Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cur
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Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie
Gentile utente, grazie per aver condiviso le sue preoccupazioni.
Desidero rassicurarla: ciò che descrive non appare indicativo dell’esordio di una psicosi, ma sembra piuttosto riconducibile a pensieri intrusivi e ossessivi, frequentemente associati alla paura di perdere il controllo o di impazzire, e pienamente compatibili con il quadro di disturbo ossessivo-compulsivo di cui riferisce.
La persona psicotica non teme di avere allucinazioni, ma le vive come fatti reali senza metterle in discussione; il fatto stesso che lei si ponga il problema e che riconosca queste sensazioni come "paure strane" interrogandosi su di esse, indica che il suo esame di realtà è integro.
Comprendo tuttavia quanto queste esperienze possano risultare disturbanti e fonte di disagio. Le suggerisco dunque di condividere questi episodi con il professionista che la segue, così da poter approfondire.
Cordiali saluti,
Dottoressa Sofia Arreghini
Desidero rassicurarla: ciò che descrive non appare indicativo dell’esordio di una psicosi, ma sembra piuttosto riconducibile a pensieri intrusivi e ossessivi, frequentemente associati alla paura di perdere il controllo o di impazzire, e pienamente compatibili con il quadro di disturbo ossessivo-compulsivo di cui riferisce.
La persona psicotica non teme di avere allucinazioni, ma le vive come fatti reali senza metterle in discussione; il fatto stesso che lei si ponga il problema e che riconosca queste sensazioni come "paure strane" interrogandosi su di esse, indica che il suo esame di realtà è integro.
Comprendo tuttavia quanto queste esperienze possano risultare disturbanti e fonte di disagio. Le suggerisco dunque di condividere questi episodi con il professionista che la segue, così da poter approfondire.
Cordiali saluti,
Dottoressa Sofia Arreghini
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Buongiorno, la consapevolezza di queste sensazioni o paure è già un fattore di protezione da un disturbo vero e proprio come quello da lei indicato, potrebbero esserci delle paure o angosce profonde che vive a causa di traumi o esperienze passate dolorose o se ci sono delle preoccupazioni di questo periodo che si sono manifestate in questo modo. Le suggerirei di prendersi cura di lei e di parlare di queste preoccupazioni che ha con il suo terapeuta di riferimento o psichiatra, le consiglierei di non sottovalutare l'importanza della psicoterapia, come luogo protetto dalla paura per poter esprimere queste sue angosce, la paura della " follia " è un segnale di prevenzione della salute mentale e credo sia importante che lei non abbia paura di entrare nel suo mondo interno per contattare le paure della vita reale che la stanno attraversando e trasformare questi pensieri in qualcosa di concreto, senza identificarsi troppo e capirne cosa c'è dietro per uscirne. Valorizzi le sue risorse e strategie che le ridiano sicurezza e integrità. Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo.
Da come racconti, sembra che tu stia facendo i conti da tempo con un disturbo d’ansia e con aspetti ossessivi che, soprattutto nei momenti di maggiore stress o dopo discussioni/emozioni intense, possono “agganciare” paure molto intrusive e spaventanti. È comprensibile che queste esperienze ti facciano dubitare e ti preoccupino, soprattutto quando si presentano sensazioni così forti e nuove per te.
Quello che descrivi (paure improvvise, timore di “perdere il controllo”, ipotesi di allucinazioni in situazioni di solitudine o al buio) è qualcosa che spesso, nei quadri ansiosi e ossessivi, si manifesta come pensieri intrusivi e catastrofici, cioè contenuti mentali che non corrispondono a un reale distacco dalla realtà, ma che generano comunque molta paura e allarme interno. Il fatto che tu li riconosca come “strani” e che tu ne sia spaventato è un elemento importante.
Detto questo, è fondamentale non fare autodiagnosi online: il modo più corretto e tutelante per te è portare questi vissuti all’attenzione dello specialista che ti segue, così da poterli inquadrare con precisione all’interno della tua storia clinica e del percorso di cura già in atto.
Ti invito quindi a parlarne apertamente con chi ti ha in carico: anche i pensieri che ti imbarazzano o ti spaventano possono essere portati in terapia, proprio perché fanno parte del materiale su cui lavorare e che può essere compreso e trattato.
Non sei “strano” per ciò che stai vivendo: stai descrivendo una sofferenza che merita ascolto, accoglienza e cura adeguata.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo.
Da come racconti, sembra che tu stia facendo i conti da tempo con un disturbo d’ansia e con aspetti ossessivi che, soprattutto nei momenti di maggiore stress o dopo discussioni/emozioni intense, possono “agganciare” paure molto intrusive e spaventanti. È comprensibile che queste esperienze ti facciano dubitare e ti preoccupino, soprattutto quando si presentano sensazioni così forti e nuove per te.
Quello che descrivi (paure improvvise, timore di “perdere il controllo”, ipotesi di allucinazioni in situazioni di solitudine o al buio) è qualcosa che spesso, nei quadri ansiosi e ossessivi, si manifesta come pensieri intrusivi e catastrofici, cioè contenuti mentali che non corrispondono a un reale distacco dalla realtà, ma che generano comunque molta paura e allarme interno. Il fatto che tu li riconosca come “strani” e che tu ne sia spaventato è un elemento importante.
Detto questo, è fondamentale non fare autodiagnosi online: il modo più corretto e tutelante per te è portare questi vissuti all’attenzione dello specialista che ti segue, così da poterli inquadrare con precisione all’interno della tua storia clinica e del percorso di cura già in atto.
Ti invito quindi a parlarne apertamente con chi ti ha in carico: anche i pensieri che ti imbarazzano o ti spaventano possono essere portati in terapia, proprio perché fanno parte del materiale su cui lavorare e che può essere compreso e trattato.
Non sei “strano” per ciò che stai vivendo: stai descrivendo una sofferenza che merita ascolto, accoglienza e cura adeguata.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Buongiorno,
quanto descrive appare molto coerente con un quadro ansioso–ossessivo, in cui le paure assumono una forma intensa e anticipatoria, senza che vi siano esperienze reali di allucinazioni. Il timore di “perdere il controllo” o di sviluppare qualcosa di più grave è spesso parte stessa dell’ansia e può alimentare ulteriormente il disagio.
L’assenza, nel tempo, di episodi concreti di allucinazioni è un elemento clinicamente rilevante.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, o proseguirlo in modo continuativo, per approfondire questi vissuti e lavorare sulla gestione delle paure e dei pensieri che la preoccupano.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
quanto descrive appare molto coerente con un quadro ansioso–ossessivo, in cui le paure assumono una forma intensa e anticipatoria, senza che vi siano esperienze reali di allucinazioni. Il timore di “perdere il controllo” o di sviluppare qualcosa di più grave è spesso parte stessa dell’ansia e può alimentare ulteriormente il disagio.
L’assenza, nel tempo, di episodi concreti di allucinazioni è un elemento clinicamente rilevante.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, o proseguirlo in modo continuativo, per approfondire questi vissuti e lavorare sulla gestione delle paure e dei pensieri che la preoccupano.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Ciao,
ti ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere queste sensazioni, anche quelle che ti fanno vergognare. È già un passo importante.
Da quello che descrivi, le tue paure hanno una caratteristica precisa: sono pensieri anticipatori, non esperienze reali. Tu non mi stai dicendo “vedo o sento cose”, ma “ho paura che possa succedere”. Questa è una differenza fondamentale.
Nei disturbi d’ansia e nel disturbo ossessivo, è abbastanza frequente che la mente costruisca scenari catastrofici o “strani”, anche molto vividi, soprattutto nei momenti di stress (come dopo una discussione o quando sei da solo, al buio, in silenzio).
La mente, in questi casi, non sta perdendo il contatto con la realtà: sta cercando – in modo disfunzionale – di proteggerti, aumentando il livello di allerta.
Quello che mi riferisci non è tipico di un esordio psicotico. Nella psicosi, infatti, la persona vive le allucinazioni come reali, non come qualcosa che teme possa accadere. Qui invece c’è consapevolezza, dubbio, paura… ed è proprio questo che ci orienta verso l’ansia, non verso la perdita di contatto con la realtà.
Capisco però quanto possa essere spaventoso. L’ansia, quando aumenta, può diventare molto convincente e farti dubitare anche di te stesso.
Il fatto che tu sia già in cura è un elemento molto positivo: ti invito a portare anche questi episodi al tuo terapeuta, senza filtro. Non c’è nulla di cui vergognarsi, davvero. Sono contenuti che si incontrano più spesso di quanto pensi.
Nel frattempo, prova a ricordarti questo:
non è il segnale che stai per “impazzire”, ma che la tua ansia si sta attivando in modo intenso.
Se vuoi, possiamo anche lavorare insieme su qualche strategia pratica per gestire questi momenti.
ti ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere queste sensazioni, anche quelle che ti fanno vergognare. È già un passo importante.
Da quello che descrivi, le tue paure hanno una caratteristica precisa: sono pensieri anticipatori, non esperienze reali. Tu non mi stai dicendo “vedo o sento cose”, ma “ho paura che possa succedere”. Questa è una differenza fondamentale.
Nei disturbi d’ansia e nel disturbo ossessivo, è abbastanza frequente che la mente costruisca scenari catastrofici o “strani”, anche molto vividi, soprattutto nei momenti di stress (come dopo una discussione o quando sei da solo, al buio, in silenzio).
La mente, in questi casi, non sta perdendo il contatto con la realtà: sta cercando – in modo disfunzionale – di proteggerti, aumentando il livello di allerta.
Quello che mi riferisci non è tipico di un esordio psicotico. Nella psicosi, infatti, la persona vive le allucinazioni come reali, non come qualcosa che teme possa accadere. Qui invece c’è consapevolezza, dubbio, paura… ed è proprio questo che ci orienta verso l’ansia, non verso la perdita di contatto con la realtà.
Capisco però quanto possa essere spaventoso. L’ansia, quando aumenta, può diventare molto convincente e farti dubitare anche di te stesso.
Il fatto che tu sia già in cura è un elemento molto positivo: ti invito a portare anche questi episodi al tuo terapeuta, senza filtro. Non c’è nulla di cui vergognarsi, davvero. Sono contenuti che si incontrano più spesso di quanto pensi.
Nel frattempo, prova a ricordarti questo:
non è il segnale che stai per “impazzire”, ma che la tua ansia si sta attivando in modo intenso.
Se vuoi, possiamo anche lavorare insieme su qualche strategia pratica per gestire questi momenti.
Non è detto che questi siano segni di una futura psicosi o schizofrenia, è possibile che lei sia in un periodo stressante
Buongiorno, mi sembra di capire che lei ha timore di avere dell'allucinazioni ma non ha delle vere allucinazioni. Questo pensiero "dubbioso" è coerente con il quadro diagnostico che riporta. Può parlarne con chi la sta seguendo. Buona giornata.
Dott.ssa Chiara Pavia
Dott.ssa Chiara Pavia
Gentile,
le nostre paure nascono proprio dal centro emotivo del nostro cervello, l’amigdala. Le nostre emozioni, infatti, quando proviamo paura, si intensificano e si attiva anche il sistema di sorveglianza, perché l’amigdala ha il ruolo di proteggerci dai pericoli per la sopravvivenza.
Questo può chiaramente portare a un’alterazione della realtà, poiché tutto il nostro meccanismo interno cerca una spiegazione a questo stato di ipervigilanza e può generare percezioni distorte.
È quindi importante lavorare sulla paura, affrontandola fin dal primo momento in cui si manifesta, cercando di indebolire il meccanismo attraverso la consapevolezza, la compassione e anche la distrazione, insieme a metodi chiari e verificati.
Il cervello è estremamente plastico e si adatta alla realtà che costruiamo, ma è fondamentale utilizzare le tecniche giuste.
le nostre paure nascono proprio dal centro emotivo del nostro cervello, l’amigdala. Le nostre emozioni, infatti, quando proviamo paura, si intensificano e si attiva anche il sistema di sorveglianza, perché l’amigdala ha il ruolo di proteggerci dai pericoli per la sopravvivenza.
Questo può chiaramente portare a un’alterazione della realtà, poiché tutto il nostro meccanismo interno cerca una spiegazione a questo stato di ipervigilanza e può generare percezioni distorte.
È quindi importante lavorare sulla paura, affrontandola fin dal primo momento in cui si manifesta, cercando di indebolire il meccanismo attraverso la consapevolezza, la compassione e anche la distrazione, insieme a metodi chiari e verificati.
Il cervello è estremamente plastico e si adatta alla realtà che costruiamo, ma è fondamentale utilizzare le tecniche giuste.
Salve, suggerirei di trattare in modo approfondito queste tematiche con il professionista che l'ha in cura attualmente poiché quanto descrive potrebbe essere dovuto a diverse cose, ad esempio un acuzie di sintomatologia dovuta all'ansia, oppure un effetto collaterale di qualche farmaco di cui va rivisto il dosaggio (se ne prende), o l'anticamera dell'espressione di un diverso disturbo in comorbilità con il DOC, ecc...
Servirebbero più dati e una sua conoscenza più approfondita rispetto alla sua anamnesi e al suo funzionamento come individuo, quindi, il professionista che la segue è certamente la persona più indicata a sostenerla in questo momento di difficoltà.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Servirebbero più dati e una sua conoscenza più approfondita rispetto alla sua anamnesi e al suo funzionamento come individuo, quindi, il professionista che la segue è certamente la persona più indicata a sostenerla in questo momento di difficoltà.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso in modo così aperto quello che sta vivendo. Si sente quanto queste paure la mettano in difficoltà e anche quanto possano generare vergogna e confusione, soprattutto quando sembrano così “strane” o difficili da spiegare.
Da quello che descrive, queste sensazioni sembrano inserirsi molto nel quadro del disturbo ossessivo e dell’ansia che già conosce. In particolare, quei pensieri legati al timore di “impazzire” o di poter avere allucinazioni sono piuttosto tipici del DOC: non tanto perché ci sia un reale rischio di svilupparle, ma perché l’ossessione si aggancia proprio alla paura di perdere il controllo o di vivere qualcosa di grave. In questo senso, più che un inizio di psicosi, sembra che il suo pensiero ossessivo si concentri sull’idea di poter avere allucinazioni, e questo naturalmente aumenta l’ansia e la vigilanza, soprattutto quando è da solo o al buio.
È importante anche considerare che il fatto che lei non abbia mai avuto allucinazioni reali nella sua vita è un elemento rassicurante, ma nel DOC il punto centrale è proprio il dubbio continuo e il bisogno di avere certezze assolute. Anche il fatto di cercare risposte e rassicurazioni — come sta facendo ora — è comprensibile, ma tende a dare un sollievo solo momentaneo, senza risolvere davvero il meccanismo sottostante.
Per questo motivo, nei casi in cui il disturbo ossessivo è presente da tempo e con una certa intensità, è spesso molto utile un lavoro integrato: un percorso psicoterapeutico, in particolare di tipo cognitivo-comportamentale, affiancato da una valutazione psichiatrica per il supporto farmacologico. Questo tipo di intervento aiuta non solo a ridurre i sintomi, ma anche a lavorare proprio su questi pensieri intrusivi e sul bisogno di controllo e rassicurazione.
Resto a disposizione se desidera approfondire o condividere meglio alcuni aspetti di quello che sta vivendo.
Da quello che descrive, queste sensazioni sembrano inserirsi molto nel quadro del disturbo ossessivo e dell’ansia che già conosce. In particolare, quei pensieri legati al timore di “impazzire” o di poter avere allucinazioni sono piuttosto tipici del DOC: non tanto perché ci sia un reale rischio di svilupparle, ma perché l’ossessione si aggancia proprio alla paura di perdere il controllo o di vivere qualcosa di grave. In questo senso, più che un inizio di psicosi, sembra che il suo pensiero ossessivo si concentri sull’idea di poter avere allucinazioni, e questo naturalmente aumenta l’ansia e la vigilanza, soprattutto quando è da solo o al buio.
È importante anche considerare che il fatto che lei non abbia mai avuto allucinazioni reali nella sua vita è un elemento rassicurante, ma nel DOC il punto centrale è proprio il dubbio continuo e il bisogno di avere certezze assolute. Anche il fatto di cercare risposte e rassicurazioni — come sta facendo ora — è comprensibile, ma tende a dare un sollievo solo momentaneo, senza risolvere davvero il meccanismo sottostante.
Per questo motivo, nei casi in cui il disturbo ossessivo è presente da tempo e con una certa intensità, è spesso molto utile un lavoro integrato: un percorso psicoterapeutico, in particolare di tipo cognitivo-comportamentale, affiancato da una valutazione psichiatrica per il supporto farmacologico. Questo tipo di intervento aiuta non solo a ridurre i sintomi, ma anche a lavorare proprio su questi pensieri intrusivi e sul bisogno di controllo e rassicurazione.
Resto a disposizione se desidera approfondire o condividere meglio alcuni aspetti di quello che sta vivendo.
Buongiorno, da ciò che descrive la paura di avere allucinazioni non coincide automaticamente con una psicosi. Nel disturbo ossessivo le ossessioni sono pensieri intrusivi, indesiderati e molto angoscianti, e possono riguardare anche il timore di impazzire o perdere il controllo. La psicosi, invece, è caratterizzata da sintomi come vere allucinazioni, deliri e pensiero molto disorganizzato.
Per questo, dalle sue parole, sembra più probabile una riattivazione ansiosa e ossessiva che un esordio schizofrenico, ma va riferito al suo psichiatra curante, soprattutto se queste paure stanno aumentando. Se dovessero comparire davvero voci, visioni, convinzioni strane vissute come reali, oppure forte confusione, sarebbe importante una valutazione urgente
Per questo, dalle sue parole, sembra più probabile una riattivazione ansiosa e ossessiva che un esordio schizofrenico, ma va riferito al suo psichiatra curante, soprattutto se queste paure stanno aumentando. Se dovessero comparire davvero voci, visioni, convinzioni strane vissute come reali, oppure forte confusione, sarebbe importante una valutazione urgente
Buongiorno, grazie per aver condiviso le tue preoccupazioni. Quello che descrivi, cioè la paura di poter avere un'allucinazione, sembrerebbe essere più che altro sintomo del disturbo ossessivo-compulsivo. Da ciò che hai scritto escluderei l'ipotesi di un esordio psicotico perché mi sembra che tu abbia consapevolezza dell'irrazionalità di queste paure. Visto che hai scritto che sei già in cura (da uno psicoterapeuta immagino), ti consiglio di parlare con lui/lei di queste preoccupazioni, non minimizzarle e non vergognartene, poiché costituiscono la base di partenza per un lavoro da fare insieme.
Buonasera,
quello che descrive è qualcosa che molte persone con una storia di ansia e disturbo ossessivo possono sperimentare, soprattutto nei momenti di maggiore stress o attivazione emotiva.
Le “paure strane” di cui parla — come il timore che possa comparire un’allucinazione, il disagio nel buio o quando è da solo — sono spesso legate a un aumento dello stato d’allerta e a pensieri anticipatori tipici dell’ansia. In questi casi, la mente tende a formulare scenari catastrofici (“potrei vedere qualcosa”, “potrei perdere il controllo”), che però restano pensieri e non si trasformano in esperienze reali.
Un elemento importante, che lei stesso riporta, è proprio questo: riconosce queste paure come irrazionali, se ne preoccupa e non ha mai avuto esperienze di vere allucinazioni. Questo aspetto va nella direzione opposta rispetto a quadri come psicosi o schizofrenia, dove generalmente manca questa consapevolezza critica e le esperienze vengono vissute come reali.
È quindi più probabile che si tratti di manifestazioni dell’ansia (accentuate magari da stanchezza, buio, solitudine o dopo una discussione emotivamente intensa), piuttosto che di un esordio psicotico. Tuttavia, il fatto che queste paure siano presenti da tempo e le creino disagio merita attenzione e uno spazio di approfondimento.
Potrebbe essere utile, ad esempio, lavorare su:
il significato e il funzionamento di questi pensieri (“e se vedessi qualcosa?”)
le strategie che utilizza per gestire l’ansia (come evitare il buio o stare da solo)
eventuali fattori che aumentano la vulnerabilità (stress, conflitti, stanchezza)
Dal momento che è già in cura, le suggerirei di portare apertamente questi vissuti al suo terapeuta: anche le paure che generano vergogna sono spesso quelle più importanti da condividere, perché permettono di lavorare in modo più mirato.
Se desidera avere anche un altro punto di vista o uno spazio dedicato per approfondire queste sensazioni, può prenotare una consulenza direttamente dal mio profilo.
quello che descrive è qualcosa che molte persone con una storia di ansia e disturbo ossessivo possono sperimentare, soprattutto nei momenti di maggiore stress o attivazione emotiva.
Le “paure strane” di cui parla — come il timore che possa comparire un’allucinazione, il disagio nel buio o quando è da solo — sono spesso legate a un aumento dello stato d’allerta e a pensieri anticipatori tipici dell’ansia. In questi casi, la mente tende a formulare scenari catastrofici (“potrei vedere qualcosa”, “potrei perdere il controllo”), che però restano pensieri e non si trasformano in esperienze reali.
Un elemento importante, che lei stesso riporta, è proprio questo: riconosce queste paure come irrazionali, se ne preoccupa e non ha mai avuto esperienze di vere allucinazioni. Questo aspetto va nella direzione opposta rispetto a quadri come psicosi o schizofrenia, dove generalmente manca questa consapevolezza critica e le esperienze vengono vissute come reali.
È quindi più probabile che si tratti di manifestazioni dell’ansia (accentuate magari da stanchezza, buio, solitudine o dopo una discussione emotivamente intensa), piuttosto che di un esordio psicotico. Tuttavia, il fatto che queste paure siano presenti da tempo e le creino disagio merita attenzione e uno spazio di approfondimento.
Potrebbe essere utile, ad esempio, lavorare su:
il significato e il funzionamento di questi pensieri (“e se vedessi qualcosa?”)
le strategie che utilizza per gestire l’ansia (come evitare il buio o stare da solo)
eventuali fattori che aumentano la vulnerabilità (stress, conflitti, stanchezza)
Dal momento che è già in cura, le suggerirei di portare apertamente questi vissuti al suo terapeuta: anche le paure che generano vergogna sono spesso quelle più importanti da condividere, perché permettono di lavorare in modo più mirato.
Se desidera avere anche un altro punto di vista o uno spazio dedicato per approfondire queste sensazioni, può prenotare una consulenza direttamente dal mio profilo.
Buongiorno, quello che descrive è qualcosa che può spaventare molto, soprattutto perché riguarda la paura di perdere il controllo o di “impazzire”, ed è comprensibile che questo la porti anche a provare vergogna nel raccontarlo. In realtà, proprio il fatto che lei riesca a descrivere con lucidità queste sensazioni e a metterle in discussione è già un elemento molto importante. Da quello che racconta, sembra che il punto centrale non sia la presenza di allucinazioni reali, ma piuttosto la paura che possano verificarsi. Questa distinzione è fondamentale. In un’ottica cognitivo comportamentale, si osserva spesso come la mente, soprattutto quando è già sensibile all’ansia e ai pensieri ossessivi, inizi a costruire scenari catastrofici che vengono poi vissuti come possibili o imminenti, anche se nella realtà non si sono mai verificati. È come se il pensiero “potrei vedere qualcosa” venisse trattato dal cervello quasi come una minaccia concreta. Questo genera un circolo particolare. Più compare quel pensiero, più l’attenzione si focalizza su ogni minimo segnale interno o esterno, aumentando lo stato di allerta. Più aumenta l’allerta, più il corpo reagisce con ansia, tensione, sensazioni strane. E queste sensazioni, a loro volta, vengono interpretate come la prova che qualcosa non va, rinforzando ancora di più la paura iniziale. In questo senso, non è la presenza di qualcosa di “strano” a creare il problema, ma il modo in cui viene interpretato e il significato che gli viene dato. Il fatto che queste paure emergano soprattutto quando è da solo, al buio o in situazioni di silenzio, è coerente con questo meccanismo. In quei momenti c’è meno distrazione e la mente ha più spazio per amplificare i pensieri e le sensazioni. Anche l’episodio che descrive dopo la discussione con la sua ragazza può essere letto in questa chiave: una condizione emotiva già attivata ha reso più facile l’emergere di questi pensieri e della conseguente paura. Comprensibilmente, la mente cerca di proteggersi evitando queste situazioni, come tornare nella stanza o evitare il corridoio al buio. Nel breve momento questo riduce l’ansia, ma nel lungo periodo mantiene il problema, perché conferma implicitamente l’idea che ci sia davvero qualcosa da temere. Rispetto al timore che possa trattarsi di qualcosa di più grave, come una psicosi, è importante sottolineare che la paura di avere un sintomo non equivale ad avere quel sintomo. Anzi, nelle difficoltà legate all’ansia e ai pensieri ossessivi è molto frequente proprio questa preoccupazione di “stare per perdere il controllo”. È una paura molto intensa, ma resta una paura. Proprio per questo, un lavoro mirato su questi meccanismi può essere molto utile. Un percorso di tipo cognitivo comportamentale permette di comprendere in modo più approfondito come nascono e si mantengono questi pensieri, e soprattutto di imparare a modificare il modo in cui vengono gestiti. Non si tratta di eliminare i pensieri, ma di cambiare il rapporto con essi, riducendo progressivamente il loro impatto emotivo e le reazioni che innescano. Considerando che questa difficoltà è presente da tempo, ma con momenti di maggiore intensità, potrebbe essere particolarmente utile approfondire proprio questi periodi in cui le paure aumentano, per capire cosa li attiva e come intervenire in modo più efficace. Spesso, comprendere questi schemi di funzionamento rappresenta già un primo passo importante per ridurre il senso di impotenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Comprendo quanto queste paure possano essere disturbanti, e apprezzo il coraggio che ci vuole a parlarne. Quello che descrive è un pattern molto riconoscibile nel disturbo ossessivo-compulsivo: la cosiddetta "paura di impazzire" o timore della psicosi è uno dei temi ossessivi più comuni, e può essere estremamente angosciante proprio perché sembra plausibile.
Un elemento clinicamente importante: chi sviluppa psicosi o schizofrenia generalmente non ha la capacità di mettere in dubbio la propria percezione della realtà nel modo in cui fa lei. Il fatto che si interroghi, si vergogni e abbia piena consapevolezza che queste paure siano irrazionali è una caratteristica tipica della mente ossessiva, non della psicosi.
Dal punto di vista CBT, l'evitamento – dormire in un altro posto, non attraversare il corridoio al buio – rinforza il disturbo anziché ridurlo. Le strategie di Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP) sono particolarmente efficaci per questo tipo di contenuto ossessivo.
La incoraggio a portare questi temi specifici al suo terapeuta, se non lo ha già fatto: non deve vergognarsene.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un elemento clinicamente importante: chi sviluppa psicosi o schizofrenia generalmente non ha la capacità di mettere in dubbio la propria percezione della realtà nel modo in cui fa lei. Il fatto che si interroghi, si vergogni e abbia piena consapevolezza che queste paure siano irrazionali è una caratteristica tipica della mente ossessiva, non della psicosi.
Dal punto di vista CBT, l'evitamento – dormire in un altro posto, non attraversare il corridoio al buio – rinforza il disturbo anziché ridurlo. Le strategie di Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP) sono particolarmente efficaci per questo tipo di contenuto ossessivo.
La incoraggio a portare questi temi specifici al suo terapeuta, se non lo ha già fatto: non deve vergognarsene.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno,
le paure che descrive sono frequenti nei disturbi d’ansia e ossessivi: la mente può arrivare a temere anche scenari come “potrei avere un’allucinazione”, senza che questo significhi che stia accadendo davvero.
C’è infatti una differenza importante tra avere paura di perdere il controllo e perderlo realmente: il fatto che lei mantenga dubbio e consapevolezza è un elemento rassicurante, così come l’assenza di vere allucinazioni nella sua storia.
Può essere utile parlarne con il professionista che la segue per gestire meglio questi momenti.
Se desidera un confronto, resto disponibile anche online.
Un caro saluto
le paure che descrive sono frequenti nei disturbi d’ansia e ossessivi: la mente può arrivare a temere anche scenari come “potrei avere un’allucinazione”, senza che questo significhi che stia accadendo davvero.
C’è infatti una differenza importante tra avere paura di perdere il controllo e perderlo realmente: il fatto che lei mantenga dubbio e consapevolezza è un elemento rassicurante, così come l’assenza di vere allucinazioni nella sua storia.
Può essere utile parlarne con il professionista che la segue per gestire meglio questi momenti.
Se desidera un confronto, resto disponibile anche online.
Un caro saluto
Buongiorno, grazie per aver scritto, è chiaro quanto queste paure la pesino, anche solo nell'ammetterle.
La rassicuri subito su una cosa molto importante: quello che descrive, la paura di poter vedere qualcosa, l'ansia al buio, il disagio quando è solo, non è un inizio di psicosi o schizofrenia. Questa è una distinzione clinica molto chiara: chi soffre di psicosi o schizofrenia non teme di avere allucinazioni, le ha e spesso non le riconosce come tali. Lei invece ha una paura anticipatoria, cioè teme che possa succedere qualcosa che in realtà non sta succedendo. Questo è un meccanismo ansioso e ossessivo, non psicotico.
Dopo 15 anni di DOC, il suo disturbo ha semplicemente trovato un nuovo tema su cui fissarsi. Il DOC è molto bravo a scegliere le paure più spaventose e più difficili da smentire, e la paura di impazzire o di perdere il contatto con la realtà è uno dei temi più classici, tanto che in psicologia viene chiamato DOC da paura della psicosi.
Il fatto che non abbia mai avuto allucinazioni in 34 anni è un dato reale e significativo su cui può fare affidamento.
La cosa più utile che può fare è parlare di questi pensieri specifici con il professionista che la segue già, se viene seguito da qualche collega, portando esattamente quello che ha scritto qui. Non c'è nulla di cui vergognarsi, anzi, riconoscere e nominare questi pensieri è già un passo importante.
La invito comunque a contattarmi direttamente se desidera un confronto aggiuntivo.
Un saluto
Se tu o qualcuno che conosci state attraversando un momento difficile, è disponibile supporto gratuito.
La rassicuri subito su una cosa molto importante: quello che descrive, la paura di poter vedere qualcosa, l'ansia al buio, il disagio quando è solo, non è un inizio di psicosi o schizofrenia. Questa è una distinzione clinica molto chiara: chi soffre di psicosi o schizofrenia non teme di avere allucinazioni, le ha e spesso non le riconosce come tali. Lei invece ha una paura anticipatoria, cioè teme che possa succedere qualcosa che in realtà non sta succedendo. Questo è un meccanismo ansioso e ossessivo, non psicotico.
Dopo 15 anni di DOC, il suo disturbo ha semplicemente trovato un nuovo tema su cui fissarsi. Il DOC è molto bravo a scegliere le paure più spaventose e più difficili da smentire, e la paura di impazzire o di perdere il contatto con la realtà è uno dei temi più classici, tanto che in psicologia viene chiamato DOC da paura della psicosi.
Il fatto che non abbia mai avuto allucinazioni in 34 anni è un dato reale e significativo su cui può fare affidamento.
La cosa più utile che può fare è parlare di questi pensieri specifici con il professionista che la segue già, se viene seguito da qualche collega, portando esattamente quello che ha scritto qui. Non c'è nulla di cui vergognarsi, anzi, riconoscere e nominare questi pensieri è già un passo importante.
La invito comunque a contattarmi direttamente se desidera un confronto aggiuntivo.
Un saluto
Se tu o qualcuno che conosci state attraversando un momento difficile, è disponibile supporto gratuito.
Buongiorno,
l'ansia è un'emozione complessa che si sviluppa dalla paura e, avendo lei un disturbo d'ansia e ossessivo, avere delle paure specifiche, o sensazioni di qualcosa che potrebbe accadere, rientra nel quadro clinico. Inoltre, la presenza o meno di allucinazioni può legarsi ad altre cause, oltre la schizofrenia e, da quello che descrive, sembra più un presagio che un'allucinazione franca.
Dal momento che è in cura la cosa migliore da fare è parlarne con lo specialista che la sta seguendo.
Spero di esserle stata utile. Buona giornata,
Alice Missiroli
l'ansia è un'emozione complessa che si sviluppa dalla paura e, avendo lei un disturbo d'ansia e ossessivo, avere delle paure specifiche, o sensazioni di qualcosa che potrebbe accadere, rientra nel quadro clinico. Inoltre, la presenza o meno di allucinazioni può legarsi ad altre cause, oltre la schizofrenia e, da quello che descrive, sembra più un presagio che un'allucinazione franca.
Dal momento che è in cura la cosa migliore da fare è parlarne con lo specialista che la sta seguendo.
Spero di esserle stata utile. Buona giornata,
Alice Missiroli
Gentilissimo, dice di essere in cura per ansia e disturbo ossessivo. Non si vergogni a riportare questi dubbi e questi sintomi al suo medico curante. Saprà sicuramente accogliere la sua richiesta e indirizzarla verso una terapia appropriata e che la faccia stare meglio. Si riguardi. Cordialmente
Buongiorno,
quello che descrive è molto più frequente di quanto si pensi nelle persone che soffrono da tempo di ansia e disturbo ossessivo, e – proprio per le caratteristiche che riporta – non è indicativo di un esordio psicotico o di schizofrenia.
Provo a chiarirle un punto fondamentale: chi sviluppa una psicosi non teme “di poter avere un’allucinazione”, ma vive l’esperienza senza metterla in dubbio. Nel suo caso, invece, c’è un continuo monitoraggio interno (“e se succedesse?”, “e se vedessi qualcosa?”), che è tipico del funzionamento ansioso-ossessivo. Non è la perdita di contatto con la realtà, ma un eccesso di controllo su di essa.
Le situazioni che descrive – stare da solo, il buio, il silenzio, il dopo una discussione – sono contesti in cui la mente ha più spazio per attivare immagini e scenari temuti. A quel punto accade un meccanismo ben noto:
compare un pensiero (“potrei avere un’allucinazione”),
aumenta l’attenzione su ogni minimo stimolo interno o esterno,
cresce l’ansia,
e l’ansia stessa rende tutto più “strano” e amplificato, rinforzando la paura iniziale.
Il fatto che lei eviti (tornando dalla sua ragazza, evitando il corridoio buio, ecc.) è comprensibile, ma contribuisce a mantenere il problema: ogni evitamento conferma implicitamente al cervello che quella situazione sia davvero pericolosa.
Un altro elemento importante: la vergogna. Le paure che non vengono dette tendono a ingigantirsi. In realtà, questi contenuti sono molto coerenti con un disturbo ossessivo, soprattutto quando toccano il tema del “perdere il controllo” o “impazzire”.
In sintesi:
non ci sono elementi, da ciò che racconta, che facciano pensare a una psicosi; ci sono invece diversi segnali di un’ansia ossessiva che si è spostata su questo specifico timore.
Il lavoro terapeutico, in questi casi, non è rassicurare continuamente (“non succederà”), ma aiutarla a modificare il rapporto con questi pensieri e a ridurre progressivamente gli evitamenti che li mantengono.
Se è già in cura, le suggerisco di portare esattamente questi episodi al suo terapeuta, senza filtri: sono materiale clinico prezioso e affrontabile in modo molto efficace.
Un’ultima cosa importante: il fatto che lei si ponga queste domande, con questo livello di consapevolezza critica, è già di per sé un indicatore opposto rispetto a una condizione psicotica.
Dott.ssa Isabella Salizzoni
quello che descrive è molto più frequente di quanto si pensi nelle persone che soffrono da tempo di ansia e disturbo ossessivo, e – proprio per le caratteristiche che riporta – non è indicativo di un esordio psicotico o di schizofrenia.
Provo a chiarirle un punto fondamentale: chi sviluppa una psicosi non teme “di poter avere un’allucinazione”, ma vive l’esperienza senza metterla in dubbio. Nel suo caso, invece, c’è un continuo monitoraggio interno (“e se succedesse?”, “e se vedessi qualcosa?”), che è tipico del funzionamento ansioso-ossessivo. Non è la perdita di contatto con la realtà, ma un eccesso di controllo su di essa.
Le situazioni che descrive – stare da solo, il buio, il silenzio, il dopo una discussione – sono contesti in cui la mente ha più spazio per attivare immagini e scenari temuti. A quel punto accade un meccanismo ben noto:
compare un pensiero (“potrei avere un’allucinazione”),
aumenta l’attenzione su ogni minimo stimolo interno o esterno,
cresce l’ansia,
e l’ansia stessa rende tutto più “strano” e amplificato, rinforzando la paura iniziale.
Il fatto che lei eviti (tornando dalla sua ragazza, evitando il corridoio buio, ecc.) è comprensibile, ma contribuisce a mantenere il problema: ogni evitamento conferma implicitamente al cervello che quella situazione sia davvero pericolosa.
Un altro elemento importante: la vergogna. Le paure che non vengono dette tendono a ingigantirsi. In realtà, questi contenuti sono molto coerenti con un disturbo ossessivo, soprattutto quando toccano il tema del “perdere il controllo” o “impazzire”.
In sintesi:
non ci sono elementi, da ciò che racconta, che facciano pensare a una psicosi; ci sono invece diversi segnali di un’ansia ossessiva che si è spostata su questo specifico timore.
Il lavoro terapeutico, in questi casi, non è rassicurare continuamente (“non succederà”), ma aiutarla a modificare il rapporto con questi pensieri e a ridurre progressivamente gli evitamenti che li mantengono.
Se è già in cura, le suggerisco di portare esattamente questi episodi al suo terapeuta, senza filtri: sono materiale clinico prezioso e affrontabile in modo molto efficace.
Un’ultima cosa importante: il fatto che lei si ponga queste domande, con questo livello di consapevolezza critica, è già di per sé un indicatore opposto rispetto a una condizione psicotica.
Dott.ssa Isabella Salizzoni
Buongiorno, non è possibile fare una diagnosi con pochi elementi. Ne parli col suo curante di questi episodi, saprà sicuramente dare un significato a ciò che le succede.
Salve gentile utente,
grazie per aver condiviso i Suoi timori con noi di MioDottore. Immagino non sia stato semplice, ma parlare di ciò che ci succede è sempre la cosa più giusta da fare.
Escluderei la schizofrenia o altro disturbo ascrivibile allo spettro psicotico. E, in fondo, credo lo escluda anche Lei; altrimenti non avrebbe premesso che soffre di ansia e DOC da 15 anni.
Il timore di poter avere un'allucinazione è legato ad ansia anticipatoria. Lei avverte la sensazione che qualcosa di sgradevole (l'allucinazione, in questo caso) accadrà da un momento all'altro, ed è una sensazione talmente forte che sente quasi l'allucinazione avvicinarsi. Il DOC rende quest'ansia più consistente: "se lo penso vuol dire che accadrà". Ed ecco che il timore diviene più tangibile, più invadente. Questo è ciò che Le sta succedendo in questo momento.
Ha detto di essere in cura, e questo è ottimo. Aggiorni il o i professionisti che La seguono di quanto sta accadendo, senza vergogna. Loro sono lì per aiutarLa.
In bocca al lupo e un caro saluto,
dott.ssa Serena Maugeri
grazie per aver condiviso i Suoi timori con noi di MioDottore. Immagino non sia stato semplice, ma parlare di ciò che ci succede è sempre la cosa più giusta da fare.
Escluderei la schizofrenia o altro disturbo ascrivibile allo spettro psicotico. E, in fondo, credo lo escluda anche Lei; altrimenti non avrebbe premesso che soffre di ansia e DOC da 15 anni.
Il timore di poter avere un'allucinazione è legato ad ansia anticipatoria. Lei avverte la sensazione che qualcosa di sgradevole (l'allucinazione, in questo caso) accadrà da un momento all'altro, ed è una sensazione talmente forte che sente quasi l'allucinazione avvicinarsi. Il DOC rende quest'ansia più consistente: "se lo penso vuol dire che accadrà". Ed ecco che il timore diviene più tangibile, più invadente. Questo è ciò che Le sta succedendo in questo momento.
Ha detto di essere in cura, e questo è ottimo. Aggiorni il o i professionisti che La seguono di quanto sta accadendo, senza vergogna. Loro sono lì per aiutarLa.
In bocca al lupo e un caro saluto,
dott.ssa Serena Maugeri
Salve, la ringrazio per il messaggio e per aver condiviso la sua esperienza. Comprendere e dare voce a ciò che si prova è sempre un passo importante verso il proprio benessere, e il suo racconto può essere anche d’ispirazione per molte persone che vivono momenti simili e faticano a parlarne. Capisco quanto possa essere faticoso convivere da tanti anni con l’ansia e con pensieri che a volte sembrano prendere il sopravvento. Le paure che descrive — come quella di poter avere allucinazioni o di perdere il controllo — sono spesso legate a un’intensificazione dell’ansia e non indicano necessariamente un disturbo psicotico. Il fatto che Lei mantenga consapevolezza e riesca a parlarne con lucidità è un segnale importante. Accanto alla cura che sta già seguendo, un percorso psicoterapico potrebbe rappresentare un’opportunità preziosa per ritrovare equilibrio e benessere personale, imparando a gestire in modo più sereno le sensazioni di paura e le situazioni che oggi le creano disagio. Questo tipo di lavoro può aiutarla anche a vivere con maggiore tranquillità le relazioni affettive, che spesso risentono delle tensioni interiori legate all’ansia. Riconoscere ciò che si prova e chiedere aiuto è già il primo passo per tornare a stare bene. Coraggio.
Un saluto,
Dott.ssa Giovanna Cardia
Psicologa della Salute
Un saluto,
Dott.ssa Giovanna Cardia
Psicologa della Salute
Buongiorno, capisco la sua paura e anche la vergogna nel dirlo, ma il fatto che lei ne parli con lucidità è già un elemento importante.
Da una risposta online non sarebbe corretto dirle se si tratti o meno di una psicosi o di una schizofrenia. Quello che però si può dire è che avere paura di “vedere qualcuno”, di impazzire o di perdere il controllo non significa automaticamente stare avendo allucinazioni o essere in una condizione psicotica. Le allucinazioni, infatti, sono percezioni vissute come reali, mentre nel disturbo ossessivo e negli stati d’ansia possono comparire pensieri intrusivi, paure molto forti e scenari temuti che spaventano la persona proprio perché non li vuole e li teme.
Dal modo in cui lo descrive, sembrerebbe più una paura della paura: più teme che possa succedere qualcosa, più aumenta l’allarme interno, e più ogni situazione di buio, solitudine o tensione emotiva diventa un terreno che fa salire l’ansia. Anche una discussione o un momento di stress possono accentuare molto questo tipo di vissuti. Questa però resta una lettura generale e non sostituisce il confronto diretto con chi la segue.
Il punto importante, quindi, non è tanto inseguire da solo la diagnosi, ma portare con precisione questi episodi al professionista che la sta seguendo, così da valutare bene il significato dei sintomi e il modo migliore per affrontarli. In questi casi è utile descrivere quando compaiono, cosa li fa aumentare, quanto durano e come reagisce lei in quel momento.
Se dovessero comparire vere allucinazioni, forte confusione, perdita di contatto con la realtà, o un peggioramento netto e rapido, allora sarebbe opportuno chiedere una valutazione psichiatrica tempestiva.
Si vergogni il meno possibile di ciò che prova: parlarne è già un passo importante, e queste paure meritano di essere comprese e trattate, non tenute nascoste.
Un caro saluto.
Da una risposta online non sarebbe corretto dirle se si tratti o meno di una psicosi o di una schizofrenia. Quello che però si può dire è che avere paura di “vedere qualcuno”, di impazzire o di perdere il controllo non significa automaticamente stare avendo allucinazioni o essere in una condizione psicotica. Le allucinazioni, infatti, sono percezioni vissute come reali, mentre nel disturbo ossessivo e negli stati d’ansia possono comparire pensieri intrusivi, paure molto forti e scenari temuti che spaventano la persona proprio perché non li vuole e li teme.
Dal modo in cui lo descrive, sembrerebbe più una paura della paura: più teme che possa succedere qualcosa, più aumenta l’allarme interno, e più ogni situazione di buio, solitudine o tensione emotiva diventa un terreno che fa salire l’ansia. Anche una discussione o un momento di stress possono accentuare molto questo tipo di vissuti. Questa però resta una lettura generale e non sostituisce il confronto diretto con chi la segue.
Il punto importante, quindi, non è tanto inseguire da solo la diagnosi, ma portare con precisione questi episodi al professionista che la sta seguendo, così da valutare bene il significato dei sintomi e il modo migliore per affrontarli. In questi casi è utile descrivere quando compaiono, cosa li fa aumentare, quanto durano e come reagisce lei in quel momento.
Se dovessero comparire vere allucinazioni, forte confusione, perdita di contatto con la realtà, o un peggioramento netto e rapido, allora sarebbe opportuno chiedere una valutazione psichiatrica tempestiva.
Si vergogni il meno possibile di ciò che prova: parlarne è già un passo importante, e queste paure meritano di essere comprese e trattate, non tenute nascoste.
Un caro saluto.
Buongiorno,
è comprensibile quanto queste esperienze possano generare paura e anche imbarazzo nel condividerle.
Le manifestazioni ansiose possono assumere forme diverse e, in alcuni momenti, portare a pensieri o timori intensi, anche legati alla possibilità di perdere il controllo o che possa accadere qualcosa di spaventoso. Questo non coincide necessariamente con la presenza di un disturbo psicotico.
In questo contesto non è possibile formulare valutazioni cliniche; tuttavia, il fatto che queste paure vengano riconosciute come tali e vissute con dubbio e preoccupazione è un elemento importante (e potenzialmente positivo) da considerare.
Dal momento che è già in cura, può essere utile portare apertamente questi vissuti all’attenzione del professionista di riferimento, così da poterli esplorare in un contesto adeguato.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Francesca Cavara
è comprensibile quanto queste esperienze possano generare paura e anche imbarazzo nel condividerle.
Le manifestazioni ansiose possono assumere forme diverse e, in alcuni momenti, portare a pensieri o timori intensi, anche legati alla possibilità di perdere il controllo o che possa accadere qualcosa di spaventoso. Questo non coincide necessariamente con la presenza di un disturbo psicotico.
In questo contesto non è possibile formulare valutazioni cliniche; tuttavia, il fatto che queste paure vengano riconosciute come tali e vissute con dubbio e preoccupazione è un elemento importante (e potenzialmente positivo) da considerare.
Dal momento che è già in cura, può essere utile portare apertamente questi vissuti all’attenzione del professionista di riferimento, così da poterli esplorare in un contesto adeguato.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Francesca Cavara
Buongiorno,
quello che descrive è molto comprensibile per chi soffre da tempo di ansia e disturbo ossessivo. Le “paure strane” che riporta — come il timore di poter vedere qualcosa, l’ansia nel buio o quando è da solo — sono spesso legate a un aumento dell’attivazione ansiosa e a pensieri anticipatori tipici dell’ansia, più che a un reale rischio di allucinazioni.
È importante fare una distinzione:
nelle psicosi (come la schizofrenia) le allucinazioni sono esperienze percepite come reali, non messe in dubbio dalla persona. Nel suo caso, invece, lei parla chiaramente di paura che possa succedere, riconoscendo che si tratta di un timore (“come se dovessi vedere qualcosa”). Questo è un elemento molto significativo, perché indica consapevolezza e senso critico, caratteristiche che generalmente non si perdono nei disturbi psicotici conclamati.
Inoltre, il fatto che in 34 anni non abbia mai avuto vere allucinazioni va nella direzione di escludere un esordio psicotico. Piuttosto, quello che descrive è compatibile con:
aumento dell’ansia
ipervigilanza (soprattutto al buio o da solo)
pensieri ossessivi a contenuto catastrofico (“potrei impazzire”, “potrei vedere qualcosa”)
Queste paure, per quanto molto disturbanti e anche motivo di vergogna, sono in realtà abbastanza frequenti nei disturbi d’ansia e nel DOC. Spesso il tema sottostante è proprio la paura di perdere il controllo o di “impazzire”.
Il comportamento che descrive (tornare nella stanza con la sua ragazza per sentirsi più sicuro) è comprensibile, ma può rinforzare nel tempo il meccanismo ansioso, perché conferma implicitamente al cervello che da solo ci sia un pericolo.
Non c’è quindi, da ciò che racconta, un segnale chiaro di psicosi o schizofrenia. Tuttavia, è evidente che il livello di ansia in questo periodo è aumentato e sta incidendo sulla sua qualità di vita.
Le consiglio di affrontare apertamente questi pensieri con il professionista che la segue: lavorare su queste paure (ad esempio con tecniche cognitive e graduale esposizione) può ridurre molto questo tipo di sintomi.
Per una valutazione accurata e un intervento mirato, è comunque importante approfondire la situazione con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è molto comprensibile per chi soffre da tempo di ansia e disturbo ossessivo. Le “paure strane” che riporta — come il timore di poter vedere qualcosa, l’ansia nel buio o quando è da solo — sono spesso legate a un aumento dell’attivazione ansiosa e a pensieri anticipatori tipici dell’ansia, più che a un reale rischio di allucinazioni.
È importante fare una distinzione:
nelle psicosi (come la schizofrenia) le allucinazioni sono esperienze percepite come reali, non messe in dubbio dalla persona. Nel suo caso, invece, lei parla chiaramente di paura che possa succedere, riconoscendo che si tratta di un timore (“come se dovessi vedere qualcosa”). Questo è un elemento molto significativo, perché indica consapevolezza e senso critico, caratteristiche che generalmente non si perdono nei disturbi psicotici conclamati.
Inoltre, il fatto che in 34 anni non abbia mai avuto vere allucinazioni va nella direzione di escludere un esordio psicotico. Piuttosto, quello che descrive è compatibile con:
aumento dell’ansia
ipervigilanza (soprattutto al buio o da solo)
pensieri ossessivi a contenuto catastrofico (“potrei impazzire”, “potrei vedere qualcosa”)
Queste paure, per quanto molto disturbanti e anche motivo di vergogna, sono in realtà abbastanza frequenti nei disturbi d’ansia e nel DOC. Spesso il tema sottostante è proprio la paura di perdere il controllo o di “impazzire”.
Il comportamento che descrive (tornare nella stanza con la sua ragazza per sentirsi più sicuro) è comprensibile, ma può rinforzare nel tempo il meccanismo ansioso, perché conferma implicitamente al cervello che da solo ci sia un pericolo.
Non c’è quindi, da ciò che racconta, un segnale chiaro di psicosi o schizofrenia. Tuttavia, è evidente che il livello di ansia in questo periodo è aumentato e sta incidendo sulla sua qualità di vita.
Le consiglio di affrontare apertamente questi pensieri con il professionista che la segue: lavorare su queste paure (ad esempio con tecniche cognitive e graduale esposizione) può ridurre molto questo tipo di sintomi.
Per una valutazione accurata e un intervento mirato, è comunque importante approfondire la situazione con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente, le consiglio di iniziare un percorso di supporto psicologico, se non lo avesse già fatto in modo da poter trovare strategie utili per migliorare la sua qualità di vita.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
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