Ciao, ho 21 anni. Io e la mia ragazza siamo stati insieme tre anni, ma di recente ci siamo lasciati.

24 risposte
Ciao, ho 21 anni. Io e la mia ragazza siamo stati insieme tre anni, ma di recente ci siamo lasciati. Tutto è iniziato prima di Natale, quando lei ha deciso di mentirmi e nascondermi la verità.
Si trattava di una cosa che, se me l'avesse raccontata subito, effettivamente all'inizio mi avrebbe fatto arrabbiare, ma non a tal punto da arrivare alla rottura. Il problema reale è che ho dovuto metterla alle strette prima di farmi dire la verità.
Io già in passato le avevo chiesto di smetterla di mentire: le avevo spiegato che, anche se mi fossi arrabbiato per la verità, l'errore di gestione della rabbia sarebbe stato mio, ma lei non lo ha capito.
Questo meccanismo ha ovviamente causato in me un comportamento da controllone, forse dovuto in parte al fatto che sono geloso di natura, ma sicuramente amplificato dal fatto che lei mi mentisse.
Volevo capire un vostro parere: secondo voi perché ha deciso di comportarsi così fino a rovinare tutto? E secondo voi c'è la possibilità che una persona con queste dinamiche cambi, magari in futuro?
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile, grazie della condivisione. Da quanto racconta, il punto centrale non è tanto l’evento in sé, quanto la menzogna come modalità di gestione del legame. È possibile che la sua ex compagna abbia mentito per paura del conflitto o di perdere la relazione, vivendo la verità come troppo minacciosa. Il cambiamento è possibile se la persona riconosce questi schemi e ne assume la responsabilità; non avviene su richiesta dell’altro. Anche per lei, questa esperienza può essere un’occasione per chiarire meglio i propri bisogni e limiti relazionali.

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Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve. Da quello che racconta, il punto centrale non sembra essere tanto il contenuto della menzogna, quanto la funzione che quel comportamento ha assunto all’interno della relazione. In molte coppie, soprattutto in età giovane, il mentire o l’omettere non nasce da cattiva fede, ma dal tentativo di evitare il conflitto, la rabbia dell’altro o il rischio di mettere in discussione il legame. In altre parole, per lei la menzogna può aver rappresentato una strategia (disfunzionale) di protezione della relazione.
Il problema è che, nel tempo, si è strutturata una dinamica circolare, per cui più la sua compagna evitava la verità per paura della reazione più lei percepiva tensione aumentando quindi il bisogno di controllo, ma più aumentava il controllo e più la sua compagna si sentiva sotto pressione e meno libera di dire la verità
In questa lettura non c’è un “colpevole”, ma una co-costruzione della dinamica: entrambi, con modalità diverse, hanno contribuito a mantenere un equilibrio che però è diventato sempre più rigido e doloroso. La responsabilità quindi non è mei di un individuo ma della coppia.
Quando lei dice di averle spiegato che la gestione della rabbia sarebbe stata una sua responsabilità, coglie un punto importante; tuttavia, dal punto di vista relazionale, le rassicurazioni razionali non sempre modificano le paure emotive.
Rispetto alla possibilità di cambiamento: sì, queste dinamiche possono cambiare, ma non per effetto della richiesta del partner o della buona volontà momentanea.
Lo stesso vale per il versante del controllo e della gelosia: lavorare su questi aspetti non significa “avere torto”, ma differenziare ciò che appartiene a sé da ciò che appartiene all’altro.
A volte una rottura, per quanto dolorosa, rappresenta un tentativo estremo del sistema di cambiare quando le modalità precedenti non funzionano più. Che questo porti o meno a un riavvicinamento futuro non è prevedibile; ciò che conta è che entrambi possano usare questa esperienza per acquisire maggiore consapevolezza del proprio funzionamento relazionale, dentro o fuori da questa coppia.
Dott.ssa Linda Malatesta
Psicologo, Psicologo clinico
La Spezia
Salve in alcune relazioni può accadere che la difficoltà nel comunicare in modo trasparente porti a omissioni con l’obiettivo di evitare un conflitto, una reazione emotiva intensa o la paura di deludere l’altra persona. Questo tipo di comportamento, anche se spesso nasce come tentativo di proteggere sé stessi o il rapporto, può avere l’effetto opposto: la fiducia si riduce, aumentano i dubbi e possono comparire dinamiche di controllo, gelosia o richiesta costante di conferme.
Si tratta di meccanismi che non definiscono “chi ha torto” o “chi ha ragione”, ma indicano una difficoltà relazionale: per alcune persone affrontare la verità è complicato, così come per altre è complicato convivere con l’incertezza. In assenza di un confronto aperto, il rapporto rischia di deteriorarsi.
Riguardo alla possibilità di cambiamento, non esiste una regola valida per tutti. Alcune persone, con tempo, consapevolezza e un lavoro sulla comunicazione e sulle emozioni, possono modificare questi schemi; in altri casi il cambiamento non avviene o non avviene nei tempi e nei modi sperati. È un percorso personale, non prevedibile dall’esterno.
Queste sono considerazioni generali e non rappresentano una valutazione della situazione specifica. Senza un colloquio diretto non è possibile attribuire motivazioni, formulare ipotesi sulla relazione o prevedere sviluppi futuri.
Dott.ssa Lisa Minafra
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao,
Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Capisco quanto possa essere doloroso quando viene a mancare la fiducia in una relazione. Da ciò che racconti, sembra che tra voi si siano create dinamiche difficili: da un lato le sue bugie, forse legate alla paura del conflitto o di essere giudicata (senza che questo giustifichi il comportamento), dall’altro la tua fatica tra gelosia e bisogno di controllo, che nel tempo può aver alimentato tensione reciproca.
Le persone possono cambiare, ma solo se ne diventano consapevoli e scelgono davvero di lavorare su sé stesse. Lo stesso vale per te: questo momento può essere un’occasione per riflettere sui tuoi bisogni e su come vivere relazioni più serene in futuro. Se lo desideri, un percorso psicologico potrebbe aiutarti a fare chiarezza su ciò che è accaduto e su come prenderti cura di te nelle prossime relazioni.
Dal punto di vista psicologico la situazione che lei descrive mette in luce una dinamica relazionale complessa in cui entrambi avete reagito cercando di proteggervi, sebbene con modalità che nel tempo hanno finito per alimentare la rottura. Il comportamento della sua ex compagna può essere letto come una difficoltà a tollerare il conflitto e la paura delle reazioni emotive dell’altro, per cui la menzogna diventa una strategia di evitamento piuttosto che un intento deliberato di ferire, spesso chi agisce così fatica a riconoscere che la verità, anche se scomoda, può essere più sicura del silenzio o dell’occultamento. Dall’altra parte il suo atteggiamento di controllo e la gelosia, che lei stesso riconosce, non nascono nel vuoto ma si intensificano proprio quando viene meno la fiducia, creando un circolo vizioso in cui più lei cercava certezze e più lei si chiudeva, rinforzando ulteriormente la sfiducia. Per quanto riguarda la possibilità di cambiamento è importante sottolineare che una persona può modificare queste dinamiche solo nel momento in cui ne diventa consapevole e si assume la responsabilità delle proprie modalità relazionali, spesso con l’aiuto di un percorso di crescita personale o terapeutico, tuttavia il cambiamento richiede tempo, motivazione e non può essere garantito né imposto dall’altro. Più che interrogarsi se lei potrà cambiare in futuro, può essere utile che lei si chieda che tipo di relazione desidera, quali limiti per lei sono imprescindibili e in che modo questa esperienza può aiutarla a conoscere meglio i suoi bisogni emotivi, così da costruire in futuro legami più sicuri e basati sulla fiducia reciproca.
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Il comportamento che lei definisce da "controllone" potrà anche essere stato innescato da qualcun altro, ma non ne è sicuramente la causa. Se rilegge quanto ha scritto alla fine pone domande soltanto sulla sua ex ragazza, come se il tutto fosse spostato su questa persona qua e non sul diretto interessato. Il consiglio che le do è provare ad iniziare un percorso di psicoterapia dove potrà provare a mettersi in discussione piuttosto che cercare di comprendere le altre persone senza mai riuscirci perchè nessuno può. Spero che quanto le ho scritto possa darle si fastidio ma che possa anche farla genuinamente riflettere sulla sua situazione.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Da quello che racconti emerge quanto questa rottura ti abbia fatto riflettere, non solo su ciò che è accaduto tra voi, ma anche sul tuo modo di stare nella relazione. Questo è già un segnale importante di consapevolezza.

La questione centrale, da come la descrivi, non sembra essere tanto “la verità in sé”, quanto la rottura della fiducia. Il fatto che tu abbia dovuto metterla alle strette per ottenere una risposta, soprattutto dopo averle già spiegato quanto per te fosse importante la sincerità, può aver generato in te frustrazione, insicurezza e un bisogno crescente di controllo. In questo senso, il tuo comportamento più controllante non appare come qualcosa di “innato” o immutabile, ma come una reazione a un contesto relazionale che non ti faceva sentire al sicuro.

Per quanto riguarda lei, senza conoscerla direttamente, è difficile dare una risposta univoca sul “perché” abbia scelto di mentire. Spesso questi comportamenti non nascono dal desiderio di ferire l’altro, ma da difficoltà personali: paura del conflitto, timore di deludere, incapacità di reggere le emozioni dell’altro o le proprie, oppure modelli relazionali appresi in passato. Mentire può diventare, per alcune persone, una strategia disfunzionale di protezione, che però nel tempo danneggia profondamente il legame.

Rispetto alla possibilità di cambiamento: sì, le persone possono cambiare, ma solo se riconoscono il problema, se ne assumono la responsabilità e se sono motivate a lavorarci. Il cambiamento non avviene perché l’altro “resiste di più” o controlla meglio, ma perché chi mette in atto certi comportamenti sente il bisogno autentico di modificare il proprio modo di stare in relazione.

Allo stesso tempo, è importante chiederti anche che cosa tu desideri e di che cosa hai bisogno in una relazione per sentirti sereno: fiducia, comunicazione, sicurezza emotiva. Questa esperienza, per quanto dolorosa, può diventare un’occasione per capire meglio i tuoi confini, la tua gelosia e il modo in cui reagisci quando questi confini vengono messi in discussione.

Se lo riterrai utile, un percorso di confronto psicologico potrebbe aiutarti a:

elaborare la fine della relazione

comprendere meglio le dinamiche che si sono create tra voi

lavorare sul tema della fiducia e del controllo nelle relazioni future

Resto a disposizione.

Dott.ssa Alessia Mariosa
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, quello che descrivi è un vissuto molto comprensibile, soprattutto considerando la giovane età e il fatto che si trattasse di una relazione importante e duratura.
Spesso la menzogna, più che essere legata alla volontà di ferire l’altro, nasce dalla difficoltà a tollerare il conflitto, la paura di deludere o di perdere la relazione. È possibile che la tua ex compagna, di fronte alla tua rabbia (anche solo temuta), abbia scelto di nascondere la verità come strategia di protezione, purtroppo inefficace. In questo senso si crea facilmente un circolo vizioso: la menzogna aumenta l’insicurezza e il bisogno di controllo, il controllo aumenta la paura e quindi nuove omissioni o bugie.
Il fatto che tu riconosca la tua gelosia e il comportamento “controllante” è un passaggio importante: mostra consapevolezza e responsabilità. Nelle relazioni, infatti, raramente c’è una causa unica; più spesso ci sono dinamiche reciproche che si alimentano nel tempo.
Rispetto alla possibilità di cambiamento: sì, le persone possono cambiare ma solo se diventano consapevoli dei propri meccanismi e se c’è una motivazione personale a farlo.
Al di là di lei, potrebbe essere utile chiederti cosa questa relazione ti ha insegnato su di te, sui tuoi bisogni di sicurezza, fiducia e gestione della rabbia. Questo può aiutarti, in futuro, a costruire legami più sereni e reciproci, indipendentemente da come evolverà la vostra storia.

Un caro saluto,

Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, dalla tua descrizione emerge un quadro in cui la fiducia e la gestione della comunicazione nella coppia hanno avuto un ruolo centrale. La scelta della tua ex ragazza di mentire può derivare da motivi diversi: timore del conflitto, difficoltà a gestire emozioni come la tua rabbia, insicurezza o abitudini relazionali consolidate. Non è sempre facile attribuire un’unica spiegazione, perché il comportamento umano è complesso e influenzato da molteplici fattori.

Per quanto riguarda il cambiamento, le persone possono modificare comportamenti che risultano problematici, ma ciò richiede consapevolezza, motivazione e spesso un percorso di riflessione o supporto psicologico. Non è una garanzia né un processo immediato: cambiare dinamiche relazionali radicate richiede tempo e impegno da entrambe le parti.

In situazioni come questa, può essere utile approfondire il tema con uno specialista, che possa aiutare a comprendere meglio le dinamiche di coppia, la gestione della gelosia e della fiducia, e supportare sia il percorso personale che eventuali future relazioni.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ciao, quello che racconti fa sentire tutta la delusione e la fatica di esserti trovato in una situazione dove la fiducia sembra si sia incrinata poco alla volta. Quando entrano controllo e paura di perdere l’altro, il dolore diventa confuso e difficile da gestire.
Le tue domande sono legittime e meritano uno spazio di ascolto vero.

Se senti il bisogno di fare chiarezza su ciò che è successo e su come stai ora, ti invito a fissare un colloquio conoscitivo gratuito con me, insieme possiamo capire come farti stare meglio. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buongiorno,
non so quanta importanza avesse questa verità scoperta e non entro nel merito. Alle volte alla base delle menzogne c'è la vergogna il senso di colpa e non tanto la volontà di nascondere qualcosa a qualcuno.
Molte volte ai miei pazienti chiedo se confesserebbero mai una verità scomoda sapendo che sarebbero puniti e giudicati.
Dietro il nascondere una spiacevole verità c'è molto di più di una semplice bugia.
Quindi forse non si tratta di capire se in futuro si comporterà nello stesso modo o meno ma di capire come si sentirà nel raccontare una verità scomoda in quel particolare momento e a quella determinata persona.
Dott.ssa Saveria Ottaviani
Psicologo, Psicologo clinico
Marina di Ardea
Più che concentrarti su un eventuale cambiamento di lei, io mi concentrerei su un tuo eventuale cambiamento. Potresti lavorare, in un percorso psicologico, sulla tua gelosia, sentimento naturale ma che spesso purtroppo sfocia nel controllo. Potresti anche lavorare sulle tue reazioni rabbiose che di certo non sono positive in una relazione. Ti dico questo perchè se è vero che non abbiamo potere sul far cambiare gli altri, abbiamo l'enorme potere di cambiare noi stessi. Forse se non sarai più controllante e rabbioso, una tua compagna non sentirà il bisogno di mentirti e non avrà paura delle tue reazioni. Un saluto
riconoscere i propri schemi comportamentali ci da la possibilità di lavorare per modificarli. Ogni schema però è adattivo e funzionale per chi lo mette in atto, dunque non è semplice riuscire a riconoscere un pattern comportamentali disfunzionali.
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
La Sua domanda tocca un punto sensibile, perché Lei prova a dare una spiegazione razionale a qualcosa che razionale non è fino in fondo. Lei parte dall’idea che dire la verità sarebbe sempre la soluzione migliore e che, una volta chiarito questo, il problema avrebbe potuto risolversi. Questa è un’assunzione comprensibile, ma non è affatto scontata. Non tutti mentono per ingannare l’altro, a volte si mente per non perdere una posizione, per non deludere, o per non esporsi a uno sguardo che si teme troppo esigente. Dal Suo racconto emerge che, nel tempo, Lei ha cercato di rendere esplicita una regola, dimmi la verità e io mi occuperò della mia rabbia. Ma ciò che per Lei era una proposta di responsabilità, per lei può essere stato vissuto come una pressione, come se la verità dovesse comunque passare attraverso il Suo controllo. Uno sguardo esterno potrebbe osservare che la dinamica non è fatta solo delle sue bugie, ma anche del Suo progressivo spostamento verso una posizione di vigilanza, che Lei stesso riconosce. Qui non si tratta di stabilire chi abbia ragione, ma di interrogare il circuito che si è creato. Quando la fiducia viene messa alla prova, spesso entrambi finiscono per fare qualcosa che non avrebbero voluto fare. Lei si chiede se una persona con queste modalità possa cambiare.
La risposta non è né sì né no in senso assoluto.
Il cambiamento non avviene perché qualcuno lo merita o perché l’altro lo aspetta, ma quando una persona incontra un limite del proprio modo di stare nelle relazioni e decide di farci qualcosa.
Allo stesso modo, anche Lei potrebbe chiedersi che cosa questa esperienza Le ha mostrato di sé, non solo in termini di gelosia, ma di bisogno di garanzia, di sicurezza, di parola mantenuta. Nel mio modo di lavorare si dà molta importanza a questi snodi, non per giudicarli, ma per leggerli come segnali preziosi di ciò che ciascuno porta in un legame. È un lavoro che permette di uscire dalle spiegazioni superficiali e di comprendere meglio le proprie scelte affettive, presenti e future.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto attento e non giudicante, dove poter dare senso a quanto è accaduto e a ciò che oggi La interroga.
La saluto cordialmente dottoressa Laura Lanocita
Ciao, grazie per esserti aperto così. Provo a dirtelo in modo semplice: lei non ha mentito per cattiveria, ma per paura. Paura della tua reazione, del conflitto, di perderti. Mentire le ha fatto sentire meno ansia nell’immediato, ma alla lunga ha rotto la fiducia.
Il tuo diventare “controllone” non nasce da gelosia e basta: nasce dal non sentirti più al sicuro. Quando uno mente, l’altro inizia a controllare. È un circolo vizioso molto comune.
Può cambiare una persona così? Sì, ma solo se riconosce il problema e decide di lavorarci davvero. Non si cambia per amore o per promesse, si cambia per consapevolezza. Questa relazione non è finita perché sei sbagliato tu o lei: è finita perché vi siete persi emotivamente.
Se vuoi capire meglio questi meccanismi (e non ripeterli in futuro), puoi scrivermi in privato. A volte basta poco per rimettere ordine.
Gentilissimo, la fine di una relazione significativa può portare intrinsecamente con sé molti quesiti e vissuti complessi. Da ciò che descrive, sembra che nella vostra dinamica relazionale si siano intrecciati due aspetti: da un lato le sue omissioni, probabilmente legate a difficoltà di tollerare i conflitti e la gestione degli stessi, dall’altro la crescente insicurezza, che ha alimentato comportamenti di controllo.
Credo che le persone possano ricorrere alle menzogne per svariate motivazioni, non sempre per nuocere. Questo non giustifica il comportamento, ma aiuta a comprenderne la funzione. Allo stesso modo, la sua reazione è coerente con un contesto in cui la fiducia è stata messa alla prova.
Con riferimento al cambiamento: è possibile, ma richiede consapevolezza personale, motivazione e un lavoro su di sé. Non è qualcosa che può essere previsto da terzi "a tavolino". In questo momento può essere utile concentrarsi su quello che è stato il suo vissuto e su quali bisogni emotivi desidera portare nelle sue relazioni future. Consiglio di intraprendere un percorso di supporto atto a far emergere queste tematiche e ad elaborarle. Resto a sua disposizione, un saluto cordiale. Dott.ssa M. Borrelli
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buonasera, la menzogna non riguarda il fatto nascosto, ma l’impossibilità di sostenere il desiderio dell’Altro. Lei ha mentito per evitare l’angoscia del confronto, non per cattiveria.
Quando la parola non è affidabile, il controllo prende il posto della fiducia: non perché tu sia “controllante”, ma perché mancava una garanzia simbolica.
Si può cambiare? Sì, solo se la persona riconosce che la menzogna è il suo modo di difendersi dall’angoscia. Senza questo, il meccanismo si ripete.
Il punto non è se lei cambierà, ma se tu puoi stare dove la parola non tiene.
Un caro saluto
Buonasera. Tra la giovane età, l'irruenza che essa comporta e la poca esperienza... comprendo il non essere riusciti a gestire diversamente la vostra relazione; tra bugie, gelosia e controllo.
Forse, piuttosto che domandarsi perché la sua ex fidanzata abbia deciso di concludere la vostra relazione, sarebbe più 'salutare' iniziare un percorso individuale di elaborazione del lutto (perché la fine di una relazione questo è: un lutto), lavorando al contempo sulla gelosia disfunzionale e la tendenza al controllo.
Non possiamo cambiare gli altri, ma aspetti del nostro carattere che ci impediscono di stare bene con noi stessi e con gli altri, alimentando relazioni disfunzionali... sì!
Resto a disposizione per qualsivoglia ulteriore domanda (ricevo anche online).

Cordialmente,
Dott.ssa Sofia Mezzasalma
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Sale, grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Parto dalla prima domanda: perché lei ha deciso di comportarsi così fino a rovinare tutto. Nella maggior parte dei casi, chi mente in modo ripetuto non lo fa per cattiveria o per mancanza di amore, ma per paura. Paura del conflitto, paura di deludere, paura di perdere l’altro, paura di non essere accettata così com’è. Per alcune persone, dire la verità equivale inconsciamente a esporsi a un pericolo emotivo, anche quando razionalmente sanno che la verità sarebbe stata gestibile.
È possibile che la sua ex ragazza abbia sviluppato, magari già prima della vostra relazione, un modo di funzionare basato sull’evitamento: invece di affrontare il disagio immediato di una discussione, sceglie di rimandarlo mentendo o omettendo, con l’illusione di proteggere la relazione. Il paradosso è che così facendo la danneggia molto di più.
Il fatto che lei abbia dovuto “metterla alle strette” è un segnale importante: indica che la fiducia era già stata incrinata e che il dialogo spontaneo non funzionava più. In questo contesto, il suo comportamento di controllo non nasce dal nulla né solo dalla gelosia, ma come risposta a un ambiente percepito come poco affidabile. Questo non significa che controllare sia sano, ma è importante distinguere la causa dall’effetto.

Lei ha fatto una cosa molto matura quando le ha detto che la gestione della sua rabbia sarebbe stata una sua responsabilità. Non tutte le persone, però, riescono a fidarsi di questa distinzione. Alcuni vivono la rabbia dell’altro come qualcosa di ingestibile o minaccioso, anche se l’altro promette di gestirla.

Rispetto alla seconda domanda: una persona con queste dinamiche può cambiare?
La risposta onesta è sì, ma non automaticamente e non solo perché perde qualcuno. Il cambiamento è possibile solo se la persona riconosce davvero il proprio schema, non solo il risultato finale. Se lei pensa semplicemente “ho mentito perché avevo paura di perderti”, ma non va più a fondo chiedendosi perché la paura la porta a mentire invece che a comunicare, il rischio è che il modello si ripresenti anche in future relazioni.
Il cambiamento richiede consapevolezza, assunzione di responsabilità e spesso anche un lavoro personale, a volte con un supporto esterno. Non basta promettere di non mentire più: serve imparare a tollerare il conflitto, la frustrazione e il rischio emotivo che la verità comporta.
Un punto importante riguarda anche lei. È positivo che si interroghi sul suo lato controllante e sulla gelosia. Questo non per colpevolizzarsi, ma per capire cosa per lei è imprescindibile in una relazione. Se per lei la fiducia è un valore centrale, allora non è sbagliato riconoscere che, in quella relazione, questa base si era spezzata.
A volte una relazione finisce non perché manca l’amore, ma perché i meccanismi individuali dei due si incastrano in modo distruttivo: la paura di dire la verità da una parte e il bisogno di controllo dall’altra si alimentano a vicenda, creando un circolo difficile da spezzare senza un cambiamento profondo da entrambe le parti.

In sintesi, lei non è “troppo geloso” per definizione, né lei è “una bugiarda senza speranza”. Siete due persone con fragilità diverse che, in questo momento, non sono riuscite a incontrarsi in modo sano.

Se desidera approfondire l'argomento, mi rendo disponibile.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Dott.ssa Carmen Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata in un momento che, comprensibilmente, è ancora carico di emozioni. Dal suo messaggio emerge il tentativo sincero di comprendere quanto accaduto, più che di attribuire colpe, e questo è un buon punto di partenza.
Da quanto descrive, la rottura non sembra legata tanto all’episodio specifico, quanto a una dinamica relazionale costruita nel tempo: da una parte la difficoltà della sua ex partner nel dire la verità e affrontare il conflitto, dall’altra la sua crescente sfiducia, che l’ha portata a sviluppare comportamenti di controllo. In situazioni di questo tipo è frequente che si crei un circolo vizioso: la paura di far arrabbiare l’altro porta a nascondere o distorcere la realtà, e le omissioni, una volta scoperte, alimentano insicurezza, gelosia e bisogno di controllo.
Il comportamento della sua ex partner può avere diverse spiegazioni possibili, che non necessariamente implicano cattive intenzioni. Alcune persone faticano molto a tollerare il conflitto, la rabbia altrui o il rischio di deludere, e ricorrono, in modo poco funzionale, alla bugia come strategia di evitamento o di protezione. Questo però, come ha potuto sperimentare, finisce per compromettere la fiducia, che è un elemento centrale in una relazione.
È importante anche il fatto che lei riconosca il proprio ruolo nella dinamica: il controllo non nasce “dal nulla”, ma come risposta a una perdita di sicurezza. Allo stesso tempo, nel lungo periodo, questa modalità rischia di diventare faticosa per entrambi, anche se non è partita con questa intenzione.
Per quanto riguarda la possibilità di cambiamento, è vero che le persone possono cambiare, ma non perché qualcuno glielo chiede o per timore di perdere una relazione. Il cambiamento avviene quando una persona riconosce il proprio modo di funzionare, ne comprende le conseguenze e decide di lavorarci attivamente, spesso attraverso un percorso personale.
Infine, può essere utile che lei si interroghi non solo sulla possibilità che l’altra persona cambi in futuro, ma anche su che tipo di relazione desidera e quali condizioni per lei siano fondamentali per sentirsi sereno, come fiducia, trasparenza e possibilità di affrontare i conflitti in modo aperto.

A 21 anni sta già facendo un lavoro di riflessione importante su di sé e sulle dinamiche relazionali, e questo rappresenta una risorsa significativa. Se sente che questa esperienza continua a generare confusione o sofferenza, uno spazio di confronto psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare la rottura e a chiarire meglio i suoi bisogni.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, è comprensibile che dopo una rottura lei senta il bisogno di dare un senso a quanto accaduto e di capire se ciò che ha vissuto fosse evitabile o modificabile. È importante però partire da una premessa: non avendo accesso diretto all’esperienza interna della sua ex compagna, non è possibile stabilire con certezza perché abbia scelto di mentire né se tali comportamenti si ripresenterebbero in futuro. In generale, la tendenza a nascondere o a non dire la verità può avere molte motivazioni possibili, ad esempio il timore del conflitto, la paura di deludere o di perdere l’altro, una difficoltà a tollerare la rabbia altrui o un’abitudine relazionale appresa nel tempo; questo non significa giustificare il comportamento, ma riconoscere che spesso nasce da fragilità e modalità di protezione piuttosto che da cattiva intenzione. Allo stesso modo, il suo progressivo atteggiamento di controllo può essere letto come una reazione comprensibile alla rottura della fiducia, che tende a generare insicurezza e ipervigilanza, pur diventando nel tempo un fattore che alimenta il circolo vizioso della relazione. Rispetto alla possibilità di cambiamento, in linea generale le persone possono modificare le proprie modalità relazionali, ma ciò richiede consapevolezza, motivazione personale e spesso un lavoro su di sé; il cambiamento non può essere imposto dall’esterno né garantito. Più che interrogarsi su ciò che l’altra persona avrebbe potuto o potrà fare, può essere utile per lei riflettere su cosa questa esperienza le ha mostrato dei suoi bisogni, dei suoi limiti e delle dinamiche che per lei non sono sostenibili in una relazione, così da poter costruire in futuro legami basati su maggiore fiducia, comunicazione e reciprocità. Dott.ssa Chiara Avelli.
Non si possono avere garanzie per il futuro. La menzogna non è un tratto fisso della personalità. Piuttosto spesso connota una strategia relazionale, ovvero serve ad evitare un conflitto e a mantenere un equilibrio seppur fragile. Dunque quello che può fare è capire se, le condizioni attuali sono sufficientemente affidabili da permetterle di restare in quella relazione.
Dr. Stefano Previtali
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera,
mi spiace per l’interruzione della sua relazione, cosa mai indolore soprattutto quando lascia sul campo dubbi, incomprensioni e domande significative come nel suo caso.

Una relazione non può che basarsi sulla fiducia e sul rispetto reciproci. Qualora questi elementi dovessero venire meno inevitabilmente si innescano dinamiche di diffidenza e di controllo (non quello disfunzionale e portatore di aggressività più o meno agita o espressa) che portano ad un indebolimento del legame. Questo a maggior ragione se vi sono stati in passato già episodi di insincerità e mancanza di trasparenza, a fronte di un atteggiamento aperto e disponibile del partner a rinsaldare il rapporto.

Rispetto al motivo per cui la sua ex fidanzata ha deciso di comportarsi così e alla possibilità di futuro cambiamento si possono avanzare solo ipotesi. A volte dinamiche come quelle che hanno caratterizzato la sua relazione possono derivare da una scarsa capacità di gestire il conflitto o dalla paura stessa del conflitto, per cui la menzogna risulta essere l’unica strategia su cui la persona può fare affidamento per gestire stati emotivi non tollerabili. Oppure la paura del giudizio (anche morale) da partner, il timore di venire quindi giudicati come persona sbagliata (anche in questo caso la mancanza di trasparenza rappresenta un modo per evitare lo stress che deriverebbe dal confronto con degli stati emotivi spiacevoli). Oppure può essere proprio un modo di funzionare della persona che si estende oltre le relazioni affettive; in partica è come se assumere un atteggiamento opaco, non trasparente, fosse trasversale a tutti i contesti di vita della persona (amicizie, lavoro, famiglia). Oppure, per ultimo, magari gli episodi di falsità precedenti erano un indicatore di una certa ambivalenza da parte della sua ragazza nel rapporto con lei; in questo senso potrebbero essere letti come un “sintomo” che da parte della sua ragazza il livello di coinvolgimento e di investimento nel rapporto di coppia era calato.

Cordialmente, dott. Previtali.
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao, grazie per aver condiviso una parte così delicata della tua esperienza. Da quello che scrivi si sente quanto questa relazione sia stata importante per te e quanto la rottura, così com’è avvenuta, lasci ancora molte domande aperte. Quando in una coppia entrano le bugie, spesso il problema non è solo il contenuto della verità, ma il clima emotivo che si crea attorno: paura di ferire, timore del conflitto, difficoltà a tollerare la rabbia dell’altro o a reggere le proprie emozioni. In molti casi non si mente per cattiveria, ma come strategia (maldestra) per evitare qualcosa che fa paura. Questo però, come hai sperimentato, finisce per minare la fiducia e attivare dinamiche di controllo che nessuno dei due aveva scelto davvero. È significativo che tu riesca a riconoscere sia la tua gelosia sia il fatto che il controllo non sia nato dal nulla, ma come risposta a una relazione in cui non ti sentivi al sicuro. Questo non serve a “dare colpe”, ma a comprendere che spesso nelle relazioni si costruiscono circoli: più uno nasconde, più l’altro controlla; più l’altro controlla, più uno nasconde. Rispetto alla tua domanda sul cambiamento: sì, le persone possono cambiare, ma non perché qualcuno glielo chiede o lo spera al posto loro. Il cambiamento avviene quando una persona diventa consapevole dei propri meccanismi e decide di prendersene cura. A volte questo succede con il tempo, con altre relazioni o attraverso un lavoro personale. Non è qualcosa che puoi forzare o garantire tu. Più che chiederti se lei potrà cambiare in futuro, potrebbe essere utile – se vorrai – fermarti su cosa questa esperienza ha attivato in te: il bisogno di fiducia, i confini, la gestione della rabbia, la paura di essere ingannato. Sono temi importanti, che meritano spazio e ascolto, soprattutto dopo una relazione lunga iniziata in un’età così giovane. Se senti che questa rottura continua a farti stare male o a farti girare in tondo con i pensieri, parlarne con un professionista potrebbe aiutarti non tanto a “capire lei”, ma a capire meglio te stesso dentro le relazioni. È da lì che nasce la possibilità di costruire legami più sicuri, in futuro. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.

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