Buongiorno dottori, scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e pauro

Buongiorno dottori, scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paurosa. Ho sempre avuto difficoltà a interagire con gli altri, ma poi pian piano ho migliorato la mia autostima, ho imparato a volermi bene, accogliere pregi e difetti e correggere ove possibile qualche difetto. Mi è sempre stato difficile esternare sentimenti ed opinioni, ma poi ho imparato a nominare i miei sentimenti e adottare tecniche per abbassare la tensione emotiva e quindi esprimere sempre meglio me stessa. Ho imparato l'importanza del dialogo costruttivo per la mia persona e quindi ho imparato ad esprimere sempre meglio la mia opinione ed accogliere il confronto e l'errore come elementi per crescere. Ultimamente, però, trovo difficoltà nel riconoscere una indipendenza personale del mio giudizio, cioè faccio fatica a dire che il mio giudizio è valido perchè personale, nasce dalla mia esperienza e da come mi relaziono col mondo e le persone a me care. Riconosco che nel muovermi nella realtà, faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quello che sono: esempio se voglio mangiare il gelato scelgo di andare in un certo luogo con un certo metodo che mi far stare bene, serena. A volte però mi scontro col rifiuto di questo mio giudizio e questo mi fa male, soprattutto se viene da persone di cui ho fiducia o affetto. Come posso interrompere questo malessere e ritenermi ugualmente valida e non dettata dal giudizio degli altri? Grazie.

28 risposte


Buonasera, desidero dirle che dal suo racconto emerge un importante percorso di crescita personale. È naturale che il giudizio delle persone a cui teniamo abbia un impatto emotivo: questo non significa che il suo valore dipenda dalla loro approvazione. Può essere utile chiedersi se ciò che la ferisce sia il contenuto del giudizio o il significato che gli attribuisce (ad esempio: "se non sono d'accordo con me, allora valgo meno"). Il suo punto di vista ha valore perché nasce dalla sua storia, dai suoi valori e dalla sua esperienza, anche quando è diverso da quello degli altri. L'obiettivo non è smettere di soffrire per il rifiuto, ma imparare a tollerare il disaccordo senza mettere in discussione la propria identità. Se questa difficoltà dovesse essere ricorrente, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico, per comprendere da dove nasce il bisogno di conferma e rafforzare ulteriormente la fiducia nel proprio giudizio. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi

Dott.ssa Donatella Valsi

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psicologo

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Buongiorno, la ringraziamo per aver descritto in modo così chiaro il suo percorso e la sua difficoltà attuale. Da quello che racconta emerge un aspetto importante: nel tempo ha sviluppato maggiori risorse personali, una migliore consapevolezza emotiva e una maggiore capacità di esprimersi e di orientarsi nelle sue scelte. Questo è già un cambiamento significativo. La difficoltà che sta vivendo ora sembra riguardare un passaggio successivo e più sottile: non tanto il riconoscere cosa pensa o sente, ma il riuscire a dare valore al proprio punto di vista anche quando incontra il disaccordo o il rifiuto da parte di persone significative. È comprensibile che questo possa creare sofferenza, perché il giudizio delle persone a cui teniamo tende ad avere un impatto emotivo più forte e può mettere in discussione la sicurezza che abbiamo costruito su di noi. In questi casi può essere utile distinguere tra due livelli: il fatto che un’altra persona non condivida una nostra scelta o opinione e il valore personale di quella scelta o opinione Il disaccordo non coincide necessariamente con un errore o con una mancanza di validità del proprio punto di vista, ma spesso viene vissuto in questo modo quando c’è una sensibilità elevata al giudizio esterno. Il lavoro psicologico, in situazioni come questa, non è eliminare il bisogno di approvazione (che è umano), ma rendere sempre più stabile la capacità di mantenere un riferimento interno, anche quando l’esterno è critico o divergente. Può essere un processo graduale, in cui si impara a tollerare il disagio che nasce dal disaccordo senza che questo metta automaticamente in discussione il proprio valore o la propria identità. Se questa difficoltà sta diventando frequente o dolorosa, può essere utile approfondirla in un percorso psicologico, per lavorare in modo più mirato sui meccanismi di validazione esterna e sicurezza interna. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Parafrasando Kant, mi verrebbe da chiederle se ritiene corretta e funzionale la sua domanda? E' realmente convinto che avere una risposta operativa, ammesso che ci sia, sia di reale aiuto per lei? Mi contatti e approfondiremo la situazione per trovare la strada più funzionale per uscire dal suo disagio. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)


Ciao, Grazie per aver condiviso un percorso così ricco: dalla timidezza al lavoro sull'autostima, fino alla capacità di sostenere il confronto e l'errore come occasioni di crescita. È un cammino che testimonia una competenza costruita passo dopo passo, non un punto d'arrivo definitivo — per questo nuove difficoltà possono emergere: ogni tappa superata apre la strada anche ad ulteriori domande. Quello che descrivi — la fatica a riconoscere la legittimità del proprio giudizio quando viene messo in discussione da chi ami o stimi — può essere letto, in un'ottica interazionista, come l'espressione metaforica di più voci interne che dialogano tra loro. Da una parte c'è la voce che ha costruito, con fatica, la fiducia nel proprio modo di stare nel mondo e di relazionarti con le persone a te care; dall'altra, una voce che resta sensibile a quel legame, e che nel dissenso avverte una tensione tra il restare fedele a sé e il preservare la relazione. Racconti di aver già trovato un criterio che orienta le tue scelte: agire in modo coerente con ciò che ti fa stare serena. Eppure, quando questo criterio incontra il dissenso del mondo e delle persone a te care, qualcosa si incrina e fa male — non tanto perché il tuo giudizio ne risulti meno valido, quanto perché quella parte di te che cerca conferma continua a farsi sentire. Di cosa è portavoce, quella parte che soffre nel dissenso? E può, quello stesso dissenso, diventare occasione per interrogare i valori alla base delle tue scelte — non per abbandonarli, ma per confermarli con più consapevolezza, o eventualmente rivederli? Un percorso psicoterapico potrebbe offrirti lo spazio per esplorare come si costruisce, nelle tue relazioni, il valore che dai al giudizio. Un caro saluto.


Gentile Utente, dal suo racconto emerge un percorso di crescita personale importante. Ha imparato a conoscersi, ad ascoltare le proprie emozioni e a dare maggiore spazio ai suoi bisogni e alle sue opinioni. È naturale che, dopo aver conquistato una maggiore consapevolezza di sé, emerga anche il desiderio che ciò che sente venga riconosciuto e accolto dagli altri. Da una prospettiva psicodinamica, il dolore che prova quando il suo punto di vista viene messo in discussione non dipende tanto dal giudizio in sé, quanto dal significato emotivo che quel giudizio assume. A volte il mancato riconoscimento da parte delle persone significative può riattivare vissuti di insicurezza o il timore di non essere compresi, portando a dubitare del proprio sentire anche quando è autentico. Costruire un senso di sé più stabile significa imparare a riconoscere valore alle proprie esperienze interne, senza che esse dipendano esclusivamente dalla conferma degli altri. Il confronto rimane una preziosa occasione di crescita, ma due punti di vista possono essere diversi senza che uno debba necessariamente invalidare l'altro. Se questo vissuto continua a generare una sofferenza significativa, potrebbe essere utile approfondirlo all'interno di un percorso psicoterapeutico, per comprendere l'origine di questo bisogno di conferma e consolidare progressivamente la fiducia nelle proprie risorse e nel proprio giudizio.


Gentile Utente, leggendo il suo messaggio, la prima cosa che mi viene da dirle è che il percorso che descrive racconta già una grande crescita personale. Ha imparato a conoscersi, ad accogliere le proprie fragilità, a dare un nome alle emozioni, a comunicare in modo più autentico e a vivere il confronto come un'opportunità. Sono traguardi importanti, che meritano di essere riconosciuti. Mi colpisce però il punto in cui dice di fare fatica a considerare valido il proprio giudizio quando viene messo in discussione da persone per lei significative. Credo che questo sia un passaggio molto delicato: spesso il problema non è avere un'opinione diversa dagli altri, ma riuscire a continuare a riconoscerle valore anche quando non viene confermata. A volte cerchiamo negli altri una legittimazione che, in realtà, può nascere solo dentro di noi. Il giudizio personale non è "giusto" perché viene approvato, ma perché rappresenta il modo in cui, in quel momento della nostra vita, leggiamo la realtà attraverso la nostra storia, i nostri valori e le nostre esperienze. Lei porta un esempio molto semplice ma significativo: scegliere una gelateria perché quel luogo la fa stare bene. Nessuno può stabilire se quella scelta sia giusta o sbagliata, perché appartiene alla sua esperienza soggettiva. Allo stesso modo, anche nelle relazioni, è possibile che due persone leggano la stessa situazione in modo diverso senza che una delle due debba necessariamente avere torto. Mi domando allora se la difficoltà non riguardi tanto il giudizio degli altri, quanto il bisogno che quel giudizio coincida con il suo per sentirsi legittimata. Forse la sfida evolutiva è proprio questa: riuscire a tollerare che una persona a cui vogliamo bene possa pensarla diversamente senza che questo metta in discussione il nostro valore. In fondo, costruire una solida identità significa anche sviluppare la capacità di restare in relazione con l'altro senza perdere il contatto con sé stessi. È un equilibrio che si costruisce nel tempo e che richiede di riconoscere che il proprio punto di vista non ha bisogno di essere condiviso da tutti per essere autentico. Continui ad avere fiducia nel percorso che ha intrapreso: dalle sue parole emerge una persona capace di mettersi in discussione senza smettere di crescere. Questa è già una risorsa molto preziosa. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa


Salve, da ciò che racconta emerge un percorso personale molto importante: sembra che negli anni lei abbia lavorato con impegno sulla consapevolezza di sé, sull’autostima e sulla capacità di esprimersi. Questo è un cambiamento significativo. La difficoltà che descrive ora sembra riguardare un passaggio ancora più profondo: non solo riuscire ad avere un’opinione o un bisogno personale, ma sentirlo valido anche quando non viene condiviso o approvato dagli altri. Spesso, soprattutto nelle persone molto sensibili e attente alle relazioni, il giudizio delle persone amate può toccare aspetti profondi del proprio valore personale. Il fatto che qualcuno non comprenda o non condividi il suo modo di sentire non significa però che ciò che prova sia sbagliato. Avere un’identità più solida non vuol dire smettere di soffrire per il rifiuto, ma imparare gradualmente a non usarlo come misura del proprio valore. Forse il punto non è convincersi che il proprio giudizio sia “migliore” di quello degli altri, ma concedersi il diritto di sentire, scegliere e vivere ciò che la fa stare bene, anche senza una conferma esterna costante. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Salve, la sua sofferenza sembra nascere dalla paura di occupare spazio e, di conseguenza, la spinge a muoversi ancora in 'punta di piedi'. Da quanto da lei descritto, emerge il lavoro straordinario fatto su se stessa. Ha imparato a dare un nome alle sue emozioni e a comunicare in maniera assertiva. Adesso sembra essere emerso un nuovo bisogno, ovvero autorizzarsi a esistere con un proprio pensiero, senza che questo mini la sua sicurezza. È come se la sua mente associasse il non essere d'accordo con l'altro alla sua inadeguatezza come persona (ad esempio "Non vado bene io come persona" o "Se dico la mia, rischio di perdere il tuo affetto e la tua stima"). Questa difficoltà è il prossimo passo verso la sua piena autonomia emotiva e continuare a lavorare su se stessa potrebbe favorire il raggiungimento di tale risultato. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti.


Buongiorno, quello che racconta sembra riguardare un aspetto molto delicato. Non tanto la difficoltà ad avere un’opinione o a riconoscere ciò che la fa stare bene, quanto il peso che il rifiuto o la mancata condivisione di quel suo sentire può assumere, soprattutto quando arriva da persone significative. Da come descrive il suo percorso, sembra che negli anni lei abbia fatto un lavoro importante su di sé: ha imparato a conoscersi meglio, a dare un nome alle emozioni, a esprimersi con più chiarezza e a stare nel confronto. Quello che oggi sembra metterla in difficoltà è forse il passaggio successivo, cioè riuscire a mantenere saldo il proprio punto di vista anche quando l’altro non lo comprende, non lo approva o lo mette in discussione. A volte, infatti, sapere cosa si prova o cosa si desidera non basta a sentirsi davvero legittimati a sostenerlo, soprattutto se nella relazione con l’altro si attivano timori più profondi, come quello di non essere compresi, di deludere o di perdere il legame. In questi casi il giudizio altrui può finire per pesare più del proprio, anche quando razionalmente si sa di avere diritto a pensare, sentire o scegliere in modo diverso. Più che “smettere” di soffrire per il giudizio degli altri, potrebbe essere utile provare a chiedersi che cosa tocchi così profondamente quel rifiuto: se metta in discussione il suo valore, se riattivi una sensazione di inadeguatezza o se faccia vacillare la possibilità di sentirsi amata e riconosciuta anche quando è diversa dall’altro. A volte, dietro la fatica a dare piena legittimità al proprio giudizio, si nascondono bisogni di conferma, timori di disapprovazione o apprendimenti relazionali più antichi. Per questo, se dovesse sentirne il bisogno, potrebbe valutare di concedersi uno spazio di ascolto psicologico in cui approfondire con maggiore calma questi aspetti e comprendere meglio da dove nasce questo malessere. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Elena Dati


Gentile utente, dal suo messaggio emerge un aspetto che desidero sottolineare fin dall'inizio: negli anni ha compiuto un importante percorso di crescita personale. Descrive di essere passata da una forte timidezza e difficoltà nell'esprimere emozioni e opinioni a una maggiore consapevolezza di sé, della propria autostima e delle proprie modalità relazionali. Questo significa che possiede già molte risorse su cui poter continuare a costruire. Quello che descrive ora è un passaggio molto comune nei percorsi di maturazione personale. Aver imparato a esprimere il proprio pensiero non significa automaticamente sentirsi immuni dall'effetto che il giudizio degli altri può avere su di noi. Sono due processi diversi. Mi sembra che la sua difficoltà non riguardi tanto il formulare un'opinione, quanto il significato che attribuisce al disaccordo. Quando una persona importante per lei non condivide il suo punto di vista, sembra che dentro di sé si attivi una domanda implicita: "Se l'altro non è d'accordo con me, significa che sto sbagliando?". In realtà, nella maggior parte delle situazioni quotidiane non esiste un giudizio oggettivamente giusto o sbagliato. Esistono prospettive differenti, costruite sulla storia personale, sui valori, sulle esperienze e sulla sensibilità di ciascuno. Due persone possono osservare la stessa situazione e trarne conclusioni diverse senza che una debba necessariamente invalidare l'altra. Lei stessa porta un esempio molto significativo: scegliere una gelateria o un modo di trascorrere il tempo che la fa stare bene. Se quella scelta rispecchia i suoi gusti e i suoi bisogni, non perde valore semplicemente perché qualcun altro avrebbe scelto diversamente. Il disaccordo non cancella l'autenticità della sua esperienza. È importante anche distinguere tra "essere messi in discussione" ed "essere svalutati". Un confronto rispettoso può arricchirci, offrirci nuovi punti di vista e persino portarci a modificare alcune convinzioni. Tuttavia, cambiare idea dovrebbe essere il risultato di una riflessione personale, non della paura di perdere l'approvazione dell'altro. Da ciò che scrive, ho l'impressione che il suo benessere dipenda ancora in parte dalla conferma esterna. È comprensibile: tutti abbiamo bisogno di sentirci accolti e riconosciuti dalle persone significative. Il rischio, però, è che il proprio valore personale finisca per oscillare in base all'approvazione o al dissenso ricevuti. L'obiettivo non è smettere di dare importanza al pensiero degli altri. Sarebbe poco realistico e persino poco utile. Piuttosto, si tratta di imparare a considerarlo come "un'informazione", non come "un verdetto" sul proprio valore. Può essere utile, quando avverte quel senso di malessere, fermarsi a chiedersi: -Questa persona sta criticando me come persona o sta semplicemente esprimendo un'opinione diversa dalla mia? -Sto cambiando idea perché ho trovato valide le sue argomentazioni o perché temo di essere giudicata? -Se questa stessa opinione fosse stata espressa da uno sconosciuto, mi avrebbe fatto lo stesso effetto? Domande di questo tipo aiutano a distinguere il contenuto del confronto dalla componente emotiva che lo accompagna. Infine, mi sembra che lei sia già sulla strada giusta. Il fatto stesso che oggi riesca a riconoscere questo meccanismo dimostra una buona capacità di auto-osservazione. La sicurezza personale non consiste nel non provare mai disagio davanti al dissenso, ma nel riuscire, gradualmente, a ricordare a se stessi che il proprio valore non dipende dall'essere sempre approvati. Continui a coltivare quella parte di sé che ha imparato ad ascoltarsi e a rispettarsi. Accogliere il punto di vista degli altri è una qualità preziosa; imparare a non perdere il proprio, quando è autentico e rispettoso, rappresenta un ulteriore passo verso una maggiore solidità interiore. Le auguro di proseguire con fiducia questo percorso di crescita. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Buongiorno, dice bene! il modo in cui ognuno di noi percepisce il mondo, anche in termini di valutazioni, è conseguente alle nostre esperienze di vita e a come le abbiamo vissute. Pertanto, se l'altra persona ha un'opinione, valutazione differente dalla sua è per lo sguardo che si è costruito nel suo percorso... Mi pare emerga però un altro tema ovvero che si sente di rimettere in discussione completamente o quasi il valore di sé nel momento in percepisce visioni differenti, come se in quella diversità ci fosse la preoccupazione di una mancata appartenenza o di una possibile perdita del legame.


Buongiorno, leggendo il suo messaggio ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una persona che ha già fatto un importante percorso di crescita personale. Lei descrive con molta consapevolezza i cambiamenti che è riuscita a costruire nel tempo: una maggiore autostima, la capacità di riconoscere e nominare le proprie emozioni, una migliore gestione della tensione emotiva e una comunicazione più autentica. Sono tutti traguardi significativi e credo sia importante che lei li riconosca, perché spesso chi è molto esigente con se stesso tende a concentrarsi solo su ciò che resta ancora da migliorare. Mi sembra però che oggi il suo percorso si trovi davanti a una sfida diversa rispetto al passato. Se prima la difficoltà era riuscire a esprimere ciò che provava, oggi il nodo sembra essere riuscire a mantenere il proprio punto di vista anche quando incontra il disaccordo o il rifiuto da parte di persone importanti. È una differenza sottile, ma molto significativa. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, ciò che ci fa soffrire spesso non è il fatto che qualcuno abbia un'opinione diversa dalla nostra. La sofferenza nasce quando, quasi automaticamente, il dissenso viene interpretato come una prova del fatto che il nostro pensiero sia sbagliato o che il nostro valore personale venga messo in discussione. Nel suo messaggio emerge proprio questo passaggio. Lei riconosce di riuscire a prendere decisioni coerenti con ciò che la fa stare bene, come nel suo esempio del gelato. Sa cosa le piace, sa cosa la fa sentire serena e riesce ad agire di conseguenza. Questo significa che possiede già una bussola interna. Il problema sembra comparire nel momento in cui qualcuno, soprattutto una persona significativa, non condivide quella bussola. È allora che nasce il dubbio e che il suo equilibrio sembra vacillare. Credo che possa essere utile provare a distinguere due aspetti che spesso tendiamo a sovrapporre. Da una parte c'è il bisogno, profondamente umano, di essere approvati dalle persone che amiamo. Dall'altra c'è la validità del nostro punto di vista. Le due cose non coincidono necessariamente. Una persona può non essere d'accordo con lei e continuare comunque a stimarla. Così come lei può voler bene a qualcuno senza condividere ogni sua scelta. Eppure, quando il bisogno di approvazione è molto forte, il cervello tende a trasformare ogni disaccordo in un messaggio molto più doloroso: "Se non approvano ciò che penso, allora forse c'è qualcosa che non va in me". È proprio questo passaggio che meriterebbe di essere esplorato. Mi ha colpito anche il fatto che lei utilizzi il termine "indipendenza del giudizio". Credo sia un'espressione molto bella, perché descrive una competenza psicologica importante. Avere un giudizio autonomo non significa essere sempre certi di avere ragione, né chiudersi alle opinioni altrui. Significa riuscire ad ascoltare il punto di vista degli altri senza perdere immediatamente fiducia nel proprio. L'autonomia psicologica non consiste nel non avere dubbi, ma nel riuscire a tollerare che possano esistere prospettive diverse dalla nostra senza sentirci invalidati come persone. Le persone che hanno sviluppato una forte sensibilità al giudizio spesso hanno imparato, magari molto presto nella loro storia, ad attribuire grande valore alle valutazioni esterne. È come se il proprio senso di sicurezza dipendesse dal riscontro ricevuto dagli altri. Quando questo accade, ogni critica o ogni disaccordo rischiano di assumere un peso molto maggiore di quello che avrebbero oggettivamente. Lei però racconta anche qualcosa di molto importante. Dice di aver imparato a volersi bene, ad accogliere i suoi limiti e ad affrontare il confronto come occasione di crescita. Questo significa che possiede già molte risorse sulle quali continuare a costruire. Forse il passo successivo del suo percorso non consiste nel cercare di eliminare il bisogno di approvazione, perché è un bisogno naturale, ma nel fare in modo che non diventi l'unico criterio attraverso cui valuta se stessa. Credo che potrebbe essere utile iniziare a chiedersi, ogni volta che riceve un giudizio negativo o un rifiuto: "Sto mettendo in discussione la mia idea oppure il mio valore come persona?". Molto spesso queste due dimensioni vengono confuse, quando invece meritano di rimanere separate. Mi sembra inoltre che lei attribuisca molta importanza alle relazioni significative, e questo è un aspetto prezioso. Tuttavia, proprio perché le attribuisce tanto valore, è possibile che il timore di perdere l'approvazione delle persone care renda ogni divergenza particolarmente dolorosa. Comprendere come si sia costruito questo meccanismo nella sua storia personale potrebbe aiutarla a viverlo con maggiore libertà. Per questo motivo penso che un percorso psicologico, preferibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe rappresentare una buona occasione non tanto per imparare nuove tecniche, quanto per approfondire le radici di questo bisogno di conferma esterna e rafforzare ulteriormente quella fiducia nel proprio giudizio che lei ha già iniziato a costruire. Vorrei concludere con una riflessione. Lei scrive di voler riuscire a ritenersi valida anche quando gli altri non condividono il suo punto di vista. Credo che questo sia uno degli obiettivi più maturi che una persona possa porsi. La vera sicurezza personale non nasce dal convincere tutti, ma dal sapere che il proprio valore non cambia ogni volta che qualcuno è in disaccordo con noi. È un percorso che richiede tempo, ma dalle sue parole emerge già una notevole capacità di osservare se stessa con sincerità e questo rappresenta un ottimo punto di partenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, il percorso che ha fatto è indicativo di una grande forza interiore. Ciò che adesso le crea forte disagio deriva dalla confusione tra il valore della sua opinione e il suo valore personale intrinseco. L'indipendenza emotiva che sta ricercando è un processo che va allenato. Provi a pensare al rifiuto/giudizio che recentemente l'ha ferita di più e al significato che ha dato a quel rifiuto. Se una persona cara non condivide il suo modo di cercare la serenità, sta solo esprimendo il proprio modo di vedere il mondo, che non cancella e non invalida il suo. Spesso pensiamo che le persone che ci vogliono bene debbano per forza darci ragione o capire ogni nostra sfumatura, ma non è così: si può essere profondamente amati anche da persone che non capiscono o non condividono alcune nostre scelte quotidiane.


Buongiorno, Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio quello che prova e cercare di capirne il motivo. Le auguro il suo meglio. LM


Buongiorno, la ringrazio per aver esposto il proprio vissuto. Le faccio i complimenti per la consapevolezza con cui racconta il suo percorso, mi ha colpito molto: dalle sue parole emerge un percorso di crescita importante. La difficoltà che descrive non riguarda tanto l'avere un'opinione, quanto riuscire a sentirla valida anche quando gli altri non la condividono e quando si attiva un confronto con gli altri. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per comprendere da dove nasce il bisogno di conferma e consolidare una fiducia ed un'autostima meno dipendente dal giudizio altrui. Le auguro di intraprendere un percorso di crescita personale che possa portarle maggiore serenità e benessere nelle relazioni con gli altri. Le consapevolezze che già ha saranno sicuramente una solida base di partenza. Un caro saluto, Dott.ssa Cotronei Ludovica


Salve, da quanto descrive e già forte di una buona consapevolezza e un buon auto-ascolto, suggerirei qualche colloquio psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla in breve tempo a comprendere e scogliere meglio la tematica del peso ed influenza del giudizio altrui correlato alla propria serenità e al proprio senso di congruenza. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Gentile utente, dal suo racconto emerge un percorso di crescita importante. Ha imparato a conoscersi, a dare un nome alle emozioni e a comunicare in modo più autentico: sono cambiamenti significativi. Il punto che descrive ora riguarda un passaggio diverso. Avere un proprio giudizio non significa che questo debba essere condiviso o approvato dagli altri. Nelle relazioni è naturale che esistano punti di vista differenti, e il disaccordo non rende meno valido ciò che pensa o sente. Può essere utile chiedersi cosa rappresenti per lei il rifiuto di un'opinione da parte di una persona significativa. A volte il rischio è che un confronto venga vissuto come una messa in discussione del proprio valore, quando in realtà può riguardare semplicemente idee, gusti o modi diversi di vedere le cose. Continuare a coltivare relazioni in cui sia possibile esprimersi senza dover sempre ottenere conferma può aiutarla a consolidare quella fiducia in sé che ha già iniziato a costruire. La validità del suo punto di vista nasce dall'essere coerente con la sua esperienza, non dall'essere sempre condiviso. Un caro saluto.


Buongiorno, da ciò che racconta emerge un percorso già molto importante: lei sembra aver lavorato su timidezza, autostima, riconoscimento delle emozioni e capacità di esprimersi. Il punto attuale pare diverso: non è tanto “non so cosa penso”, ma “riesco a restare salda in ciò che penso anche quando una persona significativa non lo riconosce?”. Quando il giudizio dell’altro arriva da qualcuno a cui tiene, può diventare più pesante di un semplice parere contrario: sembra quasi mettere in dubbio il suo diritto a sentire, scegliere e valutare le cose a modo suo. In chiave strategica, il rischio è cercare di far validare all’altro il proprio giudizio; ma più si cerca conferma, più il rifiuto dell’altro diventa doloroso e centrale. Da qui non possiamo dire se ci sia un quadro ansioso, dipendente o altro: servirebbe una valutazione diretta. Però il circuito appare chiaro: esprimo una scelta personale, l’altro non la riconosce, io mi sento ferita, cerco dentro o fuori di dimostrare che il mio giudizio è valido, e così finisco per consegnare proprio all’altro il potere di stabilirlo. Una piccola esperienza utile può essere questa: per una settimana scelga ogni giorno una decisione semplice e personale, anche banale, e la tenga valida senza spiegarla troppo. Non per rigidità, ma per allenarsi a dire interiormente: “questa scelta mi rappresenta, anche se non tutti la capiscono”. Dopo, annoti solo tre cose: cosa ho scelto, chi avrebbe potuto giudicarmi, cosa è successo davvero. Mi chiederei anche: * il malessere nasce più quando viene criticata o quando non viene capita? * tende a spiegarsi molto per far accettare il suo punto di vista? * quando qualcuno non approva, cambia scelta o resta bloccata nel dubbio? * questo accade con tutti o soprattutto con alcune figure affettive? Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a non trasformare ogni disaccordo in una prova del suo valore personale. Un caro saluto.


Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Mi chiederei come mai vive interiormente il suo senso di sé e i giudizi/pareri esterni come un "io" VS "tu" e non come aspetti che possono essere integrati. Come mai un parere discordante dell'altro la porta ad invalidare se stessa e non ad arricchire il suo bagaglio? Dott.ssa Claudia Pica


Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza e delicatezza un pezzetto della tua storia. Leggendo le tue parole, emerge subito un dato straordinario: sei una persona che ha già compiuto un viaggio di crescita personale immenso. Sei passata dall'essere bloccata dalla timidezza e dalla paura all'imparare a volerti bene, a nominare le tue emozioni, ad abbassare la tensione e ad accogliere il confronto. Questo dimostra che possiedi una grandissima consapevolezza di te e una notevole resilienza. Hai già costruito le fondamenta. Un supporto psicologico ti potrebbe supportare nel prendere consapevolezza che il tuo valore non è negoziabile, che il fatto che il tuo giudizio sia valido non sia solo un pensiero ma qualcosa di radicato. Rimango a disposizione, anche in modalità online, se dovessi essere interessata a fare questo percorso. Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti


Buongiorno, leggendo il suo messaggio ho avuto l'impressione di una persona che negli anni ha fatto un percorso di crescita molto importante. Da come si descrive, è riuscita a superare molte difficoltà imparando a conoscersi meglio, a dare un nome alle emozioni, a comunicare in modo più autentico e a costruire una maggiore fiducia in se stessa. Sono cambiamenti significativi.Mi soffermerei però su un passaggio del suo racconto. Lei dice di fare fatica a ritenere valido il suo giudizio quando viene messo in discussione da persone a cui vuole bene. Credo che il punto non sia la capacità di avere un'opinione, ma il valore che attribuisce a quell'opinione quando non riceve conferma dall'esterno. È naturale che il parere di persone importanti abbia un peso maggiore. Il problema nasce quando il disaccordo viene vissuto come se mettesse in discussione il proprio valore. In realtà, due persone possono guardare la stessa situazione in modo diverso senza che una abbia ragione e l'altra torto. Avere un giudizio personale significa proprio riconoscersi il diritto di leggere la realtà attraverso la propria esperienza. Mi sembra che lei sia già molto vicina a questo traguardo. Ha imparato ad ascoltare i suoi bisogni e a fare scelte che la fanno stare bene. Forse il passo successivo è accettare che chi le vuole bene possa pensarla diversamente, senza che questo renda meno legittimo ciò che sente.Provi a chiedersi, quando si sente ferita da un giudizio: "Sto mettendo in dubbio la mia idea o il mio valore come persona?". Molto spesso non è l'opinione dell'altro a fare male, ma il significato che le attribuiamo. Continui a coltivare quella parte di sé che ha imparato ad ascoltarsi. La sicurezza personale non nasce dall'avere sempre conferme, ma dal riuscire a restare in contatto con ciò che si sente, anche quando qualcuno vede le cose in modo diverso. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica e Psicodiagnosta


Gentile signor@ dal suo racconto emerge un percorso di crescita importante: ha imparato a conoscersi, a dare un nome alle emozioni, a comunicare in modo più autentico e a costruire una buona relazione con se stessa. Questo è un patrimonio prezioso. La difficoltà che descrive riguarda un passaggio successivo: distinguere il valore del proprio giudizio dall'approvazione degli altri. È naturale che il rifiuto, soprattutto da parte di persone significative, faccia soffrire. Tuttavia, il disaccordo non rende il suo punto di vista meno valido. Due persone possono osservare la stessa situazione e attribuirle significati diversi, senza che una debba avere necessariamente torto. Può essere utile chiedersi: "Sto mettendo in discussione un mio pensiero oppure il mio valore come persona?" Sono due aspetti molto diversi. Accogliere il confronto significa essere disponibili a rivedere le proprie idee quando lo si ritiene opportuno, non rinunciare alla legittimità della propria esperienza. Allenarsi a tollerare il fatto che qualcuno non condivida le nostre scelte è una forma di autonomia emotiva. Il suo obiettivo non è convincere tutti, ma rimanere fedele a ciò che sente giusto per sé, restando aperta al dialogo senza affidare agli altri il compito di definire il suo valore. Un cordiale saluto, Dott.ssa Sacha Giannetti Psicologa clinica Per qualsiasi approfondimento, può trovarmi sulla piattaforma MioDottore.


Buongiorno, la sua domanda è molto profonda e tocca un tema esistenziale e identitario di grande importanza. Dalle sue parole emerge una grande consapevolezza di se stessa, che la porta a un'ulteriore riflessione: “Il mio valore e la validità del mio giudizio sono strettamente legati all'approvazione esterna, specialmente quella delle persone per me significative”. È come se la sua bussola interiore, per sentirsi stabile e sicura, avesse bisogno di un "segnale di conferma" da parte dell'altro. Per rispondere alla sua domanda, “Come posso ritenermi ugualmente valida?", il passo fondamentale è esplorare cosa accade dentro di lei in quel momento, provando a chiedersi: “Cosa si attiva in me quando l'altro non convalida il mio punto di vista? Quali emozioni mi orientano in quel momento?” Le consiglio di portare questo prezioso tema all’interno di un percorso psicologico. Un professionista potrà aiutarla a fare chiarezza sulle emozioni che le relazioni le suscitano e che, di conseguenza, la orientano. Rimango a disposizione qualora desiderasse approfondire quanto da me scritto, trova i miei contatti sul mio profilo. La saluto, — Dott.ssa Beatrice Intorcia


Buongiorno, dalle sue parole traspare un percorso di crescita davvero importante! Ha imparato a conoscersi meglio, ad accogliere le sue emozioni e a dare sempre più spazio alla sua voce: non è un traguardo scontato. È comprensibile che il giudizio delle persone a cui vuole bene continui ad avere un peso. Tutti abbiamo bisogno di sentirci accolti e compresi. Tuttavia, il fatto che qualcuno non condivida il suo punto di vista non rende meno valido ciò che sente o pensa. Forse la domanda da porsi in quei momenti potrebbe essere "Sto mettendo in discussione la mia opinione o il mio valore come persona?". Imparare a separare questi due aspetti è uno dei passaggi più importanti per costruire una sicurezza che non dipenda esclusivamente dallo sguardo degli altri. Continui ad ascoltare ciò che la fa sentire in equilibrio con sé stessa, restando aperta al confronto ma senza rinunciare alla fiducia nel suo sentire. È un processo che richiede tempo, ma il percorso che ha descritto dimostra che è già sulla strada giusta! Un caro saluto. Dott.ssa Martina Rocchetti


Gentile utente, dal suo racconto emerge un percorso di crescita importante. E' comprensibile che il riconoscimento da parte delle persone significative continui ad avere un forte impatto. Il senso di sè si costruisce anche nelle relazioni. Più che cercare di non essere toccati dal giudizio altrui, potrebbe essere utile interrogarsi su cosa quel rifiuto attiva dentro di lei e su quali bisogni di conferma richiami. Il lavoro in psicoterapia potrà esserle utile a trovare le risposte che cerca.


Quello che descrive mostra già un percorso importante di consapevolezza: ha imparato a riconoscere emozioni, bisogni, limiti e possibilità di espressione. Il punto centrale, ora, sembra riguardare la differenza tra “avere un giudizio personale” e “sentire che quel giudizio resta valido anche quando non viene confermato dagli altri”. Il rifiuto o la disapprovazione, soprattutto da parte di persone significative, può fare male perché tocca il bisogno umano di essere riconosciuti, ma non rende automaticamente sbagliato ciò che lei sente, pensa o sceglie. Potrebbe aiutarla allenarsi a distinguere tra confronto e svalutazione: il confronto può arricchire, la svalutazione invece non deve diventare la misura del suo valore. Una domanda utile può essere: “questa scelta è coerente con me, anche se l’altro non la comprende?”. Se il malessere resta intenso, una consulenza psicologica online o in presenza potrebbe aiutarla a rafforzare i confini personali e a rendere il suo senso di validità meno dipendente dall’approvazione esterna. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza e delicatezza la sua storia. Leggendo le sue parole, emerge con forza il grande cammino che ha già percorso: passare dall'essere "timida e paurosa" all'imparare a volersi bene, nominare le emozioni e accogliere il confronto è il segno di un profondo lavoro su se stessa. Ha già costruito delle fondamenta solide. Quello che descrive è un passaggio evolutivo tanto comune quanto doloroso: il passaggio dall'autostima all'autovalidazione, ovvero il sentire che il proprio modo di stare al mondo è valido in sé, a prescindere dal consenso altrui. Quando le persone care rifiutano un nostro giudizio o una nostra scelta – anche piccola, come il modo in cui decidiamo di goderci un gelato – si attiva una ferita antica, come se il disaccordo dell'altro diventasse una minaccia al nostro valore o al legame affettivo. Per interrompere questo malessere, è fondamentale iniziare a separare l'opinione dall'identità: se qualcuno non condivide una sua scelta, sta rifiutando quel comportamento, non lei come persona. Nel mondo relazionale possono coesistere due verità diverse, e il giudizio dell'altro parla sempre dei suoi bisogni e dei suoi limiti, non dei suoi. Se una decisione la rende serena e in equilibrio con ciò che è, quella scelta ha già in sé tutta la legittimità di cui ha bisogno. Questo passaggio verso la piena indipendenza emotiva richiede tempo. Se sente che questo dolore rischia di bloccarla, esplorare questi vissuti all'interno di uno spazio terapeutico potrebbe aiutarla a compiere l'ultimo tassello, imparando a proteggere la sua serenità anche di fronte al disaccordo altrui. Le auguro il meglio per il suo cammino, continui a fidarsi dei suoi passi. Un cordiale saluto, dott.ssa Serena De Sisti


Buongiorno, da quanto descrive emerge un percorso di crescita personale importante, che le ha permesso nel tempo di acquisire maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e delle modalità con cui si relaziona agli altri. La difficoltà che porta riguarda soprattutto il fatto che il giudizio altrui, in particolare quello delle persone a cui è legata, finisca per influenzare il modo in cui percepisce se stessa e le proprie scelte. È comprensibile che questo possa generare insicurezza e far vacillare la fiducia nelle proprie valutazioni, nonostante il lavoro svolto su di sé. Ritengo possa esserle utile un percorso con uno psicologo, per approfondire questi vissuti e rafforzare la fiducia nelle proprie risorse personali. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora

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