricare una tensione che non riesce ancora a gestire diversamente.
Nella maggior parte dei casi, queste reazioni sono transitorie e non indicano nulla di “strutturato” o patologico, soprattutto in un bambino che fino a poco tempo fa era sereno e molto socievole.
Quello che può fare nell’immediato è evitare di sottolineare troppo la reazione (niente allarmismi, niente rimproveri) e mantenere un atteggiamento calmo e contenitivo (“va tutto bene, sei al sicuro”) e aiutarlo a dare un senso a quello che prova con parole semplici (“forse ti sei sentito strano”, “il tuo pancino si è agitato”).
Detto questo, vista la ricorrenza delle reazioni e il suo giustificato bisogno di capire come aiutarlo al meglio, se lo desidera, sarò felice di accoglierla nel mio studio in cui poter guardare insieme alla storia del suo bambino, ai cambiamenti recenti e trovare strategie concrete e rassicuranti per accompagnarlo in questa fase. Mi può trovare su Mio dottore sono La dott.ssa Ilaria Redivo. Grazie un caro saluto
Resto a disposizione con piacere
Gentile,
capisco la sua preoccupazione: vedere un bambino reagire così può spaventare molto. A questa età i bambini possono esprimere emozioni intense (curiosità, eccitazione, disagio) anche attraverso il corpo, soprattutto se c’è stata un’associazione forte o un’esperienza nuova che li ha colpiti. I conati, in assenza di cause mediche, possono essere una risposta emotiva e spesso sono transitori. È importante non rinforzare la reazione con allarme, ma restare calme, contenitive e osservare se il comportamento tende spontaneamente a ridursi.
Se lo desidera, possiamo approfondire meglio la situazione in un colloquio conoscitivo, per capire come aiutarlo nel modo più sereno possibile.
Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
capisco la sua preoccupazione: vedere un bambino reagire così può spaventare molto. A questa età i bambini possono esprimere emozioni intense (curiosità, eccitazione, disagio) anche attraverso il corpo, soprattutto se c’è stata un’associazione forte o un’esperienza nuova che li ha colpiti. I conati, in assenza di cause mediche, possono essere una risposta emotiva e spesso sono transitori. È importante non rinforzare la reazione con allarme, ma restare calme, contenitive e osservare se il comportamento tende spontaneamente a ridursi.
Se lo desidera, possiamo approfondire meglio la situazione in un colloquio conoscitivo, per capire come aiutarlo nel modo più sereno possibile.
Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Buongiorno,
per poter rispondere al suo quesito la situazione andrebbe meglio esplorata in uno spazio di ascolto più ampio che solo dei colloqui familiari potrebbero fornire. Parli di questa possibilità anche con il padre, ne vale della possibilità di aver un quadro più preciso e dettagliato.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
per poter rispondere al suo quesito la situazione andrebbe meglio esplorata in uno spazio di ascolto più ampio che solo dei colloqui familiari potrebbero fornire. Parli di questa possibilità anche con il padre, ne vale della possibilità di aver un quadro più preciso e dettagliato.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve, capisco la sua preoccupazione ed è comprensibile sentirsi disorientata davanti a una reazione nuova e apparentemente inspiegabile del proprio bambino.
Da ciò che descrive, il comportamento di suo figlio sembra avere una forte componente riflessa ed emotiva più che organica. A questa età il sistema nervoso è ancora immaturo ed alcune risposte corporee, come i conati o il vomito, possono comparire come reazione a stimoli che il bambino vive come intensi, nuovi o difficili da elaborare.
Provo a chiarire alcuni punti.
Il fatto che suo figlio cerchi gli altri bambini, voglia avvicinarsi e giocare, ma poi abbia i conati, suggerisce che il desiderio di relazione c’è, ma qualcosa a livello sensoriale o emotivo lo manda in sovraccarico. I bambini piccoli non hanno ancora strumenti per esprimere disagio, confusione o paura in modo simbolico e il corpo spesso “parla” al posto loro.
L’episodio iniziale con il neonato potrebbe aver fatto da innesco. I neonati hanno caratteristiche molto forti dal punto di vista sensoriale: odori diversi, suoni, movimenti, rigurgiti, latte, saliva. È possibile che suo figlio abbia provato una sensazione di disgusto o di forte attivazione fisica e che da lì abbia iniziato a generalizzare l’associazione, collegando prima quel neonato, poi altri bambini, e infine il concetto di “liquido” in generale.
Il collegamento che lei ipotizza tra liquidi, latte e vomito è molto plausibile. Se per un periodo il latte è stato bevuto controvoglia e vissuto con fatica, il suo corpo potrebbe aver registrato quella esperienza come spiacevole. Anche se ora il latte va meglio, la memoria corporea può rimanere attiva ancora per un po’.
Il vomito quando piange forte è un altro elemento coerente con questa lettura. Pianto intenso, emozione forte, contrazione della gola e dello stomaco possono facilmente portare al vomito nei bambini piccoli, senza che ci sia una patologia sottostante.
Nella maggior parte dei casi, soprattutto se il bambino è vivace, cresce bene, mangia e gioca normalmente, si tratta di una fase transitoria che tende a risolversi spontaneamente.
Cosa può fare concretamente?
Cerchi di non enfatizzare la reazione. Anche se è difficile, mantenere un atteggiamento calmo e neutro aiuta molto. Se lui avverte allarme o preoccupazione, il meccanismo rischia di rinforzarsi.
Non lo forzi al contatto con altri bambini. Lasci che sia lui ad avvicinarsi e ad allontanarsi. Può dire frasi semplici come “va bene, se ora non ti va ci allontaniamo”, senza spiegazioni lunghe.
Eviti di richiamare l’attenzione sul vomito o sui conati. Pulire, rassicurare e andare avanti, senza commenti ripetuti, riduce il rischio che il comportamento diventi una risposta appresa.
Continui a proporre esperienze positive e tranquille con l’acqua e con il gioco, senza insistere. A volte è utile fare lei stessa il gioco, mostrando che l’acqua esce e non succede nulla, lasciando a lui solo l’osservazione.
Quando è possibile, lo aiuti a dare un nome alle emozioni in modo molto semplice, per esempio “forse ti ha dato fastidio”, “forse è stato troppo tutto insieme”. Anche se sembra piccolo, questo aiuta a collegare corpo ed emozioni.
Quando è opportuno approfondire?
Se i conati o il vomito diventano molto frequenti, compaiono anche in assenza di stimoli emotivi, se nota perdita di peso, rifiuto persistente del cibo, dolore, apatia o regressioni marcate, è importante parlarne con il pediatra per escludere cause fisiche e valutare se sia utile un supporto specialistico.
In base a quello che racconta, però, la sua ipotesi che sia una fase passeggera legata ad associazioni e sensibilità è realistica. Il suo bambino sembra curioso, socievole e vitale e questo è un ottimo segnale.
Lei sta già facendo la cosa più importante: osservare, cercare di capire e volerlo aiutare senza forzarlo.
Se desidera approfondire l'argomento, mi rendo disponibile.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Da ciò che descrive, il comportamento di suo figlio sembra avere una forte componente riflessa ed emotiva più che organica. A questa età il sistema nervoso è ancora immaturo ed alcune risposte corporee, come i conati o il vomito, possono comparire come reazione a stimoli che il bambino vive come intensi, nuovi o difficili da elaborare.
Provo a chiarire alcuni punti.
Il fatto che suo figlio cerchi gli altri bambini, voglia avvicinarsi e giocare, ma poi abbia i conati, suggerisce che il desiderio di relazione c’è, ma qualcosa a livello sensoriale o emotivo lo manda in sovraccarico. I bambini piccoli non hanno ancora strumenti per esprimere disagio, confusione o paura in modo simbolico e il corpo spesso “parla” al posto loro.
L’episodio iniziale con il neonato potrebbe aver fatto da innesco. I neonati hanno caratteristiche molto forti dal punto di vista sensoriale: odori diversi, suoni, movimenti, rigurgiti, latte, saliva. È possibile che suo figlio abbia provato una sensazione di disgusto o di forte attivazione fisica e che da lì abbia iniziato a generalizzare l’associazione, collegando prima quel neonato, poi altri bambini, e infine il concetto di “liquido” in generale.
Il collegamento che lei ipotizza tra liquidi, latte e vomito è molto plausibile. Se per un periodo il latte è stato bevuto controvoglia e vissuto con fatica, il suo corpo potrebbe aver registrato quella esperienza come spiacevole. Anche se ora il latte va meglio, la memoria corporea può rimanere attiva ancora per un po’.
Il vomito quando piange forte è un altro elemento coerente con questa lettura. Pianto intenso, emozione forte, contrazione della gola e dello stomaco possono facilmente portare al vomito nei bambini piccoli, senza che ci sia una patologia sottostante.
Nella maggior parte dei casi, soprattutto se il bambino è vivace, cresce bene, mangia e gioca normalmente, si tratta di una fase transitoria che tende a risolversi spontaneamente.
Cosa può fare concretamente?
Cerchi di non enfatizzare la reazione. Anche se è difficile, mantenere un atteggiamento calmo e neutro aiuta molto. Se lui avverte allarme o preoccupazione, il meccanismo rischia di rinforzarsi.
Non lo forzi al contatto con altri bambini. Lasci che sia lui ad avvicinarsi e ad allontanarsi. Può dire frasi semplici come “va bene, se ora non ti va ci allontaniamo”, senza spiegazioni lunghe.
Eviti di richiamare l’attenzione sul vomito o sui conati. Pulire, rassicurare e andare avanti, senza commenti ripetuti, riduce il rischio che il comportamento diventi una risposta appresa.
Continui a proporre esperienze positive e tranquille con l’acqua e con il gioco, senza insistere. A volte è utile fare lei stessa il gioco, mostrando che l’acqua esce e non succede nulla, lasciando a lui solo l’osservazione.
Quando è possibile, lo aiuti a dare un nome alle emozioni in modo molto semplice, per esempio “forse ti ha dato fastidio”, “forse è stato troppo tutto insieme”. Anche se sembra piccolo, questo aiuta a collegare corpo ed emozioni.
Quando è opportuno approfondire?
Se i conati o il vomito diventano molto frequenti, compaiono anche in assenza di stimoli emotivi, se nota perdita di peso, rifiuto persistente del cibo, dolore, apatia o regressioni marcate, è importante parlarne con il pediatra per escludere cause fisiche e valutare se sia utile un supporto specialistico.
In base a quello che racconta, però, la sua ipotesi che sia una fase passeggera legata ad associazioni e sensibilità è realistica. Il suo bambino sembra curioso, socievole e vitale e questo è un ottimo segnale.
Lei sta già facendo la cosa più importante: osservare, cercare di capire e volerlo aiutare senza forzarlo.
Se desidera approfondire l'argomento, mi rendo disponibile.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Salve,
da quanto descrive, suo figlio sembra manifestare una reazione di conati di vomito in presenza di stimoli che per lui in qualche modo risultano sgradevoli o legati a esperienze precedenti, come il latte bevuto controvoglia o l’incontro con il neonato. Nei bambini piccoli, soprattutto intorno ai due anni, reazioni di questo tipo possono comparire come risposta a disgusto, ipersensibilità sensoriale o ansia da novità. Il fatto che prima fosse socievole e ora manifesti questi conati non significa necessariamente che ci sia un problema duraturo, ma piuttosto che stia attraversando un momento di associazioni nuove e intense, che possono generare reazioni fisiche come i conati.
Può aiutarlo molto con calma, senza forzarlo, osservando cosa scatena la reazione e riducendo l’ansia intorno a quegli stimoli. È utile nominare ciò che vede e rassicurarlo sul fatto che è al sicuro, senza giudicarlo o mostrare preoccupazione eccessiva, così da non amplificare la sua ansia. L’esposizione graduale a situazioni simili, con piccoli passi, può favorire l’adattamento.
Se le reazioni dovessero diventare più frequenti, intense o cominciare a interferire con il gioco, l’alimentazione o il benessere quotidiano, potrebbe essere utile una valutazione da un neuropsicologo infantile o psicologo dell’età evolutiva, che possa guidare un percorso mirato di gestione della sensibilità e delle reazioni corporee.
Saluti, resto a disposizione.
da quanto descrive, suo figlio sembra manifestare una reazione di conati di vomito in presenza di stimoli che per lui in qualche modo risultano sgradevoli o legati a esperienze precedenti, come il latte bevuto controvoglia o l’incontro con il neonato. Nei bambini piccoli, soprattutto intorno ai due anni, reazioni di questo tipo possono comparire come risposta a disgusto, ipersensibilità sensoriale o ansia da novità. Il fatto che prima fosse socievole e ora manifesti questi conati non significa necessariamente che ci sia un problema duraturo, ma piuttosto che stia attraversando un momento di associazioni nuove e intense, che possono generare reazioni fisiche come i conati.
Può aiutarlo molto con calma, senza forzarlo, osservando cosa scatena la reazione e riducendo l’ansia intorno a quegli stimoli. È utile nominare ciò che vede e rassicurarlo sul fatto che è al sicuro, senza giudicarlo o mostrare preoccupazione eccessiva, così da non amplificare la sua ansia. L’esposizione graduale a situazioni simili, con piccoli passi, può favorire l’adattamento.
Se le reazioni dovessero diventare più frequenti, intense o cominciare a interferire con il gioco, l’alimentazione o il benessere quotidiano, potrebbe essere utile una valutazione da un neuropsicologo infantile o psicologo dell’età evolutiva, che possa guidare un percorso mirato di gestione della sensibilità e delle reazioni corporee.
Saluti, resto a disposizione.
Salve, capisco la sua preoccupazione nel vedere una reazione così nuova nel proprio bambino mette inevitabilmente in allarme. A questa età però il corpo è spesso il primo “linguaggio” che i bimbi usano per esprimere emozioni intense o cambiamenti che non sanno ancora raccontare a parole.
Il fatto che cerchi gli altri bambini ma poi reagisca così, e che il vomito compaia anche quando piange forte, potrebbe indicare non tanto un rifiuto, quanto una modalità per segnalare un disagio o per richiamare attenzione e contenimento da parte dell’adulto. Non in senso volontario, ma come risposta automatica.
Spesso queste fasi sono passeggere, soprattutto se accolte con calma, senza enfatizzare troppo l’episodio (che sarebbe un rinforzo positivo di attenzione nei confronti del bambino, quindi portandolo nel tempo a reiterare), ma offrendo e presenza.
Naturalmente è sempre utile parlarne con il pediatra, soprattutto per escludere cause fisiche sottostanti e valutare con il pediatra stesso una valutazione psicologica se il problema dovesse protrarsi nel tempo. Colgo l'occasione per augurarle buone Feste.
Il fatto che cerchi gli altri bambini ma poi reagisca così, e che il vomito compaia anche quando piange forte, potrebbe indicare non tanto un rifiuto, quanto una modalità per segnalare un disagio o per richiamare attenzione e contenimento da parte dell’adulto. Non in senso volontario, ma come risposta automatica.
Spesso queste fasi sono passeggere, soprattutto se accolte con calma, senza enfatizzare troppo l’episodio (che sarebbe un rinforzo positivo di attenzione nei confronti del bambino, quindi portandolo nel tempo a reiterare), ma offrendo e presenza.
Naturalmente è sempre utile parlarne con il pediatra, soprattutto per escludere cause fisiche sottostanti e valutare con il pediatra stesso una valutazione psicologica se il problema dovesse protrarsi nel tempo. Colgo l'occasione per augurarle buone Feste.
Può aver associato i bambini, i liquidi o il pianto a sensazioni di disgusto o tensione vissute in passato. Il fatto che resti socievole e voglia giocare è un ottimo segnale. Il modo migliore per aiutarlo è restare calma, non dare troppo peso alla reazione e rassicurarlo senza forzarlo. Se dovesse peggiorare o durare a lungo, allora è utile parlarne. Saluti.
Cara mamma, la situazione che descrive è molto particolare ma, se letta attraverso le lenti dello sviluppo emotivo e della psicologia sistemico-relazionale, assume un significato molto coerente. Il suo bambino sta usando il corpo per comunicare qualcosa che non ha ancora le parole per esprimere.
Le consiglio di fare una prima consulenza psicologica famigliare (lei, suo marito e il bambino) da una psicoterapeuta per esplorare diverse ipotesi tra cui una possibile esperienza spiacevole vissuta dal bambino che manifesta con il vomito attraverso l'emozione del disgusto. Il vomito può essere sintomatico di un forte stress emotivo o paura di fronte a situazioni/bambini che non conosce e il rifiuto lo potrebbe manifestare in questo modo (non sapendo come "pensarla" o gestirla, la situazione intendo, il suo corpo prova letteralmente a "evacuarla" tramite il conato, proprio come faceva con il latte). Con l'accompagnamento di un professionista potete approfondire con il bambino presente per aiutarlo a comunicare in un'altra modalità e insieme a lui a trovare una modalità nuova di stare bene insieme perché immagino siate entrambi giustamente preoccupati. Nel mentre non colpevolizzi il bambino, lo rassicuri e rassereni soprattutto dopo il conato di vomito in modo che non associ l'emozione a qualcosa di pericoloso e drammatico.
Un caro saluto
Dott.ssa Sonia Ballocco
Le consiglio di fare una prima consulenza psicologica famigliare (lei, suo marito e il bambino) da una psicoterapeuta per esplorare diverse ipotesi tra cui una possibile esperienza spiacevole vissuta dal bambino che manifesta con il vomito attraverso l'emozione del disgusto. Il vomito può essere sintomatico di un forte stress emotivo o paura di fronte a situazioni/bambini che non conosce e il rifiuto lo potrebbe manifestare in questo modo (non sapendo come "pensarla" o gestirla, la situazione intendo, il suo corpo prova letteralmente a "evacuarla" tramite il conato, proprio come faceva con il latte). Con l'accompagnamento di un professionista potete approfondire con il bambino presente per aiutarlo a comunicare in un'altra modalità e insieme a lui a trovare una modalità nuova di stare bene insieme perché immagino siate entrambi giustamente preoccupati. Nel mentre non colpevolizzi il bambino, lo rassicuri e rassereni soprattutto dopo il conato di vomito in modo che non associ l'emozione a qualcosa di pericoloso e drammatico.
Un caro saluto
Dott.ssa Sonia Ballocco
Buongiorno signora.. sentirei inizialmente il vostro pediatra e poi eventualmente consulterei uno psicologo infantile (se ha bisogno di una consulenza io sono una psicologa perinatale e ricevo online). Il fatto che il bimbo vomiti dopo aver pianto forte può starci perchè in quel momento è molto agitato, magari il pianto gli provoca anche tosse ed essendo molto attivato può sfociare nel vomito...si tratta di una causa diversa, da distinguere dalla situazione in cui si trova in compagnia di altri bambini e reagisce con conati di vomito (mai sfociati però in vomito?). Provi ad osservarlo meglio (lo vede sereno e tranquillo quando socializza con gli altri?) e ad osservare meglio quel conato di vomito (caratteristiche e se suo figlio mostra malessere o disagio dopo averlo fatto) in modo da capire meglio cosa potrebbe essere/rappresentare. Se questi episodi dovessero comunque protrarsi a lungo è proprio il caso di consultare un professionista.
Se dovesse aver bisogno, mi contatti pure.
Se dovesse aver bisogno, mi contatti pure.
Gentile mamma sento la sua preoccupazione e mi dispiace molto, spero le mie spiegazioni possano aiutarla a capire ed a tranquillizzarsi. Al di là di possibili aspetti organi, cerchi di soffermarsi sul linguaggio del sintomo di suo figlio. Il vomitare vuol dire non riuscire a trattenere, un tirar fuori qualcosa che non si può tenere dentro. Con questo sintomo suo figlio sta comunicando uno stato emotivo. Bisognerebbe capire un pò tutta la storia del suo bambino. Come è stata la sua gravidanza, se il bambino ha avuto problemi alla nascita, come è stata tutta la fase dell'allattamento, dello svezzamento, se usa o meno il ciuccio o un oggetto morbido. Se ha dei fratelli, se in famiglia stanno succedendo eventi particolari (lutti, cambiamenti di casa, cambiamenti di lavoro), come stanno emotivamente mamma e papà, se quando è andato all'asilo è entrato volentieri o ha fatto dei capricci, se va o non va all'asilo, se sono successi degli eventi con coetanei della stessa età. Mi servono molti più dati per comprendere perchè dall'insieme di molte più informazioni posso darle un quadro completo del disagio che in questo momento sta esprimendo suo figlio. Anche il fatto che suo figlio da quello che lei riporta "beveva il latte controvoglia e si disgustava" ed adesso va meglio, non è solo da collegare all'allergia alle proteine del latte vaccino. A livello simbolico questo ha tantissime spiegazioni. Per essere professionale e corretta le dico che mancando diversi dati, diversi date per restituirle qualcosa di utile. Posso solo dire che con questo sintomo (vomito) vostro figlio vi sta comunicando. Quello che le consiglio è di rivolgersi ad un bravo specialista, non so in che città abita ma posso fornirle i contatti di centri che trattano di bambini e di famiglie. Non si allarmi, vostro figlio vi sta parlando e sta parlando di un momento della sua vita particolare, è possibile riuscire a capire cosa succede e di cosa questo sintomo parla.
Gentilissima,
Bisognerebbe maggiormente indagare le associazioni che si stanno strutturando nel bambino. Lo fa soltanto in Sua presenza? In qualsiasi contesto? Comprendere le comunicazioni di un bambino in tenera età è complesso e per prima cosa vanno esclusi i fattori organici.
Mi contatti per un confronto per per analizzare i vissuti sperimentati.
Dott.ssa Romano
Bisognerebbe maggiormente indagare le associazioni che si stanno strutturando nel bambino. Lo fa soltanto in Sua presenza? In qualsiasi contesto? Comprendere le comunicazioni di un bambino in tenera età è complesso e per prima cosa vanno esclusi i fattori organici.
Mi contatti per un confronto per per analizzare i vissuti sperimentati.
Dott.ssa Romano
Capisco quanto ti preoccupi: tuo figlio sembra aver collegato alcune esperienze passate con disgusto a situazioni sociali e certi stimoli (bambini, acqua, suoni forti). È possibile che sia una fase passeggera legata a sovrastimolazione o associazioni sensoriali. Intanto, rassicuralo senza forzarlo, osserva i pattern e mantieni routine prevedibili. Parlane con il pediatra e valuta un consulto con un terapeuta dell’infanzia, che può guidarvi passo passo.
Buongiorno, per prima cosa faccia degli accertamenti medici per capire se il bimbo possa avere qualche malfunzionamento strutturale alla gola; solo dopo aver escluso questa eventualità può cercare di capire a cosa sia associato il vomito, non è detto che sia legato alla vista degli altri bambini, potrebbero esserci altri motivi che vanno indagati con a consulenza di un pediatra.
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.