Salve io prendo il BRINTELLIX,BROMAZEPAM e lamotrigina .pero la situazione al i
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Salve io prendo il BRINTELLIX,BROMAZEPAM e lamotrigina.pero la situazione al iniziò andava benino dopo un mesetto sono tornata ad avere brutti pensieri. Ma forti. Cosa potrei fare?la mia psichiatra dice che antidepressivi a me non serve
Salve,
comprendo quanto possa essere difficile e frustrante trovarsi in una situazione in cui, nonostante la terapia farmacologica, i pensieri negativi tornano a farsi intensi. I farmaci che sta assumendo – Brintellix (un antidepressivo), Bromazepam (un ansiolitico) e Lamotrigina (uno stabilizzatore dell’umore) – sono utilizzati in ambito psichiatrico per trattare diverse condizioni, tra cui depressione, ansia e disturbi dell’umore.
Tuttavia, è importante ricordare che ogni persona risponde in modo diverso alle terapie, e che il solo trattamento farmacologico, in molte situazioni, potrebbe non essere sufficiente. I “brutti pensieri” che riferisce possono essere il segnale che ci sono ancora aspetti emotivi o vissuti interiori che meritano attenzione e ascolto, al di là della componente chimica.
Se la sua psichiatra ritiene che gli antidepressivi non siano indicati nel suo caso, potrebbe voler dire che ha ipotizzato un quadro clinico più complesso (ad esempio legato a un disturbo dell’umore o di personalità), per cui gli antidepressivi potrebbero non essere la prima scelta o potrebbero essere controindicati.
Cosa può fare concretamente ora?
Rivalutare insieme allo psichiatra la terapia, comunicando con precisione l’intensità, la frequenza e la natura dei pensieri che sta vivendo.
Affiancare un percorso psicoterapeutico al trattamento farmacologico. La psicoterapia, specialmente quella cognitivo-comportamentale o basata sulla mindfulness, può aiutare a riconoscere, gestire e trasformare i pensieri disturbanti.
Non restare sola: parlare con un professionista in uno spazio protetto e dedicato può fare una grande differenza. I pensieri forti e negativi vanno sempre presi sul serio.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire la situazione rivolgersi a uno specialista, che possa valutare il suo stato in modo completo e offrirle un supporto personalizzato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
comprendo quanto possa essere difficile e frustrante trovarsi in una situazione in cui, nonostante la terapia farmacologica, i pensieri negativi tornano a farsi intensi. I farmaci che sta assumendo – Brintellix (un antidepressivo), Bromazepam (un ansiolitico) e Lamotrigina (uno stabilizzatore dell’umore) – sono utilizzati in ambito psichiatrico per trattare diverse condizioni, tra cui depressione, ansia e disturbi dell’umore.
Tuttavia, è importante ricordare che ogni persona risponde in modo diverso alle terapie, e che il solo trattamento farmacologico, in molte situazioni, potrebbe non essere sufficiente. I “brutti pensieri” che riferisce possono essere il segnale che ci sono ancora aspetti emotivi o vissuti interiori che meritano attenzione e ascolto, al di là della componente chimica.
Se la sua psichiatra ritiene che gli antidepressivi non siano indicati nel suo caso, potrebbe voler dire che ha ipotizzato un quadro clinico più complesso (ad esempio legato a un disturbo dell’umore o di personalità), per cui gli antidepressivi potrebbero non essere la prima scelta o potrebbero essere controindicati.
Cosa può fare concretamente ora?
Rivalutare insieme allo psichiatra la terapia, comunicando con precisione l’intensità, la frequenza e la natura dei pensieri che sta vivendo.
Affiancare un percorso psicoterapeutico al trattamento farmacologico. La psicoterapia, specialmente quella cognitivo-comportamentale o basata sulla mindfulness, può aiutare a riconoscere, gestire e trasformare i pensieri disturbanti.
Non restare sola: parlare con un professionista in uno spazio protetto e dedicato può fare una grande differenza. I pensieri forti e negativi vanno sempre presi sul serio.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire la situazione rivolgersi a uno specialista, che possa valutare il suo stato in modo completo e offrirle un supporto personalizzato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Buonasera gentile utente, potrebbe valutare un incontro con un psicoterapeuta per descrivere nel dettaglio la sua situazione e decidere con lui un percorso più indicato per aiutarla a sostenere la sua situazione. Disponibile ad indicarle, se servissero, maggiori informazioni. Cordialmente dr. Claudio Pieroni
Salve, le consiglio di iniziare un lavoro di terapia psicoterapeutica psicanalitica, per capire le origini del suo malessere. Resto a disposizione.
Dott.ssa Elda Valente
Dott.ssa Elda Valente
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità e coraggio una parte così delicata della sua esperienza. Quello che descrive è un vissuto molto comune in chi attraversa un periodo di profondo malessere emotivo: inizialmente sembra che qualcosa stia migliorando, ma poi i brutti pensieri tornano e con essi la frustrazione, la paura e la sensazione di non sapere più cosa fare. Mi permetto innanzitutto di dirle che i “brutti pensieri” che descrive non sono un segnale che qualcosa in lei sia sbagliato. In un'ottica cognitivo-comportamentale, i pensieri non sono visti come verità assolute, ma come eventi mentali che possono comparire in automatico, spesso alimentati da emozioni intense, stress o schemi di pensiero appresi nel tempo. Quando la mente è affaticata o in uno stato di sofferenza prolungata, può produrre pensieri molto negativi, disturbanti o ripetitivi. Il fatto che questi pensieri siano tornati non significa che lei stia “fallendo” nel suo percorso, ma semplicemente che c’è ancora un lavoro da fare per imparare a gestirli e a non farsi sopraffare da essi. Un percorso psicoterapeutico ad orientamento cognitivo-comportamentale può aiutarla concretamente ad affrontare questi pensieri. L’obiettivo principale non è eliminarli del tutto, ma ridurne l’impatto, comprendere i meccanismi che li mantengono e costruire nuove modalità di risposta che le restituiscano un senso di padronanza e di libertà. In terapia si impara, ad esempio, a riconoscere quando si entra in un circolo vizioso fatto di pensieri catastrofici, a mettere in discussione le convinzioni disfunzionali su sé stessi e sul proprio valore, e ad applicare strategie di regolazione emotiva che consentano di affrontare anche le giornate più difficili. È molto importante anche il modo in cui si relaziona con questi pensieri. Quando ci si colpevolizza per il fatto di averli, o si cerca disperatamente di sopprimerli, spesso si ottiene l’effetto opposto: si rafforzano e diventano più invasivi. Invece, accettarli come una parte passeggera del proprio stato mentale, senza giudicarsi, può essere il primo passo verso un cambiamento più profondo e duraturo. Anche il fatto che la sua psichiatra le abbia detto che “gli antidepressivi non le servono” può averla disorientata. Tuttavia, in un approccio cognitivo-comportamentale, l’attenzione si concentra non tanto sulla diagnosi in senso stretto, quanto sulle difficoltà pratiche e sui pensieri ed emozioni che la persona vive nel presente. E da questo punto di vista, il fatto che lei si stia ponendo domande, che senta il bisogno di capire e di fare qualcosa per stare meglio, è un segnale di forza e non di debolezza. Il mio consiglio è di non restare sola in questo momento. Se non ha ancora intrapreso un percorso psicoterapeutico strutturato, potrebbe essere il momento giusto per farlo. Se invece è già seguita, le suggerisco di condividere apertamente queste sue paure e questi dubbi con il terapeuta: anche la percezione di un ritorno dei pensieri negativi può essere esplorata in modo utile e produttivo. Infine, le ricordo che i progressi psicologici non sono mai lineari: ci sono momenti di sollievo seguiti da ricadute, ma tutto questo fa parte del processo. Non significa che non stia andando avanti, ma che ogni passo, anche quello più incerto, può essere un tassello importante verso il suo benessere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Cara utente,
racconta di aver iniziato una cura farmacologica, di aver avuto un miglioramento iniziale e poi una ricaduta. Comprensibilmente, questo genera sconforto, soprattutto se si ha la sensazione di non essere compresa fino in fondo. Quando dice “i pensieri brutti sono tornati, ma forti”, mi chiedo: chi c'è intorno a questi pensieri? Da dove arrivano, a chi si rivolgono, che linguaggio parlano?
Il sintomo non deve essere letto "solo" come malessere ma è un segnale importante, un messaggio che può avere radici nei legami, nelle storie e nei significati che costruiamo insieme agli altri.
A volte, più che trovare “il farmaco giusto”, può essere utile trovare uno spazio giusto, dove poter portare la propria sofferenza senza sentirsi giudicati o fraintesi. Un luogo in cui non ci sia solo una diagnosi, ma un dialogo.
Se sente che è arrivato il momento di guardare a questi “brutti pensieri” non solo come un nemico da zittire, ma come qualcosa da decifrare insieme, sarei lieta di accompagnarla in questo percorso.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
racconta di aver iniziato una cura farmacologica, di aver avuto un miglioramento iniziale e poi una ricaduta. Comprensibilmente, questo genera sconforto, soprattutto se si ha la sensazione di non essere compresa fino in fondo. Quando dice “i pensieri brutti sono tornati, ma forti”, mi chiedo: chi c'è intorno a questi pensieri? Da dove arrivano, a chi si rivolgono, che linguaggio parlano?
Il sintomo non deve essere letto "solo" come malessere ma è un segnale importante, un messaggio che può avere radici nei legami, nelle storie e nei significati che costruiamo insieme agli altri.
A volte, più che trovare “il farmaco giusto”, può essere utile trovare uno spazio giusto, dove poter portare la propria sofferenza senza sentirsi giudicati o fraintesi. Un luogo in cui non ci sia solo una diagnosi, ma un dialogo.
Se sente che è arrivato il momento di guardare a questi “brutti pensieri” non solo come un nemico da zittire, ma come qualcosa da decifrare insieme, sarei lieta di accompagnarla in questo percorso.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
Buongiorno,
si affidi al parere della psichiatra e segua le indicazioni terapeutiche fornite; aggiungo inoltre che al trattamento farmacologico dovrebbe affiancare un percorso di psicoterapia al fine di guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
si affidi al parere della psichiatra e segua le indicazioni terapeutiche fornite; aggiungo inoltre che al trattamento farmacologico dovrebbe affiancare un percorso di psicoterapia al fine di guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno Signora, sarebbe necessario sapere come sono fatti questi brutti pensieri, ed è consigliabile in ogni caso affiancare un percorso di psicoterapia al trattamento farmacologico.
Resto a disposizione.
Resto a disposizione.
Buongiorno, la ringrazio per questa condivisione. Credo sia molto importante che lei cominci il prima possibile un percorso di psicoterapia: purtroppo i farmaci da soli fanno da tappo, mettono una pezza (fondamentale per poter andare avanti) ma non risolvono il problema. è fondamentale che possa cominciare un percorso con qualcuno che possa aiutarla a capire l'origine dei brutti pensieri che fa, connettendo questi pensieri con la sua storia, i suoi contesti e la sua vita. In questo modo, comprendendoli e dandovi un significato, questi pensieri smettono di essere intrusivi e debilitanti. Se avesse bisogno di ulteriore supporto mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve e veramente grazie per aver condiviso il suo momento difficile. Da quanto scrive, sembra che stia vivendo un periodo molto faticoso, in cui alcuni pensieri disturbanti sono tornati a farsi sentire con forza, nonostante il trattamento farmacologico.
A volte può essere utile affiancare alla cura farmacologica un supporto psicologico. Spesso, lavorare anche sul piano emotivo e relazionale può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo dentro di sé, a dare un senso a certi pensieri ricorrenti, e a trovare nuove risorse per affrontarli.
Naturalmente ogni situazione è unica, e le valutazioni mediche vanno sempre rispettate, detto questo, se sente che gli strumenti attuali non bastano più, può essere il momento giusto per prendersi uno spazio in cui farsi accompagnare nell’ascolto profondo di sé.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sonia Zangarini
Psicologa / Counselor
A volte può essere utile affiancare alla cura farmacologica un supporto psicologico. Spesso, lavorare anche sul piano emotivo e relazionale può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo dentro di sé, a dare un senso a certi pensieri ricorrenti, e a trovare nuove risorse per affrontarli.
Naturalmente ogni situazione è unica, e le valutazioni mediche vanno sempre rispettate, detto questo, se sente che gli strumenti attuali non bastano più, può essere il momento giusto per prendersi uno spazio in cui farsi accompagnare nell’ascolto profondo di sé.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sonia Zangarini
Psicologa / Counselor
grazie per aver condiviso con coraggio la tua esperienza. Capisco quanto possa essere difficile sentire che, dopo un primo momento di sollievo, i pensieri difficili tornano e si fanno sentire in modo forte.
Non spetta a me giudicare il lavoro dello psichiatra che ti segue: la sua è una lettura farmacologica fondata sulla tua storia clinica.
Tuttavia, quello che posso dirti è che, in molti percorsi di cura, l’approccio più efficace è spesso quello integrato, in cui il lavoro farmacologico viene affiancato da un sostegno psicologico continuativo.
La psicoterapia, soprattutto se orientata all’ascolto profondo del vissuto, può aiutarti a comprendere cosa sta cercando di esprimere quella sofferenza, al di là dei sintomi.
I “brutti pensieri” non sono il tuo nemico: spesso sono voci non ascoltate, bisogni compressi, emozioni che hanno bisogno di uno spazio sicuro in cui poter emergere, senza giudizio.
Se in futuro dovessi valutare cambiamenti nella terapia farmacologica, solo il medico psichiatra potrà farlo: sia quello che ti segue ora, sia – eventualmente – un altro professionista, se sentissi il bisogno di un nuovo parere.
Ma se desideri, fin da ora, potresti iniziare un percorso di ascolto psicologico, centrato su di te, sulle tue esperienze, su ciò che stai vivendo in questo momento.
Resto a disposizione se vorrai parlarne. Dott. Francesco Paolo Coppola (Napoli ricevo in presenza e on line)
Non spetta a me giudicare il lavoro dello psichiatra che ti segue: la sua è una lettura farmacologica fondata sulla tua storia clinica.
Tuttavia, quello che posso dirti è che, in molti percorsi di cura, l’approccio più efficace è spesso quello integrato, in cui il lavoro farmacologico viene affiancato da un sostegno psicologico continuativo.
La psicoterapia, soprattutto se orientata all’ascolto profondo del vissuto, può aiutarti a comprendere cosa sta cercando di esprimere quella sofferenza, al di là dei sintomi.
I “brutti pensieri” non sono il tuo nemico: spesso sono voci non ascoltate, bisogni compressi, emozioni che hanno bisogno di uno spazio sicuro in cui poter emergere, senza giudizio.
Se in futuro dovessi valutare cambiamenti nella terapia farmacologica, solo il medico psichiatra potrà farlo: sia quello che ti segue ora, sia – eventualmente – un altro professionista, se sentissi il bisogno di un nuovo parere.
Ma se desideri, fin da ora, potresti iniziare un percorso di ascolto psicologico, centrato su di te, sulle tue esperienze, su ciò che stai vivendo in questo momento.
Resto a disposizione se vorrai parlarne. Dott. Francesco Paolo Coppola (Napoli ricevo in presenza e on line)
Salve,
lei sta già seguendo una terapia con farmaci antidepressivi. Le raccomando di fare sempre riferimento al suo medico psichiatra per qualsiasi decisione relativa al dosaggio o a eventuali modifiche del trattamento.
Qualora la terapia in corso non risultasse efficace, potrà prendere in considerazione, sempre in accordo con il suo specialista, l’ipotesi di un eventuale ricovero.
Cordiali saluti.
lei sta già seguendo una terapia con farmaci antidepressivi. Le raccomando di fare sempre riferimento al suo medico psichiatra per qualsiasi decisione relativa al dosaggio o a eventuali modifiche del trattamento.
Qualora la terapia in corso non risultasse efficace, potrà prendere in considerazione, sempre in accordo con il suo specialista, l’ipotesi di un eventuale ricovero.
Cordiali saluti.
Buongiorno gentile Utente, grazie per aver condiviso una parte così delicata del suo vissuto. Capisco quanto possa essere faticoso affrontare una situazione in cui, nonostante l’assunzione di farmaci e l’iniziale miglioramento, i brutti pensieri siano tornati in maniera forte e destabilizzante. Quando accade qualcosa del genere, è normale sentirsi scoraggiati o persino confusi sul da farsi, soprattutto se chi la segue le ha detto che gli antidepressivi non fanno al caso suo.
Detto questo, vorrei rassicurarla sul fatto che ogni percorso di cura, soprattutto quando si tratta di salute mentale, può richiedere tempo, pazienza e, a volte, dei necessari aggiustamenti. I farmaci come quelli che assume possono avere effetti differenti da persona a persona, e spesso è necessario monitorarne con attenzione l’efficacia, così come considerare eventuali alternative o integrazioni.
Ma oltre al piano farmacologico, c’è un altro aspetto altrettanto importante: quello psicologico. I “brutti pensieri”, soprattutto se diventano intrusivi, ricorrenti o associati a un senso di impotenza, non vanno solo contenuti con il farmaco. Meritano di essere esplorati, compresi, ascoltati con attenzione e rispetto, in uno spazio protetto come quello che offre una psicoterapia. Molte volte ciò che percepiamo come sintomo nasce anche da esperienze, emozioni o schemi profondi che richiedono un lavoro integrato, che coinvolga mente, corpo e relazioni.
Se oggi si sente ancora in difficoltà nonostante il trattamento, non è un segno di fallimento, ma un'indicazione importante che qualcosa in più può essere fatto. Forse, insieme a una nuova valutazione psichiatrica (eventualmente anche con un secondo parere se lo ritiene necessario), potrebbe giovarle affiancare un percorso terapeutico mirato, che tenga conto della sua storia, del suo modo unico di vivere e sentire.
Il suo messaggio, sebbene carico di sofferenza, è anche un atto di grande lucidità e coraggio. Significa che una parte di lei desidera stare meglio, trovare un modo per uscire da questi pensieri, e questo è un punto di partenza molto prezioso. La invito a non arrendersi e a non rimanere sola in questo momento.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Detto questo, vorrei rassicurarla sul fatto che ogni percorso di cura, soprattutto quando si tratta di salute mentale, può richiedere tempo, pazienza e, a volte, dei necessari aggiustamenti. I farmaci come quelli che assume possono avere effetti differenti da persona a persona, e spesso è necessario monitorarne con attenzione l’efficacia, così come considerare eventuali alternative o integrazioni.
Ma oltre al piano farmacologico, c’è un altro aspetto altrettanto importante: quello psicologico. I “brutti pensieri”, soprattutto se diventano intrusivi, ricorrenti o associati a un senso di impotenza, non vanno solo contenuti con il farmaco. Meritano di essere esplorati, compresi, ascoltati con attenzione e rispetto, in uno spazio protetto come quello che offre una psicoterapia. Molte volte ciò che percepiamo come sintomo nasce anche da esperienze, emozioni o schemi profondi che richiedono un lavoro integrato, che coinvolga mente, corpo e relazioni.
Se oggi si sente ancora in difficoltà nonostante il trattamento, non è un segno di fallimento, ma un'indicazione importante che qualcosa in più può essere fatto. Forse, insieme a una nuova valutazione psichiatrica (eventualmente anche con un secondo parere se lo ritiene necessario), potrebbe giovarle affiancare un percorso terapeutico mirato, che tenga conto della sua storia, del suo modo unico di vivere e sentire.
Il suo messaggio, sebbene carico di sofferenza, è anche un atto di grande lucidità e coraggio. Significa che una parte di lei desidera stare meglio, trovare un modo per uscire da questi pensieri, e questo è un punto di partenza molto prezioso. La invito a non arrendersi e a non rimanere sola in questo momento.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Buongiorno,
la sua situazione tocca diversi aspetti importanti, che meritano di essere esplorati con attenzione. Ad esempio:
– Cosa l’ha portata a iniziare una terapia farmacologica?
– In che modo stava “un po’ meglio” all’inizio? E come si sentiva prima?
– Quando parla di “brutti pensieri forti”, cosa intende?
– Perché la sua psichiatra ritiene che gli antidepressivi non siano adatti, ma le sono stati prescritti?
Sono tutte domande che possono aprire uno spazio di comprensione più profondo su ciò che sta vivendo. I farmaci possono aiutare a contenere il disagio in alcune fasi, ma spesso non bastano da soli. È proprio nei momenti in cui i pensieri si fanno più forti che può essere utile iniziare o approfondire una psicoterapia: non per “spiegare tutto”, ma per fare chiarezza, trovare un senso, e riattivare una possibilità di cambiamento.
Resto a disposizione,
Dott. Domenico Mattiello
Psicologo – Psicoterapeuta
la sua situazione tocca diversi aspetti importanti, che meritano di essere esplorati con attenzione. Ad esempio:
– Cosa l’ha portata a iniziare una terapia farmacologica?
– In che modo stava “un po’ meglio” all’inizio? E come si sentiva prima?
– Quando parla di “brutti pensieri forti”, cosa intende?
– Perché la sua psichiatra ritiene che gli antidepressivi non siano adatti, ma le sono stati prescritti?
Sono tutte domande che possono aprire uno spazio di comprensione più profondo su ciò che sta vivendo. I farmaci possono aiutare a contenere il disagio in alcune fasi, ma spesso non bastano da soli. È proprio nei momenti in cui i pensieri si fanno più forti che può essere utile iniziare o approfondire una psicoterapia: non per “spiegare tutto”, ma per fare chiarezza, trovare un senso, e riattivare una possibilità di cambiamento.
Resto a disposizione,
Dott. Domenico Mattiello
Psicologo – Psicoterapeuta
Salve,
dalle sue parole non ho ben compreso se la psichiatra le ha fatto intendere che la terapia farmacologica che sta assumendo non sia efficace, dal momento che gli effetti di queste sostanze dovrebbero essere antidepressivi ed ansiolitici. In tal caso dovrebbe valutare con la sua dottoressa se modificare le molecole che assume, a fronte di una diversa diagnosi rispetto a quella di partenza, se integrare la farmacoterapia con la psicoterapia o rivolgersi al solo aiuto psicoterapico. Provi a confrontarsi più francamente con chi la segue, riceverà certamente l'ascolto necessario a sciogliere ogni dubbio.
Per eventuali consulti sono disponibile a confrontarmi sia in presenza che online.
Saluti, Dott.ssa Giovanna D'Apolito
dalle sue parole non ho ben compreso se la psichiatra le ha fatto intendere che la terapia farmacologica che sta assumendo non sia efficace, dal momento che gli effetti di queste sostanze dovrebbero essere antidepressivi ed ansiolitici. In tal caso dovrebbe valutare con la sua dottoressa se modificare le molecole che assume, a fronte di una diversa diagnosi rispetto a quella di partenza, se integrare la farmacoterapia con la psicoterapia o rivolgersi al solo aiuto psicoterapico. Provi a confrontarsi più francamente con chi la segue, riceverà certamente l'ascolto necessario a sciogliere ogni dubbio.
Per eventuali consulti sono disponibile a confrontarmi sia in presenza che online.
Saluti, Dott.ssa Giovanna D'Apolito
Capisco la sua preoccupazione. È frustrante quando un trattamento sembra funzionare inizialmente e poi i sintomi tornano con forza. Se sta sperimentando di nuovo "brutti pensieri forti", è fondamentale che ne parli approfonditamente con la sua psichiatra, spiegando esattamente la natura e l'intensità di questi pensieri e come stanno influenzando la sua vita. Combinare farmacoterapia e psicoterapia è l'approccio più efficace per molte condizioni di salute mentale. Un abbraccio e buona fortuna.
Gentile utente, il Brintellix è un antidepressivo e la Lamotrigina viene prescritta anche per trattare gli episodi acuti depressivi, quindi da questo punto di vista dovrebbe essere coperta. E' importante assumere la terapia regolarmente e dare tempo all'antidepressivo di fare effetto (in realtà ci vogliono di più dei 10 giorni di cui si parla). Detto ciò, si rivolga nuovamente alla sua Psichiatra e le parli senza problemi di questi brutti pensieri, senza censure. In bocca al lupo.
Cordialmente.
dr.ssa Floriana Ricciardi
Cordialmente.
dr.ssa Floriana Ricciardi
Se ancora non ha intrapreso una psicoterapia, allora lo faccia!
Liliana :)
Liliana :)
Gentile utente, sta parlando di psicofarmaci che le ha prescritto il suo medico di fiducia.
Molto apertamente le consiglio di facilitare ulteriormente la comunicazione e di esprimere come si sente, quali siano i suoi dubbi e le sue difficoltà rispetto alla terapia che le è stata prescritta. Un dialogo aperto sincero l'aiuterà in questo periodo che sente magari più ostico. Inizierei a prepararmi con delle domande introspettive del tipo: da quanto tempo sente questi cambiamenti? che percezione ha del cambiamento? nel frattempo cosa succede nella sua vita?Ci sono momenti in cui il farmaco può perdere efficacia e parlarne con la sua psichiatra è essenziale per l'aiuto giusto. Posso consigliarle, visto che dalle sue parole, non riesco a capirlo, un supporto psicologico con un professionista che potrà, assieme a lei sostenerla in questo momento più complesso. Saluti, dottoressa Laura Cancellara
Molto apertamente le consiglio di facilitare ulteriormente la comunicazione e di esprimere come si sente, quali siano i suoi dubbi e le sue difficoltà rispetto alla terapia che le è stata prescritta. Un dialogo aperto sincero l'aiuterà in questo periodo che sente magari più ostico. Inizierei a prepararmi con delle domande introspettive del tipo: da quanto tempo sente questi cambiamenti? che percezione ha del cambiamento? nel frattempo cosa succede nella sua vita?Ci sono momenti in cui il farmaco può perdere efficacia e parlarne con la sua psichiatra è essenziale per l'aiuto giusto. Posso consigliarle, visto che dalle sue parole, non riesco a capirlo, un supporto psicologico con un professionista che potrà, assieme a lei sostenerla in questo momento più complesso. Saluti, dottoressa Laura Cancellara
Salve, grazie per aver condiviso la sua situazione. È un momento difficile e sentire che anche i farmaci non aiutano come sperava può far sentire frustrati, smarriti.
Non avendolo specificato nella domanda, è doveroso chiederle: parallelamente al trattamento farmacologico, sta facendo anche un percorso psicoterapeutico? I farmaci sicuramente sono utili, specialmente nei casi di acuzie, ma un percorso che va ad agire anche sul motivo per cui insorgono determinati pensieri, per imparare a conoscersi ed elaborare particolari situazioni passate è necessario a mio parere, altrimenti i farmaci da soli rischiano di non avere l'effetto desiderato.
Se desidera approfondire maggiormente l'argomento mi può contattare tranquillamente.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Non avendolo specificato nella domanda, è doveroso chiederle: parallelamente al trattamento farmacologico, sta facendo anche un percorso psicoterapeutico? I farmaci sicuramente sono utili, specialmente nei casi di acuzie, ma un percorso che va ad agire anche sul motivo per cui insorgono determinati pensieri, per imparare a conoscersi ed elaborare particolari situazioni passate è necessario a mio parere, altrimenti i farmaci da soli rischiano di non avere l'effetto desiderato.
Se desidera approfondire maggiormente l'argomento mi può contattare tranquillamente.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno,
consiglio di affiancare alla terapia con la specialista anche del supporto psicologico così da andare ad indagare dettagliatamente da dove originano i pensieri che definisce brutti per poi poterci lavorare efficacemente.
Resto a disposizione per ogni ulteriore eventuale necessità.
Dott.ssa Michelle Borrelli
consiglio di affiancare alla terapia con la specialista anche del supporto psicologico così da andare ad indagare dettagliatamente da dove originano i pensieri che definisce brutti per poi poterci lavorare efficacemente.
Resto a disposizione per ogni ulteriore eventuale necessità.
Dott.ssa Michelle Borrelli
Salve, per quanto i farmaci possano aiutare non possiamo smettere di avere certi pensieri, quello che conta è come reagiamo ad essi, se questi pensieri continuano a farti star male mi sento di suggerire un supporto psicologico per poterli affrontare meglio
Salve , per i dubbi riguardo i farmaci fa bene a rivolgersi alla sua psichiatra.
Non so se la dottoressa glielo ha già consigliato ma potrebbe valere la pena approfondire il discorso anche con un professionista psicologo/terapeuta per affrontare questi che definisce come brutti pensieri.
Buone cose, dott. Marziani
Non so se la dottoressa glielo ha già consigliato ma potrebbe valere la pena approfondire il discorso anche con un professionista psicologo/terapeuta per affrontare questi che definisce come brutti pensieri.
Buone cose, dott. Marziani
Salve, capisco quanto possa essere difficile trovarsi in questa situazione. Se i pensieri negativi sono tornati in modo intenso, è importante segnalarlo subito alla sua psichiatra: potrebbe essere necessario rivedere la terapia o valutare un altro tipo di supporto, come un percorso psicoterapeutico. A volte, farmaci e psicoterapia insieme sono più efficaci. Non resti sola con questo peso, ne parli apertamente con la sua specialista.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Buona sera,
è importante che si affidi ai consigli dei professionisti, se la sua psichiatra ritiene che gli antidepressivi non siano i farmaci giusti per la sua situazione, sicuramente sarà in grado di portarle delle evidenze. Non tema di esporsi con i professionisti che la seguono, se ha delle domande o dei dubbi li esponga con sincerità così da poter trovare delle risposte che potrebbero essere capaci di confortarla e apportarle maggior consapevolezza.
Cordilamnte,
dott.ssa Togni
è importante che si affidi ai consigli dei professionisti, se la sua psichiatra ritiene che gli antidepressivi non siano i farmaci giusti per la sua situazione, sicuramente sarà in grado di portarle delle evidenze. Non tema di esporsi con i professionisti che la seguono, se ha delle domande o dei dubbi li esponga con sincerità così da poter trovare delle risposte che potrebbero essere capaci di confortarla e apportarle maggior consapevolezza.
Cordilamnte,
dott.ssa Togni
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