Buonasera, sono una ragazza di 20 anni, ne farò 21 quest anno e mi sembra di stare perdendo comple
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Buonasera,
sono una ragazza di 20 anni, ne farò 21 quest anno e mi sembra di stare perdendo completamente la testa.
Ho iniziato l’università dopo aver perso un anno in una città diversa dalla mia ed essermi resa conto di aver sbagliato corso di studi, i miei genitori mi supportano economicamente ma con molta tendenza a rimarcare le loro spese al minimo errore e continuando a farmi sentire in colpa per ciò che è successo quando ero fuorisede (mi hanno già detto diverse volte che li ho presi in giro ecc.) capisco la rabbia di dover accettare che tua figlia ha cambiato percorso di studi e ti ha fatto sprecare dei soldi, ma quanto può durare questa rabbia? Le conversazioni con mio padre sono diventate solo un “a che ora ti sei svegliata oggi” e “quanti esami devi dare”, gli ho dovuto mandare il piano di studi. A questa prima sessione ho dato 24 CFU (3 esami su 5), loro non hanno mai fatto l’università e non capiscono che ci sia bisogno di tempo per capire come gestire le cose. Mi hanno fatto pesare tanto il fatto di non aver dato un esame che gli avevo detto avrei voluto dare insultandomi e dicendomi che avrebbero smesso di pagare le tasse dell’università. Mio padre continua a dire che vuole sapere che faccio perché deve sapere a che punto sono, io sono stressata e distrutta da questa situazione perché questo controllo è diventato giornaliero e costante. Gli interessa solamente se studio oppure no. Non so come gestire questo stress per me sta diventando ingestibile e non so come muovermi, mia nonna è anche molto malata quindi mi sento in colpa a parlarne con mamma che ha già questo pensiero. Pensavo di rivolgermi in consultorio perché mi sento in colpa a chiedergli di pagarmi altro, se potessi lavorerei ma non penso di essere capace di lavorare e studiare insieme per ora.
Grazie mille nel caso.
-S.
sono una ragazza di 20 anni, ne farò 21 quest anno e mi sembra di stare perdendo completamente la testa.
Ho iniziato l’università dopo aver perso un anno in una città diversa dalla mia ed essermi resa conto di aver sbagliato corso di studi, i miei genitori mi supportano economicamente ma con molta tendenza a rimarcare le loro spese al minimo errore e continuando a farmi sentire in colpa per ciò che è successo quando ero fuorisede (mi hanno già detto diverse volte che li ho presi in giro ecc.) capisco la rabbia di dover accettare che tua figlia ha cambiato percorso di studi e ti ha fatto sprecare dei soldi, ma quanto può durare questa rabbia? Le conversazioni con mio padre sono diventate solo un “a che ora ti sei svegliata oggi” e “quanti esami devi dare”, gli ho dovuto mandare il piano di studi. A questa prima sessione ho dato 24 CFU (3 esami su 5), loro non hanno mai fatto l’università e non capiscono che ci sia bisogno di tempo per capire come gestire le cose. Mi hanno fatto pesare tanto il fatto di non aver dato un esame che gli avevo detto avrei voluto dare insultandomi e dicendomi che avrebbero smesso di pagare le tasse dell’università. Mio padre continua a dire che vuole sapere che faccio perché deve sapere a che punto sono, io sono stressata e distrutta da questa situazione perché questo controllo è diventato giornaliero e costante. Gli interessa solamente se studio oppure no. Non so come gestire questo stress per me sta diventando ingestibile e non so come muovermi, mia nonna è anche molto malata quindi mi sento in colpa a parlarne con mamma che ha già questo pensiero. Pensavo di rivolgermi in consultorio perché mi sento in colpa a chiedergli di pagarmi altro, se potessi lavorerei ma non penso di essere capace di lavorare e studiare insieme per ora.
Grazie mille nel caso.
-S.
Buonasera, leggendo quanto ha scritto mi sembra che a un certo punto si sia creata una sorta di frattura nel rapporto con i suoi genitori. Sicuramente sarebbe interessante capire se è la prima volta che accade, se cioè tutto ha avuto origine in questo anno da fuori sede, o se già prima c'erano difficoltà simili. In ogni caso è comprensibile come questo clima rischi di mettere in ombra un momento importante della sua vita in cui lei si confronta con le sue idee e i suoi progetti per il futuro e che già di per sè può generare stress. Lei pensa di rivolgersi a un consultorio perchè non se la sente di lavorare adesso. Forse può essere la decisione giusta, le faccio un grande in bocca al lupo. Dott.ssa Rachele Petrini
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Buonasera, a volte può capitare di non avere la forza di gestire da soli delle situazioni stressanti, per cui, se ritiene di aver bisogno d'aiuto, farebbe benissimo a rivolgersi ad un consultorio.
Quello che descrive è molto faticoso e comprensibilmente stressante. Quando un percorso universitario cambia direzione, spesso nelle famiglie si attivano delusione, preoccupazione e paura per il futuro dei figli. I Suoi genitori sembrano esprimere queste emozioni attraverso il controllo e il richiamo costante ai risultati, modalità che però rischia di farla sentire sotto pressione e in colpa, più che sostenuta. È importante riconoscere che cambiare corso o perdere tempo all’università non è un fallimento personale, ma una fase di ricerca piuttosto comune nel passaggio all’età adulta. Sta comunque andando avanti: aver conseguito 24 CFU alla prima sessione indica impegno e capacità di riorganizzarsi. Sul piano relazionale, può essere utile tenere insieme due aspetti: da una parte comprendere che, non avendo esperienza diretta dell’università, i suoi genitori possono fare più fatica a coglierne i tempi e le complessità. Dall’altra, è legittimo che lei abbia bisogno di fiducia, non solo di verifica. Quando il dialogo si riduce a controlli e rendicontazioni, la relazione rischia di irrigidirsi e di aumentare l’ansia da entrambe le parti. Può aiutare provare a spostare la comunicazione dal terreno della difesa (“non mi capite”) a quello della condivisione responsabile, ad esempio spiegando concretamente come sta organizzando lo studio, quali esami prevede e in che tempi, ma anche esprimendo con calma che il controllo quotidiano e i rimproveri continui la fanno sentire sotto pressione e non facilitano il suo rendimento. Spesso i genitori modulano il controllo quando percepiscono che il figlio sta costruendo autonomia e progettualità.
Rispetto al senso di colpa, è comprensibile quando si ricevono messaggi ripetuti di delusione o sacrificio economico. Ma il supporto allo studio, quando possibile, fa parte dell’investimento genitoriale verso l’autonomia dei figli. Non è un debito da ripagare subito, ma un passaggio che gradualmente si trasforma in responsabilità personale. Il fatto che lei stia pensando anche a lavorare indica già una direzione di crescita, non incapacità.
Infine, l’idea di rivolgersi a un consultorio è molto sensata: chiedere uno spazio di confronto non significa pesare sulla famiglia, ma prendersi cura del proprio equilibrio in una fase di transizione impegnativa. Quando lo stress è alto e il clima familiare è teso, avere un luogo neutro in cui elaborare emozioni e strategie può fare molta differenza, sia per il suo benessere sia per migliorare il dialogo con i suoi genitori.
Rispetto al senso di colpa, è comprensibile quando si ricevono messaggi ripetuti di delusione o sacrificio economico. Ma il supporto allo studio, quando possibile, fa parte dell’investimento genitoriale verso l’autonomia dei figli. Non è un debito da ripagare subito, ma un passaggio che gradualmente si trasforma in responsabilità personale. Il fatto che lei stia pensando anche a lavorare indica già una direzione di crescita, non incapacità.
Infine, l’idea di rivolgersi a un consultorio è molto sensata: chiedere uno spazio di confronto non significa pesare sulla famiglia, ma prendersi cura del proprio equilibrio in una fase di transizione impegnativa. Quando lo stress è alto e il clima familiare è teso, avere un luogo neutro in cui elaborare emozioni e strategie può fare molta differenza, sia per il suo benessere sia per migliorare il dialogo con i suoi genitori.
Cara S.,
grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Dal tuo messaggio emerge una situazione molto carica di pressione, senso di colpa e stanchezza emotiva. Quando le richieste, i controlli e le aspettative diventano quotidiane, è comprensibile che lo stress possa aumentare fino a sembrare ingestibile.
Stai attraversando diversi cambiamenti contemporaneamente: un nuovo percorso universitario, il rapporto con i tuoi genitori che si è modificato, la malattia di tua nonna. Ognuno di questi elementi, da solo, può generare tensione; insieme possono amplificare ansia e senso di sopraffazione.
Il controllo costante che descrivi può incidere sulla percezione di autonomia e può rendere più difficile concentrarsi sullo studio con serenità. Quando si ha la sensazione di dover continuamente dimostrare qualcosa, il livello di attivazione interna rimane alto e il corpo può restare in uno stato di allerta prolungato.
Il senso di colpa che riporti, sia verso i tuoi genitori sia verso tua madre in questo momento delicato, sembra occupare molto spazio nei tuoi pensieri. Il senso di colpa, quando diventa persistente, tende a farci sentire responsabili anche di aspetti che non dipendono interamente da noi.
L’idea di rivolgerti a un consultorio è una possibilità concreta per avere uno spazio neutro, dove poter parlare senza la preoccupazione di pesare su qualcuno. Avere un luogo in cui esprimere liberamente emozioni e paure può aiutare a ridurre la pressione interna e a chiarire come muoverti.
Per gestire lo stress nell’immediato, può essere utile:
creare momenti brevi ma regolari di decompressione (respirazione lenta, camminate, pause strutturate);
delimitare mentalmente gli spazi: tempo per lo studio e tempo in cui non parlarne;
osservare quando l’ansia aumenta e cosa la attiva, senza cercare subito di modificarla.
Il fatto che tu stia cercando un modo per affrontare questa situazione indica un bisogno di equilibrio e di tutela personale. Possiamo anche provare a esplorare insieme quali pensieri ti attraversano nei momenti in cui senti lo stress salire di più.
grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Dal tuo messaggio emerge una situazione molto carica di pressione, senso di colpa e stanchezza emotiva. Quando le richieste, i controlli e le aspettative diventano quotidiane, è comprensibile che lo stress possa aumentare fino a sembrare ingestibile.
Stai attraversando diversi cambiamenti contemporaneamente: un nuovo percorso universitario, il rapporto con i tuoi genitori che si è modificato, la malattia di tua nonna. Ognuno di questi elementi, da solo, può generare tensione; insieme possono amplificare ansia e senso di sopraffazione.
Il controllo costante che descrivi può incidere sulla percezione di autonomia e può rendere più difficile concentrarsi sullo studio con serenità. Quando si ha la sensazione di dover continuamente dimostrare qualcosa, il livello di attivazione interna rimane alto e il corpo può restare in uno stato di allerta prolungato.
Il senso di colpa che riporti, sia verso i tuoi genitori sia verso tua madre in questo momento delicato, sembra occupare molto spazio nei tuoi pensieri. Il senso di colpa, quando diventa persistente, tende a farci sentire responsabili anche di aspetti che non dipendono interamente da noi.
L’idea di rivolgerti a un consultorio è una possibilità concreta per avere uno spazio neutro, dove poter parlare senza la preoccupazione di pesare su qualcuno. Avere un luogo in cui esprimere liberamente emozioni e paure può aiutare a ridurre la pressione interna e a chiarire come muoverti.
Per gestire lo stress nell’immediato, può essere utile:
creare momenti brevi ma regolari di decompressione (respirazione lenta, camminate, pause strutturate);
delimitare mentalmente gli spazi: tempo per lo studio e tempo in cui non parlarne;
osservare quando l’ansia aumenta e cosa la attiva, senza cercare subito di modificarla.
Il fatto che tu stia cercando un modo per affrontare questa situazione indica un bisogno di equilibrio e di tutela personale. Possiamo anche provare a esplorare insieme quali pensieri ti attraversano nei momenti in cui senti lo stress salire di più.
buonasera
quello che sta vivendo non è “perdere la testa”. È trovarsi sotto una pressione continua che la sta consumando emotivamente. La situazione che descrive non riguarda solo l’università: riguarda il modo in cui si sente guardata, giudicata e controllata.
Ha cambiato percorso di studi. Questo può generare delusione nei genitori, è comprensibile. Ma la delusione non dovrebbe trasformarsi in una colpa permanente. Quando suo padre le chiede ogni giorno a che ora si è svegliata o quanti esami deve dare, non sta solo chiedendo informazioni: sta monitorando il suo valore attraverso la performance. E questo, giorno dopo giorno, logora.
Lei ha dato 24 CFU in una sessione. Tre esami su cinque non sono un fallimento, sono un risultato. Il problema è che in questo momento qualsiasi cosa faccia sembra non essere abbastanza. E quando si vive in un clima in cui l’errore viene continuamente ricordato, si finisce per interiorizzare quella voce critica.
C’è un aspetto molto delicato che emerge dalle sue parole: il senso di colpa. Si sente in colpa per aver cambiato corso, in colpa per i soldi, in colpa per parlare con sua madre perché c’è sua nonna malata, in colpa persino all’idea di chiedere un supporto psicologico. Quando il senso di colpa diventa così diffuso, spesso non riguarda più solo l’evento concreto, ma diventa una modalità con cui ci si percepisce: “sto pesando”, “sto deludendo”, “sto chiedendo troppo”.
Il controllo costante può generare ansia, blocco, perfino difficoltà di concentrazione. È paradossale: più viene monitorata, più può sentirsi paralizzata. L’università richiede autonomia e tempi personali di adattamento, ma se ogni giorno deve rendere conto come se fosse sotto esame, diventa difficile sviluppare sicurezza.
Il fatto che stia pensando al consultorio è un segnale di maturità, non di debolezza. Cercare uno spazio suo, dove poter parlare senza sentirsi giudicata o pesare economicamente, è un modo sano di prendersi cura di sé. Non deve aspettare di “stare peggio” per farlo.
Un altro punto importante è questo: lei non è il suo rendimento universitario. Sta attraversando una fase di transizione, come molte persone alla sua età. Sbagliare percorso non significa essere inaffidabile o aver preso in giro qualcuno. Significa aver capito meglio chi è.
La domanda che forse può iniziare a porsi è: come posso proteggere il mio equilibrio mentre porto avanti il mio percorso? Questo può significare stabilire piccoli confini comunicativi, ad esempio evitare aggiornamenti quotidiani e concordare momenti più distanziati in cui parlare degli esami. Non sempre è facile con genitori molto controllanti, ma anche piccoli spostamenti possono ridurre la pressione.
Il suo stress è comprensibile. Non è fragile perché fatica a reggere questa situazione. Sta cercando di costruire la sua autonomia in un contesto che fatica a concederla. Questo crea tensione, ma non significa che stia sbagliando tutto.
Chiedere aiuto, anche in consultorio, potrebbe darle uno spazio dove rimettere ordine nei pensieri e ridurre il senso di colpa che oggi sembra occupare troppo spazio nella sua mente.
quello che sta vivendo non è “perdere la testa”. È trovarsi sotto una pressione continua che la sta consumando emotivamente. La situazione che descrive non riguarda solo l’università: riguarda il modo in cui si sente guardata, giudicata e controllata.
Ha cambiato percorso di studi. Questo può generare delusione nei genitori, è comprensibile. Ma la delusione non dovrebbe trasformarsi in una colpa permanente. Quando suo padre le chiede ogni giorno a che ora si è svegliata o quanti esami deve dare, non sta solo chiedendo informazioni: sta monitorando il suo valore attraverso la performance. E questo, giorno dopo giorno, logora.
Lei ha dato 24 CFU in una sessione. Tre esami su cinque non sono un fallimento, sono un risultato. Il problema è che in questo momento qualsiasi cosa faccia sembra non essere abbastanza. E quando si vive in un clima in cui l’errore viene continuamente ricordato, si finisce per interiorizzare quella voce critica.
C’è un aspetto molto delicato che emerge dalle sue parole: il senso di colpa. Si sente in colpa per aver cambiato corso, in colpa per i soldi, in colpa per parlare con sua madre perché c’è sua nonna malata, in colpa persino all’idea di chiedere un supporto psicologico. Quando il senso di colpa diventa così diffuso, spesso non riguarda più solo l’evento concreto, ma diventa una modalità con cui ci si percepisce: “sto pesando”, “sto deludendo”, “sto chiedendo troppo”.
Il controllo costante può generare ansia, blocco, perfino difficoltà di concentrazione. È paradossale: più viene monitorata, più può sentirsi paralizzata. L’università richiede autonomia e tempi personali di adattamento, ma se ogni giorno deve rendere conto come se fosse sotto esame, diventa difficile sviluppare sicurezza.
Il fatto che stia pensando al consultorio è un segnale di maturità, non di debolezza. Cercare uno spazio suo, dove poter parlare senza sentirsi giudicata o pesare economicamente, è un modo sano di prendersi cura di sé. Non deve aspettare di “stare peggio” per farlo.
Un altro punto importante è questo: lei non è il suo rendimento universitario. Sta attraversando una fase di transizione, come molte persone alla sua età. Sbagliare percorso non significa essere inaffidabile o aver preso in giro qualcuno. Significa aver capito meglio chi è.
La domanda che forse può iniziare a porsi è: come posso proteggere il mio equilibrio mentre porto avanti il mio percorso? Questo può significare stabilire piccoli confini comunicativi, ad esempio evitare aggiornamenti quotidiani e concordare momenti più distanziati in cui parlare degli esami. Non sempre è facile con genitori molto controllanti, ma anche piccoli spostamenti possono ridurre la pressione.
Il suo stress è comprensibile. Non è fragile perché fatica a reggere questa situazione. Sta cercando di costruire la sua autonomia in un contesto che fatica a concederla. Questo crea tensione, ma non significa che stia sbagliando tutto.
Chiedere aiuto, anche in consultorio, potrebbe darle uno spazio dove rimettere ordine nei pensieri e ridurre il senso di colpa che oggi sembra occupare troppo spazio nella sua mente.
Gentilissima S., comprendo bene il distress. Potrebbe informarsi se c'è uno sportello di ascolto nella sua università. La aiuterebbe a focalizzarsi in modo produttivo sulle sue preoccupazioni e a dedicarsi ai suoi progetti di vita e di studio. La invito anche a riflettere sul fatto che, pur apprezzando il preziosissimo aiuto (che sia economico o di altro tipo) fornito dai suoi genitori, essendo maggiorenne, lei mantiene piena autonomia nelle proprie decisioni. Qualora non trovasse uno sportello di ascolto nella sua università o non la soddisfacesse, si informi certamente su consultori, o sul servizio sanitario locale.
Buonasera S.,
dalle sue parole si sente quanto questa situazione la stia logorando. Sta cercando di rimettere in ordine il suo percorso, ma vive sotto una pressione costante, fatta di controllo e senso di colpa. In queste condizioni è comprensibile sentirsi sopraffatta.
Cambiare strada a 20 anni fa parte della crescita. Il punto non è l’errore iniziale, ma il clima relazionale che si è creato: quando il sostegno economico viene accompagnato da minacce o verifiche quotidiane, l’ansia aumenta e diventa difficile concentrarsi con serenità.
Potrebbe aiutarla avere uno spazio neutro in cui elaborare ciò che sta vivendo e trovare modalità più tutelanti nel rapporto con i suoi genitori. Può rivolgersi al medico di base per chiedere l’accesso ai servizi psicologici della ASL, oppure informarsi sugli sportelli di supporto psicologico dell’università. Esistono anche professionisti che prevedono tariffe agevolate per studenti.
Non sta “perdendo la testa”: sta attraversando un momento di forte stress e merita di non affrontarlo da sola
Un saluto
dalle sue parole si sente quanto questa situazione la stia logorando. Sta cercando di rimettere in ordine il suo percorso, ma vive sotto una pressione costante, fatta di controllo e senso di colpa. In queste condizioni è comprensibile sentirsi sopraffatta.
Cambiare strada a 20 anni fa parte della crescita. Il punto non è l’errore iniziale, ma il clima relazionale che si è creato: quando il sostegno economico viene accompagnato da minacce o verifiche quotidiane, l’ansia aumenta e diventa difficile concentrarsi con serenità.
Potrebbe aiutarla avere uno spazio neutro in cui elaborare ciò che sta vivendo e trovare modalità più tutelanti nel rapporto con i suoi genitori. Può rivolgersi al medico di base per chiedere l’accesso ai servizi psicologici della ASL, oppure informarsi sugli sportelli di supporto psicologico dell’università. Esistono anche professionisti che prevedono tariffe agevolate per studenti.
Non sta “perdendo la testa”: sta attraversando un momento di forte stress e merita di non affrontarlo da sola
Un saluto
Buonasera,
dal racconto emerge un forte carico di pressione e senso di colpa che incidono sul suo benessere. Cambiare percorso di studi non significa “aver fallito”, ma aver compreso qualcosa di sé, e agire nonostante la fatica. È comprensibile che i suoi genitori possano aver vissuto il cambiamento con preoccupazione o rabbia, ma il controllo costante possono generare ansia anziché motivazione.
Rivolgersi al consultorio o al servizio di supporto psicologico universitario potrebbe essere una scelta utile per elaborare lo stress, il senso di colpa e imparare a gestire il rapporto con i suoi genitori. Chiedere aiuto in questo momento non è un segno di debolezza, ma un modo per prendersi cura di sé in una fase delicata della sua crescita verso un maggiore benessere.
Un caro saluto, PR.
dal racconto emerge un forte carico di pressione e senso di colpa che incidono sul suo benessere. Cambiare percorso di studi non significa “aver fallito”, ma aver compreso qualcosa di sé, e agire nonostante la fatica. È comprensibile che i suoi genitori possano aver vissuto il cambiamento con preoccupazione o rabbia, ma il controllo costante possono generare ansia anziché motivazione.
Rivolgersi al consultorio o al servizio di supporto psicologico universitario potrebbe essere una scelta utile per elaborare lo stress, il senso di colpa e imparare a gestire il rapporto con i suoi genitori. Chiedere aiuto in questo momento non è un segno di debolezza, ma un modo per prendersi cura di sé in una fase delicata della sua crescita verso un maggiore benessere.
Un caro saluto, PR.
Buonasera, grazie per la condivisione.
Da ciò che scrive si percepiscono chiaramente la fatica che sta vivendo e il peso che sente rispetto alla scelta compiuta. Vorrei dirle che nella vita può accadere di rendersi conto che il percorso intrapreso non sia quello più adatto a noi, è una situazione piuttosto frequente, soprattutto in ambito universitario.
L’università rappresenta una decisione significativa ed è un cammino impegnativo; se durante il percorso ci si accorge che non rispecchia i propri interessi o le proprie inclinazioni, continuare potrebbe diventare poco motivante e fonte di frustrazione. Per questo motivo, ha fatto bene ad ascoltarsi e a prendere una decisione coerente con ciò che sente. Mi auguro che il nuovo percorso di studi le stia dando soddisfazione e che lo percepisca in linea con i suoi desideri.
Dall’altra parte, i suoi genitori stanno vivendo con ansia e preoccupazione questo momento, facendo fatica a soffermarsi sul suo stato d'animo o come questi comportamenti possano in qualche modo ripercuotersi su di lei. Potrebbe essere utile provare a parlare con loro, spiegando come si sente quando si verificano determinati comportamenti, così da favorire una maggiore comprensione del suo stato d’animo.
Inoltre, intraprendere un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio di ascolto e strumenti concreti per affrontare e gestire al meglio questa situazione. Per quanto riguarda l’eventuale avvio di un percorso psicologico, potrebbe valutarne la condivisione con i suoi genitori, spiegando con chiarezza le motivazioni che la spingono a questa scelta e sottolineandone l’utilità. Prendersi cura di sé è fondamentale. Credo che i suoi genitori desiderino soprattutto il suo bene e che la loro priorità sia vederla serena. Per questo motivo, potrebbe essere utile parlarne apertamente con loro e confrontarsi su questo aspetto, condividendo ciò che sente e ciò di cui pensa di avere bisogno in questo momento.
Da ciò che scrive si percepiscono chiaramente la fatica che sta vivendo e il peso che sente rispetto alla scelta compiuta. Vorrei dirle che nella vita può accadere di rendersi conto che il percorso intrapreso non sia quello più adatto a noi, è una situazione piuttosto frequente, soprattutto in ambito universitario.
L’università rappresenta una decisione significativa ed è un cammino impegnativo; se durante il percorso ci si accorge che non rispecchia i propri interessi o le proprie inclinazioni, continuare potrebbe diventare poco motivante e fonte di frustrazione. Per questo motivo, ha fatto bene ad ascoltarsi e a prendere una decisione coerente con ciò che sente. Mi auguro che il nuovo percorso di studi le stia dando soddisfazione e che lo percepisca in linea con i suoi desideri.
Dall’altra parte, i suoi genitori stanno vivendo con ansia e preoccupazione questo momento, facendo fatica a soffermarsi sul suo stato d'animo o come questi comportamenti possano in qualche modo ripercuotersi su di lei. Potrebbe essere utile provare a parlare con loro, spiegando come si sente quando si verificano determinati comportamenti, così da favorire una maggiore comprensione del suo stato d’animo.
Inoltre, intraprendere un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio di ascolto e strumenti concreti per affrontare e gestire al meglio questa situazione. Per quanto riguarda l’eventuale avvio di un percorso psicologico, potrebbe valutarne la condivisione con i suoi genitori, spiegando con chiarezza le motivazioni che la spingono a questa scelta e sottolineandone l’utilità. Prendersi cura di sé è fondamentale. Credo che i suoi genitori desiderino soprattutto il suo bene e che la loro priorità sia vederla serena. Per questo motivo, potrebbe essere utile parlarne apertamente con loro e confrontarsi su questo aspetto, condividendo ciò che sente e ciò di cui pensa di avere bisogno in questo momento.
Cara S.,
leggere le sue parole mi ha particolarmente colpita. Vorrei partire da un aspetto molto importante: non è affatto scontato che una persona riesca, con onestà e coraggio, a riconoscere di aver bisogno di cambiare strada professionale per intraprenderne una nuova. Immagino che non sia stata una decisione semplice e il fatto che lei abbia saputo assumersi la responsabilità delle conseguenze derivate da questo cambiamento, dimostra grande maturità e consapevolezza, qualità che meritano di essere riconosciute.
In questo momento sta attraversando una fase delicata: il senso di colpa e di responsabilità che avverte verso i suoi genitori e verso sé stessa e il suo futuro può essere molto pesante da sostenere. È comprensibile che queste emozioni la mettano in difficoltà.
Proprio per questo, credo possa essere importante aprire un dialogo con loro, in particolare con suo padre. Condividere ciò che prova, anche la sensazione di sfiducia o di eccessivo controllo che percepisce, potrebbe aiutarli a comprendere quanto queste dinamiche rischino di bloccarla ulteriormente, incidendo sul suo senso di auto-efficacia, sul suo benessere quotidiano e persino sul rendimento universitario.
Per poter vivere con maggiore serenità questo nuovo percorso, è importante che lei si senta accompagnata e sostenuta, ma allo stesso tempo rispettata nella sua autonomia. Ricevere supporto e fiducia nel fatto che lei possa gestire in prima persona questa fase della sua vita adulta sono condizioni essenziali per il suo equilibrio e la sua crescita. Del resto, le scelte che ha già compiuto testimoniano chiaramente il suo forte senso di responsabilità e la sua capacità di assumersi le conseguenze delle proprie decisioni.
Un saluto
leggere le sue parole mi ha particolarmente colpita. Vorrei partire da un aspetto molto importante: non è affatto scontato che una persona riesca, con onestà e coraggio, a riconoscere di aver bisogno di cambiare strada professionale per intraprenderne una nuova. Immagino che non sia stata una decisione semplice e il fatto che lei abbia saputo assumersi la responsabilità delle conseguenze derivate da questo cambiamento, dimostra grande maturità e consapevolezza, qualità che meritano di essere riconosciute.
In questo momento sta attraversando una fase delicata: il senso di colpa e di responsabilità che avverte verso i suoi genitori e verso sé stessa e il suo futuro può essere molto pesante da sostenere. È comprensibile che queste emozioni la mettano in difficoltà.
Proprio per questo, credo possa essere importante aprire un dialogo con loro, in particolare con suo padre. Condividere ciò che prova, anche la sensazione di sfiducia o di eccessivo controllo che percepisce, potrebbe aiutarli a comprendere quanto queste dinamiche rischino di bloccarla ulteriormente, incidendo sul suo senso di auto-efficacia, sul suo benessere quotidiano e persino sul rendimento universitario.
Per poter vivere con maggiore serenità questo nuovo percorso, è importante che lei si senta accompagnata e sostenuta, ma allo stesso tempo rispettata nella sua autonomia. Ricevere supporto e fiducia nel fatto che lei possa gestire in prima persona questa fase della sua vita adulta sono condizioni essenziali per il suo equilibrio e la sua crescita. Del resto, le scelte che ha già compiuto testimoniano chiaramente il suo forte senso di responsabilità e la sua capacità di assumersi le conseguenze delle proprie decisioni.
Un saluto
Buonasera S., dalle sue parole arriva chiaramente quanto peso stia portando sulle spalle in questo momento. Si trova in una fase della vita che già di per sé richiede molti adattamenti, scelte e cambiamenti, e allo stesso tempo sente di dover continuamente giustificare ogni passo che fa. È comprensibile che lo stress stia diventando difficile da sostenere, perché quando ci si sente osservati e valutati ogni giorno si perde facilmente la serenità necessaria per concentrarsi davvero su ciò che si sta costruendo. Cambiare percorso di studi non è un fallimento, anche se spesso viene vissuto così. È piuttosto un tentativo di correggere una direzione che non sentiva più sua. Molte persone scoprono solo facendo esperienza cosa desiderano davvero, e questo non significa aver preso in giro qualcuno o aver sprecato qualcosa. Lei ha provato, ha capito che non era la strada giusta e ha scelto di ripartire. Questo richiede responsabilità, non superficialità. Il punto più doloroso sembra essere il clima che si è creato con i suoi genitori. Quando il sostegno economico viene accompagnato da controlli continui o da frasi che fanno sentire in debito, è facile iniziare a vivere ogni giornata con l’ansia di non essere abbastanza. Le domande sugli orari, sugli esami, sul piano di studi probabilmente nascono anche dalla loro preoccupazione e dal desiderio di capire se le cose stanno andando bene, ma il modo in cui arrivano a lei sembra trasformarsi in pressione costante. Quando il dialogo diventa solo verifica della performance, la relazione rischia di perdere lo spazio emotivo dove sentirsi vista come persona e non solo come studentessa. È importante riconoscere anche ciò che ha fatto finora. Ventiquattro crediti in una sessione non sono pochi, soprattutto dopo un cambio di percorso e con un forte carico emotivo familiare. Studiare richiede tempo per trovare un metodo, capire i ritmi, conoscere sé stessi. Non è qualcosa che si misura solo contando gli esami, ma anche osservando la stabilità che si costruisce nel tempo. La sensazione di stare perdendo la testa spesso nasce quando si accumulano richieste esterne e sensi di colpa interni senza avere uno spazio sicuro dove poter respirare. Lei cerca di non parlare troppo con sua madre per proteggerla mentre affronta la malattia di sua nonna, cerca di non pesare economicamente sulla famiglia e allo stesso tempo vorrebbe dimostrare di essere autonoma. È come se stesse provando a gestire tutto da sola. È comprensibile quindi che si senta stanca e confusa. L’idea di rivolgersi a un consultorio è una scelta molto sensata. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma perché avere uno spazio neutro dove poter parlare senza sentirsi giudicata o valutata può aiutarla a mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni. A volte basta poter raccontare liberamente cosa si prova per iniziare a ridurre quella pressione interna che oggi sembra schiacciarla. Rispetto al lavoro, è importante non trasformarlo in un’ulteriore prova da superare per dimostrare qualcosa. Lavorare e studiare insieme può essere una risorsa per alcune persone e troppo impegnativo per altre in certi momenti della vita. Non esiste una scelta giusta in assoluto, ma quella che le permette di mantenere un equilibrio sostenibile. Forse una domanda utile da iniziare a farsi riguarda ciò di cui ha bisogno lei per stare meglio e studiare con serenità, non solo ciò che serve per rassicurare gli altri. Provare gradualmente a comunicare ai suoi genitori come questo controllo quotidiano la faccia sentire potrebbe essere difficile, soprattutto se teme reazioni negative, ma spesso parlare dei propri vissuti emotivi, più che difendere risultati o numeri, apre possibilità di dialogo diverse. Non deve affrontare tutto insieme né dimostrare subito di essere perfetta. Sta costruendo il suo percorso e questo richiede tempo, errori, aggiustamenti e anche momenti di fatica. Chiedere supporto non è un peso per gli altri, ma un modo per prendersi cura di sé mentre cresce. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile S., la ringrazio per aver condiviso. Dalle sue parole emerge una giovane donna sensibile, responsabile e profondamente consapevole del peso delle aspettative familiari. A 20 anni (quasi 21) non sta “perdendo la testa”, sta attraversando una fase di crescita complessa, fatta di scelte, cambiamenti e ridefinizione della propria identità.
Cambiare percorso universitario non è un fallimento, ma un atto di consapevolezza. Aver conseguito 24 CFU nella prima sessione dimostra impegno e capacità di adattamento. Il fatto che i suoi genitori non abbiano vissuto l’esperienza universitaria può rendere più difficile per loro comprendere tempi, carichi e pressioni accademiche. Tuttavia, il controllo costante e la colpevolizzazione possono generare stress universitario, senso di inadeguatezza e ansia da prestazione.
Il suo malessere è comprensibile. Quando la comunicazione familiare si concentra solo su risultati e rendimento, è facile sentirsi valutati più per ciò che si fa che per ciò che si è. Questo può incidere sull’autostima e aumentare il senso di colpa, soprattutto in un momento delicato anche per la salute di sua nonna.
Rivolgersi a un consultorio o a un servizio di supporto psicologico universitario è una scelta matura e responsabile. È un investimento nel suo benessere emotivo. Imparare a gestire l’ansia, lo stress da studio e i confini con la famiglia può aiutarla a ritrovare equilibrio. Con stima e vicinanza, AM
Cambiare percorso universitario non è un fallimento, ma un atto di consapevolezza. Aver conseguito 24 CFU nella prima sessione dimostra impegno e capacità di adattamento. Il fatto che i suoi genitori non abbiano vissuto l’esperienza universitaria può rendere più difficile per loro comprendere tempi, carichi e pressioni accademiche. Tuttavia, il controllo costante e la colpevolizzazione possono generare stress universitario, senso di inadeguatezza e ansia da prestazione.
Il suo malessere è comprensibile. Quando la comunicazione familiare si concentra solo su risultati e rendimento, è facile sentirsi valutati più per ciò che si fa che per ciò che si è. Questo può incidere sull’autostima e aumentare il senso di colpa, soprattutto in un momento delicato anche per la salute di sua nonna.
Rivolgersi a un consultorio o a un servizio di supporto psicologico universitario è una scelta matura e responsabile. È un investimento nel suo benessere emotivo. Imparare a gestire l’ansia, lo stress da studio e i confini con la famiglia può aiutarla a ritrovare equilibrio. Con stima e vicinanza, AM
Buongiorno S.,
quello che stai vivendo non è “stare perdendo la testa”. È stare sotto una pressione emotiva continua, in una fase della vita già di per sé fragile e piena di cambiamenti. E il tuo corpo e la tua mente stanno semplicemente reagendo a un sovraccarico, non impazzendo.
Hai 20 anni, hai cambiato città, hai cambiato percorso di studi, hai dovuto ridefinire la tua direzione mentre ti sentivi osservata, giudicata e colpevolizzata. Questo, psicologicamente, è uno dei contesti più stressanti che esistano per un giovane adulto: transizione + senso di fallimento percepito + pressione familiare + dipendenza economica. Non è poco, è tantissimo.
Dal tuo racconto emerge una dinamica molto chiara: i tuoi genitori, probabilmente spaventati e arrabbiati per la situazione passata, stanno trasformando la loro ansia economica e la loro delusione in controllo. Domande continue sugli esami, sugli orari, sul piano di studi, minacce di togliere il supporto economico, colpevolizzazione per il cambio di percorso.
Questo tipo di controllo, anche se nasce magari da preoccupazione, ha un effetto psicologico molto pesante: ti fa sentire sotto esame costante, come se il tuo valore fosse ridotto solo alla produttività universitaria.
E qui c’è un punto che voglio dirti con molta chiarezza: dare 24 CFU in una sessione, dopo un cambio di percorso e un anno complesso, non è un fallimento. È un risultato concreto.
Ma quando si vive in un clima familiare dove l’attenzione va solo a ciò che “manca” (l’esame non dato, l’errore passato, i soldi spesi), la mente smette di percepire i propri progressi e inizia a vivere in uno stato di allerta e senso di colpa cronico.
Il senso di colpa che descrivi è molto profondo: ti senti in colpa per i soldi, per il cambio di studi, per il peso emotivo su tua madre, per la malattia di tua nonna, persino per l’idea di chiedere aiuto psicologico. Questo è un carico emotivo enorme per una persona sola.
Quando il senso di colpa diventa costante, la mente entra in una modalità di iperstress: stanchezza mentale, difficoltà a concentrarsi, paura di sbagliare, sensazione di non far mai abbastanza. E più ti controllano, più lo stress aumenta, e più diventa difficile studiare serenamente. È un circolo molto logorante.
Tuo padre che riduce le conversazioni a “quanto studi” e “a che punto sei” non sta vedendo la persona che sei, ma solo la prestazione. E questo, nel tempo, fa sentire invisibili emotivamente. Non sorprende che tu dica di sentirti stressata e distrutta: non stai solo affrontando l’università, stai affrontando anche un clima di giudizio costante dentro casa.
C’è poi un altro aspetto molto maturo che emerge: tu comprendi la loro rabbia, non la stai negando. Questo dimostra grande consapevolezza. Ma comprendere la loro frustrazione non significa dover sopportare all’infinito la colpevolizzazione. La rabbia dei genitori per una scelta sbagliata può esistere, ma se diventa cronica e quotidiana, smette di essere educativa e diventa emotivamente schiacciante.
Il fatto che tu stia pensando al consultorio non è un capriccio né un peso economico inutile. È, al contrario, una scelta molto responsabile. I consultori e i servizi psicologici universitari esistono proprio per situazioni come la tua: stress accademico, pressione familiare, senso di colpa e difficoltà di adattamento. E sono spesso gratuiti o a costi molto bassi, quindi non rappresentano un “peso” per i tuoi genitori.
Riguardo al lavoro: la tua riflessione è lucida. Lavorare e studiare insieme è possibile, ma non è obbligatorio farlo subito, soprattutto quando il livello di stress è già alto. Forzarti ora potrebbe peggiorare ulteriormente la tua tenuta mentale. Prima serve stabilizzare lo stress, poi eventualmente valutare piccoli passi, non soluzioni drastiche.
Vorrei anche che tu notassi una cosa molto importante: non sei bloccata, stai andando avanti. Hai cambiato percorso, stai sostenendo esami, stai riflettendo sulle tue risorse, stai cercando aiuto. Questo è movimento, non fallimento.
In questo momento, più che “studiare di più”, hai bisogno di ridurre la pressione psicologica interna ed esterna. Non puoi funzionare bene se vivi ogni giorno sotto interrogatorio emotivo e senso di colpa.
Può essere utile, con calma, stabilire dei confini comunicativi minimi con tuo padre, ad esempio aggiornamenti programmati (una volta a settimana) invece di risposte quotidiane continue, perché il controllo costante alimenta l’ansia e non migliora i risultati.
Infine, voglio dirti una cosa molto umana: il cambio di percorso universitario a 20 anni non è una rovina, è una correzione di rotta. Moltissimi studenti lo fanno, ma quando avviene in un contesto familiare rigido e colpevolizzante, viene vissuto come un “errore irreparabile”. Non lo è.
Quello che stai vivendo è stress da pressione familiare + transizione universitaria + senso di colpa cronico. Ed è assolutamente comprensibile che tu ti senta esausta.
Chiedere supporto al consultorio, in questo momento, non è un lusso né un peso: è probabilmente uno dei passi più sani che puoi fare per non crollare sotto una pressione che, da sola, è già molto superiore a quella che una ragazza della tua età dovrebbe reggere.
quello che stai vivendo non è “stare perdendo la testa”. È stare sotto una pressione emotiva continua, in una fase della vita già di per sé fragile e piena di cambiamenti. E il tuo corpo e la tua mente stanno semplicemente reagendo a un sovraccarico, non impazzendo.
Hai 20 anni, hai cambiato città, hai cambiato percorso di studi, hai dovuto ridefinire la tua direzione mentre ti sentivi osservata, giudicata e colpevolizzata. Questo, psicologicamente, è uno dei contesti più stressanti che esistano per un giovane adulto: transizione + senso di fallimento percepito + pressione familiare + dipendenza economica. Non è poco, è tantissimo.
Dal tuo racconto emerge una dinamica molto chiara: i tuoi genitori, probabilmente spaventati e arrabbiati per la situazione passata, stanno trasformando la loro ansia economica e la loro delusione in controllo. Domande continue sugli esami, sugli orari, sul piano di studi, minacce di togliere il supporto economico, colpevolizzazione per il cambio di percorso.
Questo tipo di controllo, anche se nasce magari da preoccupazione, ha un effetto psicologico molto pesante: ti fa sentire sotto esame costante, come se il tuo valore fosse ridotto solo alla produttività universitaria.
E qui c’è un punto che voglio dirti con molta chiarezza: dare 24 CFU in una sessione, dopo un cambio di percorso e un anno complesso, non è un fallimento. È un risultato concreto.
Ma quando si vive in un clima familiare dove l’attenzione va solo a ciò che “manca” (l’esame non dato, l’errore passato, i soldi spesi), la mente smette di percepire i propri progressi e inizia a vivere in uno stato di allerta e senso di colpa cronico.
Il senso di colpa che descrivi è molto profondo: ti senti in colpa per i soldi, per il cambio di studi, per il peso emotivo su tua madre, per la malattia di tua nonna, persino per l’idea di chiedere aiuto psicologico. Questo è un carico emotivo enorme per una persona sola.
Quando il senso di colpa diventa costante, la mente entra in una modalità di iperstress: stanchezza mentale, difficoltà a concentrarsi, paura di sbagliare, sensazione di non far mai abbastanza. E più ti controllano, più lo stress aumenta, e più diventa difficile studiare serenamente. È un circolo molto logorante.
Tuo padre che riduce le conversazioni a “quanto studi” e “a che punto sei” non sta vedendo la persona che sei, ma solo la prestazione. E questo, nel tempo, fa sentire invisibili emotivamente. Non sorprende che tu dica di sentirti stressata e distrutta: non stai solo affrontando l’università, stai affrontando anche un clima di giudizio costante dentro casa.
C’è poi un altro aspetto molto maturo che emerge: tu comprendi la loro rabbia, non la stai negando. Questo dimostra grande consapevolezza. Ma comprendere la loro frustrazione non significa dover sopportare all’infinito la colpevolizzazione. La rabbia dei genitori per una scelta sbagliata può esistere, ma se diventa cronica e quotidiana, smette di essere educativa e diventa emotivamente schiacciante.
Il fatto che tu stia pensando al consultorio non è un capriccio né un peso economico inutile. È, al contrario, una scelta molto responsabile. I consultori e i servizi psicologici universitari esistono proprio per situazioni come la tua: stress accademico, pressione familiare, senso di colpa e difficoltà di adattamento. E sono spesso gratuiti o a costi molto bassi, quindi non rappresentano un “peso” per i tuoi genitori.
Riguardo al lavoro: la tua riflessione è lucida. Lavorare e studiare insieme è possibile, ma non è obbligatorio farlo subito, soprattutto quando il livello di stress è già alto. Forzarti ora potrebbe peggiorare ulteriormente la tua tenuta mentale. Prima serve stabilizzare lo stress, poi eventualmente valutare piccoli passi, non soluzioni drastiche.
Vorrei anche che tu notassi una cosa molto importante: non sei bloccata, stai andando avanti. Hai cambiato percorso, stai sostenendo esami, stai riflettendo sulle tue risorse, stai cercando aiuto. Questo è movimento, non fallimento.
In questo momento, più che “studiare di più”, hai bisogno di ridurre la pressione psicologica interna ed esterna. Non puoi funzionare bene se vivi ogni giorno sotto interrogatorio emotivo e senso di colpa.
Può essere utile, con calma, stabilire dei confini comunicativi minimi con tuo padre, ad esempio aggiornamenti programmati (una volta a settimana) invece di risposte quotidiane continue, perché il controllo costante alimenta l’ansia e non migliora i risultati.
Infine, voglio dirti una cosa molto umana: il cambio di percorso universitario a 20 anni non è una rovina, è una correzione di rotta. Moltissimi studenti lo fanno, ma quando avviene in un contesto familiare rigido e colpevolizzante, viene vissuto come un “errore irreparabile”. Non lo è.
Quello che stai vivendo è stress da pressione familiare + transizione universitaria + senso di colpa cronico. Ed è assolutamente comprensibile che tu ti senta esausta.
Chiedere supporto al consultorio, in questo momento, non è un lusso né un peso: è probabilmente uno dei passi più sani che puoi fare per non crollare sotto una pressione che, da sola, è già molto superiore a quella che una ragazza della tua età dovrebbe reggere.
Buongiorno, mi dispiace per questa situazione che sta vivendo con i suoi genitori. Le aspettative e le pressioni economiche non sono mai facili da gestire, e in questo caso abbiamo due genitori che sentono il bisogno di avere le cose sotto controllo, probabilmente a causa di alcune ansie che loro per primi stanno vivendo. D'altra parte, come figlia, lei sta cercando di proseguire con il suo percorso di studi al meglio delle sue possibilità, con qualche normale inciampo, e provando a mantenere fede a queste aspettative che arrivano dalla famiglia. In tutto ciò, il senso di colpa che la affligge probabilmente non la sta aiutando a concentrarsi appieno sul suo percorso. Per questo le può essere utile immaginare se al posto suo ci fosse una sua cara amica che sta provando il suo stesso senso di colpa. Cosa le direbbe a questa amica? La riterrebbe responsabile di queste colpe? Allo stesso modo provi a rivolgere a se stessa queste parole, utilizzando lo stesso metro di misura che utilizzerebbe con l'amica. Questo semplice esercizio ci può aiutare a prendere distanza dalla situazione che stiamo vivendo e osservarla da un punto di vista differente. Dopodiché, rivolgersi a un consultorio per gestire questo difficile momento, può essere una scelta molto utile, in modo da poter acquisire degli strumenti che le serviranno anche per gli anni successivi. Le auguro il meglio dal suo percorso universitario. Resto a disposizione, Dottoressa Anna Tosi
Buongiorno,
Si sente molto quanto questa situazione la stia schiacciando. Sta affrontando un cambio di percorso, la pressione dell’università, il senso di colpa verso i suoi genitori e anche la preoccupazione per sua nonna, è davvero tanto. Non sta “perdendo la testa”, sta vivendo un carico emotivo molto alto. Cambiare corso di studi non è prendere in giro qualcuno ma è accorgersi che una scelta non era adatta e avere il coraggio di correggerla. Questo fa parte della crescita. Aver dato 24 CFU alla prima sessione è un risultato concreto, non un fallimento. Il problema non sembra essere la sua capacità, ma il clima di controllo e di continua valutazione in cui si trova.
Quando il dialogo diventa solo “quanti esami hai dato?” o “a che punto sei?”, è comprensibile sentirsi ridotta a una performance. Questo tipo di pressione, anche se nasce forse dalla preoccupazione o dall’ansia dei genitori, può aumentare molto lo stress e bloccare ulteriormente.
Il fatto che stia pensando al consultorio è un’ottima idea. Non è un peso chiedere supporto, è un modo per tutelarsi. Avere uno spazio suo, neutro, dove poter parlare senza sentirsi giudicata o in colpa, potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di equilibrio e a capire come gestire il rapporto con i suoi genitori in modo più protettivo.
Non deve risolvere tutto da sola, sta facendo il possibile in una situazione complessa.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Si sente molto quanto questa situazione la stia schiacciando. Sta affrontando un cambio di percorso, la pressione dell’università, il senso di colpa verso i suoi genitori e anche la preoccupazione per sua nonna, è davvero tanto. Non sta “perdendo la testa”, sta vivendo un carico emotivo molto alto. Cambiare corso di studi non è prendere in giro qualcuno ma è accorgersi che una scelta non era adatta e avere il coraggio di correggerla. Questo fa parte della crescita. Aver dato 24 CFU alla prima sessione è un risultato concreto, non un fallimento. Il problema non sembra essere la sua capacità, ma il clima di controllo e di continua valutazione in cui si trova.
Quando il dialogo diventa solo “quanti esami hai dato?” o “a che punto sei?”, è comprensibile sentirsi ridotta a una performance. Questo tipo di pressione, anche se nasce forse dalla preoccupazione o dall’ansia dei genitori, può aumentare molto lo stress e bloccare ulteriormente.
Il fatto che stia pensando al consultorio è un’ottima idea. Non è un peso chiedere supporto, è un modo per tutelarsi. Avere uno spazio suo, neutro, dove poter parlare senza sentirsi giudicata o in colpa, potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di equilibrio e a capire come gestire il rapporto con i suoi genitori in modo più protettivo.
Non deve risolvere tutto da sola, sta facendo il possibile in una situazione complessa.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Gentile S.,
leggendo le sue parole si sente tutta la fatica che sta portando sulle spalle. Non sta “perdendo la testa”: sta vivendo una situazione di pressione emotiva intensa, prolungata e molto carica di significati relazionali. È diverso. E questo cambia tutto.
Ha 20 anni, ha avuto il coraggio di riconoscere un errore di percorso e di cambiare strada. Questo non è un fallimento: è un atto di consapevolezza. Ma quando una scelta personale diventa terreno di delusione, rabbia e controllo da parte dei genitori, il peso che si sente non è solo accademico — è relazionale.
Da quello che racconta, il tema non è solo “gli esami”, ma il clima che si è creato intorno:
• il senso di colpa continuamente riattivato
• il controllo quotidiano
• la richiesta di rendicontazione costante
• la minaccia di interrompere il sostegno economico
In una prospettiva sistemica, quando un figlio cambia direzione, spesso la famiglia vive una sorta di “scossone”: si attivano paure (economiche, ma anche di fallimento, di perdita di controllo, di incertezza sul futuro). A volte la rabbia che vede nei suoi genitori è il modo con cui stanno gestendo la loro ansia. Questo non giustifica le modalità, ma aiuta a comprenderle.
Il punto però è un altro: lei sta pagando un prezzo emotivo molto alto.
Aver dato 24 CFU alla prima sessione è un risultato significativo, soprattutto in una fase di riassestamento. Il problema non è la sua capacità, ma la pressione che la circonda. Lo stress cronico riduce concentrazione, motivazione e fiducia. Se ogni giorno deve “dimostrare” qualcosa, lo studio smette di essere crescita e diventa difesa.
Colpisce molto una frase: “gli interessa solamente se studio oppure no”.
Quando il dialogo si riduce alla performance, una figlia può iniziare a sentirsi valutata più che vista. E questo fa male.
Il senso di colpa che prova — verso i suoi genitori, verso sua madre per la malattia di sua nonna, perfino verso l’idea di chiedere un supporto psicologico — è il segnale che si sta prendendo carico di troppe responsabilità emotive. Non è compito suo proteggere tutti.
L’idea del consultorio è assolutamente legittima e matura. Chiedere uno spazio per sé non è un lusso, è prevenzione. In questa fase avrebbe bisogno di un luogo neutro dove poter:
• alleggerire il senso di colpa
• ridefinire i confini con i suoi genitori
• distinguere le sue aspettative da quelle familiari
• trovare modalità comunicative meno conflittuali
Anche il tema del lavoro può essere esplorato con gradualità, senza viverlo come “o tutto o niente”. A volte l’urgenza di diventare autonomi nasce più dal desiderio di uscire dalla pressione che da una reale necessità organizzativa.
Le faccio una restituzione importante: dalle sue parole emerge lucidità, capacità di analisi e senso di responsabilità. Non è una ragazza che sta andando alla deriva. È una giovane adulta che sta cercando il proprio spazio dentro una famiglia che sta faticando ad aggiornare il modo di relazionarsi con lei.
Questo è un passaggio evolutivo delicato, ma può diventare un’occasione di crescita — personale e familiare — se accompagnato nel modo giusto.
Non rimanga sola con questo peso. Chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
leggendo le sue parole si sente tutta la fatica che sta portando sulle spalle. Non sta “perdendo la testa”: sta vivendo una situazione di pressione emotiva intensa, prolungata e molto carica di significati relazionali. È diverso. E questo cambia tutto.
Ha 20 anni, ha avuto il coraggio di riconoscere un errore di percorso e di cambiare strada. Questo non è un fallimento: è un atto di consapevolezza. Ma quando una scelta personale diventa terreno di delusione, rabbia e controllo da parte dei genitori, il peso che si sente non è solo accademico — è relazionale.
Da quello che racconta, il tema non è solo “gli esami”, ma il clima che si è creato intorno:
• il senso di colpa continuamente riattivato
• il controllo quotidiano
• la richiesta di rendicontazione costante
• la minaccia di interrompere il sostegno economico
In una prospettiva sistemica, quando un figlio cambia direzione, spesso la famiglia vive una sorta di “scossone”: si attivano paure (economiche, ma anche di fallimento, di perdita di controllo, di incertezza sul futuro). A volte la rabbia che vede nei suoi genitori è il modo con cui stanno gestendo la loro ansia. Questo non giustifica le modalità, ma aiuta a comprenderle.
Il punto però è un altro: lei sta pagando un prezzo emotivo molto alto.
Aver dato 24 CFU alla prima sessione è un risultato significativo, soprattutto in una fase di riassestamento. Il problema non è la sua capacità, ma la pressione che la circonda. Lo stress cronico riduce concentrazione, motivazione e fiducia. Se ogni giorno deve “dimostrare” qualcosa, lo studio smette di essere crescita e diventa difesa.
Colpisce molto una frase: “gli interessa solamente se studio oppure no”.
Quando il dialogo si riduce alla performance, una figlia può iniziare a sentirsi valutata più che vista. E questo fa male.
Il senso di colpa che prova — verso i suoi genitori, verso sua madre per la malattia di sua nonna, perfino verso l’idea di chiedere un supporto psicologico — è il segnale che si sta prendendo carico di troppe responsabilità emotive. Non è compito suo proteggere tutti.
L’idea del consultorio è assolutamente legittima e matura. Chiedere uno spazio per sé non è un lusso, è prevenzione. In questa fase avrebbe bisogno di un luogo neutro dove poter:
• alleggerire il senso di colpa
• ridefinire i confini con i suoi genitori
• distinguere le sue aspettative da quelle familiari
• trovare modalità comunicative meno conflittuali
Anche il tema del lavoro può essere esplorato con gradualità, senza viverlo come “o tutto o niente”. A volte l’urgenza di diventare autonomi nasce più dal desiderio di uscire dalla pressione che da una reale necessità organizzativa.
Le faccio una restituzione importante: dalle sue parole emerge lucidità, capacità di analisi e senso di responsabilità. Non è una ragazza che sta andando alla deriva. È una giovane adulta che sta cercando il proprio spazio dentro una famiglia che sta faticando ad aggiornare il modo di relazionarsi con lei.
Questo è un passaggio evolutivo delicato, ma può diventare un’occasione di crescita — personale e familiare — se accompagnato nel modo giusto.
Non rimanga sola con questo peso. Chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Cara S., capisco profondamente il senso di soffocamento che stai provando. Quello che descrivi non è solo lo stress di una studentessa, ma il riflesso di un incastro familiare che si è irrigidito. Sembra che in casa tua si sia instaurato un linguaggio fatto solo di "costi e benefici", dove il tuo percorso universitario viene letto come un investimento economico piuttosto che come un processo di crescita umana.
È frequente che genitori che non hanno vissuto l'università fatichino a comprenderne i tempi e le dinamiche: per loro, il fallimento di un esame o un cambio di rotta non sono tappe fisiologiche, ma segnali di allarme che scatenano l'ansia. Questa ansia purtroppo si traduce in controllo, quelle domande costanti sull'orario della sveglia o sui CFU, che finisce per agire come un freno a mano tirato sulla tua motivazione. Più loro controllano, più tu ti senti schiacciata; più ti sentono fragile, più loro aumentano la pressione in un circolo vizioso che ti toglie il respiro.
Il fatto che tu abbia dato 24 CFU è un risultato eccellente, specialmente dopo un cambiamento di percorso, ma sembra che questa realtà non riesca a superare il muro del loro timore. Ti senti in colpa per i soldi spesi e per il dolore che tua madre sta già vivendo per tua nonna, e questa "lealtà" verso di loro ti porta a soffocare il tuo malessere per non essere un ulteriore peso. Ma restare in silenzio non fa che alimentare questo meccanismo.
L'idea di rivolgerti a un consultorio o allo sportello psicologico della tua università è un passo fondamentale e molto maturo. Ti permetterebbe di avere uno spazio "neutro", fuori dal bilancio familiare, dove riprendere fiato e capire come comunicare con i tuoi genitori in modo diverso, spostando il discorso dai voti ai tuoi bisogni emotivi. Non sei una "spesa sospesa", sei una giovane donna che sta cercando la sua strada, e hai il diritto di sbagliare o di avere tempi diversi da quelli che i tuoi immaginano.
A volte, per cambiare le cose in famiglia, bisogna smettere di cercare di corrispondere perfettamente alle loro aspettative e iniziare a proteggere il proprio benessere. Potrebbe essere utile chiederti se esiste un momento della giornata, lontano dall'interrogatorio sugli esami, in cui senti di poter parlare con tuo padre o tua madre di come ti senti "dentro", e non solo di cosa hai fatto "fuori".
È frequente che genitori che non hanno vissuto l'università fatichino a comprenderne i tempi e le dinamiche: per loro, il fallimento di un esame o un cambio di rotta non sono tappe fisiologiche, ma segnali di allarme che scatenano l'ansia. Questa ansia purtroppo si traduce in controllo, quelle domande costanti sull'orario della sveglia o sui CFU, che finisce per agire come un freno a mano tirato sulla tua motivazione. Più loro controllano, più tu ti senti schiacciata; più ti sentono fragile, più loro aumentano la pressione in un circolo vizioso che ti toglie il respiro.
Il fatto che tu abbia dato 24 CFU è un risultato eccellente, specialmente dopo un cambiamento di percorso, ma sembra che questa realtà non riesca a superare il muro del loro timore. Ti senti in colpa per i soldi spesi e per il dolore che tua madre sta già vivendo per tua nonna, e questa "lealtà" verso di loro ti porta a soffocare il tuo malessere per non essere un ulteriore peso. Ma restare in silenzio non fa che alimentare questo meccanismo.
L'idea di rivolgerti a un consultorio o allo sportello psicologico della tua università è un passo fondamentale e molto maturo. Ti permetterebbe di avere uno spazio "neutro", fuori dal bilancio familiare, dove riprendere fiato e capire come comunicare con i tuoi genitori in modo diverso, spostando il discorso dai voti ai tuoi bisogni emotivi. Non sei una "spesa sospesa", sei una giovane donna che sta cercando la sua strada, e hai il diritto di sbagliare o di avere tempi diversi da quelli che i tuoi immaginano.
A volte, per cambiare le cose in famiglia, bisogna smettere di cercare di corrispondere perfettamente alle loro aspettative e iniziare a proteggere il proprio benessere. Potrebbe essere utile chiederti se esiste un momento della giornata, lontano dall'interrogatorio sugli esami, in cui senti di poter parlare con tuo padre o tua madre di come ti senti "dentro", e non solo di cosa hai fatto "fuori".
Buongiorno,
Da quello che scrive emerge un forte senso di pressione e responsabilità, sia rispetto agli studi sia nei confronti dei suoi genitori e della situazione familiare. È comprensibile sentirsi sopraffatta quando il sostegno economico è accompagnato da controllo costante, giudizio e richieste che la fanno sentire sotto esame continuo.
Dal punto di vista sistemico relazionale, ciò che descrive può essere visto come un intreccio tra le aspettative dei genitori, la dinamica familiare e il suo bisogno di autonomia e riconoscimento. Il senso di colpa che avverte rispetto alle spese, agli studi e alla nonna è comprensibile, ma non deve diventare il criterio unico con cui valutare il suo valore o le sue scelte. Anche il fatto che stia cercando soluzioni, come pensare al consultorio, indica che sta cercando uno spazio di sostegno per sé stessa, che è un passo importante.
Può essere utile iniziare a mettere dei limiti chiari, per esempio definendo momenti in cui comunicare con i genitori senza sentirsi controllata costantemente, e riconoscere i suoi progressi senza giudicarsi troppo se le cose non vanno “perfettamente” secondo le loro aspettative. Allo stesso tempo, prendersi cura di sé, trovare spazi per respirare e gestire lo stress è essenziale: la sua energia e la sua capacità di studio non possono essere sostenute se il carico emotivo diventa ingestibile.
Rivolgersi a un consultorio o a uno spazio di supporto psicologico potrebbe offrirle strumenti concreti per gestire ansia, senso di colpa e dinamiche familiari, aiutandola a sentirsi più autonoma nelle scelte e più protetta emotivamente. Non è un segno di debolezza chiedere aiuto, ma di attenzione verso se stessa e verso la propria salute mentale.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Da quello che scrive emerge un forte senso di pressione e responsabilità, sia rispetto agli studi sia nei confronti dei suoi genitori e della situazione familiare. È comprensibile sentirsi sopraffatta quando il sostegno economico è accompagnato da controllo costante, giudizio e richieste che la fanno sentire sotto esame continuo.
Dal punto di vista sistemico relazionale, ciò che descrive può essere visto come un intreccio tra le aspettative dei genitori, la dinamica familiare e il suo bisogno di autonomia e riconoscimento. Il senso di colpa che avverte rispetto alle spese, agli studi e alla nonna è comprensibile, ma non deve diventare il criterio unico con cui valutare il suo valore o le sue scelte. Anche il fatto che stia cercando soluzioni, come pensare al consultorio, indica che sta cercando uno spazio di sostegno per sé stessa, che è un passo importante.
Può essere utile iniziare a mettere dei limiti chiari, per esempio definendo momenti in cui comunicare con i genitori senza sentirsi controllata costantemente, e riconoscere i suoi progressi senza giudicarsi troppo se le cose non vanno “perfettamente” secondo le loro aspettative. Allo stesso tempo, prendersi cura di sé, trovare spazi per respirare e gestire lo stress è essenziale: la sua energia e la sua capacità di studio non possono essere sostenute se il carico emotivo diventa ingestibile.
Rivolgersi a un consultorio o a uno spazio di supporto psicologico potrebbe offrirle strumenti concreti per gestire ansia, senso di colpa e dinamiche familiari, aiutandola a sentirsi più autonoma nelle scelte e più protetta emotivamente. Non è un segno di debolezza chiedere aiuto, ma di attenzione verso se stessa e verso la propria salute mentale.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Ciao,
grazie per la condivisione.
Sappiamo cosa stai provando perché il nostro percorso universitario è lungo e non sempre lineare. Siamo stati quasi tutti sulle spalle dei nostri genitori, abbiamo rinunciato a lungo alla nostra indipendenza e conosciamo da vicino quel senso di frustrazione.
Sicuramente il consultorio è una buona idea per ottenere supporto gratuito. Certo non puoi "scegliere" il professionista. Ma comunque ti consiglio di provare e capire come ti trovi. In alternativa puoi trovarti il famoso "lavoretto" non tanto per pagarti l'università ( che richiede un lavoro a tempo pieno o quasi) ma per pagarti un sostegno psicologico diverso dal consultorio, nel caso in cui ne avessi bisogno.
Evitare completamente di dover rendere conto ai tuoi genitori per ora potrebbe essere troppo costoso per te in termini di energie, ma dipende anche dal percorso di studi che stai seguendo, dove, costi ecc..
Inoltre stai vivendo delle dinamiche genitore-figlio che ci sono a prescindere dalle situazioni contingenti. Quindi credo che sia un buona scelta per te lavorare su questo per stare un po' più serena e gestire meglio questi confini relazionali.
Ti auguro il meglio! e si, 3 su 5 è un buon risultato!
grazie per la condivisione.
Sappiamo cosa stai provando perché il nostro percorso universitario è lungo e non sempre lineare. Siamo stati quasi tutti sulle spalle dei nostri genitori, abbiamo rinunciato a lungo alla nostra indipendenza e conosciamo da vicino quel senso di frustrazione.
Sicuramente il consultorio è una buona idea per ottenere supporto gratuito. Certo non puoi "scegliere" il professionista. Ma comunque ti consiglio di provare e capire come ti trovi. In alternativa puoi trovarti il famoso "lavoretto" non tanto per pagarti l'università ( che richiede un lavoro a tempo pieno o quasi) ma per pagarti un sostegno psicologico diverso dal consultorio, nel caso in cui ne avessi bisogno.
Evitare completamente di dover rendere conto ai tuoi genitori per ora potrebbe essere troppo costoso per te in termini di energie, ma dipende anche dal percorso di studi che stai seguendo, dove, costi ecc..
Inoltre stai vivendo delle dinamiche genitore-figlio che ci sono a prescindere dalle situazioni contingenti. Quindi credo che sia un buona scelta per te lavorare su questo per stare un po' più serena e gestire meglio questi confini relazionali.
Ti auguro il meglio! e si, 3 su 5 è un buon risultato!
S., grazie per aver scritto con tanta lucidità in un momento che per lei è chiaramente molto pesante. Non sta “perdendo la testa”: sta vivendo una situazione di forte pressione, prolungata nel tempo, con senso di colpa e controllo costante. È comprensibile sentirsi sopraffatta.
Ci sono due piani distinti. Il primo è universitario: cambiare percorso a 20 anni non è un fallimento, è un processo di orientamento. Aver dato 24 CFU alla prima sessione è un risultato concreto. Il secondo piano è relazionale: il controllo quotidiano, le minacce di togliere il sostegno economico, il rimarcare continuamente l’errore passato stanno creando in lei uno stato di allerta costante.
In ottica cognitivo-comportamentale è importante osservare cosa succede dentro di lei quando suo padre le chiede “a che punto sei?”. Probabilmente si attiva un pensiero automatico del tipo: “ho deluso”, “non sono abbastanza”, “sto facendo sprecare soldi”, “se sbaglio ancora mi tolgono tutto”. Questi pensieri generano ansia, senso di colpa e stress. Più si sente sotto esame, più la performance può risentirne, creando un circolo vizioso.
Un punto chiave è distinguere responsabilità da colpa. Lei è responsabile del suo percorso, ma non è “colpevole” di aver cambiato idea. La colpa è un giudizio morale globale; la responsabilità è la gestione concreta delle scelte.
Il controllo continuo può farle interiorizzare l’idea che il suo valore dipenda solo dagli esami dati. Questo è un pensiero distorto: lei non coincide con i suoi CFU. Quando sente la pressione, provi a chiedersi: “Sto reagendo a una richiesta concreta o a un giudizio su di me come persona?”.
Può essere utile iniziare a costruire piccoli confini comunicativi. Ad esempio, decidere lei quando aggiornare i suoi genitori (una volta a settimana) invece di rispondere quotidianamente alle verifiche. Non è ribellione, è regolazione dello spazio.
L’idea del consultorio è sana. Non ricade economicamente sui suoi genitori ed è uno spazio neutro dove può elaborare stress e senso di colpa. Chiedere aiuto non significa gravare su qualcuno, significa prendersi cura della propria salute mentale.
Infine, rispetto al lavoro: il pensiero “non sono capace di lavorare e studiare” è un’anticipazione catastrofica. Forse ora non è il momento, ma non è una verità assoluta su di lei.
La domanda centrale diventa: come posso proteggere la mia concentrazione e la mia salute mentale mentre porto avanti il mio percorso? Lavorare sui pensieri di colpa e sul bisogno di approvazione sarà fondamentale per ridurre lo stress.
Rimango a disposizione.
Ci sono due piani distinti. Il primo è universitario: cambiare percorso a 20 anni non è un fallimento, è un processo di orientamento. Aver dato 24 CFU alla prima sessione è un risultato concreto. Il secondo piano è relazionale: il controllo quotidiano, le minacce di togliere il sostegno economico, il rimarcare continuamente l’errore passato stanno creando in lei uno stato di allerta costante.
In ottica cognitivo-comportamentale è importante osservare cosa succede dentro di lei quando suo padre le chiede “a che punto sei?”. Probabilmente si attiva un pensiero automatico del tipo: “ho deluso”, “non sono abbastanza”, “sto facendo sprecare soldi”, “se sbaglio ancora mi tolgono tutto”. Questi pensieri generano ansia, senso di colpa e stress. Più si sente sotto esame, più la performance può risentirne, creando un circolo vizioso.
Un punto chiave è distinguere responsabilità da colpa. Lei è responsabile del suo percorso, ma non è “colpevole” di aver cambiato idea. La colpa è un giudizio morale globale; la responsabilità è la gestione concreta delle scelte.
Il controllo continuo può farle interiorizzare l’idea che il suo valore dipenda solo dagli esami dati. Questo è un pensiero distorto: lei non coincide con i suoi CFU. Quando sente la pressione, provi a chiedersi: “Sto reagendo a una richiesta concreta o a un giudizio su di me come persona?”.
Può essere utile iniziare a costruire piccoli confini comunicativi. Ad esempio, decidere lei quando aggiornare i suoi genitori (una volta a settimana) invece di rispondere quotidianamente alle verifiche. Non è ribellione, è regolazione dello spazio.
L’idea del consultorio è sana. Non ricade economicamente sui suoi genitori ed è uno spazio neutro dove può elaborare stress e senso di colpa. Chiedere aiuto non significa gravare su qualcuno, significa prendersi cura della propria salute mentale.
Infine, rispetto al lavoro: il pensiero “non sono capace di lavorare e studiare” è un’anticipazione catastrofica. Forse ora non è il momento, ma non è una verità assoluta su di lei.
La domanda centrale diventa: come posso proteggere la mia concentrazione e la mia salute mentale mentre porto avanti il mio percorso? Lavorare sui pensieri di colpa e sul bisogno di approvazione sarà fondamentale per ridurre lo stress.
Rimango a disposizione.
Buonasera,
quello che descrive è una situazione molto stressante e dolorosa. Non è colpa sua se i suoi genitori reagiscono in modo eccessivo al percorso universitario e alle scelte che ha fatto: lei sta affrontando cambiamenti importanti, sta imparando a orientarsi da sola e sta investendo tempo ed energie nello studio. Sentirsi controllata costantemente e giudicata per ogni scelta genera ansia, senso di inadeguatezza e colpa, ma queste emozioni non significano che lei abbia sbagliato come persona.
Il fatto che si senta sotto pressione per l’università, per i genitori e per la situazione familiare con sua nonna è comprensibile: è un carico emotivo molto grande per chiunque, e soprattutto quando si cerca di essere responsabile e autonoma. La sua difficoltà non è un segnale di incapacità, ma di stress e sovraccarico emotivo.
Rivolgersi a un consultorio o a uno psicologo potrebbe esserle molto utile. Uno spazio di questo tipo le permetterebbe di: dare voce ai suoi sentimenti senza sentirsi giudicata, gestire l’ansia e il senso di colpa, trovare strategie per comunicare con i genitori senza sentirsi sopraffatta, e organizzare il proprio percorso universitario senza che il carico emotivo diventi insostenibile.
Chiedere supporto non è un segno di debolezza: è un modo per prendersi cura di sé stessa e della propria salute emotiva, soprattutto in un periodo così complesso.
quello che descrive è una situazione molto stressante e dolorosa. Non è colpa sua se i suoi genitori reagiscono in modo eccessivo al percorso universitario e alle scelte che ha fatto: lei sta affrontando cambiamenti importanti, sta imparando a orientarsi da sola e sta investendo tempo ed energie nello studio. Sentirsi controllata costantemente e giudicata per ogni scelta genera ansia, senso di inadeguatezza e colpa, ma queste emozioni non significano che lei abbia sbagliato come persona.
Il fatto che si senta sotto pressione per l’università, per i genitori e per la situazione familiare con sua nonna è comprensibile: è un carico emotivo molto grande per chiunque, e soprattutto quando si cerca di essere responsabile e autonoma. La sua difficoltà non è un segnale di incapacità, ma di stress e sovraccarico emotivo.
Rivolgersi a un consultorio o a uno psicologo potrebbe esserle molto utile. Uno spazio di questo tipo le permetterebbe di: dare voce ai suoi sentimenti senza sentirsi giudicata, gestire l’ansia e il senso di colpa, trovare strategie per comunicare con i genitori senza sentirsi sopraffatta, e organizzare il proprio percorso universitario senza che il carico emotivo diventi insostenibile.
Chiedere supporto non è un segno di debolezza: è un modo per prendersi cura di sé stessa e della propria salute emotiva, soprattutto in un periodo così complesso.
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Quello che riporta è comune a molti studenti che come lei si sono ritrovati a dover fare un cambio corso di studi, e questo spesso porta con sé vissuti di colpa ed inadeguatezza.
Scegliere la propria strada e decidere il percorso accademico non è mai una scelta facile, come si fa a comprendere che qualcosa non piace se non la si prova?
Il controllo di suo padre può essere letto come un modo ansioso di gestire paura e delusione, ma l’effetto su di lei è vissuto come invasivo e svalutante. Gli esami che è riuscita a dare indicano impegno reale, eppure sembra che lo sguardo genitoriale filtri tutto attraverso la lente dell’errore passato.
Il fatto che lei si senta così stanca merita attenzione e non di essere minimizzato.
La scelta del consultorio è una forma di cura nei suoi confronti, così come la possibilità di iniziare un percorso terapeutico che le consenta di rallentare e di comprendere che ha il diritto di esistere oltre il ruolo di figlia “che deve recuperare”.
Le auguro tutto il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Quello che riporta è comune a molti studenti che come lei si sono ritrovati a dover fare un cambio corso di studi, e questo spesso porta con sé vissuti di colpa ed inadeguatezza.
Scegliere la propria strada e decidere il percorso accademico non è mai una scelta facile, come si fa a comprendere che qualcosa non piace se non la si prova?
Il controllo di suo padre può essere letto come un modo ansioso di gestire paura e delusione, ma l’effetto su di lei è vissuto come invasivo e svalutante. Gli esami che è riuscita a dare indicano impegno reale, eppure sembra che lo sguardo genitoriale filtri tutto attraverso la lente dell’errore passato.
Il fatto che lei si senta così stanca merita attenzione e non di essere minimizzato.
La scelta del consultorio è una forma di cura nei suoi confronti, così come la possibilità di iniziare un percorso terapeutico che le consenta di rallentare e di comprendere che ha il diritto di esistere oltre il ruolo di figlia “che deve recuperare”.
Le auguro tutto il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Gentile S.,
prima di tutto voglio dirle una cosa con chiarezza: non sta perdendo la testa. Sta vivendo una condizione di forte pressione emotiva e relazionale che, per intensità e durata, può far sentire chiunque confuso, stanco e sopraffatto. Quello che descrive non è segno di fragilità patologica, ma la reazione di una mente giovane che sta cercando di orientarsi mentre riceve richieste, aspettative e giudizi continui.
Il nodo centrale non è l’università. È il clima emotivo in cui sta cercando di portarla avanti. Quando una persona studia sotto monitoraggio costante, con il timore di deludere o di essere rimproverata, il sistema nervoso entra in modalità di allerta: aumenta l’ansia, diminuisce la concentrazione, e perfino attività semplici richiedono uno sforzo enorme. Non è mancanza di capacità: è sovraccarico.
Lei ha dato 24 CFU alla prima sessione dopo un cambio di percorso — questo, dal punto di vista accademico e psicologico, non è un fallimento ma un inizio funzionante. Il fatto che i suoi genitori non abbiano esperienza universitaria può rendere difficile per loro comprendere tempi, adattamento e incertezze tipiche di questo passaggio. Spesso il controllo nasce non da sfiducia, ma da ansia genitoriale mal gestita. Questo però non significa che lei debba subirlo senza tutela emotiva.
C’è un elemento molto importante nel suo messaggio: il senso di colpa. Compare quando pensa di parlare con sua madre, quando pensa ai costi, quando immagina di chiedere supporto. Il senso di colpa eccessivo è spesso il segnale di una responsabilità emotiva assunta troppo presto: come se dovesse proteggere gli altri dalle proprie difficoltà. Ma prendersi spazio per stare meglio non è egoismo — è maturità.
Il fatto che lei stia pensando a un consultorio è un’ottima intuizione. Non perché “non ce la fa”, ma perché riconosce che questo momento merita un luogo neutro dove poter respirare, chiarire le priorità e rafforzare la fiducia in sé. Un supporto psicologico in questa fase può aiutarla a:
ridurre il carico di stress e pressione interna
costruire confini più sani con le richieste familiari
recuperare energia mentale per lo studio
distinguere ciò che desidera lei da ciò che sente di dover dimostrare
Non deve decidere tutto subito: né sul lavoro, né sugli studi, né su come gestire i suoi genitori. Quando si è sotto pressione, la priorità non è scegliere la strada perfetta, ma tornare in una condizione interna che permetta di scegliere con lucidità.
Dal modo in cui scrive emerge una ragazza sensibile, responsabile e riflessiva. Queste non sono debolezze: sono risorse. In questo momento sono solo appesantite dal peso delle aspettative.
Chiedere sostegno non significa essere un peso. Significa iniziare a prendersi sul serio.
Un caro saluto.
prima di tutto voglio dirle una cosa con chiarezza: non sta perdendo la testa. Sta vivendo una condizione di forte pressione emotiva e relazionale che, per intensità e durata, può far sentire chiunque confuso, stanco e sopraffatto. Quello che descrive non è segno di fragilità patologica, ma la reazione di una mente giovane che sta cercando di orientarsi mentre riceve richieste, aspettative e giudizi continui.
Il nodo centrale non è l’università. È il clima emotivo in cui sta cercando di portarla avanti. Quando una persona studia sotto monitoraggio costante, con il timore di deludere o di essere rimproverata, il sistema nervoso entra in modalità di allerta: aumenta l’ansia, diminuisce la concentrazione, e perfino attività semplici richiedono uno sforzo enorme. Non è mancanza di capacità: è sovraccarico.
Lei ha dato 24 CFU alla prima sessione dopo un cambio di percorso — questo, dal punto di vista accademico e psicologico, non è un fallimento ma un inizio funzionante. Il fatto che i suoi genitori non abbiano esperienza universitaria può rendere difficile per loro comprendere tempi, adattamento e incertezze tipiche di questo passaggio. Spesso il controllo nasce non da sfiducia, ma da ansia genitoriale mal gestita. Questo però non significa che lei debba subirlo senza tutela emotiva.
C’è un elemento molto importante nel suo messaggio: il senso di colpa. Compare quando pensa di parlare con sua madre, quando pensa ai costi, quando immagina di chiedere supporto. Il senso di colpa eccessivo è spesso il segnale di una responsabilità emotiva assunta troppo presto: come se dovesse proteggere gli altri dalle proprie difficoltà. Ma prendersi spazio per stare meglio non è egoismo — è maturità.
Il fatto che lei stia pensando a un consultorio è un’ottima intuizione. Non perché “non ce la fa”, ma perché riconosce che questo momento merita un luogo neutro dove poter respirare, chiarire le priorità e rafforzare la fiducia in sé. Un supporto psicologico in questa fase può aiutarla a:
ridurre il carico di stress e pressione interna
costruire confini più sani con le richieste familiari
recuperare energia mentale per lo studio
distinguere ciò che desidera lei da ciò che sente di dover dimostrare
Non deve decidere tutto subito: né sul lavoro, né sugli studi, né su come gestire i suoi genitori. Quando si è sotto pressione, la priorità non è scegliere la strada perfetta, ma tornare in una condizione interna che permetta di scegliere con lucidità.
Dal modo in cui scrive emerge una ragazza sensibile, responsabile e riflessiva. Queste non sono debolezze: sono risorse. In questo momento sono solo appesantite dal peso delle aspettative.
Chiedere sostegno non significa essere un peso. Significa iniziare a prendersi sul serio.
Un caro saluto.
Buonasera S.,
dalle Sue parole arriva molta fatica, e non solo legata all’università. Più che un problema di esami, sembra che in famiglia si sia creato un clima in cui il tema centrale è diventato la fiducia: i Suoi genitori, spaventati dall’errore passato e dall’investimento economico, cercano sicurezza attraverso il controllo; Lei, sentendosi sotto esame continuo, vive pressione, colpa e perdita di serenità. Così, senza volerlo, si alimenta un circolo: più loro controllano, più Lei si sente giudicata e stressata; più Lei appare in difficoltà o evita il confronto, più loro aumentano il controllo.
In questa dinamica il rischio è che la relazione genitori-figlia smetta di essere uno spazio di sostegno e diventi una verifica costante delle prestazioni. Le domande sugli orari o sui CFU probabilmente sono il loro modo — un po’ rigido — di dirsi “sta andando tutto bene?”, ma a Lei arrivano come sfiducia e svalutazione. Non è quindi solo uno scontro su quanti esami dare: è una diversa modalità di gestire la paura del futuro e la fatica di accettare che sta diventando adulta e autonoma.
Il senso di colpa che sente (verso i soldi, verso Sua madre, verso la situazione familiare) La porta a trattenere il disagio e a cercare di adattarsi, ma così resta sola nella tensione. A 20 anni è fisiologico avere bisogno di tempo per trovare il proprio ritmo universitario: non è un fallimento, è parte della costruzione dell’identità.
Può essere utile provare a spostare il dialogo da “quanti esami ho dato” a “come sto vivendo questo passaggio”, condividendo anche le emozioni e non solo i risultati. Quando però il clima è molto carico, spesso serve un terzo spazio neutrale: l’idea del consultorio è sensata, non perché Lei abbia qualcosa che non va, ma perché può aiutarLa a trovare un modo più protettivo di stare nella relazione con loro senza sentirsi schiacciata.
Non deve affrontare tutto da sola: qui non si tratta di convincere i Suoi genitori o di dimostrare qualcosa, ma di costruire confini più chiari tra il loro bisogno di rassicurazione e il Suo bisogno di crescere.
Spero di esseLe stata utile
In bocca al lupo per tutto!
dalle Sue parole arriva molta fatica, e non solo legata all’università. Più che un problema di esami, sembra che in famiglia si sia creato un clima in cui il tema centrale è diventato la fiducia: i Suoi genitori, spaventati dall’errore passato e dall’investimento economico, cercano sicurezza attraverso il controllo; Lei, sentendosi sotto esame continuo, vive pressione, colpa e perdita di serenità. Così, senza volerlo, si alimenta un circolo: più loro controllano, più Lei si sente giudicata e stressata; più Lei appare in difficoltà o evita il confronto, più loro aumentano il controllo.
In questa dinamica il rischio è che la relazione genitori-figlia smetta di essere uno spazio di sostegno e diventi una verifica costante delle prestazioni. Le domande sugli orari o sui CFU probabilmente sono il loro modo — un po’ rigido — di dirsi “sta andando tutto bene?”, ma a Lei arrivano come sfiducia e svalutazione. Non è quindi solo uno scontro su quanti esami dare: è una diversa modalità di gestire la paura del futuro e la fatica di accettare che sta diventando adulta e autonoma.
Il senso di colpa che sente (verso i soldi, verso Sua madre, verso la situazione familiare) La porta a trattenere il disagio e a cercare di adattarsi, ma così resta sola nella tensione. A 20 anni è fisiologico avere bisogno di tempo per trovare il proprio ritmo universitario: non è un fallimento, è parte della costruzione dell’identità.
Può essere utile provare a spostare il dialogo da “quanti esami ho dato” a “come sto vivendo questo passaggio”, condividendo anche le emozioni e non solo i risultati. Quando però il clima è molto carico, spesso serve un terzo spazio neutrale: l’idea del consultorio è sensata, non perché Lei abbia qualcosa che non va, ma perché può aiutarLa a trovare un modo più protettivo di stare nella relazione con loro senza sentirsi schiacciata.
Non deve affrontare tutto da sola: qui non si tratta di convincere i Suoi genitori o di dimostrare qualcosa, ma di costruire confini più chiari tra il loro bisogno di rassicurazione e il Suo bisogno di crescere.
Spero di esseLe stata utile
In bocca al lupo per tutto!
Cara S.,
da quello che racconti non stai “perdendo la testa”: stai vivendo una fase di forte stress emotivo e relazionale in un momento di grande cambiamento della tua vita. A 20–21 anni è normale sentirsi in difficoltà mentre si costruisce la propria autonomia, soprattutto dopo una scelta universitaria rivelatasi sbagliata e un nuovo inizio.
Alcuni punti importanti:
1) Il senso di colpa e la pressione dei genitori
Capire la loro delusione è umano, ma essere continuamente rimproverata, controllata e minacciata sul piano economico può diventare emotivamente molto pesante. Il controllo quotidiano (“a che ora ti sei svegliata”, “quanti esami dai”) rischia di trasformarsi in una forma di pressione che aumenta l’ansia e non favorisce lo studio. Il senso di colpa, quando è costante, può bloccare la motivazione invece di sostenerla.
2) Le difficoltà all’università sono normali
Hai dato 24 CFU su 30: non è un fallimento, soprattutto nel primo periodo di adattamento. Serve tempo per trovare un metodo di studio, capire i ritmi, orientarsi negli esami. Il fatto che i tuoi genitori non abbiano fatto l’università può rendere più difficile per loro comprendere queste dinamiche, ma questo non invalida il tuo impegno.
3) Lo stress che stai provando è un segnale da ascoltare
Essere “stressata e distrutta” indica che stai reggendo un carico emotivo alto: pressioni familiari, paura di deludere, responsabilità, preoccupazione per la salute di tua nonna, difficoltà a chiedere aiuto. Tutto questo insieme può diventare davvero faticoso.
4) Chiedere aiuto non è un peso per gli altri
L’idea di rivolgerti al consultorio è molto sensata: è uno spazio pensato proprio per sostenere giovani adulti in momenti di difficoltà, anche senza gravare economicamente sulla famiglia. Non è un segno di debolezza, ma di maturità. Anche il dubbio di non sentirti pronta a lavorare e studiare insieme è comprensibile: è meglio riconoscere i propri limiti temporanei che forzarsi oltre le proprie risorse.
5) Qualche piccolo passo concreto
Provare a chiarire con tuo padre, se e quando ti senti pronta, che il controllo costante ti mette più in difficoltà di quanto ti aiuti.
Darti obiettivi realistici e comunicabili (es. “in questa sessione punto a X esami”), per proteggerti dalle aspettative eccessive.
Trovare uno spazio tuo (una persona di fiducia o un professionista) dove poter parlare senza sentirti giudicata o in colpa.
La tua fatica è comprensibile e merita ascolto. Per tutelare il tuo benessere emotivo e trovare strumenti più efficaci per gestire lo stress e il rapporto con i tuoi genitori, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quello che racconti non stai “perdendo la testa”: stai vivendo una fase di forte stress emotivo e relazionale in un momento di grande cambiamento della tua vita. A 20–21 anni è normale sentirsi in difficoltà mentre si costruisce la propria autonomia, soprattutto dopo una scelta universitaria rivelatasi sbagliata e un nuovo inizio.
Alcuni punti importanti:
1) Il senso di colpa e la pressione dei genitori
Capire la loro delusione è umano, ma essere continuamente rimproverata, controllata e minacciata sul piano economico può diventare emotivamente molto pesante. Il controllo quotidiano (“a che ora ti sei svegliata”, “quanti esami dai”) rischia di trasformarsi in una forma di pressione che aumenta l’ansia e non favorisce lo studio. Il senso di colpa, quando è costante, può bloccare la motivazione invece di sostenerla.
2) Le difficoltà all’università sono normali
Hai dato 24 CFU su 30: non è un fallimento, soprattutto nel primo periodo di adattamento. Serve tempo per trovare un metodo di studio, capire i ritmi, orientarsi negli esami. Il fatto che i tuoi genitori non abbiano fatto l’università può rendere più difficile per loro comprendere queste dinamiche, ma questo non invalida il tuo impegno.
3) Lo stress che stai provando è un segnale da ascoltare
Essere “stressata e distrutta” indica che stai reggendo un carico emotivo alto: pressioni familiari, paura di deludere, responsabilità, preoccupazione per la salute di tua nonna, difficoltà a chiedere aiuto. Tutto questo insieme può diventare davvero faticoso.
4) Chiedere aiuto non è un peso per gli altri
L’idea di rivolgerti al consultorio è molto sensata: è uno spazio pensato proprio per sostenere giovani adulti in momenti di difficoltà, anche senza gravare economicamente sulla famiglia. Non è un segno di debolezza, ma di maturità. Anche il dubbio di non sentirti pronta a lavorare e studiare insieme è comprensibile: è meglio riconoscere i propri limiti temporanei che forzarsi oltre le proprie risorse.
5) Qualche piccolo passo concreto
Provare a chiarire con tuo padre, se e quando ti senti pronta, che il controllo costante ti mette più in difficoltà di quanto ti aiuti.
Darti obiettivi realistici e comunicabili (es. “in questa sessione punto a X esami”), per proteggerti dalle aspettative eccessive.
Trovare uno spazio tuo (una persona di fiducia o un professionista) dove poter parlare senza sentirti giudicata o in colpa.
La tua fatica è comprensibile e merita ascolto. Per tutelare il tuo benessere emotivo e trovare strumenti più efficaci per gestire lo stress e il rapporto con i tuoi genitori, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Capisco quanto questa situazione stia diventando pesante per te e quanto tu stia cercando di tenere insieme tutto: il percorso universitario, il bisogno di autonomia, il rapporto con i tuoi genitori e la preoccupazione per tua nonna. È un carico emotivo importante, soprattutto in un momento della vita in cui sarebbe naturale avere bisogno di sperimentare, sbagliare, riorientarsi e trovare il proprio ritmo senza sentirsi costantemente sotto esame.
Il cambio di percorso universitario non è un fallimento, ma una scelta di consapevolezza. Moltissime persone impiegano tempo per capire cosa desiderano davvero studiare e costruire. Il fatto che tu abbia già sostenuto 24 CFU nella prima sessione dimostra impegno e capacità di riorganizzarti, anche se questo ai tuoi genitori non appare immediatamente. Quando non si è vissuta l’università in prima persona, è facile ridurre tutto a numeri, orari e risultati, senza cogliere la complessità del processo di apprendimento. Il loro bisogno di controllo sembra più legato alla paura che tu possa “perderti di nuovo” che a una reale valutazione del tuo valore, ma questo non rende meno faticoso il modo in cui si stanno relazionando con te.
Le loro reazioni – il rimarcare le spese, il controllo quotidiano, gli insulti, le minacce di togliere il supporto economico – non sono modalità educative, sono modalità dettate dalla loro ansia e dalla difficoltà di accettare che tu stia crescendo e prendendo decisioni autonome. Non è giusto che tu debba portarne il peso emotivo. Il senso di colpa che provi è comprensibile, ma non è un indicatore di colpa reale: è la conseguenza di un clima familiare in cui ti senti costantemente valutata e in cui temi di essere un ulteriore “pensiero” per chi ami.
Rivolgerti a un consultorio è un’idea molto valida. I consultori sono pensati proprio per offrire supporto gratuito o a costi molto contenuti a chi vive situazioni di stress, conflitti familiari o difficoltà nel percorso di crescita. Avere uno spazio neutro, protetto, in cui poter parlare liberamente e ricevere un orientamento professionale potrebbe alleggerire molto la pressione che senti addosso e aiutarti a costruire strategie per gestire il rapporto con i tuoi genitori senza sentirti schiacciata. Non devi affrontare tutto da sola. Stai già facendo molto più di quanto riconosci a te stessa: stai studiando, stai cercando di costruire un equilibrio, stai riflettendo su ciò che provi e stai cercando aiuto in modo responsabile. Questo è un segnale di maturità, non di fragilità.
resto a disposizione,
saluti
Il cambio di percorso universitario non è un fallimento, ma una scelta di consapevolezza. Moltissime persone impiegano tempo per capire cosa desiderano davvero studiare e costruire. Il fatto che tu abbia già sostenuto 24 CFU nella prima sessione dimostra impegno e capacità di riorganizzarti, anche se questo ai tuoi genitori non appare immediatamente. Quando non si è vissuta l’università in prima persona, è facile ridurre tutto a numeri, orari e risultati, senza cogliere la complessità del processo di apprendimento. Il loro bisogno di controllo sembra più legato alla paura che tu possa “perderti di nuovo” che a una reale valutazione del tuo valore, ma questo non rende meno faticoso il modo in cui si stanno relazionando con te.
Le loro reazioni – il rimarcare le spese, il controllo quotidiano, gli insulti, le minacce di togliere il supporto economico – non sono modalità educative, sono modalità dettate dalla loro ansia e dalla difficoltà di accettare che tu stia crescendo e prendendo decisioni autonome. Non è giusto che tu debba portarne il peso emotivo. Il senso di colpa che provi è comprensibile, ma non è un indicatore di colpa reale: è la conseguenza di un clima familiare in cui ti senti costantemente valutata e in cui temi di essere un ulteriore “pensiero” per chi ami.
Rivolgerti a un consultorio è un’idea molto valida. I consultori sono pensati proprio per offrire supporto gratuito o a costi molto contenuti a chi vive situazioni di stress, conflitti familiari o difficoltà nel percorso di crescita. Avere uno spazio neutro, protetto, in cui poter parlare liberamente e ricevere un orientamento professionale potrebbe alleggerire molto la pressione che senti addosso e aiutarti a costruire strategie per gestire il rapporto con i tuoi genitori senza sentirti schiacciata. Non devi affrontare tutto da sola. Stai già facendo molto più di quanto riconosci a te stessa: stai studiando, stai cercando di costruire un equilibrio, stai riflettendo su ciò che provi e stai cercando aiuto in modo responsabile. Questo è un segnale di maturità, non di fragilità.
resto a disposizione,
saluti
Buongiorno, comprendo benissimo il suo stato d'animo avendo studiato all'università ed essendo stata per tanto tempo una studentessa fuori sede. Comprendo anche le preoccupazioni dei suoi genitori, che non avendo una tale esperienza faticano a capire le realtà oggettive che possono esserci in un percorso formativo di questo tipo. Rivolgersi al consultorio mi sembra un'ottima idea, soprattutto per affrontare i sensi di colpa. Mi sento di consigliarle di fare un'esperienza di lavoro, parallelamente allo studio, perchè penso che sia assolutamente in grado di farcela e comunque se così non dovesse essere potrà dire di averci provato. Mai gettare la spugna ancor prima di cominciare!
Cara S., ti accolgo con molta comprensione. Leggendo le tue parole sembra quasi di sentire il fiato sul collo che descrivi: quel controllo costante, numerico (i CFU, gli orari, i soldi), che trasforma il tuo percorso di crescita in una sorta di "prestazione" da monitorare h24.Hai ragione a sentirti sfinita: a 20 anni dovresti poterti concentrare sul tuo futuro e sulla scoperta di te stessa, mentre qui ti trovi a fare i conti con un senso di colpa che viene alimentato ogni giorno, quasi fosse un debito che non riesci mai a estinguere.Il fatto che i tuoi genitori non abbiano fatto l'università crea un "gap" comunicativo enorme. Per loro è un investimento economico che deve dare frutti immediati; per te è un percorso di adattamento. Dare 24 CFU alla prima sessione del primo anno è un risultato eccellente, oggettivamente sopra la media. Il fatto che questo non venga festeggiato, ma usato per punirti per l'esame mancante, indica che il problema non è il tuo rendimento, ma il loro bisogno di controllo per gestire la paura (forse la paura che tu "fallisca" di nuovo).Sentirsi dire che li hai "presi in giro" è una ferita profonda. Scegliere la strada sbagliata a 19 anni non è un inganno, è un diritto. Il fatto che loro ti rinfaccino le spese è un modo per tenerti legata e sotto pressione, ma questo clima non fa che aumentare il rischio di bloccarti: più ti senti osservata, più l'ansia cresce, meno riesci a studiare con serenità. È un circolo vizioso pericoloso.Ti senti un peso perché tua nonna sta male e non vuoi gravare su tua madre. Questo dimostra che sei una ragazza molto sensibile e matura, ma attenzione: il tuo benessere non è un lusso, è una necessità. Se tu crolli sotto questo stress, non sarai d'aiuto né a tua madre né a te stessa.Il tuo desiderio di rivolgerti al consultorio è un ottimo primo passo per non gravare economicamente sui tuoi, ma voglio farti capire perché approfondire questo nodo con una guida esperta come me può cambiare le cose...Lavoreremo su come gestire le conversazioni con tuo padre. Esistono modi per comunicare i tuoi progressi senza dare loro il potere di monitorare ogni tuo respiro. Devi riprenderti la tua privacy emotiva.C'è una grande differenza tra sentirsi in colpa (che ti paralizza) e sentirsi responsabili (che ti dà la forza di andare avanti). Dobbiamo liberarti dal peso del "debito" economico per lasciarti solo quello del tuo futuro.Se lo studio diventa l'unico terreno su cui vieni giudicata come figlia, è normale che tu sia "distrutta". Insieme ridaremo valore a chi è S. oltre i CFU, così che un esame non dato non sia più una tragedia greca ma un semplice imprevisto di percorso.Non sei una delusione, S. Sei una studentessa che ha avuto il coraggio di ricominciare e che ha dato ottimi esami nonostante un clima ostile. Questo dice che la forza ce l'hai, dobbiamo solo toglierti questi macigni dalle spalle.Ti va di provare a pensare: se tu potessi dire a tuo padre una cosa sola senza paura di essere insultata o minacciata sulle tasse, cosa gli diresti in questo momento? Spesso la risposta a questa domanda è il punto da cui dobbiamo partire per ritrovare la tua voce.
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo in questo momento così impegnativo. Dal suo racconto emerge un forte senso di pressione e fatica emotiva legato sia al percorso universitario sia al clima familiare che si è creato dopo il cambiamento di studi. Quando ci si trova a riorientare le proprie scelte, soprattutto dopo un’esperienza vissuta come un errore, può essere difficile affrontare contemporaneamente le aspettative esterne e il bisogno di ritrovare fiducia in sé stessi. Il controllo costante e la sensazione di dover continuamente dimostrare qualcosa sembrano contribuire ad aumentare lo stress e il senso di colpa che descrive, rendendo più complesso vivere con serenità anche i risultati raggiunti. In queste condizioni è comprensibile sentirsi affaticati, confusi e con la percezione di non avere uno spazio in cui poter respirare senza sentirsi valutati. Il fatto che stia pensando di rivolgersi a un consultorio mostra un’importante attenzione verso il proprio benessere. Avere uno spazio di ascolto esterno può aiutarla a gestire lo stress, elaborare il senso di colpa e trovare modalità più sostenibili per affrontare questo periodo, senza dover affrontare tutto da sola.
Resto a disposizione qualora desiderasse un confronto o un approfondimento. Dott. Matteo De Nicolò
Resto a disposizione qualora desiderasse un confronto o un approfondimento. Dott. Matteo De Nicolò
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