Domande del paziente (19)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno, nelle cistiti recidivanti non esiste un singolo alimento “curativo”, ma ci sono alcune abitudini utili.

    La prima è bere a sufficienza: nelle donne con cistiti ricorrenti e basso introito di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Capisco, e no, non è una sensazione da ignorare: quando la fame è molto frequente o sembra “continua”, di solito non serve cercare qualcosa che la blocchi, ma capire da cosa può dipendere e come gestirla... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Salve, certo
    È assolutamente possibile intraprendere un percorso ambulatoriale, senza ricovero.

    La prima visita nutrizionale ha un costo di 94 euro.
    Durante la visita valuteremo insieme la situazione,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno Beatrice, dai valori che riferisce merita sicuramente un confronto con il medico curante, perché un colesterolo totale di 291 mg/dL e trigliceridi di 242 mg/dL non vanno sottovalutati. Per i... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno
    Quello che descrive molto probabilmente corrisponde alla cellulite, una condizione molto comune nelle donne e non necessariamente legata al fatto di “fare qualcosa di sbagliato”. Camminare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Salve, il miglioramento è sicuramente importante, però prima di attribuirlo a un singolo prodotto o a 5 giorni di integratore, farei alcune considerazioni.

    Una variazione così marcata in circa due mesi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno
    dai valori che riporta si può sospettare una condizione di iperinsulinemia/possibile insulino-resistenza, anche se la diagnosi non andrebbe fatta guardando solo la curva insulinica isolata,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Un’emoglobina di 16,6 g/dL in un uomo di 24 anni è spesso nei limiti alti della norma e, da sola, di solito non spiega vertigini, ansia o umore depresso. La Cleveland Clinic indica per gli uomini adulti... Altro


    Domande su Ipercolesterolemia (livelli elevati di colesterolo)

    Uomo 48 anni 1,74 x 72.5 kg
    salve in mese eliminando zuccheri raffinati e schifezze imbustate ho ridotto il colesterolo totale da 291 a 240 HDL è salito a 48 e LDL da 217 a 177. trigliceridi da 170 a 125
    Non ho ancora iniziato con l'attività fisica che inizierò con costanza tra qualche giorno
    ho possibilità di tornare a valori accettabili senza farmaci?
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Hai già ottenuto un miglioramento molto importante in poco tempo, quindi la strada intrapresa è sicuramente positiva. Alimentazione più curata, riduzione dei prodotti ultraprocessati e attività fisica costante possono aiutare ancora a migliorare colesterolo e trigliceridi. Le linee guida considerano lo stile di vita la base del trattamento e raccomandano di ricontrollare il profilo lipidico dopo alcune settimane per valutare la risposta. (NHLBI, NIH)

    Detto questo, non si può promettere che i valori tornino nella norma senza farmaci. Un LDL iniziale di 217 mg/dL rientra in un range che le linee guida considerano particolarmente elevato; in adulti con LDL pari o superiore a 190 mg/dL viene raccomandata una valutazione medica attenta e spesso una terapia con statina, oltre allo stile di vita.

    Quindi la risposta più corretta è: sì, hai margine di miglioramento, ma con valori così alti è importante confrontarti con il medico curante per inquadrare bene il rischio cardiovascolare complessivo, valutare eventuale familiarità e decidere se il solo stile di vita sia sufficiente oppure no.


    Buonasera, in maniera sciagurata per ovviare a problemi di pressione alta e glucosio (valore 104) ho intrapreso per circa due mesi una dieta fai da te, ho escluso sale, carboidrati e dolci/zuccheri, sono dimagrito notevolmente direi troppo, da circa 10 giorni ho reinserito i carboidrati nella mia alimentazione ma mi accorgo che sto ancora scendendo di peso........... cosa posso fare? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno,
    Quello che descrive merita attenzione, perché un dimagrimento importante e soprattutto il fatto che il peso continui a scendere anche dopo la reintroduzione dei carboidrati non andrebbe sottovalutato.
    Un valore di glicemia a digiuno di 104 mg/dL rientra in un range compatibile con alterata glicemia a digiuno/prediabete, ma non giustifica una dieta fai-da-te così restrittiva, soprattutto con esclusione quasi totale di carboidrati, sale e zuccheri. In genere, per pressione alta e glicemia borderline, l’approccio più utile non è eliminare completamente i carboidrati, ma riequilibrare l’alimentazione, scegliendo porzioni corrette e fonti di carboidrati più semplici da gestire, come cereali integrali, legumi, frutta e verdura, all’interno di un modello tipo DASH o mediterraneo.

    Il mio consiglio è di non continuare ad apportare modifiche drastiche da solo e di far valutare la situazione dal suo medico curante, soprattutto se il calo di peso è stato rapido o sta proseguendo senza volerlo. Il dimagrimento non intenzionale che continua nel tempo va inquadrato con attenzione.

    Nel frattempo, in linea generale, può essere utile:
    • mantenere pasti più regolari durante la giornata
    • reinserire i carboidrati in modo equilibrato, senza eccedere ma senza eliminarli
    • non demonizzare del tutto il sale, ma limitarlo secondo indicazione medica, senza azzerarlo autonomamente
    • monitorare peso, pressione e, se indicato dal medico, glicemia

    Se vuole, possiamo impostare insieme un’alimentazione più corretta e sostenibile, ma prima le consiglierei davvero di confrontarsi anche con il medico, così da escludere che il calo di peso dipenda da altro e da avere indicazioni più precise sugli esami da controllare.


    Salve. Ho 44 anni e per tutta la vita ho avuto problemi di peso. Sono stata seguita da diversi nutrizionisti, ho seguito diverse diete ma sempre senza risultati. Tre anni fa ho iniziato vari percorsi chetogenici che finalmente mi hanno fatto perdere 50 chili. Ora sono normopeso e al peso forma (taglia 40/42) da diversi mesi ma devo sempre rimanere in dieta super ferrea abbinata a tanto esercizio fisico per non ingrassare.
    Una mia giornata tipo è:
    - colazione: caffè latte senza zucchero, 3 biscotti integrali
    -spuntino: yogurt di soia o Yoeggs
    - pranzo 250 g di verdure (crude o al vapore) condite con un cucchiaino d’olio e 60 g di pane di segale
    - spuntino: un frutto o 30 g di frutta secca
    - cena: 250 g di verdure (crude o cotte al vapore) condite con un cucchiaino d’olio, 200 g di carne magra alla piastra o pesce al forno cotto con un filo d’olio e spezie o 2 uova
    - circa 3 litri d’acqua al giorno
    - 1 ora di palestra 5 giorni a settimana
    Nel fine settimana mi capita magari di fare un pasto da “persona normale” o anche solo una pizza o un aperitivo e dí ritrovarmi il lunedì mattina con 3/4 chili in più rispetto al venerdì. Tutti gli esami metabolici fatti anni fa non hanno dato problemi. C’è qualcuno che potrebbe darmi una spiegazione logica e scientifica alla mia condizione? Non so più a che tipo di medico potermi rivolgere per poter trovare la causa e poter finalmente risolvere questo mio problema. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Salve.

    Prima di tutto: un aumento di 3-4 kg dal venerdì al lunedì, dopo una pizza, un aperitivo o un pasto più ricco, non può essere aumento reale di grasso. Per aumentare 3-4 kg di massa grassa servirebbe un surplus calorico enorme, non compatibile con un singolo pasto o un weekend un po’ più libero.

    Quello che vede sulla bilancia molto probabilmente è dovuto a una combinazione di:
    • maggiore ritenzione di liquidi;
    • aumento del glicogeno muscolare ed epatico, che trattiene acqua;
    • più sale introdotto con pizza, aperitivi, alimenti da ristorante o prodotti più elaborati;
    • maggior volume di cibo nell’intestino;
    • possibile infiammazione/ritenzione legata anche all’allenamento;
    • oscillazioni ormonali, ciclo, sonno e stress.

    Dopo periodi lunghi di dieta molto restrittiva, soprattutto se associati a grande perdita di peso e tanta attività fisica, il corpo può diventare molto “sensibile” alle variazioni di carboidrati, sale e quantità di cibo. Questo non significa necessariamente che stia ingrassando, ma che il peso corporeo oscilla molto facilmente per liquidi e contenuto intestinale.

    Un altro punto importante è che, da ciò che descrive, la sua alimentazione attuale sembra ancora molto controllata e probabilmente piuttosto restrittiva rispetto all’attività fisica che svolge. In alcuni casi, dopo grandi dimagrimenti, può essere utile lavorare non con ulteriori restrizioni, ma con una fase di mantenimento ben strutturata: aumentare gradualmente e con criterio l’apporto calorico, migliorare la distribuzione dei carboidrati, gestire il pasto libero senza oscillazioni estreme e valutare la composizione corporea, non solo il peso.

    Le consiglierei di evitare di giudicare il risultato solo dal peso del lunedì mattina. Sarebbe più utile osservare la media del peso settimanale, le circonferenze, la composizione corporea, energia, fame, ciclo/menopausa, sonno, recupero dall’allenamento e rapporto con il cibo.

    Dal punto di vista medico, se non lo ha già fatto di recente, può essere utile confrontarsi con il medico curante o con un endocrinologo per rivalutare tiroide, assetto glicemico-insulinico, profilo lipidico, funzionalità epatica/renale, cortisolo solo se indicato, eventuali alterazioni ormonali e stato nutrizionale generale. Però la variazione rapida di 3-4 kg nel weekend, di per sé, è molto più compatibile con liquidi/glicogeno/sodio che con grasso.

    In un percorso nutrizionale, l’obiettivo potrebbe essere aiutarla a passare da una gestione “super ferrea” a un mantenimento più sostenibile, senza paura costante di ingrassare dopo un pasto normale. Questo va fatto con gradualità e monitoraggio, soprattutto dopo una perdita di peso importante come la sua.


    Sono andata dal nutrizionista so che sono allergica al.nichel ma lui dice che può essere stress ho.prurito un po dappertutto mi ha dato una dieta da pensare ma io non ho bisogno di dimagrire perché ho già perso quasi 10 kili cosa devo fare comunque farò quello consigliato ma il.ligt non.mi.ispira consiglio grazie mi vuole vedere tra un mese grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Capisco il dubbio. Io non mi fiderei a pensare che sia “solo stress” senza una verifica, soprattutto se hai:
    • prurito diffuso
    • hai già perso quasi 10 kg
    • e il professionista ti ha dato un piano dimagrante anche se dici di non averne bisogno
    Il nichel di solito dà più spesso una dermatite da contatto con rash nelle aree esposte, e quando c’è un sospetto di allergia da contatto la valutazione specialistica può includere il patch test.
    Al contrario, un prurito generalizzato senza una causa chiara può avere molte spiegazioni diverse e le linee NICE raccomandano di valutare anche condizioni sottostanti, soprattutto se ci sono segnali associati come perdita di peso.
    Quello che farei, concretamente:
    • seguire pure per pochi giorni i consigli alimentari solo se ti fanno stare tranquilla, ma senza convincerti che quella sia per forza la soluzione;
    • sentire il medico curante o un dermatologo/allergologo e spiegare bene: “ho prurito diffuso, sono allergica al nichel, ho già perso quasi 10 kg e non voglio fare una dieta dimagrante”;
    • chiedere se serve una valutazione più mirata, anche per capire se il problema è davvero allergico, dermatologico o no. Il patch test è uno degli strumenti usati quando si sospetta una dermatite allergica da contatto.


    Io ho il magnesio con valore 1,7 ma non posso prendere il normale magnesio perché mi provoca forti diarree.E’ opportuno che prenda il pisolato o il bis gli inato?grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Sì: tra i due, proverei prima il bisglicinato/glicinato, non il picolinato.
    Il motivo è che i supplementi di magnesio spesso danno diarrea, e le forme più spesso associate a questo effetto sono ossido, cloruro, carbonato e gluconato; il glicinato/bisglicinato è in genere considerato più tollerabile a livello intestinale rispetto ad altre forme.
    Due cose importanti:
    • Un magnesio sierico di 1,7 è al limite basso o lievemente basso a seconda del laboratorio, ma da solo non basta per dire quanto sia significativa la carenza. Va interpretato con sintomi, farmaci, dieta, eventuali perdite gastrointestinali e funzione renale.
    • Se il magnesio “normale” le provoca forti diarree, ha senso provare una forma più gentile e soprattutto partire basso.


    Sono un ragazzo di 27 anni, 63 kg, non bevo, non fumo, attento all'alimentazione sana ed equilibrata, sono sempre stato sportivo tranne gli ultimi 2 anni di grande sedentarietà. Recentemente ho effettuato analisi e ho riscontrato omocisteina - 18.1, colesterolo TOT - 231, col HDL - 73, col LDL - 133, trigliceridi - 122, bilirubina alta (mi è stato detto S. Gilbert), vit B12 - 266, acido folico - 7.8, vit B6 - 28.4, lipo (a) - 27.8, vitamina D3 - 22 È una situazione da controllare? Ci sono rischi per quanto riguarda omocisteina e LDL?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Dai valori che scrivi non sembra una situazione “allarmante”, ma sì, è una situazione da inquadrare e ricontrollare con il medico.
    L’omocisteina a 18,1 è aumentata e merita attenzione, soprattutto perché può associarsi a un rischio cardiovascolare più alto, anche se abbassarla con vitamine del gruppo B non ha dimostrato in modo chiaro di ridurre gli eventi cardiovascolari in tutti i soggetti. Spesso va cercata la causa: B12 bassa o borderline, folati non ottimali, ipotiroidismo, funzione renale, farmaci, genetica, scarso introito di vitamine del gruppo B. Nel tuo caso la B12 a 266 è nel basso range e potrebbe essere una spiegazione plausibile; i folati a 7,8 non sembrano bassi in modo marcato.
    Per il profilo lipidico: LDL 133 mg/dL è sopra l’ideale per una persona giovane in prevenzione primaria, ma non è un valore da panico. Le linee guida europee basano l’obiettivo LDL sul rischio cardiovascolare globale: in un 27enne senza fumo, senza alcol, normopeso e presumibilmente senza altre patologie maggiori, il rischio assoluto a breve termine di solito è basso, però un LDL sopra ottimale va comunque corretto con stile di vita e ricontrollato. Il fatto che l’HDL sia 73 è favorevole, e i trigliceridi 122 non sono alti.
    Il colesterolo totale 231 va letto insieme alle frazioni: con HDL alto, il totale può risultare “gonfiato”, quindi conta di più il quadro completo che il totale da solo. Se ci fosse familiarità per eventi cardiovascolari precoci, varrebbe la pena discutere col medico anche di ApoB/non-HDL e di quanto essere aggressivi con LDL. Le linee guida ESC 2025 continuano a considerare l’LDL un bersaglio centrale e la Lp(a) un modificatore del rischio; se la tua Lp(a) 27,8 è espressa in mg/dL, in genere non è considerata elevata.
    La bilirubina alta con sindrome di Gilbert di solito è una condizione benigna, soprattutto se il resto della funzionalità epatica è normale e il medico l’ha già attribuita a Gilbert.
    La vitamina D a 22 è bassa-borderline secondo molti clinici, ma i riferimenti ufficiali NIH indicano che 20 ng/mL o più sono sufficienti per la maggior parte delle persone; non è una carenza grave, però si può comunque discutere col medico se integrare in base a stagione, esposizione solare e sintomi.


    Buongiorno, ho problemi di gonfiore, stanchezza, perdita di concentrazione ecc.. da diversi anni. Nel 2024 ho fatto colonscopia e scoperto di avere un dolicocolon convoluto e una flogosi cronica. Mi è stato detto che è semplice colon irritabile. Non convita ho fatto altri esami e ho scoperto di avere:
    - intestino permeabile (esame zonulina sierica)
    - disbiosi fermentativa grave
    - SIBO (IMO).
    Premessa: nel 2010 avevo reflusso e mediante gastroscopia mi è stata diagnosticata una beanza cardiale. Invece di consigliarmi di affrontarla modificando qualche abitudine alimentare e di dormire un po' rialzata, mi hanno dato gastroprotettori che ho assunto per parecchio tempo con il risultato di aver preso nel 2013 l'helicobacter Pilory e gastrite cronica (Curata).
    Da ottobre 2025 sono stata seguita da una biologa nutrizionista con la quale abbiamo intrapreso una dieta low fodmap, cura antibiotica con normix di 2 settimane, abbiamo capito che avessi anche un'ipercloridria (sto ancora assumendo 1 capsula di betaina hcl), abbiamo reintrodotto tutto a febbraio perchè il gonfiore non migliorava. E' migliorato qualcosa sulle evacuazione (prima avevo quasi ogni giorno feci liquide), ora 1 volta e spesso devo aiutarmi a evacuare (stipsi) per poi evacuare normalmente ma il gonfiore persiste e aumenta, spesso mi sveglio già così. Lei non sa più come aiutarmi e ho avuto pessime esperienza con 2 gastroenterologi. Ho iniziato un percorso con uno psicanalista ma in realtà non credo sia lì il problema, credo si sia innescato un circolo vizioso, se non miglioro la stitichezza la fermentazione non potrà mai migliorare.
    Sotto consiglio di una omeopata sto seguendo da 2 settimane una dieta detox + low fodmap, evitando alcuni tipi di cottura (come grigliata, al vapore e lessa), evitando le solanacee, i latticini e derivati, glutine, lievitati ecc ecc... Devo seguirla per 40 giorni e prendo anche il butirrato di sodio + iNatal ma purtroppo non vedo miglioramento. Cosa sbaglio? Come posso migliorare questa situazione?
    Non vorrei più fare cure antibiotiche.
    Grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno,
    Da quello che racconta, il quadro è complesso e merita di essere valutato con molta attenzione, senza ridurlo semplicemente a “colon irritabile” ma anche senza procedere per tentativi sempre più restrittivi. Gonfiore persistente, alvo alternato/stipsi, SIBO/IMO, disbiosi, reflusso e storia di gastrite richiedono un lavoro molto graduale e personalizzato.

    Una cosa importante: quando si parla di SIBO/IMO, soprattutto se c’è produzione di metano, spesso la stipsi può avere un ruolo centrale. Se il transito intestinale è rallentato, la fermentazione e il gonfiore possono mantenersi anche con una dieta molto restrittiva. Per questo, in molti casi, il primo obiettivo non è togliere sempre più alimenti, ma migliorare transito, svuotamento intestinale, regolarità dei pasti, idratazione, tolleranza delle fibre e gestione della motilità.

    Allo stesso tempo, diete molto restrittive protratte a lungo — senza glutine, senza latticini, senza lievitati, senza solanacee, low FODMAP, detox ecc. — non sempre migliorano il gonfiore e talvolta possono peggiorare la varietà alimentare, la qualità della dieta, la tolleranza intestinale e il rapporto con il cibo. La low FODMAP, ad esempio, di solito viene usata come strategia temporanea, seguita da una fase di reintroduzione guidata, non come schema rigido indefinito.

    Non posso dirle “cosa sta sbagliando” senza valutare nel dettaglio anamnesi, esami, diario alimentare, alvo, farmaci/integratori, breath test e storia clinica. Però da quello che scrive, io non aggiungerei altre restrizioni in autonomia. Piuttosto, cercherei di fare ordine e capire:
    1. quali alimenti peggiorano davvero i sintomi e quali invece sono stati tolti “per paura”;
    2. com’è il transito intestinale e se la stipsi è adeguatamente gestita;
    3. quante fibre assume e quali tipi tollera;
    4. quanto beve e come distribuisce i pasti;
    5. se ci sono segnali da rivalutare con un gastroenterologo esperto in motilità/SIBO;
    6. se gli integratori che sta assumendo sono realmente utili o se, in questo momento, stanno aggiungendo confusione.

    Sul fatto di non voler ripetere cure antibiotiche lo comprendo. È una scelta da discutere con il medico/gastroenterologo, perché non sempre l’antibiotico è l’unica strada, ma la strategia dipende dal tipo di test, dai valori, dai sintomi e dal quadro generale.

    Se vuole, possiamo fare una prima valutazione nutrizionale approfondita, raccogliendo tutta la documentazione e ricostruendo il percorso fatto finora. L’obiettivo sarebbe impostare una strategia più ordinata, graduale e sostenibile, lavorando soprattutto su gonfiore, regolarità intestinale, tolleranza alimentare e qualità della dieta, senza continuare ad aggiungere restrizioni se non sono realmente necessarie.

    Le consiglierei anche, se possibile, di non interrompere o modificare farmaci/integratori prescritti senza confrontarsi con il medico di riferimento.


    Buonasera. Sono una ragazza di 28 anni, alta 160 cm e peso 64. Premetto che anni fa partivo da una condizione di obesità, con vari percorsi sono riuscita a perdere peso anche se non in maniera definitiva. Negli ultimi anni, seguita da nutrizionisti e dietisti, ho fatto la cheto ma mi rendo conto che non riesco più a seguirla e soprattutto perdo inizialmente qualche chilo ma poi mi blocco. Chiedo quindi consigli su quale approccio utilizzare considerando che vorrei arrivare a quello che è da sempre il mio obiettivo ovvero 59 kg. Il mio metabolismo basale è di 1350 kcal, dovrò per forza stare al di sotto di questo pur praticando camminata da 7/9 km al giorno e circuiti di 20 minuti con pesi ed elastici? Grazie a chi mi darà qualche Consiglio

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    No, non devi per forza stare sotto il metabolismo basale. Il dimagrimento si ottiene creando un deficit rispetto a quanto consumi in tutta la giornata, non “mangiando meno del basale” come regola. Anzi, approcci troppo restrittivi spesso funzionano all’inizio ma poi diventano difficili da mantenere.

    Se la chetogenica ti faceva perdere i primi chili ma poi ti bloccavi e soprattutto non riesci più a seguirla, probabilmente non è l’approccio più adatto a te in questo momento. Considerando che cammini molto e fai anche circuiti con i pesi, io punterei su un’alimentazione mediterranea/ipocalorica moderata, ben strutturata, con proteine adeguate, carboidrati distribuiti bene e allenamento di forza costante.

    L’obiettivo di arrivare a 59 kg è realistico, ma cercherei una perdita graduale e sostenibile, non una dieta troppo bassa che poi ti porta a stancarti o bloccarti. La cosa migliore sarebbe impostare una quota calorica ragionata e valutarne la risposta per almeno 3-4 settimane, invece di cambiare approccio appena il peso rallenta.


    Buongiorno,donna,55 anni,tiroideoctomizzata da 14 anni,valori TSH sempre in balzo,in menopausa da 2 anni,visto che da 1 anno perdo visibilmente massa muscolare,vorrei sapere che tipo di proteine in polvere potrei integrare.Faccio regolarmente lunghe camminate,ma non esercizi mirati in palestra,grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno,
    in una situazione come la sua l’idea di integrare proteine può avere senso, ma non partirei dalla scelta della polvere come unico intervento, perché la perdita di massa muscolare dopo tiroidectomia e in menopausa va inquadrata in modo un po’ più ampio. In particolare, se il TSH è spesso instabile, la prima cosa utile è confrontarsi con il medico o con l’endocrinologo per verificare che la terapia sostitutiva sia ben regolata, perché anche questo può influire su energia, composizione corporea e tono muscolare. Inoltre, la camminata è ottima per la salute generale, ma per contrastare davvero la perdita di massa muscolare è molto importante associare anche esercizi di forza o resistenza 2-3 volte a settimana, anche semplici, con elastici, piccoli pesi o esercizi a corpo libero.

    Per quanto riguarda le proteine in polvere, se vuole usarle come supporto pratico, le opzioni più sensate sono queste:
    • Proteine del siero del latte (whey), meglio isolate, se tollera bene i latticini e cerca una proteina completa, pratica e generalmente ben digeribile.
    • Blend vegetale pisello + riso, se preferisce evitare latte o lattosio.
    • Proteine della soia, se le tollera bene, perché sono anch’esse una fonte proteica completa e valida.

    Più che il “nome commerciale”, è importante scegliere un prodotto con:
    • pochi ingredienti
    • almeno 20-25 g di proteine per porzione
    • poco zucchero aggiunto
    • buona tollerabilità digestiva.

    Se vuole un’indicazione pratica, in una donna della sua età che vuole preservare o recuperare massa muscolare, l’apporto proteico giornaliero spesso viene consigliato intorno a 1,0-1,2 g/kg di peso corporeo al giorno, e in alcuni casi anche un po’ di più se si associa attività contro resistenza. Per questo motivo la polvere può essere utile solo se con l’alimentazione normale non riesce a coprire il fabbisogno. In pratica, una dose da 20-25 g di proteine può essere utile, ad esempio a colazione o come spuntino/post-attività, ma va inserita dentro un quadro alimentare già ben impostato.

    C’è però una precauzione importante: se assume levotiroxina, le proteine in polvere non andrebbero prese troppo vicine al farmaco. Esistono segnalazioni di possibile interferenza dei supplementi proteici, soprattutto whey, con l’assorbimento della terapia tiroidea. Per prudenza, conviene distanziarle bene dalla levotiroxina e, se possibile, confrontarsi col medico o col farmacista sugli orari più adatti.


    Attualmente faccio uno spuntino pomeridiano con
    40-50 gr di pane e 20 gr burro arachidi.
    Dal punto di vista nutrizionale e completo?
    Poi potete darmi un paio di alternative sulle 250 calorie ds poter consumare?
    Grazie e buona giornata

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Buongiorno
    sì, come spuntino può andare: 40-50 g di pane + 20 g di burro d’arachidi apportano soprattutto carboidrati e grassi, con una piccola quota di proteine. È quindi uno spuntino energetico e saziante, utile soprattutto se inserito all’interno di una giornata alimentare equilibrata.

    L’unico aspetto da considerare è che non è particolarmente ricco di proteine; quindi, se l’obiettivo è uno spuntino più completo, si può valutare di abbinarlo o alternarlo a una fonte proteica.

    Alternative intorno alle 250 kcal:

    1. Yogurt greco 150-170 g + frutta fresca 150 g + 10 g di frutta secca
    2. Pane 40 g + fesa di tacchino/bresaola 50 g + 10 g di olio EVO o avocado
    3. Skyr/yogurt proteico 170 g + 20-25 g di cereali/fiocchi d’avena
    4. 2-3 gallette/crackers + hummus 40 g + frutta fresca
    5. Pane 40 g + ricotta/fiocchi di latte 80-100 g + miele o marmellata 10 g

    Naturalmente la scelta migliore dipende dal resto della giornata, dall’obiettivo e dal livello di fame: uno spuntino può essere più glucidico, più proteico o più ricco di grassi in base al contesto.


    Gent.li Dottori,
    scrivo per porre gentilmente un quesito.
    Ho letto che, in caso di sensibilità al nichel, i legumi andrebbero evitati o limitati.
    La pasta di legumi, in tal senso, potrebbe essere una valida alternativa al legume intero oppure nulla cambia?
    Ringrazio in anticipo per la disponibilità e le informazioni che mi saranno date.
    Un caro saluto e buon lavoro.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Curina

    Gentilissima,
    in caso di sensibilità/allergia sistemica al nichel, la pasta di legumi non può essere considerata automaticamente un’alternativa “povera di nichel” rispetto al legume intero.

    Essendo ottenuta da farine di legumi, mantiene in buona parte le caratteristiche della materia prima di partenza. Quindi, se il legume da cui deriva è tra gli alimenti da limitare per il contenuto di nichel, anche la pasta di legumi va considerata con cautela.

    Potrebbe risultare diversa come digeribilità rispetto al legume intero, perché cambia la forma dell’alimento e spesso è decorticata o lavorata, ma dal punto di vista del nichel non la considererei una vera alternativa equivalente alla pasta di semola/riso/patate.

    In pratica: se è in una fase di dieta a basso contenuto di nichel o ha sintomi attivi, meglio limitarla o evitarla temporaneamente, come i legumi. In una fase successiva, può eventualmente essere testata in piccole quantità, valutando la tolleranza individuale e facendo attenzione a non sommare nella stessa giornata altri alimenti ricchi di nichel.

    Per una scelta più sicura, soprattutto nelle fasi di maggiore sensibilità, è preferibile orientarsi su fonti di carboidrati generalmente più semplici come pasta di semola, riso, pane da farine raffinate o patate, sempre in base alla tolleranza personale e alle indicazioni del professionista che la segue.

    Un caro saluto.


Autore

nutrizionista, biologo nutrizionista

Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.