Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia ca
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Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che se il livello di rigidità di questi pensieri le provoca dolore, rischiando di trasformarli da fissazioni a ossessioni, come è possibile stia accadendo visto che i pensieri su cibo e allenamento le vengono ogni giorno e la fanno soffrire, è possibile che sia il caso di appoggiarsi ad un professionista per comprenderne meglio la natura e il significato, oltre che la storia (da quando ha questi pensieri? solo da questo mese oppure anche da prima?). prendere presto questa difficoltà prima che si espanda ulteriormente, comprendendola e sciogliendola, potrebbe essere di grande aiuto. Se avesse domande o dubbi, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
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Caro utente, dal suo racconto emerge una preoccupazione relativa al rapporto col suo corpo, che sarebbe utile esplorare per comprenderne meglio le motivazioni. Sarebbe interessante approfondire cosa accadeva nella sua vita un mese fa, quando ha iniziato ad allenarsi, da quanto riferisce.
Resto a disposizione, qualora decidesse di parlarne.
Un caro saluto
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Un caro saluto
Caro Anonimo,
allenarsi è sicuramente un buon proposito che aiuta mente e corpo ma sembrerebbe, da quanto scrive, che si stia creando un meccanismo di controllo su questa attività che le generebbe ansia e influirebbe anche sull'alimentazione. Mi pare di percepire un atteggiamento auto-svalutante su ciò che sta facendo e mi domando se lo riconosca in altri aspetti della sua vita. Potrebbe approfondire questa tematica con un percorso di psicoterapia. Le auguro il meglio.
allenarsi è sicuramente un buon proposito che aiuta mente e corpo ma sembrerebbe, da quanto scrive, che si stia creando un meccanismo di controllo su questa attività che le generebbe ansia e influirebbe anche sull'alimentazione. Mi pare di percepire un atteggiamento auto-svalutante su ciò che sta facendo e mi domando se lo riconosca in altri aspetti della sua vita. Potrebbe approfondire questa tematica con un percorso di psicoterapia. Le auguro il meglio.
Gentile,
Leggendo le sue parole, colgo chiaramente il 'peso' di cui parla. È importante che lei sappia che l'ansia non è un errore del sistema, ma un segnale di allerta: arriva quando la ricerca della salute si trasforma in una forma di controllo eccessivo.
Quello che lei sta vivendo è l’effetto di una rigidità mentale che, seppur nata con l'intenzione positiva di migliorare il suo stile di vita, ha finito per togliere spazio alla libertà e al piacere. Da un punto di vista clinico e funzionale, la nausea e l'ansia che avverte sono il modo in cui il suo corpo comunica che quel 'limite' che si è imposta è diventato troppo stretto. Il benessere non può esistere senza flessibilità. Un percorso di cambiamento è davvero efficace solo quando impariamo a concederci ascolto, accogliendo anche quei momenti di sgarro o di riposo come parte integrante della cura di sé, e non come un fallimento. Il metabolismo, proprio come la nostra mente, ha bisogno di equilibrio e non di perfezione. Si conceda il permesso di fermarsi e di respirare. La invito a trasformare questa 'fissazione' in un'occasione di ascolto profondo.
Un caro saluto, Dott.ssa Pellegrino Simona
Leggendo le sue parole, colgo chiaramente il 'peso' di cui parla. È importante che lei sappia che l'ansia non è un errore del sistema, ma un segnale di allerta: arriva quando la ricerca della salute si trasforma in una forma di controllo eccessivo.
Quello che lei sta vivendo è l’effetto di una rigidità mentale che, seppur nata con l'intenzione positiva di migliorare il suo stile di vita, ha finito per togliere spazio alla libertà e al piacere. Da un punto di vista clinico e funzionale, la nausea e l'ansia che avverte sono il modo in cui il suo corpo comunica che quel 'limite' che si è imposta è diventato troppo stretto. Il benessere non può esistere senza flessibilità. Un percorso di cambiamento è davvero efficace solo quando impariamo a concederci ascolto, accogliendo anche quei momenti di sgarro o di riposo come parte integrante della cura di sé, e non come un fallimento. Il metabolismo, proprio come la nostra mente, ha bisogno di equilibrio e non di perfezione. Si conceda il permesso di fermarsi e di respirare. La invito a trasformare questa 'fissazione' in un'occasione di ascolto profondo.
Un caro saluto, Dott.ssa Pellegrino Simona
Buongiorno, la ringrazio per la sua domanda.
Da ciò che scrive sembra si sia instaurato un rapporto poco sano con lo sport e l'alimentazione. Tutto quanto, anche ciò che normalmente fa bene, se estremizzato ha effetti negativi sul nostro corpo e sulla nostra psiche.
Lei chiede se la sua è una situazione normale ma la normalità non è una rotta prestabilita da seguire, ciò che conta è se ciò che sta provando/pensando sia normale per lei, e data l'ansia che prova e la sua richiesta qui sembrerebbe proprio non sia così.
Le consiglio qualche seduta con uno psicoterapeuta per capire meglio la natura di questo rapporto e per potersi godere finalmente i benefici di sport e cibo senza sensazioni sgradevoli ad inquinare il tutto
Da ciò che scrive sembra si sia instaurato un rapporto poco sano con lo sport e l'alimentazione. Tutto quanto, anche ciò che normalmente fa bene, se estremizzato ha effetti negativi sul nostro corpo e sulla nostra psiche.
Lei chiede se la sua è una situazione normale ma la normalità non è una rotta prestabilita da seguire, ciò che conta è se ciò che sta provando/pensando sia normale per lei, e data l'ansia che prova e la sua richiesta qui sembrerebbe proprio non sia così.
Le consiglio qualche seduta con uno psicoterapeuta per capire meglio la natura di questo rapporto e per potersi godere finalmente i benefici di sport e cibo senza sensazioni sgradevoli ad inquinare il tutto
Gentile Utente, nel cambiare la nostra routine si ha a che fare con una molteplicità di variabili, tratti comportamentali propri dell'individuo che si mescolano a nuove motivazioni risultando in un ritmo di vita non sempre armonico. La ragione che ci incalza a cambiare, spesso, ci fa tralasciare noi stessi, impedendo un fine ascolto delle nostre esigenze, specie corporee. Il distacco fra corpo e mente è teatro di pensieri intrusivi ed ansietà, anche verso il cibo. A mio parere, la sua, è una situazione al limite, ma pur sempre normale. Qualora dovesse provare maggior disagio del solito, nella sua quotidianeità, le suggerisco di approcciare un professionista per un percorso di sostegno psicologico. Avere un alleato, nel percorrere la distanza del cambiare, fa la vita un po' più facile.
Buongiorno,
quello che descrive è un atteggiamento comune quando si decide di cambiare il proprio stile di vita introducendo allenamento e dieta sana, è un momento molto importante di amore e rispetto verso se stessi. Tuttavia il livello di rigidità e preoccupazione sembra meritare attenzione.
Il fatto che un piccolo scostamento dal piano alimentare o di allenamento inneschino eccessiva ansia e il senso di aver rovinato tutto, indica un pensiero dicotomico (tutto/niente), che fa diventare fonte di stress più che di benessere il prendersi cura del fisico. Anche il senso di nausea associato ai dolci fa pensare a un collegamento col senso di colpa e fallimento. Se questi pensieri sono quotidiani e invasivi le consiglio di intraprendere un percorso con uno psicopterapeuta. In psicoterapia si potrebbe lavorare su avere una maggiore flessibilità cognitiva, su un approccio più equilibrato alla cura del corpo dove l'errore o l'eccezione non invalidano il percorso di benessere che sta progettando.
quello che descrive è un atteggiamento comune quando si decide di cambiare il proprio stile di vita introducendo allenamento e dieta sana, è un momento molto importante di amore e rispetto verso se stessi. Tuttavia il livello di rigidità e preoccupazione sembra meritare attenzione.
Il fatto che un piccolo scostamento dal piano alimentare o di allenamento inneschino eccessiva ansia e il senso di aver rovinato tutto, indica un pensiero dicotomico (tutto/niente), che fa diventare fonte di stress più che di benessere il prendersi cura del fisico. Anche il senso di nausea associato ai dolci fa pensare a un collegamento col senso di colpa e fallimento. Se questi pensieri sono quotidiani e invasivi le consiglio di intraprendere un percorso con uno psicopterapeuta. In psicoterapia si potrebbe lavorare su avere una maggiore flessibilità cognitiva, su un approccio più equilibrato alla cura del corpo dove l'errore o l'eccezione non invalidano il percorso di benessere che sta progettando.
Buonasera, ha fatto bene a chiedere. Ascoltare questi segnali è già un passo importante, è un pensiero molto comune, soprattutto quando si è motivati nel "fare bene", questo però può diventare rigido e faticoso.
Il senso di colpa che prova dopo aver mangiato qualcosa "fuori dal programma", l'ansia, i pensieri ripetitivi sul cibo indicano che il rapporto tra cibo e allenamento sta diventando fonte di stress, più che benessere.
L'allenamento e la sana alimentazione possono viaggiare insieme ma mangiare qualcosa di diverso non annulla i benefici, né riduce i progressi. Leggendo le emozioni descritte, parlarne con uno psicologo può aiutarla a ritrovare l'equilibrio adatto a lei, senza rinunciare all'allenamento, ma solo trovando un modo sano di prendersi cura di sé.
Il senso di colpa che prova dopo aver mangiato qualcosa "fuori dal programma", l'ansia, i pensieri ripetitivi sul cibo indicano che il rapporto tra cibo e allenamento sta diventando fonte di stress, più che benessere.
L'allenamento e la sana alimentazione possono viaggiare insieme ma mangiare qualcosa di diverso non annulla i benefici, né riduce i progressi. Leggendo le emozioni descritte, parlarne con uno psicologo può aiutarla a ritrovare l'equilibrio adatto a lei, senza rinunciare all'allenamento, ma solo trovando un modo sano di prendersi cura di sé.
Cibo e allenamento attengono al corpo , sede della nostra identità corporea. Andare a capire le origini e motivazioni dei comportamenti di cui parla, anche attraverso l'art therapy e/o altre tecniche, potrebbe rivelarsi di grande utilità
Gentile utente, immagino che questi pensieri possa essere molto faticosi e oppressivi. Il fatto che tu li percepisca come fastidiosi è importante per poterci lavorare e prendere le distanze. Credo che chiedere aiuto per la gestione di tali pensieri in modo tempestivo possa essere importante. Cordialmente Dott.ssa Alessi D'Angelo
Salve, vorrei risponderle con delle domande:
- cosa significa per lei, allenarsi e mangiare bene?
- Ha sperimentato anche in passato queste sensazioni?
- Se fa il pasto cosidetto di "sgarro", si sente in colpa per il tempo successivo? se si, quando?
Le faccio queste domande per farle capire che prima di esprimersi, bisogna conoscere a fondo la situazione.
Rimango a disposizione, un saluto.
- cosa significa per lei, allenarsi e mangiare bene?
- Ha sperimentato anche in passato queste sensazioni?
- Se fa il pasto cosidetto di "sgarro", si sente in colpa per il tempo successivo? se si, quando?
Le faccio queste domande per farle capire che prima di esprimersi, bisogna conoscere a fondo la situazione.
Rimango a disposizione, un saluto.
Buonasera,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza quello che stai vivendo.
Da come lo descrivi, più che l’allenamento in sé, sembra che si stia creando un rapporto un po’ rigido e carico di ansia con il cibo e con le regole che ti sei dato. Il fatto che un piccolo “fuori programma” venga vissuto come qualcosa che “rovina tutto”, insieme ai pensieri ricorrenti e al senso di nausea quando mangi dolci, sono segnali che meritano attenzione, non tanto perché “sbagli”, ma perché ti stanno facendo stare male.
Non è raro che, quando si inizia a prendersi cura del proprio corpo, possa emergere il bisogno di controllo; il punto però è quando questo controllo diventa fonte di preoccupazione quotidiana e toglie serenità. Un percorso sano, sia nell’allenamento che nell’alimentazione, dovrebbe essere sostenibile e flessibile, non basato sulla paura o sul senso di colpa.
Potrebbe esserti utile provare a osservare questi pensieri con un po’ di distanza, chiedendoti ad esempio quanto siano realistici o quanto spazio occupino nella tua giornata. Allo stesso tempo, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere meglio cosa sta succedendo e a ritrovare un equilibrio più sereno nel rapporto con il cibo e con il tuo corpo.
Se senti che questi vissuti stanno diventando pesanti, non è qualcosa da sottovalutare, ma neanche qualcosa che devi affrontare da solo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
ti ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza quello che stai vivendo.
Da come lo descrivi, più che l’allenamento in sé, sembra che si stia creando un rapporto un po’ rigido e carico di ansia con il cibo e con le regole che ti sei dato. Il fatto che un piccolo “fuori programma” venga vissuto come qualcosa che “rovina tutto”, insieme ai pensieri ricorrenti e al senso di nausea quando mangi dolci, sono segnali che meritano attenzione, non tanto perché “sbagli”, ma perché ti stanno facendo stare male.
Non è raro che, quando si inizia a prendersi cura del proprio corpo, possa emergere il bisogno di controllo; il punto però è quando questo controllo diventa fonte di preoccupazione quotidiana e toglie serenità. Un percorso sano, sia nell’allenamento che nell’alimentazione, dovrebbe essere sostenibile e flessibile, non basato sulla paura o sul senso di colpa.
Potrebbe esserti utile provare a osservare questi pensieri con un po’ di distanza, chiedendoti ad esempio quanto siano realistici o quanto spazio occupino nella tua giornata. Allo stesso tempo, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere meglio cosa sta succedendo e a ritrovare un equilibrio più sereno nel rapporto con il cibo e con il tuo corpo.
Se senti che questi vissuti stanno diventando pesanti, non è qualcosa da sottovalutare, ma neanche qualcosa che devi affrontare da solo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Gentilissimo le dico innanzitutto di verificare la sicurezza ( attendibilita') dell'APP a cui ha dato la sua massima fiducia . Ci sono dei professionisti certificati per gli allenamenti e le consiglio di affidarsi a loro. Altrettanto per la dieta , ci sono dei medici specialisti della nutrizione che sono in grado di seguire una persona nel suo percorso alimentare. Ancora vorrei chiederle cosa l'ha spinta ad iniziare questo percorso , cosa si aspetta e dove vuole arrivare ( cosa vuole dimostrare).
Se e' stato spinto da un vuoto affettivo o lavorativo.....le consiglio una consulenza psicologica .
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Se e' stato spinto da un vuoto affettivo o lavorativo.....le consiglio una consulenza psicologica .
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Buonasera,
quello che descrive non è semplicemente “essere motivata all’allenamento”, ma sembra che si stia creando un rapporto piuttosto rigido e ansiogeno con il cibo e con l’esercizio fisico.
Allenarsi e prendersi cura del proprio corpo è positivo, ma diventa faticoso quando:
il cibo viene vissuto come “giusto o sbagliato”
ogni deviazione genera ansia o senso di colpa
l’allenamento viene percepito come qualcosa che può essere “rovinato” da ciò che si mangia
il pensiero su alimentazione e attività fisica occupa molto spazio mentale nella giornata
In questi casi non si parla tanto di disciplina, quanto di iper-controllo. Spesso l’inizio è proprio come nel suo caso: un’attività sana che però, gradualmente, diventa un punto di riferimento rigido. Il fatto che le venga ansia o nausea con i dolci indica che il corpo sta già reagendo allo stress legato a questi pensieri.
È importante chiarire una cosa: un singolo pasto non vanifica un percorso di allenamento. Il corpo non funziona in termini così assoluti come “ho rovinato tutto”. Questa è una tipica modalità di pensiero dicotomico (tutto o niente) che, quando si intensifica, aumenta molto l’ansia.
Non è detto che ci sia un problema strutturato, ma è un segnale da non ignorare, soprattutto perché:
i pensieri sono quotidiani
le generano disagio
stanno influenzando il suo rapporto con il cibo
Intervenire ora è molto più semplice che aspettare che il controllo diventi sempre più rigido.
Un lavoro psicologico in questi casi può aiutare a:
riportare flessibilità nell’alimentazione
ridurre il senso di colpa legato al cibo
ristabilire un equilibrio tra benessere fisico e mentale
evitare che l’allenamento diventi una fonte di ansia invece che di benessere
Nel frattempo, può esserle utile provare a spostare l’attenzione da “ho fatto bene o male oggi?” a “come mi sento nel mio corpo e nella mia energia complessiva?”, che è un criterio molto più realistico.
Il punto non è smettere di allenarsi, ma evitare che il controllo prenda il posto del benessere.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
quello che descrive non è semplicemente “essere motivata all’allenamento”, ma sembra che si stia creando un rapporto piuttosto rigido e ansiogeno con il cibo e con l’esercizio fisico.
Allenarsi e prendersi cura del proprio corpo è positivo, ma diventa faticoso quando:
il cibo viene vissuto come “giusto o sbagliato”
ogni deviazione genera ansia o senso di colpa
l’allenamento viene percepito come qualcosa che può essere “rovinato” da ciò che si mangia
il pensiero su alimentazione e attività fisica occupa molto spazio mentale nella giornata
In questi casi non si parla tanto di disciplina, quanto di iper-controllo. Spesso l’inizio è proprio come nel suo caso: un’attività sana che però, gradualmente, diventa un punto di riferimento rigido. Il fatto che le venga ansia o nausea con i dolci indica che il corpo sta già reagendo allo stress legato a questi pensieri.
È importante chiarire una cosa: un singolo pasto non vanifica un percorso di allenamento. Il corpo non funziona in termini così assoluti come “ho rovinato tutto”. Questa è una tipica modalità di pensiero dicotomico (tutto o niente) che, quando si intensifica, aumenta molto l’ansia.
Non è detto che ci sia un problema strutturato, ma è un segnale da non ignorare, soprattutto perché:
i pensieri sono quotidiani
le generano disagio
stanno influenzando il suo rapporto con il cibo
Intervenire ora è molto più semplice che aspettare che il controllo diventi sempre più rigido.
Un lavoro psicologico in questi casi può aiutare a:
riportare flessibilità nell’alimentazione
ridurre il senso di colpa legato al cibo
ristabilire un equilibrio tra benessere fisico e mentale
evitare che l’allenamento diventi una fonte di ansia invece che di benessere
Nel frattempo, può esserle utile provare a spostare l’attenzione da “ho fatto bene o male oggi?” a “come mi sento nel mio corpo e nella mia energia complessiva?”, che è un criterio molto più realistico.
Il punto non è smettere di allenarsi, ma evitare che il controllo prenda il posto del benessere.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
L'allenamento è un'attività che crea benessere, non malessere. Va praticato con metodo e serve per allenare il corpo e la mente: se c'è distonia tra mente e corpo è bene rivedere il modo di percepire l'allenamento, altrimenti si rischia di generare pensieri intrusivi e ossessivi, oltre a un carico d'ansia che va nella direzione opposta al benessere. Suggerirei un percorso psicologico che la aiuti a elaborare queste sensazioni e questi pensieri, in modo da poter trovare un meritato stato di benessere generale
Gentile utente, se sente che questi pensieri sono fastidiosi potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
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Dott. Luca Rochdi
Buonasera,
da ciò che descrive emerge un cambiamento recente legato all’introduzione dell’allenamento che, invece di essere vissuto come un’attività positiva e flessibile, sta iniziando ad assumere un significato molto rigido e carico di ansia.
Il fatto che dopo aver iniziato ad allenarsi compaiano pensieri ricorrenti del tipo “sto rovinando tutto se mangio qualcosa fuori schema”, oppure la sensazione di aver vanificato gli sforzi con il cibo, indica una tendenza a interpretare alimentazione e attività fisica in modo molto “rigido e controllante”. Questo tipo di pensieri può generare un circolo vizioso: più si cerca di controllare, più aumenta l’ansia, e più l’ansia rende difficile vivere il rapporto con il cibo in modo sereno.
Anche la nausea in risposta ai dolci può essere una manifestazione fisica dell’ansia o della forte attivazione emotiva associata al cibo “vietato”, più che una vera e propria intolleranza.
In generale, non è raro che, quando si inizia un’attività fisica con molta motivazione, si sviluppi un’attenzione eccessiva al corpo, all’alimentazione e alla performance. Tuttavia, quando questi pensieri diventano quotidiani, intrusivi e fonte di disagio, è importante considerarli come un segnale da ascoltare.
Non significa necessariamente che “ci sia qualcosa di grave”, ma che il rapporto con il cibo, l’allenamento e il controllo del corpo sta assumendo una connotazione che merita attenzione, per evitare che si strutturi in modo più rigido nel tempo.
Sarebbe utile lavorare su una maggiore flessibilità cognitiva e su un rapporto più equilibrato con alimentazione e attività fisica, in modo che restino strumenti di benessere e non diventino fonte di ansia.
Per questo motivo, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista (psicologo o psicoterapeuta), così da comprendere meglio l’origine di questi pensieri e intervenire precocemente, se necessario.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive emerge un cambiamento recente legato all’introduzione dell’allenamento che, invece di essere vissuto come un’attività positiva e flessibile, sta iniziando ad assumere un significato molto rigido e carico di ansia.
Il fatto che dopo aver iniziato ad allenarsi compaiano pensieri ricorrenti del tipo “sto rovinando tutto se mangio qualcosa fuori schema”, oppure la sensazione di aver vanificato gli sforzi con il cibo, indica una tendenza a interpretare alimentazione e attività fisica in modo molto “rigido e controllante”. Questo tipo di pensieri può generare un circolo vizioso: più si cerca di controllare, più aumenta l’ansia, e più l’ansia rende difficile vivere il rapporto con il cibo in modo sereno.
Anche la nausea in risposta ai dolci può essere una manifestazione fisica dell’ansia o della forte attivazione emotiva associata al cibo “vietato”, più che una vera e propria intolleranza.
In generale, non è raro che, quando si inizia un’attività fisica con molta motivazione, si sviluppi un’attenzione eccessiva al corpo, all’alimentazione e alla performance. Tuttavia, quando questi pensieri diventano quotidiani, intrusivi e fonte di disagio, è importante considerarli come un segnale da ascoltare.
Non significa necessariamente che “ci sia qualcosa di grave”, ma che il rapporto con il cibo, l’allenamento e il controllo del corpo sta assumendo una connotazione che merita attenzione, per evitare che si strutturi in modo più rigido nel tempo.
Sarebbe utile lavorare su una maggiore flessibilità cognitiva e su un rapporto più equilibrato con alimentazione e attività fisica, in modo che restino strumenti di benessere e non diventino fonte di ansia.
Per questo motivo, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista (psicologo o psicoterapeuta), così da comprendere meglio l’origine di questi pensieri e intervenire precocemente, se necessario.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, quello che descrive è qualcosa che molte persone sperimentano quando iniziano a introdurre cambiamenti nella propria routine legati al corpo, all’allenamento e all’alimentazione. L’inizio di un’attività fisica, soprattutto quando è motivata dal desiderio di migliorarsi, può attivare anche una forte attenzione su ciò che si mangia e su come ogni scelta venga percepita in relazione all’obiettivo. Da quello che racconta, sembra che l’allenamento abbia assunto un significato molto importante per lei, quasi come se ogni azione quotidiana dovesse essere coerente con questo obiettivo per “non rovinare” i risultati. In una prospettiva cognitivo comportamentale, è interessante osservare proprio questo passaggio: quando un comportamento sano, come lo sport, diventa associato a regole molto rigide, la mente può iniziare a interpretare ogni deviazione come un errore o una minaccia. Questo può generare ansia, senso di colpa e un’attenzione costante al controllo. Il fatto che anche un alimento diverso dal solito le faccia scattare pensieri come “sto sbagliando tutto” o “vanifico l’allenamento” indica che si è creato un legame molto stretto tra performance e valore personale o risultato. Quando questo accade, il rischio è che il benessere percepito non dipenda più solo dal movimento o dal piacere di mangiare, ma dal rispetto rigido di alcune regole interne che diventano sempre più esigenti. Anche la sensazione di nausea davanti ai dolci può essere una risposta fisica legata all’ansia e alla tensione che questi pensieri generano. Il corpo, in questi casi, non reagisce solo al cibo in sé, ma allo stato emotivo che lo accompagna. Non è tanto una questione di “essere fissato” in senso negativo, quanto piuttosto di capire che il sistema di pensieri che si è attivato sta diventando molto centrale e sta iniziando a pesare sul suo benessere quotidiano. Quando qualcosa che nasce per far stare meglio inizia a generare ansia e rigidità, è un segnale importante da ascoltare. In questi casi può essere molto utile imparare a riportare flessibilità, cioè la capacità di distinguere tra ciò che è utile per il proprio obiettivo e ciò che invece sta diventando una fonte di pressione eccessiva. Lavorare su questi aspetti in un percorso di tipo cognitivo comportamentale può aiutare a ritrovare un rapporto più equilibrato con il cibo e con l’allenamento, riducendo gradualmente l’ansia e i pensieri rigidi che si sono attivati. Non si tratta di rinunciare a ciò che sta facendo, ma di recuperare una modalità più serena e sostenibile, in cui l’allenamento resti una risorsa e non diventi una fonte di tensione costante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera, e grazie per la domanda.
Quello che descrive merita attenzione, non per spaventarla, ma perché alcuni segnali che cita vale la pena non sottovalutare. La sensazione di aver rovinato tutto per un alimento fuori dalla routine, l'ansia che parte immediatamente, la nausea quando mangia dolci, i pensieri quotidiani e pesanti sul cibo e sull'allenamento, sono dinamiche che possono sembrare normali in chi inizia un percorso sportivo, ma che quando diventano rigide e ansiose meritano uno sguardo più attento.
Un rapporto sano con l'allenamento lascia spazio alla flessibilità: uno strappo alla dieta non vanifica nulla, e il corpo risponde meglio quando non è accompagnato da stress e senso di colpa. Quando invece ogni deviazione genera ansia intensa, il rischio è che si instauri un meccanismo di controllo sempre più rigido che può diventare faticoso e limitante nel tempo.
La nausea davanti ai dolci in particolare è un segnale che il corpo sta sviluppando una risposta emotiva a certi alimenti, non solo fisica, e questo vale la pena esplorarlo. Ovviamente, in merito le consiglio di consultarsi con il suo medico di base per escludere qualsiasi causa organica in merito a questi episodi di nausea per esempio.
Non è detto che stia sviluppando qualcosa di problematico, ma è importante non aspettare che questi pensieri si consolidino ulteriormente.
La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma della sua situazione e capire insieme se e come intervenire.
Un saluto
Quello che descrive merita attenzione, non per spaventarla, ma perché alcuni segnali che cita vale la pena non sottovalutare. La sensazione di aver rovinato tutto per un alimento fuori dalla routine, l'ansia che parte immediatamente, la nausea quando mangia dolci, i pensieri quotidiani e pesanti sul cibo e sull'allenamento, sono dinamiche che possono sembrare normali in chi inizia un percorso sportivo, ma che quando diventano rigide e ansiose meritano uno sguardo più attento.
Un rapporto sano con l'allenamento lascia spazio alla flessibilità: uno strappo alla dieta non vanifica nulla, e il corpo risponde meglio quando non è accompagnato da stress e senso di colpa. Quando invece ogni deviazione genera ansia intensa, il rischio è che si instauri un meccanismo di controllo sempre più rigido che può diventare faticoso e limitante nel tempo.
La nausea davanti ai dolci in particolare è un segnale che il corpo sta sviluppando una risposta emotiva a certi alimenti, non solo fisica, e questo vale la pena esplorarlo. Ovviamente, in merito le consiglio di consultarsi con il suo medico di base per escludere qualsiasi causa organica in merito a questi episodi di nausea per esempio.
Non è detto che stia sviluppando qualcosa di problematico, ma è importante non aspettare che questi pensieri si consolidino ulteriormente.
La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma della sua situazione e capire insieme se e come intervenire.
Un saluto
Buonasera,
quello che descrive merita attenzione. Iniziare ad allenarsi è generalmente positivo, ma quando compaiono pensieri rigidi sul cibo (“ho rovinato tutto”) e ansia frequente legata a ciò che si mangia, è possibile che si stia creando un rapporto un po’ troppo controllante e faticoso con alimentazione e attività fisica.
L’allenamento e il cibo non funzionano in modo “tutto o niente”: un singolo pasto o un dolce non annullano i benefici complessivi. Tuttavia, la sensazione di colpa, l’ansia e la nausea che riferisce indicano che l’esperienza sta diventando fonte di stress più che di benessere.
Non è raro che, quando si inizia un percorso di questo tipo, emergano pensieri più rigidi o perfezionistici, ma è importante non sottovalutarli. Potrebbe esserle utile lavorare proprio su questi aspetti, per costruire un rapporto più equilibrato e sostenibile con il corpo, il cibo e l’attività fisica.
Se queste preoccupazioni persistono, confrontarsi con un professionista può aiutarla a inquadrarle meglio e a prevenire che diventino più pervasive.
Un caro saluto.
quello che descrive merita attenzione. Iniziare ad allenarsi è generalmente positivo, ma quando compaiono pensieri rigidi sul cibo (“ho rovinato tutto”) e ansia frequente legata a ciò che si mangia, è possibile che si stia creando un rapporto un po’ troppo controllante e faticoso con alimentazione e attività fisica.
L’allenamento e il cibo non funzionano in modo “tutto o niente”: un singolo pasto o un dolce non annullano i benefici complessivi. Tuttavia, la sensazione di colpa, l’ansia e la nausea che riferisce indicano che l’esperienza sta diventando fonte di stress più che di benessere.
Non è raro che, quando si inizia un percorso di questo tipo, emergano pensieri più rigidi o perfezionistici, ma è importante non sottovalutarli. Potrebbe esserle utile lavorare proprio su questi aspetti, per costruire un rapporto più equilibrato e sostenibile con il corpo, il cibo e l’attività fisica.
Se queste preoccupazioni persistono, confrontarsi con un professionista può aiutarla a inquadrarle meglio e a prevenire che diventino più pervasive.
Un caro saluto.
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da quello che descrive, sembra che l’attività fisica — che di per sé è qualcosa di positivo — stia iniziando ad accompagnarsi a pensieri rigidi e a una certa ansia legata al cibo e ai risultati.
È abbastanza comune, soprattutto all’inizio di un percorso, diventare più attenti a ciò che si mangia e all’allenamento. Tuttavia, quando compaiono vissuti come il senso di “aver rovinato tutto”, l’ansia dopo aver mangiato o pensieri ricorrenti e pesanti su questi temi, è importante fermarsi a riflettere: più che aiutare, queste dinamiche rischiano di rendere il rapporto con il corpo e con il cibo fonte di stress.
Il fatto che lei stessa si stia ponendo delle domande è un segnale importante. Non si tratta necessariamente di “qualcosa che non va”, ma potrebbe essere utile approfondire questi aspetti per evitare che diventino più rigidi o invasivi nel tempo.
Un confronto con un professionista può aiutarla a trovare un equilibrio più sereno tra cura di sé, alimentazione e allenamento, senza che questi pensieri prendano troppo spazio nella sua quotidianità.
Se lo desidera, resto a disposizione per un primo colloquio.
Un cordiale saluto
Filomena Guida
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da quello che descrive, sembra che l’attività fisica — che di per sé è qualcosa di positivo — stia iniziando ad accompagnarsi a pensieri rigidi e a una certa ansia legata al cibo e ai risultati.
È abbastanza comune, soprattutto all’inizio di un percorso, diventare più attenti a ciò che si mangia e all’allenamento. Tuttavia, quando compaiono vissuti come il senso di “aver rovinato tutto”, l’ansia dopo aver mangiato o pensieri ricorrenti e pesanti su questi temi, è importante fermarsi a riflettere: più che aiutare, queste dinamiche rischiano di rendere il rapporto con il corpo e con il cibo fonte di stress.
Il fatto che lei stessa si stia ponendo delle domande è un segnale importante. Non si tratta necessariamente di “qualcosa che non va”, ma potrebbe essere utile approfondire questi aspetti per evitare che diventino più rigidi o invasivi nel tempo.
Un confronto con un professionista può aiutarla a trovare un equilibrio più sereno tra cura di sé, alimentazione e allenamento, senza che questi pensieri prendano troppo spazio nella sua quotidianità.
Se lo desidera, resto a disposizione per un primo colloquio.
Un cordiale saluto
Filomena Guida
Buonasera, da ciò che descrive non parlerei di un semplice allenarsi, ma di un rapporto che sta diventando piuttosto rigido con cibo e attività fisica: il sentirsi in colpa se mangia qualcosa “fuori dal solito”, l’ansia di aver rovinato tutto e i pensieri quotidiani su cibo e allenamento sono aspetti che possono meritare attenzione, perché la preoccupazione costante per il cibo, il controllo e l’esercizio rientra tra i segnali che vale la pena non sottovalutare. Il fatto che questi pensieri Le pesino ogni giorno fa pensare che non si tratti solo di “essere motivata”, ma di qualcosa che sta iniziando a incidere sul Suo benessere emotivo. Anche la nausea associata ai dolci merita ascolto, soprattutto se si accompagna a ansia, senso di colpa o paura di vanificare l’allenamento. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
Le auguro una buona serata.
Le auguro una buona serata.
Buonasera. Ti ringrazio per aver sollevato questo dubbio così importante. È molto comune che, iniziando un percorso di benessere fisico, si scateni inizialmente un forte entusiasmo, ma quello che descrivi sembra aver superato il confine della sana motivazione per entrare in quello della rigidità cognitiva.
Quello che stai sperimentando non dovrebbe essere considerato "normale" se ti provoca ansia quotidiana e malessere fisico.
Il fatto di sentire che un solo pasto "fuori dal solito" possa rovinare tutto è una distorsione cognitiva chiamata pensiero "tutto o nulla". Questa visione rigida trasforma lo sport e l'alimentazione da strumenti di salute a strumenti di controllo e, paradossalmente, di stress.
La nausea che provi mangiando dolci potrebbe essere una reazione psicosomatica: il tuo cervello ha associato il dolce a qualcosa di "sbagliato" o "pericoloso" per i tuoi obiettivi, e il corpo reagisce rifiutandolo.
Se l'allenamento e il cibo diventano un'ossessione che occupa la mente ogni giorno, significa che il controllo sta prendendo il sopravvento sulla tua libertà.
Il mio consiglio professionale: sei ancora in una fase iniziale ed è il momento perfetto per intervenire prima che questo schema diventi un’abitudine radicata o sfoci in un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione più strutturato.
Ti consiglio caldamente di intraprendere un percorso di Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Questo approccio è estremamente efficace in situazioni come la tua perché:
- Smaschera le distorsioni: ti aiuta a identificare e modificare i pensieri irrazionali (come l'idea di "aver rovinato tutto").
- Gestisce l'ansia: ti fornisce strumenti pratici per calmare lo stato d'allerta quando esci dalla tua routine.
- Promuove la flessibilità: ti aiuta a costruire un rapporto con il corpo e il cibo basato sull'equilibrio e non sul senso di colpa.
Un piccolo suggerimento immediato: Prova a chiederti se l'obiettivo del tuo allenamento è stare bene o "essere perfetta/o". La salute include anche il benessere mentale e la possibilità di godersi un dolce senza che questo diventi un dramma.
Prenditi cura della tua mente con la stessa attenzione che stai dedicando al tuo corpo: entrambe meritano un approccio gentile e non punitivo.
Quello che stai sperimentando non dovrebbe essere considerato "normale" se ti provoca ansia quotidiana e malessere fisico.
Il fatto di sentire che un solo pasto "fuori dal solito" possa rovinare tutto è una distorsione cognitiva chiamata pensiero "tutto o nulla". Questa visione rigida trasforma lo sport e l'alimentazione da strumenti di salute a strumenti di controllo e, paradossalmente, di stress.
La nausea che provi mangiando dolci potrebbe essere una reazione psicosomatica: il tuo cervello ha associato il dolce a qualcosa di "sbagliato" o "pericoloso" per i tuoi obiettivi, e il corpo reagisce rifiutandolo.
Se l'allenamento e il cibo diventano un'ossessione che occupa la mente ogni giorno, significa che il controllo sta prendendo il sopravvento sulla tua libertà.
Il mio consiglio professionale: sei ancora in una fase iniziale ed è il momento perfetto per intervenire prima che questo schema diventi un’abitudine radicata o sfoci in un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione più strutturato.
Ti consiglio caldamente di intraprendere un percorso di Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Questo approccio è estremamente efficace in situazioni come la tua perché:
- Smaschera le distorsioni: ti aiuta a identificare e modificare i pensieri irrazionali (come l'idea di "aver rovinato tutto").
- Gestisce l'ansia: ti fornisce strumenti pratici per calmare lo stato d'allerta quando esci dalla tua routine.
- Promuove la flessibilità: ti aiuta a costruire un rapporto con il corpo e il cibo basato sull'equilibrio e non sul senso di colpa.
Un piccolo suggerimento immediato: Prova a chiederti se l'obiettivo del tuo allenamento è stare bene o "essere perfetta/o". La salute include anche il benessere mentale e la possibilità di godersi un dolce senza che questo diventi un dramma.
Prenditi cura della tua mente con la stessa attenzione che stai dedicando al tuo corpo: entrambe meritano un approccio gentile e non punitivo.
Buongiorno, grazie della sua sincerità nel parlarci delle sue difficoltà. Mi piacerebbe saperne di più per poterle rispondere con maggiore chiarezza, quello che penso sia molto importante è non sottovalutare ciò che sta accadendo. Iniziare ad allenarsi è un gesto di cura nei confronti di sè stessi, ma c'è un limite oltre il quale questo gesto di cura può divenire un meccanismo di controllo rigido e un obbligo. Le consiglierei di parlarne in uno spazio sicuro, in terapia potrebbe capire cosa c'è dietro questo momento. Resto a sua disposizione anche online, un caro saluto.
Buon pomeriggio car* utente, quello che descrive mi sembra un primo campanello di allarme rispetto al quello che può essere il suo rapporto con il cibo, l'alimentazione, l'allenamento, il corpo e dunque sé stessa/o. Da come descritto, essendo tale situazione iniziata da poco tempo, siamo ancora in tempo rispetto all'insorgenza di questi pensieri ossessivi, controllanti e carichi di ansia: le consiglio dunque di iniziare a parlare con uno specialista, che possa guidarla. Il mio suggerimento, ancora più che un percorso psicologico, è quello di iniziare un percorso con una dietista/nutrizionista, così che la segua nel piano alimentare e la rassicuri rispetto a ciò assume, e come lo fa.
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