Buonasera dottori, volevo parlarvi di un problema che mi affligge da ormai 8 mesi; ogni giorno i sen
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Buonasera dottori, volevo parlarvi di un problema che mi affligge da ormai 8 mesi; ogni giorno i sento come se vedessi il mondo in maniera diversa, una sorta di derealizzazione che mi fa preoccupare molto. Io sono una persona molto ipocondriaca e quindi ho questo pensiero fisso di avere un male come un vero e proprio tumore al cervello. Non riesco a spiegarmi questa mia condizione e in oltre mi sembra che si afferma di più quando indosso gli occhiali. Mi sento come se non sto vivendo più come tempo fa e come se non riuscissi piu a godermi le cose al massimo.
Buongiorno,
la sensazione che descrive è molto frequente negli stati d’ansia e può manifestarsi come derealizzazione, soprattutto quando è presente una forte preoccupazione ipocondriaca. Questo tipo di esperienza, per quanto molto disturbante, non è indicativa di una patologia neurologica grave, ma tende a essere mantenuta dall’attenzione costante ai sintomi e dalla paura che ne deriva.
È comprensibile che questa condizione Le faccia sentire una perdita di contatto con il piacere e con la quotidianità, ma si tratta di un vissuto reversibile, che può essere affrontato efficacemente con un adeguato supporto.
Per approfondire meglio la Sua situazione e valutare un percorso adatto a Lei, La invito a un colloquio conoscitivo.
la sensazione che descrive è molto frequente negli stati d’ansia e può manifestarsi come derealizzazione, soprattutto quando è presente una forte preoccupazione ipocondriaca. Questo tipo di esperienza, per quanto molto disturbante, non è indicativa di una patologia neurologica grave, ma tende a essere mantenuta dall’attenzione costante ai sintomi e dalla paura che ne deriva.
È comprensibile che questa condizione Le faccia sentire una perdita di contatto con il piacere e con la quotidianità, ma si tratta di un vissuto reversibile, che può essere affrontato efficacemente con un adeguato supporto.
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Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e sincero ciò che sta vivendo. Si percepisce quanto questa esperienza sia faticosa e quanto la preoccupazione stia occupando una parte importante delle sue giornate.
Quello che descrive – la sensazione di “vedere il mondo diverso”, di sentirsi come distaccato dalla realtà o da se stesso, accompagnata dalla paura costante di avere una grave malattia – è un vissuto molto frequente nei quadri di ansia intensa, in particolare quando è presente una forte ipocondria. La derealizzazione, per quanto spaventosa, non è un segnale di danno cerebrale né di tumore, ma una risposta del sistema nervoso che entra in uno stato di allerta prolungata. È come se la mente, sotto stress, attivasse una sorta di “filtro protettivo” che però viene percepito come estraniante.
Il fatto che questa sensazione si accentui in alcune condizioni, ad esempio quando indossa gli occhiali, è coerente con questo meccanismo: quando siamo ipervigili alle sensazioni corporee e percettive, ogni minima variazione viene amplificata e interpretata come pericolosa. Questo rinforza il circolo ansia–controllo–paura, che finisce per autoalimentarsi.
È molto comprensibile che, vivendo così da mesi, lei senta di “non vivere più come prima” e di non riuscire a godersi le cose. Non è perché qualcosa si sia rotto in lei, ma perché una parte delle sue energie è costantemente impegnata a monitorare, controllare e cercare rassicurazioni. Questo, nel tempo, toglie spazio alla presenza, al piacere e alla spontaneità.
Da un punto di vista sistemico-relazionale, sarebbe importante non guardare solo al sintomo in sé, ma anche a che funzione ha questo stato nella sua vita attuale:
– In quale momento è iniziato?
– Cosa stava vivendo allora a livello emotivo, relazionale o familiare?
– In che modo l’ansia e la paura della malattia stanno influenzando il rapporto con gli altri e con se stesso?
La derealizzazione non va combattuta né controllata ossessivamente: più la si teme, più tende a persistere. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ricostruire un senso di sicurezza interna, a ridurre l’ipervigilanza corporea e a comprendere cosa il suo sistema emotivo sta cercando di comunicarle attraverso questi segnali.
Il messaggio più importante che vorrei lasciarle è questo: quello che prova è molto spaventoso, ma non è pericoloso né irreversibile. Con il giusto supporto è possibile tornare a sentirsi presenti, vivi e in contatto con la realtà e con il piacere delle cose.
Resto fiduciosa nel fatto che, prendendosi cura di sé in modo adeguato, possa ritrovare gradualmente quella sensazione di pienezza che oggi sente distante.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e sincero ciò che sta vivendo. Si percepisce quanto questa esperienza sia faticosa e quanto la preoccupazione stia occupando una parte importante delle sue giornate.
Quello che descrive – la sensazione di “vedere il mondo diverso”, di sentirsi come distaccato dalla realtà o da se stesso, accompagnata dalla paura costante di avere una grave malattia – è un vissuto molto frequente nei quadri di ansia intensa, in particolare quando è presente una forte ipocondria. La derealizzazione, per quanto spaventosa, non è un segnale di danno cerebrale né di tumore, ma una risposta del sistema nervoso che entra in uno stato di allerta prolungata. È come se la mente, sotto stress, attivasse una sorta di “filtro protettivo” che però viene percepito come estraniante.
Il fatto che questa sensazione si accentui in alcune condizioni, ad esempio quando indossa gli occhiali, è coerente con questo meccanismo: quando siamo ipervigili alle sensazioni corporee e percettive, ogni minima variazione viene amplificata e interpretata come pericolosa. Questo rinforza il circolo ansia–controllo–paura, che finisce per autoalimentarsi.
È molto comprensibile che, vivendo così da mesi, lei senta di “non vivere più come prima” e di non riuscire a godersi le cose. Non è perché qualcosa si sia rotto in lei, ma perché una parte delle sue energie è costantemente impegnata a monitorare, controllare e cercare rassicurazioni. Questo, nel tempo, toglie spazio alla presenza, al piacere e alla spontaneità.
Da un punto di vista sistemico-relazionale, sarebbe importante non guardare solo al sintomo in sé, ma anche a che funzione ha questo stato nella sua vita attuale:
– In quale momento è iniziato?
– Cosa stava vivendo allora a livello emotivo, relazionale o familiare?
– In che modo l’ansia e la paura della malattia stanno influenzando il rapporto con gli altri e con se stesso?
La derealizzazione non va combattuta né controllata ossessivamente: più la si teme, più tende a persistere. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ricostruire un senso di sicurezza interna, a ridurre l’ipervigilanza corporea e a comprendere cosa il suo sistema emotivo sta cercando di comunicarle attraverso questi segnali.
Il messaggio più importante che vorrei lasciarle è questo: quello che prova è molto spaventoso, ma non è pericoloso né irreversibile. Con il giusto supporto è possibile tornare a sentirsi presenti, vivi e in contatto con la realtà e con il piacere delle cose.
Resto fiduciosa nel fatto che, prendendosi cura di sé in modo adeguato, possa ritrovare gradualmente quella sensazione di pienezza che oggi sente distante.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno, si sente davvero quanto questa situazione ti stia pesando, e voglio dirti subito una cosa importante: la tua paura è comprensibile, ma quello che stai vivendo non indica una malattia grave come un tumore al cervello. I tumori danno sintomi neurologici evidenti e progressivi, non sensazioni soggettive che vanno e vengono da mesi.
Essere ipocondriaco rende tutto più intenso: la mente resta in allarme, controlla ogni percezione e finisce per amplificare anche le più piccole sensazioni, facendoti sentire “diverso” e meno presente nella vita. È doloroso, ma reversibile.
Il fatto che tu faccia più caso ai sintomi con gli occhiali è molto coerente con l’ansia, che aumenta l’attenzione su vista e sensazioni corporee. Non significa che ci sia qualcosa che non va nel cervello.
Ti rassicuro: non stai perdendo te stesso, e non resterai così per sempre.
Proprio per questo, una psicoterapia sarebbe un aiuto fondamentale: può aiutarti a calmare l’ansia, sciogliere la paura della malattia e tornare gradualmente a vivere e goderti le cose.
Chiedere aiuto in questo momento non è una sconfitta, ma un atto di cura verso di te
Essere ipocondriaco rende tutto più intenso: la mente resta in allarme, controlla ogni percezione e finisce per amplificare anche le più piccole sensazioni, facendoti sentire “diverso” e meno presente nella vita. È doloroso, ma reversibile.
Il fatto che tu faccia più caso ai sintomi con gli occhiali è molto coerente con l’ansia, che aumenta l’attenzione su vista e sensazioni corporee. Non significa che ci sia qualcosa che non va nel cervello.
Ti rassicuro: non stai perdendo te stesso, e non resterai così per sempre.
Proprio per questo, una psicoterapia sarebbe un aiuto fondamentale: può aiutarti a calmare l’ansia, sciogliere la paura della malattia e tornare gradualmente a vivere e goderti le cose.
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