Salve vorrei avere un vostro consiglio. Ho in mente di iniziare un percorso terapeutico , fare sed

26 risposte
Salve vorrei avere un vostro consiglio.
Ho in mente di iniziare un percorso terapeutico , fare seduti in un pisocolog*. Ho scoperto avere tanti disturbi come la DOC.
Soltanto che ho tanta paura e timore nel parlare dei miei problemi e paure.
Non vorrei andare fisicamente ma tipo online però ho il timore della videochiamata, io avevo pensato tipo all'inizio o se sia possibile un colloquio Soltanto scrivendo e poi se riesco anche con videochiamata.
Diciamo che una volta siamo andati da una psicologa per trattare una questione ed eravamo in famiglia, questa vostra collega tratto male mia madre , alzo la voce e disse che lei era esagerata e ci consigliò di dare delle medicine tranquillanti.
Appena mamma fu sgridata uscì dallo stupido e la trovammo che piangeva.
Per questo ho timore.
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
È molto comprensibile che tu abbia paura, soprattutto dopo un’esperienza negativa che ha coinvolto tua madre e ti ha fatto percepire il contesto terapeutico come giudicante o poco accogliente. Questo può lasciare un segno e rendere difficile fidarsi di nuovo.
Detto questo, quello che stai facendo ora, cioè cercare un percorso, è un passo importante e sano, soprattutto se sospetti un DOC o comunque pensieri intrusivi e ansia.
È normale avere timore del colloquio, ma devi sapere che oggi molti professionisti lavorano anche online e con modalità graduali. In alcuni casi si può iniziare anche via messaggi o chat introduttive, ma il lavoro terapeutico vero di solito passa da colloqui verbali, perché sono più efficaci per capire e aiutarti davvero.

La cosa importante è che non tutti i terapeuti sono uguali: se hai avuto una brutta esperienza non significa che sarà sempre così. Hai il diritto di cercare una persona con cui ti senti rispettato e al sicuro.

Il consiglio è di non rinunciare per paura, ma di iniziare con una prima consulenza conoscitiva, anche online, e vedere come ti senti. Puoi anche dire subito al terapeuta che hai timore e che vuoi andare con calma, è una cosa assolutamente normale.
Il fatto che tu abbia questa consapevolezza è già un ottimo punto di partenza per stare meglio.

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Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso parte del suo vissuto. È comprensibile che dopo un’esperienza percepita come giudicante o dolorosa lei abbia timore di rivolgersi di nuovo a un professionista. Questo però non significa che ogni colloquio debba essere così: uno spazio psicologico dovrebbe farla sentire ascoltato, rispettato e libero di procedere con gradualità. Può iniziare spiegando fin dal primo contatto la sua paura di esporsi e il disagio rispetto alla videochiamata, chiedendo se sia possibile trovare una modalità iniziale più sostenibile. Non tutti i professionisti lavorano tramite messaggi, ma molti possono aiutarla a costruire un avvicinamento graduale al colloquio online o in presenza. Un sostegno psicologico, online o in presenza, potrebbe essere molto utile proprio per affrontare ansia, paure e difficoltà a parlare di sé, senza forzature e nel rispetto dei suoi tempi.
Le auguro una buona giornata.
Caro utente,
se vuole iniziare un percorso lo faccia nelle modalità che preferisce: l'importante è iniziare e fare il primo passo. Dunque, se preferisce online faccia online, se preferisce in presenza faccia in presenza: se è indeciso scelga un professionista che abbia una modalità mista. Il professionista lo scelga anche sulla base delle sue preferenze e che effetto le fa a pelle: dunque, guardi la foto, gli parli al telefono e capisca che sensazioni le arrivino. Se sono positive, allora provi a prendere un primo colloquio così da capire meglio. Qualora poi non gli piacesse può sempre tornare indietro o chiamare un'altra persona.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Roberta Privitera
Psicologo, Psicologo clinico
Acireale
Gentilissimo/a,
grazie per aver condiviso la sua esperienza. La paura e il timore che descrive sono assolutamente comprensibili, soprattutto alla luce di quanto vissuto in passato. Un’esperienza negativa può influenzare la fiducia, ma è importante sapere che ogni professionista ha un approccio diverso e che è possibile trovare qualcuno con cui sentirsi accolti e rispettati. Per quanto riguarda la sua richiesta, molti professionisti offrono modalità di incontro flessibili: in alcuni casi è possibile iniziare con incontri online e, se necessario, anche con modalità più graduali, come uno scambio scritto, per poi eventualmente passare alla videochiamata quando si sentirà più a suo agio. Intraprendere un percorso psicologico è un passo importante, e deve avvenire nei suoi tempi e nel modo che le fa sentire maggiore sicurezza. Non esiti a esprimere fin da subito le sue esigenze e i suoi timori: un professionista attento saprà accoglierli e accompagnarla con rispetto lungo il percorso.
Resto a sua disposizione qualora desiderasse un ulteriore confronto.
Cordialmente,
R.P.
Dott.ssa Alice Migheli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che descrivi ha molto senso: non stai solo parlando di “paura della terapia”, ma di una paura costruita su un’esperienza negativa reale, vissuta da tua madre davanti a te. Il cervello, in questi casi, generalizza: “se una psicologa può essere giudicante o aggressiva, allora potrebbe succedere di nuovo con chiunque”. Non è una conclusione irrazionale, è una protezione.

Parto da un punto importante: la terapia non dovrebbe mai essere umiliante, svalutante o direttiva in modo aggressivo. Quello che avete vissuto non rappresenta una buona pratica clinica.
1) La tua paura è comprensibile (e anche utile)

La paura che hai adesso non è un ostacolo “da eliminare”, ma un segnale:

hai bisogno di sicurezza relazionale
hai bisogno di controllo dei tempi e dei modi
hai bisogno di sentirti al sicuro prima di esporti emotivamente

In terapia questo è centrale.
Sì: puoi scegliere il formato che ti fa sentire più sicuro

Oggi molte terapie permettono modalità diverse:

-colloqui in presenza
-videochiamata
-a volte anche chat testuale (più rara, ma esiste)

È assolutamente legittimo iniziare dicendo:

“Ho difficoltà a parlare a voce dei miei problemi, posso iniziare in forma scritta o con molta gradualità?”

Un terapeuta serio non lo vive come un problema, ma come informazione clinica utile.
Quello che stai proponendo è, in termini terapeutici, una forma di esposizione graduale alla relazione.

Può essere strutturato così:

primo contatto scritto (email o messaggio)
prima seduta online con videocamera opzionale o “soft”
progressivo aumento della comunicazione verbale

Non è “strano” né raro. È una strategia di adattamento.
Un buon terapeuta dovrebbe:

-accogliere questa paura senza minimizzarla
-chiarire come lavora
-spiegarti il suo stile (più direttivo, più empatico, ecc.)
-darti spazio di scelta
Dott.ssa Ilaria Panarelli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pegognaga
Buongiorno, capisco i suoi timori, soprattutto se legati a un'esperienza negativa vissuta in famiglia, ma è importante fare lo sforzo di fare un colloquio in presenza o in videochiamata per avere anche la possibilità di vedere e conoscere il terapeuta e capire se può fare al caso suo, cosa che sarebbe impossibile solo attraverso messaggi
Dott.ssa Sara Di Martino
Psicologo, Psicologo clinico
Selvazzano Dentro
Quindi in presenze la paura sarebbe quella di essere trattata male? E quale sarebbe il timore della videochiamata?
Magari una prima chiamata iniziale conoscitiva la potrebbe aiutare a sentire la voce e le modalità della terapeuta e capire se potrebbe essere adatta per lei.
È comprensibile che, dopo un’esperienza negativa, possa esserci timore e diffidenza nel rivolgersi nuovamente a un professionista. Allo stesso tempo, è importante ricordare che ogni terapeuta è diverso.
Anche la difficoltà a parlare dei propri vissuti è molto comune all’inizio di un percorso: non è necessario “dire tutto subito”, ma si può procedere gradualmente, secondo i propri tempi.
Rispetto alle modalità, oggi molti professionisti offrono anche colloqui online
Potrebbe essere utile condividere fin da subito con il/la terapeuta queste paure: un professionista saprà accoglierle e aiutarla a costruire uno spazio in cui sentirsi più al sicuro.
Buon giorno,
leggendo la sua condivisione mi giunge con chiarezza quello che è il suo timore all'idea di esporre le sue difficoltà ad uno sconosciuto, e questo è più che comprensibile, soprattutto alla luce dell'esperienza che ha vissuto.
Per questo vorrei congratularmi con lei per questo suo primo passo verso se stesso, nel tentativo di trovare un aiuto, ma soprattutto un ascolto non giudicante, che la faccia sentire accolto, al sicuro e visto.
Iniziare con un percorso on line può senz'altro essere una soluzione per sperimentarsi all'interno di questa dimensione, quella del colloquio clinico, che si basa fondamentalmente sulla costruzione di una relazione di fiducia e di un'alleanza con la persona, più che sullo spazio fisico dello studio. E ciò, naturalmente, implica che lei è libero di cambiare il professionista cui si rivolge se sente che non è quello giusto.
D'altro canto, però, alcune forme di diffidenza, soprattutto se non adeguatamente affrontate, possono rappresentare delle vere e proprie resistenze alla possibilità di cambiamento: un ostacolo auto imposto al proseguimento del proprio percorso. Un autosabotaggio, se non un vero e proprio modo di relazionarsi che vede l'altro come potenzialmente pericoloso e non degno di fiducia, costringendoci inconsapevolmente a tenere le distanze per proteggerci, ma allo stesso tempo facendoci sentire sempre più soli.
Per questo, mi sento di consigliarle sì di iniziare con un percorso on line se ciò la fa sentire più a suo agio, ma allo stesso tempo, la invito a porre anche attenzione ai limiti che, inconsapevolmente, lei stesso potrebbe porre nei confronti dell'altro.
Ad ogni modo, resto a sua disposizione nel caso desideri contattarmi per fissare un colloquio: svolgo colloqui tanto on line che in presenza a domicilio (quando richiesto e ci sono i presupposti per garantirlo naturalmente).
Le auguro intanto un buon inizio di percorso: se è arrivato fin qui, probabilmente una parte di lei è pronta ad affrontare quelle paure e quei problemi che la fanno stare male.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa AM Bavers
Dott.ssa Sara Lanzanova
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gozzano
Buongiorno, se ha scoperto di avere varie difficoltà emotive direi che chiedere aiuto a uno psicologo è una buona idea così da trovare un maggior benessere. Capisco le sue paure e timori, mi spiace se nel passato si è trovato poco a suo agio con la terapeuta, questo ricordo probabilmente non lo aiuta a chiedere aiuto a una nuova psicologa. Può fin da subito esprimere i suoi timori, in generale lo psicologo cerca di offrire uno spazio di ascolto accogliente e non giudicante e quindi in generale può sentirsi libero di verbalizzare i suoi vissuti e pensieri, poi ognuno di noi ha una propria sensibilità e modo di recepire i rimandi dell'altro, le auguro di trovare un psicologo in grado di aiutarla e con cui sentirsi a suo agio. Per quanto riguarda la modalità in presenza o on line, veda lei come cominciare, personalmente penso che sia meglio in presenza, ma se lei preferisce on line può essere una valida alternativa, con un colloquio telefonico o una videochiamata.
Buongiorno, le rispondo con una premessa: nella sua domanda mancano alcuni elementi importanti. Non sappiamo la sua età, se il DOC sia stato diagnosticato da un professionista, quali siano le paure di cui teme parlare, se siano presenti pensieri intrusivi, compulsioni, attacchi di panico o altri sintomi importanti. Per questo la mia non è una diagnosi, ma un’ipotesi costruita su ciò che racconta.

Da quello che scrive, il punto non sembra essere solo scegliere tra studio, videochiamata o messaggi. Sembra che il primo ostacolo sia esporsi: parlare, essere vista, sentirsi giudicata, forse rivivere qualcosa di simile all’esperienza dolorosa avuta con quella psicologa.

Quell’episodio può aver lasciato un segno: vedere sua madre trattata male e uscire piangendo può aver associato l’idea dello psicologo a paura, giudizio e umiliazione. È comprensibile, quindi, che oggi lei voglia avvicinarsi con cautela.

Allo stesso tempo, attenzione: se aspetta di non avere più paura per iniziare, rischia di rimandare ancora. La paura non deve decidere tutto, ma può essere accompagnata un passo alla volta.

Per questo sì, può iniziare scrivendo. Anzi, per lei potrebbe essere proprio il primo passo più adatto: non per fare tutto solo per iscritto, ma per aprire una porta senza sentirsi subito costretta a parlare o a mostrarsi. Può mandare un primo messaggio al professionista, spiegando semplicemente: “Vorrei iniziare un percorso, ma ho molta paura di parlare e della videochiamata. Posso cominciare raccontando qualcosa per iscritto e poi valutare insieme un passaggio graduale?”.

Un bravo professionista non dovrebbe forzarla né sgridarla. Dovrebbe aiutarla a costruire un modo sostenibile per iniziare: prima un messaggio, poi magari una breve chiamata audio, poi una videochiamata, se e quando sarà possibile.

Il primo obiettivo non è raccontare tutto subito. È fare un passo che non confermi la paura, ma nemmeno la violenti.

Se vuole, può cominciare proprio da qui: scriva al professionista che sente più adatto e dica con sincerità che ha paura. A volte il percorso inizia esattamente così: non quando ci si sente pronti, ma quando si trova il coraggio di dire “non sono pronta, però ho bisogno di aiuto”.

Un caro saluto.

CONTROLLO risp
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, mi sento di dirle che avete avuto sfortuna; la maggior parte dei professionisti Psicologi o Psicoterapeuti dovrebbero avere di base molto tatto ed accoglienza, pertanto, direi che riprovando con altro professionista, difficilmente verrà delusa in quel modo.
Per quanto riguarda il resto, è indubbiamente meglio, sotto molteplici punti di vista terapeutici, una terapia in presenza; detto ciò però, una terapia online è meglio di non avere accesso alle cure di cui si necessita, quindi le suggerirei di confrontarsi con uno specialista di sua scelta e decidere assieme a lui/lei come procedere.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Lisa Cerri
Psicologo clinico, Psicologo
Soiano del Lago
Salve,
quello che racconta è molto comprensibile. Quando si pensa di iniziare un percorso psicologico, soprattutto se ci si porta dentro paure, vergogna o difficoltà legate anche al controllo e all’ansia, è normalissimo sentire timore. E nel suo caso c’è anche un’esperienza negativa precedente che probabilmente ha lasciato una ferita e molta diffidenza.

Vedere sua madre stare male in quel contesto può averle trasmesso l’idea che in terapia si venga giudicati, sgridati o non capiti. Ma una relazione terapeutica sana non dovrebbe funzionare così. Questo non significa che gli psicologi siano tutti uguali o che ogni esperienza sarà identica a quella.

Le dico anche una cosa importante: il fatto che oggi lei stia pensando a come sentirsi abbastanza al sicuro per iniziare — ad esempio chiedendosi se sia possibile partire scrivendo — mi fa pensare che una parte di lei il desiderio di farsi aiutare ce l’abbia già. E va rispettata anche la parte che ha paura.

Molti professionisti oggi lavorano online e alcuni possono valutare modalità più graduali all’inizio, soprattutto quando una persona è molto spaventata o fa fatica a esporsi subito. Può assolutamente chiedere prima come si svolgono i colloqui e spiegare le sue difficoltà senza sentirsi “strano” per questo.

Allo stesso tempo, le direi di non aspettare di sentirsi completamente pronto o senza paura per iniziare, perché spesso quel momento perfetto non arriva mai. La terapia, per molte persone, comincia proprio con frasi come: “Non so se riesco a parlare” oppure “Ho paura di essere giudicato”.

E va bene così. Non deve raccontare tutto subito, né forzarsi oltre ciò che riesce a sostenere. Un percorso serio dovrebbe aiutarla a costruire fiducia gradualmente, non travolgerla.
Restando a disposizione, le auguro un buon proseguimento.
Dott.ssa Silvia Curia
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, mi dispiace per l'esperienza che ha vissuto con sua madre, deve essere stato spiacevole ed è comprensibile che possa avere difficoltà dopo un'esperienza del genere. Non tutti i professionisti però lavorano allo stesso modo.
Per rispondere alla domanda sul poter iniziare con una comunicazione solo testuale — via chat o email — prima di passare alla videochiamata, la risposta è sì, ma non essendo la modalità più diffusa è opportuno chiederlo esplicitamente quando contatta il professionista: può spiegare esattamente quello che ha scritto qui, ovvero che vorrebbe iniziare scrivendo e poi valutare.
Inoltre, potrebbe valutare la possibilità di iniziare con un primo colloquio conoscitivo di pochi minuti ed eventualmente proseguire con sedute più brevi (20/30 minuti).
In questo modo avrebbe il vantaggio di poter capire se c'è sintonia con lo psicologo e se riesce a sentirsi a suo agio, senza avere l'ansia di dover sostenere un incontro prolungato. Tenga presente che la relazione con il professionista è parte del percorso stesso, e costruirla gradualmente è già terapeutico.
Le auguro di trovare presto il professionista giusto per lei.
Dott.ssa Giorgia Pinessi
Psicologo, Psicologo clinico
Lissone
Buonasera gentile Utente, gli strumenti per il supporto psicologico sono svariati dunque si può iniziare con delle modalità che lei trova più “comode”; ad esempio si può iniziare da una telefonata, poi passare a delle videochiamate e se successivamente se la dovesse sentire può valutare di recarsi in studio fisicamente;
Se necessita di ulteriori informazioni non esiti a contattarmi
Dott.ssa Psicologa Pinessi Giorgia
Dott.ssa Oxana Panetta
Psicologo
Laureana di Borrello
Salve,
Capisco bene perché ti senti così. Quello che hai vissuto con quella psicologa è stato spiacevole e anche poco professionale: sentirsi giudicati, sminuiti o vedere un familiare trattato male può lasciare un segno e rendere difficile fidarsi di nuovo. Il tuo timore non è “strano”, è una reazione coerente a quell’esperienza.
Allo stesso tempo, il fatto che tu stia pensando di iniziare un percorso dice qualcosa di importante: una parte di te vuole stare meglio, capirsi di più, trovare un modo diverso di gestire ciò che stai vivendo (come il DOC e le paure che descrivi). E questa è una base molto preziosa.
Ti dico una cosa con chiarezza:
una buona terapia non funziona come quella che hai visto.
Non dovrebbe esserci giudizio, né alzare la voce, né imporre soluzioni. Il lavoro terapeutico è costruito sulla fiducia, sul rispetto e sui tuoi tempi.Non devi arrivare “pronto”.
Non devi spiegarti perfettamente.
Non devi neanche sapere da dove iniziare.
Puoi anche cominciare così:
“Ho paura di essere qui e non so bene cosa dire.”
E da lì si costruisce insieme.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato. È comprensibile che l’idea di iniziare un percorso psicologico possa generare paura, soprattutto se in passato lei o la sua famiglia avete avuto un’esperienza negativa con una professionista. Un incontro in cui ci si è sentiti giudicati, rimproverati o non accolti può lasciare timore e sfiducia, ed è importante riconoscerlo senza minimizzarlo.
Allo stesso tempo, quell’esperienza non rappresenta necessariamente ciò che accade in un percorso terapeutico. Uno spazio psicologico dovrebbe essere prima di tutto un luogo sicuro, rispettoso e non giudicante, in cui la persona possa sentirsi libera di parlare con i propri tempi, senza forzature.
Se sente di avere molte paure, pensieri intrusivi o difficoltà riconducibili al DOC, iniziare un percorso potrebbe esserle davvero utile. Non è necessario raccontare tutto subito: le prime sedute servono anche a conoscersi, capire se si sente a suo agio con il professionista e costruire gradualmente un clima di fiducia.
Rispetto alla modalità online, può certamente valutare questa possibilità. Alcuni professionisti, compresa me, offrono colloqui online e, in alcuni casi, possono concordare modalità iniziali più graduali. Può provare a scrivere al professionista spiegando apertamente che ha timore della videochiamata e che le piacerebbe iniziare con un primo contatto scritto o comunque con una modalità che la faccia sentire meno esposta. Sarà poi il professionista a dirle cosa è possibile fare nel rispetto del setting terapeutico.
La cosa importante è non rinunciare a chiedere aiuto solo per paura. Può scegliere con calma, informarsi, fare un primo contatto e valutare come si sente. Se percepisce accoglienza, rispetto e delicatezza, potrà procedere un passo alla volta. Se invece non dovesse sentirsi a suo agio, ha sempre il diritto di cercare un altro professionista.
Iniziare una terapia non significa essere obbligati a raccontare tutto immediatamente, ma concedersi uno spazio in cui poter essere ascoltati con rispetto. Già il fatto che lei stia pensando di chiedere aiuto è un primo passo importante. Un caro saluto
Dott.ssa Greta Schilirò
Psicologo, Psicologo clinico
San Giovanni la Punta
È normale avere timore quando si pensa di iniziare un percorso psicologico, soprattutto dopo esperienze precedenti percepite come poco accoglienti. Questa esitazione iniziale è molto comune.

Ad oggi, inoltre, esistono molte modalità flessibili di incontro: non c’è un unico modo standard di iniziare o di procedere. I percorsi possono adattarsi ai tempi e al livello di comfort della persona, proprio per facilitare un avvio graduale e sostenibile.

Anche la paura di esporsi o di sentirsi giudicati tende a ridursi quando si trova un contesto in cui ci si sente ascoltati e rispettati. Se questo non accade, è sempre possibile cambiare professionista o modalità.

L’aspetto centrale resta trovare uno spazio in cui sentirsi sufficientemente al sicuro per iniziare, senza pressioni.
Dott. Leonardo Iacovone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, e grazie per aver scritto, ci vuole coraggio solo ad arrivare a chiedere aiuto, specialmente dopo un'esperienza così negativa con una professionista.
Prima di tutto, quello che è successo a sua madre non avrebbe mai dovuto succedere. Un professionista non alza la voce, non sminuisce, non fa sentire le persone sbagliate. Quella è stata una condotta scorretta, e è comprensibile che abbia lasciato in lei una paura e una diffidenza profonde. Non tutti i professionisti si comportano così, ma capisce perfettamente che quell'esperienza abbia reso tutto più difficile.
Riguardo alla sua domanda su come iniziare: la modalità con cui si sente più sicura è quella giusta. Molti psicologi, come il sottoscritto, lavorano online, e alcuni sono disponibili anche a un primo contatto via messaggio o email prima di passare alla videochiamata. Non c'è nulla di strano nel chiedere di iniziare in modo graduale, anzi un buon professionista accoglierà questa richiesta con rispetto e la aiuterà a trovare il ritmo giusto per lei.
La cosa più importante è trovare qualcuno con cui senta fin da subito di potersi fidare, dove non si senta giudicata né affrettata. La invito a contattarmi direttamente: possiamo iniziare proprio nel modo che preferisce, con i tempi e le modalità che sente più adatte a lei. Un saluto
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, si può fare un percorso psicologico online. Purtroppo è difficile fare un colloquio solo scrivendo, ma all'inizio può tenere spenta la videocamera come se fosse una chiamata semplice. Poi quando se la sentirà diventerà una videochiamata.
Mi spiace per quello che è successo con la collega, capisco il suo timore.
Grazie per averne parlato, buona giornata
Dott.ssa Federica Sangiacomo
Psicologo, Psicologo clinico
Potenza
Buongiorno, mi dispiace molto che abbia trovato una collega psicologa che si sia comportata in questo modo, ma non voglio entrare nel merito.
Posso dirLe che la modalità online può aiutarLa nel superare questo timore. In un contesto di terapia psicologica è possibile tirar fuori tutti i pensieri/dubbi/paure perché troverà un ambiente sicuro, in cui sarà ascoltato assolutamente senza giudizio. Ogni parola e paura verrà ascoltata e accolta, con l'obiettivo di farLa stare meglio e superare questo blocco.
Queste Sue paure potrebbero già essere un punto da cui cominciare per creare una relazione terapeutica.
Prenotare il primo incontro è già un grande atto di coraggio. Riprenda in mano la Sua vita, non se ne pentirá.
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro utente l'esperienza che riporta è stata assolutamente traumatica, ma non è assolutamente quella la terapia anzi... il terapeuta è una persona neutra che crea uno spazio di accoglienza, sereno e tranquillo per il paziente, è compito del terapeuta creare una situazione confortevole e fare di tutto per metterla a suo agio. Assolutamente non sono previste urla, ne tanto meno sgridate e niente di simili, non è deontologico. Per questo si affidi ad un professionista serie, esperto e di cui si fida o ispira fiducia e può iniziare proprio parlandole di queste difficoltà anche per iscritto sarò lo specialista ad aiutarla a trovare il modo piu sereno per farle iniziare il percorso. Un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve, grazie per aver condiviso in modo così sincero la tua esperienza e i tuoi timori.

Quello che descrivi è molto comprensibile: da un lato il desiderio di iniziare un percorso per stare meglio (anche rispetto a sintomi compatibili con un DOC), dall’altro la paura di esporsi, soprattutto dopo un’esperienza precedente vissuta come negativa e dolorosa per la tua famiglia. È normale che questo possa aver generato diffidenza e timore verso la figura dello psicologo.

Per quanto riguarda la modalità di colloquio, oggi esistono diverse possibilità: incontri in presenza, videochiamate e, in alcuni casi, anche percorsi iniziali più graduali. Tuttavia, è importante sapere che la forma “solo scritta” non è generalmente la modalità principale della psicoterapia, perché la relazione terapeutica si basa molto anche su aspetti emotivi e comunicativi che emergono nel dialogo diretto. Detto questo, alcuni professionisti possono concordare modalità più graduali di ingresso, proprio per venire incontro a persone molto in ansia o diffidenti.

È anche importante sottolineare che una buona alleanza terapeutica si costruisce con il tempo: non dovresti sentirti forzato a raccontare tutto subito. Puoi iniziare portando solo ciò che ti senti di dire, anche in modo frammentario. Un terapeuta preparato rispetta i tempi della persona, senza giudizio e senza pressioni.

Rispetto alla tua esperienza passata, mi dispiace molto per quanto accaduto. Non tutti i professionisti hanno lo stesso modo di porsi: uno stile poco empatico o giudicante non rappresenta la psicoterapia nel suo insieme. Proprio per questo può essere importante non fermarsi a quell’episodio, ma dare spazio alla possibilità di incontrare un professionista diverso, con un approccio più accogliente e rispettoso.

Il consiglio è di iniziare con un primo colloquio conoscitivo (anche online, se preferisci), in cui poter esprimere apertamente anche le tue paure rispetto alla terapia stessa: questo è già un primo passo terapeutico molto significativo.

Vista la presenza di sintomi che tu stesso riconosci come difficili da gestire, sarebbe opportuno non rimandare troppo e valutare un approfondimento con uno specialista, che possa aiutarti a inquadrare meglio la situazione e costruire un percorso adatto ai tuoi tempi e bisogni.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
mi spiace per il suo incontro non andato a buon fine.
Durante la nostra vita possiamo incontrare diversi professionisti e, posso assicurarle che siamo tutti diversi. Non lasci che un incontro andato male possa toglierle la possibilità di stare bene con un altro professionista.
Il percorso terapeutico è il percorso giusto. Può scegliere se farlo online o contattare un professionista che abbia un proprio studio dove potersi incontrare e che sappia accogliere ogni sua esigenza.
Salve, mi dispiace molto che il suo primo contatto con una psicologa sia andato come ha raccontato.
A volte, può accadere che per trovare il professionista giusto che vada bene per lei o per la sua famiglia, in caso di colloqui familiari, occorra conoscerne più di uno per trovare la persona con cui ci troviamo bene e da cui ci sentiamo capiti e accolti.
L’inizio del rapporto con un* psicolog* è un momento delicato, di vulnerabilità che richiede rispetto e premura.
Comprendo le sue paure nell’iniziare.
Mi sento di rassicurarla sul fatto che ci sono professionisti molto validi, accoglienti e gentili che possono farla sentire al sicuro, in un ambiente di protezione per le persone e le loro emozioni, in totale assenza di giudizio.
Se sente il bisogno di iniziare un percorso terapeutico la invito concedersi del tempo per accogliere la sua paura e i suoi timori, aspettando il momento adatto per lei per iniziare il percorso.
Fare i colloqui soltanto scrivendo purtroppo non è possibile in quanto non sarebbe un vero colloquio; ma può contattare tramite messaggi (anche nella piattaforma di MioDottore) il professionista che lei preferisce e spiegare i motivi per cui vorrebbe iniziare il percorso e le sue paure, chiedere informazioni, valutando come si sente nella conversazione. Se vorrà, le sedute possono essere svolte tranquillamente in videochiamata, quando si sentirà pront*.
Spero di aver risposto alle sue domande e i suoi dubbi.
La ringrazio per aver raccontato una parte di sé ed aver espresso i suoi timori.
Le auguro una buona serata
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, quello che racconta è molto comprensibile e credo sia importante dirle prima di tutto che il fatto di avere paura della terapia non significa affatto che lei non sia pronta a chiedere aiuto. Anzi, spesso chi ha vissuto esperienze negative o giudicanti sviluppa naturalmente timore nel mettersi nuovamente nelle mani di qualcuno, soprattutto quando si tratta di aprirsi su aspetti molto delicati di sé. L’episodio che ha vissuto con sua madre sembra averla colpita profondamente. Vedere una persona cara sentirsi umiliata, non capita o trattata con durezza in un momento vulnerabile può lasciare dentro una forte sfiducia. È possibile che oggi una parte di lei associ inconsciamente la figura dello psicologo al rischio di essere giudicati, sgridati, non compresi o addirittura feriti emotivamente. E se questo succede, è naturale che il solo pensiero di raccontare le proprie paure faccia salire ansia e chiusura. Vorrei però rassicurarla su un punto molto importante: un percorso psicologico non dovrebbe mai basarsi sul giudizio, sull’umiliazione o sull’imporre qualcosa alla persona. La terapia, soprattutto in un approccio cognitivo comportamentale, dovrebbe essere prima di tutto uno spazio sicuro in cui poter comprendere gradualmente il proprio funzionamento, le proprie paure, i pensieri che fanno soffrire e i meccanismi che mantengono il disagio, senza sentirsi sbagliati per questo. Il fatto che lei stia già pensando di iniziare un percorso è un segnale molto significativo. Significa che dentro di sé esiste una parte che desidera stare meglio, capire cosa succede e forse smettere di affrontare tutto da sola. E questo è un passo importante, anche se oggi è accompagnato da tanta paura. Mi sembra anche molto utile che lei abbia già riflettuto su quali modalità potrebbero farla sentire più al sicuro. Molte persone all’inizio fanno fatica con il contatto diretto, con la videocamera o con il raccontarsi verbalmente. Non c’è nulla di strano. Quando si prova ansia o vergogna rispetto ai propri pensieri e alle proprie paure, esporsi può sembrare quasi pericoloso. Per questo motivo alcuni professionisti accolgono tranquillamente la possibilità di iniziare in modo più graduale, ad esempio con colloqui online, tenendo inizialmente la videocamera spenta oppure aiutando la persona a sentirsi a proprio agio poco per volta. In certi casi anche scrivere può diventare un primo ponte per iniziare ad aprirsi. La cosa importante è capire che lei non è obbligata a raccontare tutto subito. Molte persone pensano che andare in terapia significhi sedersi davanti a qualcuno e dire immediatamente le cose più intime o spaventose. In realtà spesso il lavoro iniziale consiste proprio nel costruire fiducia, sicurezza e sentirsi accolti senza pressione. Può volerci tempo, ed è assolutamente legittimo. Anche il timore di parlare dei propri pensieri o delle proprie paure è molto frequente, soprattutto quando alcune esperienze interiori fanno sentire diversi, incomprensibili o giudicabili. Ma proprio ciò che oggi le crea vergogna o paura spesso è ciò che avrebbe più bisogno di essere ascoltato con delicatezza e compreso. Molte volte le persone convivono per anni con pensieri che le spaventano perché credono che, se li dicessero ad alta voce, verrebbero fraintese o giudicate. In terapia invece lo scopo non è etichettare la persona, ma aiutarla a capire come funzionano certi pensieri, perché fanno così paura e come mai sembrano prendere così tanto spazio nella vita quotidiana. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso il problema non è avere determinati pensieri o paure, ma il rapporto che si costruisce con essi. Quando qualcosa ci spaventa molto, tendiamo a evitarlo, controllarlo o nasconderlo, ma così facendo il cervello finisce spesso per percepirlo ancora più minaccioso. Ecco perché affrontare gradualmente questi meccanismi insieme a un professionista può diventare molto utile. Credo che lei possa concedersi il diritto di cercare uno psicologo con cui sentirsi davvero rispettata e al sicuro. Non tutte le esperienze saranno uguali a quella vissuta in passato. La relazione terapeutica è qualcosa di molto personale, e sentirsi accolti senza giudizio è una base fondamentale del lavoro psicologico. Forse in questo momento non è necessario pensare subito alla “terapia perfetta” o a dover raccontare tutto. Potrebbe semplicemente iniziare dal primo passo che sente più sostenibile per lei. Anche scrivere una mail, chiedere informazioni o fare un primo colloquio conoscitivo già rappresentano un modo per iniziare ad avvicinarsi a qualcosa che potrebbe aiutarla molto a comprendere se stessa e a stare meglio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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