Buonasera dottori, volevo parlarvi di un problema che mi affligge da ormai 8 mesi; ogni giorno i sen
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Buonasera dottori, volevo parlarvi di un problema che mi affligge da ormai 8 mesi; ogni giorno i sento come se vedessi il mondo in maniera diversa, una sorta di derealizzazione che mi fa preoccupare molto. Io sono una persona molto ipocondriaca e quindi ho questo pensiero fisso di avere un male come un vero e proprio tumore al cervello. Non riesco a spiegarmi questa mia condizione e in oltre mi sembra che si afferma di più quando indosso gli occhiali. Mi sento come se non sto vivendo più come tempo fa e come se non riuscissi piu a godermi le cose al massimo.
Buongiorno,
la sensazione che descrive è molto frequente negli stati d’ansia e può manifestarsi come derealizzazione, soprattutto quando è presente una forte preoccupazione ipocondriaca. Questo tipo di esperienza, per quanto molto disturbante, non è indicativa di una patologia neurologica grave, ma tende a essere mantenuta dall’attenzione costante ai sintomi e dalla paura che ne deriva.
È comprensibile che questa condizione Le faccia sentire una perdita di contatto con il piacere e con la quotidianità, ma si tratta di un vissuto reversibile, che può essere affrontato efficacemente con un adeguato supporto.
Per approfondire meglio la Sua situazione e valutare un percorso adatto a Lei, La invito a un colloquio conoscitivo.
la sensazione che descrive è molto frequente negli stati d’ansia e può manifestarsi come derealizzazione, soprattutto quando è presente una forte preoccupazione ipocondriaca. Questo tipo di esperienza, per quanto molto disturbante, non è indicativa di una patologia neurologica grave, ma tende a essere mantenuta dall’attenzione costante ai sintomi e dalla paura che ne deriva.
È comprensibile che questa condizione Le faccia sentire una perdita di contatto con il piacere e con la quotidianità, ma si tratta di un vissuto reversibile, che può essere affrontato efficacemente con un adeguato supporto.
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Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e sincero ciò che sta vivendo. Si percepisce quanto questa esperienza sia faticosa e quanto la preoccupazione stia occupando una parte importante delle sue giornate.
Quello che descrive – la sensazione di “vedere il mondo diverso”, di sentirsi come distaccato dalla realtà o da se stesso, accompagnata dalla paura costante di avere una grave malattia – è un vissuto molto frequente nei quadri di ansia intensa, in particolare quando è presente una forte ipocondria. La derealizzazione, per quanto spaventosa, non è un segnale di danno cerebrale né di tumore, ma una risposta del sistema nervoso che entra in uno stato di allerta prolungata. È come se la mente, sotto stress, attivasse una sorta di “filtro protettivo” che però viene percepito come estraniante.
Il fatto che questa sensazione si accentui in alcune condizioni, ad esempio quando indossa gli occhiali, è coerente con questo meccanismo: quando siamo ipervigili alle sensazioni corporee e percettive, ogni minima variazione viene amplificata e interpretata come pericolosa. Questo rinforza il circolo ansia–controllo–paura, che finisce per autoalimentarsi.
È molto comprensibile che, vivendo così da mesi, lei senta di “non vivere più come prima” e di non riuscire a godersi le cose. Non è perché qualcosa si sia rotto in lei, ma perché una parte delle sue energie è costantemente impegnata a monitorare, controllare e cercare rassicurazioni. Questo, nel tempo, toglie spazio alla presenza, al piacere e alla spontaneità.
Da un punto di vista sistemico-relazionale, sarebbe importante non guardare solo al sintomo in sé, ma anche a che funzione ha questo stato nella sua vita attuale:
– In quale momento è iniziato?
– Cosa stava vivendo allora a livello emotivo, relazionale o familiare?
– In che modo l’ansia e la paura della malattia stanno influenzando il rapporto con gli altri e con se stesso?
La derealizzazione non va combattuta né controllata ossessivamente: più la si teme, più tende a persistere. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ricostruire un senso di sicurezza interna, a ridurre l’ipervigilanza corporea e a comprendere cosa il suo sistema emotivo sta cercando di comunicarle attraverso questi segnali.
Il messaggio più importante che vorrei lasciarle è questo: quello che prova è molto spaventoso, ma non è pericoloso né irreversibile. Con il giusto supporto è possibile tornare a sentirsi presenti, vivi e in contatto con la realtà e con il piacere delle cose.
Resto fiduciosa nel fatto che, prendendosi cura di sé in modo adeguato, possa ritrovare gradualmente quella sensazione di pienezza che oggi sente distante.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e sincero ciò che sta vivendo. Si percepisce quanto questa esperienza sia faticosa e quanto la preoccupazione stia occupando una parte importante delle sue giornate.
Quello che descrive – la sensazione di “vedere il mondo diverso”, di sentirsi come distaccato dalla realtà o da se stesso, accompagnata dalla paura costante di avere una grave malattia – è un vissuto molto frequente nei quadri di ansia intensa, in particolare quando è presente una forte ipocondria. La derealizzazione, per quanto spaventosa, non è un segnale di danno cerebrale né di tumore, ma una risposta del sistema nervoso che entra in uno stato di allerta prolungata. È come se la mente, sotto stress, attivasse una sorta di “filtro protettivo” che però viene percepito come estraniante.
Il fatto che questa sensazione si accentui in alcune condizioni, ad esempio quando indossa gli occhiali, è coerente con questo meccanismo: quando siamo ipervigili alle sensazioni corporee e percettive, ogni minima variazione viene amplificata e interpretata come pericolosa. Questo rinforza il circolo ansia–controllo–paura, che finisce per autoalimentarsi.
È molto comprensibile che, vivendo così da mesi, lei senta di “non vivere più come prima” e di non riuscire a godersi le cose. Non è perché qualcosa si sia rotto in lei, ma perché una parte delle sue energie è costantemente impegnata a monitorare, controllare e cercare rassicurazioni. Questo, nel tempo, toglie spazio alla presenza, al piacere e alla spontaneità.
Da un punto di vista sistemico-relazionale, sarebbe importante non guardare solo al sintomo in sé, ma anche a che funzione ha questo stato nella sua vita attuale:
– In quale momento è iniziato?
– Cosa stava vivendo allora a livello emotivo, relazionale o familiare?
– In che modo l’ansia e la paura della malattia stanno influenzando il rapporto con gli altri e con se stesso?
La derealizzazione non va combattuta né controllata ossessivamente: più la si teme, più tende a persistere. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ricostruire un senso di sicurezza interna, a ridurre l’ipervigilanza corporea e a comprendere cosa il suo sistema emotivo sta cercando di comunicarle attraverso questi segnali.
Il messaggio più importante che vorrei lasciarle è questo: quello che prova è molto spaventoso, ma non è pericoloso né irreversibile. Con il giusto supporto è possibile tornare a sentirsi presenti, vivi e in contatto con la realtà e con il piacere delle cose.
Resto fiduciosa nel fatto che, prendendosi cura di sé in modo adeguato, possa ritrovare gradualmente quella sensazione di pienezza che oggi sente distante.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno, si sente davvero quanto questa situazione ti stia pesando, e voglio dirti subito una cosa importante: la tua paura è comprensibile, ma quello che stai vivendo non indica una malattia grave come un tumore al cervello. I tumori danno sintomi neurologici evidenti e progressivi, non sensazioni soggettive che vanno e vengono da mesi.
Essere ipocondriaco rende tutto più intenso: la mente resta in allarme, controlla ogni percezione e finisce per amplificare anche le più piccole sensazioni, facendoti sentire “diverso” e meno presente nella vita. È doloroso, ma reversibile.
Il fatto che tu faccia più caso ai sintomi con gli occhiali è molto coerente con l’ansia, che aumenta l’attenzione su vista e sensazioni corporee. Non significa che ci sia qualcosa che non va nel cervello.
Ti rassicuro: non stai perdendo te stesso, e non resterai così per sempre.
Proprio per questo, una psicoterapia sarebbe un aiuto fondamentale: può aiutarti a calmare l’ansia, sciogliere la paura della malattia e tornare gradualmente a vivere e goderti le cose.
Chiedere aiuto in questo momento non è una sconfitta, ma un atto di cura verso di te
Essere ipocondriaco rende tutto più intenso: la mente resta in allarme, controlla ogni percezione e finisce per amplificare anche le più piccole sensazioni, facendoti sentire “diverso” e meno presente nella vita. È doloroso, ma reversibile.
Il fatto che tu faccia più caso ai sintomi con gli occhiali è molto coerente con l’ansia, che aumenta l’attenzione su vista e sensazioni corporee. Non significa che ci sia qualcosa che non va nel cervello.
Ti rassicuro: non stai perdendo te stesso, e non resterai così per sempre.
Proprio per questo, una psicoterapia sarebbe un aiuto fondamentale: può aiutarti a calmare l’ansia, sciogliere la paura della malattia e tornare gradualmente a vivere e goderti le cose.
Chiedere aiuto in questo momento non è una sconfitta, ma un atto di cura verso di te
È comprensibile che la mente corra subito agli scenari peggiori, ma quello che descrivi — derealizzazione, sensazione di distacco, paura costante di una malattia grave — rientra molto più spesso in condizioni legate all’ansia che in qualcosa come un tumore.
Non sto dicendo questo per minimizzare ciò che provi, ma perché è davvero comune che l’ansia, soprattutto quella ipocondriaca, generi sensazioni fisiche e percettive molto intense. La derealizzazione, in particolare, è un sintomo che molte persone sperimentano nei periodi di forte stress o preoccupazione. Non è pericolosa, ma è estremamente fastidiosa e può far sentire come se ci fosse “qualcosa di gravissimo” quando in realtà è il sistema nervoso che sta lavorando in sovraccarico.
ll fatto che tu noti un peggioramento quando indossi gli occhiali potrebbe avere diverse spiegazioni non gravi: un cambio di gradazione, un adattamento visivo, oppure semplicemente il fatto che quando li indossi sei più attento alle sensazioni del tuo corpo. Non posso dirti cosa sia nel tuo caso, ma nulla di questo indica automaticamente una malattia grave. posso dirti con certezza è che non devi affrontare tutto questo da solo. Non posso fare diagnosi o dirti cosa hai, ma posso dirti che parlare con uno psicologo potrebbe darti un enorme sollievo. perché meriti di capire cosa sta succedendo e di ritrovare un po’ di serenità. A volte basta anche solo sentirsi ascoltati da un professionista per far scendere l’ansia di diversi livelli.
Non sto dicendo questo per minimizzare ciò che provi, ma perché è davvero comune che l’ansia, soprattutto quella ipocondriaca, generi sensazioni fisiche e percettive molto intense. La derealizzazione, in particolare, è un sintomo che molte persone sperimentano nei periodi di forte stress o preoccupazione. Non è pericolosa, ma è estremamente fastidiosa e può far sentire come se ci fosse “qualcosa di gravissimo” quando in realtà è il sistema nervoso che sta lavorando in sovraccarico.
ll fatto che tu noti un peggioramento quando indossi gli occhiali potrebbe avere diverse spiegazioni non gravi: un cambio di gradazione, un adattamento visivo, oppure semplicemente il fatto che quando li indossi sei più attento alle sensazioni del tuo corpo. Non posso dirti cosa sia nel tuo caso, ma nulla di questo indica automaticamente una malattia grave. posso dirti con certezza è che non devi affrontare tutto questo da solo. Non posso fare diagnosi o dirti cosa hai, ma posso dirti che parlare con uno psicologo potrebbe darti un enorme sollievo. perché meriti di capire cosa sta succedendo e di ritrovare un po’ di serenità. A volte basta anche solo sentirsi ascoltati da un professionista per far scendere l’ansia di diversi livelli.
Buongiorno,
da ciò che descrive comprendo che da 8 mesi sperimenta questa sensazione di irrealtà del mondo associata a forte ansia e ipocondria. Questo senso di irrealtà/distacco potrebbe essere spiegato come risposta del sistema nervoso ad un forte stato di stress/ansia prolungati che si inserisce all’interno di un circolo vizioso per cui i due aspetti (Ansia - derealizzazione) si influenzano reciprocamente. Anche la sensazione di “non vivere più come prima” potrebbe esser vista come effetto del sovraccarico ansioso cronico, non come perdita irreversibile della capacità di provare piacere o serenità in senso ampio. Magari, vivendo un presente spiacevole, si guarda al passato con nostalgia e si immagina di essere “condannati” a questo stato, che, inevitabilmente, influenza anche il futuro.
Se non ne ha ancora avuto modo, uno spazio di elaborazione potrebbe esserle di supporto sia per scaricare la tensione che per rielaborare e risignificare quanto sta sperimentando.
Un caro saluto,
Dottssa LM
da ciò che descrive comprendo che da 8 mesi sperimenta questa sensazione di irrealtà del mondo associata a forte ansia e ipocondria. Questo senso di irrealtà/distacco potrebbe essere spiegato come risposta del sistema nervoso ad un forte stato di stress/ansia prolungati che si inserisce all’interno di un circolo vizioso per cui i due aspetti (Ansia - derealizzazione) si influenzano reciprocamente. Anche la sensazione di “non vivere più come prima” potrebbe esser vista come effetto del sovraccarico ansioso cronico, non come perdita irreversibile della capacità di provare piacere o serenità in senso ampio. Magari, vivendo un presente spiacevole, si guarda al passato con nostalgia e si immagina di essere “condannati” a questo stato, che, inevitabilmente, influenza anche il futuro.
Se non ne ha ancora avuto modo, uno spazio di elaborazione potrebbe esserle di supporto sia per scaricare la tensione che per rielaborare e risignificare quanto sta sperimentando.
Un caro saluto,
Dottssa LM
Buonasera. I sintomi che descrive sono compatibili con uno stato di derealizzazione, spesso legato ad ansia intensa e ipocondria, non a una patologia neurologica grave. Il fatto che il pensiero sia fisso, catastrofico e auto-alimentato è un elemento chiave.
La derealizzazione non indica che “sta perdendo il contatto con la realtà”, ma che il sistema nervoso è in iperattivazione da troppo tempo. Più cerca di controllare le sensazioni, più queste si rinforzano. Anche l’attenzione agli occhiali rientra in un meccanismo di iperfocalizzazione corporea tipico dell’ansia.
Detto con chiarezza: non è un tumore, ma uno stato psicologico che può diventare molto invalidante se non affrontato correttamente. Per questo è necessario iniziare un percorso psicologico di supporto, mirato a ridurre l’ansia, interrompere il circolo ipocondriaco e recuperare la sensazione di presenza e continuità del Sé.
Aspettare che “passi da solo” o cercare continue rassicurazioni mediche tende a cronicizzare il problema. Intervenire ora è la scelta più efficace e più tutelante per la Sua salute mentale. Dr. Giuseppe Mirabella
La derealizzazione non indica che “sta perdendo il contatto con la realtà”, ma che il sistema nervoso è in iperattivazione da troppo tempo. Più cerca di controllare le sensazioni, più queste si rinforzano. Anche l’attenzione agli occhiali rientra in un meccanismo di iperfocalizzazione corporea tipico dell’ansia.
Detto con chiarezza: non è un tumore, ma uno stato psicologico che può diventare molto invalidante se non affrontato correttamente. Per questo è necessario iniziare un percorso psicologico di supporto, mirato a ridurre l’ansia, interrompere il circolo ipocondriaco e recuperare la sensazione di presenza e continuità del Sé.
Aspettare che “passi da solo” o cercare continue rassicurazioni mediche tende a cronicizzare il problema. Intervenire ora è la scelta più efficace e più tutelante per la Sua salute mentale. Dr. Giuseppe Mirabella
Buongiorno,
la situazione che sta vivendo può essere spiacevole e faticosa. Il consiglio è di valutare meglio il sintomo/i insieme ad un professionista psicologo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
la situazione che sta vivendo può essere spiacevole e faticosa. Il consiglio è di valutare meglio il sintomo/i insieme ad un professionista psicologo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buonasera,
da ciò che descrive emerge un vissuto molto comune nei disturbi d’ansia: la derealizzazione è una sensazione di alterazione della percezione della realtà, che può far sembrare il mondo “strano”, distante o diverso dal solito, pur senza che vi sia una perdita di contatto con la realtà. È un’esperienza soggettivamente molto spaventosa, ma non è di per sé indice di una patologia neurologica o di un tumore cerebrale.
Il fatto che lei si definisca ipocondriaco e che il pensiero di una malattia grave sia costante è un elemento importante: l’ansia, soprattutto se protratta nel tempo, può mantenere e intensificare queste sensazioni, creando un circolo vizioso tra paura, ipercontrollo del corpo e peggioramento dei sintomi. Anche la difficoltà a “sentirsi come prima” e a godere delle cose è spesso associata a stati ansioso-depressivi.
La percezione che il disturbo aumenti con l’uso degli occhiali potrebbe essere legata a una maggiore focalizzazione sull’esperienza visiva e corporea, più che a una causa organica.
Detto questo, per ridurre l’ansia e chiarire definitivamente la natura del problema, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa valutare il quadro complessivo ed eventualmente impostare un percorso adeguato, aiutandola a interrompere questo meccanismo di preoccupazione continua.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive emerge un vissuto molto comune nei disturbi d’ansia: la derealizzazione è una sensazione di alterazione della percezione della realtà, che può far sembrare il mondo “strano”, distante o diverso dal solito, pur senza che vi sia una perdita di contatto con la realtà. È un’esperienza soggettivamente molto spaventosa, ma non è di per sé indice di una patologia neurologica o di un tumore cerebrale.
Il fatto che lei si definisca ipocondriaco e che il pensiero di una malattia grave sia costante è un elemento importante: l’ansia, soprattutto se protratta nel tempo, può mantenere e intensificare queste sensazioni, creando un circolo vizioso tra paura, ipercontrollo del corpo e peggioramento dei sintomi. Anche la difficoltà a “sentirsi come prima” e a godere delle cose è spesso associata a stati ansioso-depressivi.
La percezione che il disturbo aumenti con l’uso degli occhiali potrebbe essere legata a una maggiore focalizzazione sull’esperienza visiva e corporea, più che a una causa organica.
Detto questo, per ridurre l’ansia e chiarire definitivamente la natura del problema, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa valutare il quadro complessivo ed eventualmente impostare un percorso adeguato, aiutandola a interrompere questo meccanismo di preoccupazione continua.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Questo stato di derealizzazione che descrive merita di essere esplorato e curato in uno spazio psicoterapeutico.
Salve, quanto descrive sarebbe meglio affrontarlo in modo accurato, dedicandogli il giusto spazio e tempo in un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possano sostenerla nel fare chiarezza su queste sensazioni e i pensieri che le suscitano.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buonasera,
da quanto descrive emerge una condizione di forte preoccupazione e di costante monitoraggio delle sensazioni corporee e percettive.
Sebbene sia sempre corretto confrontarsi con il medico per escludere cause fisiche, ciò che descrive appare più compatibile con un quadro ansioso che con una patologia neurologica. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio questi sintomi, a ridurre il controllo costante e la paura di ammalarsi e a recuperare gradualmente una sensazione di maggiore presenza e benessere nella vita quotidiana.
Un caro saluto, PR.
da quanto descrive emerge una condizione di forte preoccupazione e di costante monitoraggio delle sensazioni corporee e percettive.
Sebbene sia sempre corretto confrontarsi con il medico per escludere cause fisiche, ciò che descrive appare più compatibile con un quadro ansioso che con una patologia neurologica. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio questi sintomi, a ridurre il controllo costante e la paura di ammalarsi e a recuperare gradualmente una sensazione di maggiore presenza e benessere nella vita quotidiana.
Un caro saluto, PR.
Buonasera, da quello che descrive si sente chiaramente quanto questa esperienza le stia creando paura e quanto, giorno dopo giorno, stia minando il suo senso di tranquillità. Sentirsi come se il mondo fosse cambiato, come se ci fosse una distanza tra lei e la realtà, può essere molto destabilizzante, soprattutto quando si accompagna alla sensazione di non riuscire più a godersi le cose come prima. È comprensibile che, vivendo tutto questo da mesi, la mente cerchi spiegazioni sempre più allarmanti e che la paura di una malattia grave diventi un pensiero fisso. Quando una persona ha una forte tendenza a preoccuparsi per la propria salute, il corpo e le percezioni diventano continuamente sotto osservazione. Ogni sensazione nuova o strana viene letta come un segnale di pericolo, e questo finisce per alimentare un circolo in cui l’ansia rende tutto più intenso e più difficile da interpretare con serenità. La derealizzazione, così come viene comunemente descritta da chi la vive, non è una perdita di contatto con la realtà, ma una sensazione soggettiva molto forte, spesso legata a periodi di stress prolungato, tensione interna e paura. Proprio perché è una sensazione, più la si controlla e più si cerca di capire se è ancora lì, più tende a farsi notare. Il pensiero di avere qualcosa di grave, come un tumore al cervello, sembra funzionare come una spiegazione che la mente usa per dare un senso a ciò che non riesce a spiegarsi facilmente. Il problema è che questo tipo di pensiero, invece di rassicurare, mantiene il sistema di allarme sempre acceso. Ogni giorno diventa una sorta di verifica continua di come vede, di come si sente, di se è tornato tutto normale o no. In questo modo però il corpo non ha mai la possibilità di rilassarsi davvero, e la sensazione di estraneità può persistere. Il fatto che lei noti un aumento del fastidio quando indossa gli occhiali può contribuire a rafforzare l’idea che ci sia qualcosa che non va, ma è anche possibile che proprio l’attenzione concentrata sulla vista e sulle percezioni visive renda tutto più evidente. Quando ci si osserva molto, anche piccoli cambiamenti vengono amplificati. È importante sapere che queste sensazioni, per quanto spaventose, non significano che lei stia perdendo il controllo o che non tornerà più a sentirsi come prima. Spesso il punto di partenza è smettere gradualmente di lottare contro ciò che sente e di cercare conferme continue sul fatto che sia sparito. Paradossalmente, più si accetta l’idea che in questo momento il corpo e la mente siano in uno stato di tensione, più si crea lo spazio perché le sensazioni possano ridursi. Può essere utile riportare l’attenzione su ciò che fa, sul presente, anche quando la sensazione di irrealtà è lì, invece di analizzarla. Non è facile, soprattutto dopo tanti mesi, ma è un passo importante per interrompere il meccanismo che la mantiene viva. Con il tempo e con un lavoro mirato su queste paure, molte persone ritrovano quella sensazione di pienezza e di coinvolgimento nella vita che ora sembra lontana. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile paziente anonimo,
questa condizione è curabile ma non va affrontata da soli. Parlarne con un professionista della salute potrebbe aiutare a trovare strategie partiche per attenuare questo stato di ansia-dearilizzazione.
questa condizione è curabile ma non va affrontata da soli. Parlarne con un professionista della salute potrebbe aiutare a trovare strategie partiche per attenuare questo stato di ansia-dearilizzazione.
Caro utente,
da quello che scrive traspare preoccupazione e sofferenza. Tutto questo è utile poterlo affrontare con l'aiuto di qualcuno, ancora meglio se un professionista specializzato. Dunque le consiglio di prendere contatti con uno psicoterapeuta o psichiatra in modo tale che le possa essere fornito un primo aiuto, per darle un po' di sollievo, per poi con il tempo strutturare un percorso personalizzato per lei.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
da quello che scrive traspare preoccupazione e sofferenza. Tutto questo è utile poterlo affrontare con l'aiuto di qualcuno, ancora meglio se un professionista specializzato. Dunque le consiglio di prendere contatti con uno psicoterapeuta o psichiatra in modo tale che le possa essere fornito un primo aiuto, per darle un po' di sollievo, per poi con il tempo strutturare un percorso personalizzato per lei.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Salve, purtroppo con le sole informazioni fornite è difficile poterle dare una mano più precisa, quello che mi sembra di capire però è che da qualche mese qualcosa sia cambiato, c’è stato qualche evento in particolare che potrebbe aver fatto insorgere i sintomi? O magari altri eventi nel tempo che hanno raggiunto ora un picco? Quello che conta al momento è però che sta vivendo una situazione di malessere e che sia un problema che vuole risolvere. Ha mai pensato di intraprendere un percorso con un professionista? Ricostruendo insieme la sua storia e il suo modo di funzionare si può arrivare a capire questi sintomi che problemi stanno “coprendo”. Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Dr.ssa Fabiola Russo
Dr.ssa Fabiola Russo
Gentile utente,
capisco molto bene la sua preoccupazione e quanto episodi di derealizzazione accompagnati da pensieri ipocondriaci possano risultare spaventosi, interferendo con la possibilità di godersi pienamente la vita.
Trovo interessante il modo in cui questi episodi sembrano manifestarsi, come lei ha osservato, quando indossa gli occhiali. Questo lascia ipotizzare un ruolo dell’elaborazione visiva e di come il suo cervello interpreta certi stimoli.
Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti o di avere uno spazio di confronto dedicato, si senta libero di contattarmi.
Un caro saluto.
capisco molto bene la sua preoccupazione e quanto episodi di derealizzazione accompagnati da pensieri ipocondriaci possano risultare spaventosi, interferendo con la possibilità di godersi pienamente la vita.
Trovo interessante il modo in cui questi episodi sembrano manifestarsi, come lei ha osservato, quando indossa gli occhiali. Questo lascia ipotizzare un ruolo dell’elaborazione visiva e di come il suo cervello interpreta certi stimoli.
Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti o di avere uno spazio di confronto dedicato, si senta libero di contattarmi.
Un caro saluto.
Gentilissimo,
capisco quanto possa essere destabilizzante vivere per così tanti mesi con questa sensazione di “distacco” dalla realtà. La derealizzazione, quando si presenta, può fare paura, soprattutto se lei è una persona che tende a preoccuparsi per la propria salute. È una condizione immagino dove lei si sente come se il mondo fosse ovattato, lontano, quasi irreale, e questo può generare molta ansia. E' importante capire cosa accade nella sua vita oltre questi sintomi, e questo lo dovrebbe fare attraverso un aiuto professionale. L'ipocondria è qualcosa che lei vive da tempo, ha mai pensato di approfondire? forse ora ha l'occasione per capire meglio quello che le succede affidandosi ad uno o a più professionisti.
Spero che la mia risposta sia stata utile.
Saluti
Dott.ssa Pazzola Annalisa
capisco quanto possa essere destabilizzante vivere per così tanti mesi con questa sensazione di “distacco” dalla realtà. La derealizzazione, quando si presenta, può fare paura, soprattutto se lei è una persona che tende a preoccuparsi per la propria salute. È una condizione immagino dove lei si sente come se il mondo fosse ovattato, lontano, quasi irreale, e questo può generare molta ansia. E' importante capire cosa accade nella sua vita oltre questi sintomi, e questo lo dovrebbe fare attraverso un aiuto professionale. L'ipocondria è qualcosa che lei vive da tempo, ha mai pensato di approfondire? forse ora ha l'occasione per capire meglio quello che le succede affidandosi ad uno o a più professionisti.
Spero che la mia risposta sia stata utile.
Saluti
Dott.ssa Pazzola Annalisa
Buonasera,
mi spiace per le difficoltà che stai riscontrando, si percepisce un certo stato di angoscia collegato a quanto scrivi.
Non ho capito una cosa. In che modo indossare gli occhiali contribuirebbe ad aumentare la convinzione di avere un tumore al cervello? Non so se ho capito e credo che la questione andrebbe esplorata ulteriormente.
Un caro saluto, Daniele Morandin
mi spiace per le difficoltà che stai riscontrando, si percepisce un certo stato di angoscia collegato a quanto scrivi.
Non ho capito una cosa. In che modo indossare gli occhiali contribuirebbe ad aumentare la convinzione di avere un tumore al cervello? Non so se ho capito e credo che la questione andrebbe esplorata ulteriormente.
Un caro saluto, Daniele Morandin
Salve, può succedere di passare periodi intensi che portano ad avere un focus più acceso su cose che in altri momenti potrebbero passare inosservate. Se questa situazione le da disagio e non le permette di vivere in serenità ed in equilibrio, potrebbe prendere in considerazione di contattare un/a collega psicologo/a per approfondire.
Buongiorno,
quello che descrivi è un’esperienza che può fare paura, è comprensibile che tu sia preoccupato.
Da come racconti la situazione, emergono anche ansia intensa e preoccupazione per la salute. In questo momento è come se vivi uno stato di allerta, e quando la mente è in uno stato di allerta costante, può influenzare la percezione: vista, sensazioni corporee, senso di “presenza”, concentrazione, piacere nelle cose.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti su diversi aspetti: lavorare sull’ansia e sui pensieri catastrofici legati alla salute, provare a spezzare il meccanismo che ti fa controllare continuamente come ti senti e tornare gradualmente a sentirti più presente e a goderti le cose.
Mente e corpo sono strettamente collegati, e quando la mente è sotto stress può far vivere esperienze molto reali e molto forti.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
quello che descrivi è un’esperienza che può fare paura, è comprensibile che tu sia preoccupato.
Da come racconti la situazione, emergono anche ansia intensa e preoccupazione per la salute. In questo momento è come se vivi uno stato di allerta, e quando la mente è in uno stato di allerta costante, può influenzare la percezione: vista, sensazioni corporee, senso di “presenza”, concentrazione, piacere nelle cose.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti su diversi aspetti: lavorare sull’ansia e sui pensieri catastrofici legati alla salute, provare a spezzare il meccanismo che ti fa controllare continuamente come ti senti e tornare gradualmente a sentirti più presente e a goderti le cose.
Mente e corpo sono strettamente collegati, e quando la mente è sotto stress può far vivere esperienze molto reali e molto forti.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Buonasera, quello che descrivi — questa sensazione di vedere il mondo 'da dietro un vetro' o in modo distorto — è un sintomo molto comune negli stati di forte ansia e si chiama derealizzazione.
Non è un segnale di una malattia organica o di un tumore al cervello, ma è un meccanismo di difesa del tuo sistema nervoso. Quando l'ansia e l'ipocondria diventano troppo pesanti da sostenere, la mente 'stacca la spina' dalla realtà per proteggersi da un carico emotivo che percepisce come eccessivo. È come se il tuo cervello mettesse un filtro per attutire l'intensità delle emozioni che ti spaventano.
Il fatto che tu senta questo sintomo più forte quando indossi gli occhiali conferma la natura 'percettiva' del problema: gli occhiali cambiano leggermente la profondità e il campo visivo, e in una persona già in stato di allerta, ogni piccola variazione sensoriale viene interpretata come una minaccia o una prova che 'qualcosa non va'.
Nella mia pratica clinica, per superare questa condizione lavoriamo su tre livelli:
Riconnessione al corpo: Attraverso la Bioenergetica, aiutiamo il corpo a scaricare la tensione accumulata nelle 'corazze' (spesso collo e occhi) per tornare a sentire la realtà come sicura e solida.
Dinamica Mentale: Per gestire il pensiero fisso dell'ipocondria e riprogrammare il modo in cui interpreti i segnali che il tuo corpo ti invia.
Alfabetizzazione Emotiva: Capire cosa è successo 8 mesi fa nella tua vita che ha spinto il tuo sistema nervoso a scegliere questa forma di 'distacco'.
Non hai un male incurabile, hai solo bisogno di ritrovare la tua guida interiore e di tornare ad abitare il presente senza paura. Si può ricominciare a godersi la vita, un passo alla volta.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Non è un segnale di una malattia organica o di un tumore al cervello, ma è un meccanismo di difesa del tuo sistema nervoso. Quando l'ansia e l'ipocondria diventano troppo pesanti da sostenere, la mente 'stacca la spina' dalla realtà per proteggersi da un carico emotivo che percepisce come eccessivo. È come se il tuo cervello mettesse un filtro per attutire l'intensità delle emozioni che ti spaventano.
Il fatto che tu senta questo sintomo più forte quando indossi gli occhiali conferma la natura 'percettiva' del problema: gli occhiali cambiano leggermente la profondità e il campo visivo, e in una persona già in stato di allerta, ogni piccola variazione sensoriale viene interpretata come una minaccia o una prova che 'qualcosa non va'.
Nella mia pratica clinica, per superare questa condizione lavoriamo su tre livelli:
Riconnessione al corpo: Attraverso la Bioenergetica, aiutiamo il corpo a scaricare la tensione accumulata nelle 'corazze' (spesso collo e occhi) per tornare a sentire la realtà come sicura e solida.
Dinamica Mentale: Per gestire il pensiero fisso dell'ipocondria e riprogrammare il modo in cui interpreti i segnali che il tuo corpo ti invia.
Alfabetizzazione Emotiva: Capire cosa è successo 8 mesi fa nella tua vita che ha spinto il tuo sistema nervoso a scegliere questa forma di 'distacco'.
Non hai un male incurabile, hai solo bisogno di ritrovare la tua guida interiore e di tornare ad abitare il presente senza paura. Si può ricominciare a godersi la vita, un passo alla volta.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Gentile Signora,
la ringrazio per aver scritto e per aver condiviso una preoccupazione così angosciante. Quello che descrive può essere davvero spaventoso da vivere ogni giorno, soprattutto per una persona sensibile e attenta ai segnali del proprio corpo come lei. Sentirsi “distaccati” dalla realtà e avere la paura costante di una malattia grave può togliere serenità e far sentire molto soli.
Proprio per questo è importante non affrontare tutto da sola: un supporto psicologico può aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, ridurre l’ansia e ritrovare gradualmente una sensazione di presenza e sicurezza. Queste esperienze, per quanto intense, possono essere affrontate e comprese all’interno di uno spazio protetto e di ascolto.
Se vuole mi può scrivere così potrò aiutarla a individuare uno psicologo o una psicologa vicino alla zona in cui abita che possa sostenerla in questo momento.
Le mando un caro saluto e un sincero augurio di ritrovare maggiore tranquillità.
Cordiali saluti
la ringrazio per aver scritto e per aver condiviso una preoccupazione così angosciante. Quello che descrive può essere davvero spaventoso da vivere ogni giorno, soprattutto per una persona sensibile e attenta ai segnali del proprio corpo come lei. Sentirsi “distaccati” dalla realtà e avere la paura costante di una malattia grave può togliere serenità e far sentire molto soli.
Proprio per questo è importante non affrontare tutto da sola: un supporto psicologico può aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, ridurre l’ansia e ritrovare gradualmente una sensazione di presenza e sicurezza. Queste esperienze, per quanto intense, possono essere affrontate e comprese all’interno di uno spazio protetto e di ascolto.
Se vuole mi può scrivere così potrò aiutarla a individuare uno psicologo o una psicologa vicino alla zona in cui abita che possa sostenerla in questo momento.
Le mando un caro saluto e un sincero augurio di ritrovare maggiore tranquillità.
Cordiali saluti
Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio questa sua ipocondria e trovare una possibile soluzioni.
Le auguro il suo meglio.
LM
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio questa sua ipocondria e trovare una possibile soluzioni.
Le auguro il suo meglio.
LM
Salve, quello che racconta sembra essere molto doloroso, ma allo stesso tempo potrebbe indicare che ci sia qualcosa di cui prendersi carico. Se quello che sta vivendo le impedisce di avere una vita serena, le auguro di poter trovare un suo spazio per poter approfondire ciò di cui lei racconta, potrebbe essere importante per se stessi e per il proprio "equilibrio" affrontare alcuni temi, per ritornare a star meglio. La ringrazio della condivisione e le auguro in bocca al lupo.
Buonasera,
quello che descrive – la sensazione di vedere il mondo “diverso”, come se fosse un po’ distante o irreale – è un’esperienza che molte persone riportano quando attraversano periodi di forte ansia o stress. La derealizzazione, infatti, è spesso una risposta della mente quando il livello di attivazione emotiva è molto alto. Può risultare molto spaventosa, soprattutto se non si sa cosa sia, ma di per sé non indica la presenza di una malattia neurologica grave.
Il fatto che lei si definisca una persona ipocondriaca e che il pensiero del tumore al cervello sia diventato fisso può contribuire ad alimentare il circolo dell’ansia: più si osservano le sensazioni e si cerca di interpretarle come segni di qualcosa di grave, più il cervello rimane in uno stato di allerta che può intensificare proprio quelle percezioni di estraneità o distacco dalla realtà.
Il fatto che la sensazione aumenti quando indossa gli occhiali può dipendere anche dal modo in cui il cervello si adatta alla percezione visiva, ma spesso in questi casi l’attenzione costante ai sintomi fa sì che ogni variazione venga amplificata e interpretata con preoccupazione.
Se questa condizione dura da diversi mesi e le sta impedendo di vivere con serenità, sarebbe molto utile parlarne con un professionista della salute mentale. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo, a lavorare sull’ansia legata alla salute e a interrompere il circolo di pensieri e sensazioni che alimenta la derealizzazione. Con il giusto supporto è possibile ridurre molto questi sintomi e tornare gradualmente a sentirsi più presenti e sereni nella propria quotidianità.
quello che descrive – la sensazione di vedere il mondo “diverso”, come se fosse un po’ distante o irreale – è un’esperienza che molte persone riportano quando attraversano periodi di forte ansia o stress. La derealizzazione, infatti, è spesso una risposta della mente quando il livello di attivazione emotiva è molto alto. Può risultare molto spaventosa, soprattutto se non si sa cosa sia, ma di per sé non indica la presenza di una malattia neurologica grave.
Il fatto che lei si definisca una persona ipocondriaca e che il pensiero del tumore al cervello sia diventato fisso può contribuire ad alimentare il circolo dell’ansia: più si osservano le sensazioni e si cerca di interpretarle come segni di qualcosa di grave, più il cervello rimane in uno stato di allerta che può intensificare proprio quelle percezioni di estraneità o distacco dalla realtà.
Il fatto che la sensazione aumenti quando indossa gli occhiali può dipendere anche dal modo in cui il cervello si adatta alla percezione visiva, ma spesso in questi casi l’attenzione costante ai sintomi fa sì che ogni variazione venga amplificata e interpretata con preoccupazione.
Se questa condizione dura da diversi mesi e le sta impedendo di vivere con serenità, sarebbe molto utile parlarne con un professionista della salute mentale. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo, a lavorare sull’ansia legata alla salute e a interrompere il circolo di pensieri e sensazioni che alimenta la derealizzazione. Con il giusto supporto è possibile ridurre molto questi sintomi e tornare gradualmente a sentirsi più presenti e sereni nella propria quotidianità.
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