Buongiorno oggi vorrei parlarvi di una cosa per me molto sensibile. Sono un ragazzo di 20 anni, son
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Buongiorno oggi vorrei parlarvi di una cosa per me molto sensibile.
Sono un ragazzo di 20 anni, sono sempre stato molto sensibile come persona che soffre spesso di sensi di colpa e non é la prima volta che mi fisso su una cosa cosi come quella che vi sto per raccontare. Quando ero piu piccolo penso avessi 16 o 17 anni incuriosito da articoli sui internet durante la masturbazione provai alcune cose tipo l'auto fellatio senza neanche riuscirci o la stimolazione del punto L dall'interno. Sono cose su cui al momento non diedi nessun tipo di peso , ma 1 mesetto fa circa mi é tornato in mente questo chiodo fisso e mi vergogno da morire. Avrei vergogna anche a parlarne con uno psicologo (in passato ci sono gia stato). Non so quanto dovrei dare peso a questa cosa e quanto possa essere considerata "normale" . É una di quelle cose di cui mi vergognerei a parlare con chiunque e cio mi fa sentire non degno di amore e cose cosi. Vorrei poter tornare alla vita normale senza sentire questo peso sulla coscienza ma non so come fare. La visione di me e quella dei miei amici su di me é di una persona molto sensibile e molto romantica ,mi piacie romanticizzare un po tutto. Ma questo ricordo mi allontana da tutto cio e infatti faccio faticare ad avere la visione delle cose che avevo prima. Ho paura che in futuro con una ragazza non mi sentiro accettato finche non avró detto queste cose,che faranno da muro . Ho bisogno di qualche consiglio, grazie in anticipo
Sono un ragazzo di 20 anni, sono sempre stato molto sensibile come persona che soffre spesso di sensi di colpa e non é la prima volta che mi fisso su una cosa cosi come quella che vi sto per raccontare. Quando ero piu piccolo penso avessi 16 o 17 anni incuriosito da articoli sui internet durante la masturbazione provai alcune cose tipo l'auto fellatio senza neanche riuscirci o la stimolazione del punto L dall'interno. Sono cose su cui al momento non diedi nessun tipo di peso , ma 1 mesetto fa circa mi é tornato in mente questo chiodo fisso e mi vergogno da morire. Avrei vergogna anche a parlarne con uno psicologo (in passato ci sono gia stato). Non so quanto dovrei dare peso a questa cosa e quanto possa essere considerata "normale" . É una di quelle cose di cui mi vergognerei a parlare con chiunque e cio mi fa sentire non degno di amore e cose cosi. Vorrei poter tornare alla vita normale senza sentire questo peso sulla coscienza ma non so come fare. La visione di me e quella dei miei amici su di me é di una persona molto sensibile e molto romantica ,mi piacie romanticizzare un po tutto. Ma questo ricordo mi allontana da tutto cio e infatti faccio faticare ad avere la visione delle cose che avevo prima. Ho paura che in futuro con una ragazza non mi sentiro accettato finche non avró detto queste cose,che faranno da muro . Ho bisogno di qualche consiglio, grazie in anticipo
Ti ringrazio per la fiducia e per il coraggio con cui hai scritto. Quello che racconti tocca una parte molto sensibile di te, e la vergogna e il senso di colpa che provi oggi non dicono nulla di sbagliato su chi sei.
Le esperienze che descrivi rientrano nell’esplorazione della sessualità adolescenziale e non definiscono il tuo valore, la tua identità o la tua capacità di amare. Ciò che sembra farti soffrire ora non è tanto ciò che è accaduto allora, quanto il modo in cui la tua mente è tornata su quel ricordo, trasformandolo in un pensiero fisso e carico di giudizio.
La paura di non essere accettato e l’idea di dover “confessare” per poterti sentire degno di una relazione sono comprensibili, ma l’intimità non nasce dal mettersi sotto accusa. Una relazione sana non richiede di punirsi per il proprio passato.
Il desiderio di tornare a sentirti leggero e in continuità con la persona che senti di essere è molto importante. Capisco la difficoltà di parlarne, ma questi temi, all'ordine del giorno in terapia, possono essere affrontati in uno spazio psicologico sicuro e senza giudizio. Un percorso potrebbe aiutarti a ridimensionare questo ricordo, lavorare sul senso di colpa e ritrovare uno sguardo più gentile verso di te.
Saluti
Le esperienze che descrivi rientrano nell’esplorazione della sessualità adolescenziale e non definiscono il tuo valore, la tua identità o la tua capacità di amare. Ciò che sembra farti soffrire ora non è tanto ciò che è accaduto allora, quanto il modo in cui la tua mente è tornata su quel ricordo, trasformandolo in un pensiero fisso e carico di giudizio.
La paura di non essere accettato e l’idea di dover “confessare” per poterti sentire degno di una relazione sono comprensibili, ma l’intimità non nasce dal mettersi sotto accusa. Una relazione sana non richiede di punirsi per il proprio passato.
Il desiderio di tornare a sentirti leggero e in continuità con la persona che senti di essere è molto importante. Capisco la difficoltà di parlarne, ma questi temi, all'ordine del giorno in terapia, possono essere affrontati in uno spazio psicologico sicuro e senza giudizio. Un percorso potrebbe aiutarti a ridimensionare questo ricordo, lavorare sul senso di colpa e ritrovare uno sguardo più gentile verso di te.
Saluti
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Buon giorno, come prima cosa, le direi che ha fatto molto bene ed un importante passo ad esporsi: è un tema delicato, ma non deve essere preso come un “tabù” ma capisco la vergogna che un tema può dare nel portarlo nella nostra società.
Prenda ovviamente con le dovute cautele le parole che ti sto per scrivere, non è professionalmente possibile dare una lettura ben fatta di un fenomeno complesso a partire da due righe sul web. Le proverò a dare alcune letture iniziali che mi vengono in mente nel suo caso.
In adolescenza e prima età adulta la sessualità è spesso esplorativa e può includere tentativi/curiosità diverse; nella maggior parte dei casi questa esplorazione è più normale di quando non pensa e non ha conseguenze negative di per sé, anzi una maggiore presa di coscienza del proprio corpo e del proprio unico modo di reagire alle stimolazioni è un pezzo importante da mettere a sistema con se stessi.
Quello che la sta facendo soffrire oggi, mi pare più la lettura morale che dà a quel ricordo (e il rimuginio che ne segue) che non l’evento: sentirsi ‘indegno’ è un giudizio su di lei, non un dato di realtà.
Se questo pensiero torna come un chiodo fisso, con bisogno di “capire se sei normale”, rassicurarti o confessare per sentirti a posto, può assomigliare a un meccanismo di pensiero ossessivo (intrusioni + colpa + tentativi di neutralizzare) e si può trattare efficacemente in psicoterapia.
Se se la sente, valuti di parlarne con uno psicoterapeuta: è proprio un caso affrontabile in terapia, forte anche del fatto dell’assoluto obbligo al segreto professionale.
Ricordi sempre che lei non è un “idea”, un concetto astratto o un comportamento, ma un essere complesso che vive in un mondo, le sfumature e le peculiarità dei modi di vivere sono una delle meraviglie che ci rendono umani e spesso non sono facilmente semplificabili.
Spero di essere stato d’aiuto,
Dott. Marco Scaramuzzino
Prenda ovviamente con le dovute cautele le parole che ti sto per scrivere, non è professionalmente possibile dare una lettura ben fatta di un fenomeno complesso a partire da due righe sul web. Le proverò a dare alcune letture iniziali che mi vengono in mente nel suo caso.
In adolescenza e prima età adulta la sessualità è spesso esplorativa e può includere tentativi/curiosità diverse; nella maggior parte dei casi questa esplorazione è più normale di quando non pensa e non ha conseguenze negative di per sé, anzi una maggiore presa di coscienza del proprio corpo e del proprio unico modo di reagire alle stimolazioni è un pezzo importante da mettere a sistema con se stessi.
Quello che la sta facendo soffrire oggi, mi pare più la lettura morale che dà a quel ricordo (e il rimuginio che ne segue) che non l’evento: sentirsi ‘indegno’ è un giudizio su di lei, non un dato di realtà.
Se questo pensiero torna come un chiodo fisso, con bisogno di “capire se sei normale”, rassicurarti o confessare per sentirti a posto, può assomigliare a un meccanismo di pensiero ossessivo (intrusioni + colpa + tentativi di neutralizzare) e si può trattare efficacemente in psicoterapia.
Se se la sente, valuti di parlarne con uno psicoterapeuta: è proprio un caso affrontabile in terapia, forte anche del fatto dell’assoluto obbligo al segreto professionale.
Ricordi sempre che lei non è un “idea”, un concetto astratto o un comportamento, ma un essere complesso che vive in un mondo, le sfumature e le peculiarità dei modi di vivere sono una delle meraviglie che ci rendono umani e spesso non sono facilmente semplificabili.
Spero di essere stato d’aiuto,
Dott. Marco Scaramuzzino
Salve,
ciò che racconta rientra nelle esperienze esplorative tipiche della fase dell'adolescenza. Infatti è proprio di questa fase la curiosità, lo sviluppo del corpo e la ricerca del sè. Dai suoi racconti, appare evidente che quel ricordo e il ritorno attuale del pensiero lo sta vivendo come qualcosa di intrusivo che le procura vergogna, la fa sentire indegno e non accettabile ai suoi occhi e a quelli degli altri. La vergogna che sente è comprensibile ma non è un segnale inequivocabile che lei abbia commesso qualcosa di terribile piuttosto ci dice che è in corso un conflitto interno, tra un'immagine ideale di sè e un ricordo (ma anche pensiero attuale) che viene vissuto come incompatibile con quell'immagine. Se affrontato da solo, tende ad autoalimentarsi, al contrario se portato in uno spazio di terapia, può essere ridimensionato. Un percorso psicologico può aiutarla a tornare ad una visione di sè più equilibrata, meno punitiva e a trattare temi per lei centrali quali vergogna, autostima e pensieri ossessivi.
Dott.ssa Teresa Luzzi
ciò che racconta rientra nelle esperienze esplorative tipiche della fase dell'adolescenza. Infatti è proprio di questa fase la curiosità, lo sviluppo del corpo e la ricerca del sè. Dai suoi racconti, appare evidente che quel ricordo e il ritorno attuale del pensiero lo sta vivendo come qualcosa di intrusivo che le procura vergogna, la fa sentire indegno e non accettabile ai suoi occhi e a quelli degli altri. La vergogna che sente è comprensibile ma non è un segnale inequivocabile che lei abbia commesso qualcosa di terribile piuttosto ci dice che è in corso un conflitto interno, tra un'immagine ideale di sè e un ricordo (ma anche pensiero attuale) che viene vissuto come incompatibile con quell'immagine. Se affrontato da solo, tende ad autoalimentarsi, al contrario se portato in uno spazio di terapia, può essere ridimensionato. Un percorso psicologico può aiutarla a tornare ad una visione di sè più equilibrata, meno punitiva e a trattare temi per lei centrali quali vergogna, autostima e pensieri ossessivi.
Dott.ssa Teresa Luzzi
Carissimo, credo che quello di cui tu abbia bisogno in primis è sentirti rassicurato e bisogno di normalizzare il tuo comportamento. Ci sarebbero molte domande che possiamo fare, ad esempio, cosa ti disturba più di tutto, il fatto che sia diventato un pensiero ossessivo? O il tuo senso di vergogna? Se parlare con uno psicologo ti frena in questo momento, potresti parlare con un sessuologo (che è uno psicologo, ma è specializzato in sessuologia) così che il tema diventi molto focalizzato su questo aspetto. Ma mi sento di rassicurarti intanto sul fatto che tu sei molto giovane ed è normale che ti stia esplorando, così come la masturbazione è del tutto normale. Un caro saluto, rimango disponibile. Dott.ssa Robetrta Evangelista
Buongiorno,
la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa di così delicato: dalle sue parole emerge molta sensibilità, autoconsapevolezza e un forte bisogno di “fare ordine” dentro di sé.
Quello che descrive riguarda esperienze esplorative avvenute in adolescenza, una fase della vita in cui è molto comune essere curiosi del proprio corpo, sperimentare e informarsi (a volte in modo confuso) attraverso ciò che si trova online. Queste esperienze non definiscono chi lei è, né il suo valore, né il tipo di persona o di partner che potrà essere. Non sono indice di “devianza”, di mancanza di dignità o di qualcosa che la renda meno degno di amore.
Il punto centrale, da come scrive, non è ciò che ha fatto, ma il modo in cui oggi quel ricordo viene caricato di significati molto duri: vergogna intensa, senso di colpa, paura di non essere accettato, timore che questo “annulli” l’immagine romantica e sensibile che ha di sé. Questo meccanismo è frequente in persone particolarmente sensibili e riflessive, soprattutto quando c’è una tendenza a rimuginare e a fissarsi su pensieri che diventano intrusivi e totalizzanti.
È importante sottolineare che non esiste alcun obbligo morale o relazionale di “confessare” tutto il proprio passato per poter essere amati. Le relazioni sane si basano sull’autenticità nel presente, non sull’auto-accusa. Il fatto che oggi lei senta questo peso non significa che debba portarlo per sempre, né che rappresenti una verità su di lei.
Il disagio che prova merita ascolto, non giudizio. Proprio perché la vergogna rende difficile parlarne, un percorso con uno specialista può aiutarla a ridimensionare questi pensieri, a comprendere perché questo ricordo sia tornato con tanta forza e a recuperare una visione di sé più integra e compassionevole. Gli psicologi sono abituati ad affrontare temi legati alla sessualità, alla colpa e all’identità senza giudicare.
Il mio consiglio è quindi di non restare solo con questo peso e di approfondire con uno specialista, che possa accompagnarla a ritrovare serenità e continuità con la persona che sente di essere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa di così delicato: dalle sue parole emerge molta sensibilità, autoconsapevolezza e un forte bisogno di “fare ordine” dentro di sé.
Quello che descrive riguarda esperienze esplorative avvenute in adolescenza, una fase della vita in cui è molto comune essere curiosi del proprio corpo, sperimentare e informarsi (a volte in modo confuso) attraverso ciò che si trova online. Queste esperienze non definiscono chi lei è, né il suo valore, né il tipo di persona o di partner che potrà essere. Non sono indice di “devianza”, di mancanza di dignità o di qualcosa che la renda meno degno di amore.
Il punto centrale, da come scrive, non è ciò che ha fatto, ma il modo in cui oggi quel ricordo viene caricato di significati molto duri: vergogna intensa, senso di colpa, paura di non essere accettato, timore che questo “annulli” l’immagine romantica e sensibile che ha di sé. Questo meccanismo è frequente in persone particolarmente sensibili e riflessive, soprattutto quando c’è una tendenza a rimuginare e a fissarsi su pensieri che diventano intrusivi e totalizzanti.
È importante sottolineare che non esiste alcun obbligo morale o relazionale di “confessare” tutto il proprio passato per poter essere amati. Le relazioni sane si basano sull’autenticità nel presente, non sull’auto-accusa. Il fatto che oggi lei senta questo peso non significa che debba portarlo per sempre, né che rappresenti una verità su di lei.
Il disagio che prova merita ascolto, non giudizio. Proprio perché la vergogna rende difficile parlarne, un percorso con uno specialista può aiutarla a ridimensionare questi pensieri, a comprendere perché questo ricordo sia tornato con tanta forza e a recuperare una visione di sé più integra e compassionevole. Gli psicologi sono abituati ad affrontare temi legati alla sessualità, alla colpa e all’identità senza giudicare.
Il mio consiglio è quindi di non restare solo con questo peso e di approfondire con uno specialista, che possa accompagnarla a ritrovare serenità e continuità con la persona che sente di essere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
da ciò che descrivi emerge una forte sensibilità emotiva e una tendenza a colpevolizzarti per pensieri o comportamenti del passato. È importante chiarire che le esperienze che racconti, avvenute in adolescenza, rientrano nella normale curiosità verso il proprio corpo e la propria sessualità. Non sono indicatori di chi sei oggi, né mettono in discussione il tuo valore, la tua identità o la tua capacità di vivere relazioni affettive sane.
Il disagio che stai vivendo non nasce da ciò che hai fatto, ma dal significato che oggi attribuisci a quel ricordo. Quando una persona è molto sensibile e ha ideali elevati su sé stessa, può accadere che un episodio venga vissuto come incompatibile con l’immagine che si ha di sé, generando vergogna e un senso di indegnità sproporzionato.
È utile ricordare che non tutto ciò che è accaduto nella propria intimità deve essere condiviso o confessato per essere degni di amore. In una relazione non si è amati per la totale trasparenza sul passato, ma per come si è nel presente.
Quando questi pensieri tornano, può aiutare fermarsi e distinguere i fatti dal giudizio: il fatto è che da adolescente hai avuto curiosità corporee; il giudizio è che questo ti renda sbagliato. Lavorare su questa distinzione, riportando il pensiero su una dimensione più realistica e meno punitiva, può gradualmente ridurre il peso emotivo.
La sensibilità e il romanticismo che riconosci come tuoi tratti rimangono intatti. Un ricordo non li cancella. Dare a quell’episodio il giusto peso, senza trasformarlo in un’etichetta su di te, è il passo principale per tornare a sentirti libero e in continuità con la persona che senti di essere.
Ti saluto,
Dott.ssa Paola Taddeolini
da ciò che descrivi emerge una forte sensibilità emotiva e una tendenza a colpevolizzarti per pensieri o comportamenti del passato. È importante chiarire che le esperienze che racconti, avvenute in adolescenza, rientrano nella normale curiosità verso il proprio corpo e la propria sessualità. Non sono indicatori di chi sei oggi, né mettono in discussione il tuo valore, la tua identità o la tua capacità di vivere relazioni affettive sane.
Il disagio che stai vivendo non nasce da ciò che hai fatto, ma dal significato che oggi attribuisci a quel ricordo. Quando una persona è molto sensibile e ha ideali elevati su sé stessa, può accadere che un episodio venga vissuto come incompatibile con l’immagine che si ha di sé, generando vergogna e un senso di indegnità sproporzionato.
È utile ricordare che non tutto ciò che è accaduto nella propria intimità deve essere condiviso o confessato per essere degni di amore. In una relazione non si è amati per la totale trasparenza sul passato, ma per come si è nel presente.
Quando questi pensieri tornano, può aiutare fermarsi e distinguere i fatti dal giudizio: il fatto è che da adolescente hai avuto curiosità corporee; il giudizio è che questo ti renda sbagliato. Lavorare su questa distinzione, riportando il pensiero su una dimensione più realistica e meno punitiva, può gradualmente ridurre il peso emotivo.
La sensibilità e il romanticismo che riconosci come tuoi tratti rimangono intatti. Un ricordo non li cancella. Dare a quell’episodio il giusto peso, senza trasformarlo in un’etichetta su di te, è il passo principale per tornare a sentirti libero e in continuità con la persona che senti di essere.
Ti saluto,
Dott.ssa Paola Taddeolini
Buonasera,
grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Quello che descrive rientra nella normale esplorazione della sessualità adolescenziale, spinta da curiosità, non da “devianza” o da qualcosa che definisce il suo valore come persona. Non c’è nulla di cui vergognarsi.
Il disagio che prova oggi non nasce da ciò che ha fatto allora, ma dal senso di colpa e dalla ruminazione che si sono attivati a distanza di anni, cosa frequente nelle persone sensibili e molto esigenti con se stesse. Un pensiero non dice chi siamo, né annulla la parte romantica, affettiva e profonda che sente di essere.
Non è necessario “confessare” tutto per essere degni d’amore: una relazione sana non si fonda su una colpa da espiare, ma sulla presenza, sul rispetto e sull’autenticità nel qui e ora.
Se questo pensiero continua a tornare e a bloccarla, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a ridimensionarlo e scioglierne il peso, senza giudizio.
Il suo desiderio di tornare a stare bene è legittimo, e ci sono strumenti per riuscirci. Non è rotto, né meno degno: sta solo attraversando un momento di forte autocritica.
grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Quello che descrive rientra nella normale esplorazione della sessualità adolescenziale, spinta da curiosità, non da “devianza” o da qualcosa che definisce il suo valore come persona. Non c’è nulla di cui vergognarsi.
Il disagio che prova oggi non nasce da ciò che ha fatto allora, ma dal senso di colpa e dalla ruminazione che si sono attivati a distanza di anni, cosa frequente nelle persone sensibili e molto esigenti con se stesse. Un pensiero non dice chi siamo, né annulla la parte romantica, affettiva e profonda che sente di essere.
Non è necessario “confessare” tutto per essere degni d’amore: una relazione sana non si fonda su una colpa da espiare, ma sulla presenza, sul rispetto e sull’autenticità nel qui e ora.
Se questo pensiero continua a tornare e a bloccarla, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a ridimensionarlo e scioglierne il peso, senza giudizio.
Il suo desiderio di tornare a stare bene è legittimo, e ci sono strumenti per riuscirci. Non è rotto, né meno degno: sta solo attraversando un momento di forte autocritica.
Buongiorno,
non sono tanto i comportamenti sperimentati durante l’adolescenza a definirla come persona, quanto il modo in cui oggi li interpreta e li utilizza per giudicarsi duramente.
Il fatto che questo ricordo sia diventato un “chiodo fisso” e che metta in discussione il suo valore, la sua immagine e la possibilità di essere amato indica una difficoltà nel rapporto con se stesso, non una reale mancanza di dignità o autenticità. Vergogna e senso di colpa possono amplificare il malessere quando vengono vissuti in solitudine e tenuti segreti.
Il timore di dover “dire tutto” per poter essere accettato è spesso legato al bisogno di sentirsi pienamente amabili; tuttavia, una relazione sana non richiede necessariamente una confessione totale, soprattutto nelle fasi iniziali.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per lavorare su questi vissuti, ridurre il peso della vergogna e ricostruire un’immagine di sé più integrata e gentile. Parlare di ciò che oggi la fa soffrire non significa esporsi al giudizio, ma prendersi cura di sé. Un caro saluto, PR.
non sono tanto i comportamenti sperimentati durante l’adolescenza a definirla come persona, quanto il modo in cui oggi li interpreta e li utilizza per giudicarsi duramente.
Il fatto che questo ricordo sia diventato un “chiodo fisso” e che metta in discussione il suo valore, la sua immagine e la possibilità di essere amato indica una difficoltà nel rapporto con se stesso, non una reale mancanza di dignità o autenticità. Vergogna e senso di colpa possono amplificare il malessere quando vengono vissuti in solitudine e tenuti segreti.
Il timore di dover “dire tutto” per poter essere accettato è spesso legato al bisogno di sentirsi pienamente amabili; tuttavia, una relazione sana non richiede necessariamente una confessione totale, soprattutto nelle fasi iniziali.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per lavorare su questi vissuti, ridurre il peso della vergogna e ricostruire un’immagine di sé più integrata e gentile. Parlare di ciò che oggi la fa soffrire non significa esporsi al giudizio, ma prendersi cura di sé. Un caro saluto, PR.
Buonasera, mi dispiace molto per questi vissuti. Si percepisce chiaramente quanto questo "chiodo fisso" stia pesando sul suo stato d'animo, ed è importante che lei sappia che quello che prova ha una dignità e merita di essere ascoltato senza giudizio.
La vergogna che provi è un’emozione profondamente relazionale. Non ci vergogniamo mai da soli nel vuoto, ma sempre davanti a qualcuno, reale o immaginario che sia. È il timore che, se gli altri vedessero quella parte di noi, il loro sguardo cambierebbe e noi verremmo rifiutati. È del tutto comprensibile che lei si senta così.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che a 16 o 17 anni l'esplorazione della propria sessualità è un fatto assolutamente fisiologico. In quel periodo il corpo e il piacere sono territori nuovi e la curiosità è una componente naturale della crescita. Sperimentare o provare a capire come funziona la propria fisicità non è un errore.
Il timore che questo ricordo possa diventare un muro con una futura ragazza da cosa nasce? Quale immagine vorrebbe dare di se stesso, da un punto di vista sessuale e intimo, alla tua futura partner? Provi a pensare se quell'immagine debba per forza basarsi su una perfezione assoluta o se possa invece includere la tua umanità, fatta anche di quella naturale curiosità che appartiene a ogni adolescente!
La vergogna che provi è un’emozione profondamente relazionale. Non ci vergogniamo mai da soli nel vuoto, ma sempre davanti a qualcuno, reale o immaginario che sia. È il timore che, se gli altri vedessero quella parte di noi, il loro sguardo cambierebbe e noi verremmo rifiutati. È del tutto comprensibile che lei si senta così.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che a 16 o 17 anni l'esplorazione della propria sessualità è un fatto assolutamente fisiologico. In quel periodo il corpo e il piacere sono territori nuovi e la curiosità è una componente naturale della crescita. Sperimentare o provare a capire come funziona la propria fisicità non è un errore.
Il timore che questo ricordo possa diventare un muro con una futura ragazza da cosa nasce? Quale immagine vorrebbe dare di se stesso, da un punto di vista sessuale e intimo, alla tua futura partner? Provi a pensare se quell'immagine debba per forza basarsi su una perfezione assoluta o se possa invece includere la tua umanità, fatta anche di quella naturale curiosità che appartiene a ogni adolescente!
Buongiorno,
ciò che descrive rientra nella normale esplorazione della sessualità adolescenziale e non definisce in alcun modo il Suo valore, la Sua identità o la Sua capacità di amare. Il disagio che prova oggi non nasce tanto da ciò che è accaduto, quanto dal senso di colpa, dalla vergogna e dal rimuginio che si sono riattivati nel tempo, soprattutto considerando la Sua sensibilità e la tendenza a fissarsi su alcuni pensieri.
Questi vissuti sono frequenti nelle persone molto autocritiche e possono creare la sensazione di non essere “degni” o di dover confessare qualcosa per essere accettati, ma si tratta di pensieri, non di verità. Lavorare su questo tema in un contesto protetto può aiutarLa a ridimensionarlo e a recuperare una visione di sé più serena e coerente con ciò che è davvero.
Per affrontare questo peso e tornare a vivere con maggiore leggerezza, La invito a valutare un colloquio conoscitivo. Potrà essere un primo passo per chiarire questi vissuti senza giudizio.
ciò che descrive rientra nella normale esplorazione della sessualità adolescenziale e non definisce in alcun modo il Suo valore, la Sua identità o la Sua capacità di amare. Il disagio che prova oggi non nasce tanto da ciò che è accaduto, quanto dal senso di colpa, dalla vergogna e dal rimuginio che si sono riattivati nel tempo, soprattutto considerando la Sua sensibilità e la tendenza a fissarsi su alcuni pensieri.
Questi vissuti sono frequenti nelle persone molto autocritiche e possono creare la sensazione di non essere “degni” o di dover confessare qualcosa per essere accettati, ma si tratta di pensieri, non di verità. Lavorare su questo tema in un contesto protetto può aiutarLa a ridimensionarlo e a recuperare una visione di sé più serena e coerente con ciò che è davvero.
Per affrontare questo peso e tornare a vivere con maggiore leggerezza, La invito a valutare un colloquio conoscitivo. Potrà essere un primo passo per chiarire questi vissuti senza giudizio.
Caro utente,
comprendo le tue preoccupazioni.
Fare "esperimenti" di masturbazione personale durante l'adolescenza indica una normale curiosità verso l'argomento.
Sono passaggi chiave di una normale crescita. Lei non ha abusato di terzi ma fatto esperimenti su se stesso per comprendere cosa si prova in un'età giovanile.
Il senso di colpa che prova può derivare da uno stile genitoriale un po' rigido dove magari alcune cose sono state trattate come tabù?
Occorrerebbe approfondire la sua infanzia e le sue esperienza per comprendere da cosa nasce questo senso di colpa.
Uno psicologo / psicoterapeuta è un uomo (o donna) e dunque umano come lei ma è anche un professionista e sa affrontare certe argomentazioni senza sconvolgersi o senza avere e dare giudizi. Comprendo come comunque possa essere un argomento privato su cui lei sente la necessità di riservatezza.
Il suo esperimento adolescenziale non dice nulla di come lei è oggi né contraddice il fatto che lei sia romantico e sensibile.
Un episodio di curiosità così giovanile non definisce la moralità né la sensibilità di una persona.
Nel caso di una relazione lei non è tenuto a raccontarlo e non ha nulla di cui vergognarsi. Se poi la relazione arrivasse ad un punto in cui reciprocamente si arriva alla fase delle confidenze potrà rivalutare allora se avrà o meno il desiderio di raccontare qualcosa e come. Potrebbe trovare dall'altra parte una partner che a sua volta ha fatto esperimenti e questo potrebbe farla sentire a suo agio, ma in ogni caso non dovrà essere per lei un obbligo.
Resto a disposizione e le porgo un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
comprendo le tue preoccupazioni.
Fare "esperimenti" di masturbazione personale durante l'adolescenza indica una normale curiosità verso l'argomento.
Sono passaggi chiave di una normale crescita. Lei non ha abusato di terzi ma fatto esperimenti su se stesso per comprendere cosa si prova in un'età giovanile.
Il senso di colpa che prova può derivare da uno stile genitoriale un po' rigido dove magari alcune cose sono state trattate come tabù?
Occorrerebbe approfondire la sua infanzia e le sue esperienza per comprendere da cosa nasce questo senso di colpa.
Uno psicologo / psicoterapeuta è un uomo (o donna) e dunque umano come lei ma è anche un professionista e sa affrontare certe argomentazioni senza sconvolgersi o senza avere e dare giudizi. Comprendo come comunque possa essere un argomento privato su cui lei sente la necessità di riservatezza.
Il suo esperimento adolescenziale non dice nulla di come lei è oggi né contraddice il fatto che lei sia romantico e sensibile.
Un episodio di curiosità così giovanile non definisce la moralità né la sensibilità di una persona.
Nel caso di una relazione lei non è tenuto a raccontarlo e non ha nulla di cui vergognarsi. Se poi la relazione arrivasse ad un punto in cui reciprocamente si arriva alla fase delle confidenze potrà rivalutare allora se avrà o meno il desiderio di raccontare qualcosa e come. Potrebbe trovare dall'altra parte una partner che a sua volta ha fatto esperimenti e questo potrebbe farla sentire a suo agio, ma in ogni caso non dovrà essere per lei un obbligo.
Resto a disposizione e le porgo un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Quello che descrive è esplorazione sessuale adolescenziale normale. Non è patologico né definisce chi è.
Il problema non è il fatto, ma la ruminazione ossessiva: vergogna, senso di colpa e paura di non essere degno d’amore.
Non c’è nulla che lei debba confessare per essere accettato. Più giudica e combatte il pensiero, più questo ritorna.
Se vuole, possiamo fare un colloquio online per approfondire la questione e ridurre questo peso emotivo.
Il problema non è il fatto, ma la ruminazione ossessiva: vergogna, senso di colpa e paura di non essere degno d’amore.
Non c’è nulla che lei debba confessare per essere accettato. Più giudica e combatte il pensiero, più questo ritorna.
Se vuole, possiamo fare un colloquio online per approfondire la questione e ridurre questo peso emotivo.
Buongiorno, la ringrazio per aver trovato il coraggio di scrivere di qualcosa che sente così delicato e carico di vergogna. Già questo dice molto della sua sensibilità e della sua onestà emotiva. Dalle sue parole emerge un ragazzo attento a sé, con un forte senso morale, capace di interrogarsi e anche di mettersi in discussione, ma che proprio per questo tende a colpevolizzarsi in modo molto duro. Quello che descrive riguarda esperienze di curiosità sessuale avvenute in adolescenza, in un periodo della vita in cui il corpo cambia, la mente esplora e spesso si prova a capire chi si è anche attraverso tentativi, fantasie o gesti che non hanno un significato profondo né definiscono l’identità di una persona. Il punto centrale non è tanto ciò che è accaduto allora, quanto il modo in cui oggi quel ricordo viene caricato di un peso enorme, come se dicesse qualcosa di definitivo su chi lei è, sul suo valore o sulla sua “purezza”. Questo meccanismo è molto comune nelle persone sensibili e portate a rimuginare, soprattutto quando c’è una forte paura di non essere degni di amore o di essere “smascherati”. La vergogna che prova oggi non nasce dall’atto in sé, che all’epoca non aveva vissuto come problematico, ma dallo sguardo attuale che lei posa su quel ricordo. È come se la sua mente avesse preso un episodio neutro del passato e lo stesse rileggendo con criteri molto severi, assoluti, senza sfumature. In questi casi la mente tende a dire: se ho fatto questo, allora sono sbagliato, allora non sono la persona romantica e pulita che credevo di essere. Ma la realtà emotiva è molto più complessa e umana di così. Una persona può essere sensibile, romantica, rispettosa e allo stesso tempo aver avuto momenti di curiosità o esplorazione che non la definiscono né la contaminano. Colpisce molto quando dice di sentirsi non degno di amore e di temere che, in futuro, una relazione possa essere bloccata da questo “segreto”. Qui sembra esserci l’idea che per essere accettabili si debba essere completamente trasparenti, senza zone d’ombra, senza passato, senza tentativi. Ma le relazioni sane non si basano sulla confessione totale di ogni pensiero o gesto adolescenziale, bensì sulla presenza, sul rispetto, sull’affetto che si costruisce nel qui e ora. Non tutto ciò che abbiamo fatto o pensato merita di essere giudicato, raccontato o portato come un marchio. Il fatto che questo pensiero sia tornato come un chiodo fisso dopo anni, e che abbia iniziato a occupare così tanto spazio, sembra dire più qualcosa del suo modo di funzionare oggi che non di ciò che è accaduto allora. Quando la mente si aggancia a un ricordo e lo rivede continuamente, spesso sta cercando una certezza impossibile, una risposta definitiva del tipo: sono una brava persona o no? Ma questa risposta, purtroppo, non arriva mai dal rimuginare. Anzi, più ci si accanisce, più il dubbio cresce. Forse il passo più gentile che può fare verso se stesso è smettere di trattare quel ricordo come una prova d’accusa e iniziare a vederlo come una normale traccia di crescita, che non cancella nulla di ciò che è oggi. Lei non è quel gesto, non è quel pensiero, non è quel momento. È molto di più, ed è soprattutto la persona che ora si pone domande, prova disagio, desidera relazioni autentiche e sente forte il bisogno di amare ed essere amato. Capisco anche la difficoltà a parlarne, persino con un professionista. La vergogna tende a dirci che se qualcosa viene nominata diventa reale, grave, imperdonabile. In realtà spesso accade il contrario: quando un pensiero viene guardato con uno sguardo umano e non giudicante, perde gran parte del suo potere. Non perché venga giustificato, ma perché viene ridimensionato. Lei non ha bisogno di espiare nulla, né di dimostrare di essere “abbastanza puro” per meritare una relazione. Ha bisogno, semmai, di imparare a non identificarsi con ogni pensiero o ricordo che la mente le propone. Questo peso sulla coscienza non è il segnale di qualcosa di grave, ma il segnale di una sensibilità che in questo momento sta andando contro se stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Quello che racconti è molto più comune di quanto pensi e non dice nulla di negativo su chi sei oggi. In adolescenza il corpo, la curiosità e Internet portano spesso a esplorazioni sperimentali, che non definiscono l’identità, i valori né la capacità di amare. Il problema non sono quei comportamenti passati, ma il senso di colpa retroattivo e il pensiero ossessivo che li carica di un significato che allora non avevano. Questo meccanismo è tipico delle persone sensibili, riflessive e con forte bisogno di coerenza morale, come sembri essere tu. Non sei “meno romantico” né meno degno di amore: stai solo giudicando il tuo passato con gli occhi e i valori del presente. In una relazione sana non è necessario confessare ogni esperienza adolescenziale per essere autentici. Lavorare su questo con uno psicologo non è vergogna, ma cura: il focus non sarebbe “cosa hai fatto”, ma perché oggi ti punisci così duramente. Puoi tornare a stare bene imparando a lasciare andare, non a cancellare. E questo è possibile.
Gentile utente,
le dico con franchezza che non c’è nulla di sbagliato nel voler esplorare aspetti della propria sessualità, anche se possono sembrare insoliti o bizzarri. Questo non definisce in modo totale chi siamo né cancella altre parti importanti della nostra personalità, come la sua sensibilità e la sua capacità di vivere momenti romantici: queste dimensioni possono convivere serenamente e, anzi, è del tutto naturale che sia così.
Accogliere e integrare le diverse sfaccettature di sé è parte del percorso di conoscenza e crescita personale. Se desidera approfondire questi temi o avere uno spazio di confronto dedicato, può contattarmi liberamente.
Un caro saluto.
le dico con franchezza che non c’è nulla di sbagliato nel voler esplorare aspetti della propria sessualità, anche se possono sembrare insoliti o bizzarri. Questo non definisce in modo totale chi siamo né cancella altre parti importanti della nostra personalità, come la sua sensibilità e la sua capacità di vivere momenti romantici: queste dimensioni possono convivere serenamente e, anzi, è del tutto naturale che sia così.
Accogliere e integrare le diverse sfaccettature di sé è parte del percorso di conoscenza e crescita personale. Se desidera approfondire questi temi o avere uno spazio di confronto dedicato, può contattarmi liberamente.
Un caro saluto.
Gentile ragazzo,
quello che descrivi tocca un tema molto delicato e comprensibile, soprattutto per una persona sensibile, riflessiva e con una forte vita interiore come sembri essere. È importante dirti con chiarezza che le esperienze che racconti, vissute in adolescenza in un contesto di curiosità e scoperta del proprio corpo, rientrano nella normale esplorazione sessuale e non definiscono in alcun modo chi sei, il tuo valore o la tua capacità di amare ed essere amato. Il problema che oggi ti fa stare male non è ciò che hai fatto allora, ma il significato carico di vergogna e colpa che la tua mente ha costruito a posteriori.
Dal punto di vista psicologico, quello che descrivi assomiglia molto a un meccanismo di fissazione su un ricordo vissuto come “inaccettabile”, che viene continuamente ruminato e ingigantito fino a intaccare l’immagine di sé. Questo accade spesso in persone molto sensibili, con un forte senso morale e una tendenza al senso di colpa, e non ha nulla a che fare con la perversione o con qualcosa di sbagliato. È la mente che, nel tentativo di controllare e “ripulire” l’immagine di sé, finisce per bloccarti e allontanarti dalla spontaneità, dalla leggerezza e anche dal romanticismo che senti come parte della tua identità.
Il timore di non essere accettato in una futura relazione nasce proprio da questa vergogna interiorizzata. In realtà, una relazione sana non si fonda sulla confessione forzata di ogni pensiero o esperienza passata, ma sulla presenza, sul rispetto e sulla capacità di stare in relazione nel qui e ora. Sentirsi “non degni di amore” è uno degli effetti più dolorosi di questi pensieri intrusivi, ma non è una verità su di te, è uno stato emotivo che può essere compreso e sciolto.
Capisco anche la difficoltà e la vergogna all’idea di parlarne con uno psicologo, ma il lavoro psicologico non è un giudizio né un’etichetta. È uno spazio protetto in cui dare senso a ciò che oggi ti blocca, senza dover cambiare chi sei. Non si tratta di scavare all’infinito, ma di aiutarti a rimettere le cose nella giusta proporzione e a recuperare una visione di te più integra e compassionevole.
Se senti che questo pensiero continua a condizionare la tua serenità, ti invito a valutare un colloquio per affrontarlo in modo mirato e rispettoso dei tuoi tempi. Puoi prenotare una visita se desideri un supporto professionale.
Un caro saluto
Dott.ssa A. Mustatea
Psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta, coordinatore genitoriale
quello che descrivi tocca un tema molto delicato e comprensibile, soprattutto per una persona sensibile, riflessiva e con una forte vita interiore come sembri essere. È importante dirti con chiarezza che le esperienze che racconti, vissute in adolescenza in un contesto di curiosità e scoperta del proprio corpo, rientrano nella normale esplorazione sessuale e non definiscono in alcun modo chi sei, il tuo valore o la tua capacità di amare ed essere amato. Il problema che oggi ti fa stare male non è ciò che hai fatto allora, ma il significato carico di vergogna e colpa che la tua mente ha costruito a posteriori.
Dal punto di vista psicologico, quello che descrivi assomiglia molto a un meccanismo di fissazione su un ricordo vissuto come “inaccettabile”, che viene continuamente ruminato e ingigantito fino a intaccare l’immagine di sé. Questo accade spesso in persone molto sensibili, con un forte senso morale e una tendenza al senso di colpa, e non ha nulla a che fare con la perversione o con qualcosa di sbagliato. È la mente che, nel tentativo di controllare e “ripulire” l’immagine di sé, finisce per bloccarti e allontanarti dalla spontaneità, dalla leggerezza e anche dal romanticismo che senti come parte della tua identità.
Il timore di non essere accettato in una futura relazione nasce proprio da questa vergogna interiorizzata. In realtà, una relazione sana non si fonda sulla confessione forzata di ogni pensiero o esperienza passata, ma sulla presenza, sul rispetto e sulla capacità di stare in relazione nel qui e ora. Sentirsi “non degni di amore” è uno degli effetti più dolorosi di questi pensieri intrusivi, ma non è una verità su di te, è uno stato emotivo che può essere compreso e sciolto.
Capisco anche la difficoltà e la vergogna all’idea di parlarne con uno psicologo, ma il lavoro psicologico non è un giudizio né un’etichetta. È uno spazio protetto in cui dare senso a ciò che oggi ti blocca, senza dover cambiare chi sei. Non si tratta di scavare all’infinito, ma di aiutarti a rimettere le cose nella giusta proporzione e a recuperare una visione di te più integra e compassionevole.
Se senti che questo pensiero continua a condizionare la tua serenità, ti invito a valutare un colloquio per affrontarlo in modo mirato e rispettoso dei tuoi tempi. Puoi prenotare una visita se desideri un supporto professionale.
Un caro saluto
Dott.ssa A. Mustatea
Psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta, coordinatore genitoriale
Salve, è possibile che il suo attaccamento a questa visione romantica della relazione con una donna le renda difficile provare piacere e immaginarsi nella ricerca di esso?
Rifletta sulle mie parole.
Se ha bisogno di un approfondimento, può valutare di contattarmi tramite un primo colloquio gratuito.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Rifletta sulle mie parole.
Se ha bisogno di un approfondimento, può valutare di contattarmi tramite un primo colloquio gratuito.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione. Immagino che possa essere stato molto disturbante ripensare a ciò che è successo qualche anno fa, attribuendogli tali significati. Quello che ci tengo a rimandarle, però, è che la masturbazione è un percorso di scoperta di sé molto intimo e personale ed è normale che uno possa sperimentare anche modalità differenti. Soprattutto durante l'età adolescenziale, inoltre, è qualcosa di più frequente di quello che probabilmente si immagina. Capisco che possa metterle agitazione, probabilmente è qualcosa che contrasta un po' anche con quello che riteniamo "giusto culturalmente", ma il punto è che nella propria sfera privata esplorare e conoscere il proprio corpo è qualcosa di sano ed evolutivo. Se queste preoccupazioni, però, dovessero continuare e si sentisse, talvolta, sopraffatto da questi pensieri intrusivi, le consiglierei di provare a riconsiderare la possibilità di usufruire di uno spazio terapeutico, in cui potrà esplorare i suoi vissuti all'interno di un ambiente protetto e non giudicante.
Le auguro il meglio,
Dott. Alessandro Rigutti
Le auguro il meglio,
Dott. Alessandro Rigutti
Le consiglierei di parlarne con uno psicoterapeuta anche perchè alla sua età è importante affrontare temi che potrebbero comportare problemi alla crescita di se stesso (parlo in termini di identità e psichici) e glielo consiglio anche per capire i meccanismi che la portano a sentirsi no degno di amore.
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