Salve gentili Dottori, scrivo questo consulto perchè a 37 anni suonati ho difficoltà nell'accettare
26
risposte
Salve gentili Dottori, scrivo questo consulto perchè a 37 anni suonati ho difficoltà nell'accettare fisicamente la mia persona. Sono da sempre molto magro ed esile di struttura 174 cm per 59kg cerco di tenermi allenato facendo felessioni (150 al giorno) e altro che mi tengono almeno con qualche muscoletto. Di ingrassare quasi non se ne parla, pur io mangiando un pò di tutto (ma punto importante ho lostomaco sensibile). Ultimamente il mio pensiero si è spostato sulle dimensioni del pene 17cm x 13 di circonferenza, è l'intenzione di aumentarne le dimensioni, poi abbandonata non essendoci tecniche ancora valide e all'avanguardia. Probabilmente ho finito per concentrarmi su questo aspetto avendo fallito (palestra, dieta ipercalorica ecc...) nel risultato di mettere muscoli, anche perchè appena stacco ritorno come prima.
Salve, e grazie per aver scritto.
Quello che descrive ha un filo conduttore preciso: una difficoltà profonda ad accettare il proprio corpo così com'è, che nel tempo ha trovato sfoghi diversi, prima il tentativo di aumentare la massa muscolare, poi la focalizzazione su un'altra caratteristica fisica. Questo schema, in cui l'attenzione si sposta da una parte del corpo all'altra cercando qualcosa da correggere, è tipico di quello che in psicologia si chiama **dismorfismo corporeo**, ovvero una preoccupazione eccessiva e persistente per aspetti fisici che oggettivamente non rappresentano un problema reale. Per quanto non voglio sbilanciarmi a fare alcun tipo di diagnosi non avendo avuto ancora modo di conoscerla.
Vale la pena dirle una cosa con chiarezza: 174 cm per 59 kg con allenamento quotidiano è una corporatura magra ma assolutamente nella norma, e le misure che cita riguardo all'altra preoccupazione rientrano nella media statistica. Il problema non è il suo corpo, è il modo in cui lo percepisce e lo giudica.
Il fatto che abbia abbandonato l'idea di interventi non validi è una scelta saggia. Ma la domanda più importante non è come cambiare il corpo, è capire perché sia così difficile accettarlo.
Spesso dietro questa insoddisfazione corporea persistente ci sono temi più profondi legati all'autostima, al confronto con gli altri, a messaggi ricevuti nel tempo su come si dovrebbe essere.
La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma di tutto questo.
Un saluto
Quello che descrive ha un filo conduttore preciso: una difficoltà profonda ad accettare il proprio corpo così com'è, che nel tempo ha trovato sfoghi diversi, prima il tentativo di aumentare la massa muscolare, poi la focalizzazione su un'altra caratteristica fisica. Questo schema, in cui l'attenzione si sposta da una parte del corpo all'altra cercando qualcosa da correggere, è tipico di quello che in psicologia si chiama **dismorfismo corporeo**, ovvero una preoccupazione eccessiva e persistente per aspetti fisici che oggettivamente non rappresentano un problema reale. Per quanto non voglio sbilanciarmi a fare alcun tipo di diagnosi non avendo avuto ancora modo di conoscerla.
Vale la pena dirle una cosa con chiarezza: 174 cm per 59 kg con allenamento quotidiano è una corporatura magra ma assolutamente nella norma, e le misure che cita riguardo all'altra preoccupazione rientrano nella media statistica. Il problema non è il suo corpo, è il modo in cui lo percepisce e lo giudica.
Il fatto che abbia abbandonato l'idea di interventi non validi è una scelta saggia. Ma la domanda più importante non è come cambiare il corpo, è capire perché sia così difficile accettarlo.
Spesso dietro questa insoddisfazione corporea persistente ci sono temi più profondi legati all'autostima, al confronto con gli altri, a messaggi ricevuti nel tempo su come si dovrebbe essere.
La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma di tutto questo.
Un saluto
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Gentilissimo, grazie per aver condiviso le sue preoccupazioni.
Non dev'essere stato facile mettere in parole i vissuti con cui si sta confrontando. Da quello che racconta sembra esserci una fatica nel sentirsi "abbastanza" fisicamente nonostante tutti gli sforzi che ha fatto negli anni. E' comprensibile che, dopo i tanti tentativi vissuti con delusione, il pensiero possa essersi spostato su altri aspetti del corpo, cercando forse un modo per sentirsi più sicuro o adguato. Allo stesso tempo, però, dai parametri che riporta, sento sia importante sottolineare anche che non emerga nulla di particolarmente problematico o fuori dalla norma.
Forse il punto centrale non è tanto il corpo in sé, ma il rapporto che ha costruito con la sua immagine e con il senso di valore personale. Per questo potrebbe essere molto utile ed importante confrontarsi con uno psicoterapeuta: avere uno spazio in cui esplorare questi vissuti, sentendosi accolto e non giudicato, potrebbe esserle molto d'aiuto nell'esplorare i suoi pensieri e nel riuscire a stare con sé stesso in modo più sereno ed equilibrato.
Le auguro il meglio,
Dott. Alessandro Rigutti
Non dev'essere stato facile mettere in parole i vissuti con cui si sta confrontando. Da quello che racconta sembra esserci una fatica nel sentirsi "abbastanza" fisicamente nonostante tutti gli sforzi che ha fatto negli anni. E' comprensibile che, dopo i tanti tentativi vissuti con delusione, il pensiero possa essersi spostato su altri aspetti del corpo, cercando forse un modo per sentirsi più sicuro o adguato. Allo stesso tempo, però, dai parametri che riporta, sento sia importante sottolineare anche che non emerga nulla di particolarmente problematico o fuori dalla norma.
Forse il punto centrale non è tanto il corpo in sé, ma il rapporto che ha costruito con la sua immagine e con il senso di valore personale. Per questo potrebbe essere molto utile ed importante confrontarsi con uno psicoterapeuta: avere uno spazio in cui esplorare questi vissuti, sentendosi accolto e non giudicato, potrebbe esserle molto d'aiuto nell'esplorare i suoi pensieri e nel riuscire a stare con sé stesso in modo più sereno ed equilibrato.
Le auguro il meglio,
Dott. Alessandro Rigutti
Buongiorno gentile utente la ringrazio per la condivisione del suo malessere e delle sue difficoltà. Non essere soddisfatti del proprio corpo fa parte del natura umana importante che non diventi una ossessione e che porti a mettere in atto strategie che impattano sulla vita quotidiana come mi sembra stia succedendo a lei. Credo che affrontare la problematica e le motivazioni che stanno alla base di questa eccessiva attenzione al corpo al mostrarsi perfetto meriti di essere affrontata e sviscerata con un professionista che la possa accompagnare in un percorso anche di accettazione del proprio aspetto fisico oltre che del proprio aspetto interiore perchè ritengo che siano strettamente collegati siamo fatti di mente e di corpo. Le auguro di ritrovare la sua dimensione e di trovare la serenità e un equilibrio psicofisico un caro saluto e rimango a disposizione dott.ssa Valeria Sicari
Salve gentile utente, lei cosa vorrebbe? Una migliore convivenza con la sua immagine corporea, o mettere delle basi per un cambiamento?
Entrambe sono possibili con l'aiuto dei professionisti giusti. Anche un cambiamento dovrebbe partire dall'accettazione di chi è in questo momento, per garantire serenità e benessere nel processo.
Il sostegno psicologico, accostato a alimentazione corretta e allenamento, possono aiutare a stabilire delle nuove abitudini che portino a migliori risultati e più stabili.
Resto a disposizione per eventuali dubbi e necessità.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Entrambe sono possibili con l'aiuto dei professionisti giusti. Anche un cambiamento dovrebbe partire dall'accettazione di chi è in questo momento, per garantire serenità e benessere nel processo.
Il sostegno psicologico, accostato a alimentazione corretta e allenamento, possono aiutare a stabilire delle nuove abitudini che portino a migliori risultati e più stabili.
Resto a disposizione per eventuali dubbi e necessità.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Salve, l'allenamento e la dieta ipercalorica in fai da te non aiutano , anzi distruggono lo stomaco e stressano psicologicamente. Bisognerebbe rivolgersi ad uno specialista dello sport per poter mettere massa, uno che sappia conciliare dieta e allenamento. Concentrarsi sul pene è un pò come spostare l'attenzione, in modo compensatorio. Il suo valore non dipende dal suo apsetto fisico e nemmeno dalla grandezza del suo pene, provi a parlarne con uno specialista della salute mentale, anche in un centro pubblico sanitario, bisognerebbe capire che ritmo di vita conduce, la costituzione fisica dei suoi genitori, e quanto importante è stato ed è l'aspetto esteriore , rispetto alla percezionedel valore di sè. Non so se sono stata utile ma sarebbe utile avere altre info.
Buonasera, posso immaginare il disagio presente nel non rivedersi nella persona che si è. Il consiglio che le do è di intraprendere un percorso di psicoterapia attraverso il quale esplorare questo disagio e questi vissuti al fine di cercare di se stesso e come meglio poter stare con la persona che è invece di continuare a pensare di cambiarsi. Le faccio un grande in bocca al lupo e rimango a disposizione per qualsiasi altra domanda.
Buonasera,
da ciò che scrive non sembra esserci solo un problema di peso, muscoli o misure. Sembra piuttosto che il corpo sia diventato il luogo in cui cerca una conferma di adeguatezza: prima la magrezza, poi la massa muscolare, ora le dimensioni del pene.
È importante non ridurre tutto a “si accetti e basta”, perché quando una parte del corpo diventa fonte di disagio, la sofferenza può essere reale. Allo stesso tempo, però, bisogna fare attenzione: se ogni volta che un aspetto non cambia come vorrebbe l’attenzione si sposta su un altro dettaglio, il rischio è entrare in una rincorsa senza fine.
Per la difficoltà ad aumentare peso, soprattutto se ha uno stomaco sensibile, può essere utile una valutazione medica o nutrizionale: non per forzare il corpo, ma per capire se ci sono limiti, strategie o condizioni fisiche da considerare. Sul piano psicologico, invece, il punto potrebbe essere un altro: non solo “cosa devo modificare del mio corpo?”, ma “quale sensazione di inadeguatezza sto cercando di correggere attraverso il corpo?”.
La piccola prova che potrebbe fare è questa: per qualche giorno provi a sospendere misurazioni, confronti, ricerche online o controlli sulle parti del corpo. Non per ignorare il problema, ma per vedere cosa succede quando non alimenta il controllo. Quando arriva l’impulso a verificare o correggere, si chieda: “In questo momento sto curando il mio corpo o sto cercando una garanzia sul mio valore?”.
Continui pure ad allenarsi, se le fa bene, ma provi a spostare l’obiettivo: non allenarsi per dimostrare di essere abbastanza, ma per abitare meglio il proprio corpo. È una differenza sottile, ma può cambiare molto.
Se questo pensiero occupa molto spazio, condiziona la sessualità, le relazioni o l’umore, un percorso psicologico può aiutarla a interrompere questa rincorsa e a costruire un rapporto meno giudicante con il suo corpo.
Resto disponibile, anche online, se desidera approfondire questo funzionamento e capire da dove cominciare.
Un caro saluto.
da ciò che scrive non sembra esserci solo un problema di peso, muscoli o misure. Sembra piuttosto che il corpo sia diventato il luogo in cui cerca una conferma di adeguatezza: prima la magrezza, poi la massa muscolare, ora le dimensioni del pene.
È importante non ridurre tutto a “si accetti e basta”, perché quando una parte del corpo diventa fonte di disagio, la sofferenza può essere reale. Allo stesso tempo, però, bisogna fare attenzione: se ogni volta che un aspetto non cambia come vorrebbe l’attenzione si sposta su un altro dettaglio, il rischio è entrare in una rincorsa senza fine.
Per la difficoltà ad aumentare peso, soprattutto se ha uno stomaco sensibile, può essere utile una valutazione medica o nutrizionale: non per forzare il corpo, ma per capire se ci sono limiti, strategie o condizioni fisiche da considerare. Sul piano psicologico, invece, il punto potrebbe essere un altro: non solo “cosa devo modificare del mio corpo?”, ma “quale sensazione di inadeguatezza sto cercando di correggere attraverso il corpo?”.
La piccola prova che potrebbe fare è questa: per qualche giorno provi a sospendere misurazioni, confronti, ricerche online o controlli sulle parti del corpo. Non per ignorare il problema, ma per vedere cosa succede quando non alimenta il controllo. Quando arriva l’impulso a verificare o correggere, si chieda: “In questo momento sto curando il mio corpo o sto cercando una garanzia sul mio valore?”.
Continui pure ad allenarsi, se le fa bene, ma provi a spostare l’obiettivo: non allenarsi per dimostrare di essere abbastanza, ma per abitare meglio il proprio corpo. È una differenza sottile, ma può cambiare molto.
Se questo pensiero occupa molto spazio, condiziona la sessualità, le relazioni o l’umore, un percorso psicologico può aiutarla a interrompere questa rincorsa e a costruire un rapporto meno giudicante con il suo corpo.
Resto disponibile, anche online, se desidera approfondire questo funzionamento e capire da dove cominciare.
Un caro saluto.
Buongiorno,
da quanto scrive sembra che il tema non sia soltanto il peso o le dimensioni corporee in sé, ma il rapporto che ha con la propria immagine e con la sensazione di non essere mai abbastanza conforme a un ideale che sembra molto presente nella sua mente.
Il fatto che lei si alleni con costanza, provi a controllare l’alimentazione e continui comunque a concentrarsi su ciò che non cambia abbastanza fa pensare a una forte insoddisfazione di base, che rischia di spostarsi di volta in volta su un aspetto diverso del corpo. In questi casi, spesso il punto non è davvero il singolo dettaglio fisico, ma il modo in cui quel dettaglio diventa il luogo su cui si deposita il disagio.
Anche il passaggio dalle dimensioni corporee al pene sembra andare in questa direzione: quando un obiettivo non produce il risultato sperato, l’attenzione si sposta su un altro elemento, ma il vissuto di inadeguatezza resta lì. Per questo credo che sia importante non ridurre tutto a un problema estetico o prestazionale.
Se questa preoccupazione le occupa molto spazio mentale, la fa stare male o la porta a controlli continui, potrebbe essere utile parlarne con un professionista, non tanto per cercare una “soluzione tecnica” al corpo, quanto per capire cosa sta chiedendo davvero a quel corpo e cosa rappresenta per lei questa insoddisfazione.
Un saluto,
Dott.ssa Ginevra Pardi
da quanto scrive sembra che il tema non sia soltanto il peso o le dimensioni corporee in sé, ma il rapporto che ha con la propria immagine e con la sensazione di non essere mai abbastanza conforme a un ideale che sembra molto presente nella sua mente.
Il fatto che lei si alleni con costanza, provi a controllare l’alimentazione e continui comunque a concentrarsi su ciò che non cambia abbastanza fa pensare a una forte insoddisfazione di base, che rischia di spostarsi di volta in volta su un aspetto diverso del corpo. In questi casi, spesso il punto non è davvero il singolo dettaglio fisico, ma il modo in cui quel dettaglio diventa il luogo su cui si deposita il disagio.
Anche il passaggio dalle dimensioni corporee al pene sembra andare in questa direzione: quando un obiettivo non produce il risultato sperato, l’attenzione si sposta su un altro elemento, ma il vissuto di inadeguatezza resta lì. Per questo credo che sia importante non ridurre tutto a un problema estetico o prestazionale.
Se questa preoccupazione le occupa molto spazio mentale, la fa stare male o la porta a controlli continui, potrebbe essere utile parlarne con un professionista, non tanto per cercare una “soluzione tecnica” al corpo, quanto per capire cosa sta chiedendo davvero a quel corpo e cosa rappresenta per lei questa insoddisfazione.
Un saluto,
Dott.ssa Ginevra Pardi
La ringrazio per aver scritto con tanta chiarezza di qualcosa che immagino le pesi da tempo. Da ciò che racconta mi colpisce come il disagio non sembri riguardare soltanto una parte specifica del corpo, ma più in generale il rapporto con la sua immagine fisica e con il modo in cui sente di abitare il suo corpo.
Mi sembra che la magrezza, la difficoltà a mettere massa e, più recentemente, il pensiero sulle dimensioni del pene siano diventati nel tempo punti molto sensibili su cui si concentra la sua attenzione. A volte può accadere che, quando un aspetto corporeo viene vissuto come frustrante o non modificabile come si vorrebbe, il disagio si sposti su un altro dettaglio, ma mantenendo la stessa sensazione di fondo: quella di non sentirsi abbastanza o di non essere pienamente a proprio agio con se stessi.
Le dimensioni che riporta, peraltro, rientrano nei range anatomici ampiamente nella norma; tuttavia immagino che il punto non sia tanto un dato numerico in sé, quanto il significato che questo assume per lei sul piano personale, emotivo e relazionale."
"Le chiederei: da quando avverte più intensamente questa fatica nel guardare il suo corpo? È qualcosa che sente soprattutto quando si osserva da solo, oppure pesa di più nel confronto con gli altri o nelle relazioni intime? E quanto tempo della giornata le capita di pensare a questi aspetti?
Credo potrebbe essere utile approfondire insieme non solo cosa vede del suo corpo, ma soprattutto cosa sente quando lo guarda, quali pensieri si attivano e che effetto hanno sul suo umore, sulla fiducia in sé e sulla vita relazionale.
Mi sembra che la magrezza, la difficoltà a mettere massa e, più recentemente, il pensiero sulle dimensioni del pene siano diventati nel tempo punti molto sensibili su cui si concentra la sua attenzione. A volte può accadere che, quando un aspetto corporeo viene vissuto come frustrante o non modificabile come si vorrebbe, il disagio si sposti su un altro dettaglio, ma mantenendo la stessa sensazione di fondo: quella di non sentirsi abbastanza o di non essere pienamente a proprio agio con se stessi.
Le dimensioni che riporta, peraltro, rientrano nei range anatomici ampiamente nella norma; tuttavia immagino che il punto non sia tanto un dato numerico in sé, quanto il significato che questo assume per lei sul piano personale, emotivo e relazionale."
"Le chiederei: da quando avverte più intensamente questa fatica nel guardare il suo corpo? È qualcosa che sente soprattutto quando si osserva da solo, oppure pesa di più nel confronto con gli altri o nelle relazioni intime? E quanto tempo della giornata le capita di pensare a questi aspetti?
Credo potrebbe essere utile approfondire insieme non solo cosa vede del suo corpo, ma soprattutto cosa sente quando lo guarda, quali pensieri si attivano e che effetto hanno sul suo umore, sulla fiducia in sé e sulla vita relazionale.
Salve, le rispondo come psicologo che si occupa anche di disturbi alimentari e, più in generale, del rapporto con il proprio corpo. Quello che porta è molto più comune di quanto sembri, anche se spesso viene vissuto in silenzio.
Lei descrive una storia lunga: un corpo percepito come “troppo magro”, i tentativi di modificarlo (allenamento, alimentazione), la frustrazione nel non vedere cambiamenti stabili. A un certo punto l’attenzione si sposta su un’altra parte del corpo, in questo caso le dimensioni del pene. Questo passaggio non è casuale: quando per anni si sente di non riuscire a raggiungere un ideale fisico, la mente tende a spostare il focus su qualcosa che sembra più “controllabile” o che diventa il nuovo punto su cui misurare il proprio valore.
Il punto però non è il muscolo o la misura in sé. È il significato che stanno assumendo per lei.
Le faccio una domanda diretta: quando pensa al suo corpo, che tipo di giudizio emerge? È più un “non vado bene così” oppure un “devo assolutamente migliorare per sentirmi adeguato”?
Perché da come scrive sembra esserci una base di insoddisfazione stabile, che non si risolve anche quando oggettivamente non ci sono problemi rilevanti.
Mi permetto anche di dirle con chiarezza un dato di realtà: le dimensioni che riporta rientrano pienamente nella norma, anzi sono sopra la media. Il fatto che questo non le dia comunque tranquillità è un segnale importante: non è il dato oggettivo a calmare il pensiero, perché il meccanismo è interno, non esterno.
Lo stesso vale per il corpo: ci sono persone molto magre per costituzione, metabolismo, sensibilità gastrointestinale. In questi casi, forzare continuamente il cambiamento (diete ipercaloriche spinte, allenamenti rigidi) può portare più frustrazione che benefici. E spesso si entra in un circolo: più ci si impegna senza risultati, più aumenta la sensazione di “fallimento”.
Quello che noto è una sorta di spostamento continuo dell’attenzione sul corpo, come se fosse il luogo dove si gioca una partita più profonda: autostima, senso di adeguatezza, confronto con gli altri.
Le chiedo un’altra cosa, se se la sente:
al di fuori dell’aspetto fisico, quanto si sente sicuro di sé nelle relazioni, nel lavoro, nella vita in generale?
Perché spesso il corpo diventa il contenitore visibile di un disagio più ampio.
Non le sto dicendo che “deve accettarsi e basta”. Sarebbe una semplificazione. Però c’è una differenza importante tra prendersi cura del proprio corpo e sentire di doverlo correggere continuamente per essere a posto.
Un lavoro utile, in questi casi, non è tanto trovare la dieta o l’allenamento giusto, ma capire e ridurre questo meccanismo di insoddisfazione. Anche perché, come ha già sperimentato, cambiare il “bersaglio” (prima i muscoli, poi le dimensioni) non risolve la radice.
Se vuole, possiamo approfondire insieme come si è costruito nel tempo questo rapporto con il suo corpo e da dove iniziare per renderlo meno faticoso. Non è qualcosa che si sblocca con un’informazione in più, ma è assolutamente qualcosa su cui si può lavorare in modo concreto.
Lei descrive una storia lunga: un corpo percepito come “troppo magro”, i tentativi di modificarlo (allenamento, alimentazione), la frustrazione nel non vedere cambiamenti stabili. A un certo punto l’attenzione si sposta su un’altra parte del corpo, in questo caso le dimensioni del pene. Questo passaggio non è casuale: quando per anni si sente di non riuscire a raggiungere un ideale fisico, la mente tende a spostare il focus su qualcosa che sembra più “controllabile” o che diventa il nuovo punto su cui misurare il proprio valore.
Il punto però non è il muscolo o la misura in sé. È il significato che stanno assumendo per lei.
Le faccio una domanda diretta: quando pensa al suo corpo, che tipo di giudizio emerge? È più un “non vado bene così” oppure un “devo assolutamente migliorare per sentirmi adeguato”?
Perché da come scrive sembra esserci una base di insoddisfazione stabile, che non si risolve anche quando oggettivamente non ci sono problemi rilevanti.
Mi permetto anche di dirle con chiarezza un dato di realtà: le dimensioni che riporta rientrano pienamente nella norma, anzi sono sopra la media. Il fatto che questo non le dia comunque tranquillità è un segnale importante: non è il dato oggettivo a calmare il pensiero, perché il meccanismo è interno, non esterno.
Lo stesso vale per il corpo: ci sono persone molto magre per costituzione, metabolismo, sensibilità gastrointestinale. In questi casi, forzare continuamente il cambiamento (diete ipercaloriche spinte, allenamenti rigidi) può portare più frustrazione che benefici. E spesso si entra in un circolo: più ci si impegna senza risultati, più aumenta la sensazione di “fallimento”.
Quello che noto è una sorta di spostamento continuo dell’attenzione sul corpo, come se fosse il luogo dove si gioca una partita più profonda: autostima, senso di adeguatezza, confronto con gli altri.
Le chiedo un’altra cosa, se se la sente:
al di fuori dell’aspetto fisico, quanto si sente sicuro di sé nelle relazioni, nel lavoro, nella vita in generale?
Perché spesso il corpo diventa il contenitore visibile di un disagio più ampio.
Non le sto dicendo che “deve accettarsi e basta”. Sarebbe una semplificazione. Però c’è una differenza importante tra prendersi cura del proprio corpo e sentire di doverlo correggere continuamente per essere a posto.
Un lavoro utile, in questi casi, non è tanto trovare la dieta o l’allenamento giusto, ma capire e ridurre questo meccanismo di insoddisfazione. Anche perché, come ha già sperimentato, cambiare il “bersaglio” (prima i muscoli, poi le dimensioni) non risolve la radice.
Se vuole, possiamo approfondire insieme come si è costruito nel tempo questo rapporto con il suo corpo e da dove iniziare per renderlo meno faticoso. Non è qualcosa che si sblocca con un’informazione in più, ma è assolutamente qualcosa su cui si può lavorare in modo concreto.
Ti ringrazio per aver condiviso questa richiesta così intima. Leggendo le tue parole, emerge con grande chiarezza un senso di frustrazione e di fatica. C'è un investimento immenso di energia fisica e mentale nel tentativo di "modificare" un corpo che sembra non voler rispondere alle aspettative, lasciando un senso di impotenza.
Ascoltando il tuo racconto con il mio approccio integrato, non posso fare a meno di guardare a questa situazione non come a un "problema di centimetri o di chili", ma come a un “messaggio prezioso che il corpo sta inviando”.
Quando non sei riuscito a ottenere il volume corporeo desiderato (nonostante gli sforzi enormi, come 150 flessioni al giorno), la tua mente si è "spostata” focalizzandosi in modo quasi ossessivo sul pene. È un classico meccanismo di compensazione: “Se non posso controllare e ingrandire l'intero corpo, cerco di controllare e ingrandire una parte specifica, simbolo della mia mascolinità e forza”.
Guardando questo aspetto secondo la biologia, la "dimensione" è legata al valore, al territorio e alla capacità di fecondare/dominare. Spesso, il bisogno di ingrandirsi nasconde una memoria profonda di svalutazione o di confronto con un "maschio dominante" (un padre, un nonno ecc) rispetto al quale ci si è sentiti biologicamente "troppo piccoli" o inadeguati.
Come uscire da questo circolo vizioso?
Continuare a fare 150 flessioni al giorno o cercare soluzioni estetiche miracolose non farà che alimentare la frustrazione, perché si pone l’attenzione sul "sintomo" e non sulla causa.
Il vero lavoro da fare è passare dallo sforzo di "cambiare" il corpo, all'alleanza con il corpo.
Oggi, a 37 anni, è il momento perfetto per fare questo scatto di maturità emotiva. Intraprendere un percorso terapeutico integrato aiuterebbe a:
- Disinnescare l'ansia da prestazione e controllo, aiutando a sentire il proprio corpo non come un nemico da combattere in palestra, ma come una casa accogliente.
- Comprendere da dove nasce quel senso di svalutazione e il bisogno di "diventare grandi" a tutti i costi.
Rilassare il sistema Funzionale ed energetico per lenire lo stomaco sensibile, permettendogli finalmente di assimilare i nutrimenti e la vita, trovando una forma fisica che sia sua, sana e autentica.
Ti invito fare un passo oltre la richiesta di un semplice consulto scritto ed iniziare un primo colloquio conoscitivo. Potrebbe essere l’inizio di un percorso che come un importante allenamento ti faccia finalmente essere “visto” e accettato per l’uomo che sei, prima di tutto da te stesso ed in cui il corpo smetterà di essere un peso e diventerà, finalmente, una risorsa di piacere e sicurezza.
Un cordiale saluto,
Vincenzo Lucifora
Ascoltando il tuo racconto con il mio approccio integrato, non posso fare a meno di guardare a questa situazione non come a un "problema di centimetri o di chili", ma come a un “messaggio prezioso che il corpo sta inviando”.
Quando non sei riuscito a ottenere il volume corporeo desiderato (nonostante gli sforzi enormi, come 150 flessioni al giorno), la tua mente si è "spostata” focalizzandosi in modo quasi ossessivo sul pene. È un classico meccanismo di compensazione: “Se non posso controllare e ingrandire l'intero corpo, cerco di controllare e ingrandire una parte specifica, simbolo della mia mascolinità e forza”.
Guardando questo aspetto secondo la biologia, la "dimensione" è legata al valore, al territorio e alla capacità di fecondare/dominare. Spesso, il bisogno di ingrandirsi nasconde una memoria profonda di svalutazione o di confronto con un "maschio dominante" (un padre, un nonno ecc) rispetto al quale ci si è sentiti biologicamente "troppo piccoli" o inadeguati.
Come uscire da questo circolo vizioso?
Continuare a fare 150 flessioni al giorno o cercare soluzioni estetiche miracolose non farà che alimentare la frustrazione, perché si pone l’attenzione sul "sintomo" e non sulla causa.
Il vero lavoro da fare è passare dallo sforzo di "cambiare" il corpo, all'alleanza con il corpo.
Oggi, a 37 anni, è il momento perfetto per fare questo scatto di maturità emotiva. Intraprendere un percorso terapeutico integrato aiuterebbe a:
- Disinnescare l'ansia da prestazione e controllo, aiutando a sentire il proprio corpo non come un nemico da combattere in palestra, ma come una casa accogliente.
- Comprendere da dove nasce quel senso di svalutazione e il bisogno di "diventare grandi" a tutti i costi.
Rilassare il sistema Funzionale ed energetico per lenire lo stomaco sensibile, permettendogli finalmente di assimilare i nutrimenti e la vita, trovando una forma fisica che sia sua, sana e autentica.
Ti invito fare un passo oltre la richiesta di un semplice consulto scritto ed iniziare un primo colloquio conoscitivo. Potrebbe essere l’inizio di un percorso che come un importante allenamento ti faccia finalmente essere “visto” e accettato per l’uomo che sei, prima di tutto da te stesso ed in cui il corpo smetterà di essere un peso e diventerà, finalmente, una risorsa di piacere e sicurezza.
Un cordiale saluto,
Vincenzo Lucifora
Salve, dal suo messaggio emerge una fatica che probabilmente va avanti da molti anni e che sembra riguardare non solo il corpo in sé, ma soprattutto il rapporto che ha costruito con la sua immagine personale e con il senso di adeguatezza rispetto agli altri. Quando una persona sente di avere un aspetto fisico distante da quello che vorrebbe o da quello che immagina venga considerato “desiderabile”, spesso finisce per entrare in una lotta continua con sé stessa, fatta di confronti, tentativi di compensazione e ricerca di quel dettaglio che finalmente possa farla sentire “abbastanza”. Mi colpisce molto una cosa: lei parla del suo corpo come qualcosa che cerca continuamente di correggere o recuperare. Prima la struttura fisica molto esile, poi la palestra, poi l’alimentazione, poi l’attenzione spostata sulle dimensioni del pene. È come se il focus cambiasse nel tempo, ma il nucleo emotivo sottostante restasse simile: la sensazione di non riuscire mai a sentirsi pienamente soddisfatto del proprio corpo o sufficientemente sicuro della propria immagine. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso questi vissuti si alimentano attraverso un meccanismo molto specifico. La mente individua un particolare aspetto corporeo percepito come “insufficiente” e inizia a monitorarlo continuamente, attribuendogli un peso enorme sul proprio valore personale, sulla mascolinità, sull’autostima o sulla possibilità di sentirsi desiderabili. Il problema è che, anche quando quel particolare aspetto è oggettivamente nella norma o addirittura molto distante da una reale condizione problematica, la percezione interna continua a restituire un senso di mancanza. Nel suo caso, ad esempio, sembra importante notare che il pensiero si sia spostato sulle dimensioni del pene proprio dopo la sensazione di “fallimento” rispetto al corpo muscoloso che avrebbe voluto ottenere. Questo passaggio è molto significativo, perché suggerisce che forse il problema non sia realmente quel singolo dettaglio corporeo, ma il bisogno più profondo di sentirsi finalmente adeguato, forte, sicuro o valorizzato attraverso il corpo. Inoltre, c’è un aspetto che spesso viene sottovalutato: quando una persona investe moltissima energia nel tentativo di modificare il proprio aspetto per sentirsi meglio con sé stessa, rischia di costruire inconsapevolmente l’idea che il proprio valore dipenda sempre da “un passo in più” che ancora manca. E così la soddisfazione piena non arriva mai davvero, perché la mente sposta continuamente l’attenzione su un nuovo elemento da correggere. Lei racconta anche un’esperienza molto frustrante rispetto alla palestra e all’aumento di massa muscolare. È comprensibile che questo abbia generato scoraggiamento, soprattutto se ha vissuto l’allenamento con impegno senza vedere i risultati sperati o senza riuscire a mantenerli nel tempo. Però attenzione a quanto rapidamente da una difficoltà concreta si possa passare a conclusioni molto dure su sé stessi. A volte il corpo viene vissuto quasi come una prova continua del proprio valore personale, e questo può trasformare ogni limite fisico in una ferita identitaria. Mi sembra anche importante sottolineare che lei utilizza espressioni come “37 anni suonati”, quasi come se sentisse di essere arrivato a un’età in cui “dovrebbe” ormai essersi accettato o sentirsi sicuro di sé. In realtà molti uomini convivono silenziosamente per anni con vissuti di inadeguatezza legati al corpo, alla virilità, alla percezione di essere troppo magri, troppo piccoli, troppo poco forti o troppo diversi da un ideale spesso irrealistico e continuamente rinforzato da confronti sociali, immagini online e aspettative culturali. Il rischio è che il corpo diventi il contenitore su cui si concentra tutto ciò che riguarda autostima, sicurezza e valore personale. E quando accade questo, anche aspetti oggettivamente non problematici possono iniziare a occupare uno spazio mentale enorme. Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla non tanto a “convincersi” che va tutto bene, ma a comprendere meglio il rapporto emotivo che ha sviluppato con la sua immagine corporea e con il bisogno di sentirsi adeguato. Un lavoro cognitivo comportamentale, in questi casi, può essere molto utile per esplorare i pensieri automatici legati al confronto, alla percezione di sé, all’autocritica e alle convinzioni profonde che spesso mantengono vivo questo senso di insoddisfazione. A volte dietro la difficoltà ad accettare il proprio corpo non c’è solo il corpo. Ci sono anni di confronti, aspettative, ferite sull’autostima e idee molto rigide su cosa significhi essere “abbastanza uomo”, “abbastanza desiderabile” o “abbastanza valido”. E comprendere questi meccanismi può essere molto più importante del rincorrere continuamente un cambiamento fisico che rischia di non colmare davvero quel vuoto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
accettare il proprio corpo parte dal poter capire un nostro interno.
Sono sicura che sarai andato da nutrizionisti ed endocrinologi, ma credo che una terapia valida sia opportuna.
Un caro saluto
Lavinia
accettare il proprio corpo parte dal poter capire un nostro interno.
Sono sicura che sarai andato da nutrizionisti ed endocrinologi, ma credo che una terapia valida sia opportuna.
Un caro saluto
Lavinia
Gent.mo,
la focalizzazione che porta sulla propria esperienza corporea sembra essere molto rilevante, tanto da crearle una forma di disagio. Se desidera capire meglio quanto le succede e poter trovare una via per poter stare meglio con sé stesso, provi a chiedere una consultazione. Non è escluso che un lavoro psicoterapeutica possa giovarle molto. SG
la focalizzazione che porta sulla propria esperienza corporea sembra essere molto rilevante, tanto da crearle una forma di disagio. Se desidera capire meglio quanto le succede e poter trovare una via per poter stare meglio con sé stesso, provi a chiedere una consultazione. Non è escluso che un lavoro psicoterapeutica possa giovarle molto. SG
Salve, una consulenza psicologica può aiutarla a comprendere perché il suo valore personale sembra essere diventato così legato al corpo, alla magrezza, alla muscolatura e ora anche alle dimensioni del pene. Da ciò che racconta, sembra che il disagio si sia spostato: prima il peso e i muscoli, poi un’altra parte del corpo su cui concentrare controllo, confronto e insoddisfazione. Questo non significa che lei sia superficiale, ma che probabilmente sta vivendo una fatica profonda nell’accettare la propria immagine. Continuare a cercare modifiche fisiche può dare l’illusione di una soluzione, ma spesso il problema resta e cambia solo bersaglio. Per la parte legata al peso, allo stomaco sensibile e all’allenamento può essere utile un confronto medico o nutrizionale serio, senza forzature. Parallelamente, un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a lavorare su autostima, immagine corporea e confronto con modelli maschili idealizzati, così da non sentirsi sempre insufficiente davanti allo specchio.
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Gentilissimo, mi dispiace molto per questo disagio che sta provando. Cerco di darle il mio punto di vista in base a quello che descrive. Spesso il corpo si fa portatore di disagi più profondi. Quello che descrive, a mio avviso, non riguarda solo il corpo: sembra toccare qualcosa di più interno, come se l’insoddisfazione fisica fosse diventata il luogo dove si concentra un senso di inadeguatezza più antico.
A volte queste sensazioni hanno radici nelle relazioni in famiglia o in esperienze che ci hanno fatto percepire di non andare bene così come siamo. Non è qualcosa di patologico: è umano. E può diventare un punto di partenza prezioso per capire meglio da dove nasce questa voce critica che oggi si scatena sul corpo.
Se vuole, possiamo esplorare insieme questo aspetto. Un caro saluto. Dott.ssa Glenda Frassi
A volte queste sensazioni hanno radici nelle relazioni in famiglia o in esperienze che ci hanno fatto percepire di non andare bene così come siamo. Non è qualcosa di patologico: è umano. E può diventare un punto di partenza prezioso per capire meglio da dove nasce questa voce critica che oggi si scatena sul corpo.
Se vuole, possiamo esplorare insieme questo aspetto. Un caro saluto. Dott.ssa Glenda Frassi
Buongiorno,
da ciò che racconta sembra che il focus si sposti nel tempo da un aspetto del corpo all’altro, ma che il senso di insoddisfazione rimanga comunque presente. Come se il problema non fosse mai davvero il singolo dettaglio, ma la sensazione di non sentirsi abbastanza “a posto” con sé stesso.
Colpisce anche il fatto che dietro ci sia molto impegno, controllo e attenzione verso il proprio corpo, senza però arrivare a una percezione più stabile e serena di sé. A volte il rischio è entrare in una continua rincorsa verso qualcosa che, una volta raggiunto, perde rapidamente il potere di farci stare meglio.
Forse la domanda interessante non è tanto “cosa manca” al suo corpo, ma cosa rappresenti per lei il bisogno di modificarlo o migliorarlo continuamente.
da ciò che racconta sembra che il focus si sposti nel tempo da un aspetto del corpo all’altro, ma che il senso di insoddisfazione rimanga comunque presente. Come se il problema non fosse mai davvero il singolo dettaglio, ma la sensazione di non sentirsi abbastanza “a posto” con sé stesso.
Colpisce anche il fatto che dietro ci sia molto impegno, controllo e attenzione verso il proprio corpo, senza però arrivare a una percezione più stabile e serena di sé. A volte il rischio è entrare in una continua rincorsa verso qualcosa che, una volta raggiunto, perde rapidamente il potere di farci stare meglio.
Forse la domanda interessante non è tanto “cosa manca” al suo corpo, ma cosa rappresenti per lei il bisogno di modificarlo o migliorarlo continuamente.
Da quello che scrive, il problema sembra essere più il rapporto con la sua immagine corporea che un reale difetto fisico. Anche le misure che riferisce rientrano pienamente nella norma.
Quando per molto tempo ci si sente “non abbastanza” fisicamente, è facile spostare l’attenzione su singoli dettagli del corpo nel tentativo di sentirsi finalmente adeguati. Ma spesso il senso di insoddisfazione rimane.
Probabilmente il punto centrale non è il suo corpo in sé, ma lo sguardo severo con cui continua a viverlo.
Quando per molto tempo ci si sente “non abbastanza” fisicamente, è facile spostare l’attenzione su singoli dettagli del corpo nel tentativo di sentirsi finalmente adeguati. Ma spesso il senso di insoddisfazione rimane.
Probabilmente il punto centrale non è il suo corpo in sé, ma lo sguardo severo con cui continua a viverlo.
Salve,
da quello che descrive emerge un tema centrale che non riguarda solo il corpo in sé, ma soprattutto il rapporto che lei ha con la sua immagine corporea e con il senso di “soddisfazione” rispetto ai risultati ottenuti.
Il fatto di essere naturalmente magro e con una struttura esile (174 cm per 59 kg) può rendere effettivamente più difficile l’aumento di massa muscolare, soprattutto se associato a un metabolismo veloce e a una sensibilità digestiva che limita l’assunzione calorica. In questi casi, anche allenamenti costanti e alimentazione “adeguata” possono non produrre cambiamenti rapidi o stabili, e questo può generare frustrazione e senso di fallimento. È importante però sottolineare che non si tratta di un “insuccesso personale”, ma di una variabilità costituzionale del corpo.
Da qui sembra che l’attenzione si sia progressivamente spostata su un altro elemento corporeo, quello genitale, come se potesse diventare il nuovo punto di valutazione del proprio valore fisico. Questo passaggio è abbastanza frequente quando una persona si sente insoddisfatta di un aspetto del proprio corpo: la mente tende a “agganciare” un’altra area su cui concentrare il controllo o il giudizio.
Le dimensioni che riporta (17 cm di lunghezza e 13 cm di circonferenza) rientrano ampiamente nella fascia di normalità e sono, in termini oggettivi, superiori alla media. Il tema, quindi, non sembra legato a un dato reale di inadeguatezza, quanto piuttosto al modo in cui lei percepisce e valuta sé stesso.
L’idea di “dover aumentare” o migliorare continuamente il corpo (muscoli, peso, prestazioni, dimensioni) può diventare nel tempo un pensiero ricorrente e poco flessibile, che rischia di alimentare insoddisfazione anche in presenza di risultati già adeguati o buoni. In questi casi non è raro che si instauri una forma di focalizzazione selettiva su ciò che “manca”, a scapito di ciò che invece funziona o è già nella norma.
Sarebbe utile chiedersi non solo “cosa posso migliorare del mio corpo?”, ma anche “che significato sto dando al mio corpo e alla mia immagine personale in questo momento della mia vita?”. Spesso il tema non è estetico in senso stretto, ma riguarda autostima, confronto con standard ideali e bisogno di controllo.
Per come descrive la situazione, potrebbe essere molto utile un approfondimento con uno specialista, non tanto per “correggere” il corpo, quanto per lavorare sulla percezione che ha di esso e sul rapporto tra immagine corporea, autostima e aspettative personali.
Un confronto psicologico può aiutare a ridurre questa focalizzazione selettiva e a costruire una valutazione di sé più equilibrata e meno dipendente da singoli aspetti fisici.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quello che descrive emerge un tema centrale che non riguarda solo il corpo in sé, ma soprattutto il rapporto che lei ha con la sua immagine corporea e con il senso di “soddisfazione” rispetto ai risultati ottenuti.
Il fatto di essere naturalmente magro e con una struttura esile (174 cm per 59 kg) può rendere effettivamente più difficile l’aumento di massa muscolare, soprattutto se associato a un metabolismo veloce e a una sensibilità digestiva che limita l’assunzione calorica. In questi casi, anche allenamenti costanti e alimentazione “adeguata” possono non produrre cambiamenti rapidi o stabili, e questo può generare frustrazione e senso di fallimento. È importante però sottolineare che non si tratta di un “insuccesso personale”, ma di una variabilità costituzionale del corpo.
Da qui sembra che l’attenzione si sia progressivamente spostata su un altro elemento corporeo, quello genitale, come se potesse diventare il nuovo punto di valutazione del proprio valore fisico. Questo passaggio è abbastanza frequente quando una persona si sente insoddisfatta di un aspetto del proprio corpo: la mente tende a “agganciare” un’altra area su cui concentrare il controllo o il giudizio.
Le dimensioni che riporta (17 cm di lunghezza e 13 cm di circonferenza) rientrano ampiamente nella fascia di normalità e sono, in termini oggettivi, superiori alla media. Il tema, quindi, non sembra legato a un dato reale di inadeguatezza, quanto piuttosto al modo in cui lei percepisce e valuta sé stesso.
L’idea di “dover aumentare” o migliorare continuamente il corpo (muscoli, peso, prestazioni, dimensioni) può diventare nel tempo un pensiero ricorrente e poco flessibile, che rischia di alimentare insoddisfazione anche in presenza di risultati già adeguati o buoni. In questi casi non è raro che si instauri una forma di focalizzazione selettiva su ciò che “manca”, a scapito di ciò che invece funziona o è già nella norma.
Sarebbe utile chiedersi non solo “cosa posso migliorare del mio corpo?”, ma anche “che significato sto dando al mio corpo e alla mia immagine personale in questo momento della mia vita?”. Spesso il tema non è estetico in senso stretto, ma riguarda autostima, confronto con standard ideali e bisogno di controllo.
Per come descrive la situazione, potrebbe essere molto utile un approfondimento con uno specialista, non tanto per “correggere” il corpo, quanto per lavorare sulla percezione che ha di esso e sul rapporto tra immagine corporea, autostima e aspettative personali.
Un confronto psicologico può aiutare a ridurre questa focalizzazione selettiva e a costruire una valutazione di sé più equilibrata e meno dipendente da singoli aspetti fisici.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che descrivi sembra un mix abbastanza comune di due cose: da un lato una costituzione naturalmente esile con difficoltà a mettere massa, dall’altro uno spostamento progressivo dell’attenzione su un aspetto del corpo più “misurabile” e quindi più facile da agganciare come pensiero fisso quando gli altri obiettivi (massa muscolare) non danno i risultati sperati.
Sul primo punto: 174 cm per 59 kg è una corporatura magra, sì, ma non patologica. Molte persone con metabolismo rapido e bassa risposta ipertrofica faticano a “vedersi” cambiare anche con allenamento e dieta. 150 flessioni al giorno, per esempio, è tanta resistenza locale ma non è necessariamente il tipo di stimolo più efficace per aumentare massa: il muscolo cresce soprattutto con progressione dei carichi, recupero e alimentazione realmente in surplus calorico costante. Se il tuo stomaco è sensibile, questo può rendere ancora più difficile mantenere un surplus stabile, quindi il problema non è “volontà”, ma proprio sostenibilità del sistema.
Sul secondo punto: le dimensioni che riporti (17 cm in lunghezza e 13 cm di circonferenza) rientrano pienamente nella fascia alta della normalità. Qui è importante essere molto chiari: non esistono tecniche affidabili, sicure e realmente efficaci per aumentare in modo significativo le dimensioni. E soprattutto, quando questo tema diventa centrale nei pensieri, spesso non è più una questione “fisica”, ma di autovalutazione globale del corpo.
Quello che descrivi (spostamento del focus dopo la frustrazione su palestra/dieta) è un meccanismo psicologico abbastanza tipico: quando un’area del corpo non risponde come vorremmo, la mente cerca un’altra area su cui “agganciarsi” per recuperare senso di controllo o di valore personale. Il rischio è che però si crei una catena senza fine: non soddisfazione, ma spostamento del bersaglio.
Un punto importante: il fatto che “appena stacchi ritorni come prima” nella muscolatura non è un fallimento, è proprio la fisiologia dell’allenamento se non c’è continuità di stimolo, progressione e alimentazione adeguata. Non è tutto o niente.
Se volessimo tradurre tutto in modo molto pratico: il problema principale non sembra il corpo in sé, ma la difficoltà a stabilizzare un’immagine corporea soddisfacente; stai usando due fronti (massa muscolare e genitalità) come indicatori del tuo valore fisico complessivo; entrambi rischiano di diventare “insoddisfacibili” se diventano criteri assoluti
Se questa preoccupazione sulle dimensioni o sul fisico ti occupa spesso la mente, ti condiziona l’umore o ti porta a controlli/ossessioni, può essere utile parlarne anche con uno psicologo: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché è proprio il tipo di pensiero che tende ad autoalimentarsi.
Se vuoi, posso anche aiutarti a capire come impostare in modo realistico:
1- un allenamento per aumentare massa senza stress eccessivo
2-una strategia alimentare compatibile con uno stomaco sensibile
oppure possiamo approfondire meglio quando questi pensieri sul corpo diventano più invadenti nella giornata.
Ti mando un caloroso saluto e rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
Perugia
Sul primo punto: 174 cm per 59 kg è una corporatura magra, sì, ma non patologica. Molte persone con metabolismo rapido e bassa risposta ipertrofica faticano a “vedersi” cambiare anche con allenamento e dieta. 150 flessioni al giorno, per esempio, è tanta resistenza locale ma non è necessariamente il tipo di stimolo più efficace per aumentare massa: il muscolo cresce soprattutto con progressione dei carichi, recupero e alimentazione realmente in surplus calorico costante. Se il tuo stomaco è sensibile, questo può rendere ancora più difficile mantenere un surplus stabile, quindi il problema non è “volontà”, ma proprio sostenibilità del sistema.
Sul secondo punto: le dimensioni che riporti (17 cm in lunghezza e 13 cm di circonferenza) rientrano pienamente nella fascia alta della normalità. Qui è importante essere molto chiari: non esistono tecniche affidabili, sicure e realmente efficaci per aumentare in modo significativo le dimensioni. E soprattutto, quando questo tema diventa centrale nei pensieri, spesso non è più una questione “fisica”, ma di autovalutazione globale del corpo.
Quello che descrivi (spostamento del focus dopo la frustrazione su palestra/dieta) è un meccanismo psicologico abbastanza tipico: quando un’area del corpo non risponde come vorremmo, la mente cerca un’altra area su cui “agganciarsi” per recuperare senso di controllo o di valore personale. Il rischio è che però si crei una catena senza fine: non soddisfazione, ma spostamento del bersaglio.
Un punto importante: il fatto che “appena stacchi ritorni come prima” nella muscolatura non è un fallimento, è proprio la fisiologia dell’allenamento se non c’è continuità di stimolo, progressione e alimentazione adeguata. Non è tutto o niente.
Se volessimo tradurre tutto in modo molto pratico: il problema principale non sembra il corpo in sé, ma la difficoltà a stabilizzare un’immagine corporea soddisfacente; stai usando due fronti (massa muscolare e genitalità) come indicatori del tuo valore fisico complessivo; entrambi rischiano di diventare “insoddisfacibili” se diventano criteri assoluti
Se questa preoccupazione sulle dimensioni o sul fisico ti occupa spesso la mente, ti condiziona l’umore o ti porta a controlli/ossessioni, può essere utile parlarne anche con uno psicologo: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché è proprio il tipo di pensiero che tende ad autoalimentarsi.
Se vuoi, posso anche aiutarti a capire come impostare in modo realistico:
1- un allenamento per aumentare massa senza stress eccessivo
2-una strategia alimentare compatibile con uno stomaco sensibile
oppure possiamo approfondire meglio quando questi pensieri sul corpo diventano più invadenti nella giornata.
Ti mando un caloroso saluto e rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
Perugia
Salve, da quanto riporta, potrebbe essere utile cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta (meglio se di approccio Funzionale o comunque Psico-Corporeo Integrato) che possa aiutarla a conoscersi meglio e conseguentemente, a focalizzare su quali aspetti di sé ha effettivo potere e margine di cambiamento e a far invece pace ed accettare quelli rispetto ai quali non può far nulla.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
da ciò che descrive sembra che il disagio non riguardi soltanto il corpo in sé, ma il modo in cui vive e percepisce alcune caratteristiche fisiche, sulle quali finisce per concentrarsi con molta attenzione e insoddisfazione. Spesso questi pensieri diventano ancora più intensi quando si sente di non riuscire a raggiungere un ideale desiderato. Approfondire questi aspetti in uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine di questa sofferenza e a costruire un rapporto più sereno con se stesso e con la propria immagine.
Mi contatti
Mi contatti
Da quello che descrivi, sembra che la mente abbia spostato il focus da un punto all’altro del corpo nel tentativo di trovare finalmente una sensazione di sicurezza personale.
Questo fa pensare che il problema non sia realmente “quanto hai”, ma quanto il tuo valore personale dipenda da come ti percepisci fisicamente.
Il rischio è entrare in una ricerca continua di conferme fisiche che però non riescono mai a dare una stabilità interna duratura.
Questo fa pensare che il problema non sia realmente “quanto hai”, ma quanto il tuo valore personale dipenda da come ti percepisci fisicamente.
Il rischio è entrare in una ricerca continua di conferme fisiche che però non riescono mai a dare una stabilità interna duratura.
Salve,
da ciò che racconta sembra che il rapporto con il suo corpo sia diventato nel tempo un terreno molto delicato, sul quale si sono concentrate insoddisfazione, confronto e senso di inadeguatezza. Quando per anni si percepisce di non riuscire a raggiungere un ideale fisico desiderato, può accadere che l’attenzione si sposti continuamente su nuovi aspetti del corpo da correggere o migliorare, nel tentativo di sentirsi finalmente “abbastanza”.
Le dimensioni che riferisce, inoltre, rientrano assolutamente nella norma, ma spesso il problema non riguarda il dato oggettivo quanto il significato emotivo e identitario che quel particolare assume dentro di sé. È possibile che il desiderio di modificare il proprio corpo rappresenti anche un bisogno più profondo di sentirsi più sicuro, più forte o più adeguato rispetto all’immagine che ha di sé stesso.
Il fatto che lei continui ad allenarsi e a cercare soluzioni mostra quanto questo tema abbia un peso importante nella sua vita e nella percezione del suo valore personale. Forse potrebbe essere utile iniziare a chiedersi quanto spazio occupi oggi il giudizio sul suo corpo nella costruzione della sua autostima e del modo in cui sente di poter essere visto dagli altri.
Lavorare sull’accettazione di sé non significa rinunciare a prendersi cura del proprio corpo, ma provare gradualmente a non far dipendere il proprio valore esclusivamente da caratteristiche fisiche o da standard difficili da raggiungere.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
da ciò che racconta sembra che il rapporto con il suo corpo sia diventato nel tempo un terreno molto delicato, sul quale si sono concentrate insoddisfazione, confronto e senso di inadeguatezza. Quando per anni si percepisce di non riuscire a raggiungere un ideale fisico desiderato, può accadere che l’attenzione si sposti continuamente su nuovi aspetti del corpo da correggere o migliorare, nel tentativo di sentirsi finalmente “abbastanza”.
Le dimensioni che riferisce, inoltre, rientrano assolutamente nella norma, ma spesso il problema non riguarda il dato oggettivo quanto il significato emotivo e identitario che quel particolare assume dentro di sé. È possibile che il desiderio di modificare il proprio corpo rappresenti anche un bisogno più profondo di sentirsi più sicuro, più forte o più adeguato rispetto all’immagine che ha di sé stesso.
Il fatto che lei continui ad allenarsi e a cercare soluzioni mostra quanto questo tema abbia un peso importante nella sua vita e nella percezione del suo valore personale. Forse potrebbe essere utile iniziare a chiedersi quanto spazio occupi oggi il giudizio sul suo corpo nella costruzione della sua autostima e del modo in cui sente di poter essere visto dagli altri.
Lavorare sull’accettazione di sé non significa rinunciare a prendersi cura del proprio corpo, ma provare gradualmente a non far dipendere il proprio valore esclusivamente da caratteristiche fisiche o da standard difficili da raggiungere.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno, leggendo quello che ha scritto credo di essermi fatto un'idea della sua situazione, quindi della percezione di non essersi ancora "accettato" nelle sue caratteristiche corporee. Quello che non ho trovato nel suo resoconto, invece, è il suo bisogno, la sua domanda. Può darsi che sia implicita, ma a me viene di chiederglielo lo stesso: qual'è il suo bisogno, o desiderio, in relazione a ciò che ha scritto?
rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Gentile utente, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso questi aspetti della sua vita così personali. Parto dicendo che sul piano fisico le caratteristiche da lei descritte rientrano nella norma, specialmente quando fa riferimento alle dimensioni del suo pene. Premetto che il piano medico non è di mia competenza, essendo uno psicologo ma se la può tranquillizzare, le consiglio di rivolgersi ad un medico per escludere cause organiche di sottopeso o difficoltà ad aumentare la massa.
Quello che invece posso dirle, dal punto di vista psicologico, è che dal suo racconto emerge un disagio/insoddisfazione non tanto per una singola parte fisica del suo corpo ma forse, e mi corregga se sbaglio, con il rapporto complessivo con la la propria immagine corporea. Provi a chiedersi: quanto questa preoccupazione la impatta nella vita quotidiana su diversi livelli: amicizie, vita sessuale, lavoro ecc... la risposta a questa domanda la aiuterebbe a capire quanto questo aspetto compromette il suo benessere e se è il caso di rivolgersi ad un aiuto professionale. Spero di esserle stato d'aiuto. Rimango a disposizione per qualsiasi cosa.
Quello che invece posso dirle, dal punto di vista psicologico, è che dal suo racconto emerge un disagio/insoddisfazione non tanto per una singola parte fisica del suo corpo ma forse, e mi corregga se sbaglio, con il rapporto complessivo con la la propria immagine corporea. Provi a chiedersi: quanto questa preoccupazione la impatta nella vita quotidiana su diversi livelli: amicizie, vita sessuale, lavoro ecc... la risposta a questa domanda la aiuterebbe a capire quanto questo aspetto compromette il suo benessere e se è il caso di rivolgersi ad un aiuto professionale. Spero di esserle stato d'aiuto. Rimango a disposizione per qualsiasi cosa.
Domande correlate
- Buonasera Avrei bisogno di un aiuto Sto avendo un rapporto amichevole con una ragazza, della quale sto iniziando ad avere un interesse e con xui c'è molto contatto fisico, ridiamo e scherziamo molto. Si lascia anche baciare sul collo ammettendo che i miei baci le piacciono anche se dopo poco…
- Buongiorno, mio marito, 66 anni, da agosto 2016 è seguito presso ambulatorio urologia per carcinoma vescicale Pta1, altamente recidivante. A seguito di innumerevoli turv, fino a luglio 2021 , quindi in tutto 8-9 per millimetriche recidive, 2-3 millimetri , con istologico sempre uguale, ha eseguito…
- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.