Mio figlio di quasi 6 anni maltratta il gatto di casa. Nulla di fisicamente violento, ma lo spaventa

22 risposte
Mio figlio di quasi 6 anni maltratta il gatto di casa. Nulla di fisicamente violento, ma lo spaventa, lo rincorre, gli fa gli urli. Non si ferma anche quando lo vede spaventato in un angolo. Vedo che ha atteggiamenti simili anche con il cane degli zii, meno evidente perché penso ne abbia più paura, ma comunque non manca di spaventarlo con bastoni (anche se non c’è mai il contatto). Non cambia nonostante ogni volta viene sgridato. Se gli chiedi, risponde che a lui non piacciono gli animali. A questa età e’ preoccupante? Devo rivolgermi a qualcuno? Per completezza di informazioni, si diverte a spaventare anche la sorellina (1 anni e mezzo) ed e’ molto oppositivo e provocatorio nei confronti di noi genitori, alterna momenti di tenerezza e affetto, a momenti in cui ci provoca e sfida. Questi atteggiamenti però non compromettono le sue relazioni, a scuola è tutto ok ed è pieno di amici.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente,
il comportamento che descrive merita attenzione, ma non va letto in modo semplicistico né allarmistico.
Intorno ai 5–6 anni alcuni bambini possono manifestare comportamenti di controllo, provocazione e sperimentazione del potere sull’altro, soprattutto verso figure o esseri percepiti come più vulnerabili (animali, fratellini piccoli). In questa fascia d’età il bambino sta ancora costruendo le competenze di regolazione emotiva, di empatia matura e di mentalizzazione delle conseguenze delle proprie azioni.
Detto questo, alcuni elementi rendono importante non minimizzare:
• il fatto che non si fermi nonostante il disagio evidente dell’animale
• la ripetitività del comportamento
• l’estensione a più contesti (gatto, cane, sorellina)
• la presenza di atteggiamenti oppositivi e provocatori verso gli adulti
Il punto centrale non è tanto “non gli piacciono gli animali”, quanto la difficoltà a riconoscere e rispettare i confini dell’altro, soprattutto quando l’altro è più debole e non può reagire in modo simmetrico.
È molto significativo – e rassicurante – che:
• a scuola il funzionamento sia adeguato
• le relazioni con i pari siano buone
• il bambino sia capace di affetto e tenerezza
Questo ci dice che le competenze sociali di base sono presenti e che non siamo di fronte, allo stato attuale, a un quadro di compromissione globale.
Dal punto di vista sistemico, comportamenti di questo tipo possono rappresentare:
• una modalità disfunzionale di scaricare tensioni emotive
• un tentativo di affermazione e controllo
• una risposta a dinamiche familiari che il bambino non riesce ancora a verbalizzare
• una difficoltà nel tollerare frustrazione e limiti
Un aspetto importante: la sgridata ripetuta spesso non produce cambiamento perché agisce solo sul comportamento manifesto, senza lavorare sul significato emotivo sottostante. Anzi, in bambini oppositivi può rinforzare la dinamica di sfida.
È il caso di rivolgersi a un professionista?
Sì, non in termini di urgenza patologica, ma come prevenzione e lettura precoce. Una consulenza psicologica:
• aiuta a comprendere cosa sta comunicando il bambino attraverso questi comportamenti
• permette di sostenere i genitori nel costruire confini chiari, coerenti e non punitivi
• riduce il rischio che queste modalità diventino stabili nel tempo
Nel frattempo, indicazioni fondamentali
• Proteggere gli animali: non è educativo “fargli imparare da solo”. La sicurezza viene prima.
• Evitare spiegazioni astratte o moralistiche: a questa età servono interventi concreti e immediati.
• Rinforzare ogni comportamento di rispetto e autocontrollo, anche minimo.
• Osservare quando il comportamento emerge: spesso è legato a stanchezza, gelosia, cambiamenti familiari.
In conclusione, non parlerei di “pericolosità”, ma di un segnale evolutivo da ascoltare. Intervenire ora significa accompagnare il bambino nello sviluppo dell’empatia, del rispetto dei limiti e della regolazione emotiva, prima che queste difficoltà si strutturino.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale

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Dott. Marco Calabrese
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, io credo che abbia avuto una buona intuizione a spostare il focus della questione sulle dinamiche comportamentali del bambino di oppositività e provocazione nei confronto di voi genitori. La "violenza" che il bambino esercita sugli animali e sulla sorellina possono essere uno "strumento" per lui per sfidare la vostra autorità e cercare di avere "potere" su di voi. Tendenzialmente un bambino di 6 anni deve rispettare e seguire quello che i genitori dicono, tutto questo senza ovviamente sfociare nella violenza la quale non serve, al contrario della fermezza nel far rispettare le regole e l'autorità. Che tipo di rapporto ha il bambino con gli altri adulti? A scuola con gli insegnanti come si comporta? Non c'è niente di preoccupante, il bambino sta testando fin dove può spingersi nella sfida alla vostra autorità. Il tema è sicuramente quello di riflettere e rivedere la relazione e lo stile educativo di voi genitori con il bambino: dire dei "no" , dare dalle "frustrazioni", non soddisfare immediatamente una richiesta non fondamentale per il benessere del bambino, non fa di voi "cattivi" genitori, anzi al contrario aiuta il bambino a familiarizzare con questi vissuti comuni e "normali" nella vita di una persona.
Buonasera,
da quanto descrive, il comportamento di suo figlio non appare allarmante in senso clinico, soprattutto perché a scuola e nelle relazioni con i pari funziona bene. Questo è un elemento molto importante e rassicurante.
Detto questo, più che chiederci se sia preoccupante, può essere utile provare a capire operativamente cosa sta succedendo e quale bisogno esprime questo comportamento. Una possibile lettura — che resta un’ipotesi e non una diagnosi — è che questi atteggiamenti abbiano una funzione di richiamo dell’attenzione e di ricerca di ruolo, soprattutto considerando la presenza di una sorellina molto piccola. I bambini, a questa età, imparano rapidamente cosa “funziona”: se spaventare l’animale o provocare l’adulto genera una reazione forte e immediata, il comportamento tende a ripetersi, anche se viene sgridato.
In questo senso non si tratta di cattiveria o mancanza di empatia, ma di un modo — disfunzionale ma efficace — per sentirsi visti, contare, avere un posto. Le sgridate, pur comprensibili, rischiano di entrare in una dinamica di sfida che rinforza il problema.
Può avere senso farsi aiutare, non tanto perché “c’è qualcosa che non va in lui”, ma come supporto psicoeducativo per voi genitori, per:
leggere meglio la funzione dei comportamenti,
capire come intervenire prima che la situazione degeneri, trovare modalità più efficaci per rispondere al suo bisogno di attenzione e contenimento.
Un eventuale approfondimento sul bambino avrebbe senso solo se questi comportamenti diventassero più intensi, persistenti o comparissero anche fuori dal contesto familiare. In questa fase, il lavoro più utile è aiutare voi adulti a modificare la risposta al comportamento, così che lui possa trovare modi più funzionali per stare in relazione.
Un caro saluto
Dott.ssa Melania Monaco
Gentile utente,
è abbastanza comune che bambini di questa età manifestino comportamenti di questo tipo verso animali o fratellini, ma quando si ripetono spesso è bene prestare attenzione. Può aiutare stabilire regole chiare e coerenti, lodare i comportamenti positivi, incoraggiarlo a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri (animali o sorellina) e offrirgli modi sicuri per sfogare rabbia o eccitazione.
È un dato positivo che vada bene a scuola e abbia amici, perché significa che le relazioni sociali non sono compromesse. Allo stesso tempo, vale la pena osservare la situazione nel tempo e, se i comportamenti non dovessero cambiare, un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva può essere utile: potrà fornirvi indicazioni concrete e strategie pratiche per gestire al meglio questi episodi a casa.
Un caro saluto,
dott.ssa Alice Taravella
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile genitore,
grazie per aver condiviso una descrizione così chiara e completa della situazione.

A quasi 6 anni alcuni comportamenti provocatori, oppositivi o di ricerca del limite possono rientrare nello sviluppo, soprattutto se il bambino fatica a regolare l’impulsività e le emozioni intense. Tuttavia, il fatto che suo figlio tragga divertimento dallo spaventare animali più piccoli o la sorellina, non si fermi di fronte alla paura dell’altro e mantenga questi comportamenti nonostante le sgridate, è un segnale che merita attenzione, pur senza allarmismi.

In genere, a questa età, la capacità empatica è in via di costruzione: alcuni bambini fanno fatica a mettersi nei panni dell’altro e possono vivere la reazione di paura come “interessante” o eccitante. Questo non significa automaticamente mancanza di empatia o un problema grave, soprattutto considerando che:

a scuola le relazioni sono adeguate

ha amici

mostra anche momenti di affetto e tenerezza

Questi elementi sono fattori protettivi importanti.

Detto ciò, la combinazione di:

comportamenti ripetuti di spavento verso animali e una sorellina molto piccola

forte oppositività e provocazione verso i genitori

difficoltà a fermarsi nonostante i richiami

può indicare una fatica nella regolazione emotiva, nel controllo degli impulsi e nella gestione del limite, più che un semplice “non gli piacciono gli animali”.

Le sgridate, da sole, spesso non funzionano in questi casi perché non aiutano il bambino a comprendere cosa fare al posto di quel comportamento, né a dare un nome alle emozioni che lo muovono. È invece utile lavorare su:

regole molto chiare e coerenti

protezione attiva degli animali e della sorellina (interrompendo fisicamente la situazione)

aiuto a riconoscere le emozioni proprie e altrui

canali alternativi per scaricare tensione, rabbia o bisogno di controllo

Vista la complessità del quadro che descrive, è consigliabile un approfondimento con uno specialista dell’età evolutiva, non perché ci sia necessariamente “qualcosa che non va”, ma per comprendere meglio il significato di questi comportamenti e sostenere voi genitori con indicazioni mirate e personalizzate.

Un confronto precoce può fare davvero la differenza.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile Utente, in genere un bambino può spaventare gli animali per esperienza o curiosità, per imitare gli adulti spaventati, o perché scarica su di loro rabbia e frustrazione a causa di insicurezze e/o vissuti traumatici. Se la reazione che suscita è quella di essere sgridato, questo non fa che aumentare insicurezza e il senso di una bassa autostima. Se si comporta in questo modo anche con la sorellina probabilmente cerca di attirare l'attenzione dei genitori, soprattutto con atti oppositivo/provocatori alle regole, lasciandosi sgridare per ricevere riconoscimenti, anche se negativi. In questi casi è richiesta una valutazione dei fattori che inducono il minore ad attivare comportamenti che possono essere originati da fattori temperamentali, scarsa tolleranza alla frustrazione e disregolazione della rabbia in esperienze familiari specifiche. Spero di esserle stata d'aiuto. Cordiali saluti.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera Signora, i bambini sono un mondo con una logica propria e distante dal modo di pensare di un adulto. Difficile dire se c'è qualcosa di preoccupante con così poche informazioni. Io suggerisco sempre di rivolgersi a professionisti per una valutazione. È un'età in cui eventuali difficoltà emotive sono prese in tempo e vengono risolte molto più rapidamente rispetto ad un adulto. Le suggerisco di contattare uno psicoterapeuta che si occupi di infanzia, se non c'è nulla su cui lavorare sarà lui o lei stessa a dirlo a voi genitori.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Federica Abbandonato
Psicologo, Psicologo clinico
Potenza
Gentile genitore,
è comprensibile che questa situazione la preoccupi. Da quanto descrive, non emergono segnali di allarme clinico: suo figlio ha buone relazioni, va bene a scuola ed è capace di affetto. I comportamenti verso animali e sorellina indicano però una difficoltà nella regolazione emotiva e nel rispetto dei limiti, frequente in bambini con un temperamento più oppositivo.
A questa età l’empatia è ancora in costruzione e non sempre guida il comportamento. Le sgridate spesso non sono efficaci; è invece importante proteggere animali e sorellina con confini chiari e interventi calmi ma fermi.
Non è necessario allarmarsi, ma un confronto con uno psicologo può essere utile per sostenere voi genitori e prevenire il consolidarsi di questi comportamenti.
Gentile signora
Gli atteggiamenti di suo figlio di aggressività verso animali o minori, uniti a atteggiamenti oppositivi verso i genitori denotano un problema emotivo legato alla gestione delle emozioni.... Le consiglio di farsi aiutare da figure esperte nello sviluppo infantile per imparare anche voi a comprendere il problema e imparare a gestirlo affinché anche il bambino viva meglio il tutto
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta
Capisco molto bene la Sua preoccupazione, ed è importante che Lei l’abbia presa sul serio senza minimizzarla né drammatizzarla. Provo a restituirLe una lettura il più possibile chiara e contenitiva.

A quasi sei anni, comportamenti come quelli che descrive non sono automaticamente indice di qualcosa di “grave” o patologico, soprattutto considerando che Suo figlio ha relazioni adeguate con i pari, funziona bene a scuola e mostra anche capacità di affetto e tenerezza. Questi elementi sono molto rassicuranti e ci dicono che non siamo di fronte a una compromissione empatica generalizzata.

Detto questo, ciò che emerge con chiarezza è una difficoltà nel riconoscere e rispettare i limiti dell’altro quando l’altro è più fragile, indifeso o non in grado di opporsi. Animali, una sorellina molto piccola, a tratti anche i genitori: sono tutte figure che, in modi diversi, non possono “restituirgli” una forza pari alla sua. In questi casi Suo figlio sembra sperimentare il controllo, la reazione dell’altro, il potere di suscitare paura. Non tanto per crudeltà, quanto per una forma di esplorazione emotiva e relazionale che, però, va guidata con decisione.

Il fatto che dica “non mi piacciono gli animali” va letto con cautela. A questa età spesso non si tratta di un’opinione strutturata, ma di un modo per giustificare o razionalizzare un comportamento che in realtà è guidato dall’eccitazione, dalla curiosità o dalla difficoltà a contenere impulsi. Più che disinteresse, sembra esserci una scarsa capacità di mettersi nei panni dell’altro quando l’altro manifesta paura.

Un punto importante è che la sgridata, da sola, spesso non funziona con bambini oppositivi e provocatori. Anzi, talvolta alimenta la dinamica di sfida. Non perché non capiscano, ma perché in quel momento il loro sistema emotivo è già attivato e cercano una risposta forte. In questi casi è fondamentale che il limite sia molto chiaro, coerente e soprattutto agito, non solo detto. Se spaventa il gatto, l’interazione deve cessare immediatamente: il bambino viene allontanato, l’animale protetto, senza discussioni lunghe o cariche emotive. Il messaggio deve essere semplice e ripetuto nel tempo: “Non è permesso spaventare chi ha paura. Punto.”

Parallelamente, è utile lavorare a freddo, quando è tranquillo, aiutandolo a dare un nome alle emozioni: le sue e quelle degli altri. Non tanto con prediche morali, ma con frasi brevi e concrete: “Hai visto che il gatto tremava? Quella è paura. Quando qualcuno ha paura, noi lo proteggiamo.” Questo tipo di educazione emotiva richiede tempo e ripetizione, ma è molto più efficace della sola punizione.

Il quadro oppositivo e provocatorio che descrive, alternato a momenti di affetto, è piuttosto tipico di bambini con un temperamento intenso, che faticano a regolarsi ma hanno anche una grande ricchezza emotiva. Non è un caso che con i pari vada bene: spesso i bambini riescono a modulare meglio il comportamento quando il contesto è strutturato e le regole sono chiare e condivise, come a scuola.

Venendo alla Sua domanda diretta: sì, può essere utile rivolgersi a qualcuno, non perché Suo figlio “sia un problema”, ma per aiutarvi come genitori a leggere meglio questi comportamenti e a trovare strategie educative più efficaci e meno logoranti. Un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva può servire proprio a prevenire che queste modalità si consolidino, soprattutto nel rapporto con i più vulnerabili.

In sintesi, non parlerei di un segnale allarmante, ma nemmeno di qualcosa da ignorare. È una richiesta di guida, di contenimento e di aiuto a sviluppare empatia e autocontrollo. Il fatto che Lei se ne stia occupando ora è, di per sé, un fattore di grande protezione per Suo figlio e per tutta la famiglia. Rimango a disposizione, un saluto!
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, da ciò che descrive non emergono segnali di un disturbo grave, soprattutto considerando che a scuola funziona bene, ha amici e sa essere affettuoso. Questi sono elementi molto importanti.
Il comportamento verso il gatto, il cane e la sorellina sembra meno legato a una mancanza di empatia “strutturata” e più a difficoltà nella regolazione degli impulsi, al bisogno di provocare e di esercitare controllo, tipici di alcuni bambini a questa età. Il fatto che non si fermi davanti alla paura dell’altro indica che la semplice sgridata non è sufficiente.
È importante intervenire subito e in modo fermo ma calmo, proteggendo animali e sorellina, senza lunghe spiegazioni nel momento dell’azione. Non è una punizione, ma contenimento.
Rivolgersi a uno/a psicologo/a ,anche solo per una consulenza genitoriale, può essere molto utile: non perché ci sia “qualcosa che non va”, ma per capire come aiutarlo a sviluppare meglio autocontrollo ed empatia. È un buon momento per intervenire in modo preventivo. Dr. Giuseppe Mirabella
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, se è molto preoccupata suggerirei di fagli fare qualche colloquio clinico a fini diagnostici con uno Psicologo Clinico poiché parte di ciò che descrive potrebbe si essere una fase di passaggio ma anche andare a definirsi in un "Disturbo Oppositivo Provocatorio" (di lieve entità al momento), pertanto consiglierei un approfondimento specifico.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Gentile Signora,
ciò che descrive sembra inserirsi in una cornice in cui sorge una difficoltà nella gestione degli impulsi che viene agita attivamente spaventando gli animali (e la sorellina) e al tempo stesso di una finestra temporale in cui non sono ancora maturate la teoria della mente (ovvero la capacità di considerare che gli altri hanno bisogni/desideri/necessità ed emozioni diversi dai nostri) e l'empatia. I tratti oppositivi potrebbero ricondursi ad una sorta di necessità di poter gestire le situazioni con cui quotidianamente si interfaccia e che gli creano disagio.
Potreste certamente provare a monitorare costantemente le situazioni non lasciandolo mai solo con gli stimoli che percepisce attivanti, fornendo esempi concreti su come sia bene approcciarsi agli stessi, fornendo istruzioni chiare e autorevoli e soprattutto rinforzando i comportamenti desiderati. Qualora però non dovesse notare miglioramenti, il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista che possa effettuare delle indagini approfondite. Resto a disposizione, Un saluto, Dott.ssa M.Borrelli
Dott. Marco Boscolo
Psicologo, Psicologo clinico
Como
Gentile utente, comprendo bene il senso di disorientamento che prova. Vedere il proprio figlio agire con durezza verso chi è più fragile tocca corde profonde e desta interrogativi legittimi. Tuttavia, il fatto che a scuola e con gli amici tutto funzioni è un segnale prezioso: ci dice che suo figlio possiede le risorse per stare nel mondo e rispettare le regole. Ma questo sforzo di adattamento esterno spesso presenta il conto una volta rientrati nel "porto sicuro" di casa, dove le tensioni trattenute cercano una via di scarico.
A quest’età, gli animali e i bambini più piccoli sono spesso degli specchi involontari. Rappresentano la vulnerabilità, quella parte "piccola" da cui forse lui cerca di distanziarsi per sentirsi grande e potente. Esercitare controllo su di loro, o sfidare voi genitori, potrebbe essere il suo modo ancora maldestro di maneggiare pulsioni ed emozioni che non sa ancora nominare. Se i rimproveri scivolano via, è probabilmente perché questo comportamento risponde a un'urgenza interiore più forte del timore della punizione. Più che allarmarsi pensando a un disturbo, provi a chiedersi: cosa sta cercando di dirci con questa opposizione che non riesce a mettere in parole? Se la fatica nella gestione quotidiana dovesse diventare troppo pesante, un confronto vis-à-vis con uno specialista potrebbe servirvi non tanto per "correggere" il bambino, ma per aiutarvi a tradurre questo linguaggio cifrato che ora vi appare incomprensibile. Spero di essere stato di qualche aiuto, vi auguro di riuscire a venire presto a capo di questa spiacevole situazione. Un cordiale saluto.
Ciao, grazie per aver condiviso. Capisco la tua preoccupazione.
Quello che descrivi sembra un modo per esplorare potere e controllo, tipico dei bambini vivaci di questa età. È positivo che a scuola vada tutto bene e che alterni affetto e sfida: indica che non ci sono difficoltà relazionali gravi.
Alcuni suggerimenti: regole chiare e coerenti sugli animali, con conseguenze immediate; mostrare e rinforzare comportamenti gentili; aiutarlo a riconoscere le emozioni dell’animale; offrirgli attività fisiche per scaricare energia.
Se i comportamenti diventano più frequenti o intensi, può essere utile un confronto con uno psicologo dell’infanzia, più che altro per avere strumenti pratici.
Se vuoi approfondire o hai bisogno, contattami.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buonasera,

la ringrazio per aver condiviso una situazione che comprendo possa essere fonte di forte preoccupazione e confusione come genitore. È positivo che abbia osservato con attenzione i comportamenti di suo figlio e che si stia interrogando sul loro significato, senza minimizzarli ma neppure dando per scontate conclusioni allarmanti.

Da quanto descrive, i comportamenti di suo figlio sembrano inserirsi in un quadro di ricerca di controllo, provocazione e sperimentazione dei limiti, più che in una reale intenzione di fare del male. Il fatto che non ci sia violenza fisica, che a scuola le relazioni siano adeguate e che abbia amici sono elementi importanti e rassicuranti, perché indicano che le competenze sociali e relazionali sono presenti e funzionanti in altri contesti.

A questa età alcuni bambini possono faticare a riconoscere pienamente l’impatto delle proprie azioni sull’altro, soprattutto quando l’altro è più piccolo o percepito come “indifeso” (animali, fratellina). Spaventare può diventare una modalità per scaricare tensione, testare il potere personale o ottenere una reazione. Questo non va ignorato, ma letto come un segnale di un bisogno emotivo o regolativo ancora in costruzione.

Il fatto che la sgridata non produca cambiamento è abbastanza comune: spesso questi comportamenti non si modificano attraverso il rimprovero, ma attraverso un lavoro più mirato sui confini, sull’empatia e sulle modalità alternative di espressione delle emozioni. È altrettanto rilevante la presenza di atteggiamenti oppositivi e provocatori alternati a momenti di affetto, che indicano una emotività intensa e non ancora ben regolata.

Rivolgersi a un professionista può essere utile non perché il bambino sia “preoccupante”, ma per aiutare voi genitori a comprendere meglio cosa sta comunicando attraverso questi comportamenti e per ricevere indicazioni educative coerenti e sostenibili. Spesso bastano alcuni colloqui di consultazione genitoriale per fare chiarezza e prevenire l’irrigidirsi di certe dinamiche.

Se desidera, possiamo approfondire insieme la situazione con maggiore calma, valutando la storia evolutiva di suo figlio e il contesto familiare, così da capire quali strategie possano essere più efficaci e rispettose dei bisogni di tutti.

Resto a disposizione.

Un caro saluto,
Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buongiorno, provo a risponderle semplicemente.
A questa età ciò che descrive non va letto come cattiveria o mancanza di empatia, ma come un modo del bambino di confrontarsi con il limite, con l’altro e con il proprio potere. Spaventare l’animale, la sorellina, provocare voi genitori sono modi diversi di fare la stessa cosa: testare fino a dove può spingersi, verificare la reazione dell’altro, capire “che effetto faccio”.
Il punto che colpisce non è tanto che lui “non ami gli animali”, ma che non si fermi davanti alla paura dell’altro, anche quando viene richiamato. Potremmo dire che sta cercando un limite chiaro, qualcosa che non sia solo rimprovero ma una posizione adulta ferma e costante.
Le sgridate ripetute spesso non funzionano perché restano sul piano della reazione emotiva. Per lui possono diventare parte del gioco provocatorio. Ciò che serve di più è:
una regola chiara e non negoziabile (“gli animali non si spaventano”);
Il fatto che a scuola funzioni bene e abbia amici è un segnale importante: non c’è un problema relazionale generalizzato. Questo ci dice che il comportamento è circoscritto all’ambiente familiare, dove sente di poter “provare” di più. Merita attenzione, non allarme. Rivolgersi a uno psicologo dell’età evolutiva non significa etichettarlo, ma aiutare voi genitori a capire come posizionarvi in modo più efficace e a leggere cosa vostro figlio sta cercando di dire con questi comportamenti.
In sintesi: non è “preoccupante” nel senso patologico, ma è un segnale da ascoltare.
Un caro saluto.
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile mamma, la ringrazio per aver condiviso queste riflessioni così oneste e dettagliate. Le dico subito, per rassicurarla, che i comportamenti che descrive non sono rari a sei anni e non indicano necessariamente una natura crudele o una patologia futura. Tuttavia, è evidente che suo figlio stia utilizzando questi atteggiamenti come un linguaggio alternativo per comunicare qualcosa che non riesce ancora a esprimere a parole.
​Il fatto che il bambino prenda di mira soggetti più piccoli o vulnerabili, come il gatto, il cane degli zii o la sorellina, suggerisce che non si tratti di una mancanza di amore per gli animali, ma piuttosto di una ricerca di potere e controllo. A questa età, un bambino sperimenta spesso un senso di impotenza nel mondo degli adulti; spaventare un animale e vederlo reagire scappando o nascondendosi gli restituisce un’immediata, per quanto distorta, sensazione di forza e di impatto sul mondo circostante. Questa dinamica è spesso accentuata dalla presenza di una sorella più piccola: è molto probabile che l'oppositività verso di voi e l'aggressività verso il gatto siano valvole di sfogo per una gelosia che non sa gestire o per il timore di aver perso il suo posto centrale nel vostro cuore.
​Un elemento molto positivo è che a scuola il bambino funzioni bene e sia integrato. Questo ci dice che possiede le competenze sociali necessarie e che il problema è circoscritto al perimetro degli affetti familiari. In questo contesto, le sgridate continue rischiano di diventare paradossalmente un "premio": il bambino impara che per ottenere la vostra attenzione totale e immediata, il modo più rapido è provocare o spaventare qualcuno.
​Per aiutarlo a cambiare rotta, suggerisco di spostare l'attenzione dalla punizione del comportamento negativo al rinforzo di quello positivo. Invece di spiegargli perché non deve urlare al gatto, provate a mostrare indifferenza verso la provocazione e agite solo per separare fisicamente i due, ponendo fine al "gioco". Contemporaneamente, cercate di ritagliarvi dei momenti di esclusività totale con lui, senza la sorellina, in cui possa sentirsi di nuovo il "vostro" bambino grande, senza dover competere con nessuno. È fondamentale aiutarlo a dare un nome alle emozioni altrui, chiedendogli non tanto "perché lo hai fatto", ma "secondo te come si sente il gatto adesso?".
​Sebbene non ci sia un allarme immediato, potrebbe essere molto utile consultare uno psicologo dell'età evolutiva per pochi incontri di supporto alla genitorialità. Un professionista può aiutarvi a decodificare meglio le sue provocazioni e a fornirvi strategie comunicative per disinnescare la sua rabbia prima che diventi un'abitudine relazionale. Intervenire ora significa semplicemente dare a lui strumenti migliori per gestire le sue emozioni e a voi una maggiore serenità nel guidarlo.
Resto a disposizione,
Saluti
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

valuti insieme al papà del bambino la possibilità di consultare uno specialista; alcuni incontri di tipo familiare potrebbero meglio snocciolare il significato più profondo del comportamento del bambino.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Mi rivolgerei ad uno specialista dell'età evolutiva se i comportamenti descritti si manifestano da almeno 6 mesi. Inoltre, degli incontri di terapia familiare potrebbero essere utili nella misura in cui i comportamenti descritti si manifestano per lo più in ambito familiare.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
quello che descrive merita attenzione anche se non necessariamente indica qualcosa di patologico non va sottovalutata nel suo quadro complessivo e nella valutazione di rivolgersi ad un professionista: può essere abbastanza comune che bambini di 5-6 anni manifestino curiosità o aggressività verso gli animali o sperimentino limiti sociali, specialmente se hanno tratti oppositivi o amano provocare. Detto questo, alcuni aspetti che segnala – come la persistenza nel provocare paura negli animali o nella sorellina, la difficoltà a fermarsi nonostante il rimprovero e la negazione di empatia verso gli animali – sono indicatori utili da osservare con attenzione.

In questa fascia d’età, può essere molto utile un intervento educativo e di modeling: spiegare e mostrare quali comportamenti siano accettabili, rinforzare il rispetto per gli animali e le persone, e stabilire regole coerenti e prevedibili con conseguenze immediate.
Se notate che questi comportamenti diventano più intensi, frequenti, o si estendono anche ad altri contesti sociali, o se il bambino mostra scarso controllo emotivo in generale, allora può essere utile un consulto con uno psicologo dell’età evolutiva. Un professionista può osservare il bambino, valutare eventuali difficoltà di regolazione emotiva o comportamentale e proporre strategie pratiche ai genitori per gestire e ridurre questi comportamenti in modo sicuro.

Saluti, resto a disposizione.
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, la situazione che descrive merita attenzione ma non va letta in modo allarmistico. A quasi sei anni molti bambini stanno ancora costruendo le competenze legate all’empatia, al controllo degli impulsi e al riconoscimento dei limiti dell’altro, soprattutto quando l’altro è più piccolo, più fragile o non risponde verbalmente, come nel caso degli animali o di una sorellina molto piccola. Il fatto che suo figlio non colga il disagio dell’animale o continui nonostante venga sgridato non indica automaticamente cattiveria, ma può segnalare una difficoltà nella regolazione emotiva e nel comprendere l’effetto delle proprie azioni. Spaventare, rincorrere o provocare può diventare per alcuni bambini un modo per sentirsi potenti, per scaricare tensione o per testare i confini, soprattutto se questi comportamenti si estendono anche alle relazioni familiari e assumono una forma oppositiva. Il dato importante, nel vostro racconto, è che tali atteggiamenti non compromettono il funzionamento sociale: a scuola va bene, ha amici e relazioni adeguate. Questo suggerisce che il bambino possiede risorse relazionali e che il comportamento è circoscritto ad alcuni contesti e dinamiche. Le sgridate ripetute, da sole, spesso non producono cambiamento perché agiscono sul piano del divieto ma non aiutano il bambino a comprendere cosa fare al posto di quel comportamento. È più utile accompagnarlo a riconoscere lo stato dell’altro, dare parole alle emozioni e intervenire in modo coerente e fermo nel proteggere animali e persone più vulnerabili, senza entrare in una dinamica di sfida. Anche il fatto che dica di non amare gli animali può essere una forma di difesa o di semplificazione, più che un’affermazione stabile della sua personalità. Il quadro che descrive, considerata l’età e l’assenza di difficoltà a scuola o con i pari, non è di per sé indicativo di un problema grave, ma segnala un bisogno educativo ed emotivo che va accolto. Rivolgersi a un professionista non significa “medicalizzare” il comportamento, ma può essere utile per aiutare voi genitori a leggere meglio ciò che sta comunicando e a trovare modalità più efficaci per contenere, spiegare e guidare. Una consulenza psicologica genitoriale o una valutazione evolutiva può offrire indicazioni concrete e prevenire che questi atteggiamenti si strutturino nel tempo. In sintesi, non è tanto la presenza di questi comportamenti a dover preoccupare, quanto il fatto che persistano e si estendano a più ambiti della vita familiare. Intervenire ora, in modo mirato e non punitivo, è una forma di tutela sia per vostro figlio sia per chi gli sta intorno. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci

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