Salve, sono un ragazzo di 24 anni e da un paio di anni mi sento sempre giù di morale, come se la mia

29 risposte
Salve, sono un ragazzo di 24 anni e da un paio di anni mi sento sempre giù di morale, come se la mia vita avesse poco senso. Ho pochi amici ma non mi considerano più di tanto, passando spesso i sabati sera a casa. Tuttavia, la cosa più importante è che sono indietro con gli esami universitari e non mi piace la facoltà che frequento. Di quest'ultima cosa me ne sono accorto troppo tardi ma non ho avuto mai il coraggio di affrontare realmente la situazione e cambiare percorso per paura che i miei si potessero arrabbiare. Speravo di poter rimettermi in pari almeno con gli esami, ma ora è troppo tardi e più i giorni passano e più mi accorgo che sto perdendo solo tempo, oltre ai tanti soldi che i miei genitori hanno già speso per pagarmi gli studi. Loro non sanno nulla di questa situazione e non so come uscirne. Chiudi gentilmente un aiuto!
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che molte persone vivono durante il percorso universitario, anche se spesso con grande vergogna e nel silenzio. Sentirsi bloccati con gli esami, accorgersi di non amare la facoltà scelta e avere paura di deludere i propri genitori può generare un forte senso di fallimento, tristezza e confusione.
Quando per molto tempo ci si sente “giù di morale”, senza motivazione, isolati socialmente e con la sensazione che la propria vita abbia perso significato, è importante non minimizzare questi segnali. A volte il malessere psicologico può manifestarsi proprio così, con blocco, procrastinazione, perdita di energia, ansia rispetto al futuro e difficoltà nel prendere decisioni.
Spesso chi vive questo tipo di disagio pensa di essere “in ritardo” rispetto agli altri o di aver ormai compromesso il proprio percorso. In realtà, fermarsi a comprendere cosa si desidera davvero può essere un passaggio molto importante di crescita personale. Continuare un percorso universitario che non si sente proprio solo per paura del giudizio o per senso di colpa rischia di aumentare ancora di più la sofferenza.
Anche il fatto di avere pochi legami sociali e sentirsi poco considerato dagli amici può contribuire ad alimentare solitudine e senso di inadeguatezza. Quando si sta male emotivamente, infatti, spesso ci si chiude sempre di più, entrando in un circolo che porta a sentirsi ancora più soli e sfiduciati.
Un percorso con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo, comprendere meglio le sue emozioni e affrontare gradualmente le paure legate al futuro, agli studi e al rapporto con i suoi genitori. Cordialmente, AM

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Dott.ssa Manuela Stampatore
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile ragazzo, leggendo le tue parole emerge chiaramente un profondo senso di blocco e di solitudine, ma voglio dirti subito una cosa: sei ancora all’inizio del tuo percorso e non è affatto troppo tardi. Il “blocco” non è pigrizia, ma il segnale che stai percorrendo una strada che non ti appartiene ma che continui a perseguire per la paura del giudizio dei tuoi genitori, che spesso é più paralizzante della realtà stessa. Un primo passo concreto che si potrebbe mettere in atto é comunicare con loro con loro, spigando non solo la situazione universitaria ma soprattutto come ti senti. Poiché questo blocco va ad influenzare le varie aree della tua vita quotidiana, suggerisco di non attraversare questo momento da solo. Potresti iniziare a rivolgerti allo sportello psicologico della tua università spesso gratuito o ad un professionista esterno. Avere uno spazio tutto tuo ti porterà a fare chiarezza su ciò che desideri e a ritrovare la giusta motivazione per ripartire.
Ti dirò, riconoscere che un percorso non fa per noi richiede molto coraggio. Tu hai iniziato a farlo scrivendo qui; ora concediti la possibilità di farti aiutare.
Buongiorno, quello che racconta non è solo un ritardo universitario. È una situazione che, restando nascosta, sta diventando sempre più pesante.

Da una parte c’è l’università: esami arretrati, una facoltà che non sente più sua, la paura di aver perso tempo e denaro. Dall’altra c’è qualcosa di più profondo: da un paio d’anni si sente giù, con pochi amici, spesso solo, con la sensazione che la vita abbia poco senso. Questo merita attenzione, non giudizio.

Il meccanismo che sembra essersi creato è comprensibile ma pericoloso: più teme la reazione dei suoi genitori, più rimanda; più rimanda, più aumenta la colpa; più aumenta la colpa, più diventa difficile parlare. Così il silenzio, che all’inizio sembra proteggerla, finisce per chiuderla dentro.

Non deve risolvere tutta la sua vita in un giorno. Però dovrebbe interrompere il segreto. Prima ancora di decidere se cambiare facoltà, mollare, lavorare o recuperare gli esami, serve mettere la situazione davanti a qualcuno: uno psicologo, il medico di base, un servizio di consulenza universitario, o un adulto affidabile. Se il pensiero che la vita abbia poco senso diventasse più forte, o comparissero pensieri di farsi del male, è importante chiedere aiuto subito: medico, pronto soccorso o numeri di emergenza come 112/118. I pensieri suicidari o di farsi del male vanno sempre presi seriamente e non tenuti da soli.

Con i suoi genitori non partirei da una “confessione” disperata, ma da una comunicazione adulta: “Sono in difficoltà da tempo, ho tenuto nascosta la situazione per paura di deludervi, ma così sto peggiorando. Ho bisogno di affrontarla e sto cercando aiuto per capire la strada più realistica”.

Il punto non è dimostrare di non aver sbagliato. Il punto è smettere di rimanere fermo per paura di ammettere che qualcosa non va. A 24 anni non è troppo tardi: diventa tardi solo se continua a lasciare che paura e vergogna decidano al posto suo.

Se vuole, può continuare a scrivere o chiedere un confronto professionale anche online per iniziare a mettere ordine, un passo alla volta.

Un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, una consulenza psicologica può aiutarla molto, perché da ciò che racconta non c’è solo un problema universitario, ma un senso più ampio di blocco, solitudine, demoralizzazione e paura di deludere i suoi genitori. Quando si resta per anni in un percorso che non si sente proprio, ogni esame può diventare sempre più pesante, non solo per la difficoltà della materia, ma perché sembra confermare l’idea di aver perso tempo. Il punto però non è giudicarsi come fallito, ma iniziare a rimettere ordine: capire se concludere, cambiare strada, sospendere o costruire un piano diverso. Anche parlare con i suoi genitori può spaventare, ma continuare a tenere tutto nascosto rischia di aumentare ansia, vergogna e senso di solitudine. Non deve risolvere tutto in una volta: il primo passo può essere chiedere aiuto e preparare una comunicazione chiara, magari con il supporto di un professionista. Un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a lavorare su umore, autostima, orientamento e paura del confronto, così da uscire gradualmente da questa situazione senza sentirsi schiacciato dalla colpa.

un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno gentilissimo. Grazie per esserti aperto in questo modo. Quello che descrivi è un peso che negli ultimi anni si è accumulato poco alla volta, fino a diventare qualcosa che ti blocca su più fronti: studio, relazioni, motivazione, direzione.

Si sente molto chiaramente una cosa: non è che “non fai nulla”, è che sei rimasto incastrato. Tra quello che non ti piace, quello che non riesci a dire, e la paura delle conseguenze.

Ti faccio una domanda semplice ma centrale: se togliessimo per un attimo la paura della reazione dei tuoi genitori, cosa sentiresti davvero di voler fare rispetto all’università?

Perché da come lo racconti, una parte di te ha già capito da tempo che quella strada non è tua. Il problema è che non è mai stato possibile fermarsi davvero a guardare questa cosa fino in fondo, e soprattutto affrontarla.

E allora sei rimasto in mezzo: non vai avanti, ma non ti fermi neanche. E questo nel tempo logora, svuota, fa sentire “indietro” e senza direzione.

Anche sul piano relazionale emerge qualcosa di simile: pochi legami, poco senso di appartenenza, molto tempo passato da solo. Non tanto per scelta, ma perché sembra mancare uno spazio in cui ti senti davvero visto o coinvolto.

Ti chiedo anche questo: quanto ti senti libero di essere te stesso con gli altri, e quanto invece ti trattieni, ti adatti, o ti chiudi?

Perché spesso il senso di isolamento non dipende solo dal numero di persone intorno, ma da quanto ci sentiamo realmente in contatto.

Il punto più delicato però è quello che stai vivendo ora: sai che la situazione non è sostenibile, senti che il tempo passa, ma allo stesso tempo ti senti bloccato nel fare una mossa.

E qui succede una cosa importante: più aspetti, più la situazione sembra grande e difficile da affrontare. E più diventa difficile parlarne.

Ti faccio una domanda molto diretta: cosa ti spaventa di più, affrontare questa situazione adesso o continuare così ancora per mesi?

Perché in questo momento non è solo una questione di università. È una fase della tua vita in cui stai cercando di capire chi sei, cosa vuoi, e come iniziare a prendere posizione.

E farlo da soli, quando ci si sente già giù e senza energia, è molto complicato. Non perché manchi la volontà, ma perché si è troppo dentro al problema per riuscire a vederlo con lucidità.

A volte quello che serve non è “trovare subito la soluzione”, ma avere uno spazio in cui poter mettere ordine, capire cosa sta succedendo davvero e iniziare a fare piccoli passaggi concreti senza sentirsi schiacciati.

Perché la sensazione che descrivi, quella di stare perdendo tempo e di non sapere da dove iniziare, non si sblocca con uno scatto improvviso, ma con un lavoro più guidato e graduale.

E quando questo lavoro è fatto bene, cambia molto più di quanto si immagini: non solo la scelta sull’università, ma il modo in cui affronti le decisioni, le relazioni, e anche il rapporto con le aspettative degli altri.

In questo momento non sei “indietro”, sei fermo in un punto in cui serve fermarsi davvero a capire, invece di continuare a forzarti ad andare avanti in qualcosa che non senti tuo.

Ed è proprio da lì che può ripartire tutto.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, mi dispiace per quello che sta attraversando, non deve essere facile e più si va avanti e più è difficile tornare indietro.
Inizi con il prendersi un momento solo per sé, per riflettere, dove non si sente in dovere di fare nulla. L'università non è facile e non tutti la vivono allo stesso modo, accorgersi di aver scelto un percorso che non fa per noi rende le cose ancora più difficili, ma è possibile tornare indietro e cambiare. Tutto l'insieme non aiuta certo con il morale.
Se le sembra tutto bloccato dove sta ora, provi a cercare un nuovo ambiente, come un hobby, che la faccia uscire dal loop in cui si trova. Non deve essere qualcosa di complicato, basta anche scrivere un diario (per esempio).
Se vuole un aiuto professionale, invece, può rivolgersi ad uno psicologo per un consulto e supporto, per mettere in ordine quello che sta accadendo e trovare una strada per uscirne. Resto a disposizione se volesse saperne di più. Grazie per la sua condivisione e domanda.
Buona giornata
Quello che descrivi sembra il peso di una vita che da troppo tempo stai portando da solo. Quando ci si sente bloccati, delusi da sé stessi e spaventati dal giudizio degli altri, è facile iniziare a vedere tutto come “troppo tardi”, ma spesso non è la situazione ad essere senza uscita: è la stanchezza emotiva che fa perdere la capacità di immaginare alternative.
Dal tuo racconto emergono diversi aspetti importanti: il senso di fallimento legato all’università, la paura di deludere i tuoi genitori, l’isolamento sociale e un umore che da tempo sembra essersi spento. Tutto questo può portare a sentirsi fermi e senza direzione, ma non significa che tu abbia “rovinato” la tua vita.
Molte persone scoprono solo dopo anni che il percorso scelto non le rappresenta davvero. Non è un fallimento rendersene conto; il problema nasce quando, per paura, si continua a restare immobili. In questo momento forse più che trovare subito la soluzione definitiva, sarebbe importante iniziare a rompere il silenzio in cui stai vivendo questa difficoltà.
Affrontare la realtà fa paura, ma spesso è meno distruttivo di quanto la mente immagini da anni. Parlare con qualcuno — un professionista ma anche una persona fidata — potrebbe aiutarti a mettere ordine, capire cosa desideri davvero e recuperare gradualmente una direzione.
Non devi risolvere tutto insieme. A volte il primo passo non è “sapere cosa fare della propria vita”, ma smettere di affrontarla completamente da soli
Dott.ssa Ginevra Pardi
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Milano
Buongiorno Anonimo,
dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche un elemento a parer mio importante: sembra che da tempo stia cercando di gestire da solo una situazione che le pesa sempre di più. La difficoltà con l'università appare certamente centrale, ma non credo sia l'unico problema.
Mi colpisce il fatto che da circa due anni si senta spesso giù di morale, percepisca la sua vita come poco significativa e viva una certa solitudine nelle relazioni. Quando questi vissuti si protraggono nel tempo, possono rendere molto più difficile prendere decisioni, affrontare problemi e immaginare alternative possibili.
Rispetto all'università, mi sembra che il nodo principale non sia aver scelto una facoltà che oggi sente poco adatta a lei, ma il fatto di essere rimasto fermo per paura delle conseguenze e del giudizio dei suoi genitori. È comprensibile voler evitare una delusione o un conflitto, ma nel tempo l'evitamento tende spesso ad aumentare il peso del problema anziché risolverlo. Le suggerirei di provare a chiedersi con sincerità cosa la spaventa maggiormente, se la reazione dei suoi genitori o il dover ammettere a se stesso che il percorso intrapreso non è quello che desidera davvero? Non sempre queste due cose coincidono.
Inoltre, attenzione a una convinzione che sembra emergere dal suo racconto: l'idea che ormai sia "troppo tardi". A 24 anni può certamente sentirsi in ritardo rispetto alle aspettative che aveva su di sé, ma essere in ritardo non significa aver compromesso il proprio futuro, significa piuttosto trovarsi davanti a una scelta che finora è stata rimandata.
Credo che potrebbe esserle utile confrontarsi con uno psicologo/a, non tanto per decidere quale facoltà scegliere, quanto per comprendere meglio questo senso di insoddisfazione e blocco che la accompagna da tempo. Affrontare la situazione, anche gradualmente, potrebbe permetterle di uscire da una posizione di attesa che oggi sembra farla soffrire molto più della decisione stessa.
Un caro saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi
Buongiorno,

dalle sue parole emergono difficoltà che molte persone si trovano ad affrontare in una fase delicata di transizione verso l'età adulta: il senso di solitudine e di smarrimento, le incertezze legate al percorso universitario e il timore di deludere le aspettative dei genitori. Quando queste esperienze si intrecciano e si protraggono nel tempo, possono dare vita a pensieri dolorosi come "sto perdendo tempo", "ormai è troppo tardi" o "la mia vita ha poco senso".

Quando una persona si sente bloccata per mesi o anni in una situazione che percepisce come sbagliata, spesso finisce per giudicare sé stessa molto duramente. Tuttavia, da ciò che racconta, non sembra esserci una mancanza di impegno o di interesse nei confronti del suo futuro. Piuttosto, ha cercato di proseguire lungo una strada nella speranza che le cose potessero migliorare, mentre dentro di sé cresceva gradualmente la consapevolezza che quel percorso forse non rispecchiasse pienamente i suoi interessi, i suoi desideri o le sue aspettative.

Accorgersi che una scelta compiuta in passato non corrisponde a ciò che si è diventati oggi non è sinonimo di fallimento; può rappresentare un'importante occasione di conoscenza di sé, che permette di entrare maggiormente in contatto con i propri bisogni, valori e aspirazioni. A 24 anni può sembrare di essere irrimediabilmente in ritardo rispetto agli altri o rispetto alle aspettative che si erano immaginate per sé stessi ma spesso queste percezioni sono influenzate da confronti e pressioni che rischiano di non lasciare spazio alla propria storia personale.

Se da un lato il silenzio può aver rappresentato un modo per proteggersi dal timore del giudizio o della delusione altrui, dall'altro potrebbe aver contribuito a rendere ancora più pesante il carico emotivo che porta con sé. Non è raro che, quando una difficoltà viene vissuta a lungo in solitudine, le preoccupazioni assumano dimensioni sempre più grandi e i possibili scenari futuri appaiano più minacciosi di quanto non siano nella realtà.

Forse una riflessione che potrebbe accompagnarla in questo momento riguarda proprio il rapporto tra i suoi desideri e le aspettative degli altri. Se il timore del giudizio non fosse così presente, come immaginerebbe il suo percorso? Quali aspetti della sua vita sentirebbe più vicini a ciò che è oggi? Cercare di rispondere a queste domande potrebbe aiutarla a distinguere ciò che vuoi lei da ciò che sente di dover fare per non deludere qualcuno.

Più che trovare immediatamente una soluzione, potrebbe essere importante concedersi uno spazio per comprendere meglio cosa questa esperienza stia raccontando di lei e del momento che sta attraversando. In questo senso, potrebbe essere utile considerare la possibilità di parlarne con un professionista per avere uno spazio di ascolto dedicato in cui poter esplorare con maggiore chiarezza ciò che sta vivendo.
Dott. Alex Pagano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve caro ragazzo, a volte le cose non vanno come si erano immaginate e questo può fare paura soprattutto quando i genitori hanno riposto delle aspettative riguardo certi risultati. Comprendo molto la difficoltà nel affrontare questa consapevolezza da solo, motivo per cui le consiglio vivamente di rivolgersi ad un professionista o meglio ancora a qualche sportello d'ascolto universitario che sono gratuiti per gli studenti. A 24 anni ha capito che questo percorso non le piace e anche se questo può spaventarla questo suo bisogno va ascoltato, non è assolutamente tardi per ritrovare qualcosa che la possa valorizzare e vitalizzare, che sia un lavoro o un nuovo corso di studi. Molte persone passano un' intera vita infelice perchè vivono una vita che non gli appartiene o che è stata scelta per loro da qualcun altro. Lei invece a 24 anni sta provando orientare la bussola della sua vita. Essere "fuori corso" può farla sentire indietro ma si ricordi che la vita non ha un traguardo uguale per tutti. Una corona d'alloro non deve mai trasformarsi in una corona di spina da portare. Dia spazio a quello che sente anche se ciò porterà dolore. Provi anche a parlare di questa situazione con i suoi, anche dovessero arrabbiarsi lei sta comunque scegliendo di non portare più da solo questo peso: la priorità deve essere la sua felicità e non quella degli altri.
A volte quando si è soli le situazioni sembrano insormontabili ma le assicuro che si trovano sempre delle soluzioni e alternative.
Motivo per cui è importante che si confronti anche con i suoi amici per non rimanere solo con dei pensieri che possono diventare ripetitivi e pesanti da sostenere.
Un caro saluto, Dott Alex Pagano
Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, che cosa accadrebbe se i suoi genitori sapessero quello che sta vivendo? Scrive che teme la loro rabbia e per questo non li ha informati. C'è qualcuno con cui può confidarsi? Credo che la prima cosa da fare sia quella di individuare una persona di cui si fida con cui parlare... Dott.ssa Franca Vocaturi
Ciao, capisco che a volte l'ostacolo più grande possa sembrare proprio quello di fare il primo passo e parlarne, quindi averlo fatto qui anche se in modo anonimo ti può dare la prova di quanto in realtà farlo non ci distrugga anzi, ci permetta di ricostruirci. Ricordati sempre che non è ciò che facciamo a definirci, ma le persone che siamo.
Ti auguro di poter trovare il modo migliore per esprimerti, magari proprio tramite la forma scritta, aiuta spesso ad abbattere barriere invisibili !
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, grazie per la condivisione di ciò che sta vivendo in questa fase della vita. Da ciò che racconta emerge una situazione che sembra pesare su di lei da molto tempo e che coinvolge diversi aspetti importanti della sua vita: il percorso universitario, il rapporto con i suoi genitori, il senso di insoddisfazione rispetto alle sue scelte e una sensazione di scoraggiamento che descrive come presente da un paio d’anni.
Quando ci si trova a lungo in una situazione percepita come senza via d’uscita è frequente che si sviluppino sentimenti di tristezza, demotivazione, senso di fallimento e difficoltà nel prendere decisioni. Spesso, inoltre, la paura di deludere le persone a cui teniamo può portare a rimandare il confronto con problemi che nel tempo diventano sempre più pesanti da sostenere.
Leggendo il suo messaggio, sembra che una parte della sua sofferenza non riguardi soltanto gli esami in ritardo ma anche il fatto di sentirsi bloccato tra ciò che sente di desiderare per sé e ciò che teme possano pensare o provare gli altri.
Sarebbe importante approfondire questi vissuti con un professionista, per comprendere meglio l’origine di questo malessere, valutare quanto stia incidendo sul suo benessere psicologico e aiutarla a costruire gradualmente una direzione che sia più coerente con i suoi bisogni e i suoi obiettivi.
Nel frattempo, provi a considerare che affrontare una situazione difficile, anche se in ritardo rispetto a quanto avrebbe voluto, è spesso più utile che continuare a sostenerne il peso da solo. Le scelte possono essere riviste e i percorsi possono essere modificati; il primo passo è permettersi di guardare, ascoltare ciò che sta vivendo.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro e privo di giudizio in cui fare chiarezza e valutare concretamente le possibili strade da intraprendere.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Salve, da quello che dice sembra emergere un senso di insoddisfazione legato alla scelta universitaria che le sta causando sofferenza. Potrebbe però esserci qualcosa di più profondo legato al suo sentirsi giù di morale che potrebbe esserle utile esplorare e comprendere. Ha valutato di intraprendere un percorso di supporto psicologico? Se sente che questo possa essere un suo bisogno, resto a disposizione.
Dott. Lorenzo Pascazi
Psicologo, Psicologo clinico
Guidonia Montecelio
Un primo passo potrebbe essere quello di porsi e provare a rispondere ad alcune domande quali: Quando si sente giù di morale? Quali frasi interne o eventi caratterizzano questi momenti? in che modo questa situazione sta impattando e/o si lega alla sua frase di apertura "mi sento sempre giù di morale, come se la mia vita avesse poco senso"? E come la fa sentire l'idea di continuare a portare avanti una situazione che non sente appartenerle?

Questi vissuti, se accuratamente esplorati, potrebbero diventare uno stimolo prezioso per rimettere a fuoco i propri bisogni e capire che cosa realmente vuole oggi, al di là del senso di colpa.

Ci sono sicuramente dettagli e sfumature più complesse impossibili da approfondire in un messaggio, ma se dovesse averne bisogno, partire da un primo colloquio gratuito e senza impegno potrebbe essere il primo passo.

Cordialmente, dott. Lorenzo Pascazi
Dott.ssa Marianna Erriu
Psicologo, Psicologo clinico
Senorbì
Buonasera, dalle sue parole emerge una grande fatica che sembra accompagnarla da tempo. Oltre alle difficoltà universitarie, colpisce il senso di solitudine, la perdita di motivazione e la sensazione di essere bloccato in una situazione che non sente più sua. Portare tutto questo da solo può diventare davvero molto pesante.
Mi colpisce in particolare quando dice di essersi accorto che la facoltà non le piace, ma di non aver trovato il coraggio di affrontare la situazione per paura della reazione dei suoi genitori. A volte, nel tentativo di non deludere gli altri, si finisce per allontanarsi sempre di più da ciò che si desidera davvero, accumulando sofferenza e senso di colpa.
A 24 anni non è troppo tardi per fermarsi, riflettere e rivalutare il proprio percorso. Questo non significa aver fallito, ma provare a comprendere quale direzione sia più in linea con i propri bisogni e obiettivi.
Credo che potrebbe esserle utile non affrontare tutto questo da solo. Un supporto psicologico può aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo, a gestire la paura del giudizio e a capire come comunicare questa situazione ai suoi genitori in modo più sereno.
Un caro saluto.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,

la situazione che descrive è molto comune a chi come lei frequenta un percorso universitario. Il fatto di essere indietro con gli esami e sentire di non poterlo comunicare apertamente ai suoi genitori non fa che aumentare il senso di solitudine e la frustrazione.
A volte il problema iniziale (gli esami o la scelta della facoltà) finisce per intrecciarsi con il timore del giudizio e con l'immagine che pensiamo gli altri abbiano di noi. Così diventa difficile distinguere cosa desideriamo davvero da ciò che sentiamo di dover essere.
Forse più che cercare di trovare una soluzione unica e definitiva potrebbe essere utile iniziare un percorso che le consenta di affrontare questa difficoltà in maniera autentica e funzionale. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa la trattiene e a costruire uno spazio in cui pensare al suo futuro senza sentirsi giudicato.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Salve,
da ciò che descrivi emergono diversi elementi che sembrano contribuire al tuo attuale stato di sofferenza psicologica. Innanzitutto, riferisci un persistente abbassamento del tono dell'umore, accompagnato da sentimenti di vuoto, perdita di significato e insoddisfazione rispetto a diverse aree della tua vita. Questi vissuti sembrano associarsi a una percezione di isolamento sociale e a un senso di scarso riconoscimento all'interno del tuo gruppo di pari, fattori che possono incidere negativamente sul benessere emotivo e sull'autostima.
Sul piano universitario, appare evidente un forte conflitto tra i tuoi interessi personali e il percorso di studi intrapreso. La consapevolezza di non sentirti in linea con la facoltà frequentata, unita alla paura del giudizio o della disapprovazione dei tuoi genitori, sembra averti portato a una forma di evitamento decisionale: nel tentativo di rimandare una scelta difficile, la situazione si è progressivamente aggravata, aumentando il senso di fallimento, impotenza e colpa.
È importante sottolineare che la difficoltà non sembra essere tanto legata a una mancanza di capacità, quanto piuttosto a un blocco emotivo e decisionale mantenuto da timori, aspettative percepite e responsabilità sentite verso la tua famiglia. Inoltre, il pensiero ricorrente di aver "perso tempo" e "sprecato soldi" potrebbe alimentare un circolo di autosvalutazione e ruminazione, rendendo ancora più difficile individuare possibili soluzioni.
Un primo passo potrebbe essere quello di condividere gradualmente la situazione con i tuoi genitori o con una figura di fiducia, interrompendo il peso del segreto che stai portando da solo. Parallelamente, potrebbe essere utile un confronto con uno psicologo, che possa aiutarti a esplorare i tuoi bisogni, chiarire i tuoi obiettivi e affrontare il processo decisionale in modo più consapevole.
La sofferenza che stai vivendo merita attenzione, ma dal tuo racconto emerge anche una risorsa importante: hai già sviluppato una chiara consapevolezza del problema. In psicologia, la consapevolezza rappresenta spesso il primo passaggio necessario per avviare un cambiamento concreto e costruire un percorso più coerente con i propri valori e le proprie aspirazioni.
Dott.ssa Rita Terranova
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissimo,
da quello che racconta emerge una situazione che probabilmente sta sostenendo da solo da molto tempo, e questo può diventare davvero pesante. Si trova infatti ad affrontare contemporaneamente diverse difficoltà: un senso di tristezza e demotivazione che dura da anni, la sensazione di essere poco considerato nelle relazioni sociali, il disagio rispetto al percorso universitario e la paura di deludere i suoi genitori. È comprensibile che tutto questo possa farla sentire bloccato e senza una direzione chiara.
Colpisce in particolare il fatto che abbia riconosciuto da tempo che la facoltà che frequenta non la rappresenta, ma che la paura delle possibili reazioni familiarilei abbia impedito di affrontare apertamente la questione. Quando una scelta importante viene mantenuta soprattutto per timore di deludere qualcuno, spesso si crea una distanza crescente tra ciò che si sta facendo e ciò che si desidererebbe realmente per sé. Questo può contribuire ad alimentare sentimenti di insoddisfazione, fallimento e perdita di autostima.
Allo stesso tempo, la invito a considerare che il fatto di essere indietro con gli esami non significa necessariamente che sia "troppo tardi". In molti percorsi universitari capita di attraversare momenti di crisi, rallentamenti o ripensamenti profondi. Ciò che oggi appare come tempo perso potrebbe diventare, se affrontato con sincerità, un'occasione per comprendere meglio quali siano le sue esigenze, i suoi interessi e i suoi obiettivi.
Un aspetto importante riguarda il suo stato emotivo. Scrive che da un paio d'anni si sente costantemente giù di morale e che la sua vita le sembra avere poco senso. Sono vissuti che meritano attenzione e ascolto, soprattutto perché sembra siano presenti da tempo e influenzino diverse aree della sua vita. Per questo motivo potrebbe essere molto utile confrontarti con uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa aiutarla a comprendere più a fondo ciò che sta vivendo e a trovare modalità concrete per affrontare questa fase.
Per quanto riguarda i suoi genitori, spesso la paura delle loro reazioni è più grande del confronto stesso. Non è possibile prevedere come reagiranno, ma condividere la situazione potrebbe permetterle di non portare più da solo un peso che sembra diventato molto gravoso. Potrebbe valutare di preparare con calma ciò che desidera comunicare, magari dopo averne parlato con una figura professionale che l’aiuti a mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni.
Ha già compiuto un primo passo importante scrivendo e chiedendo aiuto. Dietro le sue parole non leggo mancanza di volontà, ma piuttosto molta sofferenza, paura e senso di responsabilità verso le aspettative degli altri. Dare spazio a ciò che sente realmente può essere l'inizio di un cambiamento significativo.
Le auguro di trovare il supporto necessario per affrontare questa situazione con maggiore serenità e chiarezza. Un caro saluto.
P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Dott.ssa Nicole Pisciali
Psicologo, Psicologo clinico
Teolo
Gentile utente,
dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande fatica nel sentirsi “bloccato” in una vita che non sente davvero sua. Quando per molto tempo si continua un percorso che non ci rappresenta più, spesso si finisce per vivere una sensazione di vuoto, perdita di motivazione e sfiducia verso il futuro, proprio come sta accadendo a lei.
Mi colpisce soprattutto il peso che sembra portare da solo: la paura di deludere i suoi genitori, il senso di colpa per i soldi investiti negli studi, il confronto con il tempo che passa e la sensazione di essere rimasto indietro rispetto agli altri. Tutto questo può diventare paralizzante. E spesso, più ci si sente in difficoltà, più si tende a evitare il problema, sperando di riuscire a recuperare “da soli”. Ma nel frattempo l’ansia cresce e la situazione sembra sempre più grande e ingestibile.
Il fatto di sentirsi giù da anni non va sottovalutato. A volte, quando una persona vive a lungo in una situazione che sente distante dai propri desideri o dalle proprie inclinazioni, può iniziare lentamente a perdere entusiasmo, fiducia e senso di direzione. Questo non significa necessariamente che abbia “fallito”, ma forse che sta cercando di adattarsi a qualcosa che non sente più compatibile con sé.
Capisco anche quanto possa spaventare l’idea di parlare con i suoi genitori. Però tenga presente una cosa importante: continuare a portare avanti da solo una situazione che la fa stare male rischia di aumentare ancora di più il senso di fallimento e isolamento.

Cambiare strada, rallentare o ammettere di aver fatto una scelta che oggi non sente più giusta non significa aver buttato via tutto. Gli anni trascorsi, gli esami fatti, le esperienze vissute e anche gli errori fanno comunque parte della sua crescita personale. A 24 anni non è affatto “troppo tardi” per ridefinire il proprio percorso, anche se in questo momento può sembrarle così.
Credo che potrebbe esserle molto utile valutare un percorso con uno psicologo, soprattutto per aiutarla a distinguere ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover fare per paura di deludere gli altri.
Dott.ssa Elisa Bozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Cenaia
Ciao,
dalle tue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande consapevolezza di ciò che ti sta facendo stare male. Quando ci si sente bloccati tra aspettative, paura di deludere gli altri e insoddisfazione per il percorso intrapreso, è facile che il senso di scoraggiamento e di vuoto aumenti nel tempo.
Quello che descrivi non riguarda solo gli esami universitari: sembra esserci una difficoltà più ampia legata all'autostima, alla paura del giudizio e alla fatica di prendere decisioni importanti per il tuo futuro. Per questo motivo, oltre ad affrontare gli aspetti pratici della situazione, potrebbe esserti molto utile intraprendere un percorso psicoterapeutico, ad esempio cognitivo-comportamentale, che ti aiuti a comprendere meglio le emozioni che stai vivendo, a ridurre il senso di blocco e a sviluppare strategie concrete per affrontare sia la scelta universitaria sia il confronto con i tuoi genitori.
Anche se oggi ti sembra di aver perso molto tempo, la situazione non è irreversibile. Chiedere aiuto è spesso il primo passo per tornare a sentirsi protagonista della propria vita, invece che spettatore di qualcosa che accade senza poterlo controllare.
Ti incoraggio a non affrontare tutto questo da solo e a rivolgerti a un professionista: meriti uno spazio sicuro in cui poter fare chiarezza e costruire un percorso più vicino a ciò che desideri davvero per te stesso.
Augurandoti il meglio, resto a tua disposizione
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, forse dovrà affrontare i suoi genitori prima o poi e non è detto che non trovi comprensione e aiuto da parte loro. Non è troppo tardi per prendere in mano la situazione, sia per decidere di interrompere gli studi, sia per cambiare facoltà o altro. Mi chiedo anche se sono i suoi amici a non considerarla o lei non vuole essere considerato. L'isolarsi non migliorerà la situazione.
A 24 anni non è “troppo tardi” per rimettere mano al proprio percorso, anche se in questo momento può sembrare così. Quello che descrive (umore deflesso, isolamento, perdita di senso, blocco rispetto alle scelte) merita attenzione e non solo sul piano universitario.

Sul versante accademico esistono più opzioni possibili e non necessariamente una sola direzione “irreversibile”: cambiare percorso, rallentare, ripensare gli obiettivi o riorganizzare gli esami. Il punto centrale non è recuperare tutto a tutti i costi, ma capire cosa ha senso per lei oggi.

Rispetto ai genitori, il nodo sembra soprattutto il timore della loro reazione e del giudizio. Anche questo è un tema che può essere affrontato gradualmente, senza necessariamente arrivare subito a una comunicazione “totale” se non si sente pronto.

Data la durata dei vissuti depressivi e il livello di blocco descritto, sarebbe utile non rimanere da soli su questi temi ma affrontarli in uno spazio strutturato, dove poter distinguere ciò che è scelta reale da ciò che è guidato dalla paura o dal senso di colpa.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra accompagnarla da tempo e che, probabilmente, non riguarda soltanto l'università. Certamente il percorso di studi occupa una parte importante del problema, ma leggendo il suo messaggio si percepisce anche un senso di solitudine, di blocco e di smarrimento che sembra essersi esteso a diversi aspetti della sua vita. Vorrei innanzitutto dirle che la situazione che descrive è molto più frequente di quanto si possa immaginare. Molti ragazzi arrivano a un punto del proprio percorso universitario in cui si rendono conto che la strada scelta non corrisponde realmente ai loro interessi, alle loro inclinazioni o ai loro obiettivi. Questo non significa aver fallito o aver sprecato la propria vita. Significa, piuttosto, essersi trovati a fare una scelta importante in una fase della vita in cui spesso non si hanno ancora tutti gli strumenti per comprendere pienamente sé stessi. Mi colpisce il fatto che lei scriva di essersi accorto da tempo che la facoltà non le piace, ma di non aver avuto il coraggio di affrontare la situazione per paura della reazione dei suoi genitori. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, spesso accade che il tentativo di evitare una situazione dolorosa o temuta produca un sollievo momentaneo, ma finisca poi per mantenere e amplificare il problema nel lungo periodo. Probabilmente, rimandare il confronto con questa realtà le ha permesso inizialmente di non affrontare la paura del giudizio, della delusione o della rabbia dei suoi genitori. Tuttavia, col passare del tempo, questo evitamento sembra aver aumentato il senso di colpa, l'ansia e la sensazione di essere intrappolato. Un altro elemento che emerge con forza è il modo in cui sembra valutare sé stesso. Quando una persona attraversa un periodo di difficoltà prolungata, spesso inizia a guardare tutta la propria vita attraverso una lente negativa. Gli esami in ritardo diventano la prova di non essere all'altezza, le difficoltà relazionali diventano la prova di essere poco considerati, il malessere quotidiano diventa la prova che il futuro sarà inevitabilmente negativo. Quando si entra in questo stato mentale, è facile perdere di vista le sfumature e vedere soltanto ciò che non funziona. Lei scrive di sentirsi giù di morale da un paio d'anni e di percepire la sua vita come priva di significato. Credo che questa frase meriti attenzione. Talvolta, quando si resta troppo a lungo in una situazione che non sentiamo nostra, investendo energie in qualcosa che non ci rappresenta, può emergere una profonda sensazione di vuoto e disconnessione. Non necessariamente perché manchino capacità o possibilità, ma perché si perde il contatto con ciò che per noi è davvero importante. Per questo motivo, più che concentrarsi esclusivamente sugli esami arretrati, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi quali siano i suoi desideri, i suoi interessi e le sue aspirazioni autentiche. Che cosa avrebbe voluto fare se non avesse avuto paura di deludere qualcuno? Quali aspetti del percorso attuale sente più lontani da sé? Quali attività, invece, le suscitano curiosità o interesse? Sono domande che meritano uno spazio di riflessione sincera. Comprendo anche il peso che prova pensando ai sacrifici economici dei suoi genitori. Tuttavia, continuare un percorso che sente profondamente distante da sé solo per evitare un confronto difficile potrebbe comportare costi emotivi ancora più elevati. Spesso le persone immaginano scenari catastrofici rispetto alla reazione degli altri, ma scoprono che affrontare la verità, pur essendo doloroso, è meno devastante di quanto temessero. Naturalmente non è possibile sapere come reagiranno i suoi genitori, ma nascondere la situazione rischia di prolungare ulteriormente il suo malessere. Credo che in questo momento potrebbe esserle particolarmente utile un percorso psicologico. Non tanto per decidere al posto suo cosa fare con l'università, ma per aiutarla a comprendere meglio il suo funzionamento, le sue paure, il rapporto con le aspettative degli altri e le ragioni che la stanno mantenendo bloccata da così tanto tempo. Un percorso cognitivo comportamentale potrebbe offrirle uno spazio concreto per analizzare i pensieri che alimentano il senso di fallimento, il timore del giudizio e la difficoltà a prendere decisioni importanti. Dal suo messaggio non emerge l'immagine di una persona senza possibilità o senza risorse. Emerge piuttosto quella di un giovane uomo che da troppo tempo sta cercando di adattarsi a una situazione che non sente più sua e che, per paura delle conseguenze, continua a rimandare un confronto necessario. A volte il primo passo non consiste nel sapere già quale sarà la soluzione, ma nel permettersi finalmente di guardare in faccia il problema senza scappare da esso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, lei sta esprimendo un malessere generale che riguarda la sua vita e al sua identità. Ciò che mi viene da dire è che lei ha bisogno di aiuto; è molto difficile e penoso trascinarsi pensieri segreti o vivere una vita che non è la nostra. Le consiglio di farsi aiutare con un percorso terapeutico. Se ritiene sono a disposizione anche online. Buona Giornata. Dario Martelli
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, da quanto descrive sarebbe opportuno cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere meglio cosa vuole fare della propria vita e come potrebbe attuare un cambiamento che la renda più energico, motivato e soddisfatto delle esperienze che sta vivendo, sia a livello relazionale (con amici e famiglia) sia a livello di studi e/o attività lavorative.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Caro utente,
per quanto si possa sentire bloccato in questa situazione, in realtà ha molto spazio di manovra: può cambiare il suo percorso di studi, può andare a lavorare, può uscire di più, può cambiare cerchia di amicizia...può in realtà fare qualsiasi cosa che la faccia stare meglio e che per lei abbia un significato positivo. Da quello che scrive traspare il suo malessere di questo momento di vita, un malessere che è indicativo di un qualcosa che però non si vive a pieno perchè non è ciò che realmente vuole per sè stesso. Non c'è nulla di male nel cambiare, nell'evolversi, e nel comunicare anche agli altri ciò che sta succedendo. Se sente la necessità, inizi un supporto psicologico, ma la via è parlare apertamente con i propri genitori e iniziare a costruire una vita che si vuole davvero: non può cambiare l'inizio, ma sicuramente può cambiare il finale.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Elena Batzu
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Ciao,
quando si resta a lungo in una situazione che non sentiamo nostra, è facile iniziare a sentirsi bloccati e svuotati. A volte la paura ci porta anche a immaginare che, se facciamo una scelta diversa o affrontiamo una verità rimandata, le conseguenze possano essere catastrofiche o non gestibili, mentre poi nella realtà spesso si rivelano più affrontabili di quanto ci aspettassimo.

Forse, prima ancora di cercare subito una soluzione, potrebbe esserti utile fermarti un momento e dare spazio a ciò che stai vivendo, provando ad ascoltare cosa ti sta succedendo e di cosa parlano questi blocchi, invece di considerarli soltanto come ostacoli.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve, grazie per aver condiviso una situazione che, da come la descrive, sembra portare con sé un peso emotivo importante.

Quello che racconta mette insieme diversi elementi: un umore basso che si protrae da tempo, la sensazione di mancanza di senso, difficoltà nelle relazioni sociali e una situazione universitaria che sta diventando fonte di forte stress e blocco. È importante sapere che, quando più aree della vita iniziano a “chiudersi” contemporaneamente, è frequente sentirsi sopraffatti e faticare a vedere delle vie d’uscita chiare.

Nel suo caso sembra esserci anche un tema di evitamento legato alla paura del giudizio dei genitori e alla difficoltà di affrontare una scelta importante che, col tempo, è diventata sempre più pesante. Questo può portare a un circolo vizioso: più si rimanda, più aumenta il senso di colpa, la demotivazione e la percezione di “aver perso tempo”.

È però importante sottolineare che non è mai “troppo tardi” per rimettere ordine nella propria situazione. Anche quando una scelta fatta in passato non rispecchia più ciò che si è diventati, esistono comunque modi per rielaborarla e costruire alternative più coerenti con i propri bisogni e obiettivi attuali. Spesso il nodo principale non è tanto la situazione in sé, ma la difficoltà emotiva nel prenderne atto e nel comunicarla.

Un aspetto che merita attenzione è anche il tono dell’umore descritto: il sentirsi “sempre giù” e la perdita di senso della vita possono essere segnali da non sottovalutare e che meritano uno spazio di ascolto adeguato, per capire meglio cosa sta succedendo e come intervenire in modo efficace.

In questi casi può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico, che aiuti a:

comprendere meglio le cause del blocco attuale
gestire ansia, colpa e paura del giudizio
ritrovare motivazione e direzione
valutare con maggiore lucidità le scelte universitarie e personali
trovare modalità più funzionali per comunicare con la famiglia

Le suggerirei di non affrontare tutto da solo e di chiedere un supporto specialistico, così da poter costruire insieme una strada più sostenibile e adatta alla sua situazione.

Un cordiale saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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