Domande del paziente (191)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    da quanto scrive, sembra che in parte abbia già individuato lei stesso il nodo della questione. Potrebbe trattarsi di una forte tendenza alla ruminazione, che talvolta si osserva anche... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    la ringrazio per aver condiviso la sua riflessione. Più che l’utilizzo in sé di piattaforme come OnlyFans, ciò che può diventare problematico è la frequenza con cui se ne fa uso e il fatto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    capisco quanto possa essere difficile affrontare queste dinamiche familiari. Per molti genitori soprattutto quando vivono problemi di salute, vedere un figlio o una figlia diventare più... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    colgo con interesse il fatto che, nonostante le difficoltà e le ambivalenze che descrive nel rapporto con il mondo femminile, stia riuscendo ad aprirsi emotivamente con questa ragazza.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    comprendo il suo interesse verso questo tipo di tecniche, tuttavia sento di dirle con sincerità che, allo stato attuale, non esistono evidenze cliniche solide che ne dimostrino un’efficacia... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    capisco molto bene la sua preoccupazione e quanto episodi di derealizzazione accompagnati da pensieri ipocondriaci possano risultare spaventosi, interferendo con la possibilità di godersi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Gentile utente,
    le dico con franchezza che non c’è nulla di sbagliato nel voler esplorare aspetti della propria sessualità, anche se possono sembrare insoliti o bizzarri. Questo non definisce in modo totale... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Quello che stai vivendo è molto comprensibile: non è solo una scelta lavorativa, ma una decisione che tocca identità, famiglia e futuro. È normale sentirsi così “in bilico”.
    Da fuori, non sembra che tu... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Ciao, e grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato.
    Quello che stai vivendo ha un nome preciso, ed è importante che tu lo sappia: stai attraversando un vero e proprio lutto emotivo.... Altro


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Buonasera, e grazie per aver scritto.
    Quello che descrive è una situazione seria, e lei non sta esagerando, quello che vede è reale.
    Il quadro che descrive, bere ogni giorno inclusi i giorni lavorativi, sostituire i pasti con alcolici, non reggersi in piedi la sera, arrabbiarsi e insultare quando rientra, negare il problema e colpevolizzare lei quando viene affrontato, è un quadro di dipendenza da alcol conclamata. Non è una questione di carattere o di abitudine, è una malattia che segue schemi molto precisi, e uno di questi schemi è esattamente quello che lei vive: il diniego totale da parte di chi ne soffre, accompagnato dalla tendenza a far sentire chi sta vicino come il vero problema.
    C'è anche un elemento che non va sottovalutato: lei scrive che il suo sguardo la spaventa. Questo è un segnale a cui dare ascolto, non da minimizzare.
    I suoi figli stanno crescendo in un ambiente in cui vedono un adulto ubriaco e litigi frequenti. Questo lascia tracce, e anche loro meritano protezione e attenzione.
    Riguardo a cosa fare: lui difficilmente chiederà aiuto da solo finché non toccherà il fondo, perché la dipendenza si difende esattamente così, negando e spostando la colpa. Lei non può guarirlo, non può convincerlo, non può amarlo abbastanza da farlo smettere. Può però decidere cosa è disposta ad accettare per sé e per i suoi figli.
    Il consiglio più urgente è di cercare supporto per sé stessa, attraverso un percorso psicologico individuale, che la aiuti a fare chiarezza su cosa vuole e come tutelarsi. Esistono anche gruppi di supporto specifici per i familiari di persone con dipendenza da alcol, che possono offrire comprensione concreta da parte di chi vive situazioni simili.
    Se desidera un confronto, non esiti a contattarmi, sono qui.


    Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Buongiorno, grazie per aver scritto, è chiaro quanto queste paure la pesino, anche solo nell'ammetterle.

    La rassicuri subito su una cosa molto importante: quello che descrive, la paura di poter vedere qualcosa, l'ansia al buio, il disagio quando è solo, non è un inizio di psicosi o schizofrenia. Questa è una distinzione clinica molto chiara: chi soffre di psicosi o schizofrenia non teme di avere allucinazioni, le ha e spesso non le riconosce come tali. Lei invece ha una paura anticipatoria, cioè teme che possa succedere qualcosa che in realtà non sta succedendo. Questo è un meccanismo ansioso e ossessivo, non psicotico.

    Dopo 15 anni di DOC, il suo disturbo ha semplicemente trovato un nuovo tema su cui fissarsi. Il DOC è molto bravo a scegliere le paure più spaventose e più difficili da smentire, e la paura di impazzire o di perdere il contatto con la realtà è uno dei temi più classici, tanto che in psicologia viene chiamato DOC da paura della psicosi.

    Il fatto che non abbia mai avuto allucinazioni in 34 anni è un dato reale e significativo su cui può fare affidamento.

    La cosa più utile che può fare è parlare di questi pensieri specifici con il professionista che la segue già, se viene seguito da qualche collega, portando esattamente quello che ha scritto qui. Non c'è nulla di cui vergognarsi, anzi, riconoscere e nominare questi pensieri è già un passo importante.

    La invito comunque a contattarmi direttamente se desidera un confronto aggiuntivo.

    Un saluto

    Se tu o qualcuno che conosci state attraversando un momento difficile, è disponibile supporto gratuito.


    Domande su Incontinenza urinaria

    cosa significa sognare ad essere a praticare una chiesa ad un tratto scappa la pipi e andare fuori a farla in un luogo con delle bariere bianche e dei bambini ti chiedono delle foto davanti una statua. è un sogno positivo o negativo cosa posso fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Salve, e grazie per aver condiviso questo sogno.
    Prima di tutto, una cosa importante da sapere: i sogni non sono messaggi in codice con un significato universale fisso, non esistono interpretazioni oggettive valide per tutti. Come già accennato in altri contesti, il sogno è un prodotto di quella specifica persona, ricco di elementi simbolici e allegorici il cui significato varia da individuo a individuo. Quindi non esiste una risposta certa su se sia "positivo o negativo".
    Detto questo, provo a offrirle qualche spunto di riflessione.
    La chiesa può rappresentare un luogo di raccoglimento, di valori, di appartenenza a qualcosa di più grande. Il bisogno improvviso e urgente di uscire potrebbe simboleggiare una situazione in cui si sente sotto pressione, in cui qualcosa di privato e personale chiede di essere gestito al di fuori di un contesto formale o pubblico. Le barriere bianche suggeriscono confini, separazioni, forse la necessità di creare uno spazio protetto. I bambini che chiedono foto davanti a una statua potrebbero rappresentare aspettative esterne, richieste di attenzione o di essere visto in un certo modo.
    Nel complesso, il sogno non sembra né particolarmente positivo né negativo, ma potrebbe parlare di un momento in cui sente il bisogno di gestire qualcosa di personale lontano dagli sguardi altrui, mentre gli altri continuano ad aspettarsi qualcosa da lei.
    La domanda più utile che può porsi è: come si è sentita nel sogno? Con imbarazzo, con sollievo, con paura? Quella sensazione è la chiave più personale e significativa.
    Se desidera approfondire, non esiti a contattarmi.
    Un saluto


    Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Buonasera, e grazie per la domanda.
    Quello che descrive merita attenzione, non per spaventarla, ma perché alcuni segnali che cita vale la pena non sottovalutare. La sensazione di aver rovinato tutto per un alimento fuori dalla routine, l'ansia che parte immediatamente, la nausea quando mangia dolci, i pensieri quotidiani e pesanti sul cibo e sull'allenamento, sono dinamiche che possono sembrare normali in chi inizia un percorso sportivo, ma che quando diventano rigide e ansiose meritano uno sguardo più attento.

    Un rapporto sano con l'allenamento lascia spazio alla flessibilità: uno strappo alla dieta non vanifica nulla, e il corpo risponde meglio quando non è accompagnato da stress e senso di colpa. Quando invece ogni deviazione genera ansia intensa, il rischio è che si instauri un meccanismo di controllo sempre più rigido che può diventare faticoso e limitante nel tempo.

    La nausea davanti ai dolci in particolare è un segnale che il corpo sta sviluppando una risposta emotiva a certi alimenti, non solo fisica, e questo vale la pena esplorarlo. Ovviamente, in merito le consiglio di consultarsi con il suo medico di base per escludere qualsiasi causa organica in merito a questi episodi di nausea per esempio.
    Non è detto che stia sviluppando qualcosa di problematico, ma è importante non aspettare che questi pensieri si consolidino ulteriormente.
    La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma della sua situazione e capire insieme se e come intervenire.

    Un saluto






    Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Buongiorno, e grazie per aver scritto, posso immaginare quanto tutto ciò le stia pesando ogni giorno.
    Prima di tutto, una cosa molto importante: ha effettuato una risonanza, test neuropsicologici ripetuti e una PET, tutti con esito negativo. Questo è un dato clinico solido e significativo, che esclude cause neurologiche organiche serie. Non sono esami banali, e il fatto che siano tutti negativi è una buona notizia oggettiva su cui può fare affidamento.
    Detto questo, quello che sta vivendo, la confusione mentale, la difficoltà a trovare le parole, la memoria che sembra peggiorata, gli eventi che sembrano lontani, è reale e comprensibile. Ma alla luce degli esami negativi, la spiegazione più probabile va cercata altrove: cinque anni di insonnia, un 2024 vissuto sotto forte stress, e un'ansia costante che ormai occupa ogni ora della sua giornata, dalla mattina alla sera come lei stesso scrive, sono elementi che impattano in modo molto concreto sulle funzioni cognitive. La memoria, la concentrazione e la chiarezza mentale sono tra le prime vittime dello stress cronico e della privazione di sonno prolungata.
    C'è poi un elemento che merita attenzione specifica: il fatto di pensarci tutti i giorni dalla mattina alla sera sta diventando esso stesso un problema, perché l'ipervigilanza sui propri processi cognitivi li peggiora ulteriormente. È un circolo vizioso molto simile a quello dell'ansia da salute.
    La sertralina e l'olanzapina stanno aiutando il sonno, il che è positivo. Ma il peso emotivo e cognitivo di quello che sta vivendo merita anche un percorso psicologico dedicato.
    La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma e valutare insieme il supporto più adatto a lei.
    Un saluto


    Salve vorrei avere un vostro consiglio.
    Ho in mente di iniziare un percorso terapeutico , fare seduti in un pisocolog*. Ho scoperto avere tanti disturbi come la DOC.
    Soltanto che ho tanta paura e timore nel parlare dei miei problemi e paure.
    Non vorrei andare fisicamente ma tipo online però ho il timore della videochiamata, io avevo pensato tipo all'inizio o se sia possibile un colloquio Soltanto scrivendo e poi se riesco anche con videochiamata.
    Diciamo che una volta siamo andati da una psicologa per trattare una questione ed eravamo in famiglia, questa vostra collega tratto male mia madre , alzo la voce e disse che lei era esagerata e ci consigliò di dare delle medicine tranquillanti.
    Appena mamma fu sgridata uscì dallo stupido e la trovammo che piangeva.
    Per questo ho timore.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Salve, e grazie per aver scritto, ci vuole coraggio solo ad arrivare a chiedere aiuto, specialmente dopo un'esperienza così negativa con una professionista.
    Prima di tutto, quello che è successo a sua madre non avrebbe mai dovuto succedere. Un professionista non alza la voce, non sminuisce, non fa sentire le persone sbagliate. Quella è stata una condotta scorretta, e è comprensibile che abbia lasciato in lei una paura e una diffidenza profonde. Non tutti i professionisti si comportano così, ma capisce perfettamente che quell'esperienza abbia reso tutto più difficile.
    Riguardo alla sua domanda su come iniziare: la modalità con cui si sente più sicura è quella giusta. Molti psicologi, come il sottoscritto, lavorano online, e alcuni sono disponibili anche a un primo contatto via messaggio o email prima di passare alla videochiamata. Non c'è nulla di strano nel chiedere di iniziare in modo graduale, anzi un buon professionista accoglierà questa richiesta con rispetto e la aiuterà a trovare il ritmo giusto per lei.
    La cosa più importante è trovare qualcuno con cui senta fin da subito di potersi fidare, dove non si senta giudicata né affrettata. La invito a contattarmi direttamente: possiamo iniziare proprio nel modo che preferisce, con i tempi e le modalità che sente più adatte a lei. Un saluto


    Salve, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l'ultimo anno di giurisprudenza (V). Fin dal primo anno ho rimandato l'esame più importante (ossia, diritto privato) dicendo sempre a me stesso che alla prima sessione disponibile lo avrei dato. Il problema è che ad oggi non l'ho ancora dato (magari perché la mole di lavoro è troppo pesante e mi passava la voglia di studiare, ansia di presentarmi all'esame e andare male o, peggio, essere bocciato) e non solo sono molto in ritardo con gli altri esami perché diritto privato è un esame propedeutico, ma sicuramente andrò anche 1 o 2 anni fuoricorso e questo mi crea un forte disagio ed ansia che non riesco più a gestire, perché i miei genitori non sanno nulla di questa situazione. Vedendo i miei colleghi che si laureranno in corso, mi sento sempre diverso e spento ma, purtroppo, mi sono accorto troppo tardi che questa facoltà non faceva per me e avrei tanto voluto farne un'altra. Tuttavia, ormai sono all'ultimo anno e cambiare non avrebbe senso perché avrei sprecato solo tempo e fatto buttare soldi ai miei genitori che non so come la prenderebbero. Chiedo urgentemente un consiglio perché non so con chi parlarne e ho stra paura per il mio futuro in quanto non vorrei rimanere indietro rispetto ai miei amici e deludere i miei genitori che, ripeto, non so come la prenderebbero. Grazie in anticipo a chi potrà aiutarmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Salve, e grazie per aver scritto, immagino quanto stia portando questo peso da solo da molto tempo, e quanto coraggio ci voglia ad ammetterlo anche solo in forma anonima.
    La procrastinazione di un esame propedeutico difficile, alimentata dall'ansia di fallire e dal dubbio sulla scelta del percorso, è un meccanismo che si autoalimenta: più si rimanda, più il peso cresce, più rimandare sembra l'unica opzione.
    C'è però una cosa importante da nominare: lei sta portando da solo, da anni, una situazione che coinvolge i suoi genitori, il suo futuro e la sua autostima. Quel segreto pesa quanto l'esame stesso, forse di più. La paura di deludere chi si ama è spesso più paralizzante della difficoltà reale.
    Riguardo alla scelta di cambiare facoltà: all'ultimo anno cambiare non ha senso pratico, ha ragione. Ma questo non significa che la laurea in giurisprudenza la condanni a una vita che non vuole. Molte persone lavorano in ambiti lontani dal loro titolo di studio, e una laurea, anche se non amata, apre comunque porte.
    Il nodo reale adesso è uno: affrontare diritto privato. Non perfettamente, non brillantemente, ma darlo. Un passo alla volta, senza aspettare di sentirsela.
    La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma di come sbloccare questa situazione ed eventualmente altre difficoltà su cui pensa di poter lavorare.
    Un saluto


    Salve gentili Dottori, scrivo questo consulto perchè a 37 anni suonati ho difficoltà nell'accettare fisicamente la mia persona. Sono da sempre molto magro ed esile di struttura 174 cm per 59kg cerco di tenermi allenato facendo felessioni (150 al giorno) e altro che mi tengono almeno con qualche muscoletto. Di ingrassare quasi non se ne parla, pur io mangiando un pò di tutto (ma punto importante ho lostomaco sensibile). Ultimamente il mio pensiero si è spostato sulle dimensioni del pene 17cm x 13 di circonferenza, è l'intenzione di aumentarne le dimensioni, poi abbandonata non essendoci tecniche ancora valide e all'avanguardia. Probabilmente ho finito per concentrarmi su questo aspetto avendo fallito (palestra, dieta ipercalorica ecc...) nel risultato di mettere muscoli, anche perchè appena stacco ritorno come prima.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Salve, e grazie per aver scritto.
    Quello che descrive ha un filo conduttore preciso: una difficoltà profonda ad accettare il proprio corpo così com'è, che nel tempo ha trovato sfoghi diversi, prima il tentativo di aumentare la massa muscolare, poi la focalizzazione su un'altra caratteristica fisica. Questo schema, in cui l'attenzione si sposta da una parte del corpo all'altra cercando qualcosa da correggere, è tipico di quello che in psicologia si chiama **dismorfismo corporeo**, ovvero una preoccupazione eccessiva e persistente per aspetti fisici che oggettivamente non rappresentano un problema reale. Per quanto non voglio sbilanciarmi a fare alcun tipo di diagnosi non avendo avuto ancora modo di conoscerla.

    Vale la pena dirle una cosa con chiarezza: 174 cm per 59 kg con allenamento quotidiano è una corporatura magra ma assolutamente nella norma, e le misure che cita riguardo all'altra preoccupazione rientrano nella media statistica. Il problema non è il suo corpo, è il modo in cui lo percepisce e lo giudica.

    Il fatto che abbia abbandonato l'idea di interventi non validi è una scelta saggia. Ma la domanda più importante non è come cambiare il corpo, è capire perché sia così difficile accettarlo.

    Spesso dietro questa insoddisfazione corporea persistente ci sono temi più profondi legati all'autostima, al confronto con gli altri, a messaggi ricevuti nel tempo su come si dovrebbe essere.

    La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma di tutto questo.

    Un saluto


    Buongiorno,
    mi sono trasferita a 8 mesi in una nuova città con il mio compagno, dopo la stessa laurea conseguita da entrambi. Lui ha trovato lavoro subito, io no. Negli ultimi due mesi ho avuto una patologia di compressione dello stretto toracico, sono finita in pronto soccorso pensando al peggio ma sto fisicamente bene. Da allora, circa due mesi, ho iniziato ad avere attacchi d'ansia, il mio medico di base mi ha prescritto lo Xanax, che uso quasi quotidianamente da un mese. Inizio a svegliarmi piangendo, a provare sentimenti negativi anche verso le mie due gattine, talvolta violenti ma mai messi in atto. I dolori fisici si spostano, prima la spalla, poi diventa la caviglia, poi il collo, senza criterio nè sforzi che li giustifichino. Mi sono trasferita a Torino, dal sud, sperando di avere più opportunità (ho una laurea in Informatica) eppure mi ritrovo senza un euro, un lavoro, nè la possibilità di fare qualche corso che mi interessi e mi dia gioia. Non riesco neanche a uscire di casa a volte, mi devo sforzare, anche se sto che molto spesso uscendo mi sento meglio. Dormo male, stringo i denti ogni notte, riguardo le stesse serie tv ogni giorno per sostituire i pensieri distruttivi. Sento le ambulanze passare ogni 5 minuti o quasi, i corvi che gracchiano, i bambini urlare fuori dalla finestra e mi sembra di impazzire. Sto pensando di tornare giù da mia mamma, ma a 29 anni mi sembra un fallimento. Ho pensato ad autismo, ADHD, depressione ma ovviamente non so cosa ho, se ho qualcosa, o se sto solo lentamente impazzendo.
    Ho paura

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Buongiorno, e grazie per aver scritto.

    Prima di rispondere alle singole cose che ha descritto, voglio fermarmi su un elemento che ha citato: i sentimenti negativi verso le sue gattine, talvolta violenti anche se mai messi in atto. Le chiedo con delicatezza, come sta davvero in questo momento? Ci sono anche pensieri negativi rivolti verso sé stessa?

    Le chiedo perché quello che descrive nel complesso, il pianto al risveglio, l'isolamento, i dolori che si spostano, il non riuscire ad uscire, lo Xanax quasi quotidiano da un mese, è un quadro che merita attenzione.

    Riguardo al tornare da sua madre: farlo a 29 anni non è un fallimento. È una scelta concreta di prendersi cura di sé in un momento difficile. Molte persone hanno bisogno di una rete di supporto vicina quando attraversano periodi così intensi, e avere qualcuno di familiare accanto può fare una differenza enorme.

    Lo Xanax quotidiano da un mese è inoltre qualcosa di cui parlare al più presto con un medico, non perché sia sbagliato averlo usato, ma perché nel tempo crea dipendenza e non risolve la radice del problema.

    La invito a contattarmi direttamente, voglio capire come sta davvero e come posso aiutarla nel modo più utile.

    Un saluto


    Sono in difficoltà forse . Ho questo desiderio di masturbarmi abbastanza spesso. Pensieri piccanti eppure dopo la fine di una relazione e l’inizio di un altra , mi sembra che l’eros si sia impossessato di me . Non capisco come sia possibile che ha 47 anni e una vita atletica e professionalmente appagante sento il desiderio di esplorare il mio corpo come fatto mai prima. Non ci sono blocchi emotivi oppure altro eppure, in contesti non convenzionali, tipo in un areo piuttosto che in un cinema, mi viene una voglia incredibile di fare l amore con me stesso. Chiaramente non lo faccio ma quando arrivo a casa non resisto. Bo forse sono matto oppure sto esplorando lati di me sconosciuti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Leonardo Iacovone

    Salve, e grazie per aver scritto.
    Quello che descrive non è affatto una patologia né una stranezza. A 47 anni, dopo la fine di una relazione e l'inizio di una nuova, è molto comune che la sfera erotica si risvegli con una intensità inaspettata. I cambiamenti relazionali importanti spesso rimettono in moto energie che erano sopite, e il corpo risponde con una vitalità nuova.

    Il desiderio di esplorare sé stessi in modo più profondo, anche a un'età in cui si potrebbe pensare di conoscersi già bene, è in realtà un segnale di salute psicofisica, non di qualcosa che non va. Una vita atletica mantiene il corpo in equilibrio ormonale, e questo si riflette anche sul desiderio.

    Riguardo ai contesti che cita, l'aereo o il cinema, quello che probabilmente accade è che la situazione di contenimento, in cui non si può agire, crea una tensione erotica amplificata. È un meccanismo psicologico noto, legato all'eccitazione che il proibito o l'inaccessibile generano. Il fatto che non agisca in quei contesti dice che ha pieno controllo di sé.

    Non è matto, sta semplicemente attraversando una fase di rinnovato contatto con sé stesso.

    Se desidera approfondire o parlare di altri aspetti di questo periodo di cambiamento, non esiti a contattarmi.

    Un saluto


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