Problemi sulla sfera sessuale Salve, sono un ragazzo di 34 anni e nutro un profondo senso di odio v

23 risposte
Problemi sulla sfera sessuale
Salve, sono un ragazzo di 34 anni e nutro un profondo senso di odio verso le donne. Potrei definirmi un misogino ma la realtà è che non sono stato mai fidanzato e sono stato visto sempre quello più debole.Durante il giorno non ho a che fare con nessuna donna tranne qualche volta ricorro a qualche professionista del settore sessuale per liberarmi dal desiderio. Non sopporto quando vedo coppie giovani baciarsi o tenersi mano per la mano o addirittura abbracciarsi.Fortunatamente ho conosciuto una ragazza di 36 anni che apparentemente è un amica in cui abbiamo praticato sadomaso infatti le ho confessato che sono un masochista quando eravamo con amici in discoteca. Con lei sono gioie e dolori perchè da un lato ho abbracci , baci e quant'altro dall'altro vi lascio immaginare. Ma io amo essere trattato male da lei e lei lo s. E' un rapporto consenziente quindi tutto regolare. Da premettere che lei di notte fa la stripper quindi ha diversi rapporti anche con altri clienti. Ogni tanto mi concedo un massaggio hot da li nel centro benessere dove lavora...morale della favola: è da un mese che la conosco è ho paura di essermi innamorato. Tra l'altro per natale mi ha regalato un anello, un bracciale e una collanina. Però da un lato ho paura di innamorarmi per paura di un eventuale rifiuto. Per ora ci definiamo amici e ci stiamo divertendo ma una parte di me e ripeto solo una parte di me prova amore. Secondo voi mi sta manipolando o è una mia impressione?
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro utente capisco le sue preoccupazioni. Bisognerebbe avere delle informazioni maggiori per capire effettivamente le dinamiche del vostro rapporto e se si tratta di manipolazione. Da questa breve descrizione non mi sembrano ci siano i presupposti. Sarebbe però utile per lei capire le origini di tale odio verso la figura femminile e la sua paura di innamorarsi per fa si che possa viversi serenamente i rapporti. Se se la sentirà le consiglio un percorso con un terapeuta o un sessuolo che possa aiutarla a mettere insieme le varie cose.

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Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
non mi sento di poter rispondere alla domanda che pone conoscendo così poco la situazione, però lei descrive un quadro relazionale pericoloso proprio perchè i presupposti non sono quelli di una relazione autentica e profonda tra due persone. I rischi di farsi molto male sono alti. Lei stesso del resto dice di odiare le donne e provando un sentimento simile non si può realmente entrare in comunione e instaurare un rapporto basato sulla fiducia.
Se quello che desidera è una vera relazione le consiglio di iniziare un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a rielaborare questi sentimenti negativi e metterla nuovamente in condizione di poter amare ed essere amato.
Cordiali saluti
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, è veramente difficile rispondere alla sua domanda riferita alla sua amica, mi pare che le scelte che lei ha fatto in ambito lavorativo e anche intimo espongano lei e forse molte persone a delle insicurezze su un rapporto amoroso. E' sicuramente importante parlarvi su questo se lei ha intenzione di avviare o provare a farlo una vera e prporia relazione. Per quanto riguarda lei mi sembra di capire che di base ci siano paure e rabbie legate al rapporto con una donna che giustificherebbero un aiuto psicologico. Se lo ritiene posso essere disponibile anche online. Buona Serata Dario Martelli
Dott.ssa Silvia Bertolotti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Milano
Dal tuo racconto emerge un intreccio complesso di emozioni: da un lato il bisogno di sentirti visto, desiderato e riconosciuto; dall’altro una paura profonda di lasciarti coinvolgere troppo, come se l’affetto potesse diventare un terreno rischioso. È una tensione che non parla di debolezza, ma di una storia emotiva fatta probabilmente di mancanze, di esperienze non corrisposte e di aspettative disattese che hanno lasciato tracce.
Anche il rapporto con questa persona sembra inserirsi proprio dentro questa ambivalenza: ti offre momenti di vicinanza che scaldano e allo stesso tempo risveglia timori che forse non avevano ancora trovato uno spazio per essere davvero ascoltati. Quando una relazione tocca parti così sensibili, è naturale chiedersi se l’altro sia autentico o se ci sia un rischio di essere feriti.
La sensazione che possa esserci manipolazione nasce spesso non tanto da ciò che l’altra persona fa, quanto da ciò che attiva dentro di noi: il timore di dipendere, la fatica nel fidarsi, la paura di non essere scelti davvero. Questo non significa che la tua impressione sia “solo nella tua testa”, ma che vale la pena osservare il modo in cui questa relazione mette in movimento aspetti molto delicati della tua esperienza affettiva. La domanda che poni, quindi, sembra più collegata alle tue ferite e alla tua storia che a un segnale chiaro di intenzioni negative.
È un momento in cui diverse parti di te stanno cercando un loro equilibrio, e quando accade questo può essere prezioso avere un luogo sicuro dove poter dare un nome a ciò che senti. Un percorso terapeutico potrebbe offrirti proprio questo: uno spazio in cui esplorare senza fretta ciò che ti sta succedendo, capire da dove arrivano queste emozioni e ritrovare un modo più stabile e sereno di stare nelle relazioni, senza sentirti costantemente sospeso tra desiderio e timore.
Forse non si tratta di trovare delle definizioni, ma di permetterti di comprendere meglio ciò che stai vivendo, con più gentilezza verso te stesso.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera.
Secondo me c'è molto che lei può approfondire su quanto ci scrive nel suo intervento su questa piattaforma. D'altra parte lei scrive qui e già questa sua scelta sembra proprio dire quanto lei abbia bisogno di parlare. Eventualmente anche della sua paura di essere manipolato.
Dott.ssa Lucrezia Farese
Psicologo, Psicologo clinico
Fragneto Monforte
Salve.
Più che concentrarsi sulle intenzioni dell’altra persona, può essere utile osservare come questa relazione la fa sentire e quali bisogni affettivi sta attivando in lei.
La confusione che descrive è comprensibile quando il legame, pur definito, inizia a coinvolgere anche il piano emotivo. I sentimenti di ostilità verso le donne e il disagio di fronte all’intimità altrui possono essere segnali di una sofferenza relazionale ancora non elaborata.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio le sue emozioni, i suoi timori e il modo in cui vive le relazioni, favorendo maggiore chiarezza e benessere.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Farese Lucrezia
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda legata al sentirsi escluso, non scelto e svalutato nelle relazioni, che nel tempo sembra essersi trasformata in rabbia e risentimento verso le donne più che in un reale “odio”. Quando per molto tempo non si sperimenta vicinanza affettiva, riconoscimento o intimità, è comprensibile che si sviluppino difese emotive forti, come il distacco, il disprezzo o il controllo del desiderio attraverso modalità che non espongono troppo al rischio del rifiuto.
Il rapporto che descrive con questa donna appare consensuale e basato su dinamiche condivise, ma allo stesso tempo sembra attivare qualcosa di più profondo, perché per la prima volta sente attenzione, contatto, gesti affettivi e una forma di legame che va oltre il solo scambio sessuale. È proprio qui che nasce la paura: l’innamoramento mette in gioco vulnerabilità, bisogno e il rischio di essere feriti, soprattutto se nella sua storia personale il rifiuto è stato un’esperienza centrale.
La domanda sul fatto che lei la stia manipolando può essere letta come il tentativo di proteggersi dal dolore, più che come un segnale certo di manipolazione, perché quando una persona non è abituata a ricevere gesti di cura o di coinvolgimento, questi possono risultare confondenti o sospetti. Al tempo stesso, è importante riconoscere che il contesto in cui questa relazione avviene è complesso e può rendere difficile distinguere tra affetto, gioco relazionale e bisogni emotivi non ancora chiari.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare in modo più profondo il rapporto con il desiderio, con l’affettività e con l’immagine che ha di sé nelle relazioni, lavorando non tanto sul giudizio verso le donne, ma sul dolore che c’è sotto e che finora ha trovato poche possibilità di essere ascoltato ed elaborato.

Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona
Gentile Utente, difficile pensare dalle sue parole che lei odi le donne, dal momento che racconta di aver maturato un legame con una ragazza . É possibile che il fatto di essere approdato alla prima relazione le faccia sorgere molti dubbi (manipolazione o altro), proprio in virtù della novità dell’esperienza. Spesso odiamo quello che non conosciamo e che ci spaventa. Non c’è dubbio che il rapporto uomo/donna, l’ingresso in una sessualità più matura, trascini con sé molti spettri e paure e che sia necessario sopportare questa fase iniziale in cui non ci si conosce abbastanza prima di poter ridimensionare dubbi, idealizzazioni, svalutazioni, sensi di inferiorità, senso di inadeguatezza. Bisogna soprattutto ridimensionare la paura del rifiuto perché fa parte intrinseca delle relazioni umane l’eventualità che non vi sia piena reciprocità.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
dal suo racconto emergono diversi aspetti importanti che meritano attenzione e rispetto. Da un lato descrive una storia di solitudine, di vissuti di svalutazione e di rabbia che sembrano essersi trasformati nel tempo in un sentimento di odio verso le donne; dall’altro, il desiderio di vicinanza, contatto e riconoscimento affettivo, che oggi trova uno spazio in una relazione complessa e ambivalente.

Il rapporto che descrive con questa donna appare consenziente sul piano sessuale e relazionale, ma emotivamente carico: convivono piacere, dipendenza, paura del rifiuto e un possibile innamoramento. In queste dinamiche è comprensibile che sorga confusione e il dubbio di essere manipolati; tuttavia, più che concentrarsi su cosa stia facendo lei, sembra centrale interrogarsi su cosa sta accadendo dentro di lei: il bisogno di essere visto, desiderato, accettato, anche attraverso modalità che includono il dolore o la svalutazione, e la paura profonda di non essere amabile o di essere rifiutato.

Non è possibile, da poche righe, stabilire se vi sia manipolazione o meno. Ciò che è chiaro è che le sue esperienze passate e attuali stanno incidendo in modo significativo sulla sua sfera affettiva, sessuale ed emotiva, e che questi vissuti potrebbero trarre grande beneficio da uno spazio di ascolto professionale, sicuro e non giudicante. Un percorso con uno specialista potrebbe aiutarla a comprendere meglio le origini di questi sentimenti, a distinguere desiderio, amore, dipendenza e paura, e a costruire relazioni più soddisfacenti e meno dolorose.

Approfondire con uno psicologo o psicoterapeuta è quindi fortemente consigliabile.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

lei porta qui un tema molto importante che andrebbe meglio esplorato in uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Si apra alla possibilità di intraprendere un percorso psicologico, la aiuterà col tempo ad affrontare questa sua paura di amare e di essere amato che probabilmente nasce da lontano.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Fabian Gabriel Beneitez
Psicologo, Professional counselor
Fermo
Il suo messaggio tocca molti aspetti importanti, ma in modo ancora molto generale. Proprio per questo è utile chiarire che ogni vissuto, anche quello che oggi appare problematico, può essere compreso e migliorato, se affrontato con l’aiuto di un professionista serio.
Più che chiedersi se lei venga manipolato, la domanda centrale sembra essere se questo modo di vivere il rapporto con questa donna la faccia stare meglio o rischi di aumentare sofferenza, dipendenza o confusione emotiva. Quando entrano in gioco paura del rifiuto, rabbia verso l’altro sesso e coinvolgimento affettivo, è sempre prudente fermarsi e osservare.
La invito quindi a valutare un percorso di supporto psicologico: non per “correggersi”, ma per capire se e come questo approccio alle relazioni possa diventare un problema per lei, oggi o in futuro.
Un cordiale saluto
Dott. Leonardo Iacovone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
colgo con interesse il fatto che, nonostante le difficoltà e le ambivalenze che descrive nel rapporto con il mondo femminile, stia riuscendo ad aprirsi emotivamente con questa ragazza. Questo è già un elemento significativo.

Potrebbe essere utile provare a chiedersi cosa rappresenterebbe per lei un eventuale rifiuto: quale parte di sé verrebbe toccata? La percezione del suo valore personale? Nelle relazioni tutti, prima o poi, sperimentiamo sia l’accoglienza sia il rifiuto; sono esperienze che fanno parte della vita e del modo in cui ci mettiamo in relazione con gli altri.

Da ciò che racconta, sembra emergere un interesse da parte di questa ragazza che va oltre il solo piano sessuale. Provarci, quindi, potrebbe permetterle di fare chiarezza: nella peggiore delle ipotesi, non avrà investito ulteriormente tempo ed energie in una relazione poco definita.

Infine, il sentimento che lei definisce come “odio verso le donne” meriterebbe senza dubbio uno spazio di approfondimento, per comprenderne meglio l’origine e il significato per lei. Se sente il bisogno di lavorarci o di confrontarsi più a fondo su questi temi, può contattarmi liberamente.

Un caro saluto.
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicologo clinico
Vimodrone
Da quello che descrivi non emergono elementi certi di manipolazione. Quello che invece appare chiaro è che tu stai sviluppando un coinvolgimento emotivo in una relazione che, per ora, è definita e vissuta come non esclusiva. Questo crea una dissonanza tra ciò che provi e ciò che il rapporto può offrire.

La paura del rifiuto è comprensibile ed è un segnale da ascoltare. Il rischio non è tanto lei, quanto il fatto che tu stia usando questa relazione per colmare un vuoto affettivo profondo. È importante fermarti, riconoscere i tuoi sentimenti e valutare se questa dinamica ti fa stare davvero bene nel lungo periodo.

Un lavoro terapeutico potrebbe aiutarti a comprendere meglio i tuoi bisogni emotivi e a proteggerti da ulteriore sofferenza.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, la situazione che descrive è sicuramente complessa e da affrontare con tutte le accortezze del caso, pertanto, mi sentirei di suggerirle di iniziare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possano aiutarla a fare chiarezza su queste tematiche, prima fra tutte il rapporto in generale con le donne.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Mariapaola Anania
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno grazie per aver condiviso la sua situazione. Le consiglierei di iniziare un percorso psicologico con un esperto del settore sessuale per poter approfondire meglio sia il suo rapporto con le donne in generale sia quello con questa donna e affrontare la tematica del masochismo.Con l’aiuto di un professionista potrebbe approfondire alcune dinamiche relazionali e comprendere la loro origine. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni e le ricordo che è possibile prenotare dal mio profilo una videoconsulenza gratuita di 20 minuti. In bocca al lupo.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buongiorno, sono la dottoressa Nunzia Sasso e sono una psicologa.
Dalle sue parole emerge un vissuto emotivo molto denso e stratificato, in cui il dolore, la rabbia e il desiderio si intrecciano in modo complesso. Mi colpisce molto il contrasto tra l'odio che dichiara di provare verso il genere femminile e l'intensa ricerca di contatto, sia fisico che emotivo, che sta vivendo ora con questa persona.
Analizzando la sua situazione sotto una lente psicologica, il suo definirsi "misogino" sembra più una difesa che un reale sentimento di odio. Spesso l’odio è la risposta a un bisogno d'amore che è stato frustrato in passato: se lei è sempre stato visto come "il più debole", l'odio serve a tenere le donne lontane per non farsi ferire di nuovo, mentre il masochismo le permette di gestire la sofferenza secondo regole precise, rendendo il dolore "prevedibile".
Per capire se c'è manipolazione, dobbiamo guardare i fatti con realismo. Lei descrive un rapporto che mescola l'amicizia, il gioco erotico e un contesto professionale. Ricevere regali impegnativi come un anello e una collana dopo solo un mese è un gesto molto forte che può indicare un affetto sincero, ma in certi contesti può anche rappresentare un modo per legare a sé l'altro molto velocemente, sfruttando la sua vulnerabilità. Lei ha confessato la sua natura masochista in pubblico, e questo l'ha resa emotivamente esposto.
La sua paura del rifiuto è comprensibile poiché questa donna ha abbattuto difese che lei ha costruito in anni di isolamento. Il fatto che lei provi amore "solo con una parte di sé" indica un conflitto interno: una parte vuole lasciarsi andare alla gioia di baci e abbracci, l'altra le grida di stare in guardia per non soffrire ancora. In un rapporto basato sul sadomaso, il confine tra il ruolo e la realtà è sottile; è fondamentale capire se lei si sente valorizzato come persona o se sta solo riempiendo un vuoto profondo attraverso una dinamica di potere.
La manipolazione avviene spesso quando qualcuno sfrutta i bisogni insoddisfatti dell'altro. La domanda fondamentale da porsi è se questo legame resisterebbe al di fuori del contesto del centro benessere e dei giochi di ruolo. Se lei smettesse di essere un "utente" di certi servizi, questa ragazza continuerebbe a cercarla con la stessa intensità? Questa situazione è un'occasione preziosa per esplorare la sua storia e capire come trasformare la rabbia in una reale capacità di stare in relazione.
Desidera analizzare meglio quali comportamenti di lei le fanno sorgere il dubbio della manipolazione?
Caro utente,
quello che porti non è semplice, e prima ancora di provare a “capirlo” è importante riconoscere che stai parlando di vissuti molto intensi, contraddittori, a tratti dolorosi. Non c’è nulla di leggero in ciò che racconti, anche se alcune parti sembrano presentarsi come “gioco”, come divertimento o come scelta consapevole.
Quando parli di odio verso le donne, accanto però al desiderio, alla ricerca di contatto, di abbracci, di baci, sembra emergere una frattura interna: da un lato il bisogno profondo di vicinanza, dall’altro una rabbia che probabilmente ha una storia lunga, fatta di esclusione, di sentirsi “il più debole”, non scelto, non visto. In psicoanalisi spesso l’odio non è l’opposto dell’amore, ma qualcosa che nasce quando il desiderio è stato ripetutamente frustrato o umiliato. Viene da chiedersi se questa misoginia non sia, almeno in parte, una difesa: un modo per non sentire il dolore di ciò che non c’è stato.
Il masochismo che descrivi, vissuto in modo consenziente e condiviso, potrebbe essere letto non solo come una preferenza sessuale, ma anche come una modalità relazionale: essere trattato male, essere “sottomesso”, può avere a che fare con come ti sei sentito nelle relazioni primarie o sociali, con l’idea – forse interiorizzata – che l’amore passi attraverso la svalutazione o la sofferenza. Non come qualcosa di sbagliato, ma come qualcosa che ha avuto una funzione: rendere tollerabile il legame.
La relazione con questa donna sembra toccare punti molto sensibili. Da una parte lei incarna una figura desiderata, potente, sessualmente libera, dall’altra ti offre attenzioni, regali, gesti che possono essere vissuti come segnali di unicità. È comprensibile che questo generi confusione: una parte di te si diverte e mantiene la cornice dell’“amicizia”, un’altra inizia a sentire qualcosa che assomiglia all’amore, e questo spaventa perché riattiva il rischio del rifiuto, dell’essere di nuovo quello che resta fuori.
La domanda “mi sta manipolando o è una mia impressione?” è interessante, ma forse prima ancora potrebbe essere utile chiedersi: cosa si muove in te quando ricevi quei regali, quando senti di essere scelto, anche solo per un momento? È possibile che la paura della manipolazione sia anche una paura di dipendere emotivamente, di esporsi, di desiderare davvero qualcuno che potrebbe non ricambiare nello stesso modo?
Non sembra tanto una questione di smascherare le intenzioni di lei, quanto di provare a dare ascolto a quella “piccola parte” di te che prova amore e che forse, fino ad ora, non ha mai avuto molto spazio. Tenerla a distanza può proteggerti, ma può anche mantenerti in una posizione di sicurezza che però conosci già: quella della solitudine, della rabbia, dell’osservare gli altri da fuori.
Forse non si tratta ora di decidere cosa siete o cosa diventerete, ma di interrogarti su che tipo di legame senti possibile per te, su cosa temi davvero quando ti avvicini emotivamente a una donna, e su quanto il dolore del rifiuto sia ancora più spaventoso del dolore di non vivere pienamente un desiderio.
Portare questi temi in uno spazio terapeutico potrebbe permetterti di esplorarli senza dover scegliere subito, senza giudicarti, dando senso a una storia che non nasce oggi ma molto prima.
Un caro saluto,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
la ringrazio per la condivisione così diretta. Il suo messaggio evoca in me una grande sofferenza che, oltre alla sfera sessuale, riguarda il bisogno di essere visto, desiderato, riconosciuto. L’odio che dice di provare verso le donne sembra intrecciarsi a una storia di esclusione, rifiuti temuti o vissuti e a un senso profondo di svalutazione personale. Questo merita ascolto, non giudizio.
Il rapporto che descrive con questa donna è consenziente e, sul piano formale, legittimo. Tuttavia, quando in una relazione asimmetrica (per ruoli, contesto lavorativo, numero di partner, dinamiche di potere) iniziano a comparire sentimenti affettivi, è comprensibile che emergano confusione, paura e ambivalenza. Il fatto che lei provi affetto non è “sbagliato”, ma va preso sul serio: significa che qualcosa si sta muovendo oltre il gioco e oltre il patto iniziale.
Più che chiederci se lei venga manipolato, forse la domanda più utile potrebbe essere: che cosa sta cercando davvero in questo legame? Tenerezza, contatto, sentirsi scelto, sentirsi speciale? Qualunque sia la risposta è importante riconoscerla, perché continuare a stare in una relazione che non può offrire reciprocità affettiva potrebbe esporla a una sofferenza ancora maggiore.
Il timore del rifiuto che descrive è centrale: spesso, quando il rifiuto è stato anticipato o temuto per molto tempo, si cercano relazioni “protette” proprio perché non chiedono di esporsi davvero. Ma l’amore, anche quando fa paura, nasce sempre da una vulnerabilità.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a questi vissuti, a comprendere l’origine della rabbia verso le donne e a costruire un modo diverso di stare in relazione, meno fondato sulla svalutazione di sé e più sul rispetto dei propri bisogni emotivi. Non per cambiare chi è ma per non farsi male.
Un caro saluto,
Gabriele
Capisco che lei stia vivendo delle emozioni contrastanti: da un lato una storia personale segnata da solitudine, frustrazione e rabbia verso le donne, dall’altro l’incontro improvviso con una relazione intensa, fisica, che le offre attenzioni e vicinanza che forse per molto tempo non ha avuto. È naturale che questo generi confusione. Quando per anni ci si sente esclusi o “più deboli”, ogni forma di contatto può diventare carica di significati, e può essere difficile distinguere ciò che nasce dal desiderio autentico da ciò che nasce dal bisogno di sentirsi finalmente visti.
La relazione che descrive è consenziente, ma anche molto sbilanciata emotivamente: lei riceve affetto e durezza insieme, e questo può riattivare dinamiche profonde, rendendo difficile capire se l’altra persona stia giocando un ruolo, rispondendo a un bisogno, o costruendo un legame reale. Il timore di essere rifiutato e, allo stesso tempo, la paura di essere manipolato sono segnali che qualcosa dentro di lei sta cercando un punto fermo, un confine, una direzione.
Più che chiedersi se lei la stia manipolando, forse può essere utile chiedersi come si sente davvero in questa relazione; se la avvicina a una forma di intimità che desidera o se la allontana ancora di più dalla possibilità di fidarsi. Questi interrogativi non mettono in discussione la sua identità o le sue preferenze, ma la aiutano a capire cosa le fa bene e cosa no.
Se sente che tutto questo sta diventando troppo doloroso, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a ritrovare un orientamento più stabile, senza giudicare né la sua sessualità né i suoi sentimenti.
Resto naturalmente a disposizione. Un saluto cordiale, dott.ssa M. Borrelli
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per capire le ragioni profonde del suo "odio perle donne" e poter quindi intervenire in merito, prima di intraprendere una relazione significativa. Cordiali saluti.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
provo a risponderle assumendo una prospettiva sistemico–relazionale, che considera i vissuti individuali sempre intrecciati alle esperienze relazionali passate e presenti, ai ruoli assunti e ai significati che questi hanno nel tempo.

Nel suo messaggio colpisce innanzitutto una forte polarità emotiva: da un lato il desiderio intenso di relazione, contatto, riconoscimento; dall’altro rabbia, risentimento e un senso di esclusione che lei stesso nomina come “odio verso le donne”. In una lettura relazionale, questo odio non viene interpretato come un tratto identitario, ma come un’emozione secondaria, spesso costruita a partire da esperienze ripetute di rifiuto, invisibilità o posizionamento nel ruolo del “più debole”.

Quando per lungo tempo una persona non si sente scelta, desiderata o vista, può sviluppare una narrazione interna in cui l’altro (in questo caso le donne) diventa il “responsabile” del dolore. Questo meccanismo protegge dal contatto con vissuti più fragili — solitudine, vergogna, paura di non valere — ma al prezzo di irrigidire le relazioni e renderle più difficili.

Il rapporto che descrive con questa donna sembra inserirsi perfettamente in questa cornice. Dal punto di vista sistemico, non è centrale il giudizio sul sadomasochismo in sé — che lei specifica essere consenziente — quanto la funzione che questa dinamica svolge. Essere trattato male, occupare una posizione di sottomissione, può rendere la relazione prevedibile e paradossalmente più sicura, se l’altro è dominante e potenzialmente rifiutante, il rifiuto non sorprende, non ferisce “all’improvviso”. In questo senso, il masochismo può essere letto come una forma di controllo della distanza emotiva.

Il punto delicato emerge ora che affiora una componente affettiva. L’innamoramento, anche parziale come lei lo descrive, rompe l’equilibrio, introduce vulnerabilità, espone al rischio del rifiuto reale, non più solo messo in scena. È comprensibile che questo La spaventi, soprattutto se nella sua storia relazionale il rifiuto è stato un’esperienza centrale.

Rispetto alla domanda “mi sta manipolando o è una mia impressione?”, da una prospettiva clinica sarebbe prudente non ridurre la questione a una dicotomia vittima/manipolatrice. Più che chiederci se lei sia manipolato, può essere utile domandarsi che tipo di patto relazionale avete costruito insieme. I regali, la vicinanza fisica, l’intimità alternata alla distanza, possono avere significati diversi per ciascuno di voi. Il rischio non è tanto la manipolazione intenzionale, quanto una asimmetria di bisogni, in cui lei sembra cercare riconoscimento affettivo e stabilità, mentre il contesto in cui la relazione nasce è strutturalmente fluido e non esclusivo.

In ottica sistemico–relazionale, il nodo non è decidere se dichiararsi o ritirarsi, ma comprendere che ruolo sta assumendo lei in questa relazione; se questo ruolo le conferma un copione già noto (quello di chi ama ma non viene scelto); e se il legame, così com’è, le permette di crescere o rafforza un’immagine di sé fragile e dipendente.

Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a lavorare non tanto sul comportamento sessuale, quanto sulla costruzione del legame, sul rapporto tra desiderio e svalutazione di sé, e sulla possibilità di immaginarsi in una relazione in cui non sia necessario soffrire per sentirsi in contatto.

La paura di innamorarsi non è il problema, è spesso il segnale che qualcosa di importante è in gioco. La questione è se questo innamoramento avviene in uno spazio che può accoglierlo, oppure in uno che rischia di riattivare ferite già conosciute.

Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge una vita affettiva e relazionale segnata da un sentimento di esclusione e di svalutazione che sembra essersi progressivamente organizzato in una posizione difensiva molto netta: l’odio verso le donne appare meno come un tratto ideologico e più come il rovescio di un desiderio rimasto a lungo senza possibilità di riconoscimento. In questo senso, il ricorso a rapporti a pagamento o a relazioni rigidamente delimitate sembra funzionare come un modo per tenere il desiderio sotto controllo, evitando il rischio del rifiuto.

Il rapporto che ha instaurato con questa donna si colloca esattamente su questa linea di equilibrio instabile. La dimensione sadomasochistica, consenziente e dichiarata, sembra offrirle una cornice in cui il legame è possibile proprio perché il dolore, l’umiliazione o la distanza sono già iscritti nella relazione e dunque non arrivano come sorpresa. In altre parole, ciò che lei “ama” non è solo il trattamento che riceve, ma anche la possibilità di anticipare e governare la ferita, invece di subirla.

La paura di essersi innamorato introduce però una frattura in questo assetto. Qui il punto non è tanto stabilire se lei la stia manipolando o meno — domanda che rischia di spostare all’esterno il problema — quanto interrogarsi su cosa accade quando una relazione, nata come spazio regolato e apparentemente sicuro, comincia a produrre affetti che eccedono quel contratto. Il rischio è che la lettura in termini di manipolazione funzioni come un cerotto immaginario: una spiegazione che calma momentaneamente l’angoscia, ma evita di confrontarsi con il fatto che il desiderio, quando emerge, espone sempre alla possibilità della perdita e del rifiuto.

La questione centrale sembra allora riguardare se e come lei possa tollerare che una parte di sé desideri senza essere immediatamente protetta dalla logica del dominio, della degradazione o del controllo del dolore. È su questo punto strutturale — più che sulle intenzioni di lei — che si gioca il passaggio decisivo.
Quello che descrivi non parla tanto delle donne in sé, quanto di ferite profonde legate al rifiuto, alla vergogna e al sentirti meno rispetto agli altri. L’odio, spesso, è una difesa quando il dolore è stato troppo a lungo silenziato. È importante però essere chiari: non possiamo sapere cosa pensa lei, né quali siano le sue intenzioni. Ogni tentativo di leggere nella mente dell’altro rischia di alimentare fantasie, paure e scenari che ti fanno stare peggio. L’unico terreno su cui puoi davvero lavorare è ciò che succede dentro di te: quello che provi, quello che temi, e come ti muovi nelle relazioni.
Il rapporto che descrivi è consenziente e, sul piano erotico, risponde a bisogni specifici. Il punto critico emerge quando una parte di te inizia a investire affettivamente, mentre l’altra resta in allerta per paura del rifiuto. Qui non si tratta di stabilire se lei ti stia manipolando, ma di riconoscere che sei in una posizione di forte vulnerabilità emotiva. Quando c’è una storia personale di esclusione e svalutazione, il rischio è confondere l’intensità, i gesti o i regali con una promessa affettiva, anche senza che l’altro lo abbia mai esplicitato.

Quello che posso consigliarti in questo momento è fermarti ad ascoltare cosa stai cercando davvero. Questa relazione ti sta aiutando a sentirti più vivo e integro o sta rinforzando l’idea di essere “meno”, sacrificabile o rifiutabile? Ribadisco che è fondamentale che tu non ti perda nel tentativo di interpretare lei. Lavorare su di te magari con un professionista può aiutarti a trasformare l’odio in comprensione e a scegliere relazioni che non riattivino continuamente le stesse ferite.

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