Salve, ho 37 anni sono una mamma single di un bimbo di 5 anni. Sto da circa 4 anni con il mio attual
Salve, ho 37 anni sono una mamma single di un bimbo di 5 anni. Sto da circa 4 anni con il mio attuale compagno di 40 anni, genitore di una bimba di 12 anni. Padre e figlia hanno un rapporto molto particolare, lui la vizia molto, ad esempio ancora la prende in braccio se è stanca ecc. Inizialmente sembrava andare tutto bene. Ma la figlia ha iniziato ad essere molto gelosa del padre, sia nei mie confronti che verso mio figlio. Se il mio compagno fa una carineria a mio figlio di 5 anni lei si ingelosisce, è arrivata a dire al padre che a casa mia non vuole più venirci e che deve decidere, nei week end che sta col padre, se stare con me o con lei. Il mio compagno la asseconda molto, ad esempio se accarezza me sul braccio, deve accarezzare anche lei contemporaneamente. Pian piano questa situazione sembra che sta migliorando, ma lei ha sempre questo potere decisivo sul padre. Infatti spesso non ci vediamo nei week end solo perchè a lei non va. Ma io vi scrivo anche per un' altra figura molto importante, la madre del mio compagno. Lei è onnipresente. O meglio, quando la nipote è con il figlio, la madre è sempre con loro. Capisco che per lui è un grande aiuto avere la nonna in casa, ma è sempre lì anche se capita che ci sono io. Il problema è che non parlo di qualche ora, ma per tutto il tempo che la figlia è con lui, anche in macchina per andare a riaccompagnare la figlia dalla madre. Quando non ci sono io sono sempre in giro, colazione fuori, pranzo fuori ecc. Non capisco se sono io che non comprendo o se qualcosa non va. Grazie mille.
26 risposte
Cara mamma, quella che descrivi è una dinamica molto frequente nelle famiglie allargate. La bambina di 12 anni si trova in una fase delicata, tra infanzia e adolescenza, e può vivere la tua presenza e quella di tuo figlio come una minaccia all’unicità del legame col padre. La sua gelosia e le richieste continue di attenzioni sono un modo per cercare rassicurazioni. Il papà, nel tentativo di non farla soffrire, tende ad assecondarla molto: questo però rischia di darle un “potere decisionale” che non la fa sentire davvero sicura. Sarebbe importante che fosse lui a stabilire limiti chiari, comunicando alla figlia che l’amore per lei non viene messo in discussione, ma che c’è spazio anche per altre persone importanti. La presenza costante della nonna può rassicurare la nipote, ma rischia di togliere spazio alla costruzione di un nuovo equilibrio familiare. Servirebbero momenti in cui il padre stia solo con la figlia, altri con te, e gradualmente anche momenti condivisi. Non è facile, ma parlare apertamente con il tuo compagno e definire insieme alcune regole vi aiuterà a proteggere sia i bambini sia la vostra relazione.
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Gentile utente, capisco quanto possa essere difficile e confusa la situazione che sta vivendo, soprattutto quando le dinamiche familiari non sembrano equilibrate. Da quanto descrive, ci sono molteplici aspetti da considerare, sia relativi al rapporto tra il suo compagno e sua figlia, che alla presenza costante della madre di lui. La gelosia della figlia del suo compagno, la sua influenza sul padre e la compresenza della nonna potrebbero essere segno di una mancanza di confini chiari all’interno della famiglia. Le suggerisco di valutare un percorso di supporto psicologico, con particolare attenzione a un sostegno genitoriale, che possa aiutarla a gestire meglio le dinamiche familiari e a trovare strategie efficaci per migliorare la comunicazione e l’equilibrio tra tutti i membri coinvolti. Questo tipo di percorso può essere utile anche per il suo compagno, al fine di rafforzare il ruolo genitoriale e affrontare insieme le difficoltà relazionali. Rimango a disposizione per qualunque chiarimento. Dott.ssa Veronica Savio
Buon pomeriggio, sembrerebbe che potrebbe esserle molto utile un confronto con il suo compagno sui punti che ha descritto. In particolare, se lei sente il desiderio di ritagliarvi del tempo solo per voi due, può fare presente tale esigenza al suo compagno.
Gentile signora, la situazione che descrive evidenzia dinamiche familiari complesse, in cui i confini relazionali tra padre, figlia e figura materna sembrano poco chiari. È comprensibile che lei si senta esclusa o in secondo piano. Sarebbe importante che il suo compagno assumesse un ruolo più equilibrato, riconoscendo i bisogni di tutti, compreso il suo. Un confronto sereno ma chiaro con lui potrebbe aiutarvi a ridefinire le priorità e tutelare la vostra relazione. Resto a disposizione per un approfondimento, dott.ssa Farese Lucrezia
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. È comprensibile che si possa sentire confusa e talvolta esclusa: crescere una famiglia allargata comporta spesso dinamiche delicate e complesse. Da quanto racconta, sembra che la gelosia della figlia e l’influenza costante della madre del suo compagno stiano creando una situazione in cui i suoi bisogni emotivi possono sentirsi trascurati. È naturale che desideri che il rapporto con suo figlio e con il partner venga riconosciuto e rispettato. Può essere utile parlare apertamente con il suo compagno, condividendo i suoi sentimenti senza colpevolizzare, e insieme valutare come stabilire confini chiari e rispettosi per tutti. Cordiali saluti. Dott.ssa Susanna Minaldi
Gentilissima grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo. Avverto tutta la complessità della situazione che mi porti e , dolorosa e carica di contraddizioni, e sento che ne hai già preso consapevolezza. Leggendo di te, vedo diversi elementi che sembrano importanti da tenere presenti, e qualche idea che potrebbe aiutare a cambiare un po’ le dinamiche, riducendo il peso che senti. Tua figlia 12enne sembra aver sviluppato una forte gelosia verso di te e verso il suo papà, quasi come se percepisse che “tu occupi” uno spazio che ritiene a lei dovuto, o temi che la esclusione sia inevitabile. Il tuo compagno, probabilmente per affetto e senso di protezione, tende a assecondarla, e questo rafforza nella ragazza l’idea che le sue richieste abbiano un potere molto forte. La presenza costante della nonna sembra essere un ulteriore elemento che accentua la tua sensazione di marginalizzazione: non è solo la sua presenza, ma la attiva nei momenti in cui potresti sentirti più esclusa (weekend, momenti con tuo figlio, momenti intimi di coppia). Senti che non hai spazio, che non puoi far valere il tuo bisogno, ed è normale che tutto questo crei frustrazione, risentimento e tristezza. Le priorità terapeutiche sarebbero un lavoro su: - Confini (recognizione, equilibrio): è importante che ci siano limiti chiari dentro cui ciascuno possa esprimersi, avere ruoli distinti, e che tu non venga messa da parte. - Riconoscimento e legittimazione dei tuoi bisogni: non solo come “compagna” o “madre” ma come persona con desideri, emozioni e diritti affettivi. - Comunicazione assertiva: trovare momenti per parlare del tuo vissuto con il tuo compagno, non in termini di accuse, ma di “io sento…”, “mi fa star male quando…” - Spazi dove tu possa essere importante, visibile, accolta — momenti di coppia, ma anche momenti con tuo figlio e da sola, senza la pressione della gelosia altrui. - Possibile coinvolgimento familiare (se il compagno è disposto): anche la nonna potrebbe essere un interlocutore utile, se capisce il tuo punto di vista, per aiutare a trovare un equilibrio. Ti lascio alcune idee concrete per cambiare qualcosa da subito Ecco alcune azioni che potresti provare: Stabilire un momento di incontro con il compagno: che non sia carico di conflitto, ma di ascolto. Ti può bastare un’ora in cui dici come ti senti, cosa vorresti che fosse diverso, chiedendo anche a lui cosa vede e cosa teme. Piccoli rituali vostri: un giorno del fine settimana solo per voi, oppure un gesto quotidiano che solo voi condividete (anche un caffè insieme al mattino, una passeggiata, un’attività che vi piaccia a entrambi) per rafforzare il legame. Regole condivise su cosa accade nei weekend quando la figlia esprime che “vuole stare solo con papà”: discutere insieme che non è giusto che lei abbia il potere di annullare gli altri rapporti (i tuoi, quelli del fratellino). Stabilire con lui che il papà non dichiara scelte aut-aut, ma ascolta la figlia ma resta fermo su alcuni principi importanti (es: incontro con te + il fratellino). Dialogo con la figlia (se è possibile e hai fiducia): trovare momenti calmi per dire che capisci che sta soffrendo (“vederti gelosa mi fa capire quanto tieni a tuo padre”) e che anche tu vuoi bene al padre e al fratellino. Riconoscere la gelosia può abbassare la tensione. Gestire la nonna: potresti proporre al compagno qualche momento in cui la nonna non interviene, perché desideri costruire con lui e con la bambina un rapporto diretto, che non senta sempre una presenza esterna. Questo può essere fatto insieme, chiedendo rispetto per i momenti di coppia o famiglia. In un eventuale percorso psicoterapico potremmo lavorare insieme su: Le tue emozioni di esclusione, tristezza, forse rabbia. Renderle meno pesanti, esplorare da dove vengono e come gestirle. Le tue aspettative: quali sono quelle che ti fai nei confronti del compagno, della figlia, della nonna, e quanto sono realistiche o fondate su modelli passati. Il concetto di libertà emotiva: come essere presente, come essere parte, ma anche come mantenere te stessa e i tuoi desideri, i tuoi tempi. Grazie per la fiducia, Silvia Dott.ssa Bellini
Buongiorno, da quello che scrive sembra che stiate vivendo un momento di difficoltà come coppia e come famiglia ricomposta, fattore che influenza di sicuro la coppia stessa. Le consiglio di parlarne con il suo compagno e provare a proporre una terapia di coppia con un terapeuta sistemico relazionale che possa aiutarvi a far fronte a questi aspetti di fatica. Cordiali saluti, Dott.ssa Marianna Mansueto
Buongiorno, le sue considerazioni sono più che lecite e normali. Il suo compagno invece, ha una visione diversa dovuta probabilmente a sue difficoltà o al modo in cui è cresciuto (non starei qua a capire le motivazioni senza conoscerlo) che però non vanno d'accordo con la sua percezione. Se non ha già parlato con il suo compagno di queste fatiche che sta attraversando e chiedendogli se è disposto a venirle incontro proverei a farlo. Diversamente cercherei di capire se è una situazione in cui può adattarsi o se le è complicato invece farlo. Ascoltarci è sempre importante per rispettare i nostri bisogni il più possibile anche sapendo che in una coppia ci saranno sempre dei compromessi. Rimango a disposizione per qualunque necessità, Dott.ssa Casumaro Giada
Buonasera, da quello che leggo mi sembra un problema di "confini " con la figlia ,con lei e con la madre, problema del suo compagno ma di conseguenza problema anche suo, oltre che di gelosia della ragazzina nei confronti del padre da cui richiede spesso attenzioni. Mi dica quale sarebbe il suo bisogno in questa situazione e che cosa vorrebbe? questo è di fondamentale importanza per capire il progetto . Resto a disposizione se vuole scrivermi. Buona giornata Dr. Jasmine Scioscia
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una parte così importante della sua esperienza. Da quanto scrive, emergono dinamiche complesse che coinvolgono non solo la relazione di coppia, ma anche le relazioni familiari allargate, con una forte influenza da parte della figlia del suo compagno e della nonna paterna. È comprensibile che si senta in difficoltà nel trovare un equilibrio, specie quando sembra che le sue esigenze vengano messe in secondo piano. Il comportamento del suo compagno, orientato ad assecondare costantemente la figlia, potrebbe indicare una difficoltà nel mantenere un ruolo genitoriale chiaro e contenitivo, elemento fondamentale per il benessere emotivo di tutti i membri del nucleo allargato. È positivo che lei noti un lieve miglioramento, ma la presenza costante di dinamiche triangolari, soprattutto con figure adulte terze, può complicare ulteriormente l’assetto relazionale e incidere sulla qualità del legame di coppia. È importante che lei si senta sempre in una condizione di serenità, rispetto e ascolto. In situazioni in cui si avverte un progressivo annullamento dei propri spazi o bisogni, può essere utile un confronto più approfondito, anche in un contesto terapeutico, per valutare come tutelare il proprio benessere e quello degli altri membri della famiglia. Resto a disposizione qualora desiderasse un supporto più specifico. Un cordiale saluto - dott.ssa Paola Grasso
Buonasera, da come racconti, stai vivendo una situazione molto faticosa. È comprensibile sentirsi messa ai margini quando le attenzioni del tuo compagno sembrano rivolgersi più alla figlia o alla madre che alla vostra relazione. In una famiglia allargata le dinamiche sono complesse e spesso chi arriva “dopo” può sentirsi come un’ospite, con poca possibilità di spazio. È importante riconoscere che i sentimenti che provi – frustrazione, solitudine, forse anche un senso di ingiustizia – sono legittimi e hanno valore. Non sei tu che “non capisci”: stai vivendo una situazione difficile che tocca il bisogno umano di sentirsi scelta, considerata e parte di un progetto di coppia. Proprio per questo, potrebbe esserti utile iniziare un percorso psicologico individuale, per dare spazio ed elaborazione ai tuoi vissuti, ma anche eventualmente di coppia, se il tuo compagno sarà disponibile, così da lavorare insieme su questi temi che ti stanno facendo soffrire.
Gentile utente, Grazie per aver condiviso questa parte complessa della sua vita, in cui deve confrontarsi continuamente con dinamiche relazionali intricate e con la difficoltà di trovare un equilibrio tra i bisogni di tutti. Mi chiedo: - Come ha imparato a "gestire" la gelosia e l'esclusività nelle sue relazioni passate? Quali "strategie" ha utilizzato per affrontare queste emozioni? - Cosa pensa quando vede il suo compagno assecondare le richieste della figlia? Cosa prova in quei momenti? Quali sono i suoi timori? - Quali sono invece i suoi timori rispetto alla madre del suo compagno? Come vorrebbe che fosse il rapporto tra lui e la madre? Forse, questo può essere un momento per analizzare criticamente i "personaggi", gli "eventi" e i "temi" che caratterizzano tutte queste dinamiche, e per individuare i "copioni" che si ripetono nel tempo. Un saluto.
Salve, da ciò che racconta emerge una situazione familiare piuttosto complessa, che coinvolge più figure: suo compagno, la figlia di lui e la nonna paterna. È normale che lei si senta in difficoltà e fatichi a trovare un equilibrio in questo contesto. La gelosia della bambina di 12 anni verso di lei e verso suo figlio può essere vista come un bisogno di conferme e rassicurazioni nel rapporto con il padre. Alla sua età è frequente vivere fortemente il timore di “perdere” l’attenzione di un genitore, specialmente quando entrano in scena nuove relazioni o nuovi legami familiari. Il fatto che il padre spesso assecondi i suoi bisogni immediati può essere letto come un tentativo di proteggerla e non farla soffrire, ma rischia di rafforzare questa dinamica di “potere” che lei ha notato. La presenza costante della nonna, poi, aggiunge un ulteriore livello di complessità, perché sembra rendere difficile al vostro nucleo allargato trovare spazi di intimità e di costruzione di nuove abitudini familiari. Non c’è una soluzione semplice o immediata, ma alcuni passi possono aiutare: mantenere un dialogo aperto e rispettoso con il suo compagno, cercando di capire insieme come bilanciare le esigenze della figlia con la necessità di coltivare anche la vostra relazione; trovare momenti esclusivi per la coppia, senza figli né altri familiari; permettere alla bambina di esprimere le sue paure e difficoltà, ma senza rinunciare a limiti chiari e coerenti; riflettere insieme su quale ruolo la nonna possa avere, in modo che sia di supporto e non di ostacolo. Vista la delicatezza della situazione e il rischio che queste dinamiche, se non affrontate, possano appesantire la vostra relazione, è consigliato per approfondire rivolgersi a uno specialista che possa accompagnarvi a leggere meglio questi legami familiari e costruire nuove modalità di equilibrio. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gent.ma utente, dal suo racconto si evince la comprensibile difficoltà nella gestione della situazione familiare e delle persone coinvolte. Il fatto che il comportamento di altre persone non sia per lei condivisibile né, tantomeno, controllabile, le sta generando frustrazione e minaccia il suo benessere psicologico, sia individuale che all'interno della coppia. Se ci pensa bene, tali comportamenti e le persone nel loro modo di essere saranno sempre fuori dal suo controllo, anche quando per brevi periodi sembra che le cose vadano bene per lei, in realtà tutti questi aspetti sfuggiranno sempre alla sua volontà. Ciò che può realmente cambiare è il suo atteggiamento verso questi fattori esterni: ciò non significa essere passiva e subire quello che accade, bensì salvaguardare il suo star bene e il modo in cui vuole sentirsi nel rapporto con gli altri. Le sue priorità, i valori che la contraddistinguono devono venir fuori in ogni situazione di vita e devono guidarla nelle azioni e nelle decisioni. Questo significa che lei dovrà essere disposta a lasciar andare ciò che non è prioritario come comportamenti, atteggiamenti e opinioni delle altre persone, seppure siano persone per lei significative. Consideriamo la persona più importante per lei in questa vicenda, vale a dire il suo compagno. Continuare a dibattere e polemizzare sulle sue abitudini, sul suo modo di rapportarsi con sua figlia e sua madre, non lo porterà a cambiare la situazione e, soprattutto, non migliorerà il suo benessere personale. Avrà sempre la sensazione che esso dipenda dalla volontà altrui. E' importante che lei possa mettere sul tavolo i bisogni reali che sente e ciò che la preoccupa, e di comunicare nel modo giusto e nel momento giusto queste cose al suo compagno. Ci saranno altre persone e altre situazioni, così come ci sono state nel passato, in cui proverà disappunto, fastidio, rabbia, perché si renderà conto di non poter realmente determinare un cambiamento a suo vantaggio. Ecco perché è importante che lei sappia alleggerire questo carico di aspettative sul mondo esterno, lavorando sulle sue possibilità di essere flessibile, tollerante e persino compassionevole, prima di tutto con sé stessa e poi gli altri. Valuti la possibilità di un supporto psicologico per comprendere meglio le emozioni che sta vivendo e come gestirle al meglio. Resto a disposizione, anche online. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. Nel contesto che descrive è centrale comprendere quale ruolo lei occupa nel sistema familiare e cosa le viene richiesto emotivamente. Chiarire i suoi bisogni — ad esempio spazio personale, riconoscimento del ruolo materno, senso di sicurezza — è fondamentale per leggere l’impatto delle dinamiche altrui su di lei. Riflettere su ciò che la sostiene e su ciò che la esaurisce offre informazioni utili per orientare le scelte future. Questo lavoro serve a riconoscere e legittimare il suo vissuto interno, non a giudicare gli altri. In seduta si può ricostruire la sua storia affettiva e i modelli relazionali che influenzano il suo sentirsi e agire. Comprendere il suo ruolo facilita decisioni più coerenti con i suoi valori e con il benessere del bambino. Se lo desidera, possiamo approfondire insieme questi temi in un primo colloquio chiarificatore. Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito. Un caro saluto, Dott. Mauro Terracciano.
Salve, capisco bene quanto la situazione che descrive possa risultarle difficile e faticosa. Trovarsi all’interno di una relazione che coinvolge non solo la coppia, ma anche i figli di entrambi e la presenza costante di figure familiari esterne, richiede inevitabilmente un equilibrio delicato. Le dinamiche di gelosia e di competizione tra i bambini e gli adulti non sono rare, soprattutto quando i legami affettivi vengono percepiti come minacciati o messi in discussione. Nel suo caso, la gelosia della figlia del suo compagno e la tendenza del padre ad assecondarla sembrano generare momenti di tensione che la fanno sentire esclusa o messa in secondo piano. È naturale che questo le susciti dubbi e incertezza sul ruolo che lei può avere all’interno della relazione. Da un lato c’è il desiderio di costruire una quotidianità serena con il suo compagno e suo figlio, dall’altro la difficoltà di ritrovarsi in una posizione in cui sembra che la bambina e la madre del suo compagno abbiano un’influenza forte sulle scelte e sui tempi della vostra relazione. Questo può generare frustrazione, perché dà la sensazione di non avere uno spazio chiaro e riconosciuto. In ottica cognitivo-comportamentale, ciò che può essere utile è osservare come queste dinamiche influenzano i pensieri e le emozioni che prova. Per esempio, sentirsi esclusa o non considerata può facilmente portare a pensieri automatici come “forse non c’è posto per me” o “non sono abbastanza importante”. Questi pensieri amplificano il malessere e rischiano di farla dubitare del valore del legame di coppia, anche quando ci sono segnali positivi. Un passo importante è riuscire a comunicare al suo compagno ciò che prova in modo chiaro e non accusatorio, concentrandosi sui suoi bisogni più che sulle mancanze dell’altro. Spiegargli, ad esempio, che ciò che desidera non è togliere spazio alla figlia o alla madre, ma avere anche lei un ruolo riconosciuto e momenti esclusivi di coppia. Allo stesso tempo, può essere utile cercare di mantenere uno sguardo realistico: la bambina sta ancora attraversando una fase di adattamento, e il legame forte con il padre è naturale che rimanga molto centrale per lei. Con il tempo e con gradualità, se il padre riuscirà a darle sicurezza senza doverla sempre assecondare, le cose tenderanno ad assestarsi. Per quanto riguarda la presenza della madre del suo compagno, può essere un elemento che da un lato rappresenta un aiuto pratico, dall’altro rischia di limitare lo spazio della coppia. Anche qui diventa fondamentale riuscire a trovare un modo per esprimere le sue sensazioni, spiegando che ha bisogno di vivere momenti più intimi e privati, in cui il rapporto tra voi due non venga sempre filtrato da altre presenze. Il percorso non è semplice, ma riconoscere ciò che prova e dare valore ai suoi bisogni è un primo passo importante. A volte, quando si riesce a comunicare in maniera calma e rispettosa, l’altro diventa più disponibile ad accogliere richieste che altrimenti sembrano conflittuali. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Quello che può fare lei è comunicare con calma e chiarezza al suo compagno come si sente, senza accusarlo ma esprimendo i suoi bisogni: avere uno spazio per la coppia, costruire un rapporto tra i vostri figli, sentirsi inclusa e rispettata. Se la situazione dovesse rimanere bloccata, può essere utile valutare un percorso di counseling di coppia o familiare, che aiuti il vostro nucleo a trovare un equilibrio più sano tra i diversi ruoli.
Buongiorno, capisco il senso di fatica che traspare dalle sue parole, si trova dentro una relazione in cui non siete soltanto in due, ma ci sono anche i figli, e questo rende tutto molto più complesso e delicato. In più, nel vostro caso, c’è anche la presenza costante della madre del suo compagno, che va a influenzare ancora di più gli equilibri. Quello che descrive con la figlia del suo compagno è una dinamica piuttosto comune, quando c’è un nuovo partner, i figli possono vivere gelosia, paura di perdere l’affetto del genitore, o la sensazione di dover condividere un legame che prima sentivano esclusivo. Se il padre, nel tentativo di rassicurarla, finisce per assecondarla in ogni richiesta, il rischio è che la bambina senta di avere un potere decisionale che non le spetta e che lei, inevitabilmente, viva ai margini. È importante che il suo compagno impari a mantenere il suo ruolo di adulto, accogliere le emozioni della figlia, ma senza permettere che queste dettino le regole di tutta la relazione. Quanto alla presenza della madre del suo compagno, anche qui si percepisce un bisogno da parte di lui di appoggiarsi molto a lei, forse per sentirsi più sicuro come padre, forse per comodità, o forse per abitudine. Però questo rischia di lasciare poco spazio alla coppia e di alimentare in lei la sensazione di non avere mai un posto davvero intimo e riconosciuto nella sua vita. Non credo che sia lei a non capire, quello che prova è legittimo. La questione è piuttosto come riuscire a parlarne con il suo compagno senza trasformare la conversazione in una critica, ma facendogli arrivare il messaggio che lei ha bisogno di uno spazio per voi due come coppia, e di limiti più chiari tra il suo ruolo di padre, il rapporto con la figlia e quello con la madre. Un confronto sincero con lui, in cui esprima i suoi bisogni e i suoi vissuti senza colpevolizzarlo, potrebbe essere un primo passo. Se lui riuscirà a comprendere che dare un equilibrio a queste dinamiche non significa togliere nulla né a sua figlia né a sua madre, ma piuttosto rafforzare la vostra relazione, sarà più facile trovare un punto d’incontro. Un caro saluto
Buongiorno gentile paziente, direi che andrebbe approfondito il rapporto ed il progetto che avete stabilito voi come coppia, prima di entrare nel merito del rapporto genitoriale e quello con la madre di lui. Un saluto cordiale DOtt.ssa Marzia Sellini
Gentile, la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente fonte di frustrazione. All’interno delle famiglie ricostituite non è raro che emergano dinamiche delicate, soprattutto quando sono coinvolti bambini o ragazzi che vivono la separazione dei genitori e faticano ad accettare nuove figure affettive. La gelosia della figlia del suo compagno, così come la modalità molto accudente e permissiva del padre, sembrano avere un peso importante sull’equilibrio della vostra relazione. È naturale che lei percepisca come difficile il ruolo che le viene lasciato: non solo si trova a dover rispettare i tempi e le fatiche di una bambina che difende in modo marcato il rapporto col padre, ma deve anche fare i conti con la presenza costante della madre del suo compagno, che riduce ulteriormente lo spazio di intimità e di coppia. La sua sensazione di “non capire se è lei a non comprendere o se qualcosa non vada” è in realtà un segnale della confusione che queste dinamiche possono generare. In questi casi, la chiave non è cercare di competere con la figlia o con la nonna, ma riuscire ad aprire un dialogo chiaro con il suo compagno. È importante che lui riconosca i suoi bisogni, le sue emozioni e che impari a bilanciare i ruoli: essere un padre presente e attento non significa rinunciare a essere un partner. Trovare momenti esclusivi per la coppia, senza la costante mediazione della figlia o della madre, sarebbe fondamentale per la tenuta della vostra relazione. Un supporto psicologico – individuale o di coppia – potrebbe aiutarvi a mettere ordine in queste dinamiche, offrendo uno spazio neutro dove esprimere le difficoltà senza sentirvi giudicati. Non è lei a “non capire”: sta vivendo una situazione con molteplici livelli emotivi, che richiede ascolto, comprensione reciproca e la costruzione di nuovi equilibri familiari. Cordialmente Dottoressa Gloria Giacomin
capisco il tuo senso di esclusione e di frustrazione senti di essere spettatrice più che parte attiva nella relazione temi che il legame simbiotico tra padre figlia e la presenza costante della madre di lui lascino poco spazio alla vostra coppia vivi un disequilibrio tra il bisogno di armonia e la mancanza di confini chiari è comprensibile che tutto questo ti faccia sentire messa da parte cercare un dialogo autentico col tuo compagno può aiutarti a capire se c'è spazio reale per voi come coppia e come famiglia. Rimango a disposizione.
Salve, capisco quanto possa essere difficile trovarsi in mezzo a dinamiche familiari così complesse, soprattutto quando coinvolgono il benessere di suo figlio. Apprezzo molto la sua disponibilità a mettersi in discussione, perché è già un passo importante. Proprio per tale ragione le consiglierei di rivolgersi ad un professionista che potrà aiutarla a comprendere meglio la situazione e a trovare delle strategie utili per gestire i rapporti che oggi le appaiono problematici. Saluti
Gentile Utente, capisco bene la complessità della situazione che racconta. Non è semplice trovarsi in mezzo a dinamiche così forti: da una parte una ragazzina che, a 12 anni, vive un’età di grandi cambiamenti e fatica a condividere il papà con altri; dall’altra la presenza costante della madre del suo compagno, che rischia di lasciare poco spazio alla vostra vita insieme. In mezzo, il suo desiderio di sentirsi accolta e riconosciuta nel rapporto. Sono situazioni che facilmente fanno nascere la sensazione di non avere mai un posto chiaro: quando tutto ruota intorno ai bisogni degli altri, è normale chiedersi se si sta sbagliando o se ci sia davvero lo spazio per la coppia. Il punto centrale, spesso, non sta tanto negli atteggiamenti della figlia o della madre, quanto in come voi due, come partner, riuscite a parlarne e a decidere insieme che direzione dare. Confrontarsi apertamente su ciò che pesa e su ciò che invece si desidera può essere il primo passo per trovare un equilibrio che rispetti i bisogni di tutti senza perdere di vista la coppia. Se non lo avete già fatto, provare ad aprire questo dialogo tra voi può essere un modo importante per iniziare a costruire maggiore chiarezza e serenità; se doveste incontrare difficoltà, può essere utile pensare a un percorso di coppia per affrontare questi nodi in uno spazio dedicato. Resto a disposizione se desidera approfondire. Un caro saluto, Dott.ssa Maria Francesca Copani
Cara utente, grazie per aver condiviso una situazione così personale. La situazione di insofferenza di cui parla sembra essere legata ad una questione di distanze e confini. La figlia del suo compagno è entrata nella piena preadolescenza e il comportamento da lei descritto sembra essere mirato più ad una protezione della relazione con il padre che ad un attacco verso lei e suo figlio. Sia nel caso della figlia del compagno, che nel caso della madre, tuttavia, più che di una mancata comprensione da parte sua, forse si tratta di un diverso punto di vista tra la sua visione e quella del suo compagno. La cosa molto utile sarebbe proprio quella di avviare un confronto con lui, per poter comprendere meglio cosa accade. Fare ciò all'interno di un percorso psicologico potrebbe aiutarvi per poter avviare una discussione più proficua, che possa portare ad una maggiore comprensione. Gli eventi che descrive, infatti, non riguardano solo la sua serenità, ma vanno ad impattare sulle dinamiche di tutta la famiglia. Le auguro di riuscire ad avviare un percorso psicologico, proprio insieme al suo compagno. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento. Dott.ssa Anna Faragò
Buongiorno. Non conosco i dettagli della storia del suo compagno, e sarebbe interessante capire come è avvenuta la separazione con la madre della bambina, se sia stata conflittuale o meno, e che vissuto abbia il padre nel separarsi dalla figlia. Questo ci porta ad un altro interrogativo, circa il processo di separazione del suo compagno dalla propria madre. La domanda, però, non arriva dal suo compagno ma da lei: per questo le chiederei come vive queste situazioni, che vissuti attivano in lei, e com'è invece il suo rapporto con suo figlio e con sua madre, oltre che con il suo compagno. Immagino che lei cercasse delle risposte, ma per la mia professione e per il tipo di "consulto" che si tiene su questa piattaforma trovo più utile aprire domande, fare spazio a delle riflessioni, che avrebbero sicuramente un più ampio respiro in un setting clinico.
Buongiorno, la ringrazio per la condivisione della sua esperienza. Comprendo il suo senso di confusione e, a tratti, di impotenza nell'ambito delle dinamiche familiari che sembrano essere pervasive per il suo partner e sembrano mettere in discussione il suo posto nella relazione. La sua storia tocca alcuni temi molto profondi: la costruzione di una nuova coppia ed il delicato equilibrio della famiglia allargata, con il ruolo che ciascuno è chiamato a giocare. Ci sono alcuni livelli su cui potreste riflettere e agire per comprendere e trasformare la situazione attuale, in primis attivando una comunicazione funzionale delle vostre rispettive intenzioni e aspettative circa la costruzione di una famiglia e la definizione di alcuni confini. Avverto un senso di solitudine tra lei e il suo compagno ed un senso di svalutazione delle competenze genitoriali che, in qualche modo, proprio perché svalutate, necessitanto di essere sostenute. Dall'altra parte, questo senso di svalutazione viene interiorizzato e può provocare un'autosvalutazione. Riflettere e iniziare a lavorare sul senso di autoefficacia come genitori potrebbe contribuire a definire ruoli e confini, cosicché i supporti provenienti dall'esterno possano essere in equilibrio con i vostri bisogni. A questo proposito, per non sentirsi sola nel porsi domande sulle vostre dinamiche di coppia e familiari, potrebbe essere utile intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta familiare, che possa sostenervi in un percorso di comprensione delle dinamiche sottostanti, volto a costruire un equilibrio più sano. Le sue osservazioni possono rivelarsi molto importanti per tutti voi, ma perché ciò accada è importante la condivisione e l'impegno da parte di tutti. Resto a disposizione per eventuali richieste. Dott.ssa Claudia Pica
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.










