Dott.ssa
Camilla Nannini
Psicologa
·
Psicoterapeuta
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Torino 1 indirizzo
Esperienze
Sono la Dott.ssa Camilla Nannini, psicologa clinica e psicoterapeuta specializzata in psicoanalisi relazionale e psicologia del sé. Lavoro con adulti, giovani adulti e coppie, offrendo anche sostegno alla genitorialità fin dalla fase gestazionale. Propongo cicli di incontri di supporto psicologico e psicoterapia personalizzati.
Mi sono laureata all'Università di Torino con il massimo dei voti e ho maturato diverse esperienze professionali che mi hanno permesso di specializzarmi in vari ambiti. Ho iniziato il mio percorso lavorando all’interno di comunità di riabilitazione per dipendenze patologiche e successivamente mi sono dedicata all’etnopsicoterapia in centri di accoglienza.
Ho collaborato con l’associazione Contras-To per la creazione di uno spazio di ascolto dedicato a persone fragili e in situazioni socio-economiche difficili. Ho fatto parte di un progetto rivolto a pazienti con disturbi alimentari e ho svolto la mia specializzazione presso un Centro di Salute Mentale dell’ASL Città di Torino, dove ho seguito pazienti con disturbi psichiatrici di diversa gravità.
Per maggiori informazioni, è possibile visitare il mio sito web: www.camillananninipsicologa.com.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia clinica
- Psicologia clinica-dinamica
- Psicoterapia psicoanalitica
- Psicologia delle relazioni
Principali patologie trattate
- Depressione
- Ansia
- Ipocondria
- Problemi di coppia
- Disturbi alimentari
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Prestazioni e prezzi
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Recensioni
6 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Attenzione durante la visita
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L
LN
la dottoressa é attenta, disponibile e paziente. mia moglie ed io ci siano affidati alla doc in un momento di difficolta e abbiamo intrapreso una terapia di coppia.
• Dott.ssa Nannini Camilla • psicoterapia di coppia •
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M
M.D.
Grazie dottoressa di avermi aiutato in un momento difficile
• Dott.ssa Nannini Camilla • psicoterapia •
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G
Ginevra
La Dottoressa Nannini è molto attenta e sensibile. Sono una sua paziente da tanto tempo ormai e grazie a lei sono arrivata a capire cose di me che non immaginavo.
Mi sta aiutando molto.• Dott.ssa Nannini Camilla • psicoterapia individuale •
-
M
M.R.
Professionalità, ascolto, competenza fin dal primo incontro. Fidarsi e affidarsi è più facile così.
• Dott.ssa Nannini Camilla • consulenza psicologica •
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F
FC
Professionista accogliente e competente, mi ha aiutato in un momento di difficoltà
• Dott.ssa Nannini Camilla • colloquio psicologico •
-
A
Alessia
La dottoressa Nannini è un'ottima professionista. Sono in terapia con lei da tempo e sento che il percorso mi sta aiutando moltissimo e lei è sempre empatica e attenta. Grazie
• Dott.ssa Nannini Camilla • psicoterapia •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore
Salve. sono un ragazzo di 27 anni e scrivo per chiedere un parere su una difficoltà affettivo-relazi
Salve.
sono un ragazzo di 27 anni e scrivo per chiedere un parere su una difficoltà affettivo-relazionale persistente che porto avanti da diversi anni.
Non ho mai avuto una relazione di coppia né un rapporto sessuale. Nel corso del tempo ho avuto alcune esperienze con uscite con ragazze e, in alcune situazioni, baci e momenti di intimità leggera, ma non si è mai sviluppata una continuità relazionale o sessuale.
Ho intrapreso diversi percorsi di psicoterapia negli anni, dal 2019 circa (tra cui psicoterapia breve focale integrata, psicodinamica, psicoterapia breve strategica, psicoterapia cognitivo comportamentale), con un lavoro importante su aspetti personali e relazionali. In generale ho osservato lievi miglioramenti nella mia vita sociale e nella mia capacità di interazione, che però erano aspetti già ottimi anche prima della terapia.
Tuttavia, l'area affettivo-sessuale non si è ancora sbloccata.
In particolare, riscontro difficoltà su più livelli:
- nell'approccio iniziale con ragazze sconosciute in contesti sociali (ad esempio discoteca o situazioni simili)
- nella continuità delle conoscenze, che spesso si interrompono dopo il primo incontro o dopo brevi interazioni
Nonostante una buona funzionalità sociale generale (amicizie, lavoro, varie attività sportive, spettacoli teatrali, ecc.), questo ambito rimane bloccato e non riesco a comprenderne pienamente le cause, soprattutto alla luce del lavoro già svolto in terapia.
Questa situazione per me è fonte di frustrazione e senso di stallo.
Mi chiedo quindi se questo tipo di difficoltà possa essere ricondotto a fattori psicologici, relazionali o comportamentali specifici, e quale tipo di percorso terapeutico o intervento potrebbe essere più indicato per affrontarlo in modo efficace.
Grazie a chi vorrà rispondere
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
La sua richiesta mostra una grande consapevolezza. È del tutto comprensibile provare frustrazione quando, a fronte di un’ottima funzionalità nella vita sociale e lavorativa, la sfera affettivo-sessuale rimane bloccata. Dalla prospettiva relazionale, una difficoltà nella continuità relazionale raramente riguarda una "mancanza di tecniche di approccio". L'intimità profonda richiede la capacità di mostrare il proprio Sé più autentico e vulnerabile, affrontando il rischio del rifiuto senza che questo intacchi la propria sicurezza interna.Le sue difficoltà sono affrontabili: non si tratta di "imparare a fare", ma di darsi il tempo di comprendere cosa significa per lei aprirsi all'altro in profondità.Un caro augurio per il suo percorso.
Buongiorno dottori, ho lasciato da poco il mio moroso perché non si fidava di me e non si confidava.
Buongiorno dottori, ho lasciato da poco il mio moroso perché non si fidava di me e non si confidava. Certo, se stavamo insieme, un minimo do confidenza lo avevamo! Eppure non mi è bastato per costruire una relazione stabile di coppia e una famiglia. Gli chiedevo della sua giornata e mi raccontava poco. Ma il problema stava nel discutere su scelte comuni, tipo la casa, banalmente appartamento o casa singola, vasca o doccia... lui mi ha detto che avrebbe voluto vivere nella casa che suo padre aveva costruito per loro due fratelli. Ma se poi volevo scendere nei particolari, nel pratico, lui si chiudeva a riccio e mi accusava di metterlo contro suo padre o di ferirlo. Quindi stavo zitta. Oppure, se dicevo o facevo qualcosa di sbagliato, che non piaceva a chi incontravamo, lui non me lo faceva notare subito, ma dopo qualche ora e questo mi faceva arrabbiare perché sembrava che non desse dignità, né a me, né a sé e nemmeno alla terza parte. Ho continuato a dargli opportunità ma lui campava sempre scuse o non capiva cosa volessi da lui. Adesso che ho chiuso definitivamente, lui dice di aver capito e abbozza delle confidenze. Gli ho ribadito il no contatto e di imparare a confidarsi prima con gli altri e poi forse potrà provare con me. So che non smetterà di provarci con me. Come misuro la sua capacità di confidarsi? Che non sia solo un modo per accalappiarmi. Ho già individuato in queste piccole prove che non mi dice ancora tutto: mi svela alcune considerazioni sul lavoro e se cerco di esporli altri punti di vista, mi fa intendere che ci ha già pensato ma non me lo ha riferito. Quindi ancora nasconde. Grazie a chi mi darà una mano
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
dalle sue parole emerge con grande chiarezza la stanchezza di essersi sentita a lungo in un legame poco "nutriente", caratterizzato da solitudine, chiusura e dalla sensazione di non poter costruire un "noi" condiviso. È molto comprensibile il suo bisogno di tutelarsi ora che ha scelto di interrompere la relazione. La domanda che pone è del tutto legittima, ma riflette un dilemma dinamico molto frequente: la tentazione di trasformarsi nell'osservatrice dei progressi dell'altro, rimanendo però agganciata a una speranzaPiù che cercare metriche per valutare se lui stia dicendo tutta la verità o se stia solo cercando di "accalappiarla", provi a chiedersi come si sente lei quando interagisce con lui. Sente uno spazio di ascolto autentico, sicurezza e rispecchiamento reciproco, o avverte ancora la tensione di dover "scavare" per avere accesso al suo mondo?
Se avverte il dubbio di non riuscire a staccarsi del tutto o teme di ricadere nelle stesse dinamiche, un percorso di psicoterapia ad orientamento relazionale potrebbe aiutarla a comprendere cosa l'ha tenuta legata a questa modalità di incastro affettivo e ad accompagnarla verso relazioni in cui la condivisione e la reciprocità siano spontanee, senza bisogno di essere "misurate".
Un caro augurio.
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