Domande del paziente (80)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciò che descrive rappresenta una fase tipica dei processi di separazione affettiva, in cui i due partner possono trovarsi in momenti emotivi molto diversi.
Nel suo caso emerge una discrepanza tra il tempo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La sintomatologia che descrivi, soprattutto la nausea mattutina che tende a ridursi spontaneamente nel corso della mattinata, può rappresentare un residuo dell’attivazione ansiosa che il tuo organismo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo profondamente il senso di sfinimento e di scacco che stai descrivendo, una condizione in cui il dolore del passato si intreccia a quello del presente creando una sorta di paralisi invisibile... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il senso di disorientamento e il dolore sono comprensibili in questo momento, specialmente quando ci si ritrova a dubitare della validità delle proprie emozioni di fronte al comportamento di chi si ha... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il senso di disorientamento e il dolore acuto sono comprensibili in questo momento; affrontare una rottura così netta dopo oltre cinque anni di vita condivisa è un evento traumatico che scuote le fondamenta... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo profondamente il senso di intrusione e l'amarezza che sta provando; trovarsi bersaglio di giudizi morali così netti, specialmente quando colpiscono la tutela e l'identità di un figlio, genera... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo la sofferenza e lo stato di allerta che questa esperienza le sta provocando; è fondamentale affrontare la situazione partendo da una solida base neuroscientifica per disinnescare l'angoscia legata... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo profondamente il suo stato di turbamento e il senso di smarrimento che sta provando. La scoperta di una comunicazione parallela, unita alla discrepanza tra le rassicurazioni verbali di sua moglie... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo perfettamente il senso di sconcerto per l'esperienza che descrive. Da un punto di vista clinico e deontologico, quanto accaduto presenta diverse criticità procedurali che giustificano la sua... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
gentile utente,
non è chiaro se ha effettuato questi cambiamenti terapeutici sotto indicazione medica; la terapia farmacologica psichiatrica deve essere sempre prescritta, modificata, scalata o interrotta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto questa situazione stia diventando pesante per te e quanto tu stia cercando di tenere insieme tutto: il percorso universitario, il bisogno di autonomia, il rapporto con i tuoi genitori e... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
provo a restituirle in modo chiaro il possibile funzionamento di questo meccanismo:
Quando sua figlia sa che dovrà mangiare fuori casa, si attivano pensieri anticipatori come: “E se il cibo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da ciò che racconti sembra che l’esperienza della relazione passata, segnata da bugie e da una rottura della fiducia, abbia lasciato dentro di te una forte cautela nelle relazioni. Quando si...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
buonasera,
Comprendo il senso di frustrazione. Da ciò che descrivi, il quadro è molto più vicino a un’ansia intensa con ricerca ripetuta di rassicurazioni, non a una psicosi. Il bisogno di controllare,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
È abbastanza comune che, nel percorso psicologico, possano emergere momenti di esitazione o di blocco rispetto alla possibilità di proseguire le sedute; anzi spesso questo accade proprio quando il lavoro... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, le sue parole parrebbero delineare il vissuto di chi potrebbe aver abitato la propria relazione come un presidio di resistenza, agendo forse da unico supporto per un sistema che non sembrerebbe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Sara,
comprendo profondamente la complessità della situazione. Proverei ad offrirle una lettura clinica per aiutarla a fare chiarezza su dinamiche che durano ormai da molto tempo: il comportamento...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara signora,
comprendo profondamente il carico emotivo che sta portando.
Non e insolito, in situazioni simili, accogliere il timore del "tempo che scappa" e l'ambivalenza di fronte a una scelta così...
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Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per aver condiviso la sua situazione. Quello che descrive è un vissuto di forte confusione emotiva, ma vorrei rassicurarla su un punto: sei incontri rappresentano davvero solo l'inizio di un percorso psicologico, anche in una terapia breve.
In questa fase, lei e il suo terapeuta vi state conoscendo: il professionista sta ancora raccogliendo informazioni su come lei 'funziona', su come costruisce i legami e su quali siano i suoi sistemi di difesa. È normale non avere ancora 'risposte' definitive; si sta gettando la base per trovarle. Qualunque dubbio sull'andamento della terapia, comunque, è bene che lo ponga direttamente a lui: potrebbe essere utile chiedersi cosa le impedisca di farlo e portare questa riflessione in seduta.
Volendo rispondere alle sue domande, è fondamentale fare una distinzione tra due piani diversi:
Il senso di colpa: Provare dispiacere nel ferire qualcuno che ha fatto parte della nostra vita è un sentimento lecito e sano tra esseri sociali. Tuttavia, il senso di colpa non è un buon presupposto per una relazione.
Il sentimento sincero: Amare o desiderare una relazione è qualcosa di molto diverso dal 'non voler far soffrire' l'altro.
Il fatto che i 'cerchi' rappresentati in terapia fossero distanti per entrambi gli uomini suggerisce che, forse, in questo momento nessuno dei due rappresenta ciò di cui ha realmente bisogno. A volte restiamo legati al passato (l'ex) o cerchiamo rifugio in porti sicuri (l'amico) non per amore, ma per paura del vuoto o per senso di responsabilità verso i loro sentimenti.
La sua domanda ('Dovrei forse stare da sola?') è molto preziosa. Stare da soli non significa isolarsi, ma darsi il permesso di ascoltare i propri bisogni senza il rumore di fondo delle aspettative altrui. Ne parli con il suo terapeuta: esplorare perché sente di dover 'gestire' il dolore di questi due uomini a scapito della sua chiarezza interiore potrebbe essere la chiave per sbloccare la situazione.
rimango a disposizione,
saluti LEV
Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la sua narrazione evidenzia come l’equilibrio raggiunto in precedenza poggiasse su una struttura di significati molto rigida, centrata sul controllo, l’ordine e la prevedibilità della routine. In un’ottica cognitiva, questi elementi non erano solo abitudini, ma veri e propri 'pilastri' di sicurezza che le permettevano di gestire il senso di vulnerabilità.
L'evento del divorzio dei suoi genitori a novembre ha agito come un elemento di rottura (un invalidamento del suo sistema di certezze), scuotendo il senso di stabilità del suo mondo relazionale.
Alcuni punti su cui riflettere dal punto di vista clinico:
Il crollo del monitoraggio e l'evitamento: Quando la routine si interrompe o viene portata a termine troppo presto (alle 9:00), lei si ritrova in uno spazio privo di scopi definiti. Questo 'vuoto' attiva un monitoraggio iper-vigile sui segnali corporei (tachicardia) e sui pensieri catastrofici. La fuga da casa e il rifugiarsi presso figure familiari sono comportamenti di sicurezza che, sebbene calmino l'ansia nel breve termine, contribuiscono a mantenerla nel lungo periodo, confermandole l'idea di non poter tollerare la solitudine o l'inattività.
Identità e Progettualità: È interessante osservare come la sua identità sia attualmente molto centrata sui ruoli di 'accudimento' (della casa, del compagno) e poco su un progetto di realizzazione personale (lavoro, studio, interessi propri). A 25 anni, l'assenza di un investimento verso l'esterno rende il suo sistema psichico estremamente vulnerabile agli scossoni familiari: se crolla la stabilità del nucleo d'origine, lei non ha altri domini di vita in cui sentirsi efficace e sicura.
La discrepanza interna: Il desiderio di 'tornare come prima' genera una forte pressione interna. Più lei cerca di forzare la vecchia routine, più percepisce il fallimento, alimentando un circolo vizioso di ansia e frustrazione. L'obiettivo non è ripristinare il passato, ma integrare ciò che è accaduto per costruire un nuovo equilibrio che preveda anche la gestione dell'incertezza.
Il superamento di questa fase passa attraverso la comprensione del significato che questo divorzio ha assunto per lei e, parallelamente, attraverso una graduale esposizione a quei momenti di 'vuoto' mattutino, cercando di abitarli non come minacce, ma come spazi da reinvestire in una sua progettualità personale, indipendente dalle dinamiche familiari.
Data la sua ottima risposta ai percorsi precedenti, un intervento mirato potrebbe aiutarla a ristrutturare questi schemi e a ritrovare un senso di autoefficacia che non dipenda solo dal controllo domestico.
Un cordiale saluto.
LEV